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Vicende del rapporto successorio - Parte seconda Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta le seguenti vicende del rapporto successorio: accettazione dell'eredità, diritto di trasmissione... Vedi di più

Esame di Diritto di Famiglia e delle Successioni docente Prof. G. Furgiuele

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completamento della situazione acquisitiva col possesso o con la trascrizione e allora che in

senso pieno la situazione si caratterizza nelle mani del legatario, anche se non è richiesta

l’accettazione, non è necessaria; potrà essere necessaria la rinuncia in casi specifici ma queste

sono situazioni di carattere particolare. Per aversi la pienezza del diritto di proprietà in senso

pieno, non solo la legittimazione all’esercizio del potere o altro ma è una pienezza del diritto

di proprietà, io ho la sensazione che anche per il legatario non si possa sfuggire dal possesso

dei beni e dalla trascrizione che completa la vicenda acquisitiva (parlo del legato in senso

specifico). Questa è un’ipotesi che io affermo sulla stessa linea dell’art 1376 del corso di

diritto civile dove anche qui si poneva problemi in ordine alla valutazione di pienezza del

contratto, il contratto di per se determina l’acquisto del diritto di proprietà, ma chi l’ha detto?

La proprietà è la pienezza del diritto nei confronti di tutti c’è una generalità nei confronti

anche dei terzi, quindi è necessario, oltre al contratto, la consegna, la trascrizione, il

completamento della vicenda acquisitiva, è una caratteristica del 1376 che risulta nell’ambito

dello schema di pensiero che proviene nell’ambito del code civil ma non è seguita in altri

paesi e credo ci sia una ragione, non significa negare l’importanza del diritto di proprietà ma

riaffermare la sua concretezza.

Ora veniamo alla rappresentazione, la rappresentazione è un argomento di carattere

fortemente problematico. Veniamo al concetto: art 467.1 “la rappresentazione fa subentrare i Rappresenta  

discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui zione  

questi non può o non vuole accettare il legato “. 2 comma “ si ha rappresentazione nella

successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l istituito

non possa o non voglia accettare l eredità o il legato e sempre che non si tratti di legati di

usufrutto o di altro diritto di natura personale “. Per completezza vediamo anche l’art 468

“la rappresentazione ha luogo nella linea retta a favore dei discendenti dei figli legittimi

legittimati adottivi nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto e nella linea

collaterale a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto“. Che cosa è la

rappresentazione? Coinvolge quale ipotesi? Coinvolge l’ipotesi di qualunque successione?

Non credo che sia così, la successione cui si ha riguardo in questa ipotesi è quando ci sia una

disposizione di carattere testamentario a favore del figlio o fratello del de cuius quindi non è

in generale cioè è una disposizione nell’ambito del gruppo familiare, figlio o fratello del de

cuius che risulta contemplato nell’ambito del rapporto di carattere successorio; ora qual è

l’ipotesi? è quella relativa all’eventualità in cui il chiamato a succedere o non può accettare

l’eredità o non vuole, non può perché? perché è morto dopo l’apertura della successione? se

cosi fosse sarebbe un ipotesi che ricadrebbe non tanto nell’art 467 ma nell’ambito dell’ art

469, perché qui il soggetto in tempo successivo all’apertura della successione non ha fatto in

tempo ad esprimere la sua volontà rispetto al rapporto successorio. Qui non può perché è

morto prima e non dopo questo, nel senso della impossibilità intesa in senso oggettivo e

materiale, ma può anche essere relativo a un'altra ipotesi: se è indegno qui si applica il

concetto per cui si può tornare all’interno della impossibilità ad esercitare il potere ad

accettare, anche se bisogna essere precisi: non è che non possa è che potrebbe essere annullata

quest’accettazione, non può perché giuridicamente esiste una ragione per cui nella sfera di

impugnazione che è riservata a particolari soggetti potrebbe essere annullata, impugnata

questo tipo di accettazione; oppure non può o non vuole accettare l’eredità e il legato perché

ha rinunciato ad esercitare il diritto ad acquistare, ha fatto un operazione di rinunzia ha

espresso una volontà in senso contrario. Questo soggetto rimane escluso in virtù di queste

circostanze, quindi non si completa la catena successoria nell’ambito di questa operazione o

per un dato oggettivo o per ragioni giuridiche per cui si ha un impossibilità alla mancanza di

volontà allora in questo caso il diritto ad accettare l’eredità si trasmette in virtù della norma di

legge contenuta nell’art 467 la quale fa si che nell’ambito di questa ipotesi il diritto di

accettare l’eredità o il legato si trasmetta nell’ambito della catena di discendenza ai figli

legittimi, naturali o adottivi o cosi via come risulta dall’art 468 rispetto alla posizione del

