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Stranieri - Condizioni del mercato del lavoro in Italia

Dispensa al corso di Demografia della Prof.ssa Annunziata Nobile. Rapporto dell'ISTAT pubblicato nel 2008 avente ad oggetto le condizioni degli stranieri nel mercato del lavoro italiano. Vengono trattate le caratteristiche generali della popolazione straniera in Europa ed Italia, i livelli di istruzione, il grado di partecipazione... Vedi di più

Esame di Demografia docente Prof. A. Nobile

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27

1. L A CORNICE DEMOGRAFICA

ampliando l’importanza relativa di alcune comunità straniere, hanno

10

indotto una nuova graduatoria delle cittadinanze più rappresentate.

Tavola 1.3 - Popolazione straniera per sesso e principali paesi di

cittadinanza al 31 dicembre 2006

Maschi Femmine Totale

PAESI DI

CITTADINANZA (migliaia di (migliaia di (migliaia di

% % %

unità) unità) unità)

Albania 209 14,2 167 11,4 376 12,8

Marocco 206 14,0 137 9,3 343 11,7

Romania 162 11,0 180 12,3 342 11,6

Cina 77 5,2 68 4,6 145 4,9

Ucraina 23 1,6 97 6,6 120 4,1

Filippine 41 2,8 60 4,1 101 3,4

Tunisia 58 3,9 31 2,1 89 3,0

Macedonia 43 2,9 31 2,1 74 2,5

Polonia 20 1,3 52 3,5 72 2,4

India 42 2,9 27 1,8 69 2,3

Primi dieci paesi 881 59,8 850 58,0 1.731 58,9

Totale 1.473 100,0 1.466 100,0 2.939 100,0

Fonte: Rilevazione della popolazione residente straniera comunale per sesso e anno di nascita

Insieme ad albanesi, rumeni ed ucraini, anche altre comunità

straniere (soprattutto cinese, marocchina, ecuadoriana) hanno

beneficiato dei provvedimenti di emersione dall’illegalità. In sintesi, le

prime dieci nazionalità di provenienza rappresentano circa il 60 per

cento del totale degli stranieri. È interessante notare che la Polonia è

l’unico Stato, tra quelli entrati a fare parte dell’Ue nel maggio 2004, a

trovarsi nella graduatoria. Ancora nel 2006, prima cioè dell’ingresso

della Romania nell’Ue, appena uno straniero ogni dieci proveniva da

uno dei paesi dell’Unione. Per questa ragione l’Italia, insieme

all’Austria, è stata indicata almeno fino al 2006 come lo Stato membro

11

di immigrazione a più alta percentuale di extracomunitari. Con

riguardo alle principali comunità è peraltro differente il processo di

sedimentazione del loro ammontare. Al riguardo, l’analisi dei permessi

10 Una puntuale documentazione del fenomeno è riportata in Istat. Gli stranieri in Italia: gli effetti

dell’ultima regolarizzazione. Roma: Istat, 2005. (Statistiche in breve) e in Istat. La popolazione

straniera residente in Italia. Roma: Istat, 2006. (Statistiche in breve).

11 Vedi Caritas. Immigrazione. Dossier statistico. Roma: Nuova Antarem, 2006. L’adesione della

Romania dal 1° gennaio 2007 innalza sensibilmente l’incidenza degli stranieri dell’Ue sul totale.

28 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

di soggiorno per anno d’ingresso consente di distinguere le comunità di

più antica da quelle di più giovane immigrazione. Nelle prime si

ritrovano Filippine (di cui il 55,8 per cento è presente in Italia da più di

dieci anni) e Tunisia (47,0 per cento); nelle seconde, Ucraina (con

appena l’1,0 per cento da oltre dieci anni) e Romania (7,3 per cento).

Tavola 1.4 - Permessi di soggiorno per anno di ingresso e principali paesi

di cittadinanza al 31 dicembre 2006 (composizioni percentuali)

PAESI DI Di cui da

Fino al 1996 1997-2001 2002 2003 2004 2005 2006 Totale

CITTADINANZA oltre 5 anni

Albania 22,3 35,2 19,3 5,5 6,0 6,1 5,7 100,0 57,5

Marocco 37,1 26,4 17,5 4,5 5,1 4,5 4,9 100,0 63,5

Romania 7,3 20,2 37,2 5,6 8,1 9,9 11,7 100,0 27,5

Cina 25,7 27,8 26,9 2,6 4,9 7,1 4,9 100,0 53,5

Ucraina 1,0 20,1 63,1 2,3 3,6 5,5 4,5 100,0 21,0

Filippine 55,8 19,1 12,1 2,7 3,3 4,1 2,8 100,0 75,0

Tunisia 47,0 21,0 12,6 4,3 4,8 5,1 5,1 100,0 68,0

Macedonia 30,5 27,8 14,9 4,8 6,7 7,3 8,1 100,0 58,2

Polonia 16,4 15,7 29,0 3,6 8,4 13,6 13,3 100,0 32,1

India 23,7 25,9 23,9 4,7 6,2 7,2 8,4 100,0 49,6

Incidenza primi

dieci sul totale 51,3 59,6 64,7 52,6 55,0 55,3 53,4 57,2 55,3

Fonte: Elaborazioni Istat su dati del Ministero dell'interno

D’altro canto, tali due ultime comunità, insieme alla Polonia,

manifestano nel periodo più recente una dinamica dei flussi

particolarmente intensa (Tavola 1.4).

L’articolazione dei dati per genere rappresenta un’ulteriore

caratteristica della popolazione straniera di cui tenere conto nell’analisi

della partecipazione al mercato del lavoro. In particolare, la progressiva

femminilizzazione della componente estera è un importante aspetto che

sembra utile richiamare all’interno della cornice demografica qui

delineata. Nelle informazioni anagrafiche più aggiornate riferite alla fine

del 2006, il rapporto tra i sessi della popolazione straniera appare in

perfetto equilibrio. Solo sei anni prima, al 31 dicembre 2000, il rapporto

29

1. L A CORNICE DEMOGRAFICA 12

era pari a 118 maschi per 100 femmine. La vivace dinamica degli

ultimi anni è favorita, sia dall’intensificarsi dei ricongiungimenti

familiari, sia dall’ingresso nella legalità di numerose lavoratrici, in

particolare di quelle occupate nei servizi alle famiglie. Il numero di

donne straniere in possesso di un permesso di soggiorno per ragioni

familiari aumenta costantemente e, tra il 2000 e il 2006, oltre la metà dei

permessi rilasciati alle donne è dovuta ai ricongiungimenti familiari.

D’altra parte, le donne sono protagoniste dell’ultima regolarizzazione

per una quota consistente e pari a circa il 46 per cento dei 650 mila

13

stranieri regolarizzati. Il sostanziale equilibrio tra i sessi della

popolazione straniera è comunque sintesi di situazioni molto

differenziate. I residenti dell’est europeo, ad eccezione dell’Albania,

registrano una prevalenza della componente femminile. Così accade

pure, per rimanere nel gruppo delle comunità più significative, per

ecuadoriani e peruviani. Ad esclusione dei filippini, è invece in

maggioranza maschile la popolazione che proviene dai paesi africani e

asiatici.

Volendo richiamare le principali informazioni sull’insediamento

territoriale della popolazione straniera, in primo luogo è opportuno

sottolineare che le regioni del Centro-nord ne accolgono l’88 per cento

14

del totale; il Mezzogiorno il residuo 12 per cento. Tali incidenze si

confermano per la popolazione con almeno 15 anni di età e per quella

tra i 15 e i 64 anni. La distribuzione territoriale della popolazione

straniera, con la concentrazione nel Centro-nord e la contenuta

incidenza nel Mezzogiorno, assume peraltro maggiore significatività se

confrontata con la distribuzione della popolazione italiana. Quest’ultima

si segnala per un’articolazione decisamente meno polarizzata sul

territorio nazionale, con almeno 35 residenti ogni cento nelle regioni

meridionali. Con riguardo poi alla classe tra i 15 e i 64 anni, quella più

utilizzata per l’analisi degli indicatori del mercato del lavoro, tra le

12 In una visione di più lungo periodo basata sui dati dei permessi di soggiorno, raccolti dal

Ministero dell’interno ed elaborati dall’Istat, l’incidenza delle donne sul totale dei permessi

validi è alla fine del 1991, primo anno della serie rielaborata dall’Istat, di poco inferiore al 40 per

cento; nel 2006 si posiziona intorno al 50 per cento.

13 Per queste donne all’atto della regolarizzazione è di gran lunga prevalente l’occupazione nei

servizi alle famiglie come collaboratrice domestica o assistente familiare.

14 Le regioni meridionali rappresentano per molti immigrati solo la prima tappa di un percorso

migratorio verso il Centro-nord. Mettendo a confronto per il 2000 la regione ove è stato

rilasciato il permesso di soggiorno con quella in cui l’occupato è immigrato si sostiene che poco

meno della metà lavorava in una regione diversa da quella in cui aveva ottenuto il permesso. Al

riguardo, cfr. Reyneri, Emilio. Sociologia del mercato del lavoro. Bologna: Il Mulino, 2002.

30 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

regioni del Nord la sola Lombardia assorbe circa il 25 per cento degli

stranieri residenti in Italia (Tavola 1.5).

Sempre con riferimento ai dati della classe tra i 15 e i 64 anni, nelle

regioni settentrionali la popolazione straniera incide mediamente per

l’8,2 per cento del corrispondente totale. Il risultato riassume percentuali

di stranieri residenti comprese tra il 9,0 per cento dell’Emilia-Romagna

e il 5,2 per cento della Valle d’Aosta. Nel Centro, l’Umbria e la Toscana

rappresentano le regioni con le quote più elevate. Nel Mezzogiorno, che

segnala un’incidenza media quasi quattro volte inferiore a quella del

Nord, solo l’Abruzzo con il 4,4 per cento registra una percentuale di

stranieri residenti di un certo rilievo.

Tavola1.5 - Popolazione straniera 15-64 anni per sesso, ripartizione geografica

e regione al 31 dicembre 2006 % su

Maschi Femmine Totale corrispondente

RIPARTIZIONI E popolazione

REGIONI Valori Valori Valori Ma- Fem- To-

% % %

assoluti assoluti assoluti schi mine tale

Nord 749.773 65,3 698.200 60,6 1.447.973 63,0 8,4 8,0 8,2

Piemonte 96.817 8,4 99.275 8,6 196.092 8,5 6,8 7,1 7,0

Valle d'Aosta/ 2.006 0,2 2.287 0,2 4.293 0,2 4,7 5,7 5,2

Vallée d'Aoste

Lombardia 297.940 26,0 264.734 23,0 562.674 24,5 9,3 8,5 8,9

Trentino-Alto Adige 23.656 2,1 23.547 2,0 47.203 2,1 7,1 7,3 7,2

Veneto 143.014 12,5 127.073 11,0 270.087 11,7 8,9 8,1 8,5

Friuli-Venezia Giulia 29.564 2,6 27.815 2,4 57.379 2,5 7,4 7,2 7,3

Liguria 29.749 2,6 33.997 3,0 63.746 2,8 6,0 6,8 6,4

Emilia-Romagna 127.027 11,1 119.472 10,4 246.499 10,7 9,2 8,8 9,0

Centro 270.995 23,6 303.820 26,4 574.815 25,0 7,2 8,0 7,6

Toscana 91.371 8,0 93.350 8,1 184.721 8,0 7,8 8,0 7,9

Umbria 23.186 2,0 26.371 2,3 49.557 2,2 8,3 9,4 8,9

Marche 37.922 3,3 38.284 3,3 76.206 3,3 7,6 7,8 7,7

Lazio 118.516 10,3 145.815 12,7 264.331 11,5 6,6 7,8 7,2

Mezzogiorno 127.357 11,1 149.831 13,0 277.188 12,0 1,9 2,1 2,0

Abruzzo 17.613 1,5 20.422 1,8 38.035 1,6 4,1 4,8 4,4

Molise 1.652 0,1 2.282 0,2 3.934 0,2 1,6 2,2 1,9

Campania 33.667 2,9 49.674 4,3 83.341 3,6 1,7 2,5 2,1

Puglia 20.520 1,8 19.591 1,7 40.111 1,7 1,5 1,4 1,5

Basilicata 2.504 0,2 2.996 0,3 5.500 0,2 1,3 1,5 1,4

Calabria 12.816 1,1 16.129 1,4 28.945 1,3 1,9 2,4 2,2

Sicilia 31.067 2,7 30.373 2,6 61.440 2,7 1,9 1,8 1,9

Sardegna 7.518 0,7 8.364 0,7 15.882 0,7 1,3 1,5 1,4

Italia 1.148.125 100,0 1.151.851 100,0 2.299.976 100,0 5,9 5,9 5,9

Fonte: Rilevazione della popolazione straniera residente comunale per sesso e anno di nascita;

Rilevazione della popolazione residente per sesso,anno di nascita e stato civile 31

1. L A CORNICE DEMOGRAFICA

Ciò premesso, nel seguito si farà riferimento, oltre che alle ripartizioni

geografiche, ad alcune regioni. In queste aree territoriali le stime sulla

partecipazione al mercato del lavoro degli stranieri risultano difatti

15

sufficientemente adeguate.

1.3 - I livelli d’istruzione

I livelli di istruzione degli stranieri sono, nel complesso, piuttosto

elevati e abbastanza simili a quelli degli italiani. Nel 2006, la quota

degli stranieri tra i 15 e i 64 anni con un diploma di scuola secondaria

superiore è pari al 36,2 per cento contro il 38,8 per cento degli italiani;

l’incidenza di quelli che hanno conseguito un titolo universitario è

16

invece pari rispettivamente al 10,8 e all’11,4 per cento (Tavola 1.6).

Tali risultati non differiscono sostanzialmente da quelli censuari. In

questi ultimi, la quota di stranieri con un titolo di scuola secondaria

superiore già si posizionava intorno al 31 per cento e quella degli

individui con un titolo universitario poco al di sopra del 13 per cento.

Sembra dunque che nell’ arco del quinquennio i nuovi flussi migratori

hanno solo leggermente modificato l’articolazione della popolazione

immigrata in base al livello di istruzione posseduto.

Le risultanze statistiche sull’insieme della popolazione straniera

sono comunque sintesi di situazioni differenti. Il maggior grado di

scolarizzazione si registra per i cittadini dell’Unione europea con il 35

per cento in possesso di una laurea. Un’elevata incidenza di laureati

emerge anche tra gli ucraini mentre risulta significativa la presenza dei

diplomati rumeni. Sempre con riferimento all’area europea, gli albanesi

15 Al pari di ogni indagine campionaria anche per la Rilevazione sulle forze di lavoro la precisione

delle stime aumenta al crescere dell’ampiezza del sottoinsieme di unità della popolazione per il

quale si vogliono stimare uno o più parametri. Al riguardo, cfr. Cicchitelli, Giuseppe, Amato

Herzel e Giorgio Eduardo Montanari. Il campionamento statistico. Bologna: Il Mulino, 1997. Ne

consegue che maggiore è la popolazione straniera di riferimento minori risultano gli errori

campionari associati alle stime. Peraltro, nella procedura di post-stratificazione dell’indagine uno

dei vincoli è la distribuzione della popolazione di stranieri residenti in famiglie a livello

regionale per maschi, femmine, con cittadinanza dei paesi dell’Unione europea, con altra

cittadinanza. Per maggiori dettagli vedi Albisinni, Mario, e Luciana Quattrociocchi (a cura di).

Gli stranieri nella rilevazione sulle forze di lavoro. Roma: Istat, 2006. (Metodi e Norme, n.27).

16 Le asimmetrie esistenti tra la classificazione dei titoli di studio connessi al sistema scolastico

italiano e quelli dichiarati dagli stranieri non incidono sulla qualità dei dati e sull’analisi svolta.

Si tratta difatti di confrontare esclusivamente i dati aggregati per livello basso, medio o alto dei

titoli di studio. Il confronto considera la popolazione tra i 15 ed i 64 anni. Ciò in quanto

l’indagine non rileva il titolo di studio della popolazione con meno di 15 anni e perché la

consistenza di quella straniera superiore ai 64 anni è tuttora decisamente limitata.

32 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

e i macedoni hanno in generale un basso livello di istruzione. Un minore

grado di scolarizzazione si segnala inoltre per gli immigrati asiatici e

africani, nonostante permangano forti disparità tra paesi di provenienza.

Tavola 1.6 - Popolazione 15-64 anni straniera e italiana per grado di

istruzione, classe di età, sesso, ripartizione geografica Anno

2006 (valori assoluti e percentuali)

Straniera Italiana

Fino Fino

CARATTERISTICHE licenza Diploma Laurea Totale licenza Diploma Laurea Totale

media media

VALORI ASSOLUTI

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 242 79 3 324 3.050 2.475 200 5.725

25-34anni 323 285 76 684 2.477 3.818 1.367 7.662

35-54anni 454 341 120 915 8.022 6.335 2.041 16.398

55-64anni 39 17 17 73 4.748 1.609 585 6.942

SESSO

Maschi 566 340 86 992 9.256 7.156 1.951 18.363

Femmine 492 383 131 1.006 9.041 7.082 2.242 18.365

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 639 482 140 1.261 7.688 6.643 1.914 16.245

Centro 242 187 57 486 3.034 2.895 977 6.906

Mezzogiorno 177 54 19 250 7.574 4.700 1.302 13.576

Totale 1.058 723 216 1.997 18.296 14.238 4.193 36.727

VALORI PERCENTUALI

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 74,7 24,4 0,9 100,0 53,3 43,2 3,5 100,0

25-34anni 47,2 41,7 11,1 100,0 32,3 49,8 17,8 100,0

35-54anni 49,6 37,3 13,1 100,0 48,9 38,6 12,4 100,0

55-64anni 53,4 23,3 23,3 100,0 68,4 23,2 8,4 100,0

SESSO

Maschi 57,1 34,3 8,7 100,0 50,4 39,0 10,6 100,0

Femmine 48,9 38,1 13,0 100,0 49,2 38,6 12,2 100,0

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 50,7 38,2 11,1 100,0 47,3 40,9 11,8 100,0

Centro 49,8 38,5 11,7 100,0 43,9 41,9 14,1 100,0

Mezzogiorno 70,8 21,6 7,6 100,0 55,8 34,6 9,6 100,0

Totale 53,0 36,2 10,8 100,0 49,8 38,8 11,4 100,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro 33

1. L A CORNICE DEMOGRAFICA

Sotto tale profilo, tra gli asiatici circa quattro ogni cinque cinesi hanno

al più una licenzia media mentre due ogni cinque filippini hanno almeno un

diploma di scuola secondaria superiore; tra le comunità africane, a fronte

dell’80 per cento dei senegalesi con un titolo di studio non superiore alla

licenza media, poco meno del 30 per cento degli egiziani è laureato.

