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ESTRATTO DOCUMENTO

12. Se, entro un termine di sei settimane dalla convocazione, il comitato di conciliazione non

approva un progetto comune, l'atto in questione si considera non adottato.

Terza lettura

13. Se, entro tale termine, il comitato di conciliazione approva un progetto comune, il Parlamento

europeo e il Consiglio dispongono ciascuno di un termine di sei settimane a decorrere

dall'approvazione per adottare l'atto in questione in base al progetto comune; il Parlamento europeo

delibera a maggioranza dei voti espressi e il Consiglio a maggioranza qualificata. In mancanza di

una decisione, l'atto in questione si considera non adottato.

14. I termini di tre mesi e di sei settimane di cui al presente articolo sono prorogati

rispettivamente di un mese e di due settimane, al massimo, su iniziativa del Parlamento europeo o

del Consiglio.

Disposizioni particolari

15. Quando, nei casi previsti dai trattati, un atto legislativo è soggetto alla procedura legislativa

ordinaria su iniziativa di un gruppo di Stati membri, su raccomandazione della Banca centrale

europea o su richiesta della Corte di giustizia, il paragrafo 2, il paragrafo 6, seconda frase e il

paragrafo 9 non si applicano.

In tali casi, il Parlamento europeo e il Consiglio trasmettono alla Commissione il progetto di atto

insieme alle loro posizioni in prima e seconda lettura. Il Parlamento europeo o il Consiglio possono

chiedere il parere della Commissione durante tutta la procedura, parere che la Commissione può

altresì formulare di sua iniziativa. Se lo reputa necessario, essa può anche partecipare al comitato di

conciliazione conformemente al paragrafo 11.

Articolo 295

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione procedono a reciproche consultazioni e

definiscono di comune accordo le modalità della cooperazione. A tale scopo, nel rispetto dei trattati,

possono concludere accordi interistituzionali che possono assumere carattere vincolante.

6655/1/08 REV 1 229

IT

Articolo 296

(ex articolo 253 del TCE)

Qualora i trattati non prevedano il tipo di atto da adottare, le istituzioni lo decidono di volta in volta,

nel rispetto delle procedure applicabili e del principio di proporzionalità.

Gli atti giuridici sono motivati e fanno riferimento alle proposte, iniziative, raccomandazioni,

richieste o pareri previsti dai trattati.

In presenza di un progetto di atto legislativo, il Parlamento europeo e il Consiglio si astengono

dall'adottare atti non previsti dalla procedura legislativa applicabile al settore interessato.

Articolo 297

(ex articolo 254 del TCE)

1. Gli atti legislativi adottati secondo la procedura legislativa ordinaria sono firmati dal

presidente del Parlamento europeo e dal presidente del Consiglio.

Gli atti legislativi adottati secondo una procedura legislativa speciale sono firmati dal presidente

dell'istituzione che li ha adottati.

Gli atti legislativi sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Essi entrano in

vigore alla data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla

pubblicazione.

2. Gli atti non legislativi adottati sotto forma di regolamenti, di direttive e di decisioni, quando

queste ultime non designano i destinatari, sono firmati dal presidente dell'istituzione che li ha

adottati.

I regolamenti, le direttive che sono rivolte a tutti gli Stati membri e le decisioni che non designano i

destinatari sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Essi entrano in vigore alla

data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.

Le altre direttive e le decisioni che designano i destinatari sono notificate ai destinatari e hanno

efficacia in virtù di tale notificazione.

6655/1/08 REV 1 230

IT

Articolo 298

1. Nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione si basano su

un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria, fissano disposizioni a tal fine, nel rispetto dello statuto e del regime adottati

sulla base dell'articolo 336. Articolo 299

(ex articolo 256 del TCE)

Gli atti del Consiglio, della Commissione o della Banca centrale europea che comportano, a carico

di persone che non siano gli Stati, un obbligo pecuniario costituiscono titolo esecutivo.

L'esecuzione forzata è regolata dalle norme di procedura civile vigenti nello Stato sul cui territorio

essa viene effettuata. La formula esecutiva è apposta, con la sola verificazione dell'autenticità del

titolo, dall'autorità nazionale che il governo di ciascuno degli Stati membri designerà a tal fine,

informandone la Commissione e la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Assolte tali formalità a richiesta dell'interessato, quest'ultimo può ottenere l'esecuzione forzata

richiedendola direttamente all'organo competente, secondo la legislazione nazionale.

L'esecuzione forzata può essere sospesa soltanto in virtù di una decisione della Corte. Tuttavia, il

controllo della regolarità dei provvedimenti esecutivi è di competenza delle giurisdizioni nazionali.

6655/1/08 REV 1 231

IT

CAPO 3

GLI ORGANI CONSULTIVI DELL'UNIONE

Articolo 300

1. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato

economico e sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive.

2. Il Comitato economico e sociale è composto da rappresentanti delle organizzazioni di datori

di lavoro, di lavoratori dipendenti e di altri attori rappresentativi della società civile, in particolare

nei settori socioeconomico, civico, professionale e culturale.

3. Il Comitato delle regioni è composto da rappresentanti delle collettività regionali e locali che

sono titolari di un mandato elettorale nell'ambito di una collettività regionale o locale, o

politicamente responsabili dinanzi ad un'assemblea eletta.

4. I membri del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni non sono vincolati da

alcun mandato imperativo. Essi esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell'interesse

generale dell'Unione.

5. Le regole di cui ai paragrafi 2 e 3 relative alla natura della composizione di tali comitati sono

riesaminate a intervalli regolari dal Consiglio, per tener conto dell'evoluzione economica, sociale e

demografica nell'Unione. Il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta delle decisioni a tal

fine. SEZIONE 1

IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

Articolo 301

(ex articolo 258 del TCE)

Il numero dei membri del Comitato economico e sociale non può essere superiore a

trecentocinquanta.

6655/1/08 REV 1 232

IT

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, adotta una decisione che

determina la composizione del Comitato.

Il Consiglio fissa le indennità dei membri del Comitato.

Articolo 302

(ex articolo 259 del TCE)

1. I membri del Comitato sono nominati per cinque anni. Il Consiglio adotta l'elenco dei membri

redatto conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Il mandato dei membri

del Comitato è rinnovabile.

2. Il Consiglio delibera previa consultazione della Commissione. Esso può chiedere il parere

delle organizzazioni europee rappresentative dei diversi settori economici e sociali e della società

civile interessati dall'attività dell'Unione. Articolo 303

(ex articolo 260 del TCE)

Il Comitato designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per una durata di due

anni e mezzo.

Esso stabilisce il proprio regolamento interno.

Il Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio o della

Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 304

(ex articolo 262 del TCE)

Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato nei casi previsti dai

trattati. Tali istituzioni possono consultarlo in tutti i casi in cui lo ritengano opportuno. Il Comitato,

qualora lo ritenga opportuno, può formulare un parere di propria iniziativa.

6655/1/08 REV 1 233

IT

Qualora lo reputino necessario, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione fissano al

Comitato, per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere inferiore ad un mese a

decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al presidente. Allo spirare del termine

fissato, si può non tener conto dell'assenza di parere.

Il parere del Comitato è trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione,

unitamente a un resoconto delle deliberazioni.

SEZIONE 2

IL COMITATO DELLE REGIONI

Articolo 305

(ex articolo 263, secondo, terzo e quarto comma, del TCE)

Il numero dei membri del Comitato delle regioni non può essere superiore a trecentocinquanta.

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, adotta una decisione che

determina la composizione del Comitato.

I membri del Comitato nonché un numero uguale di supplenti sono nominati per cinque anni. Il loro

mandato è rinnovabile. Il Consiglio adotta l'elenco dei membri e dei supplenti redatto

conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Alla scadenza del mandato di

cui all'articolo 300, paragrafo 3 in virtù del quale sono stati proposti, il mandato dei membri del

Comitato termina automaticamente e essi sono sostituiti per la restante durata di detto mandato

secondo la medesima procedura. I membri del Comitato non possono essere nel contempo membri

del Parlamento europeo. Articolo 306

(ex articolo 264 del TCE)

Il Comitato delle regioni designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per la

durata di due anni e mezzo.

6655/1/08 REV 1 234

IT

Esso stabilisce il proprio regolamento interno.

Il Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio o della

Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 307

(ex articolo 265 del TCE)

Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato delle regioni nei casi

previsti dai trattati e in tutti gli altri casi in cui una di tali istituzioni lo ritenga opportuno, in

particolare nei casi concernenti la cooperazione transfrontaliera.

Qualora lo reputino necessario, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione fissano al

Comitato, per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere inferiore a un mese a

decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al presidente. Allo spirare del termine

fissato, si può non tener conto dell'assenza di parere.

Quando il Comitato economico e sociale è consultato in applicazione dell'articolo 304, il

Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione informano il Comitato delle regioni di tale

domanda di parere. Il Comitato delle regioni, qualora ritenga che sono in causa interessi regionali

specifici, può formulare un parere in materia.

Il Comitato delle regioni, qualora lo ritenga utile, può formulare un parere di propria iniziativa.

Il parere del Comitato è trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione,

unitamente a un resoconto delle deliberazioni.

CAPO 4

LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

Articolo 308

(ex articolo 266 del TCE)

La Banca europea per gli investimenti è dotata di personalità giuridica.

6655/1/08 REV 1 235

IT

Sono membri della Banca europea per gli investimenti gli Stati membri.

Lo statuto della Banca europea per gli investimenti costituisce l'oggetto di un protocollo allegato ai

trattati. Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale su

richiesta della Banca europea per gli investimenti e previa consultazione del Parlamento europeo e

della Commissione, o su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento

europeo e della Banca europea per gli investimenti, può modificare detto statuto.

Articolo 309

(ex articolo 267 del TCE)

La Banca europea per gli investimenti ha il compito di contribuire, facendo appello al mercato dei

capitali ed alle proprie risorse, allo sviluppo equilibrato e senza scosse del mercato interno

nell'interesse dell'Unione. A tal fine facilita, mediante la concessione di prestiti e garanzie, senza

perseguire scopi di lucro, il finanziamento dei seguenti progetti in tutti i settori dell'economia:

a) progetti contemplanti la valorizzazione delle regioni meno sviluppate;

b) progetti contemplanti l'ammodernamento o la riconversione di imprese oppure la creazione di

nuove attività indotte dall'instaurazione o dal funzionamento del mercato interno che, per la

loro ampiezza o natura, non possono essere interamente assicurati dai vari mezzi di

finanziamento esistenti nei singoli Stati membri;

c) progetti di interesse comune per più Stati membri che, per la loro ampiezza o natura, non

possono essere completamente assicurati dai vari mezzi di finanziamento esistenti nei singoli

Stati membri.

Nello svolgimento dei suoi compiti la Banca facilita il finanziamento di programmi di investimento

congiuntamente con gli interventi dei fondi strutturali e degli altri strumenti finanziari dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 236

IT

TITOLO II

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Articolo 310

(ex articolo 268 del TCE)

1. Tutte le entrate e le spese dell'Unione devono costituire oggetto di previsioni per ciascun

esercizio finanziario ed essere iscritte nel bilancio.

Il bilancio annuale dell'Unione è stabilito dal Parlamento europeo e dal Consiglio conformemente

all'articolo 314.

Nel bilancio, entrate e spese devono risultare in pareggio.

2. Le spese iscritte nel bilancio sono autorizzate per la durata dell'esercizio finanziario annuale

in conformità del regolamento di cui all'articolo 322.

3. L'esecuzione di spese iscritte nel bilancio richiede l'adozione preliminare di un atto

giuridicamente vincolante dell'Unione che dà fondamento giuridico alla sua azione e all'esecuzione

della spesa corrispondente in conformità del regolamento di cui all'articolo 322, fatte salve le

eccezioni previste da quest'ultimo.

4. Per mantenere la disciplina di bilancio, l'Unione, prima di adottare atti che possono avere

incidenze rilevanti sul bilancio, deve assicurare che le spese derivanti da tali atti possano essere

finanziate entro i limiti delle risorse proprie dell'Unione e nel rispetto del quadro finanziario

pluriennale di cui all'articolo 312.

5. Il bilancio è eseguito in conformità del principio di sana gestione finanziaria. Gli Stati membri

e l'Unione cooperano affinché gli stanziamenti iscritti in bilancio siano utilizzati secondo tale

principio.

6. L'Unione e gli Stati membri, conformemente all'articolo 325, combattono la frode e le altre

attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 237

IT

CAPO 1

RISORSE PROPRIE DELL'UNIONE

Articolo 311

(ex articolo 269 del TCE)

L'Unione si dota dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le

sue politiche.

Il bilancio, fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie.

Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, all'unanimità e previa

consultazione del Parlamento europeo, adotta una decisione che stabilisce le disposizioni relative al

sistema delle risorse proprie dell'Unione. In tale contesto è possibile istituire nuove categorie di

risorse proprie o sopprimere una categoria esistente. Tale decisione entra in vigore solo previa

approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

Il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale,

stabilisce le misure di esecuzione del sistema delle risorse proprie dell'Unione nella misura in cui

ciò è previsto nella decisione adottata sulla base del terzo comma. Il Consiglio delibera previa

approvazione del Parlamento europeo. CAPO 2

QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE

Articolo 312

1. Il quadro finanziario pluriennale mira ad assicurare l'ordinato andamento delle spese

dell'Unione entro i limiti delle sue risorse proprie.

6655/1/08 REV 1 238

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È stabilito per un periodo di almeno cinque anni.

Il bilancio annuale dell'Unione è stabilito nel rispetto del quadro finanziario pluriennale.

2. Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, adotta un regolamento

che fissa il quadro finanziario pluriennale. Delibera all'unanimità previa approvazione del

Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono.

Il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che consente al Consiglio di

deliberare a maggioranza qualificata quando adotta il regolamento di cui al primo comma.

3. Il quadro finanziario fissa gli importi dei massimali annui degli stanziamenti per impegni per

categoria di spesa e del massimale annuo degli stanziamenti per pagamenti. Le categorie di spesa, in

numero limitato, corrispondono ai grandi settori di attività dell'Unione.

Il quadro finanziario prevede ogni altra disposizione utile per il corretto svolgimento della

procedura annuale di bilancio.

4. Qualora il regolamento del Consiglio che fissa un nuovo quadro finanziario non sia stato

adottato alla scadenza del quadro finanziario precedente, i massimali e le altre disposizioni vigenti

nell'ultimo anno coperto sono prorogati fino all'adozione di detto atto.

5. Nel corso della procedura di adozione del quadro finanziario, il Parlamento europeo, il

Consiglio e la Commissione adottano ogni misura necessaria a facilitare l'adozione stessa.

CAPO 3

BILANCIO ANNUALE DELL'UNIONE

Articolo 313

(ex articolo 272, paragrafo 1, del TCE)

o

L'esercizio finanziario ha inizio il 1 gennaio e si chiude al 31 dicembre.

6655/1/08 REV 1 239

IT

Articolo 314

(ex articolo 272, paragrafi da 2 a 10, del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale,

stabiliscono il bilancio annuale dell'Unione in conformità delle disposizioni in appresso.

1. Ciascuna istituzione, ad eccezione della Banca centrale europea, elabora‚ anteriormente

al 1° luglio‚ uno stato di previsione delle spese per l'esercizio finanziario successivo. La

Commissione raggruppa tali stati di previsione in un progetto di bilancio‚ che può comportare

previsioni divergenti.

Tale progetto comprende una previsione delle entrate e una previsione delle spese.

2. La Commissione sottopone una proposta contenente il progetto di bilancio al Parlamento

europeo e al Consiglio non oltre il 1º settembre dell'anno che precede quello dell'esecuzione del

bilancio.

La Commissione può modificare il progetto di bilancio nel corso della procedura, fino alla

convocazione del comitato di conciliazione di cui al paragrafo 5.

3. Il Consiglio adotta la sua posizione sul progetto di bilancio e la comunica al Parlamento

europeo non oltre il 1° ottobre dell'anno che precede quello dell'esecuzione del bilancio. Esso

informa esaurientemente il Parlamento europeo dei motivi che l'hanno indotto a adottare tale

posizione.

4. Se‚ entro un termine di quarantadue giorni dalla comunicazione, il Parlamento europeo:

a) approva la posizione del Consiglio, il bilancio è adottato;

b) non ha deliberato, il bilancio si considera adottato;

c) adotta, alla maggioranza dei membri che lo compongono, degli emendamenti, il progetto

emendato è trasmesso al Consiglio e alla Commissione. Il presidente del Parlamento europeo,

d'intesa con il presidente del Consiglio, convoca senza indugio il comitato di conciliazione.

Tuttavia, il comitato di conciliazione non si riunisce se, entro un termine di dieci giorni da

detta trasmissione, il Consiglio comunica al Parlamento europeo che approva tutti gli

emendamenti.

5. Il comitato di conciliazione, che riunisce i membri del Consiglio o i loro rappresentanti ed

altrettanti rappresentanti del Parlamento europeo, ha il compito di giungere, basandosi sulle

posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio, a un accordo su un progetto comune, a

maggioranza qualificata dei membri del Consiglio o dei loro rappresentanti e a maggioranza dei

rappresentanti del Parlamento europeo, entro un termine di ventuno giorni dalla convocazione.

6655/1/08 REV 1 240

IT

La Commissione partecipa ai lavori del comitato di conciliazione e prende ogni iniziativa necessaria

per favorire un ravvicinamento fra la posizione del Parlamento europeo e quella del Consiglio.

6. Se, entro il termine di ventuno giorni di cui al paragrafo 5, il comitato di conciliazione giunge

a un accordo su un progetto comune, il Parlamento europeo e il Consiglio dispongono ciascuno di

un termine di quattordici giorni a decorrere dalla data di tale accordo per approvare il progetto

comune.

7. Se, entro il termine di quattordici giorni di cui al paragrafo 6:

a) sia il Parlamento europeo sia il Consiglio approvano il progetto comune o non riescono a

deliberare, o se una delle due istituzioni approva il progetto comune mentre l'altra non riesce a

deliberare, il bilancio si considera definitivamente adottato in conformità del progetto

comune, o

b) sia il Parlamento europeo, deliberando alla maggioranza dei membri che lo compongono, sia

il Consiglio respingono il progetto comune, o se una delle due istituzioni respinge il progetto

comune mentre l'altra non riesce a deliberare, la Commissione sottopone un nuovo progetto di

bilancio, o

c) il Parlamento europeo, deliberando alla maggioranza dei membri che lo compongono,

respinge il progetto comune mentre il Consiglio lo approva, la Commissione sottopone un

nuovo progetto di bilancio, o

d) il Parlamento europeo approva il progetto comune, mentre il Consiglio lo respinge, il

Parlamento europeo può, entro quattordici giorni dalla data in cui il Consiglio lo ha respinto e

deliberando a maggioranza dei membri che lo compongono e dei tre quinti dei voti espressi,

decidere di confermare tutti gli emendamenti di cui al paragrafo 4, lettera c) o parte di essi. Se

un emendamento del Parlamento europeo non è confermato, è mantenuta la posizione

concordata in seno al comitato di conciliazione sulla linea di bilancio oggetto di tale

emendamento. Il bilancio si considera definitivamente adottato su questa base.

8. Se, entro il termine di ventuno giorni di cui al paragrafo 5, il comitato di conciliazione non

giunge a un accordo su un progetto comune, la Commissione sottopone un nuovo progetto di

bilancio.

9. Quando la procedura di cui al presente articolo è espletata, il presidente del Parlamento

europeo constata che il bilancio è definitivamente adottato.

6655/1/08 REV 1 241

IT

10. Ciascuna istituzione esercita i poteri ad essa attribuiti dal presente articolo nel rispetto dei

trattati e degli atti adottati a norma degli stessi, in particolare in materia di risorse proprie

dell'Unione e di equilibrio delle entrate e delle spese.

Articolo 315

(ex articolo 273 del TCE)

Se, all'inizio dell'esercizio finanziario, il bilancio non è stato ancora definitivamente adottato, le

spese possono essere effettuate mensilmente per capitolo, in base alle disposizioni del regolamento

stabilito in esecuzione dell'articolo 322, nel limite di un dodicesimo degli stanziamenti aperti nel

capitolo in questione del bilancio dell'esercizio precedente‚ senza poter superare il dodicesimo degli

stanziamenti previsti nello stesso capitolo del progetto di bilancio.

Il Consiglio, su proposta della Commissione, può autorizzare spese superiori al limite del

dodicesimo, sempre che siano osservate le altre condizioni di cui al primo comma, conformemente

al regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322. Esso trasmette immediatamente la decisione

al Parlamento europeo.

La decisione di cui al secondo comma prevede le misure necessarie in materia di risorse ai fini

dell'applicazione del presente articolo, conformemente agli atti di cui all'articolo 311.

Essa entra in vigore trenta giorni dopo l'adozione se, entro tale termine, il Parlamento europeo,

deliberando a maggioranza dei membri che lo compongono, non decide di ridurre dette spese.

Articolo 316

(ex articolo 271 del TCE)

Alle condizioni che saranno determinate in applicazione dell'articolo 322, i crediti, che non siano

quelli relativi alle spese di personale e che alla fine dell'esercizio finanziario siano rimasti

inutilizzati, potranno essere riportati all'esercizio successivo e limitatamente a questo.

I crediti sono specificatamente registrati in capitoli che raggruppano le spese a seconda della loro

natura o della loro destinazione e ripartiti in conformità del regolamento stabilito in esecuzione

dell'articolo 322.

6655/1/08 REV 1 242

IT

Le spese del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e del Consiglio, della Commissione e della

Corte di giustizia dell'Unione europea sono iscritte in parti separate del bilancio, senza pregiudizio

di un regime speciale per determinate spese comuni.

CAPO 4

ESECUZIONE DEL BILANCIO E SCARICO

Articolo 317

(ex articolo 274 del TCE)

La Commissione dà esecuzione al bilancio‚ in cooperazione con gli Stati membri, in base alle

disposizioni del regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322, sotto la propria responsabilità

e nei limiti dei crediti stanziati, in conformità del principio della buona gestione finanziaria. Gli

Stati membri cooperano con la Commissione per garantire che gli stanziamenti siano utilizzati

secondo i principi della buona gestione finanziaria.

Il regolamento prevede gli obblighi di controllo e di revisione contabile degli Stati membri

nell'esecuzione del bilancio e le responsabilità che ne derivano. Esso prevede inoltre le

responsabilità e le modalità particolari secondo le quali ogni istituzione partecipa all'esecuzione delle

proprie spese.

All'interno del bilancio, la Commissione può procedere, nei limiti e alle condizioni fissate dal

regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322, a trasferimenti di crediti, sia da capitolo a

capitolo, sia da suddivisione a suddivisione.

Articolo 318

(ex articolo 275 del TCE)

Ogni anno la Commissione sottopone al Parlamento europeo e al Consiglio i conti dell'esercizio

trascorso concernenti le operazioni del bilancio. Inoltre, essa comunica loro un bilancio finanziario

che espone l'attivo e il passivo dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 243

IT

La Commissione presenta inoltre al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione

delle finanze dell'Unione basata sui risultati conseguiti, in particolare rispetto alle indicazioni

impartite dal Parlamento europeo e dal Consiglio a norma dell'articolo 319.

Articolo 319

(ex articolo 276 del TCE)

1. Il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio, dà atto alla Commissione

dell'esecuzione del bilancio. A tale scopo esso esamina, successivamente al Consiglio, i conti, il

bilancio finanziario e la relazione di valutazione di cui all'articolo 318, la relazione annua della

Corte dei conti, accompagnata dalle risposte delle istituzioni controllate alle osservazioni della

Corte stessa, la dichiarazione di affidabilità di cui all'articolo 287, paragrafo 1, secondo comma,

nonché le pertinenti relazioni speciali della Corte.

2. Prima di dare atto alla Commissione, o per qualsiasi altro fine nel quadro dell'esercizio delle

attribuzioni di quest'ultima in materia di esecuzione del bilancio, il Parlamento europeo può

chiedere di ascoltare la Commissione sull'esecuzione delle spese o sul funzionamento dei sistemi di

controllo finanziario. La Commissione fornisce al Parlamento europeo, su richiesta di quest'ultimo,

tutte le informazioni necessarie.

3. La Commissione compie tutti i passi necessari per dar seguito alle osservazioni che

accompagnano le decisioni di scarico ed alle altre osservazioni del Parlamento europeo concernenti

l'esecuzione delle spese, nonché alle osservazioni annesse alle raccomandazioni di scarico adottate

dal Consiglio.

La Commissione, su richiesta del Parlamento europeo o del Consiglio, sottopone relazioni in merito

alle misure adottate sulla scorta di tali osservazioni e in particolare alle istruzioni impartite ai servizi

incaricati dell'esecuzione del bilancio. Dette relazioni sono trasmesse altresì alla Corte dei conti.

CAPO 5

DISPOSIZIONI COMUNI

Articolo 320

(ex articolo 277 del TCE)

Il quadro finanziario pluriennale e il bilancio annuale sono stabiliti in euro.

6655/1/08 REV 1 244

IT

Articolo 321

(ex articolo 278 del TCE)

La Commissione, con riserva di informare le autorità competenti degli Stati membri interessati, può

trasferire nella moneta di uno di questi Stati gli averi che essa detiene nella moneta di un altro Stato

membro, nella misura necessaria alla loro utilizzazione per gli scopi cui sono destinati dai trattati.

La Commissione evita, per quanto possibile, di procedere a tali trasferimenti quando detenga averi

disponibili o realizzabili nelle monete di cui ha bisogno.

La Commissione comunica con i singoli Stati membri per il tramite dell'autorità da essi designata.

Nell'esecuzione delle operazioni finanziarie essa ricorre alla banca di emissione dello Stato membro

interessato oppure ad altri istituti finanziari da questo ultimo autorizzati.

Articolo 322

(ex articolo 279 del TCE)

1. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione della Corte dei conti, adottano mediante regolamenti:

a) le regole finanziarie che stabiliscono in particolare le modalità relative alla formazione e

all'esecuzione del bilancio, al rendiconto e alla verifica dei conti;

b) le regole che organizzano il controllo della responsabilità degli agenti finanziari, in particolare

degli ordinatori e dei contabili.

2. Il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo e della Corte dei conti, fissa le modalità e la procedura secondo le quali le

entrate di bilancio previste dal regime delle risorse proprie dell'Unione sono messe a disposizione

della Commissione e determina le misure da applicare per far fronte eventualmente alle esigenze di

tesoreria. Articolo 323

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione vigilano sulla disponibilità dei mezzi

finanziari necessari a consentire all'Unione di rispettare gli obblighi giuridici nei confronti dei terzi.

6655/1/08 REV 1 245

IT

Articolo 324

Sono convocati regolarmente, su iniziativa della Commissione, incontri tra i presidenti del

Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione nell'ambito delle procedure di bilancio di

cui al presente titolo. I presidenti prendono tutte le misure necessarie per favorire la concertazione e il

ravvicinamento fra le posizioni delle istituzioni che presiedono, al fine di agevolare l'attuazione del

presente titolo. CAPO 6

LOTTA CONTRO LA FRODE

Articolo 325

(ex articolo 280 del TCE)

1. L'Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono

gli interessi finanziari dell'Unione stessa mediante misure adottate a norma del presente articolo,

che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri e nelle

istituzioni, organi e organismi dell'Unione.

2. Gli Stati membri adottano, per combattere contro la frode che lede gli interessi finanziari

dell'Unione, le stesse misure che adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi

finanziari.

3. Fatte salve altre disposizioni dei trattati, gli Stati membri coordinano l'azione diretta a tutelare

gli interessi finanziari dell'Unione contro la frode. A tale fine essi organizzano, assieme alla

Commissione, una stretta e regolare cooperazione tra le autorità competenti.

4. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

previa consultazione della Corte dei conti, adottano le misure necessarie nei settori della

prevenzione e lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione, al fine di pervenire a

una protezione efficace ed equivalente in tutti gli Stati membri e nelle istituzioni, organi e organismi

dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 246

IT

5. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, presenta ogni anno al Parlamento

europeo e al Consiglio una relazione sulle misure adottate ai fini dell'attuazione del presente

articolo. TITOLO III

COOPERAZIONI RAFFORZATE

Articolo 326

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le cooperazioni rafforzate rispettano i trattati e il diritto dell'Unione.

Esse non possono recare pregiudizio né al mercato interno né alla coesione economica, sociale e

territoriale. Non possono costituire un ostacolo né una discriminazione per gli scambi tra gli Stati

membri, né possono provocare distorsioni di concorrenza tra questi ultimi.

Articolo 327

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le cooperazioni rafforzate rispettano le competenze, i diritti e gli obblighi degli Stati membri che

non vi partecipano. Questi non ne ostacolano l'attuazione da parte degli Stati membri che vi

partecipano. Articolo 328

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Al momento della loro instaurazione le cooperazioni rafforzate sono aperte a tutti gli Stati

membri, fatto salvo il rispetto delle eventuali condizioni di partecipazione stabilite dalla decisione

di autorizzazione. La partecipazione alle cooperazioni rafforzate resta inoltre possibile in qualsiasi

altro momento, fatto salvo il rispetto, oltre che delle condizioni summenzionate, degli atti già

adottati in tale ambito.

6655/1/08 REV 1 247

IT

La Commissione e gli Stati membri che partecipano a una cooperazione rafforzata si adoperano per

promuovere la partecipazione del maggior numero possibile di Stati membri.

2. La Commissione e, all'occorrenza, l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza informano periodicamente il Parlamento europeo e il Consiglio in merito allo

sviluppo delle cooperazioni rafforzate. Articolo 329

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Gli Stati membri che desiderano instaurare tra loro una cooperazione rafforzata in uno dei

settori di cui ai trattati, eccetto i settori di competenza esclusiva e la politica estera e di sicurezza

comune, trasmettono una richiesta alla Commissione precisando il campo d'applicazione e gli

obiettivi perseguiti dalla cooperazione rafforzata prevista. La Commissione può presentare al

Consiglio una proposta al riguardo. Qualora non presenti una proposta, la Commissione informa gli

Stati membri interessati delle ragioni di tale decisione.

L'autorizzazione a procedere a una cooperazione rafforzata di cui al primo comma è concessa dal

Consiglio, su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.

2. La richiesta degli Stati membri che desiderano instaurare tra loro una cooperazione rafforzata

nel quadro della politica estera e di sicurezza comune è presentata al Consiglio. Essa è trasmessa

all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che esprime un

parere sulla coerenza della cooperazione rafforzata prevista con la politica estera e di sicurezza

comune dell'Unione, e alla Commissione, che esprime un parere, in particolare, sulla coerenza della

cooperazione rafforzata prevista con le altre politiche dell'Unione. Essa è inoltre trasmessa per

conoscenza al Parlamento europeo.

L'autorizzazione a procedere a una cooperazione rafforzata è concessa con una decisione del

Consiglio, che delibera all'unanimità.

6655/1/08 REV 1 248

IT

Articolo 330

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Tutti i membri del Consiglio possono partecipare alle sue deliberazioni, ma solo i membri del

Consiglio che rappresentano gli Stati membri partecipanti ad una cooperazione rafforzata prendono

parte al voto.

L'unanimità è costituita unicamente dai voti dei rappresentanti degli Stati membri partecipanti.

Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3.

Articolo 331

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione rafforzata in corso in uno dei

settori di cui all'articolo 329, paragrafo 1 notifica tale intenzione al Consiglio e alla Commissione.

La Commissione, entro un termine di quattro mesi dalla data di ricezione della notifica, conferma la

partecipazione dello Stato membro in questione. Essa constata, se del caso, che le condizioni di

partecipazione sono soddisfatte e adotta le misure transitorie necessarie per l'applicazione degli atti

già adottati nel quadro della cooperazione rafforzata.

Tuttavia, se la Commissione ritiene che le condizioni di partecipazione non siano soddisfatte, indica

le disposizioni da adottare per soddisfarle e fissa un termine per il riesame della richiesta. Alla

scadenza di tale termine, essa riesamina la richiesta in conformità della procedura di cui al secondo

comma. Se la Commissione ritiene che le condizioni di partecipazione continuino a non essere

soddisfatte, lo Stato membro in questione può sottoporre la questione al Consiglio, che si pronuncia

sulla richiesta. Il Consiglio delibera conformemente all'articolo 330. Può inoltre adottare, su

proposta della Commissione, le misure transitorie di cui al secondo comma.

2. Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione rafforzata in corso nel quadro

della politica estera e di sicurezza comune notifica tale intenzione al Consiglio, all'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e alla Commissione.

6655/1/08 REV 1 249

IT

Il Consiglio conferma la partecipazione dello Stato membro in causa previa consultazione dell'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dopo aver constatato, se

del caso, che le condizioni di partecipazione sono soddisfatte. Il Consiglio, su proposta dell'alto

rappresentante, può inoltre adottare le misure transitorie necessarie per l'applicazione degli atti già

adottati nel quadro della cooperazione rafforzata. Tuttavia, se il Consiglio ritiene che le condizioni

di partecipazione non siano soddisfatte, indica le disposizioni da adottare per soddisfarle e fissa un

termine per il riesame della richiesta di partecipazione.

Ai fini del presente paragrafo, il Consiglio delibera all'unanimità e conformemente all'articolo 330.

Articolo 332

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le spese derivanti dall'attuazione di una cooperazione rafforzata, diverse dalle spese amministrative

che devono sostenere le istituzioni, sono a carico degli Stati membri partecipanti, salvo che il

Consiglio, deliberando all'unanimità dei membri previa consultazione del Parlamento europeo, non

disponga altrimenti. Articolo 333

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Qualora una disposizione dei trattati che può essere applicata nel quadro di una cooperazione

rafforzata preveda che il Consiglio deliberi all'unanimità, il Consiglio, deliberando all'unanimità

conformemente alle modalità di cui all'articolo 330, può adottare una decisione che prevede che

delibererà a maggioranza qualificata.

2. Qualora una disposizione dei trattati che può essere applicata nel quadro di una cooperazione

rafforzata preveda che il Consiglio adotti atti secondo una procedura legislativa speciale, il

Consiglio, deliberando all'unanimità conformemente alle modalità di cui all'articolo 330, può

adottare una decisione che prevede che delibererà secondo la procedura legislativa ordinaria. Il

Consiglio delibera previa consultazione del Parlamento europeo.

3. I paragrafi 1 e 2 non si applicano alle decisioni che hanno implicazioni militari o che rientrano

nel settore della difesa.

6655/1/08 REV 1 250

IT

Articolo 334

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Il Consiglio e la Commissione assicurano la coerenza delle azioni intraprese nel quadro di una

cooperazione rafforzata e la coerenza di dette azioni con le politiche dell'Unione, e cooperano a tale

scopo. PARTE SETTIMA

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 335

(ex articolo 282 del TCE)

In ciascuno degli Stati membri, l'Unione ha la più ampia capacità giuridica riconosciuta alle persone

giuridiche dalle legislazioni nazionali; essa può in particolare acquistare o alienare beni immobili e

mobili e stare in giudizio. A tale fine, essa è rappresentata dalla Commissione. Tuttavia, l'Unione è

rappresentata da ciascuna delle istituzioni, in base alla loro autonomia amministrativa, per le

questioni connesse al funzionamento della rispettiva istituzione.

Articolo 336

(ex articolo 283 del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle altre istituzioni interessate, stabiliscono lo statuto

dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione.

Articolo 337

(ex articolo 284 del TCE)

Per l'esecuzione dei compiti affidatile, la Commissione può raccogliere tutte le informazioni e

procedere a tutte le necessarie verifiche, nei limiti e alle condizioni fissate dal Consiglio, che

delibera a maggioranza semplice, conformemente alle disposizioni dei trattati.

6655/1/08 REV 1 251

IT

Articolo 338

(ex articolo 285 del TCE)

1. Fatto salvo l'articolo 5 del protocollo dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e

della Banca centrale europea, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la

procedura legislativa ordinaria, adottano misure per l'elaborazione di statistiche laddove necessario

per lo svolgimento delle attività dell'Unione.

2. L'elaborazione delle statistiche dell'Unione presenta i caratteri dell'imparzialità,

dell'affidabilità, dell'obiettività, dell'indipendenza scientifica, dell'efficienza economica e della

riservatezza statistica; essa non comporta oneri eccessivi per gli operatori economici.

Articolo 339

(ex articolo 287 del TCE)

I membri delle istituzioni dell'Unione, i membri dei comitati e parimenti i funzionari e agenti

dell'Unione sono tenuti, anche dopo la cessazione dalle loro funzioni, a non divulgare le

informazioni che per loro natura siano protette dal segreto professionale e in particolare quelle

relative alle imprese e riguardanti i loro rapporti commerciali ovvero gli elementi dei loro costi.

Articolo 340

(ex articolo 288 del TCE)

La responsabilità contrattuale dell'Unione è regolata dalla legge applicabile al contratto in causa.

In materia di responsabilità extracontrattuale, l'Unione deve risarcire, conformemente ai principi

generali comuni ai diritti degli Stati membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti

nell'esercizio delle loro funzioni.

In deroga al secondo comma, la Banca centrale europea deve risarcire, conformemente ai principi

generali comuni al diritto degli Stati membri, i danni cagionati da essa stessa o dai suoi agenti

nell'esercizio delle loro funzioni.

6655/1/08 REV 1 252

IT

La responsabilità personale degli agenti nei confronti dell'Unione è regolata dalle disposizioni che

stabiliscono il loro statuto o il regime loro applicabile.

Articolo 341

(ex articolo 289 del TCE)

La sede delle istituzioni dell'Unione è fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri.

Articolo 342

(ex articolo 290 del TCE)

Il regime linguistico delle istituzioni dell'Unione è fissato, senza pregiudizio delle disposizioni

previste dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, dal Consiglio, che delibera

all'unanimità mediante regolamenti. Articolo 343

(ex articolo 291 del TCE)

L'Unione gode, sul territorio degli Stati membri, delle immunità e dei privilegi necessari

all'assolvimento dei suoi compiti, alle condizioni definite dal protocollo dell'8 aprile 1965 sui

privilegi e sulle immunità dell'Unione europea. Lo stesso vale per la Banca centrale europea e per la

Banca europea per gli investimenti. Articolo 344

(ex articolo 292 del TCE)

Gli Stati membri si impegnano a non sottoporre una controversia relativa all'interpretazione o

all'applicazione dei trattati a un modo di composizione diverso da quelli previsti dal trattato stesso.

6655/1/08 REV 1 253

IT

Articolo 345

(ex articolo 295 del TCE)

I trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

Articolo 346

(ex articolo 296 del TCE)

1. Le disposizioni dei trattati non ostano alle norme seguenti:

a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso

considerata contraria agli interessi essenziali della propria sicurezza;

b) ogni Stato membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi

essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi,

munizioni e materiale bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel

mercato interno per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente

militari.

2. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può apportare

modificazioni all'elenco, stabilito il 15 aprile 1958, dei prodotti cui si applicano le disposizioni del

paragrafo 1, lettera b). Articolo 347

(ex articolo 297 del TCE)

Gli Stati membri si consultano al fine di prendere di comune accordo le disposizioni necessarie ad

evitare che il funzionamento del mercato interno abbia a risentire delle misure che uno Stato

membro può essere indotto a prendere nell'eventualità di gravi agitazioni interne che turbino

l'ordine pubblico, in caso di guerra o di grave tensione internazionale che costituisca una minaccia

di guerra ovvero per far fronte agli impegni da esso assunti ai fini del mantenimento della pace e

della sicurezza internazionale.

6655/1/08 REV 1 254

IT

Articolo 348

(ex articolo 298 del TCE)

Quando delle misure adottate nei casi contemplati dagli articoli 346 e 347 abbiano per effetto di

alterare le condizioni di concorrenza nel mercato interno, la Commissione esamina con lo Stato

interessato le condizioni alle quali tali misure possono essere rese conformi alle norme sancite dai

trattati.

In deroga alla procedura di cui agli articoli 258 e 259, la Commissione o qualsiasi Stato membro

può ricorrere direttamente alla Corte di giustizia, ove ritenga che un altro Stato membro faccia un

uso abusivo dei poteri contemplati dagli articoli 346 e 347. La Corte di giustizia giudica a porte

chiuse. Articolo 349

(ex articolo 299, paragrafo 2, secondo, terzo e quarto comma, del TCE)

Tenuto conto della situazione socioeconomica strutturale della Guadalupa, della Guyana francese,

della Martinica, della Riunione, di Saint Barthélemy, di Saint Martin, delle Azzorre, di Madera e

delle isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza, dall'insularità, dalla superficie ridotta,

dalla topografia e dal clima difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui

persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo, il Consiglio, su proposta della

Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta misure specifiche volte, in

particolare, a stabilire le condizioni di applicazione dei trattati a tali regioni, ivi comprese politiche

comuni. Allorché adotta le misure specifiche in questione secondo una procedura legislativa

speciale, il Consiglio delibera altresì su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo.

Le misure di cui al primo comma riguardano in particolare politiche doganali e commerciali,

politica fiscale, zone franche, politiche in materia di agricoltura e di pesca, condizioni di fornitura

delle materie prime e di beni di consumo primari, aiuti di Stato e condizioni di accesso ai fondi

strutturali e ai programmi orizzontali dell'Unione.

Il Consiglio adotta le misure di cui al primo comma tenendo conto delle caratteristiche e dei vincoli

specifici delle regioni ultraperiferiche senza compromettere l'integrità e la coerenza

dell'ordinamento giuridico dell'Unione, ivi compresi il mercato interno e le politiche comuni.

6655/1/08 REV 1 255

IT

Articolo 350

(ex articolo 306 del TCE)

Le disposizioni dei trattati non ostano all'esistenza e al perfezionamento delle unioni regionali tra il

Belgio e il Lussemburgo, come pure tra il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, nella misura in

cui gli obiettivi di tali unioni regionali non sono raggiunti in applicazione dei trattati.

Articolo 351

(ex articolo 307 del TCE)

Le disposizioni dei trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni

o

concluse, anteriormente al 1 gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, anteriormente alla data della

loro adesione, tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall'altra.

Nella misura in cui tali convenzioni sono incompatibili coi trattati, lo Stato o gli Stati membri

interessati ricorrono a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità constatate. Ove occorra, gli

Stati membri si forniranno reciproca assistenza per raggiungere tale scopo, assumendo

eventualmente una comune linea di condotta.

Nell'applicazione delle convenzioni di cui al primo comma, gli Stati membri tengono conto del fatto

che i vantaggi consentiti nei trattati da ciascuno degli Stati membri costituiscono parte integrante

dell'instaurazione dell'Unione e sono, per ciò stesso, indissolubilmente connessi alla creazione di

istituzioni comuni, all'attribuzione di competenze a favore di queste ultime e alla concessione degli

stessi vantaggi da parte di tutti gli altri Stati membri.

Articolo 352

(ex articolo 308 del TCE)

1. Se un'azione dell'Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai trattati, per

realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di

azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e

previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate. Allorché adotta le

disposizioni in questione secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio delibera altresì

all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.

6655/1/08 REV 1 256

IT

2. La Commissione, nel quadro della procedura di controllo del principio di sussidiarietà di cui

all'articolo 5, paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, richiama l'attenzione dei parlamenti

nazionali sulle proposte fondate sul presente articolo.

3. Le misure fondate sul presente articolo non possono comportare un'armonizzazione delle

disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nei casi in cui i trattati la escludono.

4. Il presente articolo non può servire di base per il conseguimento di obiettivi riguardanti la

politica estera e di sicurezza comune e qualsiasi atto adottato a norma del presente articolo rispetta i

limiti previsti nell'articolo 40, secondo comma, del trattato sull'Unione europea.

Articolo 353

L'articolo 48, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea non si applica agli articoli seguenti:

− articolo 311, terzo e quarto comma,

− articolo 312, paragrafo 2, primo comma

− articolo 352 e

− articolo 354. Articolo 354

(ex articolo 309 del TCE)

Ai fini dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea relativo alla sospensione di taluni diritti

derivanti dall'appartenenza all'Unione, il membro del Consiglio europeo o del Consiglio che

rappresenta lo Stato membro in questione non partecipa al voto e nel calcolo del terzo o dei quattro

quinti degli Stati membri di cui ai paragrafi 1 e 2 di detto articolo non si tiene conto dello Stato

membro in questione. L'astensione di membri presenti o rappresentati non osta all'adozione delle

decisioni di cui al paragrafo 2 di detto articolo.

Per l'adozione delle decisioni di cui all'articolo 7, paragrafi 3 e 4 del trattato sull'Unione europea,

per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3,

lettera b) del presente trattato.

6655/1/08 REV 1 257

IT

Qualora, a seguito di una decisione di sospensione dei diritti di voto adottata a norma dell'articolo 7,

paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, il Consiglio deliberi a maggioranza qualificata sulla

base di una delle disposizioni dei trattati, per maggioranza qualificata s'intende quella definita

conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del presente trattato o, qualora il Consiglio

agisca su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza, quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a).

Ai fini dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea, il Parlamento europeo delibera alla

maggioranza dei due terzi dei voti espressi, che rappresenta la maggioranza dei membri che lo

compongono. Articolo 355

(ex articolo 299, paragrafo 2, primo comma

e paragrafi da 3 a 6, del TCE)

Oltre alle disposizioni dell'articolo 52 del trattato sull'Unione europea relativo al campo di

applicazione territoriale dei trattati, si applicano le disposizioni seguenti:

1. Le disposizioni dei trattati si applicano alla Guadalupa, alla Guyana francese, alla Martinica,

alla Riunione, a Saint Barthélemy, a Saint Martin, alle Azzorre, a Madera e alle isole Canarie,

conformemente all'articolo 349.

2. I paesi e i territori d'oltremare, il cui elenco figura nell'allegato II, costituiscono l'oggetto dello

speciale regime di associazione definito nella quarta parte.

I trattati non si applicano ai paesi e territori d'oltremare che mantengono relazioni particolari con il

Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord non menzionati nell'elenco precitato.

3. Le disposizioni dei trattati si applicano ai territori europei di cui uno Stato membro assume la

rappresentanza nei rapporti con l'estero.

4. Le disposizioni dei trattati si applicano alle isole Åland conformemente alle disposizioni

contenute nel protocollo n. 2 dell'atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica

d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia.

6655/1/08 REV 1 258

IT

5. In deroga all'articolo 52 del trattato sull'Unione europea e ai paragrafi da 1 a 4 del presente

articolo:

a) i trattati non si applicano alle Faeröer;

b) i trattati non si applicano alle zone di sovranità del Regno Unito di Akrotiri e Dhekelia a

Cipro, tranne per quanto necessario ad assicurare l'attuazione del regime definito nel

protocollo relativo alle zone di sovranità del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

a Cipro, allegato all'atto relativo alle condizioni di adesione all'Unione europea della

Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di

Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di

Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca

e secondo i termini di detto protocollo;

c) le disposizioni dei trattati sono applicabili alle isole Normanne ed all'isola di Man soltanto

nella misura necessaria per assicurare l'applicazione del regime previsto per tali isole dal

trattato relativo all'adesione di nuovi Stati membri alla Comunità economica europea e alla

Comunità europea dell'energia atomica, firmato il 22 gennaio 1972.

6. Il Consiglio europeo, su iniziativa dello Stato membro interessato, può adottare una decisione

che modifica lo status, nei confronti dell'Unione, di un paese o territorio danese, francese o olandese

di cui ai paragrafi 1 e 2. Il Consiglio europeo delibera all'unanimità previa consultazione della

Commissione. Articolo 356

(ex articolo 312 del TCE)

Il presente trattato è concluso per una durata illimitata.

Articolo 357

(ex articolo 313 del TCE)

Il presente trattato sarà ratificato dalle Alte parti contraenti conformemente alle loro norme

costituzionali rispettive. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il governo della

Repubblica italiana.

6655/1/08 REV 1 259

IT

Il presente trattato entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello

strumento di ratifica da parte dello Stato firmatario che procederà per ultimo a tale formalità.

Tuttavia, qualora tale deposito avvenisse meno di quindici giorni prima dell'inizio del mese

seguente, l'entrata in vigore del trattato sarà rinviata al primo giorno del secondo mese successivo

alla data del deposito stesso. Articolo 358

Le disposizioni dell'articolo 55 del trattato sull'Unione europea si applicano al presente trattato.

IN FEDE DI CHE, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente

trattato.

Fatto a Roma, il venticinque marzo millenovecentocinquantasette.

(elenco dei firmatari non riprodotto)

6655/1/08 REV 1 260

IT

PROTOCOLLI

6655/1/08 REV 1 261

IT

PROTOCOLLO (n. 1)

RUOLO DEI PARLAMENTI NAZIONALI NELL'UNIONE EUROPEA

SUL

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RICORDANDO che il modo in cui i parlamenti nazionali effettuano il controllo sui rispettivi

governi relativamente alle attività dell'Unione europea è una questione disciplinata dall'ordinamento

e dalla prassi costituzionali propri di ciascuno Stato membro;

DESIDEROSE di incoraggiare una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali alle attività

dell'Unione europea e di potenziarne la capacità di esprimere i loro pareri su progetti di atti

legislativi dell'Unione europea e su altri problemi che rivestano per loro un particolare interesse,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: TITOLO I

COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONI AI PARLAMENTI NAZIONALI

Articolo 1

I documenti di consultazione redatti dalla Commissione (libri verdi, libri bianchi e comunicazioni)

sono inviati direttamente dalla Commissione ai parlamenti nazionali all'atto della pubblicazione. La

Commissione trasmette inoltre ai parlamenti nazionali il programma legislativo annuale e gli altri

strumenti di programmazione legislativa o di strategia politica nello stesso momento in cui li

trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio.

6655/1/08 REV 1 262

IT

Articolo 2

I progetti di atti legislativi indirizzati al Parlamento europeo e al Consiglio sono trasmessi ai

parlamenti nazionali.

Ai fini del presente protocollo, per "progetto di atto legislativo" si intende la proposta della

Commissione, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri, l'iniziativa del Parlamento europeo, la

richiesta della Corte di giustizia, la raccomandazione della Banca centrale europea e la richiesta

della Banca europea per gli investimenti, intese all'adozione di un atto legislativo.

I progetti di atti legislativi presentati dalla Commissione sono trasmessi ai parlamenti nazionali

direttamente dalla Commissione, nello stesso momento in cui sono trasmessi al Parlamento europeo

e al Consiglio.

I progetti di atti legislativi presentati dal Parlamento europeo sono trasmessi ai parlamenti nazionali

direttamente dal Parlamento europeo.

I progetti di atti legislativi presentati da un gruppo di Stati membri, dalla Corte di giustizia, dalla

Banca centrale europea o dalla Banca europea per gli investimenti sono trasmessi ai parlamenti

nazionali dal Consiglio. Articolo 3

I parlamenti nazionali possono inviare ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della

Commissione un parere motivato in merito alla conformità di un progetto di atto legislativo al

principio di sussidiarietà, secondo la procedura prevista dal protocollo sull'applicazione dei principi

di sussidiarietà e di proporzionalità.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato da un gruppo di Stati membri, il presidente del

Consiglio trasmette il parere o i pareri motivati ai governi di tali Stati membri.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato dalla Corte di giustizia, dalla Banca centrale

europea o dalla Banca europea per gli investimenti, il presidente del Consiglio trasmette il parere o i

pareri motivati all'istituzione o organo interessato.

6655/1/08 REV 1 263

IT

Articolo 4

Un periodo di otto settimane intercorre tra la data in cui si mette a disposizione dei parlamenti

nazionali, nelle lingue ufficiali dell'Unione, un progetto di atto legislativo e la data in cui questo è

iscritto all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio ai fini della sua adozione o dell'adozione di

una posizione nel quadro di una procedura legislativa. In caso di urgenza sono ammesse eccezioni

le cui motivazioni sono riportate nell'atto o nella posizione del Consiglio. Salvo in casi urgenti

debitamente motivati, nel corso di queste otto settimane non può essere constatato alcun accordo

riguardante il progetto di atto legislativo. Salvo nei casi urgenti debitamente motivati, tra l'iscrizione

di un progetto di atto legislativo all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio e l'adozione di una

posizione devono trascorrere dieci giorni. Articolo 5

Gli ordini del giorno e i risultati delle sessioni del Consiglio, compresi i processi verbali delle

sessioni nelle quali il Consiglio delibera su progetti di atti legislativi, sono trasmessi direttamente ai

parlamenti nazionali nello stesso momento in cui sono comunicati ai governi degli Stati membri.

Articolo 6

Qualora il Consiglio europeo intenda ricorrere all'articolo 48, paragrafo 7, primo o secondo comma,

del trattato sull'Unione europea, i parlamenti nazionali sono informati dell'iniziativa del Consiglio

europeo almeno sei mesi prima che sia adottata una decisione.

Articolo 7

La Corte dei conti trasmette a titolo informativo la relazione annuale ai parlamenti nazionali nello

stesso momento in cui la trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio.

6655/1/08 REV 1 264

IT

Articolo 8

Quando il sistema parlamentare nazionale non è monocamerale, gli articoli da 1 a 7 si applicano alle

camere che lo compongono. TITOLO II

COOPERAZIONE INTERPARLAMENTARE

Articolo 9

Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali definiscono insieme l'organizzazione e la

promozione di una cooperazione interparlamentare efficace e regolare in seno all'Unione.

Articolo 10

Una conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli affari dell'Unione può sottoporre

all'attenzione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione i contributi che ritiene

utili. La conferenza promuove inoltre lo scambio di informazioni e buone prassi tra i parlamenti

nazionali e il Parlamento europeo, e tra le loro commissioni specializzate. Può altresì organizzare

conferenze interparlamentari su temi specifici, in particolare per discutere su argomenti che

rientrano nella politica estera e di sicurezza comune, compresa la politica di sicurezza e di difesa

comune. I contributi della conferenza non vincolano i parlamenti nazionali e non pregiudicano la

loro posizione.

6655/1/08 REV 1 265

IT

PROTOCOLLO (n. 2)

DEI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ

SULL'APPLICAZIONE

E DI PROPORZIONALITÀ

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di garantire che le decisioni siano prese il più possibile vicino ai cittadini

dell'Unione;

DETERMINATE a fissare le condizioni dell'applicazione dei principi di sussidiarietà e

proporzionalità sanciti nell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea e ad istituire un sistema di

controllo dell'applicazione di detti principi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Ciascuna istituzione vigila in modo continuo sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di

proporzionalità definiti nell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea.

Articolo 2

Prima di proporre un atto legislativo, la Commissione effettua ampie consultazioni. Tali

consultazioni devono tener conto, se del caso, della dimensione regionale e locale delle azioni

previste. Nei casi di straordinaria urgenza, la Commissione non procede a dette consultazioni. Essa

motiva la decisione nella proposta.

6655/1/08 REV 1 266

IT

Articolo 3

Ai fini del presente protocollo, per "progetto di atto legislativo" si intende la proposta della

Commissione, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri, l'iniziativa del Parlamento europeo, la

richiesta della Corte di giustizia, la raccomandazione della Banca centrale europea e la richiesta

della Banca europea per gli investimenti, intese all'adozione di un atto legislativo.

Articolo 4

La Commissione trasmette i progetti di atti legislativi e i progetti modificati ai parlamenti nazionali

nello stesso momento in cui li trasmette al legislatore dell'Unione.

Il Parlamento europeo trasmette i suoi progetti di atti legislativi e i progetti modificati ai parlamenti

nazionali.

Il Consiglio trasmette i progetti di atti legislativi presentati da un gruppo di Stati membri, dalla

Corte di giustizia, dalla Banca centrale europea o dalla Banca europea per gli investimenti, e i

progetti modificati, ai parlamenti nazionali.

Non appena adottate, le risoluzioni legislative del Parlamento europeo e le posizioni del Consiglio

sono da loro trasmesse ai parlamenti nazionali.

Articolo 5

I progetti di atti legislativi sono motivati con riguardo ai principi di sussidiarietà e di

proporzionalità. Ogni progetto di atto legislativo dovrebbe essere accompagnato da una scheda

contenente elementi circostanziati che consentano di valutare il rispetto dei principi di sussidiarietà

e di proporzionalità. Tale scheda dovrebbe fornire elementi che consentano di valutarne l'impatto

finanziario e le conseguenze, quando si tratta di una direttiva, sulla regolamentazione che sarà

attuata dagli Stati membri, ivi compresa, se del caso, la legislazione regionale. Le ragioni che hanno

portato a concludere che un obiettivo dell'Unione può essere conseguito meglio a livello di

quest'ultima sono confortate da indicatori qualitativi e, ove possibile, quantitativi. I progetti di atti

legislativi tengono conto della necessità che gli oneri, siano essi finanziari o amministrativi, che

ricadono sull'Unione, sui governi nazionali, sugli enti regionali o locali, sugli operatori economici e

sui cittadini siano il meno gravosi possibile e commisurati all'obiettivo da conseguire.

6655/1/08 REV 1 267

IT

Articolo 6

Ciascuno dei parlamenti nazionali o ciascuna camera di uno di questi parlamenti può, entro un

termine di otto settimane a decorrere dalla data di trasmissione di un progetto di atto legislativo

nelle lingue ufficiali dell'Unione, inviare ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della

Commissione un parere motivato che espone le ragioni per le quali ritiene che il progetto in causa

non sia conforme al principio di sussidiarietà. Spetta a ciascun parlamento nazionale o a ciascuna

camera dei parlamenti nazionali consultare all'occorrenza i parlamenti regionali con poteri

legislativi.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato da un gruppo di Stati membri, il presidente del

Consiglio trasmette il parere ai governi di tali Stati membri.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato dalla Corte di giustizia, dalla Banca centrale

europea o dalla Banca europea per gli investimenti, il presidente del Consiglio trasmette il parere

all'istituzione o organo interessato. Articolo 7

1. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione e, se del caso, il gruppo di Stati

membri, la Corte di giustizia, la Banca centrale europea o la Banca europea per gli investimenti, ove

il progetto di atto legislativo sia stato presentato da essi, tengono conto dei pareri motivati trasmessi

dai parlamenti nazionali o da ciascuna camera di uno di tali parlamenti.

Ciascun parlamento nazionale dispone di due voti, ripartiti in funzione del sistema parlamentare

nazionale. In un sistema parlamentare nazionale bicamerale, ciascuna delle due camere dispone di

un voto.

2. Qualora i pareri motivati sul mancato rispetto del principio di sussidiarietà da parte di un

progetto di atto legislativo rappresentino almeno un terzo dell'insieme dei voti attribuiti ai

parlamenti nazionali conformemente al paragrafo 1, secondo comma, il progetto deve essere

riesaminato. Tale soglia è pari a un quarto qualora si tratti di un progetto di atto legislativo

presentato sulla base dell'articolo 76 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardante

lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Al termine di tale riesame, la Commissione o, se del caso, il gruppo di Stati membri, il Parlamento

europeo, la Corte di giustizia, la Banca centrale europea o la Banca europea per gli investimenti, se

il progetto di atto legislativo è stato presentato da essi, può decidere di mantenere il progetto, di

modificarlo o di ritirarlo. Tale decisione deve essere motivata.

6655/1/08 REV 1 268

IT

3. Inoltre, secondo la procedura legislativa ordinaria, qualora i pareri motivati sul mancato

rispetto del principio di sussidiarietà da parte di una proposta di atto legislativo rappresentino

almeno la maggioranza semplice dei voti attribuiti ai parlamenti nazionali conformemente al

paragrafo 1, secondo comma, la proposta è riesaminata. Al termine di tale riesame, la Commissione

può decidere di mantenere la proposta, di modificarla o di ritirarla.

Qualora scelga di mantenerla, la Commissione spiega, in un parere motivato, perché ritiene la

proposta conforme al principio di sussidiarietà. Tale parere motivato e i pareri motivati dei

parlamenti nazionali sono sottoposti al legislatore dell'Unione affinché ne tenga conto nella

procedura:

a) prima della conclusione della prima lettura, il legislatore (Parlamento europeo e Consiglio)

esamina la compatibilità della proposta legislativa con il principio di sussidiarietà, tenendo

particolarmente conto delle ragioni espresse e condivise dalla maggioranza dei parlamenti

nazionali, nonché del parere motivato della Commissione;

b) se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei voti espressi in sede

di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia compatibile con il

principio di sussidiarietà, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore esame.

Articolo 8

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a pronunciarsi sui ricorsi per violazione,

mediante un atto legislativo, del principio di sussidiarietà proposti secondo le modalità previste

all'articolo 263 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea da uno Stato membro, o

trasmessi da quest'ultimo in conformità con il rispettivo ordinamento giuridico interno a nome del

suo parlamento nazionale o di una camera di detto parlamento nazionale.

In conformità alle modalità previste dallo stesso articolo, tali ricorsi possono essere proposti anche

dal Comitato delle regioni avverso atti legislativi per l'adozione dei quali il trattato sul

funzionamento dell'Unione europea richiede la sua consultazione.

Articolo 9

La Commissione presenta al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Consiglio e ai parlamenti

nazionali una relazione annuale circa l'applicazione dell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea.

La relazione annuale deve anche essere inviata al Comitato economico e sociale e al Comitato delle

regioni.

6655/1/08 REV 1 269

IT

PROTOCOLLO (n. 3)

STATUTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA

SULLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO definire lo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea previsto

all'articolo 281 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: Articolo 1

La Corte di giustizia dell'Unione europea è costituita ed esercita le proprie funzioni conformemente

alle disposizioni dei trattati, del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica

(trattato CEEA) e del presente statuto. TITOLO I

STATUTO DEI GIUDICI E DEGLI AVVOCATI GENERALI

Articolo 2

Ogni giudice, prima di assumere le proprie funzioni, deve, davanti alla Corte di giustizia riunita in

seduta pubblica, prestare giuramento di esercitare tali funzioni in piena imparzialità e secondo

coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

6655/1/08 REV 1 270

IT

Articolo 3

I giudici godono dell'immunità di giurisdizione. Per quanto concerne gli atti da loro compiuti in

veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti, essi continuano a godere dell'immunità dopo

la cessazione dalle funzioni.

La Corte di giustizia, riunita in seduta plenaria, può togliere l'immunità. Quando la decisione

riguarda un membro del Tribunale o di un tribunale specializzato, la Corte decide previa

consultazione del tribunale di cui trattasi.

Qualora, tolta l'immunità, venga promossa un'azione penale contro un giudice, questi può essere

giudicato, in ciascuno degli Stati membri, soltanto dall'organo competente a giudicare i magistrati

appartenenti alla più alta giurisdizione nazionale.

Gli articoli da 11 a 14 e l'articolo 17 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione

europea sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, al cancelliere e ai relatori aggiunti della

Corte di giustizia dell'Unione europea, senza pregiudizio delle disposizioni relative all'immunità di

giurisdizione dei giudici che figurano nei commi precedenti.

Articolo 4

I giudici non possono esercitare alcuna funzione politica o amministrativa.

Essi non possono, salvo deroga concessa a titolo eccezionale dal Consiglio, che delibera a

maggioranza semplice, esercitare alcuna attività professionale rimunerata o meno.

Al momento del loro insediamento, essi assumono l'impegno solenne di rispettare, per la durata

delle loro funzioni e dopo la cessazione da queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, in

particolare i doveri di onestà e di discrezione per quanto riguarda l'accettare, dopo tale cessazione,

determinate funzioni o vantaggi.

In caso di dubbio, la Corte di giustizia decide. Quando la decisione riguarda un membro del

Tribunale o di un tribunale specializzato, la Corte decide previa consultazione del tribunale di cui

trattasi.

6655/1/08 REV 1 271

IT

Articolo 5

A parte i rinnovi regolari e i decessi, le funzioni di giudice cessano individualmente per dimissioni.

In caso di dimissioni di un giudice, la lettera di dimissioni è indirizzata al presidente della Corte di

giustizia per essere trasmessa al presidente del Consiglio. Quest'ultima notificazione importa

vacanza di seggio.

Salvo i casi in cui si applica l'articolo 6, ogni giudice rimane in carica fino a quando il suo

successore non assuma le proprie funzioni. Articolo 6

I giudici possono essere rimossi dalle loro funzioni oppure essere dichiarati decaduti dal loro diritto

a pensione o da altri vantaggi sostitutivi soltanto qualora, a giudizio unanime dei giudici e degli

avvocati generali della Corte di giustizia, non siano più in possesso dei requisiti previsti ovvero non

soddisfino più agli obblighi derivanti dalla loro carica. L'interessato non prende parte a tali

deliberazioni. Quando l'interessato è un membro del Tribunale o di un tribunale specializzato, la

Corte decide previa consultazione del tribunale di cui trattasi.

Il cancelliere comunica la decisione della Corte ai presidenti del Parlamento europeo e della

Commissione e la notifica al presidente del Consiglio.

Quest'ultima notificazione, in caso di decisione che rimuove un giudice dalle sue funzioni, importa

vacanza di seggio. Articolo 7

I giudici le cui funzioni cessano prima dello scadere del loro mandato sono sostituiti per la restante

durata del mandato stesso. Articolo 8

Le disposizioni degli articoli da 2 a 7 sono applicabili agli avvocati generali.

6655/1/08 REV 1 272

IT

TITOLO II

ORGANIZZAZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

Articolo 9

Il rinnovo parziale dei giudici, che ha luogo ogni tre anni, riguarda alternatamente quattordici e

tredici giudici.

Il rinnovo parziale degli avvocati generali, che ha luogo ogni tre anni, riguarda ogni volta quattro

avvocati generali. Articolo 10

Il cancelliere presta giuramento davanti alla Corte di giustizia di esercitare le proprie funzioni in

piena imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

Articolo 11

La Corte di giustizia predispone la sostituzione del cancelliere in caso di impedimento di questi.

Articolo 12

Funzionari e altri agenti sono addetti alla Corte di giustizia allo scopo di assicurarne il

funzionamento. Essi dipendono dal cancelliere sotto l'autorità del presidente.

Articolo 13

Su richiesta della Corte di giustizia, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la

procedura legislativa ordinaria, possono prevedere la nomina di relatori aggiunti e definirne lo

statuto. I relatori aggiunti possono essere chiamati, alle condizioni che saranno definite dal

regolamento di procedura, a partecipare all'istruzione delle cause sottoposte all'esame della Corte e

a collaborare con il giudice relatore.

6655/1/08 REV 1 273

IT

I relatori aggiunti, scelti tra persone che offrano ogni garanzia di indipendenza e abbiano le

qualificazioni giuridiche necessarie, sono nominati dal Consiglio, che delibera a maggioranza

semplice. Essi prestano giuramento davanti alla Corte di esercitare le loro funzioni in piena

imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

Articolo 14

I giudici, gli avvocati generali e il cancelliere devono risiedere dove la Corte di giustizia ha la

propria sede. Articolo 15

La Corte di giustizia funziona in modo permanente. La durata delle vacanze giudiziarie è fissata

dalla Corte, tenuto conto delle necessità del servizio.

Articolo 16

La Corte di giustizia istituisce nel proprio ambito sezioni composte di tre e di cinque giudici. I

giudici eleggono nel loro ambito i presidenti delle sezioni. I presidenti delle sezioni di cinque

giudici sono eletti per una durata di tre anni. Il loro mandato è rinnovabile una volta.

La grande sezione comprende tredici giudici. Essa è presieduta dal presidente della Corte. Fanno

parte della grande sezione anche i presidenti delle sezioni di cinque giudici nonché altri giudici

designati alle condizioni definite dal regolamento di procedura.

La Corte si riunisce in grande sezione quando lo richieda uno Stato membro o un'istituzione

dell'Unione che è parte in causa.

La Corte si riunisce in seduta plenaria quando è adita ai sensi dell'articolo 228, paragrafo 2,

dell'articolo 245, paragrafo 2, dell'articolo 247 o dell'articolo 286, paragrafo 6, del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

Inoltre, ove reputi che un giudizio pendente dinanzi ad essa rivesta un'importanza eccezionale, la

Corte può decidere, sentito l'avvocato generale, di rinviare la causa alla seduta plenaria.

6655/1/08 REV 1 274

IT

Articolo 17

La Corte di giustizia può deliberare validamente soltanto in numero dispari.

Le deliberazioni delle sezioni composte di tre o cinque giudici sono valide soltanto se prese da tre

giudici.

Le deliberazioni della grande sezione sono valide soltanto se sono presenti nove giudici.

Le deliberazioni della Corte riunita in seduta plenaria sono valide soltanto se sono presenti quindici

giudici.

In caso di impedimento di uno dei giudici componenti una sezione, si può ricorrere a un giudice che

faccia parte di un'altra sezione, alle condizioni definite dal regolamento di procedura.

Articolo 18

I giudici e gli avvocati generali non possono partecipare alla trattazione di alcuna causa nella quale

essi siano in precedenza intervenuti come agenti, consulenti o avvocati di una delle parti, o sulla

quale essi siano stati chiamati a pronunciarsi come membri di un tribunale, di una commissione

d'inchiesta o a qualunque altro titolo.

Qualora, per un motivo particolare, un giudice o un avvocato generale reputi di non poter

partecipare al giudizio o all'esame di una causa determinata, ne informa il presidente. Qualora il

presidente reputi che un giudice o un avvocato generale non debba, per un motivo particolare,

giudicare o concludere in una causa determinata, ne avverte l'interessato.

In caso di difficoltà nell'applicazione del presente articolo, la Corte di giustizia decide.

Una parte non può invocare la nazionalità di un giudice, né l'assenza in seno alla Corte o ad una sua

sezione di un giudice della propria nazionalità, per richiedere la modificazione della composizione

della Corte o di una delle sue sezioni.

6655/1/08 REV 1 275

IT

TITOLO III

PROCEDURA DINANZI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

Articolo 19

Tanto gli Stati membri quanto le istituzioni dell'Unione sono rappresentati davanti alla Corte di

giustizia da un agente nominato per ciascuna causa; l'agente può essere assistito da un consulente o

da un avvocato.

Allo stesso modo sono rappresentati gli Stati parti contraenti dell'accordo sullo Spazio economico

europeo diversi dagli Stati membri e l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto

accordo.

Le altre parti devono essere rappresentate da un avvocato.

Solo un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi ad un organo giurisdizionale di uno Stato membro o

di un altro Stato parte contraente dell'accordo sullo Spazio economico europeo può rappresentare o

assistere una parte dinanzi alla Corte.

Gli agenti, i consulenti e gli avvocati che compaiano davanti alla Corte godono dei diritti e delle

garanzie necessarie per l'esercizio indipendente delle loro funzioni, alle condizioni che saranno

determinate dal regolamento di procedura.

La Corte gode, nei confronti dei consulenti e degli avvocati che si presentano davanti ad essa, dei

poteri normalmente riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali, alle condizioni che saranno

determinate dallo stesso regolamento.

I professori cittadini degli Stati membri la cui legislazione riconosce loro il diritto di patrocinare

godono davanti alla Corte dei diritti riconosciuti agli avvocati dal presente articolo.

Articolo 20

La procedura davanti alla Corte di giustizia comprende due fasi: l'una scritta, l'altra orale.

6655/1/08 REV 1 276

IT

La procedura scritta comprende la comunicazione alle parti, nonché alle istituzioni dell'Unione le

cui decisioni sono in causa, delle istanze, memorie, difese e osservazioni e, eventualmente, delle

repliche, nonché di ogni atto e documento a sostegno, ovvero delle loro copie certificate conformi.

Le comunicazioni sono fatte a cura del cancelliere secondo l'ordine e nei termini fissati dal

regolamento di procedura.

La procedura orale comprende la lettura della relazione presentata da un giudice relatore,

l'audizione da parte della Corte degli agenti, dei consulenti e degli avvocati e delle conclusioni

dell'avvocato generale e, ove occorra, l'audizione dei testimoni e dei periti.

Ove ritenga che la causa non sollevi nuove questioni di diritto, la Corte può decidere, sentito

l'avvocato generale, che la causa sia giudicata senza conclusioni dell'avvocato generale.

Articolo 21

La Corte di giustizia è adita mediante istanza trasmessa al cancelliere. L'istanza deve contenere

l'indicazione del nome e del domicilio dell'istante e della qualità del firmatario, l'indicazione della

parte o delle parti avverso le quali è proposta, l'oggetto della controversia, le conclusioni ed

un'esposizione sommaria dei motivi invocati.

All'istanza deve essere allegato, ove occorra, l'atto di cui è richiesto l'annullamento ovvero,

nell'ipotesi contemplata dall'articolo 265 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, un

documento che certifichi la data della richiesta prevista da tale articolo. Se questi documenti non

sono stati allegati all'istanza, il cancelliere invita l'interessato a produrli entro un termine

ragionevole, senza che si possa eccepire decadenza qualora la regolarizzazione intervenga dopo la

scadenza del termine per ricorrere. Articolo 22

Nei casi contemplati dall'articolo 18 del trattato CEEA, la Corte di giustizia è adita mediante ricorso

trasmesso al cancelliere. Il ricorso deve contenere l'indicazione del nome e del domicilio del

ricorrente e della qualità del firmatario, l'indicazione della decisione avverso la quale è proposto

ricorso, l'indicazione delle parti avverse, l'oggetto della causa, le conclusioni e un'esposizione

sommaria dei motivi invocati.

6655/1/08 REV 1 277

IT

Al ricorso deve essere allegata una copia conforme della decisione del collegio arbitrale che viene

impugnata.

Se la Corte rigetta il ricorso, la decisione del collegio arbitrale diventa definitiva.

Se la Corte annulla la decisione del collegio arbitrale la procedura può essere ripresa,

eventualmente, a cura di una delle parti in causa, dinanzi al collegio arbitrale. Quest'ultimo deve

uniformarsi ai principi di diritto enunciati dalla Corte.

Articolo 23

Nei casi contemplati dall'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea la

decisione del giudice nazionale che sospende la procedura e si rivolge alla Corte di giustizia è

notificata a quest'ultima a cura di tale giudice nazionale. Tale decisione è quindi notificata a cura

del cancelliere della Corte alle parti in causa, agli Stati membri e alla Commissione, nonché

all'istituzione, all'organo o all'organismo dell'Unione che ha adottato l'atto di cui si contesta la

validità o l'interpretazione.

Nel termine di due mesi da tale ultima notificazione, le parti, gli Stati membri, la Commissione e,

quando ne sia il caso, l'istituzione, l'organo o l'organismo dell'Unione che ha adottato l'atto di cui si

contesta la validità o l'interpretazione ha il diritto di presentare alla Corte memorie ovvero

osservazioni scritte.

Nei casi contemplati dall'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la

decisione del giudice nazionale è inoltre notificata, a cura del cancelliere della Corte, agli Stati parti

contraenti dell'accordo sullo Spazio economico europeo diversi dagli Stati membri nonché

all'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto accordo, i quali, entro due mesi dalla

notifica, laddove si tratti di uno dei settori di applicazione dell'accordo, possono presentare alla

Corte memorie ovvero osservazioni scritte.

Quando un accordo relativo ad un determinato settore, concluso dal Consiglio e da uno o più Stati

terzi, prevede che questi ultimi hanno la facoltà di presentare memorie od osservazioni scritte nel

caso in cui la Corte sia stata adita da un organo giurisdizionale di uno Stato membro perché si

pronunci in via pregiudiziale su una questione rientrante nell'ambito di applicazione dell'accordo,

anche la decisione del giudice nazionale contenente tale questione è notificata agli Stati terzi

interessati che, entro due mesi dalla notifica, possono depositare dinanzi alla Corte memorie od

osservazioni scritte.

6655/1/08 REV 1 278

IT

*

Articolo 23 bis

Nel regolamento di procedura possono essere previsti un procedimento accelerato e, per i rinvii

pregiudiziali relativi allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, un procedimento d'urgenza.

Tali procedimenti possono prevedere, per il deposito delle memorie o delle osservazioni scritte, un

termine più breve di quello previsto all'articolo 23 e, in deroga all'articolo 20, quarto comma, la

mancanza di conclusioni dell'avvocato generale.

Il procedimento d'urgenza può prevedere, inoltre, la limitazione delle parti e degli altri interessati di

cui all'articolo 23 autorizzati a depositare memorie ovvero osservazioni scritte e, in casi di estrema

urgenza, l'omissione della fase scritta del procedimento.

Articolo 24

La Corte di giustizia può richiedere alle parti di produrre tutti i documenti e di dare tutte le

informazioni che essa reputi desiderabili. In caso di rifiuto, ne prende atto.

La Corte può parimenti richiedere agli Stati membri e alle istituzioni, agli organi o agli organismi

che non siano parti in causa tutte le informazioni che ritenga necessarie ai fini del processo.

Articolo 25

In ogni momento, la Corte di giustizia può affidare una perizia a qualunque persona, ente, ufficio,

commissione od organo di sua scelta. Articolo 26

Alle condizioni che saranno determinate dal regolamento di procedura si può procedere

all'audizione di testimoni.

* Articolo inserito con decisione 2008/79/CE, Euratom (GU L 24 del 29 gennaio 2008, pag. 42).

6655/1/08 REV 1 279

IT

Articolo 27

La Corte di giustizia gode, nei confronti dei testimoni non comparsi, dei poteri generalmente

riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali e può infliggere sanzioni pecuniarie, alle condizioni

che saranno determinate dal regolamento di procedura.

Articolo 28

I testimoni e i periti possono essere uditi sotto il vincolo del giuramento, secondo la formula

stabilita dal regolamento di procedura ovvero secondo le modalità previste dalla legislazione

nazionale del testimone o del perito. Articolo 29

La Corte di giustizia può ordinare che un testimone o un perito sia udito dall'autorità giudiziaria del

suo domicilio.

