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Violazione principio leale collaborazione - C. Cost. n. 15/10

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 15 del 2010 della Corte Costituzionale; l'oggetto della pronuncia è il seguente:... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie docente Prof. F. Cardarelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

udito nell’udienza pubblica del 17 novembre 2009 il Giudice relatore Paolo

Maria Napolitano;

uditi gli avvocati Luigi Manzi per le Regioni Emilia­Romagna e Veneto, Mario

Bertolissi per la sola Regione Veneto e gli avvocati dello Stato Maria Letizia Guida e

Guido Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1.– Con ricorso notificato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 20

ottobre 2008, la Regione Emilia­Romagna ha promosso questione di legittimità

costituzionale di numerose disposizioni contenute nel decreto­legge 25 giugno 2008,

n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la

competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria),

convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Fra le disposizioni oggetto di censura si trovano gli artt. 38, comma 3, e 43,

comma 1, del d.l. n. 112 del 2008, come modificati dalla legge di conversione n. 133

del 2008, della cui legittimità la Regione ricorrente dubita in riferimento al principio di

leale collaborazione.

1.1.– Con riguardo alla prima delle due disposizioni censurate la ricorrente

Regione, dopo aver sinteticamente esposto il contenuto dei primi due commi, osserva

che il comma 3 prevede che con regolamento di delegificazione, adottato su proposta

del Ministro per lo sviluppo economico e di quello per la semplificazione normativa,

sentita la Conferenza unificata Stato­Regioni e Stato­Città, «si procede alla

semplificazione e al riordino della disciplina dello sportello unico per le attività

produttive di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica» 20

ottobre 1998, n. 447.

Siffatta previsione, secondo la ricorrente Regione – nonostante la indicazione

contenuta nel comma 2 dell’art. 38, in base alla quale essa sarebbe volta ad

assicurare l’efficienza del mercato, la libera concorrenza ed i livelli essenziali delle

prestazioni concernenti i diritti civili e sociali – inciderebbe, invece, sulle materie, di

competenza regionale, attinenti alla disciplina delle attività produttive, risultando in tal

modo illegittima in quanto violativa, atteso il coinvolgimento della Conferenza

unificata solo ai fini della acquisizione del parere e non della previa intesa, del

principio della leale collaborazione.

La illegittimità costituzionale sarebbe riscontrabile, d’altra parte, aggiunge la

ricorrente, anche se si intendesse ricondurre la disposizione censurata a materie di

competenza esclusiva statale; infatti, essendo innegabile la interferenza della

medesima con le richiamate competenze regionali, secondo i principi stabiliti dalla

Corte costituzionale con la sentenza n. 31 del 2005 , sarebbe in ogni caso, necessaria

la acquisizione dell’intesa con la Conferenza unificata e non l’acquisizione del solo

parere.

1.2.– Riguardo all’art. 43, comma 1, del d.l. n. 112 del 2008, come modificato,

in sede di conversione, dalla legge n. 133 del 2008, la Regione ricorrente osserva

che esso, nel prevedere la adozione di un decreto ministeriale a contenuto non

regolamentare volto a stabilire criteri, condizioni e modalità per la concessione di

agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati e per la realizzazione di

interventi ad essi funzionali, riguarda le imprese in generale, venendo in tal modo ad

incidere su materie, attinenti alle attività produttive, di competenza regionale “piena”.

Pertanto, sarebbe illegittimo prevedere che, in contrasto con la nota giurisprudenza

costituzionale sulla “chiamata in sussidiarietà”, il ricordato decreto ministeriale sia

adottato «sentita la Conferenza Stato­Regioni» e non d’intesa con questa.

2.– Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri,

rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, concludendo, per ciò

che concerne le doglianze ora in esame, per la infondatezza del ricorso.

2.1.– In particolare, con riferimento alla impugnazione dell’art. 38, comma 3, la

difesa erariale rileva che l’obiettivo della disposizione è l’elaborazione di un

procedimento trasparente, unitario ed efficace volto a rimuovere gli ostacoli

regolamentari ed amministrativi posti dai singoli enti territoriali e finalizzato ad

assicurare regole paritarie di accesso al mercato.

Si tratta, pertanto, di norma a garanzia della trasparenza, concorrenzialità e

libertà del mercato rientrante, quindi, nella materia tutela della concorrenza, attribuita

e),

alla legislazione statale esclusiva dall’art. 117, secondo comma, lettera della

Costituzione.

Aggiunge la parte resistente che il riordino della disciplina dello sportello unico

costituisce adempimento di un obbligo comunitario; infatti la direttiva n. 2006/123/CE

(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi del mercato

interno), all’art. 6, paragrafo 1, impone agli Stati dell’Unione la predisposizione delle

misure necessarie per consentire ai prestatori di servizi di avvalersi, per

l’espletamento di procedure e formalità, di “sportelli unici”.

