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Articolo 152

L'Unione riconosce e promuove il ruolo delle parti sociali al suo livello, tenendo conto della

diversità dei sistemi nazionali. Essa facilita il dialogo tra tali parti, nel rispetto della loro autonomia.

Il vertice sociale trilaterale per la crescita e l'occupazione contribuisce al dialogo sociale.

Articolo 153

(ex articolo 137 del TCE)

1. Per conseguire gli obiettivi previsti all'articolo 151, l'Unione sostiene e completa l'azione

degli Stati membri nei seguenti settori:

a) miglioramento, in particolare, dell'ambiente di lavoro, per proteggere la sicurezza e la salute

dei lavoratori;

b) condizioni di lavoro;

c) sicurezza sociale e protezione sociale dei lavoratori;

d) protezione dei lavoratori in caso di risoluzione del contratto di lavoro;

e) informazione e consultazione dei lavoratori;

f) rappresentanza e difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro, compresa

la cogestione, fatto salvo il paragrafo 5;

g) condizioni di impiego dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio

dell'Unione;

h) integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro, fatto salvo l'articolo 166;

i) parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro ed il

trattamento sul lavoro;

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j) lotta contro l'esclusione sociale;

k) modernizzazione dei regimi di protezione sociale, fatto salvo il disposto della lettera c).

2. A tal fine il Parlamento europeo e il Consiglio:

a) possono adottare misure destinate a incoraggiare la cooperazione tra Stati membri attraverso

iniziative volte a migliorare la conoscenza, a sviluppare gli scambi di informazioni e di

migliori prassi, a promuovere approcci innovativi e a valutare le esperienze fatte, ad

esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli

Stati membri;

b) possono adottare nei settori di cui al paragrafo 1, lettere da a) a i), mediante direttive, le

prescrizioni minime applicabili progressivamente, tenendo conto delle condizioni e delle

normative tecniche esistenti in ciascuno Stato membro. Tali direttive evitano di imporre

vincoli amministrativi, finanziari e giuridici di natura tale da ostacolare la creazione e lo

sviluppo di piccole e medie imprese.

Il Parlamento europeo e il Consiglio deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria previa

consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.

Nei settori di cui al paragrafo 1, lettere c), d), f) e g), il Consiglio delibera secondo una procedura

legislativa speciale, all'unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo e di detti Comitati.

Il Consiglio, deliberando all'unanimità, su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo, può decidere di rendere applicabile al paragrafo 1, lettere d), f) e g) la

procedura legislativa ordinaria.

3. Uno Stato membro può affidare alle parti sociali, a loro richiesta congiunta, il compito di

mettere in atto le direttive prese a norma del paragrafo 2 o, se del caso, una decisione del Consiglio

adottata conformemente all'articolo 155.

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In tal caso esso si assicura che, al più tardi alla data in cui una direttiva o una decisione devono

essere attuate, le parti sociali abbiano stabilito mediante accordo le necessarie disposizioni, fermo

restando che lo Stato membro interessato deve adottare le misure necessarie che gli permettano di

garantire in qualsiasi momento i risultati imposti da detta direttiva o detta decisione.

4. Le disposizioni adottate a norma del presente articolo:

− non compromettono la facoltà riconosciuta agli Stati membri di definire i principi

fondamentali del loro sistema di sicurezza sociale e non devono incidere sensibilmente

sull'equilibrio finanziario dello stesso,

− non ostano a che uno Stato membro mantenga o stabilisca misure, compatibili con i trattati,

che prevedano una maggiore protezione.

5. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle retribuzioni, al diritto di

associazione, al diritto di sciopero né al diritto di serrata.

Articolo 154

(ex articolo 138 del TCE)

1. La Commissione ha il compito di promuovere la consultazione delle parti sociali a livello

dell'Unione e prende ogni misura utile per facilitarne il dialogo provvedendo ad un sostegno

equilibrato delle parti.

2. A tal fine la Commissione, prima di presentare proposte nel settore della politica sociale,

consulta le parti sociali sul possibile orientamento di un'azione dell'Unione.

3. Se, dopo tale consultazione, ritiene opportuna un'azione dell'Unione, la Commissione consulta

le parti sociali sul contenuto della proposta prevista. Le parti sociali trasmettono alla Commissione

un parere o, se opportuno, una raccomandazione.

4. In occasione delle consultazioni di cui ai paragrafi 2 e 3 le parti sociali possono informare la

Commissione della loro volontà di avviare il processo previsto dall'articolo 155. La durata di tale

processo non supera nove mesi, salvo proroga decisa in comune dalle parti sociali interessate e dalla

Commissione.

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Articolo 155

(ex articolo 139 del TCE)

1. Il dialogo fra le parti sociali a livello dell'Unione può condurre, se queste lo desiderano, a

relazioni contrattuali, ivi compresi accordi.

2. Gli accordi conclusi a livello dell'Unione sono attuati secondo le procedure e le prassi proprie

delle parti sociali e degli Stati membri o, nell'ambito dei settori contemplati dall'articolo 153, e a

richiesta congiunta delle parti firmatarie, in base ad una decisione del Consiglio su proposta della

Commissione. Il Parlamento europeo è informato.

Il Consiglio delibera all'unanimità allorché l'accordo in questione contiene una o più disposizioni

relative ad uno dei settori per i quali è richiesta l'unanimità a norma dell'articolo 153, paragrafo 2.

Articolo 156

(ex articolo 140 del TCE)

Per conseguire gli obiettivi dell'articolo 151 e fatte salve le altre disposizioni dei trattati, la

Commissione incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri e facilita il coordinamento della loro

azione in tutti i settori della politica sociale contemplati dal presente capo, in particolare per le

materie riguardanti:

− l'occupazione,

− il diritto del lavoro e le condizioni di lavoro,

− la formazione e il perfezionamento professionale,

− la sicurezza sociale,

− la protezione contro gli infortuni e le malattie professionali,

− l'igiene del lavoro;

− il diritto di associazione e la contrattazione collettiva tra datori di lavoro e lavoratori.

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A tal fine la Commissione opera a stretto contatto con gli Stati membri mediante studi e pareri e

organizzando consultazioni, sia per i problemi che si presentano sul piano nazionale, che per quelli

che interessano le organizzazioni internazionali, in particolare mediante iniziative finalizzate alla

definizione di orientamenti e indicatori, all'organizzazione di scambi di migliori pratiche e alla

preparazione di elementi necessari per il controllo e la valutazione periodici. Il Parlamento europeo

è pienamente informato.

Prima di formulare i pareri previsti dal presente articolo, la Commissione consulta il Comitato

economico e sociale. Articolo 157

(ex articolo 141 del TCE)

1. Ciascuno Stato membro assicura l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra

lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari

valore.

2. Per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il salario o trattamento normale di

base o minimo e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura,

dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell'impiego di quest'ultimo.

La parità di retribuzione, senza discriminazione fondata sul sesso, implica:

a) che la retribuzione corrisposta per uno stesso lavoro pagato a cottimo sia fissata in base a una

stessa unità di misura;

b) che la retribuzione corrisposta per un lavoro pagato a tempo sia uguale per uno stesso posto di

lavoro.

3. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano misure che assicurino

l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in

materia di occupazione e impiego, ivi compreso il principio della parità delle retribuzioni per uno

stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

4. Allo scopo di assicurare l'effettiva e completa parità tra uomini e donne nella vita lavorativa,

il principio della parità di trattamento non osta a che uno Stato membro mantenga o adotti misure

che prevedano vantaggi specifici diretti a facilitare l'esercizio di un'attività professionale da parte

del sesso sottorappresentato ovvero a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali.

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Articolo 158

(ex articolo 142 del TCE)

Gli Stati membri si adoperano a mantenere l'equivalenza esistente nei regimi di congedo retribuito.

Articolo 159

(ex articolo 143 del TCE)

La Commissione elabora una relazione annuale sugli sviluppi nella realizzazione degli obiettivi

dell'articolo 151, compresa la situazione demografica nell'Unione. Essa trasmette la relazione al

Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale.

Articolo 160

(ex articolo 144 del TCE)

Il Consiglio, deliberando a maggioranza semplice, previa consultazione del Parlamento europeo,

istituisce un comitato per la protezione sociale a carattere consultivo, al fine di promuovere la

cooperazione in materia di protezione sociale tra gli Stati membri e con la Commissione. Il comitato

è incaricato:

− di seguire la situazione sociale e lo sviluppo delle politiche di protezione sociale negli Stati

membri e nell'Unione,

− di agevolare gli scambi di informazioni, esperienze e buone prassi tra gli Stati membri e con

la Commissione,

− fatto salvo l'articolo 240, di elaborare relazioni, formulare pareri o intraprendere altre attività

nei settori di sua competenza, su richiesta del Consiglio o della Commissione o di propria

iniziativa.

Nell'esercizio delle sue funzioni, il comitato stabilisce contatti appropriati con le parti sociali.

Ogni Stato membro e la Commissione nominano due membri del comitato.

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Articolo 161

(ex articolo 145 del TCE)

La Commissione dedica, nella sua relazione annuale al Parlamento europeo, un capitolo speciale

all'evoluzione della situazione sociale nell'Unione.

Il Parlamento europeo può invitare la Commissione a elaborare delle relazioni su problemi

particolari concernenti la situazione sociale. TITOLO XI

IL FONDO SOCIALE EUROPEO

Articolo 162

(ex articolo 146 del TCE)

Per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori nell'ambito del mercato interno e

contribuire così al miglioramento del tenore di vita, è istituito, nel quadro delle disposizioni

seguenti, un Fondo sociale europeo che ha l'obiettivo di promuovere all'interno dell'Unione le

possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori, nonché di

facilitare l'adeguamento alle trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione,

in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale.

Articolo 163

(ex articolo 147 del TCE)

L'amministrazione del Fondo spetta alla Commissione.

In tale compito la Commissione è assistita da un comitato, presieduto da un membro della

Commissione e composto di rappresentanti dei governi e delle organizzazioni sindacali dei

lavoratori e dei datori di lavoro.

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Articolo 164

(ex articolo 148 del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa

consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, adottano i

regolamenti di applicazione relativi al Fondo sociale europeo.

TITOLO XII

ISTRUZIONE, FORMAZIONE PROFESSIONALE, GIOVENTÙ E SPORT

Articolo 165

(ex articolo 149 del TCE)

1. L'Unione contribuisce allo sviluppo di un'istruzione di qualità incentivando la cooperazione

tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della

responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e

l'organizzazione del sistema di istruzione, nonché delle loro diversità culturali e linguistiche.

L'Unione contribuisce alla promozione dei profili europei dello sport, tenendo conto delle sue

specificità, delle sue strutture fondate sul volontariato e della sua funzione sociale ed educativa.

2. L'azione dell'Unione è intesa:

− a sviluppare la dimensione europea dell'istruzione, segnatamente con l'apprendimento e la

diffusione delle lingue degli Stati membri,

− a favorire la mobilità degli studenti e degli insegnanti, promuovendo tra l'altro il

riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio,

− a promuovere la cooperazione tra gli istituti di insegnamento,

− a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di

istruzione degli Stati membri,

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− a favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attività socioeducative e a

incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita democratica dell'Europa,

− a incoraggiare lo sviluppo dell'istruzione a distanza.

− a sviluppare la dimensione europea dello sport, promuovendo l'equità e l'apertura nelle

competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello sport e

proteggendo l'integrità fisica e morale degli sportivi, in particolare dei più giovani tra di essi.

3. L'Unione e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni

internazionali competenti in materia di istruzione e di sport, in particolare con il Consiglio

d'Europa.

4. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo:

− il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando in conformità della procedura legislativa

ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle

regioni, adottano azioni di incentivazione, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle

disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri,

− il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta raccomandazioni.

Articolo 166

(ex articolo 150 del TCE)

1. L'Unione attua una politica di formazione professionale che rafforza ed integra le azioni degli

Stati membri, nel pieno rispetto della responsabilità di questi ultimi per quanto riguarda il contenuto

e l'organizzazione della formazione professionale.

2. L'azione dell'Unione è intesa:

− a facilitare l'adeguamento alle trasformazioni industriali, in particolare attraverso la

formazione e la riconversione professionale,

− a migliorare la formazione professionale iniziale e la formazione permanente, per agevolare

l'inserimento e il reinserimento professionale sul mercato del lavoro,

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− a facilitare l'accesso alla formazione professionale ed a favorire la mobilità degli istruttori e

delle persone in formazione, in particolare dei giovani,

− a stimolare la cooperazione in materia di formazione tra istituti di insegnamento o di

formazione professionale e imprese,

− a sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di

formazione degli Stati membri.

3. L'Unione e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni

internazionali competenti in materia di formazione professionale.

4. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle Regioni, adottano le

misure atte a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al presente articolo, ad esclusione di

qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri e il

Consiglio, su proposta della Commissione, adotta raccomandazioni.

TITOLO XIII

CULTURA

Articolo 167

(ex articolo 151 del TCE)

1. L'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro

diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune.

2. L'azione dell'Unione è intesa ad incoraggiare la cooperazione tra Stati membri e, se

necessario, ad appoggiare e ad integrare l'azione di questi ultimi nei seguenti settori:

− miglioramento della conoscenza e della diffusione della cultura e della storia dei popoli

europei,

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− conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea,

− scambi culturali non commerciali,

− creazione artistica e letteraria, compreso il settore audiovisivo.

3. L'Unione e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni

internazionali competenti in materia di cultura, in particolare con il Consiglio d'Europa.

4. L'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni

dei trattati, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle sue culture.

5. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo:

− il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato delle regioni, adottano azioni di incentivazione, ad

esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli

Stati membri;

− il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta raccomandazioni.

TITOLO XIV

SANITÀ PUBBLICA

Articolo 168

(ex articolo 152 del TCE)

1. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un

livello elevato di protezione della salute umana.

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L'azione dell'Unione, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanità

pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all'eliminazione delle fonti di pericolo per la

salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca

sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione, nonché l'informazione e l'educazione in

materia sanitaria, nonché la sorveglianza, l'allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a

carattere transfrontaliero.

L'Unione completa l'azione degli Stati membri volta a ridurre gli effetti nocivi per la salute umana

derivanti dall'uso di stupefacenti, comprese l'informazione e la prevenzione.

2. L'Unione incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri nei settori di cui al presente articolo

e, ove necessario, appoggia la loro azione. In particolare incoraggia la cooperazione tra gli Stati

membri per migliorare la complementarietà dei loro servizi sanitari nelle regioni di frontiera.

Gli Stati membri coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche ed

i rispettivi programmi nei settori di cui al paragrafo 1. La Commissione può prendere, in stretto

contatto con gli Stati membri, ogni iniziativa utile a promuovere detto coordinamento, in particolare

iniziative finalizzate alla definizione di orientamenti e indicatori, all'organizzazione di scambi delle

migliori pratiche e alla preparazione di elementi necessari per il controllo e la valutazione periodici.

Il Parlamento europeo è pienamente informato.

3. L'Unione e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e con le

organizzazioni internazionali competenti in materia di sanità pubblica.

4. In deroga all'articolo 2, paragrafo 5, e all'articolo 6, lettera a), e in conformità dell'articolo 4,

paragrafo 2, lettera k), il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle

regioni, contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi previsti dal presente articolo, adottando, per

affrontare i problemi comuni di sicurezza:

a) misure che fissino parametri elevati di qualità e sicurezza degli organi e sostanze di origine

umana, del sangue e degli emoderivati; tali misure non ostano a che gli Stati membri

mantengano o introducano misure protettive più rigorose;

b) misure nei settori veterinario e fitosanitario il cui obiettivo primario sia la protezione della

sanità pubblica;

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c) misure che fissino parametri elevati di qualità e sicurezza dei medicinali e dei dispositivi di

impiego medico.

5. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, possono anche

adottare misure di incentivazione per proteggere e migliorare la salute umana, in particolare per

lottare contro i grandi flagelli che si propagano oltre frontiera, misure concernenti la sorveglianza,

l'allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, e misure il cui

obiettivo diretto sia la protezione della sanità pubblica in relazione al tabacco e all'abuso di alcol, ad

esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati

membri.

6. Il Consiglio, su proposta della Commissione, può altresì adottare raccomandazioni per i fini

stabiliti dal presente articolo.

7. L'azione dell'Unione rispetta le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro

politica sanitaria e per l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica. Le

responsabilità degli Stati membri includono la gestione dei servizi sanitari e dell'assistenza medica e

l'assegnazione delle risorse loro destinate. Le misure di cui al paragrafo 4, lettera a) non

pregiudicano le disposizioni nazionali sulla donazione e l'impiego medico di organi e sangue.

TITOLO XV

PROTEZIONE DEI CONSUMATORI

Articolo 169

(ex articolo 153 del TCE)

1. Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di

protezione dei consumatori, l'Unione contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi

economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all'informazione, all'educazione e

all'organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi.

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2. L'Unione contribuisce al conseguimento degli obiettivi di cui al paragrafo 1 mediante:

a) misure adottate a norma dell'articolo 114 nel quadro della realizzazione del mercato interno;

b) misure di sostegno, di integrazione e di controllo della politica svolta dagli Stati membri.

3. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano le misure di cui al paragrafo 2,

lettera b).

4. Le misure adottate a norma del paragrafo 3 non impediscono ai singoli Stati membri di

mantenere o di introdurre misure di protezione più rigorose. Tali misure devono essere compatibili

con i trattati. Esse sono notificate alla Commissione.

TITOLO XVI

RETI TRANSEUROPEE

Articolo 170

(ex articolo 154 del TCE)

1. Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di cui agli articoli 26 e 174 e per consentire

ai cittadini dell'Unione, agli operatori economici e alle collettività regionali e locali di beneficiare

pienamente dei vantaggi derivanti dall'instaurazione di uno spazio senza frontiere interne, l'Unione

concorre alla costituzione e allo sviluppo di reti transeuropee nei settori delle infrastrutture dei

trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia.

2. Nel quadro di un sistema di mercati aperti e concorrenziali, l'azione dell'Unione mira a

favorire l'interconnessione e l'interoperabilità delle reti nazionali, nonché l'accesso a tali reti. Essa

tiene conto in particolare della necessità di collegare alle regioni centrali dell'Unione le regioni

insulari, prive di sbocchi al mare e periferiche.

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Articolo 171

(ex articolo 155 del TCE)

1. Per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 170, l'Unione:

− stabilisce un insieme di orientamenti che contemplino gli obiettivi, le priorità e le linee

principali delle azioni previste nel settore delle reti transeuropee; in detti orientamenti sono

individuati progetti di interesse comune,

− intraprende ogni azione che si riveli necessaria per garantire l'interoperabilità delle reti, in

particolare nel campo dell'armonizzazione delle norme tecniche,

− può appoggiare progetti di interesse comune sostenuti dagli Stati membri, individuati

nell'ambito degli orientamenti di cui al primo trattino, in particolare mediante studi di

fattibilità, garanzie di prestito o abbuoni di interesse; l'Unione può altresì contribuire al

finanziamento negli Stati membri, mediante il Fondo di coesione istituito conformemente

all'articolo 177, di progetti specifici nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

L'azione dell'Unione tiene conto della potenziale validità economica dei progetti.

2. Gli Stati membri coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le politiche svolte

a livello nazionale che possono avere un impatto rilevante sulla realizzazione degli obiettivi di cui

all'articolo 170. La Commissione può prendere, in stretta collaborazione con gli Stati membri,

qualsiasi iniziativa utile per favorire detto coordinamento.

3. L'Unione può decidere di cooperare con i paesi terzi per promuovere progetti di interesse

comune e garantire l'interoperabilità delle reti.

Articolo 172

(ex articolo 156 del TCE)

Gli orientamenti e le altre misure di cui all'articolo 171, paragrafo 1, sono adottati dal Parlamento

europeo e dal Consiglio, che deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria e previa

consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.

Gli orientamenti ed i progetti di interesse comune che riguardano il territorio di uno Stato membro

esigono l'approvazione dello Stato membro interessato.

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TITOLO XVII

INDUSTRIA

Articolo 173

(ex articolo 157 del TCE)

1. L'Unione e gli Stati membri provvedono affinché siano assicurate le condizioni necessarie alla

competitività dell'industria dell'Unione.

A tal fine, nell'ambito di un sistema di mercati aperti e concorrenziali, la loro azione è intesa:

− ad accelerare l'adattamento dell'industria alle trasformazioni strutturali,

− a promuovere un ambiente favorevole all'iniziativa ed allo sviluppo delle imprese di tutta

l'Unione, segnatamente delle piccole e medie imprese,

− a promuovere un ambiente favorevole alla cooperazione tra imprese,

− a favorire un migliore sfruttamento del potenziale industriale delle politiche d'innovazione, di

ricerca e di sviluppo tecnologico.

2. Gli Stati membri si consultano reciprocamente in collegamento con la Commissione e, per

quanto è necessario, coordinano le loro azioni. La Commissione può prendere ogni iniziativa utile a

promuovere detto coordinamento, in particolare iniziative finalizzate alla definizione di

orientamenti e indicatori, all'organizzazione di scambi di migliori pratiche e alla preparazione di

elementi necessari per il controllo e la valutazione periodici. Il Parlamento europeo è pienamente

informato.

3. L'Unione contribuisce alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1 attraverso

politiche ed azioni da essa attuate ai sensi di altre disposizioni dei trattati. Il Parlamento europeo e il

Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del

Comitato economico e sociale, possono decidere misure specifiche, destinate a sostenere le azioni

svolte negli Stati membri al fine di realizzare gli obiettivi di cui al paragrafo 1, ad esclusione di

qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.

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Il presente titolo non costituisce una base per l'introduzione da parte dell'Unione di qualsivoglia

misura che possa generare distorsioni di concorrenza o che comporti disposizioni fiscali o

disposizioni relative ai diritti ed interessi dei lavoratori dipendenti.

TITOLO XVIII

COESIONE ECONOMICA, SOCIALE E TERRITORIALE

Articolo 174

(ex articolo 158 del TCE)

Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, questa sviluppa e prosegue la

propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e

territoriale.

In particolare l'Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il

ritardo delle regioni meno favorite.

Tra le regioni interessate, un'attenzione particolare è rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da

transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o

demografici, quali le regioni più settentrionali con bassissima densità demografica e le regioni

insulari, transfrontaliere e di montagna. Articolo 175

(ex articolo 159 del TCE)

Gli Stati membri conducono la loro politica economica e la coordinano anche al fine di raggiungere

gli obiettivi dell'articolo 174. L'elaborazione e l'attuazione delle politiche e azioni dell'Unione,

nonché l'attuazione del mercato interno tengono conto degli obiettivi dell'articolo 174 e concorrono

alla loro realizzazione. L'Unione appoggia questa realizzazione anche con l'azione che essa svolge

attraverso fondi a finalità strutturale (Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione

"orientamento", Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale), la Banca europea per

gli investimenti e gli altri strumenti finanziari esistenti.

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La Commissione presenta ogni tre anni al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico

e sociale e al Comitato delle regioni una relazione sui progressi compiuti nella realizzazione della

coesione economica, sociale e territoriale e sul modo in cui i vari strumenti previsti dal presente

articolo vi hanno contribuito. Tale relazione è corredata, se del caso, di appropriate proposte.

Le azioni specifiche che si rivelassero necessarie al di fuori dei Fondi, fatte salve le misure decise

nell'ambito delle altre politiche dell'Unione, possono essere adottate dal Parlamento europeo e dal

Consiglio, che deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del

Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.

Articolo 176

(ex articolo 160 del TCE)

Il Fondo europeo di sviluppo regionale è destinato a contribuire alla correzione dei principali

squilibri regionali esistenti nell'Unione, partecipando allo sviluppo e all'adeguamento strutturale

delle regioni in ritardo di sviluppo nonché alla riconversione delle regioni industriali in declino.

Articolo 177

(ex articolo 161 del TCE)

Fatto salvo l'articolo 178, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti

secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale

e del Comitato delle regioni, definiscono i compiti, gli obiettivi prioritari e l'organizzazione dei

fondi a finalità strutturale, elemento quest'ultimo che può comportare il raggruppamento dei Fondi.

Sono inoltre definite, secondo la stessa procedura, le norme generali applicabili ai Fondi, nonché le

disposizioni necessarie per garantire l'efficacia e il coordinamento dei Fondi tra loro e con gli altri

strumenti finanziari esistenti.

Un Fondo di coesione è istituito secondo la stessa procedura per l'erogazione di contributi finanziari

a progetti in materia di ambiente e di reti transeuropee nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

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Articolo 178

(ex articolo 162 del TCE)

I regolamenti di applicazione relativi al Fondo europeo di sviluppo regionale sono adottati dal

Parlamento europeo e dal Consiglio, che deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.

Per quanto riguarda il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione

"orientamento", ed il Fondo sociale europeo restano applicabili rispettivamente gli articoli 43 e 164.

TITOLO XIX

RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO E SPAZIO

Articolo 179

(ex articolo 163 del TCE)

1. L'Unione si propone l'obiettivo di rafforzare le sue basi scientifiche e tecnologiche con la

realizzazione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e

le tecnologie circolino liberamente, di favorire lo sviluppo della sua competitività, inclusa quella

della sua industria, e di promuovere le azioni di ricerca ritenute necessarie ai sensi di altri capi dei

trattati.

2. A tal fine essa incoraggia nell'insieme dell'Unione le imprese, comprese le piccole e le medie

imprese, i centri di ricerca e le università nei loro sforzi di ricerca e di sviluppo tecnologico di alta

qualità; essa sostiene i loro sforzi di cooperazione, mirando soprattutto a permettere ai ricercatori di

cooperare liberamente oltre le frontiere e alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità del

mercato interno grazie‚ in particolare, all'apertura degli appalti pubblici nazionali, alla definizione

di norme comuni ed all'eliminazione degli ostacoli giuridici e fiscali a detta cooperazione.

3. Tutte le azioni dell'Unione ai sensi dei trattati, comprese le azioni dimostrative, nel settore

della ricerca e dello sviluppo tecnologico sono decise e realizzate conformemente alle disposizioni

del presente titolo.

6655/1/08 REV 1 168

IT

Articolo 180

(ex articolo 164 del TCE)

Nel perseguire tali obiettivi, l'Unione svolge le azioni seguenti, che integrano quelle intraprese dagli

Stati membri:

a) attuazione di programmi di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, promuovendo la

cooperazione con e tra le imprese, i centri di ricerca e le università;

b) promozione della cooperazione in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione

dell'Unione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali;

c) diffusione e valorizzazione dei risultati delle attività in materia di ricerca, sviluppo

tecnologico e dimostrazione dell'Unione;

d) impulso alla formazione e alla mobilità dei ricercatori dell'Unione.

Articolo 181

(ex articolo 165 del TCE)

1. L'Unione e gli Stati membri coordinano la loro azione in materia di ricerca e sviluppo

tecnologico per garantire la coerenza reciproca delle politiche nazionali e della politica dell'Unione.

2. La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, può prendere ogni iniziativa

utile a promuovere il coordinamento di cui al paragrafo 1, in particolare iniziative finalizzate alla

definizione di orientamenti e indicatori, all'organizzazione di scambi di migliori pratiche e alla

preparazione di elementi necessari per il controllo e la valutazione periodici. Il Parlamento europeo

è pienamente informato. Articolo 182

(ex articolo 166 del TCE)

1. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale, adottano un programma quadro pluriennale

che comprende l'insieme delle azioni dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 169

IT

Il programma quadro:

− fissa gli obiettivi scientifici e tecnologici da realizzare mediante le azioni previste dall'articolo

180 e le relative priorità,

− indica le grandi linee di dette azioni,

− stabilisce l'importo globale massimo e le modalità della partecipazione finanziaria dell'Unione

al programma quadro, nonché le quote rispettive di ciascuna delle azioni previste.

2. Il programma quadro viene adattato o completato in funzione dell'evoluzione della situazione.

3. Il programma quadro è attuato mediante programmi specifici sviluppati nell'ambito di

ciascuna azione. Ogni programma specifico precisa le modalità di realizzazione del medesimo, ne

fissa la durata e prevede i mezzi ritenuti necessari. La somma degli importi ritenuti necessari, fissati

dai programmi specifici, non può superare l'importo globale massimo fissato per il programma

quadro e per ciascuna azione.

4. Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione

del Parlamento europeo e del Comitato economico e sociale, adotta i programmi specifici.

5. A integrazione delle azioni previste dal programma quadro pluriennale, il Parlamento europeo

e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del

Comitato economico e sociale, stabiliscono le misure necessarie all'attuazione dello spazio europeo

della ricerca. Articolo 183

(ex articolo 167 del TCE)

Per l'attuazione del programma quadro pluriennale, l'Unione:

− fissa le norme per la partecipazione delle imprese, dei centri di ricerca e delle università,

− fissa le norme applicabili alla divulgazione dei risultati della ricerca.

6655/1/08 REV 1 170

IT

Articolo 184

(ex articolo 168 del TCE)

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale possono essere decisi programmi complementari

cui partecipano soltanto alcuni Stati membri che ne assicurano il finanziamento, fatta salva

un'eventuale partecipazione dell'Unione.

L'Unione adotta le norme applicabili ai programmi complementari, in particolare in materia di

divulgazione delle conoscenze e di accesso di altri Stati membri.

Articolo 185

(ex articolo 169 del TCE)

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale l'Unione può prevedere, d'intesa con gli Stati

membri interessati, la partecipazione a programmi di ricerca e sviluppo avviati da più Stati membri,

compresa la partecipazione alle strutture instaurate per l'esecuzione di detti programmi.

Articolo 186

(ex articolo 170 del TCE)

Nell'attuazione del programma quadro pluriennale l'Unione può prevedere una cooperazione in

materia di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione dell'Unione con paesi terzi o

organizzazioni internazionali.

Le modalità di questa cooperazione possono formare oggetto di accordi tra l'Unione e i terzi

interessati. Articolo 187

(ex articolo 171 del TCE)

L'Unione può creare imprese comuni o qualsiasi altra struttura necessaria alla migliore esecuzione

dei programmi di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 171

IT

Articolo 188

(ex articolo 172 del TCE)

Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del

Comitato economico e sociale, adotta le disposizioni di cui all'articolo 187.

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa

consultazione del Comitato economico e sociale, adottano le disposizioni di cui agli articoli 183,

184 e 185. L'adozione dei programmi complementari richiede l'accordo degli Stati membri

interessati. Articolo 189

1. Per favorire il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l'attuazione delle

sue politiche, l'Unione elabora una politica spaziale europea. A tal fine può promuovere iniziative

comuni, sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico e coordinare gli sforzi necessari per

l'esplorazione e l'utilizzo dello spazio.

2. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1 il Parlamento europeo e

il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure

necessarie, che possono assumere la forma di un programma spaziale europeo, ad esclusione di

qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.

3. L'Unione instaura tutti i collegamenti utili con l'Agenzia spaziale europea.

4. Il presente articolo lascia impregiudicate le altre disposizioni del presente titolo.

Articolo 190

(ex articolo 173 del TCE)

All'inizio di ogni anno la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al

Consiglio. Detta relazione verte in particolare sulle attività svolte in materia di ricerca e di sviluppo

tecnologico e di divulgazione dei risultati durante l'anno precedente nonché sul programma di

lavoro dell'anno in corso.

6655/1/08 REV 1 172

IT

TITOLO XX

AMBIENTE

Articolo 191

(ex articolo 174 del TCE)

1. La politica dell'Unione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi:

− salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente,

− protezione della salute umana,

− utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali,

− promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a

livello regionale o mondiale e, in particolare, a combattere i cambiamenti climatici.

2. La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto

della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della

precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei

danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga".

In tale contesto, le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dell'ambiente

comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a

prendere, per motivi ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una

procedura di controllo dell'Unione.

3. Nel predisporre la sua politica in materia ambientale l'Unione tiene conto:

− dei dati scientifici e tecnici disponibili,

− delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione,

6655/1/08 REV 1 173

IT

− dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione,

− dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle

sue singole regioni.

4. Nell'ambito delle rispettive competenze, l'Unione e gli Stati membri collaborano con i paesi

terzi e con le competenti organizzazioni internazionali. Le modalità della cooperazione dell'Unione

possono formare oggetto di accordi tra questa ed i terzi interessati.

Il comma precedente non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare nelle sedi

internazionali e a concludere accordi internazionali.

Articolo 192

(ex articolo 175 del TCE)

1. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, decidono in

merito alle azioni che devono essere intraprese dall'Unione per realizzare gli obiettivi dell'articolo

191.

2. In deroga alla procedura decisionale di cui al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 114, il

Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa

consultazione del Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle

regioni, adotta:

a) disposizioni aventi principalmente natura fiscale;

b) misure aventi incidenza:

− sull'assetto territoriale,

− sulla gestione quantitativa delle risorse idriche o aventi rapporto diretto o indiretto con

la disponibilità delle stesse,

− sulla destinazione dei suoli, ad eccezione della gestione dei residui;

c) misure aventi una sensibile incidenza sulla scelta di uno Stato membro tra diverse fonti di

energia e sulla struttura generale dell'approvvigionamento energetico del medesimo.

6655/1/08 REV 1 174

IT

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, può rendere

applicabile la procedura legislativa ordinaria alle materie di cui al primo comma.

3. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, adottano

programmi generali d'azione che fissano gli obiettivi prioritari da raggiungere.

Le misure necessarie all'attuazione di tali programmi sono adottate conformemente alle condizioni

previste al paragrafo 1 o al paragrafo 2, a seconda dei casi.

4. Fatte salve talune misure adottate dall'Unione, gli Stati membri provvedono al finanziamento

e all'esecuzione della politica in materia ambientale.

5. Fatto salvo il principio "chi inquina paga", qualora una misura basata sul paragrafo 1 implichi

costi ritenuti sproporzionati per le pubbliche autorità di uno Stato membro, tale misura prevede

disposizioni appropriate in forma di

− deroghe temporanee e/o

− sostegno finanziario del Fondo di coesione istituito in conformità dell'articolo 177.

Articolo 193

(ex articolo 176 del TCE)

I provvedimenti di protezione adottati in virtù dell'articolo 192 non impediscono ai singoli Stati

membri di mantenere e di prendere provvedimenti per una protezione ancora maggiore. Tali

provvedimenti devono essere compatibili con i trattati. Essi sono notificati alla Commissione.

6655/1/08 REV 1 175

IT

TITOLO XXI

ENERGIA

Articolo 194

1. Nel quadro dell'instaurazione o del funzionamento del mercato interno e tenendo conto

dell'esigenza di preservare e migliorare l'ambiente, la politica dell'Unione nel settore dell'energia è

intesa, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, a:

a) garantire il funzionamento del mercato dell'energia,

b) garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'Unione,

c) promuovere il risparmio energetico, l'efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e

rinnovabili,

d) promuovere l'interconnessione delle reti energetiche.

2. Fatte salve le altre disposizioni dei trattati, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando

secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure necessarie per conseguire gli

obiettivi di cui al paragrafo 1. Tali misure sono adottate previa consultazione del Comitato

economico e sociale e del Comitato delle regioni.

Esse non incidono sul diritto di uno Stato membro di determinare le condizioni di utilizzo delle sue

fonti energetiche, la scelta tra varie fonti energetiche e la struttura generale del suo

approvvigionamento energetico, fatto salvo l'articolo 192, paragrafo 2, lettera c).

3. In deroga al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale,

all'unanimità e previa consultazione del Parlamento europeo, stabilisce le misure ivi contemplate se

sono principalmente di natura fiscale.

6655/1/08 REV 1 176

IT

TITOLO XXII

TURISMO

Articolo 195

1. L'Unione completa l'azione degli Stati membri nel settore del turismo, in particolare

promuovendo la competitività delle imprese dell'Unione in tale settore.

A tal fine l'azione dell'Unione è intesa a:

a) incoraggiare la creazione di un ambiente propizio allo sviluppo delle imprese in detto settore;

b) favorire la cooperazione tra Stati membri, in particolare attraverso lo scambio delle buone

pratiche.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

stabiliscono le misure specifiche destinate a completare le azioni svolte negli Stati membri al fine di

realizzare gli obiettivi di cui al presente articolo, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle

disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.

TITOLO XXIII

PROTEZIONE CIVILE

Articolo 196

1. L'Unione incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri al fine di rafforzare l'efficacia dei

sistemi di prevenzione e di protezione dalle calamità naturali o provocate dall'uomo.

6655/1/08 REV 1 177

IT

L'azione dell'Unione è intesa a:

a) sostenere e completare l'azione degli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale

concernente la prevenzione dei rischi, la preparazione degli attori della protezione civile negli

Stati membri e l'intervento in caso di calamità naturali o provocate dall'uomo all'interno

dell'Unione;

b) promuovere una cooperazione operativa rapida ed efficace all'interno dell'Unione tra i servizi

di protezione civile nazionali;

c) favorire la coerenza delle azioni intraprese a livello internazionale in materia di protezione

civile.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

stabiliscono le misure necessarie per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al

paragrafo 1, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari

degli Stati membri. TITOLO XXIV

COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA

Articolo 197

1. L'attuazione effettiva del diritto dell'Unione da parte degli Stati membri, essenziale per il buon

funzionamento dell'Unione, è considerata una questione di interesse comune.

2. L'Unione può sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a migliorare la loro capacità

amministrativa di attuare il diritto dell'Unione. Tale azione può consistere in particolare nel

facilitare lo scambio di informazioni e di funzionari pubblici e nel sostenere programmi di

formazione. Nessuno Stato membro è tenuto ad avvalersi di tale sostegno. Il Parlamento europeo e

il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria,

stabiliscono le misure necessarie a tal fine, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle

disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.

6655/1/08 REV 1 178

IT

3. Il presente articolo non pregiudica l'obbligo degli Stati membri di attuare il diritto dell'Unione

né le prerogative e i doveri della Commissione. Esso non pregiudica le altre disposizioni dei trattati

che prevedono la cooperazione amministrativa fra gli Stati membri e fra questi ultimi e l'Unione.

PARTE QUARTA

ASSOCIAZIONE DEI PAESI E TERRITORI D'OLTREMARE

Articolo 198

(ex articolo 182 del TCE)

Gli Stati membri convengono di associare all'Unione i paesi e i territori non europei che

mantengono con la Danimarca, la Francia, i Paesi Bassi e il Regno Unito delle relazioni particolari.

Questi paesi e territori, qui di seguito chiamati paesi e territori, sono enumerati nell'elenco che

costituisce l'allegato II.

Scopo dell'associazione è di promuovere lo sviluppo economico e sociale dei paesi e territori e

l'instaurazione di strette relazioni economiche tra essi e l'Unione nel suo insieme.

Conformemente ai principi enunciati nel preambolo del presente trattato, l'associazione deve in

primo luogo permettere di favorire gli interessi degli abitanti di questi paesi e territori e la loro

prosperità, in modo da condurli allo sviluppo economico, sociale e culturale che essi attendono.

Articolo 199

(ex articolo 183 del TCE)

L'associazione persegue gli obiettivi seguenti:

1) Gli Stati membri applicano ai loro scambi commerciali con i paesi e territori il regime che si

accordano tra di loro, in virtù dei trattati.

6655/1/08 REV 1 179

IT

2) Ciascun paese o territorio applica ai suoi scambi commerciali con gli Stati membri e gli altri

paesi e territori il regime che applica allo Stato europeo con il quale mantiene relazioni

particolari.

3) Gli Stati membri contribuiscono agli investimenti richiesti dallo sviluppo progressivo di

questi paesi e territori.

4) Per gli investimenti finanziati dall'Unione, la partecipazione alle aggiudicazioni e alle

forniture è aperta, a parità di condizioni, a tutte le persone fisiche e giuridiche appartenenti

agli Stati membri e ai paesi e territori.

5) Nelle relazioni fra gli Stati membri e i paesi e territori, il diritto di stabilimento dei cittadini e

delle società è regolato conformemente alle disposizioni e mediante applicazione delle

procedure previste al capo relativo al diritto di stabilimento e su una base non discriminatoria,

fatte salve le disposizioni particolari prese in virtù dell'articolo 203.

Articolo 200

(ex articolo 184 del TCE)

1. Le importazioni originarie dei paesi e territori beneficiano, al loro ingresso negli Stati

membri, del divieto dei dazi doganali che interviene fra gli Stati membri conformemente alle

disposizioni dei trattati.

