Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

atti in precedenza proposti. Nel caso, invece, di domanda proposta innanzi ad un giudice privo di

giurisdizione, non è possibile la riassunzione dinanzi al giudice — amministrativo o speciale —

fornito di tale giurisdizione, mentre lo è se il giudice fornito di giurisdizione è il giudice ordinario.

La giustificazione di tale orientamento ha continuato ad essere tratta essenzialmente dalla

considerazione che, nel caso di difetto di giurisdizione, non trova applicazione la norma dell’art. 50

c.p.c. riferibile solo alla materia della competenza, e di siffatta conclusione si sostiene che

l’ulteriore conferma sarebbe data dalla regola, stabilita dall’art. 367 stesso codice, che consente la

riassunzione del processo, a seguito del regolamento di giurisdizione, solo quando la Corte di

cassazione dichiari la giurisdizione del giudice ordinario.

Rispetto al suddetto consolidato indirizzo, ostativo alla translatio ed alla conservazione degli effetti

degli atti compiuti innanzi al giudice sfornito di giurisdizione, non erano mancate, tuttavia,

decisioni di segno contrario.

Questo giudice di legittimità, infatti, cassando la sentenza di una commissione tributaria regionale,

che aveva escluso la giurisdizione del giudice tributario affermata, invece, dalla decisione della

commissione provinciale in primo grado, aveva pronunciato sentenza di rinvio al giudice tributario

di secondo grado perché avesse dato «luogo al giudizio di merito» ed avesse provveduto inoltre

«alla liquidazione delle spese» del giudizio di cassazione (Cass. 88/SU/01, id., Rep. 2002, voce

Tributi in genere, n. 1730; 1496/02 [rectius: 14896], ibid., n. 1736). In proposito non va però

trascurata l’istituzione della sezione tributaria presso la Corte di cassazione, dopo l’abrogazione

della Commissione tributaria centrale, che è divenuta in sede di legittimità giudice naturale del

processo tributario.

In altra precedente statuizione (Cass. 5357/87, id., 1988, I, 1203), aveva, altresì, ritenuto, in

applicazione analogica dell’art. 50 c.p.c., che, in tema di responsabilità del vettore relativamente

alle merci trasportate, non si verifica la prevista decadenza per il mancato esercizio dell’azione

entro il termine dell’anno quando la domanda, proposta tempestivamente innanzi al giudice

straniero privo di competenza giurisdizionale, sia tempestivamente riassunta innanzi al giudice

nazionale nel termine di sei mesi dalla pronuncia declinatoria sulla giurisdizione del giudice

straniero medesimo.

Si era trattato, tuttavia, di decisioni isolate — o peculiari alla giurisdizione tributaria o basate più

sull’evitata decadenza che sulla translatio — che non solo non avevano avuto successiva ed

argomentata conferma, ma che neppure avevano affrontato il problema in consapevole contrasto

con l’esistente consolidata giurisprudenza, per cui ad esse non può essere assegnata la qualifica di

veri e propri precedenti difformi di un indirizzo esegetico tralaticio, di cui sarebbe stato opportuno

verificare l’attuale sua validità anche a seguito del mutato panorama legislativo, nel quale la

questione veniva inevitabilmente a riproporsi.

La dottrina, in prevalenza, a sua volta affermava che ciò che valeva per la competenza non poteva

valere anche per la giurisdizione in mancanza di una norma specifica, parallela a quella posta

dall’art. 50 c.p.c., e ribadiva che l’effetto impeditivo della decadenza (da collegare ad un evento a

tal fine idoneo, non già all’espressione di semplice volontà sostanziale del soggetto agente) non

poteva derivare, in modo ritualmente recettizio, dalla domanda giudiziale a qualsiasi giudice rivolta,

ma supponeva la valida instaurazione del processo davanti al giudice fornito di giurisdizione, sì che

ne fosse stato possibile in prosieguo un esito tale da definire il merito della controversia.

Con allargato riferimento al tema del difetto di giurisdizione del giudice nazionale nei confronti del

giudice straniero, la dottrina, inoltre, decisamente rifiutava la statuizione di Cass. 5357/87, cit.