Tale ordinanza è diretta, per la sua esecuzione, all'autorità giudiziaria competente, alle condizioni

stabilite dal regolamento di procedura. Gli atti derivanti dall'esecuzione della rogatoria sono rimessi

alla Corte alle stesse condizioni.

La Corte sostiene le spese, con riserva di porle, quando ne sia il caso, a carico delle parti.

Articolo 30

Ogni Stato membro considera qualsiasi violazione dei giuramenti dei testimoni e dei periti alla

stregua del corrispondente reato commesso davanti a un tribunale nazionale giudicante in materia

civile. Su denuncia della Corte di giustizia esso procede contro gli autori di tale reato davanti al

giudice nazionale competente. Articolo 31

L'udienza è pubblica, salvo decisione contraria presa dalla Corte di giustizia, d'ufficio o su richiesta

delle parti, per motivi gravi.

6655/1/08 REV 1 280

IT

Articolo 32

Nel corso del dibattimento la Corte di giustizia può interrogare i periti, i testimoni e le parti stesse.

Tuttavia queste ultime possono provvedere alla propria difesa orale soltanto tramite il proprio

rappresentante. Articolo 33

Di ogni udienza è redatto un verbale firmato dal presidente e dal cancelliere.

Articolo 34

Il ruolo delle udienze è fissato dal presidente.

Articolo 35

Le deliberazioni della Corte di giustizia sono e restano segrete.

Articolo 36

Le sentenze sono motivate. Esse menzionano i nomi dei giudici che hanno partecipato alla

deliberazione. Articolo 37

Le sentenze sono firmate dal presidente e dal cancelliere. Esse sono lette in pubblica udienza.

Articolo 38

La Corte di giustizia delibera sulle spese.

6655/1/08 REV 1 281

IT

Articolo 39

Il presidente della Corte di giustizia può decidere secondo una procedura sommaria che deroghi, per

quanto necessario, ad alcune norme contenute nel presente statuto e che sarà fissata dal regolamento

di procedura, in merito alle conclusioni intese sia ad ottenere la sospensione prevista

dall'articolo 278 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dall'articolo 157 del trattato

CEEA, sia all'applicazione dei provvedimenti provvisori a norma dell'articolo 279 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea, sia alla sospensione dell'esecuzione forzata conformemente

all'articolo 299, quarto comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea o

all'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA.

Il presidente, in caso d'impedimento, è sostituito da un altro giudice alle condizioni determinate dal

regolamento di procedura.

L'ordinanza pronunciata dal presidente o dal suo sostituto ha soltanto carattere provvisorio e non

pregiudica in nulla la decisione della Corte sul merito.

Articolo 40

Gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione possono intervenire nelle controversie proposte alla

Corte di giustizia.

Uguale diritto spetta agli organi e agli organismi dell'Unione e ad ogni altra persona se possono

dimostrare di avere un interesse alla soluzione della controversia sottoposta alla Corte. Le persone

fisiche o giuridiche non possono intervenire nelle cause fra Stati membri, fra istituzioni dell'Unione,

o fra Stati membri da una parte e istituzioni dell'Unione dall'altra.

Salvo quanto dispone il secondo comma, gli Stati parti contraenti dell'accordo sullo Spazio

economico europeo diversi dagli Stati membri nonché l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA)

prevista da detto accordo possono intervenire nelle controversie proposte alla Corte quando queste

riguardano uno dei settori di applicazione dello stesso accordo.

Le conclusioni dell'istanza d'intervento possono avere come oggetto soltanto l'adesione alle

conclusioni di una delle parti.

6655/1/08 REV 1 282

IT

Articolo 41

Quando la parte convenuta, regolarmente chiamata in causa, si astiene dal depositare conclusioni

scritte, la sentenza viene pronunziata in sua contumacia. La sentenza può essere impugnata entro il

termine di un mese a decorrere dalla sua notificazione. Salvo decisione contraria della Corte di

giustizia, l'opposizione non sospende l'esecuzione della sentenza pronunziata in contumacia.

Articolo 42

Gli Stati membri, le istituzioni, organi e organismi dell'Unione e ogni altra persona fisica o giuridica

possono, nei casi e alle condizioni che saranno determinati dal regolamento di procedura, proporre

opposizione di terzo contro le sentenze pronunziate senza che essi siano stati chiamati in causa,

qualora tali sentenze siano pregiudizievoli ai loro diritti.

Articolo 43

In caso di difficoltà sul senso e la portata di una sentenza, spetta alla Corte di giustizia

d'interpretarla, a richiesta di una parte o di un'istituzione dell'Unione che dimostri di avere a ciò

interesse. Articolo 44

La revocazione delle sentenze può essere richiesta alla Corte di giustizia solo in seguito alla

scoperta di un fatto di natura tale da avere un'influenza decisiva e che, prima della pronunzia della

sentenza, era ignoto alla Corte e alla parte che domanda la revocazione.

La procedura di revocazione si apre con una sentenza della Corte che constata espressamente

l'esistenza di un fatto nuovo, ne riconosce i caratteri che consentono l'adito alla revocazione e

dichiara per questo motivo ricevibile l'istanza.

Nessuna istanza di revocazione può essere proposta dopo la scadenza di un termine di dieci anni

dalla data della sentenza.

6655/1/08 REV 1 283

IT

Articolo 45

Il regolamento di procedura stabilirà termini in ragione della distanza.

Nessuna decadenza risultante dallo spirare dei termini può essere eccepita quando l'interessato provi

l'esistenza di un caso fortuito o di forza maggiore.

Articolo 46

Le azioni contro l'Unione in materia di responsabilità extracontrattuale si prescrivono in cinque anni

a decorrere dal momento in cui avviene il fatto che dà loro origine. La prescrizione è interrotta sia

dall'istanza presentata alla Corte di giustizia, sia dalla preventiva richiesta che il danneggiato può

rivolgere all'istituzione competente dell'Unione. In quest'ultimo caso l'istanza deve essere proposta

nel termine di due mesi previsto dall'articolo 263 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea; sono applicabili, quando ne sia il caso, le disposizioni di cui all'articolo 265, secondo

comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Il presente articolo si applica anche alle azioni contro la Banca centrale europea in materia di

responsabilità extracontrattuale. TITOLO IV

IL TRIBUNALE

Articolo 47

L'articolo 9, primo comma, gli articoli 14 e 15, l'articolo 17, primo, secondo, quarto e quinto

comma e l'articolo 18 si applicano al Tribunale e ai suoi membri.

L'articolo 3, quarto comma, e gli articoli 10, 11 e 14 si applicano, coi necessari adattamenti, al

cancelliere del Tribunale.

6655/1/08 REV 1 284

IT

Articolo 48

Il Tribunale è composto di ventisette giudici.

Articolo 49

I membri del Tribunale possono essere chiamati ad esercitare le funzioni di avvocato generale.

L'avvocato generale ha l'ufficio di presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e piena

indipendenza, conclusioni motivate su determinate cause sottoposte al Tribunale, per assistere

quest'ultimo nell'adempimento della sua missione.

I criteri per la determinazione di dette cause, nonché le modalità di designazione degli avvocati

generali sono stabiliti dal regolamento di procedura del Tribunale.

Un membro del Tribunale chiamato ad esercitare le funzioni di avvocato generale in una causa non

può prendere parte alla decisione di detta causa.

Articolo 50

Il Tribunale si riunisce in sezioni, composte di tre o cinque giudici. I giudici eleggono nel loro

ambito i presidenti delle sezioni. I presidenti delle sezioni di cinque giudici sono eletti per una

durata di tre anni. Il loro mandato è rinnovabile una volta.

La composizione delle sezioni e l'assegnazione ad esse delle cause sono disciplinate dal

regolamento di procedura. In determinati casi disciplinati dal regolamento di procedura il Tribunale

può riunirsi in seduta plenaria o statuire nella persona di un giudice unico.

Il regolamento di procedura può inoltre prevedere che il Tribunale si riunisca in grande sezione nei

casi e alle condizioni da esso definite.

6655/1/08 REV 1 285

IT

Articolo 51

In deroga alla norma di cui all'articolo 256, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, sono di competenza della Corte di giustizia i ricorsi previsti agli articoli 263 e 265 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, proposti da uno Stato membro:

a) contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi del Parlamento europeo o del Consiglio o di

queste due istituzioni che statuiscono congiuntamente, salvo che si tratti:

− di decisioni adottate dal Consiglio ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 2, terzo comma,

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

− di atti del Consiglio in forza di un suo regolamento concernente misure di difesa

commerciale ai sensi dell'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea,

− di atti del Consiglio con cui quest'ultimo esercita competenze di esecuzione ai sensi

dell'articolo 291, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

b) contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi della Commissione ai sensi dell'articolo 331,

paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Sono altresì di competenza della Corte i ricorsi, previsti nei medesimi articoli, proposti da

un'istituzione dell'Unione contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi del Parlamento europeo,

del Consiglio, di queste due istituzioni che statuiscono congiuntamente, o della Commissione, e da

un'istituzione dell'Unione contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi della Banca centrale

europea. Articolo 52

Il presidente della Corte di giustizia e il presidente del Tribunale stabiliscono di comune accordo le

condizioni alle quali funzionari e altri agenti addetti alla Corte di giustizia possono prestare servizio

presso il Tribunale onde assicurarne il funzionamento. Taluni funzionari o altri agenti dipendono

dal cancelliere del Tribunale sotto l'autorità del presidente del Tribunale.

6655/1/08 REV 1 286

IT

Articolo 53

La procedura dinanzi al Tribunale è disciplinata dal titolo III.

La procedura dinanzi al Tribunale è precisata e completata, per quanto necessario, dal suo

regolamento di procedura. Il regolamento di procedura può derogare all'articolo 40, quarto comma e

all'articolo 41 per tener conto delle peculiarità del contenzioso nel settore della proprietà

intellettuale.

In deroga all'articolo 20, quarto comma, l'avvocato generale può presentare per iscritto le sue

conclusioni motivate. Articolo 54

Se un'istanza o un altro atto processuale destinati al Tribunale sono depositati per errore presso il

cancelliere della Corte di giustizia, questo li trasmette immediatamente al cancelliere del Tribunale;

allo stesso modo, se un'istanza o un altro atto processuale destinati alla Corte sono depositati per

errore presso il cancelliere del Tribunale, questo li trasmette immediatamente al cancelliere della

Corte.

Quando il Tribunale constata d'essere incompetente a conoscere di un ricorso che rientri nella

competenza della Corte, rinvia la causa alla Corte; allo stesso modo, la Corte, quando constata che

un determinato ricorso rientra nella competenza del Tribunale, rinvia la causa a quest'ultimo, che

non può in tal caso declinare la propria competenza.

Quando la Corte e il Tribunale sono investiti di cause che abbiano lo stesso oggetto, sollevino lo

stesso problema d'interpretazione o mettano in questione la validità dello stesso atto, il Tribunale,

dopo aver ascoltato le parti, può sospendere il procedimento sino alla pronunzia della sentenza della

Corte o, laddove si tratti di ricorsi presentati a norma dell'articolo 263 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, declinare la propria competenza affinché la Corte possa statuire sui ricorsi

medesimi. In presenza degli stessi presupposti, la Corte può parimenti decidere di sospendere il

procedimento dinanzi ad essa proposto; in tal caso prosegue il procedimento dinanzi al Tribunale.

Quando uno Stato membro e un'istituzione dell'Unione impugnano lo stesso atto, il Tribunale

declina la propria competenza affinché la Corte possa statuire su tali ricorsi.

6655/1/08 REV 1 287

IT

Articolo 55

Le decisioni del Tribunale che concludono il procedimento, le pronunzie che decidono parzialmente

la controversia nel merito o che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad

un'eccezione di incompetenza o di irricevibilità vengono notificate dal cancelliere del Tribunale a

tutte le parti come pure a tutti gli Stati membri e alle istituzioni dell'Unione anche qualora non siano

parti intervenienti nella controversia dinanzi al Tribunale.

Articolo 56

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia, entro un termine di due mesi a

decorrere dalla notifica della decisione impugnata, contro le decisioni del Tribunale che concludono

il procedimento nonché contro le pronunzie che decidono parzialmente la controversia nel merito o

che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad un'eccezione di incompetenza o di

irricevibilità.

L'impugnazione può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente

soccombente nelle sue conclusioni. Tuttavia le parti intervenienti diverse dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell'Unione possono proporre impugnazione soltanto qualora la decisione del Tribunale

le concerna direttamente.

Ad eccezione delle cause relative a controversie tra l'Unione e i loro agenti, l'impugnazione può

essere proposta anche dagli Stati membri o dalle istituzioni dell'Unione che non siano intervenuti

nella controversia dinanzi al Tribunale. In tal caso, gli Stati membri e le istituzioni si trovano in una

posizione identica a quella di Stati membri o istituzioni che siano intervenuti in primo grado.

Articolo 57

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia contro le decisioni del Tribunale

che respingono un'istanza d'intervento, entro un termine di due settimane a decorrere dalla notifica

della decisione di rigetto, da qualsiasi soggetto la cui istanza sia stata respinta.

Contro le decisioni adottate dal Tribunale ai sensi dell'articolo 278 o 279 o dell'articolo 299, quarto

comma del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, oppure ai sensi dell'articolo 157 o

dell'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA, può essere proposta impugnazione dinanzi alla

Corte dalle parti del procedimento entro un termine di due mesi a decorrere dalla notifica delle

decisioni.

La Corte provvede conformemente alla procedura di cui all'articolo 39 sull'impugnazione proposta

ai sensi del primo e secondo comma del presente articolo.

6655/1/08 REV 1 288

IT

Articolo 58

L'impugnazione proposta dinanzi alla Corte di giustizia deve limitarsi ai motivi di diritto. Essa può

essere fondata su motivi relativi all'incompetenza del Tribunale, a vizi della procedura dinanzi al

Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché alla violazione del diritto

dell'Unione da parte del Tribunale.

L'impugnazione non può avere ad oggetto unicamente l'onere e l'importo delle spese.

Articolo 59

In caso d'impugnazione proposta contro una decisione del Tribunale, il procedimento dinanzi alla

Corte di giustizia consta di una fase scritta e di una fase orale. La Corte può, sentiti l'avvocato

generale e le parti, statuire senza trattazione orale, alle condizioni stabilite dal regolamento di

procedura. Articolo 60

L'impugnazione non ha effetto sospensivo, salvi gli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea o l'articolo 157 del trattato CEEA.

In deroga all'articolo 280 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le decisioni del

Tribunale che annullano un regolamento hanno effetto soltanto a decorrere dalla scadenza del

termine contemplato nell'articolo 56, primo comma, del presente statuto, oppure, se entro tale

termine è stata proposta impugnazione, a decorrere dal relativo rigetto, salva la facoltà delle parti di

presentare alla Corte di giustizia, in forza degli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea o dell'articolo 157 del trattato CEEA, un'istanza volta alla sospensione

dell'efficacia del regolamento annullato o all'adozione di un qualsiasi altro provvedimento

provvisorio. Articolo 61

Quando l'impugnazione è accolta, la Corte di giustizia annulla la decisione del Tribunale. In tal

caso, essa può statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta,

oppure rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest'ultimo.

In caso di rinvio, il Tribunale è vincolato dalla decisione emessa dalla Corte sui punti di diritto.

6655/1/08 REV 1 289

IT

Quando un'impugnazione proposta da uno Stato membro o da un'istituzione dell'Unione che non

sono intervenuti nel procedimento dinanzi al Tribunale è accolta, la Corte può, ove lo reputi

necessario, precisare gli effetti della decisione annullata del Tribunale che debbono essere

considerati definitivi nei confronti delle parti della controversia.

Articolo 62

Nei casi di cui all'articolo 256, paragrafi 2 e 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

primo avvocato generale, allorché ritiene che esista un grave rischio per l'unità o la coerenza del

diritto dell'Unione, può proporre alla Corte di giustizia di riesaminare la decisione del Tribunale.

La proposta deve essere presentata entro un mese a decorrere dalla pronuncia della decisione del

Tribunale. La Corte decide, entro un mese a decorrere dalla proposta presentatale dal primo

avvocato generale, sull'opportunità o meno di riesaminare la decisione.

Articolo 62 bis

La Corte di giustizia decide sulle questioni oggetto di riesame secondo una procedura di urgenza in

base al fascicolo trasmessole dal Tribunale.

Gli interessati di cui all'articolo 23 del presente statuto e, nei casi previsti dall'articolo 256,

paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le parti nel procedimento dinanzi al

Tribunale hanno il diritto di depositare dinanzi alla Corte memorie od osservazioni scritte sulle

questioni oggetto di riesame entro un termine stabilito a tal fine.

La Corte può decidere di aprire la fase orale prima di statuire.

6655/1/08 REV 1 290

IT

Articolo 62 ter

Nei casi previsti dall'articolo 256, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

fatti salvi gli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di

riesame e la decisione di apertura del procedimento di riesame non hanno effetto sospensivo.

Qualora la Corte di giustizia costati che la decisione del Tribunale pregiudichi l'unità o la coerenza

del diritto dell'Unione, essa rinvia la causa dinanzi al Tribunale che è vincolato ai punti di diritto

decisi dalla Corte; la Corte può indicare gli effetti della decisione del Tribunale che devono essere

considerati definitivi nei riguardi delle parti in causa. Tuttavia, se la soluzione della controversia

emerge, in considerazione dell'esito del riesame, dagli accertamenti in fatto sui quali è basata la

decisione del Tribunale, la Corte statuisce in via definitiva.

Nei casi previsti dall'articolo 256, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

in mancanza di proposta di riesame o di decisione di apertura del procedimento di riesame, la o le

soluzioni formulate dal Tribunale alle questioni sottopostegli hanno effetto alla scadenza dei termini

previsti a tal fine nell'articolo 62, secondo comma. In caso di apertura di un procedimento di

riesame, la o le soluzioni oggetto di riesame hanno effetto al termine di tale procedimento, a meno

che la Corte decida diversamente. Se la Corte constata che la decisione del Tribunale pregiudica

l'unità o la coerenza del diritto dell'Unione, la soluzione formulata dalla Corte in merito alle

questioni oggetto di riesame si sostituisce a quella del Tribunale.

TITOLO IV bis

I TRIBUNALI SPECIALIZZATI

Articolo 62 quater

Le disposizioni relative alle competenze, alla composizione, all'organizzazione e alla procedura dei

tribunali specializzati istituiti sulla base dell'articolo 257 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, sono riportate in allegato al presente statuto.

6655/1/08 REV 1 291

IT

TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 63

I regolamenti di procedura della Corte di giustizia e del Tribunale contengono tutte le disposizioni

necessarie per applicare e, per quanto necessario, completare il presente statuto.

Articolo 64

Le norme relative al regime linguistico applicabile alla Corte di giustizia dell'Unione europea sono

fissate da un regolamento del Consiglio che delibera all'unanimità. Tale regolamento è adottato su

richiesta della Corte di giustizia previa consultazione della Commissione e del Parlamento europeo

o su proposta della Commissione previa consultazione della Corte di giustizia e del Parlamento

europeo.

Fino all'adozione di tali norme, le disposizioni del regolamento di procedura della Corte e del

regolamento di procedura del Tribunale relative al regime linguistico restano applicabili. In deroga

agli articoli 253 e 254 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ogni modifica o

abrogazione di tali disposizioni richiede l'approvazione unanime del Consiglio.

6655/1/08 REV 1 292

IT

ALLEGATO I

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 1

Il Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea, in seguito denominato "Tribunale della

funzione pubblica", è competente in primo grado a pronunciarsi in merito alle controversie tra

l'Unione e i suoi agenti, ai sensi dell'articolo 270 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, comprese le controversie tra gli organi o tra gli organismi e il loro personale, per le quali la

competenza è attribuita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Articolo 2

Il Tribunale della funzione pubblica è composto di sette giudici. Ove ciò sia richiesto dalla Corte di

giustizia, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può aumentare il numero dei giudici.

I giudici sono nominati per un periodo di sei anni. I giudici uscenti possono essere nuovamente

nominati.

Qualsiasi vacanza sarà coperta con la nomina di un nuovo giudice per un periodo di sei anni.

Articolo 3

1. I giudici sono nominati dal Consiglio, che decide a norma dell'articolo 257, quarto comma,

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, previa consultazione del comitato previsto dal

presente articolo. Nella nomina dei giudici, il Consiglio assicura una composizione equilibrata del

Tribunale della funzione pubblica secondo una base geografica quanto più ampia possibile tra i

cittadini degli Stati membri e per quanto concerne gli ordinamenti giuridici nazionali rappresentati.

6655/1/08 REV 1 293

IT

2. Chiunque abbia la cittadinanza dell'Unione e possieda i requisiti di cui all'articolo 257, quarto

comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, può presentare la propria candidatura.

Il Consiglio, deliberando su raccomandazione della Corte di giustizia, fissa i requisiti e le modalità

per la presentazione e l'esame delle candidature.

3. È istituito un comitato composto di sette personalità scelte tra ex giudici della Corte di

giustizia e del Tribunale e tra giuristi di notoria competenza. La designazione dei membri del

comitato e le sue norme di funzionamento sono decise dal Consiglio, che delibera su

raccomandazione del presidente della Corte di giustizia.

4. Il comitato fornisce un parere sull'idoneità dei candidati all'esercizio delle funzioni di giudice

del Tribunale della funzione pubblica. Il comitato integra il parere con un elenco di candidati che

possiedono un'esperienza di alto livello adeguata alla funzione. Tale elenco dovrà comprendere un

numero di candidati corrispondente almeno al doppio del numero dei giudici che dovranno essere

nominati dal Consiglio. Articolo 4

1. I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente del Tribunale della funzione pubblica. Il

suo mandato è rinnovabile.

2. Il Tribunale della funzione pubblica si riunisce in sezioni composte di tre giudici. In

determinati casi disciplinati dal regolamento di procedura, esso può riunirsi in seduta plenaria, in

sezioni di cinque giudici o statuire nella persona di un giudice unico.

3. Il presidente del Tribunale della funzione pubblica presiede la seduta plenaria e la sezione

composta di cinque giudici. I presidenti delle sezioni di tre giudici sono designati in base alle

disposizioni previste dal paragrafo 1. Se il presidente del Tribunale della funzione pubblica è

assegnato ad una sezione composta di tre giudici, egli la presiede.

4. Il regolamento di procedura disciplina le competenze e il quorum della seduta plenaria,

nonché la composizione delle sezioni e l'assegnazione ad esse delle cause.

6655/1/08 REV 1 294

IT

Articolo 5

Gli articoli da 2 a 6, gli articoli 14, 15, l'articolo 17, primo, secondo e quinto comma, e l'articolo 18

dello statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea si applicano al Tribunale della funzione

pubblica e ai suoi membri.

Il giuramento di cui all'articolo 2 dello statuto è prestato dinanzi alla Corte di giustizia e le decisioni

di cui agli articoli 3, 4 e 6 sono adottate da quest'ultima, previa consultazione del Tribunale della

funzione pubblica. Articolo 6

1. Il Tribunale della funzione pubblica si avvale dei servizi della Corte di giustizia e del

Tribunale. Il presidente della Corte di giustizia o, se del caso, il presidente del Tribunale, stabilisce

di comune accordo con il presidente del Tribunale della funzione pubblica le condizioni alle quali

funzionari e altri agenti addetti alla Corte o al Tribunale possono prestare servizio presso il

Tribunale della funzione pubblica onde assicurarne il funzionamento. Taluni funzionari od altri

agenti dipendono dal cancelliere del Tribunale della funzione pubblica sotto l'autorità del presidente

di detto Tribunale.

2. Il Tribunale della funzione pubblica nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.

L'articolo 3, quarto comma, e gli articoli 10, 11 e 14 dello statuto della Corte di giustizia

dell'Unione europea sono applicabili al cancelliere di questo Tribunale.

Articolo 7

1. La procedura dinanzi al Tribunale della funzione pubblica è disciplinata dal titolo III dello

statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, ad eccezione degli articoli 22 e 23. Essa è

precisata e completata, per quel che necessita, dal suo regolamento di procedura.

2. Le disposizioni relative al regime linguistico del Tribunale si applicano al Tribunale della

funzione pubblica.

6655/1/08 REV 1 295

IT

3. La fase scritta della procedura comprende la presentazione del ricorso e del controricorso, a

meno che il Tribunale della funzione pubblica non ritenga necessario un secondo scambio di

memorie scritte. In quest'ultimo caso, il Tribunale della funzione pubblica, con il consenso delle

parti, può decidere di statuire senza trattazione orale.

4. In ogni fase del procedimento, compreso il deposito del ricorso, il Tribunale della funzione

pubblica può esaminare le possibilità di una composizione amichevole della controversia e può

adoperarsi per agevolare tale soluzione.

5. Il Tribunale della funzione pubblica statuisce sulle spese. Fatte salve disposizioni particolari

del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, qualora sia stata fatta

una domanda in tal senso. Articolo 8

1. Se un'istanza o un altro atto processuale destinati al Tribunale della funzione pubblica sono

depositati per errore presso il cancelliere della Corte di giustizia o del Tribunale, questo li trasmette

immediatamente al cancelliere del Tribunale della funzione pubblica. Allo stesso modo, se

un'istanza o un altro atto processuale destinati alla Corte o al Tribunale sono depositati per errore

presso il cancelliere del Tribunale della funzione pubblica, questo li trasmette immediatamente al

cancelliere della Corte o del Tribunale.

2. Quando il Tribunale della funzione pubblica constata d'essere incompetente a conoscere di un

ricorso che rientri nella competenza della Corte o del Tribunale, rinvia la causa alla Corte o al

Tribunale. Allo stesso modo, la Corte o il Tribunale, quando constata che un determinato ricorso

rientra nella competenza del Tribunale della funzione pubblica, l'organo giurisdizionale adito rinvia

la causa a quest'ultimo, che non può in tal caso declinare la propria competenza.

3. Quando il Tribunale della funzione pubblica e il Tribunale sono investiti di cause che

sollevino lo stesso problema d'interpretazione o mettano in questione la validità dello stesso atto, il

Tribunale della funzione pubblica, dopo aver ascoltato le parti, può sospendere il procedimento sino

alla pronunzia della sentenza del Tribunale.

Quando il Tribunale della funzione pubblica e il Tribunale sono investiti di cause che abbiano il

medesimo oggetto, il Tribunale della funzione pubblica declina la propria competenza affinché il

Tribunale statuisca su tali cause.

6655/1/08 REV 1 296

IT

Articolo 9

Può essere proposta impugnazione dinanzi al Tribunale, entro un termine di due mesi a decorrere

dalla notifica della decisione impugnata, avverso le decisioni del Tribunale della funzione pubblica

che concludono il procedimento, nonché avverso le pronunzie che decidono parzialmente la

controversia nel merito o che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad

un'eccezione di incompetenza o di irricevibilità.

L'impugnazione può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente

soccombente nelle sue conclusioni. Tuttavia le parti intervenienti diverse dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell'Unione possono proporre impugnazione soltanto qualora la decisione del Tribunale

della funzione pubblica le concerna direttamente.

Articolo 10

1. Può essere proposta impugnazione dinanzi al Tribunale avverso le decisioni del Tribunale

della funzione pubblica che respingono un'istanza d'intervento, entro un termine di due settimane a

decorrere dalla notifica della decisione di rigetto, da qualsiasi soggetto la cui istanza sia stata

respinta.

2. Avverso le decisioni adottate dal Tribunale della funzione pubblica ai sensi dell'articolo 278

o 279 o dell'articolo 299, quarto comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea oppure

ai sensi dell'articolo 157 o dell'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA, può essere proposta

impugnazione dinanzi al Tribunale dalle parti del procedimento entro un termine di due mesi a

decorrere dalla notifica delle decisioni.

3. Il presidente del Tribunale può decidere sulle impugnazioni previste ai paragrafi 1 e 2 del

presente articolo secondo una procedura sommaria che deroghi, per quanto necessario, ad alcune

norme contenute nel presente allegato e che sarà fissata dal regolamento di procedura del Tribunale.

Articolo 11

1. L'impugnazione proposta dinanzi al Tribunale deve limitarsi ai motivi di diritto. Essa può

essere fondata su motivi relativi all'incompetenza del Tribunale della funzione pubblica, a vizi della

procedura dinanzi a detto Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché

alla violazione del diritto dell'Unione da parte del Tribunale della funzione pubblica.

2. L'impugnazione non può avere ad oggetto unicamente l'onere e l'importo delle spese.

6655/1/08 REV 1 297

IT

Articolo 12

1. L'impugnazione dinanzi al Tribunale non ha effetto sospensivo, salvi gli articoli 278 e 279 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea e l'articolo 157 del trattato CEEA.

2. In caso di impugnazione proposta avverso una decisione del Tribunale della funzione

pubblica, il procedimento dinanzi al Tribunale consta di una fase scritta e di una fase orale. Alle

condizioni stabilite dal regolamento di procedura, il Tribunale può, sentite le parti, statuire senza

trattazione orale. Articolo 13

1. Quando l'impugnazione è accolta, il Tribunale annulla la decisione del Tribunale della

funzione pubblica e statuisce sulla controversia. Rinvia la causa al Tribunale della funzione

pubblica affinché sia decisa da quest'ultimo, quando la causa non è ancora matura per la decisione.

2. In caso di rinvio, il Tribunale della funzione pubblica è vincolato dalla decisione emessa dal

Tribunale sui punti di diritto.

6655/1/08 REV 1 298

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PROTOCOLLO (n. 4)

STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI

SULLO E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO definire lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale

europea di cui all'articolo 129, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

CAPO I

SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI

Articolo 1

Sistema europeo di banche centrali

Conformemente all'articolo 282, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la

Banca centrale europea (BCE) e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di

banche centrali (SEBC). La BCE e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è

l'euro costituiscono l'Eurosistema.

Il SEBC e la BCE assolvono i loro compiti ed espletano le loro attività conformemente alle

disposizioni dei trattati e del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 299

IT

CAPO II

OBIETTIVI E COMPITI DEL SEBC

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali

dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3

del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di

mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando

i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Articolo 3

Compiti

3.1. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, i compiti fondamentali assolti tramite il SEBC sono:

− definire e attuare la politica monetaria dell'Unione,

− svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell'articolo 219 di detto trattato,

− detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri,

− promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

3.2. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 3, di detto trattato, il terzo trattino dell'articolo 3.1

non pregiudica la detenzione e la gestione, da parte dei governi degli Stati membri, dei saldi

operativi in valuta estera.

6655/1/08 REV 1 300

IT

3.3. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 5, di detto trattato, il SEBC contribuisce ad una

buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la

vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario.

Articolo 4

Funzioni consultive

Conformemente all'articolo 127, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

a) la BCE viene consultata:

− in merito a qualsiasi proposta di atto dell'Unione che rientra nelle sue competenze,

− dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrano nelle sue

competenze, ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la

procedura di cui all'articolo 41;

b) la BCE può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli organismi

dell'Unione o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze.

Articolo 5

Raccolta di informazioni statistiche

5.1. Al fine di assolvere i compiti del SEBC, la BCE, assistita dalle banche centrali nazionali,

raccoglie le necessarie informazioni statistiche dalle competenti autorità nazionali o direttamente

dagli operatori economici. A questo fine essa coopera con le istituzioni, gli organi o gli organismi

dell'Unione e con le competenti autorità degli Stati membri o dei paesi terzi e con le organizzazioni

internazionali.

5.2. Le banche centrali nazionali svolgono, per quanto possibile, i compiti di cui all'articolo 5.1.

5.3. La BCE contribuisce all'armonizzazione, ove necessario, delle norme e delle modalità relative

alla raccolta, compilazione e distribuzione delle statistiche nelle aree di sua competenza.

6655/1/08 REV 1 301

IT

5.4. Il Consiglio, conformemente alla procedura di cui all'articolo 41, determina le persone fisiche

e giuridiche soggette agli obblighi di riferimento, il regime di riservatezza e le opportune

disposizioni per assicurarne l'applicazione. Articolo 6

Cooperazione internazionale

6.1. Nel campo della cooperazione internazionale concernente i compiti affidati al SEBC, la BCE

decide come il SEBC debba essere rappresentato.

6.2. La BCE e, con l'autorizzazione di questa, le banche centrali nazionali possono partecipare ad

istituzioni monetarie internazionali.

6.3. Gli articoli 6.1 e 6.2 lasciano impregiudicate le disposizioni dell'articolo 138, del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. CAPO III

ORGANIZZAZIONE DEL SEBC

Articolo 7

Indipendenza

Conformemente all'articolo 130 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nell'esercizio

dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dal presente

statuto, né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali

possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi

dell'Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli

organi e gli organismi dell'Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare

questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle

banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti.

6655/1/08 REV 1 302

IT

Articolo 8

Principio generale

Il SEBC è governato dagli organi decisionali della BCE.

Articolo 9

La Banca centrale europea

9.1. La BCE che, conformemente all'articolo 282, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, ha personalità giuridica, ha in ciascuno degli Stati membri la più ampia

capacità giuridica riconosciuta alle persone giuridiche dai rispettivi ordinamenti; essa può in

particolare acquisire o alienare beni mobili e immobili e stare in giudizio.

9.2. La funzione della BCE è quella di assicurare che i compiti attribuiti al SEBC ai sensi

dell'articolo 127, paragrafi 2, 3 e 5, di detto trattato siano assolti o mediante le attività proprie

secondo quanto disposto dal presente statuto, o attraverso le banche centrali nazionali ai sensi degli

articoli 12.1 e 14.

9.3. Conformemente all'articolo 129, paragrafo 1, di detto trattato, gli organi decisionali della BCE

sono il consiglio direttivo e il comitato esecutivo.

Articolo 10

Il consiglio direttivo

10.1. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, il consiglio direttivo comprende i membri del comitato esecutivo della BCE nonché i

governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro.

10.2. Ogni membro del consiglio direttivo ha diritto a un voto. A decorrere dalla data in cui il

numero dei membri del consiglio direttivo ecceda 21, ciascun membro del comitato esecutivo ha

diritto a un voto e il numero dei governatori con diritto di voto è pari a 15. Questi ultimi diritti di

voto sono attribuiti e ruotano come di seguito indicato:

6655/1/08 REV 1 303

IT

− a decorrere dalla data in cui il numero dei governatori sia superiore a 15 e fino a che non sia

pari a 22, i governatori stessi sono assegnati a due gruppi, secondo una graduatoria stilata

sulla base della quota dello Stato membro della rispettiva banca centrale nazionale nel

prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato e nel bilancio totale aggregato delle

istituzioni finanziarie monetarie degli Stati membri la cui moneta è l'euro. Alle quote nel

prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato e nel bilancio totale aggregato delle

istituzioni finanziarie monetarie sono assegnati i pesi, rispettivamente, di 5/6 e 1/6. Il primo

gruppo è composto da cinque governatori e il secondo da tutti gli altri. La frequenza del diritto

di voto dei governatori del primo gruppo non può essere inferiore a quella dei governatori del

secondo gruppo. Fatto salvo quanto disposto nella frase precedente, al primo gruppo sono

attribuiti quattro diritti di voto e al secondo undici,

− a decorrere dalla data in cui i governatori siano in numero pari a 22, essi sono assegnati a tre

gruppi secondo una graduatoria stilata in base ai criteri di cui sopra. Al primo gruppo,

costituito da cinque governatori, spettano quattro diritti di voto. Al secondo, costituito dalla

metà del numero totale dei governatori, con un arrotondamento di eventuali numeri frazionari

fino all'intero successivo, spettano otto diritti di voto. Al terzo gruppo, costituito dai rimanenti

governatori, spettano tre diritti di voto,

− all'interno di ciascun gruppo, i governatori esercitano il diritto di voto per uguali periodi di

tempo,

− al calcolo delle quote nel prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato si applica

l'articolo 29.2. Il bilancio totale aggregato delle istituzioni finanziarie monetarie è determinato

in conformità con il quadro statistico applicabile nell'Unione al momento del calcolo,

− ogniqualvolta il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato sia modificato ai sensi

dell'articolo 29.3 ovvero ogniqualvolta aumenti il numero dei governatori, la dimensione e/o

la composizione dei gruppi sono modificate sulla base dei principi di cui sopra,

− deliberando a maggioranza dei due terzi di tutti i suoi membri, con o senza diritto di voto, il

consiglio direttivo adotta tutte le misure necessarie per l'attuazione dei principi di cui sopra e

può decidere di differire l'avvio del sistema di rotazione fino al momento in cui il numero dei

governatori non sia superiore a 18.

6655/1/08 REV 1 304

IT

Il diritto di voto deve essere esercitato personalmente. In deroga a tale norma, il regolamento

interno di cui all'articolo 12.3 può prevedere che i membri del consiglio direttivo votino mediante

teleconferenza. Tale regolamento prevede inoltre che un membro del consiglio direttivo

impossibilitato a partecipare alle riunioni per un periodo prolungato possa designare un supplente

quale membro del consiglio direttivo.

Le disposizioni dei precedenti paragrafi non hanno effetto sul diritto di voto di ciascun membro del

consiglio direttivo, avente o meno diritto di voto, ai sensi degli articoli 10.3, 40.2 e 40.3.

Salvo quanto diversamente disposto dal presente statuto, il consiglio direttivo decide a maggioranza

semplice dei membri aventi diritto di voto. In caso di parità, prevale il voto del presidente.

Perché il consiglio direttivo possa votare, deve essere raggiunto un quorum pari ai due terzi dei

membri aventi diritto di voto. Qualora il quorum non venga raggiunto, il presidente può convocare

una riunione straordinaria nella quale possono essere prese decisioni senza tener conto del quorum.

10.3. Per qualsiasi decisione da prendere ai sensi degli articoli 28, 29, 30, 32 e 33, alle votazioni in

sede di consiglio direttivo si applica una ponderazione in base alle quote del capitale sottoscritto

della BCE detenute dalle banche centrali nazionali. La ponderazione dei voti dei membri del

comitato esecutivo è zero. Una decisione che richiede la maggioranza qualificata si considera

adottata se i voti favorevoli rappresentano almeno due terzi del capitale sottoscritto della BCE e

rappresentano almeno la metà dei partecipanti al capitale. Se un governatore non può essere

presente, può nominare un supplente che eserciti il suo voto ponderato.

10.4. Le riunioni hanno carattere di riservatezza. Il consiglio direttivo può decidere di rendere

pubblico il risultato delle proprie deliberazioni.

10.5. Il consiglio direttivo si riunisce almeno dieci volte l'anno.

Articolo 11

Il comitato esecutivo

11.1. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 2, primo comma, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri

membri.

6655/1/08 REV 1 305

IT

I membri assolvono i loro compiti a tempo pieno. Nessun membro può avere altre occupazioni,

retribuite o non, a meno che il consiglio direttivo non conceda eccezionalmente una deroga.

