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Telefonia fissa - C. Cost. n. 25/09

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza della Corte Costituzionale n. 25 del 2009. L'oggetto della pronuncia è il seguente: illegittimità costituzionale... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie docente Prof. F. Cardarelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

La difesa regionale sostiene che l’art. 8 della legge regionale n. 32 del

2007 limiterebbe il proprio ambito di operatività ai soli profili urbanistici, senza

intaccare la competenza statale in tema di tutela della concorrenza e di

ordinamento delle telecomunicazioni. Questa Corte avrebbe, comunque, più

volte riconosciuto siffatte competenze anche nell’ambito delle telecomunicazioni

(è richiamata la sentenza n. 307 del 2003 ). La stessa recente sentenza n. 350

del 2008 , che ha dichiarato la illegittimità costituzionale della legge della

Regione Lombardia n. 6 del 2006, sarebbe inapplicabile, dal momento che la

disposizione censurata «si limita a dettare l’obbligo per i Comuni di considerare

phone center,

la specifica tipologia dell’attività svolta nei configurando i criteri

meramente urbanistici ai quali si dovranno modulare le norme tecniche locali».

Considerato in diritto

1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla

Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato questione di legittimità

costituzionale dell’art. 8 della legge della Regione Veneto 30 novembre 2007, n.

phone

32 (Regolamentazione dell’attività dei centri di telefonia in sede fissa –

center), e),

in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e 41 della

Costituzione.

Il ricorrente lamenta, innanzitutto, la violazione dell’art. 117, secondo

e),

comma, lettera Cost., in quanto la censurata disposizione, prevedendo la

necessità della pianificazione del numero degli esercizi commerciali e della

phone

individuazione delle aree che possono essere destinate all’apertura di nuovi

center, invaderebbe la competenza esclusiva del legislatore statale in materia di

“tutela della concorrenza”, introducendo nel sistema «un elemento di rigidità che si

traduce in una programmazione quantitativa dell’offerta e nella imposizione di limiti

quantitativi all’apertura di nuove strutture commerciali nella regione».

Il ricorrente denuncia, altresì, la violazione dell’art. 41 Cost., giacché,

phone center,

contingentando il mercato e limitando l’apertura di nuovi la

denunciata disposizione inciderebbe negativamente sulla libertà di iniziativa

economica privata.

La difesa della resistente contesta la suesposta questione, sostenendo che

l’impugnato art. 8 sarebbe espressione del legittimo esercizio della potestà legislativa

regionale concorrente in materia di «governo del territorio», in quanto ispirata

dall’esigenza di assicurare un adeguato livello di servizi per i consumatori, con

particolare riferimento alla disponibilità di aree per parcheggi ed alla compatibilità con

la viabilità urbana.

2. – Questa Corte, con la recente sentenza n. 350 del 2008 , ha

riconosciuto che l’attività svolta dai centri di telefonia in sede fissa è

qualificabile, alla luce del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle

comunicazioni elettroniche), come fornitura al pubblico di servizi di comunicazione

elettronica (si vedano in particolare l’art. 25 e l’Allegato n. 9 del decreto

legislativo n. 259 del 2003). Con la succitata sentenza, questa Corte ha precisato che

la competenza statale in tema di comunicazioni elettroniche non riguarda solo

«la definizione delle tecnologie concernenti gli impianti che, unitariamente,

costituiscono la rete delle infrastrutture di comunicazione elettronica» (come

asserisce la difesa regionale nel presente giudizio), ma l’intera serie delle

infrastrutture relative alle reti ed i relativi servizi pubblici e privati che operano

nel settore.

