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seguito a un terremoto, causando danni non ancora precisamente
quantificabili, e forse ben peggiori di quanto non fosse lecito aspettarsi.
Oltre le catastrofi naturali, però, sui cui effetti disastrosi l’uomo sembra
comunque avere spesso delle responsabilità, a complicare ulteriormente
la situazione è la grande crisi economica mondiale, crisi scoppiata per
mutui “inaffidabili”, e che in pochi anni ha coinvolto le
effetto di alcuni
economie di mezzo mondo occidentale, colpendole in maniera
devastante. Chi insomma, pensava che dopo la caduta dei regimi del
cosiddetto “secolo breve” il Duemila sarebbe stato un secolo diverso,
improntato sul rispetto dell’uomo e della natura, sulla pace e sulla
prosperità, sembra purtroppo essere stato deluso. C’è ancora tanto
tempo, ovviamente, per provare a porre rimedio alla situazione, anche
se nessuno sembra intenzionato a farlo in maniera seria e concreta.
Sempre sperando, che la famosa profezia dei Maya, che prevede la fine
del mondo per la fine del 2012, venga smentita e archiviata con un
sorriso. 30
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Il risveglio nazionalistico e l’auspicata unificazione europea
Il risveglio nazionalistico che agita l'Europa potrebbe porre serie
difficoltà alla costruzione politica del nostro continente. Il candidato
illustri quelle che ritiene siano le cause del fenomeno ed indichi le
possibili incidenze sull'auspicata unificazione europea.
Il concetto di nazionalismo è un concetto risalente alla seconda metà del
XIX secolo. In realtà, si può parlare di nazionalismo per identificare
alcune tendenze politiche e culturali già presenti durante l’età
napoleonica, quando si assiste al superamento dell’idea che identifica
uno Stato con la propria “continuità dinastica”. È grazie alla diffusione
dell’idea di Stato-Nazione, invece, che un movimento che prevede
l’affermazione della nazione intesa come gruppo di persone che parlano
la stessa lingua, che hanno le stesse radici culturali, e lo stesso luogo
geografico di provenienza, si diffonde in maniera importante. Con la
fine dei grandi imperi, poi, al termine della prima guerra mondiale, e
con l’affermazione definitiva degli stati nazionali, anche il concetto di
nazionalismo si modifica progressivamente. Il modello politico diventa
sempre più aggressivo, e supera le rivendicazioni unitarie e
indipendentiste basate sul binomio “un popolo-uno stato”,
trasformandosi in un nazionalismo definito appunto dagli storici come
“aggressivo” (fenomeno risalente, ad esempio alla fase coloniale). Il
tentativo di conquistare nuovi territori per affermare la potenza e la
forza della propria nazione, e con l’intento (nemmeno troppo celato)
della creazione di veri e propri imperi, diventa caratteristica comune dei
movimenti nazionalisti europei. Il nazionalismo imperialistico, quello
dei grandi imperi crollati ad inizio secolo, ritorna insomma in una veste
diversa, che porterà, per esempio in Europa, alla diffusione di fenomeni
come il fascismo e il nazismo, entrambi basati su una forte idea di
identità nazionale e di imposizione della propria stirpe (razza,
addirittura, per quanto riguarda l’ideologia nazista) sulle altre.
Con la fine della seconda guerra mondiale, però, comincia il processo di
unificazione dell’Europa. La fase dei nazionalismi sembra essere
superata, probabilmente a causa dell’enorme catastrofe costituita dalla
guerra, di cui i vari nazionalismi erano stati una delle cause principali.