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chiamato a succedere, che si esclude nell’ambito di questa ipotesi perché al suo posto

intervengono altri soggetti che sono appunto quelli descritti dal 468 . Ora cosa vuol dire

questa ipotesi? Ripeto non si ha il meccanismo previsto dalla art 479 per cui il diritto di

accettare l’eredità passa nelle mani dell’erede perché appartiene al patrimonio del chiamato a

succedere che è venuto meno e che non ha potuto esercitare; qui invece ci sono delle ragioni

giuridiche che determinano la sostituzione, direi in termini legali nella posizione di legittimato

ad esercitare il potere di acquistare l’eredità. Cosa vuol dire tutto ciò? cosa significa questa

norma particolare sulla rappresentazione? perché non è detto che debba essere cosi in tutti i

paesi o luoghi, questa è una disposizione che è in omaggio al concetto di famiglia perché la

successione del rapporto tra il chiamato a succedere e la persona a cui spetta il diritto di

accettare un vincolo di carattere familiare sono i discendenti di carattere legittimo naturale

adottivo, tutte queste particolari situazioni, discendenti fratelli e cosi via, è una visione che è

favorevole al gruppo familiare, risulta attribuita nell’ambito della valutazione effettuata dal

legislatore, esiste la norma sul potere di accettare l’eredità, che spetta a livello successorio

nella catena della situazione che caratterizza la relazione tra il primo chiamato e i discendenti

di questo soggetto. Questa ipotesi si ha in tutte i casi in cui non si ha la sostituzione da parte

del testatore, quindi la sua volontà deve essere rispettata è dunque un completamento.

Nell’ipotesi di rappresentazione si ha una sola catena successoria, ciò che rileva è solo il

vincolo è la relazione che intercorre fra de cuius e soggetto che abbia il potere di accettare

questa è l’unica relazione che conta e l’unica che si determina anche nelle ipotesi in cui

questo individuo eventualmente non succeda al primo chiamato a succedere. Qui vale il

vincolo familiare fra chiamato e soggetto che ha il potere di accettare l’eredità, non è detto

che colui il quale ha il potere di accettare l’eredità iniziale abbia anche l’eredità del

rappresentato (potrebbe essere un indegno per esempio), quel suo potere in virtù del vincolo

di carattere familiare è questa la situazione che rileva, cioè non è detto che ci sia un effettivo

rapporto successorio fra primo chiamato e discendente nell’ambito della situazione di

carattere particolare. La rappresentazione è frutto di un’impostazione ritenuta propria dal

legislatore che ha introdotto queste norme e proprio su questa base ciò che prevede il 468 che

si determinano le valutazioni in una certa misura critiche per la lettera dell’art 468, la quale

parrebbe limitativa delle possibilità che si hanno in ordine alla realizzazione di fenomeni, in

ordine ai quali potrebbero nascere dei dubbi circa la legittimità dell’esclusione a cui poi, sia la

corte costituzionale sia i giudici quando adottano un posizione contraria, fanno riferimento ad

un’argomentazione che non vuol dire nulla: dire che il legislatore così ha voluto e così ha

disposto, è il legislatore che ha detto così. Davanti a questo genere di argomenti abbiamo

avuto modo di imbatterci già più volte durante il corso parlando di norme più specifiche,

adottate dal legislatore in ordine alle quali c’è un’impostazione, una divergenza fra chi ritiene

che la legge così dica e così come è detta pretenda di essere formulata, la lettera del

legislatore è il confine, e chi ritiene che questa non sia una ragione sufficiente quando

esistono ragioni particolari e quando pretendono un estensione del margine di operatività del

discorso di carattere legislativo; il che non vuol dire ancora aboliamo quella legge, però

implica l’apertura in sede interpretativa con ragioni particolari, le quali prevedono

l’estensione del carattere ristretto di una disposizione di carattere legale. È una

considerazione tipica del mondo giuridico italiano e dell’Europa continentale, forse lo è meno

dello atteggiamento normativo di common law in cui si ragiona per argomenti, quindi

l’argomento che ha sostenuto una certa scelta in sede giurisprudenziale del 1980 potrebbe

essere utilizzato ancora oggi se lo si è ritenuto fondamentale, o esistono altri argomenti per

cui si richiede di andare avanti, c’è un impostazione diversa della cultura, dell’atteggiamento,

del modo di pensare al diritto; noi abbiamo un’altra struttura la quale prevede la calata

dall’alto dalla sede legislativa la quale pronuncia certe norme, le adotta e poi al giurista spetta

interpretarle con delle valutazioni oscillanti che possono dar luogo a delle evoluzioni dal

punto di vista interpretativo, nella misura in cui quel certo argomento che si è proposto contro

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la limitazione dell’interpretazione dei limiti letterali è destinata a cadere a volte perché viene

meno la credibilità in senso proprio di questa disposizione di carattere particolare, quindi è un

problema che accompagna la vita delle norme, la situazione la quale determina un concetto di

diritto imposto tutto quello che è caratteristico di questo genere di argomenti.