Le differenze nei gradi d’istruzione tra la popolazione straniera e

italiana sono comunque dovute alla sola componente maschile. Il 57 per

cento di quella straniera è in possesso al più della licenza di scuola media,

sette punti percentuali in più in confronto agli italiani. Per altro verso, le

donne straniere presentano livelli di istruzione molto simili a quelli delle

italiane. Ne consegue che le differenze di genere nella popolazione

immigrata sono piuttosto marcate, con le donne notevolmente più istruite

degli uomini: oltre il 50 per cento possiede almeno un diploma, di cui il 13

per cento un titolo universitario, a fronte del 43 e del 9 per cento degli

uomini.

Notevoli differenze si registrano altresì a livello territoriale. In

generale, i livelli di istruzione della popolazione sono più elevati nel

Centro-nord rispetto al Mezzogiorno. Tuttavia il fenomeno, mentre è

relativamente contenuto per la popolazione italiana, diviene particolarmente

evidente per quella straniera. Cinquanta stranieri ogni cento di quelli che

vivono nelle regioni settentrionali o centrali hanno almeno un diploma; in

quelle meridionali trenta ogni cento. Sottostante tale evidenza potrebbe

individuarsi il livello qualitativo inferiore delle opportunità lavorative del

Mezzogiorno che peraltro potrebbe sollecitare il trasferimento verso le

regioni del Nord dei soggetti maggiormente istruiti. D’altro canto, nel

Mezzogiorno il differente grado d’istruzione degli stranieri e degli italiani

riguarda principalmente la componente maschile. La concentrazione della

forza lavoro femminile immigrata nei lavori domestici e di cura, la cui

domanda è diffusa piuttosto uniformemente in tutto il territorio nazionale,

potrebbe in questo caso motivare il minore coinvolgimento delle straniere

nei percorsi di mobilità verso il Centro-nord.

Talune divergenze nei livelli d’istruzione degli immigrati e degli

italiani si manifestano nell’analisi dei dati per classi di età. Sotto tale profilo

sembra particolarmente rappresentativo il confronto di quanti hanno almeno

un titolo di studio di scuola secondaria superiore a partire dai 20-24enni, la

classe di età più prossima alla conclusione del ciclo di studi per il

conseguimento del diploma (Figura 1.5).

34 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 1.5 - Popolazione straniera e italiana con almeno un diploma per

classe di età – Anno 2006 (valori percentuali)

80

60

40

20

0 20-24 anni 25-34 anni 35-54 anni 55-64 anni

Straniera Italiana

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Mentre i giovani italiani hanno in circa l’80 per cento dei casi un

diploma superiore o terziario quelli stranieri superano di poco il 40 per

cento. Nelle restanti classi di età la popolazione italiana registra una

progressiva discesa della quota dei “più istruiti”; quella straniera

presenta, invece, una sostanziale stabilità di tale quota al crescere

dell’età. Ne consegue che gli stranieri adulti hanno livelli d’istruzione

uguali o superiori agli italiani a conferma che gli spostamenti dai paesi

d’origine riguardano le fasce di popolazione con livelli d’istruzione più

17

elevati, in una sorta di processo di autoselezione dei migranti. Si tratta

peraltro di gruppi di individui in cui i più alti livelli di istruzione si

associano spesso a maggiore intraprendenza e a motivazioni di ricerca di

17 Merita citare quanto riportato in un recente saggio sul processo di immigrazione in Italia: “Gli

immigrati si distinguono nettamente dalle consuete fasce della popolazione a rischio di

esclusione per la fragilità di alcune loro caratteristiche personali (l’età elevata, la scarsa

formazione, ecc.). Infatti, se si escludono i rifugiati […] gli immigrati non sono affatto deboli

quanto a caratteristiche personali […] l’emigrazione è sempre un processo auto-selettivo: sono le

persone relativamente più forti e intraprendenti quelle che emigrano”, cfr. Reyneri, Emilio. “La

vulnerabilità degli immigrati”. In Povertà e benessere. Una geografia delle disuguaglianze in

Italia, p.199. Saraceno, Chiara, e Andrea Brandolini (a cura di). Bologna: Il Mulino, 2006. 35

1. L A CORNICE DEMOGRAFICA

nuove opportunità. Per la popolazione straniera più giovane, la

migrazione potrebbe, invece, più spesso costringere ad un’interruzione

precoce degli studi.

Sotto questo profilo, sono di grande interesse le indicazioni fornite

dagli abbandoni scolastici. Viene cioè quantificata l’interruzione

precoce degli studi, sia di tipo scolastico che formativo, misurando la

percentuale di giovani tra i 18 ed i 24 anni con al più un titolo di scuola

secondaria inferiore e non inseriti in alcun ciclo di istruzione o

formazione. L’indicatore assume valori molto differenti nella

popolazione italiana ed in quella straniera: il 18,9 per cento degli italiani

risulta fuori dal sistema educativo contro il 49,4 per cento di stranieri (in

valore assoluto, si tratta rispettivamente di 767 mila e 113 mila giovani).

La quota di giovani che sperimentano fenomeni di abbandono scolastico

è dunque molto più forte tra gli stranieri.

Nella popolazione italiana la dispersione scolastica presenta

un’incidenza significativamente maggiore negli uomini rispetto alle

donne; nella popolazione straniera questa differenza di genere è meno

evidente. Anche le differenze per area territoriale, piuttosto forti per la

popolazione italiana, sono meno marcate per gli stranieri. Per contro, si

osservano differenze sensibili per paese di provenienza. Circa il 60 per

cento dei giovani albanesi e marocchini hanno un’esperienza di

abbandono scolastico precoce; per converso, i giovani ucraini e polacchi

segnalano fenomeni di dispersione scolastica contenuti. Le

responsabilità legate alla formazione di una famiglia o quelle personali

dovute alla necessità di un lavoro rappresentano le ragioni fondamentali

per l’abbandono degli studi dei giovani stranieri. Più in particolare, circa

il 20 per cento vive da solo e quasi un terzo ha già assunto il ruolo di

18

capofamiglia o di coniuge. Nella maggioranza dei casi i coetanei

italiani continuano invece a ricoprire il ruolo di figlio nella famiglia di

origine.

Le analisi svolte nel recente passato hanno indicato che la

partecipazione al mercato del lavoro dei giovani che abbandonano

precocemente gli studi è superiore rispetto a quella dei coetanei che

19

proseguono gli studi. La forte spinta alla ricerca di un’occupazione,

18 Nei giovani stranieri l’esperienza di abbandono precoce degli studi è, comunque, molto marcata,

sia per quanti restano in famiglia, sia per quelli “emancipati” dalla famiglia di origine, con valori

rispettivamente pari al 43 e al 55 per cento.

19 Un’analisi più generale sul fenomeno della dispersione scolastica si trova in Istat. Rapporto

Annuale: la situazione del Paese nel 2006. Roma: Istat, 2007.

36 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

propria degli immigrati, può dunque spiegare la differenza negli

abbandoni scolastici tra giovani stranieri e italiani. Essa tuttavia non ne

rappresenta l’unica ragione. La percentuale dei giovani stranieri che

abbandonano precocemente gli studi, ma restano fuori dal mercato del

lavoro, è più alta rispetto ai coetanei italiani: il 15 per cento a fronte del

6 per cento. Inoltre, mentre la quota di giovani italiani che, abbandonati

precocemente gli studi, restano fuori dal mercato del lavoro non ha forti

differenze di genere, nell’analogo segmento straniero è netta la

prevalenza di donne. I motivi per cui, usciti dal sistema educativo, le

giovani italiane non lavorano e non cercano lavoro sono differenti da

quelli delle straniere. Per le prime, la ragione prevalente è dovuta alla

sfiducia di trovare un impiego; per le seconde, alla maternità e alla cura

dei figli. 2. Il grado di partecipazione al

mercato del lavoro

2.1 - Il quadro generale nell’Unione europea e in Italia

In base ai dati raccolti da Eurostat, nel 2006 le forze di lavoro

straniere nell’insieme dell’Unione europea erano pari a 12,9 milioni, il

1

5,9 per cento del totale. Il risultato riassume incidenze molto

differenziate tra i paesi. Al di là della peculiarità rappresentata dal

Lussemburgo, la quota degli stranieri sul totale delle forze di lavoro

passa dal 5,4 per cento della Francia al 14,6 per cento della Spagna. Il

dato relativo all’Italia è superiore a quello medio dell’Unione, ma si

colloca al di sotto delle incidenze registrate in altri importanti paesi

(Grecia, Regno Unito, Germania, Belgio).

Nell’Ue gli uomini rappresentano circa il 60 per cento dell’offerta

di lavoro straniera. Si tratta di un risultato al quale si accostano la gran

parte dei paesi, con le significative eccezioni della Danimarca, del

Portogallo e della Svezia. In diciotto paesi dell’Unione l’incidenza

dell’offerta di lavoro maschile straniera sul corrispettivo totale supera

inoltre quella femminile. Dopo la Polonia e il Portogallo che segnalano

la stessa quota, l’Italia manifesta solo una lievissima più elevata

incidenza degli uomini in confronto alle donne (rispettivamente, 6,4 e

Il presente capitolo è stato curato da: Mario Albisinni (par 2.1), Federica Pintaldi

(parr. 2.2, 2.4), Raffaella Cascioli (par.2.3).

1 Le forze di lavoro straniere sono definite dalla somma degli occupati e dei disoccupati di ognuno

dei paesi Ue con cittadinanza di un altro paese Ue o non comunitaria.

38 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

6,3 per cento). La contenuta partecipazione al mercato del lavoro delle

donne italiane amplifica infatti il contributo fornito dall’offerta

femminile straniera (Tavola 2.1). In sintesi, le forze di lavoro straniere

in Italia ( poco meno

Tavola 2.1 - Forze di lavoro per cittadinanza nei paesi dell'Unione europea

- Anno 2006 (valori in migliaia e percentuali)

Totale Maschi Femmine %

%

%

PAESI stranie-

stranie- Nazio-

stranie Nazio-

Nazio- Stranieri

Stranieri

Stranieri ri sul

ri sul

- ri sul nali

nali

nali totale

totale

totale

Italia 1.476 23.186 6,4 884 13.856 6,4 591 9.330 6,3

Austria 430 3.693 11,7 246 1.998 12,3 184 1.695 10,9

Belgio 385 4.262 9,0 229 2.353 9,7 156 1.909 8,2

Cipro 51 323 15,9 22 187 11,7 30 136 21,7

Danimarca 98 2.820 3,5 50 1.498 3,3 48 1.323 3,6

Estonia 122 565 21,6 71 273 25,9 51 291 17,6

Finlandia 43 2.605 1,7 23 1.343 1,7 20 1.261 1,6

Francia 1.405 26.187 5,4 818 13.823 5,9 587 12.364 4,7

Germania 2.942 38.547 7,6 1.712 20.903 8,2 1.231 17.644 7,0

Grecia 318 4.567 7,0 192 2.697 7,1 126 1.870 6,7

Irlanda 211 1.919 11,0 130 1.097 11,8 81 821 9,9

Lettonia 12 1.155 1,0 8 594 1,3 4 561 0,7

Lituania 11 1.578 0,7 6 797 0,8 5 781 0,6

Lussemburgo 94 111 84,1 53 63 83,7 41 49 84,6

Malta 5 160 3,2 3 109 2,9 2 51 3,9

Paesi Bassi 284 8.277 3,4 159 4.550 3,5 125 3.727 3,3

Polonia 29 16.908 0,2 17 9.265 0,2 12 7.643 0,2

Portogallo 196 5.391 3,6 105 2.880 3,6 92 2.511 3,6

Regno Unito 1.983 27.947 7,1 1.094 14.973 7,3 888 12.974 6,8

Rep. Ceca 50 5.150 1,0 29 2.882 1,0 21 2.268 0,9

Slovacchia 4 1.018 0,4 3 548 0,5 1 470 0,3

Slovenia 4 2.654 0,1 3 1.470 0,2 1 1.183 0,1

Spagna 2.746 18.839 14,6 1.562 10.972 14,2 1.184 7.867 15,0

Svezia 214 4.552 4,7 116 2.388 4,8 99 2.164 4,6

Ungheria 32 4.215 0,8 19 2.283 0,8 13 1.932 0,7

Ue25 12.931 206.627 5,9 7.423 113.801 6,5 5.509 92.826 5,9

Fonte: Eurostat, Labour force survey

di 1 milione e 500 mila unità) e in altri quattro paesi (Francia,

Germania, Regno Unito, Spagna) rappresentano circa l’80 per cento

degli immigrati presenti nel mercato del lavoro dell’Unione europea.

A fronte della richiamata consistenza delle forze di lavoro, nell’Ue

sette ogni dieci stranieri tra i 15 e i 64 anni sono occupati o in cerca di

un impiego. Il risultato caratterizza anche la componente nazionale

39

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

(residenti in ognuno dei paesi Ue con cittadinanza di quel paese)

dell’Unione europea. Tuttavia il medesimo tasso di attività viene

raggiunto attraverso contrapposte evidenze dell’occupazione e della

disoccupazione. Gli stranieri registrano in confronto ai nazionali valori

inferiori dell’occupazione e superiori della disoccupazione. In

particolare, il tasso di occupazione è di circa quattro punti più basso,

mentre il tasso di disoccupazione è di oltre cinque punti percentuali più

elevato. Per l’insieme dell’area emergono, dunque, condizioni più

sfavorevoli per la popolazione attiva straniera. Anche in questo caso, il

risultato è sintesi di comportamenti diversi tra i paesi (Tavola 2.2).

Volendo riassumere si possono identificare due gruppi.

Tavola 2.2 - Tasso di attività, di occupazione e di disoccupazione per

cittadinanza nei paesi dell'Unione europea - Anno 2006

(valori percentuali)

Tasso di attività (a) Tasso di occupazione (a) Tasso di disoccupazione

PAESI Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali

Italia 73,7 62,1 67,3 57,9 8,6 6,7

Austria 70,4 74,1 62,9 71,1 10,6 4,1

Belgio 61,2 67,0 50,6 62,0 17,3 7,4

Cipro 76,0 72,6 71,6 69,3 5,8 4,3

Danimarca 70,6 81,0 64,7 77,9 8,2 3,7

Estonia 75,5 71,8 67,2 68,2 10,7 4,9

Finlandia 68,9 75,3 56,1 69,6 18,4 7,5

Francia 63,9 70,4 53,3 64,5 16,6 8,4

Germania 65,6 76,5 53,6 69,1 18,2 9,6

Grecia 74,2 66,6 68,4 60,5 7,9 9,0

Irlanda 77,4 70,7 72,3 67,7 6,5 4,1

Lettonia 83,6 71,2 76,4 66,2 nd 6,8

Lituania 71,7 67,4 70,7 63,5 nd 5,7

Lussemburgo 72,1 62,8 67,2 60,9 6,7 3,0

Malta 55,3 59,3 51,5 54,9 5,8 7,3

Paesi Bassi 60,6 77,9 53,9 74,5 11,0 4,3

Polonia 56,1 63,4 51,3 54,5 9,4 13,9

Portogallo 80,3 73,7 71,4 67,8 11,1 7,5

Regno Unito 72,9 75,8 66,8 71,8 8,3 5,1

Rep. Ceca 77,6 70,3 72,8 65,2 6,2 7,2

Slovacchia 79,6 68,6 77,0 59,4 nd 13,4

Slovenia 64,4 70,9 56,0 66,6 nd 5,9

Spagna 78,6 69,8 69,5 64,1 11,5 8,1

Svezia 68,1 79,3 58,8 73,9 13,6 6,8

Ungheria 66,8 61,9 61,4 57,3 9,0 7,5

Ue25 70,4 70,7 61,4 65,1 12,7 7,9

Fonte: Eurostat, Labour force survey

(a) 15-64 anni.

40 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Il primo è rappresentato dai paesi con una più lunga storia di

immigrazione. In questi i tassi di occupazione della popolazione straniera

tra i 15 e i 64 anni sono inferiori a quelli della popolazione nazionale della

stessa età. Il differenziale negativo varia da oltre dieci punti percentuali

(Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi) a cinque (Regno Unito). I tassi

di disoccupazione degli stranieri sono, invece, superiori a quelli dei

nazionali da poco più di tre (Regno Unito) a circa sette (Paesi Bassi) fino

a più di otto punti percentuali (Belgio, Francia, Germania). Dove le

condizioni di inserimento nel mercato del lavoro sono più difficili, il tasso

di disoccupazione degli stranieri si accosta al 17 per cento (Belgio,

Francia) o supera persino il 18 per cento (Germania).

Il secondo gruppo si identifica per la presenza di paesi dell’Europa

mediterranea, dove il processo di immigrazione ha preso consistenza nel

corso degli ultimi decenni e nei quali è tuttora predominante la prima

generazione di immigrati. In questi paesi il tasso di occupazione della

popolazione straniera supera quello dei nazionali, con distanze comprese

tra meno di quattro (Portogallo) gli oltre cinque (Spagna) e circa otto

(Grecia) punti percentuali. In Italia il differenziale favore degli stranieri

oltrepassa i nove punti: nell’ordine 67,3 e 57,9 per cento. Ad esclusione

della Grecia, i tassi di disoccupazione degli stranieri risultano inoltre in

questi paesi moderatamente più elevati di quelli dei nazionali. In Italia, a

fronte del forte differenziale tra i tassi di occupazione, la quota

dell’offerta di lavoro straniera che cerca un impiego è pari nel 2006

all’8,6 per cento, circa due punti percentuali in più rispetto a quella degli

2

italiani. Il risultato è ampiamente condizionato dalla distanza tra i tassi di

disoccupazione delle donne: il 13,4 per cento delle straniere si confronta

con l’8,5 per cento delle italiane (Tavola 2.4). La componente maschile

straniera e italiana, con il 5,4 per cento, registra invece lo stesso tasso di

disoccupazione (Tavola 2.3).