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Non è questa la sede per analizzare le tappe del processo di unificazione
politica e sociale del continente, ma assolutamente necessaria, parlando
di nazionalismi, è una riflessione in merito, tenendo in considerazione
gli sviluppi avvenuti negli ultimi anni, in particolar modo nel ventennio
successivo alla caduta dell’Unione sovietica. Quest’ultima, infatti,
costituiva in qualche modo l’ultima grande potenza/impero europea, e
la disgregazione dei territori che la costituivano ha portato una serie di
problematiche che è impossibile non menzionare. Da sempre, le
situazioni di difficoltà e discriminazione delle minoranze etniche sono
terreno fertile per la diffusione dei nazionalismi, una condizione che si è
presentata in maniera prepotente in alcuni territori come l’ex Jugoslavia
(che ha dovuto affrontare un processo di divisioni conflittuale e
sanguinoso) e la stessa Russia, dove una volta finito l’impero
comunista, i problemi delle minoranze sono esplosi in maniera
clamorosa, a cominciare da quello ceceno, tuttora all’ordine del giorno.
Terreno altrettanto fertile è quello delle difficoltà economiche dei
singoli paesi: in molte regioni dell’est Europa, per esempio,
dall’Ucraina alla Bulgaria, passando per l’Ungheria, partiti di
ispirazione nazionalista - per la maggior parte di estrema destra - hanno
guadagnato enormi consensi, facendo leva anche su un sentimento
xenofobo, purtroppo abbastanza diffuso.
Tuttavia, il fenomeno dei nuovi nazionalismi, quelli successivi alla
seconda guerra mondiale, non è un fenomeno tendente esclusivamente a
una linea politica di destra. Nel panorama continentale, infatti, affianco
a partiti politici e movimenti come la Lega Nord in Italia, o il British
National Party, ve ne sono altri che hanno una estrazione
socialdemocratica o comunque politicamente aperta a sinistra, come il
Partito nazionale scozzese. In alcuni casi, peraltro, la matrice comune di
questi movimenti, che riesce ad assicurargli poi un seguito non
indifferente, è l’insofferenza per la presenza del paese all’interno
dell’Unione Europea, una presenza spesso ottenuta con importanti
sforzi da parte dei governi, ma che nel corso dell’ultima grande crisi
economica sta chiedendo sacrifici altrettanto importanti alle
popolazioni. Gli standard necessari per rimanere all’interno
dell’Unione, infatti, sono spesso troppo duri da rispettare, e in alcuni
casi (è da poco accaduto in Grecia) i governi hanno dovuto faticare
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molto per provare a spiegare alla popolazione il vantaggio di una
rigorosa politica di austerity, che aveva però il beneficio di mantenere il
paese all’interno della federazione continentale. Questi provvedimenti,
però, hanno fatto si, e stanno facendo si, che in molti paesi europei - e
in particolar modo in quelli economicamente meno solidi - un
in maniera tutt’altro che
sentimento di anti-europeismo si diffondesse
irrilevante, talvolta in maniera assolutamente indipendente rispetto a
politiche o idee di stampo nazionalistico.
Una concreta preoccupazione è (nel caso in cui la crisi dovesse
presentare ripercussioni importanti anche nel corso dei prossimi anni)
l’atteggiamento che le popolazioni e ancor di più i governi dei singoli
paesi, potrebbero avere nei confronti dell’Unione europea, con non
ultimo rischio, la richiesta di un’uscita immediata dalla federazione.
Tutto questo, infatti, potrebbe significare una importante, e forse
incontrovertibile battuta d’arresto, nel lungo e faticoso cammino di
costruzione di una identità e di un organismo unitario europeo,
cammino per la costruzione del quale, molti anni e molte energie sono
C’è da sperare che tutto ciò non sia avvenuto invano.
state spese. 33
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La manipolazione dell’informazione
Il sistema mediatico italiano è complesso e articolato. Negli ultimi
tempi stragi e delitti sono al centro di tutte le trasmissioni, insieme agli
scandali che avvengono in politica. Inoltre pare che alcune notizie
vengano riportate in periodi stabiliti per poi essere dimenticate: una
sorta di manipolazione dell’informazione che ha scopi precisi. Rifletti
su questi aspetti della mediaticità.
È molto importante fornire agli spettatori informazioni reali ed
esaustive per quanto sia possibile. Spesso però i nostri sistemi mediatici
non danno notizie complete, ma si verifica una certa disinformazione.