2. All'entrata in ciascun paese e territorio i dazi doganali gravanti sulle importazioni dagli Stati

membri e dagli altri paesi e territori sono vietati conformemente alle disposizioni dell'articolo 30.

3. Tuttavia, i paesi e territori possono riscuotere dei dazi doganali che rispondano alle necessità

del loro sviluppo e ai bisogni della loro industrializzazione o dazi di carattere fiscale che abbiano

per scopo di alimentare il loro bilancio.

I dazi di cui al comma precedente non possono eccedere quelli gravanti sulle importazioni dei

prodotti in provenienza dallo Stato membro con il quale ciascun paese o territorio mantiene

relazioni particolari.

6655/1/08 REV 1 180

IT

4. Il paragrafo 2 non è applicabile ai paesi e territori i quali, a causa degli obblighi internazionali

particolari cui sono soggetti, applicano già una tariffa doganale non discriminatoria.

5. L'introduzione o la modifica di dazi che colpiscano le merci importate nei paesi e territori non

deve provocare, in linea di diritto o in linea di fatto, una discriminazione diretta o indiretta tra le

importazioni in provenienza dai diversi Stati membri.

Articolo 201

(ex articolo 185 del TCE)

Se il livello dei dazi applicabili alle merci in provenienza da un paese terzo alla loro entrata in un

paese o territorio, avuto riguardo alle disposizioni dell'articolo 200, paragrafo 1, è tale da provocare

deviazioni di traffico a detrimento di uno degli Stati membri, questo può domandare alla

Commissione di proporre agli altri Stati membri le misure necessarie per porre rimedio a questa

situazione. Articolo 202

(ex articolo 186 del TCE)

Fatte salve le disposizioni che regolano la pubblica sanità, la pubblica sicurezza e l'ordine pubblico,

la libertà di circolazione dei lavoratori dei paesi e territori negli Stati membri e dei lavoratori degli

Stati membri nei paesi e territori è regolata da atti adottati a norma dell'articolo 203.

Articolo 203

(ex articolo 187 del TCE)

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, stabilisce, muovendo dalle

realizzazioni acquisite nell'ambito dell'associazione tra i paesi e territori e l'Unione, e basandosi sui

principi inscritti nei trattati, le disposizioni relative alle modalità e alla procedura dell'associazione

tra i paesi e territori e l'Unione. Allorché adotta le disposizioni in questione secondo una procedura

legislativa speciale, il Consiglio delibera all'unanimità su proposta della Commissione e previa

consultazione del Parlamento europeo.

6655/1/08 REV 1 181

IT

Articolo 204

(ex articolo 188 del TCE)

Gli articoli da 198 a 203 si applicano alla Groenlandia fatte salve le disposizioni specifiche per la

Groenlandia che figurano nel protocollo concernente il regime particolare applicabile alla

Groenlandia, allegato ai trattati. PARTE QUINTA

ESTERNA DELL'UNIONE

AZIONE TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

SULL'AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE

Articolo 205

L'azione dell'Unione sulla scena internazionale, ai sensi della presente parte, si fonda sui principi,

persegue gli obiettivi ed è condotta in conformità delle disposizioni generali di cui al capo 1 del

titolo V del trattato sull'Unione europea. TITOLO II

POLITICA COMMERCIALE COMUNE

Articolo 206

(ex articolo 131 del TCE)

L'Unione, tramite l'istituzione di un'unione doganale in conformità degli articoli da 28 a 32,

contribuisce nell'interesse comune allo sviluppo armonioso del commercio mondiale‚ alla graduale

soppressione delle restrizioni agli scambi internazionali e agli investimenti esteri diretti, e alla

riduzione delle barriere doganali e di altro tipo.

6655/1/08 REV 1 182

IT

Articolo 207

(ex articolo 133 del TCE)

1. La politica commerciale comune è fondata su principi uniformi‚ in particolare per quanto

concerne le modificazioni tariffarie‚ la conclusione di accordi tariffari e commerciali relativi agli

scambi di merci e servizi, e gli aspetti commerciali della proprietà intellettuale‚ gli investimenti

esteri diretti, l'uniformazione delle misure di liberalizzazione‚ la politica di esportazione e le misure

di protezione commerciale‚ tra cui quelle da adottarsi nei casi di dumping e di sovvenzioni. La

politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell'azione esterna

dell'Unione.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria, adottano le misure che definiscono il quadro di attuazione della politica

commerciale comune.

3. Qualora si debbano negoziare e concludere accordi con uno o più paesi terzi o organizzazioni

internazionali, si applica l'articolo 218, fatte salve le disposizioni particolari del presente articolo.

La Commissione presenta raccomandazioni al Consiglio, che l'autorizza ad avviare i negoziati

necessari. Spetta al Consiglio e alla Commissione adoperarsi affinché gli accordi negoziati siano

compatibili con le politiche e norme interne dell'Unione.

Tali negoziati sono condotti dalla Commissione, in consultazione con un comitato speciale

designato dal Consiglio per assisterla in questo compito e nel quadro delle direttive che il Consiglio

può impartirle. La Commissione riferisce periodicamente al comitato speciale e al Parlamento

europeo sui progressi dei negoziati.

4. Per la negoziazione e la conclusione degli accordi di cui al paragrafo 3, il Consiglio delibera a

maggioranza qualificata.

Per la negoziazione e la conclusione di accordi nei settori degli scambi di servizi, degli aspetti

commerciali della proprietà intellettuale e degli investimenti esteri diretti, il Consiglio delibera

all'unanimità qualora tali accordi contengano disposizioni per le quali è richiesta l'unanimità per

l'adozione di norme interne.

6655/1/08 REV 1 183

IT

Il Consiglio delibera all'unanimità anche per la negoziazione e la conclusione di accordi:

a) nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora tali accordi rischino di

arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;

b) nel settore degli scambi di servizi nell'ambito sociale, dell'istruzione e della sanità, qualora tali

accordi rischino di perturbare seriamente l'organizzazione nazionale di tali servizi e di

arrecare pregiudizio alla competenza degli Stati membri riguardo alla loro prestazione.

5. La negoziazione e la conclusione di accordi internazionali nel settore dei trasporti sono

soggette al titolo VI della parte terza e all'articolo 218.

6. L'esercizio delle competenze attribuite dal presente articolo nel settore della politica

commerciale comune non pregiudica la ripartizione delle competenze tra l'Unione e gli Stati

membri e non comporta un'armonizzazione delle disposizioni legislative o regolamentari degli Stati

membri, se i trattati escludono tale armonizzazione.

TITOLO III

COOPERAZIONE CON I PAESI TERZI E AIUTO UMANITARIO

CAPO 1

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Articolo 208

(ex articolo 177 del TCE)

1. La politica dell'Unione nel settore della cooperazione allo sviluppo è condotta nel quadro dei

principi e obiettivi dell'azione esterna dell'Unione. La politica di cooperazione allo sviluppo

dell'Unione e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente.

6655/1/08 REV 1 184

IT

L'obiettivo principale della politica dell'Unione in questo settore è la riduzione e, a termine,

l'eliminazione della povertà. L'Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo

nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo.

2. L'Unione e gli Stati membri rispettano gli impegni e tengono conto degli obiettivi riconosciuti

nel quadro delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali competenti.

Articolo 209

(ex articolo 179 del TCE)

1. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

adottano le misure necessarie per l'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo, che

possono riguardare programmi pluriennali di cooperazione con paesi in via di sviluppo o

programmi tematici.

2. L'Unione può concludere con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti

qualsiasi accordo utile alla realizzazione degli obiettivi di cui all'articolo 21 del trattato sull'Unione

europea e all'articolo 208 del presente trattato.

Il primo comma non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare nelle sedi

internazionali e a concludere accordi.

3. La Banca europea per gli investimenti contribuisce, alle condizioni previste dal suo statuto,

all'attuazione delle misure di cui al paragrafo 1.

Articolo 210

(ex articolo 180 del TCE)

1. Per favorire la complementarità e l'efficacia delle azioni, l'Unione e gli Stati membri

coordinano le rispettive politiche in materia di cooperazione allo sviluppo e si concertano sui

rispettivi programmi di aiuto, anche nelle organizzazioni internazionali e in occasione di conferenze

internazionali. Essi possono intraprendere azioni congiunte. Gli Stati membri contribuiscono, se

necessario, all'attuazione dei programmi di aiuto dell'Unione.

2. La Commissione può prendere qualsiasi iniziativa utile a promuovere il coordinamento di cui

al paragrafo 1.

6655/1/08 REV 1 185

IT

Articolo 211

(ex articolo 181 del TCE)

Nell'ambito delle rispettive competenze, l'Unione e gli Stati membri collaborano con i paesi terzi e

con le competenti organizzazioni internazionali.

CAPO 2

COOPERAZIONE ECONOMICA, FINANZIARIA E TECNICA

CON I PAESI TERZI

Articolo 212

(ex articolo 181 A del TCE)

1. Fatte salve le altre disposizioni dei trattati, in particolare quelle degli articoli da 208 a 211,

l'Unione conduce azioni di cooperazione economica, finanziaria e tecnica, comprese azioni di

assistenza specialmente in campo finanziario, con paesi terzi diversi dai paesi in via di sviluppo.

Tali azioni sono coerenti con la politica di sviluppo dell'Unione e sono condotte nel quadro dei

principi e obiettivi dell'azione esterna. Le azioni dell'Unione e degli Stati membri si completano e si

rafforzano reciprocamente.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

adottano le misure necessarie per l'attuazione del paragrafo 1.

3. Nell'ambito delle rispettive competenze, l'Unione e gli Stati membri collaborano con i paesi

terzi e con le competenti organizzazioni internazionali. Le modalità della cooperazione dell'Unione

possono formare oggetto di accordi tra questa e i terzi interessati.

Il primo comma non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare nelle sedi

internazionali e a concludere accordi internazionali.

6655/1/08 REV 1 186

IT

Articolo 213

Allorché la situazione in un paese terzo esige un'assistenza finanziaria urgente da parte dell'Unione,

il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta le decisioni necessarie.

CAPO 3

AIUTO UMANITARIO

Articolo 214

1. Le azioni dell'Unione nel settore dell'aiuto umanitario sono condotte nel quadro dei principi e

obiettivi dell'azione esterna dell'Unione. Esse mirano a fornire, in modo puntuale, assistenza,

soccorso e protezione alle popolazioni dei paesi terzi vittime di calamità naturali o provocate

dall'uomo, per far fronte alle necessità umanitarie risultanti da queste diverse situazioni. Le azioni

dell'Unione e degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente.

2. Le azioni di aiuto umanitario sono condotte conformemente ai principi del diritto

internazionale e ai principi di imparzialità, neutralità e non discriminazione.

3. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

stabiliscono le misure che definiscono il quadro di attuazione delle azioni di aiuto umanitario

dell'Unione.

4. L'Unione può concludere con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti

qualsiasi accordo utile alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1 e all'articolo 21 del

trattato sull'Unione europea.

Il primo comma non pregiudica la competenza degli Stati membri a negoziare nelle sedi

internazionali e a concludere accordi.

6655/1/08 REV 1 187

IT

5. È istituito un corpo volontario europeo di aiuto umanitario per inquadrare contributi comuni

dei giovani europei alle azioni di aiuto umanitario dell'Unione. Il Parlamento europeo e il Consiglio,

deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, ne fissano lo statuto e

le modalità di funzionamento.

6. La Commissione può prendere qualsiasi iniziativa utile a promuovere il coordinamento tra le

azioni dell'Unione e quelle degli Stati membri, allo scopo di rafforzare l'efficacia e la

complementarità dei dispositivi dell'Unione e dei dispositivi nazionali di aiuto umanitario.

7. L'Unione provvede affinché le sue azioni di aiuto umanitario siano coordinate e coerenti con

quelle svolte da organizzazioni e organismi internazionali, specie nell'ambito del sistema delle

Nazioni Unite. TITOLO IV

MISURE RESTRITTIVE

Articolo 215

(ex articolo 301 del TCE)

1. Quando una decisione adottata conformemente al capo 2 del titolo V del trattato sull'Unione

europea prevede l'interruzione o la riduzione, totale o parziale, delle relazioni economiche e

finanziarie con uno o più paesi terzi, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta

congiunta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della

Commissione, adotta le misure necessarie. Esso ne informa il Parlamento europeo.

2. Quando una decisione adottata conformemente al capo 2 del titolo V del trattato sull'Unione

europea lo prevede, il Consiglio può adottare, secondo la procedura di cui al paragrafo 1, misure

restrittive nei confronti di persone fisiche o giuridiche, di gruppi o di entità non statali.

3. Gli atti di cui al presente articolo contengono le necessarie disposizioni sulle garanzie

giuridiche.

6655/1/08 REV 1 188

IT

TITOLO V

ACCORDI INTERNAZIONALI

Articolo 216

1. L'Unione può concludere un accordo con uno o più paesi terzi o organizzazioni internazionali

qualora i trattati lo prevedano o qualora la conclusione di un accordo sia necessaria per realizzare,

nell'ambito delle politiche dell'Unione, uno degli obiettivi fissati dai trattati, o sia prevista in un atto

giuridico vincolante dell'Unione, oppure possa incidere su norme comuni o alterarne la portata.

2. Gli accordi conclusi dall'Unione vincolano le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri.

Articolo 217

(ex articolo 310 del TCE)

L'Unione può concludere con uno o più paesi terzi o organizzazioni internazionali accordi che

istituiscono un'associazione caratterizzata da diritti ed obblighi reciproci, da azioni in comune e da

procedure particolari. Articolo 218

(ex articolo 300 del TCE)

1. Fatte salve le disposizioni particolari dell'articolo 207, gli accordi tra l'Unione e i paesi terzi o

le organizzazioni internazionali sono negoziati e conclusi secondo la procedura seguente.

2. Il Consiglio autorizza l'avvio dei negoziati, definisce le direttive di negoziato, autorizza la

firma e conclude gli accordi.

3. La Commissione, o l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza quando l'accordo previsto riguarda esclusivamente o principalmente la politica estera e di

sicurezza comune, presenta raccomandazioni al Consiglio, il quale adotta una decisione che

autorizza l'avvio dei negoziati e designa, in funzione della materia dell'accordo previsto, il

negoziatore o il capo della squadra di negoziato dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 189

IT

4. Il Consiglio può impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve

essere consultato nella conduzione dei negoziati.

5. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione che autorizza la firma

dell'accordo e, se del caso, la sua applicazione provvisoria prima dell'entrata in vigore.

6. Il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione relativa alla conclusione

dell'accordo.

Tranne quando l'accordo riguarda esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, il

Consiglio adotta la decisione di conclusione dell'accordo:

a) previa approvazione del Parlamento europeo nei casi seguenti:

i) accordi di associazione;

ii) accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

iii) accordi che creano un quadro istituzionale specifico organizzando procedure di

cooperazione;

iv) accordi che hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per l'Unione;

v) accordi che riguardano settori ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria

oppure la procedura legislativa speciale qualora sia necessaria l'approvazione del

Parlamento europeo.

In caso d'urgenza‚ il Parlamento europeo e il Consiglio possono concordare un termine per

l'approvazione;

b) previa consultazione del Parlamento europeo, negli altri casi. Il Parlamento europeo formula il

parere nel termine che il Consiglio può fissare in funzione dell'urgenza. In mancanza di parere

entro detto termine, il Consiglio può deliberare.

6655/1/08 REV 1 190

IT

7. All'atto della conclusione di un accordo‚ il Consiglio‚ in deroga ai paragrafi 5, 6 e 9‚ può

abilitare il negoziatore ad approvare a nome dell'Unione le modifiche dell'accordo se quest'ultimo ne

prevede l'adozione con una procedura semplificata o da parte di un organo istituito dall'accordo

stesso. Il Consiglio correda eventualmente questa abilitazione di condizioni specifiche.

8. Nel corso dell'intera procedura, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.

Tuttavia esso delibera all'unanimità quando l'accordo riguarda un settore per il quale è richiesta

l'unanimità per l'adozione di un atto dell'Unione e per gli accordi di associazione e gli accordi di cui

all'articolo 212 con gli Stati candidati all'adesione. Il Consiglio delibera all'unanimità anche per

l'accordo sull'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell'uomo e delle libertà fondamentali; la decisione sulla conclusione di tale accordo entra in vigore

previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.

9. Il Consiglio, su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante dell'Unione per gli

affari esteri e la politica di sicurezza, adotta una decisione sulla sospensione dell'applicazione di un

accordo e che stabilisce le posizioni da adottare a nome dell'Unione in un organo istituito da un

accordo, se tale organo deve adottare atti che hanno effetti giuridici, fatta eccezione per gli atti che

integrano o modificano il quadro istituzionale dell'accordo.

10. Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della

procedura.

11. Uno Stato membro, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione possono

domandare il parere della Corte di giustizia circa la compatibilità di un accordo previsto con i

trattati. In caso di parere negativo della Corte, l'accordo previsto non può entrare in vigore, salvo

modifiche dello stesso o revisione dei trattati.

Articolo 219

(ex articolo 111, paragrafi da 1 a 3 e 5, del TCE)

1. In deroga all'articolo 218 il Consiglio, su raccomandazione della Banca centrale europea o su

raccomandazione della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea,

nell'intento di pervenire a un consenso compatibile con l'obiettivo della stabilità dei prezzi, può

concludere accordi formali su un sistema di tassi di cambio dell'euro nei confronti delle valute di

Stati terzi. Il Consiglio delibera all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo e

secondo la procedura di cui al paragrafo 3.

6655/1/08 REV 1 191

IT

Il Consiglio, su raccomandazione della Banca centrale europea o su raccomandazione della

Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, nell'intento di pervenire ad un

consenso coerente con l'obiettivo della stabilità dei prezzi, può adottare, adeguare o abbandonare i

tassi centrali dell'euro all'interno del sistema dei tassi di cambio. Il presidente del Consiglio informa

il Parlamento europeo dell'adozione, dell'adeguamento o dell'abbandono dei tassi centrali dell'euro.

2. In mancanza di un sistema di tassi di cambio rispetto ad una o più valute di Stati terzi, come

indicato al paragrafo 1, il Consiglio, su raccomandazione della Commissione e previa consultazione

della Banca centrale europea, o su raccomandazione della Banca centrale europea, può formulare

gli orientamenti generali di politica del cambio nei confronti di dette valute. Questi orientamenti

generali non pregiudicano l'obiettivo prioritario del SEBC di mantenere la stabilità dei prezzi.

3. In deroga all'articolo 218, qualora accordi in materia di regime monetario o valutario debbano

essere negoziati dall'Unione con uno o più Stati terzi o organizzazioni internazionali, il Consiglio,

su raccomandazione della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, decide

le modalità per la negoziazione e la conclusione di detti accordi. Tali modalità devono assicurare

che l'Unione esprima una posizione unica. La Commissione è associata a pieno titolo ai negoziati.

4. Senza pregiudizio della competenza dell'Unione e degli accordi dell'Unione relativi all'Unione

economica e monetaria, gli Stati membri possono condurre negoziati nelle istanze internazionali e

concludere accordi internazionali. TITOLO VI

RELAZIONI DELL'UNIONE CON LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

E I PAESI TERZI E DELEGAZIONI DELL'UNIONE

Articolo 220

(ex articoli da 302 a 304 del TCE)

1. L'Unione attua ogni utile forma di cooperazione con gli organi delle Nazioni Unite e degli

istituti specializzati delle Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione per la sicurezza e

la cooperazione in Europa e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

6655/1/08 REV 1 192

IT

L'Unione assicura inoltre i collegamenti che ritiene opportuni con altre organizzazioni

internazionali.

2. L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e la

Commissione sono incaricati dell'attuazione del presente articolo.

Articolo 221

1. Le delegazioni dell'Unione nei paesi terzi e presso le organizzazioni internazionali assicurano

la rappresentanza dell'Unione.

2. Le delegazioni dell'Unione sono poste sotto l'autorità dell'alto rappresentante dell'Unione per

gli affari esteri e la politica di sicurezza. Esse agiscono in stretta cooperazione con le missioni

diplomatiche e consolari degli Stati membri.

TITOLO VII

CLAUSOLA DI SOLIDARIETÀ

Articolo 222

1. L'Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno

Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o

provocata dall'uomo. L'Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari

messi a sua disposizione dagli Stati membri, per:

a) - prevenire la minaccia terroristica sul territorio degli Stati membri;

- proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile da un eventuale attacco

terroristico;

- prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità

politiche, in caso di attacco terroristico;

b) prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità

politiche, in caso di calamità naturale o provocata dall'uomo.

6655/1/08 REV 1 193

IT

2. Se uno Stato membro subisce un attacco terroristico o è vittima di una calamità naturale o

provocata dall'uomo, gli altri Stati membri, su richiesta delle sue autorità politiche, gli prestano

assistenza. A tal fine gli Stati membri si coordinano in sede di Consiglio.

3. Le modalità di attuazione della presente clausola di solidarietà da parte dell'Unione sono

definite da una decisione adottata dal Consiglio, su proposta congiunta della Commissione e

dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Quando tale

decisione ha implicazioni nel settore della difesa, il Consiglio delibera conformemente

all'articolo 31, paragrafo 1 del trattato sull'Unione europea. Il Parlamento europeo è informato.

Ai fini del presente paragrafo e fatto salvo l'articolo 240, il Consiglio è assistito dal comitato

politico e di sicurezza, con il sostegno delle strutture sviluppate nell'ambito della politica di

sicurezza e di difesa comune, e dal comitato di cui all'articolo 71, i quali gli presentano, se del caso,

pareri congiunti.

4. Per consentire all'Unione e agli Stati membri di agire in modo efficace, il Consiglio europeo

valuta regolarmente le minacce cui è confrontata l'Unione.

6655/1/08 REV 1 194

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PARTE SESTA

DISPOSIZIONI ISTITUZIONALI E FINANZIARIE

TITOLO I

DISPOSIZIONI ISTITUZIONALI

CAPO 1

LE ISTITUZIONI

SEZIONE 1

IL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 223

(ex articolo 190, paragrafi 4 e 5 del TCE)

1. Il Parlamento europeo elabora un progetto volto a stabilire le disposizioni necessarie per

permettere l'elezione dei suoi membri a suffragio universale diretto, secondo una procedura

uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri.

Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa

approvazione del Parlamento europeo che si pronuncia alla maggioranza dei membri che lo

compongono, stabilisce le disposizioni necessarie. Tali disposizioni entrano in vigore previa

approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

2. Previo parere della Commissione e con l'approvazione del Consiglio, il Parlamento europeo,

di sua iniziativa, deliberando mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale,

stabilisce lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni dei suoi membri. Per le

norme o le condizioni relative al regime fiscale dei membri o ex membri è richiesta l'unanimità in

sede di Consiglio.

6655/1/08 REV 1 195

IT

Articolo 224

(ex articolo 191, secondo comma, del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria, determinano lo statuto dei partiti politici a livello europeo di cui all'articolo 10,

paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea, in particolare le norme relative al loro finanziamento.

Articolo 225

(ex articolo 192, secondo comma, del TCE)

A maggioranza dei membri che lo compongono, il Parlamento europeo può chiedere alla

Commissione di presentare adeguate proposte sulle questioni per le quali reputa necessaria

l'elaborazione di un atto dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati. Se la Commissione non

presenta una proposta, essa ne comunica le motivazioni al Parlamento europeo

Articolo 226

(ex articolo 193 del TCE)

Nell'ambito delle sue funzioni, il Parlamento europeo, su richiesta di un quarto dei membri che lo

compongono, può costituire una commissione temporanea d'inchiesta incaricata di esaminare, fatti

salvi i poteri conferiti dai trattati ad altre istituzioni o ad altri organi, le denunce di infrazione o di

cattiva amministrazione nell'applicazione del diritto dell'Unione, salvo quando i fatti di cui trattasi

siano pendenti dinanzi ad una giurisdizione e fino all'espletamento della procedura giudiziaria.

La commissione temporanea d'inchiesta cessa di esistere con il deposito della sua relazione.

Previa approvazione del Consiglio e della Commissione, il Parlamento europeo, di sua iniziativa,

deliberando mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale, fissa le modalità per

l'esercizio del diritto d'inchiesta.

6655/1/08 REV 1 196

IT

Articolo 227

(ex articolo 194 del TCE)

Qualsiasi cittadino dell'Unione, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede

sociale in uno Stato membro, ha il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri

cittadini o persone, una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nel campo di

attività dell'Unione e che lo (la) concerne direttamente.

Articolo 228

(ex articolo 195 del TCE)

1. Un mediatore europeo, eletto dal Parlamento europeo, è abilitato a ricevere le denunce di

qualsiasi cittadino dell'Unione o di qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede

sociale in uno Stato membro, e riguardanti casi di cattiva amministrazione nell'azione delle

istituzioni, degli organi o degli organismi dell'Unione, salvo la Corte di giustizia dell'Unione

europea nell'esercizio delle sue funzioni giurisdizionali. Egli istruisce tali denunce e riferisce al

riguardo.

Conformemente alla sua missione, il Mediatore, di propria iniziativa o in base alle denunce che gli

sono state presentate direttamente o tramite un membro del Parlamento europeo, procede alle

indagini che ritiene giustificate, tranne quando i fatti in questione formino o abbiano formato

oggetto di una procedura giudiziaria. Qualora il Mediatore constati un caso di cattiva

amministrazione, egli ne investe l'istituzione interessata, che dispone di tre mesi per comunicargli il

suo parere. Il Mediatore trasmette poi una relazione al Parlamento europeo e all'istituzione,

all'organo o all'organismo interessati. La persona che ha sporto denuncia viene informata del

risultato dell'indagine.

Ogni anno il Mediatore presenta una relazione al Parlamento europeo sui risultati delle sue indagini.

2. Il Mediatore è eletto dopo ogni elezione del Parlamento europeo per la durata della

legislatura. Il suo mandato è rinnovabile.

Il Mediatore può essere dichiarato dimissionario dalla Corte di giustizia, su richiesta del Parlamento

europeo, qualora non risponda più alle condizioni necessarie all'esercizio delle sue funzioni o abbia

commesso una colpa grave.

6655/1/08 REV 1 197

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3. Il Mediatore esercita le sue funzioni in piena indipendenza. Nell'adempimento dei suoi doveri,

egli non sollecita né accetta istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Per tutta

la durata del suo mandato, il Mediatore non può esercitare alcuna altra attività professionale,

remunerata o meno.

4. Previo parere della Commissione e con l'approvazione del Consiglio, il Parlamento europeo,

di sua iniziativa, deliberando mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale, fissa

lo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del Mediatore.

Articolo 229

(ex articolo 196 del TCE)

Il Parlamento europeo tiene una sessione annuale. Esso si riunisce di diritto il secondo martedì del

mese di marzo.

Il Parlamento europeo può riunirsi in tornata a richiesta della maggioranza dei membri che lo

compongono, del Consiglio o della Commissione.

Articolo 230

(ex articolo 197, secondo, terzo e quarto comma, del TCE)

La Commissione può assistere a tutte le sedute ed essere ascoltata a sua richiesta.

La Commissione risponde oralmente o per iscritto alle interrogazioni che le sono presentate dal

Parlamento europeo o dai membri di questo.

Il Consiglio europeo e il Consiglio sono ascoltati dal Parlamento europeo‚ secondo le modalità

previste dal regolamento interno del Consiglio europeo e da quello del Consiglio.

Articolo 231

(ex articolo 198 del TCE)

Salvo contrarie disposizioni dei trattati, il Parlamento europeo delibera a maggioranza dei suffragi

espressi.

Il regolamento interno fissa il numero legale.

6655/1/08 REV 1 198

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Articolo 232

(ex articolo 199 del TCE)

Il Parlamento europeo stabilisce il proprio regolamento interno a maggioranza dei membri che lo

compongono.

Gli atti del Parlamento europeo sono pubblicati conformemente alle condizioni previste dai trattati e

da detto regolamento. Articolo 233

(ex articolo 200 del TCE)

Il Parlamento europeo, in seduta pubblica, procede all'esame della relazione generale annuale, che

gli è sottoposta dalla Commissione. Articolo 234

(ex articolo 201 del TCE)

Il Parlamento europeo, cui sia presentata una mozione di censura sull'operato della Commissione,

non può pronunciarsi su tale mozione prima che siano trascorsi almeno tre giorni dal suo deposito e

con scrutinio pubblico.

Se la mozione di censura è approvata a maggioranza di due terzi dei voti espressi e a maggioranza

dei membri che compongono il Parlamento europeo, i membri della Commissione si dimettono

collettivamente dalle loro funzioni e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza si dimette dalle funzioni che esercita in seno alla Commissione. Essi

rimangono in carica e continuano a curare gli affari di ordinaria amministrazione fino alla loro

sostituzione conformemente all'articolo 17 del trattato sull'Unione europea. In questo caso‚ il

mandato dei membri della Commissione nominati per sostituirli scade alla data in cui sarebbe

scaduto il mandato dei membri della Commissione costretti a dimettersi collettivamente dalle loro

funzioni.

6655/1/08 REV 1 199

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SEZIONE 2

IL CONSIGLIO EUROPEO

Articolo 235

1. In caso di votazione‚ ciascun membro del Consiglio europeo può ricevere delega da uno solo

degli altri membri.

L'articolo 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 238, paragrafo 2 del presente

trattato si applicano al Consiglio europeo allorché delibera a maggioranza qualificata. Allorché il

Consiglio europeo delibera mediante votazione, il presidente e il presidente della Commissione non

partecipano al voto.

L'astensione di membri presenti o rappresentati non osta all'adozione delle deliberazioni del

Consiglio europeo per le quali è richiesta l'unanimità.

2. Il presidente del Parlamento europeo può essere invitato per essere ascoltato dal Consiglio

europeo.

3. Il Consiglio europeo delibera a maggioranza semplice in merito alle questioni procedurali e

per l'adozione del suo regolamento interno.

4. Il Consiglio europeo è assistito dal segretariato generale del Consiglio.

Articolo 236

Il Consiglio europeo adotta a maggioranza qualificata:

a) una decisione che stabilisce l'elenco delle formazioni del Consiglio, eccettuate quella "Affari

generali" e quella "Affari esteri", conformemente all'articolo 16, paragrafo 6 del trattato

sull'Unione europea;

b) una decisione sulla presidenza delle formazioni del Consiglio, eccettuata quella "Affari

esteri", conformemente all'articolo 16, paragrafo 9 del trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 200

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SEZIONE 3

IL CONSIGLIO

Articolo 237

(ex articolo 204 del TCE)

Il Consiglio si riunisce su convocazione del suo presidente, per iniziativa di questi, di uno dei suoi

membri o della Commissione. Articolo 238

(ex articolo 205, paragrafi 1 e 2, del TCE)

1. Per le deliberazioni che richiedono la maggioranza semplice, il Consiglio delibera alla

maggioranza dei membri che lo compongono.

2. In deroga all'articolo 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea, a decorrere dal

1º novembre 2014 e fatte salve le disposizioni stabilite dal protocollo sulle disposizioni transitorie,

quando il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante

dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per maggioranza qualificata si intende

almeno il 72% dei membri del Consiglio rappresentanti Stati membri che totalizzino almeno il 65%

della popolazione dell'Unione.

3. A decorrere dal 1° novembre 2014 e fatte salve le disposizioni stabilite dal protocollo sulle

disposizioni transitorie, nei casi in cui, a norma dei trattati, non tutti i membri del Consiglio

partecipano alla votazione, per maggioranza qualificata si intende quanto segue:

a) per maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio rappresentanti

gli Stati membri partecipanti che totalizzino almeno il 65% della popolazione di tali Stati.

La minoranza di blocco deve comprendere almeno il numero minimo di membri del Consiglio

che rappresentano oltre il 35% della popolazione degli Stati membri partecipanti, più un altro

membro; in caso contrario la maggioranza qualificata si considera raggiunta.

6655/1/08 REV 1 201

IT

b) In deroga alla lettera a), quando il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o

dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per

maggioranza qualificata si intende almeno il 72% dei membri del Consiglio rappresentanti gli

Stati membri partecipanti, che totalizzino almeno il 65% della popolazione di tali Stati.

4. Le astensioni dei membri presenti o rappresentati non ostano all'adozione delle deliberazioni

del Consiglio per le quali è richiesta l'unanimità.

Articolo 239

(ex articolo 206 del TCE)

In caso di votazione, ciascun membro del Consiglio può ricevere delega da uno solo degli altri

membri. Articolo 240

(ex articolo 207 del TCE)

1. Un comitato costituito dai rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri è

responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio e dell'esecuzione dei compiti che

quest'ultimo gli assegna. Il comitato può adottare decisioni di procedura nei casi previsti dal

regolamento interno del Consiglio.

2. Il Consiglio è assistito dal segretariato generale, sotto la responsabilità di un segretario

generale nominato dal Consiglio.

Il Consiglio decide a maggioranza semplice in merito all'organizzazione del segretariato generale.

3. Il Consiglio delibera a maggioranza semplice in merito alle questioni procedurali e per

l'adozione del suo regolamento interno.

6655/1/08 REV 1 202

IT

Articolo 241

(ex articolo 208 del TCE)

Il Consiglio, deliberando a maggioranza semplice, può chiedere alla Commissione di procedere a

tutti gli studi che esso ritiene opportuni ai fini del raggiungimento degli obiettivi comuni e di

sottoporgli tutte le proposte del caso. Se la Commissione non presenta una proposta, ne comunica le

motivazioni al Consiglio. Articolo 242

(ex articolo 209 del TCE)

Il Consiglio deliberando a maggioranza semplice, stabilisce, previa consultazione della

Commissione, lo statuto dei comitati previsti dai trattati.

Articolo 243

(ex articolo 210 del TCE)

Il Consiglio fissa gli stipendi, indennità e pensioni del presidente del Consiglio europeo, del

presidente della Commissione, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica

di sicurezza, dei membri della Commissione, dei presidenti, dei membri e dei cancellieri della Corte

di giustizia dell'Unione europea, nonché del segretario generale del Consiglio. Esso fissa altresì

tutte le indennità sostitutive di retribuzione. SEZIONE 4

LA COMMISSIONE

Articolo 244

A norma dell'articolo 17, paragrafo 5 del trattato sull'Unione europea i membri della Commissione

sono scelti in base ad un sistema di rotazione stabilito all'unanimità dal Consiglio europeo secondo i

principi seguenti:

6655/1/08 REV 1 203

IT

a) gli Stati membri sono trattati su un piano di assoluta parità per quanto concerne la

determinazione dell'avvicendamento e del periodo di permanenza dei loro cittadini in seno

alla Commissione; pertanto lo scarto tra il numero totale dei mandati detenuti da cittadini di

due Stati membri non può mai essere superiore a uno;

b) fatta salva la lettera a), ciascuna delle Commissioni successive è costituita in modo da

riflettere in maniera soddisfacente la molteplicità demografica e geografica degli Stati

membri. Articolo 245

(ex articolo 213 del TCE)

I membri della Commissione si astengono da ogni atto incompatibile con il carattere delle loro

funzioni. Gli Stati membri rispettano la loro indipendenza e non cercano di influenzarli

nell'adempimento dei loro compiti.

I membri della Commissione non possono, per la durata delle loro funzioni, esercitare alcun'altra

attività professionale, rimunerata o meno. Fin dal loro insediamento, essi assumono l'impegno

solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione di queste, gli obblighi

derivanti dalla loro carica, ed in particolare i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda

l'accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi. In caso di violazione degli

obblighi stessi, la Corte di giustizia, su istanza del Consiglio, che delibera a maggioranza semplice,

o della Commissione, può, a seconda dei casi, pronunciare le dimissioni d'ufficio alle condizioni

previste dall'articolo 247 ovvero la decadenza dal diritto a pensione dell'interessato o da altri

vantaggi sostitutivi. Articolo 246

(ex articolo 215 del TCE)

A parte i rinnovi regolari e i decessi, le funzioni dei membri della Commissione cessano

individualmente per dimissioni volontarie o d'ufficio.

Il posto divenuto vacante a seguito di dimissioni volontarie o d'ufficio o di decesso è coperto, per la

restante durata del mandato del membro, da un nuovo membro della stessa nazionalità, nominato

dal Consiglio di comune accordo col presidente della Commissione, previa consultazione del

Parlamento europeo e in conformità dei criteri di cui all'articolo 17, paragrafo 3, secondo comma

del trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 204

IT

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta del presidente della Commissione, può decidere

che tale posto divenuto vacante non deve essere coperto, in particolare se la restante durata del

mandato è breve.

In caso di dimissioni volontarie, di dimissioni d'ufficio o di decesso, il presidente è sostituito per la

restante durata del suo mandato. Per la sua sostituzione si applica la procedura prevista dall'articolo

17, paragrafo 7, primo comma del trattato sull'Unione europea.

In caso di dimissioni volontarie o d'ufficio o di decesso, l'alto rappresentante dell'Unione per gli

affari esteri e la politica di sicurezza è sostituito per la restante durata del suo mandato, in

conformità dell'articolo 18, paragrafo 1 del trattato sull'Unione europea.

In caso di dimissioni volontarie di tutti i membri della Commissione, questi rimangono in carica e

continuano a curare gli affari di ordinaria amministrazione fino alla loro sostituzione, per la restante

durata del mandato, in conformità dell'articolo 17 del trattato sull'Unione europea.

Articolo 247

(ex articolo 216 del TCE)

Qualsiasi membro della Commissione che non risponda più alle condizioni necessarie all'esercizio

delle sue funzioni o che abbia commesso una colpa grave può essere dichiarato dimissionario dalla

Corte di giustizia, su istanza del Consiglio, che delibera a maggioranza semplice, o della

Commissione. Articolo 248

(ex articolo 217, paragrafo 2, del TCE)

Fatto salvo l'articolo 18, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea, le competenze che spettano

alla Commissione sono strutturate e ripartite fra i membri dal presidente, in conformità

dell'articolo 17, paragrafo 6 di detto trattato. Il presidente può modificare la ripartizione delle

competenze nel corso del mandato. I membri della Commissione esercitano le funzioni loro

attribuite dal presidente, sotto la sua autorità.

6655/1/08 REV 1 205

IT

Articolo 249

(ex articoli 218, paragrafo 2, e 212 del TCE)

1. La Commissione stabilisce il proprio regolamento interno allo scopo di assicurare il proprio

funzionamento e quello dei propri servizi. Essa provvede alla pubblicazione del regolamento.

2. La Commissione pubblica ogni anno, almeno un mese prima dell'apertura della sessione del

Parlamento europeo, una relazione generale sull'attività dell'Unione.

Articolo 250

(ex articolo 219 del TCE)

Le deliberazioni della Commissione sono prese a maggioranza dei suoi membri.

Il regolamento interno fissa il numero legale.

SEZIONE 5

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 251

(ex articolo 221 del TCE)

La Corte di giustizia si riunisce in sezioni o in grande sezione, conformemente alle regole previste a

tal fine dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea.

Ove ciò sia previsto dallo statuto, la Corte di giustizia può riunirsi anche in seduta plenaria.

Articolo 252

(ex articolo 222 del TCE)

La Corte di giustizia è assistita da otto avvocati generali. Ove ciò sia richiesto dalla Corte di

giustizia, il Consiglio, deliberando all'unanimità, può aumentare il numero degli avvocati generali.

6655/1/08 REV 1 206

IT

L'avvocato generale ha l'ufficio di presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e in piena

indipendenza, conclusioni motivate sulle cause che, conformemente allo statuto della Corte di

giustizia dell'Unione europea, richiedono il suo intervento.

Articolo 253

(ex articolo 223 del TCE)

I giudici e gli avvocati generali della Corte di giustizia, scelti tra personalità che offrano tutte le

garanzie di indipendenza e che riuniscano le condizioni richieste per l'esercizio, nei rispettivi paesi,

delle più alte funzioni giurisdizionali, ovvero che siano giureconsulti di notoria competenza, sono

nominati di comune accordo per sei anni dai governi degli Stati membri, previa consultazione del

comitato di cui all'articolo 255.

Ogni tre anni si procede a un rinnovo parziale dei giudici e degli avvocati generali, alle condizioni

previste dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea.

I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente della Corte di giustizia. Il suo mandato è

rinnovabile.

I giudici e gli avvocati generali uscenti possono essere nuovamente nominati.

La Corte di giustizia nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.