L’alto tasso di attività degli immigrati in Italia, pari al 73,7 per cento

circa dodici punti percentuali in più rispetto a quello riferito alla

popolazione italiana, si basa soprattutto sul significativo risultato

raggiunto dagli uomini. Solo la Grecia, la Lettonia e la Slovacchia

segnalano un tasso di attività maschile superiore a quello dell’Italia. Il

grado di partecipazione delle donne straniere residenti in Italia,

2 Almeno parte del più elevato tasso di disoccupazione della componente estera potrebbe essere

determinato dalla concentrazione, di cui si dirà nel seguito, degli stranieri nei lavori a bassa

qualificazione più soggetti ad essere persi. 41

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

leggermente più basso di quello medio Ue, si colloca, invece, solo in

sedicesima posizione nella graduatoria decrescente dei paesi. Come

Tavola 2.3 - Tasso di attività, di occupazione e di disoccupazione maschile

per cittadinanza nei paesi dell' Unione europea - Anno 2006

(valori percentuali)

Tasso di attività (a) Tasso di occupazione (a) Tasso di disoccupazione

PAESI Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali

Italia 89,0 73,9 84,2 69,8 5,4 5,4

Austria 81,0 80,4 72,6 77,5 10,3 3,6

Belgio 71,8 73,5 60,5 68,7 15,8 6,6

Cipro 79,7 83,1 74,5 80,1 6,5 3,5

Danimarca 80,2 84,2 73,6 81,5 8,2 3,2

Estonia 82,0 74,4 73,9 70,4 6,0 5,3

Finlandia 77,5 77,1 66,2 71,5 14,5 7,2

Francia 75,2 75,1 64,3 69,3 14,4 7,7

Germania 78,0 81,8 63,4 73,9 18,7 9,6

Grecia 89,6 78,5 85,9 73,9 4,2 5,7

Irlanda 87,8 80,3 82,0 76,8 6,4 4,3

Lettonia 90,8 76,1 90,8 70,2 nd 7,5

Lituania nd 70,4 nd 66,2 nd 5,9

Lussemburgo 80,6 71,4 76,6 69,7 5,0 2,3

Malta 79,0 79,7 72,5 74,5 5,4 6,5

Paesi Bassi 71,6 84,4 62,9 81,2 12,1 3,8

Polonia 66,9 70,1 60,3 60,9 15,1 13,0

Portogallo 87,1 79,2 78,8 73,8 9,5 6,4

Regno Unito 82,9 82,0 76,3 77,4 8,0 5,5

Rep. Ceca 84,8 78,2 81,9 73,6 3,4 5,8

Slovacchia 89,9 76,4 87,5 67,0 nd 12,3

Slovenia 74,6 74,9 67,0 71,2 nd 4,9

Spagna 88,9 80,4 81,8 75,5 8,1 6,1

Svezia 74,4 81,5 63,5 76,1 14,7 6,5

Ungheria 78,1 68,6 75,4 63,7 2,7 7,2

Ue25 81,8 77,8 72,6 72,1 11,3 7,3

Fonte: Eurostat, Labour force survey

(a) 15-64 anni.

emergerà nel seguito, i maggiori ostacoli che almeno una parte delle

straniere incontra nell’accesso al mercato del lavoro o nel mantenere

un’occupazione costituiscono i principali fattori sottostanti tale minore

partecipazione.

In confronto ai principali paesi dell’Ue, il tasso di occupazione degli

stranieri registrato in Italia rimane inferiore solo a quello della Grecia, della

Spagna, del Portogallo; per altro verso, la quota delle forze di lavoro

straniere alla ricerca di un impiego è più bassa di quella della gran parte dei

42 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

paesi. D’altro canto, l’Italia segnala un tasso di occupazione degli autoctoni

relativamente contenuto e, comunque, più basso di quello registrato dagli

altri paesi mediterranei. Ne consegue un ampliarsi della distanza con il tasso

di occupazione degli immigrati.

Tra i paesi europei con una significativa presenza di immigrati, l’Italia

presenta un tasso di occupazione maschile degli stranieri molto elevato

(84,2 per cento) e inferiore solo a quello della Grecia; il tasso di

occupazione femminile (50,7 per cento) resta invece al di sotto di quello

della Grecia, del Portogallo, del Regno Unito, della Spagna. Se poi si

Tavola 2.4 - Tasso di attività, di occupazione e di disoccupazione

femminile per cittadinanza nei paesi dell' Unione europea -

Anno 2006 (valori percentuali)

Tasso di attività (a) Tasso di occupazione (a) Tasso di disoccupazione

PAESI Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali Stranieri Nazionali

Italia 58,6 50,4 50,7 46,1 13,4 8,5

Austria 59,9 67,9 53,3 64,7 11,0 4,6

Belgio 50,3 60,4 40,3 55,3 19,6 8,5

Cipro 73,5 62,0 69,6 58,6 5,3 5,4

Danimarca 62,6 77,6 57,4 74,1 8,3 4,4

Estonia 68,3 69,5 59,7 66,3 14,5 4,4

Finlandia 60,9 73,5 46,8 67,7 23,1 7,8

Francia 52,8 65,8 42,4 59,7 19,5 9,2

Germania 53,7 71,0 44,2 64,2 17,5 9,6

Grecia 58,8 54,8 50,9 47,2 13,5 13,6

Irlanda 65,0 61,0 60,7 58,6 6,6 3,8

Lettonia 76,3 66,6 61,0 62,5 .. 6,0

Lituania .. 64,6 .. 61,0 .. 5,4

Lussemburgo 63,5 54,4 57,8 52,3 8,9 4,0

Malta 33,3 38,5 28,9 35,0 13,3 9,0

Paesi Bassi 50,6 71,2 45,8 67,7 9,5 4,9

Polonia 45,5 56,8 45,8 48,2 3,9 14,9

Portogallo 73,7 68,2 64,2 61,9 12,9 8,8

Regno Unito 63,4 69,7 57,8 66,4 8,8 4,6

Rep. Ceca 69,4 62,3 62,4 56,7 10,2 8,8

Slovacchia 69,6 60,9 69,6 51,9 .. 14,7

Slovenia 51,2 66,8 57,1 61,9 .. 7,2

Spagna 68,2 58,9 57,2 52,5 16,1 10,9

Svezia 62,0 77,1 54,2 71,6 12,5 7,0

Ungheria 54,9 55,5 46,5 51,2 16,5 7,8

Ue25 59,2 63,6 50,5 58,0 14,7 8,7

(a)

Fonte: Eurostat, Labour force survey

(a) 15-64 anni. 43

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

confrontano i tassi di occupazione degli immigrati e degli autoctoni

emerge un’ulteriore peculiarità dell’Italia rappresentata dal più ampio

differenziale a favore dei primi per il tasso di occupazione maschile (oltre

14 punti percentuali in più in confronto agli italiani) e, dopo la Spagna,

per quello femminile. Tale ultimo risultato risente, tuttavia, del ritardo

strutturale che caratterizza l’occupazione delle donne italiane, in

particolare nelle regioni meridionali.

Al contrario, il livello toccato dal tasso di disoccupazione maschile è

uguale per gli stranieri e per gli italiani. Tra i paesi che denunciano un

contenuto divario positivo tra stranieri e autoctoni si collocano la Spagna

e il Portogallo (nell’ordine, 2,0 e 3,1 punti percentuali). Le straniere

segnalano, invece, un tasso di disoccupazione che supera quello delle

italiane di circa cinque punti percentuali: 13,4 e 8,5 per cento

rispettivamente. Dopo quella della Spagna, è la distanza più forte nel

gruppo dei paesi dell’Europa mediterranea. D’altro canto, a conferma

delle maggiori difficoltà per le donne straniere nell’inserimento nel

mercato del lavoro, il rapporto tra il tasso di disoccupazione femminile e

quello maschile aumenta da circa una volta e mezzo per gli italiani a oltre

il doppio per gli stranieri. Nel confronto con gli altri paesi, la più difficile

condizione delle straniere risalta peraltro in modo definitivo considerando

le distanze con gli uomini, per i quali il lavoro rappresenta il principale

motivo d’ingresso in Italia. Con l’eccezione della Grecia, il nostro Paese

registra infatti il più forte divario a sfavore delle donne, sia per

l’occupazione che per la disoccupazione distanziandosi significativamente

dalle altre economie dell’Ue (Figura 2.1).

44 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.1 – Tasso di occupazione e di disoccupazione degli stranieri in

alcuni paesi dell’Unione europea – Anno 2006 (differenze in

punti percentuali tra donne e uomini)

20

Grecia 10

Spagna

Italia

disoccupazione Francia

B elgio P o rto gallo

Regno Unito 0

di

-40 -30 -20 -10 0 10 20 30 40

Tasso Germania P aesi B assi -10

-20

Tasso di occupazione 15-64 anni

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro 45

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

2.2 - La dimensione quantitativa: il tasso di occupazione e di

disoccupazione

La più estesa partecipazione al mercato del lavoro degli stranieri in

confronto agli italiani è diffusa sull’insieme del territorio nazionale,

risultando particolarmente ampia nelle regioni meridionali. Il grado di

partecipazione della componente maschile straniera è decisamente elevato

in tutte le ripartizioni (Tavola 2.5). Con l’eccezione del Nord-ovest, anche il

tasso di attività femminile straniero è superiore a quello delle italiane. Nel

Mezzogiorno, dove il tasso di attività delle italiane è strutturalmente basso,

oltre la metà della popolazione femminile straniera ha un impiego o lo sta

cercando. Come detto, la significativa distanza tra i gradi di partecipazione

al mercato del lavoro deriva soprattutto dalla differenza nel grado di

inserimento nell’occupazione. Contenuto nelle regioni settentrionali (con

tassi di occupazione straniero e italiano rispettivamente pari al 68,4 e al

66,1 per cento), il differenziale cresce nel Centro (67,7 e 61,6 per cento) e,

in misura più evidente, nel Mezzogiorno (61,0 e 46,3 per cento). In

quest’area si accentua la funzione sostitutiva degli immigrati in attività

faticose e dequalificate non più accettate dall’offerta di lavoro locale, dato il

crescente tenore di vita e l’aspirazione, specie dei giovani, verso lavori con

3

un maggiore livello di qualificazione.

Nell’ottica di genere, il divario tra i tassi di occupazione maschili

stranieri e italiani è significativo a favore dei primi in tutte le ripartizioni;

quello femminile è, invece, sintesi di una forte variabilità territoriale. In

particolare, le straniere segnalano un tasso di occupazione più basso delle

italiane sia nel Nord-ovest che nel Nord-est e più alto nel Centro. Nel

Mezzogiorno la quota di donne straniere occupate risulta notevolmente

superiore a quella delle italiane: il 48,4 per cento contro il 30,8 per cento.

Peraltro, il tasso di occupazione della componente femminile estera è non di

molto inferiore a quello registrato nelle restanti parti del territorio nazionale.

Il differenziale tra il Mezzogiorno e il Nord-est del tasso di occupazione

femminile italiano supera, invece, i ventisei punti percentuali. Si tratta di

una distanza molto più forte anche rispetto al maggiore tra i divari del

3 Alcuni autori hanno sottolineato un paradosso tra la presenza degli stranieri nel Mezzogiorno e il

significativo tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, che può spiegarsi solo con gli effetti

di una segmentazione del mercato del lavoro per cui una certa domanda riesce ad essere

soddisfatta solo dalla forza lavoro straniera. Al riguardo, cfr. Pugliese, Enrico. L’Italia tra

migrazioni internazionali e migrazioni interne. Bologna: Il Mulino, 2002.

46 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 2.5 - Tasso di attività, di occupazione e di disoccupazione degli

stranieri e degli italiani per sesso e ripartizione geografica -

Anno 2006 (valori percentuali)

Tasso di attività Tasso di occupazione Tasso di disoccupazione

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE Stranieri Italiani Totale Stranieri Italiani Totale Stranieri Italiani Totale

MASCHI

Nord 90,0 77,1 78,1 85,7 75,1 75,9 4,9 2,6 2,8

Nord-ovest 89,.6 76,6 77,6 86,0 74,3 75,2 4,1 2,9 3,0

Nord-est 90,6 77,8 78,8 85,2 76,1 76,8 5,9 2,1 2,4

Centro 89,0 75,5 76,3 84,3 72,1 72,9 5,3 4,4 4,5

Mezzogiorno 82,8 69,1 69,3 75,4 62,1 62,3 8,9 9,9 9,9

Italia 89,0 73,9 74,6 84,2 69,8 70,5 5,4 5,4 5,4

FEMMINE

Nord 58,1 59,6 59,5 50,3 56,9 56,4 13,3 4,5 5,1

Nord-ovest 56,3 59,2 59,0 49,6 56,5 56,0 11,8 4,6 5,1

Nord-est 60,6 60,1 60,2 51,3 57,4 57,0 15,4 4,5 5,3

Centro 61,9 55,5 56,0 53,0 51,2 51,3 14,3 7,7 8,2

Mezzogiorno 54,8 37,0 37,3 48,4 30,8 31,1 11,6 16,6 16,5

Italia 58,6 50,4 50,8 50,7 46,1 46,3 13,4 8,5 8,8

TOTALE

Nord 74,5 68,4 68,9 68,4 66,1 66,2 8,1 3,4 3,8

Nord-ovest 73,1 68,0 68,3 68,0 65,5 65,7 7,0 3,6 3,9

Nord-est 76,3 69,1 69,6 69,0 66,9 67,0 9,5 3,1 3,6

Centro 74,6 65,4 66,0 67,7 61,6 62,0 9,3 5,8 6,1

Mezzogiorno 67,9 52,9 53,2 61,0 46,3 46,6 10,0 12,3 12,2

Italia 73,7 62,1 62,7 67,3 57,9 58,4 8,6 6,7 6,8

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

tasso di occupazione delle straniere: circa cinque punti percentuali tra il

Centro e il Mezzogiorno. All’interno della componente estera, i

differenziali di genere sono comunque sempre a favore degli uomini

soprattutto nelle regioni settentrionali. I maggiori ostacoli che parte

delle donne straniere trovano nell’accesso al mercato del lavoro o nel

mantenere un impiego, insieme all’accentuarsi dei flussi di

ricongiungimento familiare, non direttamente connessi alla ricerca di

un’occupazione, costituiscono i principali fattori sottostanti le più

ridotte quote di occupazione femminile straniera.

Tali quote riflettono, d’altra parte, i modelli insediativi delle donne

straniere, differenti in base alla cittadinanza di provenienza. Nello

specifico, al picco superiore all’88 per cento che caratterizza le donne

filippine, presenti in Italia da lungo tempo e rivolte verso un

insediamento stabile, si oppone il tasso di occupazione particolarmente

47

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

basso delle donne di cittadinanza marocchina (26,4 per cento), più

legate ai tradizionali percorsi migratori di ricongiungimento familiare

coerenti con una condizione che vede il prevalere del ruolo di moglie e

madre. Anche per le donne albanesi si registra una proporzione di

occupate inferiore alla media, mentre su quote superiori si collocano sia

le rumene che le polacche (Figura 2.2).

Figura 2.2 - Tasso di occupazione femminile per alcune delle principali

cittadinanze straniere - Anno 2006 (valori percentuali)

100 88,3

90 78,1

80 67,9

70 59,0

60 56,6

50 46,1

40 36,5

30 26,4

20

10

0 P o lo nia A lbania Ro mania Ucraina M aro cco Cina Filippine Ecuado r

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Un rilevante contributo nella spiegazione della più elevata

incidenza dell’occupazione straniera è fornito dall’analisi dei tassi

specifici per età. La concentrazione degli stranieri nelle classi di età più

giovani tende infatti a motivare i più sostenuti tassi di occupazione.

48 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Viceversa, la popolazione italiana, spostata verso una più forte presenza

delle classi di età più anziana, presenta gradi di partecipazione al

mercato del lavoro relativamente più bassi. Le distanze più forti tra i

tassi di occupazione si registrano per la classe di età tra i 15 e i 24 e,

soprattutto, per quella tra i 55 e i 64 anni (Tavola 2.6).

Tavola 2.6 - Tasso di occupazione degli stranieri e degli italiani per sesso

e classe di età - Anno 2006 (valori percentuali)

Stranieri Italiani

CLASSI DI ETA' Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

15-24 anni 50,8 22,4 36,4 29,5 20,0 24,8

25- 34 anni 91,0 51,1 69,0 80,1 59,9 70,2

35-44 anni 92,8 58,6 77,1 91,2 62,6 76,9

45-54 anni 88,9 67,8 79,0 89,0 55,2 71,9

55-64 anni 71,3 50,0 59,2 43,4 21,5 32,2

Totale 84,2 50,8 67,3 69,8 46,1 57,9

Fonte : Rilevazione sulle forze di lavoro

Nel primo caso, tuttavia, come più diffusamente esaminato nel

prossimo paragrafo, la maggiore incidenza degli occupati stranieri è da

collegare alla più estesa partecipazione degli italiani alle attività di

istruzione. Per quel che riguarda, invece, i comportamenti nella fase di

uscita dal mercato del lavoro, il tasso di occupazione della classe tra i 55

e i 64 anni risulta decisamente più basso per la popolazione italiana,

all’interno della quale i meccanismi di pensionamento permettono

un’alta incidenza dell’inattività. Nella fascia centrale di età (tra i 35 e i

54 anni), quando l’inserimento lavorativo raggiunge i livelli maggiori

sia per gli stranieri che per gli italiani, lo scarto tra i tassi di occupazione

è decisamente più contenuto a sintesi di una distanza superiore per la

componente femminile in confronto a quella maschile. In generale, le

donne più giovani (sino a 24 anni) sono poco coinvolte in un’attività

lavorativa. Le straniere manifestano poi un tasso di occupazione più

basso delle italiane nella classe tra i 25 e i 34 anni; non molto dissimile

in quella tra i 35 e i 44 anni e nuovamente superiore tra i 45 e i 64 anni.

Le diverse strategie riproduttive e l’assenza (nell’altro versante la

49

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

presenza) di una rete familiare di aiuto sono tra le ragioni dei differenti

andamenti. Da un lato, le immigrate diventano madri in età più giovane

rispetto alle italiane; dall’altro, hanno meno possibilità di ricorrere alla

rete parentale per l’affidamento dei bambini. In confronto alle italiane,

la difficoltà di conciliare i tempi di lavoro con quelli di vita non solo si

presenta in età più giovanile, ma è anche maggiore.

Un ulteriore fattore che incide sulla rilevante dimensione

quantitativa dell’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro

italiano è legato alla dinamica del movimento migratorio. In particolare,

tassi di occupazione più elevati degli stranieri si associano alla durata

della permanenza in Italia. L’indicatore, ancora posizionato al 28,9 per

cento per gli stranieri da meno di tre anni in Italia, passa già al 57,0 per

cento per i cittadini stranieri in Italia da almeno tre e fino a quattro anni

per poi raggiungere il 70,1 per cento per quelli tra i cinque e i nove anni

e il 75,6 per cento per gli stranieri che si trovano nel nostro paese da 10

o più anni. La situazione è più critica per le donne che hanno bisogno di

un più lungo periodo di permanenza in Italia per riuscire ad inserirsi nel

4

mercato del lavoro. Mentre il tasso di occupazione maschile supera il

50 per cento già tra i residenti da meno di tre anni, le donne per

raggiungere lo stesso traguardo devono essere in Italia da almeno cinque

anni (Figura 2.3).

4 Con riferimento alla sola Lombardia, si è notato che il periodo di arrivo condiziona anche i

percorsi di insediamento: più è recente più spesso la prima destinazione è quella finale. Il risultato

viene fatto risalire al fatto che i new camers hanno la possibilità di sfruttare la rete relazionale già

costituitasi sul territorio. L’analisi del fenomeno si trova in Farina, Patrizia, e Laura Terzeria.

“Percorsi di mobilità delle donne straniere”. In Rivista Italiana di Economia Demografia e

Statistica, volume LIX. Roma: SIEDS, 2006.

