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meccanismo conoscitivo si estende dall’anima del mondo alle anima individuali

5

incorporate .

Tale spiegazione delle funzioni motoria e conoscitiva dell’anima del mondo conduce

al centro della questione, relativamente (1) alle modalità operative dell’anima del

mondo nella sua funzione di mediazione fra l’intellegibile e il sensibile o di tramite che

opera la trasposizione dell’ordine perfetto dell’intellegibile nella disposizione

parzialmente regolata del sensibile; e, poiché tale mediazione si attua in virtù del

modello matematico o, più ancora, questa stessa trasposizione è di carattere matematico,

6

(2) al ruolo effettivo e concreto della matematica nel Timeo . Il meccanismo che illustra

le attitudini conoscitive dell’anima del mondo permette infatti di spiegare anche come

essa riesca a riprodurre il perfetto ordine formale delle idee sul piano sensibile e perché

questa riproduzione assuma i tratti, sul piano sensibile, di una disposizione di tipo

geometrico-matematico. Benché l’anima del mondo e ogni anima individuale

incorporata possiedano due cerchi, il cerchio dell’identico e il cerchio del diverso, che

entrano in contatto, rispettivamente, con oggetti intellegibili e con oggetti sensibili,

dovendoci interessare alla trasposizione dell’ordine intellegibile delle idee nella

costituzione dell’universo sensibile, possiamo limitarci a considerare l’anima del mondo

(perché stiamo esaminando solo la sua attività macrocosmica e cosmologica, lasciando

da parte l’attività microcosmica e psicologica di ogni anima individuale) e il suo cerchio

dell’identico (perché stiamo esaminando le modalità di trasposizione dell’ordine ideale

nel sensibile, il che presuppone esclusivamente la conoscenza delle idee attraverso il

5 Ho svolto questa interpretazione del passo del Timeo in F. Fronterotta, Platonismo e scienze della

mente: cosa è l’intuizione?, The International Symposium: Platonism and Forms of Intelligence, Hvar,

Croatia. October 9–13, 2006, in «Philosophical Topics», 00 (2007), 00. Vi sono naturalmente alcune

sostanziali differenze fra le anime individuali e l’anima del mondo: le anime individuali incorporate (1)

sono appesantite da una specie di anima inferiore, irrazionale e mortale, che le indebolisce (42a-b, 43c-

44b); esse (2) sono nel corpo (42a, 43a) e da questo ostacolate e rese impure; (3) tali corpi, essendo

mortali e corruttibili, interrompono, rendendolo discontinuo, il corso eterno della vicenda dell’anima

immortale. Ci sarebbe da chiedersi, nel quadro di tale analogia funzionale fra le attitudini conoscitive

dell’anima del mondo e delle anime individuali incorporate, come sia possibile che l’opinione che si

produce nel contatto fra il cerchio del diverso dell’anima del mondo e gli oggetti sensibili sia comunque

sempre vera e, soprattutto, salda (dovxai … ). In effetti, per quanto

kai; pivstei" bevbaioi kai; ajlhqei~"

l’anima del mondo sia in qualche modo una “super anima”, diversa dall’anima individuale in quanto (1)

non le si aggiungono funzioni inferiori irrazionali e mortali, (2) non entra in un corpo che la offusca e la

vincola, ma essa stessa avvolge un corpo dominandolo interamente (34b, 36d-e), e infine (3) il corpo che

essa governa è a sua volta un corpo particolare, quello dell’intero universo, che, benché sensibile come

tutti i corpi, risulta tuttavia eterno e incorruttibile in virtù della sua buona costituzione (33a, 36e, 37d,