11.2. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, di detto trattato, il presidente,

il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo sono nominati tra persone di riconosciuta

levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario dal Consiglio europeo che

delibera a maggioranza qualificata su raccomandazione del Consiglio previa consultazione del

Parlamento europeo e del consiglio direttivo.

Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile.

Possono essere membri del comitato esecutivo soltanto cittadini degli Stati membri.

11.3. Le condizioni e le modalità di impiego dei membri del comitato esecutivo, in particolare il

loro trattamento economico, pensionistico e previdenziale sono oggetto di contratti posti in essere

con la BCE e sono fissati dal consiglio direttivo su proposta di un comitato comprendente tre

membri nominati dal consiglio direttivo e tre membri nominati dal Consiglio. I membri del comitato

esecutivo non hanno diritto di voto sulle materie di cui al presente paragrafo.

11.4. Qualora un membro del comitato esecutivo non risponda più alle condizioni necessarie

all'esercizio delle sue funzioni o abbia commesso una colpa grave, può essere dichiarato

dimissionario dalla Corte di giustizia su istanza del consiglio direttivo o del comitato esecutivo.

11.5. Ogni membro del comitato esecutivo presente ha diritto di voto e dispone a tal fine di un voto.

Salvo diverse disposizioni, il comitato esecutivo delibera a maggioranza semplice dei votanti. In

caso di parità, prevale il voto del presidente. Le disposizioni per le votazioni sono specificate nelle

norme procedurali di cui all'articolo 12.3.

11.6. Il comitato esecutivo è responsabile della gestione degli affari correnti della BCE.

11.7. Qualsiasi vacanza in seno al comitato esecutivo sarà coperta con la nomina di un nuovo

membro in conformità dell'articolo 11.2.

6655/1/08 REV 1 306

IT

Articolo 12

Responsabilità degli organi decisionali

12.1. Il consiglio direttivo adotta gli indirizzi e prende le decisioni necessarie ad assicurare

l'assolvimento dei compiti affidati al SEBC ai sensi dei trattati e del presente statuto. Il consiglio

direttivo formula la politica monetaria dell'Unione ivi comprese, a seconda dei casi, le decisioni

relative agli obiettivi monetari intermedi, ai tassi di interesse guida e all'offerta di riserve nel SEBC

e stabilisce i necessari indirizzi per la loro attuazione.

Il comitato esecutivo attua la politica monetaria secondo le decisioni e gli indirizzi stabiliti dal

consiglio direttivo, impartendo le necessarie istruzioni alle banche centrali nazionali. Al comitato

esecutivo possono inoltre essere delegati taluni poteri quando lo decide il consiglio direttivo.

Per quanto possibile ed opportuno, fatto salvo il disposto del presente articolo, la BCE si avvale

delle banche centrali nazionali per eseguire operazioni che rientrano nei compiti del SEBC.

12.2. Il comitato esecutivo ha il compito di preparare le riunioni del consiglio direttivo.

12.3. Il consiglio direttivo adotta il regolamento interno che determina l'organizzazione interna

della BCE e dei suoi organi decisionali.

12.4. Le funzioni consultive di cui all'articolo 4 sono esercitate dal consiglio direttivo.

12.5. Il consiglio direttivo adotta le decisioni di cui all'articolo 6.

Articolo 13

Il presidente

13.1. Il presidente o, in sua assenza, il vicepresidente presiede il consiglio direttivo e il comitato

esecutivo della BCE.

13.2. Fatto salvo l'articolo 38, il presidente, o un suo delegato, rappresenta la BCE all'esterno.

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IT

Articolo 14

Banche centrali nazionali

14.1. Conformemente all'articolo 131 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ciascuno

Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale

nazionale, sarà compatibile con i trattati e con il presente statuto.

14.2. Gli statuti delle banche centrali nazionali devono prevedere in particolare che la durata del

mandato del governatore della banca centrale nazionale non sia inferiore a cinque anni.

Un governatore può essere sollevato dall'incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste

per l'espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze. Una decisione in

questo senso può essere portata dinanzi alla Corte di giustizia dal governatore interessato o dal

consiglio direttivo, per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all'applicazione

dei medesimi. Tali ricorsi devono essere proposti nel termine di due mesi, secondo i casi, dalla

pubblicazione della decisione, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno

in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza.

14.3. Le banche centrali nazionali costituiscono parte integrante del SEBC e agiscono secondo gli

indirizzi e le istruzioni della BCE. Il consiglio direttivo adotta le misure necessarie per assicurare

l'osservanza degli indirizzi e delle istruzioni della BCE, richiedendo che gli venga fornita ogni

necessaria informazione.

14.4. Le banche centrali nazionali possono svolgere funzioni diverse da quelle specificate nel

presente statuto a meno che il consiglio direttivo decida, a maggioranza dei due terzi dei votanti,

che tali funzioni interferiscono con gli obiettivi e i compiti del SEBC. Tali funzioni sono svolte

sotto la piena responsabilità delle banche centrali nazionali e non sono considerate come facenti

parte delle funzioni del SEBC. Articolo 15

Obblighi di rendiconto

15.1. La BCE compila e pubblica rapporti sulle attività del SEBC almeno ogni tre mesi.

15.2. Un rendiconto finanziario consolidato del SEBC viene pubblicato ogni settimana.

6655/1/08 REV 1 308

IT

15.3. Conformemente all'articolo 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, la BCE trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione, nonché al

Consiglio europeo, una relazione annuale sulle attività del SEBC e sulla politica monetaria

dell'anno precedente e dell'anno in corso.

15.4. Le relazioni e i rendiconti di cui al presente articolo sono messi a disposizione dei soggetti

interessati gratuitamente. Articolo 16

Banconote

Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno

dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote

emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso

legale nell'Unione.

La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di

banconote. CAPO IV

FUNZIONI MONETARIE E OPERAZIONI DEL SEBC

Articolo 17

Conti presso la BCE e le banche centrali nazionali

Al fine di svolgere le loro operazioni, la BCE e le banche centrali nazionali possono aprire conti

intestati a enti creditizi, organismi pubblici e altri operatori del mercato e accettare come garanzia

attività, ivi compresi i titoli scritturali.

6655/1/08 REV 1 309

IT

Articolo 18

Operazioni di credito e di mercato aperto

18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche

centrali nazionali hanno la facoltà di:

− operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine),

ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e

strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi,

− effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i

prestiti sulla base di adeguate garanzie.

18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate

da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle

condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.

Articolo 19

Riserve minime

19.1. Fatto salvo l'articolo 2, la BCE, nel perseguimento degli obiettivi della politica monetaria, ha

il potere di obbligare gli enti creditizi insediati negli Stati membri a detenere riserve minime in conti

presso la BCE e le banche centrali nazionali. Regolamenti relativi al calcolo e alla determinazione

delle riserve obbligatorie minime possono essere emanati dal consiglio direttivo. In caso di

inosservanza, la BCE ha la facoltà di imporre interessi a titolo di penalità e altre sanzioni di analogo

effetto.

19.2. Ai fini dell'applicazione del presente articolo il Consiglio, in conformità della procedura

stabilita nell'articolo 41, definisce la base per le riserve minime e i rapporti massimi ammissibili tra

dette riserve e la relativa base, nonché le sanzioni appropriate nei casi di inosservanza.

Articolo 20

Altri strumenti di controllo monetario

Il consiglio direttivo può decidere, a maggioranza dei due terzi dei votanti, sull'utilizzo di altri

metodi operativi di controllo monetario che esso ritenga appropriato, nel rispetto di quanto disposto

dall'articolo 2.

6655/1/08 REV 1 310

IT

Se tali strumenti impongono obblighi a terzi il Consiglio ne definisce la portata secondo la

procedura prevista all'articolo 41. Articolo 21

Operazioni con enti pubblici

21.1. Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata

la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della

BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle

amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore

pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di

titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.

21.2. La BCE e le banche centrali nazionali possono operare come agenti finanziari per gli

organismi di cui all'articolo 21.1.

21.3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica

che, nel contesto dell'offerta di riserve da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche

centrali nazionali e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Articolo 22

Sistemi di pagamento e di compensazione

La BCE e le banche centrali nazionali possono accordare facilitazioni, e la BCE può stabilire

regolamenti, al fine di assicurare sistemi di compensazione e di pagamento efficienti e affidabili

all'interno dell'Unione e nei rapporti con i paesi terzi.

Articolo 23

Operazioni esterne

La BCE e le banche centrali nazionali possono:

− stabilire relazioni con banche centrali e istituzioni finanziarie di paesi terzi e, se del caso, con

organizzazioni internazionali,

6655/1/08 REV 1 311

IT

− acquistare o vendere a pronti e a termine tutti i tipi di attività in valuta estera e metalli

preziosi. Il termine attività in valuta estera include i titoli e ogni altra attività nella valuta di

qualsiasi paese o in unità di conto e in qualsiasi forma essi siano detenuti,

− detenere e gestire le attività di cui al presente articolo,

− effettuare tutti i tipi di operazioni bancarie con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali,

ivi incluse le operazioni di credito attive e passive.

Articolo 24

Altre operazioni

In aggiunta alle operazioni derivanti dall'assolvimento dei propri compiti la BCE e le banche

centrali nazionali possono effettuare operazioni per i loro scopi amministrativi e per il proprio

personale. CAPO V

VIGILANZA PRUDENZIALE

Articolo 25

Vigilanza prudenziale

25.1. La BCE può fornire pareri e essere consultata dal Consiglio, dalla Commissione e dalle

autorità competenti degli Stati membri sul campo d'applicazione e sull'attuazione della legislazione

dell'Unione relativa alla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e concernente la stabilità del

sistema finanziario.

25.2. Conformemente ai regolamenti del Consiglio ai sensi dell'articolo 127, paragrafo 6, del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la BCE può svolgere compiti specifici in merito alle

politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni

finanziarie, eccettuate le imprese di assicurazione.

6655/1/08 REV 1 312

IT

CAPO VI

DISPOSIZIONI FINANZIARIE DEL SEBC

Articolo 26

Conti finanziari

26.1. L'esercizio finanziario della BCE e delle banche centrali nazionali ha inizio il 1º gennaio e

finisce il 31 dicembre.

26.2. I conti annuali della BCE sono redatti dal comitato esecutivo secondo i principi stabiliti dal

consiglio direttivo. I conti annuali sono approvati dal consiglio direttivo e sono in seguito

pubblicati.

26.3. Per fini operativi e di analisi, il comitato esecutivo redige un bilancio consolidato del SEBC,

comprendente le attività e le passività delle banche centrali nazionali che rientrano nell'ambito del

SEBC.

26.4. Per l'applicazione del presente articolo, il consiglio direttivo stabilisce le disposizioni

necessarie per uniformare le procedure contabili e di rendiconto riguardanti le operazioni compiute

dalle banche centrali nazionali. Articolo 27

Revisione dei conti

27.1. La contabilità della BCE e delle banche centrali nazionali viene verificata da revisori esterni

indipendenti proposti dal consiglio direttivo ed accettati dal Consiglio. I revisori hanno pieni poteri

per esaminare tutti i libri e documenti contabili della BCE e delle banche centrali nazionali e per

essere pienamente informati sulle loro operazioni.

27.2. Le disposizioni dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea si

applicano soltanto ad un esame dell'efficienza operativa della gestione della BCE.

6655/1/08 REV 1 313

IT

Articolo 28

Capitale della BCE

28.1. Il capitale della BCE è di 5 000 milioni di euro. Il capitale può essere aumentato per

ammontari eventualmente determinati dal consiglio direttivo, che delibera alla maggioranza

qualificata di cui all'articolo 10.3, entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in base alla

procedura di cui all'articolo 41.

28.2. Le banche centrali nazionali sono le sole sottoscrittrici e detentrici del capitale della BCE. La

sottoscrizione del capitale avviene secondo lo schema stabilito conformemente all'articolo 29.

28.3. Il consiglio direttivo, deliberando alla maggioranza qualificata prevista nell'articolo 10.3,

determina la misura e la forma nelle quali il capitale è versato.

28.4. Fatto salvo l'articolo 28.5, le quote del capitale sottoscritto della BCE appartenenti alle banche

centrali nazionali non possono essere trasferite, vincolate o poste sotto sequestro.

28.5. Qualora lo schema di cui all'articolo 29 venga modificato, le banche centrali nazionali

trasferiscono fra di loro quote di capitale nella misura necessaria ad assicurare che la distribuzione

delle quote corrisponda allo schema modificato. Il consiglio direttivo determina le modalità e le

condizioni di tali trasferimenti. Articolo 29

Schema di sottoscrizione di capitale

29.1. Lo schema per la sottoscrizione del capitale della BCE, fissato per la prima volta nel 1998 al

momento dell'istituzione del SEBC, è determinato assegnando a ciascuna banca centrale nazionale,

nell'ambito di questo schema, una ponderazione uguale alla somma del:

− 50 % della quota, relativa allo Stato membro di appartenenza, della popolazione dell'Unione

nel penultimo anno che precede l'istituzione del SEBC,

− 50 % della quota, relativa allo Stato membro di appartenenza, del prodotto interno lordo ai

prezzi di mercato dell'Unione, registrati negli ultimi cinque anni che precedono il penultimo

anno prima dell'istituzione del SEBC.

Le percentuali sono arrotondate per difetto o per eccesso al più vicino multiplo di 0,0001%.

6655/1/08 REV 1 314

IT

29.2. I dati statistici da usare per l'applicazione del presente articolo sono predisposti dalla

Commissione in conformità delle norme adottate dal Consiglio secondo la procedura di cui

all'articolo 41.

29.3. Le ponderazioni assegnate alle banche centrali nazionali saranno adattate ogni cinque anni

dopo l'istituzione del SEBC in modo analogo alle disposizioni di cui all'articolo 29.1. Lo schema

modificato si applica a decorrere dal primo giorno dell'anno successivo.

29.4. Il consiglio direttivo prende tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo. Articolo 30

Trasferimento alla BCE di attività di riserva in valuta

30.1. Fatto salvo il disposto dell'articolo 28, alla BCE vengono conferite da parte delle banche

centrali nazionali attività di riserva in valute diverse da valute dell'Unione, euro, posizioni di riserva

sul FMI e DSP, fino ad un ammontare equivalente a 50 000 milioni di euro. Il consiglio direttivo

decide sulla quota che può essere richiesta dalla BCE dopo che è stata istituita e sugli ammontari

che possono essere richiesti in epoche successive. La BCE ha il pieno diritto di detenere e gestire le

riserve in valuta che le vengono trasferite e di utilizzarle per gli scopi indicati nel presente statuto.

30.2. I contributi di ogni banca centrale nazionale sono fissati in proporzione alla quota del capitale

sottoscritto della BCE.

30.3. Ogni banca centrale nazionale ha nei confronti della BCE un credito pari al proprio

contributo. Il consiglio direttivo determina la denominazione e la remunerazione di tali crediti.

30.4. Ulteriori richieste di attività di riserva in valuta oltre il limite previsto dall'articolo 30.1

possono essere effettuate dalla BCE conformemente all'articolo 30.2, entro i limiti e alle condizioni

stabiliti dal Consiglio secondo la procedura di cui all'articolo 41.

30.5. La BCE può detenere e gestire posizioni di riserva sul FMI e DSP e provvedere alla messa in

comune di tali attività.

30.6. Il consiglio direttivo prende tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo.

6655/1/08 REV 1 315

IT

Articolo 31

Attività di riserva in valuta estera detenute dalle banche centrali nazionali

31.1. Le banche centrali nazionali possono compiere operazioni in adempimento dei loro obblighi

verso organismi internazionali, conformemente all'articolo 23.

31.2. Tutte le altre operazioni aventi per oggetto attività di riserva in valuta che restano alle banche

centrali nazionali dopo i trasferimenti di cui all'articolo 30, nonché le operazioni degli Stati membri

aventi per oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi, eccedenti un limite da

stabilire nel quadro dell'articolo 31.3, sono soggette all'approvazione della BCE al fine di

assicurarne la coerenza con le politiche monetaria e del cambio dell'Unione.

31.3. Il consiglio direttivo definisce indirizzi al fine di facilitare tali operazioni.

Articolo 32

Distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali

32.1. Il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell'esercizio delle funzioni di politica

monetaria del SEBC (qui di seguito denominato reddito monetario) viene distribuito alla fine di

ciascun esercizio in conformità delle disposizioni del presente articolo.

32.2. L'importo del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale è pari al reddito annuo

che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi

costituiti dagli enti creditizi. Questi attivi sono accantonati dalle banche centrali nazionali in

conformità degli indirizzi determinati dal consiglio direttivo.

32.3. Se, dopo l'introduzione dell'euro, il consiglio direttivo ritiene che le strutture del bilancio delle

banche centrali nazionali non consentano l'applicazione dell'articolo 32.2, il consiglio direttivo,

deliberando a maggioranza qualificata, può decidere che, in deroga all'articolo 32.2, il reddito

monetario sia calcolato secondo un metodo alternativo per un periodo che non superi i cinque anni.

32.4. L'ammontare del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale viene decurtato di un

importo pari a tutti gli interessi pagati da detta banca centrale sui depositi costituiti dagli enti

creditizi in conformità dell'articolo 19.

6655/1/08 REV 1 316

IT

Il consiglio direttivo può decidere di indennizzare le banche centrali nazionali per le spese sostenute

in occasione dell'emissione di banconote, o in casi eccezionali, per perdite specifiche relative alle

operazioni di politica monetaria realizzate per conto del SEBC. L'indennizzo assume la forma che il

consiglio direttivo ritiene appropriata; questi importi possono essere compensati con il reddito

monetario delle banche centrali nazionali.

32.5. La somma dei redditi monetari delle banche centrali nazionali viene ripartita tra le stesse in

proporzione alle quote versate di capitale della BCE, fatta salva qualsiasi decisione presa dal

consiglio direttivo in conformità dell'articolo 33.2.

32.6. La compensazione e il regolamento dei saldi provenienti dalla ripartizione del reddito

monetario sono effettuati dalla BCE conformemente agli indirizzi fissati dal consiglio direttivo.

32.7. Il consiglio direttivo adotta tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo. Articolo 33

Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE

33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell'ordine seguente:

a) un importo stabilito dal consiglio direttivo, che non può superare il 20 % del profitto netto,

viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100 % del capitale;

b) il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle

quote sottoscritte.

33.2. Qualora la BCE subisca una perdita, essa viene coperta dal fondo di riserva generale della

BCE, e se necessario, previa decisione del consiglio direttivo, dal reddito monetario dell'esercizio

finanziario pertinente in proporzione e nei limiti degli importi ripartiti tra le banche centrali

nazionali conformemente all'articolo 32.5.

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IT

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 34

Atti giuridici

34.1. Conformemente all'articolo 132 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la BCE:

− stabilisce i regolamenti nella misura necessaria per assolvere i compiti definiti nell'articolo

3.1, primo trattino, negli articoli 19.1, 22 o 25.2 e nei casi che sono previsti negli atti del

Consiglio di cui all'articolo 41,

− prende le decisioni necessarie per assolvere i compiti attribuiti al SEBC in virtù dei trattati e

del presente statuto,

− formula raccomandazioni o pareri.

34.2. La BCE può decidere di pubblicare le sue decisioni, le sue raccomandazioni ed i suoi pareri.

34.3. Entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in conformità della procedura di cui

all'articolo 41, la BCE ha il potere di infliggere alle imprese ammende o penalità di mora in caso di

inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle decisioni da essa adottati.

Articolo 35

Controllo giudiziario e materie connesse

35.1. Gli atti o le omissioni della BCE sono soggetti ad esame o interpretazione da parte della Corte

di giustizia dell'Unione europea nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati. La BCE può avviare

un'azione giudiziaria nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati.

35.2. Controversie tra, da un lato, la BCE e, dall'altro, i suoi creditori, debitori o qualsiasi altra

persona sono decise dai tribunali nazionali competenti, salvo nei casi in cui la giurisdizione sia

attribuita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 318

IT

35.3. La BCE è soggetta al regime di responsabilità previsto dall'articolo 340 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. Le banche centrali nazionali sono responsabili conformemente

alle rispettive legislazioni nazionali.

35.4. La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a giudicare in virtù di una clausola

compromissoria contenuta in un contratto di diritto privato o di diritto pubblico stipulato dalla BCE

o per suo conto.

35.5. La decisione della BCE di portare una controversia dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione

europea è presa dal consiglio direttivo.

35.6. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha giurisdizione nei casi di controversia relativi

all'adempimento da parte di una banca centrale nazionale di obblighi derivanti dai trattati e dal

presente statuto. La BCE, se ritiene che una banca centrale nazionale non abbia adempiuto agli

obblighi derivanti dai trattati e dal presente statuto, può formulare un parere motivato sulla

questione dopo aver dato alla banca centrale nazionale di cui trattasi l'opportunità di presentare

osservazioni. Se la banca centrale nazionale in questione non si conforma al parere entro il termine

fissato dalla BCE, quest'ultima può portare la questione dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione

europea. Articolo 36

Personale

36.1. Il consiglio direttivo, su proposta del comitato esecutivo, stabilisce le condizioni di impiego

dei dipendenti della BCE.

36.2. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha giurisdizione su tutte le controversie fra la BCE e

i propri dipendenti nei limiti e alle condizioni stabiliti nelle condizioni di impiego.

Articolo 37 (ex articolo 38)

Segreto professionale

37.1. I membri degli organi decisionali e il personale della BCE e delle banche centrali nazionali

hanno il dovere, anche dopo aver cessato le proprie funzioni, di non rivelare le informazioni coperte

dall'obbligo del segreto professionale.

6655/1/08 REV 1 319

IT

37.2. Le persone che hanno accesso ai dati coperti da una normativa dell'Unione che imponga uno

specifico obbligo di riservatezza sono soggette all'applicazione di tali norme.

Articolo 38 (ex articolo 39)

Poteri di firma

La BCE è giuridicamente vincolata nei confronti di terzi dal suo presidente o due membri del

comitato esecutivo ovvero dalla firma di due membri del personale della BCE che siano stati

debitamente autorizzati dal presidente a firmare per conto della BCE.

Articolo 39 (ex articolo 40)

Privilegi e immunità

La BCE beneficia sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari per

l'assolvimento dei propri compiti, alle condizioni previste dal protocollo sui privilegi e sulle

immunità dell'Unione europea. CAPO VIII

MODIFICAZIONE DELLO STATUTO E LEGISLAZIONE COMPLEMENTARE

Articolo 40 (ex articolo 41)

Procedura di modificazione semplificata

40.1. Conformemente all'articolo 129, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, gli articoli 5.1, 5.2, 5.3, 17, 18, 19.1, 22, 23, 24, 26, 32.2, 32.3, 32.4, 32.6, 33.1, lettera a),

e 36 del presente statuto possono essere modificati dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che

deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria su raccomandazione della BCE, previa

consultazione della Commissione, ovvero su proposta della Commissione, previa consultazione

della BCE.

6655/1/08 REV 1 320

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40.2. L'articolo 10.2 può essere modificato da una decisione del Consiglio europeo, che delibera

all'unanimità, su raccomandazione della Banca centrale europea e previa consultazione del

Parlamento europeo e della Commissione, oppure su raccomandazione della Commissione e previa

consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea. Le modifiche entrano in

vigore solo dopo essere state approvate dagli Stati membri conformemente alle loro rispettive

norme costituzionali.

40.3. Una raccomandazione presentata dalla BCE ai sensi del presente articolo richiede una

decisione unanime da parte del consiglio direttivo.

Articolo 41 (ex articolo 42)

Legislazione complementare

Conformemente all'articolo 129, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea il

Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento

europeo e della BCE, o su raccomandazione della BCE e previa consultazione del Parlamento

europeo e della Commissione, adotta le disposizioni di cui agli articoli 4, 5.4, 19.2, 20, 28.1, 29.2,

30.4 e 34.3 del presente statuto. CAPO IX

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E DISPOSIZIONI VARIE PER IL SEBC

Articolo 42 (ex articolo 43)

Disposizioni generali

42.1. Una deroga di cui all'articolo 139 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

comporta che i seguenti articoli del presente statuto non conferiscono nessun diritto o non

impongono alcun obbligo agli Stati membri interessati: 3, 6, 9.2, 12.1, 14.3, 16, 18, 19, 20, 22, 23,

26.2, 27, 30, 31, 32, 33, 34 e 49.

6655/1/08 REV 1 321

IT

42.2. Le banche centrali degli Stati membri con deroga, come specificato nell'articolo 139 di detto

trattato, mantengono i loro poteri nel settore della politica monetaria in base ai rispettivi diritti

nazionali.

42.3. Conformemente all'articolo 139 di detto trattato l'espressione Stati membri equivale a "Stati

membri la cui moneta è l'euro" nei seguenti articoli del presente statuto: 3, 11.2 e 19.

42.4. L'espressione "banche centrali nazionali" equivale a "banche centrali degli Stati membri la cui

moneta è l'euro" nei seguenti articoli del presente statuto: 9.2, 10.2, 10.3, 12.1, 16, 17, 18, 22, 23,

27, 30, 31, 32, 33.2 e 49.

42.5. Negli articoli 10.3 e 33.1 per partecipanti al capitale si intendono le banche centrali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro.

42.6. Negli articoli 10.3 e 30.2 per capitale sottoscritto si intende capitale della BCE sottoscritto

dalle banche centrali degli Stati membri la cui moneta è l'euro.

Articolo 43 (ex articolo 44)

Compiti transitori della BCE

La BCE assume i compiti svolti un tempo dall'IME di cui all'articolo 141, paragrafo 2 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea che, a causa delle deroghe di uno o più Stati membri,

devono essere ancora adempiuti dopo l'introduzione dell'euro.

La BCE fornisce pareri nella fase di preparazione dell'abrogazione delle deroghe di cui

all'articolo 140 di detto trattato. Articolo 44 (ex articolo 45)

Consiglio generale della BCE

44.1. Fatto salvo l'articolo 129, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

consiglio generale è costituito come terzo organo decisionale della BCE.

44.2. Il consiglio generale comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori

delle banche centrali nazionali. Gli altri membri del comitato esecutivo possono partecipare, senza

diritto di voto, alle riunioni del consiglio generale.

6655/1/08 REV 1 322

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44.3. Le responsabilità del consiglio generale sono elencate per esteso nell'articolo 46 del presente

statuto. Articolo 45 (ex articolo 46)

Regolamento interno del consiglio generale

45.1. Il consiglio generale è presieduto dal presidente o, in sua assenza, dal vicepresidente della

BCE.

45.2. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono partecipare, senza diritto

di voto, alle riunioni del consiglio generale.

45.3. Il presidente prepara le riunioni del consiglio generale.

45.4. In deroga all'articolo 12.3, il consiglio generale adotta il proprio regolamento interno.

45.5. Le funzioni del segretariato del consiglio generale sono svolte dalla BCE.

Articolo 46 (ex articolo 47)

Responsabilità del consiglio generale

46.1. Il consiglio generale:

− svolge i compiti previsti all'articolo 43,

− partecipa alle funzioni consultive di cui agli articoli 4 e 25.1.

46.2. Il consiglio generale concorre:

− alla raccolta di informazioni statistiche come previsto all'articolo 5,

− alla compilazione dei rapporti e rendiconti della BCE di cui all'articolo 15,

− alla fissazione delle norme necessarie per l'applicazione dell'articolo 26 come previsto

all'articolo 26.4,

6655/1/08 REV 1 323

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− all'adozione di tutte le ulteriori misure necessarie all'applicazione dell'articolo 29 come

previsto all'articolo 29.4,

− alla fissazione delle condizioni di impiego dei dipendenti della BCE di cui all'articolo 36.

46.3. Il consiglio generale contribuisce ai necessari preparativi per fissare irrevocabilmente i tassi di

cambio delle monete degli Stati membri con deroga rispetto all'euro, come previsto

dall'articolo 140, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

46.4. Il consiglio generale è informato dal presidente della BCE in merito alle decisioni del

consiglio direttivo. Articolo 47 (ex articolo 48)

Disposizioni transitorie per il capitale della BCE

Conformemente all'articolo 29.1, a ciascuna banca centrale nazionale viene assegnata una

ponderazione nell'ambito dello schema per la sottoscrizione del capitale della BCE. In deroga

all'articolo 28.3, le banche centrali degli Stati membri con deroga non versano il capitale da loro

sottoscritto a meno che il consiglio generale decida, ad una maggioranza che rappresenta almeno

due terzi del capitale sottoscritto della BCE ed almeno la metà dei partecipanti al capitale, che una

percentuale minima deve essere versata come contributo ai costi operativi della BCE.

Articolo 48 (ex articolo 49)

Versamento differito del capitale, delle riserve e degli accantonamenti della BCE

48.1. La banca centrale di uno Stato membro la cui deroga sia stata abrogata, versa la quota del

capitale della BCE da essa sottoscritta nella stessa misura delle altre banche centrali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro e trasferisce alla BCE attività di riserva in valuta estera

conformemente all'articolo 30.1. La somma da trasferire è determinata moltiplicando il valore in

euro, ai tassi di cambio correnti delle attività di riserva in valuta estera già trasferite alla BCE

conformemente all'articolo 30.1, per il rapporto tra il numero di quote sottoscritte dalla banca

centrale nazionale in questione e il numero di quote già versate dalle altre banche centrali nazionali.

6655/1/08 REV 1 324

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48.2. Oltre al versamento da effettuare conformemente all'articolo 48.1, la banca centrale

interessata contribuisce alle riserve della BCE, agli accantonamenti equiparabili a riserve e

all'importo ancora da assegnare alle riserve e agli accantonamenti corrispondente al saldo del conto

profitti e perdite quale risulta al 31 dicembre dell'anno che precede l'abrogazione della deroga. La

somma da versare come contributo viene fissata moltiplicando l'importo delle riserve, come sopra

definito e dichiarato nel bilancio approvato della BCE, per il rapporto tra il numero di quote

sottoscritte dalla banca centrale interessata e il numero di quote già versate dalle altre banche

centrali.

48.3. Al momento in cui uno o più paesi diventano Stati membri e le rispettive banche centrali

diventano parte del SEBC, il capitale sottoscritto della BCE e il limite dell'importo delle attività di

riserva in valuta estera che possono essere trasferite alla BCE sono aumentati automaticamente.

L'aumento è determinato moltiplicando i rispettivi importi esistenti in tale momento per il rapporto,

nell'ambito dello schema esteso di sottoscrizione di capitale, tra la ponderazione assegnata alle

banche centrali nazionali interessate che accedono e la ponderazione assegnata alle banche centrali

nazionali già membri del SEBC. La ponderazione assegnata a ciascuna banca centrale nazionale

nello schema di sottoscrizione del capitale è calcolata per analogia con quanto previsto

dall'articolo 29.1 e conformemente alle disposizioni dell'articolo 29.2. I periodi di riferimento da

utilizzare per i dati statistici sono identici a quelli applicati per l'ultimo adeguamento quinquennale

delle ponderazioni di cui all'articolo 29.3.

Articolo 49 (ex articolo 52)

Scambio di banconote in valute degli Stati membri

In seguito alla fissazione irrevocabile dei tassi di cambio, conformemente all'articolo 140,

paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo adotta le

misure necessarie per assicurare che le banconote in valute con tassi di cambio irrevocabilmente

fissati vengano cambiate dalle banche centrali nazionali al loro rispettivo valore di parità.

Articolo 50 (ex articolo 53)

Applicabilità delle disposizioni transitorie

Gli articoli da 42 a 47 si applicano se e fintantoché esistono Stati membri con deroga.

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PROTOCOLLO (n. 5)

STATUTO DELLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

SULLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO stabilire lo statuto della Banca europea per gli investimenti, contemplato

dall'articolo 308 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

La Banca europea per gli investimenti istituita dall'articolo 308 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, in seguito denominata la "Banca", è costituita ed esercita le proprie funzioni e

la sua attività conformemente alle disposizioni del trattato e del presente statuto.

Articolo 2

I compiti della Banca sono definiti dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea. Articolo 3

Conformemente all'articolo 308 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, i membri della

Banca sono gli Stati membri.

6655/1/08 REV 1 326

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Articolo 4

1. Il capitale della Banca è di 164 808 169 000 EUR; le quote sottoscritte rispettivamente dagli

Stati membri sono le seguenti:

Germania 26 649 532 500

Francia 26 649 532 500

Italia 26 649 532 500

Regno Unito 26 649 532 500

Spagna 15 989 719 500

Belgio 7 387 065 000

Paesi Bassi 7 387 065 000

Svezia 4 900 585 500

Danimarca 3 740 283 000

Austria 3 666 973 500

Polonia 3 411 263 500

Finlandia 2 106 816 000

Grecia 2 003 725 500

Portogallo 1 291 287 000

Repubblica ceca 1 258 785 500

Ungheria 1 190 868 500

Irlanda 935 070 000

Romania 863 514 500

Slovacchia 428 490 500

Slovenia 397 815 000

Bulgaria 290 917 500

Lituania 249 617 500

Lussemburgo 187 015 500

Cipro 183 382 000

Lettonia 152 335 000

Estonia 117 640 000

Malta 69 804 000

6655/1/08 REV 1 327

IT

Gli Stati membri sono responsabili soltanto fino a concorrenza dell'ammontare della loro quota di

capitale sottoscritto e non versato.

2. L'ammissione di un nuovo membro determina un aumento del capitale sottoscritto pari al

conferimento del nuovo membro.

3. Il consiglio dei governatori, deliberando all'unanimità, può decidere un aumento del capitale

sottoscritto.

4. La quota di capitale sottoscritta non è cedibile, non può essere costituita in garanzia né è

sequestrabile. Articolo 5

1. Il capitale sottoscritto è versato dagli Stati membri nella misura del 5 % in media degli

importi fissati all'articolo 4, paragrafo 1.

2. In caso di aumento del capitale sottoscritto il consiglio dei governatori, deliberando

all'unanimità, fissa la percentuale che deve essere versata e le modalità del versamento. I versamenti

in numerario sono fatti esclusivamente in euro.

3. Il consiglio di amministrazione può esigere il versamento del saldo del capitale sottoscritto,

sempreché tale versamento sia necessario per far fronte alle obbligazioni della Banca.

Il versamento è effettuato da ciascuno Stato membro proporzionalmente alla sua quota di capitale

sottoscritto. Articolo 6

(ex articolo 8)

La Banca è amministrata e gestita da un consiglio dei governatori, un consiglio di amministrazione

e un comitato direttivo.

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Articolo 7

(ex articolo 9)

1. Il consiglio dei governatori è composto dei ministri designati dagli Stati membri.

2. Il consiglio dei governatori fissa le direttive generali relative alla politica creditizia della

Banca conformemente agli obiettivi dell'Unione.

Il consiglio dei governatori vigila sull'esecuzione di tali direttive.

3. Inoltre, il consiglio dei governatori:

a) decide dell'aumento del capitale sottoscritto, conformemente all'articolo 4, paragrafo 3, e

all'articolo 5, paragrafo 2,

b) ai fini dell'articolo 9, paragrafo 1, determina i principi applicabili alle operazioni di

finanziamento nell'ambito dei compiti della Banca,

c) esercita i poteri previsti dagli articoli 9 e 11 per la nomina e le dimissioni d'ufficio dei membri

del consiglio di amministrazione e del comitato direttivo, come pure quelli previsti

dall'articolo 11, paragrafo 1, secondo comma,

d) decide in merito alla concessione dei finanziamenti per operazioni di investimento da

realizzare in tutto o in parte fuori dal territorio degli Stati membri, conformemente

all'articolo 16, paragrafo 1,

e) approva la relazione annuale redatta dal consiglio di amministrazione,

f) approva il bilancio annuo nonché il conto profitti e perdite,

g) esercita gli altri poteri e attribuzioni conferiti dal presente statuto,

h) approva il regolamento interno della Banca.

4. Il consiglio dei governatori è competente a prendere, all'unanimità, nell'ambito del trattato e

del presente statuto tutte le decisioni relative alla sospensione dell'attività della Banca e alla sua

eventuale liquidazione.

6655/1/08 REV 1 329

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Articolo 8

(ex articolo 10)

Salvo contraria disposizione del presente statuto, le decisioni del consiglio dei governatori sono

prese a maggioranza dei membri che lo compongono. Tale maggioranza dovrà rappresentare

almeno il 50 % del capitale sottoscritto.

La maggioranza qualificata richiede diciotto voti e il 68% del capitale sottoscritto.Le astensioni di

membri presenti o rappresentati non ostano all'adozione delle deliberazioni che richiedono

l'unanimità. Articolo 9

(ex articolo 11)

1. Il consiglio di amministrazione decide in merito alla concessione di finanziamenti, in

particolare sotto forma di crediti e di garanzie, e alla conclusione di prestiti; fissa il saggio

d'interesse per i prestiti nonché le commissioni e gli altri oneri. Sulla base di una decisione adottata

a maggioranza qualificata, può delegare alcune delle sue attribuzioni al comitato direttivo.

Determina le condizioni e modalità di tale delega e soprintende alla sua esecuzione.

Il consiglio di amministrazione controlla la sana amministrazione della Banca; assicura la

conformità della gestione della Banca con le disposizioni dei trattati e dello statuto e con le direttive

generali stabilite dal consiglio dei governatori.

Alla chiusura dell'esercizio, il consiglio di amministrazione è tenuto a sottoporre al consiglio dei

governatori una relazione ed a pubblicarla dopo l'approvazione.

2. Il consiglio di amministrazione è composto di ventotto amministratori e di diciotto sostituti.

Gli amministratori sono nominati per un periodo di cinque anni dal consiglio dei governatori; un

amministratore è designato da ciascuno Stato membro e un amministratore è designato dalla

Commissione.

I sostituti sono nominati per un periodo di cinque anni dal consiglio dei governatori in ragione di:

− due sostituti designati dalla Repubblica federale di Germania,

6655/1/08 REV 1 330

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− due sostituti designati dalla Repubblica francese,

− due sostituti designati dalla Repubblica italiana,

− due sostituti designati dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord,

− un sostituto designato di comune accordo dal Regno di Spagna e dalla Repubblica portoghese,

− un sostituto designato di comune accordo dal Regno del Belgio, dal Granducato del

Lussemburgo e dal Regno dei Paesi Bassi,

− due sostituti designati di comune accordo dal Regno di Danimarca, dalla Repubblica ellenica,

dall'Irlanda e dalla Romania,

− due sostituti designati di comune accordo dalla Repubblica di Estonia, dalla Repubblica di

Lettonia, dalla Repubblica di Lituania, dalla Repubblica d'Austria, dalla Repubblica di

Finlandia e dal Regno di Svezia,

− tre sostituti designati di comune accordo dalla Repubblica di Bulgaria, dalla Repubblica ceca,

dalla Repubblica di Cipro, dalla Repubblica di Ungheria, dalla Repubblica di Malta, dalla

Repubblica di Polonia, dalla Repubblica di Slovenia e dalla Repubblica slovacca,

− un sostituto designato dalla Commissione.

