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Stranieri e naturalizzati - Integrazione nel mercato del lavoro, ISTAT

Dispensa al corso di Demografia della Prof.ssa Annunziata Nobile. Rapporto dell'ISTAT pubblicato nel 2009 avente ad oggetto l'integrazione degli stranieri e dei naturalizzati italiani nel mercato del lavoro. I dati riguardano: gli eventuali aiuti ricevuti in Italia nella ricerca lavorativa, il contributo... Vedi di più

Esame di Demografia docente Prof. A. Nobile

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Sempre nel secondo trimestre 2008, sono 1.746.000 gli occupati stranieri e 150.000 i naturalizzati (Ta-

vola 2). La struttura demografica dei naturalizzati è orientata verso le classi di età più adulte, mentre la

distribuzione per genere risulta maggiormente rivolta verso la componente femminile.

L’attività dei naturalizzati risulta più concentrata nel terziario (71,9% rispetto al 59,0% degli stranieri);

si tratta di persone che lavorano specialmente nei settori della sanità e dell’istruzione e sono maggior-

mente orientate verso professioni qualificate, dai professori di scuola secondaria e delle accademie, ai

formatori, agli infermieri specializzati. Consistente appare anche la quota di lavoro autonomo, sia ma-

schile che femminile, tra i naturalizzati. L’impiego nei servizi alle famiglie è invece particolarmente ri-

levante tra le donne straniere.

L’aiuto per trovare il lavoro

È l’intermediazione informale il canale più utilizzato dagli stranieri per trovare il lavoro: infatti, più

del 70% dell’occupazione straniera, sia uomini che donne, ricorre alle segnalazioni di parenti, amici e

conoscenti (Tavola 3). Nel caso dei naturalizzati, tale intermediazione risulta decisamente più bassa,

coinvolgendo poco meno del 46% degli occupati. D’altra parte, quasi un naturalizzato su due dichiara

di non avere avuto alcun sostegno per trovare il lavoro, in confronto ad appena un quinto degli occu-

pati stranieri. Peraltro, il risultato è coerente con le informazioni raccolte da uno specifico quesito nel-

la parte standard del questionario, dove si rileva come si è venuti a conoscenza del lavoro. I naturaliz-

zati, infatti, segnalano un maggiore utilizzo dei canali che non richiedono l’aiuto di altri soggetto o i-

stituzioni (dagli annunci sui giornali, alle richieste di personale negli ambienti di lavoro, ai concorsi

pubblici).

Nel caso degli stranieri, il “successo” della rete, probabilmente “etnica”, per trovare uno sbocco lavo-

rativo va ricondotto presumibilmente alle caratteristiche di semplicità e immediatezza dei suoi risulta-

ti. Peraltro, l’efficienza delle reti sociali dei gruppi di immigrati in Italia non si limita all’aiuto fornito

agli stranieri in cerca di lavoro, ma funziona anche nel richiamare dai paesi di origine altri connazio-

nali disponibili ad accettare il lavoro già selezionato in Italia. Questo comportamento, tuttavia, può da-

re luogo a fenomeni di specializzazione, con la concentrazione di gruppi di lavoratori stranieri di de-

terminate nazionalità in nicchie occupazionali.

Tavola 3 – Aiuto fornito agli occupati stranieri e naturalizzati per trovare l’attuale lavoro - II trimestre 2008

(composizioni percentuali e valori assoluti in migliaia)

PRINCIPALE Stranieri Naturalizzati

AIUTO Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

Nessuno 21,2 20,6 21,0 42,0 49,8 46,9

Parenti, amici 72,3 72,2 72,2 51,4 42,4 45,8

Centro impiego, agenzia lavoro 4,0 4,0 4,0 4,5 6,9 6,0

Altro aiuto 2,2 3,0 2,5 1,8 0,2 0,8

Non sa 0,3 0,2 0,3 0,3 0,7 0,5

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Valori assoluti 1.034 712 1.746 57 93 150

