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Vicenda "Salva-liste" - C. Cost. Ord. n. 107/10

Questa dispensa si riferisce al ciclo di seminari di Diritto Pubblico, tenuti dal Prof. Giovanni Serges nell'anno accademico 2010.
Nel documento si riporta il testo dell'ordinanza n. 107 del 2010 della Corte Costituzionale relativa alla vicenda "salva-liste".... Vedi di più

Esame di Istituzioni di Diritto Pubblico docente Prof. G. Serges

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ESTRATTO DOCUMENTO

componenti della Giunta e del Consiglio regionale), la competenza attribuitale dall’art. 122, primo

comma, Cost., a seguito dell’adozione della legge 2 luglio 2004, n. 165 (Disposizioni di attuazione

dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione), che ha dettato i princìpi fondamentali in

materia;

che l’art. 1 della citata legge regionale, stabilendo che «per quanto non espressamente previsto,

sono recepite la legge 17 febbraio 1968, n. 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle

Regioni a statuto normale) e la legge 23 febbraio 1995, n. 43 (Nuove norme per la elezione dei

consigli delle regioni a statuto ordinario), e successive modificazioni e integrazioni», avrebbe posto

in essere un rinvio recettizio, tale da rendere la disciplina in oggetto immune da successivi

mutamenti normativi in ambito statale;

che, inoltre, secondo la difesa regionale, l’impugnato decreto-legge sarebbe privo della dichiarata

portata interpretativa, essendo al contrario idoneo ad innovare le disposizioni di cui alla legge n.

108 del 1968, con conseguente e ancor più marcata lesione delle attribuzioni regionali vantate in

materia;

che, secondo la Regione, ricorrente l’impugnato decreto-legge violerebbe, altresì, gli artt. 3, 24, 25,

48, 102, 104 e 111 Cost., avendo il legislatore statale posto in essere un esercizio abnorme della

potestà di interpretazione autentica, al solo fine di interferire con giudizi pendenti in vista della

riammissione di liste escluse dalla competizione elettorale, contravvenendo al principio di

ragionevolezza, vulnerando la funzione giurisdizionale e le garanzie del giusto processo, e ledendo

l’eguaglianza del voto;

che, infine, per la ricorrente il denunciato decreto-legge avrebbe violato gli artt. 72, quarto comma,

e 77, secondo comma, Cost., dal momento che, per un verso, in materia elettorale sussisterebbe una

riserva di assemblea tale da legittimare solo l’intervento di leggi formali e che, d’altro canto, a

fronte della vigenza protratta da più di quarant’anni della legge asseritamente interpretata,

difetterebbero i presupposti di straordinaria necessità e urgenza che soli legittimano il ricorso allo

strumento del decreto-legge;

che si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura

generale dello Stato, chiedendo che, «previo rigetto della domanda di sospensiva», il ricorso sia

dichiarato «inammissibile o comunque infondato»;

che l’Avvocatura eccepisce, anzitutto, la carenza di legittimazione della Giunta regionale a proporre

il ricorso, atteso che, ai sensi dell’art. 45 della legge della Regione Lazio 11 novembre 2004, n. 1

(Nuovo statuto della Regione Lazio), la «Giunta dimissionaria ai sensi dell’art. 19, comma 4,

dell’articolo 43, comma 2, dell’art. 44, comma 1, resta in carica, presieduta dal Presidente della

Regione ovvero dal Vicepresidente nei casi di rimozione, decadenza, impedimento permanente e

morte del Presidente, limitatamente all’ordinaria amministrazione, fino alla proclamazione del

Presidente della Regione neoeletto»;

che, prosegue l’Avvocatura, «a seguito delle dimissioni del Presidente della Regione, gli organi

regionali sono entrati in prorogatio»;

che, per tale motivo, la Giunta dovrebbe limitarsi all’adozione di atti dovuti, ovvero imposti da

circostanze straordinarie e urgenti, ma non potrebbe decidere di impugnare innanzi a questa Corte

una legge ritenuta invasiva della propria competenza ai sensi dell’art. 127 Cost.;

che, nel merito, l’Avvocatura osserva che l’art. 122 Cost. attribuisce alle Regioni a statuto ordinario

potestà legislativa concorrente «in materia elettorale», ma non «per tutta la materia elettorale»;

che, in particolare, ferma la potestà legislativa regionale sul «sistema di elezione», non avrebbe

attinenza a tale competenza della Regione la disciplina del «procedimento elettorale»; che

quest’ultima riguarderebbe, invece, «l’esercizio di funzioni amministrative statali chiaramente

riconducibili all’ordinamento civile (modalità di sottoscrizione delle candidature, autenticazione

delle firme) ed altre che riguardano i rimedi amministrativi e giurisdizionali delle decisioni di

esclusione ed ammissioni di candidati e liste», con riferimento anche alla competenza legislativa

esclusiva dello Stato prevista dall’art. 117, secondo comma, lettera l), su giurisdizione e norme

processuali;

che le funzioni previste dagli artt. 8, 9 e 10 della legge n. 108 del 1968 sono assegnate ad «uffici

composti da magistrati», considerati «organi straordinari del Ministero dell’interno al quale viene

imputata la responsabilità per l’attività svolta, anche con funzione di indipendenza»;

che da ciò si dovrebbe dedurre il difetto di competenza di norme delle Regioni in materia;

che la disciplina del procedimento elettorale posta in essere dalla legislazione nazionale sarebbe

«correlata» anche alla competenza legislativa esclusiva dello Stato prevista dall’art. 117, secondo

comma, lettera m), Cost., ed avrebbe inoltre valore di principio fondamentale ai sensi dell’art. 122