Il consiglio di amministrazione coopta sei (6) esperti senza diritto di voto: tre (3) in qualità di

membri e tre (3) in qualità di sostituti.

Il mandato degli amministratori e dei sostituti è rinnovabile.

Il regolamento interno fissa le modalità di partecipazione alle sedute del consiglio di

amministrazione e le disposizioni applicabili ai sostituti e agli esperti cooptati.

Il presidente, o in sua assenza uno dei vicepresidenti del comitato direttivo, presiede le sedute del

consiglio d'amministrazione senza partecipare alle votazioni.

I membri del consiglio d'amministrazione sono scelti tra personalità che offrano ogni garanzia di

indipendenza e di competenza; essi sono responsabili soltanto nei confronti della Banca.

6655/1/08 REV 1 331

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3. Soltanto nel caso che un amministratore non risponda più ai requisiti necessari all'esercizio

delle sue funzioni, il consiglio dei governatori, deliberando a maggioranza qualificata, potrà

dichiararlo dimissionario d'ufficio.

La mancata approvazione della relazione annuale provoca le dimissioni del consiglio

d'amministrazione.

4. In caso di vacanza, a seguito di decesso oppure di dimissioni volontarie, d'ufficio o collettive,

si provvede alla sostituzione secondo le norme di cui al paragrafo 2. Salvo nei casi di rinnovamento

generale, i membri sono sostituiti per la restante durata del mandato.

5. Il consiglio dei governatori stabilisce la retribuzione dei membri del consiglio

d'amministrazione. Esso definisce le eventuali incompatibilità con le funzioni di amministratore e di

sostituto. Articolo 10

(ex articolo 12)

1. Ogni amministratore dispone di un voto nel consiglio di amministrazione. Egli può delegare il

suo voto in tutti i casi, secondo modalità che saranno stabilite dal regolamento interno della Banca.

2. Salvo disposizione contraria del presente statuto, le decisioni del consiglio di amministrazione

sono prese a maggioranza di almeno un terzo (1/3) dei membri del consiglio aventi voto

deliberativo che rappresentino almeno il cinquanta per cento (50 %) del capitale sottoscritto. La

maggioranza qualificata richiede diciotto (18) voti e il sessantotto per cento (68 %) del capitale

sottoscritto. Il regolamento interno della Banca fissa il numero legale necessario per la validità delle

deliberazioni del consiglio di amministrazione.

Articolo 11

(ex articolo 13)

1. Il comitato direttivo è composto di un presidente e di otto vicepresidenti nominati per un

periodo di sei anni dal consiglio dei governatori, su proposta del consiglio di amministrazione. Il

loro mandato è rinnovabile.

Il consiglio dei governatori, deliberando all'unanimità, può modificare il numero dei membri del

comitato direttivo.

6655/1/08 REV 1 332

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2. Su proposta del consiglio d'amministrazione, che abbia deliberato a maggioranza qualificata,

il consiglio dei governatori, deliberando a sua volta a maggioranza qualificata, può dichiarare

dimissionari d'ufficio i membri del comitato direttivo.

3. Il comitato direttivo provvede alla gestione degli affari d'ordinaria amministrazione della

Banca, sotto l'autorità del presidente e sotto il controllo del consiglio d'amministrazione.

Esso prepara le decisioni del consiglio d'amministrazione, in particolare per la conclusione di

prestiti e la concessione di finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e garanzie; assicura

l'esecuzione di tali decisioni.

4. Il comitato direttivo formula a maggioranza i suoi pareri sulle proposte di conclusione di

prestiti e di concessione di finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e garanzie.

5. Il consiglio dei governatori fissa la retribuzione dei membri del comitato direttivo e definisce

le incompatibilità con le loro funzioni.

6. Il presidente o, in caso di impedimento, uno dei vicepresidenti, rappresenta la Banca in sede

giudiziaria o extra giudiziaria.

7. I membri del personale della Banca sono posti sotto l'autorità del presidente. Essi sono da lui

assunti e licenziati. Nella scelta del personale, si deve tener conto non solo delle attitudini personali

e delle qualificazioni professionali, ma anche di una equa partecipazione dei cittadini degli Stati

membri. Il regolamento interno determina l'organo competente per adottare le disposizioni

applicabili al personale.

8. Il comitato direttivo e il personale della Banca sono responsabili soltanto nei confronti di

quest'ultima ed esercitano le loro funzioni in piena indipendenza.

Articolo 12

(ex articolo 14)

1. Un comitato, composto di sei membri nominati dal consiglio dei governatori in ragione della

loro competenza, verifica che le attività della Banca siano conformi alle migliori pratiche bancarie

ed è responsabile della revisione dei conti della Banca.

6655/1/08 REV 1 333

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2. Il comitato di cui al paragrafo 1 esamina ogni anno la regolarità delle operazioni e dei libri

della Banca. A tale scopo, esso verifica che le operazioni della Banca siano state effettuate nel

rispetto delle formalità e delle procedure previste dal presente statuto e dal regolamento interno.

3. Il comitato di cui al paragrafo 1 conferma che gli stati finanziari, così come qualsiasi

informazione finanziaria contenuta nei conti annuali elaborati dal consiglio di amministrazione,

danno un'immagine fedele della situazione della Banca, all'attivo come al passivo, come pure dei

risultati delle sue operazioni e dei flussi di tesoreria per l'esercizio finanziario considerato.

4. Il regolamento interno precisa le qualifiche che devono possedere i membri del comitato di

cui al paragrafo 1 e determina le condizioni e le modalità per l'esercizio delle attività del comitato

stesso. Articolo 13

(ex articolo 15)

La Banca comunica con i singoli Stati membri per il tramite dell'autorità da essi designata.

Nell'esecuzione delle operazioni finanziarie essa ricorre alla banca centrale nazionale dello Stato

membro interessato oppure ad altri istituti finanziari da quest'ultimo autorizzati.

Articolo 14

(ex articolo 16)

1. La Banca coopera con tutte le organizzazioni internazionali, il cui campo di attività copra

settori analoghi ai suoi.

2. La Banca ricerca ogni utile contatto per cooperare con gli istituti bancari e finanziari dei paesi

ai quali estende le proprie operazioni. Articolo 15

(ex articolo 17)

A richiesta di uno Stato membro o della Commissione, ovvero d'ufficio, il consiglio dei governatori

interpreta o perfeziona, alle condizioni nelle quali sono state stabilite, le direttive da esso fissate ai

sensi dell'articolo 7 del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 334

IT

Articolo 16

(ex articolo 18)

1. Nell'ambito del mandato definito dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, la Banca concede finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e di garanzie, ai suoi

membri oppure a imprese private o pubbliche per investimenti da attuare nei territori degli Stati

membri, sempreché non siano disponibili, a condizioni ragionevoli, mezzi provenienti da altre fonti.

Tuttavia, con decisione a maggioranza qualificata del consiglio dei governatori, su proposta del

consiglio d'amministrazione, la Banca può concedere finanziamenti per investimenti da attuarsi in

tutto o in parte al di fuori dei territori degli Stati membri.

2. La concessione di crediti è subordinata, per quanto possibile, al ricorso ad altri mezzi di

finanziamento.

3. Quando un prestito è accordato a una impresa o ad una collettività che non sia uno Stato

membro, la Banca subordina la concessione di tale credito ad una garanzia dello Stato membro sul

territorio del quale sarà attuato l'investimento, oppure ad altre garanzie sufficienti o alla solidità

finanziaria del debitore.

Inoltre, nell'ambito dei principi stabiliti dal consiglio dei governatori ai sensi dell'articolo 7,

paragrafo 3, lettera b) e se la realizzazione delle operazioni previste nell'articolo 309 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea lo richiede, il consiglio di amministrazione adotta a

maggioranza qualificata le condizioni e le modalità di qualsiasi finanziamento che presenti un

profilo di rischio specifico e che sia pertanto considerato un'attività speciale.

4. La Banca può garantire prestiti contratti da imprese pubbliche o private ovvero da collettività

per l'attuazione di operazioni previste dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea.

5. Il totale degli impegni derivanti dai prestiti e dalle garanzie accordati dalla Banca non deve

essere superiore al 250% del capitale sottoscritto, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati

e dell'eccedenza del conto profitti e perdite. L'importo cumulativo delle voci in questione è

calcolato previa deduzione di una somma pari all'importo sottoscritto, versato o no, per qualsiasi

partecipazione assunta dalla Banca.

6655/1/08 REV 1 335

IT

L'importo versato per partecipazioni assunte dalla Banca non deve mai essere superiore al totale

della parte versata del capitale, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati e dell'eccedenza

del conto profitti e perdite.

A titolo di eccezione, le attività speciali della Banca, decise dal consiglio dei governatori e dal

consiglio di amministrazione conformemente al paragrafo 3, sono oggetto di una dotazione

specifica in riserve.

Il presente paragrafo si applica anche ai conti consolidati della Banca.

6. La Banca si cautela contro il rischio di cambio inserendo le clausole che riterrà idonee nei

contratti relativi ai prestiti e alle garanzie. Articolo 17

(ex articolo 19)

1. I saggi d'interesse per i prestiti accordati dalla Banca nonché le commissioni e gli altri oneri

devono essere adattati alle condizioni che prevalgono sul mercato dei capitali e devono essere

calcolati in modo che gli introiti che ne derivano consentano alla Banca di far fronte alle proprie

obbligazioni, di coprire le proprie spese e i propri rischi e di costituire un fondo di riserva,

conformemente all'articolo 22.

2. La Banca non accorda riduzioni sui saggi d'interesse. Qualora, avuto riguardo al carattere

specifico dell'investimento da finanziare, risulti opportuna una riduzione del saggio di interesse, lo

Stato membro interessato ovvero un'autorità terza può concedere bonifici d'interesse, nella misura in

cui tale concessione sia compatibile con le norme fissate dall'articolo 107 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. Articolo 18

(ex articolo 20)

Nelle operazioni di finanziamento la Banca deve osservare i seguenti principi:

1. Vigila che i suoi fondi siano impiegati nel modo più razionale nell'interesse dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 336

IT

Può accordare o garantire prestiti soltanto:

a) quando il servizio degli interessi e dell'ammortamento sia assicurato dagli utili di gestione, nel

caso di investimenti attuati da imprese appartenenti ai settori produttivi, oppure, nel caso di

altri investimenti, da un impegno sottoscritto dallo Stato in cui si realizza l'investimento, o in

qualsiasi altra maniera, e

b) quando l'esecuzione dell'investimento contribuisca all'incremento della produttività

economica in generale e favorisca l'attuazione del mercato interno.

2. Non deve acquistare partecipazioni in imprese né assumere responsabilità di sorta nella loro

gestione, salvo che non lo richieda la tutela dei propri diritti per garantire la riscossione dei propri

crediti.

Tuttavia, nell'ambito dei principi stabiliti dal consiglio dei governatori ai sensi dell'articolo 7,

paragrafo 3, lettera b), se la realizzazione delle operazioni previste nell'articolo 309 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea lo richiede, il consiglio di amministrazione adotta a

maggioranza qualificata le condizioni e le modalità per assumere una partecipazione al capitale di

un'impresa commerciale, purché ciò sia necessario per finanziare un investimento o un programma,

in generale a complemento di un prestito o di una garanzia.

3. Può cedere i propri crediti sul mercato dei capitali ed esigere a tal fine dai suoi debitori

l'emissione di obbligazioni o di altri titoli.

4. La Banca e gli Stati membri non debbono imporre condizioni per le quali le somme prestate

debbano essere spese all'interno di un determinato Stato membro.

5. La Banca può subordinare la concessione di crediti alla organizzazione di aggiudicazioni

internazionali.

6. La Banca non finanzia, né interamente né in parte, alcun investimento al quale si opponga lo

Stato membro sul cui territorio l'investimento stesso deve essere messo in esecuzione.

7. In via complementare alle sue attività di credito, la Banca può assicurare servizi di assistenza

tecnica, alle condizioni e secondo le modalità definite dal consiglio dei governatori, che delibera a

maggioranza qualificata, e nel rispetto del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 337

IT

Articolo 19

(ex articolo 21)

1. La Banca può ricevere una domanda di finanziamento direttamente da qualsiasi impresa o

entità pubblica o privata. Ad essa ci si può rivolgere anche per il tramite della Commissione o dello

Stato membro sul territorio del quale sarà attuato l'investimento.

2. Quando le domande siano inoltrate per il tramite della Commissione, vengono sottoposte al

parere dello Stato membro sul territorio del quale sarà attuato l'investimento. Quando siano inoltrate

per il tramite dello Stato stesso, sono sottoposte al parere della Commissione. Qualora siano

presentate direttamente da un'impresa, sono sottoposte allo Stato membro interessato e alla

Commissione.

Gli Stati membri interessati e la Commissione devono esprimere il loro parere nel termine massimo

di due mesi. In caso di mancata risposta entro tale termine, la Banca può ritenere che l'investimento

di cui trattasi non sollevi obiezioni.

3. Il consiglio d'amministrazione delibera in merito alle operazioni di finanziamento a lui

sottoposte dal comitato direttivo.

4. Il comitato direttivo esamina se le operazioni di finanziamento che gli sono presentate sono

conformi alle disposizioni del presente statuto, in particolare a quelle degli articoli 16 e 18. Se il

comitato direttivo si pronuncia a favore del finanziamento, deve sottoporre la corrispondente

proposta al consiglio d'amministrazione; può subordinare il proprio parere favorevole alle

condizioni che ritenga essenziali. Qualora il comitato direttivo si pronunci contro la concessione del

finanziamento, deve sottoporre al consiglio d'amministrazione i documenti pertinenti, unitamente al

proprio parere.

5. In caso di parere negativo del comitato direttivo, il consiglio d'amministrazione può accordare

il finanziamento in questione soltanto all'unanimità.

6. In caso di parere negativo della Commissione, il consiglio d'amministrazione può accordare il

finanziamento in questione soltanto all'unanimità e l'amministratore nominato su designazione della

Commissione si astiene dal partecipare alla votazione.

7. In caso di parere negativo del comitato direttivo e della Commissione, il consiglio

d'amministrazione non può accordare il prestito o la garanzia in questione.

6655/1/08 REV 1 338

IT

8. Qualora, ai fini della tutela dei diritti e degli interessi della Banca, sia giustificata una

ristrutturazione di un'operazione di finanziamento attinente a investimenti approvati, il comitato

direttivo adotta senza indugio le misure d'urgenza che ritiene necessarie, con riserva di renderne

conto immediatamente al consiglio di amministrazione.

Articolo 20

(ex articolo 22)

1. La Banca contrae sui mercati dei capitali i prestiti necessari per l'adempimento dei suoi

compiti.

2. La Banca può contrarre prestiti sul mercato dei capitali degli Stati membri, nel quadro delle

disposizioni legali applicabili a tali mercati.

Gli organi competenti di uno Stato membro con deroga, ai sensi dell'articolo 139, paragrafo 1 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, possono opporvisi soltanto quando vi sia motivo di

temere gravi perturbazioni sul mercato dei capitali di detto Stato.

Articolo 21

(ex articolo 23)

1. La Banca può impiegare, alle seguenti condizioni, le disponibilità di cui non abbia immediata

necessità per far fronte alle sue obbligazioni:

a) può effettuare collocamenti sui mercati monetari;

b) fatte salve le disposizioni dell'articolo 18, paragrafo 2, può acquistare o vendere titoli;

c) la Banca può effettuare qualsiasi altra operazione finanziaria in connessione con le sue

finalità.

2. Senza pregiudizio delle disposizioni dell'articolo 23, la Banca non effettua, nella gestione dei

suoi collocamenti, alcun arbitraggio di divise che non sia strettamente indispensabile per realizzare i

suoi prestiti o per adempiere agli impegni assunti in seguito ai prestiti emessi o alle garanzie

concesse dalla Banca stessa.

3. Nei settori contemplati dal presente articolo, la Banca agirà di concerto con le autorità

competenti degli Stati membri o con le banche centrali nazionali.

6655/1/08 REV 1 339

IT

Articolo 22

(ex articolo 24)

1. Sarà costituito progressivamente un fondo di riserva fino a concorrenza del 10 % del capitale

sottoscritto. Qualora la situazione degli impegni della Banca lo giustifichi, il consiglio

d'amministrazione può decidere la costituzione di riserve supplementari. Fino a che tale fondo di

riserva non sia stato interamente costituito, si dovrà alimentarlo mediante:

a) gli introiti provenienti dagli interessi maturati dei prestiti concordati dalla Banca sulle somme

che gli Stati membri debbono versare ai sensi dell'articolo 5,

b) gli introiti provenienti dagli interessi maturati dei prestiti concordati dalla Banca sulle somme

costituite dal rimborso dei prestiti di cui alla lettera a),

sempreché tali introiti per interessi maturati non siano necessari a soddisfare obbligazioni e a

coprire le spese della Banca.

2. Le risorse del fondo di riserva devono essere collocate in modo da essere in grado ad ogni

momento di rispondere allo scopo di tali fondi.

Articolo 23

(ex articolo 25)

1. La Banca sarà sempre autorizzata a convertire in una delle monete degli Stati membri la cui

moneta non sia l'euro gli averi che essa detiene per effettuare operazioni finanziarie rispondenti ai

suoi scopi, così come definiti dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e

avuto riguardo delle disposizioni dell'articolo 21 del presente statuto. La Banca eviterà per quanto

possibile di procedere a tali conversioni qualora detenga averi disponibili o realizzabili nella moneta

di cui necessita.

2. La Banca non può convertire in valute di paesi terzi gli averi che detiene nella moneta di uno

degli Stati membri la cui moneta non sia l'euro, senza il consenso di quest'ultimo.

3. La Banca può disporre liberamente della parte del suo capitale versato, nonché delle valute

ottenute mediante prestiti emessi su mercati terzi.

6655/1/08 REV 1 340

IT

4. Gli Stati membri si impegnano a mettere a disposizione dei debitori della Banca le valute

necessarie al rimborso del capitale e interessi dei prestiti accordati o garantiti da questa per

investimenti da attuare sul loro territorio. Articolo 24

(ex articolo 26)

Qualora uno Stato membro disconosca i suoi obblighi di membro derivanti dal presente statuto, e in

particolare l'obbligo di versare la propria quota o di assicurare il servizio dei prestiti da lui contratti,

il consiglio dei governatori, deliberante a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere la

concessione di crediti e di garanzie a tale Stato membro o ai suoi cittadini.

Tale decisione non libera lo Stato né i suoi cittadini dalle loro obbligazioni nei confronti della

Banca. Articolo 25

(ex articolo 27)

1. Qualora il consiglio dei governatori decida di sospendere l'attività della Banca, tutte le attività

dovranno essere sospese senza indugio, eccezion fatta per le operazioni necessarie a garantire

debitamente l'utilizzazione, la tutela e la conservazione dei beni nonché la liquidazione degli

impegni.

2. In caso di liquidazione, il consiglio dei governatori nomina i liquidatori e impartisce loro

istruzioni per effettuare la liquidazione. Vigila alla salvaguardia dei diritti dei membri del personale.

Articolo 26

(ex articolo 28)

1. In ognuno degli Stati membri la Banca ha la più ampia capacità giuridica riconosciuta dalle

legislazioni nazionali alle persone giuridiche; essa può in particolare acquistare e alienare beni

mobili o immobili e stare in giudizio.

2. I beni della Banca sono esenti da tutte le requisizioni o espropri in qualsiasi forma.

6655/1/08 REV 1 341

IT

Articolo 27

(ex articolo 29)

Le controversie tra la Banca, da una parte, e i suoi creditori, i suoi debitori o terzi, dall'altra, sono

decise dagli organi giurisdizionali nazionali competenti, fatte salve le competenze attribuite alla

Corte di giustizia dell'Unione europea. La Banca può prevedere, in un contratto, una procedura

arbitrale.

La Banca deve eleggere domicilio in ognuno degli Stati membri. Tuttavia, essa può, in un contratto,

procedere ad una elezione speciale di domicilio.

I beni e gli averi della Banca potranno essere sequestrati o sottoposti a esecuzione forzata soltanto

con decisione giudiziaria. Articolo 28

(ex articolo 30)

1. Il consiglio dei governatori può decidere, deliberando all'unanimità, di istituire filiali o altre

entità, dotate di personalità giuridica e autonomia finanziaria.

2. Il consiglio dei governatori stabilisce con decisione unanime lo statuto degli organismi di cui

al paragrafo 1. Lo statuto ne definisce in particolare obiettivi, struttura, assetto patrimoniale, assetto

societario, sede, risorse finanziarie, mezzi d'intervento e modalità di controllo, nonché la relazione

con gli organi della Banca.

3. La Banca ha la facoltà di partecipare alla gestione dei suddetti organismi e contribuire al loro

capitale sottoscritto fino all'importo fissato dal consiglio dei governatori mediante delibera

unanime.

4. Il protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea si applica agli organismi di cui

al paragrafo 1 nella misura in cui sono soggetti al diritto dell'Unione, ai membri dei loro organi per

quanto attiene all'esecuzione dei loro compiti, e al loro personale, secondo gli stessi termini e le

stesse condizioni applicabili alla Banca.

Tuttavia i dividendi, i redditi del capitale e altre forme di entrate provenienti dai suddetti organismi

e dovuti ai membri che non siano l'Unione europea e la Banca restano assoggettati alle disposizioni

della legislazione fiscale applicabile.

6655/1/08 REV 1 342

IT

5. La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a dirimere, entro i limiti stabiliti qui di

seguito, le vertenze relative a misure adottate dagli organi di un organismo soggetto al diritto

dell'Unione. I ricorsi avverso tali misure possono essere intentati da un membro dell'organismo in

quanto tale o dagli Stati membri, alle condizioni previste all'articolo 263 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

6. Il consiglio dei governatori può decidere, deliberando all'unanimità, di ammettere il personale

degli organismi soggetti al diritto dell'Unione a regimi comuni con la Banca, secondo le rispettive

procedure interne.

6655/1/08 REV 1 343

IT

PROTOCOLLO (n. 6)

SEDI DELLE ISTITUZIONI E DI DETERMINATI ORGANI,

SULLE ORGANISMI E SERVIZI DELL'UNIONE EUROPEA

I RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI,

VISTO l'articolo 341 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e l'articolo 189 del trattato

che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

RICORDANDO E CONFERMANDO la decisione dell'8 aprile 1965 e fatte salve le decisioni

concernenti la sede di future istituzioni, organi, organismi e servizi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: Articolo unico

a) Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono 12 tornate plenarie mensili,

compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le

commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles. Il segretariato generale del

Parlamento europeo e i suoi servizi restano a Lussemburgo.

b) Il Consiglio ha sede a Bruxelles. In aprile, giugno e ottobre il Consiglio tiene le sessioni a

Lussemburgo.

c) La Commissione ha sede a Bruxelles. I servizi elencati negli articoli 7, 8 e 9 della decisione

dell'8 aprile 1965 sono stabiliti a Lussemburgo.

d) La Corte di giustizia dell'Unione europea ha sede a Lussemburgo.

e) La Corte dei conti ha sede a Lussemburgo.

6655/1/08 REV 1 344

IT

f) Il Comitato economico e sociale ha sede a Bruxelles.

g) Il Comitato delle regioni ha sede a Bruxelles.

h) La Banca europea per gli investimenti ha sede a Lussemburgo.

i) La Banca centrale europea ha sede a Francoforte.

j) L'Ufficio europeo di polizia (Europol) ha sede all'Aia.

6655/1/08 REV 1 345

IT

PROTOCOLLO (n. 7)

PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELL'UNIONE EUROPEA

SUI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, ai termini dell'articolo 343 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea e dell'articolo 191 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica

(CEEA), l'Unione europea e la CEEA godono sul territorio degli Stati membri delle immunità e dei

privilegi necessari all'assolvimento della loro missione,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: CAPO I

BENI, FONDI, AVERI E OPERAZIONI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 1

I locali e gli edifici dell'Unione sono inviolabili. Essi sono esenti da perquisizioni, requisizioni,

confisca o espropriazione. I beni e gli averi dell'Unione non possono essere oggetto di alcun

provvedimento di coercizione amministrativa o giudiziaria senza autorizzazione della Corte di

giustizia. Articolo 2

Gli archivi dell'Unione sono inviolabili.

6655/1/08 REV 1 346

IT

Articolo 3

L'Unione, i suoi averi, entrate ed altri beni sono esenti da qualsiasi imposta diretta.

I governi degli Stati membri adottano, ogni qualvolta sia loro possibile, le opportune disposizioni

per l'abbuono o il rimborso dell'importo dei diritti indiretti e delle tasse sulla vendita compresi nei

prezzi dei beni immobili o mobili, quando l'Unione effettui, per proprio uso ufficiale, acquisti

considerevoli il cui prezzo comprenda diritti e tasse di tale natura. Tuttavia l'applicazione di tali

disposizioni non deve avere per effetto di falsare la concorrenza all'interno dell'Unione.

Nessuna esenzione è concessa per quanto riguarda le imposte, tasse e diritti che costituiscono mera

rimunerazione di servizi di utilità generale. Articolo 4

L'Unione è esente da ogni dazio doganale, divieto e restrizione all'importazione e all'esportazione,

in ordine agli oggetti destinati al proprio uso ufficiale; gli oggetti così importati non saranno ceduti

a titolo oneroso o gratuito sul territorio del paese nel quale sono stati importati, salvo che ciò non

avvenga a condizioni accette al governo di tale paese.

Essa è del pari esente da ogni dazio doganale e da ogni divieto e restrizione all'importazione e

all'esportazione in ordine alle proprie pubblicazioni.

CAPO II

COMUNICAZIONI E LASCIAPASSARE

Articolo 5

(ex articolo 6)

Le istituzioni dell'Unione beneficiano, nel territorio di ciascuno Stato membro, per le loro

comunicazioni ufficiali e la trasmissione di tutti i loro documenti, del trattamento concesso da

questo Stato alle missioni diplomatiche.

6655/1/08 REV 1 347

IT

La corrispondenza ufficiale e le altre comunicazioni ufficiali delle istituzioni dell'Unione non

possono essere censurate. Articolo 6

(ex articolo 7)

I presidenti delle istituzioni dell'Unione possono rilasciare ai membri ed agli agenti di dette

istituzioni lasciapassare la cui forma è stabilita dal Consiglio, che delibera a maggioranza semplice,

e che sono riconosciuti dalle autorità degli Stati membri come titoli di viaggio validi. Tali

lasciapassare sono rilasciati ai funzionari e agli altri agenti secondo le condizioni stabilite dallo

statuto dei funzionari e dal regime applicabile agli altri agenti dell'Unione.

La Commissione può concludere accordi per far riconoscere tali lasciapassare come titoli di viaggio

validi sul territorio di Stati terzi. CAPO III

MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 7

(ex articolo 8)

Nessuna restrizione di ordine amministrativo o di altro genere è apportata alla libertà di movimento

dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne

ritornano.

Ai membri del Parlamento europeo sono concessi in materia di dogana e di controllo dei cambi:

a) dal proprio governo, le stesse agevolazioni concesse agli alti funzionari che si recano

all'estero in missione ufficiale temporanea,

b) dai governi degli altri Stati membri, le stesse agevolazioni concesse ai rappresentanti di

governi esteri in missione ufficiale temporanea.

6655/1/08 REV 1 348

IT

Articolo 8

(ex articolo 9)

I membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle

opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni.

Articolo 9

(ex articolo 10)

Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano:

a) sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese,

b) sul territorio di ogni altro Stato membro, dell'esenzione da ogni provvedimento di detenzione

e da ogni procedimento giudiziario.

L'immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne

ritornano.

L'immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il

diritto del Parlamento europeo di togliere l'immunità ad uno dei suoi membri.

CAPO IV

RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI CHE PARTECIPANO

AI LAVORI DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 10

(ex articolo 11)

I rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai lavori delle istituzioni dell'Unione, nonché i

loro consiglieri e periti tecnici, godono, durante l'esercizio delle loro funzioni e durante i loro viaggi

a destinazione o in provenienza dal luogo della riunione, dei privilegi, delle immunità e delle

agevolazioni d'uso.

6655/1/08 REV 1 349

IT

Il presente articolo si applica ugualmente ai membri degli organi consultivi dell'Unione.

CAPO V

FUNZIONARI E AGENTI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 11

(ex articolo 12)

Sul territorio di ciascuno Stato membro e qualunque sia la loro cittadinanza, i funzionari ed altri

agenti dell'Unione:

a) godono dell'immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese

le loro parole e i loro scritti, con riserva dell'applicazione delle disposizioni dei trattati

relative, da un lato, alle regole delle responsabilità dei funzionari ed agenti nei confronti

dell'Unione e, dall'altro, alla competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea per

deliberare in merito ai litigi tra l'Unione ed i propri funzionari ed altri agenti. Continueranno a

beneficiare di questa immunità dopo la cessazione delle loro funzioni;

b) né essi né i loro coniugi e i familiari a loro carico, sono sottoposti alle disposizioni che

limitano l'immigrazione e alle formalità di registrazione degli stranieri;

c) godono, per quanto riguarda la disciplina vigente in materia valutaria o di cambio, delle

agevolazioni usualmente riconosciute ai funzionari delle organizzazioni internazionali;

d) godono del diritto di importare in franchigia la propria mobilia ed i propri effetti personali, in

occasione della loro prima immissione in funzione nel paese interessato, e del diritto di

riesportare in franchigia la propria mobilia e i propri effetti personali alla cessazione delle loro

funzioni nel suddetto paese, fatte salve, nell'uno e nell'altro caso, le condizioni ritenute

necessarie dal governo del paese in cui il diritto è esercitato;

e) godono del diritto di importare in franchigia la propria autovettura destinata al loro uso

personale, acquistata nel paese della loro ultima residenza o nel paese di cui sono cittadini alle

condizioni del mercato interno di tale paese, e di riesportarla in franchigia, fatte salve,

nell'uno e nell'altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo del paese interessato.

6655/1/08 REV 1 350

IT

Articolo 12

(ex articolo 13)

Alle condizioni e secondo la procedura stabilite dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che

deliberano mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione

delle istituzioni interessate, i funzionari e gli altri agenti dell'Unione saranno soggetti, a profitto di

quest' ultima, ad una imposta sugli stipendi, salari ed emolumenti dalla stessa versati.

Essi sono esenti da imposte nazionali sugli stipendi, salari ed emolumenti versati dall'Unione.

Articolo 13

(ex articolo 14)

Ai fini dell'applicazione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, dei diritti di successione, nonché

delle convenzioni concluse fra i paesi membri dell'Unione al fine di evitare le doppie imposizioni, i

funzionari e altri agenti dell'Unione, i quali, in ragione esclusivamente dell'esercizio delle loro

funzioni al servizio dell'Unione, stabiliscono la loro residenza sul territorio di un paese membro

diverso dal paese ove avevano il domicilio fiscale al momento dell'entrata in servizio presso

l'Unione, sono considerati, sia nel paese di residenza che nel paese del domicilio fiscale, come

tutt'ora domiciliati in quest'ultimo paese qualora esso sia membro dell'Unione. Tale disposizione si

applica ugualmente al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività professionale, nonché ai

figli ed ai minori a carico delle persone indicate nel presente articolo e in loro custodia.

I beni mobili appartenenti alle persone di cui al comma precedente e che si trovino nel territorio

dello Stato di residenza sono esenti dall'imposta di successione in tale Stato; ai fini dell'applicazione

di tale imposta essi sono considerati come se fossero situati nello Stato del domicilio fiscale, fatti

salvi i diritti degli Stati terzi e l'eventuale applicazione delle norme delle convenzioni internazionali

sulle doppie imposizioni.

Ai fini dell'applicazione delle disposizioni del presente articolo non si prendono in considerazione i

domicili acquisiti soltanto a motivo dell'esercizio di funzioni al servizio di altre organizzazioni

internazionali.

6655/1/08 REV 1 351

IT

Articolo 14

(ex articolo 15)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle istituzioni interessate, stabiliscono il regime di

previdenza sociale applicabile ai funzionari e agli altri agenti dell'Unione.

Articolo 15

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle altre istituzioni interessate, determinano le

categorie di funzionari ed altri agenti dell'Unione cui si applicano, in tutto o in parte, le disposizioni

degli articoli 11, 12, secondo comma, e 13.

I nomi, le qualifiche e gli indirizzi dei funzionari e altri agenti compresi in tali categorie sono

comunicati periodicamente ai governi degli Stati membri.

CAPO VI

PRIVILEGI E IMMUNITÀ DELLE MISSIONI DI STATI TERZI

ACCREDITATE PRESSO L'UNIONE EUROPEA

Articolo 16

(ex articolo 17)

Lo Stato membro, sul cui territorio è situata la sede dell'Unione, riconosce alle missioni dei paesi

terzi accreditate presso l'Unione le immunità e i privilegi diplomatici d'uso.

6655/1/08 REV 1 352

IT

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 17

(ex articolo 18)

I privilegi, le immunità e le agevolazioni sono concesse ai funzionari e agli altri agenti dell'Unione

esclusivamente nell'interesse di quest' ultima.

Ciascuna istituzione dell'Unione ha l'obbligo di togliere l'immunità concessa a un funzionario o ad

un altro agente ogniqualvolta essa reputi che ciò non sia contrario agli interessi dell'Unione.

Articolo 18

(ex articolo 19)

Ai fini dell'applicazione del presente protocollo, le istituzioni dell'Unione agiranno d'intesa con le

autorità responsabili degli Stati membri interessati.

Articolo 19

(ex articolo 20)

Gli articoli da 11 a 14 inclusi e l'articolo 17 sono applicabili ai membri della Commissione.

Articolo 20

(ex articolo 21)

Gli articoli da 11 a 14 e l'articolo 17 sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, ai cancellieri

e ai relatori aggiunti della Corte di giustizia dell'Unione europea, senza pregiudizio delle

disposizioni dell'articolo 3 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea,

relative all'immunità di giurisdizione dei giudici e degli avvocati generali.

6655/1/08 REV 1 353

IT

Articolo 21

(ex articolo 22)

Il presente protocollo si applica anche alla Banca europea per gli investimenti, ai membri dei suoi

organi, al suo personale e ai rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai suoi lavori, senza

pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto della Banca.

La Banca europea per gli investimenti sarà, inoltre, esente da qualsiasi imposizione fiscale e

parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali

operazioni potranno comportare nello Stato in cui ha la propria sede. Parimenti, il suo scioglimento

e la sua liquidazione non comporteranno alcuna imposizione fiscale. Infine, l'attività della Banca e

dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni statutarie, non darà luogo all'applicazione di tasse

sulla cifra di affari. Articolo 22

(ex articolo 23)

Il presente protocollo si applica anche alla Banca centrale europea, ai membri dei suoi organi e al

suo personale, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto del sistema europeo

di banche centrali e della Banca centrale europea.

La Banca centrale europea sarà, inoltre, esente da qualsiasi forma fiscale e parafiscale al momento

degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni potranno comportare

nello Stato in cui ha la propria sede. L'attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le

condizioni dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, non

darà luogo all'applicazione di tasse sulla cifra d'affari.

6655/1/08 REV 1 354

IT

PROTOCOLLO (n. 8)

ALL'ARTICOLO 6, PARAGRAFO 2

RELATIVO

DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA SULL'ADESIONE DELL'UNIONE

ALLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI

DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

L'accordo relativo all'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell'uomo e delle libertà fondamentali (in appresso denominata "convenzione europea"), previsto

dall'articolo 6, paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea deve garantire che siano preservate le

caratteristiche specifiche dell'Unione e del diritto dell'Unione, in particolare per quanto riguarda:

a) le modalità specifiche dell'eventuale partecipazione dell'Unione agli organi di controllo della

convenzione europea,

b) i meccanismi necessari per garantire che i procedimenti avviati da Stati non membri e le

singole domande siano indirizzate correttamente, a seconda dei casi, agli Stati membri e/o

all'Unione. Articolo 2

L'accordo di cui all'articolo 1 deve garantire che l'adesione non incida né sulle competenze

dell'Unione né sulle attribuzioni delle sue istituzioni. Deve inoltre garantire che nessuna

disposizione dello stesso incida sulla situazione particolare degli Stati membri nei confronti della

convenzione europea e, in particolare, riguardo ai suoi protocolli, alle misure prese dagli Stati

membri in deroga alla convenzione europea ai sensi del suo articolo 15 e a riserve formulate dagli

Stati membri nei confronti della convenzione europea ai sensi del suo articolo 57.

Articolo 3

Nessuna disposizione dell'accordo di cui all'articolo 1 deve avere effetti sull'articolo 344 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 355

IT

PROTOCOLLO (n. 9)

DECISIONE DEL CONSIGLIO RELATIVA ALL'ATTUAZIONE

SULLA

DEGLI ARTICOLI 16, PARAGRAFO 4, DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

E 238, PARAGRAFO 2 DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO

DELL'UNIONE EUROPEA

TRA IL 1° NOVEMBRE 2014 E IL 31 MARZO 2017, DA UN LATO,

E DAL 1° APRILE 2017, DALL'ALTRO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO CONTO che l'accordo sulla decisione del Consiglio relativa all'attuazione degli

articoli 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea e 238, paragrafo 2 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017, da un lato, e dal 1°

aprile 2017, dall'altro (in appresso denominata "la decisione"), ha rivestito un'importanza

fondamentale all'atto dell'approvazione del trattato di Lisbona,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo unico

Prima che il Consiglio esamini qualsiasi progetto che miri alla modifica o all'abrogazione della

decisione o di una delle sue disposizioni, ovvero alla modifica indiretta della sua portata o del suo

senso mediante la modifica di un altro atto giuridico dell'Unione, il Consiglio europeo delibera

preliminarmente su detto progetto per consenso in conformità dell'articolo 15, paragrafo 4 del

trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 356

IT

PROTOCOLLO (n. 10)

COOPERAZIONE STRUTTURATA PERMANENTE

SULLA

ISTITUITA DALL'ARTICOLO 42 DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

VISTO l'articolo 42, paragrafo 6 e l'articolo 46 del trattato sull'Unione europea,

RAMMENTANDO che l'Unione conduce una politica estera e di sicurezza comune fondata sulla

realizzazione di un livello sempre crescente di convergenza d'azione degli Stati membri;

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della

politica estera e di sicurezza comune; che essa assicura all'Unione una capacità operativa fondata su

mezzi civili e militari; che l'Unione può avvalersi di tali mezzi per le missioni di cui all'articolo 43

del trattato sull'Unione europea che si svolgono al suo esterno per garantire il mantenimento della

pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale conformemente ai

principi della Carta delle Nazioni Unite; che l'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità

militari fornite dagli Stati membri, conformemente al principio della "riserva unica di forze";

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune dell'Unione non pregiudica il

carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri;

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune dell'Unione rispetta gli obblighi

derivanti dal trattato del Nord-Atlantico per gli Stati membri che ritengono che la loro difesa

comune si realizzi tramite l'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, che resta il fondamento

della difesa collettiva dei suoi membri, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa

comune adottata in tale contesto;

CONVINTE che un ruolo più forte dell'Unione in materia di sicurezza e di difesa contribuirà alla

vitalità di un'Alleanza atlantica rinnovata, conformemente agli accordi "Berlin plus";

DETERMINATE ad assicurare che l'Unione sia in grado di assumere pienamente le responsabilità

che le incombono nella comunità internazionale;

6655/1/08 REV 1 357

IT

RICONOSCENDO che l'Organizzazione delle Nazioni Unite può chiedere l'assistenza dell'Unione

per attuare d'urgenza missioni avviate ai sensi dei capi VI e VII della Carta delle Nazioni Unite;

RICONOSCENDO che il rafforzamento della politica di sicurezza e di difesa richiederà sforzi da

parte degli Stati membri nel settore delle capacità;

CONSAPEVOLI che il raggiungimento di una nuova fase nello sviluppo della politica europea di

sicurezza e di difesa presuppone sforzi risoluti da parte degli Stati membri che ne hanno espresso la

disponibilità;

RICORDANDO che è importante che l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza sia pienamente associato ai lavori nel quadro della cooperazione strutturata

permanente,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

La cooperazione strutturata permanente di cui all'articolo 42, paragrafo 6 del trattato sull'Unione

europea è aperta a ogni Stato membro che s'impegni, dalla data dell'entrata in vigore del trattato di

Lisbona:

a) a procedere più intensamente allo sviluppo delle sue capacità di difesa, attraverso lo sviluppo

dei suoi contributi nazionali e la partecipazione, se del caso, a forze multinazionali, ai

principali programmi europei di equipaggiamento e all'attività dell'Agenzia nel settore dello

sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell'acquisizione e degli armamenti (l'Agenzia

europea per la difesa), e

b) ad essere in grado di fornire, al più tardi nel 2010, a titolo nazionale o come componente di

gruppi di forze multinazionali, unità di combattimento mirate alle missioni previste,

configurate sul piano tattico come gruppi tattici, con gli elementi di supporto, compresi

trasporto e logistica, capaci di intraprendere missioni menzionate all'articolo 43 del trattato

sull'Unione europea, entro un termine da 5 a 30 giorni, in particolare per rispondere a richieste

dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, e sostenibili per un periodo iniziale di 30 giorni

prorogabili fino ad almeno 120 giorni.