38b-c), ebbene, nonostante queste differenze, rimane tuttavia sorprendente che l’opinione, che, per

esempio secondo la lezione del Menone (97c-98a), possiede come suo tratto fondamentale proprio la

mutevolezza e l’instabilità, sia detta in questo caso non tanto vera (il che potrebbe essere considerato

eccezionalmente difficile, ma non impossibile), ma salda e stabile. Anche se questo problema fuoriesce

dall’ambito del presente lavoro, credo tuttavia che la strada per accedere alla sua soluzione risieda

soprattutto nella (3): l’opinione realizzata dall’anima del mondo, in quanto si determina nel contatto fra il

cerchio del diverso di un’anima pura e puramente razionale, appunto l’anima del mondo, e oggetti, per

quanto sensibili, tuttavia stabili, eterni e incorruttibili (perché, evidentemente, gli unici oggetti sensibili

con cui l’anima del mondo può avere a che fare si riducono allo stesso corpo del mondo), si presenta con i

tratti assai peculiari della verità e della stabilità, configurandosi come un’opinione che, pur rimanendo

tale, si distingue dall’intellezione degli intellegibili solo per la natura corporea dei suoi oggetti sensibili.

6 In questo contesto, sto tacitamente assumendo che all’anima del mondo competa il duplice compito di

riprodurre e di conservare l’ordine ideale nell’universo sensibile, il che implica un’interpretazione

simbolica della figura mitologica del demiurgo, che sarebbe appunto un’immagine della pura funzione

F.

noetica in cui consiste l’anima del mondo: tale questione è tuttavia ampiamente dibattuta, cfr.

Fronterotta, Questioni eidetiche in Platone: il sensibile e il demiurgo, l’essere e il bene, in «Giornale

critico della filosofia italiana», 00 (2006), 000.

cerchio dell’identico). Ecco la domanda di partenza: cosa avviene quando il cerchio

dell’identico “tocca” un’idea? Questo contatto, per quanto non sensibile e materiale e

dunque, in qualche senso, metaforico, deve essere sufficientemente reale da produrre

quella che chiamiamo conoscenza o intellezione, che è un’affezione dell’anima, una sua

7

passione, dunque, in qualche senso, una sua modificazione . Credo insomma che, pur

riferendoci qui a un oggetto intellegibile e immateriale, l’idea, e a un soggetto non

sensibile e altrettanto immateriale, l’anima, il loro contatto produca un effetto tale per

cui il soggetto risulta modificato in modo che la conoscenza o intellezione consiste

precisamente in questa modificazione. Ma, attenendoci al modello illustrato nel Timeo,

il cerchio dell’identico consiste appunto di una traiettoria circolare che, in virtù del suo

movimento di rotazione uniforme, fa muovere il cerchio del diverso e, per suo tramite,

gli altri sei cerchi concentrici che esso governa (36d). La trasmissione di questo

movimento avviene naturalmente anch’essa per contatto, giacché il cerchio dell’identico

e il cerchio del diverso, che il demiurgo ha disteso in due bande sovrapposte in un punto

e che ha quindi piegato in forma di X facendone poi coincidere le estremità (36b-c), si

intersecano perciò in due punti ed è verosimilmente proprio attraverso questi due punti

di intersezione che si verifica la trasmissione del movimento; di seguito, il cerchio del

diverso, abbracciando e accompagnando con il suo movimento circolare quello dei sei

cerchi concentrici che comprende sotto di sé, trasmette loro a sua volta tale movimento,

che infine si propaga, via via degradando attraverso i cerchi inferiori e più interni, fino

al centro dell’anima, che è congiunto al centro del corpo del mondo; ed ecco come il

movimento dell’anima, prendendo avvio dal movimento perfettamente regolare e

uniforme del cerchio dell’identico discende progressivamente, moltiplicandosi e

8

diversificandosi, e, raggiunto infine il corpo, può così effettivamente animarlo .

