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Ciò che pensiamo, più o meno consapevolmente, influenza i comportamenti.

L’Atto creativo, la curiosità, il desiderio della ricerca, della scoperta, della conoscenza modificano

la qualità, il senso del pensare e dell’agire.

L’avere una nuova visione della realtà implica un cambiamento interiore, un’acquisizione diversa di

sè e dell’ambiente in cui si vive. Questo processo avviene con un continuo apprendimento,

rappresenta una conquista della mente mediante l’esperienza e i suoi significati. Si acquisiscono

informazioni prima di nascere e si impara a vivere e a conoscere fino agli ultimi giorni.

Si ripetono, si tramandano, si impongono idee, norme e comportamenti. I pregiudizi, la loro

radicalità, hanno condizionato l’esperienze del passato e rischiano di adombrare le scelte e le

opinioni del futuro.

La vecchiaia, fin dall’antichità sono stati attribuiti significati opinioni discordanti, contrapposte. Si

scorgono principalmente due posizioni sull’invecchiamnto.

In alcune tribù, ed inizialmente nella società ellenica e romana si rilevano atteggiamenti di rifiuto e

di emarginazione dei vecchi. In taluni gruppi etnici gli anziani vengono fisicamente eliminati nel

corso di cerimonie e rituali. In contrasto a tali orientamenti, si riscontrano nella storia di molti

popoli, atteggiamenti positivi di rispetto e venerazione; gli anziani vengono ascoltati si ricercano i

loro consigli, a tavola sono serviti per primi, sono accuditi nella malattia e accompagnati fino al

trapasso.

Gli anziani sembrano seguire un destino tracciato dalle società in cui vivono, le varie comunità

assegnano ai vecchi ruoli funzioni e ne decidono la sorte.

In età avanzata si elaborano esperienze passate, si affrontano nuove esigenze e prospettive,

problemi differenti.

Il diventare vecchi definisce il senso dell’esistenza. Da anziani si può capire meglio la vicenda

umana, quanto ci offre come significato e conoscenza, di sé e delle cose del mondo.

Da anziani il pensiero e in grado di raggiungere livelli più elevati di organizzazione: c’è chi sostiene

che la mente diventa più forte quando il cervello invecchia.

Si potrebbe sostenere che un individuo invecchiando si afferma, si realizza attraverso la sua

personalità, le sue esperienze. Il vecchio che sa di esserlo ed è soddisfatto della propria esistenza, di

quanto ha vissuto ed imparato, diventa un riferimento della sua testimonianza narrativa.

I pregiudizi connotano persone e situazioni, e rischiano di condizionare, di inibire le capacità

espressive dell’anziano che diventa inconsapevolmente come il contesto lo vuole.

I contenuti del pensiero possono modificarsi se si riconosce alla persona, indipendentemente dalle

sue condizioni e dalla sue età, dalle sue potenzialità e da cambiamento, allo sviluppo,

all’apprendimento creativo.

Un pensiero di qualità spesso attribuito al vecchi riguarda il suo esprimersi in termini di saggezza.

La saggezza viene considerata una caratteristica poco comune, avvertita in chi ha proposto,

sostenuto delle idee o compiuto un’azione che hanno meritato una generale valutazione positiva.

Sono stati considerati sette criteri essenziali per definire la saggezza: si confronta con importanti

domande e strategie sulla condotta e sul significato della vita; include conoscenze in relazione con i

limiti del sapere umano e con l’incertezza del mondo; rappresenta un livello elevato di conoscenza,

valutazione e consiglio; costituisce un sapere con capacità di orientamento, profondità e

organizzazione; implica una relazione reciproca fra mente e carattere, intreccio dinamico fra

conoscenza e virtù; comporta una conoscenza per realizzare il proprio benessere e quello degli altri;

è facilmente riconoscibile quando si manifesta, nonostante sia difficile da raggiungere e da

specificare.

Essere saggi equivale a riconoscere e vivere l’essenziale, a scoprirsi chi si è stati e si è, a poter

sorridere delle difficoltà legate all’inesperienza nella prospettiva della realizzazione del sé.

Ogni individuo affronta in modo diverso l’esistenza, il cammino dell’età, l’invecchiamento.