50 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.3 - Tasso di occupazione degli stranieri per anni di permanenza in

Italia - Anno 2006 (valori percentuali)

100 87,3

86,1

77,9

80 59,0

60 55,2

51,8 43,2

40 18,1

20

0 Meno di 3 anni Da 3 a 4 anni Da 5 a 9 anni 10 anni o più

Maschi Femmine Totale

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

D’altra parte, il rischio di restare disoccupato diminuisce

sensibilmente all’aumentare della permanenza in Italia. Premesso che il

numero dei disoccupati stranieri è piuttosto contenuto, il tasso di

disoccupazione di quelli entrati da meno di tre anni si posiziona su di un

livello decisamente elevato destinato tuttavia a ridursi rapidamente

trascorso un periodo, presumibilmente non autorizzato, di soggiorno. La

discesa della disoccupazione in relazione alla durata della permanenza

in Italia è sensibile sia per gli uomini che per le donne le quali, peraltro,

segnalano un tasso di disoccupazione iniziale particolarmente forte

(Figura 2.4). 51

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.4 - Tasso di disoccupazione degli stranieri per anni di permanenza

in Italia - Anno 2006 (valori percentuali)

50 43,6

40

30 20,9

20 15,6 12,3 9,4

10 5,5 5,5 4,2

0 Meno di 3 anni Da 3 a 4 anni Da 5 a 9 anni 10 anni o più

Maschi Femmine Totale

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Considerando l’articolazione per età, emerge che l’incidenza della

disoccupazione nel gruppo dei più giovani (sino a 34 anni) è di non

molto inferiore per gli immigrati in confronto agli italiani, indicando

comuni difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro. Al contempo, il

tasso di disoccupazione per le componenti adulte degli stranieri è

significativamente più alto di quello degli italiani, con un differenziale

di quasi tre punti percentuali per la classe di età tra i 35 e i 54 anni. La

divaricazione a sfavore degli stranieri si localizza nelle regioni del Nord

e del Centro, dove peraltro le opportunità lavorative sono più numerose.

In queste regioni le situazioni più critiche sono quelle della componente

femminile, con tassi di disoccupazione del 13,3 e del 14,3 per cento

rispettivamente. Il risultato sconta il crescente numero di donne che

avviano la ricerca di un lavoro dopo essere entrate in Italia per

ricongiungimento familiare. Le donne straniere residenti nel Nord e nel

Centro registrano inoltre una condizione di ricerca di un impiego molto

52 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

più diffusa in confronto alle italiane, per le quali si osserva un tasso di

disoccupazione pari nell’ordine al 4,5 e al 7,7 per cento. Lo squilibrio

appare capovolto nelle regioni meridionali dove la quota delle donne

italiane disoccupate supera in misura significativa quella delle straniere:

nel 2006 il tasso di disoccupazione del 16,6 per cento delle prime si

confronta con l’11,6 per cento delle seconde.

In definitiva, si delinea un quadro caratterizzato da un’offerta di

lavoro straniera con un più alto grado di partecipazione e, al contempo,

con una maggiore persistenza nella condizione di ricerca di un impiego.

Quest’ultima caratteristica corrisponde a una minore diffusione, per

ovvie necessità di integrazione del reddito familiare, di fenomeni di

scoraggiamento o di ritiro volontario dal mercato del lavoro più

frequenti in alcuni segmenti, soprattutto femminili, della popolazione

italiana.

2.3 - Il livello di scolarizzazione

L’obiettivo di questo paragrafo è valutare l’impatto del livello di

istruzione sul grado di inserimento degli immigrati nel mercato del

lavoro, e ciò attraverso l’analisi dei legami che intercorrono tra i titoli di

studio e gli indicatori di occupazione e disoccupazione. Prima di tale

analisi è tuttavia opportuno soffermarsi brevemente sull’articolazione

dei titoli di studio della popolazione che partecipa al mercato del lavoro,

5

in qualità di occupato o di persona in cerca di occupazione.

Circa la metà delle forze di lavoro straniere tra i 15 e i 64 anni

possiede un grado di istruzione non superiore alla licenza media (Tavola

2.7). Il risultato è solo di poco inferiore a quello relativo all’insieme

della popolazione immigrata. Per altro verso, il 40 per cento delle forze

di lavoro italiane è al più in possesso della licenza media, circa dieci

punti percentuali in meno in confronto alla popolazione con cittadinanza

italiana. Rispetto ai dati sul grado di istruzione dell’insieme della

popolazione straniera e italiana, quelli relativi agli occupati e alle

persone in cerca di un’occupazione segnalano pertanto una significativa

differenza nella minore quota degli italiani con un basso titolo di studio.

L’evidenza statistica appena richiamata deriva principalmente dai

5 Come per la popolazione italiana anche per quella straniera il titolo di studio posseduto deriva

dall’auto dichiarazione dell’intervistato. Nel caso di un cittadino straniero, l’eventuale mancato

riconoscimento del titolo di studio non dovrebbe influenzare tale dichiarazione. 53

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 2.7 - Forze di lavoro 15-64 anni straniere e italiane per titolo di

studio, sesso, ripartizione geografica e classe di età - Anno

2006 (composizioni percentuali)

Straniere Italiane

Fino Fino

CARATTERISTICHE licenza Diploma Laurea Totale licenza Diploma Laurea Totale

media media

SESSO

Maschi 54,2 36,9 8,9 100,0 45,1 42,4 12,5 100,0

Femmine 40,8 43,6 15,6 100,0 32,3 48,5 19,2 100,0

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 45,9 42,4 11,7 100,0 38,5 46,9 14,6 100,0

Centro 46,8 40,8 12,4 100,0 34,8 47,3 17,9 100,0

Mezzogiorno 70,0 21,2 8,8 100,0 45,3 40,3 14,4 100,0

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 65,0 33,6 1,4 100,0 35,5 60,4 4,1 100,0

25- 34 anni 45,0 44,5 10,5 100,0 30,5 50,9 18,6 100,0

35-54 anni 48,1 38,3 13,6 100,0 42,8 42,3 14,9 100,0

55-64 anni 53,4 24,4 22,2 100,0 51,5 31,5 17,0 100,0

Totale 48,8 39,6 11,6 100,0 39,9 44,9 15,2 100,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

diversi livelli di istruzione dei giovani. In particolare, la prolungata

permanenza nel sistema educativo si riflette nella ridotta presenza dei

giovani italiani meno istruiti tra gli occupati e i disoccupati. Nella classe

tra i 15 e i 24 anni poco meno del 36 per cento delle forze di lavoro

italiane ha un titolo di studio non superiore alla licenza media; per il

complesso della popolazione l’incidenza si porta invece al 53 per cento.

La divergenza tra i risultati delle forze di lavoro e quelli della

popolazione è molto meno pronunciata per i giovani stranieri

(nell’ordine, il 65 e il 75 per cento). Inoltre, nella classe tra i 55 e i 64

anni, dove il livello d’istruzione della popolazione straniera è superiore

a quello della coetanea popolazione italiana, i sottoinsiemi delle forze

di lavoro manifestano un grado di scolarizzazione piuttosto simile. Il

maggiore accostamento trova presumibilmente ragione nell’uscita

anticipata – o nella mancata entrata specialmente delle donne – dal

mercato del lavoro degli italiani con un basso titolo di studio.

A fronte di un’articolazione abbastanza simile nella popolazione

femminile straniera e italiana, il livello di istruzione di quante

partecipano al mercato del lavoro è differente. Nello specifico, appare

54 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

più pronunciata per le italiane la relazione tra il grado di scolarizzazione

e la partecipazione al mercato del lavoro: circa i due terzi delle occupate

o in cerca di lavoro hanno almeno un diploma. Il risultato è superiore a

quello della componente femminile straniera dove la quota delle più

istruite rimane poco al di sotto del 60 per cento. Peraltro, tale incidenza

è decisamente superiore a quella degli uomini che solo per il 46 per

cento del totale sono in possesso almeno di un diploma. In sintesi, negli

stranieri tra i 15 e i 64 anni l’occupazione e la disoccupazione dei meno

istruiti interessa il 54 per cento degli uomini e il 41 per cento delle

donne (negli italiani, il 45 e il 32 per cento).

Sotto il profilo territoriale, l’incidenza delle forze di lavoro

straniere con titoli di studio più elevati è superiore nel Centro-nord in

confronto al Mezzogiorno: il 54 per cento a fronte del 30 per cento

dispone almeno di un diploma di scuola superiore. Il differenziale risulta

peraltro più forte rispetto a quanto registrato per l’insieme della

popolazione immigrata per l’effetto di una maggiore presenza nelle

regioni centro-settentrionali di occupati e disoccupati stranieri più

istruiti. D’altro canto, anche le forze di lavoro italiane del Centro-nord si

caratterizzano per livelli di istruzione superiori a quelli del

Mezzogiorno. In tale area, il relativamente contenuto numero di italiane

con bassi titoli di studio che partecipano al mercato del lavoro tende poi

a comprimere l’incidenza complessiva dei meno istruiti sul totale delle

forze di lavoro (45,3 per cento) e, al contempo, ad accentuare la distanza

con il dato relativo agli stranieri (70,0 per cento).

Tutto ciò premesso, dai dati della Rilevazione sulle forze di lavoro

emerge che il proseguimento degli studi determina nella popolazione

italiana un progressivo sensibile accrescimento dei tassi di occupazione

insieme ad una sostenuta riduzione del rischio di disoccupazione. Il

legame tra più elevati titoli di studio e incremento dell’occupazione

nonché la discesa della disoccupazione all’aumento del grado di

scolarizzazione è molto meno evidente per gli stranieri. A conferma di

quanto detto, per gli italiani il tasso di occupazione passa dal 45,7 per

cento per gli individui con al più la licenza media al 78,5 per cento per

quelli in possesso di una laurea (o di un dottorato); per gli stranieri, dal

61,7 al 72,2 per cento (Figura 2.5). 55

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.5 - Tasso di occupazione degli stranieri e degli italiani per titolo di

studio - Anno 2006 (valori percentuali) 78,5

80 74,1 72,2

67,6

61,7

60 45,7

40

20

0 Fino licenza media Diploma Laurea

Stranieri Italiani

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Con l’eccezione del tasso di occupazione relativo ai soggetti con

titolo di studio universitario, l’indicatore comunque si posiziona per gli

stranieri su di un livello superiore in confronto agli italiani. In

particolare, la differenza è pari a sedici punti percentuali ai bassi livelli

d’istruzione; a poco meno di sette punti per i diplomi di scuola

secondaria superiore. Riflesso delle forti motivazioni al lavoro degli

immigrati, l’elevato tasso di occupazione degli stranieri con un basso

livello di istruzione mette dunque in risalto la ridotta partecipazione

degli italiani. D’altra parte esso tende anche giustificare i più contenuti

accrescimenti della quota della popolazione straniera occupata

all’aumentare del titolo di studio, posto il già elevato livello raggiunto

alla base di partenza.

Nelle forze di lavoro straniere, lo scarso apporto fornito da un

maggiore capitale umano emerge inoltre con grande evidenza nella

mancata significativa riduzione del tasso di disoccupazione. Al picco del

tasso di disoccupazione registrato dalle persone con più basso titolo di

studio fa, infatti, seguito per gli italiani il continuo calo dell’indicatore e,

56 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

per gli stranieri, l’arresto della discesa già per quelli diplomati.

L’indicatore, posizionatosi al 9,2 per cento per quanti sono in possesso

di un basso livello di istruzione, si riduce di appena un punto

percentuale nel passaggio ai più istruiti (Figura 2.6). Come detto, il

fenomeno assume una connotazione del tutto differente per gli italiani,

con una chiara relazione tra l’aumento del grado di scolarizzazione e la

discesa del rischio di disoccupazione.

Figura 2.6 - Tasso di disoccupazione degli stranieri e degli italiani per

titolo di studio - Anno 2006 (valori percentuali)

10 9,2 8,2 8,2

8,1

8 6,1

6 5,1

4

2

0 Diploma

Fino licenza media Laurea

Italiani

Stranieri

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Le distanze più forti nei tassi di occupazione stranieri e italiani, sia

per i titoli di studio più bassi che per quelli più elevati, si registrano

nella classe di età tra i 15 e i 24 anni e nella fascia tra i 55 e i 64 anni.

Per i giovani il divario si forma da tassi di occupazione pari a circa il 38

e il 25 per cento. Tuttavia è necessario considerare che la partecipazione

degli stranieri alle attività di istruzione è meno estesa rispetto a quella

dei giovani coetanei italiani. Il 60 per cento della popolazione italiana

tra i 15 e i 24 anni è iscritta a un corso scolastico o universitario contro

il 36 per cento di quella straniera. Escludendo da entrambi i gruppi la

popolazione coinvolta nel sistema educativo le differenze tra i tassi di

occupazione totali si annullano, con l’indicatore riferito ai giovani (15-

24 anni) di cittadinanza italiana che supera lievemente quello dei

57

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

coetanei stranieri. Il risultato è comunque sintesi della più sostenuta

partecipazione al mercato del lavoro della componente straniera con più

basso titolo di studio e della più ridotta presenza di quella con titoli di

studio più alti. Per quanto attiene, invece, i comportamenti nella fase di

uscita dal mercato del lavoro, il tasso di occupazione totale e quello

specifico per titolo di studio della classe tra i 55 e i 64 anni risultano

decisamente più bassi per la popolazione italiana. I meccanismi di

pensionamento consentono infatti per questa popolazione una maggiore

incidenza dell’inattività.

Sotto il profilo territoriale, un legame tra il titolo di studio più

elevato e le maggiori opportunità occupazionali si manifesta per la

popolazione straniera, sia maschile sia soprattutto femminile, residente

nel Nord e nel Centro (Tavola 2.8). Nelle regioni settentrionali, il tasso

di occupazione maschile aumenta dall’80,7 al 91,6 per cento passando

da un basso livello di istruzione ad un titolo pari ad almeno un diploma;

quello femminile cresce dal 38,5 al 60,7 per cento. Nelle regioni

centrali, gli incrementi anche se meno sostenuti rimangono significativi.

Nel Mezzogiorno invece l’inserimento nel mercato del lavoro degli

stranieri non trae particolare vantaggio dai più alti livelli di istruzione.

Indipendentemente dal livello di istruzione, le immigrate segnalano

nel Nord e nel Centro tassi di disoccupazione molto più alti delle

italiane. Tuttavia un titolo di studio più elevato agevola in questi territori

la partecipazione delle straniere al mercato del lavoro. All’aumento del

tasso di occupazione si associa la riduzione del tasso di disoccupazione

che arriva a dimezzarsi nelle regioni centrali (dal 20,7 al 9,8 per cento).

Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione delle donne straniere cresce

solo lievemente all’aumento del livello di istruzione, mentre quello di

disoccupazione è addirittura più basso per le meno istruite. In questo

caso l’indicatore è inoltre di circa tre volte inferiore a quello dello stesso

segmento delle italiane (rispettivamente, 7,6 e 22,1 per cento).

58 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 2.8 - Tasso di occupazione e di disoccupazione degli stranieri e

degli italiani per titolo di studio, sesso e ripartizione

geografica - Anno 2006 (valori percentuali)

Stranieri Italiani

SESSO RIPARTIZIONI Fino Fino

Diploma e Diploma e

GEOGRAFICHE licenza Totale licenza Totale

laurea laurea

media media

TASSO DI OCCUPAZIONE (a)

Maschi 79,6 90,2 84,2 61,7 77,9 69,8

Nord 80,7 91,6 85,7 66,3 83,3 75,1

Centro 79,8 89,3 84,2 62,5 79,9 72,1

Mezzogiorno 74,9 77,3 75,3 56,6 69,0 62,1

Femmine 41,3 59,8 50,7 29,3 62,3 46,1

Nord 38,5 60,7 50,3 39,6 71,8 56,9

Centro 43,8 61,1 53,0 33,6 64,4 51,2

Mezzogiorno 47,4 50,5 48,4 17,5 47,6 30,8

Totale 61,8 73,6 67,3 45,7 70,0 57,9

Nord 61,7 75,4 68,4 53,3 77,5 66,1

Centro 61,9 73,4 67,7 48,3 72,0 61,6

Mezzogiorno 61,9 59,1 61,0 36,9 58,2 46,3

TASSO DI DISOCCUPAZIONE (a)

Maschi 5,7 5,1 5,4 6,6 4,7 5,4

Nord 4,9 4,8 4,9 3,1 2,3 2,6

Centro 5,8 4,9 5,3 5,1 4,1 4,4

Mezzogiorno 8,7 10,0 8,9 11,2 8,9 9,9

Femmine 15,9 11,7 13,4 11,4 7,2 8,5

Nord 16,3 11,6 13,3 6,3 3,7 4,5

Centro 20,7 9,8 14,3 9,6 7,0 7,7

Mezzogiorno 7,6 17,5 11,6 22,1 13,9 16,6

Totale 9,2 8,1 8,6 8,2 5,8 6,7

Nord 8,4 7,8 8,1 4,3 3,0 3,4

Centro 11,7 7,3 9,3 6,7 5,5 5,8

Mezzogiorno 8,3 14,5 10,0 14,0 11,0 12,3

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

(a) 15-64 anni.

Sempre nel Mezzogiorno, la forte distanza tra il tasso di occupazione

delle meno istruite straniere e italiane è peraltro fondamentalmente dovuto al

basso livello toccato dalle seconde. In confronto a quelli più bassi, i livelli di

istruzione più elevati determinano tuttavia un deciso accrescimento della

partecipazione al mercato del lavoro delle donne italiane che vivono nel

Mezzogiorno. L’analogo confronto non modifica invece sostanzialmente le

opportunità occupazionali delle straniere, mentre aumenta il loro rischio di

59

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

disoccupazione. In sostanza, sembra profilarsi una discriminazione delle

immigrate con più elevati livelli di istruzione che, più restie ad accettare

attività non qualificate, restano presumibilmente più a lungo alla ricerca di un

impiego.

I più alti tassi di occupazione e i più bassi tassi di disoccupazione

femminile di talune comunità straniere, come quella filippina e ucraina, non

risentono particolarmente del livello del titolo di studio. Più in dettaglio, il

tasso di occupazione delle filippine e delle ucraine rimane intorno

rispettivamente all’87 e al 75 per cento per le donne in possesso al più della

licenza media e per quelle con un diploma o una laurea. Un grado di

istruzione maggiore sembra invece agevolare l’ingresso nel mercato del

lavoro delle donne di altri paesi (Albania, Romania, Ecuador). Nella

comunità marocchina invece il livello di istruzione delle donne è ininfluente

rispetto al loro grado di occupazione che permane comunque molto ridotto.

2.4 - La probabilità di ingresso nel mercato del lavoro

Gli stranieri registrano, come detto, un tasso di occupazione più

elevato degli italiani. Seppure con diversa intensità, la maggiore

partecipazione riguarda uomini e donne.

Tali risultati riflettono l’impatto di diversi fenomeni. Il primo fa

riferimento al quadro legislativo. Svolgere un’attività lavorativa è, nella

stragrande maggioranza dei casi, condizione necessaria per uno straniero, in

particolare extracomunitario, per vivere regolarmente nel nostro Paese. Il

lavoro, peraltro, come segnalato dall’elevato numero dei permessi di

soggiorno concessi per tale motivo, rappresenta il principale motivo che

spinge un individuo alla decisione di trasferirsi in un paese diverso da

quello di origine. Le migrazioni per ragioni di lavoro caratterizzano

specialmente la prima generazione di immigrati. Si tratta, in larga parte, di

giovani, mediamente istruiti che lasciano il paese di origine da soli.