Più in generale, questa Corte ha affermato che «le disposizioni del

suddetto Codice intervengono in molteplici ambiti materiali, diversamente tra

loro caratterizzati in relazione al riparto di competenza legislativa fra Stato e

Regioni: sono, infatti, rinvenibili in questo settore titoli di competenza esclusiva

statale (“ordinamento civile”, “coordinamento informativo statistico ed

informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale”, “tutela della

concorrenza”), e titoli di competenza legislativa ripartita (“tutela della salute”,

“ordinamento della comunicazione”, “governo del territorio”). Vengono, infine in

rilievo anche materie di competenza legislativa residuale delle Regioni, quali, in

particolare, l’“industria” ed il “commercio”)» (così le sentenze n. 350 del 2008 e

n. 336 del 2005 ).

Inoltre, fin dalla sentenza n. 336 del 2005 questa Corte ha riconosciuto

che il Codice delle comunicazioni elettroniche, al fine di adeguarsi alla

normativa comunitaria, ha inteso perseguire «un vasto processo di

liberalizzazione delle reti e dei servizi nei settori convergenti delle

telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie dell’informazione (…) secondo

le linee di un ampio disegno europeo tendente ad investire l’intera area dei

servizi pubblici».

Fra i principi fondamentali espressamente enunciati dall’art. 3 del Codice,

in questa sede assumono particolare rilevanza quello secondo il quale sono

garantiti «i diritti inderogabili di libertà delle persone nell’uso dei mezzi di

comunicazione elettronica, nonché il diritto di iniziativa economica ed il suo

esercizio in regime di concorrenza, nel settore delle comunicazioni

elettroniche», e quello secondo cui «la fornitura di reti e servizi di

comunicazione elettronica, che è di preminente interesse generale, è libera». Ed

è rilevante che, proprio a proposito di questi principi, la citata sentenza n. 350

del 2008 sottolinei come sia «evidente che disposizioni del genere sono

espressione della competenza esclusiva dello Stato in tema di “tutela della

concorrenza” e di “ordinamento civile”, prima ancora di costituire principi

fondamentali in tema di “ordinamento della comunicazione”».

Coerentemente con questo assetto, l’art. 25 del Codice prevede che i

fornitori di servizi di comunicazione elettronica debbano semplicemente ottenere

una autorizzazione generale da parte del Ministero delle comunicazioni,

secondo il modello della denuncia di inizio attività. L’impresa pertanto è abilitata

ad iniziare immediatamente la propria attività, salva la possibilità per il

Ministero, che verifica l’esistenza dei presupposti e requisiti richiesti, di vietare

motivatamente la prosecuzione dell’attività entro il termine perentorio di

sessanta giorni.

Senza dubbio il legislatore, sia statale che regionale, è legittimato a porre

limiti alle attività in oggetto: il terzo comma dello stesso art. 3 del Codice

contempla «limitazioni derivanti da esigenze della difesa e della sicurezza dello

Stato, della protezione civile, della salute pubblica e della tutela dell’ambiente e

della riservatezza e protezione dei dati personali, poste da specifiche

disposizioni di legge o da disposizioni regolamentari di attuazione». Appare,

inoltre, evidente che possono essere fissati anche ulteriori limiti come quelli –

tra gli altri – connessi al regime giuridico dei beni ovvero a normative attinenti al

governo del territorio. Trattasi, infatti, di limiti diversi da quelli espressi dalla

specifica legislazione sulle comunicazioni elettroniche e dei quali lo stesso

legislatore statale tiene conto richiedendo, ai fini dello svolgimento dell’attività, il

necessario «rispetto delle condizioni che possono essere imposte alle imprese

in virtù di altre normative non di settore» (così il succitato Allegato n. 9).

3. – La questione è fondata.

Il censurato art. 8 reca esclusivamente disposizioni di tipo urbanistico in

relazione ai centri di telefonia in sede fissa.

Questa Corte ha riconosciuto la legittimità di discipline regionali adottate

nell’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di «governo del

territorio», pur in presenza di normative poste dal legislatore statale in tema di

protezione dall’inquinamento elettromagnetico e nello stesso Codice delle

comunicazioni elettroniche (per tutte si vedano le sentenze n. 336 del 2005 e n.

