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IL LINGUAGGIO TECNICO

- SCIENTIFICO può invece

essere utile:

a) per poter comunicare adeguatamente con I nostri

colleghi;

b) e soprattutto per poter pensare.

PARLEREMO IL LINGUAGGIO QUOTIDIANO

CORRENTE EVITANDO ACCURATAMENTE DI USARE

IL LINGUAGGIO TECNICO

- SCIENTIFICO

(distanziamento emotivo e paura del rapporto).

Livelli di osservazione del linguaggio:

Lingua usata (quotidiana, lingua madre, ecc.)

Vocabolario (lavorativo, proverbiale, ecc.)

Ricchezza del lessico (stereotipato, ricco su certi argomenti).

Stile: sintassi + stile oratorio

Figure retoriche utilizzate

Metafore la mia famiglia è un circo

Metonimia studiare Foscolo

Sineddoche Il ferro al posto della spada

Ossimoro brivido caldo

Prendiamo ad esempio il VOCABOLARIO di una persona.

Ci sono pazienti che parlano utilizzando un numero elevato di

proverbi, espressioni ideomatiche, e che mostrano la loro

appartenenza alla propria cultura d’origine (AD ESEMPIO UN

AVVOCATO).

Potrebbe indicare una certa debolezza dell’Io oppure una tendenza

alla passività … oppure

Un sistema aggressivo un rifugio in cui si protegge dalle

emozioni oppure dal dover dire qualcosa di sè

LA REGOLA DEL LINGUAGGIO RIGUARDA ANCHE IL

PAZIENTE …

L’INTERVISTATORE deve permettere al paziente di

usare il proprio linguaggio anche mettendolo nelle

condizioni di poterlo fare con la massima libertà.

Possiamo ad esempio utilizzare I suoi stessi termini,

le metafore utilizzate dal paziente stesso …

CI SONO SECONDO VOI

DELLE

ECCEZIONI

ALLA REGOLA DEL LINGUAGGIO ?

Forse le due uniche eccezioni riguardano due

categorie di pazienti: il tossicomane e il delinquente.

Entrambi fanno un uso falso del linguaggio.

Ci presentano un linguaggio che sa di appartenenza,

che ha significato solo all’interno del gruppo, un

modo per presentare un falso sè, una sorta di

depersonalizzazione.

ADOLESCENTI “COATTI”, “TRUZZI” oppure

“EMO”.

Durante il colloquio bisogna evitare di soddisfare I

desideri consci e inconsci del paziente … fatta

eccezione per il “desiderio” che lo ha coscientemente

spinto da noi cioè quello di avere un’idea più chiara su

di se.

Con la regola della frustrazione noi comunichiamo al

paziente che lui NON è venuto da noi per delle

SODDISFAZIONI SOSTITUTIVE.

Molti tentatavi di soddisfazione sono già stati tentati

dal paziente nella “vita reale” ed evidentemente non

hanno portato a nulla di buono.

Tuttavia la regola della frustrazione non ha nulla a che

fare con la maleducazione o con il sadismo. La regola

si applica bene laddove noi abbiamo avuto la

possibilità di comprendere la struttura mentale del

paziente.

In un primo colloquio sarà difficila applicare questa

regola in modo mirato poichè non conosciamo bene il

paziente.

Un atteggiamento benevolo e neutrale, consente da un

lato di non soddisfare il paziente dall’altro di non

angosciarlo inutilmente.

Sempre comunichiamo al paziente chi siamo ma altra

cosa è COMUNICARE DIRETTAMENTE i nostri

desideri, pensieri, aspettative oppure tratti del

carattere.

Una psicoterapia funziona quando il paziente pensa di

conoscerci bene anche senza sapere nulla di noi.

La regola della frustrazione si sovrappone a quella del

linguaggio ed entrambe, per essere utilizzate,

necessitano di essere filtrate attraverso lo stile

personale e professionale dello psicologo.

QUESTA LA FORMULAZIONE SEMPLIFICATA:

Il paziente, uscendo, deve avere

ricevuto almeno quanto ha dato.

Nessuno viene a studio solo per il gusto

di raccontarci I fatti suoi.

