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§ 7. L’azienda ed il suo ambiente di riferimento

L’ambiente rappresenta il contesto economico, politico, sociale nel quale

l’azienda svolge la propria attività.

L’ambiente d’azienda suole essere distinto tra ambiente generale ed

ambiente specifico, detto anche mercato d’azienda.

L’ambiente generale, a sua volta, è distinto in ambiente fisico-naturale,

ambiente politico-istituzionale, ambiente economico- generale, ambiente socio-

culturale.

L’ambiente specifico o mercato d’azienda è, invece, costituito dai mercati

di acquisizione dei fattori produttivi necessari allo svolgimento della propria

attività (materie prime, tecnologia, lavoro, servizi, capitale) nonché dai mercati

per il collocamento dei prodotti.

Non vi è dubbio che sul piano squisitamente produttivo l’azienda è più

interessata dai mercati di acquisizione dei fattori produttivi e di collocamento dei

prodotti; ma è altrettanto vero che l’ambiente generale pone una serie di vincoli,

condizioni ed opportunità che l’azienda non può trascurare e di cui anzi occorre

tenere debitamente conto.

Diamo, ora, un cenno ai vari tipi di ambiente generale.

L’ambiente fisico-naturale è rappresentato dalla conformazione del

territorio sul quale l’azienda svolge la propria attività, conformazione che può

favorire o meno la presenza di infrastrutture utili (strade, ferrovie, ecc)

all’acquisizione dei fattori produttivi o al collocamento dei prodotti.

L’ambiente politico-istituzionale è rappresentato dal modello di governo

del dato paese, che fissa le condizioni di ordine generale per l’esercizio

dell’attività produttiva.

Si va qui dai paesi ad economia collettiva, tipici del mondo orientale, che

pongono limiti molto incisivi, all’esercizio in proprio dell’attività economica,

esercitata quasi esclusivamente dallo Stato, ai paesi ad economia liberista, tipici

del mondo occidentale, dove l’attività economica è esercitata normalmente

dall’impresa privata, con interventi più o meno estesi anche da parte di imprese

pubbliche, statali, per l’esercizio di alcune attività ritenute di interesse nazionale

50

(come nel nostro Paese, per il trasporto ferroviario, nazionale ed urbano, per la

difesa, ecc.).

L’ambiente economico-generale è rappresentato dall’insieme delle

condizioni di ordine economico in base alle quali si svolge l’attività economica

nelle sue varie forme, e quindi sistema tributario, politica economica, domanda e

offerta di lavoro, grado di sviluppo del mercato azionario, struttura delle imprese

(piccole e medie, o grandi imprese), rapporti tra imprese (gruppi di imprese, reti

d’impresa) ecc. ecc.

L’ambiente socio-culturale è, infine rappresentato dai valori di ordine

etico-morale, economico, religioso, sociale espressi dalla comunità esistente sul

territorio nel quale l’azienda svolge l’attività economica.

L’ambiente socio-culturale é, tra l’atro, molto significativo ai fini delle

politiche salariali da seguire nei confronti del personale dipendente, nel senso che

nei paesi ad economia avanzata, vengono privilegiati sistemi salariali che

premiano più specificatamente i valori etico-morali del lavoratore (per es.

partecipazione alle decisioni, tempo libero, i cosiddetti bisogni dei gradini alti

della scala di Maslow) mentre nei paesi ad economia povera vengono privilegiati

sistemi salariali che vanno incontro più specificatamente ai bisogni fisici delle

persone (i cosiddetti bisogni dei gradini bassi della scala di Maslow).

Detto dell’ambiente generale, qualche nota all’ambiente specifico

d’impresa, rappresentato, ripetiamo, dai mercati di acquisizione dei fattori

produttivi e di collocamento dei prodotti.

Si tratta, come possiamo notare, di mercati con i quali normalmente

interagisce l’azienda e che rappresentano pertanto condizioni specifiche di

gestione e sviluppo della stessa azienda.

Da una parte, quindi, una serie di interlocutori sociali sul fronte

dell’acquisizione dei fattori di produzione e quindi a monte dell’attività produttiva

(e quindi fornitori di materie prime, tecnologia, lavoro, servizi, capitale) mentre

sul fronte dell’offerta e quindi del collocamento dei prodotti troviamo altri

interlocutori sociali rappresentati fondamentalmente dai clienti e dalle imprese

concorrenti. 51

Delineate nelle linee essenziali le componenti dell’ambiente d’azienda,

generali e specifiche, dobbiamo ora mettere in evidenza due caratteri particolari

dello stesso ambiente che mettono a dura prova l’esercizio dell’attività economica

d’impresa; si tratta dei caratteri della varietà e della variabilità d’ambiente. E

questi caratteri vanno riferiti sia all’ambiente generale che a quelle specifico o ai

mercati di riferimento.

La varietà si riferisce alle diversità di leggi, di regolamenti, di usi, di

consuetudini dei luoghi nei quali la nostra azienda svolge la propria attività.

Se si riflette sul fatto che poche sono ormai le aziende monobusiness o che

producono e vendono un solo prodotto, e che l’economia è ormai globalizzata, nel

senso che l’attività economica e la concorrenza tra le imprese si svolge a livello,

appunto, globale, mondiale, si può capire quanta importanza riveste per l’azienda

e per i suoi organi di governo, la considerazione del carattere della varietà, che

impone quindi all’azienda di trovare consonanza con tutte le condizioni che

esprimono la stessa varietà. E quindi, leggi, regolamenti, modalità di concorrenza,

sistemi fiscali, modalità di presentazione dei bilanci, mercati di acquisizione e di

sbocco, sistemi politici, economici, sociali, ecc. ecc.

La variabilità vuol, invece, mettere in evidenza il dinamismo delle

condizioni d’ambiente, che costringe la nostra azienda ad adeguarsi in dimensione

e struttura alle variazioni intervenute nell’ambiente generale e specifico.

I progressi compiuti oggi in ogni campo dell’economia (trasporti,

comunicazioni, produzione, infrastrutture, finanza), rendono la variabilità

d’impresa e quindi il suo dinamismo un fattore critico di successo delle imprese,

che necessita di attenta considerazione e ponderazione. Considerando, dall’altra

parte, la tendenziale staticità della struttura d’impresa nelle sue molteplici

componenti (personale, patrimoniale, organizzativa) si comprende l’importanza

che riveste, per gli organi di governo d’impresa, il dinamismo dell’ambiente nel

quale la nostra azienda vive ed opera.

La staticità tendenziale della struttura d’impresa e la variabilità d’ambiente

costituiscono proprio gli elementi del rischio dell’impresa e giustificano quindi le

azioni per contrastare questo rischio, azioni che, come già accennato, vanno sotto

il nome di strategie d’impresa, di cui diremo meglio nel Cap. V. 52

Presentiamo ora una tavola per rappresentare le varie tipologie di ambiente

ed i loro caratteri, in armonia con quanto già riferito in precedenza.

Tav. n. 16 (Rappresentazione dell’Ambiente d’Azienda: tipologie e caratteri) 53

CAPITOLO III

I caratteri istituzionali delle aziende tra teoria e realtà

aziendale

§ 1. L'unità delle aziende e, quindi, l'unità del fine d'azienda pur nella

molteplicità dei suoi elementi. Le relazioni di interazione e

complementarità degli elementi costituenti l'azienda in rapporto alle

sue prefissate finalità.

Abbiamo già riferito che l'essere umano per soddisfare compiutamente i

propri bisogni, si organizza in gruppi sociali o istituti sociali.

I gruppi sociali nei quali si svolge un'attività economica diretta alla

soddisfazione di bisogni umani, sono denominati aziende.

Di queste, alcune - le aziende di erogazione - procedono alla soddisfazione

diretta di bisogni umani, mentre altre - le aziende di produzione - vengono istituite

per motivi prevalenti di lucro, ed in quanto produttrici di beni e servizi, consumati

da altre economie, soddisfano indirettamente bisogni umani.

Vogliamo, ora, mettere in evidenza che l'azienda - sia essa di erogazione o

di produzione - presenta dati caratteri mutuati dai gruppi sociali che procedono

alla sua costituzione.

Ci riferiamo, qui, ai caratteri dell'unità, dell'autonomia, della durabilità,

della dinamicità e dell'equifinalità.

Il carattere dell'unità d'azienda vuol dire che tutti gli elementi presenti in

essa, siano essi beni economici o persone, sono legati da relazioni di interazione e

complementarità e sono diretti, con dette peculiarità - di interazione e

complementarità - alla realizzazione del fine per il quale la stessa azienda è stata

costituita.

L'unità dell'azienda si rispecchia, pertanto, nell'unità del fine della stessa

azienda o meglio - ma ciò vale soprattutto per le aziende di produzione - nella

composizione ad unità delle finalità avvertite dai vari soggetti operanti in detti tipi

di aziende. 54

Vediamo, ora, come il carattere dell'unità - proprio di qualsiasi azienda - si

realizza e con quali modalità, tanto nelle aziende di erogazione, quanto in quelle

di produzione; perché è indubitabile che le differenze esistenti tra queste due

grandi categorie di aziende, ma soprattutto quelle riguardanti le finalità delle

stesse, si ripercuotono anche sul carattere dell'unità.

Si può affermare, al riguardo, anche sulla base di quanto abbiamo riferito

in merito alle finalità delle aziende di erogazione e di produzione, che il carattere

dell'unità caratterizza le prime ancor più delle seconde, o meglio quel carattere si

presenta in dette aziende con peculiarità differenti.

Invero, nelle aziende di erogazione il fine etico, morale, sportivo, politico,

ecc., tipico della data azienda è "sentito" in eguale misura, o quasi, da tutti coloro

che hanno partecipato alla sua costituzione.

Questo sentire comune del fine aziendale si traduce, ovviamente, in

un'azione unitaria verso la realizzazione dello stesso fine.

In altre parole, l'identità del fine della data azienda di erogazione, ovvero il

"sentire comune" dello stesso fine da parte degli associati, genera un'azione

condivisa degli stessi e quindi l'unità verso il suo conseguimento.

Nelle aziende di erogazione, pertanto, l'identità del fine da parte degli

aderenti alla data azienda, comporta anche l'unità della stessa azienda.

Nelle aziende di produzione, invece, questa corrispondenza biunivoca tra

fine aziendale e sua unità - per dirla in termini matematici - è meno evidente o più

difficile da raggiungere.

Abbiamo, invero, riferito che il fine aziendale rappresenta lo strumento per

la realizzazione di motivazioni interne di coloro che hanno costituito l'azienda.

Nell'azienda di produzione, operano vari gruppi sociali, tra cui lavoratori,

finanziatori a titolo di credito, manager, le cui motivazioni possono essere, anche

parzialmente, differenti da quelle avvertite dai soci, i quali, in virtù di queste

motivazioni, hanno dato luogo alla nascita della data azienda.

sia pure relativa, di motivazioni avvertite dai vari

E questa diversità,

gruppi sociali, può incidere negativamente sul loro comportamento e quindi sullo

sforzo proteso a realizzare compiutamente il fine assegnato all'azienda dai soci

fondatori. 55

La varietà, pertanto, dei fini propri dei vari gruppi sociali - tipica delle

aziende di produzione - comporta per le stesse un carattere di unità meno

significativo rispetto allo stesso carattere nelle aziende di erogazione.

Quanto più il fine assegnato alla data azienda di produzione dai suoi soci è

interiorizzato dagli altri gruppi sociali operanti nella stessa azienda, tanto più si

manifesta il carattere dell'unità, ossia lo sforzo di tutti coloro che operano in

azienda verso la realizzazione del suo fine.

Per dirla in altre parole, quanto più operante risulti il processo di fusione

tra il fine socializzante dell'impresa ed i fini personalizzanti, espressione dei vari

gruppi operanti nella stessa, tanto più si realizza il carattere dell'unità in questa

categoria di aziende.

Proprio allo scopo di rendere operante questo processo di fusione, la

moderna teoria d'impresa da tempo suggerisce al suo soggetto economico la

necessità - proprio nell'intento precipuo di realizzare la finalità dallo stesso

assegnata all'azienda - di promuovere azioni dirette alla realizzazione delle

motivazioni etico-morali del lavoratore, oltre che di quelle più squisitamente

fisiologiche.

La scuola delle relazioni umane, prima, con i contributi soprattutto del

suo caposcuola E. Mayo, gli studi del sociologo dell'organizzazione A. H.

Maslow, la scuola decisoria (o delle decisioni) poi, con i contributi per molti

28 29

ed infine la teoria sistemica

aspetti originali di H. A. Simon e C. Barnard

costituiscono significativi esempi di quanto prima affermato.

Sulla base delle precedenti riflessioni si può dire che l'unità delle aziende

di erogazione sta nell'unità della finalità delle stesse aziende, mentre l'unità delle

aziende di produzione si può meglio ravvisare nella composizione ad unità delle

finalità espresse dai vari gruppi di persone operanti in questa categoria di aziende.

28 Cfr., C. Barnard, The functions of the executive, Harvard U. P., Cambridge, 1938 (tr. it., Le

funzioni del dirigente, Utet, Torino, 1974).

29 Su tali aspetti, si rinvia a quanto già riferito nel § 5. del Cap. I. 56

§ 2. Il realizzo delle finalità aziendali senza appoggiarsi ad altre

economie, ovvero l'autonomia delle aziende.

Veniamo, ora, a considerare il carattere dell'autonomia che, insieme a

quello dell'unità, prima osservato, nonché della durabilità, della dinamicità e

dell'equifinalità, di cui parleremo in seguito, caratterizza l'istituto azienda.