Disinformazione però non significa che ci sia un’informazione sbagliata
o riportata male, ma piuttosto una non-informazione, una notizia data
solo in parte, che per questa ragione coincide con un altro fenomeno,
quello della manipolazione della verità. I mezzi di comunicazione
l’informazione con qualcosa
italiani a volte modificano la realtà unendo
che non è proprio una notizia.
Questo avviene perché i mezzi di comunicazione di massa utilizzano
degli stratagemmi per influenzare l'opinione pubblica, senza che noi ci
accorgiamo di nulla.
Si utilizza, per esempio, una strategia volta a distrarre il pubblico. Il
delitto avvenuto a Cogne, la strage di Erba, l’omicidio di Meredith, e il
più recente caso di Sarah Scazzi possiamo catalogarli tutti come
dimostrazione di come i media, in particolare i programmi televisivi,
siano attratti in modo eccessivo alla cronaca nera e ai crimini spietati,
varcando tante volte i confini del rispetto delle persone assassinate e dei
familiari; inoltre i mass media trasferiscono i processi dalle aule ai
telegiornali e ai talk show, popolati da opinionisti, criminologi che
avanzano ipotesi di reato, insieme a prove lampanti e colpi di scena. La
nostra televisione poi, nel riportare i fatti di cronaca, tralascia la
riflessione critica per concedere più spazio alle manifestazioni emotive.
Oltre alla cronaca nera, sempre più estesi e assidui sono inoltre
trasmissioni che parlano e discutono sulla vita privata dei personaggi
politici: ricordiamo Sircana e i trans, l’appartamento di Scajola di fronte
il Colosseo, la casa di Fini a Montecarlo, e i festini di Berlusconi ad
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Arcore con i conseguenti personaggi Noemi e Ruby. Questi e altri
avvenimenti sono oggetto costante dei programmi televisivi di tutte le
ore, venendo bombardati costantemente dai più minimi particolari,
omettendo invece ciò che sarebbe più rilevante conoscere per il
pubblico, come riforme, progetti, servizi, iniziative pubbliche e
proposte di legge.
Un’altra consuetudine dei media è quella di dare origine a problemi e
poi proporre le soluzioni. Se prestiamo un po’ più attenzione, possiamo
notare che le stragi del sabato sera o quelle dei pirati della strada fanno
la loro comparsa sugli schermi televisivi in momenti ben precisi, come
prima di annunciare rilevanti decreti legislativi in merito, per esempio
l'introduzione dei punti sulla patente, nel 2003, o le sanzioni per la
guida in stato di ebbrezza, nel 2008.
La manipolazione è evidente anche quando vengono mandati in onda
crimini commessi da extracomunitari ben precisi: prima solo gli
albanesi, poi i tunisini e poi i marocchini, e ultimamente anche i
rumeni. Ne consegue una vera e propria manifestazione di xenofobia
contro questi cittadini.
Le proposte di legge vengono annunciate in modo graduale e non
contemporaneamente: in questo modo la legge si accetta poco per volta
e come soluzione migliore, mentre una serie di provvedimenti
legislativi presentati tutti insieme sarebbero intollerabili. A tal proposito
possiamo ricordare le disposizioni all'interno delle grandi riforme
politiche e finanziarie, rese note poco per volta dai mass media. Le
discussioni accese, il malcontento e le proteste ci sono state, ma non
come sarebbero avvenute se le notizie fossero giunte tutte in una volta.
Alcuni programmi stimolano il pubblico a favorire l’ignoranza e la
l’ottusità, la trivialità e
mediocrità, ad accettare la superficialità,
l'inettitudine. Sono sicuramente programmi d’intrattenimento, ma
mandano avanti modelli da seguire negativi, soprattutto per i giovani.
Internet fornisce ormai fonti più o meno affidabili di informazione con
siti indipendenti, blogger e quotidiani online. La televisione però, riesce
ad influenzare la maggior parte della popolazione, con i suoi esempi
negativi e la manipolazione della realtà e delle notizie.
La televisione rispetto a tutto il resto possiede una maggiore selettività
nell’enunciazione delle informazioni rispettando le sue esigenze, poiché
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