Perchè non dobbiamo lasciare il paziente a “mani vuote”:

1) Aspetto relazionale

- umano: il paziente ci ha offerto

qulacosa di prezioso e contraccambiare è un obbligo.

2) Aspetto intrapsichico dello psicologo

- psichiatra:

specie con pazienti gravi il paziente tende a lasciare

dentro di noi il “suo problema”

il paziente per farsi capire deve suscitare in noi le

emozioni che provammo in situazioni analoghe

(ad es. nello sviluppo infantile).

. . . il paziente per farsi capire deve suscitare in noi le

emozioni che provammo in situazioni analoghe

Cosa accade dentro di me?

Se non sono consapevole di ciò che mi sta

succedendo non sarò in grado di restituire al paziente

il concetto che ci ha dato in forma MIGLIORATA.

Non ci sarà reciprocità: in NOI rimarrà “per un pò”

attivato quel livello di esperienze mentali.

Cosa non del tutto innocua a lungo andare . . .

. . . in NOI rimarrà “per un pò” attivato

quel livello di esperienze mentali.

La regola della reciprocità ha anche un versante

egoistico di salvaguardia della mente dello psicologo.

La regola del linguaggio, frustrazione e reciprocità

possono essere maggiormente importanti in alcune

fasi del colloquio ma la loro corretta applicazione deve

avvenire in qualsiasi momento del colloquio.

Comprendono innanzitutto gli aspetti materiali e

psichici che fanno da cornice al colloquio stesso

e ne consentono lo svolgimento e in

secondo luogo l’appuntamento.

Due sono le possibilità:

ho lo fissiamo noi oppure gli altri

Anche nelle Istituzioni può esser preso da altri se:

la persona non fa pasticci

se esiste una agenda di ogni psicologo

il gruppo istituzionale funziona

Se c’è una persona che fisserà l’appuntamento per noi è

importante concordare con chi risponderà al telefono

una linea di massimo riserbo:

Se il paziente vuole “svelarsi” troppo chi risponde

dovrà tagliar corto dicendo qualcosa di simile:

“sarà meglio che ne parli con il dottore . . .”

“ne parleremo in seguito quando avremo più tempo …”

Consigli pratici:

Fissare il primo appuntamento in una giornata tranquilla

quando non si è troppo stressati

Ricordarsi di chiedere un recapito telefonico

Ridurre questa pre

- presentazione ai minimi termini

Appuntamento post- datato

(Marco, 19 anni; Marco 21; Marco …)

Perchè lei è uno psicologo? (Giulio 17 anni)

Appuntamento tramite parenti (molto comuni):

“chiamo per mia figlia/mia moglie …”

Appuntamento di “coppia”:

“ . . . Mio marito in realtà non vuole

ma posso convincerlo !”

Terapia familiare:

“ . . . Il bambino pensa di essere dal pediatra …”

Appuntamento tramite parenti (molto comuni):

“chiamo per mia figlia/mia moglie …”

Prima cosa (anche se banale)

perchè non sta telefonando

è chiedere

la persona interessata:

- Motivi futili chiedere che sia la persona a chiamare.

- Motivi seri tagliar corto e prepararsi a sentirsi dire

dal paziente che non ne sapeva nulla

EVITARE UN COLLOQUIO TELEFONICO

CON I PARENTI:

1) Abbiamo bisogno di una immagine tutta nostra dei

pazienti non mediata da altri

2) Siamo in presenza di diverse possibili manipolazioni:

del paziente verso il “parente”

e del parente verso di “noi”

Un buon giorno e una stretta di mano

sono un buon inizio ….

Diamo indicazioni sul “posto” che il paziente deve

occupare? Sì (individuale) e no ….

Informazioni preliminari (dalle più diverse fonti)

Se sono di poco conto si può anche tralasciare

Se invece ci hanno colpito allora …

Colloquio “relativamente libero” o

“relativamente guidato” ?

Può dipendere da numerosi fattori che riguardano:

sia lo stile del terapeuta

sia le specifiche caratteristiche del paziente

un giovane schizofrenico o un ragazzo estremamente

confuso può non sopportare un colloquio libero.