In questo quadro rimane residuale l’aiuto dell’intermediazione formale (centri per l’impiego e agenzie

per il lavoro) sia per gli stranieri sia per i naturalizzati. Al primo posto, con l’8,3%, si collocano i lavo-

ratori moldavi - una delle prime dieci comunità per livello di occupazione complessiva tra gli stranieri -

(Tavola 4). Questo tipo di aiuto viene utilizzato sia da moldavi sia dagli altri stranieri, soprattutto per

professioni come infermieri, personale di cucina e pulizia di alberghi e ristoranti, addetti alle vendite

negli esercizi commerciali. Infine, solo alcune comunità – quella filippina, peruviana e soprattutto e-

3

cuadoregna – fanno ricorso ad aiuti non compresi tra gli informali o i formali, come quelli forniti da as-

sociazioni di volontariato o di immigrati, istituzioni religiose, enti locali.

Tavola 4 – Aiuto fornito agli occupati di alcune delle principali comunità straniere per trovare l’attuale la-

voro – II trimestre 2008 (composizioni percentuali) Principale aiuto

Nessuno Parenti, Centro impiego, Altro Non sa Totale

PAESI DI

CITTADINANZA amici agenzia lavoro aiuto

Romania 19,0 76,0 2,4 2,4 0,2 100,0

Albania 24,5 70,3 3,6 0,9 0,7 100,0

Marocco 17,9 73,0 5,6 3,5 0,0 100,0

Cina 15,4 81,6 1,2 1,8 0,0 100,0

Ucraina 14,6 79,1 4,5 0,5 1,3 100,0

Filippine 13,2 81,9 0,0 4,9 0,0 100,0

Polonia 19,8 76,5 2,8 0,9 0,0 100,0

Ecuador 13,5 74,7 0,4 11,4 0,0 100,0

Perù 17,9 69,4 6,5 6,2 0,0 100,0

Moldova 24,5 65,5 8,3 1,7 0,0 100,0

L’utilizzo dei servizi nei primi due anni di permanenza in Italia

L’esteso utilizzo del canale informale fa da sfondo al ricorso modesto ai servizi pubblici e privati ri-

volti a sostenere l’inserimento nel mercato del lavoro. Nei due anni successivi all’ingresso in Italia,

appena un quarto della forza lavoro straniera si avvale dei servizi di intermediazione, qualificazione o

formazione offerti dalle strutture presenti sul territorio, dai centri per l’impiego agli enti territoriali al-

le organizzazioni che svolgono attività di alfabetizzazione (Tavola 5). Sono invece circa il 37% gli oc-

cupati e disoccupati naturalizzati che utilizzano almeno uno di questi servizi. La quota relativamente

più elevata in confronto a quella degli stranieri è dovuta fondamentalmente alla partecipazione delle

donne ai corsi di lingua italiana, nonché al maggiore utilizzo da parte degli uomini dei servizi di assi-

stenza per la ricerca del lavoro. Si ricorda che il numero dei naturalizzati ai quali si fa riferimento è

piuttosto ridotto, dato che solo una parte risiede in Italia da non più di dieci anni, requisito

quest’ultimo della domanda del questionario.

Circa 150.000 stranieri, classificati come occupati o in cerca di impiego, nei primi due anni di perma-

nenza in Italia si rivolgono ai servizi di intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro (centri per

l’impiego, agenzie interinali, ecc.) o agli enti che progettano e organizzano la formazione professionale

ai vari livelli. Considerate congiuntamente, le due tipologie di servizio interessano una quota di poco

superiore al 12% del totale e tendono a configurarsi come risorse estreme da attivare solo dopo avere

sperimentato altre vie, specie informali. A livello territoriale l’utilizzo dei servizi per l’inserimento nel

mercato del lavoro è più ridotto nel Mezzogiorno rispetto al Nord e al Centro e questo è dovuto alla mi-

nore diffusione dell’offerta di questa tipologia di servizi.

Lo scarso uso che gli stranieri fanno dei servizi per l’inserimento nel mercato del lavoro nei primi due

anni di permanenza nel nostro Paese potrebbe essere anche dovuto alle iniziali situazioni di irregolarità.

