Che materia stai cercando?

Successione - Aspetti particolari Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega i seguenti aspetti della successione: tipi di accettazione (espressa o tacita), azione revocatoria, decadenza,... Vedi di più

Esame di Diritto di Famiglia e delle Successioni docente Prof. G. Furgiuele

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

condizione, a termine o parziale è nulla perché per forza di cose implica un venir meno, o

un’attenuazione dei profili relativi alla responsabilità per debiti.

C’è da aggiungere altro: ci sono forme di accettazione di carattere particolare, io direi forme

di accettazione all’art 476 (riferimento all’accettazione tacita), ci sono formule relative agli

artt. 477 e 478, in cui si può parlare di disposizioni le quali implicano nella loro sostanza un

riferimento ad un’accettazione tacita, è un modo di essere sulla base di queste disposizioni

normative perché quella disposizione sembra che non possa non realizzarsi se non con

riferimento ad una preventiva realizzazione in forma legale di un procedimento di Art.  477  cc  

accettazione tacita. Art. 477 Donazione, vendita e cessione dei diritti di successione: “la

donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all’eredità faccia dei suoi diritti di

successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa

accettazione dell’eredità.” Cioè quell’atto (vendita, donazione, cessione) è un qualche cosa

che il chiamato all’eredità non può compiere se non sulla base della preventiva assunzione

della sua qualità non tanto di chiamato all’eredità, ma di erede. Questa disposizione implica,

nell’ambito del riferimento al dato normativo, ecco perché dicevo che per forza di cose

implica un’accettazione tacita anche se in forma legale senz’altro. Quel comportamento di

vendita, donazione o cessione, per forza di cose non può realizzarsi se non a seguito di una

preventiva visione in termini normativi che il procedimento successorio si è compiuto, perché

il chiamato all’eredità non avrebbe potuto realizzare né vendita, né donazione, né cessione se

non sulla base della preventiva assunzione della sua qualità di erede, è un completamento del

rapporto successorio. Il chiamato a succedere è chiamato a succedere, pone in essere degli

atti, quegli atti non possono essere realizzati se non eventualmente attraverso una valutazione

normativa, perché qui c’è la valutazione normativa, dell’avvenuto compimento

dell’accettazione che per forza di cose in un caso di questo genere, non può non essere vista

se non sotto la base del riferimento ad un’accettazione non certo espressa, bensì tacita.

Così anche in virtù dell’art. 478: Rinunzia che importa accettazione. “La rinunzia ai diritti di

successione, qualora sia fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, Art.  478  cc  

importa accettazione.” Ora, che cosa c’è da dire in ordine a questa ipotesi? Qui si parla di

rinunzia dietro corrispettivo, valuta le cose per come sono formulate, cioè il chiamato

all’eredità rinunzia, pone in essere una dichiarazione di rinunzia. Questa rinunzia avviene

dietro corresponsione di un pagamento nella sostanza, è da chiedersi: rimane a stretto rigore

nell’ambito della visione relativa alla rinunzia, la rinunzia dietro corrispettivo? La rinunzia

fatta a favore di chi? Di chi possa intervenire accettando l’eredità al posto di quell’individuo

che esprime la sua volontà di rinunziare. Certamente si può anche fare una rinunzia a favore

di chi non è una parte chiamata a succedere in maniera ulteriore, ma questi mi sembrano

giochi di parole; la chiamata a succedere è a favore di Tizio, Tizio rinunzia non tanto a favore

di uno ma puramente e semplicemente, non succede nessuno. Certo non possiamo escludere

che ci siano elementi che possono giustificare quella rinunzia ad un’eredità, però

normalmente la rinunzia è fatta a favore di chi interviene al posto del rinunziante nella catena

dei successibili. Ora, se è così, o quanto meno nell’ambito di questa eventualità, in un’ipotesi

di questo genere siamo sicuri che si rimane nell’ambito della figura della rinunzia, la rinunzia

dietro corrispettivo? Non è così, la rinunzia verso un corrispettivo a favore di qualcuno, il

quale ha la possibilità di esprimere la sua accettazione dell’eredità al posto del rinunziante,

implica per forza di cose più che una rinunzia un trasferimento della rinunzia dietro

corrispettivo, nell’ambito della quale nell’ambito del rapporto successorio interviene la

persona a favore della quale è stata espressa la volontà di rinunziare. Questa formulazione

normativa dell’art 478 voglio dire nella sostanza, è probabilmente incompleta, valuta le cose

in maniera relativa esclusivamente all’atto di rinunzia, non è detto che sia così nella

valutazione specifica delle ipotesi, quando si realizzano delle operazioni giuridiche in senso

preciso nei confronti di determinati soggetti, è una rinunzia che implica senz’altro volontà di

accettare e trasmissione del bene a favore dell’ulteriore soggetto.