2.2.– Riguardo alle doglianze relative all’art. 43, comma 1, la resistente

contesta la pertinenza al caso del precedente – richiamato, invece, dalla ricorrente –

costituito dalla sentenza n. 63 del 2008 di questa Corte. Infatti in quella occasione la

Corte dichiarò la illegittimità costituzionale di diversa disposizione la quale non

prevedeva alcuna forma di raccordo fra l’organismo statale e la realtà regionale; ma

con la sentenza in questione, afferma la Avvocatura, non si affermò che l’unico livello

di coinvolgimento rispettoso del principio di leale collaborazione fosse l’intesa.

La disposizione censurata, la quale, in quanto finalizzata al sostegno di

imprese in difficoltà ubicate nelle zone svantaggiate, giustifica la “attrazione in

sussidiarietà” in deroga al normale riparto delle competenze, appare rispettare, data

la previsione della acquisizione del parere della Conferenza Stato­Regioni, il dettato

della citata decisione della Corte.

3.– Con ricorso notificato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 20

ottobre 2008, anche la Regione Veneto ha promosso questione di legittimità

costituzionale di numerose disposizioni contenute nel decreto legge n. 112 del 2008.

3.1.– Fra le disposizioni oggetto di censura si trova l’art. 43, comma 1, del

citato d.l. n. 112 del 2008, come modificato dalla legge di conversione n. 133 del

2008, della cui legittimità la Regione ricorrente dubita in relazione all’art. 117, terzo e

quarto comma, della Costituzione e in relazione al principio di leale collaborazione.

La ricorrente Regione, in particolare, osserva che con la disposizione

censurata il legislatore ha previsto che, con decreto – di carattere non regolamentare

– del Ministro dello sviluppo economico, emanato sentita la Conferenza Stato­

Regioni, siano stabiliti i criteri per la concessione di agevolazioni finanziarie a

sostegno di investimenti privati, destinati a favorire l’attrazione e la realizzazione di

progetti di sviluppo di impresa.

Si tratta, pertanto, di aiuti finanziari ad imprese che possono operare in svariati

settori, molti dei quali (come industria, commercio, turismo, servizi, pesca,

allevamento, agricoltura) afferenti a materie rientranti nella competenza legislativa –

ora residuale, ora concorrente – regionale. L’intervento legislativo statale, se

destinato ad incidere su materie di esclusiva competenza regionale si porrebbe in

contrasto con l’art. 117, quarto comma, della Costituzione; se, invece, riferito a

materie di potestà concorrente, non limitandosi a porre “principi fondamentali”,

violerebbe l’art. 117, terzo comma, della Costituzione.

Aggiunge la ricorrente che, essendo rimessa la determinazione di criteri,

condizioni e modalità dei predetti interventi ad un decreto ministeriale, non

regolamentare, la violazione dell’art. 117 della Costituzione sarebbe ancora più

grave. Infine, anche se si ritenesse che l’intervento legislativo statale, poiché

finalizzato al «rafforzamento della struttura produttiva del Paese», possa giustificare

una deroga al riparto di competenze fissato dall’art. 117 della Costituzione,

nondimeno esso sarebbe viziato da illegittimità costituzionale, non essendo state

previste adeguate forme di raccordo e di leale collaborazione fra Stato e Regioni.

Infatti, la semplice previsione della acquisizione del parere della Conferenza

Stato­Regioni, in luogo della più intensa forma di raccordo costituita dalla intesa, non

sarebbe mezzo idoneo a giustificare la deroga al normale riparto di competenze fra

Stato e Regioni e la attrazione in sussidiarietà in favore del primo.

Ciò, tanto più ove si consideri che, non essendo prevista l’intesa con la

Conferenza permanente, lo Stato potrà in futuro modificare le regole fissate con

decreto ministeriale, senza un ulteriore coinvolgimento della Conferenza stessa.

4.– Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri,

rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, concludendo, per ciò

che concerne le doglianze ora in esame, per la infondatezza del ricorso.

4.1.– In particolare, la difesa erariale osserva che il censurato intervento

normativo è volto all’«incremento del prodotto interno lordo in quanto destinat[o] a

rafforzare la struttura produttiva del Paese»: esso, quindi, – sempre secondo

l’Avvocatura – pertiene alla competenza legislativa dello Stato.

Con la disposizione censurata si è, peraltro, provveduto a realizzare il

coinvolgimento delle Regioni in quanto è previsto per un verso che il decreto

ministeriale col quale sono fissati criteri, condizioni e modalità di concessione delle

agevolazioni sia adottato sentita la Conferenza Stato­Regioni e, per altro verso, che

la fase della programmazione e realizzazione delle opere infrastrutturali sia eseguita

con la cooperazione di Regioni ed enti locali interessati.

Rileva, infine, la Avvocatura che la Regione ricorrente, nel richiedere il

coinvolgimento della Conferenza Stato­Regioni nelle forme della intesa non tiene nel

dovuto conto la circostanza che le agevolazioni finanziarie rientrano nella

competenza legislativa statale e vengono realizzate attingendo a risorse dello Stato.