Tali ragioni portano a supporre un processo di selezione degli stranieri

residenti in Italia, connesso al percorso migratorio (Figura 2.7). La

popolazione immigrata identifica in realtà una sotto-popolazione, con

caratteristiche socio-demografiche particolari.

Mentre la distribuzione per genere tra gli stranieri e gli italiani è simile,

la struttura demografica è profondamente diversa. La popolazione straniera

è infatti caratterizzata da una maggiore incidenza delle classi di età più

giovani, all’interno delle quali i tassi di occupazione sono strutturalmente

più elevati.

60 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.7 - Dal flusso migratorio al tasso di occupazione: le dimensioni

coinvolte

P e rc o rs o m igra t o rio

(ragio ni e po ssibilità) O f f e rt a di la v o ro

S t rut t ura po po la zio ne Q ua dro

(dispo nibilità e co mpetenze)

(genere, età, istruzio ne, famiglia) le gis la t iv o

(restrizio ni

all'ingresso ,

po ssibilità di

lavo rare)

T a s s o di o c c upa zio ne

Al contrario, l’articolazione per età della popolazione italiana,

rivolta verso una maggiore presenza delle classi più anziane, registra

gradi di partecipazione al mercato del lavoro relativamente inferiori.

La significativa presenza di famiglie straniere unipersonali, in

generale contrassegnate dall’assenza di problemi di conciliazione tra

lavoro e responsabilità familiari e pertanto più orientate verso una

maggiore grado di adattabilità alle condizioni della domanda, insieme

alla scarso numero di giovani immigrati con almeno 15 anni di età che

vivono in famiglia nel ruolo di figlio, danno conto di importanti

modalità nella spiegazione della più forte partecipazione al mercato del

lavoro degli stranieri.

La distribuzione territoriale della popolazione straniera,

decisamente più localizzata in confronto a quella italiana nei territori del

Centro-nord che offrono maggiori occasioni di impiego, ha poi una

funzione di traino nell’accrescimento delle opportunità lavorative degli

immigrati.

Infine, un ricasco presumibilmente contenuto nella spiegazione

della più elevata partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro

dovrebbe essere fornito dal grado di scolarizzazione che, in generale,

risulta non molto dissimile da quello della popolazione italiana. 61

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

Prescindendo dalle motivazioni sottostanti la decisione di migrare e

dagli effetti del quadro normativo, l’esercizio qui presentato vuole

indagare la differente probabilità di svolgere una attività lavorativa degli

stranieri e degli italiani in rapporto alle variabili sociodemografiche sopra

richiamate.

Il ricorso a tecniche di analisi multivariata, in particolare al modello

di regressione logistica, offre la possibilità di stimare la probabilità di

6

essere occupato di uno straniero comparata a quella di un italiano.

Possiamo chiederci se la probabilità di essere occupato di uno straniero

rimane superiore a quella di un italiano depurando gli effetti dovuti alle

caratteristiche socio-demografiche. L’impatto di ogni singola variabile è

in sostanza valutato al netto delle altre. L’esercizio tenta dunque di

rispondere alla domanda del perché gli stranieri presentano una

condizione più favorevole degli italiani in termini di tasso di occupazione.

Il modello considera le più importanti variabili (sesso, ripartizione

geografica, età, titolo di studio, ruolo in famiglia, numero componenti

della famiglia) che danno conto della differenziata partecipazione al

mercato del lavoro della popolazione straniera e italiana. Il contributo

fondamentale sta nel fatto che l’effetto di ogni singola variabile sulla

probabilità di lavorare è valutato al netto delle altre.

In particolare, si è stimata la probabilità di avere un impiego: per un

uomo in confronto ad una donna; nel Nord piuttosto che nel Centro e nel

Mezzogiorno; con un grado di istruzione non superiore alla licenza media

in alternativa ad un grado di istruzione non inferiore ad un diploma; per

un genitore rispetto ad un individuo con un diverso ruolo in famiglia; per

una persona che vive da sola in confronto ad una che vive in una famiglia

con più componenti. Tra le variabili esplicative l’età ha certamente un

significativo rilievo nella probabilità di avere un impiego. Si è scelto di

fare riferimento alla popolazione tra i 15 e i 54 anni e non all’insieme di

quella in età lavorativa (15-64 anni). Due ragioni motivano tale scelta. Da

un lato, il numero degli stranieri nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni,

tuttora troppo esiguo, sconsiglia l’utilizzo separato di questa classe di età

all’interno del modello; dall’altro, l’intervallo tra i 45 e i 64 anni è troppo

ampio per un confronto della partecipazione al mercato del lavoro degli

6 Sui modelli di analisi multivariata per le scienze sociali vedi Bohrnstest W., Gorge e David

Knoke. Statistica per le scienze sociali. Bologna: Il Mulino, 1998. Di Franco, Giovanni,

Corrispondenze multiple e altre tecniche multivariate per variabili categoriali. Milano: Franco

Angeli, 2006.

62 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

stranieri e degli italiani dato che i primi si concentrano nella fascia 45-

54 anni e i secondi in quella 55-64 anni. Con questa precisazione, il

modello valuta la probabilità di successo nell’occupazione dei 15-

34enni rispetto a quella dei 35-54enni.

I coefficienti stimati del modello consentono il calcolo dei rapporti

di probabilità tra le due modalità prese in esame di ciascuna variabile,

tenendo costante l’effetto dovuto alle altre variabili. Il valore 1 indica la

stessa probabilità tra le due modalità; il valore 2 una probabilità doppia

della prima modalità rispetto alla seconda, e così via.

Tutto ciò premesso, l’applicazione del modello, dove si tiene conto

delle variabili prima richiamate, segnala l’analoga eventualità di trovarsi

occupato di un cittadino straniero e di un italiano (Figura 2.8).

Il rapporto di probabilità è di poco superiore all’unità, risultando

statisticamente non significativo. Tale risultato può, in prima istanza,

apparire sorprendente. Esso starebbe ad indicare che la variabile

cittadinanza, a parità di altre condizioni (sesso, età, luogo di residenza,

titolo di studio, ruolo in famiglia, tipologia familiare), non influenza le

opportunità occupazionali. Così, ad esempio, due genitori uomini di 35

anni, in possesso di un diploma, che risiedono nel Nord in famiglie di

tre componenti manifestano la stessa probabilità di essere occupati, pur

essendo uno straniero e uno italiano.

Al contempo, i differenziali di genere assumono il peso più

rilevante: un uomo mostra una probabilità quattro volte più elevata di

essere occupato in rapporto ad una donna. Maggiori opportunità

lavorative poi le trovano gli individui della fascia di età più adulta,

residenti al Nord, con un titolo di studio superiore, che vivono in una

famiglia monocomponente o ricoprono il ruolo di genitore. 63

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.8 - Stima della probabilità di essere occupato - Anno 2006 (rapporti

di probabilità) 1,1

Straniero vs. italiano 4,1

Maschio vs. femmina 2,5

Nord vs. Centro-sud 2,5

35-54 anni vs.15-34 anni 3,1

Almeno diploma vs. al più licenza media 2,0

Genitore vs. non genitore

Monocomponente vs. più componenti 3,2

0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

I risultati finora esposti celano tuttavia le differenti opportunità

lavorative che si presentano alle componenti di genere della popolazione

immigrata e di quella italiana. La realizzazione di due separati modelli,

uno per gli uomini e l’altro per le donne, rende evidente la diseguale

probabilità di ingresso nel mercato del lavoro. A parità di caratteristiche

socio-demografiche, gli uomini stranieri presentano un livello di

occupabilità di 1,6 volte maggiore degli italiani (Figura 2.9). Al

contrario, le immigrate incontrano maggiori difficoltà di inserimento

lavorativo delle autoctone (rapporto di probabilità inferiore a 1). Tale

risultato naturalmente influenza il dato di sintesi, riducendo le

opportunità occupazionali dell’insieme degli immigrati, spiegando il

dato ottenuto inizialmente sulla medesima probabilità di occupazione

della popolazione straniera e italiana.

64 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 2.9 - Stima della probabilità di essere occupato per sesso - Anno

2006 (rapporti di probabilità) 1,6

Straniero vs. italiano -0,8 2,4

Nord vs. Centro-sud 2,6 3,1

35-54 anni vs.15-34 anni 2,2

2,5

Almeno diploma vs.

al più licenza media 3,7

Genitore vs. 5,3

non genitore 1,1

Monocomponente vs.

più componenti 3,8

-1,5 -0,5 0,5 1,5 2,5 3,5 4,5 5,5

Femmine Maschi

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Anche nei modelli articolati per genere, le persone più adulte

rispetto alle più giovani, quelle con un livello di istruzione più elevato in

confronto agli individui con un titolo di studio non superiore alla licenza

media, quelle residenti nel Nord rispetto agli uomini e alle donne del

regioni centrali e meridionali presentano maggiori chance

occupazionali. In particolare, le probabilità per le due componenti di

genere sono simili considerando l’aspetto territoriale, mentre divergono

a favore della componente maschile per l’età (gli uomini tra i 35 e i 54

anni hanno una probabilità di ingresso nel mercato del lavoro 3,1 volte

superiore rispetto ai 15-34enni; per le donne la probabilità si riduce a

2,2 volte) e a vantaggio di quella femminile per il titolo di studio.

Una caratteristica familiare differenzia poi fortemente le

opportunità occupazionali degli uomini e delle donne: avere o meno il

ruolo di genitore. Nel caso degli uomini, ricoprire il ruolo di genitore

induce un significativo accrescimento della probabilità di ingresso nel

mercato del lavoro. Il risultato tende ad assecondare il tradizionale

65

2. I

L GRADO DI PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

modello di male breadwinner che attribuisce al capofamiglia l’onere del

sostentamento economico e, per tale via, anche una più intensa ricerca

del lavoro, insieme ad una divisione del lavoro domestico spesso

sbilanciata nei confronti delle donne. Per queste ultime, d’altro canto,

l’essere o meno rappresentate dalla figura del genitore non modifica la

probabilità di svolgere un’attività lavorativa. Per la verità, il dato

aggregato è la sintesi delle maggiori opportunità delle madri rispetto alle

figlie a fronte delle minori probabilità delle donne genitore rispetto alle

single o a quelle in coppia senza figli.

Peraltro, la mancanza di un nucleo familiare aumenta la presenza

nel mercato del lavoro più per la componente femminile che per quella

maschile. La maggiore probabilità di una donna di svolgere un’attività

lavorativa è infatti quando vive da sola (quoziente 3,8).

Il tasso di occupazione superiore degli stranieri in confronto agli

italiani, in particolare per le donne, trova dunque un significativo

sostegno nelle fondamentali variabili sottostanti la struttura delle due

popolazioni. L’andamento demografico e il contesto familiare risultano

le dimensioni più rilevanti. Si consideri tuttavia che i risultati ottenuti,

ovvero l’analoga probabilità di essere occupato se straniero o italiano, e

il differente impatto del genere scontano una selezione implicita nel

campione osservato, in particolare per quanto riguarda gli stranieri. Per

molti di loro infatti il possesso di un contratto di lavoro rappresenta un

prerequisito per l’ottenimento di un valido titolo per vivere in Italia.

In conclusione, la Tavola 2.9 riporta i coefficienti stimati dal

modello logistico. Ad eccezione della cittadinanza, emerge la

significatività delle variabili utilizzate per descrivere la probabilità di

essere occupato. In sintesi, ciascuno dei modelli proposti identifica in

modo corretto la condizione occupazionale oltre 70 volte su 100.

66 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 2.9 - Stima della probabilità di essere occupato per sesso - Anno

2006 (coefficienti e significatività)

Coefficienti stimati

VARIABILI p-value

Rapporti di Limiti di confidenza di Wald

probabilità

MASCHI

Straniero vs italiano 1,6 1,3 1,9 <.0001

Nord vs centro-sud 2,4 2,2 2,7 <.0001

35-54 anni vs 15-34 anni 3,1 2,8 3,4 <.0001

Diploma/laurea al più media 2,5 2,3 2,7 <.0001

Genitore vs non genitore 5,3 4,7 6,0 <.0001

Monocomponente vs più componenti 2,6 2,2 3,1 <.0001

FEMMINE

Straniero vs italiano 0,8 0,7 1,0 0.0185

Nord vs centro-sud 2,6 2,4 2,8 <.0001

35-54 anni vs 15-34 anni 2,2 2,0 2,4 <.0001

Diploma/laurea al più media 3,7 3,5 4,0 <.0001

Genitore vs non genitore 1,1 1,1 1,2 0.0021

Monocomponente vs più componenti 3,8 3,1 4,6 <.0001

TOTALE

Straniero vs italiano 1,1 1,0 1,2 0.2587

Maschio vs femmina 4,1 3,9 4,3 <.0001

Nord vs centro-sud 2,5 2,3 2,6 <.0001

35-54 anni vs 15-34 anni 2,5 2,4 2,7 <.0001

Diploma/laurea al più media 3,1 3,0 3,3 <.0001

Genitore vs non genitore 2,0 1,8 2,1 <.0001

Monocomponente vs più componenti 3,2 2,8 3,7 <.0001

Fonte:Rilevazione sulle forze di lavoro

3. Gli occupati stranieri

3.1 - Le caratteristiche socio-demografiche

L’analisi di quanti svolgono un’attività lavorativa consente di

arricchire il patrimonio informativo sulla presenza straniera nel mondo

del lavoro italiano.

In primo luogo emerge che circa sei occupati stranieri ogni dieci

sono uomini, un’incidenza simile a quella registrata dall’occupazione

italiana (Tavola 3.1). In realtà, tale distribuzione per genere si riscontra

solo per il gruppo di occupati non comunitari; per quelli con

cittadinanza di uno dei paesi dell’Unione europea la distribuzione è

rovesciata, con una quota maschile pari a circa il 37 per cento. La

composizione per genere tende comunque a diversificarsi in relazione al

paese di provenienza, facendo risaltare i differenziati percorsi di

inserimento nel mercato del lavoro. Tra le principali comunità, le donne

rappresentano la maggioranza degli occupati provenienti dalla Polonia e

dall’Ucraina (con incidenze pari nell’ordine al 72,7 e al 78,5 per cento),

mentre gli uomini costituiscono la quota prevalente degli occupati

________________________________________

Il presente capitolo è stato curato da: Mauro Tibaldi (par. 3.1), Mario Albisinni (par.

3.2), Federica Pintaldi (parr. 3.3, 3.4).

68 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

dell’Albania e del Marocco (rispettivamente, il 73,6 e l’82,8 per cento);

più equilibrata risulta invece la composizione per genere degli occupati

rumeni (Figura 3.1).

Tavola 3.1 - Occupati stranieri e italiani per sesso e ripartizione geografica

- Anno 2006 (composizioni percentuali)

Stranieri % stranieri

VARIABILI Italiani Totale sul totale

Ue Non Ue Totale

SESSO

Maschi 36,7 64,3 62,0 60,6 60,6 6,0

Femmine 63,3 35,7 38,0 39,4 39,4 5,7

RIPARTIZIONE

GEOGRAFICA

Nord 49,4 65,4 64,1 50,5 51,4 7,3

Piemonte 5,1 9,2 8,8 8,0 8,1 6,4

Lombardia 16,9 25,6 24,9 18,2 18,6 7,9

Veneto 6,4 12,4 11,9 9,0 9,1 7,6

Emilia Romagna 10,3 11,2 11,1 8,2 8,3 7,8

Centro 36,4 23,4 24,5 20,1 20,3 7,1

Toscana 10,8 7,7 7,9 6,6 6,7 6,9

Lazio 21,6 10,5 11,4 9,1 9,2 7,3

Mezzogiorno 14,2 11,2 11,4 29,4 28,3 2,4

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,9

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Sotto il profilo territoriale, poco meno dei due terzi dell’occupazione

straniera si concentra nel Nord, un quarto nel Centro e circa il dieci per

cento nel Mezzogiorno. In particolare, in sole sei regioni del Centro-nord

(Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio) si

localizza quasi l’80 per cento del lavoro degli stranieri, a conferma di un

insediamento nelle aree economiche più sviluppate e che offrono maggiori

opportunità di impiego. L’articolazione territoriale dell’occupazione

straniera si allontana dunque in misura rilevante da quella italiana in cui la

metà degli occupati risiede nelle regioni settentrionali e il trenta per cento in

1

quelle meridionali.

1 Gli scostamenti sono più accentuati per gli uomini. Nel Nord risiede il 40 per cento

dell’occupazione maschile straniera, circa dieci punti percentuali in più in confronto a quella

italiana; nel Mezzogiorno il 6 per cento a fronte del 20 per cento dell’occupazione maschile

italiana. 69

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Una semplice misura del radicamento territoriale degli occupati stranieri è

poi offerta dalla loro quota rispetto al totale della domanda di lavoro. A

fronte di un’incidenza che nel 2006 sfiora il sei per cento

Figura 3.1 - Occupati di alcune delle principali cittadinanze straniere per

sesso - Anno 2006 (composizioni percentuali)

Polonia

Albania

Romania

Ucraina

Marocco

Cina

Filippine

Ecuador 0 25 50 75 100

Maschi Femmine

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

a livello nazionale, la quota di stranieri supera il sette per cento del totale

degli occupati nel Nord (il 7,9 per cento in Lombardia e il 7,8 per cento in

Emilia-Romagna) e nel Centro (il 7,3 per cento nel Lazio). Nell’area

meridionale l’incidenza delle posizioni lavorative straniere su quelle totali si

ferma ad un modesto 2,4 per cento. Solo la Campania e la Calabria

registrano una quota di occupati stranieri vicina al tre per cento, per la

spinta fornita dalla componente femminile.

Nonostante il vasto numero delle provenienze geografiche che

caratterizza il fenomeno migratorio in Italia, circa la metà degli occupati

provengono da cinque Paesi: Albania, Romania, Ucraina, Marocco,

Filippine. Anche se non si registra la presenza dominante di solo uno o due

gruppi sembra essersi avviato un processo di concentrazione dei flussi

migratori verso il nostro Paese. In ogni caso la geografia delle provenienze

degli occupati è coerente con quella registrata per la popolazione. Circa il

90 per cento dei lavoratori stranieri ha una cittadinanza extracomunitaria

(comprendendo nel 2006 gli occupati rumeni e bulgari). Tra gli occupati

stranieri con cittadinanza di uno dei paesi dell’Unione europea, il gruppo

70 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

più consistente è rappresentato dai polacchi. Nell’articolazione per

continenti, la parte preponderante è rappresentata dagli europei soprattutto

rumeni e albanesi che svolgono la propria attività nel Centro-nord, con

punte del 24 per cento per i rumeni nel Lazio e del 18 per cento per gli

albanesi in Lombardia. Una localizzazione peculiare è quella degli ucraini,

in particolare donne, relativamente più diffusa nelle regioni meridionali

(Figura 3.2). Una presenza meno elevata, ma comunque significativa, è

quella degli occupati africani - tra i quali i marocchini ne rappresentano una

parte importante - e asiatici, in buona parte cinesi o filippini.