  121  

Vi sono poi delle ipotesi di c.d. accettazione legale, queste ipotesi sono previste nell’ambito

dell’art 485 rubricato “chiamato all’eredità che è nel possesso di beni”; si ha riguardo al Art.  485  cc  

soggetto che quindi ha un rapporto fattuale (il possesso è un potere di fatto) nei confronti di

beni ereditari: “Il chiamato all’eredità quando è nel possesso di beni ereditari deve fare

l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della

devoluta eredità. Se entro questo termine lo ha cominciato ma non è stato in grado di

completarlo, può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una

proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi. Trascorso tale termine

senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e

semplice.” Questa che cosa è? È un’ipotesi di accettazione che risulta per legge, l’art 485,

disciplinando il procedimento relativo all’accettazione con beneficio di inventario, nell’ipotesi

in cui il chiamato a succedere sia nel possesso dei beni ereditari, detta una disciplina a seguito

della quale, in presenza di certe circostanze che non si realizzano nell’ambito di questa

ipotesi, a seguito del non realizzarsi del completamento dell’inventario, il chiamato all’eredità

diventa erede puro e semplice. Che cosa significa? Significa che il procedimento successorio

nell’ambito di questa ipotesi è analogamente compiuto in virtù di legge, la disposizione

legislativa la quale completa questa ipotesi.

Circa la trascrizione sarebbe bene leggere anche l’articolo che prevede la disciplina in ordine

a questa ipotesi, cioè l’art 2648, la trascrizione implica un regime strettamente normativo cioè Art.  2648  cc  

implica concetti precisi, comportamenti precisi che debbono realizzarsi. L’art 2648 dice che:

“si devono trascrivere l’accettazione dell’eredità, che importi acquisto dei diritti enunciati

nei nn. 1 ,2 e 4 dell’art. 2643 (quindi comporti l’acquisto del diritto di proprietà sui beni

immobili o ipotesi in cui nasce il diritto di usufrutto e così via) o liberazione dai medesimi e

l’acquisto del legato che abbia lo stesso oggetto.” Cioè: si devono trascrivere la dichiarazione

di accettazione dell’eredità da cui consegue l’acquisto della proprietà sui beni immobili (mi

limito a questo, non esaurisco la categoria dei riferimenti all’art. 2643) e anche l’attribuzione

del legato in ordine all’analoga situazione di carattere immobiliare. Al 2°c si aggiunge che:

“La trascrizione dell’accettazione dell’eredità si opera in base alla dichiarazione del

chiamato all’eredità, contenuta in un atto pubblico ovvero in una scrittura privata con

sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.” 3°c: “Se il chiamato ha compiuto uno

degli atti che importano accettazione tacita dell’eredità, si può richiedere la trascrizione

sulla base di quell’atto, qualora esso risulti da sentenza, da atto pubblico o da scrittura

privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.” 4°c: “La trascrizione

dell’acquisto del legato si opera sulla base di un estratto autentico del testamento.” Questa è

l’indicazione specifica delle modalità, attraverso le quali si realizza il procedimento di

trascrizione nell’ambito di questa ipotesi. Il riferimento è alla trascrizione dell’atto di

accettazione se è un’accettazione espressa; se invece è un’accettazione tacita, è alla

trascrizione dell’atto che è stato posto in essere e dal cui compimento scaturisce come

circostanza implicita la volontà preventiva di accettare; se è un legato, mancando

l’accettazione (che non è necessaria), si può anche esprimere una volontà di accettare in

questa ipotesi ma è superflua, perché qui la catena successoria ha come suo presupposto

l’estratto autentico del testamento, ed è questo che deve essere trascritto.

Ora, dicevo qualche cosa in ordine ai contenuti, alle vicende, ai riflessi dal punto di vista del Art.  2650  cc  

diritto di proprietà, se noi vediamo l’art 2650 questa valutazione del 2650 implica senz’altro

la conferma in ordine alle perplessità che manifestavo di avere in ordine alla nascita, al

momento da cui scaturisce il diritto di proprietà, sia in ordine all’eredità, sia in ordine al

legato; perché? Cosa dice l’art 2650, che quindi precisa la dimensione degli effetti? “Nei casi

in cui, per le disposizioni precedenti, un atto di acquisto è soggetto a trascrizione, le

successive trascrizioni o iscrizioni a carico dell’acquirente non producono effetto, se non è

stato trascritto l’atto anteriore di acquisto.” Quindi deve essere trascritta l’accettazione,

perché altrimenti il trasferimento non si realizza. Questo vuol dire, la trascrizione dell’atto di

  122  

acquisto implica la giuridicità degli effetti e quindi la possibilità di trascrivere. Si aggiunge al

2°c: “Quando l’atto anteriore di acquisto è stato trascritto, le successive trascrizioni o

iscrizioni producono effetto secondo il loro ordine rispettivo, salvo il disposto dell’art. 2644.”