La Corte di giustizia stabilisce il proprio regolamento di procedura. Tale regolamento è sottoposto

all'approvazione del Consiglio. Articolo 254

(ex articolo 224 del TCE)

Il numero dei giudici del Tribunale è stabilito dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione

europea. Lo statuto può prevedere che il Tribunale sia assistito da avvocati generali.

I membri del Tribunale sono scelti tra persone che offrano tutte le garanzie di indipendenza e

possiedano la capacità per l'esercizio di alte funzioni giurisdizionali. Essi sono nominati di comune

accordo per sei anni dai governi degli Stati membri, previa consultazione del comitato di cui

all'articolo 255. Ogni tre anni si procede a un rinnovo parziale. I membri uscenti possono essere

nuovamente nominati.

6655/1/08 REV 1 207

IT

I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente del Tribunale. Il suo mandato è rinnovabile.

Il Tribunale nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.

Il Tribunale stabilisce il proprio regolamento di procedura di concerto con la Corte di giustizia. Tale

regolamento è sottoposto all'approvazione del Consiglio.

Salvo quanto diversamente disposto dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, le

disposizioni dei trattati relative alla Corte di giustizia sono applicabili al Tribunale.

Articolo 255

È istituito un comitato con l'incarico di fornire un parere sull'adeguatezza dei candidati all'esercizio

delle funzioni di giudice e di avvocato generale della Corte di giustizia e del Tribunale, prima che i

governi degli Stati membri procedano alle nomine in conformità degli articoli 253 e 224.

Il comitato è composto da sette personalità scelte tra ex membri della Corte di giustizia e del

Tribunale, membri dei massimi organi giurisdizionali nazionali e giuristi di notoria competenza,

uno dei quali è proposto dal Parlamento europeo. Il Consiglio adotta una decisione che stabilisce le

regole di funzionamento di detto comitato e una decisione che ne designa i membri. Esso delibera

su iniziativa del presidente della Corte di giustizia.

Articolo 256

(ex articolo 225 del TCE)

1. Il Tribunale è competente a conoscere in primo grado dei ricorsi di cui agli articoli 263, 265,

268, 270 e 272, ad eccezione di quelli attribuiti a un tribunale specializzato istituito in applicazione

dell'articolo 257 e di quelli che lo statuto riserva alla Corte di giustizia. Lo statuto può prevedere

che il Tribunale sia competente per altre categorie di ricorsi.

Le decisioni emesse dal Tribunale ai sensi del presente paragrafo possono essere oggetto di

impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia per i soli motivi di diritto e alle condizioni ed entro i

limiti previsti dallo statuto.

6655/1/08 REV 1 208

IT

2. Il Tribunale è competente a conoscere dei ricorsi proposti contro le decisioni dei tribunali

specializzati.

Le decisioni emesse dal Tribunale ai sensi del presente paragrafo possono eccezionalmente essere

oggetto di riesame da parte della Corte di giustizia, alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo

statuto, ove sussistano gravi rischi che l'unità o la coerenza del diritto dell'Unione siano

compromesse.

3. Il Tribunale è competente a conoscere delle questioni pregiudiziali, sottoposte ai sensi

dell'articolo 267, in materie specifiche determinate dallo statuto.

Il Tribunale, ove ritenga che la causa richieda una decisione di principio che potrebbe

compromettere l'unità o la coerenza del diritto dell'Unione, può rinviare la causa dinanzi alla Corte

di giustizia affinché si pronunci.

Le decisioni emesse dal Tribunale su questioni pregiudiziali possono eccezionalmente essere

oggetto di riesame da parte della Corte di giustizia, alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo

statuto, ove sussistano gravi rischi che l'unità o la coerenza del diritto dell'Unione siano

compromesse. Articolo 257

(ex articolo 225 A del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

possono istituire tribunali specializzati affiancati al Tribunale, e incaricati di conoscere in primo

grado di talune categorie di ricorsi proposti in materie specifiche. Il Parlamento europeo e il

Consiglio deliberano mediante regolamenti su proposta della Commissione e previa consultazione

della Corte di giustizia o su richiesta della Corte di giustizia e previa consultazione della

Commissione.

Il regolamento sull'istituzione di un tribunale specializzato stabilisce le regole relative alla

composizione di tale tribunale e precisa la portata delle competenze ad esso conferite.

Le decisioni dei tribunali specializzati possono essere oggetto di impugnazione per i soli motivi di

diritto o, qualora il regolamento sull'istituzione del tribunale specializzato lo preveda, anche per

motivi di fatto, dinanzi al Tribunale.

6655/1/08 REV 1 209

IT

I membri dei tribunali specializzati sono scelti tra persone che offrano tutte le garanzie di

indipendenza e possiedano la capacità per l'esercizio di funzioni giurisdizionali. Essi sono nominati

dal Consiglio, che delibera all'unanimità.

I tribunali specializzati stabiliscono il proprio regolamento di procedura di concerto con la Corte di

giustizia. Tale regolamento è sottoposto all'approvazione del Consiglio.

Salvo ove diversamente disposto dal regolamento sull'istituzione del tribunale specializzato, le

disposizioni dei trattati relative alla Corte di giustizia dell'Unione europea e le disposizioni dello

statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea si applicano ai tribunali specializzati. Il titolo I

dello statuto e l'articolo 64 del medesimo si applicano in ogni caso ai tribunali specializzati.

Articolo 258

(ex articolo 226 del TCE)

La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui

incombenti in virtù dei trattati, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in

condizioni di presentare le sue osservazioni.

Qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla Commissione,

questa può adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Articolo 259

(ex articolo 227 del TCE)

Ciascuno degli Stati membri può adire la Corte di giustizia dell'Unione europea quando reputi che

un altro Stato membro ha mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù dei trattati.

Uno Stato membro, prima di proporre contro un altro Stato membro un ricorso fondato su una

pretesa violazione degli obblighi che a quest'ultimo incombono in virtù dei trattati, deve rivolgersi

alla Commissione.

La Commissione emette un parere motivato dopo che gli Stati interessati siano posti in condizione

di presentare in contraddittorio le loro osservazioni scritte e orali.

6655/1/08 REV 1 210

IT

Qualora la Commissione non abbia formulato il parere nel termine di tre mesi dalla domanda, la

mancanza del parere non osta alla facoltà di ricorso alla Corte.

Articolo 260

(ex articolo 228 del TCE)

1. Quando la Corte di giustizia dell'Unione europea riconosca che uno Stato membro ha mancato

ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù dei trattati, tale Stato è tenuto a prendere i

provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della Corte comporta.

2. Se ritiene che lo Stato membro in questione non abbia preso le misure che l'esecuzione della

sentenza della Corte comporta‚ la Commissione, dopo aver posto tale Stato in condizione di

presentare osservazioni, può adire la Corte. Essa precisa l'importo della somma forfettaria o della

penalità, da versare da parte dello Stato membro in questione, che essa consideri adeguato alle

circostanze.

La Corte, qualora riconosca che lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza da

essa pronunciata, può comminargli il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità.

Questa procedura lascia impregiudicate le disposizioni dell'articolo 259.

3. La Commissione, quando propone ricorso dinanzi alla Corte in virtù dell'articolo 258

reputando che lo Stato membro interessato non abbia adempiuto all'obbligo di comunicare le misure

di attuazione di una direttiva adottata secondo una procedura legislativa, può, se lo ritiene

opportuno, indicare l'importo della somma forfettaria o della penalità da versare da parte di tale

Stato che essa consideri adeguato alle circostanze.

Se la Corte constata l'inadempimento, può comminare allo Stato membro in questione il pagamento

di una somma forfettaria o di una penalità entro i limiti dell'importo indicato dalla Commissione. Il

pagamento è esigibile alla data fissata dalla Corte nella sentenza.

Articolo 261

(ex articolo 229 del TCE)

I regolamenti adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio e dal Consiglio in

virtù delle disposizioni dei trattati possono attribuire alla Corte di giustizia dell'Unione europea una

competenza giurisdizionale anche di merito per quanto riguarda le sanzioni previste nei regolamenti

stessi.

6655/1/08 REV 1 211

IT

Articolo 262

(ex articolo 229 A del TCE)

Fatte salve le altre disposizioni dei trattati, il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una

procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare

disposizioni intese ad attribuire alla Corte di giustizia dell'Unione europea, nella misura da esso

stabilita, la competenza a pronunciarsi su controversie connesse con l'applicazione degli atti adottati

in base ai trattati che creano titoli europei di proprietà intellettuale. Tali disposizioni entrano in

vigore previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali.

Articolo 263

(ex articolo 230 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea esercita un controllo di legittimità sugli atti legislativi,

sugli atti del Consiglio, della Commissione e della Banca centrale europea che non siano

raccomandazioni o pareri, nonché sugli atti del Parlamento europeo e del Consiglio europeo

destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi. Esercita inoltre un controllo di legittimità

sugli atti degli organi o organismi dell'Unione destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di

terzi.

A tal fine, la Corte è competente a pronunciarsi sui ricorsi per incompetenza, violazione delle forme

sostanziali, violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro applicazione,

ovvero per sviamento di potere, proposti da uno Stato membro, dal Parlamento europeo, dal

Consiglio o dalla Commissione.

La Corte è competente, alle stesse condizioni, a pronunciarsi sui ricorsi che la Corte dei conti, la

Banca centrale europea ed il Comitato delle regioni propongono per salvaguardare le proprie

prerogative.

Qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre‚ alle condizioni previste al primo e secondo

comma, un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che la riguardano direttamente e

individualmente, e contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e che non

comportano alcuna misura d'esecuzione.

Gli atti che istituiscono gli organi e organismi dell'Unione possono prevedere condizioni e modalità

specifiche relative ai ricorsi proposti da persone fisiche o giuridiche contro atti di detti organi o

organismi destinati a produrre effetti giuridici nei loro confronti.

6655/1/08 REV 1 212

IT

I ricorsi previsti dal presente articolo devono essere proposti nel termine di due mesi a decorrere,

secondo i casi, dalla pubblicazione dell'atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in

mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza.

Articolo 264

(ex articolo 231 del TCE)

Se il ricorso è fondato, la Corte di giustizia dell'Unione europea dichiara nullo e non avvenuto l'atto

impugnato.

Tuttavia la Corte, ove lo reputi necessario, precisa gli effetti dell'atto annullato che devono essere

considerati definitivi. Articolo 265

(ex articolo 232 del TCE)

Qualora, in violazione dei trattati, il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio, la

Commissione o la Banca centrale europea si astengano dal pronunciarsi, gli Stati membri e le altre

istituzioni dell'Unione possono adire la Corte di giustizia dell'Unione europea per far constatare tale

violazione. Il presente articolo si applica, alle stesse condizioni, agli organi e organismi dell'Unione

che si astengano dal pronunciarsi.

Il ricorso è ricevibile soltanto quando l'istituzione, l'organo o l'organismo in causa siano stati

preventivamente richiesti di agire. Se, allo scadere di un termine di due mesi da tale richiesta,

l'istituzione, l'organo o l'organismo non hanno preso posizione, il ricorso può essere proposto entro

un nuovo termine di due mesi.

Ogni persona fisica o giuridica può adire la Corte alle condizioni stabilite dai commi precedenti per

contestare ad una istituzione, organo o organismo dell'Unione di avere omesso di emanare nei suoi

confronti un atto che non sia una raccomandazione o un parere.

6655/1/08 REV 1 213

IT

Articolo 266

(ex articolo 233 del TCE)

L'istituzione, l'organo o l'organismo da cui emana l'atto annullato o la cui astensione sia stata

dichiarata contraria ai trattati sono tenuti a prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza

della Corte di giustizia dell'Unione europea comporta.

Tale obbligo non pregiudica quello eventualmente risultante dall'applicazione dell'articolo 340.

Articolo 267

(ex articolo 234 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:

a) sull'interpretazione dei trattati;

b) sulla validità e l'interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli

organismi dell'Unione.

Quando una questione del genere è sollevata dinanzi ad un organo giurisdizionale di uno degli Stati

membri, tale organo giurisdizionale può, qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza una

decisione su questo punto, domandare alla Corte di pronunciarsi sulla questione.

Quando una questione del genere è sollevata in un giudizio pendente davanti a un organo

giurisdizionale nazionale, avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di

diritto interno, tale organo giurisdizionale è tenuto a rivolgersi alla Corte.

Quando una questione del genere è sollevata in un giudizio pendente davanti a un organo

giurisdizionale nazionale e riguardante una persona in stato di detenzione, la Corte statuisce il più

rapidamente possibile. Articolo 268

(ex articolo 235 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a conoscere delle controversie relative al

risarcimento dei danni di cui all'articolo 340, secondo e terzo comma.

6655/1/08 REV 1 214

IT

Articolo 269

La Corte di giustizia è competente a pronunciarsi sulla legittimità di un atto adottato dal Consiglio

europeo o dal Consiglio a norma dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea unicamente su

domanda dello Stato membro oggetto di una constatazione del Consiglio europeo o del Consiglio e

per quanto concerne il rispetto delle sole prescrizioni di carattere procedurale previste dal suddetto

articolo.

La domanda deve essere formulata entro il termine di un mese a decorrere da detta constatazione.

La Corte statuisce entro il termine di un mese a decorrere dalla data della domanda.

Articolo 270

(ex articolo 236 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a pronunciarsi su qualsiasi controversia tra

l'Unione e gli agenti di questa, nei limiti e alle condizioni determinati dallo statuto dei funzionari

dell'Unione e dal regime applicabile agli altri agenti dell'Unione.

Articolo 271

(ex articolo 237 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente, nei limiti sotto specificati, a conoscere delle

controversie in materia di:

a) esecuzione degli obblighi degli Stati membri derivanti dallo statuto della Banca europea per

gli investimenti. Il consiglio di amministrazione della Banca dispone a tale riguardo dei poteri

riconosciuti alla Commissione dall'articolo 258;

b) deliberazioni del consiglio dei governatori della Banca europea per gli investimenti. Ciascuno

Stato membro, la Commissione e il consiglio di amministrazione della Banca possono

proporre un ricorso in materia, alle condizioni previste dall'articolo 263;

c) deliberazioni del consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti. I

ricorsi avverso tali deliberazioni possono essere proposti, alle condizioni fissate

dall'articolo 263, soltanto dagli Stati membri o dalla Commissione e unicamente per

violazione delle norme di cui all'articolo 19, paragrafo 2 e paragrafi da 5 a 7 inclusi, dello

statuto della Banca;

6655/1/08 REV 1 215

IT

d) esecuzione, da parte delle banche centrali nazionali, degli obblighi derivanti dai trattati e dallo

statuto del SEBC e della BCE. Il consiglio direttivo della Banca centrale europea dispone al

riguardo, nei confronti delle banche centrali nazionali, dei poteri riconosciuti alla

Commissione dall'articolo 258 nei confronti degli Stati membri. Quando la Corte riconosca

che una banca centrale nazionale ha mancato ad uno degli obblighi ad essa incombenti in virtù

dei trattati, essa è tenuta a prendere i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della

Corte comporta. Articolo 272

(ex articolo 238 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a giudicare in virtù di una clausola

compromissoria contenuta in un contratto di diritto pubblico o di diritto privato stipulato

dall'Unione o per conto di questa. Articolo 273

(ex articolo 239 del TCE)

La Corte di giustizia è competente a conoscere di qualsiasi controversia tra Stati membri in

connessione con l'oggetto dei trattati, quando tale controversia le venga sottoposta in virtù di un

compromesso. Articolo 274

(ex articolo 240 del TCE)

Fatte salve le competenze attribuite alla Corte di giustizia dell'Unione europea dai trattati, le

controversie nelle quali l'Unione sia parte non sono, per tale motivo, sottratte alla competenza delle

giurisdizioni nazionali. Articolo 275

La Corte di giustizia dell'Unione europea non è competente per quanto riguarda le disposizioni

relative alla politica estera e di sicurezza comune, né per quanto riguarda gli atti adottati in base a

dette disposizioni.

6655/1/08 REV 1 216

IT

Tuttavia, la Corte è competente a controllare il rispetto dell'articolo 40 del trattato sull'Unione

europea e a pronunciarsi sui ricorsi, proposti secondo le condizioni di cui all'articolo 263, quarto

comma del presente trattato, riguardanti il controllo della legittimità delle decisioni che prevedono

misure restrittive nei confronti di persone fisiche o giuridiche adottate dal Consiglio in base al

titolo V, capo 2 del trattato sull'Unione europea.

Articolo 276

Nell'esercizio delle attribuzioni relative alle disposizioni dei capi 4 e 5 della parte terza, titolo V

concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, la Corte di giustizia dell'Unione europea non è

competente a esaminare la validità o la proporzionalità di operazioni condotte dalla polizia o da altri

servizi incaricati dell'applicazione della legge di uno Stato membro o l'esercizio delle responsabilità

incombenti agli Stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico e la salvaguardia della

sicurezza interna. Articolo 277

(ex articolo 241 del TCE)

Nell'eventualità di una controversia che metta in causa un atto di portata generale adottato da

un'istituzione, organo o organismo dell'Unione, ciascuna parte può, anche dopo lo spirare del

termine previsto all'articolo 263, sesto comma, valersi dei motivi previsti all'articolo 263, secondo

comma, per invocare dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea l'inapplicabilità dell'atto

stesso. Articolo 278

(ex articolo 242 del TCE)

I ricorsi proposti alla Corte di giustizia dell'Unione europea non hanno effetto sospensivo. Tuttavia,

la Corte può, quando reputi che le circostanze lo richiedano, ordinare la sospensione dell'esecuzione

dell'atto impugnato.

6655/1/08 REV 1 217

IT

Articolo 279

(ex articolo 243 del TCE)

La Corte di giustizia dell'Unione europea, negli affari che le sono proposti, può ordinare i

provvedimenti provvisori necessari. Articolo 280

(ex articolo 244 del TCE)

Le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea hanno forza esecutiva alle condizioni

fissate dall'articolo 299. Articolo 281

(ex articolo 245 del TCE)

Lo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea è stabilito con un protocollo separato.

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

possono modificare le disposizioni dello statuto, ad eccezione del titolo I e dell'articolo 64. Il

Parlamento europeo e il Consiglio deliberano su richiesta della Corte di giustizia e previa

consultazione della Commissione o su proposta della Commissione e previa consultazione della

Corte di giustizia. SEZIONE 6

LA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 282

1. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di

banche centrali (SEBC). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro, che costituiscono l'Eurosistema, conducono la politica monetaria

dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 218

IT

2. Il SEBC è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L'obiettivo principale

del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le

politiche economiche generali nell'Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di

quest'ultima.

3. La Banca centrale europea ha personalità giuridica. Ha il diritto esclusivo di autorizzare

l'emissione dell'euro. È indipendente nell'esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze.

Le istituzioni, organi e organismi dell'Unione e i governi degli Stati membri rispettano tale

indipendenza.

4. La Banca centrale europea adotta le misure necessarie all'assolvimento dei suoi compiti in

conformità degli articoli da 127 a 133, dell'articolo 138 e delle condizioni stabilite dallo statuto del

SEBC e della BCE. In conformità di questi stessi articoli, gli Stati membri la cui moneta non è

l'euro e le rispettive banche centrali conservano le loro competenze nel settore monetario.

5. Nei settori che rientrano nelle sue attribuzioni, la Banca centrale europea è consultata su ogni

progetto di atto dell'Unione e su ogni progetto di atto normativo a livello nazionale, e può formulare

pareri. Articolo 283

(ex articolo 112 del TCE)

1. Il consiglio direttivo della Banca centrale europea comprende i membri del comitato esecutivo

della Banca centrale europea nonché i governatori delle banche centrali nazionali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro.

2. Il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri membri.

Il presidente, il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo sono nominati, tra persone

di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario, dal Consiglio

europeo che delibera a maggioranza qualificata, su raccomandazione del Consiglio e previa

consultazione del Parlamento europeo e del consiglio direttivo della Banca centrale europea.

Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile.

6655/1/08 REV 1 219

IT

Soltanto cittadini degli Stati membri possono essere membri del comitato esecutivo.

Articolo 284

(ex articolo 113 del TCE)

1. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono partecipare, senza diritto

di voto, alle riunioni del Consiglio direttivo della Banca centrale europea.

Il presidente del Consiglio può sottoporre una mozione alla delibera del consiglio direttivo della

Banca centrale europea.

2. Il presidente della Banca centrale europea è invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio

quando quest'ultimo discute su argomenti relativi agli obiettivi e ai compiti del SEBC.

3. La Banca centrale europea trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione

nonché al Consiglio europeo, una relazione annuale sull'attività del SEBC e sulla politica monetaria

dell'anno precedente e dell'anno in corso. Il presidente della Banca centrale europea presenta tale

relazione al Consiglio e al Parlamento europeo, che può procedere su questa base ad un dibattito

generale.

Il presidente della Banca centrale europea e gli altri membri del comitato esecutivo possono, a

richiesta del Parlamento europeo o di propria iniziativa, essere ascoltati dalle commissioni

competenti del Parlamento europeo. SEZIONE 7

LA CORTE DEI CONTI

Articolo 285

(ex articolo 246 del TCE)

La Corte dei conti assicura il controllo dei conti dell'Unione.

Essa è composta da un cittadino di ciascuno Stato membro. I suoi membri esercitano le loro

funzioni in piena indipendenza, nell'interesse generale dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 220

IT

Articolo 286

(ex articolo 247 del TCE)

1. I membri della Corte dei conti sono scelti tra personalità che fanno o hanno fatto parte, nei

rispettivi Stati, delle istituzioni di controllo esterno o che posseggono una qualifica specifica per

tale funzione. Essi devono offrire tutte le garanzie d'indipendenza.

2. I membri della Corte dei conti sono nominati per un periodo di sei anni. Il Consiglio, previa

consultazione del Parlamento europeo, adotta l'elenco dei membri, redatto conformemente alle

proposte presentate da ciascuno Stato membro. Il mandato dei membri della Corte dei conti è

rinnovabile.

I membri designano tra loro, per tre anni, il presidente della Corte dei conti. Il suo mandato è

rinnovabile.

3. Nell'adempimento dei loro doveri, i membri della Corte dei Conti non sollecitano né accettano

istruzioni da alcun governo né da alcun organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con

il carattere delle loro funzioni.

4. I membri della Corte dei conti non possono, per la durata delle loro funzioni, esercitare

alcun'altra attività professionale, remunerata o meno. Fin dal loro insediamento, i membri della

Corte dei conti assumono l'impegno solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la

cessazione di queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica ed in particolare i doveri di onestà e

delicatezza per quanto riguarda l'accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi.

5. A parte rinnovamenti regolari e i decessi, le funzioni dei membri della Corte dei conti cessano

individualmente per dimissioni volontarie o per dimissioni d'ufficio dichiarate dalla Corte di

giustizia conformemente alle disposizioni del paragrafo 6.

L'interessato è sostituito per la restante durata del mandato.

Salvo il caso di dimissioni d'ufficio, i membri della Corte dei conti restano in carica fino a quando

non si sia provveduto alla loro sostituzione.

6655/1/08 REV 1 221

IT

6. I membri della Corte dei conti possono essere destituiti dalle loro funzioni oppure essere

dichiarati decaduti dal loro diritto alla pensione o da altri vantaggi sostitutivi soltanto se la Corte di

giustizia constata, su richiesta della Corte dei conti, che essi non sono più in possesso dei requisiti

necessari o non soddisfano più agli obblighi derivanti dalla loro carica.

7. Il Consiglio fissa le condizioni di impiego, in particolare stipendi, indennità e pensioni, del

presidente e dei membri della Corte dei conti. Esso fissa altresì tutte le indennità sostitutive di

retribuzione.

8. Le disposizioni del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea applicabili ai

giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea sono applicabili anche ai membri della Corte dei

conti. Articolo 287

(ex articolo 248 del TCE)

1. La Corte dei conti esamina i conti di tutte le entrate e le spese dell'Unione. Esamina del pari i

conti di tutte le entrate e le spese di ogni organo o organismo creato dall'Unione, nella misura in cui

l'atto costitutivo non escluda tale esame.

La Corte dei conti presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una dichiarazione in cui attesta

l'affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni, che è pubblicata nella

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Detta dichiarazione può essere completata da valutazioni

specifiche per ciascuno dei settori principali dell'attività dell'Unione.

2. La Corte dei conti controlla la legittimità e la regolarità delle entrate e delle spese ed accerta

la sana gestione finanziaria. Nell'esercitare tale controllo, essa riferisce in particolare su ogni caso di

irregolarità.

Il controllo delle entrate si effettua in base agli accertamenti ed ai versamenti delle entrate

all'Unione.

Il controllo delle spese si effettua in base agli impegni ed ai pagamenti.

Tali controlli possono essere effettuati prima della chiusura dei conti dell'esercizio di bilancio

considerato.

6655/1/08 REV 1 222

IT

3. Il controllo ha luogo tanto sui documenti quanto, in caso di necessità, sul posto, presso le altre

istituzioni dell'Unione, nei locali di qualsiasi organo o organismo che gestisca le entrate o le spese

per conto dell'Unione e negli Stati membri, compresi i locali di persone fisiche o giuridiche che

ricevano contributi a carico del bilancio. Il controllo negli Stati membri si effettua in collaborazione

con le istituzioni nazionali di controllo o, se queste non hanno la necessaria competenza, con i

servizi nazionali competenti. La Corte dei conti e le istituzioni nazionali di controllo degli Stati

membri cooperano in uno spirito di reciproca fiducia, pur mantenendo la loro indipendenza. Tali

istituzioni o servizi comunicano alla Corte dei conti se intendono partecipare al controllo.

Le altre istituzioni dell'Unione, gli organi o organismi che gestiscono le entrate o le spese per conto

dell'Unione, le persone fisiche o giuridiche che ricevono contributi a carico del bilancio e le

istituzioni nazionali di controllo o, se queste non hanno la necessaria competenza, i servizi nazionali

competenti trasmettono alla Corte dei conti, a sua richiesta, i documenti e le informazioni necessari

all'espletamento delle sue funzioni.

Per quanto riguarda l'attività della Banca europea per gli investimenti in merito alla gestione delle

entrate e delle spese dell'Unione, il diritto della Corte di accedere alle informazioni in possesso

della Banca è disciplinato da un accordo tra la Corte, la Banca e la Commissione. In mancanza di un

accordo, la Corte ha tuttavia accesso alle informazioni necessarie al controllo delle entrate e delle

spese dell'Unione gestite dalla Banca.

4. Dopo la chiusura di ciascun esercizio, la Corte dei conti stende una relazione annua. Questa è

trasmessa alle altre istituzioni dell'Unione ed è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione

europea, accompagnata dalle risposte delle istituzioni alle osservazioni della Corte dei conti.

La Corte dei conti può inoltre presentare in ogni momento le sue osservazioni su problemi

particolari sotto forma, tra l'altro, di relazioni speciali e dare pareri su richiesta di una delle altre

istituzioni dell'Unione.

Essa adotta le relazioni annue, le relazioni speciali o i pareri a maggioranza dei membri che la

compongono. Ha tuttavia la possibilità di istituire nel suo ambito delle sezioni per adottare talune

categorie di relazioni o di pareri, alle condizioni previste nel suo regolamento interno.

6655/1/08 REV 1 223

IT

Essa assiste il Parlamento europeo e il Consiglio nell'esercizio della loro funzione di controllo

dell'esecuzione del bilancio.

La Corte dei conti stabilisce il proprio regolamento interno. Tale regolamento è sottoposto

all'approvazione del Consiglio. CAPO 2

ATTI GIURIDICI DELL'UNIONE, PROCEDURE DI ADOZIONE

E ALTRE DISPOSIZIONI

SEZIONE 1

ATTI GIURIDICI DELL'UNIONE

Articolo 288

(ex articolo 249 del TCE)

Per esercitare le competenze dell'Unione, le istituzioni adottano regolamenti, direttive, decisioni,

raccomandazioni e pareri.

Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente

applicabile in ciascuno degli Stati membri.

La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere,

salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi.

La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i destinatari è obbligatoria soltanto

nei confronti di questi.

Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti.

6655/1/08 REV 1 224

IT

Articolo 289

1. La procedura legislativa ordinaria consiste nell'adozione congiunta di un regolamento, di una

direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio su proposta della

Commissione. Tale procedura è definita all'articolo 294.

2. Nei casi specifici previsti dai trattati, l'adozione di un regolamento, di una direttiva o di una

decisione da parte del Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte di

quest'ultimo con la partecipazione del Parlamento europeo costituisce una procedura legislativa

speciale.

3. Gli atti giuridici adottati mediante procedura legislativa sono atti legislativi.

4. Nei casi specifici previsti dai trattati, gli atti legislativi possono essere adottati su iniziativa di

un gruppo di Stati membri o del Parlamento europeo, su raccomandazione della Banca centrale

europea o su richiesta della Corte di giustizia o della Banca europea per gli investimenti.

Articolo 290

1. Un atto legislativo può delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di

portata generale che integrano o modificano determinati elementi non essenziali dell'atto legislativo.

Gli atti legislativi delimitano esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della

delega di potere. Gli elementi essenziali di un settore sono riservati all'atto legislativo e non

possono pertanto essere oggetto di delega di potere.

2. Gli atti legislativi fissano esplicitamente le condizioni cui è soggetta la delega, che possono

essere le seguenti:

a) il Parlamento europeo o il Consiglio possono decidere di revocare la delega;

b) l'atto delegato può entrare in vigore soltanto se, entro il termine fissato dall'atto legislativo, il

Parlamento europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni.

6655/1/08 REV 1 225

IT

Ai fini delle lettere a) e b), il Parlamento europeo delibera a maggioranza dei membri che lo

compongono e il Consiglio delibera a maggioranza qualificata.

3. L'aggettivo "delegato" o "delegata" è inserito nel titolo degli atti delegati.

Articolo 291

1. Gli Stati membri adottano tutte le misure di diritto interno necessarie per l'attuazione degli atti

giuridicamente vincolanti dell'Unione.

2. Allorché sono necessarie condizioni uniformi di esecuzione degli atti giuridicamente

vincolanti dell'Unione, questi conferiscono competenze di esecuzione alla Commissione o, in casi

specifici debitamente motivati e nelle circostanze previste agli articoli 24 e 26 del trattato

sull'Unione europea, al Consiglio.

3. Ai fini del paragrafo 2, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante

regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono preventivamente le regole e i

principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle

competenze di esecuzione attribuite alla Commissione.

4. I termini "di esecuzione" sono inseriti nel titolo degli atti di esecuzione.

Articolo 292

Il Consiglio adotta raccomandazioni. Delibera su proposta della Commissione in tutti i casi in cui i

trattati prevedono che adotti atti su proposta della Commissione. Delibera all'unanimità nei settori

nei quali è richiesta l'unanimità per l'adozione di un atto dell'Unione. La Commissione, e la Banca

centrale europea nei casi specifici previsti dai trattati, adottano raccomandazioni.

6655/1/08 REV 1 226

IT

SEZIONE 2

PROCEDURE DI ADOZIONE DEGLI ATTI E ALTRE DISPOSIZIONI

Articolo 293

(ex articolo 250 del TCE)

1. Quando‚ in virtù dei trattati‚ delibera su proposta della Commissione‚ il Consiglio può

emendare la proposta solo deliberando all'unanimità‚ salvo nei casi di cui all'articolo 294‚ paragrafi

10 e 13, agli articoli 310, 312, 314 e all'articolo 315, secondo comma.

2. Fintantoché il Consiglio non ha deliberato, la Commissione può modificare la propria

proposta in ogni fase delle procedure che portano all'adozione di un atto dell'Unione.

Articolo 294

(ex articolo 251 del TCE)

1. Quando nei trattati si fa riferimento alla procedura legislativa ordinaria per l'adozione di un

atto, si applica la procedura che segue.

2. La Commissione presenta una proposta al Parlamento europeo e al Consiglio.

Prima lettura

3. Il Parlamento europeo adotta la sua posizione in prima lettura e la trasmette al Consiglio.

4. Se il Consiglio approva la posizione del Parlamento europeo, l'atto in questione è adottato

nella formulazione che corrisponde alla posizione del Parlamento europeo.

5. Se il Consiglio non approva la posizione del Parlamento europeo, esso adotta la sua posizione

in prima lettura e la trasmette al Parlamento europeo.

6. Il Consiglio informa esaurientemente il Parlamento europeo dei motivi che l'hanno indotto ad

adottare la sua posizione in prima lettura. La Commissione informa esaurientemente il Parlamento

europeo della sua posizione.

6655/1/08 REV 1 227

IT

Seconda lettura

7. Se, entro un termine di tre mesi da tale comunicazione, il Parlamento europeo:

a) approva la posizione del Consiglio in prima lettura o non si è pronunciato, l'atto in questione

si considera adottato nella formulazione che corrisponde alla posizione del Consiglio;

b) respinge la posizione del Consiglio in prima lettura a maggioranza dei membri che lo

compongono, l'atto proposto si considera non adottato;

c) propone emendamenti alla posizione del Consiglio in prima lettura a maggioranza dei membri

che lo compongono, il testo così emendato è comunicato al Consiglio e alla Commissione che

formula un parere su tali emendamenti.

8. Se, entro un termine di tre mesi dal ricevimento degli emendamenti del Parlamento europeo, il

Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata:

a) approva tutti gli emendamenti, l'atto in questione si considera adottato;

b) non approva tutti gli emendamenti, il presidente del Consiglio, d'intesa con il presidente del

Parlamento europeo, convoca entro sei settimane il comitato di conciliazione.

9. Il Consiglio delibera all'unanimità sugli emendamenti rispetto ai quali la Commissione ha

dato parere negativo.

Conciliazione

10. Il comitato di conciliazione, che riunisce i membri del Consiglio o i loro rappresentanti ed

altrettanti membri rappresentanti il Parlamento europeo, ha il compito di giungere ad un accordo su

un progetto comune a maggioranza qualificata dei membri del Consiglio o dei loro rappresentanti e

a maggioranza dei membri rappresentanti il Parlamento europeo entro un termine di sei settimane

dalla convocazione, basandosi sulle posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio in seconda

lettura.

11. La Commissione partecipa ai lavori del comitato di conciliazione e prende ogni iniziativa

necessaria per favorire un ravvicinamento fra la posizione del Parlamento europeo e quella del

Consiglio.

6655/1/08 REV 1 228

IT

12. Se, entro un termine di sei settimane dalla convocazione, il comitato di conciliazione non

approva un progetto comune, l'atto in questione si considera non adottato.

Terza lettura

13. Se, entro tale termine, il comitato di conciliazione approva un progetto comune, il Parlamento

europeo e il Consiglio dispongono ciascuno di un termine di sei settimane a decorrere

dall'approvazione per adottare l'atto in questione in base al progetto comune; il Parlamento europeo

delibera a maggioranza dei voti espressi e il Consiglio a maggioranza qualificata. In mancanza di

una decisione, l'atto in questione si considera non adottato.

14. I termini di tre mesi e di sei settimane di cui al presente articolo sono prorogati

rispettivamente di un mese e di due settimane, al massimo, su iniziativa del Parlamento europeo o

del Consiglio.

Disposizioni particolari

15. Quando, nei casi previsti dai trattati, un atto legislativo è soggetto alla procedura legislativa

ordinaria su iniziativa di un gruppo di Stati membri, su raccomandazione della Banca centrale

europea o su richiesta della Corte di giustizia, il paragrafo 2, il paragrafo 6, seconda frase e il

paragrafo 9 non si applicano.

In tali casi, il Parlamento europeo e il Consiglio trasmettono alla Commissione il progetto di atto

insieme alle loro posizioni in prima e seconda lettura. Il Parlamento europeo o il Consiglio possono

chiedere il parere della Commissione durante tutta la procedura, parere che la Commissione può

altresì formulare di sua iniziativa. Se lo reputa necessario, essa può anche partecipare al comitato di

conciliazione conformemente al paragrafo 11.

Articolo 295

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione procedono a reciproche consultazioni e

definiscono di comune accordo le modalità della cooperazione. A tale scopo, nel rispetto dei trattati,

possono concludere accordi interistituzionali che possono assumere carattere vincolante.

6655/1/08 REV 1 229

IT

Articolo 296

(ex articolo 253 del TCE)

Qualora i trattati non prevedano il tipo di atto da adottare, le istituzioni lo decidono di volta in volta,

nel rispetto delle procedure applicabili e del principio di proporzionalità.

Gli atti giuridici sono motivati e fanno riferimento alle proposte, iniziative, raccomandazioni,

richieste o pareri previsti dai trattati.

In presenza di un progetto di atto legislativo, il Parlamento europeo e il Consiglio si astengono

dall'adottare atti non previsti dalla procedura legislativa applicabile al settore interessato.

Articolo 297

(ex articolo 254 del TCE)

1. Gli atti legislativi adottati secondo la procedura legislativa ordinaria sono firmati dal

presidente del Parlamento europeo e dal presidente del Consiglio.

Gli atti legislativi adottati secondo una procedura legislativa speciale sono firmati dal presidente

dell'istituzione che li ha adottati.

Gli atti legislativi sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Essi entrano in

vigore alla data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla

pubblicazione.

2. Gli atti non legislativi adottati sotto forma di regolamenti, di direttive e di decisioni, quando

queste ultime non designano i destinatari, sono firmati dal presidente dell'istituzione che li ha

adottati.

I regolamenti, le direttive che sono rivolte a tutti gli Stati membri e le decisioni che non designano i

destinatari sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Essi entrano in vigore alla

data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.

Le altre direttive e le decisioni che designano i destinatari sono notificate ai destinatari e hanno

efficacia in virtù di tale notificazione.

6655/1/08 REV 1 230

IT

Articolo 298

1. Nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione si basano su

un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente.

2. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria, fissano disposizioni a tal fine, nel rispetto dello statuto e del regime adottati

sulla base dell'articolo 336. Articolo 299

(ex articolo 256 del TCE)

Gli atti del Consiglio, della Commissione o della Banca centrale europea che comportano, a carico

di persone che non siano gli Stati, un obbligo pecuniario costituiscono titolo esecutivo.

L'esecuzione forzata è regolata dalle norme di procedura civile vigenti nello Stato sul cui territorio

essa viene effettuata. La formula esecutiva è apposta, con la sola verificazione dell'autenticità del

titolo, dall'autorità nazionale che il governo di ciascuno degli Stati membri designerà a tal fine,

informandone la Commissione e la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Assolte tali formalità a richiesta dell'interessato, quest'ultimo può ottenere l'esecuzione forzata

richiedendola direttamente all'organo competente, secondo la legislazione nazionale.

L'esecuzione forzata può essere sospesa soltanto in virtù di una decisione della Corte. Tuttavia, il

controllo della regolarità dei provvedimenti esecutivi è di competenza delle giurisdizioni nazionali.

6655/1/08 REV 1 231

IT

CAPO 3

GLI ORGANI CONSULTIVI DELL'UNIONE

Articolo 300

1. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato

economico e sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive.

2. Il Comitato economico e sociale è composto da rappresentanti delle organizzazioni di datori

di lavoro, di lavoratori dipendenti e di altri attori rappresentativi della società civile, in particolare

nei settori socioeconomico, civico, professionale e culturale.

3. Il Comitato delle regioni è composto da rappresentanti delle collettività regionali e locali che

sono titolari di un mandato elettorale nell'ambito di una collettività regionale o locale, o

politicamente responsabili dinanzi ad un'assemblea eletta.

4. I membri del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni non sono vincolati da

alcun mandato imperativo. Essi esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell'interesse

generale dell'Unione.

5. Le regole di cui ai paragrafi 2 e 3 relative alla natura della composizione di tali comitati sono

riesaminate a intervalli regolari dal Consiglio, per tener conto dell'evoluzione economica, sociale e

demografica nell'Unione. Il Consiglio, su proposta della Commissione, adotta delle decisioni a tal

fine. SEZIONE 1

IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

Articolo 301

(ex articolo 258 del TCE)

Il numero dei membri del Comitato economico e sociale non può essere superiore a

trecentocinquanta.

6655/1/08 REV 1 232

IT

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, adotta una decisione che

determina la composizione del Comitato.

Il Consiglio fissa le indennità dei membri del Comitato.

Articolo 302

(ex articolo 259 del TCE)

1. I membri del Comitato sono nominati per cinque anni. Il Consiglio adotta l'elenco dei membri

redatto conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Il mandato dei membri

del Comitato è rinnovabile.