Il carattere dell'autonomia per l'azienda significa che la stessa trova in sé la

capacità di vivere e svilupparsi per il miglior conseguimento delle proprie finalità,

senza il sistematico ricorso, ove ne avesse bisogno, ad economie esterne.

Così, l'azienda di erogazione è autonoma se le entrate provenienti

dall'attività degli enti cui appartiene la stessa azienda, sono in grado di far fronte

alla uscite necessarie per il raggiungimento delle prefissate finalità aziendali.

La stessa azienda di erogazione non avrebbe, invece, il carattere

dell'autonomia ove per il raggiungimento delle proprie finalità dovesse ricorrere al

sostegno sistematico di economie esterne, nel caso rappresentate da altre aziende

di erogazione come lo Stato, le Province ed i Comuni.

Nell'azienda di produzione, che è istituita e retta con finalità prevalenti di

lucro, l'autonomia si appalesa se la vicenda economica dei costi e dei ricavi -

nonché i connessi accadimenti di gestione, organizzazione e rilevazione - dà

luogo ad un risultato economico positivo, espressione di equa remunerazione di

tutti i fattori produttivi necessari per l'effettuazione dell'attività di produzione e

scambio.

La stessa azienda di produzione non avrebbe, invece, il carattere

dell'autonomia ove la sua gestione desse luogo a ricorrenti perdite, coperte con

nuove e continue immissioni di capitale di rischio da parte dei suoi soci.

Il carattere dell'autonomia non esclude che la data azienda possa o debba -

in date circostanze - ricorrere al sostegno esterno di altre economie.

Questi sostegni però devono avere il carattere della contingenza, ossia

essere limitati nel tempo e/o nello spazio, in modo da rappresentare un volano da

cui l'azienda - temporaneamente in difficoltà - trovi nuovo slancio per ritrovare in

30

sé la capacità di perseguire autonomamente le proprie finalità .

30 In tal senso, anche, Airoldi, Brunetti e Coda, secondo i quali occorre che per l'azienda "non si

manifesti un sistematico ricorso a interventi di sostegno o di copertura da parte di altre economie"

(G. Airoldi - G. Brunetti - V. Coda, Lezioni di economia aziendale, Il Mulino, Bologna, 1989,

pag. 328). Il corsivo è nostro. 57

Il carattere dell'autonomia per l'azienda di produzione, presenta

connotazioni particolari quando la stessa risulti collegata ad altre aziende

attraverso partecipazioni azionarie, e dia luogo alla formazione di gruppi

aziendali, gruppi che costituiscono unità di ordine superiore rispetto alla singola

31

azienda, unità economica di primo grado .

In dette coalizioni di imprese, invero, può accadere che date aziende, pur

presentando risultati economici negativi, siano tenute in vita, attraverso la

sistematica copertura delle relative perdite, in quanto giudicate - dal soggetto

economico del gruppo - essenziali all'economia dello stesso gruppo nel suo insieme.

Le perdite, pertanto, di date aziende del gruppo sono considerate - dalla

direzione unitaria del gruppo - non perdite sic et simpliciter, ma come un costo

necessario per la redditività di altre aziende dello stesso gruppo, e quindi del

gruppo nel suo insieme.

In altre parole, l'equilibrio reddituale del gruppo - considerato, ripetiamo,

come unità economica, sia pure di secondo grado, rispetto alla singola azienda,

unità economica di primo grado - può giustificare che date aziende dello stesso

gruppo presentino delle perdite, ossia un equilibrio reddituale negativo.

Si può, pertanto, verificare nei gruppi discordanza tra l'equilibrio

reddituale di date aziende - negativo - e l'equilibrio reddituale del gruppo nella sua

unità, supposto positivo.

Nel caso si manifesti quella discordanza, è all'equilibrio reddituale del

gruppo - unitariamente considerato - che fanno riferimento gli organi direttivi

dello stesso gruppo al fine di orientare i processi di gestione, organizzazione e

rilevazione delle aziende che costituiscono il medesimo gruppo.

Risulta evidente che quanto detto per l'equilibrio reddituale nei gruppi,

vale anche per il carattere dell'autonomia degli stessi gruppi.

Nel caso, pertanto, di perdite di date aziende del gruppo, "coperte" con

immissioni di capitale della capo-gruppo, o compensate con utili di altre aziende

appartenenti allo stesso gruppo, vi è discordanza tra l'autonomia della data

azienda in perdita - che manca - e l'autonomia del gruppo nel suo insieme.

31 Sul fenomeno dei gruppi si rinvia, più ampiamente, al Cap. III del presente lavoro. 58

E' a questo più ampio concetto di autonomia che - pur nei limiti e con le

attenzioni che detti casi richiedono - bisogna far riferimento nella ricerca di

questo carattere, nel caso della discordanza segnalata.

§ 3. L'azienda come istituto economico duraturo. La durabilità

d'azienda e, quindi, la sua “permanenza nella mutabilità”.

Il carattere della durabilità esprime l'attitudine dell'azienda a permanere

come entità economica nel tempo, sia pure con modificazioni spesso profonde

della sua struttura.

Si parla, al riguardo, con enfatica espressione, di permanenza nella

32

mutabilità , proprio nel senso che l'azienda è un istituto per sua vocazione

destinato a durare nel tempo, pur potendo variare gli elementi costitutivi della sua

struttura, ossia mezzi, persone, organizzazione.

Di fatto, ci sono attraverso il tempo cambiamenti nella comunità del

personale, che a vario titolo partecipa alla produzione d'azienda, nei bisogni

avvertiti dalle persone nel cui ambiente vive ed opera la stessa azienda, nelle

combinazioni produttive atte a soddisfare quei bisogni.

Detti cambiamenti provocano - come si può immaginare - mutazioni nella

struttura aziendale e quindi nel suo elemento personale o in quello più

squisitamente tecnico - produttivo; ma, nonostante detti cambiamenti, l'azienda

continua a vivere ed a svilupparsi in modo da perseguire, in un continuo processo

di rinnovamento, le finalità per cui essa è stata costituita.

E' chiaro che le aziende come tutte le entità del mondo sociale, ed in

particolare biologico, crescono, vivono e, prima o poi, cessano di esistere, perché

hanno raggiunto le finalità per le quali esse sono state istituite o per l'impossibilità

di perseguire le stesse finalità.

Le aziende, pertanto, come le entità del mondo biologico, non sono eterne

e dopo un periodo più o meno lungo dalla loro istituzione, segnato da successi e/o

da insuccessi, cessano di esistere.

32 Così, P. Onida, Economia d'azienda, op. cit., pag. 4. 59

Ciò però non toglie che la più o meno felice combinazione di mezzi e

persone - che dà luogo, in linea di principio, all'azienda - non sia effettuata con

l'intento della provvisorietà, ma con quello della permanenza a lungo

nell'ambiente in cui la stessa azienda è stata istituita.

Al di là comunque delle precedenti affermazioni di principio, vediamo di

individuare alcune chiavi di lettura che possano meglio spiegare il carattere della

durabilità d’azienda, in quanto tale.

Tra queste noi prendiamo in considerazione il processo di creazione della

data azienda ed i contesti economici più avanzati nei quali la data azienda vive ed

opera. Quanto alla costituzione della data azienda, possiamo ben dire che questa

ha il carattere della durabilità in quanto la creazione di un’azienda è una delle

sfide più impegnative dell’essere umano, sia per trovare un’idea imprenditoriale

di successo, sia per le difficoltà di assemblare più o meno felicemente gli elementi

eterogenei costitutivi di azienda, sia per la varietà e la variabilità di ambiente nel

quale essa opera, e sia, last but not least, per il processo di simbiosi tra

imprenditore e azienda.

E questa sfida quasi impossibile – che arride al successo di pochi eletti –

richiede molto tempo per essere portata a compimento, per cui una volta realizzata

si perpetua nel tempo, donde il carattere della durabilità d’azienda.

Cominciamo col dire che la costituzione di un’azienda parte da un’idea

imprenditoriale di successo, entrepreneurial idea o business idea, che ha bisogno

di tempo per essere verificata ed attuata.

Coloro che si occupano di strategie d’impresa usano affermare

comunemente che sono migliaia le persone che si presentano per proporre loro

idee imprenditoriali che si pensano di successo, ma poche, però, di queste si

33 .

traducono in un progetto imprenditoriale vincente

Una volta intuita la business idea, il soggetto economico passa a dotare

l’azienda di mezzi finanziari e del personale, e soprattutto a combinare

33 Riferiamo, al riguardo, che Arno Penzias – già premio Nobel per la fisica ed ora venture

investor – ha affermato recentemente che: “Su un migliaio di proposte di finanziamento che

arrivano ad un venture capitalist, solo una è destinata ad un grande successo”. Vedi, A. Penzias,

Innovazione = vietata selezione, in Il Sole 24 Ore, giovedì 15 settembre 2005, pag. 7. 60

sapientemente gli elementi primi d’azienda allo scopo di realizzare l’oggetto della

propria attività.

Ma la più o meno felice combinazione dei fattori costitutivi d’azienda non

è un’operazione banale, come questa semplicistica narrazione potrebbe far

pensare, ma rappresenta, al contrario, un’attività che impegna il soggetto

economico per lungo tempo, a volte per vari anni e spesso per tutta la sua vita, in

quanto non si tratta solo di porre in armonia elementi diversi tra di loro (beni

materiali, immateriali, persone) quanto coniugare felicemente tali elementi con

l’ambiente, vario e variabile come abbiamo visto, nel quale l’aziende vive ed

opera. Basterebbe la semplice descrizione del processo di creazione dell’azienda

e del suo inserimento nel mercato – che ripetiamo impegnano il soggetto

economico per lungo tempo – per far capire – ove ce ne fosse bisogno – che

l’azienda non può che possedere intrinsecamente il carattere della durabilità.

Perché non può avere il tratto dell’effimero una delle sfide più

emozionanti dell’essere umano: appunto la creazione di una azienda.

Ma vi è di più.

Man a mano che si avvia la più o meno felice combinazione degli elementi

costitutivi di azienda e la loro consonanza con l’ambiente, si realizza anche un

processo di simbiosi tra l’imprenditore e la stessa azienda, la sua azienda, la sua

creatura, per cui la vista del primo si confonde con la vita della seconda e

viceversa, processo, pertanto, che rafforza il carattere di durabilità d’azienda che

si confonde, ripetiamo, con quella dei suoi soggetti promotori.

Ma oltre che nel processo di creazione e di sviluppo dell’azienda, un’altra

significativa chiave di lettura della durabilità si può concretamente osservare nel

cambiamento del potere di controllo della grande impresa, che ha caratterizzato

l'impresa matura americana dal 1930 ad oggi; tale cambiamento ha portato, nella

grande impresa, alla separazione tra proprietà e controllo, nel senso che la grande

impresa non è più gestita dai suoi soci o, come si dice, dalla sua proprietà, ma dai

suoi più alti manager che, svincolati dal potere di nomina prima esercitato dal

Sull’argomento si può consultare l’interessante volume di W.D. Bygrave, The portable MBA in

entrepreneurship, 1997, pag. 13 e segg. 61

capitale di rischio, assumono, di fatto, il governo d'impresa attraverso il loro

potere di auto-genesi.

Le cause della separazione tra proprietà e controllo nelle grandi imprese

vanno individuate nella crescente dimensione aziendale e nella corrispondente

polverizzazione della proprietà azionaria, nonché nella necessità di conoscenze

tecniche sempre più specialistiche, necessarie per il governo delle suddette imprese.

Conoscenze che, essendo possedute dai più alti manager delle varie

funzioni direttive (programmazione, organizzazione, comando, coordinamento e

controllo) portano - insieme alla mancanza di una proprietà di riferimento,

conseguente alla crescente polverizzazione del capitale sociale - ad una coalizione

di comando e di gestione della grande impresa formata da quei manager.

Tali manager, in altre parole, fanno leva sul patrimonio di conoscenze

tecniche necessarie al governo della grande impresa, nonché sulla evanescente

proprietà di riferimento della stessa impresa, per affrancarsi dal potere di nomina

prima esercitato dal capitale di rischio e divenire, pertanto, il vero soggetto

economico d'azienda.

Avviene così, in altri termini, che i soci permangono proprietari delle

azioni ma non dell'azienda cui si riferiscono le stesse azioni, il cui governo passa

ai manager che sono legati alla stessa azienda da un rapporto di impiego.

Il fenomeno, qui brevemente descritto, è certamente graduale, in quanto

passa attraverso forme intermedie di direzione aziendale che vanno dal modello

imprenditoriale puro – tipico dell'impresa governata esclusivamente dal capitale

di rischio – al modello imprenditoriale-manageriale – tipico dell’impresa

governata dai soci con l’ausilio del top-management – al modello manageriale

assoluto, tipico della grande impresa dominata dalla coalizione dei manager che

34 .

costituiscono l'unità di direzione e di comando della grande impresa

Così, svincolata più o meno marcatamente dalla proprietà di riferimento,

l’azienda vive in queste ipotesi una sua vita propria, indipendente, che va al di là,

pertanto, delle persone che ne controllano il capitale e quindi con un percorso

evolutivo che va al di là della durata fisica di queste persone.

34 Su questi concetti, qui appena adombrati, si veda, comunque, la pregevole opera di G. Bruni,

Contabilità per l'Alta direzione. Il processo informativo funzionale alle decisioni di governo

62

E si realizza pertanto, totalmente, in tali realtà economiche, il concetto di

azienda come istituto economico duraturo, ossia di unità economica che ha un suo

processo biologico indipendente da uno dei suoi elementi primi, i portatori del

35

capitale di comando .