Ma in questa cinghia di trasmissione, cosa viene effettivamente trasmesso? Senza

dubbio movimento, nei modi che abbiamo appena illustrato, ma non soltanto questo:

quando infatti il cerchio dell’identico “tocca” un’idea, ne subisce il contatto, che lascia

in esso un’impronta dell’idea “toccata”, e ne è dunque modificato; il cerchio

dell’identico prosegue quindi la sua traiettoria perfettamente regolare e uniforme,

conservando però, nel punto in cui ha “urtato” l’idea, una modificazione che appunto

risulta dalla forma essenziale che l’idea ha impresso su di esso: non si tratta certo di una

figura in senso proprio, perché non vi è una materia in senso proprio che possa

7 Mi rendo conto del significato in qualche modo paradossale di questo termine quando è riferito a una

realtà non sensibile, ma l’epistemologia platonico-aristotelica rende sufficientemente chiaro questo punto:

anche se azioni e passioni, contatti e deformazioni prodotte da un contatto si situano, nel modo più

proprio e più immediatamente comprensibile, fra le cose sensibili e materiali (se non altro perché fra le

realtà corporee è più facile registrare un contatto e le sue conseguenze, con le reciproche azioni e

passioni), bisogna supporre che gli stessi processi possano aver luogo sul piano intellegibile delle realtà

immateriali, come l’anima e le idee: avremo anche in questo caso un contatto a seguito del quale l’anima

risulta affetta dall’idea che ha “toccato” che lascia in essa un’impronta corrispondente alla forma

conosciuta, una sua traccia psichica che permane nell’anima e che fornisce la base della conoscenza e del

ragionamento: cfr. particolarmente Phaed. 79d, in cui la è definita come un dell’anima

frovnhsi" pavqhma

che si rivolge verso ciò che è «puro, eterno, immortale e immutabile» e «rimane sempre immutabile

rispetto ai suoi oggetti, perché tali sono gli oggetti che essa tocca»; ma le occorrenze di verbi che rinviano

a un contatto concreto, nel contesto della conoscenza intellegibile, sono frequenti (cfr. per esempio Symp.

212a4; Phaed. 65b9, 79c8, d6; e in generale le pagine conclusive del libro VI della Repubblica, specie

511b-e, nell’ambito del “segmento” noetico della teoria delle linea). È noto che Aristotele, in De an. III 4,

429a10-20, e 5, 430a10-20, pone un parallelo fra il “pensare” e il “percepire”, fra i quali dovrebbe

sussistere un’analogia tale per cui il pensare risulterà come un subire, da parte dell’anima razionale,

l’azione dell’intellegibile.

8 Sulla progressione e la propagazione di tale movimento, cfr. anche Leg. X 893c-d e 894c.

accoglierne i tratti, ma, poiché il cerchio dell’identico, come del resto l’intera anima, ha

una struttura e una configurazione geometrico-matematica, la modificazione prodotta

dal contatto con l’idea avrà l’aspetto di una modificazione di carattere geometrico-

matematico, supponendo per esempio che la circonferenza del cerchio dell’identico

subisca nel punto in cui si è verificato il contatto con l’idea una variazione numerica o

un’oscillazione quantitativa dei suoi elementi componenti. Ora, proseguendo nella sua

rotazione, il cerchio dell’identico interseca il cerchio del diverso in due punti dati, in

ciascuno dei quali, nel corso della rotazione, si troverà a passare anche, finché se ne

conservi traccia, cioè, verosimilmente, per l’eternità, la modificazione subita dal cerchio

9

dell’identico per il contatto con l’idea . Vale a dire che il cerchio dell’identico, oltre a

trasmettere al cerchio del diverso il movimento regolare e uniforme che lo caratterizza,

imprime anche in esso la modificazione che aveva subito per il contatto con l’idea e che

conserva impressa – quindi trasmette in effetti una traiettoria circolare che reca in un

suo punto una modificazione corrispondente alla forma essenziale dell’idea “toccata”

dal cerchio dell’identico, ossia alla variazione numerica o all’oscillazione quantitativa

dei suoi componenti che in quel punto si è verificata. Non è difficile immaginare il

seguito di questo processo di trasmissione attraverso i cerchi concentrici tracciati

all’interno del cerchio del diverso, poi, in virtù del contatto fra anima e corpo del mondo

stabilito nella coincidenza dei rispettivi centri, fin nel corpo del mondo, sicché si tratterà

non solo dell’estensione o dell’irraggiamento di una traiettoria e di un movimento, ma