Cost.;

che, sempre a parere dell’Avvocatura, non vi sarebbero dubbi sul carattere interpretativo delle

disposizioni impugnate, e sulla conseguente «efficacia retroattiva» delle stesse;

che, in particolare, il decreto-legge oggetto di ricorso avrebbe inteso superare dubbi maturati anche

in giurisprudenza sulle modalità di presentazione delle liste elettorali, con disposizioni destinate a

valere non solo con riguardo alle attuali elezioni regionali, ma anche per le successive competizioni

elettorali;

che, inoltre, l’Avvocatura rileva l’inammissibilità delle censure fondate sugli artt. 3, 24, 25, 48, 72,

77, 102, 104 e 111 Cost., in quanto estranee al riparto delle competenze normative tra Stato e

Regioni;

che, con specifico riguardo all’istanza di sospensione, l’Avvocatura ne deduce l’inammissibilità,

poiché le ragioni che, ai sensi dell’art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87, consentono di

sospendere l’efficacia dell’atto avente forza di legge non concernono le competenze regionali,

sicché, «in via di principio, una legge dello Stato potrebbe essere anche tacciata di incostituzionalità

perché invasiva di competenze legislative regionali, ma non può arrecare un pregiudizio irreparabile

a tale interesse pubblico generale o all’ordinamento giuridico della Repubblica o un pregiudizio

grave per i diritti del cittadino»;

che, nel caso di specie, la Regione ricorrente non avrebbe neppure motivato in ordine alla

sussistenza di un pericolo di danno irreparabile;

che, inoltre, la Regione non avrebbe alcun «interesse qualificato» ad intromettersi nel procedimento

di presentazione delle liste elettorali;

che, infine, l’eventuale misura sospensiva avrebbe carattere «sproporzionato», poiché sortirebbe

l’effetto di incidere sull’«ordinato svolgimento» non solo delle elezioni nella Regione Lazio, ma «in

tutto il Paese»;

che, pertanto, l’Avvocatura conclude chiedendo che tale istanza sia dichiarata inammissibile, o

infondata;

che hanno spiegato intervento nel presente giudizio il sig. Mario Caravale e altri cittadini i quali

hanno chiesto l’accoglimento del ricorso proposto dalla Regione Lazio, previa adozione della

misura cautelare sospensiva;

che, in ordine alla ammissibilità del proprio intervento, gli intervenienti rilevano come, a differenza

delle altre ipotesi esaminate in passato dalla Corte, nel caso in esame si tratti di cittadini elettori che

chiedono di prendere parte ad un giudizio di legittimità costituzionale di una legge elettorale;

che la peculiarità della posizione del cittadino elettore nell’ordinamento sarebbe dimostrata dal

riconoscimento dell’azione popolare estesa a tutti gli elettori dell’ente della cui elezione si tratta e

dalla deroga alle regole generali in tema di accesso al giudizio giustificata dal fatto che viene in

considerazione «il più rilevante diritto politico»;

che sono altresì intervenuti, con separati atti, i signori Perugia Maria Cristina e Mastrorillo

Riccardo, nonché il Movimento difesa del cittadino (MDC) e il sig. Antonio Longo, a propria volta

aderendo alle censure della Regione ricorrente;

che con ordinanza allegata, di cui si è data lettura in occasione della camera di consiglio del 18

marzo 2010, fissata per discutere l’istanza di sospensione, tutti tali interventi sono stati dichiarati

inammissibili;

che le parti hanno discusso l’istanza di sospensiva nella camera di consiglio sopra indicata.

Considerato che viene in esame l’istanza di sospensione proposta dalla Regione ricorrente ai sensi

dell’art. 35 della legge 11 marzo 1987, n. 53, e dell’art. 21 delle norme integrative per i giudizi

davanti alla Corte costituzionale;

che, in via preliminare, va rilevata l’infondatezza dell’eccezione di inammissibilità proposta

dall’Avvocatura generale dello Stato, secondo cui la Giunta della Regione Lazio, in quanto

dimissionaria, ai sensi dell’art. 45, comma 6, dello statuto approvato con la legge regionale 11

novembre 2004, n. 1 (Nuovo Statuto della Regione Lazio), non avrebbe il potere di promuovere il

presente giudizio, in quanto tale atto eccede dall’ordinaria amministrazione cui essa dovrebbe

limitarsi in virtù di detta previsione statutaria;

che, infatti, il potere di sollevare questione di legittimità costituzionale in via principale è assegnato

alla Regione direttamente dall’art. 127, secondo comma, della Costituzione, entro un termine

perentorio, la cui osservanza implica che la Regione stessa sia nelle condizioni di poterlo rispettare

senza soluzione di continuità;

che, in un caso analogo, concernente i poteri del Governo della Repubblica dimissionario, questa

Corte ha già affermato che «l’urgenza determinata dalla perentorietà del termine» rende

incontrovertibile che la deliberazione di promuovere questione di legittimità costituzionale ai sensi

dell’art. 127 Cost., adottata a tutela di un obiettivo interesse generale, rientra tra gli atti assumibili

dal Governo stesso (sentenza n. 119 del 1966);


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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce al ciclo di seminari di Diritto Pubblico, tenuti dal Prof. Giovanni Serges nell'anno accademico 2010.
Nel documento si riporta il testo dell'ordinanza n. 107 del 2010 della Corte Costituzionale relativa alla vicenda "salva-liste". La Corte non sospende l'efficacia del d-l. 29/10 durante il relativo giudizio di legittimità costituzionale in quanto la lamentata situazione di incertezza politica derivante dal governo dimissionario regionale perdurerebbe in ogni caso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Serges Giovanni.

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