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Analogamente considerava che neppure nella convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968

(concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile, resa

esecutiva in Italia con la l. 21 giugno 1971 n. 804) esisteva una norma che consentisse la

prosecuzione del giudizio avanti al giudice straniero relativamente ad un’azione instaurata avanti al

giudice nazionale dichiaratosi privo di competenza giurisdizionale ed escludeva che, nel caso

suddetto, potesse farsi luogo alla translatio iudicii per effetto della disciplina dettata dalla

convenzione medesima al fine di distribuire la competenza giurisdizionale fra i giudici degli Stati

membri nei casi previsti di connessione di cause e di contemporanea pendenza della medesima

causa innanzi a giudici di Stati diversi, giacché la disciplina sulla connessione e sulla litispendenza

riguardava pur sempre ipotesi in cui sussisteva la competenza giurisdizionale in capo ai diversi

giudici nazionali.

In tale generale contesto non erano mancate, tuttavia, autorevoli opinioni contrarie, che, procedendo

dal principio fondamentale dei nostri autori classici secondo cui il processo deve tendere ad una

sentenza di merito, avevano posto in risalto come — anche con riguardo ai rapporti tra giudice

ordinario e giudice speciale, nell’evidente interesse del litigante di evitare gli ostacoli inutili ed i

danni non necessari della lite e dello Stato di spendere nel migliore dei modi l’opera dei suoi organi

— dovesse essere assicurata, unitamente alla conservazione degli effetti della domanda proposta al

giudice privo di giurisdizione, la trasmigrabilità della causa al giudice che ne sia fornito.

Anche il giudice delle leggi, del resto, aveva avvertito (Corte cost. 16 ottobre 1986, n. 220, id.,

1986, I, 2669) che il giusto processo è diretto non allo scopo di sfociare in una decisione purchessia,

ma di rendere pronuncia di merito stabilendo chi ha ragione e chi ha torto, onde esso deve avere per

oggetto la verifica della sussistenza dell’azione in senso sostanziale e, nei limiti del possibile, non

esaurirsi nella discettazione sui presupposti processuali.

Più di recente il tema della translatio iudicii nel rapporto tra giudice ordinario e giudice speciale ha

costituito argomento di rinnovato dibattito da parte della dottrina, che, rimproverando l’acritica

adesione del giudice di legittimità ai suoi precedenti, non rivisitati in forza delle sopravvenute

modifiche legislative e del generale principio del giusto processo, ha evidenziato come

l’orientamento circa la possibilità di ricongiungere segmenti processuali diversi solo quando il

giudice preventivamente adìto sia titolare della potestas iudicandi interna al medesimo ordine

giudiziario, dovrebbe essere abbandonato, perché esso non realizza esigenze meritevoli di tutela e

produce un indubbio spreco di attività processuale.

Le ragioni prospettate a sostegno dell’auspicata introduzione del principio della translatio iudicii

vengono ravvisate, anzitutto, nell’esteso criterio di ripartizione della giurisdizione tra giudice

ordinario e giudice speciale sulla base non della diversa situazione di diritto soggettivo o di

interesse legittimo dedotta in giudizio, ma in relazione alla materia, il che, comportando

un’indubbia situazione di incertezza in ordine al riparto, rende oggi più difficile stabilire a quale

giudice (ordinario o speciale) la parte debba rivolgersi, specie dopo che sul riparto di giurisdizione

per blocchi di materia è intervenuta la sentenza, in parte modificativa, della Corte costituzionale n.

204 del 2004 (id., 2004, I, 2594) e successivamente la n. 191 del 2006 (id., 2006, I, 1625).

Altra ragione viene indicata nell’esigenza di evitare che la declaratoria di difetto di giurisdizione del

giudice ordinario possa dare luogo, essendo intanto maturato il termine perentorio per la

proposizione del ricorso davanti al giudice speciale, alla definitiva stabilità dell’atto impugnato.

Inoltre, si rappresenta che sulle iniziative dei vari disegni di legge de iure condendo, diretti a

stabilire espressamente la regola della translatio, vi è stata, nelle diverse sedi in cui il problema è

4 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

stato dibattuto, la concorde opinione sull’opportunità dell’introduzione della regola della

trasmigrazione del processo in subiecta materia.