Infatti, l’utilizzo di questi servizi richiede una situazione di regolarità nel soggiorno e nella posizione

lavorativa, ma lo status di lavoratore regolare viene spesso definito dopo un certo periodo di tempo tra-

scorso in Italia. 4

Tavola 5 – Servizi per l’inserimento nel mercato del lavoro utilizzati dagli stranieri e dai naturalizzati nei

(composizioni percentuali e valori assoluti in migliaia)

primi due anni in Italia (a) – II trimestre 2008

SERVIZI UTILIZZATI Stranieri Naturalizzati

Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

Nessuno 73,0 69,2 71,3 62,2 60,0 60,6

Assistenza per la

ricerca di lavoro 6,8 7,3 7,0 15,8 6,6 9,2

Formazione professionale 4,9 5,8 5,3 3,1 2,1 2,4

Corsi di lingua italiana 7,6 11,0 9,2 2,3 28,3 20,8

Altro servizio 2,7 4,1 3,3 7,2 .. 2,1

Più di uno 1,3 1,3 1,3 .. 3,0 2,2

Non sa 3,7 1,3 2,6 9,4 .. 2,7

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Valori assoluti 634 548 1.182 12 28 40

(a) Forza lavoro arrivata in Italia ad almeno 15 anni di età e da non più di 10 anni nel nostro Paese.

I corsi di lingua italiana coinvolgono circa 100 mila stranieri e sono organizzati da una struttura pubbli-

ca (Regione, Provincia, Comune) in almeno la metà dei casi e da associazioni di volontariato per

un’altra parte consistente. I naturalizzati sono più attivi degli stranieri sia per i corsi di lingua che per

l’assistenza nella ricerca di lavoro. A livello territoriale il fenomeno della frequentazione dei corsi di ita-

liano si presenta più diffuso nell’area del Centro-nord e in maniera contenuta nel Mezzogiorno.

Solo alcune delle comunità più rappresentative segnalano incidenze superiori al 10% del totale in alme-

no uno dei servizi di assistenza per la ricerca di lavoro, formazione professionale, corsi di lingua (Tavo-

la 6). Nel caso delle comunità filippina e polacca, la maggiore richiesta dei servizi di assistenza è dovuta

soprattutto alle donne con un impiego non qualificato nei servizi di ristorazione e nelle attività di colla-

boratrice domestica, mentre l’utilizzo della formazione professionale da parte della comunità ecuadore-

gna e peruviana è motivato dalla partecipazione ai corsi di qualificazione per l’assistenza infermieristi-

ca, ai disabili e agli anziani. La partecipazione ai corsi di studio della lingua italiana risulta, infine, rela-

tivamente più ampia per polacchi, filippini, peruviani e moldavi.

Tavola 6 – Servizi per l’inserimento nel mercato del lavoro utilizzati da alcune delle principali comunità

(composizioni percentuali)

straniere nei primi due anni in Italia (a) – II trimestre 2008

Servizi utilizzati

PAESI DI Nessuno Assistenza Formazione Corsi Altro Più di Non sa Totale

CITTADINANZA per la ricerca professionale di lingua servizio uno

di lavoro italiana

Romania 75,9 6,4 5,2 5,8 3,2 1,1 2,4 100,0

Albania 74,0 6,5 5,6 4,7 3,8 1,8 3,6 100,0

Marocco 67,0 7,4 7,3 9,8 3,5 2,2 2,8 100,0

Cina 83,8 5,3 0,0 8,7 0,0 0,0 2,2 100,0

Ucraina 73,4 8,9 6,4 6,7 4,1 0,0 0,5 100,0

Filippine 64,2 13,8 0,5 12,7 0,0 0,0 8,8 100,0

Polonia 58,0 14,8 1,7 16,5 6,1 2,9 0,0 100,0

Ecuador 72,1 4,1 11,0 5,2 5,7 1,4 0,5 100,0

Perù 59,7 4,8 9,1 12,1 7,8 0,0 6,5 100,0

Moldova 77,2 1,7 7,1 11,9 0,0 1,3 0,8 100,0

(a) Forza lavoro arrivata in Italia ad almeno 15 anni di età e da non più di 10 anni nel nostro Paese. 5