Non è questo fenomeno - della separazione tra proprietà e controllo nella

grande impresa - un'evidente manifestazione della durabilità dell'azienda, ossia

della sua permanenza nella mutabilità? Certamente, si.

Fenomeno, pertanto, che va al di là delle affermazioni di principio dello

stesso carattere, pur esse qualificanti, e ne costituisce, in ogni caso, un loro

rafforzamento.

Si vuol dire, in altre parole, che il fenomeno in questione rappresenta, anche,

per via induttiva o sperimentale, l'affermazione di un principio in via deduttiva.

§ 4. La dinamicità d'azienda come sistema aperto all'ambiente ed in

rapporto alla sua durabilità.

Al carattere della durabilità d'azienda è intimamente legato quello della

sua dinamicità.

L'azienda, si afferma spesso, è un istituto economico duraturo e, in quanto

tale, non può che essere contrassegnato anche dal dinamismo, perché la

dimensione temporale implica, appunto, movimento, dinamismo.

Varie sono le modalità per l'individuazione del carattere della dinamicità

in azienda.

dell’impresa, Etaslibri, Milano, 1990, pag. 39 e segg. Sui modelli di direzione aziendale

torneremo in seguito, Cap. IV, § 3.

35 Notiamo, qui, per inciso, che l'avvento ed il potere di autonomia dei manager al governo

d'impresa ha portato, secondo alcuni, ad una crisi di creatività nella formulazione delle scelte

strategiche d'impresa, prima naturale espressione del capitale di rischio, ed alla sua surrogazione

da parte degli stessi manager che - in assenza di una proprietà di riferimento e nella crescente

evanescenza di questa proprietà - hanno assunto il compito di quelle scelte.

In merito alla crisi di creatività, particolarmente presente nel sistema economico statunitense, si

veda G. Bruni, Contabilità per l'Alta direzione. Il processo informativo funzionale alle decisioni di

governo dell’impresa, op. cit., pag. 49-50.

Non così avviene nel nostro Paese, dove il dominio delle grandi imprese è ancora espressione,

salvo rare eccezioni, della proprietà azionaria. Più ampiamente sui concetti qui esposti, G. Zanda,

63

Vogliamo, qui, considerare quelle connesse ai bisogni umani da

soddisfare, nonché quelle relative al rapporto azienda-ambiente.

Un primo segno del carattere della dinamicità d'azienda, balza subito in

evidenza se si considera che la stessa azienda sorge, come già riferito,

dall'aggregazione di più persone per la soddisfazione diretta o indiretta di bisogni

umani. Dato che le persone, ma soprattutto i bisogni cambiano e si presentano nel

tempo con varia intensità, ecco di conseguenza il dinamismo dell'azienda che,

ripetiamo, direttamente o indirettamente, deve provvedere alla soddisfazione di

quei bisogni.

I bisogni, aggiungiamo, rappresentano il prodotto dello stato della tecnica

36 .

e della cultura di un dato aggregato sociale, in un determinato periodo di tempo

Dove per cultura di un dato aggregato sociale vogliamo qui intendere - in

senso estensivo - l'insieme delle motivazioni fisio e psico-sociologiche da una

parte, ed etico-morali, religiose, sociali dall'altra, che fanno sorgere i bisogni

avvertiti da quell'aggregato.

Variando nel tempo, e ritorna imperiosamente il connubio durabilità-

dinamicità, lo stato della tecnica, a causa del progresso incessante delle sue

metodologie, nonché quello culturale del dato aggregato sociale - nel significato

da noi convenzionalmente inteso - cambiano naturalmente le modalità di gestione

e di organizzazione, nonché di rilevazione, nell'azienda che, direttamente o

indirettamente, deve soddisfare quei bisogni; donde, il suo dinamismo.

Ma il segno più evidente della dinamicità in azienda deriva dalla

considerazione della stessa come sistema in continua interazione con l'ambiente,

in cui l'azienda vive ed opera.

Ricordiamo che gli elementi costitutivi dell’ambiente sono rappresentati

dai clienti, dai fornitori, dai conferenti capitali di rischio e di risparmio, dai

La grande impresa. Caratteristiche strutturali e di comportamento, op. cit., pag. 293; S. Sarcone,

I gruppi aziendali. Strutture e bilanci consolidati, Giappichelli, Torino, 1993, pag. 94 e segg.

36 italiano ha bisogno di cibo o di abbigliamento o di stima, e desidera un piatto di tagliatelle

«Un

o un vestito di Zegna o un'Alfa 164. In un'altra società, questi bisogni sono soddisfatti

differentemente: ad esempio, un abitante dell'isola di Bali soddisfa il proprio bisogno di cibo con i

frutti di mango, il bisogno di abbigliamento con una fascia ai fianchi e quello di stima con una

collana di conchiglie». Così, P. Kotler - W. G. Scott, Marketing management, Isedi, Torino, 2^

ed., 1993, pag. 6-7. 64

lavoratori, dai sindacati, dallo Stato, tutti elementi, questi, che Bertini definisce

37

come gli "ingranaggi" del sistema sociale .

Come abbiamo già riferito, è proprio la varietà e la variabilità

dell’ambiente che in uno con la tendenziale rigidità della struttura d’azienda dà

luogo alle strategie d’impresa.

Ebbene, le modalità dei rapporti di questi ingranaggi con l'azienda variano

continuamente nel tempo e ciò porta, naturalmente, al dinamismo d'azienda.

§ 5. L'equifinalità d'azienda.

I caratteri d'azienda sin qui illustrati, e quindi l'unità, l'autonomia, la

durabilità e la dinamicità, rappresentano i tratti tipici attribuiti alla stessa azienda

dalla dottrina economico-aziendale classica e moderna.

Da alcuni anni, tuttavia, gli studiosi di economia aziendale hanno

riconosciuto all'azienda un ulteriore carattere, rappresentato dall'equifinalità, che

sintetizza l'attitudine della data azienda a conseguire le stesse situazioni finali

partendo da combinazioni produttive, commerciali o distributive differenti, e,

quindi, combinando variamente capitale e lavoro.

Il concetto di equifinalità non è stato coniato, tuttavia, dagli economisti

d'azienda, bensì ha radici nelle scienze biologiche e fisiche, ove, più in

particolare, essa rappresenta una proprietà attribuibile ai sistemi cosiddetti

"aperti".

Ricordiamo, al riguardo, che un sistema si considera aperto nel momento

in cui tra il complesso degli elementi interagenti che lo compongono e l'ambiente

circostante avvengono degli scambi di "materia", di "energia".

Questi sistemi si contrappongono ai sistemi cosiddetti "chiusi", ove

avvengono relazioni di interazione soltanto tra le parti costituenti il sistema stesso,

ma non tra esse e l'ambiente esterno.

Le aziende sono per loro natura, chiaramente, dei sistemi aperti. Basti

pensare al momento in cui esse acquisiscono al loro interno uomini, mezzi tecnici,

capitali finanziari e informazioni (processo di immissione, ossia input di

37 U. Bertini, Il sistema d’azienda. Schema di analisi, già cit. 65

materia/energia dall'ambiente), che vengono variamente combinati (processo di

trasformazione della materia) per ottenere dei prodotti/servizi destinati ad essere

collocati sul mercato (output verso l'ambiente esterno).

Anche nell’azienda, dunque, come in tutti i sistemi aperti, è operante il

carattere dell’equifinalità, ovvero la capacità di raggiungere un determinato

obiettivo partendo da diversi stati iniziali, e seguendo percorsi differenti.

Ad esempio, uno stesso obiettivo di redditività può essere raggiunto da

imprese con un differente impiego di impianti e risorse umane disponibili. Se per

ipotesi la data impresa realizza un dato risultato positivo impiegando impianti e

risorse umane, rispettivamente, nella misura del 60% e del 40%, si avrebbe

equifinalità se quel risultato fosse conseguito utilizzando una diversa

combinazione di quei fattori, ad esempio rispettivamente del 70% e del 30%.

§ 6. Conclusioni. Le relazioni di interazione e complementarità tra i

caratteri d'azienda.

Lo studio specifico dei caratteri d'azienda rappresentati dall'unità,

autonomia, durabilità, dinamicità ed equifinalità - da noi effettuato nelle pagine

precedenti - corrisponde, come si può immaginare, ad uno schema astratto che

non ha consentito di cogliere pienamente le relazioni di interazione e

complementarità esistenti tra gli stessi caratteri.

Abbiamo avuto occasione di mettere in evidenza qua e là, e quindi in

modo sporadico, nel corso di quelle pagine, i rapporti di interazione e

complementarità, rispetto al fine d'azienda, tra il carattere della durabilità e quello

della dinamicità, ma abbiamo sottaciuto di quei rapporti tra tutti i caratteri

d'azienda.

Che, si badi bene, esistono ed esercitano significativa influenza nel

perseguimento delle finalità assegnate all'azienda dal suo soggetto economico.

Si vuol dire, in altre parole, che i caratteri d'azienda considerati, ossia

l'unità, la durabilità, l'autonomia, la dinamicità, l'equifinalità, sono legati da

rapporti di interazione e complementarità rispetto al fine aziendale, in quanto

66

l'azienda - da qualsiasi angolo visuale la si voglia osservare - costituisce un

sistema i cui elementi non acquistano significato in sé, ma solo in virtù del

sistema che essi concorrono a formare.

E in questo sistema - che, ripetiamo, dà significato ai suoi elementi

38

costitutivi - non v'è chi non veda, tanto per fare una banale esemplificazione,

come il carattere dell'unità d'azienda influenzi (ed è influenzato da) gli altri

elementi dell'autonomia, della durabilità, della dinamicità, dell'equifinalità.

In queste relazioni di interazione e complementarità rispetto al fine dei

caratteri d'azienda, si può scorgere - ove ce ne fosse bisogno - un'altra chiave di

lettura dell'azienda come sistema.

38 In tal senso, L. Azzini, Istituzioni di economia d'azienda, già cit., pag. 73. 67

PARTE II

L’azienda dal punto di vista soggettivo 68

Premessa

Dopo aver studiato l’azienda nei suoi tratti tipici strutturali, ossia nelle

componenti fondamentali e nei caratteri suoi propri, osserviamo ora il nostro

istituto nel suo comportamento, o meglio nel comportamento dell’elemento

personale, andando ad individuare prima il soggetto giuridico ed il soggetto

economico d’impresa ed i riflessi di questi nella sua economia (Cap. IV), poi le

scelte strategiche che compie il soggetto economico d’impresa, ed il suo

orientamento strategico di fondo (Cap. V).

Si parla, al riguardo, di studio dell’azienda dal punto di vista soggettivo,

che riguarda sia la forma scelta per l’esercizio dell’attività economica, forma da

cui discende il soggetto giuridico d’impresa, che l’esercizio del supremo potere di

comando nell’azienda, potere che dà luogo al cosiddetto soggetto economico

d’impresa.

E se il soggetto giuridico rappresenta la forma d’azienda, possiamo dire

che il soggetto economico ne rappresenta la sostanza.

Il capitolo sul soggetto giuridico ed economico d’impresa si conclude con

lo studio delle relazioni di interazione e complementarità esistenti tra essi nonché

con lo studio dei rapporti tra questi soggetti e l’ambiente economico nel quale

l’azienda vive ed opera.

Quanto alle strategie, studieremo le cause di queste, il loro oggetto, le

motivazioni dei soggetti che le compiono – motivazioni sintetizzate

nell’espressione Orientamento strategico di fondo – nonché le modificazioni

della struttura aziendale conseguenti alle scelte strategiche, tutti temi di grande

interesse dell’economia aziendale e di altre scienze sociali. 69

CAPITOLO IV

Il soggetto giuridico ed il soggetto economico d'impresa

§ 1. Il soggetto giuridico d'impresa. Persone fisiche e persone

giuridiche come entità di riferimento dei diritti e degli obblighi

derivanti dall'esercizio dell'azienda.

Il soggetto giuridico d'azienda è rappresentato dal suo "titolare", o come

anche si dice, dall' "ente", persona fisica o giuridica, cui fanno capo i diritti e gli

obblighi derivanti dall'esercizio dell'attività economica relativa alla stessa azienda.

Nel caso, quindi, di azienda gestita da una persona fisica, ossia nel caso di

azienda gestita in forma individuale o, in altre parole, di azienda individuale, il

suo titolare, ossia il soggetto giuridico, è rappresentato dalla persona fisica,

l'imprenditore individuale, cui fanno capo i diritti e gli obblighi derivanti

dall'esercizio della stessa azienda.

Nel caso, invece, di azienda gestita in forma di società di capitali, come

nell'ipotesi di società per azioni, il soggetto giuridico è rappresentato dalla stessa

società, ossia da quell'entità dotata di propria personalità giuridica ed autonomia

patrimoniale distinta e separata da quella dei soci della medesima società.

E' ovvio, tuttavia, che essendo la persona giuridica una "costruzione

giuridica", ossia un ente astratto, in quanto tale non può, al pari della persona fisica,

svolgere alcuna attività. Ne consegue che l'esercizio dei diritti e degli obblighi

conseguenti allo svolgimento dell'attività economica della data società, ricadono sulla

persona del suo legale rappresentante, costituito, nel caso di amministratore unico,

dal soggetto che ricopre tale carica e, nel caso di consiglio di amministrazione, dal

presidente di tale organo o da altro amministratore all'uopo delegato.