2. Il Consiglio delibera previa consultazione della Commissione. Esso può chiedere il parere

delle organizzazioni europee rappresentative dei diversi settori economici e sociali e della società

civile interessati dall'attività dell'Unione. Articolo 303

(ex articolo 260 del TCE)

Il Comitato designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per una durata di due

anni e mezzo.

Esso stabilisce il proprio regolamento interno.

Il Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio o della

Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 304

(ex articolo 262 del TCE)

Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato nei casi previsti dai

trattati. Tali istituzioni possono consultarlo in tutti i casi in cui lo ritengano opportuno. Il Comitato,

qualora lo ritenga opportuno, può formulare un parere di propria iniziativa.

6655/1/08 REV 1 233

IT

Qualora lo reputino necessario, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione fissano al

Comitato, per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere inferiore ad un mese a

decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al presidente. Allo spirare del termine

fissato, si può non tener conto dell'assenza di parere.

Il parere del Comitato è trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione,

unitamente a un resoconto delle deliberazioni.

SEZIONE 2

IL COMITATO DELLE REGIONI

Articolo 305

(ex articolo 263, secondo, terzo e quarto comma, del TCE)

Il numero dei membri del Comitato delle regioni non può essere superiore a trecentocinquanta.

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, adotta una decisione che

determina la composizione del Comitato.

I membri del Comitato nonché un numero uguale di supplenti sono nominati per cinque anni. Il loro

mandato è rinnovabile. Il Consiglio adotta l'elenco dei membri e dei supplenti redatto

conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro. Alla scadenza del mandato di

cui all'articolo 300, paragrafo 3 in virtù del quale sono stati proposti, il mandato dei membri del

Comitato termina automaticamente e essi sono sostituiti per la restante durata di detto mandato

secondo la medesima procedura. I membri del Comitato non possono essere nel contempo membri

del Parlamento europeo. Articolo 306

(ex articolo 264 del TCE)

Il Comitato delle regioni designa tra i suoi membri il presidente e l'ufficio di presidenza per la

durata di due anni e mezzo.

6655/1/08 REV 1 234

IT

Esso stabilisce il proprio regolamento interno.

Il Comitato è convocato dal presidente su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio o della

Commissione. Esso può altresì riunirsi di propria iniziativa.

Articolo 307

(ex articolo 265 del TCE)

Il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione consultano il Comitato delle regioni nei casi

previsti dai trattati e in tutti gli altri casi in cui una di tali istituzioni lo ritenga opportuno, in

particolare nei casi concernenti la cooperazione transfrontaliera.

Qualora lo reputino necessario, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione fissano al

Comitato, per la presentazione del suo parere, un termine che non può essere inferiore a un mese a

decorrere dalla data della comunicazione inviata a tal fine al presidente. Allo spirare del termine

fissato, si può non tener conto dell'assenza di parere.

Quando il Comitato economico e sociale è consultato in applicazione dell'articolo 304, il

Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione informano il Comitato delle regioni di tale

domanda di parere. Il Comitato delle regioni, qualora ritenga che sono in causa interessi regionali

specifici, può formulare un parere in materia.

Il Comitato delle regioni, qualora lo ritenga utile, può formulare un parere di propria iniziativa.

Il parere del Comitato è trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione,

unitamente a un resoconto delle deliberazioni.

CAPO 4

LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

Articolo 308

(ex articolo 266 del TCE)

La Banca europea per gli investimenti è dotata di personalità giuridica.

6655/1/08 REV 1 235

IT

Sono membri della Banca europea per gli investimenti gli Stati membri.

Lo statuto della Banca europea per gli investimenti costituisce l'oggetto di un protocollo allegato ai

trattati. Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale su

richiesta della Banca europea per gli investimenti e previa consultazione del Parlamento europeo e

della Commissione, o su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento

europeo e della Banca europea per gli investimenti, può modificare detto statuto.

Articolo 309

(ex articolo 267 del TCE)

La Banca europea per gli investimenti ha il compito di contribuire, facendo appello al mercato dei

capitali ed alle proprie risorse, allo sviluppo equilibrato e senza scosse del mercato interno

nell'interesse dell'Unione. A tal fine facilita, mediante la concessione di prestiti e garanzie, senza

perseguire scopi di lucro, il finanziamento dei seguenti progetti in tutti i settori dell'economia:

a) progetti contemplanti la valorizzazione delle regioni meno sviluppate;

b) progetti contemplanti l'ammodernamento o la riconversione di imprese oppure la creazione di

nuove attività indotte dall'instaurazione o dal funzionamento del mercato interno che, per la

loro ampiezza o natura, non possono essere interamente assicurati dai vari mezzi di

finanziamento esistenti nei singoli Stati membri;

c) progetti di interesse comune per più Stati membri che, per la loro ampiezza o natura, non

possono essere completamente assicurati dai vari mezzi di finanziamento esistenti nei singoli

Stati membri.

Nello svolgimento dei suoi compiti la Banca facilita il finanziamento di programmi di investimento

congiuntamente con gli interventi dei fondi strutturali e degli altri strumenti finanziari dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 236

IT

TITOLO II

DISPOSIZIONI FINANZIARIE

Articolo 310

(ex articolo 268 del TCE)

1. Tutte le entrate e le spese dell'Unione devono costituire oggetto di previsioni per ciascun

esercizio finanziario ed essere iscritte nel bilancio.

Il bilancio annuale dell'Unione è stabilito dal Parlamento europeo e dal Consiglio conformemente

all'articolo 314.

Nel bilancio, entrate e spese devono risultare in pareggio.

2. Le spese iscritte nel bilancio sono autorizzate per la durata dell'esercizio finanziario annuale

in conformità del regolamento di cui all'articolo 322.

3. L'esecuzione di spese iscritte nel bilancio richiede l'adozione preliminare di un atto

giuridicamente vincolante dell'Unione che dà fondamento giuridico alla sua azione e all'esecuzione

della spesa corrispondente in conformità del regolamento di cui all'articolo 322, fatte salve le

eccezioni previste da quest'ultimo.

4. Per mantenere la disciplina di bilancio, l'Unione, prima di adottare atti che possono avere

incidenze rilevanti sul bilancio, deve assicurare che le spese derivanti da tali atti possano essere

finanziate entro i limiti delle risorse proprie dell'Unione e nel rispetto del quadro finanziario

pluriennale di cui all'articolo 312.

5. Il bilancio è eseguito in conformità del principio di sana gestione finanziaria. Gli Stati membri

e l'Unione cooperano affinché gli stanziamenti iscritti in bilancio siano utilizzati secondo tale

principio.

6. L'Unione e gli Stati membri, conformemente all'articolo 325, combattono la frode e le altre

attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 237

IT

CAPO 1

RISORSE PROPRIE DELL'UNIONE

Articolo 311

(ex articolo 269 del TCE)

L'Unione si dota dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le

sue politiche.

Il bilancio, fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie.

Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, all'unanimità e previa

consultazione del Parlamento europeo, adotta una decisione che stabilisce le disposizioni relative al

sistema delle risorse proprie dell'Unione. In tale contesto è possibile istituire nuove categorie di

risorse proprie o sopprimere una categoria esistente. Tale decisione entra in vigore solo previa

approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

Il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale,

stabilisce le misure di esecuzione del sistema delle risorse proprie dell'Unione nella misura in cui

ciò è previsto nella decisione adottata sulla base del terzo comma. Il Consiglio delibera previa

approvazione del Parlamento europeo. CAPO 2

QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE

Articolo 312

1. Il quadro finanziario pluriennale mira ad assicurare l'ordinato andamento delle spese

dell'Unione entro i limiti delle sue risorse proprie.

6655/1/08 REV 1 238

IT

È stabilito per un periodo di almeno cinque anni.

Il bilancio annuale dell'Unione è stabilito nel rispetto del quadro finanziario pluriennale.

2. Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, adotta un regolamento

che fissa il quadro finanziario pluriennale. Delibera all'unanimità previa approvazione del

Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono.

Il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che consente al Consiglio di

deliberare a maggioranza qualificata quando adotta il regolamento di cui al primo comma.

3. Il quadro finanziario fissa gli importi dei massimali annui degli stanziamenti per impegni per

categoria di spesa e del massimale annuo degli stanziamenti per pagamenti. Le categorie di spesa, in

numero limitato, corrispondono ai grandi settori di attività dell'Unione.

Il quadro finanziario prevede ogni altra disposizione utile per il corretto svolgimento della

procedura annuale di bilancio.

4. Qualora il regolamento del Consiglio che fissa un nuovo quadro finanziario non sia stato

adottato alla scadenza del quadro finanziario precedente, i massimali e le altre disposizioni vigenti

nell'ultimo anno coperto sono prorogati fino all'adozione di detto atto.

5. Nel corso della procedura di adozione del quadro finanziario, il Parlamento europeo, il

Consiglio e la Commissione adottano ogni misura necessaria a facilitare l'adozione stessa.

CAPO 3

BILANCIO ANNUALE DELL'UNIONE

Articolo 313

(ex articolo 272, paragrafo 1, del TCE)

o

L'esercizio finanziario ha inizio il 1 gennaio e si chiude al 31 dicembre.

6655/1/08 REV 1 239

IT

Articolo 314

(ex articolo 272, paragrafi da 2 a 10, del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale,

stabiliscono il bilancio annuale dell'Unione in conformità delle disposizioni in appresso.

1. Ciascuna istituzione, ad eccezione della Banca centrale europea, elabora‚ anteriormente

al 1° luglio‚ uno stato di previsione delle spese per l'esercizio finanziario successivo. La

Commissione raggruppa tali stati di previsione in un progetto di bilancio‚ che può comportare

previsioni divergenti.

Tale progetto comprende una previsione delle entrate e una previsione delle spese.

2. La Commissione sottopone una proposta contenente il progetto di bilancio al Parlamento

europeo e al Consiglio non oltre il 1º settembre dell'anno che precede quello dell'esecuzione del

bilancio.

La Commissione può modificare il progetto di bilancio nel corso della procedura, fino alla

convocazione del comitato di conciliazione di cui al paragrafo 5.

3. Il Consiglio adotta la sua posizione sul progetto di bilancio e la comunica al Parlamento

europeo non oltre il 1° ottobre dell'anno che precede quello dell'esecuzione del bilancio. Esso

informa esaurientemente il Parlamento europeo dei motivi che l'hanno indotto a adottare tale

posizione.

4. Se‚ entro un termine di quarantadue giorni dalla comunicazione, il Parlamento europeo:

a) approva la posizione del Consiglio, il bilancio è adottato;

b) non ha deliberato, il bilancio si considera adottato;

c) adotta, alla maggioranza dei membri che lo compongono, degli emendamenti, il progetto

emendato è trasmesso al Consiglio e alla Commissione. Il presidente del Parlamento europeo,

d'intesa con il presidente del Consiglio, convoca senza indugio il comitato di conciliazione.

Tuttavia, il comitato di conciliazione non si riunisce se, entro un termine di dieci giorni da

detta trasmissione, il Consiglio comunica al Parlamento europeo che approva tutti gli

emendamenti.

5. Il comitato di conciliazione, che riunisce i membri del Consiglio o i loro rappresentanti ed

altrettanti rappresentanti del Parlamento europeo, ha il compito di giungere, basandosi sulle

posizioni del Parlamento europeo e del Consiglio, a un accordo su un progetto comune, a

maggioranza qualificata dei membri del Consiglio o dei loro rappresentanti e a maggioranza dei

rappresentanti del Parlamento europeo, entro un termine di ventuno giorni dalla convocazione.

6655/1/08 REV 1 240

IT

La Commissione partecipa ai lavori del comitato di conciliazione e prende ogni iniziativa necessaria

per favorire un ravvicinamento fra la posizione del Parlamento europeo e quella del Consiglio.

6. Se, entro il termine di ventuno giorni di cui al paragrafo 5, il comitato di conciliazione giunge

a un accordo su un progetto comune, il Parlamento europeo e il Consiglio dispongono ciascuno di

un termine di quattordici giorni a decorrere dalla data di tale accordo per approvare il progetto

comune.

7. Se, entro il termine di quattordici giorni di cui al paragrafo 6:

a) sia il Parlamento europeo sia il Consiglio approvano il progetto comune o non riescono a

deliberare, o se una delle due istituzioni approva il progetto comune mentre l'altra non riesce a

deliberare, il bilancio si considera definitivamente adottato in conformità del progetto

comune, o

b) sia il Parlamento europeo, deliberando alla maggioranza dei membri che lo compongono, sia

il Consiglio respingono il progetto comune, o se una delle due istituzioni respinge il progetto

comune mentre l'altra non riesce a deliberare, la Commissione sottopone un nuovo progetto di

bilancio, o

c) il Parlamento europeo, deliberando alla maggioranza dei membri che lo compongono,

respinge il progetto comune mentre il Consiglio lo approva, la Commissione sottopone un

nuovo progetto di bilancio, o

d) il Parlamento europeo approva il progetto comune, mentre il Consiglio lo respinge, il

Parlamento europeo può, entro quattordici giorni dalla data in cui il Consiglio lo ha respinto e

deliberando a maggioranza dei membri che lo compongono e dei tre quinti dei voti espressi,

decidere di confermare tutti gli emendamenti di cui al paragrafo 4, lettera c) o parte di essi. Se

un emendamento del Parlamento europeo non è confermato, è mantenuta la posizione

concordata in seno al comitato di conciliazione sulla linea di bilancio oggetto di tale

emendamento. Il bilancio si considera definitivamente adottato su questa base.

8. Se, entro il termine di ventuno giorni di cui al paragrafo 5, il comitato di conciliazione non

giunge a un accordo su un progetto comune, la Commissione sottopone un nuovo progetto di

bilancio.

9. Quando la procedura di cui al presente articolo è espletata, il presidente del Parlamento

europeo constata che il bilancio è definitivamente adottato.

6655/1/08 REV 1 241

IT

10. Ciascuna istituzione esercita i poteri ad essa attribuiti dal presente articolo nel rispetto dei

trattati e degli atti adottati a norma degli stessi, in particolare in materia di risorse proprie

dell'Unione e di equilibrio delle entrate e delle spese.

Articolo 315

(ex articolo 273 del TCE)

Se, all'inizio dell'esercizio finanziario, il bilancio non è stato ancora definitivamente adottato, le

spese possono essere effettuate mensilmente per capitolo, in base alle disposizioni del regolamento

stabilito in esecuzione dell'articolo 322, nel limite di un dodicesimo degli stanziamenti aperti nel

capitolo in questione del bilancio dell'esercizio precedente‚ senza poter superare il dodicesimo degli

stanziamenti previsti nello stesso capitolo del progetto di bilancio.

Il Consiglio, su proposta della Commissione, può autorizzare spese superiori al limite del

dodicesimo, sempre che siano osservate le altre condizioni di cui al primo comma, conformemente

al regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322. Esso trasmette immediatamente la decisione

al Parlamento europeo.

La decisione di cui al secondo comma prevede le misure necessarie in materia di risorse ai fini

dell'applicazione del presente articolo, conformemente agli atti di cui all'articolo 311.

Essa entra in vigore trenta giorni dopo l'adozione se, entro tale termine, il Parlamento europeo,

deliberando a maggioranza dei membri che lo compongono, non decide di ridurre dette spese.

Articolo 316

(ex articolo 271 del TCE)

Alle condizioni che saranno determinate in applicazione dell'articolo 322, i crediti, che non siano

quelli relativi alle spese di personale e che alla fine dell'esercizio finanziario siano rimasti

inutilizzati, potranno essere riportati all'esercizio successivo e limitatamente a questo.

I crediti sono specificatamente registrati in capitoli che raggruppano le spese a seconda della loro

natura o della loro destinazione e ripartiti in conformità del regolamento stabilito in esecuzione

dell'articolo 322.

6655/1/08 REV 1 242

IT

Le spese del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e del Consiglio, della Commissione e della

Corte di giustizia dell'Unione europea sono iscritte in parti separate del bilancio, senza pregiudizio

di un regime speciale per determinate spese comuni.

CAPO 4

ESECUZIONE DEL BILANCIO E SCARICO

Articolo 317

(ex articolo 274 del TCE)

La Commissione dà esecuzione al bilancio‚ in cooperazione con gli Stati membri, in base alle

disposizioni del regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322, sotto la propria responsabilità

e nei limiti dei crediti stanziati, in conformità del principio della buona gestione finanziaria. Gli

Stati membri cooperano con la Commissione per garantire che gli stanziamenti siano utilizzati

secondo i principi della buona gestione finanziaria.

Il regolamento prevede gli obblighi di controllo e di revisione contabile degli Stati membri

nell'esecuzione del bilancio e le responsabilità che ne derivano. Esso prevede inoltre le

responsabilità e le modalità particolari secondo le quali ogni istituzione partecipa all'esecuzione delle

proprie spese.

All'interno del bilancio, la Commissione può procedere, nei limiti e alle condizioni fissate dal

regolamento stabilito in esecuzione dell'articolo 322, a trasferimenti di crediti, sia da capitolo a

capitolo, sia da suddivisione a suddivisione.

Articolo 318

(ex articolo 275 del TCE)

Ogni anno la Commissione sottopone al Parlamento europeo e al Consiglio i conti dell'esercizio

trascorso concernenti le operazioni del bilancio. Inoltre, essa comunica loro un bilancio finanziario

che espone l'attivo e il passivo dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 243

IT

La Commissione presenta inoltre al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione

delle finanze dell'Unione basata sui risultati conseguiti, in particolare rispetto alle indicazioni

impartite dal Parlamento europeo e dal Consiglio a norma dell'articolo 319.

Articolo 319

(ex articolo 276 del TCE)

1. Il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio, dà atto alla Commissione

dell'esecuzione del bilancio. A tale scopo esso esamina, successivamente al Consiglio, i conti, il

bilancio finanziario e la relazione di valutazione di cui all'articolo 318, la relazione annua della

Corte dei conti, accompagnata dalle risposte delle istituzioni controllate alle osservazioni della

Corte stessa, la dichiarazione di affidabilità di cui all'articolo 287, paragrafo 1, secondo comma,

nonché le pertinenti relazioni speciali della Corte.

2. Prima di dare atto alla Commissione, o per qualsiasi altro fine nel quadro dell'esercizio delle

attribuzioni di quest'ultima in materia di esecuzione del bilancio, il Parlamento europeo può

chiedere di ascoltare la Commissione sull'esecuzione delle spese o sul funzionamento dei sistemi di

controllo finanziario. La Commissione fornisce al Parlamento europeo, su richiesta di quest'ultimo,

tutte le informazioni necessarie.

3. La Commissione compie tutti i passi necessari per dar seguito alle osservazioni che

accompagnano le decisioni di scarico ed alle altre osservazioni del Parlamento europeo concernenti

l'esecuzione delle spese, nonché alle osservazioni annesse alle raccomandazioni di scarico adottate

dal Consiglio.

La Commissione, su richiesta del Parlamento europeo o del Consiglio, sottopone relazioni in merito

alle misure adottate sulla scorta di tali osservazioni e in particolare alle istruzioni impartite ai servizi

incaricati dell'esecuzione del bilancio. Dette relazioni sono trasmesse altresì alla Corte dei conti.

CAPO 5

DISPOSIZIONI COMUNI

Articolo 320

(ex articolo 277 del TCE)

Il quadro finanziario pluriennale e il bilancio annuale sono stabiliti in euro.

6655/1/08 REV 1 244

IT

Articolo 321

(ex articolo 278 del TCE)

La Commissione, con riserva di informare le autorità competenti degli Stati membri interessati, può

trasferire nella moneta di uno di questi Stati gli averi che essa detiene nella moneta di un altro Stato

membro, nella misura necessaria alla loro utilizzazione per gli scopi cui sono destinati dai trattati.

La Commissione evita, per quanto possibile, di procedere a tali trasferimenti quando detenga averi

disponibili o realizzabili nelle monete di cui ha bisogno.

La Commissione comunica con i singoli Stati membri per il tramite dell'autorità da essi designata.

Nell'esecuzione delle operazioni finanziarie essa ricorre alla banca di emissione dello Stato membro

interessato oppure ad altri istituti finanziari da questo ultimo autorizzati.

Articolo 322

(ex articolo 279 del TCE)

1. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e

previa consultazione della Corte dei conti, adottano mediante regolamenti:

a) le regole finanziarie che stabiliscono in particolare le modalità relative alla formazione e

all'esecuzione del bilancio, al rendiconto e alla verifica dei conti;

b) le regole che organizzano il controllo della responsabilità degli agenti finanziari, in particolare

degli ordinatori e dei contabili.

2. Il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo e della Corte dei conti, fissa le modalità e la procedura secondo le quali le

entrate di bilancio previste dal regime delle risorse proprie dell'Unione sono messe a disposizione

della Commissione e determina le misure da applicare per far fronte eventualmente alle esigenze di

tesoreria. Articolo 323

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione vigilano sulla disponibilità dei mezzi

finanziari necessari a consentire all'Unione di rispettare gli obblighi giuridici nei confronti dei terzi.

6655/1/08 REV 1 245

IT

Articolo 324

Sono convocati regolarmente, su iniziativa della Commissione, incontri tra i presidenti del

Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione nell'ambito delle procedure di bilancio di

cui al presente titolo. I presidenti prendono tutte le misure necessarie per favorire la concertazione e il

ravvicinamento fra le posizioni delle istituzioni che presiedono, al fine di agevolare l'attuazione del

presente titolo. CAPO 6

LOTTA CONTRO LA FRODE

Articolo 325

(ex articolo 280 del TCE)

1. L'Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono

gli interessi finanziari dell'Unione stessa mediante misure adottate a norma del presente articolo,

che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri e nelle

istituzioni, organi e organismi dell'Unione.

2. Gli Stati membri adottano, per combattere contro la frode che lede gli interessi finanziari

dell'Unione, le stesse misure che adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi

finanziari.

3. Fatte salve altre disposizioni dei trattati, gli Stati membri coordinano l'azione diretta a tutelare

gli interessi finanziari dell'Unione contro la frode. A tale fine essi organizzano, assieme alla

Commissione, una stretta e regolare cooperazione tra le autorità competenti.

4. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria,

previa consultazione della Corte dei conti, adottano le misure necessarie nei settori della

prevenzione e lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione, al fine di pervenire a

una protezione efficace ed equivalente in tutti gli Stati membri e nelle istituzioni, organi e organismi

dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 246

IT

5. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, presenta ogni anno al Parlamento

europeo e al Consiglio una relazione sulle misure adottate ai fini dell'attuazione del presente

articolo. TITOLO III

COOPERAZIONI RAFFORZATE

Articolo 326

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le cooperazioni rafforzate rispettano i trattati e il diritto dell'Unione.

Esse non possono recare pregiudizio né al mercato interno né alla coesione economica, sociale e

territoriale. Non possono costituire un ostacolo né una discriminazione per gli scambi tra gli Stati

membri, né possono provocare distorsioni di concorrenza tra questi ultimi.

Articolo 327

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le cooperazioni rafforzate rispettano le competenze, i diritti e gli obblighi degli Stati membri che

non vi partecipano. Questi non ne ostacolano l'attuazione da parte degli Stati membri che vi

partecipano. Articolo 328

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Al momento della loro instaurazione le cooperazioni rafforzate sono aperte a tutti gli Stati

membri, fatto salvo il rispetto delle eventuali condizioni di partecipazione stabilite dalla decisione

di autorizzazione. La partecipazione alle cooperazioni rafforzate resta inoltre possibile in qualsiasi

altro momento, fatto salvo il rispetto, oltre che delle condizioni summenzionate, degli atti già

adottati in tale ambito.

6655/1/08 REV 1 247

IT

La Commissione e gli Stati membri che partecipano a una cooperazione rafforzata si adoperano per

promuovere la partecipazione del maggior numero possibile di Stati membri.

2. La Commissione e, all'occorrenza, l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza informano periodicamente il Parlamento europeo e il Consiglio in merito allo

sviluppo delle cooperazioni rafforzate. Articolo 329

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Gli Stati membri che desiderano instaurare tra loro una cooperazione rafforzata in uno dei

settori di cui ai trattati, eccetto i settori di competenza esclusiva e la politica estera e di sicurezza

comune, trasmettono una richiesta alla Commissione precisando il campo d'applicazione e gli

obiettivi perseguiti dalla cooperazione rafforzata prevista. La Commissione può presentare al

Consiglio una proposta al riguardo. Qualora non presenti una proposta, la Commissione informa gli

Stati membri interessati delle ragioni di tale decisione.

L'autorizzazione a procedere a una cooperazione rafforzata di cui al primo comma è concessa dal

Consiglio, su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.

2. La richiesta degli Stati membri che desiderano instaurare tra loro una cooperazione rafforzata

nel quadro della politica estera e di sicurezza comune è presentata al Consiglio. Essa è trasmessa

all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che esprime un

parere sulla coerenza della cooperazione rafforzata prevista con la politica estera e di sicurezza

comune dell'Unione, e alla Commissione, che esprime un parere, in particolare, sulla coerenza della

cooperazione rafforzata prevista con le altre politiche dell'Unione. Essa è inoltre trasmessa per

conoscenza al Parlamento europeo.

L'autorizzazione a procedere a una cooperazione rafforzata è concessa con una decisione del

Consiglio, che delibera all'unanimità.

6655/1/08 REV 1 248

IT

Articolo 330

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Tutti i membri del Consiglio possono partecipare alle sue deliberazioni, ma solo i membri del

Consiglio che rappresentano gli Stati membri partecipanti ad una cooperazione rafforzata prendono

parte al voto.

L'unanimità è costituita unicamente dai voti dei rappresentanti degli Stati membri partecipanti.

Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3.

Articolo 331

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione rafforzata in corso in uno dei

settori di cui all'articolo 329, paragrafo 1 notifica tale intenzione al Consiglio e alla Commissione.

La Commissione, entro un termine di quattro mesi dalla data di ricezione della notifica, conferma la

partecipazione dello Stato membro in questione. Essa constata, se del caso, che le condizioni di

partecipazione sono soddisfatte e adotta le misure transitorie necessarie per l'applicazione degli atti

già adottati nel quadro della cooperazione rafforzata.

Tuttavia, se la Commissione ritiene che le condizioni di partecipazione non siano soddisfatte, indica

le disposizioni da adottare per soddisfarle e fissa un termine per il riesame della richiesta. Alla

scadenza di tale termine, essa riesamina la richiesta in conformità della procedura di cui al secondo

comma. Se la Commissione ritiene che le condizioni di partecipazione continuino a non essere

soddisfatte, lo Stato membro in questione può sottoporre la questione al Consiglio, che si pronuncia

sulla richiesta. Il Consiglio delibera conformemente all'articolo 330. Può inoltre adottare, su

proposta della Commissione, le misure transitorie di cui al secondo comma.

2. Ogni Stato membro che desideri partecipare a una cooperazione rafforzata in corso nel quadro

della politica estera e di sicurezza comune notifica tale intenzione al Consiglio, all'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e alla Commissione.

6655/1/08 REV 1 249

IT

Il Consiglio conferma la partecipazione dello Stato membro in causa previa consultazione dell'alto

rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dopo aver constatato, se

del caso, che le condizioni di partecipazione sono soddisfatte. Il Consiglio, su proposta dell'alto

rappresentante, può inoltre adottare le misure transitorie necessarie per l'applicazione degli atti già

adottati nel quadro della cooperazione rafforzata. Tuttavia, se il Consiglio ritiene che le condizioni

di partecipazione non siano soddisfatte, indica le disposizioni da adottare per soddisfarle e fissa un

termine per il riesame della richiesta di partecipazione.

Ai fini del presente paragrafo, il Consiglio delibera all'unanimità e conformemente all'articolo 330.

Articolo 332

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Le spese derivanti dall'attuazione di una cooperazione rafforzata, diverse dalle spese amministrative

che devono sostenere le istituzioni, sono a carico degli Stati membri partecipanti, salvo che il

Consiglio, deliberando all'unanimità dei membri previa consultazione del Parlamento europeo, non

disponga altrimenti. Articolo 333

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

1. Qualora una disposizione dei trattati che può essere applicata nel quadro di una cooperazione

rafforzata preveda che il Consiglio deliberi all'unanimità, il Consiglio, deliberando all'unanimità

conformemente alle modalità di cui all'articolo 330, può adottare una decisione che prevede che

delibererà a maggioranza qualificata.

2. Qualora una disposizione dei trattati che può essere applicata nel quadro di una cooperazione

rafforzata preveda che il Consiglio adotti atti secondo una procedura legislativa speciale, il

Consiglio, deliberando all'unanimità conformemente alle modalità di cui all'articolo 330, può

adottare una decisione che prevede che delibererà secondo la procedura legislativa ordinaria. Il

Consiglio delibera previa consultazione del Parlamento europeo.

3. I paragrafi 1 e 2 non si applicano alle decisioni che hanno implicazioni militari o che rientrano

nel settore della difesa.

6655/1/08 REV 1 250

IT

Articolo 334

(ex articoli da 27 A a 27 E, da 40 a 40 B e da 43 a 45 del TUE

ed ex articoli 11 e 11 A del TCE)

Il Consiglio e la Commissione assicurano la coerenza delle azioni intraprese nel quadro di una

cooperazione rafforzata e la coerenza di dette azioni con le politiche dell'Unione, e cooperano a tale

scopo. PARTE SETTIMA

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 335

(ex articolo 282 del TCE)

In ciascuno degli Stati membri, l'Unione ha la più ampia capacità giuridica riconosciuta alle persone

giuridiche dalle legislazioni nazionali; essa può in particolare acquistare o alienare beni immobili e

mobili e stare in giudizio. A tale fine, essa è rappresentata dalla Commissione. Tuttavia, l'Unione è

rappresentata da ciascuna delle istituzioni, in base alla loro autonomia amministrativa, per le

questioni connesse al funzionamento della rispettiva istituzione.

Articolo 336

(ex articolo 283 del TCE)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle altre istituzioni interessate, stabiliscono lo statuto

dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione.

Articolo 337

(ex articolo 284 del TCE)

Per l'esecuzione dei compiti affidatile, la Commissione può raccogliere tutte le informazioni e

procedere a tutte le necessarie verifiche, nei limiti e alle condizioni fissate dal Consiglio, che

delibera a maggioranza semplice, conformemente alle disposizioni dei trattati.

6655/1/08 REV 1 251

IT

Articolo 338

(ex articolo 285 del TCE)

1. Fatto salvo l'articolo 5 del protocollo dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e

della Banca centrale europea, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la

procedura legislativa ordinaria, adottano misure per l'elaborazione di statistiche laddove necessario

per lo svolgimento delle attività dell'Unione.

2. L'elaborazione delle statistiche dell'Unione presenta i caratteri dell'imparzialità,

dell'affidabilità, dell'obiettività, dell'indipendenza scientifica, dell'efficienza economica e della

riservatezza statistica; essa non comporta oneri eccessivi per gli operatori economici.

Articolo 339

(ex articolo 287 del TCE)

I membri delle istituzioni dell'Unione, i membri dei comitati e parimenti i funzionari e agenti

dell'Unione sono tenuti, anche dopo la cessazione dalle loro funzioni, a non divulgare le

informazioni che per loro natura siano protette dal segreto professionale e in particolare quelle

relative alle imprese e riguardanti i loro rapporti commerciali ovvero gli elementi dei loro costi.

Articolo 340

(ex articolo 288 del TCE)

La responsabilità contrattuale dell'Unione è regolata dalla legge applicabile al contratto in causa.

In materia di responsabilità extracontrattuale, l'Unione deve risarcire, conformemente ai principi

generali comuni ai diritti degli Stati membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti

nell'esercizio delle loro funzioni.

In deroga al secondo comma, la Banca centrale europea deve risarcire, conformemente ai principi

generali comuni al diritto degli Stati membri, i danni cagionati da essa stessa o dai suoi agenti

nell'esercizio delle loro funzioni.

6655/1/08 REV 1 252

IT

La responsabilità personale degli agenti nei confronti dell'Unione è regolata dalle disposizioni che

stabiliscono il loro statuto o il regime loro applicabile.

Articolo 341

(ex articolo 289 del TCE)

La sede delle istituzioni dell'Unione è fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri.

Articolo 342

(ex articolo 290 del TCE)

Il regime linguistico delle istituzioni dell'Unione è fissato, senza pregiudizio delle disposizioni

previste dallo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, dal Consiglio, che delibera

all'unanimità mediante regolamenti. Articolo 343

(ex articolo 291 del TCE)

L'Unione gode, sul territorio degli Stati membri, delle immunità e dei privilegi necessari

all'assolvimento dei suoi compiti, alle condizioni definite dal protocollo dell'8 aprile 1965 sui

privilegi e sulle immunità dell'Unione europea. Lo stesso vale per la Banca centrale europea e per la

Banca europea per gli investimenti. Articolo 344

(ex articolo 292 del TCE)

Gli Stati membri si impegnano a non sottoporre una controversia relativa all'interpretazione o

all'applicazione dei trattati a un modo di composizione diverso da quelli previsti dal trattato stesso.

6655/1/08 REV 1 253

IT

Articolo 345

(ex articolo 295 del TCE)

I trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

Articolo 346

(ex articolo 296 del TCE)

1. Le disposizioni dei trattati non ostano alle norme seguenti:

a) nessuno Stato membro è tenuto a fornire informazioni la cui divulgazione sia dallo stesso

considerata contraria agli interessi essenziali della propria sicurezza;

b) ogni Stato membro può adottare le misure che ritenga necessarie alla tutela degli interessi

essenziali della propria sicurezza e che si riferiscano alla produzione o al commercio di armi,

munizioni e materiale bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di concorrenza nel

mercato interno per quanto riguarda i prodotti che non siano destinati a fini specificamente

militari.

2. Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può apportare

modificazioni all'elenco, stabilito il 15 aprile 1958, dei prodotti cui si applicano le disposizioni del

paragrafo 1, lettera b). Articolo 347

(ex articolo 297 del TCE)

Gli Stati membri si consultano al fine di prendere di comune accordo le disposizioni necessarie ad

evitare che il funzionamento del mercato interno abbia a risentire delle misure che uno Stato

membro può essere indotto a prendere nell'eventualità di gravi agitazioni interne che turbino

l'ordine pubblico, in caso di guerra o di grave tensione internazionale che costituisca una minaccia

di guerra ovvero per far fronte agli impegni da esso assunti ai fini del mantenimento della pace e

della sicurezza internazionale.

6655/1/08 REV 1 254

IT

Articolo 348

(ex articolo 298 del TCE)

Quando delle misure adottate nei casi contemplati dagli articoli 346 e 347 abbiano per effetto di

alterare le condizioni di concorrenza nel mercato interno, la Commissione esamina con lo Stato

interessato le condizioni alle quali tali misure possono essere rese conformi alle norme sancite dai

trattati.

In deroga alla procedura di cui agli articoli 258 e 259, la Commissione o qualsiasi Stato membro

può ricorrere direttamente alla Corte di giustizia, ove ritenga che un altro Stato membro faccia un

uso abusivo dei poteri contemplati dagli articoli 346 e 347. La Corte di giustizia giudica a porte

chiuse. Articolo 349

(ex articolo 299, paragrafo 2, secondo, terzo e quarto comma, del TCE)

Tenuto conto della situazione socioeconomica strutturale della Guadalupa, della Guyana francese,

della Martinica, della Riunione, di Saint Barthélemy, di Saint Martin, delle Azzorre, di Madera e

delle isole Canarie, aggravata dalla loro grande distanza, dall'insularità, dalla superficie ridotta,

dalla topografia e dal clima difficili, dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui

persistenza e il cui cumulo recano grave danno al loro sviluppo, il Consiglio, su proposta della

Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, adotta misure specifiche volte, in

particolare, a stabilire le condizioni di applicazione dei trattati a tali regioni, ivi comprese politiche

comuni. Allorché adotta le misure specifiche in questione secondo una procedura legislativa

speciale, il Consiglio delibera altresì su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo.

Le misure di cui al primo comma riguardano in particolare politiche doganali e commerciali,

politica fiscale, zone franche, politiche in materia di agricoltura e di pesca, condizioni di fornitura

delle materie prime e di beni di consumo primari, aiuti di Stato e condizioni di accesso ai fondi

strutturali e ai programmi orizzontali dell'Unione.

Il Consiglio adotta le misure di cui al primo comma tenendo conto delle caratteristiche e dei vincoli

specifici delle regioni ultraperiferiche senza compromettere l'integrità e la coerenza

dell'ordinamento giuridico dell'Unione, ivi compresi il mercato interno e le politiche comuni.

6655/1/08 REV 1 255

IT

Articolo 350

(ex articolo 306 del TCE)

Le disposizioni dei trattati non ostano all'esistenza e al perfezionamento delle unioni regionali tra il

Belgio e il Lussemburgo, come pure tra il Belgio, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, nella misura in

cui gli obiettivi di tali unioni regionali non sono raggiunti in applicazione dei trattati.

Articolo 351

(ex articolo 307 del TCE)

Le disposizioni dei trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni

o

concluse, anteriormente al 1 gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, anteriormente alla data della

loro adesione, tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall'altra.

Nella misura in cui tali convenzioni sono incompatibili coi trattati, lo Stato o gli Stati membri

interessati ricorrono a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità constatate. Ove occorra, gli

Stati membri si forniranno reciproca assistenza per raggiungere tale scopo, assumendo

eventualmente una comune linea di condotta.

Nell'applicazione delle convenzioni di cui al primo comma, gli Stati membri tengono conto del fatto

che i vantaggi consentiti nei trattati da ciascuno degli Stati membri costituiscono parte integrante

dell'instaurazione dell'Unione e sono, per ciò stesso, indissolubilmente connessi alla creazione di

istituzioni comuni, all'attribuzione di competenze a favore di queste ultime e alla concessione degli

stessi vantaggi da parte di tutti gli altri Stati membri.

Articolo 352

(ex articolo 308 del TCE)

1. Se un'azione dell'Unione appare necessaria, nel quadro delle politiche definite dai trattati, per

realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di

azione richiesti a tal fine, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e

previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le disposizioni appropriate. Allorché adotta le

disposizioni in questione secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio delibera altresì

all'unanimità su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo.

6655/1/08 REV 1 256

IT

2. La Commissione, nel quadro della procedura di controllo del principio di sussidiarietà di cui

all'articolo 5, paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, richiama l'attenzione dei parlamenti

nazionali sulle proposte fondate sul presente articolo.

3. Le misure fondate sul presente articolo non possono comportare un'armonizzazione delle

disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nei casi in cui i trattati la escludono.

4. Il presente articolo non può servire di base per il conseguimento di obiettivi riguardanti la

politica estera e di sicurezza comune e qualsiasi atto adottato a norma del presente articolo rispetta i

limiti previsti nell'articolo 40, secondo comma, del trattato sull'Unione europea.

Articolo 353

L'articolo 48, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea non si applica agli articoli seguenti:

− articolo 311, terzo e quarto comma,

− articolo 312, paragrafo 2, primo comma

− articolo 352 e

− articolo 354. Articolo 354

(ex articolo 309 del TCE)

Ai fini dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea relativo alla sospensione di taluni diritti

derivanti dall'appartenenza all'Unione, il membro del Consiglio europeo o del Consiglio che

rappresenta lo Stato membro in questione non partecipa al voto e nel calcolo del terzo o dei quattro

quinti degli Stati membri di cui ai paragrafi 1 e 2 di detto articolo non si tiene conto dello Stato

membro in questione. L'astensione di membri presenti o rappresentati non osta all'adozione delle

decisioni di cui al paragrafo 2 di detto articolo.

Per l'adozione delle decisioni di cui all'articolo 7, paragrafi 3 e 4 del trattato sull'Unione europea,

per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3,

lettera b) del presente trattato.

6655/1/08 REV 1 257

IT

Qualora, a seguito di una decisione di sospensione dei diritti di voto adottata a norma dell'articolo 7,

paragrafo 3 del trattato sull'Unione europea, il Consiglio deliberi a maggioranza qualificata sulla

base di una delle disposizioni dei trattati, per maggioranza qualificata s'intende quella definita

conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del presente trattato o, qualora il Consiglio

agisca su proposta della Commissione o dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza, quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a).