Una volta fatto accomodare il paziente basterà una frase

breve per invitarlo a parlare. Più breve è la frase e

meno errori, in genere, si fanno.

Terapeuta:

Stare zitti vs parlare troppo

Quali sono le APERTURE TIPICHE del paziente?

1) Presentare I sintomi che lo hanno portato da noi.

A volte è una storia del sintomo altre volte solo

quello. Alcuni mostrano una sorta di delega: dopo

averci “dato” simbolicamente il sintomo potrebbe

anche interrompere la terapia.

“Sputare” il sintomo può essere:

un gesto di fiducia

un atto aggressivo verso il terapeuta cioè

scaricare sull’altro il disagio dopo aver

attesa verso il

presentato il sintomo

terapeuta = ora tocca a te.

Non è il primo e forse neanche l’ultimo . . .

Conosco come funziona la terapia . . .

Dopo questa affermazione silenzio in attesa di una

risposta dello psicologo.

Come reagire?

Quale significato attribuire a questa apertura?

ALCUNE CONSIDERAZIONI:

Inizia una terapia interrompe inizia una terapia

Questa affermazione è in realtà una o molte domande.

-Siete tutti idioti ?

-Sarai fatto fuori?

-Sei (o meglio non sei) più bravo degli altri?

-Sono speciale ?

-Rimarrò solo?

Queste domande non possono essere utilizzate

silenzio

probabilmente durante il primo colloquio

Quali sono le APERTURE TIPICHE del paziente?

2) Raccontare la propria storia.

Se è possibile vorrei dirle alcune cose per iniziare …

questo servirà a capire perchè ora sono qui.

-Inizia dall’infanzia oppure dall’adolescenza

-Chi dal presente per arrivare all’infanzia

-Chi usa la storia come una PREMESSA

Premessa VERA = fatti che hanno un impatto emotivo

su di lui e che giocano un ruolo sul suo benessere

(almeno così pensa coscientemente il soggetto).

PREMESSE FALSE

Rappresentano delle barriere alla comunicazione vera.

Celano oppure ritardano le cose importanti da dire

Perchè vuole evitare

Perchè vuole che noi li “preghiamo” per questo

PREMESSE INTERMINABILI

Caso clinico:

Paolo mi parlò per 35 min., durante il primo colloquio,

dei suoi compiti e dello stress sul lavoro. Lento e con

voce monotona.

Io mi sentivo pressato gli chiesi se viveva ancora con

i genitori. Mi disse di sì.

Quali sono le APERTURE TIPICHE del paziente?

3) Parlare del proprio CONTESTO: famiglia, lavoro, la

propria casa, alcune passioni oppure lo sport.

E’ anche questa una forma di premessa al problema.

Può avere però diversi significati.

Se ci parla di cose che in fondo conosciamo come se

fossero molto interessanti o nuove forse vuole essere

segreto

rassicurato sul fatto che non lo conosciamo

Forse ci sono problemi legati all’identità:

Andrea e le arti orientali

APERTURE ATIPICHE

Non è possibile codificarle per la loro stranezza e

fantasia.

- Posso andare in bagno (30 minuti)

- E’ troppo complicato salire . . .

- Ho portato anche mia madre (36 anni)

- Le piace il caffè ?

- Posso mettermi comoda ?

Il colloquio è libero per il paziente ma non per noi.

Questi elementi sono importantissimi per il programma

terapeutico .

1) Quanto tolleriamo il paziente

2) Quanto tolleriamo la libertà del paziente di parlare

3) La tolleranza degli stop da parte del paziente


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Le dispense riguardano l'argomento della tecnica del colloquio. Gli aspetti di un colloquio da tenere in considerazione sono: i prerequisiti mentali dello psicologo (chiarezza degli scopi), aspetti materiali, le regole (regola del linguaggio, della frustrazione, della reciprocità), la fasi del colloquio (appuntamento, fase libera del colloquio, onorario).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per l'analisi dei processi psichici nello sviluppo e nella salute
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comportamenti a rischio in preadolescenza e adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Baiocco Roberto.

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