Il ricorso alla personalità giuridica, per l'attribuzione alla data società dei

diritti e degli obblighi derivanti dall'esercizio dell'azienda, va visto come un

espediente, o meglio, come uno strumento per limitare la responsabilità

patrimoniale dei soci della stessa società, considerando che nelle società con

70

propria personalità giuridica, come ad esempio le società di capitali, quella

responsabilità è limitata alla quota di capitale conferita dagli stessi soci.

Nel prosieguo delle pagine successive metteremo in evidenza i tratti

essenziali dei soggetti giuridici rappresentati da persone fisiche e persone

giuridiche a carattere privatistico.

§ 2. Le forme tipiche d'impresa ed i loro tratti caratteristici: l'impresa

individuale.

In relazione alla forma, le aziende possono essere costituite secondo varie

modalità, che sono le seguenti:

1) aziende individuali;

2) aziende collettive o societarie, o società, le quali, a loro volta, sono

distinte in:

2.1) società di persone;

2.2) società di capitali.

Le società di persone sono rappresentate dalla:

1) società semplice;

2) società in nome collettivo;

3) società in accomandita semplice.

Le società di capitali, d'altra parte, sono le seguenti:

1) società a responsabilità limitata;

2) società per azioni;

3) società in accomandita per azioni.

Inoltre, le aziende gestite in forma di società di capitali, di cui al punto

2.2), possono essere intensamente collegate ad altre aziende, attraverso lo

strumento tipico delle partecipazioni societarie, dando luogo al fenomeno dei

gruppi aziendali.

L'azienda individuale corrisponde alla forma più semplice d'azienda, in

relazione alla quale il soggetto giuridico - titolare, quindi, dei diritti e delle

71

obbligazioni nascenti dell'esercizio della stessa azienda - è la persona fisica che ha

proceduto alla sua costituzione.

In particolare, per le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività

d’impresa, l’imprenditore risponde non soltanto con il patrimonio che egli ha

destinato all’esercizio di tale attività, ma con tutti i propri averi.

Si consideri, in proposito, a rinforzare quanto appena detto, che in caso di

insolvenza, l’imprenditore viene dichiarato fallito, e l’intero suo patrimonio

viene impiegato per il soddisfacimento dei creditori.

Tale caratteristica riveste, in relazione all’oggetto dei nostri studi, un

interesse particolare.

Infatti, non è l’impresa ma l’imprenditore persona fisica ad essere

dichiarato fallito, ad evidenziare quasi l’attribuzione ad un unico soggetto,

appunto l’imprenditore, di tutte le responsabilità nascenti dall’attività esercitata;

diversamente accade, come vedremo meglio più avanti, nelle società di capitali,

dove il fallimento, salvo ipotesi particolari, investe la società, e non coinvolge la

sfera personale dei singoli soci, a riprova della separazione tra il patrimonio

societario e quello personale dei singoli soci.

Nell'azienda individuale, pertanto, il titolare dell'azienda, rappresenta, di

norma, sia il suo soggetto giuridico che il suo soggetto economico.

In linea di principio, pertanto, nell'azienda individuale vi è corrispondenza

tra soggetto giuridico e soggetto economico, rappresentati, ripetiamo dalla

medesima persona, titolare della stessa azienda.

Accade, tuttavia, in determinate fattispecie, che in questa forma

elementare d'impresa, il suo soggetto giuridico non sia anche il suo soggetto

economico, rappresentato da altra persona, diversa quindi dal titolare.

Tale divergenza, tra soggetto giuridico e soggetto economico, si verifica

quando il titolare d'impresa e quindi il soggetto giuridico della stessa impresa,

abbia la capacità giuridica e quindi la capacità ad assumere diritti ed obblighi, ma

non la capacità di agire.

Al riguardo, nel nostro ordinamento giuridico, un soggetto è nella piena

capacità di agire nel momento in cui è in grado di compiere tutti gli atti di

ordinaria e straordinaria amministrazione. 72

Il nostro codice civile, al riguardo, individua le seguenti fattispecie di

soggetti che non sono in possesso della piena capacità di agire:

39

1) l’interdetto ;

2) il minore; 40

3) il minore emancipato ;

41

4) l’inabilitato .

Le prime due fattispecie, ossia l’interdetto ed il minore, non possono

compiere alcun atto, né di ordinaria, né tantomeno di straordinaria

amministrazione.

Tuttavia la legge riconosce ad entrambi il diritto a continuare l’attività

d’impresa, esercitata prima dell’interdizione - nel caso dell’interdetto - o ricevuta

in eredità - nel caso del minore o dello stesso interdetto - con l’ausilio di un tutore

o dei genitori che indirizzino ed orientino le scelte inerenti alla gestione

dell’impresa.

In questo caso, è evidente che siamo in presenza di un soggetto giuridico,

quale il minore o l’interdetto, titolare dei diritti e degli obblighi relativi

all’esercizio dell’impresa, cui è sottratto l’effettivo esercizio del supremo potere

volitivo, che contraddistingue la figura del soggetto economico.

Per quanto attiene invece alle altre due fattispecie, l’inabilitato ed il

minore emancipato, si tratta di soggetti che possono compiere soltanto gli atti di

ordinaria amministrazione; per quelli invece di straordinaria amministrazione, in

cui rientra l’esercizio dell’impresa, è necessaria una particolare autorizzazione da

parte del tribunale.

La differenza tra l’inabilitato ed il minore emancipato è che, nel primo

caso l’esercizio dell’impresa deve essere comunque svolto con l’assistenza del

42 .

curatore, che nel secondo caso può invece mancare

39 A norma dell’art. 414 cod. civ., devono essere dichiarati interdetti coloro i quali si trovano in

condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi.

40 Dopo la riforma del diritto di famiglia, in base all’art. 390 cod. civ., il minore è emancipato di

diritto con il matrimonio. Allo stato attuale non esistono altre fattispecie in cui si preveda

l’emancipazione del minore.

41 A norma del primo comma dell’art. 415 cod. civ., può essere inabilitato il maggiore di età

infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione.

42 In proposito l’art. 397, primo comma, cod. civ., testualmente recita: “Il minore emancipato può

esercitare un’impresa commerciale senza l’assistenza del curatore, se è autorizzato dal tribunale,

previo parere del giudice tutelare e sentito il curatore”. 73

Pertanto, per l’inabilitato possono mutuarsi le considerazioni che abbiamo

svolto per il minore e per l’interdetto, in quanto ci troviamo di fronte ad una

figura, appunto l'inabilitato, che - come lo stesso minore ed interdetto - può essere

soggetto giuridico ma non anche soggetto economico d'impresa.

La situazione è diversa, invece, per il minore emancipato, che se

autorizzato dal tribunale, può esercitare l’impresa autonomamente, e quindi essere

non solo il soggetto giuridico, titolare dei diritti e degli obblighi connessi

all’attività d’impresa, ma anche il soggetto economico della stessa.

Al di là, comunque, dei casi segnalati, nell'impresa individuale il titolare

d'impresa rappresenta, in linea di principio, sia il suo soggetto giuridico che il suo

soggetto economico.

§ 2.1. Le forme tipiche d'impresa ed i loro tratti caratteristici (segue).

Le società di persone.

Detto delle imprese individuali, veniamo ora alle forme societarie assunte

dalle aziende, forme che si dividono in due grandi categorie che vanno,

comunemente, sotto il nome di società di persone e società di capitali.

La differenziazione delle aziende gestite in forma societaria con l'attributo

"di persone" o "di capitali" fa leva sui tratti tipici, caratteristici di queste forme

societarie.

Così, per le prime, società di persone, il fulcro sul quale si basa

l'opportunità, per date persone, di dar luogo alla costituzione ed alla gestione di

un'attività d'impresa è rappresentato dai legami di ordine etico, morale, di

parentela, esistenti, appunto, tra le stesse persone.

Si tratta, pertanto, di società che nascono, di solito, tra persone della stessa

famiglia o tra persone che, pur non avendo intensi vincoli di parentela, sono

accomunati da reciproci sentimenti di amicizia, di stima, sui quali si cementa

l'associazione al fine della data attività imprenditoriale.

D'altronde, le rilevanti responsabilità patrimoniali derivanti, come meglio

vedremo tra poco, dalla partecipazione ad una società di persone, possono essere

74

assunte dai soci della stessa società solo e proprio in virtù di quei vincoli di

amicizia, di stima, di parentela, che hanno spinto gli stessi alla costituzione della

data società.

Per le seconde, invece, società di capitali, il dato caratteristico loro tipico è

rappresentato, appunto, dal "capitale", ossia dai rilevanti mezzi finanziari che con le

stesse società è possibile raccogliere al fine dell'esercizio di un'attività di impresa.

Possono, ovviamente, esistere vincoli di amicizia, di stima, di parentela

anche tra i soci della data società di capitali, ma detti vincoli sono senz'altro meno

intensi rispetto a quelli che legano i soci della data società di persone.

Altro carattere differenziatore tra le società di persone e quelle di capitali è

quello relativo alla dimensione dell'impresa e quindi dell'attività economica

esercitata per mezzo della stessa società, dimensione che è relativamente piccola

per le prime e più grande per le seconde.

In linea di principio, cioè, le società di persone sono forme societarie

adatte - in relazione, appunto, alle rilevanti responsabilità patrimoniali in capo ai

soci - alle piccole aziende, mentre le società di capitali sono più adatte, in

relazione alle loro varie tipologie, per medie, grandi e grandissime aziende.

Detto dei caratteri differenziati tra le cosiddette società di persone e le

cosiddette società di capitali, vediamo, più da vicino, i tipi delle prime e quelli

43 .

delle seconde, cominciando dalle società di persone

Com'è noto, le fattispecie di "società di persone", previste dalla nostra

disciplina giuridica, sono rappresentate dalla:

1) società semplice;

2) società in nome collettivo;

3) società in accomandita semplice.

Per quanto attiene alla prima fattispecie, società semplice, rileviamo che la

stessa risulta essere una forma giuridica non largamente diffusa nella realtà

economica del nostro Paese, in quanto con la stessa non si possono esercitare

attività commerciali, ma soltanto attività agricole, artigianali o quelle relative a

professioni intellettuali. 75

Per individuare il soggetto giuridico in questa tipologia di società, occorre

44

tenere presente che per le obbligazioni sociali rispondono illimitatamente e

45

solidalmente tutti i soci, a meno che, attraverso un patto tra gli stessi, si escluda

tale responsabilità per alcuni di loro.

Dunque, alcuni soci, possono essere esclusi dalla responsabilità illimitata e

solidale per le obbligazioni sociali, a condizione però che siano rispettate le

seguenti condizioni:

1) il patto deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei;

2) il socio di cui si intende limitare la responsabilità non deve partecipare

46

all’amministrazione della società .

Per completare il quadro, che attiene alla responsabilità dei soci della

società semplice, è opportuno ricordare che i creditori sociali possono agire, per il

soddisfacimento dei loro crediti, nei confronti dei soci, a condizione che non

esistano beni sociali su cui gli stessi possano, in modo capiente, rivalersi per le

ragioni dei loro stessi crediti; in queste società però - e qui è la differenza con le

altre società di persone, come vedremo meglio in seguito - spetta ai soci

compulsati per il pagamento indicare, se esistono, i beni sociali su cui il creditore

47

possa soddisfare le sue pretese .

Nella società semplice dunque, responsabile delle obbligazioni sociali è la

stessa società, e contemporaneamente tutti i soci, salvo l’ipotesi di esclusione

poc’anzi accennata; per tali ragioni possiamo asserire che il soggetto giuridico è,

in questo caso, un’entità complessa formata da più soggetti, che sono appunto la

società e gli stessi soci.

43 Sui tratti caratteristici delle società di capitali ci diffonderemo, in particolare, nel prossimo

paragrafo.

44 Per responsabilità illimitata, si intende la possibilità che il socio venga chiamato a rispondere

per le obbligazioni sociali, non soltanto con il patrimonio che ha conferito nella società, ma anche

con tutto il proprio patrimonio personale, senza alcun limite.

45 Per responsabilità solidale, si intende la facoltà dei creditori sociali di rivalersi su ciascun socio

per soddisfare interamente il proprio credito, salvo poi il diritto del socio che abbia pagato, di

rivalersi sugli altri soci in proporzione alla misura in cui questi partecipano al capitale sociale.

46 In tal senso, l'art. 2267 cod. civ.

47 Recita, infatti, l'art. 2268 cod. civ. (Escussione preventiva del patrimonio sociale): socio

«Il

richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in liquidazione, la

preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa

agevolmente soddisfarsi». 76

Rileviamo peraltro che, relativamente a quei soci che svolgono anche

funzioni amministrative, si realizza quell’identità tra soggetto giuridico e soggetto

economico, vista in precedenza per le imprese individuali.

Per quanto attiene alla società in nome collettivo, si può affermare che

questa è la forma giuridica che è maggiormente utilizzata nell’ambito delle società

di persone.

Questa fattispecie societaria prevede precisi obblighi a carico dei soci che

sono, a norma dell’art. 2291 del codice civile, illimitatamente e solidalmente

responsabili delle obbligazioni sociali.

Da questa prima indicazione, sembrerebbe che i soci della società in nome

collettivo si trovino nella stessa condizione dei soci della società semplice; in

realtà, esistono significative divergenze tra le due categorie di soci, che vogliamo,

ora, brevemente descrivere.

In primo luogo, la responsabilità per le obbligazioni sociali è inderogabile

per ogni socio, partecipi o meno all’amministrazione della società.

Infatti i terzi creditori sociali possono rivalersi su ogni socio per incassare

i propri crediti.