Tanto è vero che su questo problema esiste una sentenza che non è forse quella più

significativa che poteva essere considerata, ma è la più recente quindi è un modo per discutere Cass.  22840  

di questo argomento tenendo conto della praticità: è la sentenza del 28 ottobre 2009 n 22840 del  2009  

della Cassazione Civile, il caso da cui nasce la vicenda vede il principale problema del

meccanismo appena descritto della rappresentazione. La situazione era questa: un soggetto

aveva tre figli e uno di questi, la figlia, muore prima di lui, a questo punto il soggetto fa

testamento e indica come eredi i due figli ancora vivi e il nipote che ha avuto dalla figlia

premorta; anche il nipote premuore al nonno lasciando una vedova e due figli piccoli; quando

muore anche il testatore, detta vedova si impossessa di una certa quota dell’eredità del de

cuius, che sarebbe spettata nel testamento defunto marito; lei sostiene di agire in nome e per

conto dei due bambini minorenni, i quali sarebbero eredi in rappresentazione rispetto al loro

bisnonno, in quanto subentrerebbero per rappresentazione al loro padre nipote di questo

soggetto. Agiscono davanti al tribunale di Patti (provincia di Messina) i due figli superstiti del

de cuius che agiscono contro questa donna sostenendo che né lei né i suoi figli avevano diritto

all’eredità del bisnonno in quanto loro non avrebbero titolo per subentrare per

rappresentazione. Il tribunale di Patti ritiene che la rappresentazione non operi e dà ragione ai

due attori. Si ha poi un ricorso alla Corte d’Appello di Messina la quale invece assume la

posizione contraria ossia ritiene operante la rappresentazione quindi considera eredi i due

bisnipoti perché per la Corte d’Appello non si potrebbe ricavare dalla lettera del codice una

limitazione in questo senso perché, secondo la corte, il codice individua chiaramente chi

possono essere i rappresentanti che subentrano per rappresentazione e sono tutti i discendenti,

mentre non si trarrebbe in maniera chiara il novero dei possibili rappresentati ossia di coloro

ai quali si può prendere il posto; di conseguenza non essendoci un limite di questo genere

anche il nipote può essere un rappresentato dai bisnipoti rappresentanti. A questo punto si

apre il ricorso per Cassazione da parte dei due soggetti figli del de cuius i quali insistono nella

loro argomentazione, secondo cui è inoperante la rappresentazione. La Cassazione gli dà

ragione, in quanto ritiene impossibile far rientrare la rappresentazione in un caso come questo

e la parte interessante della sentenza è tutto un excursus che la Cassazione fa ripercorrendo

dei precedenti in materia di rappresentazione per andare giustificare questa soluzione, in

particolare la corte richiama quattro precedenti. Uno è del 1946, a brevissima distanza

dall’entrata in vigore del codice civile: in questo precedente si negò da parte della Cassazione

che potesse essere rappresentato, quindi sostituito dai suoi discendenti, il nipote ex fratre del

defunto; ossia uno zio aveva istituito erede il nipote questo era premorto e si negò che i

discendenti potessero accettare l’eredità del prozio. In particolare la Cassazione mise in

evidenza che il codice del ’42 aveva voluto, da questo punto di vista, prendere le distanze da

codice precedente del 1865 il quale consentiva questo tipo di operatività allargata della

rappresentazione. Il codice del ’42 aveva introdotto il limite anche al numero dei rappresentati

perché si dice nel codice che si può subentrare in rappresentazione ai figli o ai fratelli del de

cuius, non ad altri soggetti come ai nipoti ex fratre. Il passaggio successivo è del ’75, sentenza

importante perché viene all’indomani di una pronuncia della Corte Costituzionale che nel

1969 intervenne su questa norma e la dichiarò parzialmente incostituzionale e quindi la

modificò per quanto riguarda il novero dei rappresentanti: infatti, il testo originario prevedeva

che potessero entrare come rappresentati i discendenti legittimi, mentre la corte ritenne che

potessero subentrare anche i discendenti naturali in base al principio dell’eguaglianza dei figli

legittimi e naturali, principio costituzionale che ha avuto attuazione fra gli anni 60 e 70 sia in

giurisprudenza che nelle riforme della legge del diritto di famiglia. All’indomani di questa

modifica che riguardava il fronte dei rappresentanti si propose la questione se anche il numero