anche della modificazione di tale traiettoria che assume l’aspetto di una variazione

numerica o di un’oscillazione quantitativa che, impressa infine su una materia sensibile,

appunto sul corpo del mondo, si tradurrà in una figura concreta e visibile, derivante da

una particolare distribuzione degli elementi geometrici che compongono il corpo di tutte

le cose e dalla loro conseguente disposizione spaziale (cfr. fig. 4). Applicando questo

modello esplicativo su vasta scala, esteso alla totalità delle idee “toccate” dall’anima del

mondo, conosciute in parte simultaneamente, in virtù di un’attitudine verosimilmente

sinottica dell’anima del mondo, in parte in una successione temporale, sarà possibile

giustificare la complessa disposizione dell’universo, la sua condizione stabile ed eterna

10

e a un tempo, sotto altri rispetti, mutevole e diveniente ; come pure sarà possibile

spiegare ragioni e modalità per cui e in cui l’ordine puramente formale dell’intellegibile

si traduce, nel sensibile, in un ordine quantitativo di carattere geometrico-matematico.

9 Per l’eternità, perché la conoscenza delle idee da parte dell’anima razionale e immortale sembra avere

carattere di eternità, per quanto se ne possa temporaneamente dimenticare il possesso, come illustra la

dottrina della reminiscenza introdotta nel Menone, nel Fedone e nel Fedro (si veda in proposito F.

Fronterotta, La teoria platonica delle idee e la partecipazione delle cose empiriche. Dai

MEQEXIS.

dialoghi giovanili al Parmenide, Edizioni della Scuola Normale Superiore, Pisa 2001, pp. 91-100).

Peraltro, proprio la spiegazione sopra formulata del meccanismo della conoscenza intellegibile permette

forse di chiarire questo punto, perché, mentre l’impronta lasciata da un oggetto sensibile su un sostrato

materiale tende a non durare nel tempo, in quanto una deformazione materiale è soggetta al tempo e

dunque a una progressiva dissoluzione oppure anche in quanto sulla materia si possono sovrapporre più

impronte, via via confondendosi l’una con l’altra, invece, l’impronta lasciata da un oggetto intellegibile

su un sostrato non materiale rimane eterna e chiara, appunto perché ciò che è immateriale non può subire

degenerazioni e resta perciò immutabile nella durata del tempo, né possiede una dimensione spaziale che

implichi una dislocazione fisica eventualmente coincidente delle impressioni registrate.

10 La partecipazione, infatti, deve avere il duplice carattere (1) dell’eternità, rispetto alla disposizione

d’insieme del cosmo e dei fondamenti della natura sensibile, e (2) della temporalità, rispetto agli specifici

cambiamenti di stato che appartengono a ciascun essere sensibile particolare nel corso del suo divenire

individuale. Rispetto alla (1), l’anima del mondo accede a una conosceneza simultanea di tutte le idee di

cui riproduce l’ordine nell’insieme del cosmo e della natura; rispetto alla (1), invece, l’anima del mondo

accede a una conoscenza selettiva delle singole idee di cui di volta in volta riproduce l’ordine in ciascun

essere sensibile individuale nel corso del suo divenire.

Nulla impedisce, mi pare, che lo stesso modello matematico spieghi, al livello

dell’anima individuale incorporata, come essa diriga il corpo che le spetta, funzionando

a sua volta come cinghia di trasmissione (1) dell’ordine ideale, attraverso il suo cerchio

dell’identico, che comporta il buon funzionamento del corpo, ma anche, trattandosi di

un’anima incorporata e collocata all’interno del mondo sensibile, (2) del disordine

sensibile, attraverso il suo cerchio del diverso, che comporta il cattivo funzionamento

del corpo. Naturalmente, trattandosi in questo caso di un’anima incorporata, il segnale

conoscitivo più immediato e più forte le giunge adesso attraverso il corpo e dal corpo, in

modo che, in contatto con la realtà sensibile esterna, il corpo è affetto tramite uno dei