5.– In prossimità della data fissata per l’udienza pubblica sia l’Emilia­Romagna

che il Veneto hanno depositato memorie illustrative contenenti ulteriori

argomentazioni difensive.

5.1.– La prima, con riferimento all’art. 38 del d.l. n. 112 del 2008, convertito

dalla legge n. 133 del 2008, rileva che il comma 2 è stato oggetto di modificazioni per

effetto sia dell’art. 40, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo

sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di

processo civile), sia dell’art. 11­ter del decreto­legge 1° luglio 2009, n. 78

(Provvedimenti anticrisi, nonché proroga dei termini), convertito, con modificazioni,

dalla legge 3 agosto 2009, n. 102. Esse concernono il comma 2, non impugnato – nel

e) r)

quale è stato inserito l’espresso riferimento sia alle materie di cui alle lettere ed

dell’art. 117, secondo comma, Cost. sia alla direttiva comunitaria 2006/123/CE –, ed il

comma 3, il quale, nel testo attualmente vigente, prevede che il regolamento di

delegificazione ivi previsto, sia adottato col concerto anche del Ministro per la

pubblica amministrazione e l’innovazione.

Si tratta di modifiche che, ad avviso della Regione, comunque non incidono

significativamente sui termini della questione.

Ciò detto, la Regione contesta che la norma impugnata possa essere ascritta

alla materia della tutela della concorrenza, attenendo ad aspetti organizzativi dello

“sportello unico” ed automatizzandone le modalità di accesso, ma lasciando inalterata

la sottostante disciplina sostanziale. A tale proposito, osserva come lo schema di

decreto di delegificazione predisposto in sede governativa, si limita ad abrogare il

solo d.P.R. n. 447 del 1998, che detta la attuale disciplina dello “sportello unico”. Da

quanto sopra la ricorrente deduce, non risultando possibile individuare una materia

prevalente, la interferenza della norma censurata con quelle, di competenza

regionale, relative alle attività produttive.

Da ciò, ribadisce la Regione, deriverebbe la illegittimità costituzionale della

disposizione nella parte in cui essa non prevede la previa intesa con la Conferenza

Stato­Regioni.

Né ad una diversa conclusione si giungerebbe ove si valorizzasse l’aspetto

legato alla affermata attuazione della direttiva comunitaria 2006/123/CE, posto che la

medesima direttiva, all’art. 6, paragrafo 2, prevede che la istituzione degli sportelli

unici non pregiudica la ripartizione delle funzioni propria dei singoli Stati dell’Unione.

5.2.– Riguardo all’art. 43, comma 1, la Regione ritiene che non sia corretto far

derivare, come invece ha fatto la Avvocatura erariale, dalla sentenza della Corte

costituzionale n. 63 del 2008 la non necessità della intesa al fine di rendere legittima

la, pur riconosciuta, chiamata in sussidiarietà operata dallo Stato. Quest’ultima, come

si ricava dalla giurisprudenza della Corte a partire dalla sentenza n. 303 del 2003 , è,

viceversa, legittimamente esercitata solo attraverso lo strumento dell’intesa. Dalla

sentenza inizialmente citata, semmai, prosegue la ricorrente, si ricava che le attività

di impresa, nella loro varietà, afferiscono complessivamente, alle materia agricoltura,

commercio, industria, pesca, turismo ed altre, tutte essenzialmente di competenza

regionale.

Stante, pertanto, il coinvolgimento delle competenze regionali, l’attuazione

della disposizione legislativa impugnata deve avvenire tramite il preventivo

esperimento della intesa con la Conferenza Stato­Regioni.

5.3.– La Regione Veneto, a sua volta, contestando la ascrivibilità della

disciplina dettata dall’art. 43 del d.l. n. 112 del 2008 alle tematiche connesse al

rafforzamento della struttura produttiva del Paese, rileva come essa, invece, incide su

svariati settori materiali di competenza legislativa, sia concorrente che esclusiva,

regionale. Irrilevante è, poi, la circostanza che le risorse impiegate per il

finanziamento alle imprese siano di provenienza statale; è, infatti, nota la

giurisprudenza della Corte in tema di fondi a destinazione vincolata da cui deriva

l’illegittimità delle disposizioni che li istituiscono ove essi siano relativi ad ambiti di

competenza regionale.

La ricorrente non ritiene, quindi, riconducibile la normativa censurata alla

materia della tutela della concorrenza, trattandosi di disposizioni dal contenuto

piuttosto indeterminato, destinate ad essere precisate solo tramite l’emanando

decreto del Ministro dello sviluppo economico, come tali non idonee ad incidere

sull’equilibrio economico generale.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 15 del 2010 della Corte Costituzionale; l'oggetto della pronuncia è il seguente: violazione del principio di leale collaborazione in materia di concessione di agevolazioni finanziarie nelle aree svantaggiate del Sud per lo svolgimento di attività d'impresa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cardarelli Francesco.

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