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indipendentemente dalle circostanze di fatto sopra previste, non siano da

ritenere munite di altra cittadinanza, saranno in Italia considerate senz'altro

cittadini italiani.

Alle persone stesse, mentre sono soggette alla sovranità della Santa

Sede, saranno applicabili nel territorio della Repubblica italiana, anche nelle

materie in cui deve essere osservata la legge personale (quando non siano

regolate da norme emanate dalla Santa Sede), quelle della legislazione italiana,

e, ove si tratti di persona che sia da ritenere munita di altra cittadinanza, quelle

dello Stato cui essa appartiene.

Art. 10 I dignitari della Chiesa e le persone appartenenti alla Corte

Pontificia, che verranno indicati in un elenco da concordarsi fra le Alte Parti

contraenti, anche quando non fossero cittadini del Vaticano, saranno sempre ed

in ogni caso rispetto all'Italia esenti dal servizio militare, dalla giuria e da ogni

prestazione di carattere personale.

Questa disposizione si applica pure ai funzionari di ruolo dichiarati dalla

Santa Sede indispensabili, addetti in modo stabile e con stipendio fisso agli uffici

della Santa Sede, nonché ai dicasteri ed agli uffici indicati appresso negli artt. 13,

14, 15 e 16, esistenti fuori della Città del Vaticano. Tali funzionari saranno

indicati in altro elenco, da concordarsi come sopra è detto e che annualmente

sarà aggiornato dalla Santa Sede.

Gli ecclesiastici che, per ragione di ufficio, partecipano fuori della Città del

Vaticano all'emanazione degli atti della Santa Sede, non sono soggetti per

cagione di essi a nessun impedimento, investigazione o molestia da parte delle

autorità italiane.

Ogni persona straniera investita di ufficio ecclesiastico in Roma gode delle

garanzie personali competenti ai cittadini italiani in virtù delle leggi della

Repubblica. –

Art. 11 Gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni

ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane

concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi

dei beni immobili.

Art. 12 – L'Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e

passivo secondo le regole generali del diritto internazionale

Gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede continuano a godere

nella Repubblica di tutte le prerogative ed immunità, che spettano agli agenti

diplomatici secondo il diritto internazionale, e le loro sedi potranno continuare a

rimanere nel territorio italiano godendo delle immunità loro dovute a norma del

diritto internazionale, anche se i loro Stati non abbiano rapporti diplomatici con

l'Italia. Resta inteso che l'Italia si impegna a lasciare sempre ed in ogni caso

libera la corrispondenza da tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede

e viceversa, nonché il libero accesso dei Vescovi di tutto il mondo alla Sede

Apostolica.

Le Alte Parti contraenti si impegnano a stabilire fra loro normali rapporti

diplomatici, mediante accreditamento di un Ambasciatore italiano presso la Santa

Sede e di un Nunzio pontificio presso l'Italia, il quale sarà il decano del Corpo

diplomatico, a termini del diritto consuetudinario riconosciuto dal Congresso di

Vienna con atto del 9 giugno 1815.

Per effetto della riconosciuta sovranità e senza pregiudizio di quanto è

disposto nel successivo art. 19, i diplomatici della Santa Sede ed i corrieri spediti

in nome del Sommo Pontefice godono nel territorio italiano, anche in tempo di

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guerra, dello stesso trattamento dovuto ai diplomatici ed ai corrieri di gabinetto

degli altri Governi esteri, secondo le norme del diritto internazionale.

Art. 13 L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà delle

Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di

San Paolo, cogli edifici annessi (allegato II, 1, 2 e 3).

Lo Stato trasferisce alla Santa Sede la libera gestione ed amministrazione

della detta Basilica di San Paolo e dell'annesso Monastero, versando altresì alla

Santa Sede i capitali corrispondenti alle somme stanziate annualmente nel

bilancio del Ministero della pubblica istruzione perla detta Basilica.

Resta del pari inteso che la Santa Sede è libera proprietaria del

dipendente edificio di San Callisto presso Santa Maria in Trastevere (allegato 11,

9). –

Art. 14 L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà del palazzo

pontificio di Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze

(allegato 11, 4), quali ora si trovano già in possesso della Santa Sede medesima,

nonché si obbliga a cederLe, parimenti in piena proprietà, effettuandone la

consegna entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato, la Villa

Barberini in Castel Gandolfò con tutte le dotazioni attinenze e dipendenze (II, 5).

Per integrare la proprietà degli immobili siti nel lato nord del Colle

Gianicolense appartenenti Ala Sacra Congregazione di Propaganda Fide e ad altri

Istituti ecclesiastici e prospicienti verso i palazzi vaticani, lo Stato si impegna a

trasferire alla Santa Sede od agli enti che saranno da Essa indicati gli immobili di

proprietà dello Stato o di terzi esistenti in detta zona. Gli immobili appartenenti

alla detta Congregazione e ad altri Istituti e quelli da trasferire sono indicati

nell'allegata pianta (allegato II, 12).