Al dibattito dottrinale in corso non è rimasta estranea neppure la giurisprudenza di merito, la quale,

sul presupposto che in base al diritto vivente (quale risulta dall’interpretazione data da questo

giudice di legittimità) non possa giungersi a sostenere l’ammissibilità della translatio, ha sollecitato

l’intervento del giudice costituzionale, cui ha rimesso la decisione sulla verifica di corrispondenza

ai parametri primari degli art. 24, 111 e 113 Cost. della norma di cui all’art. 30 l. 6 dicembre 1971

n. 1034, nella parte in cui non consentirebbe al giudice amministrativo, che declini la giurisdizione,

di disporre la continuazione del processo con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della

domanda.

In tale generale contesto anche queste sezioni unite — nella loro funzione di corte regolatrice della

giurisdizione in sostituzione dell’originario tribunale dei conflitti — ritengono che, in base ad una

lettura costituzionalmente orientata della disciplina della materia, che tenga conto delle

argomentazioni emergenti dalle intervenute modifiche legislative e delle prospettazioni in parte

nuove svolte di recente dalla dottrina sul tema, sussistano le condizioni per poter affermare che è

stato dato ingresso nell’ordinamento processuale al principio della translatio iudicii dal giudice

ordinario al giudice speciale, e viceversa, in caso di pronuncia sulla giurisdizione.

Premessa indispensabile è la considerazione di carattere generale che, seppure in tema di

giurisdizione non è espressamente stabilita una disciplina improntata a quella prevista per la

competenza (art. 44, 45 e 50 del codice di rito civile), ammissiva della riassunzione della causa dal

giudice incompetente a quello competente, neppure sussiste la previsione di un espresso divieto

della translatio iudicii nei rapporti tra giudice ordinario e giudice speciale.

Occorre, di conseguenza, indagare da quali elementi della normativa vigente si trae la

giustificazione che il principio della trasmigrazione della causa assiste anche le pronunce sulla

questione di giurisdizione.

A tal fine, decisivo argomento è quello rinvenibile dalla disposizione dell’art. 382 c.p.c.,

concernente la decisione da parte della Cassazione delle questioni di giurisdizione.

La norma — che, al 1° comma, stabilisce che la corte, qualora decide una questione di

giurisdizione, statuisce su questa, determinando, quando occorre, il giudice competente e che

precisa, al 2° comma, che quando cassa per violazione delle norme sulla competenza, statuisce su

questa — prevede, nella prima parte del suo 3° comma, che se riconosce che il giudice del quale si

impugna il provvedimento e ogni altro giudice difettano di giurisdizione, cassa senza rinvio,

aggiungendo, nella seconda parte, che ugualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene che la

causa non poteva essere proposta o il processo proseguito.

Orbene — ritenuto che il ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione può essere

proposto non solo contro le sentenze del giudice ordinario, ma anche avverso le sentenze del

giudice speciale — sulla scorta della chiara enunciazione della norma dell’art. 382, 3° comma,

c.p.c., secondo quel che già la dottrina da tempo ha evidenziato, deve univocamente ricavarsi che la

pronuncia di cassazione senza rinvio non deve avvenire in tutte le ipotesi in cui questo giudice di

legittimità stabilisce che la sentenza impugnata è stata emessa da un giudice sfornito di

giurisdizione, ma solo in quei casi in cui, affermando che né il giudice che detta sentenza ha emesso

né alcun altro giudice è fornito di giurisdizione, ritiene, perciò, che ricorre, in relazione alla pretesa

avanzata dalla parte, l’ipotesi di improponibilità assoluta della domanda sia innanzi al giudice

ordinario che al giudice speciale. 5 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

8

PESO

536.76 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 4109 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2007.
La regola della traslatio iudicii opera sia in caso di ricorso ordinario ex art. 360 c. 1 cpc, sia in quello di regolamento preventivo di giurisdizione proponibile davanti a qualunque giudice; i giudizi risultano così più celeri e efficienti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa