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Successione legge penale - SU n. 2451/07

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Penale I, svolte dal Prof. Enrico Mezzetti nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 2451 del 2007 pronunciata dalle Sezioni Unite penali. L'oggetto della pronuncia... Vedi di più

Esame di Diritto Penale I docente Prof. E. Mezzetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

Dott. NAPPI Aniello ­ Consigliere

Dott. FRANCO Amedeo ­ Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Procuratore Generale presso la Corte di appello di Genova;

nei confronti di:

M.P., nato in (OMISSIS);

avverso la sentenza del Tribunale di Genova in data 20 settembre 2006;

sentita la relazione fatta dal Dott. Giorgio Lattanzi;

udito l'Avvocato generale Dott. Palombarini Giovanni, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

LEGGE PENALE ­ LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI ­ PROCEDIMENTO PENALE ­

RIMESSIONE DI PROCEDIMENTI ­ SICUREZZA PUBBLICA ­ STRANIERI ­

UNIONE EUROPEA » Cass. pen. Sez. Unite, (ud. 27­09­2007) 16­01­2008, n. 2451

Svolgimento del processo

1. Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Genova ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 20

settembre 2006 con la quale il Tribunale di Genova, all'esito di un giudizio abbreviato, ha assolto il cittadino rumeno M.P., alias B.P.,

dall'imputazione di ingiustificata permanenza nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di allontanarsene, impartitogli dal questore di Udine,

"perchè il fatto non sussiste".

Il tribunale genovese, dopo avere affermato che gli atti del procedimento amministrativo relativo all'espulsione di un cittadino extracomunitario

devono essere congruamente motivati e che l'onere della motivazione non può "dirsi assolto in presenza della mera ripetizione del dettato

normativo o della vuota adozione di formule di stile", ha ritenuto che nel caso in esame il provvedimento del questore, essendosi limitato a dare atto

che non era "possibile trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea per mancanza di posti", contenesse una mera ripetizione

della formula normativa e fosse illegittimo.

Perciò, il tribunale, disapplicando l'ordine del questore, ha assolto l'imputato per l'insussistenza del fatto.

Nel ricorso il Procuratore generale ha sostenuto che la sentenza impugnata ha applicato erroneamente la legge penale: sotto un primo aspetto

perchè sarebbe sufficiente il riferimento al provvedimento di espulsione, alla correlata violazione da parte del destinatario e all'impossibilità di

trattenerlo presso un centro di permanenza temporanea per ritenere assolto, anche se in maniera estremamente concisa, l'obbligo di motivazione

del provvedimento; sotto un secondo aspetto perchè il tribunale ha "ritenuto carente di motivazione l'ordine del questore, per non aver motivato

circa l'impossibilità di eseguire l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica", mentre tale motivazione non

sarebbe stata necessaria.

2. La prima sezione penale ha rimesso il ricorso alle Sezioni unite, rilevando che M. è cittadino rumeno e che in seguito all'ingresso della Romania

nell'Unione Europea occorre "porsi il quesito relativo all'applicabilità della disciplina dell'art. 2 c.p." e "stabilire se risulti ancora punibile una condotta

che oggi non costituisce più reato".

Come ha ricordato l'ordinanza di rimessione, la prima sezione in precedenza, con la sentenza 11 gennaio, 2007, Ferlazzo, nell'esaminare una

fattispecie di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina relativa all'ingresso illegale in Italia di cittadini di uno Stato (la Polonia),

successivamente entrato nell'Unione Europea, aveva ritenuto di trovarsi in presenza "di una vicenda successoria di norme extrapenali che non

integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale, bensì determinano

esclusivamente una variazione della rilevanza penale del fatto". Però secondo l'ordinanza questa decisione si ricollega a un orientamento

giurisprudenziale non incontrastato, al quale se ne contrappone un altro che invece riconduce le modificazioni mediate (relative cioè a norme

diverse da quella incriminatrice) nell'ambito dell'art. 2 c.p. e riconosce loro un effetto abolitivo della fattispecie che risulta dalla combinazione della

norma penale con quella integratrice. L'ordinanza ha rilevato che questo secondo orientamento è stato seguito anche dalle Sezioni unite, con la

sentenza 23 maggio 1987, Tuzet, relativa alla qualificazione dell'attività degli istituti di credito, e da altre decisioni della Corte di cassazione che

possono ritenersi espressione di "una linea di fondo prevalente nella giurisprudenza di legittimità".

Ciò posto, la prima sezione ha chiesto alle Sezioni unite di stabilire "se la sopravvenuta circostanza che dal 1 gennaio 2007 la Romania è entrata a

far parte dell'Unione Europea giustifichi l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 2 c.p. e debba, quindi, fare pronunciare l'assoluzione con la

formula "perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato", nel processo a carico di un cittadino rumeno imputato del reato previsto dal D.Lgs. n.

286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, per l'inosservanza dell'ordine di lasciare il territorio italiano anteriormente emesso dal questore a seguito del

decreto prefettizio di espulsione".

LEGGE PENALE ­ LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI ­ PROCEDIMENTO PENALE ­

RIMESSIONE DI PROCEDIMENTI ­ SICUREZZA PUBBLICA ­ STRANIERI ­

UNIONE EUROPEA » Cass. pen. Sez. Unite, (ud. 27­09­2007) 16­01­2008, n. 2451

Motivi della decisione

1. Rispetto alla questione rimessa per la soluzione alle Sezioni unite è preliminare quella, oggetto del ricorso del Procuratore generale, relativa al

contenuto della motivazione del provvedimento del questore che, a norma del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 bis, "ordina allo straniero di

lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni". Se infatti si dovesse convenire con il tribunale che il provvedimento del questore era

illegittimo, che l'imputato non era tenuto ad osservarlo e che quindi non era avvenuta la violazione costituente reato, la questione sugli effetti da

ricollegare all'ingresso della Romania nell'Unione Europea sarebbe priva di rilevanza: il fatto sarebbe insussistente e non ci sarebbe ragione di

chiedersi se esso sia ancora preveduto come reato.

E' da aggiungere che, secondo l'indicazione che si trae dalla sequenza delle formule di proscioglimento contenuta nell'art. 129 c.p.p., comma 1, e

dalla diversa ampiezza degli effetti liberatori per l'imputato, la formula "il fatto non sussiste" dovrebbe prevalere sulla formula "il fatto non è previsto

come reato" (ved. Sez. 5^, 6 dicembre 2000, n. 10312/2001, Rossi, rv, 218804; Sez. 3^, 23 giugno 1993, n. 9096, Steinhauslin, rv. 195202; Sez. 6^,

30 novembre 1990, n. 4508, Pennino, rv. 183894, queste ultime due con riferimento all'art. 152 c.p.p. 1930), e anche sotto questo aspetto non vi

sarebbe ragione di interrogarsi sull'esistenza o meno dell'abolitio criminis.

Occorre dunque stabilire se il motivo di ricorso proposto dal Procuratore generale è fondato.

L'ordine del questore allo straniero di lasciare entro cinque giorni il territorio dello Stato segue il decreto di espulsione del prefetto e presuppone che

non sia stato possibile eseguire tempestivamente l'espulsione e neppure trattenere lo straniero presso un centro di permanenza, ovvero che siano

trascorsi i termini di permanenza (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 bis), e secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di cassazione,

a norma della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 1, l'ordine deve essere motivato:

la mancanza di motivazione ne comporta l'illegittimità e rende inconfigurabile la violazione prevista come reato dal D.Lgs. n. 286 cit., art. 14, comma

5 ter, (ved. Sez. 1^, 21 dicembre 2006, n. 1575/2007, Tanase; Sez. 1^, 6 dicembre 2006, n. 1076/2007, Ismellari;

Sez. 1^, 28 marzo 2006, n. 13314, Hado; Sez. 1^, 15 dicembre 2005, n. 5217/2006, Bcji Lofti; Sez. 1^, 22 aprile 2005, n. 19722, Popescu, rv.

232223).

Nel caso in esame l'ordine è stato motivato considerando, quanto all'impossibilità di eseguire l'espulsione, che non era "immediatamente disponibile

vettore aereo o altro mezzo di trasporto" e, quanto all'impossibilità di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea, che vi era

"mancanza di posti disponibili".

La sentenza non ha mosso rilievi riguardo al primo presupposto ma ha giudicato carente la motivazione sul secondo, in quanto "espressiva di mera

ripetizione della formula normativa". Ciò posto, deve ritenersi frutto di un evidente equivoco l'affermazione del ricorrente che l'ordine era stato

ritenuto dal tribunale illegittimo anche perchè il questore non aveva "motivato circa l'impossibilità di eseguire l'espulsione mediante

accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica", e quindi è privo di rilevanza il motivo volto a sostenere che tale motivazione non era

necessaria. L'altro motivo, con il quale il ricorrente ha negato che potesse ritenersi sostanzialmente mancante la motivazione sul secondo

presupposto, non è invece frutto di un equivoco e risulta fondato, perchè non è vero che la motivazione sulla impossibilità del trattenimento presso

un centro di permanenza temporanea è stata meramente ripetitiva della formula legislativa.

Il questore nel suo provvedimento ha precisato che l'impossibilità dipendeva dalla "mancanza di posti disponibili" e, come è già stato altre volte

ritenuto (ved. Sez. 1^, 28 marzo 2006, n. 13314, Hado), tanto basta per dare ragione dell'esistenza del presupposto in questione, senza che

occorrano spiegazioni ulteriori.

La motivazione ha la funzione di dimostrare la corrispondenza tra la fattispecie concreta e la fattispecie astratta, che legittima il provvedimento, e di

indicare i dati materiali e le ragioni che hanno fatto ritenere esistente la fattispecie concreta, "funzione che, a seconda dei casi, può richiedere uno

svolgimento diffuso o poche parole" (sent. 26 novembre 2003, n. 23/2008, Gatto, la quale ha ritenuto correttamente motivato un decreto del

pubblico ministero che, ai fini dell'art. 268 c.p.p., comma 3, aveva fatto riferimento alla "indisponibilità di linee"), e, nel caso in esame, la

considerazione del questore che non vi erano posti disponibili dimostrava, con poche ma concludenti parole, l'impossibilità di trattenere lo straniero

in un centro di permanenza temporanea.

Perciò erroneamente il tribunale ha ritenuto illegittimo l'ordine del questore e di conseguenza inesistente la violazione addebitata;

resta da stabilire se il fatto sia ancora previsto come reato.

2. Come ha ricordato l'ordinanza di rimessione, questa Corte ha ritenuto che non potesse trovare applicazione l'art. 2 c.p. in un caso di

favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di "stranieri" (si trattava di polacchi), divenuti, nel corso del giudizio, cittadini europei, perchè, a suo

avviso, si era verificata una "vicenda successoria di norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una

modifica della disposizione sanzionatoria penale, bensì determinano esclusivamente una variazione della rilevanza penale del fatto con decorrenza

dalla emanazione del successivo provvedimento normativo di adesione del nuovo paese all'U.E., limitatamente ai casi che possono rientrare nel

nuovo provvedimento, senza fare venire meno il disvalore penale del fatto anteriormente commesso" (Sez. 1^, 11 gennaio 2007, n. 1815, Ferlazzo,

rv. 236028).

L'ordinanza ha aggiunto che un orientamento analogo in precedenza era stato espresso da Sez. 6^, 16 dicembre 2004, n. 9233/2005, Buglione, rv.

230950, relativa all'applicazione di una misura cautelare personale per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadine lettoni, che dopo

l'ingresso in Italia avevano perso la qualità di straniere per l'adesione del loro Paese all'Unione Europea.

A questi precedenti, citati nell'ordinanza, si possono aggiungere, nello stesso senso, sempre in tema di favoreggiamento (ma questa volta di

rumeni), Sez., 1^, 8 maggio 2007, n. 22805, Mathe e Sez. 1^, 15 giugno 2007, n. 29728, Afloarei.

Invece Sez. 1^, 22 novembre 2006, n. 42412, Balota, rv. 235584 ha preso in considerazione il reato previsto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14,

comma 5 ter, in un caso singolare: il Tribunale monocratico di Crotone, con provvedimento del 1 febbraio 2006, aveva negato la convalida

dell'arresto di un cittadino rumeno per la violazione dell'ordine di lasciare il territorio dello Stato rilevando che l'arrestato avrebbe dovuto ritenersi in

via analogica cittadino europeo, perchè era previsto che il 1 gennaio 2007 la Romania sarebbe entrata a far parte dell'Unione Europea. Il

provvedimento è stato annullato in quanto, secondo la Corte di cassazione, il delitto dell'art. 14, comma 5 ter, cit. "si perfeziona con la mera

realizzazione della condotta, sicchè non rilevano nè la previsione di un futuro ingresso dello Stato di appartenenza del cittadino extracomunitario

nell'Unione europea, nè l'adesione in itinere" del suo Paese d'origine all'Unione. La Corte ha aggiunto che l'arrestato non si sarebbe potuto giovare

del regime di cui all'art. 2 c.p. neppure successivamente, perchè il perfezionamento dell'adesione avrebbe dato luogo a "una vicenda successoria di

norme extrapenali che non integrano la fattispecie incriminatrice e tanto meno implicano una modifica della disposizione sanzionatoria penale,

bensì determinano esclusivamente una variazione del contenuto del precetto con decorrenza dalla emanazione del successivo provvedimento ...

senza fare venire meno il disvalore penale del fatto anteriormente commesso".

Inoltre, in vari altri casi la Corte di cassazione ha deciso ricorsi relativi al reato del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, senza neppure

prospettarsi la possibilità che in seguito alla perdita della qualità di straniero, che l'imputato aveva al momento del fatto, potesse essersi verificata

un'abolitio criminis (ved., ad esempio, Sez. 1^, 27 febbraio 2007, n. 9345, Trandafir; Sez. 1^, 14 marzo 2007, n. 19096, lordache; Sez. 1^, 27 marzo

2007, n. 17576, Todeanca).

Tenuto conto delle decisioni finora intervenute, deve riconoscersi che, nella giurisprudenza della Corte di cassazione, sulla punibilità dei reati

previsti dal D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 12 e 14, relativi a stranieri che successivamente abbiano acquistato la cittadinanza europea, non è

ravvisatile alcun contrasto; è vero però che, come ha rilevato l'ordinanza di rimessione, esistono orientamenti difformi sugli effetti che in genere può

determinare sul trattamento penale la modificazione di una norma extrapenale (nel senso di norma esterna alla fattispecie penale, che potrebbe

anche essere una norma penale, come avviene nel caso di calunnia o di associazione per delinquere), cui quella penale faccia in qualche modo

riferimento, e che se si dovesse accogliere l'opinione che questa modificazione si risolve sempre in un fenomeno di successione di leggi penali si

dovrebbe concludere che, diversamente da quanto è stato ritenuto dalle ricordate decisioni, l'acquisto della qualità di cittadino europeo fa

escludere, a norma dell'art. 2 c.p., comma 2, la punibilità dei reati previsti dal D.Lgs. n. 286 del 1998, commessi precedentemente.

3. In seguito all'entrata in vigore, il. 1 gennaio 2007, del Trattato di adesione della Romania all'Unione Europea (L. 9 gennaio 2006, n. 16) ha perso

efficacia il decreto di espulsione emesso dal prefetto a norma del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, ed è venuto meno l'obbligo per l'imputato di

lasciare il territorio dello Stato, in ottemperanza all'ordine impartito a suo tempo dal questore, e correlativamente è cessato il reato previsto dal

D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter. Poichè però il reato era già stato commesso c'è da chiedersi se ne permanga, o meno, la punibilità.

La risposta deve essere ricercata facendo riferimento ai criteri già affermati in tema di successione di leggi penali da queste Sezioni unite con la

sentenza 26 marzo 2003, n. 25887, Giordano. In quella sentenza le Sezioni unite hanno escluso la possibilità di accogliere la teoria della doppia

punibilità in concreto e hanno affermato che per individuare il campo di applicazione dell'art. 2 c.p., comma 2 non ci si può limitare a considerare se

il fatto, punito in base alla legge anteriore, sia punito, o meno, anche in base a quella posteriore. Perciò non può escludersi che un fatto, divenuto

non punibile per la legge extrapenale posteriore, rimanga punibile per la legge anteriore, vigente al momento della sua commissione.

L'indagine sugli effetti penali della successione di leggi extrapenali va condotta facendo riferimento alla fattispecie astratta e non al fatto concreto:

non basta riconoscere che oggi il fatto commesso dall'imputato non costituirebbe più reato, ma occorre prendere in esame la fattispecie e stabilire

se la norma extrapenale modificata svolga in collegamento con la disposizione incriminatrice un ruolo tale da far ritenere che, pur essendo questa

rimasta letteralmente immutata, la fattispecie risultante dal collegamento tra la norma penale e quella extrapenale sia cambiata e in parte non sia

più prevista come reato. In questo caso ci si trova in presenza di un'abolitio criminis parziale, analoga a quella che si verifica quando è la stessa

disposizione penale ad essere modificata con l'esclusione di una porzione di fattispecie che prima ne faceva parte (si pensi ad esempio alle

modificazioni subite dal reato di abuso d'ufficio o da quello di false comunicazioni sociali).

La successione avvenuta tra norme extrapenali non incide invece sulla fattispecie astratta, ma comporta più semplicemente un caso in cui in

concreto il reato non è più con figurabile, quando rispetto alla norma incriminatrice la modificazione della norma extrapenale comporta solo una

nuova e diversa situazione di fatto.

In altre parole, nel caso in esame occorre stabilire se la qualità di appartenenti all'Unione Europea, acquistata dai cittadini della Romania e degli

altri Stati che sono di recente entrati a far parte dell'Unione, ha inciso sulla fattispecie del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, con effetto

retroattivo o ha solo dato luogo a una modificazione della situazione di fatto, che ha reso lecita la loro permanenza in Italia dal momento

dell'ingresso dei rispettivi Stati nell'Unione.

L'ordinanza di rimessione alle Sezioni unite ha prospettato la possibilità che nel caso in esame la punibilità venga esclusa in applicazione dell'art. 2

c.p., comma 4 anzichè del secondo comma dello stesso articolo, con l'opportuno effetto in tal caso di rendere inoperante la vicenda successoria

rispetto alle condanne divenute irrevocabili. Però l'art. 2 c.p., comma 4, come si desume dal suo contenuto dispositivo e si ritiene generalmente,

riguarda la modificazione delle incriminazioni e non la loro abolizione, riguarda cioè l'ipotesi in cui, in seguito a una successione di leggi penali, il

fatto continua a costituire reato ma è trattato in modo diverso, e pone la regola che in tale ipotesi deve applicarsi la disposizione più favorevole,

"salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile". Nel caso in esame occorre invece stabilire se l'incriminazione sia stata o meno abolita in

seguito alla modificazione della legge extrapenale, e una risposta affermativa non può non comportare anche il superamento delle eventuali

sentenze irrevocabili di condanna, di cui, a norma dell'art. 2 c.p., comma 2 dovrebbero cessare l'esecuzione e gli effetti penali.

4. Sulla questione relativa agli effetti della successione di leggi extrapenali in giurisprudenza sono emerse opinioni diverse e i vari casi che si sono

presentati sono stati risolti ora muovendo dell'affermazione di principio che l'art. 2 c.p., comma 2, si applica anche rispetto alla successione di leggi

extrapenali, ora, invece, dall'affermazione opposta. Se però si considerano attentamente i diversi casi passati al vaglio della giurisprudenza ci si

rende conto che per la loro soluzione non ci si può affidare all'affermazione di principio che tutte le modificazioni di dati normativi esterni, implicati

dalla fattispecie penale, sono da trattare come un fenomeno di successione di leggi penali o all'affermazione opposta.