Cioè quella norma la quale implica che l’acquisto si realizzi non a favore di colui il quale ha

posto in essere un atto di acquisto in una certa data, quindi l’anteriorità del momento dell’atto

acquisitivo, ma è l’anteriorità della trascrizione che prevale. L’art 2644 è norma fondamentale

del sistema, la catena successoria non implica un riferimento al momento di compimento

dell’atto di acquisto, ma al momento del compimento dell’atto di trascrizione che è una

formalità; formalità che ha un riflesso sostanziale, questo determina la catena. Quindi queste

trascrizioni che si hanno in ordine all’accettazione, sulla base di ciò che risulta dall’art 2650

non devono far dimenticare l’importanza che per il trasferimento dei diritti sui beni immobili

ha l’art 2644; è questo il contenuto specifico che viene previsto. Si aggiunge poi: “L’ipoteca

legale a favore dell’alienante e quella a favore del condividente iscritte contemporaneamente

alla trascrizione del titolo di acquisto o della divisione, prevalgono sulle trascrizioni o

iscrizioni eseguite anteriormente …” E’ un aspetto particolare. Questa è la conferma di

quello che mi pareva di aver detto in ordine alle vicende che scaturiscono dalla catena

successoria in ordine al diritto di proprietà.

Una domanda: esistono i c.d. mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale, apriamo un

altro capitolo, che cosa sono? A tutela di chi sono previsti? Sono previsti a tutela dei creditori, Azione  

i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale, la garanzia patrimoniale che cosa è? È il revocatoria  

patrimonio del debitore, quello su cui il creditore può agire per avere soddisfacimento in

ordine a ciò che consegue ai diritti di credito che ha nei confronti di questo particolare

individuo. Quali sono i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale? L’azione

surrogatoria, l’azione revocatoria, il sequestro conservativo, sono queste situazioni. L’azione

surrogatoria che cosa vuol dire? Quando un soggetto pone in essere un atto al posto di colui

che avrebbe realmente la possibilità di realizzarlo. L’azione revocatoria, invece, è un modo

per incidere sulla produzione degli effetti che scaturiscono da un atto giuridico che è stato

realizzato dal debitore, la revocatoria implica un freno da un punto di vista degli effetti, un

freno, il quale vuol dire che l’atto di disposizione è destinato, almeno in linea temporanea, a

non produrre effetti, aspettando che si realizzino a carico del debitore gli effetti relativi

all’espropriazione forzata del bene su cui è stato posto in essere l’atto di disposizione da parte

di questo individuo. Ora è da chiedersi: è suscettibile di essere esercitata un’azione

revocatoria in ordine ad un atto di accettazione dell’eredità? Da parte di chi? Da parte dei

creditori di questo soggetto che ha accettato. Normalmente si pensa che l’azione revocatoria è

una vicenda che incide in ordine agli atti di disposizione di determinati beni, è da chiedersi:

l’atto di accettazione dell’eredità è suscettibile di revocatoria? (purché vi siano i requisiti

previsti dalla disposizione che disciplina la revocatoria). Io credo di sì, per una ragione molto

semplice, perché bisogna considerare, in ordine all’atto di accettazione realizzato, le modalità

con cui è stato posto in essere, le modalità e quindi anche i riflessi da un punto di vista della

responsabilità per debiti. Se l’atto è esclusivamente dannoso nei confronti del creditore, per

quale mai ragione non si possono bloccare gli effetti che scaturiscono dall’atto di accettazione

dell’eredità, bloccare temporaneamente se si supera la situazione successivamente o

definitivamente a seconda degli eventi. Quindi la revocatoria può colpire anche l’atto di

accettazione per la verità, perché l’atto di accettazione non è puramente e semplicemente

finalizzato all’incremento della sfera patrimoniale, ma anzi l’atto di accettazione significa

essenzialmente esposizione di quel particolare soggetto alla responsabilità per debiti, e

soprattutto se l’atto di accettazione è fatto senza beneficio di inventario, le conseguenze

possono essere tragiche nei confronti del creditore. Questa particolare lettura della revocatoria

potrebbe essere considerata una lettura lacunosa, nel senso che tende a privilegiare chi? Tende

a privilegiare i creditori dell’eredità? No, tende a privilegiare i creditori originari dell’erede; è

questo ciò che sta dietro a questo tipo di impostazione, è una scelta, io potrei dire sono tutti

  123  

quanti allo stesso identico livello, creditori del de cuius, creditori dell’erede, se la vedano loro,

se c’è qualcuno che ci deve rimettere, vede un po’ come va a finire questo procedimento

espropriativo, c’è qualcuno che rimane con le tasche vuote, questa è una scelta. Io, nel dire

che potrebbe ammettersi la revocatoria anche dell’atto di accettazione dell’eredità, implico

evidentemente un favore di partenza nei confronti dei creditori dell’erede, per quale motivo?