L’età senile rappresenta un periodo dell’esistenza in cui si possono maggiormente riconoscere i

presupposti del benessere: biologici, affettivi, relazionali, ambientali. 4

Con l’avanzare degli anni si riduce il margine di sicurezza biologico, si modificano le funzioni

dell’organismo; il sistema immunitario, per esempio, e meno efficiente ed in genere si consiglia alle

persone anziane di sottoporsi alle vaccinazioni anti influenzali. I movimenti sono più lenti, meno

elastici; aumentano i tempi di recupero, il metabolismo si adatta a nuovi equilibri e ritmi.

Aumentando la vita media aumentano i rischi di invalidità e la lotta alla non autosufficienza è

diventata un impegno particolarmente attivo.

Molte persone in età avanzata imparano a convivere coi i propri disturbi, poiché acquistano un

rilevante valore le capacità di autonomia, di conservata indipendenza.

Peculiari modificazioni ormonali avvengono durante il climaterio maschile e femminile.

La menopausa è determinata da un rapido mutamento delle funzioni ormonali connesse all’apparato

riproduttivo, l’andropausa rappresenta un periodo in cui declina la procreatività.

La donna è immediatamente consapevole della fine del ciclo fecondo e attraversa generalmente

prima dell’uomo una crisi di significati culturali e personali. Molte donne, riferiscono un

cambiamento dell’autostima e della qualità della vita dopo la menopausa, a causa della perdità della

capacità riproduttiva. Il climaterio può rappresentare unopportunità per scoprire nuove immagini di

se, per ritrovare una nuova libertà di pensiero ed autonomia.

L’andropausa si accompagna progressivamente all’invecchiamento; il declino fisiologico dell’intero

organismo si associa alla diminuzione delle funzioni procreative.

Il pensionamento può svelare un vuoto di identità sociale, culturale, individuale. La crisi andro

pausale può permettere un nuovo percorso di conoscenze.

La formazione della personalità è influenzata dalle relazione, dall’ambiente sociale e culturale di

crescita.

Le capacità di adattamento dipendono dalla personalità e la personalità conserva con il passare del

tempo stabilità ed identità ma presenta anche aspetti dinamici e funzionali delle esperienze che si

acquisiscono durante la vita.

Una mente attiva, interessata, curiosa è essenziale per vivere serenamente anche in età avanzata. La

nascita di centri di aggregazione culturale ha favorito in alcuni il recupero di risorse non

sperimentate in precedenza. La storia è anche l’ubicazione geografica del luogo in cui si vive

influenzano la quotidianità e la familiarità dei contatti e delle relazione, la frequenza e i motivi delle

uscite.

A volte in vecchiaia declina la motivazione al vivere, la quale dipende dalla storia individuale,

valenze affettive relazionali, modi di essere e di pensare dell’anziano.

Un modo per superare la rigidità di pensiero è quello di dedicarsi al prossimo in condizioni di

disagio. Aiutare gli altri è un modo per considerarsi utile, offrire un senso alla propria vita, avere un

ruolo. La società contemporanea è formata da numerosi vecchi che dispongono di molto tempo

libero, a volte impiegato in attività socialmente utili. Soprattutto nelle metropoli, i vecchi sono una

risorsa inutilizzata, un’esperienza e un sapere che rischia di declinare nella solitudine forzata e

nell’isolamento.

La vecchia generazione si aiuta, si soccorre e si assiste perche gli anziani conoscono o intuiscono

meglio le ragioni del disagio che talora minaccia e avvolge la vecchiaia.

Gli interventi della psicologia positiva sono stati applicati anche nel campo della salute e della

clinica. Lo scopo principale e di valorizzare gli aspetti positivi, le capacità, le potenzialità di una

persona, oltre a garantire gli interventi sul piano della risoluzione e del contenimento della

patologia.

Il pensare positivamente non implica negare, rimuovere gli aspetti dolorosi, problematici della vita,

ma ricercare, valorizzare anche nelle situazioni di precarietà le esperienze che possono dare

conforto, sollievo, gratificazione.

La creatività è presente in ogni persona, di qualsiasi condizione ed età e non si esaurisce con gli

anni. Anche nel costruire un oggetto artigianale, preparare un piatto, allevare un animale,

organizzare un dibattito, un viaggio, può rilevarsi la tendenza creativa presente in ogni persona.