D’altro canto, i lavori a bassa qualificazione svolti dagli stranieri non implicano in generale il supporto

di servizi di assistenza o di formazione. A conferma di tale fenomeno, una quota consistente sia di stra-

nieri sia di naturalizzati che non hanno utilizzato alcun servizio sostiene l’inefficacia, o persino

l’inutilità dei servizi di assistenza e qualificazione (rispettivamente, il 40% e il 37%) per il lavoro che si

intendeva svolgere.

Il riconoscimento del titolo di studio

Anche per il titolo di studio la maggior parte degli stranieri e dei naturalizzati dichiara che il suo ricono-

scimento non è necessario per il lavoro svolto (Tavola 7). Il risultato appare tanto più significativo dato

che, almeno in linea teorica, questo riconoscimento rappresenta una condizione per ottenere

un’occupazione corrispondente ai livelli di educazione raggiunti nel paese di origine. La mancata richie-

sta del riconoscimento del titolo da parte gli stranieri va attribuita principalmente alla loro concentrazio-

ne soprattutto nei lavori meno qualificati, per i quali esso non è necessario. Questo risultato indica pre-

sumibilmente anche la bassa aspirazione a svolgere in futuro un lavoro più adeguato al titolo di studio

conseguito, una sorta di autolimitazione, dovuta alla sfiducia o più semplicemente alla difficoltà di ri-

cercare alternative all’attuale occupazione meno qualificata. Un’ulteriore spiegazione risiede nel fatto

che le aziende private non sono interessate, né tantomeno obbligate, alla richiesta del riconoscimento

formale dei titoli di studio o professionali quanto piuttosto al curriculum vitae e alla verifica delle com-

petenze.

Per i naturalizzati, la mancata richiesta del riconoscimento del titolo scolastico o professionale interessa

prevalentemente i romeni e gli albanesi, che svolgono lavori a bassa specializzazione nel commercio e

ristorazione e nei servizi di pulizia.

Tavola 7 – Riconoscimento del titolo scolastico o professionale ottenuto all’estero da parte degli occupati stranieri e naturalizza-

(composizioni percentuali e valori assoluti in migliaia)

ti – II trimestre 2008

RICONOSCIMENTO TITOLO Stranieri Naturalizzati

DI STUDIO Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

2,0 4,9 3,2 9,7 19,0 15,5

Terminato 0,8 2,2 1,4 3,0 4,6 4,0

Non terminato 82,1 73,9 78,8 72,1 61,0 65,1

Non necessario per lavoro 9,5 7,7 8,8 7,2 3,9 5,1

Non richiesto per costo elevato 4,8 9,5 6,7 6,8 9,5 8,5

Non richiesto per altro motivo 0,8 1,8 1,2 1,2 2,0 1,7

Non sa 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Totale 897 626 1.523 44 76 120

Valori assoluti (a)

(a) Occupati con titolo di studio ottenuto all'estero.

Appena il 4,6% del totale degli occupati stranieri che hanno conseguito all’estero il titolo di studio ha

terminato o è in procinto di concludere il percorso di riconoscimento del titolo; notevolmente più alta

risulta invece la percentuale per i naturalizzati (19,5%), presumibilmente perché il loro inserimento la-

vorativo è più orientato verso le professioni qualificate. Sia per gli stranieri che per i naturalizzati la

componente femminile registra un’incidenza di tale caratteristica relativamente più consistente. Altre

cause per la mancata richiesta di equiparazione del titolo di studio sono gli impegni finanziari, le proce-

dure burocratiche e i tempi di attesa che la richiesta comporta (circa il 16% degli occupati stranieri e il

6

14% dei naturalizzati). Per il diploma di laurea, nel caso degli stranieri, la rinuncia al riconoscimento del

titolo viene motivata anche dall’obbligo del superamento di esami aggiuntivi per l’equiparazione.