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dei rappresentati dovesse essere allargato e questa Cassazione del ‘75 giudicò infondata la

questione, cioè si ritenne che a prescindere dal fatto che i rappresentanti fossero stati allargati,

ciò non toglieva che i rappresentati dovessero restare unicamente figli e fratelli, che fosse

rimesso alla discrezionalità del legislatore la scelta di non voler comprendere soggetti ulteriori

fra i rappresentati quindi anche il sistema nuovo basato sull’uguaglianza dei figli naturali e

legittimi non andrà a modificare il novero dei rappresentati. In coerenza con questa

impostazione, nel ‘90 un precedente negò che si potesse subentrare per rappresentazione al

coniuge premorto del de cuius perché anche questo non è né figlio né fratello. Si arriva al

precedente più recente, quello del ’94, che ribadisce ancora una volta questo principio e ne

esplicita la ratio: infatti, nella Cassazione del ‘94 si legge che l’istituto della rappresentazione,

che è molto antico, ha avuto negli anni diversi fondamenti ideologici. Nell’800 si diceva che

la rappresentazione operava come tutela di una volontà presunta del de cuius, si presumeva

che il de cuius, se ci avesse pensato avrebbe sicuramente previsto come suoi eredi ulteriori i

discendenti di quelli che erano i figli o i fratelli, quindi è un’impostazione tipica del modo di

pensare ottocentesco, volontaristica che tende a ricondurre tutte le manifestazioni giuridiche a

questo dogma della volontà del soggetto privato che è posto al centro di tutto. Ai tempi in cui

viene scritto il codice del ‘42, in cui l’idea dominante non era certo il liberalismo, la

giustificazione era un'altra ossia la tutela del gruppo sociale rappresentata dalla stirpe

legittima quindi la stirpe veniva tutelata con il meccanismo della rappresentazione, quindi a

prescindere dalla volontà del singolo ma con preminenza a questo soggetto collettivo che è in

qualche modo la stirpe legittima. All’indomani delle pronunce costituzionali che hanno

allargato ai figli naturali, chiaramente, non è più sostenibile questo tipo di impostazione, ma si

ritiene tutt’oggi che la giustificazione razionale della rappresentazione sia la tutela dei bisogni

individuali dei membri della famiglia del soggetto premorto, a coloro che, se il loro congiunto

non fosse premorto, avrebbero goduto dell’eredita, si consente di goderne ugualmente

attraverso la rappresentazione. Quindi nel ‘94 la cassazione riepilogava queste posizioni per

dire che l’ideologia della rappresentazione è stata diversa negli anni. Ma ciò che non è mai

mutato in nessuna di queste impostazioni è stata l’eccezionalità della rappresentazione, cioè la

rappresentazione, ora in nome della volontà presunta ora in nome della stirpe legittima, ora in

nome dei bisogni di queste persone, è sempre stata una deroga rispetto ai principi normali

della successione. Quindi si può affermare nel ’94, e lo si riafferma nel 2009 nella sentenza

che viene sottoposta, che la rappresentazione è prevista da una normativa eccezionale e come

tale insuscettibile di alcun tipo di estensione analogica, per cui una norma da interpretare nella

sua stretta lettera e la lettera all’avviso della Corte di Cassazione, quindi in contrasto con la

corte di Messina, prevede una indicazione non solo dei possibili rappresentanti ma anche dei

possibili rappresentati e delimita ai figli e ai fratelli e siccome la norma è eccezionale, e lo è

sempre stata al variare delle ideologie che la giustificavano, non è quindi ammissibile

un’operazione interpretativa che vada oltre. Da questo punto di vista, non può nemmeno

essere invocata quell’espressione del codice, che dice che la rappresentazione opera

all’infinito, il che farebbe pensare a una possibilità di estensione: l’operatività all’infinito vale

sempre sul fronte dei discendenti rappresentanti quindi discendenti all’infinito di qualunque

grado mentre ciò non toglie che i rappresentanti sono sempre i figlii e i fratelli del de cuius.

Da questo punto di vista cosa avrebbe dovuto fare il nostro bisnonno se avesse voluto

beneficiare i suoi bisnipoti o la vedova del nipote? Peraltro la vedova aveva fatto valere che,

finché questa persona era in vita, lei l’aveva curato e se ne era occupata e quindi in qualche

modo meritava almeno moralmente una qualche forma di compensazione. Qui si dice nella

sentenza che il bisnonno avrebbe potuto fare un nuovo testamento che prendeva il posto di

quello in cui beneficiava il nipote e col testamento nuovo beneficiare i bisnipoti, oppure

avrebbe potuto nel primo testamento prevedere la sostituzione dei bisnipoti in caso di

premorienza del nipote. A questo punto, è da osservare che sarebbe stato meglio per i

bisnipoti se questo soggetto non avesse fatto nessun testamento: se la successione fosse stata

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta le seguenti vicende del rapporto successorio: accettazione dell'eredità, diritto di trasmissione del diritto di accettazione, accettazione legato, rappresentazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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