Quanto appena detto, naturalmente, non impedisce ai soci di stipulare tra

di loro un accordo, con efficacia interna tra gli stessi soci, e non quindi nei

confronti di terzi, con il quale si limita la responsabilità di un socio fino ad una

data somma.

In questo caso, il socio che venisse chiamato in causa da un creditore

sociale, sarebbe costretto a pagare quanto richiesto, salvo poi il diritto di rivalersi

sugli altri soci per la restituzione delle somme pagate in eccesso rispetto alla sua

quota di responsabilità fissata con l'accordo in questione.

In secondo luogo, i soci possono essere compulsati per il pagamento delle

obbligazioni sociali soltanto nell’ipotesi in cui non esistano più beni sociali, in

quanto quelli esistenti sono stati preventivamente escussi dai creditori sociali.

Si parla, al riguardo, di beneficium excussionis, riferendosi alla

circostanza che i soci possono essere sollecitati al pagamento delle obbligazioni

77

sociali, soltanto nell’ipotesi in cui siano stati preventivamente escussi gli altri beni

della società.

Da tale caratteristica si evince come, per tali società, vi sia una maggiore

distinzione, rispetto alle società semplici, tra il patrimonio della società e quello

personale dei singoli soci, che può essere chiamato in causa soltanto nell’ipotesi

in cui i creditori sociali abbiano escusso tutti i beni della società.

Al riguardo, in dottrina si parla di responsabilità dei soci con un carattere

48

rigorosamente sussidiario .

In tali società quindi, come per le società semplici, il soggetto giuridico è

rappresentato da un’entità complessa formata da più soggetti, che sono la stessa

società ed i soci, tenendo però presente che in un primo momento, per le

obbligazioni sociali risponde la società con i suoi beni, mentre il patrimonio

personale dei singoli soci è chiamato in causa soltanto nell’ipotesi in cui quello

della società non sia capiente.

Occupiamoci, infine, delle società in accomandita semplice nelle quali, a

differenza delle altre società fin qui esaminate, sono previste due categorie di soci,

rappresentate dai soci accomandatari, solidalmente e illimitatamente responsabili

per le obbligazioni sociali, ed i soci accomandanti, che rispondono, per le stesse

obbligazioni, soltanto limitatamente alla quota conferita.

Come si può notare, la responsabilità illimitata e solidale per le

obbligazioni sociali coinvolge soltanto i soci accomandatari, i quali, pertanto,

hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi dei soci della società in nome

collettivo, com'è, anche, specificamente previsto dall'art. 2318, primo comma,

cod. civ.

Proprio a motivo delle pesanti responsabilità patrimoniali a carico dei soci

accomandatari, il cod. civ. riserva solo a questi soci l'amministrazione della

società (art. 2318, secondo comma, cod. civ.).

Vi è pertanto, in questa forma di società, una sorta di corrispondenza

biunivoca, per usare un'espressione matematica, tra socio accomandatario e

48 In tal senso F. Ferrara jr. - F. Corsi, Gli imprenditori e le società, Giuffrè, Milano, 7^ ed., 1987,

pag. 317. 78

amministratore, nel senso, ripetiamo, che l'amministrazione delle società è

riservata, appunto, soltanto ai soci accomandatari.

Tuttavia, anche il socio accomandante risponde, per le obbligazioni sociali

di fronte a terzi, illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari, nel caso

lo stesso accomandante consenta che il suo nome sia compreso nella ragione

sociale (art. 2314, secondo comma, cod. civ.).

Tale forma di società viene, di solito, utilizzata nel caso si intenda tutelare il

patrimonio personale di alcuni soci, che assumono la figura di soci accomandanti,

rinunciando, per converso, a partecipare all’amministrazione della società; si tratta,

ad evidenza, di realtà aziendali medio - piccole, per le quali non risulta conveniente

assumere la forma giuridica di società di capitali, che garantirebbe la totale

estraneità del patrimonio dei soci dalle pretese dei creditori sociali.

In questa forma di società, come nelle precedenti, il soggetto giuridico è

un’entità complessa, composta da più soggetti, costituiti dalla stessa società e dai

soci accomandatari; come per le società in nome collettivo, ci pare opportuno

ricordare che la sfera patrimoniale dei soci accomandatari può essere interessata

soltanto quando i beni della società siano stati preventivamente escussi, e non ne

esistano, pertanto, in misura capiente per soddisfare le ragioni dei creditori della

stessa società.

§ 2.2. Le forme tipiche d'impresa ed i loro tratti caratteristici (segue).

Le società di capitali.

Delineate le caratteristiche principali delle società di persone, in ordine

all'individuazione del loro soggetto giuridico e quindi ai diritti ed alle

responsabilità patrimoniali dei soci delle stesse società, delineiamo, ora, con

riferimento allo stesso soggetto, i tratti tipici delle società di capitali.

Nel nostro ordinamento giuridico, sotto la denominazione di società di

capitali, rientrano le seguenti fattispecie di società:

1) società a responsabilità limitata, o S.r.l.;

2) società per azioni, o S.p.A.; 79

3) società in accomandita per azioni, o S.a.p.A.

In tutte queste forme di società, il soggetto giuridico è rappresentato dalla

società stessa, alla quale vanno pertanto riferiti i diritti e gli obblighi derivanti

dall'esercizio della data attività imprenditoriale.

Inoltre, salvo che per i soci accomandatari della società in accomandita per

azioni, che sono solidalmente e illimitatamente responsabili, i soci delle società di

capitali assumono, per le obbligazioni sociali, responsabilità patrimoniale limitata

49

al capitale conferito .

Qualche tratto differenziatore tra le stesse società di capitali, si può trovare

nella dimensione dell'attività economica per mezzo di esse esercitabile, nel senso

che mentre la S.r.l. è una forma scelta per società di piccole dimensioni, la S.p.A.

e la S.a.p.A. rappresentano fattispecie tipiche delle medie e grandi dimensioni.

Un indice di quanto appena affermato si può trovare, indirettamente,

nell'ammontare di capitale minimo richiesto per la costituzione di queste società,

che è di € 10.000 per la S.r.l. e di € 120.000 per le società azionarie, S.p.A. e

S.a.p.A.

Altro tratto differenziatore tra le società di capitali è dato dai titoli

costituenti il capitale sociale delle stesse società, rappresentati da quote nelle

società a responsabilità limitata e da azioni nelle società azionarie, entrambi titoli

a reddito variabile.

Questo tratto differenziatore rappresenta un fattore che influisce

notevolmente sulla struttura e sul finanziamento delle società di capitali.

Invero, le quote costituenti il capitale sociale delle S.r.l. non essendo

formalmente incorporate in un titolo, e non essendo, quindi, facilmente

trasmissibili, limitano il finanziamento esterno delle stesse società le quali,

pertanto, nel caso di necessità finanziarie a titolo di capitale proprio, possono

contare quasi esclusivamente sui relativi apporti da parte dei soci.

Diversamente accade, invece, per le società azionarie le quali, rispetto alle

società a responsabilità limitata e ancor di più alle società di persone, hanno più

elevate possibilità di ricorrere a finanziamenti esterni, sia a titolo di capitale

49 L'unica eccezione a quanto appena riferito può essere rinvenuta, invero, nell'art. 2362 cod. civ.

che, in riferimento alla società per azioni, sancisce la responsabilità illimitata dell'unico socio, in

80

proprio, che a titolo di capitale di credito, proprio a motivo della facile

trasmissibilità dei titoli costituenti il capitale sociale delle stesse società,

rappresentate, ripetiamo, da azioni.

In altre parole, i soci della società a responsabilità limitata hanno,

oggettivamente, minore possibilità - rispetto ai soci delle società azionarie - di

rendere liquide, ove se ne presenti l'opportunità o la necessità, le quote di capitale

sottoscritte e versate.

E questa circostanza influisce, quindi, sul finanziamento e quindi sulla

struttura di queste società.

Struttura che, a motivo della circostanza richiamata, non può assumere le

caratteristiche della media e della grande dimensione.

Nell'ultimo decennio, tuttavia, un ruolo significativo nel panorama delle

forme scelte per l'esercizio di attività imprenditoriali, è stato assunto dalla società

in accomandita per azioni.

Forma di società, questa, che, pur essendo prevista nel cod. civ. sin dal

1942, anno della promulgazione dello stesso cod. civ., è stata poco utilizzata

sinora, per essere "riscoperta", diciamo, soltanto a partire dagli anni ottanta.

E' che, forse, soltanto negli anni a noi più vicini sono maturate, nella nostra

realtà aziendale, le esigenze che possono spiegare l'opportuno ricorso a tale forma di

società. Esigenze avvertite nell'ambito, soprattutto, dei gruppi familiari italiani, e

rappresentate:

1) dalla necessità di separare la proprietà dalla loro gestione;

2) dalla difesa della proprietà azionaria di riferimento degli stessi gruppi,

minata, potenzialmente, dall'eccessivo frazionamento del capitale sociale fra un

50 .

numero elevato di soci

caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui è venuta meno

la pluralità dei soci.

50 Sul punto, più in dettaglio, S. S , L’azienda. Caratteri d’Istituto – Soggetti –

ARCONE

Economicità, Giuffrè, Milano, 1997, Cap. IV, §4. 81

§ 2.3. Le forme tipiche d'impresa ed i loro tratti caratteristici (segue).

I gruppi aziendali: tipiche strutture formali ed elementi costitutivi

Delineato l'aspetto formale delle aziende come entità economiche singole,

vediamo ora di completarlo, trattando le stesse aziende come entità economiche

tra loro variamente collegate, fenomeno che dà luogo alla realtà delle

aggregazioni o coalizioni aziendali, e, più in particolare, dei gruppi aziendali.

51

Tra le varie fattispecie di aggregazioni aziendali , noi accenneremo,

soprattutto, nel corso delle pagine successive, ai gruppi aziendali.

Nella sua espressione più semplice, un gruppo di aziende è costituito dalla

coalizione di almeno due società, poniamo A e B, con propria personalità

giuridica, nella quale una di esse, per ipotesi la società A, detiene nell'altra, la

società B, una quota di capitale sufficiente per consentirne il controllo.

E si può trattare nel caso specifico di partecipazioni totalitarie, di

maggioranza assoluta e relativa.

Volendo rappresentare graficamente il gruppo costituito dalle società A e

B, avremmo il seguente diagramma: A

B

in cui la società A, controlla, appunto, la società B.

La prima, poiché posta al primo livello del suddetto schema, è detta in

inglese holding company o parent company, mentre la seconda, posta al secondo

livello, subsidiary.

Se le società controllate sono più di una, il diagramma del gruppo può

essere costituito estendendo la base del diagramma stesso in senso orizzontale.

Avremo, cioè, strutture del seguente tipo:

51 Sulle varie forme di aggregazioni o coalizioni aziendali diverse dal gruppo, si vedano P. E.

Cassandro, I gruppi aziendali, Cacucci, Bari, 7^ Ed., 1982 (in particolare i §§ 10, 11 e 12 del Cap.

I) e B. Passaponti, Politiche di aggregazione aziendale. Attinenze e diversificazioni, Colombo, Pisa, 1975.

82

A

B C D E F

in cui la società A, capogruppo, controlla direttamente le società B, C, D,

E ed F, sussidiarie o affiliate.

Strutture più complesse di gruppo sono quelle contraddistinte da rapporti

di partecipazioni dirette ed indirette, reciproche e circolari.

Le strutture di gruppo con partecipazioni indirette altro non sono che uno

sviluppo di quelle semplici, e si hanno quando vi sono due o più livelli di

sussidiarie. Ad esse può pervenirsi in due modi:

a) una società estranea al gruppo, che chiamiamo A, acquista una

partecipazione di maggioranza nella società B, società madre, che già esercitava il

controllo sulla società C;

b) la società B, già sussidiaria della società A, acquista una partecipazione

in una società estranea al gruppo, poniamo la società C.

La struttura del nuovo gruppo è la seguente:

A

B

C

Tra le società A, B, e C, esistono le seguenti relazioni:

1) rapporto di partecipazione diretta tra la società A, capogruppo, e la

società B, sussidiaria, in quanto la prima detiene una partecipazione di

maggioranza nella seconda;

2) rapporto di partecipazione diretta tra la società B e la società C, in

quanto la prima detiene una partecipazione di maggioranza o meno, nella

seconda; la società B, pertanto, è sussidiaria rispetto alla società A e capogruppo

83

rispetto alla società C, anche se di grado inferiore rispetto alla società A. Per

distinguerla dalle sussidiarie pure e semplici, la B viene detta società intermedia;

3) rapporto di partecipazione indiretta tra la società A e la società C; tale

rapporto si realizza attraverso la partecipazione diretta della società B nella C di

cui al punto 2).

La società A, posta al primo livello della struttura del gruppo, viene detta

top holding company, o mayor parent; la società B, posta al secondo livello, oltre

che intermedia, viene, anche, detta sub holding company o minor parent, o,

ancora, son company, mentre la società C, oltre che semplicemente sussidiaria,

viene anche detta grand son company.

Quello su delineato, è lo schema più semplice di gruppo con partecipazioni

indirette; schemi più complessi si possono avere in altri casi.

Il motivo principale delle partecipazioni indirette è quello di conseguire il

controllo, sia pure indiretto, della data società, realizzando però risparmi o

vantaggi finanziari rispetto all'ipotesi del controllo diretto della stessa società.

Supponiamo, al riguardo, che la società A voglia controllare due altre

società, per ipotesi B e C, il cui capitale sociale sia pari a € 100, composto da

azioni del valore nominale di € 1 cadauna.