Figura 3.2 - Occupati di alcune delle principali cittadinanze straniere per

ripartizione geografica - Anno 2006 (composizioni percentuali)

Polonia

Albania

Romania

Ucraina

Marocco

Cina

Filippine

Ecuador 0 25 50 75 100

Nord Centro Mezzogiorno

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

La composizione per età dell’occupazione straniera è caratterizzata

da un’accentuata incidenza delle fasce più giovani. La quota degli

occupati con età inferiore ai 45 anni supera quella italiana di quasi

diciassette punti percentuali (nell’ordine, 79,8 per cento e 63,0 per cento).

Nella sola classe tra i 25 e i 34 anni il differenziale tra popolazione

straniera e italiana occupata si posiziona intorno ai dieci punti percentuali.

Il risultato si manifesta sia per gli uomini sia per le donne, a conferma di

71

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

un’immigrazione polarizzata verso le età giovanili. Più in dettaglio,

l’occupazione albanese e rumena è ampiamente rivolta verso le classi di

età più giovani; concentrata in circa un terzo dei casi in età più avanzate è

invece quella dei filippini. Peraltro, al crescere dell’età l’incidenza del

lavoro straniero sull’occupazione complessiva cala progressivamente fino

a risultare del tutto marginale per gli occupati con almeno 55 anni di età

(Tavola 3.2).

Tavola 3.2 - Occupati stranieri e italiani per classe di età, titolo di studio e

numero di componenti della famiglia - Anno 2006 (composizioni

percentuali) %

Stranieri

VARIABILI Italiani Totale stranieri

sul totale

Ue Non Ue Totale

CLASSE DI ETA'

15-24 anni 3,0 9,3 8,8 6,6 6,7 7,7

25-34 anni 33,0 35,1 35,0 24,9 25,5 8,1

35-44 anni 35,2 36,2 36,0 31,5 31,8 6,7

45-54 anni 22,0 16,2 16,7 25,0 24,5 4,0

55 anni o più 6,8 3,2 3,5 12,0 11,5 1,8

TITOLO DI STUDIO

Fino licenza media 20,4 51,1 48,5 39,7 40,2 7,1

Diploma 43,7 40,1 40,4 45,2 44,9 5,3

Laurea 35,9 8,8 11,1 15,1 14,9 4,4

NUMERO COMPONENTI

DELLA FAMIGLIA

Monocomponente 27,6 22,9 23,3 8,7 9,6 14,3

Due componenti 28,9 17,4 18,4 18,3 18,3 5,9

Tre o più componenti 43,5 59,6 58,3 73,0 72,1 4,7

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,9

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

La distribuzione delle posizioni lavorative in base all’età trova

evidenti collegamenti con la durata della permanenza delle diverse

comunità in Italia. Mentre nel risultato complessivo circa il 30 per cento

degli occupati è in Italia da non più di cinque anni, i polacchi, rumeni e

ucraini sono invece in parte più consistente immigrati recentemente nel

nostro Paese. Si tratta dunque di giovani da un periodo relativamente

breve di tempo in Italia. Caratterizzati da una permanenza di più lunga

72 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

durata risultano invece i marocchini e soprattutto i filippini, nel 65,6 per

cento dei casi in Italia da più di 10 anni (Tavola 3.3).

Tavola 3.3 - Occupati stranieri per anni di permanenza in Italia e cittadinanza

- Anno 2006 (composizioni percentuali)

CITTADINANZE Fino 5 anni Da 6 a 10 anni Da oltre 10 anni Totale

Ue 32,4 28,7 38,8 100,0

di cui:

Polonia 40,9 32,9 26,2 100,0

Non Ue 36,6 41,2 22,1 100,0

di cui:

Albania 23,4 45,4 31,1 100,0

Romania 48,8 42,5 8,8 100,0

Ucraina 54,1 40,7 5,3 100,0

Africa 18,7 32,2 49,1 100,0

di cui:

Marocco 16,0 35,2 48,8 100,0

Asia 16,5 33,5 50,0 100,0

di cui:

Cina 15,2 46,2 38,6 100,0

Filippine 9,9 24,5 65,6 100,0

America 30,4 45,0 24,6 100,0

di cui:

Ecuador 30,8 63,9 5,3 100,0

Totale 28,7 37,5 33,8 100,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Circa la metà degli occupati stranieri è in possesso di un diploma di

scuola secondaria superiore o di un titolo di studio di livello

universitario (rispettivamente, il 40,4 e l’11,1 per cento); la restante

parte ha un livello di istruzione elementare, oppure è in possesso di un

titolo di scuola secondaria inferiore (nell’ordine, il 13,3 e il 35,2 per

cento). Se confrontate con le corrispondenti incidenze relative agli

occupati italiani, le differenze nel grado di scolarizzazione, pur

significative, non sono imponenti. Sei occupati ogni dieci, anziché

cinque come gli stranieri, sono in possesso di un titolo di studio pari ad

almeno un diploma. I cittadini dell’Unione europea presentano

comunque un livello di istruzione decisamente elevato: in più di un

terzo dei casi la laurea. Tra i paesi non Ue, invece, circa la metà può al

73

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI 2

più disporre della licenza media. Si noti che, in confronto ai risultati di

sintesi, l’area meridionale registra una presenza nettamente superiore,

pari a circa il 72 per cento, di occupati stranieri con al più una licenza di

scuola media. Vi concorrono flussi migratori relativamente più

consistenti da paesi, come quelli africani, con livelli di istruzione

mediamente bassi.

Ulteriori elementi riguardo alle caratteristiche socio-demografiche

degli occupati possono, infine, essere tratti da un’analisi volta a tenere

conto dell’appartenenza alle principali tipologie familiari in base alla

loro dimensione. Nello specifico, le tipologie considerate sono quelle

con uno, due o più di due componenti. Quasi un quarto degli occupati

stranieri si colloca in famiglie unipersonali, una quota nettamente

superiore a quella raggiunta dalla stessa tipologia familiare tra gli

occupati con cittadinanza italiana. Al contrario, mentre il 18 per cento

degli occupati sia stranieri sia italiani vive in famiglie composte da due

elementi, poco meno del 60 per cento degli immigrati a fronte del 73 per

cento di italiani vivono in famiglie di tre o più componenti. Con

riguardo alle persone che costituiscono famiglie monocomponenti,

l’incidenza delle posizioni lavorative straniere su quelle totali arriva a

sfiorare il 15 per cento.

Nonostante l’analisi svolta in questo capitolo sia rivolta agli

occupati, è opportuno segnalare brevemente anche le principali

caratteristiche socio-demografiche dei disoccupati. Sempre nel 2006, la

quota di popolazione straniera che non ha un lavoro, ma lo sta cercando

è pari al 7,6 per cento del totale. Le donne rappresentano il 62 delle

persone in questa condizione. In molti casi si tratta di straniere che

avviano la ricerca di un lavoro dopo essere entrate in Italia per

ricongiungimento familiare. Il fenomeno è più evidente per le donne

arrivate in Italia negli ultimi anni. D’altra parte circa un quinto delle

persone in cerca di occupazione si trova in Italia da non più di tre anni,

segnalando le iniziali maggiori difficoltà di inserimento nel mondo del

lavoro. A differenza della disoccupazione italiana fortemente localizzata

nel Mezzogiorno, i disoccupati stranieri si concentrano nel Nord dove il

territorio offre più occasioni di impiego (Tavola 3.4). Nel Nord, la

componente femminile arriva a rappresentare il 18 per cento del bacino

2 Negli immigrati africani e asiatici la quota di quelli con un basso livello di istruzione è

rispettivamente pari al 60,9 e al 65,9 per cento.

74 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 3.4 - Disoccupati stranieri e italiani per sesso, ripartizione geografica

e classe di età - Anno 2006 (composizioni percentuali) %

RIPARTIZIONI stranieri

GEOGRAFICHE E CLASSI Stranieri Italiani Totale sul totale

DI ETÀ MASCHI

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 59,4 22,2 24,5 14,6

Centro 22,6 15,5 15,9 8,5

Mezzogiorno 18,0 62,3 59,6 1,8

Totale 100,0 100,0 100,0 6,0

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 23,6 28,2 27,9 5,1

25-34 anni 26,4 35,0 34,5 4,6

35 anni o più 50,0 36,8 37,6 8,0

Totale 100,0 100,0 100,0 6,0

FEMMINE

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 60,3 27,7 30,6 17,9

Centro 29,0 19,0 19,9 13,2

Mezzogiorno 10,7 53,3 49,5 2,0

Totale 100,0 100,0 100,0 9,1

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 19,8 23,4 23,1 7,8

25-34 anni 40,0 35,7 36,1 10,1

35 anni o più 40,2 40,9 40,8 8,9

Totale 100,0 100,0 100,0 9,1

MASCHI E FEMMINE

RIPARTIZIONI

GEOGRAFICHE

Nord 60,0 25,0 27,7 16,5

Centro 26,5 17,3 18,0 11,2

Mezzogiorno 13,5 57,7 54,3 1,9

Totale 100,0 100,0 100,0 7,6

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 21,2 25,8 25,4 6,4

25-34 anni 34,9 35,3 35,3 7,5

35 anni o più 43,9 38,9 39,3 8,5

TOTALE 100,0 100,0 100,0 7,6

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

dei senza lavoro di quelle regioni e quella maschile si ferma poco al di

sotto. Appare evidente la sproporzione tra le incidenze raggiunte dalla

disoccupazione nel Nord e, successivamente, nel Centro e quelle del

75

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Mezzogiorno dove la quota degli stranieri alla ricerca di un impiego non

supera il due per cento del totale dei disoccupati di quel territorio. Il

dato, apparentemente paradossale, trova ragione nel modesto numero di

stranieri disoccupati che rimangono nel Mezzogiorno anziché trasferirsi

nel Centro-nord. D’altra parte è piuttosto chiara la correlazione tra la

presenza nelle varie regioni degli stranieri e il tasso di disoccupazione,

nel senso che gli stranieri sono certamente molto più presenti dove la

disoccupazione si mantiene su bassi livelli. Va detto, comunque, che

appena cinque comunità (albanesi, rumeni, marocchini, polacchi e

ucraini) già rappresentano la metà dei disoccupati stranieri.

Un ulteriore aspetto socio-demografico che caratterizza la

disoccupazione straniera è la sua crescente incidenza all’aumentare

dell’età. A fronte di circa un quinto nella fascia di età tra i 15 e i 24

anni, la quota della disoccupazione tende progressivamente ad allargarsi

fino a rappresentare il 44 per cento per la popolazione con almeno 35

anni. L’incidenza crescente dell’area dei senza lavoro è particolarmente

visibile tra gli uomini dove la metà dei disoccupati ha almeno 35 anni (il

37 per cento tra gli italiani). Con riferimento all’insieme delle persone in

cerca di impiego, l’incidenza della disoccupazione degli stranieri si

conferma in costante aumento al crescere dell’età: dal 6,4 per cento

nella classe tra i 15 e i 24 anni all’8,5 per cento in quella di 35 anni o

più. Il picco è raggiunto dalla donne disoccupate tra i 25 e i 34 anni

dove almeno una ogni dieci è straniera, a conferma delle presumibili

difficoltà delle immigrate di lavorare in una fase della vita spesso legata

alla presenza di figli piccoli.

La maggiore disoccupazione che colpisce gli immigrati meno giovani si

colloca in un contesto in cui quasi i tre quarti dei disoccupati stranieri

afferma di avere maturato una precedente esperienza lavorativa (Tavola

3.5). Soprattutto gli uomini si caratterizzano per essere stati già

all’interno del mercato del lavoro: il 64,7 per cento dichiara che la

condizione immediatamente precedente quella di disoccupato era di

occupato e che la perdita del lavoro è, il più delle volte, dovuta alla

scadenza del contratto o al licenziamento. Sembra allora possibile che

individui in età adulta, nonostante l’esperienza professionale, trovino

maggiori difficoltà a reinserirsi nel mercato a fronte di una domanda che

molto spesso richiede resistenza e forza fisica.

76 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 3.5 - Disoccupati stranieri e italiani per sesso e condizione occupazionale

precedente - Anno 2006 (composizioni percentuali) %

CONDIZIONI PRECEDENTI Stranieri Italiani Totale stranieri

sul totale

MASCHI

Ex-occupati 64,7 47,8 48,8 8,0

Ex-inattivi con esperienza 18,3 20,0 19,9 5,5

Ex inattivi senza esperienza 17,0 32,2 31,3 3,3

Totale 100,0 100,0 100,0 6,0

FEMMINE

Ex-occupati 34,5 30,2 30,6 10,2

Ex-inattivi con esperienza 33,2 33,0 33,1 9,1

Ex inattivi senza esperienza 32,2 36,7 36,3 8,0

Totale 100,0 100,0 100,0 9,1

MASCHI E FEMMINE

Ex-occupati 45,9 38,8 39,3 8,9

Ex-inattivi con esperienza 27,6 26,7 26,8 7,8

Ex inattivi senza esperienza 26,5 34,5 33,9 5,9

TOTALE 100,0 100,0 100,0 7,6

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Gli stranieri da meno di tre anni in Italia e che cercano lavoro sono

maggiormente rappresentati da ex-inattivi senza esperienza (Figura 3.3).

Risalta cioè l’immagine di un ampio gruppo di cittadini stranieri che

avviano per la prima volta in Italia la ricerca di un’occupazione.

All’aumentare della permanenza in Italia la quota dei disoccupati che

non hanno maturato un’esperienza lavorativa si restringe fino a contare

intorno al dieci per cento del totale dell’area della disoccupazione

presente nel nostro Paese da almeno dieci anni. D’altra parte, la crescita

degli anni di residenza in Italia produce un allargamento del gruppo

degli ex-occupati. In altri termini, nel periodo iniziale di permanenza in

Italia la ricerca di un impiego associata alla mancanza di esperienza

motiva buona parte della disoccupazione. Negli anni successivi assume

invece rilievo la perdita dell’impiego collegata alle minori condizioni di

stabilità del lavoro svolto dagli immigrati.

Rispetto alla durata della ricerca di un lavoro da parte degli italiani,

gli stranieri presentano una minore incidenza dei periodi particolarmente

lunghi (un anno e più): la quota è pari al 50 per cento per i primi e al 38

77

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

per cento per i secondi, con un differenziale a favore degli stranieri

particolarmente ampio tra gli uomini (Figura 3.4). Il risultato, se da un

lato tende a indicare la maggiore facilità a trovare un impiego, dall’altro

vuole segnalare la difficoltà degli immigrati nel rimanere per periodi

prolungati senza lavoro. Peraltro, il dato sui disoccupati di lunga durata

potrebbe anche cogliere la speranza degli stranieri rimasti più tempo alla

ricerca di un impiego di trovare un lavoro più adeguato alle proprie

Figura 3.3 - Disoccupati stranieri per anni di permanenza in Italia e

condizione occupazionale precedente - Anno 2006

(composizioni percentuali)

Meno di 3 anni

Da 3 a 4 anni

Da 5 a 9 anni

10 anni o più 0 20 40 60 80 100

Ex-occupati Ex-inattivi con esperienza Ex-inattivi senza esperienza

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

competenze. Per altro verso, poco più di un terzo dei disoccupati

stranieri è alla ricerca di un impiego da non più di tre mesi. La quota si

allarga fino al 47 per cento per la componente maschile che presenta

dunque in molti episodi di disoccupazione temporalmente delimitati.

Come per gli italiani, le reti informali rappresentano il più

importante canale utilizzato per la ricerca di un lavoro (Figura 3.5). Per

trovare un impiego circa l’80 per cento dei disoccupati stranieri ricorre

alle segnalazioni fornite da parenti, amici e conoscenti (il 74 per cento

nel caso degli italiani). Con una funzione di traino nello sviluppo

78 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

dell’immigrazione in Italia, le reti parentali e amicali costituiscono una

modalità di inserimento nel mercato del lavoro più semplice da

perseguire. Esse tuttavia hanno come possibile conseguenza la

concentrazione di gruppi di immigrati in nicchie occupazionali dove la

presenza straniera è già rilevante. La verifica delle opportunità di lavoro

Figura 3.4 - Disoccupati stranieri e italiani per sesso e durata della ricerca

di lavoro - Anno 2006 (composizioni percentuali)

Stranieri

Maschi Italiani

Stranieri

Femmine Italian i 25 50 75 100

0 Da 4 a 11 mesi 12 mesi o più

Fino a 3 mesi

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

apparse sulla stampa e l’invio delle domande di assunzione ai possibili

datori di lavoro, come pure il colloquio diretto, sono altre tipologie di

ricerca particolarmente diffuse.

In linea con le caratteristiche di disponibilità della manodopera

immigrata a trovare un’occupazione nel settore industriale, dove la

domanda del lavoro in somministrazione è più sostenuta, la quota di

lavoratori stranieri che attiva la ricerca di un lavoro attraverso

un’agenzia è più elevata in confronto a quella dei disoccupati italiani:

circa un quarto dei disoccupati stranieri utilizza come canale di ricerca

un’agenzia di lavoro interinale (il 15,2 per cento degli italiani). Infine,

appena uno straniero su dieci utilizza internet per cercare lavoro. 79

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Figura 3.5 - Disoccupati stranieri e italiani per azioni di ricerca di lavoro

Anno 2006 (valori percentuali)

Si è rivolto a parenti,

amici, conoscenti

Ha esaminato offerte di

lavoro sui giornali

Ha consegnato,

inviato il CV

Ha effettuato un colloquio,

una selezione presso privati

Ha contattato un Centro

pubblico per l’impiego

Ha contattato un'altra

agenzia di lavoro

Ha messo inserzioni su

giornali e/o risposto ad

annunci

Ha cercato lavoro su Internet 50

0 75 100

25

Stranieri Italiani

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

3.2 - L’articolazione del lavoro

Circa l’85 per cento degli stranieri lavora alle dipendenze,

un’incidenza decisamente più elevata in confronto a quella degli italiani.

Il lavoro a tempo determinato assorbe una quota intorno al 13 per cento

del totale, con una punta poco al di sotto del 18 per cento nelle regioni

meridionali. Contrariamente alle attese, l’incidenza dell’occupazione a

termine degli stranieri non si distanzia molto da quella degli italiani pari

nel 2006 al 9,4 per cento del totale (Tavola 3.6).