Ai fini dell'articolo 7 del trattato sull'Unione europea, il Parlamento europeo delibera alla

maggioranza dei due terzi dei voti espressi, che rappresenta la maggioranza dei membri che lo

compongono. Articolo 355

(ex articolo 299, paragrafo 2, primo comma

e paragrafi da 3 a 6, del TCE)

Oltre alle disposizioni dell'articolo 52 del trattato sull'Unione europea relativo al campo di

applicazione territoriale dei trattati, si applicano le disposizioni seguenti:

1. Le disposizioni dei trattati si applicano alla Guadalupa, alla Guyana francese, alla Martinica,

alla Riunione, a Saint Barthélemy, a Saint Martin, alle Azzorre, a Madera e alle isole Canarie,

conformemente all'articolo 349.

2. I paesi e i territori d'oltremare, il cui elenco figura nell'allegato II, costituiscono l'oggetto dello

speciale regime di associazione definito nella quarta parte.

I trattati non si applicano ai paesi e territori d'oltremare che mantengono relazioni particolari con il

Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord non menzionati nell'elenco precitato.

3. Le disposizioni dei trattati si applicano ai territori europei di cui uno Stato membro assume la

rappresentanza nei rapporti con l'estero.

4. Le disposizioni dei trattati si applicano alle isole Åland conformemente alle disposizioni

contenute nel protocollo n. 2 dell'atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica

d'Austria, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia.

6655/1/08 REV 1 258

IT

5. In deroga all'articolo 52 del trattato sull'Unione europea e ai paragrafi da 1 a 4 del presente

articolo:

a) i trattati non si applicano alle Faeröer;

b) i trattati non si applicano alle zone di sovranità del Regno Unito di Akrotiri e Dhekelia a

Cipro, tranne per quanto necessario ad assicurare l'attuazione del regime definito nel

protocollo relativo alle zone di sovranità del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

a Cipro, allegato all'atto relativo alle condizioni di adesione all'Unione europea della

Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di

Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di

Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca

e secondo i termini di detto protocollo;

c) le disposizioni dei trattati sono applicabili alle isole Normanne ed all'isola di Man soltanto

nella misura necessaria per assicurare l'applicazione del regime previsto per tali isole dal

trattato relativo all'adesione di nuovi Stati membri alla Comunità economica europea e alla

Comunità europea dell'energia atomica, firmato il 22 gennaio 1972.

6. Il Consiglio europeo, su iniziativa dello Stato membro interessato, può adottare una decisione

che modifica lo status, nei confronti dell'Unione, di un paese o territorio danese, francese o olandese

di cui ai paragrafi 1 e 2. Il Consiglio europeo delibera all'unanimità previa consultazione della

Commissione. Articolo 356

(ex articolo 312 del TCE)

Il presente trattato è concluso per una durata illimitata.

Articolo 357

(ex articolo 313 del TCE)

Il presente trattato sarà ratificato dalle Alte parti contraenti conformemente alle loro norme

costituzionali rispettive. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il governo della

Repubblica italiana.

6655/1/08 REV 1 259

IT

Il presente trattato entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo all'avvenuto deposito dello

strumento di ratifica da parte dello Stato firmatario che procederà per ultimo a tale formalità.

Tuttavia, qualora tale deposito avvenisse meno di quindici giorni prima dell'inizio del mese

seguente, l'entrata in vigore del trattato sarà rinviata al primo giorno del secondo mese successivo

alla data del deposito stesso. Articolo 358

Le disposizioni dell'articolo 55 del trattato sull'Unione europea si applicano al presente trattato.

IN FEDE DI CHE, i plenipotenziari sottoscritti hanno apposto le loro firme in calce al presente

trattato.

Fatto a Roma, il venticinque marzo millenovecentocinquantasette.

(elenco dei firmatari non riprodotto)

6655/1/08 REV 1 260

IT

PROTOCOLLI

6655/1/08 REV 1 261

IT

PROTOCOLLO (n. 1)

RUOLO DEI PARLAMENTI NAZIONALI NELL'UNIONE EUROPEA

SUL

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

RICORDANDO che il modo in cui i parlamenti nazionali effettuano il controllo sui rispettivi

governi relativamente alle attività dell'Unione europea è una questione disciplinata dall'ordinamento

e dalla prassi costituzionali propri di ciascuno Stato membro;

DESIDEROSE di incoraggiare una maggiore partecipazione dei parlamenti nazionali alle attività

dell'Unione europea e di potenziarne la capacità di esprimere i loro pareri su progetti di atti

legislativi dell'Unione europea e su altri problemi che rivestano per loro un particolare interesse,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: TITOLO I

COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONI AI PARLAMENTI NAZIONALI

Articolo 1

I documenti di consultazione redatti dalla Commissione (libri verdi, libri bianchi e comunicazioni)

sono inviati direttamente dalla Commissione ai parlamenti nazionali all'atto della pubblicazione. La

Commissione trasmette inoltre ai parlamenti nazionali il programma legislativo annuale e gli altri

strumenti di programmazione legislativa o di strategia politica nello stesso momento in cui li

trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio.

6655/1/08 REV 1 262

IT

Articolo 2

I progetti di atti legislativi indirizzati al Parlamento europeo e al Consiglio sono trasmessi ai

parlamenti nazionali.

Ai fini del presente protocollo, per "progetto di atto legislativo" si intende la proposta della

Commissione, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri, l'iniziativa del Parlamento europeo, la

richiesta della Corte di giustizia, la raccomandazione della Banca centrale europea e la richiesta

della Banca europea per gli investimenti, intese all'adozione di un atto legislativo.

I progetti di atti legislativi presentati dalla Commissione sono trasmessi ai parlamenti nazionali

direttamente dalla Commissione, nello stesso momento in cui sono trasmessi al Parlamento europeo

e al Consiglio.

I progetti di atti legislativi presentati dal Parlamento europeo sono trasmessi ai parlamenti nazionali

direttamente dal Parlamento europeo.

I progetti di atti legislativi presentati da un gruppo di Stati membri, dalla Corte di giustizia, dalla

Banca centrale europea o dalla Banca europea per gli investimenti sono trasmessi ai parlamenti

nazionali dal Consiglio. Articolo 3

I parlamenti nazionali possono inviare ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della

Commissione un parere motivato in merito alla conformità di un progetto di atto legislativo al

principio di sussidiarietà, secondo la procedura prevista dal protocollo sull'applicazione dei principi

di sussidiarietà e di proporzionalità.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato da un gruppo di Stati membri, il presidente del

Consiglio trasmette il parere o i pareri motivati ai governi di tali Stati membri.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato dalla Corte di giustizia, dalla Banca centrale

europea o dalla Banca europea per gli investimenti, il presidente del Consiglio trasmette il parere o i

pareri motivati all'istituzione o organo interessato.

6655/1/08 REV 1 263

IT

Articolo 4

Un periodo di otto settimane intercorre tra la data in cui si mette a disposizione dei parlamenti

nazionali, nelle lingue ufficiali dell'Unione, un progetto di atto legislativo e la data in cui questo è

iscritto all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio ai fini della sua adozione o dell'adozione di

una posizione nel quadro di una procedura legislativa. In caso di urgenza sono ammesse eccezioni

le cui motivazioni sono riportate nell'atto o nella posizione del Consiglio. Salvo in casi urgenti

debitamente motivati, nel corso di queste otto settimane non può essere constatato alcun accordo

riguardante il progetto di atto legislativo. Salvo nei casi urgenti debitamente motivati, tra l'iscrizione

di un progetto di atto legislativo all'ordine del giorno provvisorio del Consiglio e l'adozione di una

posizione devono trascorrere dieci giorni. Articolo 5

Gli ordini del giorno e i risultati delle sessioni del Consiglio, compresi i processi verbali delle

sessioni nelle quali il Consiglio delibera su progetti di atti legislativi, sono trasmessi direttamente ai

parlamenti nazionali nello stesso momento in cui sono comunicati ai governi degli Stati membri.

Articolo 6

Qualora il Consiglio europeo intenda ricorrere all'articolo 48, paragrafo 7, primo o secondo comma,

del trattato sull'Unione europea, i parlamenti nazionali sono informati dell'iniziativa del Consiglio

europeo almeno sei mesi prima che sia adottata una decisione.

Articolo 7

La Corte dei conti trasmette a titolo informativo la relazione annuale ai parlamenti nazionali nello

stesso momento in cui la trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio.

6655/1/08 REV 1 264

IT

Articolo 8

Quando il sistema parlamentare nazionale non è monocamerale, gli articoli da 1 a 7 si applicano alle

camere che lo compongono. TITOLO II

COOPERAZIONE INTERPARLAMENTARE

Articolo 9

Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali definiscono insieme l'organizzazione e la

promozione di una cooperazione interparlamentare efficace e regolare in seno all'Unione.

Articolo 10

Una conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli affari dell'Unione può sottoporre

all'attenzione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione i contributi che ritiene

utili. La conferenza promuove inoltre lo scambio di informazioni e buone prassi tra i parlamenti

nazionali e il Parlamento europeo, e tra le loro commissioni specializzate. Può altresì organizzare

conferenze interparlamentari su temi specifici, in particolare per discutere su argomenti che

rientrano nella politica estera e di sicurezza comune, compresa la politica di sicurezza e di difesa

comune. I contributi della conferenza non vincolano i parlamenti nazionali e non pregiudicano la

loro posizione.

6655/1/08 REV 1 265

IT

PROTOCOLLO (n. 2)

DEI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ

SULL'APPLICAZIONE

E DI PROPORZIONALITÀ

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDEROSE di garantire che le decisioni siano prese il più possibile vicino ai cittadini

dell'Unione;

DETERMINATE a fissare le condizioni dell'applicazione dei principi di sussidiarietà e

proporzionalità sanciti nell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea e ad istituire un sistema di

controllo dell'applicazione di detti principi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Ciascuna istituzione vigila in modo continuo sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di

proporzionalità definiti nell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea.

Articolo 2

Prima di proporre un atto legislativo, la Commissione effettua ampie consultazioni. Tali

consultazioni devono tener conto, se del caso, della dimensione regionale e locale delle azioni

previste. Nei casi di straordinaria urgenza, la Commissione non procede a dette consultazioni. Essa

motiva la decisione nella proposta.

6655/1/08 REV 1 266

IT

Articolo 3

Ai fini del presente protocollo, per "progetto di atto legislativo" si intende la proposta della

Commissione, l'iniziativa di un gruppo di Stati membri, l'iniziativa del Parlamento europeo, la

richiesta della Corte di giustizia, la raccomandazione della Banca centrale europea e la richiesta

della Banca europea per gli investimenti, intese all'adozione di un atto legislativo.

Articolo 4

La Commissione trasmette i progetti di atti legislativi e i progetti modificati ai parlamenti nazionali

nello stesso momento in cui li trasmette al legislatore dell'Unione.

Il Parlamento europeo trasmette i suoi progetti di atti legislativi e i progetti modificati ai parlamenti

nazionali.

Il Consiglio trasmette i progetti di atti legislativi presentati da un gruppo di Stati membri, dalla

Corte di giustizia, dalla Banca centrale europea o dalla Banca europea per gli investimenti, e i

progetti modificati, ai parlamenti nazionali.

Non appena adottate, le risoluzioni legislative del Parlamento europeo e le posizioni del Consiglio

sono da loro trasmesse ai parlamenti nazionali.

Articolo 5

I progetti di atti legislativi sono motivati con riguardo ai principi di sussidiarietà e di

proporzionalità. Ogni progetto di atto legislativo dovrebbe essere accompagnato da una scheda

contenente elementi circostanziati che consentano di valutare il rispetto dei principi di sussidiarietà

e di proporzionalità. Tale scheda dovrebbe fornire elementi che consentano di valutarne l'impatto

finanziario e le conseguenze, quando si tratta di una direttiva, sulla regolamentazione che sarà

attuata dagli Stati membri, ivi compresa, se del caso, la legislazione regionale. Le ragioni che hanno

portato a concludere che un obiettivo dell'Unione può essere conseguito meglio a livello di

quest'ultima sono confortate da indicatori qualitativi e, ove possibile, quantitativi. I progetti di atti

legislativi tengono conto della necessità che gli oneri, siano essi finanziari o amministrativi, che

ricadono sull'Unione, sui governi nazionali, sugli enti regionali o locali, sugli operatori economici e

sui cittadini siano il meno gravosi possibile e commisurati all'obiettivo da conseguire.

6655/1/08 REV 1 267

IT

Articolo 6

Ciascuno dei parlamenti nazionali o ciascuna camera di uno di questi parlamenti può, entro un

termine di otto settimane a decorrere dalla data di trasmissione di un progetto di atto legislativo

nelle lingue ufficiali dell'Unione, inviare ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della

Commissione un parere motivato che espone le ragioni per le quali ritiene che il progetto in causa

non sia conforme al principio di sussidiarietà. Spetta a ciascun parlamento nazionale o a ciascuna

camera dei parlamenti nazionali consultare all'occorrenza i parlamenti regionali con poteri

legislativi.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato da un gruppo di Stati membri, il presidente del

Consiglio trasmette il parere ai governi di tali Stati membri.

Se il progetto di atto legislativo è stato presentato dalla Corte di giustizia, dalla Banca centrale

europea o dalla Banca europea per gli investimenti, il presidente del Consiglio trasmette il parere

all'istituzione o organo interessato. Articolo 7

1. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione e, se del caso, il gruppo di Stati

membri, la Corte di giustizia, la Banca centrale europea o la Banca europea per gli investimenti, ove

il progetto di atto legislativo sia stato presentato da essi, tengono conto dei pareri motivati trasmessi

dai parlamenti nazionali o da ciascuna camera di uno di tali parlamenti.

Ciascun parlamento nazionale dispone di due voti, ripartiti in funzione del sistema parlamentare

nazionale. In un sistema parlamentare nazionale bicamerale, ciascuna delle due camere dispone di

un voto.

2. Qualora i pareri motivati sul mancato rispetto del principio di sussidiarietà da parte di un

progetto di atto legislativo rappresentino almeno un terzo dell'insieme dei voti attribuiti ai

parlamenti nazionali conformemente al paragrafo 1, secondo comma, il progetto deve essere

riesaminato. Tale soglia è pari a un quarto qualora si tratti di un progetto di atto legislativo

presentato sulla base dell'articolo 76 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardante

lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Al termine di tale riesame, la Commissione o, se del caso, il gruppo di Stati membri, il Parlamento

europeo, la Corte di giustizia, la Banca centrale europea o la Banca europea per gli investimenti, se

il progetto di atto legislativo è stato presentato da essi, può decidere di mantenere il progetto, di

modificarlo o di ritirarlo. Tale decisione deve essere motivata.

6655/1/08 REV 1 268

IT

3. Inoltre, secondo la procedura legislativa ordinaria, qualora i pareri motivati sul mancato

rispetto del principio di sussidiarietà da parte di una proposta di atto legislativo rappresentino

almeno la maggioranza semplice dei voti attribuiti ai parlamenti nazionali conformemente al

paragrafo 1, secondo comma, la proposta è riesaminata. Al termine di tale riesame, la Commissione

può decidere di mantenere la proposta, di modificarla o di ritirarla.

Qualora scelga di mantenerla, la Commissione spiega, in un parere motivato, perché ritiene la

proposta conforme al principio di sussidiarietà. Tale parere motivato e i pareri motivati dei

parlamenti nazionali sono sottoposti al legislatore dell'Unione affinché ne tenga conto nella

procedura:

a) prima della conclusione della prima lettura, il legislatore (Parlamento europeo e Consiglio)

esamina la compatibilità della proposta legislativa con il principio di sussidiarietà, tenendo

particolarmente conto delle ragioni espresse e condivise dalla maggioranza dei parlamenti

nazionali, nonché del parere motivato della Commissione;

b) se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei voti espressi in sede

di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia compatibile con il

principio di sussidiarietà, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore esame.

Articolo 8

La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a pronunciarsi sui ricorsi per violazione,

mediante un atto legislativo, del principio di sussidiarietà proposti secondo le modalità previste

all'articolo 263 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea da uno Stato membro, o

trasmessi da quest'ultimo in conformità con il rispettivo ordinamento giuridico interno a nome del

suo parlamento nazionale o di una camera di detto parlamento nazionale.

In conformità alle modalità previste dallo stesso articolo, tali ricorsi possono essere proposti anche

dal Comitato delle regioni avverso atti legislativi per l'adozione dei quali il trattato sul

funzionamento dell'Unione europea richiede la sua consultazione.

Articolo 9

La Commissione presenta al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Consiglio e ai parlamenti

nazionali una relazione annuale circa l'applicazione dell'articolo 5 del trattato sull'Unione europea.

La relazione annuale deve anche essere inviata al Comitato economico e sociale e al Comitato delle

regioni.

6655/1/08 REV 1 269

IT

PROTOCOLLO (n. 3)

STATUTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA

SULLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO definire lo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea previsto

all'articolo 281 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: Articolo 1

La Corte di giustizia dell'Unione europea è costituita ed esercita le proprie funzioni conformemente

alle disposizioni dei trattati, del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica

(trattato CEEA) e del presente statuto. TITOLO I

STATUTO DEI GIUDICI E DEGLI AVVOCATI GENERALI

Articolo 2

Ogni giudice, prima di assumere le proprie funzioni, deve, davanti alla Corte di giustizia riunita in

seduta pubblica, prestare giuramento di esercitare tali funzioni in piena imparzialità e secondo

coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

6655/1/08 REV 1 270

IT

Articolo 3

I giudici godono dell'immunità di giurisdizione. Per quanto concerne gli atti da loro compiuti in

veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti, essi continuano a godere dell'immunità dopo

la cessazione dalle funzioni.

La Corte di giustizia, riunita in seduta plenaria, può togliere l'immunità. Quando la decisione

riguarda un membro del Tribunale o di un tribunale specializzato, la Corte decide previa

consultazione del tribunale di cui trattasi.

Qualora, tolta l'immunità, venga promossa un'azione penale contro un giudice, questi può essere

giudicato, in ciascuno degli Stati membri, soltanto dall'organo competente a giudicare i magistrati

appartenenti alla più alta giurisdizione nazionale.

Gli articoli da 11 a 14 e l'articolo 17 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione

europea sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, al cancelliere e ai relatori aggiunti della

Corte di giustizia dell'Unione europea, senza pregiudizio delle disposizioni relative all'immunità di

giurisdizione dei giudici che figurano nei commi precedenti.

Articolo 4

I giudici non possono esercitare alcuna funzione politica o amministrativa.

Essi non possono, salvo deroga concessa a titolo eccezionale dal Consiglio, che delibera a

maggioranza semplice, esercitare alcuna attività professionale rimunerata o meno.

Al momento del loro insediamento, essi assumono l'impegno solenne di rispettare, per la durata

delle loro funzioni e dopo la cessazione da queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, in

particolare i doveri di onestà e di discrezione per quanto riguarda l'accettare, dopo tale cessazione,

determinate funzioni o vantaggi.

In caso di dubbio, la Corte di giustizia decide. Quando la decisione riguarda un membro del

Tribunale o di un tribunale specializzato, la Corte decide previa consultazione del tribunale di cui

trattasi.

6655/1/08 REV 1 271

IT

Articolo 5

A parte i rinnovi regolari e i decessi, le funzioni di giudice cessano individualmente per dimissioni.

In caso di dimissioni di un giudice, la lettera di dimissioni è indirizzata al presidente della Corte di

giustizia per essere trasmessa al presidente del Consiglio. Quest'ultima notificazione importa

vacanza di seggio.

Salvo i casi in cui si applica l'articolo 6, ogni giudice rimane in carica fino a quando il suo

successore non assuma le proprie funzioni. Articolo 6

I giudici possono essere rimossi dalle loro funzioni oppure essere dichiarati decaduti dal loro diritto

a pensione o da altri vantaggi sostitutivi soltanto qualora, a giudizio unanime dei giudici e degli

avvocati generali della Corte di giustizia, non siano più in possesso dei requisiti previsti ovvero non

soddisfino più agli obblighi derivanti dalla loro carica. L'interessato non prende parte a tali

deliberazioni. Quando l'interessato è un membro del Tribunale o di un tribunale specializzato, la

Corte decide previa consultazione del tribunale di cui trattasi.

Il cancelliere comunica la decisione della Corte ai presidenti del Parlamento europeo e della

Commissione e la notifica al presidente del Consiglio.

Quest'ultima notificazione, in caso di decisione che rimuove un giudice dalle sue funzioni, importa

vacanza di seggio. Articolo 7

I giudici le cui funzioni cessano prima dello scadere del loro mandato sono sostituiti per la restante

durata del mandato stesso. Articolo 8

Le disposizioni degli articoli da 2 a 7 sono applicabili agli avvocati generali.

6655/1/08 REV 1 272

IT

TITOLO II

ORGANIZZAZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

Articolo 9

Il rinnovo parziale dei giudici, che ha luogo ogni tre anni, riguarda alternatamente quattordici e

tredici giudici.

Il rinnovo parziale degli avvocati generali, che ha luogo ogni tre anni, riguarda ogni volta quattro

avvocati generali. Articolo 10

Il cancelliere presta giuramento davanti alla Corte di giustizia di esercitare le proprie funzioni in

piena imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

Articolo 11

La Corte di giustizia predispone la sostituzione del cancelliere in caso di impedimento di questi.

Articolo 12

Funzionari e altri agenti sono addetti alla Corte di giustizia allo scopo di assicurarne il

funzionamento. Essi dipendono dal cancelliere sotto l'autorità del presidente.

Articolo 13

Su richiesta della Corte di giustizia, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la

procedura legislativa ordinaria, possono prevedere la nomina di relatori aggiunti e definirne lo

statuto. I relatori aggiunti possono essere chiamati, alle condizioni che saranno definite dal

regolamento di procedura, a partecipare all'istruzione delle cause sottoposte all'esame della Corte e

a collaborare con il giudice relatore.

6655/1/08 REV 1 273

IT

I relatori aggiunti, scelti tra persone che offrano ogni garanzia di indipendenza e abbiano le

qualificazioni giuridiche necessarie, sono nominati dal Consiglio, che delibera a maggioranza

semplice. Essi prestano giuramento davanti alla Corte di esercitare le loro funzioni in piena

imparzialità e secondo coscienza e di nulla divulgare del segreto delle deliberazioni.

Articolo 14

I giudici, gli avvocati generali e il cancelliere devono risiedere dove la Corte di giustizia ha la

propria sede. Articolo 15

La Corte di giustizia funziona in modo permanente. La durata delle vacanze giudiziarie è fissata

dalla Corte, tenuto conto delle necessità del servizio.

Articolo 16

La Corte di giustizia istituisce nel proprio ambito sezioni composte di tre e di cinque giudici. I

giudici eleggono nel loro ambito i presidenti delle sezioni. I presidenti delle sezioni di cinque

giudici sono eletti per una durata di tre anni. Il loro mandato è rinnovabile una volta.

La grande sezione comprende tredici giudici. Essa è presieduta dal presidente della Corte. Fanno

parte della grande sezione anche i presidenti delle sezioni di cinque giudici nonché altri giudici

designati alle condizioni definite dal regolamento di procedura.

La Corte si riunisce in grande sezione quando lo richieda uno Stato membro o un'istituzione

dell'Unione che è parte in causa.

La Corte si riunisce in seduta plenaria quando è adita ai sensi dell'articolo 228, paragrafo 2,

dell'articolo 245, paragrafo 2, dell'articolo 247 o dell'articolo 286, paragrafo 6, del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

Inoltre, ove reputi che un giudizio pendente dinanzi ad essa rivesta un'importanza eccezionale, la

Corte può decidere, sentito l'avvocato generale, di rinviare la causa alla seduta plenaria.

6655/1/08 REV 1 274

IT

Articolo 17

La Corte di giustizia può deliberare validamente soltanto in numero dispari.

Le deliberazioni delle sezioni composte di tre o cinque giudici sono valide soltanto se prese da tre

giudici.

Le deliberazioni della grande sezione sono valide soltanto se sono presenti nove giudici.

Le deliberazioni della Corte riunita in seduta plenaria sono valide soltanto se sono presenti quindici

giudici.

In caso di impedimento di uno dei giudici componenti una sezione, si può ricorrere a un giudice che

faccia parte di un'altra sezione, alle condizioni definite dal regolamento di procedura.

Articolo 18

I giudici e gli avvocati generali non possono partecipare alla trattazione di alcuna causa nella quale

essi siano in precedenza intervenuti come agenti, consulenti o avvocati di una delle parti, o sulla

quale essi siano stati chiamati a pronunciarsi come membri di un tribunale, di una commissione

d'inchiesta o a qualunque altro titolo.

Qualora, per un motivo particolare, un giudice o un avvocato generale reputi di non poter

partecipare al giudizio o all'esame di una causa determinata, ne informa il presidente. Qualora il

presidente reputi che un giudice o un avvocato generale non debba, per un motivo particolare,

giudicare o concludere in una causa determinata, ne avverte l'interessato.

In caso di difficoltà nell'applicazione del presente articolo, la Corte di giustizia decide.

Una parte non può invocare la nazionalità di un giudice, né l'assenza in seno alla Corte o ad una sua

sezione di un giudice della propria nazionalità, per richiedere la modificazione della composizione

della Corte o di una delle sue sezioni.

6655/1/08 REV 1 275

IT

TITOLO III

PROCEDURA DINANZI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

Articolo 19

Tanto gli Stati membri quanto le istituzioni dell'Unione sono rappresentati davanti alla Corte di

giustizia da un agente nominato per ciascuna causa; l'agente può essere assistito da un consulente o

da un avvocato.

Allo stesso modo sono rappresentati gli Stati parti contraenti dell'accordo sullo Spazio economico

europeo diversi dagli Stati membri e l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto

accordo.

Le altre parti devono essere rappresentate da un avvocato.

Solo un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi ad un organo giurisdizionale di uno Stato membro o

di un altro Stato parte contraente dell'accordo sullo Spazio economico europeo può rappresentare o

assistere una parte dinanzi alla Corte.

Gli agenti, i consulenti e gli avvocati che compaiano davanti alla Corte godono dei diritti e delle

garanzie necessarie per l'esercizio indipendente delle loro funzioni, alle condizioni che saranno

determinate dal regolamento di procedura.

La Corte gode, nei confronti dei consulenti e degli avvocati che si presentano davanti ad essa, dei

poteri normalmente riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali, alle condizioni che saranno

determinate dallo stesso regolamento.

I professori cittadini degli Stati membri la cui legislazione riconosce loro il diritto di patrocinare

godono davanti alla Corte dei diritti riconosciuti agli avvocati dal presente articolo.

Articolo 20

La procedura davanti alla Corte di giustizia comprende due fasi: l'una scritta, l'altra orale.

6655/1/08 REV 1 276

IT

La procedura scritta comprende la comunicazione alle parti, nonché alle istituzioni dell'Unione le

cui decisioni sono in causa, delle istanze, memorie, difese e osservazioni e, eventualmente, delle

repliche, nonché di ogni atto e documento a sostegno, ovvero delle loro copie certificate conformi.

Le comunicazioni sono fatte a cura del cancelliere secondo l'ordine e nei termini fissati dal

regolamento di procedura.

La procedura orale comprende la lettura della relazione presentata da un giudice relatore,

l'audizione da parte della Corte degli agenti, dei consulenti e degli avvocati e delle conclusioni

dell'avvocato generale e, ove occorra, l'audizione dei testimoni e dei periti.

Ove ritenga che la causa non sollevi nuove questioni di diritto, la Corte può decidere, sentito

l'avvocato generale, che la causa sia giudicata senza conclusioni dell'avvocato generale.

Articolo 21

La Corte di giustizia è adita mediante istanza trasmessa al cancelliere. L'istanza deve contenere

l'indicazione del nome e del domicilio dell'istante e della qualità del firmatario, l'indicazione della

parte o delle parti avverso le quali è proposta, l'oggetto della controversia, le conclusioni ed

un'esposizione sommaria dei motivi invocati.

All'istanza deve essere allegato, ove occorra, l'atto di cui è richiesto l'annullamento ovvero,

nell'ipotesi contemplata dall'articolo 265 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, un

documento che certifichi la data della richiesta prevista da tale articolo. Se questi documenti non

sono stati allegati all'istanza, il cancelliere invita l'interessato a produrli entro un termine

ragionevole, senza che si possa eccepire decadenza qualora la regolarizzazione intervenga dopo la

scadenza del termine per ricorrere. Articolo 22

Nei casi contemplati dall'articolo 18 del trattato CEEA, la Corte di giustizia è adita mediante ricorso

trasmesso al cancelliere. Il ricorso deve contenere l'indicazione del nome e del domicilio del

ricorrente e della qualità del firmatario, l'indicazione della decisione avverso la quale è proposto

ricorso, l'indicazione delle parti avverse, l'oggetto della causa, le conclusioni e un'esposizione

sommaria dei motivi invocati.

6655/1/08 REV 1 277

IT

Al ricorso deve essere allegata una copia conforme della decisione del collegio arbitrale che viene

impugnata.

Se la Corte rigetta il ricorso, la decisione del collegio arbitrale diventa definitiva.

Se la Corte annulla la decisione del collegio arbitrale la procedura può essere ripresa,

eventualmente, a cura di una delle parti in causa, dinanzi al collegio arbitrale. Quest'ultimo deve

uniformarsi ai principi di diritto enunciati dalla Corte.

Articolo 23

Nei casi contemplati dall'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea la

decisione del giudice nazionale che sospende la procedura e si rivolge alla Corte di giustizia è

notificata a quest'ultima a cura di tale giudice nazionale. Tale decisione è quindi notificata a cura

del cancelliere della Corte alle parti in causa, agli Stati membri e alla Commissione, nonché

all'istituzione, all'organo o all'organismo dell'Unione che ha adottato l'atto di cui si contesta la

validità o l'interpretazione.

Nel termine di due mesi da tale ultima notificazione, le parti, gli Stati membri, la Commissione e,

quando ne sia il caso, l'istituzione, l'organo o l'organismo dell'Unione che ha adottato l'atto di cui si

contesta la validità o l'interpretazione ha il diritto di presentare alla Corte memorie ovvero

osservazioni scritte.

Nei casi contemplati dall'articolo 267 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la

decisione del giudice nazionale è inoltre notificata, a cura del cancelliere della Corte, agli Stati parti

contraenti dell'accordo sullo Spazio economico europeo diversi dagli Stati membri nonché

all'Autorità di vigilanza AELS (EFTA) prevista da detto accordo, i quali, entro due mesi dalla

notifica, laddove si tratti di uno dei settori di applicazione dell'accordo, possono presentare alla

Corte memorie ovvero osservazioni scritte.

Quando un accordo relativo ad un determinato settore, concluso dal Consiglio e da uno o più Stati

terzi, prevede che questi ultimi hanno la facoltà di presentare memorie od osservazioni scritte nel

caso in cui la Corte sia stata adita da un organo giurisdizionale di uno Stato membro perché si

pronunci in via pregiudiziale su una questione rientrante nell'ambito di applicazione dell'accordo,

anche la decisione del giudice nazionale contenente tale questione è notificata agli Stati terzi

interessati che, entro due mesi dalla notifica, possono depositare dinanzi alla Corte memorie od

osservazioni scritte.

6655/1/08 REV 1 278

IT

*

Articolo 23 bis

Nel regolamento di procedura possono essere previsti un procedimento accelerato e, per i rinvii

pregiudiziali relativi allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, un procedimento d'urgenza.

Tali procedimenti possono prevedere, per il deposito delle memorie o delle osservazioni scritte, un

termine più breve di quello previsto all'articolo 23 e, in deroga all'articolo 20, quarto comma, la

mancanza di conclusioni dell'avvocato generale.

Il procedimento d'urgenza può prevedere, inoltre, la limitazione delle parti e degli altri interessati di

cui all'articolo 23 autorizzati a depositare memorie ovvero osservazioni scritte e, in casi di estrema

urgenza, l'omissione della fase scritta del procedimento.

Articolo 24

La Corte di giustizia può richiedere alle parti di produrre tutti i documenti e di dare tutte le

informazioni che essa reputi desiderabili. In caso di rifiuto, ne prende atto.

La Corte può parimenti richiedere agli Stati membri e alle istituzioni, agli organi o agli organismi

che non siano parti in causa tutte le informazioni che ritenga necessarie ai fini del processo.

Articolo 25

In ogni momento, la Corte di giustizia può affidare una perizia a qualunque persona, ente, ufficio,

commissione od organo di sua scelta. Articolo 26

Alle condizioni che saranno determinate dal regolamento di procedura si può procedere

all'audizione di testimoni.

* Articolo inserito con decisione 2008/79/CE, Euratom (GU L 24 del 29 gennaio 2008, pag. 42).

6655/1/08 REV 1 279

IT

Articolo 27

La Corte di giustizia gode, nei confronti dei testimoni non comparsi, dei poteri generalmente

riconosciuti in materia alle corti e ai tribunali e può infliggere sanzioni pecuniarie, alle condizioni

che saranno determinate dal regolamento di procedura.

Articolo 28

I testimoni e i periti possono essere uditi sotto il vincolo del giuramento, secondo la formula

stabilita dal regolamento di procedura ovvero secondo le modalità previste dalla legislazione

nazionale del testimone o del perito. Articolo 29

La Corte di giustizia può ordinare che un testimone o un perito sia udito dall'autorità giudiziaria del

suo domicilio.

Tale ordinanza è diretta, per la sua esecuzione, all'autorità giudiziaria competente, alle condizioni

stabilite dal regolamento di procedura. Gli atti derivanti dall'esecuzione della rogatoria sono rimessi

alla Corte alle stesse condizioni.

La Corte sostiene le spese, con riserva di porle, quando ne sia il caso, a carico delle parti.

Articolo 30

Ogni Stato membro considera qualsiasi violazione dei giuramenti dei testimoni e dei periti alla

stregua del corrispondente reato commesso davanti a un tribunale nazionale giudicante in materia

civile. Su denuncia della Corte di giustizia esso procede contro gli autori di tale reato davanti al

giudice nazionale competente. Articolo 31

L'udienza è pubblica, salvo decisione contraria presa dalla Corte di giustizia, d'ufficio o su richiesta

delle parti, per motivi gravi.

6655/1/08 REV 1 280

IT

Articolo 32

Nel corso del dibattimento la Corte di giustizia può interrogare i periti, i testimoni e le parti stesse.

Tuttavia queste ultime possono provvedere alla propria difesa orale soltanto tramite il proprio

rappresentante. Articolo 33

Di ogni udienza è redatto un verbale firmato dal presidente e dal cancelliere.

Articolo 34

Il ruolo delle udienze è fissato dal presidente.

Articolo 35

Le deliberazioni della Corte di giustizia sono e restano segrete.

Articolo 36

Le sentenze sono motivate. Esse menzionano i nomi dei giudici che hanno partecipato alla

deliberazione. Articolo 37

Le sentenze sono firmate dal presidente e dal cancelliere. Esse sono lette in pubblica udienza.

Articolo 38

La Corte di giustizia delibera sulle spese.

6655/1/08 REV 1 281

IT

Articolo 39

Il presidente della Corte di giustizia può decidere secondo una procedura sommaria che deroghi, per

quanto necessario, ad alcune norme contenute nel presente statuto e che sarà fissata dal regolamento

di procedura, in merito alle conclusioni intese sia ad ottenere la sospensione prevista

dall'articolo 278 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dall'articolo 157 del trattato

CEEA, sia all'applicazione dei provvedimenti provvisori a norma dell'articolo 279 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea, sia alla sospensione dell'esecuzione forzata conformemente

all'articolo 299, quarto comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea o

all'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA.

Il presidente, in caso d'impedimento, è sostituito da un altro giudice alle condizioni determinate dal

regolamento di procedura.

L'ordinanza pronunciata dal presidente o dal suo sostituto ha soltanto carattere provvisorio e non

pregiudica in nulla la decisione della Corte sul merito.

Articolo 40

Gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione possono intervenire nelle controversie proposte alla

Corte di giustizia.

Uguale diritto spetta agli organi e agli organismi dell'Unione e ad ogni altra persona se possono

dimostrare di avere un interesse alla soluzione della controversia sottoposta alla Corte. Le persone

fisiche o giuridiche non possono intervenire nelle cause fra Stati membri, fra istituzioni dell'Unione,

o fra Stati membri da una parte e istituzioni dell'Unione dall'altra.

Salvo quanto dispone il secondo comma, gli Stati parti contraenti dell'accordo sullo Spazio

economico europeo diversi dagli Stati membri nonché l'Autorità di vigilanza AELS (EFTA)

prevista da detto accordo possono intervenire nelle controversie proposte alla Corte quando queste

riguardano uno dei settori di applicazione dello stesso accordo.

Le conclusioni dell'istanza d'intervento possono avere come oggetto soltanto l'adesione alle

conclusioni di una delle parti.

6655/1/08 REV 1 282

IT

Articolo 41

Quando la parte convenuta, regolarmente chiamata in causa, si astiene dal depositare conclusioni

scritte, la sentenza viene pronunziata in sua contumacia. La sentenza può essere impugnata entro il

termine di un mese a decorrere dalla sua notificazione. Salvo decisione contraria della Corte di

giustizia, l'opposizione non sospende l'esecuzione della sentenza pronunziata in contumacia.

Articolo 42

Gli Stati membri, le istituzioni, organi e organismi dell'Unione e ogni altra persona fisica o giuridica

possono, nei casi e alle condizioni che saranno determinati dal regolamento di procedura, proporre

opposizione di terzo contro le sentenze pronunziate senza che essi siano stati chiamati in causa,

qualora tali sentenze siano pregiudizievoli ai loro diritti.

Articolo 43

In caso di difficoltà sul senso e la portata di una sentenza, spetta alla Corte di giustizia

d'interpretarla, a richiesta di una parte o di un'istituzione dell'Unione che dimostri di avere a ciò

interesse. Articolo 44

La revocazione delle sentenze può essere richiesta alla Corte di giustizia solo in seguito alla

scoperta di un fatto di natura tale da avere un'influenza decisiva e che, prima della pronunzia della

sentenza, era ignoto alla Corte e alla parte che domanda la revocazione.

La procedura di revocazione si apre con una sentenza della Corte che constata espressamente

l'esistenza di un fatto nuovo, ne riconosce i caratteri che consentono l'adito alla revocazione e

dichiara per questo motivo ricevibile l'istanza.

Nessuna istanza di revocazione può essere proposta dopo la scadenza di un termine di dieci anni

dalla data della sentenza.

6655/1/08 REV 1 283

IT

Articolo 45

Il regolamento di procedura stabilirà termini in ragione della distanza.

Nessuna decadenza risultante dallo spirare dei termini può essere eccepita quando l'interessato provi

l'esistenza di un caso fortuito o di forza maggiore.

Articolo 46

Le azioni contro l'Unione in materia di responsabilità extracontrattuale si prescrivono in cinque anni

a decorrere dal momento in cui avviene il fatto che dà loro origine. La prescrizione è interrotta sia

dall'istanza presentata alla Corte di giustizia, sia dalla preventiva richiesta che il danneggiato può

rivolgere all'istituzione competente dell'Unione. In quest'ultimo caso l'istanza deve essere proposta

nel termine di due mesi previsto dall'articolo 263 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea; sono applicabili, quando ne sia il caso, le disposizioni di cui all'articolo 265, secondo

comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Il presente articolo si applica anche alle azioni contro la Banca centrale europea in materia di

responsabilità extracontrattuale. TITOLO IV

IL TRIBUNALE

Articolo 47

L'articolo 9, primo comma, gli articoli 14 e 15, l'articolo 17, primo, secondo, quarto e quinto

comma e l'articolo 18 si applicano al Tribunale e ai suoi membri.

L'articolo 3, quarto comma, e gli articoli 10, 11 e 14 si applicano, coi necessari adattamenti, al

cancelliere del Tribunale.

6655/1/08 REV 1 284

IT

Articolo 48

Il Tribunale è composto di ventisette giudici.

Articolo 49

I membri del Tribunale possono essere chiamati ad esercitare le funzioni di avvocato generale.

L'avvocato generale ha l'ufficio di presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e piena

indipendenza, conclusioni motivate su determinate cause sottoposte al Tribunale, per assistere

quest'ultimo nell'adempimento della sua missione.

I criteri per la determinazione di dette cause, nonché le modalità di designazione degli avvocati

generali sono stabiliti dal regolamento di procedura del Tribunale.

Un membro del Tribunale chiamato ad esercitare le funzioni di avvocato generale in una causa non

può prendere parte alla decisione di detta causa.