Se la società A volesse controllare direttamente sia la B che la C, dovrebbe

assicurarsi la metà più una delle azioni votanti delle società stesse e dovrebbe,

pertanto, investire € 102 (51 + 51); nel caso, invece, la società A, una volta

acquisito, con un investimento di € 51, il controllo della società B, facesse acquisire

a quest'ultima una partecipazione di maggioranza nella società C, otterrebbe

pertanto il controllo delle due società con un capitale di € 51, invece di € 102, come

sarebbe stato altrimenti necessario. Ed economia di mezzi finanziari si avrebbe se la

società A creasse un'apposita società intermedia I - con un capitale di € 102 di cui si

assicura la maggioranza assoluta, con un esborso di € 52 - a cui far acquisire le

partecipazioni, anch'esse di maggioranza assoluta, nelle società B e C, con un

investimento cadauno di € 51 e complessivo di € 102; in tal caso la società A per

84

ottenere il controllo di queste società farebbe un investimento di € 52 invece che di

52

€ 102, come sarebbe stato necessario, altrimenti, con partecipazioni dirette .

E veniamo alle strutture di gruppo contraddistinte da partecipazioni

reciproche dette, anche, "strutture a catena" o" bilateral relationships". Esse si

hanno quando due società, poniamo A e B, sono legate da due rapporti di

partecipazione dirette: della società A nella società B e della seconda nella prima.

Lo schema tipo di rappresentazione della struttura in oggetto, è il seguente:

A

B

E' chiaro, però, che perché si possa avere la costituzione del gruppo è

necessario, nel nostro esempio, che la società A abbia, nella società B, una

partecipazione di maggioranza che ne assicuri il controllo.

E', tuttavia, da rilevare che la costituzione di gruppi caratterizzati da

partecipazioni reciproche è molto limitata, nel nostro Paese, come in altri, da

disposizioni legislative il cui scopo è quello di evitare gli abusi e gli

annacquamenti di capitale cui esse danno luogo.

I gruppi con partecipazioni circolari, infine, derivano dalla combinazione

di partecipazioni indirette e reciproche. Più precisamente, essi si hanno quando, in

un gruppo costituito da tre o più società legate da partecipazioni indirette, quella

posta alla base di esso possiede una partecipazione nella capogruppo.

Tali strutture di gruppo, denominate in America circular stockholdings o

multilateral relationships, sono praticamente uno sviluppo delle "strutture a

catena" di cui possono considerarsi una varietà, e possono essere rappresentate dal

seguente schema:

52 Sulla determinazione quantitativa dei vantaggi finanziari conseguibili con l'utilizzo di società

intermedie, v., più ampiamente, L. Petix, Aspetti della gestione finanziaria dei gruppi, Cedam, Padova,

1979, pag. 24 e segg.; G. Zadra, L'enigma della scatole cinesi, in Società e Istituzioni»,

«Economia,

Quadrimestrale della LUISS, Società Editrice Romana, n. 3, settembre - dicembre, 1991, pag. 586 e

segg. 85

A

B C

nel quale la società C, controllata indirettamente dalla società A, possiede in

quest'ultima una partecipazione.

Dall'analisi delle strutture tipiche formali di gruppo - esaminate nelle

pagine precedenti - emerge che gli elementi formali che consentono di individuare

un gruppo di imprese sono i seguenti:

1) più società con propria autonomia giuridica;

2) possesso di partecipazioni di controllo della società capogruppo nelle

società controllate;

3) forma di società di capitali, e con maggiore ricorrenza di società

azionaria.

§ 3. Il soggetto economico d’impresa.

Per soggetto economico di impresa s’intende la persona o le persone che

hanno il supremo potere di comando nell'azienda ed in virtù di questo potere si

adoperano per realizzare i fini istituzionali della stessa azienda.

Per la realizzazione di questi fini il soggetto economico svolge una

complessa attività, che è nel contempo creativa-intellettuale ed attuativa-

professionale.

Prima di parlare di tali fattispecie di attività, è doveroso mettere in

evidenza che, in linea di principio, una precipua caratterizzazione

dell’imprenditore e, quindi, anche del soggetto economico, è l’assunzione del

rischio d’impresa, ossia l’eventualità del fallimento della stessa impresa e del suo

disegno strategico, e quindi la perdita dei capitali in essa investiti, con pesanti

86

conseguenze sul piano etico, morale oltre che professionale, in primis per lo

stesso imprenditore nonché, anche, per la comunità dei lavoratori della medesima

impresa.

Diciamo di più. L’assunzione del rischio d’impresa rappresenta una delle

più potenti spinte all’attività imprenditoriale, da costituirne quasi la sua

sublimazione. Afferma al riguardo G. Bruni: “L’incertezza e l’aspettativa,

parafrasando una suggestiva espressione letteraria, sono le gioie proprie della vita

dell’impresa, quelle che rendono stimolante e affascinante l’avventura

53

imprenditoriale” .

Tutto ciò premesso, torniamo ora alla complessa attività creativa-

intellettuale ed attuativa-professionale del soggetto economico d’impresa.

L'attività creativa consiste nella scelta dei fini istituzionali dell'azienda e

nella definizione delle strategie relative, ossia, per dirla con un’espressione

54 .

ricorrente, nel concepimento della business idea

L'attività, invece, più spiccatamente attuativa è quella diretta a realizzare

il progetto strategico definito e richiede una solida preparazione culturale,

arricchita da esperienze tecno-amministrative, appannaggio, in linea di principio,

dei manager adibiti alle varie aree funzionali ed operative d'impresa.

Questa complessa attività creativa e professionale va a definire quella che

viene, anche, denominata la funzione imprenditoriale del soggetto economico

d'impresa.

Nelle varie realtà aziendali che è dato osservare, la funzione

imprenditoriale è svolta da vari soggetti, a volte singolarmente, altre volte da più

soggetti.

53 G. Bruni, Contabilità per l'Alta direzione. Il processo informativo funzionale alle decisioni di

governo dell’impresa, op. cit., pag. 32.

Notiamo, per inciso, che l’espressione letteraria, cui fa riferimento l’I.A. per caratterizzare il

rischio dell’attività imprenditoriale, è tratta da un dialogo della commedia di W. Congreve, Love

for love – pubblicata da Jacob Tonson nel 1695 (ed. italiana Amare per amore, a cura di M.

Corsani, Ed. Il Melangolo, Genova, 1992, pag. 173) – che qui (il corsivo e nostro) riportiamo:

“Valentine: Non mi lascerete in questa incertezza? Angelica: Chi se non un pazzo si lamenterebbe

dell’incertezza? L’incertezza e l’aspettativa sono le gioie della vita. La certezza è una cosa

insipida, e il conseguimento e il possesso di un desiderio scoprono l’insensatezza della caccia.

Meglio non conoscersi meglio a vicenda, perché il piacere di una mascherata è finito quando si

arriva a vedersi in faccia …”.

54 Più ampiamente, sul concetto di creatività, U. Bertini, Creatività e gestione strategica

dell'azienda, in Scritti di politica aziendale, Giappichelli, Torino, 1991, pag. 79 e segg. 87

Si può dire, in via generale, che man a mano che cresce la dimensione

d’impresa e la dispersione del capitale sociale, la funzione imprenditoriale passa

dall’azionista di riferimento (modello imprenditoriale) alla coalizione dei

manager di 1° livello e/o delle varie aree funzionali di 2° livello, i quali agiscono

o insieme alla proprietà (modello imprenditoriale-manageriale) o isolatamente

(modello manageriale).

Più in particolare, vi sono aziende in cui i portatori del capitale di rischio

posseggono tutte le qualità creative e professionali richieste dall'assolvimento

della funzione imprenditoriale, per cui essi rappresentano il soggetto economico

delle stesse aziende.

Si tratta del modello imprenditoriale riscontrabile nelle aziende

individuali e nelle società di persone, nonché nelle società di capitali a ristretta

base societaria e non quotate.

Esistono, inoltre, altre realtà aziendali nelle quali i portatori del capitale di

rischio dispongono delle qualità creative ma non di quelle professionali richieste

per l'assolvimento della funzione imprenditoriale; in queste realtà, pertanto, il

soggetto economico può dirsi rappresentato dai portatori del capitale di rischio

nonché dai manager delle varie aree funzionali.

Si tratta del modello imprenditoriale-manageriale – con prevalenza

comunque del peso degli azionisti di riferimento – riscontrabile, tra l’altro, nella

realtà aziendale delle società quotate del nostro Paese.

All'assolvimento della funzione imprenditoriale, i portatori del capitale di

rischio contribuiscono con l'assegnazione, all'impresa, dei suoi fini istituzionali e

con le facoltà creative dell'innovazione, mentre i manager apportano, a quella

funzione, la loro competenza professionale, la capacità di analisi nonché quella di

attuazione dei piani e dei programmi predisposti dai primi con il concorso dei

secondi.

Si dice, anche, che i portatori del capitale di rischio - che rappresentano

«l'anima politica» del soggetto economico - apportano un contributo di

55 di

imprenditorialità, mentre i manager - che rappresentano «l'anima tecnica»

55 Queste espressioni - che ci piace riportare per la loro incisività - sono di U. Bertini, Il governo

dell'impresa tra «managerialità» e «imprenditorialità», in Scritti di politica aziendale, già cit.,

pag. 25 e segg. 88

quel soggetto - forniscono un contributo di managerialità; imprenditorialità e

managerialità intese come qualità del soggetto economico da considerare,

56

pertanto, come organo collegiale .

Si osservano, infine, unità economiche nelle quali la proprietà azionaria è

così frazionata da rendere molto difficile, ed in alcuni casi impossibile,

l'individuazione di un organo volitivo stabile; in queste unità, di conseguenza, il

soggetto economico e le relative funzioni sono espressione della coalizione dei

dirigenti che rappresentano il “top-management”.

Si tratta del modello manageriale tipico delle grandi imprese – come le

public companies inglesi e le public corporation americane – nelle quali, come

abbiamo già riferito a proposito della durabilità d’azienda (§ 3, Cap. III), il

capitale è così frazionato da rendere alquanto problematica, l’individuazione di un

organo volitivo stabile; in dette realtà, pertanto, il gruppo che rappresenta la

coalizione dei manager finisce, così, per dominare l’impresa, surrogandosi al

capitale di rischio anche per quell’attività creativa, espressa compiutamente, di

norma, dai portatori del capitale di rischio.

In tali realtà, pertanto, la coalizione dei manager che forma il top

management assolve la funzione imprenditoriale a tutto tondo, e svolge, quindi,

sia l’attività più spiccatamente professionale loro tipica, sia l’attività più

57 .

propriamente creativa, di solito espressione del capitale di rischio

Come abbiamo già riferito (Cap. III, § 3), si ritiene al riguardo, che questo

modello abbia, però, portato negli U.S.A., negli anni novanta, ad una crisi di

56 Come possiamo notare, si forma nell'ambito dell'impresa moderna un modello di leadership a

due - tra loro interattivi e complementari - di cui uno provvede ad una attività essenzialmente

creativa e strategica, l'altro principalmente a quella di attuazione della prima.

Questo modello di leadership a due sembra la conferma di indagini sociologiche le quali hanno

messo in evidenza come nei gruppi sociali emergano due leaders che interagiscono tra loro e si

appoggiano reciprocamente nell'esercizio della loro funzione. Di questi leader, «... il primo [è] un

leader in senso strumentale, una persona che si d[à] da fare per orientare il gruppo, esprimere

opinioni e proporre suggerimenti; il secondo [è] la persona valutata più positivamente dagli altri

membri». Il primo viene, pertanto, denominato leader strumentale, il secondo leader espressivo.

Il fatto che questi due leaders non coincidessero, che tendessero a interagire tra loro e che detta

interazione non fosse competitiva ma di appoggio reciproco, suggerisce, secondo i sociologi «...

un modello di leadership a due: uno specialista provvede al lavoro del gruppo, l'altro alle sue

esigenze emotive. A questo fine, i due leaders formano una sorta di coalizione implicita tra loro».

In tal senso, N. J. Smelser, Manuale di sociologia, Il Mulino, Bologna, 1987, pag. 155.

57 In tal senso, G. Bruni, Contabilità per l'Alta direzione. Il processo informativo funzionale alle

decisioni di governo dell’impresa, già cit., pag. 49 e segg.; H. J. Leavitt, Corporate pathfinders,

Penguin Books, New York, 1987, pag. 3 e segg. 89

creatività imprenditoriale – espressione naturale del capitale di rischio – nonché,

anche, delle scuole di management dello stesso Paese, tese a porre l'accento sugli

aspetti professionali dei dirigenti, trascurando, per converso, i valori più

spiccatamente imprenditoriali, come quelli relativi alla creatività ed alla

innovazione. Di conseguenza una minore competitività del sistema economico

americano rispetto, soprattutto, a quello del Sol Levante.

Per altri aspetti, si verifica, in questa ipotesi, quel fenomeno, già osservato

negli U.S.A. sin dagli anni '30 per le cosiddette imprese mature, di dissociazione

tra potere di disposizione e facoltà di godimento, per cui il soggetto volitivo di

impresa - ossia la componente soggettiva che possiede il capitale di controllo - ha

il diritto di godere dei frutti di questo capitale, ossia dei relativi dividendi, ma non

il potere di dominio dell'azienda, potere che, di fatto, passa ai dirigenti.

L'azienda vive, pertanto, in queste ipotesi, come organismo produttivo e

come comunità sociale, una vita propria indipendente dalle persone che ne

controllano il capitale e quindi con un percorso evolutivo che va al di là della

durata fisica di queste persone.