80 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 3.6 - Occupati stranieri e italiani per sesso, posizione professionale,

carattere dell'occupazione e tipologia di orario - Anno 2006

(composizioni percentuali)

Stranieri % stranieri

CARATTERISTICHE Italiani Totale sul totale

Ue Non Ue Totale

MASCHI

Dipendenti 66,9 84,2 83,3 68,8 69,7 7,2

- permanenti 59,5 72,6 71,9 61,2 61,9 7,0

- a termine 7,4 11,6 11,4 7,6 7,8 8,8

Indipendenti 33,1 15,8 16,7 31,2 30,3 3,3

A tempo pieno 95,4 94,3 94,3 95,3 95,3 5,9

A tempo parziale 4,6 5,7 5,7 4,7 4,7 7,2

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 6,0

FEMMINE

Dipendenti 75,3 89,7 87,7 79,1 79,5 6,2

- permanenti 58,5 73,6 71,5 66,8 67,0 6,0

- a termine 16,8 16,1 16,2 12,3 12,5 7,3

Indipendenti 24,7 10,3 12,3 20,9 20,5 3,4

A tempo pieno 68,3 59,8 61,0 74,3 73,5 4,7

A tempo parziale 31,7 40,2 39,0 25,7 26,5 8,3

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,7

MASCHI E FEMMINE

Dipendenti 72,2 86,1 85,0 72,9 73,6 6,8

- permanenti 58,8 72,9 71,7 63,5 63,9 6,6

- a termine 13,4 13,3 13,2 9,4 9,7 8,0

Indipendenti 27,8 13,9 15,0 27,1 26,4 3,3

A tempo pieno 78,2 82,0 81,7 87,0 86,7 5,5

A tempo parziale 21,8 18,0 18,3 13,0 13,3 8,1

TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,9

È presumibile che la principale ragione della quota non

particolarmente elevata di lavoro a termine risieda nel rapporto tra

durata dei contratti di lavoro e rinnovo del permesso di soggiorno dei

cittadini non Ue. La garanzia di proseguire in una permanenza regolare

è infatti normativamente collegata all’esistenza di un rapporto di lavoro.

I lavoratori extracomunitari, avendo la possibilità di confermare una

permanenza regolare solo attraverso l’esistenza di un rapporto di lavoro,

sono peraltro più disponibili ad accettare impieghi a tempo

indeterminato pur con basse qualifiche. 81

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

La durata dei contratti a termine degli stranieri è comunque più

breve rispetto a quella degli italiani. In circa un quarto dei casi i

lavoratori stranieri dichiarano una durata del lavoro a termine non

superiore ai tre mesi (a fronte del 17,9 per cento degli italiani). Durate

dei contratti fino a un anno coinvolgono circa il 60 per cento degli

stranieri, dieci punti percentuali in più degli italiani. Maggiormente

svantaggiate sono le donne che presentano durate dei contratti

3

relativamente più limitate. In ogni caso la stragrande maggioranza degli

stranieri sottolinea il carattere involontario del lavoro a tempo

determinato.

Oltre la metà degli stranieri lavora in piccole imprese, meno

coinvolte dai processi di contrattazione aziendale e, in generale, con

garanzie reddituali e di tenuta del posto di lavoro meno ampie. La

concentrazione degli stranieri nelle realtà produttive di più ridotta

dimensione risalta maggiormente anche perché nettamente superiore

all’incidenza raggiunta nello stesso gruppo di imprese dai lavoratori

italiani. Nelle aziende più grandi (50 addetti o più) lavorano il 16,9 per

cento degli occupati stranieri contro il 38,7 per cento degli italiani

(Figura 3.6).

Nonostante la presenza degli immigrati nel lavoro a termine non si

discosta molto da quella degli italiani, si riscontra dunque un più ampio

inserimento dei primi nelle piccole aziende dove in generale è maggiore

4

l’eventualità della perdita del posto di lavoro. In questi casi il lavoro a

tempo indeterminato potrebbe cioè non sempre garantire la stabilità

dell’impiego.

3 La vulnerabilità della popolazione straniera è accentuata nei momenti di maggiore difficoltà dalla

mancanza di una rete familiare di sostegno. Spesso anzi la relazione è invertita: sono gli

immigrati che contribuiscono con le loro rimesse a supportare il reddito della famiglia di origine.

4 Al di là del lavoro domestico, sette immigrate ogni dieci che lavorano nel settore del commercio

svolgono la loro attività in piccole aziende.

82 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Figura 3.6 - Occupati stranieri e italiani per dimensione d'impresa - Anno

2006 (composizioni percentuali)

60,0 52,3

50,0 38,7

40,0 27,6

30,0 22,5

17,3

20,0 16,9

13,5 11,2

10,0

0,0 Fino a 10 addetti 11-15 addetti 16-49 addetti 50 addettie o più

Stranieri Italiani

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Circa otto lavoratori stranieri ogni dieci svolgono un lavoro a tempo

pieno. La quota degli occupati stranieri a tempo parziale è pari al 18,3

per cento, cinque punti percentuali in più rispetto agli italiani.

L’incidenza aumenta fino a quasi il 21 per cento nel Mezzogiorno a

motivo della più estesa presenza di lavoratori stranieri nelle attività

agricole, maggiormente orientate verso un utilizzo di contratti part-time.

Al di là dell’articolazione territoriale, si rileva una differenza per genere

particolarmente ampia: la quasi totalità degli uomini svolge un lavoro

full-time, mentre quattro straniere ogni dieci hanno un’occupazione a

tempo parziale, un valore molto più alto delle italiane.

D’altro canto, più della metà delle occupate straniere a orario

ridotto dichiara di seguire tale tipologia di orario per mancanza di

occasioni di impiego a tempo pieno, segnalando un’evidente difficoltà

di completo inserimento lavorativo; per le italiane il part-time

involontario rimane significativo, ma decisamente inferiore e pari al

31,9 per cento dei casi. Tra le principali cittadinanze l’incidenza del

lavoro a orario ridotto di tipo involontario risulta più elevata per le

donne albanesi, rumene e ucraine (Figura 3.7). 83

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Figura 3.7 - Occupazione femminile a orario ridotto per alcune delle

principali cittadinanze straniere: incidenza del part-time

involontario - Anno 2006 (valori percentuali)

80

60

40

20

0 Polonia Albania Romania Ucraina Marocco Cina Filippine Ecuador

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Il lavoro indipendente - in generale considerato un indicatore di

integrazione poiché richiede la messa in campo di risorse economiche,

professionali e culturali - assorbe una quota modesta dell’occupazione

straniera. L’articolazione delle posizioni autonome si distingue da quella

degli italiani: più lavoratori in proprio che svolgono anche lavoro

manuale e meno imprenditori. In particolare, gli indipendenti si

concentrano nelle attività artigianali e commerciali come pure nel

settore delle costruzioni. I cittadini dell’Unione europea segnalano

un’incidenza del lavoro autonomo doppia in confronto a quelli non Ue

(rispettivamente, 27,8 e 13,9 per cento). Oltre ai tedeschi, francesi e

5

inglesi, si tratta di rumeni con piccole attività nell’edilizia. Tra gli

stranieri non comunitari la posizione lavorativa autonoma prevale per i

cinesi: sei occupati su dieci sono lavoratori in proprio o coadiuvanti

familiari.

5 La gran parte del lavoro autonomo di tedeschi, francesi e inglesi si concentra nelle professioni di

albergatore, traduttore, architetto o nel settore artistico (registi, musicisti, pittori, scultori).

84 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Con riguardo alla distribuzione settoriale, l’occupazione straniera in

agricoltura rimane al di sotto del 4 per cento raggiungendo una quota

significativa nel Mezzogiorno dove supera il 13 per cento, circa il

doppio dell’incidenza registrata dagli italiani (Tavola 3.7).

Tavola 3.7 - Occupati stranieri e italiani per sesso e settore di attività

economica - Anno 2006 (composizioni percentuali) %

SETTORI DI Stranieri Italiani Totale stranieri

ATTIVITA'

ECONOMICA Ue Non Ue Totale sul totale

MASCHI

Agricoltura 6,3 4,9 4,9 4,9 4,9 6,1

Industria 36,5 57,7 56,7 37,7 38,8 8,8

- ind. senso stretto 22,6 29,5 29,2 25,7 25,9 6,8

- costruzioni 13,9 28,2 27,5 12,0 12,9 12,8

Servizi 57,2 37,4 38,4 57,5 56,3 4,1

di cui:

- commercio 8,5 10,9 10,8 15,5 15,2 4,2

- alberghi e ristoranti 5,5 7,4 7,3 3,9 4,1 10,8

- servizi alle famiglie 2,6 5,2 5,1 1,0 1,3 23,6

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 6,0

FEMMINE

Agricoltura 1,6 2,2 2,2 3,4 3,3 3,7

Industria 16,1 15,0 15,2 16,8 16,7 5,1

- ind. senso stretto 15,7 14,6 14,7 15,7 15,7 5,3

- costruzioni 0,5 0,4 0,4 1,1 1,1 2,4

Servizi 82,2 82,7 82,7 79,7 79,9 5,9

di cui:

- commercio 13,5 6,7 7,6 16,0 15,5 2,8

- alberghi e ristoranti 11,3 11,7 11,7 5,7 6,0 10,9

- servizi alle famiglie 21,2 44,2 41,0 5,2 7,2 32,1

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,7

MASCHI E FEMMINE

Agricoltura 3,3 3,9 3,9 4,3 4,3 5,3

Industria 23,6 42,5 40,9 29,5 30,1 8,0

- ind. senso stretto 18,2 24,2 23,7 21,8 21,8 6,4

- costruzioni 5,4 18,3 17,2 7,7 8,3 12,2

Servizi 73,1 53,6 55,2 66,2 65,6 4,9

di cui:

- commercio 11,7 9,4 9,6 15,7 15,3 3,7

- alberghi e ristoranti 9,2 8,9 9,0 4,6 4,8 10,9

- servizi alle famiglie 14,4 19,1 18,7 2,7 3,6 30,3

TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,9

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro 85

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Impiegata soprattutto nel lavori di raccolta e di cura degli animali, la

manodopera straniera colta dall’indagine è peraltro solo quella che

6

presenta caratteristiche di stabilità. Gli occupati stranieri si collocano

poi per circa il 40 per cento nell’industria, un’incidenza superiore

rispetto a quella rilevata per questo settore tra gli occupati italiani. La

presenza è particolarmente diffusa nelle regioni settentrionali. Pertanto

la quota dell’occupazione straniera sul totale, pari all’8 per cento a

livello nazionale, aumenta fino all’11 per cento nel Nord-est.

Nelle costruzioni l’incidenza dell’occupazione straniera maschile

sul corrispettivo totale è più che doppia in confronto a quella italiana

(nell’ordine, 27,5 e 12,0 per cento). L’insieme del terziario assorbe una

quota di occupazione immigrata inferiore rispetto alla componente

italiana (con incidenze rispettivamente del 55 e del 66 per cento). Nel

Mezzogiorno tuttavia l’occupazione straniera del terziario, sostenuta dal

settore commerciale e dai servizi alle famiglie, si posiziona molto al di

sopra del risultato di sintesi e tende ad accostarsi all’elevata incidenza

dell’occupazione italiana in quella area. Emergono inoltre differenze di

rilievo tra i comparti che compongono l’eterogeneo settore dei servizi.

La presenza straniera rimane del tutto modesta in settori nei quali

trovano ampiamente impiego gli italiani (informatica, ricerca e sviluppo,

servizi alle imprese), mentre è molto estesa in altri comparti che

rappresentano uno sbocco limitato per gli italiani. Il fenomeno emerge

soprattutto nei servizi alle famiglie, che comprendono la collaborazione

domestica e l’assistenza agli anziani, in cui si colloca circa un terzo

degli occupati stranieri che operano nel terziario a fronte di appena il

quattro per cento degli italiani.

Con riferimento all’occupazione femminile del terziario, una donna

straniera su due lavora nei servizi domestici e di assistenza. Diffusa

sull’intero territorio nazionale, la concentrazione delle donne straniere

nel lavoro domestico e di cura cresce passando dalle regioni

settentrionali a quelle meridionali. In queste ultime, anche per l’ampia

domanda generata da una offerta di servizi di welfare ancora più ridotta

che nel resto del Paese, sette ogni dieci straniere occupate nei servizi

lavorano come collaboratrici domestiche o assistenti familiari. Almeno

con riferimento a questa parte del mercato del lavoro si presentano

6 Nel settore agricolo le attività sono spesso svolte da immigrati con permessi stagionali, validi ad

esempio per il solo periodo della raccolta, o senza alcun permesso. Entrambi i casi non rientrano

nella popolazione di riferimento dell’indagine.

86 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

dunque in misura sufficientemente ampia forme di segregazione

7

occupazionale che sembrano avere assunto un carattere strutturale.

Il commercio, gli alberghi e la ristorazione rappresentano i comparti

dove si colloca all’incirca un ulteriore terzo dell’occupazione straniera

che opera nel settore dei servizi. L’incidenza è vicina a quella

manifestata negli stessi comparti dall’occupazione italiana. Ciò che

diversifica le due realtà è il tipo di lavoro svolto. Nella ristorazione, ad

esempio, l’occupazione straniera si concentra in attività manuali a bassa

qualifica e poco gratificanti (lavapiatti, camerieri, cuochi), mentre quella

italiana è orientata in misura significativa verso le attività di gestione.

Tra le varie comunità presenti in Italia emergono comunque

fenomeni di specializzazione etnica ovvero di concentrazione in

8

particolari attività. Nello specifico, i filippini presentano il maggiore

grado di concentrazione in un unico comparto, quello dei servizi alle

famiglie (Figura 3.8). Allo stesso comparto fa riferimento la

maggioranza delle lavoratrici polacche e ucraine. Gli albanesi sono

molto presenti sia nella trasformazione industriale sia nelle costruzioni.

Sempre nel settore industriale lavora circa il 45 per cento dei

marocchini. Nel commercio al dettaglio e nella ristorazione opera invece

almeno il 60 per cento degli occupati cinesi.

L’esistenza di una sorta di mercato del lavoro duale, con gli

immigrati segregati nei lavori dequalificati e a bassa specializzazione,

9

emerge in modo piuttosto evidente dall’analisi delle professioni. Quasi

tre stranieri ogni quattro sono operai o svolgono un lavoro non

qualificato (Tavola 3.8). La quota di lavoratori stranieri sul totale passa

da appena l’1,5 per cento del gruppo delle professioni qualificate al 19,1

per cento delle non qualificate. Vi sono in sostanza lavori del segmento

inferiore del mercato del lavoro, dove le attività vengono spesso svolte

con orari disagevoli e poche opportunità di carriera, che tendono ad

essere diffusamente affidati alla componente straniera.

7 Per ragioni definitorie, le straniere coresidenti che assistono e curano gli anziani sono escluse dal

campione dell’indagine. Al proposito si veda quanto riportato nell’Approfondimento 2.

8 Secondo alcuni studiosi, la concentrazione in particolari nicchie occupazionali è il risultato

paradossale dell’efficienza delle reti sociali di alcuni gruppi di immigrati, che prima li aiutano a

trovar lavoro più in fretta, ma poi rischiano di “intrappolarli”. La tesi è chiaramente espressa in

Ambrosini, Maurizio. La fatica di integrarsi. Immigrati e lavoro in Italia. Bologna: Il Mulino,

2001.

9 La presenza di un mercato del lavoro duale è sottolineata in Allasino, Enrico et al. La

discriminazione dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro in Italia. Ginevra: Ilo, 2004.

(International Migration Papers, n. 67). 87

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Figura 3.8 - Occupati di alcune delle principali cittadinanze straniere per

settore di attività economica - Anno 2006 (composizioni

percentuali)

Polonia

Albania

Romania

Ucraina

Marocco

Cina

Filippine

Ecuador 0 25 50 75 100

Agricoltura Industria Servizi

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Nel gruppo delle professioni non qualificate, le più diffuse riguardano

tipologie quali il collaboratore domestico, l’assistente familiare, il manovale

edile, il bracciante agricolo, l’operaio nelle imprese di pulizia, il portantino

nei servizi sanitari. Nel gruppo degli operai e artigiani, i mestieri più diffusi

sono quelli di carpentiere, elettricista, falegname, camionista, addetto a

macchinari e impianti. In sostanza, tipologie in cui il lavoro manuale è

comunque preminente anche se i margini di responsabilità e autonomia

sono più ampi rispetto al personale non qualificato. Circa il 20 per cento

degli stranieri rientrano poi nel gruppo delle professioni collegate alle

attività commerciali e dei servizi. In gran parte si tratta di commesse,

cuochi, camerieri, baristi e magazzinieri. Infine, la contenuta quota di

stranieri che svolge professioni qualificate è costituita principalmente sia da

88 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Tavola 3.8 - Occupati stranieri e italiani per sesso e professione Anno

-

2006 (composizioni percentuali)

Stranieri % stranieri

PROFESSIONI (a) Italiani Totale sul totale

Ue Non Ue Totale

MASCHI

Qualificate 50,5 5,4 7,7 35,8 34,1 1,4

Attività del commercio e dei servizi 9,7 13,2 13,0 19,8 19,4 4,1

Operai 32,0 60,0 58,6 37,3 38,6 9,3

Non qualificate 7,8 21,4 20,7 7,1 7,9 16,0

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 6,1

FEMMINE

Qualificate 39,2 7,6 11,9 41,8 40,1 1,7

Attività del commercio e dei servizi 30,6 26,1 26,7 38,1 37,4 4,0

Operai 7,6 19,0 17,4 11,1 11,5 8,6

Non qualificate 22,6 47,3 44,0 9,0 11,0 22,6

Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,7

MASCHI E FEMMINE

Qualificate 43,4 6,2 9,3 38,2 36,5 1,5

Attività del commercio e dei servizi 22,9 17,8 18,2 27,1 26,6 4,1

Operai 16,6 45,3 43,0 26,8 27,8 9,2

Non qualificate 17,1 30,7 29,5 7,9 9,1 19,1

TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 5,9

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

(a) Le professioni qualificate comprendono i gruppi I, II e III della "Classificazione delle professioni

2001"; le attività del commercio e dei servizi i gruppi IV e V; gli operai, i gruppi VI e VII; le

professioni non qualificate, il gruppo VIII.

proprietari e gestori di negozi, ristoranti o bar, sia da infermieri,

insegnanti di lingue straniere o traduttori. L’inserimento della forza

lavoro straniera nel segmento inferiore del mercato del lavoro italiano

10

coinvolge entrambe le componenti di genere. Mentre gli uomini si

collocano prevalentemente nel gruppo degli operai le donne segnalano

in circa quasi la metà dei casi una professione non qualificata.

In misura più accentuata in confronto agli uomini, le straniere sono

peraltro inserite in un mercato del lavoro ristretto dove sono sufficienti

cinque professioni (collaboratrice domestica, addetta nelle imprese di

pulizia, cameriera, inserviente di ospedale, commessa) per dare conto

della loro attività.

10 Attraverso l’applicazione di un modello logistico, nell’Approfondimento 3 vengono fornite

indicazioni sulla probabilità degli uomini e delle donne straniere di svolgere un lavoro non

qualificato. 89

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Differenze di un certo rilevo nella professione esercitata emergono

comunque considerando il paese di origine (Figura 3.9).