Naturalmente, le percentuali di riconoscimento sono differenti in relazione al titolo: fra gli stranieri si

rilevano valori molto bassi per gli occupati con al più il diploma, più elevati per quelli in possesso della

laurea (Tavola 8), soprattutto per le figure professionali nell’ambito medico-sanitario che, nel corso de-

gli ultimi anni, hanno risposto al crescente fabbisogno emerso in Italia. Per i naturalizzati, il riconosci-

mento del diploma o della laurea interessa le professioni con qualifiche medio-alte (professori di scuola

secondaria, personale di segreteria, aiuto contabili).

Tavola 8 – Riconoscimento del titolo scolastico o professionale ottenuto all’estero da parte degli occupa-

(composizioni percentuali e valori assoluti in migliaia)

ti stranieri e naturalizzati – II trimestre 2008

Stranieri Naturalizzati

RICONOSCIMENTO TITOLO Fino licenza Diploma Laurea Totale Fino licenza Diploma Laurea Totale

DI STUDIO media media

1,4 3,2 10,0 3,2 6,4 19,2 18,2 15,5

Terminato 0,2 1,5 5,2 1,4 2,2 4,0 6,2 4,0

Non terminato 87,3 76,5 55,8 78,8 74,3 58,0 69,4 65,1

Non necessario per lavoro 6,8 10,2 10,4 8,8 10,8 4,1 0,9 5,1

Non richiesto per costo elevato 3,4 7,3 16,5 6,7 1,9 13,9 4,7 8,5

Non richiesto per altro motivo 0,9 1,3 2,1 1,2 4,4 0,8 0,6 1,7

Non sa 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Totale 659 687 177 1.523 32 59 29 120

Valori assoluti (a)

(a) Occupati con titolo di studio ottenuto all'estero.

L’esigenza di riconoscere il titolo accademico o professionale acquisito all’estero è poco diffusa tra le

diverse comunità straniere (Tavola 9); uno scostamento significativo rispetto al dato medio si riscontra

solo per la comunità polacca (9,7%).

Tavola 9 – Riconoscimento da parte degli occupati di alcune delle principali comunità straniere del titolo

scolastico o professionale ottenuto all’estero – II trimestre 2008 (composizioni percentuali)

PAESI DI Terminato Non Non necessario Non richiesto per Non richiesto Non sa Totale

CITTADINANZA terminato per lavoro costo elevato per altro motivo

Romania 3,0 1,8 81,8 6,9 5,8 0,7 100,0

Albania 2,6 0,2 79,1 10,7 6,9 0,5 100,0

Marocco 1,4 0,0 83,5 10,2 4,9 0,0 100,0

Cina 2,6 3,7 90,3 1,5 0,0 1,9 100,0

Ucraina 2,9 1,3 69,8 11,4 11,0 3,6 100,0

Filippine 0,4 0,1 85,9 9,8 2,9 0,9 100,0

Polonia 9,7 1,5 71,9 9,1 5,7 2,1 100,0

Ecuador 1,6 1,3 76,0 14,1 5,5 1,5 100,0

Perù 4,6 0,0 73,4 8,1 12,3 1,6 100,0

Moldova 0,0 1,6 59,0 13,5 25,9 0,0 100,0 7

La corrispondenza tra lavoro svolto e conoscenze professionali

Secondo la percezione degli intervistati la valorizzazione delle competenze già acquisite è scarsa.

Nemmeno un quarto degli occupati stranieri (23,6%), senza alcuna differenza di genere, ritiene di

svolgere un lavoro vicino al proprio percorso d’istruzione o alle competenze acquisite, percentuale che

sale al 44% per i naturalizzati e al 65% per gli italiani (Tavola 10).

