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Vägen Till Klockrike di Harry Martinson

Questo materiale didattico si riferisce al corso di Letterature nordiche tenuto dal professor Massimo Ciaravolo. Vägen Till Klockrike è il romanzo di Harry Martinson dedicato ai vagabondi (luffare) dell’epoca moderna. Secondo il romanzo, è a partire dal 1890 circa, come prodotto diretto dei movimenti migratori planetari (emigrazione verso gli USA), che aumenta sensibilmente... Vedi di più

Esame di Letterature nordiche docente Prof. M. Ciaravolo

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Definisce le premesse esistenziali di Bolle ma anche il contesto storico e sociologico. La voglia di

rompere i legami è frutto di un suo ragionamento cosciente, del rifiuto della fabbrica moderna e

del suo lavoro alienato, e anche di quella (secondo Bolle) falsa alternativa che è la coscienza di

classe dei proletari, il sindacato. Bolle, che lavora come sigaraio artigiano, si rende conto che il

mondo del lavoro si sta velocizzando e modernizzando e che la grande industria non avrà più

bisogno di artigiani. Il sogno del vagabondaggio si profila come bisogno di rompere radicalmente

(non solo per delle ‘pause estive’) con le regole della vita sociale moderna, in cui il soggetto si

sente imprigionato e appiattito (lettura e analisi dei testi vers. it. pp. 65-66 e pp. 80-81). Osservare

qui anche il riferimento (analessi) alla madre. Se la mancanza della madre è l’imprescindibile dato

autobiografico proiettato dall’autore HM nel racconto, le storie dei personaggi sono diverse: la

vicenda della madre di HM fu simile e nel contempo tutta diversa da quella della madre di Bolle,

per altro menzionata solo qui.

Bolle si accinge dunque a oltrepassare quel confine che porta alla condizione di yrkesluffare,

vagabondo di professione e permanente; quella condizione ‘oltre’ vuol dire cercare di

sopravvivere all’inverno e, soprattutto, di vivere di accattonaggio ed elemosina, esponendosi al

biasimo. Diventa vagabondo anche per una delusione d’amore (Dolly, che parte per l’America) e

perché a lui non è riuscito di comprare il biglietto per l’America (scoprite voi esattamente come

leggendo il romanzo...). L’episodio delle serpentine di carta, che si allungano tra chi è sulla nave e

chi rimane a terra nel momento della partenza, e che si allungano fino a rompersi, sono una

descrizione forte della lacerazione dei legami affettivi causata dall’emigrazione.

In conclusione della prima sezione la voce narrante ricorda i numeri dell’emigrazione svedese

verso gli USA: un milione di persone dal 1850 al 1913.

2)

In questa seconda sezione viene spiegato cos’è KLOCKRIKE: una zona in cui i vagabondi non

possono andare, una zona inavvicinabile perché vigilata dalla polizia. Klockrike è dunque legato

all’ordine disciplinare (leitmotiv del romanzo), ma diventa anche un simbolo della nostalgia del

vagabondo, che cammina sempre alla ricerca di qualcosa, e che sa che c’è sempre, in Klockrike,

qualcosa di non visto, ancora da scoprire. Il fatto che il toponimo, inventato, voglia dire ‘regno

delle campane’ dà al luogo anche una connotazione quasi paradisiaca e da sogno.

Il protagonista dei capitoli è sempre Bolle, ora vagabondo. Qui prende forma il dilemma centrale

per cui la agognata libertà si dimostra invece essere una costrizione. Diversi racconti si incentrano

sulle reazioni di biasimo e disprezzo dei contadini, anche quando comunque offrono cibo o

alloggio al viandante, e sul tema della paura reciproca. Come luoghi di sosta Bolle predilige, così,

luoghi abbandonati (poderi o anche interi villaggi erano deserti perché spesso tutti i suoi abitanti

partivano per l’America; anche su questa precisa realtà tornerà l’intreccio di Rasmus på luffen) e

cerca contatti con persone che dimostrano nei confronti dei vagabondi un atteggiamento di

apertura. Questi ultimi sono solitamente donne o uomini anziani e soli, famiglie con malati

incurabili, come a voler dimostrare che solo le categorie di outsider possono comunicare

liberamente tra loro senza sentirsi in colpa per qualcosa. Queste persone ai margini possono avere

bisogno del vagabondo: per avere un aiuto in casa o anche solo per parlare e rompere la

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solitudine. Ed esse ricompensano dunque il vagabondo con il cibo e con l’alloggio, senza alcun

biasimo. Es: Bolle è l’unico che va a far visita ad una famiglia con figlio idrocefalo, sia per bisogno

che per cercare uno scambio umano.