6655/1/08 REV 1 358

IT

Articolo 2

Gli Stati membri partecipanti alla cooperazione strutturata permanente si impegnano, per conseguire

gli obiettivi di cui all'articolo 1:

a) a cooperare, dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, al fine di conseguire obiettivi

concordati riguardanti il livello delle spese per gli investimenti in materia di equipaggiamenti

per la difesa, e a riesaminare regolarmente tali obiettivi alla luce dell'ambiente di sicurezza e

delle responsabilità internazionali dell'Unione;

b) a ravvicinare, per quanto possibile, i loro strumenti di difesa, in particolare armonizzando

l'identificazione dei bisogni militari, mettendo in comune e, se del caso, specializzando i loro

mezzi e capacità di difesa, nonché promuovendo la cooperazione nei settori della formazione

e della logistica;

c) a prendere misure concrete per rafforzare la disponibilità, l'interoperabilità, la flessibilità e la

schierabilità delle loro forze, in particolare identificando obiettivi comuni in materia di

proiezione delle forze, anche eventualmente riesaminando le loro procedure decisionali

nazionali;

d) a cooperare per assicurare che essi prendano le misure necessarie per colmare, anche

attraverso approcci multinazionali e senza pregiudizio degli impegni che li riguardano in seno

all'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, le lacune constatate nel quadro del

"meccanismo di sviluppo delle capacità";

e) a partecipare, se del caso, allo sviluppo di programmi comuni o europei di equipaggiamenti di

vasta portata nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa.

Articolo 3

L'Agenzia europea per la difesa contribuisce alla valutazione regolare dei contributi degli Stati

membri partecipanti in materia di capacità, in particolare dei contributi forniti seguendo i criteri che

saranno stabiliti, tra l'altro, sulla base dell'articolo 2, e riferisce in materia almeno una volta l'anno.

La valutazione potrà servire di base alle raccomandazioni e alle decisioni del Consiglio adottate

conformemente all'articolo 46 del trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 359

IT

PROTOCOLLO (n. 11)

42 DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

SULL'ARTICOLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO PRESENTE la necessità di una piena applicazione delle disposizioni dell'articolo 42,

paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea,

TENENDO PRESENTE che la politica dell'Unione a norma dell'articolo 42 non pregiudica il

carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri e rispetta gli obblighi

di alcuni Stati membri i quali ritengono che la loro difesa si realizzi tramite la NATO, nell'ambito

del trattato dell'Atlantico del Nord, e sia compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune

adottata in tale contesto,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

L'Unione europea elabora, insieme con l'Unione dell'Europa occidentale, disposizioni per il

miglioramento della cooperazione reciproca.

6655/1/08 REV 1 360

IT

PROTOCOLLO (n. 12)

PROCEDURA PER I DISAVANZI ECCESSIVI

SULLA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO precisare le modalità della procedura per i disavanzi eccessivi di cui

all'articolo 126 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

I valori di riferimento di cui all'articolo 126, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea sono:

− il 3 % per il rapporto fra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo

ai prezzi di mercato,

− il 60 % per il rapporto fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato.

Articolo 2

Nell'articolo 126 di detto trattato e nel presente protocollo:

− per pubblico, si intende la pubblica amministrazione, vale a dire l'amministrazione statale,

regionale o locale e i fondi di previdenza sociale, ad esclusione delle operazioni commerciali,

quali definiti nel Sistema europeo di conti economici integrati,

− per disavanzo, si intende l'indebitamento netto quale definito nel Sistema europeo di conti

economici integrati,

− per investimento, si intende la formazione lorda di capitale fisso, quale definita nel Sistema

europeo di conti economici integrati,

6655/1/08 REV 1 361

IT

− per debito, si intende il debito lordo al valore nominale in essere alla fine dell'esercizio e

consolidato tra e nei settori della pubblica amministrazione quale definita nel primo trattino.

Articolo 3

Al fine di garantire l'efficacia della procedura per i disavanzi eccessivi, i governi degli Stati

membri, ai sensi della stessa, sono responsabili dei disavanzi della pubblica amministrazione come

definita all'articolo 2, primo trattino, del presente protocollo. Gli Stati membri assicurano che le

procedure nazionali in materia di bilancio consentano loro di rispettare gli obblighi derivanti dai

trattati in questo settore. Gli Stati membri riferiscono alla Commissione, tempestivamente e

regolarmente, in merito al loro disavanzo, previsto ed effettivo, nonché al livello del loro debito.

Articolo 4

I dati statistici da usare per l'applicazione del presente protocollo sono forniti dalla Commissione.

6655/1/08 REV 1 362

IT

PROTOCOLLO (n. 13)

CRITERI DI CONVERGENZA

SUI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO precisare i dettagli dei criteri di convergenza che devono ispirare l'Unione nel

processo decisionale volto a porre termine alle deroghe degli Stati membri con deroga di cui

all'articolo 140 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Il criterio relativo alla stabilità dei prezzi di cui all'articolo 140, paragrafo 1, primo trattino, del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, significa che gli Stati membri hanno un andamento

dei prezzi che è sostenibile ed un tasso medio d'inflazione che, osservato per un periodo di un anno

anteriormente all'esame, non supera di oltre 1,5 punti percentuali quello dei tre Stati membri, al

massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi. L'inflazione si

misura mediante l'indice dei prezzi al consumo (IPC) calcolato su base comparabile, tenendo conto

delle differenze delle definizioni nazionali. Articolo 2

Il criterio relativo alla situazione di bilancio pubblico di cui all'articolo 140, paragrafo 1, secondo

trattino, di detto trattato, significa che, al momento dell'esame, lo Stato membro non è oggetto di

una decisione del Consiglio di cui all'articolo 126, paragrafo 6, di detto trattato, circa l'esistenza di

un disavanzo eccessivo.

6655/1/08 REV 1 363

IT

Articolo 3

Il criterio relativo alla partecipazione al meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo di

cui all'articolo 140, paragrafo 1, terzo trattino, di detto trattato, significa che lo Stato membro ha

rispettato i normali margini di fluttuazione stabiliti dal meccanismo di cambio del Sistema

monetario europeo senza gravi tensioni per almeno due anni prima dell'esame. In particolare, e, per

lo stesso periodo, non deve aver svalutato di propria iniziativa il tasso di cambio centrale bilaterale

della sua moneta nei confronti dell'euro. Articolo 4

Il criterio relativo alla convergenza dei tassi d'interesse di cui all'articolo 140, paragrafo 1, quarto

trattino, di detto trattato, significa che il tasso d'interesse nominale a lungo termine di uno Stato

membro osservato in media nell'arco di un anno prima dell'esame non ha ecceduto di oltre 2 punti

percentuali quello dei tre Stati membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in

termini di stabilità dei prezzi. I tassi di interesse si misurano sulla base delle obbligazioni a lungo

termine emesse dallo Stato o sulla base di titoli analoghi, tenendo conto delle differenze nelle

definizioni nazionali. Articolo 5

I dati statistici da usare per l'applicazione del presente protocollo sono forniti dalla Commissione.

Articolo 6

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo, della BCE, nonché del comitato economico e finanziario, adotta le

disposizioni atte a precisare i dettagli dei criteri di convergenza di cui all'articolo 140 di detto

trattato, che pertanto sono destinate a sostituire il presente protocollo.

6655/1/08 REV 1 364

IT

PROTOCOLLO (n. 14)

SULL'EUROGRUPPO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di favorire le condizioni di una maggiore crescita economica nell'Unione europea e,

a tale scopo, di sviluppare un coordinamento sempre più stretto delle politiche economiche della

zona euro;

CONSAPEVOLI della necessità di prevedere disposizioni particolari per un dialogo rafforzato tra

gli Stati membri la cui moneta è l'euro, in attesa che l'euro diventi la moneta di tutti gli Stati membri

dell'Unione,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

I ministri degli Stati membri la cui moneta è l'euro si riuniscono a titolo informale. Tali riunioni

hanno luogo, a seconda delle necessità, per discutere questioni attinenti alle responsabilità

specifiche da essi condivise in materia di moneta unica. La Commissione partecipa alle riunioni. La

Banca centrale europea è invitata a prendere parte a tali riunioni, preparate dai rappresentanti dei

ministri responsabili delle finanze degli Stati membri la cui moneta è l'euro e dai rappresentanti

della Commissione. Articolo 2

I ministri degli Stati membri la cui moneta è l'euro eleggono un presidente per un periodo di due

anni e mezzo, a maggioranza di tali Stati membri.

6655/1/08 REV 1 365

IT

PROTOCOLLO (n. 15)

TALUNE DISPOSIZIONI RELATIVE AL REGNO UNITO

SU DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RICONOSCENDO che il Regno Unito non deve essere obbligato né deve impegnarsi ad adottare

l'euro senza che il suo governo e il suo parlamento abbiano preso una decisione autonoma in questo

senso,

TENENDO CONTO che il 16 ottobre 1996 e il 30 ottobre 1997 il governo del Regno Unito ha

notificato al Consiglio la sua intenzione di non partecipare alla terza fase dell'unione economica e

monetaria,

PRENDENDO ATTO della prassi del governo del Regno Unito di finanziare il suo fabbisogno di

prestiti mediante la vendita del debito al settore privato,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

1. A meno che il Regno Unito notifichi al Consiglio che intende adottare l'euro, esso non ha

nessun obbligo di farlo.

2. I punti da 3 a 8 e 10 si applicano al Regno Unito, tenuto conto della notifica trasmessa al

Consiglio dal governo del Regno Unito il 16 ottobre 1996 e il 30 ottobre 1997.

3. Il Regno Unito mantiene i suoi poteri nel settore della politica monetaria conformemente alla

legislazione nazionale.

4. L'articolo 119, secondo comma, l'articolo 126, paragrafi 1, 9 e 11, l'articolo 127, paragrafi da

1 a 5, l'articolo 128, gli articoli 130, 131, 132, 133, 138, l'articolo 140, paragrafo 3, l'articolo 219,

l'articolo 282, paragrafo 2, tranne la prima e l'ultima frase, l'articolo 282, paragrafo 5, e l'articolo

283 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea non si applicano al Regno Unito. Lo stesso

vale per l'articolo 121, paragrafo 2 del presente trattato per quanto riguarda l'adozione delle parti

degli indirizzi di massima per le politiche economiche che riguardano la zona euro in generale. In

queste disposizioni i riferimenti all'Unione o agli Stati membri non riguardano il Regno Unito e i

riferimenti alle banche centrali nazionali non riguardano la Banca d'Inghilterra.

6655/1/08 REV 1 366

IT

5. Il Regno Unito si sforza di evitare un disavanzo pubblico eccessivo.

Gli articoli 143 e 144 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea continuano ad essere

applicabili al Regno Unito. Gli articoli 134, paragrafo 4, e 142 si applicano al Regno Unito come se

quest'ultimo usufruisse di una deroga.

6. Il diritto di voto del Regno Unito è sospeso per quanto riguarda gli atti del Consiglio di cui

agli articoli elencati al punto 4 e nei casi menzionati all'articolo 139, paragrafo 4, primo comma del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea. A tal fine si applica l'articolo 139, paragrafo 4,

secondo comma di detto trattato.

Il Regno Unito non ha inoltre il diritto di partecipare alla nomina del presidente, del vicepresidente

e degli altri membri del comitato esecutivo della BCE, conformemente all'articolo 283, paragrafo 2,

secondo comma di detto trattato.

7. Gli articoli 3, 4, 6, 7, 9.2, 10.1, 10.3, 11.2, 12.1, 14, 16, 18, 19, 20, 22, 23, 26, 27, 30, 31, 32,

33, 34 e 49 del protocollo sullo statuto del Sistema europeo delle banche centrali e della Banca

centrale europea ("statuto") non si applicano al Regno Unito.

In tali articoli i riferimenti all'Unione o agli Stati membri non riguardano il Regno Unito e i

riferimenti alle banche centrali nazionali o ai partecipanti al capitale non riguardano la Banca

d'Inghilterra.

I riferimenti negli articoli 10.3 e 30.2 dello statuto al capitale sottoscritto della BCE non includono

il capitale sottoscritto dalla Banca d'Inghilterra.

8. L'articolo 141, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e gli articoli da

43 a 47 dello statuto producono effetto, indipendentemente dal fatto che uno Stato membro

usufruisca o meno di una deroga, con i seguenti emendamenti:

a) all'articolo 43, i riferimenti ai compiti della BCE e dell'IME includono i compiti che devono

ancora essere assolti dopo l'introduzione dell'euro a motivo dell'eventuale decisione del Regno

Unito di non adottare l'euro;

b) oltre ai compiti previsti dall'articolo 46, la BCE svolge anche funzioni di consulenza in merito

alle decisioni del Consiglio concernenti il Regno Unito, adottate ai sensi del punto 9, lettere a)

e c), del presente protocollo, e contribuisce alla preparazione delle medesime;

6655/1/08 REV 1 367

IT

c) la Banca d'Inghilterra versa la propria sottoscrizione al capitale della BCE per coprire i costi

operativi sulla stessa base delle banche centrali nazionali degli Stati membri con deroga.

9. Il Regno Unito può notificare in qualsiasi momento la sua intenzione di adottare l'euro. In tal

caso:

a) il Regno Unito ha il diritto di adottare l'euro, purché soddisfi le necessarie condizioni. Il

Consiglio, su richiesta del Regno Unito, decide, alle condizioni e in conformità della

procedura di cui all'articolo 140, paragrafi 1 e 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, se tale paese soddisfa le condizioni necessarie;

b) la Banca d'Inghilterra versa il capitale sottoscritto, trasferisce alla BCE attività di riserva in

valuta e contribuisce alle riserve della BCE sulla stessa base della banca centrale nazionale

dello Stato membro la cui deroga sia stata abolita;

c) il Consiglio, alle condizioni e in conformità della procedura di cui all'articolo 140,

paragrafo 3, di detto trattato, adotta ogni altra decisione necessaria per permettere al Regno

Unito di adottare l'euro.

Se il Regno Unito adotta l'euro conformemente alle disposizioni del presente punto, i punti da 3 a 8

del presente protocollo cessano di produrre effetto.

10. In deroga alle disposizioni dell'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea e dell'articolo 21.1 dello statuto, il governo del Regno Unito può mantenere la linea di

credito ("Ways and Means") presso la Banca d'Inghilterra fintantoché il Regno Unito non adotti

l'euro.

6655/1/08 REV 1 368

IT

PROTOCOLLO (n. 16)

TALUNE DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA DANIMARCA

SU

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO CONTO che la costituzione danese prevede disposizioni che possono implicare il

ricorso al referendum in Danimarca preliminarmente alla rinuncia danese all'esenzione,

TENENDO CONTO che il 3 novembre 1993 il governo danese ha notificato al Consiglio la sua

intenzione di non partecipare alla terza fase dell'Unione economica e monetaria,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

1. La Danimarca usufruisce di un'esenzione, tenuto conto della notifica trasmessa al Consiglio

dal governo danese il 3 novembre 1993. L'esenzione comporta l'applicabilità alla Danimarca di tutti

gli articoli e le disposizioni dei trattati e dello statuto del SEBC e della BCE relativi ad una deroga.

2. Quanto all'abrogazione dell'esenzione, la procedura di cui all'articolo 140 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea è avviata soltanto a richiesta della Danimarca.

3. In caso di abrogazione dell'esenzione non si applicano più le disposizioni del presente

protocollo.

6655/1/08 REV 1 369

IT

PROTOCOLLO (n. 17)

DANIMARCA

SULLA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO risolvere taluni problemi particolari che interessano la Danimarca,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Le disposizioni dell'articolo 14 del protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e

della Banca centrale europea lasciano impregiudicato il diritto della Banca nazionale di Danimarca

di svolgere le sue attuali attività nei territori del Regno di Danimarca che non fanno parte

dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 370

IT

PROTOCOLLO (n. 18)

SULLA FRANCIA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO tener conto di un aspetto specifico concernente la Francia,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

La Francia manterrà il privilegio dell'emissione monetaria nella Nuova Caledonia, nella Polinesia

francese e a Wallis e Futuna alle condizioni fissate dalla sua legislazione nazionale e avrà il diritto

esclusivo di fissare la parità del franco CFP.

6655/1/08 REV 1 371

IT

PROTOCOLLO (n. 19)

SULL'ACQUIS DI SCHENGEN INTEGRATO NELL'AMBITO

DELL'UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RILEVANDO che gli accordi relativi all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni

firmati da alcuni Stati membri dell'Unione europea a Schengen il 14 giugno 1985 e il 19 giugno

1990, nonché gli accordi connessi e le norme adottate sulla base dei suddetti accordi, sono stati

integrati nell'ambito dell'Unione europea dal trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997,

DESIDEROSE di preservare l'acquis di Schengen, sviluppato dall'entrata in vigore del trattato di

Amsterdam, e di sviluppare tale acquis per contribuire alla realizzazione dell'obiettivo di offrire ai

cittadini dell'Unione uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, senza frontiere interne,

TENENDO CONTO della particolare posizione della Danimarca,

TENENDO CONTO del fatto che l'Irlanda e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

non partecipano a tutte le disposizioni dell'acquis di Schengen; che dovrebbero tuttavia essere

previste disposizioni per consentire a tali Stati di accettare, in tutto o in parte, altre disposizioni di

detto acquis,

RICONOSCENDO che, pertanto, è necessario avvalersi delle disposizioni dei trattati relative ad

una cooperazione rafforzata tra alcuni Stati membri,

TENENDO CONTO della necessità di mantenere un rapporto speciale con la Repubblica d'Islanda

e il Regno di Norvegia, Stati entrambi vincolati dall'Unione nordica dei passaporti, unitamente agli

Stati nordici membri dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

6655/1/08 REV 1 372

IT

Articolo 1

Il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la

Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, la Repubblica ellenica, il Regno di

Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di

Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Ungheria, la

Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la

Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la

Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia sono autorizzati ad attuare tra loro una cooperazione

rafforzata nei settori riguardanti le disposizioni definite dal Consiglio che costituiscono l'acquis di

Schengen. Tale cooperazione è realizzata nell'ambito istituzionale e giuridico dell'Unione europea e

nel rispetto delle pertinenti disposizioni dei trattati.

Articolo 2

L'acquis di Schengen si applica agli Stati membri di cui all'articolo 1, fatte salve le disposizioni

dell'articolo 3 dell'atto di adesione del 16 aprile 2003 e dell'articolo 4 dell'atto di adesione del 25

aprile 2005. Il Consiglio si sostituisce al comitato esecutivo istituito dagli accordi di Schengen.

Articolo 3

La partecipazione della Danimarca all'adozione delle misure che costituiscono uno sviluppo

dell'acquis di Schengen, come pure l'attuazione e l'applicazione di tali misure in Danimarca, sono

disciplinate dalle pertinenti disposizioni del protocollo sulla posizione della Danimarca.

Articolo 4

L'Irlanda e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord possono, in qualsiasi momento,

chiedere di partecipare, in tutto o in parte, alle disposizioni di detto acquis.

Il Consiglio decide in merito a tale richiesta all'unanimità dei suoi membri di cui all'articolo 1 e del

rappresentante del governo dello Stato interessato.

6655/1/08 REV 1 373

IT

Articolo 5

1. Le proposte e le iniziative basate sull'acquis di Schengen sono soggette alle pertinenti

disposizioni dei trattati.

In tale contesto, laddove l'Irlanda o il Regno Unito non abbiano notificato per iscritto al Consiglio,

entro un congruo periodo di tempo, che desiderano partecipare, l'autorizzazione di cui

all'articolo 329 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea si considera concessa agli Stati

membri di cui all'articolo 1 nonché all'Irlanda o al Regno Unito, laddove uno di essi desideri

partecipare ai settori di cooperazione in questione.

2. Laddove si ritenga che l'Irlanda o il Regno Unito, a norma di una decisione di cui

all'articolo 4, abbiano effettuato la notifica, tanto l'una che l'altro possono nondimeno notificare al

Consiglio per iscritto, entro tre mesi, che non desiderano partecipare a detta proposta o iniziativa. In

tal caso l'Irlanda o il Regno Unito non partecipano all'adozione di detta proposta o iniziativa. Da

quest'ultima notifica, la procedura per l'adozione della misura basata sull'acquis di Schengen è

sospesa fino alla conclusione della procedura di cui ai paragrafi 3 o 4 o fino al ritiro di tale notifica

in qualunque momento durante tale procedura.

3. Allo Stato membro che ha effettuato la notifica di cui al paragrafo 2, le decisioni adottate dal

Consiglio a norma dell'articolo 4 cessano di applicarsi dalla data di entrata in vigore della misura

proposta, per quanto ritenuto necessario dal Consiglio e alle condizioni da stabilirsi in una decisione

del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione. Tale decisione

è adottata in conformità dei seguenti criteri: il Consiglio si adopera per mantenere la più ampia

partecipazione possibile dello Stato membro interessato senza incidere profondamente sul

funzionamento pratico delle varie parti dell'acquis di Schengen e rispettandone la coerenza. La

Commissione presenta la proposta quanto prima dopo la notifica di cui al paragrafo 2. Il Consiglio,

se necessario dopo la convocazione di due sessioni successive, delibera entro quattro mesi dalla

proposta della Commissione.

4. Se, entro la fine del periodo di quattro mesi, il Consiglio non ha adottato la decisione, uno

Stato membro può, senza indugio, chiedere che la questione sia sottoposta al Consiglio europeo. In

tal caso il Consiglio europeo, nella riunione successiva, deliberando a maggioranza qualificata su

proposta della Commissione, adotta una decisione in conformità dei criteri di cui al paragrafo 3.

6655/1/08 REV 1 374

IT

5. Se, prima della conclusione della procedura di cui ai paragrafi 3 o 4, il Consiglio o, secondo i

casi, il Consiglio europeo non ha adottato la decisione, è revocata la sospensione della procedura

per l'adozione della misura basata sull'acquis di Schengen. Se detta misura è successivamente

adottata, la decisione presa dal Consiglio a norma dell'articolo 4 cessa di applicarsi, dalla data di

entrata in vigore di detta misura, allo Stato membro interessato nei limiti e alle condizioni decise

dalla Commissione, a meno che detto Stato membro non abbia ritirato la notifica di cui al paragrafo

2 prima dell'adozione della misura. La Commissione delibera entro la data di tale adozione.

Nell'adottare la decisione, la Commissione rispetta i criteri di cui al paragrafo 3.

Articolo 6

La Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia sono associati all'attuazione dell'acquis di Schengen

e al suo ulteriore sviluppo. A tal fine vengono concordate procedure appropriate in un accordo che

sarà concluso con tali Stati dal Consiglio, che delibera all'unanimità dei suoi membri di cui

all'articolo 1. Tale accordo include disposizioni relative al contributo dell'Islanda e della Norvegia

ad ogni conseguenza finanziaria derivante dall'attuazione del presente protocollo.

Il Consiglio, deliberando all'unanimità, conclude con l'Islanda e la Norvegia un accordo separato, al

fine di stabilire i diritti e gli obblighi fra l'Irlanda e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del

Nord, da un lato, e l'Islanda e la Norvegia, dall'altro, nei settori dell'acquis di Schengen che

riguardano tali Stati. Articolo 7

Ai fini dei negoziati relativi all'adesione di nuovi Stati membri all'Unione europea, l'acquis di

Schengen e le ulteriori misure adottate dalle istituzioni nell'ambito del suo campo d'applicazione

sono considerati un acquis che deve essere accettato integralmente da tutti gli Stati candidati

all'adesione.

6655/1/08 REV 1 375

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PROTOCOLLO (n. 20)

SULL'APPLICAZIONE DI ALCUNI ASPETTI DELL'ARTICOLO 26

DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA

AL REGNO UNITO E ALL'IRLANDA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di risolvere talune questioni relative al Regno Unito e all'Irlanda,

CONSIDERANDO che da molti anni esistono tra il Regno Unito e l'Irlanda intese speciali in

materia di libero spostamento,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Nonostante gli articoli 26 e 77 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, qualsiasi altra

disposizione di tale trattato o del trattato sull'Unione europea, qualsiasi misura adottata a norma di

questi trattati o qualsiasi accordo internazionale concluso dall'Unione o dall'Unione e dai suoi Stati

membri con uno o più Stati terzi, il Regno Unito è autorizzato ad esercitare, alle sue frontiere con

altri Stati membri, sulle persone che intendono entrare nel Regno Unito, quei controlli che ritenga

necessari al fine di:

a) verificare il diritto di accesso al Regno Unito per i cittadini di Stati membri e per le persone a

loro carico, che esercitano diritti conferiti loro dal diritto dell'Unione, nonché per cittadini di

altri Stati cui tali diritti sono stati conferiti mediante un accordo vincolante per il Regno

Unito; e

b) stabilire se concedere o meno ad altre persone il permesso di entrare nel Regno Unito.

6655/1/08 REV 1 376

IT

Nessuna disposizione degli articoli 26 e 77 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea né

qualsiasi altra disposizione di tale trattato o del trattato sull'Unione europea o qualsiasi misura

adottata a norma degli stessi pregiudica il diritto del Regno Unito di adottare o esercitare siffatti

controlli. I riferimenti al Regno Unito contenuti nel presente articolo includono i territori delle cui

relazioni esterne è responsabile il Regno Unito.

Articolo 2

Il Regno Unito e l'Irlanda possono continuare a concludere intese reciproche in materia di

circolazione di persone tra i loro territori ("zona di libero spostamento"), nel pieno rispetto dei diritti

delle persone di cui all'articolo 1, primo comma, lettera a) del presente protocollo. In questo

contesto, finché essi manterranno dette intese, le disposizioni dell'articolo 1 del presente protocollo

si applicano all'Irlanda negli stessi termini e condizioni con cui saranno applicate al Regno Unito.

Nessuna disposizione degli articoli 26 e 77 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, né

qualsiasi altra disposizione di tale trattato o del trattato sull'Unione europea o qualsiasi misura

adottata a norma degli stessi pregiudica tali intese.

Articolo 3

Gli altri Stati membri hanno la facoltà di esercitare, alle loro frontiere o in ogni punto di entrata nel

loro territorio, controlli analoghi sulle persone che intendono entrare nel loro territorio dal Regno

Unito o da altri territori le cui relazioni esterne ricadono sotto la responsabilità di quest'ultimo, per

gli stessi scopi indicati all'articolo 1 del presente protocollo, oppure dall'Irlanda nella misura in cui

l'articolo 1 del presente protocollo si applica all'Irlanda.

Nessuna disposizione degli articoli 26 e 77 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea né

qualsiasi altra disposizione di tale trattato o del trattato sull'Unione europea o qualsiasi misura

adottata a norma degli stessi pregiudica il diritto degli altri Stati membri di adottare o esercitare

siffatti controlli.

6655/1/08 REV 1 377

IT

PROTOCOLLO (n. 21)

SULLA POSIZIONE DEL REGNO UNITO E DELL'IRLANDA

RISPETTO ALLO SPAZIO DI LIBERTÀ, SICUREZZA E GIUSTIZIA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di risolvere talune questioni relative al Regno Unito e all'Irlanda,

CONSIDERANDO il protocollo sull'applicazione di alcuni aspetti dell'articolo 26 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea al Regno Unito e all'Irlanda,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Fatto salvo l'articolo 3, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano all'adozione da parte del

Consiglio delle misure proposte a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea. Per le decisioni del Consiglio che devono essere adottate all'unanimità si

richiede l'unanimità dei membri del Consiglio, ad eccezione dei rappresentanti dei governi del

Regno Unito e dell'Irlanda.

Ai fini del presente articolo, per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente

all'articolo 238, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

6655/1/08 REV 1 378

IT

Articolo 2

In conseguenza dell'articolo 1 e fatti salvi gli articoli 3, 4 e 6, nessuna disposizione della parte terza,

titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nessuna misura adottata a norma di

detto titolo, nessuna disposizione di accordi internazionali conclusi dall'Unione a norma di detto

titolo e nessuna decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea sull'interpretazione di tali

disposizioni o misure è vincolante o applicabile nel Regno Unito o in Irlanda; nessuna di tali

disposizioni, misure o decisioni pregiudica in alcun modo le competenze, i diritti e gli obblighi di

tali Stati; e nessuna di tali disposizioni, misure o decisioni pregiudica in alcun modo l'acquis

comunitario e dell'Unione né costituisce parte del diritto dell'Unione, quali applicabili al Regno

Unito o all'Irlanda. Articolo 3

1. Il Regno Unito o l'Irlanda possono notificare per iscritto al presidente del Consiglio, entro tre

mesi dalla presentazione di una proposta o un'iniziativa al Consiglio, a norma della parte terza,

titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che desiderano partecipare all'adozione

ed applicazione di una delle misure proposte; una volta effettuata detta notifica tali Stati sono

abilitati a partecipare.

Per le decisioni del Consiglio che devono essere adottate all'unanimità si richiede l'unanimità dei

membri del Consiglio, ad eccezione del membro che non ha proceduto a tale notifica. Una misura

adottata a norma del presente paragrafo è vincolante per tutti gli Stati membri che hanno preso parte

alla sua adozione.

Le misure adottate in applicazione dell'articolo 70 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea prevedono le modalità di partecipazione del Regno Unito e dell'Irlanda alle valutazioni

concernenti i settori contemplati dalla parte terza, titolo V di detto trattato.

Ai fini del presente articolo, per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente

all'articolo 238, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

2. Se una misura di cui al paragrafo 1 non può essere adottata entro un congruo periodo di tempo

con la partecipazione del Regno Unito o dell'Irlanda, essa può essere adottata dal Consiglio a norma

dell'articolo 1 senza la partecipazione del Regno Unito o dell'Irlanda. In tal caso si applica

l'articolo 2.

6655/1/08 REV 1 379

IT

Articolo 4

Il Regno Unito o l'Irlanda, in qualsiasi momento dopo l'adozione di una misura da parte del

Consiglio a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

possono notificare al Consiglio e alla Commissione la loro intenzione di accettarla. In tal caso si

applica, con gli opportuni adattamenti, la procedura di cui all'articolo 331, paragrafo 1 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea. Articolo 4 bis

1. Le disposizioni del presente protocollo si applicano, per il Regno Unito e l'Irlanda, anche alle

misure proposte o adottate a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea per modificare una misura in vigore vincolante per tali paesi.

2. Il Consiglio tuttavia, se deliberando su proposta della Commissione decide che la non

partecipazione del Regno Unito o dell'Irlanda alla versione modificata di una misura in vigore rende

l'applicazione della misura stessa impraticabile per altri Stati membri o per l'Unione, può esortare il

Regno Unito o l'Irlanda a effettuare una notifica a norma dell'articolo 3 o dell'articolo 4. Ai fini

dell'articolo 3, dalla data della suddetta decisione del Consiglio inizia a decorrere un ulteriore

periodo di due mesi.

Se, alla scadenza del termine di due mesi dalla decisione del Consiglio, il Regno Unito o l'Irlanda

non hanno effettuato la notifica a norma dell'articolo 3 o dell'articolo 4, la misura in vigore non è

più vincolante per essi né loro applicabile, a meno che lo Stato membro interessato non abbia

effettuato una notifica a norma dell'articolo 4 prima dell'entrata in vigore della misura di modifica.

Quanto precede ha effetto dalla data di entrata in vigore della misura di modifica o dalla scadenza

del termine di due mesi, se posteriore.

Ai fini del presente paragrafo, il Consiglio, dopo una discussione approfondita della questione,

delibera a maggioranza qualificata dei membri che rappresentano gli Stati membri che partecipano

o hanno partecipato all'adozione della misura di modifica. Per maggioranza qualificata del

Consiglio si intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a) del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 380

IT

3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può

altresì decidere che il Regno Unito o l'Irlanda si facciano carico delle eventuali conseguenze

finanziarie dirette, derivanti necessariamente e inevitabilmente dalla cessazione della loro

partecipazione alla misura in vigore.

4. Il presente articolo fa salvo l'articolo 4. Articolo 5

Uno Stato membro che non sia vincolato da una misura adottata a norma della parte terza, titolo V

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea non subisce alcuna conseguenza finanziaria di

tale misura diversa dai costi amministrativi che ne derivano per le istituzioni, salvo che il Consiglio,

deliberando all'unanimità dei membri previa consultazione del Parlamento europeo, non disponga

altrimenti. Articolo 6

Qualora, nei casi previsti nel presente protocollo, il Regno Unito o l'Irlanda siano vincolati da una

misura adottata dal Consiglio a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, a tale Stato si applicano, in relazione a detta misura, le pertinenti disposizioni

dei trattati. Articolo 6 bis

Il Regno Unito o l'Irlanda non saranno vincolati da norme stabilite in base all'articolo 16 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea che riguardano il trattamento dei dati personali da parte

degli Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione dei capi 4 o 5

della parte terza, titolo V di detto trattato laddove il Regno Unito o l'Irlanda non siano vincolati da

norme dell'Unione che disciplinano forme di cooperazione giudiziaria in materia penale o di

cooperazione di polizia nell'ambito delle quali devono essere rispettate le disposizioni stabilite in

base all'articolo 16.

6655/1/08 REV 1 381

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Articolo 7

Gli articoli 3, 4 e 4bis non pregiudicano il protocollo sull'acquis di Schengen integrato nell'ambito

dell'Unione europea. Articolo 8

L'Irlanda può notificare per iscritto al Consiglio che non desidera più essere vincolata dai termini

del presente protocollo. In tal caso si applicano all'Irlanda le normali disposizioni del trattato.

Articolo 9

Per quanto riguarda l'Irlanda, il presente protocollo non si applica all'articolo 75 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 382

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PROTOCOLLO (n. 22)

SULLA POSIZIONE DELLA DANIMARCA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

NEL RAMMENTARE la decisione dei capi di Stato o di governo, riuniti in sede di Consiglio

europeo a Edimburgo il 12 dicembre 1992, concernente taluni problemi sollevati dalla Danimarca in

merito al trattato sull'Unione europea,

PRESO ATTO della posizione della Danimarca per quanto concerne la cittadinanza, l'unione

economica e monetaria, la politica di difesa e il settore della giustizia e degli affari interni, quale

stabilita nella decisione di Edimburgo,

CONSAPEVOLI del fatto che la continuazione ai sensi dei trattati del regime giuridico derivante

dalla decisione di Edimburgo limiterà in maniera significativa la partecipazione della Danimarca in

importanti settori di cooperazione dell'Unione e che per quest'ultima sarebbe del massimo interesse

garantire l'integrità dell'acquis nel settore della libertà, sicurezza e giustizia,

DESIDEROSE pertanto di stabilire un quadro giuridico che preveda la possibilità per la Danimarca

di partecipare all'adozione delle misure proposte sulla base della parte terza, titolo V del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea e accogliendo favorevolmente l'intenzione della Danimarca di

avvalersi di tale possibilità qualora possibile secondo le proprie norme costituzionali,

PRENDENDO ATTO che la Danimarca non impedirà agli altri Stati membri di sviluppare

ulteriormente la loro cooperazione per quanto concerne misure non vincolanti per la Danimarca,

TENENDO PRESENTE l'articolo 3 del protocollo sull'acquis di Schengen integrato nell'ambito

dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

6655/1/08 REV 1 383

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PARTE I

Articolo 1

La Danimarca non partecipa all'adozione da parte del Consiglio delle misure proposte a norma della

parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Per le decisioni del

Consiglio che devono essere adottate all'unanimità si richiede l'unanimità dei membri del Consiglio,

ad eccezione del rappresentante del governo della Danimarca.

Ai fini del presente articolo, per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente

all'articolo 238, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Articolo 2

Nessuna disposizione della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

nessuna misura adottata a norma di tale titolo, nessuna disposizione di alcun accordo internazionale

concluso dall'Unione a norma di tale titolo e nessuna decisione della Corte di giustizia dell'Unione

europea sull'interpretazione di tali disposizioni o misure o di misure modificate o modificabili a

norma di tale titolo è vincolante o applicabile in Danimarca; nessuna di tali disposizioni, misure o

decisioni pregiudica in alcun modo le competenze, i diritti e gli obblighi della Danimarca; nessuna

di tali disposizioni, misure o decisioni pregiudica in alcun modo l'acquis comunitario e dell'Unione

né costituisce parte del diritto dell'Unione, quali applicabili alla Danimarca. In particolare, gli atti

dell'Unione nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia

penale, adottati prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, che sono modificati, continuano

ad essere vincolanti e applicabili alla Danimarca senza modifiche.

Articolo 2 bis

L'articolo 2 del presente protocollo si applica anche alle norme stabilite in base all'articolo 16 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea che riguardano il trattamento dei dati personali da

parte degli Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione dei capi 4

o 5 della parte terza, titolo V di detto trattato.