Articolo 50

Il Tribunale si riunisce in sezioni, composte di tre o cinque giudici. I giudici eleggono nel loro

ambito i presidenti delle sezioni. I presidenti delle sezioni di cinque giudici sono eletti per una

durata di tre anni. Il loro mandato è rinnovabile una volta.

La composizione delle sezioni e l'assegnazione ad esse delle cause sono disciplinate dal

regolamento di procedura. In determinati casi disciplinati dal regolamento di procedura il Tribunale

può riunirsi in seduta plenaria o statuire nella persona di un giudice unico.

Il regolamento di procedura può inoltre prevedere che il Tribunale si riunisca in grande sezione nei

casi e alle condizioni da esso definite.

6655/1/08 REV 1 285

IT

Articolo 51

In deroga alla norma di cui all'articolo 256, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, sono di competenza della Corte di giustizia i ricorsi previsti agli articoli 263 e 265 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, proposti da uno Stato membro:

a) contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi del Parlamento europeo o del Consiglio o di

queste due istituzioni che statuiscono congiuntamente, salvo che si tratti:

− di decisioni adottate dal Consiglio ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 2, terzo comma,

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

− di atti del Consiglio in forza di un suo regolamento concernente misure di difesa

commerciale ai sensi dell'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea,

− di atti del Consiglio con cui quest'ultimo esercita competenze di esecuzione ai sensi

dell'articolo 291, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

b) contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi della Commissione ai sensi dell'articolo 331,

paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Sono altresì di competenza della Corte i ricorsi, previsti nei medesimi articoli, proposti da

un'istituzione dell'Unione contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi del Parlamento europeo,

del Consiglio, di queste due istituzioni che statuiscono congiuntamente, o della Commissione, e da

un'istituzione dell'Unione contro un atto o un'astensione dal pronunciarsi della Banca centrale

europea. Articolo 52

Il presidente della Corte di giustizia e il presidente del Tribunale stabiliscono di comune accordo le

condizioni alle quali funzionari e altri agenti addetti alla Corte di giustizia possono prestare servizio

presso il Tribunale onde assicurarne il funzionamento. Taluni funzionari o altri agenti dipendono

dal cancelliere del Tribunale sotto l'autorità del presidente del Tribunale.

6655/1/08 REV 1 286

IT

Articolo 53

La procedura dinanzi al Tribunale è disciplinata dal titolo III.

La procedura dinanzi al Tribunale è precisata e completata, per quanto necessario, dal suo

regolamento di procedura. Il regolamento di procedura può derogare all'articolo 40, quarto comma e

all'articolo 41 per tener conto delle peculiarità del contenzioso nel settore della proprietà

intellettuale.

In deroga all'articolo 20, quarto comma, l'avvocato generale può presentare per iscritto le sue

conclusioni motivate. Articolo 54

Se un'istanza o un altro atto processuale destinati al Tribunale sono depositati per errore presso il

cancelliere della Corte di giustizia, questo li trasmette immediatamente al cancelliere del Tribunale;

allo stesso modo, se un'istanza o un altro atto processuale destinati alla Corte sono depositati per

errore presso il cancelliere del Tribunale, questo li trasmette immediatamente al cancelliere della

Corte.

Quando il Tribunale constata d'essere incompetente a conoscere di un ricorso che rientri nella

competenza della Corte, rinvia la causa alla Corte; allo stesso modo, la Corte, quando constata che

un determinato ricorso rientra nella competenza del Tribunale, rinvia la causa a quest'ultimo, che

non può in tal caso declinare la propria competenza.

Quando la Corte e il Tribunale sono investiti di cause che abbiano lo stesso oggetto, sollevino lo

stesso problema d'interpretazione o mettano in questione la validità dello stesso atto, il Tribunale,

dopo aver ascoltato le parti, può sospendere il procedimento sino alla pronunzia della sentenza della

Corte o, laddove si tratti di ricorsi presentati a norma dell'articolo 263 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, declinare la propria competenza affinché la Corte possa statuire sui ricorsi

medesimi. In presenza degli stessi presupposti, la Corte può parimenti decidere di sospendere il

procedimento dinanzi ad essa proposto; in tal caso prosegue il procedimento dinanzi al Tribunale.

Quando uno Stato membro e un'istituzione dell'Unione impugnano lo stesso atto, il Tribunale

declina la propria competenza affinché la Corte possa statuire su tali ricorsi.

6655/1/08 REV 1 287

IT

Articolo 55

Le decisioni del Tribunale che concludono il procedimento, le pronunzie che decidono parzialmente

la controversia nel merito o che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad

un'eccezione di incompetenza o di irricevibilità vengono notificate dal cancelliere del Tribunale a

tutte le parti come pure a tutti gli Stati membri e alle istituzioni dell'Unione anche qualora non siano

parti intervenienti nella controversia dinanzi al Tribunale.

Articolo 56

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia, entro un termine di due mesi a

decorrere dalla notifica della decisione impugnata, contro le decisioni del Tribunale che concludono

il procedimento nonché contro le pronunzie che decidono parzialmente la controversia nel merito o

che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad un'eccezione di incompetenza o di

irricevibilità.

L'impugnazione può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente

soccombente nelle sue conclusioni. Tuttavia le parti intervenienti diverse dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell'Unione possono proporre impugnazione soltanto qualora la decisione del Tribunale

le concerna direttamente.

Ad eccezione delle cause relative a controversie tra l'Unione e i loro agenti, l'impugnazione può

essere proposta anche dagli Stati membri o dalle istituzioni dell'Unione che non siano intervenuti

nella controversia dinanzi al Tribunale. In tal caso, gli Stati membri e le istituzioni si trovano in una

posizione identica a quella di Stati membri o istituzioni che siano intervenuti in primo grado.

Articolo 57

Può essere proposta impugnazione dinanzi alla Corte di giustizia contro le decisioni del Tribunale

che respingono un'istanza d'intervento, entro un termine di due settimane a decorrere dalla notifica

della decisione di rigetto, da qualsiasi soggetto la cui istanza sia stata respinta.

Contro le decisioni adottate dal Tribunale ai sensi dell'articolo 278 o 279 o dell'articolo 299, quarto

comma del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, oppure ai sensi dell'articolo 157 o

dell'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA, può essere proposta impugnazione dinanzi alla

Corte dalle parti del procedimento entro un termine di due mesi a decorrere dalla notifica delle

decisioni.

La Corte provvede conformemente alla procedura di cui all'articolo 39 sull'impugnazione proposta

ai sensi del primo e secondo comma del presente articolo.

6655/1/08 REV 1 288

IT

Articolo 58

L'impugnazione proposta dinanzi alla Corte di giustizia deve limitarsi ai motivi di diritto. Essa può

essere fondata su motivi relativi all'incompetenza del Tribunale, a vizi della procedura dinanzi al

Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché alla violazione del diritto

dell'Unione da parte del Tribunale.

L'impugnazione non può avere ad oggetto unicamente l'onere e l'importo delle spese.

Articolo 59

In caso d'impugnazione proposta contro una decisione del Tribunale, il procedimento dinanzi alla

Corte di giustizia consta di una fase scritta e di una fase orale. La Corte può, sentiti l'avvocato

generale e le parti, statuire senza trattazione orale, alle condizioni stabilite dal regolamento di

procedura. Articolo 60

L'impugnazione non ha effetto sospensivo, salvi gli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea o l'articolo 157 del trattato CEEA.

In deroga all'articolo 280 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le decisioni del

Tribunale che annullano un regolamento hanno effetto soltanto a decorrere dalla scadenza del

termine contemplato nell'articolo 56, primo comma, del presente statuto, oppure, se entro tale

termine è stata proposta impugnazione, a decorrere dal relativo rigetto, salva la facoltà delle parti di

presentare alla Corte di giustizia, in forza degli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea o dell'articolo 157 del trattato CEEA, un'istanza volta alla sospensione

dell'efficacia del regolamento annullato o all'adozione di un qualsiasi altro provvedimento

provvisorio. Articolo 61

Quando l'impugnazione è accolta, la Corte di giustizia annulla la decisione del Tribunale. In tal

caso, essa può statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta,

oppure rinviare la causa al Tribunale affinché sia decisa da quest'ultimo.

In caso di rinvio, il Tribunale è vincolato dalla decisione emessa dalla Corte sui punti di diritto.

6655/1/08 REV 1 289

IT

Quando un'impugnazione proposta da uno Stato membro o da un'istituzione dell'Unione che non

sono intervenuti nel procedimento dinanzi al Tribunale è accolta, la Corte può, ove lo reputi

necessario, precisare gli effetti della decisione annullata del Tribunale che debbono essere

considerati definitivi nei confronti delle parti della controversia.

Articolo 62

Nei casi di cui all'articolo 256, paragrafi 2 e 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

primo avvocato generale, allorché ritiene che esista un grave rischio per l'unità o la coerenza del

diritto dell'Unione, può proporre alla Corte di giustizia di riesaminare la decisione del Tribunale.

La proposta deve essere presentata entro un mese a decorrere dalla pronuncia della decisione del

Tribunale. La Corte decide, entro un mese a decorrere dalla proposta presentatale dal primo

avvocato generale, sull'opportunità o meno di riesaminare la decisione.

Articolo 62 bis

La Corte di giustizia decide sulle questioni oggetto di riesame secondo una procedura di urgenza in

base al fascicolo trasmessole dal Tribunale.

Gli interessati di cui all'articolo 23 del presente statuto e, nei casi previsti dall'articolo 256,

paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le parti nel procedimento dinanzi al

Tribunale hanno il diritto di depositare dinanzi alla Corte memorie od osservazioni scritte sulle

questioni oggetto di riesame entro un termine stabilito a tal fine.

La Corte può decidere di aprire la fase orale prima di statuire.

6655/1/08 REV 1 290

IT

Articolo 62 ter

Nei casi previsti dall'articolo 256, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

fatti salvi gli articoli 278 e 279 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la proposta di

riesame e la decisione di apertura del procedimento di riesame non hanno effetto sospensivo.

Qualora la Corte di giustizia costati che la decisione del Tribunale pregiudichi l'unità o la coerenza

del diritto dell'Unione, essa rinvia la causa dinanzi al Tribunale che è vincolato ai punti di diritto

decisi dalla Corte; la Corte può indicare gli effetti della decisione del Tribunale che devono essere

considerati definitivi nei riguardi delle parti in causa. Tuttavia, se la soluzione della controversia

emerge, in considerazione dell'esito del riesame, dagli accertamenti in fatto sui quali è basata la

decisione del Tribunale, la Corte statuisce in via definitiva.

Nei casi previsti dall'articolo 256, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

in mancanza di proposta di riesame o di decisione di apertura del procedimento di riesame, la o le

soluzioni formulate dal Tribunale alle questioni sottopostegli hanno effetto alla scadenza dei termini

previsti a tal fine nell'articolo 62, secondo comma. In caso di apertura di un procedimento di

riesame, la o le soluzioni oggetto di riesame hanno effetto al termine di tale procedimento, a meno

che la Corte decida diversamente. Se la Corte constata che la decisione del Tribunale pregiudica

l'unità o la coerenza del diritto dell'Unione, la soluzione formulata dalla Corte in merito alle

questioni oggetto di riesame si sostituisce a quella del Tribunale.

TITOLO IV bis

I TRIBUNALI SPECIALIZZATI

Articolo 62 quater

Le disposizioni relative alle competenze, alla composizione, all'organizzazione e alla procedura dei

tribunali specializzati istituiti sulla base dell'articolo 257 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, sono riportate in allegato al presente statuto.

6655/1/08 REV 1 291

IT

TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 63

I regolamenti di procedura della Corte di giustizia e del Tribunale contengono tutte le disposizioni

necessarie per applicare e, per quanto necessario, completare il presente statuto.

Articolo 64

Le norme relative al regime linguistico applicabile alla Corte di giustizia dell'Unione europea sono

fissate da un regolamento del Consiglio che delibera all'unanimità. Tale regolamento è adottato su

richiesta della Corte di giustizia previa consultazione della Commissione e del Parlamento europeo

o su proposta della Commissione previa consultazione della Corte di giustizia e del Parlamento

europeo.

Fino all'adozione di tali norme, le disposizioni del regolamento di procedura della Corte e del

regolamento di procedura del Tribunale relative al regime linguistico restano applicabili. In deroga

agli articoli 253 e 254 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ogni modifica o

abrogazione di tali disposizioni richiede l'approvazione unanime del Consiglio.

6655/1/08 REV 1 292

IT

ALLEGATO I

IL TRIBUNALE DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 1

Il Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea, in seguito denominato "Tribunale della

funzione pubblica", è competente in primo grado a pronunciarsi in merito alle controversie tra

l'Unione e i suoi agenti, ai sensi dell'articolo 270 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, comprese le controversie tra gli organi o tra gli organismi e il loro personale, per le quali la

competenza è attribuita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Articolo 2

Il Tribunale della funzione pubblica è composto di sette giudici. Ove ciò sia richiesto dalla Corte di

giustizia, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può aumentare il numero dei giudici.

I giudici sono nominati per un periodo di sei anni. I giudici uscenti possono essere nuovamente

nominati.

Qualsiasi vacanza sarà coperta con la nomina di un nuovo giudice per un periodo di sei anni.

Articolo 3

1. I giudici sono nominati dal Consiglio, che decide a norma dell'articolo 257, quarto comma,

del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, previa consultazione del comitato previsto dal

presente articolo. Nella nomina dei giudici, il Consiglio assicura una composizione equilibrata del

Tribunale della funzione pubblica secondo una base geografica quanto più ampia possibile tra i

cittadini degli Stati membri e per quanto concerne gli ordinamenti giuridici nazionali rappresentati.

6655/1/08 REV 1 293

IT

2. Chiunque abbia la cittadinanza dell'Unione e possieda i requisiti di cui all'articolo 257, quarto

comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, può presentare la propria candidatura.

Il Consiglio, deliberando su raccomandazione della Corte di giustizia, fissa i requisiti e le modalità

per la presentazione e l'esame delle candidature.

3. È istituito un comitato composto di sette personalità scelte tra ex giudici della Corte di

giustizia e del Tribunale e tra giuristi di notoria competenza. La designazione dei membri del

comitato e le sue norme di funzionamento sono decise dal Consiglio, che delibera su

raccomandazione del presidente della Corte di giustizia.

4. Il comitato fornisce un parere sull'idoneità dei candidati all'esercizio delle funzioni di giudice

del Tribunale della funzione pubblica. Il comitato integra il parere con un elenco di candidati che

possiedono un'esperienza di alto livello adeguata alla funzione. Tale elenco dovrà comprendere un

numero di candidati corrispondente almeno al doppio del numero dei giudici che dovranno essere

nominati dal Consiglio. Articolo 4

1. I giudici designano tra loro, per tre anni, il presidente del Tribunale della funzione pubblica. Il

suo mandato è rinnovabile.

2. Il Tribunale della funzione pubblica si riunisce in sezioni composte di tre giudici. In

determinati casi disciplinati dal regolamento di procedura, esso può riunirsi in seduta plenaria, in

sezioni di cinque giudici o statuire nella persona di un giudice unico.

3. Il presidente del Tribunale della funzione pubblica presiede la seduta plenaria e la sezione

composta di cinque giudici. I presidenti delle sezioni di tre giudici sono designati in base alle

disposizioni previste dal paragrafo 1. Se il presidente del Tribunale della funzione pubblica è

assegnato ad una sezione composta di tre giudici, egli la presiede.

4. Il regolamento di procedura disciplina le competenze e il quorum della seduta plenaria,

nonché la composizione delle sezioni e l'assegnazione ad esse delle cause.

6655/1/08 REV 1 294

IT

Articolo 5

Gli articoli da 2 a 6, gli articoli 14, 15, l'articolo 17, primo, secondo e quinto comma, e l'articolo 18

dello statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea si applicano al Tribunale della funzione

pubblica e ai suoi membri.

Il giuramento di cui all'articolo 2 dello statuto è prestato dinanzi alla Corte di giustizia e le decisioni

di cui agli articoli 3, 4 e 6 sono adottate da quest'ultima, previa consultazione del Tribunale della

funzione pubblica. Articolo 6

1. Il Tribunale della funzione pubblica si avvale dei servizi della Corte di giustizia e del

Tribunale. Il presidente della Corte di giustizia o, se del caso, il presidente del Tribunale, stabilisce

di comune accordo con il presidente del Tribunale della funzione pubblica le condizioni alle quali

funzionari e altri agenti addetti alla Corte o al Tribunale possono prestare servizio presso il

Tribunale della funzione pubblica onde assicurarne il funzionamento. Taluni funzionari od altri

agenti dipendono dal cancelliere del Tribunale della funzione pubblica sotto l'autorità del presidente

di detto Tribunale.

2. Il Tribunale della funzione pubblica nomina il proprio cancelliere, di cui fissa lo statuto.

L'articolo 3, quarto comma, e gli articoli 10, 11 e 14 dello statuto della Corte di giustizia

dell'Unione europea sono applicabili al cancelliere di questo Tribunale.

Articolo 7

1. La procedura dinanzi al Tribunale della funzione pubblica è disciplinata dal titolo III dello

statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, ad eccezione degli articoli 22 e 23. Essa è

precisata e completata, per quel che necessita, dal suo regolamento di procedura.

2. Le disposizioni relative al regime linguistico del Tribunale si applicano al Tribunale della

funzione pubblica.

6655/1/08 REV 1 295

IT

3. La fase scritta della procedura comprende la presentazione del ricorso e del controricorso, a

meno che il Tribunale della funzione pubblica non ritenga necessario un secondo scambio di

memorie scritte. In quest'ultimo caso, il Tribunale della funzione pubblica, con il consenso delle

parti, può decidere di statuire senza trattazione orale.

4. In ogni fase del procedimento, compreso il deposito del ricorso, il Tribunale della funzione

pubblica può esaminare le possibilità di una composizione amichevole della controversia e può

adoperarsi per agevolare tale soluzione.

5. Il Tribunale della funzione pubblica statuisce sulle spese. Fatte salve disposizioni particolari

del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese, qualora sia stata fatta

una domanda in tal senso. Articolo 8

1. Se un'istanza o un altro atto processuale destinati al Tribunale della funzione pubblica sono

depositati per errore presso il cancelliere della Corte di giustizia o del Tribunale, questo li trasmette

immediatamente al cancelliere del Tribunale della funzione pubblica. Allo stesso modo, se

un'istanza o un altro atto processuale destinati alla Corte o al Tribunale sono depositati per errore

presso il cancelliere del Tribunale della funzione pubblica, questo li trasmette immediatamente al

cancelliere della Corte o del Tribunale.

2. Quando il Tribunale della funzione pubblica constata d'essere incompetente a conoscere di un

ricorso che rientri nella competenza della Corte o del Tribunale, rinvia la causa alla Corte o al

Tribunale. Allo stesso modo, la Corte o il Tribunale, quando constata che un determinato ricorso

rientra nella competenza del Tribunale della funzione pubblica, l'organo giurisdizionale adito rinvia

la causa a quest'ultimo, che non può in tal caso declinare la propria competenza.

3. Quando il Tribunale della funzione pubblica e il Tribunale sono investiti di cause che

sollevino lo stesso problema d'interpretazione o mettano in questione la validità dello stesso atto, il

Tribunale della funzione pubblica, dopo aver ascoltato le parti, può sospendere il procedimento sino

alla pronunzia della sentenza del Tribunale.

Quando il Tribunale della funzione pubblica e il Tribunale sono investiti di cause che abbiano il

medesimo oggetto, il Tribunale della funzione pubblica declina la propria competenza affinché il

Tribunale statuisca su tali cause.

6655/1/08 REV 1 296

IT

Articolo 9

Può essere proposta impugnazione dinanzi al Tribunale, entro un termine di due mesi a decorrere

dalla notifica della decisione impugnata, avverso le decisioni del Tribunale della funzione pubblica

che concludono il procedimento, nonché avverso le pronunzie che decidono parzialmente la

controversia nel merito o che pongono termine ad un incidente di procedura relativo ad

un'eccezione di incompetenza o di irricevibilità.

L'impugnazione può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente

soccombente nelle sue conclusioni. Tuttavia le parti intervenienti diverse dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell'Unione possono proporre impugnazione soltanto qualora la decisione del Tribunale

della funzione pubblica le concerna direttamente.

Articolo 10

1. Può essere proposta impugnazione dinanzi al Tribunale avverso le decisioni del Tribunale

della funzione pubblica che respingono un'istanza d'intervento, entro un termine di due settimane a

decorrere dalla notifica della decisione di rigetto, da qualsiasi soggetto la cui istanza sia stata

respinta.

2. Avverso le decisioni adottate dal Tribunale della funzione pubblica ai sensi dell'articolo 278

o 279 o dell'articolo 299, quarto comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea oppure

ai sensi dell'articolo 157 o dell'articolo 164, terzo comma, del trattato CEEA, può essere proposta

impugnazione dinanzi al Tribunale dalle parti del procedimento entro un termine di due mesi a

decorrere dalla notifica delle decisioni.

3. Il presidente del Tribunale può decidere sulle impugnazioni previste ai paragrafi 1 e 2 del

presente articolo secondo una procedura sommaria che deroghi, per quanto necessario, ad alcune

norme contenute nel presente allegato e che sarà fissata dal regolamento di procedura del Tribunale.

Articolo 11

1. L'impugnazione proposta dinanzi al Tribunale deve limitarsi ai motivi di diritto. Essa può

essere fondata su motivi relativi all'incompetenza del Tribunale della funzione pubblica, a vizi della

procedura dinanzi a detto Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente, nonché

alla violazione del diritto dell'Unione da parte del Tribunale della funzione pubblica.

2. L'impugnazione non può avere ad oggetto unicamente l'onere e l'importo delle spese.

6655/1/08 REV 1 297

IT

Articolo 12

1. L'impugnazione dinanzi al Tribunale non ha effetto sospensivo, salvi gli articoli 278 e 279 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea e l'articolo 157 del trattato CEEA.

2. In caso di impugnazione proposta avverso una decisione del Tribunale della funzione

pubblica, il procedimento dinanzi al Tribunale consta di una fase scritta e di una fase orale. Alle

condizioni stabilite dal regolamento di procedura, il Tribunale può, sentite le parti, statuire senza

trattazione orale. Articolo 13

1. Quando l'impugnazione è accolta, il Tribunale annulla la decisione del Tribunale della

funzione pubblica e statuisce sulla controversia. Rinvia la causa al Tribunale della funzione

pubblica affinché sia decisa da quest'ultimo, quando la causa non è ancora matura per la decisione.

2. In caso di rinvio, il Tribunale della funzione pubblica è vincolato dalla decisione emessa dal

Tribunale sui punti di diritto.

6655/1/08 REV 1 298

IT

PROTOCOLLO (n. 4)

STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI

SULLO E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO definire lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale

europea di cui all'articolo 129, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

CAPO I

SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI

Articolo 1

Sistema europeo di banche centrali

Conformemente all'articolo 282, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la

Banca centrale europea (BCE) e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di

banche centrali (SEBC). La BCE e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è

l'euro costituiscono l'Eurosistema.

Il SEBC e la BCE assolvono i loro compiti ed espletano le loro attività conformemente alle

disposizioni dei trattati e del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 299

IT

CAPO II

OBIETTIVI E COMPITI DEL SEBC

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali

dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3

del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di

mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando

i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Articolo 3

Compiti

3.1. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, i compiti fondamentali assolti tramite il SEBC sono:

− definire e attuare la politica monetaria dell'Unione,

− svolgere le operazioni sui cambi in linea con le disposizioni dell'articolo 219 di detto trattato,

− detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri,

− promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

3.2. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 3, di detto trattato, il terzo trattino dell'articolo 3.1

non pregiudica la detenzione e la gestione, da parte dei governi degli Stati membri, dei saldi

operativi in valuta estera.

6655/1/08 REV 1 300

IT

3.3. Conformemente all'articolo 127, paragrafo 5, di detto trattato, il SEBC contribuisce ad una

buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti autorità per quanto riguarda la

vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario.

Articolo 4

Funzioni consultive

Conformemente all'articolo 127, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

a) la BCE viene consultata:

− in merito a qualsiasi proposta di atto dell'Unione che rientra nelle sue competenze,

− dalle autorità nazionali, sui progetti di disposizioni legislative che rientrano nelle sue

competenze, ma entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio, secondo la

procedura di cui all'articolo 41;

b) la BCE può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni, agli organi o agli organismi

dell'Unione o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze.

Articolo 5

Raccolta di informazioni statistiche

5.1. Al fine di assolvere i compiti del SEBC, la BCE, assistita dalle banche centrali nazionali,

raccoglie le necessarie informazioni statistiche dalle competenti autorità nazionali o direttamente

dagli operatori economici. A questo fine essa coopera con le istituzioni, gli organi o gli organismi

dell'Unione e con le competenti autorità degli Stati membri o dei paesi terzi e con le organizzazioni

internazionali.

5.2. Le banche centrali nazionali svolgono, per quanto possibile, i compiti di cui all'articolo 5.1.

5.3. La BCE contribuisce all'armonizzazione, ove necessario, delle norme e delle modalità relative

alla raccolta, compilazione e distribuzione delle statistiche nelle aree di sua competenza.

6655/1/08 REV 1 301

IT

5.4. Il Consiglio, conformemente alla procedura di cui all'articolo 41, determina le persone fisiche

e giuridiche soggette agli obblighi di riferimento, il regime di riservatezza e le opportune

disposizioni per assicurarne l'applicazione. Articolo 6

Cooperazione internazionale

6.1. Nel campo della cooperazione internazionale concernente i compiti affidati al SEBC, la BCE

decide come il SEBC debba essere rappresentato.

6.2. La BCE e, con l'autorizzazione di questa, le banche centrali nazionali possono partecipare ad

istituzioni monetarie internazionali.

6.3. Gli articoli 6.1 e 6.2 lasciano impregiudicate le disposizioni dell'articolo 138, del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. CAPO III

ORGANIZZAZIONE DEL SEBC

Articolo 7

Indipendenza

Conformemente all'articolo 130 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nell'esercizio

dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dal presente

statuto, né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali

possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi

dell'Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli

organi e gli organismi dell'Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare

questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle

banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti.

6655/1/08 REV 1 302

IT

Articolo 8

Principio generale

Il SEBC è governato dagli organi decisionali della BCE.

Articolo 9

La Banca centrale europea

9.1. La BCE che, conformemente all'articolo 282, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, ha personalità giuridica, ha in ciascuno degli Stati membri la più ampia

capacità giuridica riconosciuta alle persone giuridiche dai rispettivi ordinamenti; essa può in

particolare acquisire o alienare beni mobili e immobili e stare in giudizio.

9.2. La funzione della BCE è quella di assicurare che i compiti attribuiti al SEBC ai sensi

dell'articolo 127, paragrafi 2, 3 e 5, di detto trattato siano assolti o mediante le attività proprie

secondo quanto disposto dal presente statuto, o attraverso le banche centrali nazionali ai sensi degli

articoli 12.1 e 14.

9.3. Conformemente all'articolo 129, paragrafo 1, di detto trattato, gli organi decisionali della BCE

sono il consiglio direttivo e il comitato esecutivo.

Articolo 10

Il consiglio direttivo

10.1. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, il consiglio direttivo comprende i membri del comitato esecutivo della BCE nonché i

governatori delle banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l'euro.

10.2. Ogni membro del consiglio direttivo ha diritto a un voto. A decorrere dalla data in cui il

numero dei membri del consiglio direttivo ecceda 21, ciascun membro del comitato esecutivo ha

diritto a un voto e il numero dei governatori con diritto di voto è pari a 15. Questi ultimi diritti di

voto sono attribuiti e ruotano come di seguito indicato:

6655/1/08 REV 1 303

IT

− a decorrere dalla data in cui il numero dei governatori sia superiore a 15 e fino a che non sia

pari a 22, i governatori stessi sono assegnati a due gruppi, secondo una graduatoria stilata

sulla base della quota dello Stato membro della rispettiva banca centrale nazionale nel

prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato e nel bilancio totale aggregato delle

istituzioni finanziarie monetarie degli Stati membri la cui moneta è l'euro. Alle quote nel

prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato e nel bilancio totale aggregato delle

istituzioni finanziarie monetarie sono assegnati i pesi, rispettivamente, di 5/6 e 1/6. Il primo

gruppo è composto da cinque governatori e il secondo da tutti gli altri. La frequenza del diritto

di voto dei governatori del primo gruppo non può essere inferiore a quella dei governatori del

secondo gruppo. Fatto salvo quanto disposto nella frase precedente, al primo gruppo sono

attribuiti quattro diritti di voto e al secondo undici,

− a decorrere dalla data in cui i governatori siano in numero pari a 22, essi sono assegnati a tre

gruppi secondo una graduatoria stilata in base ai criteri di cui sopra. Al primo gruppo,

costituito da cinque governatori, spettano quattro diritti di voto. Al secondo, costituito dalla

metà del numero totale dei governatori, con un arrotondamento di eventuali numeri frazionari

fino all'intero successivo, spettano otto diritti di voto. Al terzo gruppo, costituito dai rimanenti

governatori, spettano tre diritti di voto,

− all'interno di ciascun gruppo, i governatori esercitano il diritto di voto per uguali periodi di

tempo,

− al calcolo delle quote nel prodotto interno lordo aggregato ai prezzi di mercato si applica

l'articolo 29.2. Il bilancio totale aggregato delle istituzioni finanziarie monetarie è determinato

in conformità con il quadro statistico applicabile nell'Unione al momento del calcolo,

− ogniqualvolta il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato sia modificato ai sensi

dell'articolo 29.3 ovvero ogniqualvolta aumenti il numero dei governatori, la dimensione e/o

la composizione dei gruppi sono modificate sulla base dei principi di cui sopra,

− deliberando a maggioranza dei due terzi di tutti i suoi membri, con o senza diritto di voto, il

consiglio direttivo adotta tutte le misure necessarie per l'attuazione dei principi di cui sopra e

può decidere di differire l'avvio del sistema di rotazione fino al momento in cui il numero dei

governatori non sia superiore a 18.

6655/1/08 REV 1 304

IT

Il diritto di voto deve essere esercitato personalmente. In deroga a tale norma, il regolamento

interno di cui all'articolo 12.3 può prevedere che i membri del consiglio direttivo votino mediante

teleconferenza. Tale regolamento prevede inoltre che un membro del consiglio direttivo

impossibilitato a partecipare alle riunioni per un periodo prolungato possa designare un supplente

quale membro del consiglio direttivo.

Le disposizioni dei precedenti paragrafi non hanno effetto sul diritto di voto di ciascun membro del

consiglio direttivo, avente o meno diritto di voto, ai sensi degli articoli 10.3, 40.2 e 40.3.

Salvo quanto diversamente disposto dal presente statuto, il consiglio direttivo decide a maggioranza

semplice dei membri aventi diritto di voto. In caso di parità, prevale il voto del presidente.

Perché il consiglio direttivo possa votare, deve essere raggiunto un quorum pari ai due terzi dei

membri aventi diritto di voto. Qualora il quorum non venga raggiunto, il presidente può convocare

una riunione straordinaria nella quale possono essere prese decisioni senza tener conto del quorum.

10.3. Per qualsiasi decisione da prendere ai sensi degli articoli 28, 29, 30, 32 e 33, alle votazioni in

sede di consiglio direttivo si applica una ponderazione in base alle quote del capitale sottoscritto

della BCE detenute dalle banche centrali nazionali. La ponderazione dei voti dei membri del

comitato esecutivo è zero. Una decisione che richiede la maggioranza qualificata si considera

adottata se i voti favorevoli rappresentano almeno due terzi del capitale sottoscritto della BCE e

rappresentano almeno la metà dei partecipanti al capitale. Se un governatore non può essere

presente, può nominare un supplente che eserciti il suo voto ponderato.

10.4. Le riunioni hanno carattere di riservatezza. Il consiglio direttivo può decidere di rendere

pubblico il risultato delle proprie deliberazioni.

10.5. Il consiglio direttivo si riunisce almeno dieci volte l'anno.

Articolo 11

Il comitato esecutivo

11.1. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 2, primo comma, del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e quattro altri

membri.

6655/1/08 REV 1 305

IT

I membri assolvono i loro compiti a tempo pieno. Nessun membro può avere altre occupazioni,

retribuite o non, a meno che il consiglio direttivo non conceda eccezionalmente una deroga.

11.2. Conformemente all'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, di detto trattato, il presidente,

il vicepresidente e gli altri membri del comitato esecutivo sono nominati tra persone di riconosciuta

levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario dal Consiglio europeo che

delibera a maggioranza qualificata su raccomandazione del Consiglio previa consultazione del

Parlamento europeo e del consiglio direttivo.

Il loro mandato ha una durata di otto anni e non è rinnovabile.

Possono essere membri del comitato esecutivo soltanto cittadini degli Stati membri.

11.3. Le condizioni e le modalità di impiego dei membri del comitato esecutivo, in particolare il

loro trattamento economico, pensionistico e previdenziale sono oggetto di contratti posti in essere

con la BCE e sono fissati dal consiglio direttivo su proposta di un comitato comprendente tre

membri nominati dal consiglio direttivo e tre membri nominati dal Consiglio. I membri del comitato

esecutivo non hanno diritto di voto sulle materie di cui al presente paragrafo.

11.4. Qualora un membro del comitato esecutivo non risponda più alle condizioni necessarie

all'esercizio delle sue funzioni o abbia commesso una colpa grave, può essere dichiarato

dimissionario dalla Corte di giustizia su istanza del consiglio direttivo o del comitato esecutivo.

11.5. Ogni membro del comitato esecutivo presente ha diritto di voto e dispone a tal fine di un voto.

Salvo diverse disposizioni, il comitato esecutivo delibera a maggioranza semplice dei votanti. In

caso di parità, prevale il voto del presidente. Le disposizioni per le votazioni sono specificate nelle

norme procedurali di cui all'articolo 12.3.

11.6. Il comitato esecutivo è responsabile della gestione degli affari correnti della BCE.

11.7. Qualsiasi vacanza in seno al comitato esecutivo sarà coperta con la nomina di un nuovo

membro in conformità dell'articolo 11.2.

6655/1/08 REV 1 306

IT

Articolo 12

Responsabilità degli organi decisionali

12.1. Il consiglio direttivo adotta gli indirizzi e prende le decisioni necessarie ad assicurare

l'assolvimento dei compiti affidati al SEBC ai sensi dei trattati e del presente statuto. Il consiglio

direttivo formula la politica monetaria dell'Unione ivi comprese, a seconda dei casi, le decisioni

relative agli obiettivi monetari intermedi, ai tassi di interesse guida e all'offerta di riserve nel SEBC

e stabilisce i necessari indirizzi per la loro attuazione.

Il comitato esecutivo attua la politica monetaria secondo le decisioni e gli indirizzi stabiliti dal

consiglio direttivo, impartendo le necessarie istruzioni alle banche centrali nazionali. Al comitato

esecutivo possono inoltre essere delegati taluni poteri quando lo decide il consiglio direttivo.

Per quanto possibile ed opportuno, fatto salvo il disposto del presente articolo, la BCE si avvale

delle banche centrali nazionali per eseguire operazioni che rientrano nei compiti del SEBC.

12.2. Il comitato esecutivo ha il compito di preparare le riunioni del consiglio direttivo.

12.3. Il consiglio direttivo adotta il regolamento interno che determina l'organizzazione interna

della BCE e dei suoi organi decisionali.

12.4. Le funzioni consultive di cui all'articolo 4 sono esercitate dal consiglio direttivo.

12.5. Il consiglio direttivo adotta le decisioni di cui all'articolo 6.

Articolo 13

Il presidente

13.1. Il presidente o, in sua assenza, il vicepresidente presiede il consiglio direttivo e il comitato

esecutivo della BCE.

13.2. Fatto salvo l'articolo 38, il presidente, o un suo delegato, rappresenta la BCE all'esterno.

6655/1/08 REV 1 307

IT

Articolo 14

Banche centrali nazionali

14.1. Conformemente all'articolo 131 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ciascuno

Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale

nazionale, sarà compatibile con i trattati e con il presente statuto.

14.2. Gli statuti delle banche centrali nazionali devono prevedere in particolare che la durata del

mandato del governatore della banca centrale nazionale non sia inferiore a cinque anni.

Un governatore può essere sollevato dall'incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste

per l'espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze. Una decisione in

questo senso può essere portata dinanzi alla Corte di giustizia dal governatore interessato o dal

consiglio direttivo, per violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa all'applicazione

dei medesimi. Tali ricorsi devono essere proposti nel termine di due mesi, secondo i casi, dalla

pubblicazione della decisione, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno

in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza.

14.3. Le banche centrali nazionali costituiscono parte integrante del SEBC e agiscono secondo gli

indirizzi e le istruzioni della BCE. Il consiglio direttivo adotta le misure necessarie per assicurare

l'osservanza degli indirizzi e delle istruzioni della BCE, richiedendo che gli venga fornita ogni

necessaria informazione.

14.4. Le banche centrali nazionali possono svolgere funzioni diverse da quelle specificate nel

presente statuto a meno che il consiglio direttivo decida, a maggioranza dei due terzi dei votanti,

che tali funzioni interferiscono con gli obiettivi e i compiti del SEBC. Tali funzioni sono svolte

sotto la piena responsabilità delle banche centrali nazionali e non sono considerate come facenti

parte delle funzioni del SEBC. Articolo 15

Obblighi di rendiconto

15.1. La BCE compila e pubblica rapporti sulle attività del SEBC almeno ogni tre mesi.

15.2. Un rendiconto finanziario consolidato del SEBC viene pubblicato ogni settimana.

6655/1/08 REV 1 308

IT

15.3. Conformemente all'articolo 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, la BCE trasmette al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione, nonché al

Consiglio europeo, una relazione annuale sulle attività del SEBC e sulla politica monetaria

dell'anno precedente e dell'anno in corso.

15.4. Le relazioni e i rendiconti di cui al presente articolo sono messi a disposizione dei soggetti

interessati gratuitamente. Articolo 16

Banconote

Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno

dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote

emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso

legale nell'Unione.

La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di

banconote. CAPO IV

FUNZIONI MONETARIE E OPERAZIONI DEL SEBC

Articolo 17

Conti presso la BCE e le banche centrali nazionali

Al fine di svolgere le loro operazioni, la BCE e le banche centrali nazionali possono aprire conti

intestati a enti creditizi, organismi pubblici e altri operatori del mercato e accettare come garanzia

attività, ivi compresi i titoli scritturali.

6655/1/08 REV 1 309

IT

Articolo 18

Operazioni di credito e di mercato aperto

18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche

centrali nazionali hanno la facoltà di:

− operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine),

ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e

strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi,

− effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i

prestiti sulla base di adeguate garanzie.

18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate

da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle

condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.

Articolo 19

Riserve minime

19.1. Fatto salvo l'articolo 2, la BCE, nel perseguimento degli obiettivi della politica monetaria, ha

il potere di obbligare gli enti creditizi insediati negli Stati membri a detenere riserve minime in conti

presso la BCE e le banche centrali nazionali. Regolamenti relativi al calcolo e alla determinazione

delle riserve obbligatorie minime possono essere emanati dal consiglio direttivo. In caso di

inosservanza, la BCE ha la facoltà di imporre interessi a titolo di penalità e altre sanzioni di analogo

effetto.

19.2. Ai fini dell'applicazione del presente articolo il Consiglio, in conformità della procedura

stabilita nell'articolo 41, definisce la base per le riserve minime e i rapporti massimi ammissibili tra

dette riserve e la relativa base, nonché le sanzioni appropriate nei casi di inosservanza.

Articolo 20

Altri strumenti di controllo monetario

Il consiglio direttivo può decidere, a maggioranza dei due terzi dei votanti, sull'utilizzo di altri

metodi operativi di controllo monetario che esso ritenga appropriato, nel rispetto di quanto disposto

dall'articolo 2.

6655/1/08 REV 1 310

IT

Se tali strumenti impongono obblighi a terzi il Consiglio ne definisce la portata secondo la

procedura prevista all'articolo 41. Articolo 21

Operazioni con enti pubblici

21.1. Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata

la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della

BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle

amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore

pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di

titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.

21.2. La BCE e le banche centrali nazionali possono operare come agenti finanziari per gli

organismi di cui all'articolo 21.1.