In alcuni racconti di questa seconda sezione Bolle appare perseguitato dalla polizia. Nel romanzo è

anche evocato il luogo più temuto dai vagabondi: Berget, La montagna, ovvero il luogo di

reclusione (forse in riferimento a una cava di pietra, a dei lavori forzati).

I rapporti con le donne sono, come detto, più spesso dominati dalla paura reciproca e da una

impossibile vicinanza. Bolle, che desidera le donne, reprime il suo eros. In questo senso è lontano

dal disinvolto e affascinante Knut Pedersen, sempre ‘distinto’ anche quando fa il viandante, mai

realisticamente ripugnante. Ma il romanzo mostra pure come le eccezioni esistono; e in

un’occasione Bolle incontra una donna sola e affamata come lui, e con lei vive un amore breve e

intenso (il bel capitolo “De egendomliga”, vedi fot. vers. it. 178-180, vers. sv. 114-115; sarà

analizzato nel modulo C).

In un altro capitolo Bolle incontra un vagabondo di “alto livello”. Se Bolle è un riksluffare, un

vagabondo che percorre tutto il regno di Svezia (e la Norvegia), Sandemar è infatti un globetrotter,

che va fino alla Russia, il Mar Caspio, l’Oriente. Bolle guarda a Sandemar con profonda

ammirazione. E Sandemar sarà un personaggio fondamentale nella 4° sezione.

3)

Sezione che presenta delle ‘variazioni sul tema’, in quanto il protagonista può essere Bolle stesso,

oppure Bolle insieme ad altri compagni come ad es. Axne e Vägdamm (Polvere), o altri personaggi

vagabondi che presumibilmente, come detto, rientrano nelle storie che Bolle e gli altri si

raccontano.

In questa sezione la prospettiva amara del vagabondo, sempre plasmata sulla fuga, fa sì che

l’uomo vagabondo appaia sempre più non-uomo, ombra, gnomo. Ma fa anche sì che si creino delle

reti solidali di comunicazione tra i vagabondi: luoghi di ritrovo presso le strade o nelle fabbriche,

utilizzo di simboli e ‘messaggi in codice’, strategie di sopravvivenza e resistenza.

Elemento centrale di questa sezione sono le fabbriche di mattoni (tegelbruk): in inverno per

sfuggire dalle temperature estremamente rigide i vagabondi cercavano riparo nelle fabbriche di

mattoni, per beneficiare del calore emanato dai forni. L’aspetto particolare di questo luogo è però

la ricerca della “zona temperata”, ossia di quella zona né troppo vicina, né troppo lontana dalla

fonte di calore. La ricerca della zona temperata può anche essere chiamata nel romanzo la ricerca

della “polvere giusta” (LAGOMA DAMMET, espressione con cui i vagabondi utilizzano l’avverbio

tipicamente svedese LAGOM, che in italiano corrisponde a “il giusto”, “quanto basta”). Si parla di

polvere perché il mattonificio è un luogo polveroso, l’aria è impregnata della materia prima con cui

si fabbricano i mattoni. C’è qualcosa di spettrale, che ricorda i gironi infernali, nel tentativo dei

vagabondi di conquistare un posto per dormire nella zona lagom, né gelida né torrida. Un’altra

immagine a mio parere assai amara e molto poco romantica della vita subumana che i vagabondi

accettavano di vivere, pur di non piegarsi alle regole della maggioranza.

Con Axne e Vägdamm, Bolle cammina, discute e ragiona. Il loro sguardo particolare sull’esistenza

offre la possibilità di riflettere in più direzioni. In tutta la miseria dei vagabondi, questo è anche il

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo materiale didattico si riferisce al corso di Letterature nordiche tenuto dal professor Massimo Ciaravolo. Vägen Till Klockrike è il romanzo di Harry Martinson dedicato ai vagabondi (luffare) dell’epoca moderna. Secondo il romanzo, è a partire dal 1890 circa, come prodotto diretto dei movimenti migratori planetari (emigrazione verso gli USA), che aumenta sensibilmente in Svezia il numero dei vagabondi. Il fenomeno ha termine successivamente all’introduzione di mutamenti tecnologici e dei trasporti (anni Trenta circa). Con la diffusione di massa dell’automobile, in particolare, muta radicalmente la percezione dello spazio e del tempo; e il vagabondo camminatore per la natura e il contado diventa un anacronismo destinato a scomparire (come tutta fattigsverige: si veda anche la poesia di Ekelöf Till de folkhemske).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, letterature e studi interculturali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature nordiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ciaravolo Massimo.

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