Perché tendo a distinguere le due sfere patrimoniali, una è quella che viene dal de cuius e

l’altra è quella che proviene dal chiamato all’eredità: se combino le due situazioni allora non

vi è possibilità di distinguere tra creditori del de cuius e creditori dell’erede; se le mantengo

distinte (come è in questo tipo di rapporto) allora, per forza di cose, una situazione deve

essere privilegiata rispetto alla responsabilità per debiti nei confronti dell’erede, mi pare che

sia questa la formula che può essere prevista nell’ambito di questa ipotesi. Termini  

I termini per accettare sono senz’altro quelli previsti in ordine all’eventualità che non si abbia

la prescrizione, cioè dieci anni dall’apertura della successione.

Veniamo al c.d. beneficio di inventario, che risulta previsto dall’art 470. L’accettazione con

beneficio di inventario, è prevista dall’art. 470 c.c. : “L’eredità può essere accettata Beneficio  di  

puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario. L’accettazione col beneficio inventario  

d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore.” Non spetta cioè al

testatore disporre dei problemi relativi alla responsabilità per debiti che grava sul chiamato

all’eredità, può lui dire qualunque cosa, ma appartiene alla sfera del chiamato all’eredità dire

che cosa intende fare, se accettare l’eredità puramente o semplicemente o se accettare

l’eredità con beneficio d’inventario. Ci sono alcune ipotesi che contemplano questo beneficio

d’inventario come un momento necessario (nella disposizione originale del legislatore

l’accettazione con beneficio d’inventario è invece un’eventualità la cui scelta spetta al

chiamato a succedere, il quale può essere animato da sacrificio estremo e quindi può essere

disposto a pagare con tutto il suo patrimonio ma è una sua scelta, non risulta imposta da altri).

Ci sono delle ipotesi in cui il beneficio d’inventario è previsto per legge: art. 471: eredità

devolute a minori o interdetti “Non si possono accettare le eredità devolute ai minori e agli

interdetti, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e

374”. Questa è una norma tassativa dalla quale scaturisce che, se vengono accettate

puramente e semplicemente, l’atto di accettazione è nullo e quindi non produce effetti da un

punto di vista giuridico, è inammissibile perché è eredità devoluta a un minore o interdetto.

L’intento di protezione del minore o dell’interdetto determina la necessità del beneficio

d’inventario per questa ipotesi di accettazione che viene compiuta da un rappresentante legale

del minore e dell’interdetto, non possono loro dichiarare la volontà di accettare da soli. Art.

472: eredità devolute a minori emancipati o ad inabilitati “I minori emancipati e gli inabilitati

non possono accettare le eredità, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni

dell’art. 394”. Viene sottratto il potere riconosciuto a questi particolari soggetti chiamati

all’eredità il potere di accettare puramente o semplicemente. Art. 473: eredità devolute a

persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti “L’accettazione

delle eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non

riconosciuti non può farsi che col beneficio d’inventario. Il presente articolo non si applica

alle società”. Dopo avere analizzato il significato letterale di queste disposizioni è necessario

soffermarsi sulla intrinseca definitiva razionalità di queste disposizioni e della conclusione

che dobbiamo fare trasparire da questo modo di esprimersi: il beneficio d’inventario che

finalità ha? Il beneficio d’inventario ha una finalità protettiva, verso colui che è chiamato a

succedere o verso gli altri soggetti di diritto previsti dalle disposizioni, minori, interdetti,

inabilitati, emancipati ed i soggetti giuridici previsti dall’art. 473. Questo intento protettivo,

da cui sembra scaturire l’inaccettabilità di una pura e semplice dichiarazione di accettare

l’eredità pura e semplice senza beneficio d’inventario, come può giustificarsi nei confronti

dell’eredità pienamente favorevole nei confronti del chiamato a succedere, quando cioè il de

cuius non ha debiti? Questa disposizione implica qualcosa a carico del soggetto anche aldilà