21.3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica

che, nel contesto dell'offerta di riserve da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche

centrali nazionali e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Articolo 22

Sistemi di pagamento e di compensazione

La BCE e le banche centrali nazionali possono accordare facilitazioni, e la BCE può stabilire

regolamenti, al fine di assicurare sistemi di compensazione e di pagamento efficienti e affidabili

all'interno dell'Unione e nei rapporti con i paesi terzi.

Articolo 23

Operazioni esterne

La BCE e le banche centrali nazionali possono:

− stabilire relazioni con banche centrali e istituzioni finanziarie di paesi terzi e, se del caso, con

organizzazioni internazionali,

6655/1/08 REV 1 311

IT

− acquistare o vendere a pronti e a termine tutti i tipi di attività in valuta estera e metalli

preziosi. Il termine attività in valuta estera include i titoli e ogni altra attività nella valuta di

qualsiasi paese o in unità di conto e in qualsiasi forma essi siano detenuti,

− detenere e gestire le attività di cui al presente articolo,

− effettuare tutti i tipi di operazioni bancarie con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali,

ivi incluse le operazioni di credito attive e passive.

Articolo 24

Altre operazioni

In aggiunta alle operazioni derivanti dall'assolvimento dei propri compiti la BCE e le banche

centrali nazionali possono effettuare operazioni per i loro scopi amministrativi e per il proprio

personale. CAPO V

VIGILANZA PRUDENZIALE

Articolo 25

Vigilanza prudenziale

25.1. La BCE può fornire pareri e essere consultata dal Consiglio, dalla Commissione e dalle

autorità competenti degli Stati membri sul campo d'applicazione e sull'attuazione della legislazione

dell'Unione relativa alla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e concernente la stabilità del

sistema finanziario.

25.2. Conformemente ai regolamenti del Consiglio ai sensi dell'articolo 127, paragrafo 6, del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la BCE può svolgere compiti specifici in merito alle

politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni

finanziarie, eccettuate le imprese di assicurazione.

6655/1/08 REV 1 312

IT

CAPO VI

DISPOSIZIONI FINANZIARIE DEL SEBC

Articolo 26

Conti finanziari

26.1. L'esercizio finanziario della BCE e delle banche centrali nazionali ha inizio il 1º gennaio e

finisce il 31 dicembre.

26.2. I conti annuali della BCE sono redatti dal comitato esecutivo secondo i principi stabiliti dal

consiglio direttivo. I conti annuali sono approvati dal consiglio direttivo e sono in seguito

pubblicati.

26.3. Per fini operativi e di analisi, il comitato esecutivo redige un bilancio consolidato del SEBC,

comprendente le attività e le passività delle banche centrali nazionali che rientrano nell'ambito del

SEBC.

26.4. Per l'applicazione del presente articolo, il consiglio direttivo stabilisce le disposizioni

necessarie per uniformare le procedure contabili e di rendiconto riguardanti le operazioni compiute

dalle banche centrali nazionali. Articolo 27

Revisione dei conti

27.1. La contabilità della BCE e delle banche centrali nazionali viene verificata da revisori esterni

indipendenti proposti dal consiglio direttivo ed accettati dal Consiglio. I revisori hanno pieni poteri

per esaminare tutti i libri e documenti contabili della BCE e delle banche centrali nazionali e per

essere pienamente informati sulle loro operazioni.

27.2. Le disposizioni dell'articolo 287 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea si

applicano soltanto ad un esame dell'efficienza operativa della gestione della BCE.

6655/1/08 REV 1 313

IT

Articolo 28

Capitale della BCE

28.1. Il capitale della BCE è di 5 000 milioni di euro. Il capitale può essere aumentato per

ammontari eventualmente determinati dal consiglio direttivo, che delibera alla maggioranza

qualificata di cui all'articolo 10.3, entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in base alla

procedura di cui all'articolo 41.

28.2. Le banche centrali nazionali sono le sole sottoscrittrici e detentrici del capitale della BCE. La

sottoscrizione del capitale avviene secondo lo schema stabilito conformemente all'articolo 29.

28.3. Il consiglio direttivo, deliberando alla maggioranza qualificata prevista nell'articolo 10.3,

determina la misura e la forma nelle quali il capitale è versato.

28.4. Fatto salvo l'articolo 28.5, le quote del capitale sottoscritto della BCE appartenenti alle banche

centrali nazionali non possono essere trasferite, vincolate o poste sotto sequestro.

28.5. Qualora lo schema di cui all'articolo 29 venga modificato, le banche centrali nazionali

trasferiscono fra di loro quote di capitale nella misura necessaria ad assicurare che la distribuzione

delle quote corrisponda allo schema modificato. Il consiglio direttivo determina le modalità e le

condizioni di tali trasferimenti. Articolo 29

Schema di sottoscrizione di capitale

29.1. Lo schema per la sottoscrizione del capitale della BCE, fissato per la prima volta nel 1998 al

momento dell'istituzione del SEBC, è determinato assegnando a ciascuna banca centrale nazionale,

nell'ambito di questo schema, una ponderazione uguale alla somma del:

− 50 % della quota, relativa allo Stato membro di appartenenza, della popolazione dell'Unione

nel penultimo anno che precede l'istituzione del SEBC,

− 50 % della quota, relativa allo Stato membro di appartenenza, del prodotto interno lordo ai

prezzi di mercato dell'Unione, registrati negli ultimi cinque anni che precedono il penultimo

anno prima dell'istituzione del SEBC.

Le percentuali sono arrotondate per difetto o per eccesso al più vicino multiplo di 0,0001%.

6655/1/08 REV 1 314

IT

29.2. I dati statistici da usare per l'applicazione del presente articolo sono predisposti dalla

Commissione in conformità delle norme adottate dal Consiglio secondo la procedura di cui

all'articolo 41.

29.3. Le ponderazioni assegnate alle banche centrali nazionali saranno adattate ogni cinque anni

dopo l'istituzione del SEBC in modo analogo alle disposizioni di cui all'articolo 29.1. Lo schema

modificato si applica a decorrere dal primo giorno dell'anno successivo.

29.4. Il consiglio direttivo prende tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo. Articolo 30

Trasferimento alla BCE di attività di riserva in valuta

30.1. Fatto salvo il disposto dell'articolo 28, alla BCE vengono conferite da parte delle banche

centrali nazionali attività di riserva in valute diverse da valute dell'Unione, euro, posizioni di riserva

sul FMI e DSP, fino ad un ammontare equivalente a 50 000 milioni di euro. Il consiglio direttivo

decide sulla quota che può essere richiesta dalla BCE dopo che è stata istituita e sugli ammontari

che possono essere richiesti in epoche successive. La BCE ha il pieno diritto di detenere e gestire le

riserve in valuta che le vengono trasferite e di utilizzarle per gli scopi indicati nel presente statuto.

30.2. I contributi di ogni banca centrale nazionale sono fissati in proporzione alla quota del capitale

sottoscritto della BCE.

30.3. Ogni banca centrale nazionale ha nei confronti della BCE un credito pari al proprio

contributo. Il consiglio direttivo determina la denominazione e la remunerazione di tali crediti.

30.4. Ulteriori richieste di attività di riserva in valuta oltre il limite previsto dall'articolo 30.1

possono essere effettuate dalla BCE conformemente all'articolo 30.2, entro i limiti e alle condizioni

stabiliti dal Consiglio secondo la procedura di cui all'articolo 41.

30.5. La BCE può detenere e gestire posizioni di riserva sul FMI e DSP e provvedere alla messa in

comune di tali attività.

30.6. Il consiglio direttivo prende tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo.

6655/1/08 REV 1 315

IT

Articolo 31

Attività di riserva in valuta estera detenute dalle banche centrali nazionali

31.1. Le banche centrali nazionali possono compiere operazioni in adempimento dei loro obblighi

verso organismi internazionali, conformemente all'articolo 23.

31.2. Tutte le altre operazioni aventi per oggetto attività di riserva in valuta che restano alle banche

centrali nazionali dopo i trasferimenti di cui all'articolo 30, nonché le operazioni degli Stati membri

aventi per oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi, eccedenti un limite da

stabilire nel quadro dell'articolo 31.3, sono soggette all'approvazione della BCE al fine di

assicurarne la coerenza con le politiche monetaria e del cambio dell'Unione.

31.3. Il consiglio direttivo definisce indirizzi al fine di facilitare tali operazioni.

Articolo 32

Distribuzione del reddito monetario delle banche centrali nazionali

32.1. Il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell'esercizio delle funzioni di politica

monetaria del SEBC (qui di seguito denominato reddito monetario) viene distribuito alla fine di

ciascun esercizio in conformità delle disposizioni del presente articolo.

32.2. L'importo del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale è pari al reddito annuo

che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi

costituiti dagli enti creditizi. Questi attivi sono accantonati dalle banche centrali nazionali in

conformità degli indirizzi determinati dal consiglio direttivo.

32.3. Se, dopo l'introduzione dell'euro, il consiglio direttivo ritiene che le strutture del bilancio delle

banche centrali nazionali non consentano l'applicazione dell'articolo 32.2, il consiglio direttivo,

deliberando a maggioranza qualificata, può decidere che, in deroga all'articolo 32.2, il reddito

monetario sia calcolato secondo un metodo alternativo per un periodo che non superi i cinque anni.

32.4. L'ammontare del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale viene decurtato di un

importo pari a tutti gli interessi pagati da detta banca centrale sui depositi costituiti dagli enti

creditizi in conformità dell'articolo 19.

6655/1/08 REV 1 316

IT

Il consiglio direttivo può decidere di indennizzare le banche centrali nazionali per le spese sostenute

in occasione dell'emissione di banconote, o in casi eccezionali, per perdite specifiche relative alle

operazioni di politica monetaria realizzate per conto del SEBC. L'indennizzo assume la forma che il

consiglio direttivo ritiene appropriata; questi importi possono essere compensati con il reddito

monetario delle banche centrali nazionali.

32.5. La somma dei redditi monetari delle banche centrali nazionali viene ripartita tra le stesse in

proporzione alle quote versate di capitale della BCE, fatta salva qualsiasi decisione presa dal

consiglio direttivo in conformità dell'articolo 33.2.

32.6. La compensazione e il regolamento dei saldi provenienti dalla ripartizione del reddito

monetario sono effettuati dalla BCE conformemente agli indirizzi fissati dal consiglio direttivo.

32.7. Il consiglio direttivo adotta tutte le altre misure necessarie per l'applicazione del presente

articolo. Articolo 33

Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE

33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell'ordine seguente:

a) un importo stabilito dal consiglio direttivo, che non può superare il 20 % del profitto netto,

viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100 % del capitale;

b) il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle

quote sottoscritte.

33.2. Qualora la BCE subisca una perdita, essa viene coperta dal fondo di riserva generale della

BCE, e se necessario, previa decisione del consiglio direttivo, dal reddito monetario dell'esercizio

finanziario pertinente in proporzione e nei limiti degli importi ripartiti tra le banche centrali

nazionali conformemente all'articolo 32.5.

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IT

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 34

Atti giuridici

34.1. Conformemente all'articolo 132 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la BCE:

− stabilisce i regolamenti nella misura necessaria per assolvere i compiti definiti nell'articolo

3.1, primo trattino, negli articoli 19.1, 22 o 25.2 e nei casi che sono previsti negli atti del

Consiglio di cui all'articolo 41,

− prende le decisioni necessarie per assolvere i compiti attribuiti al SEBC in virtù dei trattati e

del presente statuto,

− formula raccomandazioni o pareri.

34.2. La BCE può decidere di pubblicare le sue decisioni, le sue raccomandazioni ed i suoi pareri.

34.3. Entro i limiti e alle condizioni stabiliti dal Consiglio in conformità della procedura di cui

all'articolo 41, la BCE ha il potere di infliggere alle imprese ammende o penalità di mora in caso di

inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle decisioni da essa adottati.

Articolo 35

Controllo giudiziario e materie connesse

35.1. Gli atti o le omissioni della BCE sono soggetti ad esame o interpretazione da parte della Corte

di giustizia dell'Unione europea nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati. La BCE può avviare

un'azione giudiziaria nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati.

35.2. Controversie tra, da un lato, la BCE e, dall'altro, i suoi creditori, debitori o qualsiasi altra

persona sono decise dai tribunali nazionali competenti, salvo nei casi in cui la giurisdizione sia

attribuita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 318

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35.3. La BCE è soggetta al regime di responsabilità previsto dall'articolo 340 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. Le banche centrali nazionali sono responsabili conformemente

alle rispettive legislazioni nazionali.

35.4. La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a giudicare in virtù di una clausola

compromissoria contenuta in un contratto di diritto privato o di diritto pubblico stipulato dalla BCE

o per suo conto.

35.5. La decisione della BCE di portare una controversia dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione

europea è presa dal consiglio direttivo.

35.6. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha giurisdizione nei casi di controversia relativi

all'adempimento da parte di una banca centrale nazionale di obblighi derivanti dai trattati e dal

presente statuto. La BCE, se ritiene che una banca centrale nazionale non abbia adempiuto agli

obblighi derivanti dai trattati e dal presente statuto, può formulare un parere motivato sulla

questione dopo aver dato alla banca centrale nazionale di cui trattasi l'opportunità di presentare

osservazioni. Se la banca centrale nazionale in questione non si conforma al parere entro il termine

fissato dalla BCE, quest'ultima può portare la questione dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione

europea. Articolo 36

Personale

36.1. Il consiglio direttivo, su proposta del comitato esecutivo, stabilisce le condizioni di impiego

dei dipendenti della BCE.

36.2. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha giurisdizione su tutte le controversie fra la BCE e

i propri dipendenti nei limiti e alle condizioni stabiliti nelle condizioni di impiego.

Articolo 37 (ex articolo 38)

Segreto professionale

37.1. I membri degli organi decisionali e il personale della BCE e delle banche centrali nazionali

hanno il dovere, anche dopo aver cessato le proprie funzioni, di non rivelare le informazioni coperte

dall'obbligo del segreto professionale.

6655/1/08 REV 1 319

IT

37.2. Le persone che hanno accesso ai dati coperti da una normativa dell'Unione che imponga uno

specifico obbligo di riservatezza sono soggette all'applicazione di tali norme.

Articolo 38 (ex articolo 39)

Poteri di firma

La BCE è giuridicamente vincolata nei confronti di terzi dal suo presidente o due membri del

comitato esecutivo ovvero dalla firma di due membri del personale della BCE che siano stati

debitamente autorizzati dal presidente a firmare per conto della BCE.

Articolo 39 (ex articolo 40)

Privilegi e immunità

La BCE beneficia sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari per

l'assolvimento dei propri compiti, alle condizioni previste dal protocollo sui privilegi e sulle

immunità dell'Unione europea. CAPO VIII

MODIFICAZIONE DELLO STATUTO E LEGISLAZIONE COMPLEMENTARE

Articolo 40 (ex articolo 41)

Procedura di modificazione semplificata

40.1. Conformemente all'articolo 129, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, gli articoli 5.1, 5.2, 5.3, 17, 18, 19.1, 22, 23, 24, 26, 32.2, 32.3, 32.4, 32.6, 33.1, lettera a),

e 36 del presente statuto possono essere modificati dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che

deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria su raccomandazione della BCE, previa

consultazione della Commissione, ovvero su proposta della Commissione, previa consultazione

della BCE.

6655/1/08 REV 1 320

IT

40.2. L'articolo 10.2 può essere modificato da una decisione del Consiglio europeo, che delibera

all'unanimità, su raccomandazione della Banca centrale europea e previa consultazione del

Parlamento europeo e della Commissione, oppure su raccomandazione della Commissione e previa

consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea. Le modifiche entrano in

vigore solo dopo essere state approvate dagli Stati membri conformemente alle loro rispettive

norme costituzionali.

40.3. Una raccomandazione presentata dalla BCE ai sensi del presente articolo richiede una

decisione unanime da parte del consiglio direttivo.

Articolo 41 (ex articolo 42)

Legislazione complementare

Conformemente all'articolo 129, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea il

Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento

europeo e della BCE, o su raccomandazione della BCE e previa consultazione del Parlamento

europeo e della Commissione, adotta le disposizioni di cui agli articoli 4, 5.4, 19.2, 20, 28.1, 29.2,

30.4 e 34.3 del presente statuto. CAPO IX

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E DISPOSIZIONI VARIE PER IL SEBC

Articolo 42 (ex articolo 43)

Disposizioni generali

42.1. Una deroga di cui all'articolo 139 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

comporta che i seguenti articoli del presente statuto non conferiscono nessun diritto o non

impongono alcun obbligo agli Stati membri interessati: 3, 6, 9.2, 12.1, 14.3, 16, 18, 19, 20, 22, 23,

26.2, 27, 30, 31, 32, 33, 34 e 49.

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IT

42.2. Le banche centrali degli Stati membri con deroga, come specificato nell'articolo 139 di detto

trattato, mantengono i loro poteri nel settore della politica monetaria in base ai rispettivi diritti

nazionali.

42.3. Conformemente all'articolo 139 di detto trattato l'espressione Stati membri equivale a "Stati

membri la cui moneta è l'euro" nei seguenti articoli del presente statuto: 3, 11.2 e 19.

42.4. L'espressione "banche centrali nazionali" equivale a "banche centrali degli Stati membri la cui

moneta è l'euro" nei seguenti articoli del presente statuto: 9.2, 10.2, 10.3, 12.1, 16, 17, 18, 22, 23,

27, 30, 31, 32, 33.2 e 49.

42.5. Negli articoli 10.3 e 33.1 per partecipanti al capitale si intendono le banche centrali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro.

42.6. Negli articoli 10.3 e 30.2 per capitale sottoscritto si intende capitale della BCE sottoscritto

dalle banche centrali degli Stati membri la cui moneta è l'euro.

Articolo 43 (ex articolo 44)

Compiti transitori della BCE

La BCE assume i compiti svolti un tempo dall'IME di cui all'articolo 141, paragrafo 2 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea che, a causa delle deroghe di uno o più Stati membri,

devono essere ancora adempiuti dopo l'introduzione dell'euro.

La BCE fornisce pareri nella fase di preparazione dell'abrogazione delle deroghe di cui

all'articolo 140 di detto trattato. Articolo 44 (ex articolo 45)

Consiglio generale della BCE

44.1. Fatto salvo l'articolo 129, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il

consiglio generale è costituito come terzo organo decisionale della BCE.

44.2. Il consiglio generale comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori

delle banche centrali nazionali. Gli altri membri del comitato esecutivo possono partecipare, senza

diritto di voto, alle riunioni del consiglio generale.

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IT

44.3. Le responsabilità del consiglio generale sono elencate per esteso nell'articolo 46 del presente

statuto. Articolo 45 (ex articolo 46)

Regolamento interno del consiglio generale

45.1. Il consiglio generale è presieduto dal presidente o, in sua assenza, dal vicepresidente della

BCE.

45.2. Il presidente del Consiglio e un membro della Commissione possono partecipare, senza diritto

di voto, alle riunioni del consiglio generale.

45.3. Il presidente prepara le riunioni del consiglio generale.

45.4. In deroga all'articolo 12.3, il consiglio generale adotta il proprio regolamento interno.

45.5. Le funzioni del segretariato del consiglio generale sono svolte dalla BCE.

Articolo 46 (ex articolo 47)

Responsabilità del consiglio generale

46.1. Il consiglio generale:

− svolge i compiti previsti all'articolo 43,

− partecipa alle funzioni consultive di cui agli articoli 4 e 25.1.

46.2. Il consiglio generale concorre:

− alla raccolta di informazioni statistiche come previsto all'articolo 5,

− alla compilazione dei rapporti e rendiconti della BCE di cui all'articolo 15,

− alla fissazione delle norme necessarie per l'applicazione dell'articolo 26 come previsto

all'articolo 26.4,

6655/1/08 REV 1 323

IT

− all'adozione di tutte le ulteriori misure necessarie all'applicazione dell'articolo 29 come

previsto all'articolo 29.4,

− alla fissazione delle condizioni di impiego dei dipendenti della BCE di cui all'articolo 36.

46.3. Il consiglio generale contribuisce ai necessari preparativi per fissare irrevocabilmente i tassi di

cambio delle monete degli Stati membri con deroga rispetto all'euro, come previsto

dall'articolo 140, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

46.4. Il consiglio generale è informato dal presidente della BCE in merito alle decisioni del

consiglio direttivo. Articolo 47 (ex articolo 48)

Disposizioni transitorie per il capitale della BCE

Conformemente all'articolo 29.1, a ciascuna banca centrale nazionale viene assegnata una

ponderazione nell'ambito dello schema per la sottoscrizione del capitale della BCE. In deroga

all'articolo 28.3, le banche centrali degli Stati membri con deroga non versano il capitale da loro

sottoscritto a meno che il consiglio generale decida, ad una maggioranza che rappresenta almeno

due terzi del capitale sottoscritto della BCE ed almeno la metà dei partecipanti al capitale, che una

percentuale minima deve essere versata come contributo ai costi operativi della BCE.

Articolo 48 (ex articolo 49)

Versamento differito del capitale, delle riserve e degli accantonamenti della BCE

48.1. La banca centrale di uno Stato membro la cui deroga sia stata abrogata, versa la quota del

capitale della BCE da essa sottoscritta nella stessa misura delle altre banche centrali degli Stati

membri la cui moneta è l'euro e trasferisce alla BCE attività di riserva in valuta estera

conformemente all'articolo 30.1. La somma da trasferire è determinata moltiplicando il valore in

euro, ai tassi di cambio correnti delle attività di riserva in valuta estera già trasferite alla BCE

conformemente all'articolo 30.1, per il rapporto tra il numero di quote sottoscritte dalla banca

centrale nazionale in questione e il numero di quote già versate dalle altre banche centrali nazionali.

6655/1/08 REV 1 324

IT

48.2. Oltre al versamento da effettuare conformemente all'articolo 48.1, la banca centrale

interessata contribuisce alle riserve della BCE, agli accantonamenti equiparabili a riserve e

all'importo ancora da assegnare alle riserve e agli accantonamenti corrispondente al saldo del conto

profitti e perdite quale risulta al 31 dicembre dell'anno che precede l'abrogazione della deroga. La

somma da versare come contributo viene fissata moltiplicando l'importo delle riserve, come sopra

definito e dichiarato nel bilancio approvato della BCE, per il rapporto tra il numero di quote

sottoscritte dalla banca centrale interessata e il numero di quote già versate dalle altre banche

centrali.

48.3. Al momento in cui uno o più paesi diventano Stati membri e le rispettive banche centrali

diventano parte del SEBC, il capitale sottoscritto della BCE e il limite dell'importo delle attività di

riserva in valuta estera che possono essere trasferite alla BCE sono aumentati automaticamente.

L'aumento è determinato moltiplicando i rispettivi importi esistenti in tale momento per il rapporto,

nell'ambito dello schema esteso di sottoscrizione di capitale, tra la ponderazione assegnata alle

banche centrali nazionali interessate che accedono e la ponderazione assegnata alle banche centrali

nazionali già membri del SEBC. La ponderazione assegnata a ciascuna banca centrale nazionale

nello schema di sottoscrizione del capitale è calcolata per analogia con quanto previsto

dall'articolo 29.1 e conformemente alle disposizioni dell'articolo 29.2. I periodi di riferimento da

utilizzare per i dati statistici sono identici a quelli applicati per l'ultimo adeguamento quinquennale

delle ponderazioni di cui all'articolo 29.3.

Articolo 49 (ex articolo 52)

Scambio di banconote in valute degli Stati membri

In seguito alla fissazione irrevocabile dei tassi di cambio, conformemente all'articolo 140,

paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo adotta le

misure necessarie per assicurare che le banconote in valute con tassi di cambio irrevocabilmente

fissati vengano cambiate dalle banche centrali nazionali al loro rispettivo valore di parità.

Articolo 50 (ex articolo 53)

Applicabilità delle disposizioni transitorie

Gli articoli da 42 a 47 si applicano se e fintantoché esistono Stati membri con deroga.

6655/1/08 REV 1 325

IT

PROTOCOLLO (n. 5)

STATUTO DELLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI

SULLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO stabilire lo statuto della Banca europea per gli investimenti, contemplato

dall'articolo 308 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

La Banca europea per gli investimenti istituita dall'articolo 308 del trattato sul funzionamento

dell'Unione europea, in seguito denominata la "Banca", è costituita ed esercita le proprie funzioni e

la sua attività conformemente alle disposizioni del trattato e del presente statuto.

Articolo 2

I compiti della Banca sono definiti dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea. Articolo 3

Conformemente all'articolo 308 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, i membri della

Banca sono gli Stati membri.

6655/1/08 REV 1 326

IT

Articolo 4

1. Il capitale della Banca è di 164 808 169 000 EUR; le quote sottoscritte rispettivamente dagli

Stati membri sono le seguenti:

Germania 26 649 532 500

Francia 26 649 532 500

Italia 26 649 532 500

Regno Unito 26 649 532 500

Spagna 15 989 719 500

Belgio 7 387 065 000

Paesi Bassi 7 387 065 000

Svezia 4 900 585 500

Danimarca 3 740 283 000

Austria 3 666 973 500

Polonia 3 411 263 500

Finlandia 2 106 816 000

Grecia 2 003 725 500

Portogallo 1 291 287 000

Repubblica ceca 1 258 785 500

Ungheria 1 190 868 500

Irlanda 935 070 000

Romania 863 514 500

Slovacchia 428 490 500

Slovenia 397 815 000

Bulgaria 290 917 500

Lituania 249 617 500

Lussemburgo 187 015 500

Cipro 183 382 000

Lettonia 152 335 000

Estonia 117 640 000

Malta 69 804 000

6655/1/08 REV 1 327

IT

Gli Stati membri sono responsabili soltanto fino a concorrenza dell'ammontare della loro quota di

capitale sottoscritto e non versato.

2. L'ammissione di un nuovo membro determina un aumento del capitale sottoscritto pari al

conferimento del nuovo membro.

3. Il consiglio dei governatori, deliberando all'unanimità, può decidere un aumento del capitale

sottoscritto.

4. La quota di capitale sottoscritta non è cedibile, non può essere costituita in garanzia né è

sequestrabile. Articolo 5

1. Il capitale sottoscritto è versato dagli Stati membri nella misura del 5 % in media degli

importi fissati all'articolo 4, paragrafo 1.

2. In caso di aumento del capitale sottoscritto il consiglio dei governatori, deliberando

all'unanimità, fissa la percentuale che deve essere versata e le modalità del versamento. I versamenti

in numerario sono fatti esclusivamente in euro.

3. Il consiglio di amministrazione può esigere il versamento del saldo del capitale sottoscritto,

sempreché tale versamento sia necessario per far fronte alle obbligazioni della Banca.

Il versamento è effettuato da ciascuno Stato membro proporzionalmente alla sua quota di capitale

sottoscritto. Articolo 6

(ex articolo 8)

La Banca è amministrata e gestita da un consiglio dei governatori, un consiglio di amministrazione

e un comitato direttivo.

6655/1/08 REV 1 328

IT

Articolo 7

(ex articolo 9)

1. Il consiglio dei governatori è composto dei ministri designati dagli Stati membri.

2. Il consiglio dei governatori fissa le direttive generali relative alla politica creditizia della

Banca conformemente agli obiettivi dell'Unione.

Il consiglio dei governatori vigila sull'esecuzione di tali direttive.

3. Inoltre, il consiglio dei governatori:

a) decide dell'aumento del capitale sottoscritto, conformemente all'articolo 4, paragrafo 3, e

all'articolo 5, paragrafo 2,

b) ai fini dell'articolo 9, paragrafo 1, determina i principi applicabili alle operazioni di

finanziamento nell'ambito dei compiti della Banca,

c) esercita i poteri previsti dagli articoli 9 e 11 per la nomina e le dimissioni d'ufficio dei membri

del consiglio di amministrazione e del comitato direttivo, come pure quelli previsti

dall'articolo 11, paragrafo 1, secondo comma,

d) decide in merito alla concessione dei finanziamenti per operazioni di investimento da

realizzare in tutto o in parte fuori dal territorio degli Stati membri, conformemente

all'articolo 16, paragrafo 1,

e) approva la relazione annuale redatta dal consiglio di amministrazione,

f) approva il bilancio annuo nonché il conto profitti e perdite,

g) esercita gli altri poteri e attribuzioni conferiti dal presente statuto,

h) approva il regolamento interno della Banca.

4. Il consiglio dei governatori è competente a prendere, all'unanimità, nell'ambito del trattato e

del presente statuto tutte le decisioni relative alla sospensione dell'attività della Banca e alla sua

eventuale liquidazione.

6655/1/08 REV 1 329

IT

Articolo 8

(ex articolo 10)

Salvo contraria disposizione del presente statuto, le decisioni del consiglio dei governatori sono

prese a maggioranza dei membri che lo compongono. Tale maggioranza dovrà rappresentare

almeno il 50 % del capitale sottoscritto.

La maggioranza qualificata richiede diciotto voti e il 68% del capitale sottoscritto.Le astensioni di

membri presenti o rappresentati non ostano all'adozione delle deliberazioni che richiedono

l'unanimità. Articolo 9

(ex articolo 11)

1. Il consiglio di amministrazione decide in merito alla concessione di finanziamenti, in

particolare sotto forma di crediti e di garanzie, e alla conclusione di prestiti; fissa il saggio

d'interesse per i prestiti nonché le commissioni e gli altri oneri. Sulla base di una decisione adottata

a maggioranza qualificata, può delegare alcune delle sue attribuzioni al comitato direttivo.

Determina le condizioni e modalità di tale delega e soprintende alla sua esecuzione.

Il consiglio di amministrazione controlla la sana amministrazione della Banca; assicura la

conformità della gestione della Banca con le disposizioni dei trattati e dello statuto e con le direttive

generali stabilite dal consiglio dei governatori.

Alla chiusura dell'esercizio, il consiglio di amministrazione è tenuto a sottoporre al consiglio dei

governatori una relazione ed a pubblicarla dopo l'approvazione.

2. Il consiglio di amministrazione è composto di ventotto amministratori e di diciotto sostituti.

Gli amministratori sono nominati per un periodo di cinque anni dal consiglio dei governatori; un

amministratore è designato da ciascuno Stato membro e un amministratore è designato dalla

Commissione.

I sostituti sono nominati per un periodo di cinque anni dal consiglio dei governatori in ragione di:

− due sostituti designati dalla Repubblica federale di Germania,

6655/1/08 REV 1 330

IT

− due sostituti designati dalla Repubblica francese,

− due sostituti designati dalla Repubblica italiana,

− due sostituti designati dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord,

− un sostituto designato di comune accordo dal Regno di Spagna e dalla Repubblica portoghese,

− un sostituto designato di comune accordo dal Regno del Belgio, dal Granducato del

Lussemburgo e dal Regno dei Paesi Bassi,

− due sostituti designati di comune accordo dal Regno di Danimarca, dalla Repubblica ellenica,

dall'Irlanda e dalla Romania,

− due sostituti designati di comune accordo dalla Repubblica di Estonia, dalla Repubblica di

Lettonia, dalla Repubblica di Lituania, dalla Repubblica d'Austria, dalla Repubblica di

Finlandia e dal Regno di Svezia,

− tre sostituti designati di comune accordo dalla Repubblica di Bulgaria, dalla Repubblica ceca,

dalla Repubblica di Cipro, dalla Repubblica di Ungheria, dalla Repubblica di Malta, dalla

Repubblica di Polonia, dalla Repubblica di Slovenia e dalla Repubblica slovacca,

− un sostituto designato dalla Commissione.

Il consiglio di amministrazione coopta sei (6) esperti senza diritto di voto: tre (3) in qualità di

membri e tre (3) in qualità di sostituti.

Il mandato degli amministratori e dei sostituti è rinnovabile.

Il regolamento interno fissa le modalità di partecipazione alle sedute del consiglio di

amministrazione e le disposizioni applicabili ai sostituti e agli esperti cooptati.

Il presidente, o in sua assenza uno dei vicepresidenti del comitato direttivo, presiede le sedute del

consiglio d'amministrazione senza partecipare alle votazioni.

I membri del consiglio d'amministrazione sono scelti tra personalità che offrano ogni garanzia di

indipendenza e di competenza; essi sono responsabili soltanto nei confronti della Banca.

6655/1/08 REV 1 331

IT

3. Soltanto nel caso che un amministratore non risponda più ai requisiti necessari all'esercizio

delle sue funzioni, il consiglio dei governatori, deliberando a maggioranza qualificata, potrà

dichiararlo dimissionario d'ufficio.

La mancata approvazione della relazione annuale provoca le dimissioni del consiglio

d'amministrazione.

4. In caso di vacanza, a seguito di decesso oppure di dimissioni volontarie, d'ufficio o collettive,

si provvede alla sostituzione secondo le norme di cui al paragrafo 2. Salvo nei casi di rinnovamento

generale, i membri sono sostituiti per la restante durata del mandato.

5. Il consiglio dei governatori stabilisce la retribuzione dei membri del consiglio

d'amministrazione. Esso definisce le eventuali incompatibilità con le funzioni di amministratore e di

sostituto. Articolo 10

(ex articolo 12)

1. Ogni amministratore dispone di un voto nel consiglio di amministrazione. Egli può delegare il

suo voto in tutti i casi, secondo modalità che saranno stabilite dal regolamento interno della Banca.

2. Salvo disposizione contraria del presente statuto, le decisioni del consiglio di amministrazione

sono prese a maggioranza di almeno un terzo (1/3) dei membri del consiglio aventi voto

deliberativo che rappresentino almeno il cinquanta per cento (50 %) del capitale sottoscritto. La

maggioranza qualificata richiede diciotto (18) voti e il sessantotto per cento (68 %) del capitale

sottoscritto. Il regolamento interno della Banca fissa il numero legale necessario per la validità delle

deliberazioni del consiglio di amministrazione.

Articolo 11

(ex articolo 13)

1. Il comitato direttivo è composto di un presidente e di otto vicepresidenti nominati per un

periodo di sei anni dal consiglio dei governatori, su proposta del consiglio di amministrazione. Il

loro mandato è rinnovabile.

Il consiglio dei governatori, deliberando all'unanimità, può modificare il numero dei membri del

comitato direttivo.

6655/1/08 REV 1 332

IT

2. Su proposta del consiglio d'amministrazione, che abbia deliberato a maggioranza qualificata,

il consiglio dei governatori, deliberando a sua volta a maggioranza qualificata, può dichiarare

dimissionari d'ufficio i membri del comitato direttivo.

3. Il comitato direttivo provvede alla gestione degli affari d'ordinaria amministrazione della

Banca, sotto l'autorità del presidente e sotto il controllo del consiglio d'amministrazione.

Esso prepara le decisioni del consiglio d'amministrazione, in particolare per la conclusione di

prestiti e la concessione di finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e garanzie; assicura

l'esecuzione di tali decisioni.

4. Il comitato direttivo formula a maggioranza i suoi pareri sulle proposte di conclusione di

prestiti e di concessione di finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e garanzie.

5. Il consiglio dei governatori fissa la retribuzione dei membri del comitato direttivo e definisce

le incompatibilità con le loro funzioni.

6. Il presidente o, in caso di impedimento, uno dei vicepresidenti, rappresenta la Banca in sede

giudiziaria o extra giudiziaria.

7. I membri del personale della Banca sono posti sotto l'autorità del presidente. Essi sono da lui

assunti e licenziati. Nella scelta del personale, si deve tener conto non solo delle attitudini personali

e delle qualificazioni professionali, ma anche di una equa partecipazione dei cittadini degli Stati

membri. Il regolamento interno determina l'organo competente per adottare le disposizioni

applicabili al personale.

8. Il comitato direttivo e il personale della Banca sono responsabili soltanto nei confronti di

quest'ultima ed esercitano le loro funzioni in piena indipendenza.

Articolo 12

(ex articolo 14)

1. Un comitato, composto di sei membri nominati dal consiglio dei governatori in ragione della

loro competenza, verifica che le attività della Banca siano conformi alle migliori pratiche bancarie

ed è responsabile della revisione dei conti della Banca.

6655/1/08 REV 1 333

IT

2. Il comitato di cui al paragrafo 1 esamina ogni anno la regolarità delle operazioni e dei libri

della Banca. A tale scopo, esso verifica che le operazioni della Banca siano state effettuate nel

rispetto delle formalità e delle procedure previste dal presente statuto e dal regolamento interno.

3. Il comitato di cui al paragrafo 1 conferma che gli stati finanziari, così come qualsiasi

informazione finanziaria contenuta nei conti annuali elaborati dal consiglio di amministrazione,

danno un'immagine fedele della situazione della Banca, all'attivo come al passivo, come pure dei

risultati delle sue operazioni e dei flussi di tesoreria per l'esercizio finanziario considerato.

4. Il regolamento interno precisa le qualifiche che devono possedere i membri del comitato di

cui al paragrafo 1 e determina le condizioni e le modalità per l'esercizio delle attività del comitato

stesso. Articolo 13

(ex articolo 15)

La Banca comunica con i singoli Stati membri per il tramite dell'autorità da essi designata.

Nell'esecuzione delle operazioni finanziarie essa ricorre alla banca centrale nazionale dello Stato

membro interessato oppure ad altri istituti finanziari da quest'ultimo autorizzati.

Articolo 14

(ex articolo 16)

1. La Banca coopera con tutte le organizzazioni internazionali, il cui campo di attività copra

settori analoghi ai suoi.

2. La Banca ricerca ogni utile contatto per cooperare con gli istituti bancari e finanziari dei paesi

ai quali estende le proprie operazioni. Articolo 15

(ex articolo 17)

A richiesta di uno Stato membro o della Commissione, ovvero d'ufficio, il consiglio dei governatori

interpreta o perfeziona, alle condizioni nelle quali sono state stabilite, le direttive da esso fissate ai

sensi dell'articolo 7 del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 334

IT

Articolo 16

(ex articolo 18)

1. Nell'ambito del mandato definito dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea, la Banca concede finanziamenti, in particolare sotto forma di crediti e di garanzie, ai suoi

membri oppure a imprese private o pubbliche per investimenti da attuare nei territori degli Stati

membri, sempreché non siano disponibili, a condizioni ragionevoli, mezzi provenienti da altre fonti.

Tuttavia, con decisione a maggioranza qualificata del consiglio dei governatori, su proposta del

consiglio d'amministrazione, la Banca può concedere finanziamenti per investimenti da attuarsi in

tutto o in parte al di fuori dei territori degli Stati membri.

2. La concessione di crediti è subordinata, per quanto possibile, al ricorso ad altri mezzi di

finanziamento.

3. Quando un prestito è accordato a una impresa o ad una collettività che non sia uno Stato

membro, la Banca subordina la concessione di tale credito ad una garanzia dello Stato membro sul

territorio del quale sarà attuato l'investimento, oppure ad altre garanzie sufficienti o alla solidità

finanziaria del debitore.

Inoltre, nell'ambito dei principi stabiliti dal consiglio dei governatori ai sensi dell'articolo 7,

paragrafo 3, lettera b) e se la realizzazione delle operazioni previste nell'articolo 309 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea lo richiede, il consiglio di amministrazione adotta a

maggioranza qualificata le condizioni e le modalità di qualsiasi finanziamento che presenti un

profilo di rischio specifico e che sia pertanto considerato un'attività speciale.

4. La Banca può garantire prestiti contratti da imprese pubbliche o private ovvero da collettività

per l'attuazione di operazioni previste dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea.

5. Il totale degli impegni derivanti dai prestiti e dalle garanzie accordati dalla Banca non deve

essere superiore al 250% del capitale sottoscritto, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati

e dell'eccedenza del conto profitti e perdite. L'importo cumulativo delle voci in questione è

calcolato previa deduzione di una somma pari all'importo sottoscritto, versato o no, per qualsiasi

partecipazione assunta dalla Banca.

6655/1/08 REV 1 335

IT

L'importo versato per partecipazioni assunte dalla Banca non deve mai essere superiore al totale

della parte versata del capitale, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati e dell'eccedenza

del conto profitti e perdite.

A titolo di eccezione, le attività speciali della Banca, decise dal consiglio dei governatori e dal

consiglio di amministrazione conformemente al paragrafo 3, sono oggetto di una dotazione

specifica in riserve.

Il presente paragrafo si applica anche ai conti consolidati della Banca.