307 del 2003 ). Il legittimo esercizio della potestà legislativa regionale in questi

ambiti è stato, peraltro, subordinato alla condizione che «i criteri localizzativi e gli

standard urbanistici non siano tali da impedire od ostacolare ingiustificatamente

l’insediamento degli impianti medesimi» (così la sentenza n. 307 del 2003 ) o che

l’esercizio del potere urbanistico non contraddica «l’unicità del procedimento

autorizzativo e le collegate esigenze di semplificazione e di tempestività dei

procedimenti» (così la sentenza n. 350 del 2008 ).

c),

Inoltre, l’art. 4, comma 1, lettera del Codice delle comunicazioni

elettroniche dispone che «la disciplina delle reti e dei servizi di comunicazione

elettronica» debba salvaguardare il diritto di «libertà di iniziativa economica ed il

suo esercizio in regime di concorrenza, garantendo un accesso al mercato delle

reti e servizi di comunicazione elettronica secondo criteri di obiettività,

trasparenza, non discriminazione e proporzionalità».

La censurata disposizione, nel circoscrivere la localizzazione dei soli centri di

telefonia fissa ad ambiti territoriali preventivamente individuati e, soprattutto, nel

subordinare l’apertura dei nuovi esercizi alla previa adozione di una specifica

normativa urbanistica, risulta quindi eccessiva. In particolare, la previsione della

necessità che tale specifica disciplina sia compatibile con le altre funzioni urbane e

con la viabilità di accesso, nonché la richiesta di disponibilità di parcheggi appaiono

più consone a grandi esercizi commerciali che comportino un rilevante afflusso di

veicoli e persone, piuttosto che ai centri di telefonia fissa, di norma di dimensioni

ridotti e con un accesso di persone limitato.

È evidente che tale disciplina urbanistica, non giustificata in relazione alla

natura e alle caratteristiche dell’attività in questione, influenza direttamente l’accesso

degli operatori economici ad un determinato mercato e pone barriere all’ingresso tali

da alterare la concorrenza tra soggetti imprenditoriali.

L’impugnato art. 8 determina, dunque, un’ingiustificata compressione

dell’assetto concorrenziale del mercato della comunicazione come disciplinato dal

legislatore statale, invadendo una competenza spettante a quest’ultimo, secondo la

consolidata giurisprudenza costituzionale (v., tra le altre, le sentenze n. 63 , n. 51 e n.

1 del 2008 ; n. 431 , n. 430 e n. 401 del 2007 ; n. 80 del 2006 ; n. 272 e n. 14 del 2004 ).

Né può negarsi che subordinare «in ogni caso» l’insediamento dei centri

di telefonia in sede fissa alle speciali scelte urbanistiche di cui al censurato art.

8 comporti una palese contraddizione con le esigenze di semplificazione rese

evidenti dalla disciplina del procedimento dettata dall’art. 25 del predetto

Codice. Questo contrasto è reso tanto più evidente dalla prescrizione, al terzo

comma dell’art. 8, che, in attesa delle speciali nuove disposizioni urbanistiche

dei Comuni, si abbia un periodo di sospensione nell’apertura di nuovi centri di

telefonia (seppure non oltre la fine del 2009).

Deve pertanto essere dichiarata la illegittimità costituzionale dell’art. 8

della legge della Regione Veneto 30 novembre 2007, n. 32, per violazione

e),

dell’art. 117, secondo comma, lettera della Costituzione.

4. – Resta assorbita la residua censura.

PER QUESTI MOTIVI


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza della Corte Costituzionale n. 25 del 2009. L'oggetto della pronuncia è il seguente: illegittimità costituzionale dell'assegnazione da parte della Regione Veneto ai Comuni della competenza per la localizzazione della telefonia fissa; tale attribuzione lede il principio di libera concorrenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cardarelli Francesco.

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