Per Erick Fromm la creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire. 5

Caratterizzano le abilità creative: fluidità (capacità di produrre molte idee partendo da uno stimolo);

flessibilità (flessibilità di pensiero per valutare lo stimolo da diversi punti di vista); elaborazione

(integrazione di informazioni e dati diversi sulla natura dello stimolo); valutazione (capacità di

scegliere fra diverse alternative la più adatta).

L’atto creativo risulta subordinato a tre condizioni interiori: disponibilità all’apertura ed

all’estensibilità dell’esperienza; tendenza all’espressione e realizzazione di una parte di se stessi;

capacità di elaborare funzione e concetti.

Il significato di creatività si è smarrito disastrosamente nel convincimento che si tratti di qualcosa a

cui ricorriamo occasionalmente, soltanto nei giorni di festa.

Nei grandi vecchi l’esperienza artistica tende a manifestarsi attraverso un affinamento continuo un

artista si forma una certa idea e poi, progressivamente con il trascorrere degli anni arriva a dare il

meglio di se proprio negli ultimi periodi della vita.

CAPITOLO V: IMPARARE E RICORDARE

Conoscenza e memoria costituiscono la base dello sviluppo dell’essere umano. L’esperienza

acquisita diventa fonte essenziale per continuare a essere curiosi, a sviluppare il pensiero creativo, a

realizzarsi.

L’intero percorso della vita si costruisce, si forma sulla base di apprendimenti: ciò che siamo

rappresenta in gran parte il risultato di quanto siamo riusciti a imparare e a ricordare.

La grande capacità dell’essere umano, sulla quale si basa la speranza si un futuro migliore, è la

possibilità di imparare, sempre. Sono le acquisizioni che consentono agli uomini di procedere, di

aumentare le loro competenze e responsabilità.

Mentre si impara il cervello si modifica, ci appartiene sempre di più, diventa la personale memoria e

identità biologica.

La memoria costituisce la traccia, l’orientamento di ogni processo evolutico, di ogni conquista

adattativa. Il tempo trascorre attraverso una continuità di fenomeni e acquisizioni che ne

caratterizzano il procedere e lo definiscono come memoria, testimonia la prova di un cambiamento

avvenuto.

L’anziano in condizioni di benessere psicofisico è in grado di imparare e conoscere nello stesso

modo del giovane e dell’adulto, sebbene talcolta la nuove acquisizioni, specie di avanzata

tecnologia, richiedano tempi tempi più lunghi di assimilazione.

Nei processi di apprendimento o di recupero di acquisizioni perdute o dimenticate, a ogni età e a

maggior ragione in vecchiaia, rivestono un ruolo preminente l’emotività e la motivazione.

Lo sviluppo e la diffusione dei centri di aggregazione culturale, come l’Università della Terza Età,

testimoniano in molti anziani la riuscita combinazione creativa tra capacità e volontà di apprendere

e di ricordare. Sono vecchi che in qualche modo tornano a scuola per riscoprire memorie e novità,

per imparare e ricordare.

Il percorso esistenziale si costituisce di acquisizioni e ricordi. Vi è un ampia variabilità fra una

persona e un’altra nella capacità di apprendere, selezionale, sviluppare relazioni e memorizzare.

Memoria e apprendimento sono imprescindibili. Tutto ciò che apprendiamo si trasforma in

memoria. Si memorizza ciò che si apprende e si impara sulla base di conoscenze note. Ognuno

nasce vecchio dell’esperienza altrui.

L’essere umano utilizza le indormazioni acquisite per adattarsi agli stimoli nuovi e alle modifiche

dell’ambiente; il neonato apprende e ricorda attraverso l’esperienza corporea; distingue già in epoca

prenatale le sensazioni piacevoli da quelle sgradevoli e attivamente impara a riconoscere e ricercare

le prime con maggior attenzione; la corporeità si costituisce come primo strumento di

apprendimento, comunicazione e sviluppo relazionale.

Nella corporeità si imprimono attraverso il sistema percettivo le memorie primordiali delle

esperienze umane.

Il pensierp e la coscienza nascono e si sviluppano attraverso l’espeirnza, dalla prima infanzia alla

longevità. Spesso in età senile la corporeità viene ad acquisire differenti significati, in rapporto alle

condizioni di salute e al declinare dell’efficienza fisica. 6

In ogni vecchio è contenuta la vicenda di un bambino, i suoi timori e le sue sicurezze.