  124  

della necessità di proteggere (questo è il linguaggio utilizzato nel codice e le conseguenze che

scaturiscono dall’impiego di questo linguaggio). Questa conseguenza la si può accettare

razionalmente in tutte le ipotesi di successione, anche in quelle che sono pienamente

favorevoli o potrebbe ritenersi che qui si ecceda nella misura di protezione prevista in questi

particolari soggetti? Si ritiene che questa non sia una valutazione estremamente ammissibile

di una valutazione così tassativa prevista nell’ambito di questi articoli. Quando si parla di

accettazione con beneficio d’inventario, si apre le porte ad una disciplina delle vicende che

sono proprie del rapporto successorio che deve realizzarsi attraverso il compimento di

specifiche attività: inventario e situazioni ad esso collegate, è una disciplina che non vuole

alterare la prospettiva privatistica di queste vicende ma che dipende anche da profili di

rilevanza a livello pubblicistico, quindi la catena di carattere successorio viene disciplinata

nelle sue vicende in una dimensione di carattere particolare.

Gli effetti del beneficio d’inventario sono previsti espressamente dall’art. 490 che ci dice che

l’effetto principale del beneficio d’inventario è di tenere distinte le masse patrimoniali del de Effetti  

cuius e quella dell’erede (comma 1), “conseguentemente” a questi effetti (comma 2):

“1) l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto,

tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte”; l’erede conserva tutti i diritti e tutti

gli obblighi quindi, come si valutano le cose dal punto di vista delle vicende del rapporto

obbligatorio? L’obbligazione nasce e si estingue attraverso numerose modalità, tra cui

l’adempimento, ma anche attraverso strutture giuridiche come quella relativa alla

compensazione che prevede la compensazione dei crediti e dei debiti quando sono della stessa

identica natura. Davanti a questa disposizione, per cui l’erede conserva verso l’eredità tutti i

diritti e tutti gli obblighi, come si può ragionare in ordine alla compensazione? L’art. 490

comma 2 n.1 sembra puntare sulla conservazione del rapporto obbligatorio, non sembra

prevedere la possibilità di una compensazione, di conseguenza il chiamato a succedere

all’eredità deve adempiere alle obbligazioni che ha a suo carico nei confronti dell’eredità e

l’eredità dovrà compierlo nei suoi confronti. Sembra però che questa valutazione non sia

razionale, sembra più opportuno ragionare in ordine alla compensazione dei diritti, quindi

considerare partite di dare e avere anche nei confronti dell’eredità, quindi non tanto per ciò

che risulta dalla lettera di questo n.1 art. 490, ma cercando di ragionare in modo razionale.

Quindi questa lettera deve essere interpretata in modo rigoroso, è così formulata ma vuole

probabilmente esprime la conservazione del diritto, ma non la mera eventualità che venga

meno il diritto a seguito delle vicende che sono proprie della sua eventuale compensazione

quando si hanno rapporti di debito e credito nei confronti di uno o dell’altro.

“2) l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a

lui pervenuti”, questa è la sostanza del beneficio d’inventario, le due masse patrimoniali

rimangono distinte e, quindi, per adempiere ai debiti che sono a carico bisogna servirsi

esclusivamente dei beni da lui lasciati, e non invadere la sfera patrimoniale che spetta al

chiamato.

“3) i creditori dell’eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai

creditori dell’erede.” Sui beni del de cuius sono destinati ad agire in via di soddisfacimento in

prima linea i creditori del de cuius e i legatari; successivamente al loro soddisfacimento,

potranno agire i creditori dell’erede: si ha una distinzione giuridica delle masse patrimoniali,

nel senso di ammettere una possibilità di interferenza della responsabilità debitoria soltanto

dopo che si sono soddisfatte le posizioni relative alle vicende giuridiche a carico del de cuius.

“Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le

disposizioni del capo seguente, se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che

l’erede decada dal beneficio d’inventario o vi rinunzi”. Questo n.3 dell’art. 490 implica un

logico presupposto: chiarisce da chi dipende il beneficio d’inventario, da chi deve essere

richiesto il beneficio d’inventario? Il beneficio d’inventario viene chiesto dal chiamato a

succedere, a suo vantaggio, invece la separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede è

  125  


PAGINE

12

PESO

180.58 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega i seguenti aspetti della successione: tipi di accettazione (espressa o tacita), azione revocatoria, decadenza, separazione dei beni, petitio hereditatis, erede apparente.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto di famiglia e delle successioni

Diritto di famiglia e delle successioni
Appunto
Matrimonio
Dispensa
Separazione e divorzio
Dispensa
Matrimonio nella CEDU
Dispensa