6655/1/08 REV 1 384

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Articolo 3

La Danimarca non sostiene le conseguenze finanziarie delle misure di cui all'articolo 1 diverse dalle

spese amministrative connesse con le istituzioni.

Articolo 4

1. La Danimarca decide, entro un periodo di sei mesi dalla misura del Consiglio su una proposta

o iniziativa volta a sviluppare l'acquis di Schengen e prevista nella presente parte, se intende

recepire tale misura nel proprio diritto interno. Se decide in tal senso, questa misura creerà un

obbligo a norma del diritto internazionale tra la Danimarca e gli altri Stati membri vincolati da detta

misura.

2. Se la Danimarca decidesse di non applicare una misura del Consiglio di cui al paragrafo 1, gli

Stati membri vincolati da quest'ultima e la Danimarca esamineranno le misure appropriate da

adottare. PARTE II

Articolo 5

Per quanto attiene alle misure adottate dal Consiglio nell'ambito dell'articolo 26, paragrafo 1,

dell'articolo 42 e degli articoli da 43 a 46 del trattato sull'Unione europea, la Danimarca non

partecipa all'elaborazione e all'attuazione di decisioni e azioni dell'Unione che hanno implicazioni

di difesa. Pertanto la Danimarca non prende parte alla loro adozione. La Danimarca non impedirà

agli altri Stati membri di sviluppare ulteriormente la loro cooperazione in questo settore. La

Danimarca non ha l'obbligo di contribuire al finanziamento di spese operative connesse con tali

misure, né quello di mettere a disposizione dell'Unione capacità militari.

Per gli atti del Consiglio che devono essere adottati all'unanimità si richiede l'unanimità dei membri

del Consiglio, ad eccezione del rappresentante del governo danese.

Ai fini del presente articolo, per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente

all'articolo 238, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 385

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PARTE III

Articolo 6

Gli articoli 1, 2 e 3 non si applicano alle misure che determinano quali siano i paesi terzi i cui

cittadini devono essere in possesso di un visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne

degli Stati membri, né a misure relative all'instaurazione di un modello uniforme per i visti.

PARTE IV

Articolo 7

La Danimarca può in qualunque momento, secondo le proprie norme costituzionali, informare gli

altri Stati membri che non intende più avvalersi, in tutto o in parte, del presente protocollo. In tal

caso la Danimarca applicherà pienamente tutte le misure pertinenti in vigore a quel momento

nell'ambito dell'Unione europea. Articolo 8

1. In qualsiasi momento e fatto salvo l'articolo 7, la Danimarca può, secondo le proprie norme

costituzionali, notificare agli altri Stati membri che, con effetto dal primo giorno del mese

successivo alla notifica, la parte I è costituita dalle disposizioni di cui all'allegato. In tal caso gli

articoli da 5 a 8 sono rinumerati di conseguenza.

2. Sei mesi dopo la data in cui prende effetto la notifica di cui al paragrafo 1, tutto l'acquis di

Schengen e le misure adottate per sviluppare tale acquis, che erano fino ad allora vincolanti per la

Danimarca quali obblighi di diritto internazionale, sono vincolanti per la Danimarca in quanto

diritto dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 386

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ALLEGATO

Articolo 1

Fatto salvo l'articolo 3, la Danimarca non partecipa all'adozione da parte del Consiglio delle misure

proposte a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Per

gli atti del Consiglio che devono essere adottati all'unanimità si richiede l'unanimità dei membri del

Consiglio, ad eccezione del rappresentante del governo danese.

Ai fini del presente articolo, la maggioranza qualificata è definita conformemente all'articolo 238,

paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Articolo 2

In forza dell'articolo 1 e fatti salvi gli articoli 3, 4 e 8, nessuna disposizione della parte terza, titolo

V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nessuna misura adottata a norma di detto

titolo, nessuna disposizione di accordi internazionali conclusi dall'Unione a norma di detto titolo,

nessuna decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea sull'interpretazione di tali

disposizioni o misure è vincolante o applicabile in Danimarca; nessuna di tali disposizioni, misure o

decisioni pregiudica in alcun modo le competenze, i diritti e gli obblighi della Danimarca; nessuna

di tali disposizioni, misure o decisioni pregiudica in alcun modo l'acquis comunitario e dell'Unione

né costituisce parte del diritto dell'Unione, quali applicabili alla Danimarca.

Articolo 3

1. La Danimarca può notificare per iscritto al presidente del Consiglio, entro tre mesi dalla

presentazione di una proposta o iniziativa al Consiglio, a norma della parte terza, titolo V del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che desidera partecipare all'adozione ed

applicazione della misura proposta; una volta effettuata detta notifica la Danimarca è abilitata a

partecipare.

2. Se una misura di cui al paragrafo 1 non può essere adottata con la partecipazione della

Danimarca, essa può essere adottata dal Consiglio a norma dell'articolo 1 senza la partecipazione

della Danimarca. In tal caso si applica l'articolo 2.

6655/1/08 REV 1 387

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Articolo 4

La Danimarca, in qualsiasi momento dopo l'adozione di una misura a norma della parte terza,

titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, può notificare al Consiglio e alla

Commissione la sua intenzione di accettarla. In tal caso si applica, con gli opportuni adattamenti la

procedura di cui all'articolo 331, paragrafo 1 di detto trattato.

Articolo 5

1. Le disposizioni del presente protocollo si applicano, per la Danimarca, anche alle misure

proposte o adottate a norma della parte terza, titolo V del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea per modificare una misura in vigore vincolante per tale paese.

2. Il Consiglio tuttavia, se deliberando su proposta della Commissione decide che la non

partecipazione della Danimarca alla versione modificata di una misura in vigore rende

l'applicazione della misura stessa impraticabile per altri Stati membri o per l'Unione, può esortarla a

effettuare una notifica a norma dell'articolo 3 o dell'articolo 4. Ai fini dell'articolo 3, dalla data della

suddetta decisione del Consiglio inizia a decorrere un ulteriore periodo di due mesi.

Se, alla scadenza del termine di due mesi dalla decisione del Consiglio, la Danimarca non ha

effettuato la notifica a norma dell'articolo 3 o dell'articolo 4, la misura in vigore non è più

vincolante né ad essa applicabile, a meno che essa non abbia effettuato una notifica a norma

dell'articolo 4 prima dell'entrata in vigore della misura di modifica. Quanto precede ha effetto dalla

data di entrata in vigore della misura di modifica o dalla scadenza del termine di due mesi, se

posteriore.

Ai fini del presente paragrafo, il Consiglio, dopo una discussione approfondita della questione,

delibera a maggioranza qualificata dei membri che rappresentano gli Stati membri che partecipano

o hanno partecipato all'adozione della misura di modifica. Per maggioranza qualificata del

Consiglio si intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a) del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

3. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può

altresì decidere che la Danimarca si faccia carico delle eventuali conseguenze finanziarie dirette,

derivanti necessariamente e inevitabilmente dalla cessazione della sua partecipazione alla misura in

vigore.

4. Il presente articolo fa salvo l'articolo 4.

6655/1/08 REV 1 388

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Articolo 6

1. La notifica di cui all'articolo 4 è presentata entro sei mesi dall'adozione finale di una misura

che sviluppa l'acquis di Schengen.

Qualora la Danimarca non presenti una notifica conformemente all'articolo 3 o 4 in relazione a una

misura che sviluppa l'acquis di Schengen, gli Stati membri vincolati da tale misura e la Danimarca

esamineranno le iniziative appropriate da intraprendere.

2. Una notifica a norma dell'articolo 3 relativa a una misura che sviluppa l'acquis di Schengen è

irrevocabilmente considerata una notifica a norma dell'articolo 3 ai fini di qualsiasi altra proposta o

iniziativa volta a sviluppare tale misura, purché tale proposta o iniziativa sviluppi l'acquis di

Schengen. Articolo 7

La Danimarca non sarà vincolata da norme stabilite in base all'articolo 16 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea che riguardano il trattamento dei dati personali da parte degli

Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione dei capi 4 o 5 della

parte terza, titolo V di detto trattato laddove non sia vincolata da norme dell'Unione che

disciplinano forme di cooperazione giudiziaria in materia penale o di cooperazione di polizia

nell'ambito delle quali devono essere rispettate le disposizioni stabilite in base all'articolo 16.

. Articolo 8

Qualora, nei casi previsti nella presente parte, la Danimarca sia vincolata da una misura adottata dal

Consiglio a norma della parte terza, titolo V, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, si

applicano alla Danimarca, in relazione a detta misura, le pertinenti disposizioni dei trattati.

Articolo 9

Qualora la Danimarca non sia vincolata da una misura adottata a norma della parte terza, titolo V

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, essa non subisce alcuna conseguenza finanziaria

di tale misura diversa dai costi amministrativi che ne derivano per le istituzioni, a meno che il

Consiglio, deliberando all'unanimità di tutti i suoi membri, previa consultazione del Parlamento

europeo, decida altrimenti.

6655/1/08 REV 1 389

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PROTOCOLLO (n. 23)

SULLE RELAZIONI ESTERNE DEGLI STATI MEMBRI

IN MATERIA DI ATTRAVERSAMENTO DELLE FRONTIERE ESTERNE

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO CONTO dell'esigenza degli Stati membri di garantire controlli efficaci alle loro

frontiere esterne, se opportuno in cooperazione con i paesi terzi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Le disposizioni sulle misure relative all'attraversamento delle frontiere esterne di cui all'articolo 77,

paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea non pregiudicano la

competenza degli Stati membri a negoziare o concludere accordi con i paesi terzi, a condizione che

tali accordi rispettino il diritto dell'Unione e gli altri accordi internazionali pertinenti.

6655/1/08 REV 1 390

IT

PROTOCOLLO (n. 24)

SULL'ASILO PER I CITTADINI

DEGLI STATI MEMBRI DELL'UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, in base all'articolo 6, paragrafo 1 del trattato sull'Unione europea, l'Unione

riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali;

CONSIDERANDO che, in base all'articolo 6, paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, i diritti

fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle

libertà fondamentali fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali;

CONSIDERANDO che la Corte di giustizia dell'Unione europea è competente ad assicurare il

rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dell'articolo 6, paragrafi 1 e 3, del trattato

sull'Unione europea da parte dell'Unione;

CONSIDERANDO che, a norma dell'articolo 49 del trattato sull'Unione europea, per domandare di

diventare membri dell'Unione tutti gli Stati europei devono rispettare i valori sanciti nell'articolo 2

del trattato sull'Unione europea;

TENENDO PRESENTE che l'articolo 7 del trattato sull'Unione europea instaura un meccanismo

per la sospensione di taluni diritti in caso di una violazione grave e persistente di tali valori da parte

di uno Stato membro;

RAMMENTANDO che ogni cittadino di uno Stato membro, quale cittadino dell'Unione, gode di

uno status e di una tutela speciali che sono garantiti dagli Stati membri a norma delle disposizioni

della parte seconda del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

TENENDO PRESENTE che i trattati istituiscono uno spazio senza frontiere interne e conferiscono

ad ogni cittadino dell'Unione il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli

Stati membri;

6655/1/08 REV 1 391

IT

INTENZIONATE ad evitare che l'istituto dell'asilo sia travisato per conseguire finalità diverse da

quelle cui tende;

CONSIDERANDO che il presente protocollo rispetta la finalità e gli obiettivi della Convenzione di

Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo status dei rifugiati,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo unico

Gli Stati membri dell'Unione europea, dato il livello di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali

da essi garantito, si considerano reciprocamente paesi d'origine sicuri a tutti i fini giuridici e pratici

connessi a questioni inerenti l'asilo. Pertanto, la domanda d'asilo presentata da un cittadino di uno

Stato membro può essere presa in esame o dichiarata ammissibile all'esame in un altro Stato

membro unicamente nei seguenti casi:

a) se lo Stato membro di cui il richiedente è cittadino procede, dopo l'entrata in vigore del

trattato di Amsterdam, avvalendosi dell'articolo 15 della Convenzione per la salvaguardia dei

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, all'adozione di misure che derogano, nel suo

territorio, agli obblighi previsti da detta Convenzione;

b) se è stata avviata la procedura di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull'Unione

europea e finché il Consiglio o, se del caso, il Consiglio europeo non prende una decisione al

riguardo, nei confronti dello Stato membro di cui il richiedente è cittadino;

c) se il Consiglio ha adottato una decisione conformemente all'articolo 7, paragrafo 1 del trattato

sull'Unione europea nei riguardi dello Stato membro di cui il richiedente è cittadino ovvero se

il Consiglio europeo ha adottato una decisione conformemente all'articolo 7, paragrafo 2 di

detto trattato riguardo allo Stato membro di cui il richiedente è cittadino;

d) se uno Stato membro così decide unilateralmente per la domanda di un cittadino di un altro

Stato membro; in tal caso il Consiglio ne è immediatamente informato; la domanda è

esaminata partendo dal presupposto che sia manifestamente infondata senza che ciò

pregiudichi, in alcun caso, il potere decisionale dello Stato membro.

6655/1/08 REV 1 392

IT

PROTOCOLLO (n. 25)

DELLA COMPETENZA CONCORRENTE

SULL'ESERCIZIO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo unico

Con riferimento all'articolo 2, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

relativo alla competenza concorrente, quando l'Unione agisce in un determinato settore, il campo di

applicazione di questo esercizio di competenza copre unicamente gli elementi disciplinati dall'atto

dell'Unione in questione e non copre pertanto l'intero settore.

6655/1/08 REV 1 393

IT

PROTOCOLLO (n. 26)

SERVIZI DI INTERESSE GENERALE

SUI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO sottolineare l'importanza dei servizi di interesse generale,

HANNO CONVENUTO le disposizioni interpretative seguenti, che sono allegate al trattato

sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai

sensi dell'articolo 14 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in

particolare:

− il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di

fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini

possibile alle esigenze degli utenti;

− la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e

preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali

diverse;

− un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la

promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente.

Articolo 2

Le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a

commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico.

6655/1/08 REV 1 394

IT

PROTOCOLLO (n. 27)

MERCATO INTERNO E SULLA CONCORRENZA

SUL

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che il mercato interno ai sensi dell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea

comprende un sistema che assicura che la concorrenza non sia falsata,

HANNO CONVENUTO che

a tal fine l'Unione adotta, se necessario, misure in base alle disposizioni dei trattati, ivi compreso

l'articolo 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Il presente protocollo è allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento

dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 395

IT

PROTOCOLLO (n. 28)

SULLA COESIONE ECONOMICA, SOCIALE E TERRITORIALE

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RICORDANDO che l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea prevede tra gli altri obiettivi quello

di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri e che

tale coesione figura tra i settori di competenza concorrente dell'Unione enunciati all'articolo 4,

paragrafo 2, lettera c) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

RICORDANDO che le disposizioni della parte terza, titolo XVIII, sulla coesione economica,

sociale e territoriale, forniscono, nel loro insieme, la base giuridica per il consolidamento e

l'ulteriore sviluppo dell'azione dell'Unione nel settore della coesione economica, sociale e

territoriale, compresa la possibilità di creare un nuovo fondo;

RICORDANDO che l'articolo 177 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede

l'istituzione di un fondo di coesione;

CONSTATANDO che la BEI sta erogando prestiti considerevoli e sempre maggiori a favore delle

regioni più povere;

CONSIDERANDO il desiderio di una maggiore flessibilità nelle modalità di assegnazione delle

risorse provenienti dai fondi strutturali;

PRENDENDO ATTO del desiderio di modulare i livelli della partecipazione dell'Unione ai

programmi e ai progetti in alcuni paesi;

PRENDENDO ATTO della proposta di prendere maggiormente in considerazione la prosperità

relativa degli Stati membri nel sistema delle risorse proprie;

RIBADISCONO che la promozione della coesione economica, sociale e territoriale è di vitale

importanza per il pieno sviluppo e il durevole successo dell'Unione;

6655/1/08 REV 1 396

IT

RIBADISCONO la convinzione che i fondi strutturali debbano continuare a svolgere un ruolo

considerevole nel conseguimento degli obiettivi dell'Unione nel settore della coesione;

RIBADISCONO la convinzione che la BEI debba continuare a dedicare la maggior parte delle sue

risorse alla promozione della coesione economica, sociale e territoriale e si dichiarano disposte a

riesaminare le esigenze di capitale della BEI non appena ciò sia a tal fine necessario;

CONVENGONO che il Fondo di coesione erogherà contributi finanziari dell'Unione a favore di

progetti nei settori dell'ambiente e delle reti transeuropee negli Stati membri con un PNL pro capite

inferiore al 90 % della media dell'Unione i quali abbiano un programma volto a soddisfare le

condizioni di convergenza economica di cui all'articolo 126 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea;

DICHIARANO l'intenzione di permettere un maggior margine di flessibilità nella concessione dei

finanziamenti dei fondi strutturali per tener conto delle necessità specifiche che non siano

contemplate dall'attuale regolamentazione dei fondi strutturali;

DICHIARANO di essere disposte a modulare i livelli della partecipazione dell'Unione nel contesto

di programmi e progetti dei fondi strutturali, per evitare eccessivi aumenti delle spese di bilancio

negli Stati membri meno prosperi;

RICONOSCONO la necessità di un regolare controllo dei progressi compiuti nella realizzazione

della coesione economica, sociale e territoriale e si dichiarano disposte ad esaminare tutte le misure

all'uopo necessarie;

DICHIARANO l'intenzione di tener maggiormente conto della capacità contributiva dei singoli

Stati membri nel sistema delle risorse proprie e di esaminare, per gli Stati membri meno prosperi, i

mezzi di correzione degli elementi di regressività esistenti nell'attuale sistema di risorse proprie;

CONVENGONO di allegare il presente protocollo al trattato sull'Unione europea e al trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 397

IT

PROTOCOLLO (n. 29)

SUL SISTEMA DI RADIODIFFUSIONE PUBBLICA

NEGLI STATI MEMBRI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che il sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri è direttamente

collegato alle esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché all'esigenza di

preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione,

HANNO CONVENUTO le seguenti disposizioni interpretative, che sono allegate al trattato

sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Le disposizioni dei trattati non pregiudicano la competenza degli Stati membri a provvedere al

finanziamento del servizio pubblico di radiodiffusione, nella misura in cui tale finanziamento sia

accordato agli organismi di radiodiffusione ai fini dell'adempimento della missione di servizio

pubblico conferita, definita e organizzata da ciascuno Stato membro e nella misura in cui tale

finanziamento non perturbi le condizioni degli scambi e della concorrenza nell'Unione in misura

contraria all'interesse comune, tenendo conto nel contempo dell'adempimento della missione di

servizio pubblico.

6655/1/08 REV 1 398

IT

PROTOCOLLO (n. 30)

DELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI

SULL'APPLICAZIONE

DELL'UNIONE EUROPEA ALLA POLONIA E AL REGNO UNITO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea l'Unione riconosce i diritti, le

libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

CONSIDERANDO che l'applicazione della Carta deve essere rigorosamente conforme alle

disposizioni del predetto articolo 6 e del titolo VII della Carta medesima;

CONSIDERANDO che il predetto articolo 6 esige che la Carta sia applicata e interpretata dagli

organi giurisdizionali della Polonia e del Regno Unito rigorosamente in conformità con le

spiegazioni di cui a detto articolo;

CONSIDERANDO che la Carta contiene sia diritti che principi;

CONSIDERANDO che la Carta contiene sia disposizioni di carattere civile e politico che

disposizioni di carattere economico e sociale;

CONSIDERANDO che la Carta ribadisce i diritti, le libertà e i principi riconosciuti nell'Unione e

rende detti diritti più visibili ma non crea nuovi diritti o principi;

RAMMENTANDO gli obblighi imposti alla Polonia e al Regno Unito dal trattato sull'Unione

europea, dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dal diritto dell'Unione in generale;

PRENDENDO ATTO dell'auspicio della Polonia e del Regno Unito di chiarire determinati aspetti

dell'applicazione della Carta;

DESIDEROSE pertanto di chiarire l'applicazione della Carta in relazione alle leggi e all'azione

amministrativa della Polonia e del Regno Unito e la sua azionabilità dinanzi a un organo

giurisdizionale in Polonia e nel Regno Unito;

6655/1/08 REV 1 399

IT

RIAFFERMANDO che i riferimenti nel presente protocollo all'applicazione di disposizioni

specifiche della Carta non pregiudicano in alcun modo l'applicazione di altre disposizioni della

Carta;

RIAFFERMANDO che il presente protocollo non pregiudica l'applicazione della Carta agli altri

Stati membri;

RIAFFERMANDO che il presente protocollo non pregiudica gli altri obblighi imposti alla Polonia

e al Regno Unito dal trattato sull'Unione europea, dal trattato sul funzionamento dell'Unione

europea e dal diritto dell'Unione in generale,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

1. La Carta non estende la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea o di

qualunque altro organo giurisdizionale della Polonia o del Regno Unito a ritenere che le leggi, i

regolamenti o le disposizioni, le pratiche o l'azione amministrativa della Polonia o del Regno Unito

non siano conformi ai diritti, alle libertà e ai principi fondamentali che essa riafferma.

2. In particolare e per evitare dubbi, nulla nel titolo IV della Carta crea diritti azionabili dinanzi a

un organo giurisdizionale applicabili alla Polonia o al Regno Unito, salvo nella misura in cui la

Polonia o il Regno Unito abbiano previsto tali diritti nel rispettivo diritto interno.

Articolo 2

Ove una disposizione della Carta faccia riferimento a leggi e pratiche nazionali, detta disposizione

si applica alla Polonia o al Regno Unito soltanto nella misura in cui i diritti o i principi ivi contenuti

sono riconosciuti nel diritto o nelle pratiche della Polonia o del Regno Unito.

6655/1/08 REV 1 400

IT

PROTOCOLLO (n. 31)

SULLE IMPORTAZIONI NELL'UNIONE EUROPEA

DI PRODOTTI DEL PETROLIO RAFFINATI NELLE ANTILLE OLANDESI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO apportare precisazioni sul regime degli scambi applicabile alle importazioni

nell'Unione europea di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Il presente protocollo è applicabile ai prodotti del petrolio delle voci 27.10, 27.11, 27.12, ex 27.13

(paraffina, cere di petrolio o di scisti e residui paraffinosi) e 27.14 della nomenclatura di Bruxelles

importati per il consumo negli Stati membri. Articolo 2

Gli Stati membri si impegnano ad accordare ai prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi i

vantaggi tariffari derivanti dall'associazione di queste ultime all'Unione, alle condizioni previste dal

presente protocollo. Queste disposizioni sono valide, qualunque siano le norme d'origine applicate

dagli Stati membri.

6655/1/08 REV 1 401

IT

Articolo 3

1. Qualora la Commissione, su domanda di uno Stato membro o di iniziativa propria, costati che

le importazioni nell'Unione di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi, sotto il regime

previsto al precedente articolo 2, provocano effettive difficoltà sul mercato di uno o più Stati

membri, essa decide che i dazi doganali applicabili a dette importazioni saranno introdotti,

aumentati o reintrodotti dagli Stati membri interessati, nella misura e per il periodo necessario per

far fronte a questa situazione. Le aliquote dei dazi doganali così introdotti, aumentati o reintrodotti

non possono superare quelle dei dazi doganali applicabili ai paesi terzi per gli stessi prodotti.

2. Le disposizioni previste nel precedente paragrafo potranno essere applicate quando le

importazioni nell'Unione di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi raggiungono due

milioni di tonnellate l'anno.

3. Le decisioni prese dalla Commissione a norma dei precedenti paragrafi, ivi comprese quelle

intese a respingere la domanda di uno Stato membro, sono comunicate al Consiglio. Questo può

occuparsene su richiesta di qualsiasi Stato membro e può, in qualunque momento, modificarle o

annullarle. Articolo 4

1. Se uno Stato membro ritiene che le importazioni di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille

olandesi, effettuate direttamente o attraverso un altro Stato membro, sotto il regime previsto al

precedente articolo 2, provochino effettive difficoltà sul suo mercato e che è necessaria un'azione

immediata per farvi fronte, può decidere, di propria iniziativa, di applicare a queste importazioni

dazi doganali le cui aliquote non possono superare quelle dei dazi doganali applicabili ai paesi terzi

per gli stessi prodotti. Esso notifica questa decisione alla Commissione, che decide, entro un mese,

se le misure adottate dallo Stato possano essere mantenute o se debbano essere modificate o

soppresse. Le disposizioni dell'articolo 3, paragrafo 3, sono applicabili a questa decisione della

Commissione.

2. Qualora le importazioni di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi vengano

effettuate, direttamente o attraverso un altro Stato membro, in uno o più Stati membri dell'Unione

europea e superino in un anno civile i quantitativi indicati nell'allegato al presente protocollo, le

misure eventualmente adottate a norma del paragrafo 1 da questo o da questi Stati membri per

l'anno in corso saranno considerate legittime: la Commissione, dopo essersi assicurata che i

quantitativi fissati sono stati raggiunti, prenderà atto delle misure adottate. In tal caso, gli altri Stati

membri si asterranno dal ricorrere al Consiglio.

6655/1/08 REV 1 402

IT

Articolo 5

Se l'Unione decide di applicare restrizioni quantitative alle importazioni di prodotti del petrolio di

qualsiasi provenienza, queste potranno essere applicate anche alle importazioni di tali prodotti

provenienti dalle Antille olandesi. In questo caso, sarà assicurato alle Antille olandesi un

trattamento preferenziale rispetto ai paesi terzi.

Articolo 6

1. Le disposizioni previste agli articoli da 2 a 5 saranno riesaminate dal Consiglio, che delibera

all'unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, in occasione

dell'adozione di una definizione comune dell'origine per i prodotti del petrolio provenienti dai paesi

terzi o dai paesi associati, o in occasione di decisioni prese nell'ambito di una politica commerciale

comune per i prodotti in questione, o dell'instaurazione di una politica energetica comune.

2. Tuttavia, al momento di questa revisione dovranno comunque essere mantenuti per le Antille

olandesi vantaggi equivalenti in forma appropriata e per un quantitativo di almeno due milioni e

mezzo di tonnellate di prodotti del petrolio.

3. Gli impegni dell'Unione relativi ai vantaggi di portata equivalente di cui al paragrafo 2 del

presente articolo potranno essere oggetto, in caso di bisogno, di una ripartizione per paese, tenendo

conto dei quantitativi indicati nell'allegato al presente protocollo.

Articolo 7

Per l'esecuzione del presente protocollo, la Commissione è incaricata di seguire lo sviluppo delle

importazioni negli Stati membri di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi. Gli Stati

membri comunicano alla Commissione, che ne assicura la diffusione, tutte le informazioni utili a

questo scopo, secondo le modalità amministrative che essa raccomanda.

6655/1/08 REV 1 403

IT

ALLEGATO AL PROTOCOLLO

Per l'applicazione del paragrafo 2 dell'articolo 4 del protocollo sulle importazioni nell'Unione

europea di prodotti del petrolio raffinati nelle Antille olandesi, le Alte Parti Contraenti hanno deciso

che i 2 milioni di tonnellate di prodotti del petrolio delle Antille siano ripartiti come segue tra gli

Stati membri: Germania … 625 000 tonnellate

Unione economica belgo-lussemburghese … 200 000 tonnellate

Francia … 75 000 tonnellate

Italia … 100 000 tonnellate

Paesi Bassi … 1 000 000 tonnellate

6655/1/08 REV 1 404

IT

PROTOCOLLO (n. 32)

SULL'ACQUISTO DI BENI IMMOBILI IN DANIMARCA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO risolvere taluni problemi specifici che rivestono interesse per la Danimarca,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

In deroga alle disposizioni dei trattati, la Danimarca può mantenere la sua legislazione vigente in

materia di acquisto di residenze secondarie.

6655/1/08 REV 1 405

IT

PROTOCOLLO (n. 33)

SULL'ARTICOLO 157 DEL TRATTATO

SUL FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Ai fini dell'applicazione dell'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le

prestazioni in virtù di un regime professionale di sicurezza sociale non saranno considerate come

retribuzione se e nella misura in cui esse possono essere attribuite ai periodi di occupazione

precedenti il 17 maggio 1990, eccezion fatta per i lavoratori o i loro aventi diritto che, prima di detta

data, abbiano intentato un'azione giudiziaria o introdotto un reclamo equivalente secondo il diritto

nazionale applicabile.

6655/1/08 REV 1 406

IT

PROTOCOLLO (n. 34)

CONCERNENTE IL REGIME PARTICOLARE APPLICABILE ALLA GROENLANDIA

Articolo 1

1. Il trattamento all'importazione nell'Unione dei prodotti soggetti all'organizzazione comune dei

mercati della pesca, originari della Groenlandia, si effettua, nell'osservanza dei meccanismi

dell'organizzazione comune dei mercati, in esenzione da dazi doganali e tasse di effetto equivalente

e senza restrizioni quantitative né misure di effetto equivalente se le possibilità di accesso alle zone

di pesca della Groenlandia accordate all'Unione sulla base di un accordo tra l'Unione e l'autorità

competente per la Groenlandia sono soddisfacenti per l'Unione.

2. Sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 43 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea tutte le misure relative al regime d'importazione dei suddetti prodotti, comprese

quelle relative alla loro adozione.

6655/1/08 REV 1 407

IT

PROTOCOLLO (n. 35)

SULL'ARTICOLO 40.3.3 DELLA COSTITUZIONE IRLANDESE

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica:

Nessuna disposizione dei trattati, del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica

e dei trattati o degli atti che li modificano o li integrano pregiudica l'applicazione in Irlanda

dell'articolo 40.3.3 della Costituzione irlandese.

6655/1/08 REV 1 408

IT

PROTOCOLLO (n. 36)

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

SULLE

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, per organizzare la transizione dalle disposizioni istituzionali dei trattati

applicabili prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona a quelle previste da detto trattato, è

necessario prevedere disposizioni transitorie,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: Articolo 1

Nel presente protocollo i termini "trattati" designano il trattato sull'Unione europea, il trattato sul

funzionamento dell'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia

atomica. TITOLO I

DISPOSIZIONI CONCERNENTI IL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 2

In tempo utile prima delle elezioni parlamentari europee del 2009, il Consiglio europeo adotta,

conformemente all'articolo 14, paragrafo 2, secondo comma del trattato sull'Unione europea, una

decisione che stabilisce la composizione del Parlamento europeo.

Fino alla scadenza della legislatura 2004-2009, la composizione e il numero di membri del

Parlamento europeo restano quelli esistenti all'entrata in vigore del trattato di Lisbona.

6655/1/08 REV 1 409

IT

TITOLO II

DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA MAGGIORANZA QUALIFICATA

Articolo 3

1. Conformemente all'articolo 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea, le disposizioni di

tale paragrafo e le disposizioni dell'articolo 238, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, relative alla definizione della maggioranza qualificata in seno al Consiglio

europeo e al Consiglio, prendono effetto il 1º novembre 2014.

2. Nel periodo dal 1º novembre 2014 al 31 marzo 2017, quando una deliberazione deve essere

adottata a maggioranza qualificata, un membro del Consiglio può chiedere che la deliberazione sia

adottata in base alla maggioranza qualificata ai sensi del paragrafo 3. In tal caso si applicano i

paragrafi 3 e 4.

3. Fino al 31 ottobre 2014, sono in vigore le disposizioni seguenti fatto salvo l'articolo 235,

paragrafo 1, secondo comma del trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

6655/1/08 REV 1 410

IT

Per le deliberazioni del Consiglio europeo e del Consiglio che richiedono una maggioranza

qualificata, ai voti dei membri è attribuita la seguente ponderazione:

Belgio 12

Bulgaria 10

Repubblica ceca 12

Danimarca 7

Germania 29

Estonia 4

Irlanda 7

Grecia 12

Spagna 27

Francia 29

Italia 29

Cipro 4

Lettonia 4

Lituania 7

Lussemburgo 4

Ungheria 12

Malta 3

Paesi Bassi 13

Austria 10

Polonia 27

Portogallo 12

Romania 14

Slovenia 4

Slovacchia 7

Finlandia 7

Svezia 10

Regno Unito 29

Le deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno 255 voti che esprimano il voto favorevole

della maggioranza dei membri quando, in virtù dei trattati, debbono essere adottate su proposta

della Commissione. Negli altri casi le deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno 255 voti

che esprimano il voto favorevole di almeno due terzi dei membri.

6655/1/08 REV 1 411

IT

Un membro del Consiglio europeo o del Consiglio può chiedere che, allorché il Consiglio europeo o

il Consiglio adotta un atto a maggioranza qualificata, si verifichi che gli Stati membri che

compongono tale maggioranza qualificata rappresentino almeno il 62% della popolazione totale

dell'Unione. Qualora tale condizione non sia soddisfatta, l'atto non è adottato.

4. Fino al 31 ottobre 2014, qualora, a norma dei trattati, non tutti i membri del Consiglio

prendano parte alle votazioni, ossia nei casi in cui si fa riferimento alla maggioranza qualificata ai

sensi dell'articolo 238, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per

maggioranza qualificata si intende una proporzione dei voti ponderati, una proporzione del numero

dei membri del Consiglio ed eventualmente una percentuale della popolazione degli Stati membri

interessati pari a quelle previste al paragrafo 3 del presente articolo.

TITOLO III

DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE FORMAZIONI DEL CONSIGLIO

Articolo 4

Fino all'entrata in vigore della decisione di cui all'articolo 16, paragrafo 6, primo comma del trattato

sull'Unione europea, il Consiglio può riunirsi nelle formazioni previste al secondo e terzo comma di

detto paragrafo, nonché nelle altre formazioni il cui elenco è stabilito con decisione del Consiglio

"Affari generali" deliberante a maggioranza semplice.

6655/1/08 REV 1 412

IT

TITOLO IV

DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA COMMISSIONE, INCLUSO

L'ALTO RAPPRESENTANTE DELL'UNIONE PER GLI AFFARI ESTERI

E LA POLITICA DI SICUREZZA

Articolo 5

I membri della Commissione in carica alla data di entrata in vigore del trattato di Lisbona

rimangono in carica fino alla scadenza del loro mandato. Tuttavia, il giorno della nomina dell'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, giunge a termine il mandato

del membro avente la stessa nazionalità dell'alto rappresentante.

TITOLO V

DISPOSIZIONI RELATIVE AL SEGRETARIO GENERALE DEL CONSIGLIO, ALTO

RAPPRESENTANTE PER LA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE,

E AL SEGRETARIO GENERALE AGGIUNTO DEL CONSIGLIO

Articolo 6

Il mandato del segretario generale del Consiglio, alto rappresentante per la politica estera e di

sicurezza comune, e del segretario generale aggiunto del Consiglio giunge a termine alla data di

entrata in vigore del trattato di Lisbona. Il Consiglio nomina il segretario generale in conformità

dell'articolo 240, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 413

IT

TITOLO VI

DISPOSIZIONI CONCERNENTI GLI ORGANI CONSULTIVI

Articolo 7

Fino all'entrata in vigore della decisione di cui all'articolo 301 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, la ripartizione dei membri del Comitato economico e sociale è la seguente:

Belgio 12 Lussemburgo 6

Bulgaria 12 Ungheria 12

Repubblica ceca 12 Malta 5

Danimarca 9 Paesi Bassi 12

Germania 24 Austria 12

Estonia 7 Polonia 21

Irlanda 9 Portogallo 12

Grecia 12 Romania 15

Spagna 21 Slovenia 7

Francia 24 Slovacchia 9

Italia 24 Finlandia 9

Cipro 6 Svezia 12

Lettonia 7 Regno Unito 24

Lituania 9

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Articolo 8

Fino all'entrata in vigore della decisione di cui all'articolo 305 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, la ripartizione dei membri del Comitato delle regioni è la seguente:

Belgio 12 Lussemburgo 6

Bulgaria 12 Ungheria 12

Repubblica ceca 12 Malta 5

Danimarca 9 Paesi Bassi 12

Germania 24 Austria 12

Estonia 7 Polonia 21

Irlanda 9 Portogallo 12

Grecia 12 Romania 15

Spagna 21 Slovenia 7

Francia 24 Slovacchia 9

Italia 24 Finlandia 9

Cipro 6 Svezia 12

Lettonia 7 Regno Unito 24

Lituania 9

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TITOLO VII

DISPOSIZIONI TRANSITORIE RELATIVE AGLI ATTI ADOTTATI IN BASE

AI TITOLI V E VI DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

PRIMA DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL TRATTATO DI LISBONA

Articolo 9

Gli effetti giuridici degli atti delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione adottati in

base al trattato sull'Unione europea prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sono

mantenuti finché tali atti non saranno stati abrogati, annullati o modificati in applicazione dei

trattati. Ciò vale anche per le convenzioni concluse tra Stati membri in base al trattato sull'Unione

europea. Articolo 10

1. A titolo di misura transitoria e in ordine agli atti dell'Unione nel settore della cooperazione di

polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale adottati prima dell'entrata in vigore del

trattato di Lisbona, le attribuzioni delle istituzioni alla data di entrata in vigore di detto trattato sono

le seguenti: le attribuzioni della Commissione ai sensi dell'articolo 258 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea non sono applicabili e le attribuzioni della Corte di giustizia

dell'Unione europea ai sensi del titolo VI del trattato sull'Unione europea, nella versione vigente

prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, restano invariate, anche nel caso in cui siano

state accettate in forza dell'articolo 35, paragrafo 2 di detto trattato sull'Unione europea.

2. La modifica di un atto di cui al paragrafo 1 comporta che, con riguardo all'atto modificato e

nei confronti degli Stati membri ai quali esso si applica, le attribuzioni delle istituzioni menzionate

in detto paragrafo si applichino quali previste dai trattati.

3. In ogni caso la misura transitoria di cui al paragrafo 1 cessa di avere effetto cinque anni dopo

l'entrata in vigore del trattato di Lisbona.

6655/1/08 REV 1 416

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4. Al più tardi sei mesi prima della fine del periodo transitorio di cui al paragrafo 3 il Regno

Unito può notificare al Consiglio che, riguardo agli atti di cui al paragrafo 1, non accetta le

attribuzioni delle istituzioni menzionate al paragrafo 1 quali previste dai trattati. Se il Regno Unito

ha effettuato la notifica, cessano di applicarsi a detto Stato tutti gli atti di cui al paragrafo 1 dalla

data di fine del periodo transitorio di cui al paragrafo 3. Il presente comma non si applica nel caso

degli atti modificati applicabili al Regno Unito secondo quanto indicato al paragrafo 2.

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, determina gli

adattamenti necessari che ne conseguono e il necessario regime transitorio. Il Regno Unito non

partecipa all'adozione della decisione. Per maggioranza qualificata del Consiglio si intende quella

definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a) del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea.

Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può altresì

adottare una decisione che stabilisce che il Regno Unito si fa carico delle eventuali conseguenze

finanziarie dirette, derivanti necessariamente e inevitabilmente dalla cessazione della sua

partecipazione agli atti suddetti.