I primi apprendimenti formano la memoria implicita, la base per altre acquisizioni e futuri ricordi.

In epoca prenatale, neonatale, infantile si è più ricettivi all’apprendere e a memorizzare, ma anche

più vulnerabili alle esperienze negative eai loro ricordi.

Vi è una certa coscienza nell’apprendere e nel conoscere. Ma vi sono anche acquisizioni non

consapevoli, soprattutto quando le aree cerebrali del lobo temporale mediale e della corteccia

orbito-frontale, generalmente prima dei due anni di vita, non sono ancora giunte a maturazione. Si

potrebbe dire che la natura apprende da sé.

Natura e cultura contribuiscono entrambi allo sviluppo cerebrale; due modi di realizzare la

connessione di neuroni, entrambi necessari affinchè l’opera sia compiuta. Forse anche nella

comparsa di un declino cognitivo, natura e cultura interagiscono e si influenzano.

Le interconnessioni neurali, le sinapsi, i neurmediatori, subiscono modificazioni ogni volta che il

cervello apprende e memorizza un’esperienza. I circuiti cerebrali “ricordano” e apprendono dalle

esperienze. E le esperienze riflettono gli apprendimenti e diventano memorie.

La proliferazione e la differenziazione dei neuroni avviene mediante il diretto controllo di un

insieme di geni.

La dominanza genetica determina lo sviluppo di una forma più che di un’altra, di una patologia o di

una condizione di normalità.

Quando si vive un’esperienza entrano in gioco la percezione, l’apprendimento, i sentimenti, la

conspevolezza, la memoria di fatti precedenti, l’intuizione, la creatività, la motivazione, l’ambiente.

La mente può essere considerara come il risultato delle attività dei neuroni cerebrali oppure

costituita da un flusso di informazioni.

Le teorie della mente sembrano riportarci sulla strada delle neuroscienze e le ricerche

neuroscientifiche evidenziano sempre più l’interazione fra cervello e ambiente, fra reti neurali ed

esperienze.

Il cervello rappresenta evidentemente l’organo visibile, oggettivabile, concreto; ma ogni cervello è

anche predisposto alla individualità, a essere unico e irripetibile, e appartiene a una persona, alla sua

soggettività, alla sua mente. La relazione fra oggettività (l’essere un cervello umano), individualità

(l’essere un cervello irripetibile) e soggettività (la mente di ogni singola persona) viene influenzata

dall’ambiente: da un organo costituito di materia alla persona con i suoi pensieri, le sua emozioni, la

sua storia, la sua cultura.

In un sistema di ricezione-risposta si può parlare, in senso lato, di apprendimento, come per ogni

interazione e scambio, ovvero un organismo “impara” a riconoscere e a rispondere a una creta

stimolazione.

Tutto ciò che la vita sperimenta si trasforma in memoria, come dimenticanza o ricordo. È la

memoria l’eredità degli uomini come cambiamento o continuità del loro futuro.

Tutto viene sedimentato nell’inconscio, non tutto può essere ricordato.

Ciò che non ci appartiene, è estraneo all’esperienza cosciente, come se non fosse stato vissuto.

Spesso le persone anziane dimenticano gli episodi recenti, mentre conservano e talora accentuano il

ricordo di quelli remoti. La capacità di memorizzare nuovi contenuti si riduce con

l’invecchiamento, ma non per un intrinseca difficoltà a ricordare, bensì per un certo disinteresse che

gli anziani manifestano per quei contenuti che non rientrano in uno spazio vitale che si va

progressivamente restringendo.

Freud sosteneva che l’essere umano tende a dimenticare, a rimuovere ke situazioni associate a

esperienze dolorose, il cui ricordo rinnova la passata sofferenza.

I processi mnemotici risentono dei dispiaceri, di una realtà impoverita e vuota di affetti, priva di

pseranza e progettualità. Declinano e cadono le motivazioni, la forza di resistere e combattere le

avversità, il desiderio di ricercare alternative, si attenua la volontà di vivere.

La memoria declina insieme alle capacità di fare e costruire esperienza. 7


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia cognitiva
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'invecchiamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Coluccia Emanuele.

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