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TEORIA NORMATIVA E TEORIA POSITIVA

DELLA POLITICA ECONOMICA

• "Teoria Normativa": analizza le

potenzialità astratte di intervento dei

policymaker (prima parte del programma);

• "Teoria Positiva": analizza le ragioni che

spingono i policymaker ad agire in un

determinato modo (a causa di vincoli

istituzionali; pressioni politiche, obiettivi

mutevoli, ecc.)

INTRODUZIONE ALLA TEORIA NORMATIVA

DELLA POLITICA ECONOMICA

• Il Dibattito fra Politica Economica Attiva e Passiva

• Due grandi Scuole di Pensiero:

Instabilità sistema economico (potere di correzione)

Stabilità sistema economico (equilibrio naturale)

Se Instabilità (politiche che spingono in direzione

contraria al vento leading against the wind e dibattito su

politica ottimale);

Se Stabilità (politiche inefficaci o addirittura dannose)

• Diversità posizioni particolarmente evidenti durante

"prima rottura del consenso" (Grande Depressione del

1929)

• L'esperienza storica non fornisce indicazioni univoche.

• Di conseguenza, confronto continuo fra diverse Scuole

di Pensiero alimentato da "progressi teorici" e "fallimenti

empirici" (varie rotture del consenso).

PRIMA "ROTTURA DEL CONSENSO": LA

"RIVOLUZIONE KEYNESIANA"

• Nella "Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse

e della Moneta" (1936), Keynes propone la sua

interpretazione della crisi del '29 gettando le basi della

macroeconomia moderna;

• Egli definisce i contorni di un nuovo "paradigma teorico"

nel quale si attribuisce particolare rilevanza alla "politica

economica attiva";

• L'interpretazione keynesiana" della crisi evidenzia che

un'economia di mercato non tende automaticamente alla

piena occupazione (serve un "vigoroso intervento

pubblico“);

• Keynes introduce alcuni concetti chiave della

macroeconomia moderna (domanda effettiva; teoria

degli investimenti e del moltiplicatore del reddito;

preferenza per la liquidità; le aspettative; il ruolo delle

rigidità nell'analisi di equilibrio economico);

PRIMA "ROTTURA DEL CONSENSO": LA

"RIVOLUZIONE KEYNESIANA"

• La "rivoluzione keynesiana" si contrappone alla

precedente "rivoluzione marginalista o neo-classica"

avvenuta intorno al 1870 con la pubblicazione dei

lavori di: Carl Menger, capofila scuola austriaca

(1871); William Stanley Jevons, capofila scuola

inglese (1871); Alfred Marshall (1890); Léon Walras,

capofila della scuola francese (1874)

• Secondo l'impostazione marginalista, il ruolo delle

autorità pubbliche doveva limitarsi ad agevolare il

"coordinamento spontaneo" degli individui

(riducendo i costi di transazione);

• Tale "rivoluzione marginalista" si contrapponeva a

sua volta alla "scuola classica" legata all'esame dei

rapporti sociali di produzione basati sulla divisione

del lavoro

LA "SINTESI NEOCLASSICA" E LA NUOVA

"ROTTURA DEL CONSENSO"

• Nel 1937, J.R.Hicks propone una re-

interpretazione delle idee di Keynes ed una

"sintesi" fra la teoria neoclassica e la teoria

keynesiana al fine di renderle compatibili (come

due ipotesi estreme di un'unica impostazione

teorica);

• Tale re-interpretazione fu, a sua volta, re-

interpretata all'interno del noto modello ISLM,

che costui l'architettura di base della

macroeconomia moderna per oltre 20 anni;

• Nei primi anni '50, Lawrence Klein adattò la

struttura del modello ISLM, esteso alla curva di

Phillips (1958), nel primo modello macro-

econometrico statunitense (base del noto

modello MPS di Modigliani) ;

LA "SINTESI NEOCLASSICA" E LA NUOVA

"ROTTURA DEL CONSENSO"

• Negli anni '60, Macroeconomia ed economia

keynesiana sono praticamente sinonimi (modello AD-

AS ricavato tramite Modello ISLM e trade-off della

curva di Phillips); Il funzionamento del sistema

economico si riteneva rispondesse a logiche

keynesiane nel breve periodo ed a logiche

neoclassiche nel lungo periodo;

• Negli anni '70, si assiste ad una nuova "rottura del

consenso" sia dal punto di vista empirico, sia dal punto

di vista teorico; dal punto di vista teorico, Friedman e

Phelps (1968) criticano con argomentazioni

microeconomiche la relazione empirica fra inflazione e

disoccupazione; dal punto di vista empirico si assiste al

fenomeno della "Stagflazione";

• Senza la "stagflazione" i contributi di Friedman e

Phelps sarebbero stati probabilmente considerati una

semplice diatriba fra accademici.

IL "CONTRIBUTO DI FRIEDMAN"

• Milton Friedman (P. Nobel, 1976), Caposcuola della

Scuola di Chicago e principale teorico del "filone

monetarista", afferma che:

• "le azioni di pe intraprese per eliminare l'instabilità nel

sistema possono, in realtà, contribuire ad accrescerla

anche quando siano effettivamente prese nella giusta

direzione e di scala ridotta rispetto alle fluttuazioni'; in

pratica, "guidare" l'economia non è come guidare

un'automobile ma come essere al timone di una nave in

un mare in tempesta;

• Friedman (1953) dimostrò attraverso strumenti di

derivazione statistica l'esistenza di due "ritardi" capaci di

rendere incerti gli effetti della pe sul sistema economico

(obiettivo fine tuning irraggiungibile):

• "ritardo interno", periodo di tempo che intercorre fra

shock e decisione di attuare l'intervento (politica fiscale)

• "ritardo esterno", periodo di tempo fra decisione ed

attuazione (politica monetaria)

IL "CONTRIBUTO DI FRIEDMAN"

• Friedman (1963) presentò, inoltre, una "rilettura

monetaria" della depressione del '29,

interpretando la crisi effettivamente come il

risultato del comportamento errato nella

conduzione della politica monetaria;

• Ricetta: Politica economica passiva: più efficaci

meccanismi di stabilizzazione prodotti

"automaticamente" dal sistema (imposta sul

reddito; sistemi previdenziali e sussidi, ecc.);

• Friedman (1968) contemporaneamente a Phelps

(1968) dimostra l'inconsistenza trade-off della

curva di Phillips, tramite l'introduzione della

nozione di Aspettative (Adattive).


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Politica economica del prof. Umberto Triulzi all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: la teoria normativa della politica economica; la teoria positiva della politica economica; le teorie keynesiane ed il contributo di J. M. Keynes; il contributo di M. Friedman; la teoria di Lucas; i modelli di Aspettative Razionali; la macroeconomia attuale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Triulzi Umberto.

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