cinque sensi, che subisce una deformazione fisica i cui effetti vengono trasmessi fino

all’anima (attraverso appositi trasmettitori corporei, quindi attraverso il midollo,

sostanza particolarmente sottile intrisa di anima, per giungere alle specie inferiori

dell’anima), toccandone infine il cerchio del diverso (43a-44b, 61c-68d, 73b-d). Avendo

a che fare con segnali provenienti da oggetti sensibili mutevoli e divenienti, dunque di

natura instabile e poco ordinata, il cerchio del diverso che ne è affetto subirà

contraccolpi e deviazioni del proprio movimento, così turbando o perfino sconvolgendo

l’intera anima e, per suo tramite, il corpo in cui essa si trova, stravolgendone gli

equilibri naturali. Ma quando invece l’anima individuale si volge alla conoscenza

11

dell’intellegibile (41c-d, 44b, 47a-c ecc.) , ecco che si innesca un meccanismo virtuoso

analogo a quello precedentemente descritto per l’anima del mondo: le impressioni non

sensibili lasciate dal contatto con le idee sul cerchio dell’identico, trasmesse al cerchio

del diverso, quindi alle specie inferiori dell’anima e infine al corpo, imprimono

all’intero organismo psico-fisico un movimento regolare e una disposizione ordinata

che ristabiliscono l’equilibrio dell’insieme.

Ne segue che, poiché a differenza dell’anima del mondo l’anima individuale può

subire squilibri e capovolgimenti nella sua disposizione, bisogna distinguere fra la

condizione che si verifica quando è il cerchio dell’identico a governare, con gli

intellegibili a fungere da modello per una vita ben condotta, e la condizione che si

verifica invece quando è il cerchio del diverso a prevalere, con le realtà sensibili a

fungere impropriamente da modello per una vita disordinata e malsana: occorre dunque

che sia sempre il cerchio dell’identico a prevalere, grazie all’esercizio della filosofia e

alla contemplazione dell’intellegibile cui si accede attraverso lo studio della struttura

geometrico-matematica dell’universo visibile, e il cerchio del diverso a essere

assoggettato, con le sue tendenze verso l’opinione e verso le affezioni sensibili.

11 Bisognerebbe chiedersi anche in che modo l’anima possa volgersi alla conoscenza dell’intellegibile, se

in virtù della reminiscenza o tramite la riflessione o in qualche altro modo. È in ogni caso verosimile che

la sensazione rappresenti il primo e più immediato strumento di conoscenza dell’anima individuale

incorporata; ed ecco perché Platone spiega che, all’ingresso nel corpo, ogni anima individuale subisce un

turbamento ed è sconvolta (42a-b, 43a-44c): fuori dal corpo, infatti, era essenzialmente retta dal cerchio

dell’identico e volta alla conoscenza intellegibile; nel corpo, invece, la sua nuova condizione favorisce la

conoscenza sensibile e dunque una preminenza del cerchio del diverso. Ma il cerchio dell’identico può e

deve recuperare la supremazia, evidentemente supponendo che, a partire dalla conoscenza sensibile, sia

possibile tornare all’esercizio dell’intelligenza e alla conoscenza intellegibile: e ciò perché, recuperando il

nostro modello esplicativo, il cerchio dell’identico delle anime individuali incorporate non ha bisogno o

forse neanche può realmente “toccare” ex novo le idee, come avveniva all’anima del mondo priva di

corpo, ma può riportare alla luce quelle modificazioni già precedentemente subite quando era fuori dal

corpo e conservate in sé impresse. Questa sarebbe appunto la reminiscenza ossia l’unica forma di

conoscenza intellegibile che compete alle anime incorporate.


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10

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2.24 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia teoretica, tenute dal Prof. Francesco Fronterotta nell'anno accademico 2011 e propone un'idea per l'interpretazione della prospettiva onto-cosmologica di Platone, espressa nel Timeo, analizzando tra le altre cose, la relazione tra intelligibile e sensibile.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fronterotta Francesco.

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