5. Successivamente il Regno Unito può in qualsiasi momento notificare al Consiglio che

desidera partecipare ad atti che, in forza del paragrafo 4, primo comma, hanno cessato di applicarsi

a detto Stato. In tale occorrenza si applicano, secondo i casi, le disposizioni pertinenti del protocollo

sull'acquis di Schengen integrato nell'ambito dell'Unione europea o del protocollo sulla posizione

del Regno Unito e dell'Irlanda rispetto allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Le attribuzioni

delle istituzioni riguardo a tali atti sono quelle previste dai trattati. Quando agiscono nell'ambito dei

protocolli in questione, le istituzioni dell'Unione e il Regno Unito si adoperano per ristabilire la più

ampia partecipazione possibile del Regno Unito all'acquis dell'Unione riguardo allo spazio di

libertà, sicurezza e giustizia senza incidere profondamente sul funzionamento pratico delle varie

parti dell'acquis e rispettandone la coerenza.

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PROTOCOLLO (n. 37)

RELATIVO ALLE CONSEGUENZE FINANZIARIE

DELLA SCADENZA DEL TRATTATO CECA

E AL FONDO DI RICERCA CARBONE E ACCIAIO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RAMMENTANDO che tutte le attività e passività della Comunità europea del carbone e

dell'acciaio, esistenti al 23 luglio 2002, sono state trasferite alla Comunità europea a partire

dal 24 luglio 2002;

TENENDO CONTO del desiderio di utilizzare tali fondi a fini di ricerca in settori correlati

all'industria del carbone e dell'acciaio e della conseguente necessità di prevedere talune norme

specifiche al riguardo,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

1. Il valore netto di dette attività e passività, quali iscritte nel bilancio della CECA

al 23 luglio 2002, corretto in base alle eventuali maggiorazioni o decurtamenti, conseguenti alle

operazioni di liquidazione, è considerato patrimonio destinato alla ricerca in settori correlati

all'industria del carbone e dell'acciaio e denominato "CECA in liquidazione". A liquidazione

conclusa il patrimonio assume la denominazione di "Patrimonio del Fondo di ricerca carbone e

acciaio".

2. Le entrate derivanti da detto patrimonio, denominate "Fondo di ricerca carbone e acciaio",

sono utilizzate esclusivamente a fini di ricerca in settori correlati all'industria del carbone e

dell'acciaio al di fuori del programma quadro di ricerca, conformemente alle disposizioni del

presente protocollo e degli atti in virtù di esso adottati.

6655/1/08 REV 1 418

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Articolo 2

Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione del

Parlamento europeo, adotta tutte le disposizioni necessarie all'attuazione del presente protocollo, ivi

compresi i principi essenziali.

Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta

le misure che stabiliscono gli orientamenti finanziari pluriennali per la gestione del patrimonio del

Fondo di ricerca carbone e acciaio e degli orientamenti tecnici per il programma di ricerca di detto

Fondo. Articolo 3

Salvo se altrimenti previsto dal presente protocollo e dagli atti in virtù di esso adottati, si applicano

le disposizioni dei trattati.

6655/1/08 REV 1 419

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ALLEGATI

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ALLEGATO I

ELENCO PREVISTO DALL'ARTICOLO 38

DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA

- 2 -

- 1 - Denominazione dei prodotti

Numeri della

nomenclatura di Bruxelles

CAPITOLO 1 Animali vivi

CAPITOLO 2 Carni e frattaglie commestibili

CAPITOLO 3 Pesci, crostacei e molluschi

CAPITOLO 4 Latte e derivati del latte; uova di volatili; miele naturale

CAPITOLO 5

05.04 Budella, vesciche e stomachi di animali, interi o in pezzi,

esclusi quelli di pesci

05.15 Prodotti di origine animale, non nominati né compresi altrove;

animali morti dei capitoli 1 o 3, non atti all'alimentazione

umana

CAPITOLO 6 Piante vive e prodotti della floricoltura

CAPITOLO 7 Legumi, ortaggi, piante, radici e tuberi, mangerecci

CAPITOLO 8 Frutta commestibile; scorze di agrumi e di meloni

CAPITOLO 9 Caffè, tè e spezie, escluso il matè (voce n. 09.03)

6655/1/08 REV 1 421

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- 2 -

- 1 - Denominazione dei prodotti

Numeri della

nomenclatura di Bruxelles

CAPITOLO 10 Cereali

CAPITOLO 11 Prodotti della macinazione; malto; amidi e fecole; glutine;

inulina

CAPITOLO 12 Semi e frutti oleosi; semi, sementi e frutti diversi; piante

industriali e medicinali; paglie e foraggi

CAPITOLO 13

ex 13.03 Pectina

CAPITOLO 15

15.01 Strutto ed altri grassi di maiale pressati o fusi; grasso di volatili

pressato o fuso

15.02 Sevi (della specie bovina, ovina e caprina) greggi o fusi,

compresi i sevi detti "primo sugo"

15.03 Stearina solare; oleo-stearina; olio di strutto e oleomargarina

non emulsionata, non mescolati né altrimenti preparati

15.04 Grassi e oli di pesci e di mammiferi marini, anche raffinati

15.07 Oli vegetali fissi, fluidi o concreti, greggi, depurati o raffinati

15.12 Grassi e oli animali o vegetali idrogenati anche raffinati, ma

non preparati

15.13 Margarina, imitazioni dello strutto e altri grassi alimentari

preparati

15.17 Residui provenienti dalla lavorazione delle sostanze grasse, o

delle cere animali o vegetali

CAPITOLO 16 Preparazioni di carni, di pesci, di crostacei e di molluschi

6655/1/08 REV 1 422

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- 2 -

- 1 - Denominazione dei prodotti

Numeri della

nomenclatura di Bruxelles

CAPITOLO 17

17.01 Zucchero di barbabietola e di canna, allo stato solido

17.02 Altri zuccheri; sciroppi; succedanei del miele, anche misti con

miele naturale; zuccheri e melassi, caramellati

17.03 Melassi, anche decolorati

∗ Zuccheri, sciroppi e melassi aromatizzati o coloriti (compreso

17.05( ) lo zucchero vanigliato, alla vaniglia o alla vaniglina), esclusi i

succhi di frutta addizionati di zucchero in qualsiasi

proporzione

CAPITOLO 18

18.01 Cacao in grani anche infranto, greggio o torrefatto

18.02 Gusci, bucce, pellicole e cascami di cacao

CAPITOLO 20 Preparazioni di ortaggi, di piante mangerecce, di frutti e di

altre piante o parti di piante

CAPITOLO 22

22.04 Mosti di uva parzialmente fermentati anche mutizzati con

metodi diversi dall'aggiunta di alcole

22.05 Vini di uve fresche; mosti di uve fresche mutizzati con l'alcole

(mistelle)

( ) Posizione inserita dall'articolo 1 del regolamento n. 7 bis del Consiglio della Comunità

economica europea, del 18 dicembre 1959 (GU n. 7 del 30.1.1961, pp. 71-61).

6655/1/08 REV 1 423

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- 2 -

- 1 - Denominazione dei prodotti

Numeri della

nomenclatura di Bruxelles

22.07 Sidro, sidro di pere, idromele ed altre bevande fermentate

∗ Alcole etilico, denaturato o no, di qualsiasi gradazione,

ex 22.08( ) ottenuto a partire da prodotti agricoli compresi nell'allegato I,

ad esclusione di acquaviti, liquori ed altre bevande alcoliche,

preparazioni alcoliche composte (dette estratti concentrati) per

∗ )

ex 22.09( la fabbricazione di bevande

∗ ) Aceti commestibili e loro succedanei commestibili

22.10(

CAPITOLO 23 Residui e cascami delle industrie alimentari; alimenti preparati

per gli animali

CAPITOLO 24

24.01 Tabacchi greggi o non lavorati; cascami di tabacco

CAPITOLO 45

45.01 Sughero naturale greggio e cascami di sughero; sughero

frantumato, granulato o polverizzato

CAPITOLO 54

54.01 Lino greggio, macerato, stigliato, pettinato o altrimenti

preparato, ma non filato; stoppa e cascami (compresi gli

sfilacciati)

CAPITOLO 57

57.01 Canapa (Cannabis sativa) greggia, macerata, stigliata, pettinata

o altrimenti preparata, ma non filata; stoppa e cascami

(compresi gli sfilacciati)

6655/1/08 REV 1 424

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ALLEGATO II

PAESI E TERRITORI D'OLTREMARE CUI SI APPLICANO

LE DISPOSIZIONI DELLA PARTE QUARTA DEL TRATTATO SUL

FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA

− Groenlandia

− Nuova Caledonia e dipendenze

− Polinesia francese

− Terre australi ed antartiche francesi

− Isole Wallis e Futuna

− Mayotte

− Saint Pierre e Miquelon

− Aruba

− Antille Olandesi:

− Bonaire

− Curaçao

− Saba

− Sint Eustatius

− Sint Maarten

− Anguilla

− Isole Cayman

− Isole Falkland

− Georgia del Sud e isole Sandwich del Sud

− Montserrat

− Pitcairn

− Sant'Elena e dipendenze

− Territori dell'Antartico britannico

− Territori britannici dell'Oceano indiano

− Isole Turks e Caicos

− Isole Vergini britanniche

− Le Bermude

6655/1/08 REV 1 425

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DICHIARAZIONI

ALLEGATE ALL'ATTO FINALE

DELLA CONFERENZA INTERGOVERNATIVA

CHE HA ADOTTATO IL TRATTATO DI LISBONA

firmato il 13 dicembre 2007

6655/1/08 REV 1 426

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A. DICHIARAZIONI RELATIVE A DISPOSIZIONI DEI TRATTATI

1. Dichiarazione relativa alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

La Carta dei diritti fondamentali, che ha forza giuridicamente vincolante, conferma i diritti

fondamentali garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle

libertà fondamentali e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri.

La Carta non estende l'ambito di applicazione del diritto dell'Unione al di là delle competenze

dell'Unione, né introduce competenze nuove o compiti nuovi per l'Unione, né modifica le

competenze e i compiti definiti dai trattati.

2. Dichiarazione relativa all'articolo 6, paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea

La conferenza conviene che l'adesione dell'Unione alla convenzione europea per la salvaguardia dei

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali debba realizzarsi con modalità atte a preservare le

specificità dell'ordinamento giuridico dell'Unione. A tale riguardo, la conferenza prende atto

dell'esistenza di un dialogo regolare fra la Corte di giustizia dell'Unione europea e la Corte europea

dei diritti dell'uomo; tale dialogo potrà essere rafforzato non appena l'Unione europea avrà aderito a

tale convenzione.

3. Dichiarazione relativa all'articolo 8 del trattato sull'Unione europea

L'Unione terrà conto della situazione particolare dei paesi di piccole dimensioni territoriali che

intrattengono con l'Unione specifiche relazioni di prossimità.

4. Dichiarazione sulla composizione del Parlamento europeo

Il seggio supplementare al Parlamento europeo sarà attribuito all'Italia.

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5. Dichiarazione sull'accordo politico del Consiglio europeo

relativo al progetto di decisione sulla composizione del Parlamento europeo

Il Consiglio europeo darà il suo accordo politico in merito al progetto riveduto di decisione sulla

composizione del Parlamento europeo per la legislatura 2009-2014, in base alla proposta del

Parlamento europeo.

6. Dichiarazione relativa agli articoli 15, paragrafi 5 e 6, 17, paragrafi 6 e 7, e 18

del trattato sull'Unione europea

La scelta delle persone chiamate ad occupare la carica di presidente del Consiglio europeo, di

presidente della Commissione e di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza dovrà tenere debitamente conto della necessità di rispettare la diversità geografica e

demografica dell'Unione e dei suoi Stati membri.

7. Dichiarazione relativa all'articolo 16, paragrafo 4, del trattato sull'Unione europea e

all'articolo 238, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza dichiara che la decisione relativa all'attuazione dell'articolo 16, paragrafo 4, del

trattato sull'Unione europea e dell'articolo 238, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea sarà adottata dal Consiglio alla data della firma del trattato di Lisbona ed

entrerà in vigore il giorno dell'entrata in vigore di detto trattato. Il progetto di decisione figura qui di

seguito. Progetto di decisione del Consiglio

relativa all'attuazione degli articoli 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea

e 238, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

tra il 1º novembre 2014 e il 31 marzo 2017, da un lato,

e a decorrere dal 1º aprile 2017, dall'altro

Il CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

considerando quanto segue:

6655/1/08 REV 1 428

IT

(1) È opportuno adottare disposizioni tali da consentire una transizione fluida dal sistema

decisionale del Consiglio a maggioranza qualificata - quale definito all'articolo 3,

paragrafo 3 del protocollo sulle disposizioni transitorie, che continuerà ad applicarsi fino al

31 ottobre 2014 - al sistema di voto previsto agli articoli 16, paragrafo 4 del trattato

sull'Unione europea e 238, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

che si applicherà a decorrere dal 1° novembre 2014, comprese, durante un periodo

transitorio fino al 31 marzo 2017, le disposizioni specifiche di cui all'articolo 3, paragrafo 2

di detto protocollo.

(2) Si rammenta che è pratica del Consiglio compiere ogni sforzo per rafforzare la legittimità

democratica delle deliberazioni prese a maggioranza qualificata,

DECIDE: Sezione 1

Disposizioni applicabili tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017

Articolo 1

Tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017, se un numero di membri del Consiglio che

rappresenta:

a) almeno i tre quarti della popolazione, o

b) almeno i tre quarti del numero degli Stati membri,

necessari per costituire una minoranza di blocco risultante dall'applicazione degli articoli 16,

paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea o 238, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, manifesta l'intenzione di opporsi all'adozione da parte del Consiglio di un atto

a maggioranza qualificata, il Consiglio discute la questione.

Articolo 2

Durante le discussioni, il Consiglio fa tutto il possibile per raggiungere, entro un tempo ragionevole

e senza pregiudicare i limiti di tempo obbligatori stabiliti dal diritto dell'Unione, una soluzione

soddisfacente che tenga conto delle preoccupazioni manifestate dai membri del Consiglio di cui

all'articolo 1.

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Articolo 3

A tal fine, il presidente del Consiglio mette in atto, con l'assistenza della Commissione e nel rispetto

del regolamento interno del Consiglio, qualsiasi iniziativa necessaria per facilitare la realizzazione

di una più ampia base di accordo nel Consiglio. I membri del Consiglio gli prestano la loro

assistenza. Sezione 2

Disposizioni applicabili a decorrere dal 1º aprile 2017

Articolo 4

A decorrere dal 1° aprile 2017, se un numero di membri del Consiglio che rappresenta:

a) almeno il 55% della popolazione, o

b) almeno il 55% del numero degli Stati membri,

necessari per costituire una minoranza di blocco risultante dall'applicazione degli articoli 16,

paragrafo 4, primo comma del trattato sull'Unione europea o 238, paragrafo 2 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea, manifesta l'intenzione di opporsi all'adozione da parte del

Consiglio di un atto a maggioranza qualificata, il Consiglio discute la questione.

Articolo 5

Durante le discussioni, il Consiglio fa tutto il possibile per raggiungere, entro un tempo ragionevole

e senza pregiudicare i limiti di tempo obbligatori stabiliti dal diritto dell'Unione, una soluzione

soddisfacente che tenga conto delle preoccupazioni manifestate dai membri del Consiglio di cui

all'articolo 4. Articolo 6

A tal fine, il presidente del Consiglio mette in atto, con l'assistenza della Commissione e nel rispetto

del regolamento interno del Consiglio, qualsiasi iniziativa necessaria per facilitare la realizzazione

di una più ampia base di accordo nel Consiglio. I membri del Consiglio gli prestano la loro

assistenza.

6655/1/08 REV 1 430

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Sezione 3

Entrata in vigore

Articolo 7

La presente decisione entra in vigore il giorno dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona.

8. Dichiarazione relativa alle misure pratiche da adottare

al momento dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona

per quanto concerne la presidenza del Consiglio europeo e del Consiglio "Affari esteri"

Qualora il trattato di Lisbona entrasse in vigore dopo il 1° gennaio 2009, la conferenza invita le

autorità competenti dello Stato membro che esercita in detto periodo la presidenza semestrale del

Consiglio, da un lato, e la personalità che sarà eletta presidente del Consiglio europeo e quella che

sarà nominata alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dall'altro,

ad adottare, di concerto con la presidenza semestrale successiva, le misure concrete necessarie a

consentire una transizione efficace degli aspetti materiali e organizzativi dell'esercizio della

presidenza del Consiglio europeo e del Consiglio "Affari esteri".

9. Dichiarazione relativa all'articolo 16, paragrafo 9 del trattato sull'Unione europea,

concernente la decisione del Consiglio europeo sull'esercizio della presidenza del Consiglio

La conferenza dichiara che il Consiglio dovrebbe avviare la preparazione della decisione che

stabilisce le modalità di attuazione della decisione sull'esercizio della presidenza del Consiglio a

partire dalla firma del trattato di Lisbona e dare la sua approvazione politica entro sei mesi. Un

progetto di decisione del Consiglio europeo, che sarà adottata il giorno dell'entrata in vigore di tale

trattato, figura qui di seguito.

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Progetto di decisione del Consiglio europeo

sull'esercizio della presidenza del Consiglio

Articolo 1

1. La presidenza del Consiglio, ad eccezione della formazione "Affari esteri", è esercitata da

gruppi predeterminati di tre Stati membri per un periodo di 18 mesi. Tali gruppi sono composti

secondo un sistema di rotazione paritaria degli Stati membri, tenendo conto della loro diversità e

degli equilibri geografici nell'Unione.

2. Ciascun membro del gruppo esercita a turno la presidenza di tutte le formazioni del Consiglio,

ad eccezione della formazione "Affari esteri", per un periodo di sei mesi. Gli altri membri del

gruppo assistono la presidenza in tutti i suoi compiti sulla base di un programma comune. I membri

del gruppo possono decidere tra loro modalità alternative.

Articolo 2

La presidenza del comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri è esercitata

da un rappresentante dello Stato membro che esercita la presidenza del Consiglio "Affari generali".

La presidenza del comitato politico e di sicurezza è esercitata da un rappresentante dell'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

La presidenza degli organi preparatori delle varie formazioni del Consiglio, ad eccezione della

formazione "Affari esteri", spetta al membro del gruppo che esercita la presidenza della relativa

formazione, salvo decisione contraria conformemente all'articolo 4.

Articolo 3

Il Consiglio "Affari generali" assicura, in collaborazione con la Commissione, la coerenza e la

continuità dei lavori delle varie formazioni del Consiglio nell'ambito di una programmazione

pluriennale. Gli Stati membri che esercitano la presidenza adottano, con l'assistenza del segretariato

generale del Consiglio, tutte le disposizioni utili all'organizzazione e al buon andamento dei lavori

del Consiglio.

6655/1/08 REV 1 432

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Articolo 4

Il Consiglio adotta una decisione che stabilisce le misure di applicazione della presente decisione.

10. Dichiarazione relativa all'articolo 17

del trattato sull'Unione europea

La conferenza considera che la Commissione, quando non includerà più cittadini di tutti gli Stati

membri, dovrebbe dedicare particolare attenzione alla necessità di assicurare piena trasparenza nelle

relazioni con tutti gli Stati membri. Di conseguenza, la Commissione dovrebbe mantenere stretti

contatti con tutti gli Stati membri, indipendentemente dal fatto che essi abbiano un loro cittadino tra

i membri della Commissione e, in questo contesto, dovrebbe dedicare particolare attenzione alla

necessità di scambiare informazioni e di consultarsi con tutti gli Stati membri.

La conferenza considera altresì che la Commissione dovrebbe prendere tutte le misure necessarie

per assicurare che le realtà politiche, sociali ed economiche di tutti gli Stati membri, inclusi quelli

che non hanno loro cittadini tra i membri della Commissione, siano pienamente prese in

considerazione. Tali misure dovrebbero assicurare anche che la posizione di tali Stati membri sia

tenuta in considerazione mediante l'adozione delle appropriate disposizioni organizzative.

11. Dichiarazione relativa all'articolo 17, paragrafi 6 e 7

del trattato sull'Unione europea

La conferenza ritiene che, conformemente alle disposizioni dei trattati, il Parlamento europeo e il

Consiglio europeo siano congiuntamente responsabili del buono svolgimento del processo che porta

all'elezione del presidente della Commissione europea. Pertanto, rappresentanti del Parlamento

europeo e del Consiglio europeo procederanno, preliminarmente alla decisione del Consiglio

europeo, alle consultazioni necessarie nel quadro ritenuto più appropriato. Conformemente

all'articolo 17, paragrafo 7, primo comma tali consultazioni riguarderanno il profilo dei candidati

alla carica di presidente della Commissione, tenendo conto delle elezioni del Parlamento europeo.

Le modalità di tali consultazioni potranno essere precisate, a tempo debito, di comune accordo tra il

Parlamento europeo e il Consiglio europeo.

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12. Dichiarazione relativa all'articolo 18

del trattato sull'Unione europea

1. La conferenza dichiara che, durante i lavori preparatori della nomina dell'alto rappresentante

dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza prevista alla data di entrata in vigore del

trattato di Lisbona, conformemente all'articolo 18 del trattato sull'Unione europea e all'articolo 5 del

protocollo sulle disposizioni transitorie, saranno presi gli opportuni contatti con il Parlamento

europeo; il mandato dell'alto rappresentante decorrerà da tale data fino alla scadenza del mandato

della Commissione in carica a tale data.

2. Inoltre, la conferenza ricorda che, per quanto riguarda l'alto rappresentante dell'Unione per gli

affari esteri e la politica di sicurezza, il cui mandato decorrerà dal novembre 2009 nello stesso

momento e per la stessa durata della prossima Commissione, sarà nominato in conformità delle

disposizioni degli articoli 17 e 18 del trattato sull'Unione europea.

13. Dichiarazione relativa alla politica estera e di sicurezza comune

La conferenza sottolinea che le disposizioni del trattato sull'Unione europea riguardanti la politica

estera e di sicurezza comune, compresa la creazione della carica di alto rappresentante dell'Unione

per gli affari esteri e la politica di sicurezza e l'istituzione di un servizio per l'azione esterna,

lasciano impregiudicate sia le competenze degli Stati membri, quali esistono attualmente, per la

formulazione e la conduzione della loro politica estera sia la loro rappresentanza nazionale nei paesi

terzi e nelle organizzazioni internazionali.

La conferenza ricorda altresì che le disposizioni riguardanti la politica comune in materia di

sicurezza e di difesa non pregiudicano il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa

degli Stati membri.

La conferenza sottolinea che l'Unione europea e i suoi Stati membri resteranno vincolati dalle

disposizioni della Carta delle Nazioni Unite e, in particolare, dalla responsabilità primaria del

Consiglio di sicurezza e dei suoi membri per il mantenimento della pace e della sicurezza

internazionali.

6655/1/08 REV 1 434

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14. Dichiarazione relativa alla politica estera e di sicurezza comune

Oltre alle norme e procedure specifiche di cui all'articolo 24, paragrafo 1 del trattato sull'Unione

europea, la conferenza sottolinea che le disposizioni riguardanti la politica estera e di sicurezza

comune, comprese quelle relative all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica

di sicurezza e al servizio per l'azione esterna, non incidono sulla base giuridica, sulle responsabilità

e sui poteri esistenti di ciascuno Stato membro per quanto riguarda la formulazione e la conduzione

della sua politica estera, il suo servizio diplomatico nazionale, le relazioni con i paesi terzi e la

partecipazione alle organizzazioni internazionali compresa l'appartenenza di uno Stato membro al

Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La conferenza rileva altresì che le disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune

non conferiscono alla Commissione nuovi poteri di iniziativa per le decisioni né accrescono il ruolo

del Parlamento europeo.

La conferenza ricorda altresì che le disposizioni riguardanti la politica comune in materia di

sicurezza e di difesa non pregiudicano il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa

degli Stati membri. 15. Dichiarazione relativa all'articolo 27

del trattato sull'Unione europea

La conferenza dichiara che, non appena sarà stato firmato il trattato di Lisbona, il segretario

generale del Consiglio, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, la

Commissione e gli Stati membri dovrebbero iniziare i lavori preparatori del servizio europeo per

l'azione esterna. 16. Dichiarazione relativa all'articolo 55, paragrafo 2

del trattato sull'Unione europea

La conferenza ritiene che la possibilità di tradurre i trattati nelle lingue di cui all'articolo 55,

paragrafo 2 contribuisca a realizzare l'obiettivo di rispettare la ricchezza della diversità culturale e

linguistica dell'Unione di cui all'articolo 3, paragrafo 3, quarto comma. In questo contesto la

conferenza conferma l'importanza che l'Unione annette alla diversità culturale dell'Europa e la

particolare attenzione che essa continuerà a prestare a queste e alle altre lingue.

6655/1/08 REV 1 435

IT

La conferenza raccomanda agli Stati membri che intendono valersi della possibilità offerta

dall'articolo 55, paragrafo 2 di comunicare al Consiglio, entro sei mesi dalla data della firma del

trattato di Lisbona, la lingua o le lingue in cui essi saranno tradotti.

17. Dichiarazione relativa al primato

La conferenza ricorda che, per giurisprudenza costante della Corte di giustizia dell'Unione europea,

i trattati e il diritto adottato dall'Unione sulla base dei trattati prevalgono sul diritto degli Stati

membri alle condizioni stabilite dalla summenzionata giurisprudenza.

Inoltre, la conferenza ha deciso di allegare al presente atto finale il parere del Servizio giuridico del

Consiglio sul primato, riportato nel documento 11197/07 (JUR 260):

"Parere del Servizio giuridico del Consiglio

del 22 giugno 2007

Dalla giurisprudenza della Corte di giustizia si evince che la preminenza del diritto comunitario è

un principio fondamentale del diritto comunitario stesso. Secondo la Corte, tale principio è insito

nella natura specifica della Comunità europea. All'epoca della prima sentenza di questa

1

giurisprudenza consolidata (Costa contro ENEL, 15 luglio 1964, causa 6/64 ) non esisteva alcuna

menzione di preminenza nel trattato. La situazione è a tutt'oggi immutata. Il fatto che il principio

della preminenza non sarà incluso nel futuro trattato non altera in alcun modo l'esistenza del

principio stesso e la giurisprudenza esistente della Corte di giustizia."

18. Dichiarazione relativa alla delimitazione delle competenze

La conferenza sottolinea che, conformemente al sistema di ripartizione delle competenze tra

l'Unione e gli Stati membri previsto dal trattato sull'Unione europea e dal trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, qualsiasi competenza non attribuita all'Unione nei trattati appartiene agli Stati

membri.

1 "(...) discende che, scaturito da una fonte autonoma, il diritto nato dal trattato non potrebbe,

in ragione appunto della sua specifica natura, trovare un limite in qualsiasi provvedimento

interno senza perdere il proprio carattere comunitario e senza che ne risultasse scosso il

fondamento giuridico della stessa comunità.".

6655/1/08 REV 1 436

IT

Quando i trattati attribuiscono all'Unione una competenza concorrente con quella degli Stati

membri in un determinato settore, gli Stati membri esercitano la loro competenza nella misura in cui

l'Unione non ha esercitato la propria o ha deciso di cessare di esercitarla. Quest'ultimo caso si

verifica quando le competenti istituzioni dell'Unione decidono di abrogare un atto legislativo, in

particolare per assicurare meglio il rispetto costante dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il

Consiglio può chiedere, su iniziativa di uno o più dei suoi membri (rappresentanti degli Stati

membri) e in conformità dell'articolo 241 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, alla

Commissione di presentare proposte per abrogare un atto legislativo. La conferenza si compiace che

la Commissione dichiari che presterà particolare attenzione a queste richieste.

Parimenti, i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di conferenza

intergovernativa, conformemente alla procedura di revisione ordinaria di cui all'articolo 48,

paragrafi da 2 a 5 del trattato sull'Unione europea possono decidere di modificare i trattati su cui

l'Unione si fonda, anche per accrescere o ridurre le competenze attribuite all'Unione in detti trattati.

19. Dichiarazione relativa all'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza conviene che, nell'ambito degli sforzi generali per eliminare le ineguaglianze tra

donne e uomini, l'Unione mirerà, nelle sue varie politiche, a lottare contro tutte le forme di violenza

domestica. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per prevenire e punire

questi atti criminali e per sostenere e proteggere le vittime.

20. Dichiarazione relativa all'articolo 16

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza dichiara che, ogniqualvolta le norme in materia di protezione dei dati personali da

adottare in base all'articolo 16 possano avere implicazioni dirette per la sicurezza nazionale, si

dovrà tenere debito conto delle caratteristiche specifiche della questione. Rammenta che la

legislazione attualmente applicabile (vedasi in particolare la direttiva 95/46/CE) prevede deroghe

specifiche al riguardo.

6655/1/08 REV 1 437

IT

21. Dichiarazione relativa alla protezione dei dati personali

nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale e della cooperazione di polizia

La conferenza riconosce che potrebbero rivelarsi necessarie, in considerazione della specificità dei

settori in questione, norme specifiche sulla protezione dei dati personali e sulla libera circolazione

di tali dati nei settori della cooperazione giudiziaria in materia penale e della cooperazione di

polizia, in base all'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

22. Dichiarazione relativa agli articoli 48 e 79 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza considera che, qualora un progetto di atto legislativo fondato sull'articolo 79,

paragrafo 2 leda aspetti importanti del sistema di sicurezza sociale di uno Stato membro, in

particolare per quanto riguarda il campo d'applicazione, i costi o la struttura finanziaria, oppure ne

alteri l'equilibrio finanziario ai sensi dell'articolo 48, secondo comma, gli interessi di tale Stato

membro debbano essere tenuti nella debita considerazione.

23. Dichiarazione relativa all'articolo 48,

secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza ricorda che in tal caso, in conformità dell'articolo 15, paragrafo 4, del trattato

sull'Unione europea il Consiglio europeo delibera per consenso.

24. Dichiarazione relativa alla personalità giuridica dell'Unione europea

La conferenza conferma che il fatto che l'Unione europea abbia personalità giuridica non

autorizzerà in alcun modo l'Unione a legiferare o ad agire al di là delle competenze che le sono

attribuite dagli Stati membri nei trattati.

6655/1/08 REV 1 438

IT

25. Dichiarazione relativa agli articoli 75 e 215

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza ricorda che il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali implica, in particolare,

che sia prestata la dovuta attenzione alla protezione e al rispetto del diritto al giusto processo delle

persone o entità interessate. A tal fine, e per garantire una revisione giudiziaria esauriente delle

decisioni che sottopongono una persona o entità a misure restrittive, tali decisioni devono essere

basate su criteri chiari e distinti. I criteri dovrebbero essere adeguati alle caratteristiche specifiche di

ciascuna misura restrittiva.

26. Dichiarazione relativa alla non partecipazione di uno Stato membro

a una misura fondata sul titolo V della parte terza

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza dichiara che, qualora uno Stato membro scelga di non partecipare a una misura

fondata sul titolo V della parte terza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il Consiglio

avrà una discussione approfondita sulle conseguenze e gli effetti possibili della non partecipazione

di detto Stato membro alla misura in questione.

Inoltre, ogni Stato membro può invitare la Commissione a esaminare la situazione in base

all'articolo 116 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

I capoversi precedenti lasciano impregiudicata la possibilità che uno Stato membro sottoponga la

questione al Consiglio europeo.

27. Dichiarazione relativa all'articolo 85, paragrafo 1, secondo comma

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza ritiene che i regolamenti di cui all'articolo 85, paragrafo 1, secondo comma del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea debbano tener conto delle norme e pratiche

nazionali relative all'avvio di indagini penali.

6655/1/08 REV 1 439

IT

28. Dichiarazione relativa all'articolo 98

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza constata che le disposizioni dell'articolo 98 si applicano conformemente all'attuale

prassi. I termini "misure (…) necessarie a compensare gli svantaggi economici cagionati dalla

divisione della Germania all'economia di talune regioni della Repubblica federale che risentono di

tale divisione" sono interpretati conformemente alla giurisprudenza esistente della Corte di giustizia

dell'Unione europea.

29. Dichiarazione relativa all'articolo 107, paragrafo 2, lettera c)

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza constata che l'articolo 107, paragrafo 2, lettera c) dev'essere interpretato

conformemente alla giurisprudenza esistente della Corte di giustizia dell'Unione europea riguardo

all'applicabilità delle disposizioni agli aiuti concessi a talune regioni della Repubblica federale di

Germania che risentono della passata divisione della Germania.

30. Dichiarazione relativa all'articolo 126

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

Riguardo all'articolo 126 la conferenza conferma che l'aumento del potenziale di crescita e la

garanzia di posizioni di bilancio sane costituiscono i due pilastri della politica economica e di

bilancio dell'Unione e degli Stati membri. Il patto di stabilità e crescita è uno strumento importante

per realizzare tali obiettivi.

La conferenza ribadisce il suo impegno nei confronti delle disposizioni relative al patto di stabilità e

crescita, che costituiscono il quadro entro cui si realizza il coordinamento delle politiche di bilancio

degli Stati membri.

La conferenza conferma che un sistema fondato sulle regole è la migliore garanzia affinché gli

impegni siano rispettati e tutti gli Stati membri ricevano pari trattamento.

In tale contesto, la conferenza ribadisce inoltre il suo impegno nei confronti degli obiettivi della

strategia di Lisbona: creazione di posti di lavoro, riforme strutturali e coesione sociale.

6655/1/08 REV 1 440

IT

L'Unione mira a raggiungere una crescita economica equilibrata e la stabilità dei prezzi. Le

politiche economiche e di bilancio devono pertanto stabilire le corrette priorità in materia di riforme

economiche, innovazione, competitività e rafforzamento degli investimenti privati e dei consumi

nelle fasi di crescita economica debole. Ciò dovrebbe riflettersi negli orientamenti delle decisioni in

materia di bilancio a livello nazionale e dell'Unione, in particolare mediante la ristrutturazione delle

entrate e delle spese pubbliche, nel rispetto della disciplina di bilancio conformemente ai trattati e al

patto di stabilità e crescita.

Le sfide economiche e finanziarie cui gli Stati membri sono confrontati sottolineano l'importanza di

una politica di bilancio sana nell'arco dell'intero ciclo economico.

La conferenza conviene che gli Stati membri dovrebbero utilizzare i periodi di ripresa economica

attivamente per consolidare le finanze pubbliche e migliorare le posizioni di bilancio. L'obiettivo è

raggiungere gradualmente un avanzo di bilancio nei periodi di congiuntura favorevole, in modo da

disporre del margine di manovra necessario per far fronte alle fasi di congiuntura negativa e

contribuire così alla sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche.

Gli Stati membri attendono con interesse eventuali proposte della Commissione e ulteriori

contributi degli Stati membri riguardo al rafforzamento e al chiarimento dell'attuazione del patto di

stabilità e crescita. Gli Stati membri adotteranno tutte le misure necessarie al fine di aumentare il

potenziale di crescita delle loro economie. Un miglior coordinamento delle politiche economiche

potrebbe contribuire alla realizzazione di tale obiettivo. La presente dichiarazione non pregiudica il

futuro dibattito sul patto di stabilità e crescita.

31. Dichiarazione relativa all'articolo 156

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza conferma che le politiche descritte nell'articolo 156 sono essenzialmente di

competenza degli Stati membri. Le misure di incoraggiamento e di coordinamento da adottare a

livello d'Unione conformemente alle disposizioni di tale articolo hanno carattere complementare.

Esse mirano a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e non ad armonizzare sistemi

nazionali. Tali misure non incidono sulle garanzie e gli usi esistenti in ciascuno Stato membro in

materia di responsabilità delle parti sociali.

La presente dichiarazione lascia impregiudicate le disposizioni dei trattati che attribuiscono

competenze all'Unione, anche in materia sociale.

6655/1/08 REV 1 441

IT

32. Dichiarazione relativa all'articolo 168, paragrafo 4, lettera c)

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza dichiara che le misure che saranno adottate in applicazione dell'articolo 168,

paragrafo 4, lettera c) devono tener conto dei problemi comuni di sicurezza e avere come obiettivo

la fissazione di norme elevate di qualità e di sicurezza, quando norme nazionali aventi un impatto

sul mercato interno impedirebbero altrimenti la realizzazione di un elevato livello di protezione

della salute umana. 33. Dichiarazione relativa all'articolo 174

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza ritiene che il riferimento alle "regioni insulari" contenuto nell'articolo 174 possa

includere gli Stati insulari nella loro interezza, a condizione che siano rispettati i criteri necessari.

34. Dichiarazione relativa all'articolo 179

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza conviene che l'azione dell'Unione nel settore della ricerca e dello sviluppo

tecnologico terrà debito conto degli orientamenti e delle scelte fondamentali delle politiche in

materia di ricerca degli Stati membri.

35. Dichiarazione relativa all'articolo 194

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

La conferenza ritiene che l'articolo 194 non pregiudichi il diritto degli Stati membri di adottare le

disposizioni necessarie per garantire il loro approvvigionamento energetico alle condizioni previste

dall'articolo 347.

6655/1/08 REV 1 442

IT

36. Dichiarazione relativa all'articolo 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

sulla negoziazione e conclusione da parte degli Stati membri di accordi internazionali

relativi allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia

La conferenza conferma che gli Stati membri possono negoziare e concludere accordi con paesi

terzi o organizzazioni internazionali nei settori contemplati dalla parte terza, titolo V, capi 3, 4 e 5,

purché detti accordi siano conformi al diritto dell'Unione.

37. Dichiarazione relativa all'articolo 222

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

Fatte salve le misure adottate dall'Unione per assolvere agli obblighi di solidarietà nei confronti di

uno Stato membro che sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o

provocata dall'uomo, si intende che nessuna delle disposizioni dell'articolo 222 pregiudica il diritto

di un altro Stato membro di scegliere i mezzi più appropriati per assolvere ai suoi obblighi di

solidarietà nei confronti dello Stato membro in questione.

38. Dichiarazione relativa all'articolo 252 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

concernente il numero di avvocati generali presso la Corte di giustizia

La conferenza dichiara che se, in conformità dell'articolo 252, primo comma del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea, la Corte di giustizia chiederà che il numero degli avvocati

generali sia aumentato di tre (ossia undici anziché otto), il Consiglio, deliberando all'unanimità,

approverà tale aumento.

In tal caso, la conferenza conviene che la Polonia disporrà, come già avviene per Germania,

Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, di un avvocato generale permanente e non parteciperà più al

sistema di rotazione, mentre l'attuale sistema di rotazione riguarderà cinque avvocati generali

anziché tre.

6655/1/08 REV 1 443

IT


PAGINE

479

PESO

1.57 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta la versione consolidata del trattato dell'Unione europea e del funzionamento dell'Unione europea insieme alla dichiarazione in allegato della conferenza intergovernativa di Lisbona 2007. Il trattato è entrato in vigore nel 2009.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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