Si realizza, cioè, totalmente, in queste realtà economiche, la nozione di

azienda come istituto economico duraturo, ossia di unità economica oggettiva, che

ha un suo processo biologico indipendente da quello dei suoi elementi primi, tra

58 .

cui, appunto, i portatori del capitale di controllo

A conclusione dell’argomento sul soggetto economico d’impresa,

vogliamo mettere in evidenza che il mix di elementi da cui promana il soggetto

economico nella grande impresa nonché nei grandi gruppi di società, comprende

non solo i portatori del capitale di rischio ed il management ma, pure, le forze

politiche e sociali, e cioè gli organi presenti nello spazio economico in cui queste

unità economiche svolgono la propria attività.

Le forze politiche e sociali definiscono il quadro istituzionale esterno nel

cui rispetto devono operare le unità economiche; ecco, pertanto, la necessità che

l'azione imprenditoriale espressa dai portatori del capitale di rischio e dal

management, si svolga con il favore di quelle forze in modo che le stesse non

rappresentino un rilevante ostacolo alla vita ed allo sviluppo dell'impresa.

58 Sul concetto della durabilità d'azienda, si rinvia a quanto già riferito in precedenza, Cap. III, § 3.

90

A scopo puramente didattico presentiamo una slide che riassume le

competenze distintive del soggetto economico, nonché la sua individuazione (in

forma singola o associata) nelle varie realtà d’impresa.

Tav. n. 17

§ 4. Il soggetto giuridico ed il soggetto economico d’impresa nelle

loro mutue relazioni e nei rapporti con l’ambiente economico di

riferimento.

Abbiamo già accennato che tra soggetto giuridico e soggetto economico

d’impresa, nonché tra questi soggetti e l’ambiente economico di riferimento,

corrono rapporti di interazione e complementarità, che influiscono, spesso

notevolmente, sul comportamento d’impresa.

Si vuol dire, in altre parole, che tra forma (soggetto giuridico) e sostanza

(soggetto economico) esistono rapporti di influenza che incidono sulle

manifestazioni concrete in azienda; così come su queste manifestazioni

influiscono i complessi rapporti tra soggetto giuridico, soggetto economico ed

ambiente di riferimento della nostra impresa. 91

Quanto alle relazioni di interazione tra soggetto giuridico e soggetto

economico, annotiamo, innanzitutto, l'influenza del primo sul secondo, citando ad

evidenza il caso della società in accomandita per azioni, la quale – lo ricordiamo

nuovamente – riserva il potere di comando ad alcuni soci, gli accomandatari, che in

quanto tali sono di diritto amministratori della stessa società, a scapito di altri, gli

accomandanti, che in tal veste non possono assumere responsabilità di gestione.

Pertanto, quanto all'influenza della forma (soggetto giuridico) sulla

sostanza (soggetto economico) si può dire che la prima può condizionare, e di

fatto condiziona, la seconda.

E' vero, d'altra parte, che le modalità di espressione del potere di comando

in azienda, e quindi il suo soggetto economico, ne influenzano anche la forma, che

dà luogo, ripetiamo, al soggetto giuridico della medesima azienda; si vuol dire,

cioè, che il soggetto economico d'azienda sceglie la forma di questa in relazione,

anche, alle varie modalità con cui il medesimo soggetto possa esercitare o meno

in essa il suo dominio.

Così, nel caso della società in accomandita per azioni, il socio che vuole

esercitare il supremo potere di comando in azienda per tutta la sua vita, sceglie,

potendo, la veste di socio accomandatario, perché sa che, in tale veste, è di diritto

amministratore della stessa società.

Per contro, il socio che nella stessa forma di società non vuole esercitare

quel dominio, sceglie la veste di socio accomandante che, in quanto tale, non può

essere amministratore di tale società.

Quando ciò accade, si può anche affermare, come in questo caso, che la

sostanza (soggetto economico) influenza la forma (soggetto giuridico).

Quanto alle relazioni di complementarità tra soggetto giuridico (forma) e

soggetto economico (sostanza) è noto che dette entità rappresentano due degli

elementi della struttura aziendale diretti, appunto, complementarmente, al

conseguimento delle prefissate finalità d'azienda.

Illustrati, sia pure brevemente, i rapporti e le reciproche influenze tra

soggetto giuridico e soggetto economico, osserviamo ora le relazioni tra questi

soggetti e l'ambiente economico nel quale le aziende svolgono la propria attività

92

e, quindi, i tratti caratteristici che gli stessi soggetti traggono dal medesimo

ambiente.

Così, quanto all'influenza dell'ambiente sul soggetto giuridico e quindi

sulla forma d'azienda, è noto che questa rappresenta un fattore del contesto

economico nel quale la stessa azienda vive ed opera; ne consegue, di solito, che la

forma viene fatta variare in relazione, appunto, ai cambiamenti dell'ambiente

economico d'impresa.

Un accenno ai cambiamenti di forma della data società, dovuti alle

variazioni dell'ambiente economico, si può trarre dalle trasformazioni, in società

per azioni, di alcune Casse di Risparmio italiane, avvenute per effetto della Legge

Amato, allo scopo di renderle più competitive nei confronti di altre banche con

una struttura societaria più moderna, appunto, di società per azioni.

Per quanto concerne invece l'influenza dell'ambiente sul soggetto

economico d'azienda, si fa presente - salvo maggiori approfondimenti nel capitolo

successivo - che le economie di mercato dei paesi più avanzati - nei quali le

società sono caratterizzate da un eccessivo frazionamento del capitale sociale e,

quindi, dalla mancanza di una proprietà azionaria stabile - conducono, tra l'altro, a

forme di direzione aziendale in cui il soggetto economico d'impresa è espresso da

un mix di persone, composto da soci capitalisti e da manager della stessa impresa.

Si tratta del modello di direzione aziendale denominato imprenditoriale-

manageriale, che nelle economie di mercato cosiddette "mature" evolve, come

già riferito, verso il modello cosiddetto manageriale, in cui il soggetto economico

d'impresa è rappresentato in modo preponderante dai manager di più elevato

59 .

livello della data società

Va da sé che le modalità di espressione del soggetto giuridico e del

soggetto economico, influenzano anche l'ambiente nel quale l'azienda opera,

specialmente, però, quando la stessa azienda assume una notevole dimensione.

Per concludere, il fenomeno dei rapporti tra soggetto giuridico, soggetto

economico e ambiente d'azienda rappresenta un altro modo in cui si esplica la

visione sistemica d'azienda, nella quale i suoi elementi non hanno un significato

59 Sull'argomento, si rinvia il cortese lettore al precedente § 3. 93

proprio autonomo, ma un valore che varia, con modalità interattive e

complementari, in virtù del complesso a cui gli stessi elementi appartengono.

A conclusione del paragrafo, presentiamo una tavola di sintesi dell’azienda

dal punto di vista soggettivo con i rapporti di interazione e complementarità tra

soggetto giuridico e soggetto economico.

Tav. n. 18 94

CAPITOLO V

Le strategie d’impresa, gli assunti motivazionali dei

soggetti che le compiono (O.S.F.) ed il loro rapporto con

la struttura organizzativa

§ 1. Premessa

A completamento dello studio sulla struttura aziendale, nella componente

oggettiva prima, soggettiva ora, ci pare utile fornire al cortese studente qualche

utile riferimento riguardante le strategie d’impresa.

Partiremo, al riguardo, dalle cause delle strategie, per individuarne poi il

loro oggetto specifico (§ 2) nonché quelle che vanno a costituire il cosiddetto

finalismo aziendale (§ 3), che rappresenta, lo diciamo sin d’ora, la massima

espressione del soggetto economico in tema di strategie; passeremo, quindi (§ 4),

a presentare gli assunti motivazionali del soggetto che compie le strategie, assunti

che costituiscono l’Orientamento Strategico di Fondo, per considerare poi (§§ 5

e 5.1) l’influenza dell’O.S.F. sulle strategie. Il capitolo si conclude, (§ 6) con lo

studio del rapporto tra strategia e struttura organizzativa, rapporto che rivela

spunti interessanti sul rapporto interattivo tra azienda e ambiente. 60

L’argomento segue, sostanzialmente, l’impostazione del Prof. Coda , fa

61

leva su un notevole spunto del Prof. Cavalieri sulle cause delle strategie, e

contiene, anche, alcuni contributi personali sugli elementi costitutivi

dell’Orientamento Strategico di Fondo, nonché sul rapporto tra strategia e

struttura organizzativa.

A scopo puramente didattico, presentiamo una tavola che possa dare un

quadro di sintesi degli aspetti che riguardano le strategie d’impresa.

60 V. Coda, L’orientamento strategico dell’impresa.

61 E. Cavalieri, Variabilità e strutture d’impresa. 95

Tav. n. 19

§ 2. Le cause delle strategie d’impresa, le loro tipologie ed il loro

oggetto.

Abbiamo già accennato - parlando delle componenti della struttura

aziendale - che mentre l’azienda e le sue componenti sono tendenzialmente e direi

strutturalmente rigide, l’ambiente nel quale l’azienda vive ed opera è -

diversamente dalle componenti aziendali - tendenzialmente dinamico.

Da questo contrasto tra struttura aziendale - ripetiamo tendenzialmente

rigida - ed ambiente - geneticamente dinamico, nasce il rischio d’impresa e quindi

il rischio per l’imprenditore di non remunerare congruamente i fattori produttivi

avvinti all’impresa per il raggiungimento delle prefissate finalità aziendali.

Le azioni dirette a fronteggiare detto rischio costituiscono, appunto, quelle

che vengono denominate strategie d’impresa, che possono essere meglio

specificate in relazione al loro oggetto di riferimento, ossia: 96

1. strategie di flessibilità, per quelle riferite alla struttura aziendale;

2. strategie di dominanza, per quelle riferite all’ambiente di riferimento.

Le prime vengono poi distinte, in relazione alle componenti d’azienda, in:

− strategie del personale o anche, più in generale, strategie sociali, che

riguardano i cosiddetti interlocutori sociali e quindi non solo il personale ma

anche conferenti di capitale di rischio, finanziatori a titolo di credito,

fornitori, Stato, ecc.

− strategie economico-finanziarie che riguardano la struttura del patrimonio;

− strategie organizzative, che interessano il modello organizzativo, e quindi la

macro-struttura nonché i meccanismi operativi ed i sistemi di compenso del

personale.

Le seconde, invece, le strategie cioè nei confronti dell’ambiente, vengono

distinte in strategie di portafoglio, per le (molte) imprese operanti in vari settori

di attività e in strategie competitive, riferite alle (poche) imprese monobusiness, e

riguardanti le funzioni aziendali tipiche d’impresa.

Più in particolare, le strategie di portafoglio consistono nella scelta delle

ASA (Aree Strategiche di Affari) corrispondenti alle divisioni prodotto/mercato in

cui opera l’impresa multibusiness. All’interno, poi, delle singole ASA sono

collocate le strategie competitive, costituite, dalle strategie funzionali tipiche di

ogni divisione (come per es. quelle riguardanti le operazioni di acquisizione di

materie prime, di trasformazione di materie prime, di marketing, di ricerca e

sviluppo, ecc.).

Nelle imprese monobusiness, non esistono evidentemente strategie di

portafoglio, o di ASA, ma solo strategie competitive costituite, ripetiamo, dalle

strategie funzionali della stessa impresa monobusiness.

Per concludere sul punto, nelle imprese multibusiness, esistono sia

strategie di portafoglio o strategie di ASA, che strategie competitive delle singole

divisioni, mentre nelle imprese monobusiness, mancando le strategie di

62 .

portafoglio, vi sono solo strategie competitive

Passiamo, ora, ad individuare meglio l’oggetto delle strategie di

flessibilità, ossia delle strategie dirette a ridurre la tendenziale rigidità aziendale,

97

che sono rappresentate, come è ormai noto, dalle strategie del personale, dalle

strategie economico-finanziarie, dalle strategie organizzative.

Le strategie nei confronti del personale operano, tipicamente, in due

direzioni, tra l’altro intimamente connesse, rappresentate:

1) da quelle dirette a rendere più consapevole il personale

dipendente dei processi di gestione in atto nella data azienda, e

2) da quelle dirette a venire incontro ai bisogni di carattere etico-

morale-sociale del lavoratore, oltre ovviamente ai bisogni più

tipicamente fisiologici dello stesso lavoratore.

Le prime hanno il compito di rendere il personale dipendente più partecipe

alla realizzazione dei processi aziendali; si pensi, a titolo di esempio, al processo

in atto di inserimento del controllo di gestione nelle aziende pubbliche, da quelle

sanitarie agli enti locali (Comuni, Province,Regioni) che ha comportato la

realizzazione di corsi di formazione del personale, dirette a far conoscere, ai vari

livelli, le implicazioni di questo nuovo strumento di gestione.

Le seconde - quelle dirette a venire incontro alle esigenze di carattere etico-

morale del personale dipendente (oltre ovviamente a quelle più tipicamente

fisiologiche) - hanno lo scopo di migliorare il rapporto tra l’impresa ed il personale

dipendente, facendo sentire quest’ultimo parte integrante della data azienda.

Con queste strategie, dirette verso la sfera emotiva del lavoratore, si cerca,

in altre parole, di fidelizzare il personale dipendente attraverso una migliore

gestione dei rapporti umani, idonei a realizzare non solo i bisogni fisiologici del

lavoratore (tipicamente i bisogni dei gradini bassi della scala di Maslow) ma

anche e soprattutto i suoi bisogni di carattere etico, morale, sociale (i bisogni dei

gradini alti della scala di Maslow).