Tavola 10 – Valutazione degli occupati stranieri, naturalizzati e italiani sulla corrispondenza tra lavoro svol-

(incidenze percentuali su totale occupati)

to e competenze – II trimestre 2008

TITOLI DI Stranieri Naturalizzati Italiani

STUDIO Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

Fino licenza

media 19,6 22,1 20,4 64,2 38,3 48,8 56,9 51,1 55,1

Diploma 27,3 20,6 24,4 23,1 37,1 32,0 64,3 65,4 64,8

Laurea 33,9 33,4 33,6 61,2 59,5 60,2 88,7 87,1 87,9

Totale 23,8 23,3 23,6 45,6 43,1 44,0 64,5 65,9 65,1

Con l’aumentare del titolo di studio cresce la valutazione dell’esistenza di un legame tra lavoro e pro-

fessionalità. Il fenomeno emerge sia per gli stranieri sia soprattutto per gli italiani. Tra i primi rimane

prevalente la consapevolezza di non sfruttare appieno le proprie competenze, ovvero di ricoprire ruoli

professionali distanti da quelli avuti nel paese di origine. Appena un quarto degli stranieri con un di-

ploma di scuola superiore afferma di avere un impiego in linea con le competenze, quota che sale ad

un terzo per quelli con la laurea.

Gli stranieri in possesso di un diploma o di una laurea, che svolgono una professione tecnica (informa-

tici, infermieri, assistenti sanitari, fisioterapisti, addetti alla contabilità, addetti ai servizi di sicurezza,

assistenti sociali, ecc.), affermano nel 57% dei casi di ricoprire dei ruoli collegati agli studi fatti e alle

conoscenze acquisite; per il gruppo degli impiegati, considerato congiuntamente a quello del commer-

cio e dei servizi (commesse, cuochi, camerieri, baristi, magazzinieri, ecc.), l’incidenza si porta al 22%;

per gli stranieri diplomati o laureati inseriti nelle professioni non qualificate (manovali edili, operai

nelle imprese di pulizia, collaboratrici domestiche, assistenti familiari, ecc.) la quota di quelli che con-

siderano l’impiego collegato alle proprie competenze scende al 14%. La tendenza è ancora più forte

nel caso dei naturalizzati, scendendo dal 69% al 36% e fino al 16% per i diplomati e laureati che svol-

gono professioni non qualificate.

In particolare, la scarsa corrispondenza tra il lavoro svolto e le competenze risulta ancora più ampia se

si considerano gli stranieri che risiedono da più tempo in Italia e la causa può essere attribuita alla

mancata mobilità occupazionale e sociale. Il gruppo che risiede da più anni (almeno undici) nel nostro

Paese, rimasto a svolgere un lavoro a bassa qualificazione per tutto questo tempo, ha presumibilmente

abbandonato le speranze di carriera e poco più di un quinto dei casi ritiene adeguato il lavoro svolto. Il

risultato esprime quindi non solo la rassegnazione per la dequalificazione professionale ma anche la

mancanza, o almeno la grande difficoltà, di migliori prospettive occupazionali.

Se, in media, circa il 20% degli stranieri, pur svolgendo un lavoro tipicamente manuale come quello di

muratore o carpentiere, considera il proprio impiego congruente con gli studi e le conoscenze profes-

sionali, tale coerenza risulta più evidente per gli uomini delle comunità romena, polacca e ucraina,

specie per quelli con una piccola attività autonoma (Tavola 11).

Il modesto utilizzo dei servizi pubblici e privati, lo scarso impiego dei supporti di assistenza e forma-

zione, la rinuncia al riconoscimento del titolo di studio, il sottoutilizzo delle competenze acquisite sono

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elementi che forniscono un quadro in cui prevalgono le ombre e le criticità dell’inserimento del merca-

to del lavoro, soprattutto degli stranieri.

Tavola 11 – Valutazione degli occupati di alcune delle principali comunità straniere sulla corrispondenza

(incidenze percentuali su totale occupati)

tra lavoro svolto e competenze – II trimestre 2008

PAESI DI CITTADINANZA Maschi Femmine Totale

Romania 46,5 30,1 39,5

Albania 16,1 13,6 15,5

Marocco 11,0 24,1 14,1

Cina 13,3 11,2 12,3

Ucraina 36,9 15,4 19,6

Filippine 16,8 16,9 16,9

Polonia 59,1 25,7 35,0

Ecuador 12,1 11,0 11,4

Perù 20,7 26,6 24,1

Moldova 18,6 11,5 13,7

Il grado di diffusione della lingua italiana tra gli stranieri

Per i soli stranieri è stato esaminato anche il grado di diffusione della lingua italiana, rivelatosi parti-

colarmente importante nel contesto lavorativo. La quasi totalità degli intervistati dichiara di utilizzare

l’italiano nel luogo di lavoro e di ritenerla una condizione spesso necessaria per l’impiego (Tavola

12).