Figura 3.9 - Occupati di alcune delle principali cittadinanze straniere per

professione - Anno 2006 (composizioni percentuali)

Polonia

Albania

Romania

Ucraina

Marocco

Cina

Filippine

Ecuador 25

0 50 75 100

Qualificate Attività del commercio e dei servizi Operai Non qualificate

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Tra i cittadini dell’Unione europea il 43 per cento svolge una

professione qualificata (il 57 per cento nel gruppo Ue15). Tra le

professioni con maggiori skill quelle di interprete, traduttore, professore

di lingua, tecnico informatico. Al contrario, appena sei ogni cento

immigrati non comunitari dichiarano di svolgere una professione

qualificata, mentre settantasei si collocano nel lavoro operaio o non

qualificato. In particolare, tra gli occupati provenienti da un paese

europeo non Ue (nel 2006) prevalgono le professioni del gruppo operaio

e artigiano. I mestieri prevalenti, sopratutto per rumeni e albanesi, sono

quelli di muratore, manovale e carpentiere. Tra gli immigrati dei paesi

africani, oltre alle professioni operaie sono diffuse anche quelle di

venditore ambulate, facchino, addetto ai servizi di pulizia.

90 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

L’occupazione delle donne polacche, filippine e, in generale,

dell’America meridionale si conferma nelle professioni non qualificate

dei servizi alle famiglie. Tra i cinesi la relativamente più elevata

incidenza delle professioni qualificate corrisponde sostanzialmente alle

posizioni autonome nei servizi di ristorazione e vendita al dettaglio.

Come già visto, il livello di istruzione degli stranieri è piuttosto

elevato e non molto dissimile da quello degli italiani. Risulta quindi

eclatante lo squilibrio tra il titolo di studio e la tipologia di lavoro

11

svolto. Circa il 40 per cento degli stranieri che hanno una laurea

svolgono un lavoro non qualificato o un’attività comunque manuale

(Figura 3.10).

L’incidenza cresce fino ad oltre il 60 per cento per gli occupati in

possesso di un diploma (a fronte di circa il 20 per cento degli occupati

italiani) per arrivare a rappresentare la quasi totalità della popolazione

straniera occupata per quelli con al più la licenza elementare.

Naturalmente tutto ciò non significa che non rimanga aperto per un

ampio numero di stranieri il problema del riconoscimento del titolo di

studio, la cui mancanza rappresenta un ostacolo per l’accesso ad alcuni

impieghi o per il miglioramento della propria condizione sociale.

Alla concentrazione degli stranieri nei lavori meno qualificati dei

servizi si associa una durata ininterrotta relativamente breve di

occupazione con lo stesso datore di lavoro o nella medesima attività

autonoma. La tenure è in quasi i due terzi dei casi non superiore ai

cinque anni e in meno del 10 per cento superiore ai dieci anni (Figura

3.11). La bassa anzianità lavorativa degli stranieri è in parte spiegata

dall’alta quota di lavoratori giunti in Italia da poco tempo. Tuttavia,

anche focalizzando l’attenzione su quelli presenti in Italia da oltre dieci

anni, il numero di quanti registrano una tenure superiore al decennio è la

metà di quello degli italiani per motivazioni che vanno da una maggiore

propensione alla mobilità, alla concentrazione degli stranieri nel

segmento meno qualificato dell’occupazione, più caratterizzato da

fenomeni di turnover. Le occupazioni svolte dagli stranieri,

caratterizzate da minore specializzazione e da costi di sostituzione più

bassi, sono infatti soggette a tassi di turnover abbastanza elevati.

11 Il titolo di studio rilevato nell’indagine è quello previsto dal sistema di istruzione formale

italiano. Nel caso di un titolo di studio conseguito all’estero viene registrato il corrispondente

titolo italiano. L’indagine peraltro non rileva l’eventuale richiesta di riconoscimento del titolo di

studio conseguito all’estero. 91

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

Figura 3.10 - Occupati stranieri e italiani per titolo di studio e professione

- Anno 2006 (composizioni percentuali)

Stranieri

Laurea Italiani

Stranieri

Diploma Italiani

Stranieri

Licenza media Italiani

Stranieri

elementare

Fino Italiani 0 20 40 60 80 100

Operai Non qualificate

Attività del commercio e dei servizi

Qualificate

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

92 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

Ne consegue un più breve tempo medio trascorso nella stessa

impresa o nello svolgimento dello stesso lavoro autonomo.

Figura 3.11 - Occupati stranieri e italiani per anzianità sul lavoro - Anno2006

(composizioni percentuali)

70 65,3

60

50 44,1

40 31,9

30 26,0 24,0

20 8,7

10

0 Fino a 5 anni Tra 5 e 10 anni Oltre 10 anni

Stranieri Italiani

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

3.3 - La qualità del lavoro

Tra gli indicatori per l’analisi del mercato del lavoro oltre quelli

tradizionali di occupazione e disoccupazione, l’International labour

office (Ilo) propone anche la sottoccupazione in rapporto alle ore 93

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

12

lavorate. È possibile che parte della popolazione occupata sperimenti

un “inadeguato” rapporto tra disponibilità a lavorare un maggior numero

di ore e prestazioni effettivamente richieste. Nel 2006, in base alle

informazioni raccolte dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, 904 mila

occupati (il 3,9 per cento del totale) dichiarano che avrebbero voluto

lavorare più ore e che sarebbero stati disponibili se avessero trovato

opportunità adeguate (Tavola 3.9).

Tavola 3.9 - Sottoccupati stranieri e italiani in relazione alle ore lavorate

per sesso e professione - Anno 2006 (valori percentuali)

Stranieri

SESSO E PROFESSIONI Italiani Totale

Ue Non Ue Ttotale

SESSO

Maschi 2,8 6,9 6,7 3,4 3,6

Femmine 5,8 9,9 9,4 4,1 4,4

PROFESSIONI

Qualificate 4,2 4,1 4,2 2,7 2,8

Attività del commercio e dei servizi 3,7 5,5 5,3 3,2 3,3

Operai 3,8 7,3 7,2 4,4 4,6

Non qualificate 8,4 11,1 11,0 8,2 8,7

Totale 4,7 8,0 7,7 3,7 3,9

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

Tra gli stranieri l’incidenza della sottoccupazione è più che doppia

in confronto agli italiani (rispettivamente il 7,7 e il 3,7 per cento degli

occupati). Il fenomeno è meno presente per i cittadini dell’Unione

europea mentre coinvolge quasi un occupato ogni dieci della

popolazione extra Ue. L’indicatore risulta più elevato per le donne in

confronto agli uomini (il 9,4 per cento a fronte del 6,7) e per gli

immigrati da meno tempo in Italia (l’11,5 per cento per quelli da meno

12 Secondo le indicazioni dell’Ilo, vengono classificati come sottoccupati gli individui che

dichiarano di avere lavorato, indipendentemente dalla propria volontà, meno ore di quelle che

avrebbero voluto e potuto fare. Per ulteriori dettagli si veda International labour office.

“Resolution concerning statistics of economically active population, employment,

unemployment and underemployment”. In 13th International conference of labour statisticians.

Ginevra: Ilo, 1982. International labour office. “Resolution concerning the measurement of

underemployment and inadequate employment situations”. In 16th International conference of

labour statisticians. Ginevra: Ilo, 1998.

94 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

di 3 anni a fronte del 7,5 per cento per gli stranieri nel nostro Paese da

10 anni o più). Tra le principali comunità, quella dell’Ecuador e delle

Filippine registrano i valori più elevati (rispettivamente il 12,2 e il 9,6

per cento).

Peraltro, il sottoutilizzo della forza lavoro immigrata in termini di

skill si associa alla difficoltà di pieno inserimento lavorativo. Il tasso di

sottoccupazione in relazione alle ore lavorate per gli stranieri passa dal

4,2 per cento tra chi svolge un lavoro del gruppo delle professioni

qualificate all’11,0 per cento delle non qualificate (per gli italiani le

incidenze sono pari rispettivamente al 2,7 e all’8,2 per cento).

Il fenomeno della sottoccupazione risulta più accentuato per talune

professioni del terziario: cameriere, collaboratore domestico, addetto ai

servizi di pulizia. Lo svolgimento di professioni a reddito basso tende

quindi ad associarsi ad un orario di lavoro più breve di quello desiderato

configurando fenomeni di maggiore vulnerabilità.

Un secondo indicatore di qualità del lavoro si lega alle competenze

richieste per la professione esercitata. Come visto, la gran parte degli

stranieri esercita un lavoro a bassa specializzazione pur disponendo di

un livello di istruzione medio-elevato. Resta da quantificare la quota di

coloro che svolgono un lavoro adeguato al titolo di studio.

A partire dalla classificazione internazionale delle professioni che

ordina i gruppi in relazione al livello di abilità e competenze per

svolgere il lavoro, l’incrocio tra il titolo di studio conseguito e la

professione svolta è la base per fornire una quantificazione di tale

13

fenomeno. Più in dettaglio si considera adeguato il titolo di studio che

presenta la frequenza relativa più elevata per quel gruppo professionale.

In altri termini, sono classificati come sottoinquadrati gli occupati che

possiedono un titolo di studio più elevato rispetto a quello

14

prevalentemente richiesto dal mercato del lavoro.

Circa 4 milioni di occupati (il 17,4 per cento del totale) svolgono un

lavoro non adeguato al livello di istruzione. Ancora una volta gli

stranieri sono più svantaggiati degli italiani con un’incidenza dei

lavoratori sottoinquadrati più che doppia: il 36,9 per cento contro il 16,1

per cento (Tavola 3.10). Gli immigrati sono cioè frequentemente

13 Uno studio della classificazione delle professioni si trova in Budlender, Debbie. Whither the

International Standard Classification of Occupation (Isco-88). Ilo: Ginevra, 2002. (Working

paper, n. 9).

14 Un’analisi del legame tra titolo di studio e professione si trova in Istat. Rapporto annuale. La

situazione del Paese nel 2005. Roma: Istat, 2006. 95

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

impiegati in lavori per i quali il titolo di studio richiesto è inferiore a

quello conseguito. La mancata corrispondenza tra il livello di istruzione

e la professione esercitata si verifica per quasi la metà della popolazione

femminile straniera occupata.

Tavola 3.10 - Sottoinquadrati stranieri e italiani in relazione al titolo di studio

per sesso e classe di età - Anno 2006 (valori percentuali)

Stranieri

SESSO E Italiani Totale

CLASSI DI ETÀ Ue Non Ue Totale

SESSO

Maschi 35,4 31,2 31,4 15,7 16,7

Femmine 41,5 46,7 46,0 16,8 18,4

CLASSI DI ETÀ

15-24 anni 30,0 23,3 23,5 28,9 28,5

25-34 anni 49,3 39,1 39,9 25,3 26,5

35-44 anni 39,6 36,8 37,0 14,8 16,2

45-54 anni 30,8 39,5 38,5 10,1 11,3

55 anni o più 19,8 35,7 33,2 6,3 6,8

Totale 39,2 36,7 36,9 16,1 17,4

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

A differenza del tasso di sottoccupazione, l’incidenza dei lavoratori

sottoinquadrati comunitari è leggermente superiore a quella degli altri

occupati stranieri. Il risultato dipende in buona parte dal fatto che i primi

presentano un livello di istruzione sia universitario sia della media

superiore relativamente più diffuso. Si tratta in particolare di laureati

impiegati in professioni tecniche e impiegatizie ovvero di diplomati che

lavorano nel settore del commercio. Per altro verso, nel gruppo degli

extra-comunitari gli impieghi non adeguati al titolo di studio si

concentrano tra le professioni operaie e tra quelle non qualificate. Per

tale gruppo - composto principalmente da rumeni, ucraini, polacchi e

ecuadoriani - la distanza tra il titolo di studio e le competenze richieste

nel lavoro è pertanto ancora più elevata.

Altra differenza rilevante con la forza lavoro italiana è il ruolo

giocato dal fattore età. Per gli italiani l’incidenza degli occupati che

svolgono un lavoro non adeguato al livello di istruzione diminuisce

96 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

progressivamente all’aumentare dell’età. Sebbene tale andamento possa

ritenersi collegato all’accrescimento del livello di istruzione delle coorti

più giovani, il fenomeno del sottoinquadramento riguarda comunque la

prima fase di inserimento nel mercato del lavoro. Gli stranieri,

viceversa, segnalano la presenza di un fenomeno di sottoinquadramento

nelle diverse fasce di età, facendo risaltare le minori opportunità di

miglioramento della condizione lavorativa. Paradossalmente, la più

bassa quota di sottoinquadrati si colloca tra i giovani presumibilmente a

motivo della minore presenza di diplomati o laureati.

A conferma della difficoltà di accrescere la propria posizione

occupazionale, la durata della permanenza nel nostro Paese non riesce a

fare diminuire in misura marcata la probabilità della forza di lavoro

straniera di svolgere un lavoro poco adeguato alle proprie competenze.

La quota di lavoratori stranieri sottoinquadrati passa dal 37,8 per cento

per quelli da meno di 3 anni in Italia al 30,6 per cento per coloro che

vivono nel nostro Paese da 10 anni o più. Sarebbe come dire che

l’esperienza di lavoro maturata offre poche possibilità di miglioramento

della propria condizione occupazionale.

Un ulteriore indicatore di insoddisfazione del lavoro svolto è fornito

dai dati relativi alla ricerca di un’altro impiego messa in atto dalle

persone già occupate. Ancora una volta gli stranieri presentano una

incidenza doppia rispetto agli italiani: più di uno straniero su 10 cerca

un nuovo impiego (Tavola 3.11). La ricerca di un altro lavoro è più

diffusa tra i cittadini non comunitari e tra le donne. Tre stranieri su

quattro cercano un nuovo lavoro mentre uno su quattro è alla ricerca di

un secondo lavoro da aggiungere a quello attuale. Il motivo prevalente

della ricerca di un’altra occupazione risiede nel possibile maggior

guadagno. Circa un quinto degli stranieri cerca un nuovo lavoro perché

quello attuale è a termine o perché ha comunque hanno paura di

perderlo. Solo uno straniero su dieci dichiara che la ricerca di una nuova

occupazione è motivata dal desiderio di un lavoro maggiormente in

grado di soddisfare le proprie competenze e con maggiori possibilità di

carriera.

Gli indicatori sugli orari disagiati (la sera, la notte, la domenica)

concorrono infine a rappresentare una caratteristica della qualità del

lavoro degli stranieri. Complessivamente circa un quarto degli occupati

stranieri lavora abitualmente in almeno un orario disagiato. In

particolare, il 19 per cento lavora la sera (dalle 20 alle 23), il 12 per

cento la notte (dopo le 23) e il 15 per cento la domenica. Naturalmente il

97

3. G

LI OCCUPATI STRANIERI

lavoro in orari disagiati è connesso all’organizzazione del processo

produttivo ed al ruolo che il lavoratore ricopre la suo interno. Ne

consegue che il lavoro in tali fasce orarie è legato principalmente sia al

settore di attività sia alle mansioni svolte.

Tavola 3.11 - Occupati stranieri e italiani che cercano un nuovo lavoro per

sesso e professione - Anno 2006 (valori percentuali)

Stranieri

SESSO E Italiani Totale

PROFESSIONI Ue Non Ue Ttotale

SESSO

Maschi 3,7 11,2 10,9 5,3 5,6

Femmine 11,9 15,5 15,0 6,7 7,2

PROFESSIONI

Qualificate 7,5 10,2 9,1 4,3 4,4

Attività del commercio 12,7 14,3 14,2 6,6 7,0

e dei servizi

Operai 2,0 10,2 10,0 5,5 5,9

Non qualificate 13,8 16,0 15,9 12,4 13,1

Totale 8,9 12,7 12,4 5,8 6,2

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro

In questo quadro, ad esempio, la più larga diffusione del lavoro

domenicale nel Mezzogiorno è sostenuta dal settore turistico e

alberghiero con la presenza soprattutto di cuochi e camerieri.

In sintesi, la concentrazione degli stranieri negli impieghi a bassa

specializzazione risponde sia alla persistente domanda rivolta verso

questi lavori sia alla bassa disponibilità della forza lavoro italiana a

svolgere tali impieghi. Gli immigrati, più disponibili ad accettare tutti i

tipi di lavoro anche i meno qualificati, pagano il prezzo di un particolare

sottoutilizzo del loro capitale umano spesso associato a bassi redditi.

3.4 - La probabilità di svolgere un lavoro a bassa qualifica

La concentrazione dell’occupazione straniera nei lavori a bassa

specializzazione sconta sia la persistente domanda rivolta verso questi

lavori sia la disponibilità dell’offerta ad accettare impieghi in generale

non coperti dalla popolazione italiana. Sotto tale profilo, come già visto

per la probabilità di ingresso nel mercato del lavoro, l’applicazione di un

98 G

LI STRANIERI NEL MERCATO DEL LAVORO

modello logistico multivariato può fornire interessanti indicazioni. In

particolare, il modello consente di indagare se, a parità di caratteristiche

socio-demografiche e area geografica di residenza, la probabilità di

svolgere un lavoro non qualificato è superiore per gli stranieri.

Posto tale obiettivo, è in primo luogo necessario costruire,

utilizzando la classificazione Istat delle professioni, una variabile

dicotomica distinguendo tra lavori a medio-alta qualifica e a bassa

15

qualifica. Inoltre, tra le variabili esplicative del modello si vuole ora

considerare anche l’anno di inizio del primo lavoro. L’ipotesi è che - a

parità delle altre caratteristiche - all’aumentare dell’esperienza

lavorativa cresca la possibilità di passare da un lavoro poco qualificato

a uno che richiede maggiori competenze. Nello specifico, il modello qui

proposto confronta l’impatto occupazionale di un’esperienza almeno

decennale con quello di una pratica lavorativa di durata inferiore.

I risultati rafforzano le tendenze di fondo emerse dall’analisi

descrittiva dei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro. A parità di

età, livello di istruzione, anni di esperienza lavorativa e territorio di

residenza, uno straniero manifesta una probabilità tre volte superiore a

un italiano di svolgere un lavoro a bassa qualifica (Figura 3.12).

15 La categoria dei lavori a medio-alta qualifica (gruppi professionali da 1 a 6) è ampia. Essa

comprende non solo gli imprenditori, i dirigenti, i professori, i tecnici, gli impiegati ma anche gli

artigiani e gli operai specializzati, dove le attività lavorative richiedono una professionalità più

elevata. I lavori a bassa qualifica (gruppi professionali 7 e 8) comprendono i conduttori di

impianti, gli operai semi-qualificati e diverse professioni collocate in differenti settori di attività

(portantino nella sanità, venditore ambulante, collaboratore domestico, facchino, portiere,

bracciante agricolo e così via).


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161

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Demografia della Prof.ssa Annunziata Nobile. Rapporto dell'ISTAT pubblicato nel 2008 avente ad oggetto le condizioni degli stranieri nel mercato del lavoro italiano. Vengono trattate le caratteristiche generali della popolazione straniera in Europa ed Italia, i livelli di istruzione, il grado di partecipazione al mercato del lavoro, i tassi di occupazione e disoccupazione, la qualità del lavoro e le differenze per composizione familiare.


DETTAGLI
Esame: Demografia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Nobile Annunziata.

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