Anche nella dottrina le opinioni sono diverse e si articolano variamente tra due estremi. Da un lato c'è la tesi di chi ritiene che ogni disposizione che

rileva nella descrizione della fattispecie penale finisce, ai fini dell'art. 2 c.p., a connotarsi penalmente e a far assumere rilevanza alle modificazioni

che la riguardano; dal lato opposto la tesi di chi invece è convinto che le modificazioni di leggi diverse da quella penale non rilevino se il nucleo

penale della fattispecie non cambia. Le modificazioni secondo questa tesi sono assimilabili a quelle relative ai presupposti di fatto e quindi danno

origine a una diversità di fatti concreti, rimanendo prive di rilevanza ai fini dell'art. 2 c.p., comma 2.

In mezzo coloro che distinguono tra leggi extrapenali le cui modificazioni sono rilevanti e leggi le cui modificazioni non lo sono, da individuare anche

facendo ricorso a criteri valutativi, per riuscire a differenziare i casi in cui la modificazione ha determinato, anche per il passato, il venir meno della

lesività del fatto da quelli in cui invece non ha determinato questo effetto.

Al primo dei due estremi si colloca una tesi estremamente lineare, la quale dalla premessa che il significato del termine "fatto" nel primo e nell'art. 2

c.p., comma 2 deve essere uguale deduce che qualunque modificazione mediata, se da un lato non può avere l'effetto di rendere punibile un fatto

che prima non lo era, dall'altro non può non far cessare la punibilità di un fatto che prima lo era.

"Se per "fatto" ai fini dell'art. 2 c.p., comma 1, si deve ... assumere il fatto storicamente determinato in tutti gli aspetti rilevanti ai fini dell'applicazione

di una disposizione incriminatrice ­ si è detto ­ non si vede perchè lo stesso concetto non debba più valere ai fini dell'art. 2 c.p., comma 2".

La tesi è suggestiva, però è dubbio che il "fatto" dell'art. 2 c.p., comma 1, sia quello "storicamente determinato in tutti i suoi aspetti rilevanti", ivi

compresi quelli disciplinati dalle norme extrapenali.

E' vero che la modificazione di una norma extrapenale non potrebbe dar luogo a un'applicazione retroattiva, ma non sembra che ciò dipenda dal

concetto di "fatto" accolto dall'art. 2 c.p., comma 1, perchè è assai difficile ipotizzare che un fatto divenuto reato per la successiva modificazione di

una legge extrapenale possa essere integrato da condotte precedenti, posto che in precedenza potevano esistere, e non sempre, gli elementi di

fatto, ma non anche le qualificazioni normative presupposte dalla norma penale.

Venendo al caso oggetto di giudizio si immagini una situazione in cui uno Stato cessi di far parte dell'Unione Europea. Il cittadino di questo Stato

diviene uno straniero (nel senso precisato dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 1) ma è impossibile ipotizzare che possa essersi verificata in precedenza


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Penale I, svolte dal Prof. Enrico Mezzetti nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo della sentenza n. 2451 del 2007 pronunciata dalle Sezioni Unite penali. L'oggetto della pronuncia è il seguente: sulla base di una ricognizione degli orientamenti giurisprudenziali in tema di successione di leggi nel tempo si è escluso, con riferimento al reato ex art. 14, comma 5-ter D.Lgs. n. 286 del 1998, l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 2, commi 2 e 4 c.p. in relazione alla sopravvenuta circostanza che dal 2007 la Romania sia entrata a far parte dell’Unione Europea, poiché le norme modificatrici dello status dei cittadini rumeni “non possono considerarsi integratrici della norma penale, né possono operare retroattivamente”.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Mezzetti Enrico.

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