Tavola 12 – Uso della lingua italiana da parte degli occupati stranieri al lavoro, con gli amici e in famiglia – II

trimestre 2008 (incidenze percentuali su totale occupati)

CARATTERISTICHE Lavoro Amici Famiglia Lavoro, amici, famiglia

SESSO

Maschi 89,4 36,5 16,7 12,7

Femmine 93,2 44,9 33,7 24,6

ANNI DI RESIDENZA

<= 5 anni 91,0 37,1 18,7 13,0

6 - 10 anni 90,9 35,9 21,6 14,9

11 anni e oltre 90,6 46,6 28,7 23,2

CITTADINANZA

Romania 92,3 47,8 22,2 19,3

Albania 93,7 51,0 25,6 19,4

Marocco 91,2 40,3 15,3 13,9

Cina 50,4 5,2 1,2 1,2

Ucraina 97,1 31,7 36,5 21,7

Filippine 89,9 13,8 9,7 2,4

Polonia 98,5 59,5 34,4 29,3

Ecuador 94,4 25,0 20,5 7,8

Perù 92,5 37,1 30,9 19,5

Moldova 94,8 21,3 28,5 7,2

Totale 90,9 39,9 23,6 17,5 9

La conoscenza della lingua italiana acquisita nell’ambito lavorativo può rappresentare inoltre uno

strumento per favorire un più generale inserimento sociale degli stranieri. Peraltro, l’impiego della no-

stra lingua è già molto diffuso dai primi anni di permanenza in Italia e riguarda le diverse comunità,

con l’eccezione di quella cinese, orientata in settori di attività caratterizzati dalla forte presenza di altri

lavoratori cinesi.

L’impiego della lingua italiana si riduce sensibilmente nei contesti non lavorativi, in particolare in

quello familiare, dove meno di un quarto degli occupati stranieri ha la consuetudine di parlare

l’italiano.

Con il prolungarsi della permanenza in Italia, l’utilizzo della nostra lingua tende a diffondersi anche

nei contesti non lavorativi: il 23% degli occupati residenti da oltre dieci anni in Italia parla più spesso

l’italiano nelle diverse occasioni: lavorative, amicali, familiari. La quota è di dieci punti percentuali

superiore a quella degli occupati stranieri da meno tempo in Italia. D’altro canto, la comunità di appar-

tenenza emerge come fattore rilevante nella diffusione della lingua italiana: infatti, al di là dell’utiliz-

zo pressoché inesistente dell’italiano nei diversi contesti da parte dei cinesi, del basso impiego da par-

te dei filippini, ecuadoregni e moldavi, la nostra lingua viene sempre utilizzata da circa il 14% dei ma-

rocchini e dal 30% dei lavoratori polacchi. Il risultato riflette anche il più ampio numero di coppie mi-

ste di queste nazionalità che spesso utilizzano la lingua italiana. 10


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DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Demografia della Prof.ssa Annunziata Nobile. Rapporto dell'ISTAT pubblicato nel 2009 avente ad oggetto l'integrazione degli stranieri e dei naturalizzati italiani nel mercato del lavoro. I dati riguardano: gli eventuali aiuti ricevuti in Italia nella ricerca lavorativa, il contributo dei servizi pubblici e delle agenzie private al collocamento, il riconoscimento di eventuali titolo di studio. In appendice sono esposti i dati sull' utilizzo della lingua italiana nei contesti familiari, amicali e lavorativi.


DETTAGLI
Esame: Demografia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Nobile Annunziata.

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