L'Italia, infine, trasferisce alla Santa Sede in piena e libera proprietà gli

edifici ex-conventuali in Roma annessi alla Basilica dei Santi XII Apostoli ed alle

chiese di Sant'Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, con tutti gli annessi e

dipendenze (allegato III, 3, 4 e 5), e da consegnarsi liberi da occupatori entro un

anno dall'entrata in vigore del presente Trattato.

Art. 15 Gli immobili indicati nell'art. 13 e negli alinea primo e secondo

dell'art. 14, nonché i palazzi della Dataria, della Cancelleria, di Propaganda Fide

in Piazza di Spagna, il palazzo del Sant'Offizio ed adiacenze, quello dei

Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale) in piazza Scossacavalli,

il palazzo del Vicariato (allegato II, 6, 7, 8, 10 e 11), e gli altri edifici nei quali la

Santa Sede in avvenire crederà di sistemare altri suoi Dicasteri, benché facenti

parte del territorio dello Stato italiano, godranno delle immunità riconosciute dal

diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri.

Le stesse immunità si applicano pure nei riguardi delle altre chiese, anche

fuori di Roma, durante il tempo in cui vengano nelle medesime, senza essere

aperte al pubblico, celebrate funzioni coll'intervento del Sommo Pontefice.

Art. 16 Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli

adibiti a sedi dei seguenti Istituti pontifici, Università Gregoriana, Istituto Biblico,

Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di

Sant'Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo

(allegato III, 1, 1-bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o ad

espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa

Sede, e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato

quanto verso qualsiasi altro ente.

È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati

nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l'assetto che creda, senza

bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali e

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comunali Italiane, le quali possono all'uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili

tradizioni artistiche che vanta la Chiesa cattolica.

Art. 17 Le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede,

dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla

Santa Sede anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non

stabili, saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal 1° gennaio 1929, da

qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ogni altro ente.

Art. 18 I tesori d'arte e di scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel

Palazzo Lateranense rimarranno visibili agli studiosi ed ai visitatori, pur essendo

riservata alla Santa Sede piena libertà di regolare l'accesso del pubblico.

Art. 19 I diplomatici e gli inviati della Santa Sede, i diplomatici e gli

inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede e i dignitari della Chiesa

provenienti dall'estero diretti alla Città del Vaticano e muniti di passaporti degli

Stati di provenienza, vistati dai rappresentanti pontifici all'estero, potranno

senz'altra formalità accedere alla medesima attraverso il territorio italiano.

Altrettanto dicasi per le suddette persone, le quali munite di regolare passaporto

pontificio si recheranno dalla Città del Vaticano all'estero.

Art. 20 Le merci provenienti dall'estero e dirette alla Città del Vaticano,

o, fuori della medesima, ad istituzioni od uffici della Santa Sede, saranno sempre

ammesse da qualunque punto del confine italiano ed in qualunque porto della

Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti

doganali e daziari.

Art. 21 Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del

sangue: quelli residenti in Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono, a

tutti gli effetti, cittadini della medesima.

Durante la vacanza della Sede Pontificia, l'Italia provvede in modo

speciale a che non sia ostacolato il libero transito ed accesso dei Cardinali

attraverso il territorio italiano al Vaticano, e che non si ponga impedimento o

limitazione alla libertà personale dei medesimi.

Cura, inoltre, l'Italia che nel suo territorio all'intorno della Città del

Vaticano non vengano commessi atti, che comunque possano turbare le

adunanze del Conclave.

Le dette norme valgono anche Per i Conclavi che si tenessero fuori della

Città del Vaticano, nonché per i Concili presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi

Legati e nei riguardi dei Vescovi chiamati a parteciparvi.

Art. 22 A richiesta della Santa Sede e per delegazione che potrà essere

data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l'Italia provvederà

nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del

Vaticano, salvo quando l'autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano,

nel qual caso si procederà senz'altro contro di lui a norma delle leggi italiane.

La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone, che si fossero

rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di atti, commessi nel territorio

italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati.

Analogamente si provvederà per le persone imputate di delitti che si

fossero rifugiate negli immobili dichiarati immuni nell'art. 15, a meno che i

preposti ai detti immobili preferiscano invitare gli agenti italiani ad entrarvi per

arrestarle.

Art. 23 – Per l'esecuzione nella Repubblica delle sentenze emanate dai

tribunali della Città del Vaticano si applicheranno le norme del diritto

internazionale.

Avranno invece senz'altro piena efficacia giuridica, anche a tutti gli effetti

civili, in Italia le sentenze ed i provvedimenti emanati da autorità ecclesiastiche


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto ecclesiastico comparato della prof.ssa Nicoletta De Luca. Trattasi del testo del Trattato Lateranense (o Patti Lateranensi) stipulato l'11 febbraio del 1929 tra la Santa Sede ed il governo fascista di Mussolini con il quale si stabilizzavano definitivamente i rapporti tra Chiesa Cattolica e Stato italiano.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof De Luca Nicoletta.

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