6. La Banca si cautela contro il rischio di cambio inserendo le clausole che riterrà idonee nei

contratti relativi ai prestiti e alle garanzie. Articolo 17

(ex articolo 19)

1. I saggi d'interesse per i prestiti accordati dalla Banca nonché le commissioni e gli altri oneri

devono essere adattati alle condizioni che prevalgono sul mercato dei capitali e devono essere

calcolati in modo che gli introiti che ne derivano consentano alla Banca di far fronte alle proprie

obbligazioni, di coprire le proprie spese e i propri rischi e di costituire un fondo di riserva,

conformemente all'articolo 22.

2. La Banca non accorda riduzioni sui saggi d'interesse. Qualora, avuto riguardo al carattere

specifico dell'investimento da finanziare, risulti opportuna una riduzione del saggio di interesse, lo

Stato membro interessato ovvero un'autorità terza può concedere bonifici d'interesse, nella misura in

cui tale concessione sia compatibile con le norme fissate dall'articolo 107 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea. Articolo 18

(ex articolo 20)

Nelle operazioni di finanziamento la Banca deve osservare i seguenti principi:

1. Vigila che i suoi fondi siano impiegati nel modo più razionale nell'interesse dell'Unione.

6655/1/08 REV 1 336

IT

Può accordare o garantire prestiti soltanto:

a) quando il servizio degli interessi e dell'ammortamento sia assicurato dagli utili di gestione, nel

caso di investimenti attuati da imprese appartenenti ai settori produttivi, oppure, nel caso di

altri investimenti, da un impegno sottoscritto dallo Stato in cui si realizza l'investimento, o in

qualsiasi altra maniera, e

b) quando l'esecuzione dell'investimento contribuisca all'incremento della produttività

economica in generale e favorisca l'attuazione del mercato interno.

2. Non deve acquistare partecipazioni in imprese né assumere responsabilità di sorta nella loro

gestione, salvo che non lo richieda la tutela dei propri diritti per garantire la riscossione dei propri

crediti.

Tuttavia, nell'ambito dei principi stabiliti dal consiglio dei governatori ai sensi dell'articolo 7,

paragrafo 3, lettera b), se la realizzazione delle operazioni previste nell'articolo 309 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea lo richiede, il consiglio di amministrazione adotta a

maggioranza qualificata le condizioni e le modalità per assumere una partecipazione al capitale di

un'impresa commerciale, purché ciò sia necessario per finanziare un investimento o un programma,

in generale a complemento di un prestito o di una garanzia.

3. Può cedere i propri crediti sul mercato dei capitali ed esigere a tal fine dai suoi debitori

l'emissione di obbligazioni o di altri titoli.

4. La Banca e gli Stati membri non debbono imporre condizioni per le quali le somme prestate

debbano essere spese all'interno di un determinato Stato membro.

5. La Banca può subordinare la concessione di crediti alla organizzazione di aggiudicazioni

internazionali.

6. La Banca non finanzia, né interamente né in parte, alcun investimento al quale si opponga lo

Stato membro sul cui territorio l'investimento stesso deve essere messo in esecuzione.

7. In via complementare alle sue attività di credito, la Banca può assicurare servizi di assistenza

tecnica, alle condizioni e secondo le modalità definite dal consiglio dei governatori, che delibera a

maggioranza qualificata, e nel rispetto del presente statuto.

6655/1/08 REV 1 337

IT

Articolo 19

(ex articolo 21)

1. La Banca può ricevere una domanda di finanziamento direttamente da qualsiasi impresa o

entità pubblica o privata. Ad essa ci si può rivolgere anche per il tramite della Commissione o dello

Stato membro sul territorio del quale sarà attuato l'investimento.

2. Quando le domande siano inoltrate per il tramite della Commissione, vengono sottoposte al

parere dello Stato membro sul territorio del quale sarà attuato l'investimento. Quando siano inoltrate

per il tramite dello Stato stesso, sono sottoposte al parere della Commissione. Qualora siano

presentate direttamente da un'impresa, sono sottoposte allo Stato membro interessato e alla

Commissione.

Gli Stati membri interessati e la Commissione devono esprimere il loro parere nel termine massimo

di due mesi. In caso di mancata risposta entro tale termine, la Banca può ritenere che l'investimento

di cui trattasi non sollevi obiezioni.

3. Il consiglio d'amministrazione delibera in merito alle operazioni di finanziamento a lui

sottoposte dal comitato direttivo.

4. Il comitato direttivo esamina se le operazioni di finanziamento che gli sono presentate sono

conformi alle disposizioni del presente statuto, in particolare a quelle degli articoli 16 e 18. Se il

comitato direttivo si pronuncia a favore del finanziamento, deve sottoporre la corrispondente

proposta al consiglio d'amministrazione; può subordinare il proprio parere favorevole alle

condizioni che ritenga essenziali. Qualora il comitato direttivo si pronunci contro la concessione del

finanziamento, deve sottoporre al consiglio d'amministrazione i documenti pertinenti, unitamente al

proprio parere.

5. In caso di parere negativo del comitato direttivo, il consiglio d'amministrazione può accordare

il finanziamento in questione soltanto all'unanimità.

6. In caso di parere negativo della Commissione, il consiglio d'amministrazione può accordare il

finanziamento in questione soltanto all'unanimità e l'amministratore nominato su designazione della

Commissione si astiene dal partecipare alla votazione.

7. In caso di parere negativo del comitato direttivo e della Commissione, il consiglio

d'amministrazione non può accordare il prestito o la garanzia in questione.

6655/1/08 REV 1 338

IT

8. Qualora, ai fini della tutela dei diritti e degli interessi della Banca, sia giustificata una

ristrutturazione di un'operazione di finanziamento attinente a investimenti approvati, il comitato

direttivo adotta senza indugio le misure d'urgenza che ritiene necessarie, con riserva di renderne

conto immediatamente al consiglio di amministrazione.

Articolo 20

(ex articolo 22)

1. La Banca contrae sui mercati dei capitali i prestiti necessari per l'adempimento dei suoi

compiti.

2. La Banca può contrarre prestiti sul mercato dei capitali degli Stati membri, nel quadro delle

disposizioni legali applicabili a tali mercati.

Gli organi competenti di uno Stato membro con deroga, ai sensi dell'articolo 139, paragrafo 1 del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, possono opporvisi soltanto quando vi sia motivo di

temere gravi perturbazioni sul mercato dei capitali di detto Stato.

Articolo 21

(ex articolo 23)

1. La Banca può impiegare, alle seguenti condizioni, le disponibilità di cui non abbia immediata

necessità per far fronte alle sue obbligazioni:

a) può effettuare collocamenti sui mercati monetari;

b) fatte salve le disposizioni dell'articolo 18, paragrafo 2, può acquistare o vendere titoli;

c) la Banca può effettuare qualsiasi altra operazione finanziaria in connessione con le sue

finalità.

2. Senza pregiudizio delle disposizioni dell'articolo 23, la Banca non effettua, nella gestione dei

suoi collocamenti, alcun arbitraggio di divise che non sia strettamente indispensabile per realizzare i

suoi prestiti o per adempiere agli impegni assunti in seguito ai prestiti emessi o alle garanzie

concesse dalla Banca stessa.

3. Nei settori contemplati dal presente articolo, la Banca agirà di concerto con le autorità

competenti degli Stati membri o con le banche centrali nazionali.

6655/1/08 REV 1 339

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Articolo 22

(ex articolo 24)

1. Sarà costituito progressivamente un fondo di riserva fino a concorrenza del 10 % del capitale

sottoscritto. Qualora la situazione degli impegni della Banca lo giustifichi, il consiglio

d'amministrazione può decidere la costituzione di riserve supplementari. Fino a che tale fondo di

riserva non sia stato interamente costituito, si dovrà alimentarlo mediante:

a) gli introiti provenienti dagli interessi maturati dei prestiti concordati dalla Banca sulle somme

che gli Stati membri debbono versare ai sensi dell'articolo 5,

b) gli introiti provenienti dagli interessi maturati dei prestiti concordati dalla Banca sulle somme

costituite dal rimborso dei prestiti di cui alla lettera a),

sempreché tali introiti per interessi maturati non siano necessari a soddisfare obbligazioni e a

coprire le spese della Banca.

2. Le risorse del fondo di riserva devono essere collocate in modo da essere in grado ad ogni

momento di rispondere allo scopo di tali fondi.

Articolo 23

(ex articolo 25)

1. La Banca sarà sempre autorizzata a convertire in una delle monete degli Stati membri la cui

moneta non sia l'euro gli averi che essa detiene per effettuare operazioni finanziarie rispondenti ai

suoi scopi, così come definiti dall'articolo 309 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e

avuto riguardo delle disposizioni dell'articolo 21 del presente statuto. La Banca eviterà per quanto

possibile di procedere a tali conversioni qualora detenga averi disponibili o realizzabili nella moneta

di cui necessita.

2. La Banca non può convertire in valute di paesi terzi gli averi che detiene nella moneta di uno

degli Stati membri la cui moneta non sia l'euro, senza il consenso di quest'ultimo.

3. La Banca può disporre liberamente della parte del suo capitale versato, nonché delle valute

ottenute mediante prestiti emessi su mercati terzi.

6655/1/08 REV 1 340

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4. Gli Stati membri si impegnano a mettere a disposizione dei debitori della Banca le valute

necessarie al rimborso del capitale e interessi dei prestiti accordati o garantiti da questa per

investimenti da attuare sul loro territorio. Articolo 24

(ex articolo 26)

Qualora uno Stato membro disconosca i suoi obblighi di membro derivanti dal presente statuto, e in

particolare l'obbligo di versare la propria quota o di assicurare il servizio dei prestiti da lui contratti,

il consiglio dei governatori, deliberante a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere la

concessione di crediti e di garanzie a tale Stato membro o ai suoi cittadini.

Tale decisione non libera lo Stato né i suoi cittadini dalle loro obbligazioni nei confronti della

Banca. Articolo 25

(ex articolo 27)

1. Qualora il consiglio dei governatori decida di sospendere l'attività della Banca, tutte le attività

dovranno essere sospese senza indugio, eccezion fatta per le operazioni necessarie a garantire

debitamente l'utilizzazione, la tutela e la conservazione dei beni nonché la liquidazione degli

impegni.

2. In caso di liquidazione, il consiglio dei governatori nomina i liquidatori e impartisce loro

istruzioni per effettuare la liquidazione. Vigila alla salvaguardia dei diritti dei membri del personale.

Articolo 26

(ex articolo 28)

1. In ognuno degli Stati membri la Banca ha la più ampia capacità giuridica riconosciuta dalle

legislazioni nazionali alle persone giuridiche; essa può in particolare acquistare e alienare beni

mobili o immobili e stare in giudizio.

2. I beni della Banca sono esenti da tutte le requisizioni o espropri in qualsiasi forma.

6655/1/08 REV 1 341

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Articolo 27

(ex articolo 29)

Le controversie tra la Banca, da una parte, e i suoi creditori, i suoi debitori o terzi, dall'altra, sono

decise dagli organi giurisdizionali nazionali competenti, fatte salve le competenze attribuite alla

Corte di giustizia dell'Unione europea. La Banca può prevedere, in un contratto, una procedura

arbitrale.

La Banca deve eleggere domicilio in ognuno degli Stati membri. Tuttavia, essa può, in un contratto,

procedere ad una elezione speciale di domicilio.

I beni e gli averi della Banca potranno essere sequestrati o sottoposti a esecuzione forzata soltanto

con decisione giudiziaria. Articolo 28

(ex articolo 30)

1. Il consiglio dei governatori può decidere, deliberando all'unanimità, di istituire filiali o altre

entità, dotate di personalità giuridica e autonomia finanziaria.

2. Il consiglio dei governatori stabilisce con decisione unanime lo statuto degli organismi di cui

al paragrafo 1. Lo statuto ne definisce in particolare obiettivi, struttura, assetto patrimoniale, assetto

societario, sede, risorse finanziarie, mezzi d'intervento e modalità di controllo, nonché la relazione

con gli organi della Banca.

3. La Banca ha la facoltà di partecipare alla gestione dei suddetti organismi e contribuire al loro

capitale sottoscritto fino all'importo fissato dal consiglio dei governatori mediante delibera

unanime.

4. Il protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea si applica agli organismi di cui

al paragrafo 1 nella misura in cui sono soggetti al diritto dell'Unione, ai membri dei loro organi per

quanto attiene all'esecuzione dei loro compiti, e al loro personale, secondo gli stessi termini e le

stesse condizioni applicabili alla Banca.

Tuttavia i dividendi, i redditi del capitale e altre forme di entrate provenienti dai suddetti organismi

e dovuti ai membri che non siano l'Unione europea e la Banca restano assoggettati alle disposizioni

della legislazione fiscale applicabile.

6655/1/08 REV 1 342

IT

5. La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a dirimere, entro i limiti stabiliti qui di

seguito, le vertenze relative a misure adottate dagli organi di un organismo soggetto al diritto

dell'Unione. I ricorsi avverso tali misure possono essere intentati da un membro dell'organismo in

quanto tale o dagli Stati membri, alle condizioni previste all'articolo 263 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea.

6. Il consiglio dei governatori può decidere, deliberando all'unanimità, di ammettere il personale

degli organismi soggetti al diritto dell'Unione a regimi comuni con la Banca, secondo le rispettive

procedure interne.

6655/1/08 REV 1 343

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PROTOCOLLO (n. 6)

SEDI DELLE ISTITUZIONI E DI DETERMINATI ORGANI,

SULLE ORGANISMI E SERVIZI DELL'UNIONE EUROPEA

I RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI,

VISTO l'articolo 341 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e l'articolo 189 del trattato

che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

RICORDANDO E CONFERMANDO la decisione dell'8 aprile 1965 e fatte salve le decisioni

concernenti la sede di future istituzioni, organi, organismi e servizi,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: Articolo unico

a) Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono 12 tornate plenarie mensili,

compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le

commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles. Il segretariato generale del

Parlamento europeo e i suoi servizi restano a Lussemburgo.

b) Il Consiglio ha sede a Bruxelles. In aprile, giugno e ottobre il Consiglio tiene le sessioni a

Lussemburgo.

c) La Commissione ha sede a Bruxelles. I servizi elencati negli articoli 7, 8 e 9 della decisione

dell'8 aprile 1965 sono stabiliti a Lussemburgo.

d) La Corte di giustizia dell'Unione europea ha sede a Lussemburgo.

e) La Corte dei conti ha sede a Lussemburgo.

6655/1/08 REV 1 344

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f) Il Comitato economico e sociale ha sede a Bruxelles.

g) Il Comitato delle regioni ha sede a Bruxelles.

h) La Banca europea per gli investimenti ha sede a Lussemburgo.

i) La Banca centrale europea ha sede a Francoforte.

j) L'Ufficio europeo di polizia (Europol) ha sede all'Aia.

6655/1/08 REV 1 345

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PROTOCOLLO (n. 7)

PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELL'UNIONE EUROPEA

SUI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, ai termini dell'articolo 343 del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea e dell'articolo 191 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica

(CEEA), l'Unione europea e la CEEA godono sul territorio degli Stati membri delle immunità e dei

privilegi necessari all'assolvimento della loro missione,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea,

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea

dell'energia atomica: CAPO I

BENI, FONDI, AVERI E OPERAZIONI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 1

I locali e gli edifici dell'Unione sono inviolabili. Essi sono esenti da perquisizioni, requisizioni,

confisca o espropriazione. I beni e gli averi dell'Unione non possono essere oggetto di alcun

provvedimento di coercizione amministrativa o giudiziaria senza autorizzazione della Corte di

giustizia. Articolo 2

Gli archivi dell'Unione sono inviolabili.

6655/1/08 REV 1 346

IT

Articolo 3

L'Unione, i suoi averi, entrate ed altri beni sono esenti da qualsiasi imposta diretta.

I governi degli Stati membri adottano, ogni qualvolta sia loro possibile, le opportune disposizioni

per l'abbuono o il rimborso dell'importo dei diritti indiretti e delle tasse sulla vendita compresi nei

prezzi dei beni immobili o mobili, quando l'Unione effettui, per proprio uso ufficiale, acquisti

considerevoli il cui prezzo comprenda diritti e tasse di tale natura. Tuttavia l'applicazione di tali

disposizioni non deve avere per effetto di falsare la concorrenza all'interno dell'Unione.

Nessuna esenzione è concessa per quanto riguarda le imposte, tasse e diritti che costituiscono mera

rimunerazione di servizi di utilità generale. Articolo 4

L'Unione è esente da ogni dazio doganale, divieto e restrizione all'importazione e all'esportazione,

in ordine agli oggetti destinati al proprio uso ufficiale; gli oggetti così importati non saranno ceduti

a titolo oneroso o gratuito sul territorio del paese nel quale sono stati importati, salvo che ciò non

avvenga a condizioni accette al governo di tale paese.

Essa è del pari esente da ogni dazio doganale e da ogni divieto e restrizione all'importazione e

all'esportazione in ordine alle proprie pubblicazioni.

CAPO II

COMUNICAZIONI E LASCIAPASSARE

Articolo 5

(ex articolo 6)

Le istituzioni dell'Unione beneficiano, nel territorio di ciascuno Stato membro, per le loro

comunicazioni ufficiali e la trasmissione di tutti i loro documenti, del trattamento concesso da

questo Stato alle missioni diplomatiche.

6655/1/08 REV 1 347

IT

La corrispondenza ufficiale e le altre comunicazioni ufficiali delle istituzioni dell'Unione non

possono essere censurate. Articolo 6

(ex articolo 7)

I presidenti delle istituzioni dell'Unione possono rilasciare ai membri ed agli agenti di dette

istituzioni lasciapassare la cui forma è stabilita dal Consiglio, che delibera a maggioranza semplice,

e che sono riconosciuti dalle autorità degli Stati membri come titoli di viaggio validi. Tali

lasciapassare sono rilasciati ai funzionari e agli altri agenti secondo le condizioni stabilite dallo

statuto dei funzionari e dal regime applicabile agli altri agenti dell'Unione.

La Commissione può concludere accordi per far riconoscere tali lasciapassare come titoli di viaggio

validi sul territorio di Stati terzi. CAPO III

MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 7

(ex articolo 8)

Nessuna restrizione di ordine amministrativo o di altro genere è apportata alla libertà di movimento

dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne

ritornano.

Ai membri del Parlamento europeo sono concessi in materia di dogana e di controllo dei cambi:

a) dal proprio governo, le stesse agevolazioni concesse agli alti funzionari che si recano

all'estero in missione ufficiale temporanea,

b) dai governi degli altri Stati membri, le stesse agevolazioni concesse ai rappresentanti di

governi esteri in missione ufficiale temporanea.

6655/1/08 REV 1 348

IT

Articolo 8

(ex articolo 9)

I membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle

opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni.

Articolo 9

(ex articolo 10)

Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano:

a) sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese,

b) sul territorio di ogni altro Stato membro, dell'esenzione da ogni provvedimento di detenzione

e da ogni procedimento giudiziario.

L'immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne

ritornano.

L'immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il

diritto del Parlamento europeo di togliere l'immunità ad uno dei suoi membri.

CAPO IV

RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI CHE PARTECIPANO

AI LAVORI DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 10

(ex articolo 11)

I rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai lavori delle istituzioni dell'Unione, nonché i

loro consiglieri e periti tecnici, godono, durante l'esercizio delle loro funzioni e durante i loro viaggi

a destinazione o in provenienza dal luogo della riunione, dei privilegi, delle immunità e delle

agevolazioni d'uso.

6655/1/08 REV 1 349

IT

Il presente articolo si applica ugualmente ai membri degli organi consultivi dell'Unione.

CAPO V

FUNZIONARI E AGENTI DELL'UNIONE EUROPEA

Articolo 11

(ex articolo 12)

Sul territorio di ciascuno Stato membro e qualunque sia la loro cittadinanza, i funzionari ed altri

agenti dell'Unione:

a) godono dell'immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese

le loro parole e i loro scritti, con riserva dell'applicazione delle disposizioni dei trattati

relative, da un lato, alle regole delle responsabilità dei funzionari ed agenti nei confronti

dell'Unione e, dall'altro, alla competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea per

deliberare in merito ai litigi tra l'Unione ed i propri funzionari ed altri agenti. Continueranno a

beneficiare di questa immunità dopo la cessazione delle loro funzioni;

b) né essi né i loro coniugi e i familiari a loro carico, sono sottoposti alle disposizioni che

limitano l'immigrazione e alle formalità di registrazione degli stranieri;

c) godono, per quanto riguarda la disciplina vigente in materia valutaria o di cambio, delle

agevolazioni usualmente riconosciute ai funzionari delle organizzazioni internazionali;

d) godono del diritto di importare in franchigia la propria mobilia ed i propri effetti personali, in

occasione della loro prima immissione in funzione nel paese interessato, e del diritto di

riesportare in franchigia la propria mobilia e i propri effetti personali alla cessazione delle loro

funzioni nel suddetto paese, fatte salve, nell'uno e nell'altro caso, le condizioni ritenute

necessarie dal governo del paese in cui il diritto è esercitato;

e) godono del diritto di importare in franchigia la propria autovettura destinata al loro uso

personale, acquistata nel paese della loro ultima residenza o nel paese di cui sono cittadini alle

condizioni del mercato interno di tale paese, e di riesportarla in franchigia, fatte salve,

nell'uno e nell'altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo del paese interessato.

6655/1/08 REV 1 350

IT

Articolo 12

(ex articolo 13)

Alle condizioni e secondo la procedura stabilite dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che

deliberano mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione

delle istituzioni interessate, i funzionari e gli altri agenti dell'Unione saranno soggetti, a profitto di

quest' ultima, ad una imposta sugli stipendi, salari ed emolumenti dalla stessa versati.

Essi sono esenti da imposte nazionali sugli stipendi, salari ed emolumenti versati dall'Unione.

Articolo 13

(ex articolo 14)

Ai fini dell'applicazione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, dei diritti di successione, nonché

delle convenzioni concluse fra i paesi membri dell'Unione al fine di evitare le doppie imposizioni, i

funzionari e altri agenti dell'Unione, i quali, in ragione esclusivamente dell'esercizio delle loro

funzioni al servizio dell'Unione, stabiliscono la loro residenza sul territorio di un paese membro

diverso dal paese ove avevano il domicilio fiscale al momento dell'entrata in servizio presso

l'Unione, sono considerati, sia nel paese di residenza che nel paese del domicilio fiscale, come

tutt'ora domiciliati in quest'ultimo paese qualora esso sia membro dell'Unione. Tale disposizione si

applica ugualmente al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività professionale, nonché ai

figli ed ai minori a carico delle persone indicate nel presente articolo e in loro custodia.

I beni mobili appartenenti alle persone di cui al comma precedente e che si trovino nel territorio

dello Stato di residenza sono esenti dall'imposta di successione in tale Stato; ai fini dell'applicazione

di tale imposta essi sono considerati come se fossero situati nello Stato del domicilio fiscale, fatti

salvi i diritti degli Stati terzi e l'eventuale applicazione delle norme delle convenzioni internazionali

sulle doppie imposizioni.

Ai fini dell'applicazione delle disposizioni del presente articolo non si prendono in considerazione i

domicili acquisiti soltanto a motivo dell'esercizio di funzioni al servizio di altre organizzazioni

internazionali.

6655/1/08 REV 1 351

IT

Articolo 14

(ex articolo 15)

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle istituzioni interessate, stabiliscono il regime di

previdenza sociale applicabile ai funzionari e agli altri agenti dell'Unione.

Articolo 15

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura

legislativa ordinaria e previa consultazione delle altre istituzioni interessate, determinano le

categorie di funzionari ed altri agenti dell'Unione cui si applicano, in tutto o in parte, le disposizioni

degli articoli 11, 12, secondo comma, e 13.

I nomi, le qualifiche e gli indirizzi dei funzionari e altri agenti compresi in tali categorie sono

comunicati periodicamente ai governi degli Stati membri.

CAPO VI

PRIVILEGI E IMMUNITÀ DELLE MISSIONI DI STATI TERZI

ACCREDITATE PRESSO L'UNIONE EUROPEA

Articolo 16

(ex articolo 17)

Lo Stato membro, sul cui territorio è situata la sede dell'Unione, riconosce alle missioni dei paesi

terzi accreditate presso l'Unione le immunità e i privilegi diplomatici d'uso.

6655/1/08 REV 1 352

IT

CAPO VII

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 17

(ex articolo 18)

I privilegi, le immunità e le agevolazioni sono concesse ai funzionari e agli altri agenti dell'Unione

esclusivamente nell'interesse di quest' ultima.

Ciascuna istituzione dell'Unione ha l'obbligo di togliere l'immunità concessa a un funzionario o ad

un altro agente ogniqualvolta essa reputi che ciò non sia contrario agli interessi dell'Unione.

Articolo 18

(ex articolo 19)

Ai fini dell'applicazione del presente protocollo, le istituzioni dell'Unione agiranno d'intesa con le

autorità responsabili degli Stati membri interessati.

Articolo 19

(ex articolo 20)

Gli articoli da 11 a 14 inclusi e l'articolo 17 sono applicabili ai membri della Commissione.

Articolo 20

(ex articolo 21)

Gli articoli da 11 a 14 e l'articolo 17 sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, ai cancellieri

e ai relatori aggiunti della Corte di giustizia dell'Unione europea, senza pregiudizio delle

disposizioni dell'articolo 3 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea,

relative all'immunità di giurisdizione dei giudici e degli avvocati generali.

6655/1/08 REV 1 353

IT

Articolo 21

(ex articolo 22)

Il presente protocollo si applica anche alla Banca europea per gli investimenti, ai membri dei suoi

organi, al suo personale e ai rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai suoi lavori, senza

pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto della Banca.

La Banca europea per gli investimenti sarà, inoltre, esente da qualsiasi imposizione fiscale e

parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali

operazioni potranno comportare nello Stato in cui ha la propria sede. Parimenti, il suo scioglimento

e la sua liquidazione non comporteranno alcuna imposizione fiscale. Infine, l'attività della Banca e

dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni statutarie, non darà luogo all'applicazione di tasse

sulla cifra di affari. Articolo 22

(ex articolo 23)

Il presente protocollo si applica anche alla Banca centrale europea, ai membri dei suoi organi e al

suo personale, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto del sistema europeo

di banche centrali e della Banca centrale europea.

La Banca centrale europea sarà, inoltre, esente da qualsiasi forma fiscale e parafiscale al momento

degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni potranno comportare

nello Stato in cui ha la propria sede. L'attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le

condizioni dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, non

darà luogo all'applicazione di tasse sulla cifra d'affari.

6655/1/08 REV 1 354

IT

PROTOCOLLO (n. 8)

ALL'ARTICOLO 6, PARAGRAFO 2

RELATIVO

DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA SULL'ADESIONE DELL'UNIONE

ALLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI

DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

L'accordo relativo all'adesione dell'Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell'uomo e delle libertà fondamentali (in appresso denominata "convenzione europea"), previsto

dall'articolo 6, paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea deve garantire che siano preservate le

caratteristiche specifiche dell'Unione e del diritto dell'Unione, in particolare per quanto riguarda:

a) le modalità specifiche dell'eventuale partecipazione dell'Unione agli organi di controllo della

convenzione europea,

b) i meccanismi necessari per garantire che i procedimenti avviati da Stati non membri e le

singole domande siano indirizzate correttamente, a seconda dei casi, agli Stati membri e/o

all'Unione. Articolo 2

L'accordo di cui all'articolo 1 deve garantire che l'adesione non incida né sulle competenze

dell'Unione né sulle attribuzioni delle sue istituzioni. Deve inoltre garantire che nessuna

disposizione dello stesso incida sulla situazione particolare degli Stati membri nei confronti della

convenzione europea e, in particolare, riguardo ai suoi protocolli, alle misure prese dagli Stati

membri in deroga alla convenzione europea ai sensi del suo articolo 15 e a riserve formulate dagli

Stati membri nei confronti della convenzione europea ai sensi del suo articolo 57.

Articolo 3

Nessuna disposizione dell'accordo di cui all'articolo 1 deve avere effetti sull'articolo 344 del trattato

sul funzionamento dell'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 355

IT

PROTOCOLLO (n. 9)

DECISIONE DEL CONSIGLIO RELATIVA ALL'ATTUAZIONE

SULLA

DEGLI ARTICOLI 16, PARAGRAFO 4, DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

E 238, PARAGRAFO 2 DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO

DELL'UNIONE EUROPEA

TRA IL 1° NOVEMBRE 2014 E IL 31 MARZO 2017, DA UN LATO,

E DAL 1° APRILE 2017, DALL'ALTRO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO CONTO che l'accordo sulla decisione del Consiglio relativa all'attuazione degli

articoli 16, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea e 238, paragrafo 2 del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea tra il 1° novembre 2014 e il 31 marzo 2017, da un lato, e dal 1°

aprile 2017, dall'altro (in appresso denominata "la decisione"), ha rivestito un'importanza

fondamentale all'atto dell'approvazione del trattato di Lisbona,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo unico

Prima che il Consiglio esamini qualsiasi progetto che miri alla modifica o all'abrogazione della

decisione o di una delle sue disposizioni, ovvero alla modifica indiretta della sua portata o del suo

senso mediante la modifica di un altro atto giuridico dell'Unione, il Consiglio europeo delibera

preliminarmente su detto progetto per consenso in conformità dell'articolo 15, paragrafo 4 del

trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 356

IT

PROTOCOLLO (n. 10)

COOPERAZIONE STRUTTURATA PERMANENTE

SULLA

ISTITUITA DALL'ARTICOLO 42 DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

VISTO l'articolo 42, paragrafo 6 e l'articolo 46 del trattato sull'Unione europea,

RAMMENTANDO che l'Unione conduce una politica estera e di sicurezza comune fondata sulla

realizzazione di un livello sempre crescente di convergenza d'azione degli Stati membri;

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della

politica estera e di sicurezza comune; che essa assicura all'Unione una capacità operativa fondata su

mezzi civili e militari; che l'Unione può avvalersi di tali mezzi per le missioni di cui all'articolo 43

del trattato sull'Unione europea che si svolgono al suo esterno per garantire il mantenimento della

pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale conformemente ai

principi della Carta delle Nazioni Unite; che l'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità

militari fornite dagli Stati membri, conformemente al principio della "riserva unica di forze";

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune dell'Unione non pregiudica il

carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri;

RAMMENTANDO che la politica di sicurezza e di difesa comune dell'Unione rispetta gli obblighi

derivanti dal trattato del Nord-Atlantico per gli Stati membri che ritengono che la loro difesa

comune si realizzi tramite l'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, che resta il fondamento

della difesa collettiva dei suoi membri, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa

comune adottata in tale contesto;

CONVINTE che un ruolo più forte dell'Unione in materia di sicurezza e di difesa contribuirà alla

vitalità di un'Alleanza atlantica rinnovata, conformemente agli accordi "Berlin plus";

DETERMINATE ad assicurare che l'Unione sia in grado di assumere pienamente le responsabilità

che le incombono nella comunità internazionale;

6655/1/08 REV 1 357

IT

RICONOSCENDO che l'Organizzazione delle Nazioni Unite può chiedere l'assistenza dell'Unione

per attuare d'urgenza missioni avviate ai sensi dei capi VI e VII della Carta delle Nazioni Unite;

RICONOSCENDO che il rafforzamento della politica di sicurezza e di difesa richiederà sforzi da

parte degli Stati membri nel settore delle capacità;

CONSAPEVOLI che il raggiungimento di una nuova fase nello sviluppo della politica europea di

sicurezza e di difesa presuppone sforzi risoluti da parte degli Stati membri che ne hanno espresso la

disponibilità;

RICORDANDO che è importante che l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza sia pienamente associato ai lavori nel quadro della cooperazione strutturata

permanente,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

La cooperazione strutturata permanente di cui all'articolo 42, paragrafo 6 del trattato sull'Unione

europea è aperta a ogni Stato membro che s'impegni, dalla data dell'entrata in vigore del trattato di

Lisbona:

a) a procedere più intensamente allo sviluppo delle sue capacità di difesa, attraverso lo sviluppo

dei suoi contributi nazionali e la partecipazione, se del caso, a forze multinazionali, ai

principali programmi europei di equipaggiamento e all'attività dell'Agenzia nel settore dello

sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell'acquisizione e degli armamenti (l'Agenzia

europea per la difesa), e

b) ad essere in grado di fornire, al più tardi nel 2010, a titolo nazionale o come componente di

gruppi di forze multinazionali, unità di combattimento mirate alle missioni previste,

configurate sul piano tattico come gruppi tattici, con gli elementi di supporto, compresi

trasporto e logistica, capaci di intraprendere missioni menzionate all'articolo 43 del trattato

sull'Unione europea, entro un termine da 5 a 30 giorni, in particolare per rispondere a richieste

dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, e sostenibili per un periodo iniziale di 30 giorni

prorogabili fino ad almeno 120 giorni.

6655/1/08 REV 1 358

IT

Articolo 2

Gli Stati membri partecipanti alla cooperazione strutturata permanente si impegnano, per conseguire

gli obiettivi di cui all'articolo 1:

a) a cooperare, dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, al fine di conseguire obiettivi

concordati riguardanti il livello delle spese per gli investimenti in materia di equipaggiamenti

per la difesa, e a riesaminare regolarmente tali obiettivi alla luce dell'ambiente di sicurezza e

delle responsabilità internazionali dell'Unione;

b) a ravvicinare, per quanto possibile, i loro strumenti di difesa, in particolare armonizzando

l'identificazione dei bisogni militari, mettendo in comune e, se del caso, specializzando i loro

mezzi e capacità di difesa, nonché promuovendo la cooperazione nei settori della formazione

e della logistica;

c) a prendere misure concrete per rafforzare la disponibilità, l'interoperabilità, la flessibilità e la

schierabilità delle loro forze, in particolare identificando obiettivi comuni in materia di

proiezione delle forze, anche eventualmente riesaminando le loro procedure decisionali

nazionali;

d) a cooperare per assicurare che essi prendano le misure necessarie per colmare, anche

attraverso approcci multinazionali e senza pregiudizio degli impegni che li riguardano in seno

all'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, le lacune constatate nel quadro del

"meccanismo di sviluppo delle capacità";

e) a partecipare, se del caso, allo sviluppo di programmi comuni o europei di equipaggiamenti di

vasta portata nel quadro dell'Agenzia europea per la difesa.

Articolo 3

L'Agenzia europea per la difesa contribuisce alla valutazione regolare dei contributi degli Stati

membri partecipanti in materia di capacità, in particolare dei contributi forniti seguendo i criteri che

saranno stabiliti, tra l'altro, sulla base dell'articolo 2, e riferisce in materia almeno una volta l'anno.

La valutazione potrà servire di base alle raccomandazioni e alle decisioni del Consiglio adottate

conformemente all'articolo 46 del trattato sull'Unione europea.

6655/1/08 REV 1 359

IT

PROTOCOLLO (n. 11)

42 DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA

SULL'ARTICOLO

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

TENENDO PRESENTE la necessità di una piena applicazione delle disposizioni dell'articolo 42,

paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea,

TENENDO PRESENTE che la politica dell'Unione a norma dell'articolo 42 non pregiudica il

carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri e rispetta gli obblighi

di alcuni Stati membri i quali ritengono che la loro difesa si realizzi tramite la NATO, nell'ambito

del trattato dell'Atlantico del Nord, e sia compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune

adottata in tale contesto,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

L'Unione europea elabora, insieme con l'Unione dell'Europa occidentale, disposizioni per il

miglioramento della cooperazione reciproca.

6655/1/08 REV 1 360

IT

PROTOCOLLO (n. 12)

PROCEDURA PER I DISAVANZI ECCESSIVI

SULLA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO precisare le modalità della procedura per i disavanzi eccessivi di cui

all'articolo 126 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

I valori di riferimento di cui all'articolo 126, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione

europea sono:

− il 3 % per il rapporto fra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo

ai prezzi di mercato,

− il 60 % per il rapporto fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato.

Articolo 2

Nell'articolo 126 di detto trattato e nel presente protocollo:

− per pubblico, si intende la pubblica amministrazione, vale a dire l'amministrazione statale,

regionale o locale e i fondi di previdenza sociale, ad esclusione delle operazioni commerciali,

quali definiti nel Sistema europeo di conti economici integrati,

− per disavanzo, si intende l'indebitamento netto quale definito nel Sistema europeo di conti

economici integrati,

− per investimento, si intende la formazione lorda di capitale fisso, quale definita nel Sistema

europeo di conti economici integrati,

6655/1/08 REV 1 361

IT

− per debito, si intende il debito lordo al valore nominale in essere alla fine dell'esercizio e

consolidato tra e nei settori della pubblica amministrazione quale definita nel primo trattino.

Articolo 3

Al fine di garantire l'efficacia della procedura per i disavanzi eccessivi, i governi degli Stati

membri, ai sensi della stessa, sono responsabili dei disavanzi della pubblica amministrazione come

definita all'articolo 2, primo trattino, del presente protocollo. Gli Stati membri assicurano che le

procedure nazionali in materia di bilancio consentano loro di rispettare gli obblighi derivanti dai

trattati in questo settore. Gli Stati membri riferiscono alla Commissione, tempestivamente e

regolarmente, in merito al loro disavanzo, previsto ed effettivo, nonché al livello del loro debito.

Articolo 4

I dati statistici da usare per l'applicazione del presente protocollo sono forniti dalla Commissione.

6655/1/08 REV 1 362

IT

PROTOCOLLO (n. 13)

CRITERI DI CONVERGENZA

SUI

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

DESIDERANDO precisare i dettagli dei criteri di convergenza che devono ispirare l'Unione nel

processo decisionale volto a porre termine alle deroghe degli Stati membri con deroga di cui

all'articolo 140 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e

al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

Articolo 1

Il criterio relativo alla stabilità dei prezzi di cui all'articolo 140, paragrafo 1, primo trattino, del

trattato sul funzionamento dell'Unione europea, significa che gli Stati membri hanno un andamento

dei prezzi che è sostenibile ed un tasso medio d'inflazione che, osservato per un periodo di un anno

anteriormente all'esame, non supera di oltre 1,5 punti percentuali quello dei tre Stati membri, al

massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi. L'inflazione si

misura mediante l'indice dei prezzi al consumo (IPC) calcolato su base comparabile, tenendo conto

delle differenze delle definizioni nazionali. Articolo 2

Il criterio relativo alla situazione di bilancio pubblico di cui all'articolo 140, paragrafo 1, secondo

trattino, di detto trattato, significa che, al momento dell'esame, lo Stato membro non è oggetto di

una decisione del Consiglio di cui all'articolo 126, paragrafo 6, di detto trattato, circa l'esistenza di

un disavanzo eccessivo.

6655/1/08 REV 1 363

IT

Articolo 3

Il criterio relativo alla partecipazione al meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo di

cui all'articolo 140, paragrafo 1, terzo trattino, di detto trattato, significa che lo Stato membro ha

rispettato i normali margini di fluttuazione stabiliti dal meccanismo di cambio del Sistema

monetario europeo senza gravi tensioni per almeno due anni prima dell'esame. In particolare, e, per

lo stesso periodo, non deve aver svalutato di propria iniziativa il tasso di cambio centrale bilaterale

della sua moneta nei confronti dell'euro. Articolo 4

Il criterio relativo alla convergenza dei tassi d'interesse di cui all'articolo 140, paragrafo 1, quarto

trattino, di detto trattato, significa che il tasso d'interesse nominale a lungo termine di uno Stato

membro osservato in media nell'arco di un anno prima dell'esame non ha ecceduto di oltre 2 punti

percentuali quello dei tre Stati membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in

termini di stabilità dei prezzi. I tassi di interesse si misurano sulla base delle obbligazioni a lungo

termine emesse dallo Stato o sulla base di titoli analoghi, tenendo conto delle differenze nelle

definizioni nazionali. Articolo 5

I dati statistici da usare per l'applicazione del presente protocollo sono forniti dalla Commissione.

Articolo 6

Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del

Parlamento europeo, della BCE, nonché del comitato economico e finanziario, adotta le

disposizioni atte a precisare i dettagli dei criteri di convergenza di cui all'articolo 140 di detto

trattato, che pertanto sono destinate a sostituire il presente protocollo.

6655/1/08 REV 1 364

IT


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta la versione consolidata del trattato dell'Unione europea e del funzionamento dell'Unione europea insieme alla dichiarazione in allegato della conferenza intergovernativa di Lisbona 2007. Il trattato è entrato in vigore nel 2009.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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