Lo scopo ultimo delle strategie nei confronti del personale, e quindi sia di

quelle dirette ad una migliore conoscenza dei processi aziendali, che di quelle

dirette verso la sfera emotiva del lavoratore, è quello di far interiorizzare al

lavoratore i fini della data azienda allo scopo della sua condivisione, con il

soggetto economico d’impresa.

62 Più ampiamente, sui concetti qui appena accennati, in E. Cavalieri, Variabilità e strutture

d’impresa; V. Coda, L’orientamento strategico dell’impresa. 98

Condivisione che realizza in sostanza il processo – di grande successo per

l’impresa – di fusione tra la funzione socializzante dell’impresa e quella

personalizzante del lavoratore.

Le strategie economico-finanziarie, hanno per oggetto il miglioramento

dei risultati aziendali, sia direttamente mediante apposite strategie di ASA o

competitive, che indirettamente attraverso lo studio del rapporto tra capitale

proprio e capitale di credito, nonché del rapporto tra investimenti e quindi

fabbisogno di finanziamento che questi comportano e fonti di finanziamento, e

63

quindi tipicamente capitale proprio e capitale di credito, nelle loro varie forme .

E veniamo, infine, alle strategie che hanno per oggetto la struttura

organizzativa, dette anche strategie organizzative, che possono riguardare uno o più

parametri del dato modello, dal sistema dei compensi, ai meccanismi operativi, e nei

casi più eclatanti, alla riprogettazione della macro-struttura organizzativa.

Facciamo seguire, a questo punto, una tavola che rappresenta il sistema

d’impresa, con le sue componenti e le relative strategie, nonché con l’indicazione

dell’Orientamento Strategico di Fondo, detto, anche, con espressione inglese

Guiding Beliefs.

Tav. n. 20 (Orientamento strategico di fondo e strategie d’azienda)

63 Si rinvia, al riguardo, a E.Cavalieri, Economia Aziendale, Vol. 1°, Cap. 6. 99

§ 3. Le strategie costituenti il finalismo aziendale

Volendo contrassegnare meglio le singole strategie, osserviamo che:

1. le strategie di portafoglio, riguardano il Dove delle scelte

strategiche;

2. le strategie competitive, i soggetti esterni con cui la data azienda

deve confrontarsi, e quindi clienti e aziende concorrenti;

3. le strategie sociali, la ricerca del consenso della componente

interna più importante dell’impresa, rappresentata dal personale

dipendente e dagli altri interlocutori sociali d’impresa;

4. le strategie economico-finanziarie, le Finalità economiche del

soggetto economico d’impresa;

5. le strategie organizzative, il Come, appunto, la data azienda

appronta il modello organizzativo necessario per l’attuazione di

tutte le altre strategie.

Possiamo anche dire, più in particolare, che le strategie di portafoglio (il

Dove dell’azione strategica) rappresentano la cornice esterna, all’interno della

quale, gli organi massimi d’azienda, con il supporto di un’apposita strategia

organizzativa (il come, che rappresenta il cuore del sistema delle strategie)

operano in vista di dati risultati economici, sociali e competitivi (Finalità).

Ciò che vogliamo mettere in evidenza, ora, è che le strategie economico-

finanziarie, le strategie sociali e quelle competitive, con i relativi risultati, possono

essere meglio aggregate per i legami più o meno intensi che si possono stabilire

tra di loro, nel senso che il soggetto economico d’impresa può attribuire ad una di

esse, per ipotesi, la strategia di risultato economico, una posizione di dominio o di

equilibrio nei confronti delle altre.

L’insieme di queste strategie va a costituire quello che viene

comunemente definito finalismo aziendale, che rappresenta, pertanto, il cuore

dell’O.S.F. del soggetto economico nei confronti delle strategie, in quanto

attraverso il finalismo, e quindi con la considerazione congiunta delle tre

sottostanti strategie, possiamo osservare il modo di porsi del soggetto economico

rispetto ai risultati economici, sociali e competitivi, e, più in particolare, si potrà

osservare se il soggetto economico pone questi risultati su un piano fisiologico di

100

equità, senza privilegiare alcuno di essi rispetto agli altri – orientamento tipico

delle imprese eccellenti – oppure se pone uno di quei risultati, di solito il profitto,

qui genericamente inteso, in una posizione assoluta, prioritaria rispetto agli altri

due risultati, con un atteggiamento tipico delle imprese mediocri.

Quando andremo a studiare l’influenza dell’O.S.F. sulle strategie,

dovremo osservare la sua esplicazione sia con riferimento alle singole strategie

che, soprattutto, con riguardo, appunto, al finalismo aziendale.

Riportiamo, a questo punto, dal Coda una tavola, adattata per l’occasione,

che mette in evidenza il DOVE delle strategie di dominanza, il COME delle

strategie organizzative e le FINALITA’ del soggetto economico, rappresentate

dai risultati economici, sociali e competitivi, espressione delle omonime strategie.

Tav. n. 21 (Contenuto delle cinque strategie e finalismo aziendale)

DOVE

FINALITA’

Risultati

economici

Struttura

organizzativa

COME

Competitivi Sociali 101

A conclusione di queste note sulle singole strategie, vogliamo porre due

annotazioni riguardanti:

1. una sorta di corrispondenza biunivoca tra le componenti della struttura

aziendale e le singole strategie, ambedue nel loro rapporto con l’ambiente

di riferimento;

2. il carattere sistemico tra le varie strategie, che altro non è che una

manifestazione del carattere sistemico d’azienda.

Quanto al rapporto tra componenti d’impresa e strategia – di cui al punto

sub 1 – notiamo che ad ogni elemento della struttura aziendale corrisponde una

sua strategia e così:

• all’ambiente, le strategie di dominanza, di portafoglio e competitive;

• alla componente personale, le strategie sociali;

• alla componente organizzativa, le strategie organizzative;

• alla componente patrimoniale, le strategie economico-finanziarie.

Questa corrispondenza tra elementi della struttura aziendale e

corrispondenti strategie, mette in evidenza che nessuna componente aziendale può

essere esclusa da un’azione di scelta strategica, ai fini del conveniente rapporto

sia tra gli stessi elementi, che tra questi elementi e l’ambiente di riferimento.

Quanto ai rapporti di interazione tra le varie strategie e quindi al carattere

sistemico delle strategie d’impresa – di cui al punto sub 2 – osserviamo che per

motivi di ordine didattico, abbiamo presentato, sia pure in sintesi, le singole

strategie assegnando alle stesse, un dato oggetto. Ciò potrebbe far pensare,

erroneamente, che ogni singola strategia si possa attuare singolarmente senza

conseguenze o legami con le altre. In realtà, l’attuazione della data strategia non

può avvenire senza modifiche più o meno profonde in tutte o in alcune

componenti della struttura aziendale. Tanto per fare un esempio, una strategia

competitiva che si estrinseca nell’acquisizione della data azienda, comporterà

senza dubbio modifiche più o meno profonde nella componente personale,

patrimoniale, organizzativa, sia dell’azienda acquirente, che di quella acquisita.

102

D’altra parte, tanto per fare un altro esempio, abbiamo appena messo in

evidenza il rapporto di interazione reciproca delle dimensioni costituenti il

64

finalismo aziendale, rappresentate dai risultati economici, sociali e competitivi .

Le singole strategie, per concludere sul punto, non sono isolate ma

65

collegate tra loro e costituiscono, pertanto, il sistema delle strategie d’impresa .

§ 4. I soggetti che compiono le strategie ed i loro assunti

motivazionali: l’Orientamento Strategico di Fondo.

Cerchiamo di individuare, a questo punto, i soggetti che effettuano le

strategie ed i valori, le convinzioni di fondo da cui discendo le stesse strategie.

Quanto ai soggetti che compiono le strategie, essi sono rappresentati dal

soggetto economico d’impresa, nelle sue varie espressioni della realtà economica e

quindi dall’imprenditore, persona fisica nel modello imprenditoriale, dagli azionisti di

comando e dai manager di 1° livello con predominanza dei primi, nel modello

imprenditoriale-manageriale, e dai soli manager di 1° livello, nel modello manageriale.

Le strategie, in altre parole, sono espressione del capitale di comando,

ossia dei soci e/o dei manager di 1° livello, i quali esprimono meglio, rispetto alle

altre figure della componente personale (manager di 2° livello e livello operativo)

la cosiddetta creatività d’impresa.

Fa eccezione, a questo assunto, il modello manageriale dove, essendo meno

netta una precisa proprietà di riferimento, le strategie sono effettuate, soprattutto, dai

manager di 1° livello, che di fatto, esprimono anche la creatività d’impresa.

Individuati i soggetti che compiono le scelte strategiche, occupiamoci ora dei loro

assunti motivazionali, assunti che sono ricompresi nell’espressione “Orientamento

Strategico di Fondo” o, con espressione inglese, “Guiding beliefs” il quale, a sua volta,

rappresenta il motore di sviluppo di quelle scelte, nonché dei conseguenti comportamenti

quotidiani necessari per attuare le stesse strategie (daily beliefs).

64 Sul punto, più ampiamente, infra, § 5.1.

65 Per questo carattere della strategia, v., più ampiamente, G. Invernizzi, Il sistema delle strategie

a livello aziendale. 103

Orbene, l’Orientamento Strategico di Fondo è costituito dalle idee, dalle

convinzioni di fondo, dai valori custoditi dagli uomini chiave d’impresa, tutte

qualità che dipendono a loro volta, come ogni comportamento umano, da due

variabili, tra di loro intimamente interrelate, che sono rappresentate:

1. dalla struttura biologica dell’essere umano;

2. dall’ambiente di riferimento.

Quanto alla struttura biologica, è noto che l’essere umano nasce con tratti

caratteristici intellettivi e fisici, che lo accompagneranno, poi, nel corso della sua vita.

Questi valori troveranno poi il terreno della loro manifestazione e del loro

completamento nell’ambiente in cui vive l’essere umano, e quindi nel suo

ambiente familiare, in quello della scuola ed in quello generale della società.

L’Orientamento Strategico di Fondo è, quindi, caratterizzato dalle idee, dai

valori, dalle convinzioni di fondo degli uomini chiave dell’impresa e quindi dai valori

da questi posseduti, sia perché presenti nella loro struttura biologica, in quello che

comunemente viene denominato DNA, sia perché acquisiti o rafforzati nell’ambiente di

riferimento, e quindi anche nel corso della loro esperienza manageriale.

In quanto rappresentato da valori, idee, convinzioni di fondo, l’O.S.F. è una

componente impalpabile, invisibile, che viene ad esplicitarsi proprio con le scelte

strategiche cui esse danno luogo, nonché con i comportamenti quotidiani (daily

beliefs) con cui si realizzano concretamente le stesse strategie. Componente

impalpabile, dicevamo per l’O.S.F. ma non meno significativo dei componenti

materiali, visibili, che cadono quindi sotto la nostra osservazione, in quanto sono i

valori, le idee, le convinzioni di fondo nonché la fede in essi che muovono verso i

traguardi più importanti della vita umana, nonché di quella squisitamente aziendale.

Una volta individuati, i valori che costituiscono l’O.S.F. devono essere

sintetizzati in poche espressioni, da diffondere in tutta la struttura aziendale, dal

top management alla base operativa, espressioni che diverranno così con il tempo

il credo, la missione della data azienda.

Ricordiamo, qui di seguito, i valori costituenti l’O.S.F. di AMS, Alenia

Marconi Sistems, società del gruppo IRI, codificati qualche anno fa nelle seguenti

espressioni:

− Focus on customer, attenzione verso il consumatore; 104

− Appreciate people, valorizzare le persone;

− Think AMS First, pensare AMS;

− Excel with technology, eccellere con la tecnologia;

− Play to win, competere per vincere.

Per diffondere questi valori la società in discorso aveva anche fatto

stampare dei bigliettini, di color giallo o rosso, sui quali erano riportate le frasi

appena citate; bigliettini che venivano distribuiti in tutta la struttura aziendale, ai

vari livelli, per diffondere appunto i valori culturali che rappresentavano all’epoca

l’O.S.F. o anche i Guiding Beliefs della stessa società.

Ricordiamo, infine, che l’individuazione dei valori costituenti l’O.S.F., e

la loro diffusione nella struttura aziendale, richiedono spesso un lungo periodo di

tempo, che nel caso dell’Alenia ha richiesto 3 anni di tempo ed è tutt’ora in corso.

Presentiamo a questo punto due tavole, di cui una relativa agli assunti

motivazionali delle strategie, assunti che vengono espressi, ripetiamo, con

l’espressione O. S. di F. o Guiding Beliefs, l’altra che completa la prima e dimostra

l’influenza dei Guiding beliefs nella formulazione delle varie strategie e nella

66 .

implementazione di queste, attraverso i comportamenti quotidiani o daily beliefs

Tav. n. 22 (Componenti dell’Orientamento strategico di fondo)

66 Sui Guiding Beliefs, si veda, più ampiamente, S.M. Davis, Managing, Corporate Culture, 1984.

105


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126

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2.20 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense del Prof. Salvatore Sarcone del corso di Economia Aziendale alla triennale di Economia. Di seguito sono indicati gli argomenti trattati nel file:

Classi di aziende ed oggetto della loro attività
Le componenti strutturali d’azienda
I caratteri istituzionali delle aziende
Il soggetto giuridico ed il soggetto economico
Le strategie d’impresa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia dei mercati e degli intermediari finanziari
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Sarcone Salvatore.

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