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Capitolo 1: “Dalla scoperta alla prima conquista: la prima divisione del mondo”.

Paragrafo 1.1: “Mondo Nuovo”.

Dopo la prima spedizione di Colombo, nel 1502, il fiorentino Vespucci a conclusione di una serie

di viaggi attraverso l’oceano atlantico, scrive una lettera a Lorenzo de Medici parlando di Mundus

Novus, di un gigantesco continente sconosciuto. Il 1492 non costituisce uno spartiacque rigido tra

medioevo ed età moderna, ma di sicuro la scoperta dell’america ha un significato enorme per la

genesi del mondo moderno. La “scoperta” significava entrare a contatto con terre sconosciute,

convertire al cristianesimo popoli pagani, immettere nel mercato merci nuove. La “conquista” però

comportava sempre costi alti: popolazioni sterminate, gli europei portarono nelle americhe

epidemie, malattie virali, destrutturarono culture indigene, sconvolsero organizzazioni sociali, modi

di vita, provocarono crolli demografici disastrosi (Messico). Le scoperte geografiche e le conquiste

investirono tre continenti: Africa, America, Asia. Dopo la fase delle esplorazioni marittime iniziò

quella di esplorazione interna del continente americano e del controllo delle regioni più ricche e

popolate. Dalla scoperta dell’america il mondo è cambiato, il traffico si sposta dal mediterraneo

all’atlantico; dal Messico e Perù affluiscono oro e argento, uno dei fattori principali dell’inflazione

e della rivoluzione dei prezzi. L’incontro tra Europa e America provoca anche dei mutamenti nella

produzione agricola, vengono trapiantati prodotti come la canna, caffé, patata, tabacco. Il

capitalismo commerciale e finanziario riceve grande impulso dai traffici intercontinentali e porta

alla nascita di nuove figure professionali quali il banchiere, grandi mercanti e lo sviluppo della

concorrenza.

Paragrafo 1.2: “L’espansione portoghese e spagnola prima di Colombo”.

Fin dal primo 400 molti paesi erano spinti dal desiderio di scoprire, conquistare, esplorare, in

particolare la Spagna e il Portogallo dove vi è una base economica-organizzativa, tecnologica,

sviluppo di teorie e strumenti geografici. Il Portogallo poteva contare sulla disponibilità del capitale

dei mercanti italiani, a metà XV secolo è pronta anche la base tecnologica: la caravella, cioè

un’imbarcazione di piccole dimensioni, che può portare una maggior quantità di provviste anche

perché richiede un equipaggio più ridotto. Può navigare più lontano dalle coste e rimanere in mare

per lungo tempo. Un geografo, il greco Stradone, aveva invece incoraggiato l’idea che l’Africa

potesse essere circumnavigata. Anche gli strumenti per navigare si affinano, la Spagna possiede già

la bussola, gli altri paesi hanno mezzi diversi per misurare la latitudine, come il quadrante nautico.

“L’espansione portoghese”.

Aprire la via per il mare verso l’oriente, circumnavigare l’Africa per raggiunger l’oceano indiano e

l’Asia e controllare il traffico delle spezie è l’avventura affrontata dai portoghesi nella seconda metà

del 400. Già nella prima metà del secolo si spinsero verso l’Africa; i protagonisti sono veneziani e

genovesi al servizio della corona portoghese. Nel 1445 scoperte le isole del Capo Verde, nel 1487

Bartolomeo Diaz tocca la punta meridionale dell’Africa che prenderà il nome di capo di Buona

Speranza. L’Africa è circumnavigata, è aperta una nuova via oceanica verso l’Oriente. L’espansione

portoghese in Africa ha consentito lo sfruttamento di enormi risorse: schiavi, l’oro, l’avorio, il

cotone, pepe, zucchero.

L’espansione Portoghese e gli strumenti utilizzati per la conquista pongono importanti problemi di

natura giuridica; come giustificare la conquista delle terre e l’assoggettamento delle popolazioni

Africane? I giuristi inventarono la formula della TERRA NULLIUS, cioè la terra di nessuno, non

sottoposta ad una signoria, senza ordinamento né leggi civili, di qui la possibilità di imporre la

signoria portoghese. C’erano due limiti all’impero coloniale portoghese in Africa: difficoltà dello

stato di gestire razionalmente le risorse commerciali e coloniali e la forte dipendenza dai mercati

stranieri.

“Espansione spagnola”.

L’espansione spagnola prima di Colombo diede luogo all’occupazione castigliana delle isole

canarie, proprio questa colonizzazione fu il tramite che collegò la Reconquista, cioè la guerra santa

contro i Mori che occupavano ancora una vasta area della penisola iberica, all’espansione

castigliana e aragonese. Questa occupazione ebbe un valore enorme come presupposto alla volta

dell’America e fu la base dei 4 viaggi di colombo. La colonizzazione delle canarie fu portata a

termine tra il 1477 e 79, anno in cui fu stipulato il trattato di Alcáçova tra Portogallo e Spagna, che

segna la I spartizione del globo: in base a esso il Portogallo accettava di riconoscere i diritti

castigliani sulle Canarie e la Spagna riconosceva i titoli portoghesi sulle altre isole dell’Atlantico e

sulle coste africane.

Verso la fine del XV secolo Spagna e Portogallo hanno ormai accumulato un’esperienza

considerevole nelle imprese d’oltremare. Più fragile sotto il profilo economico, sociale e politico è il

Portogallo, tuttavia grazie a Giovanni II era riuscito a rafforzare l’autorità statale, a reprimere le

spinte della grande nobiltà, a sfruttare le risorse d’oltremare, attraverso una politica monopolistica.

L’interesse del Portogallo era orientato soprattutto verso l’india, mentre gli interessi della Spagna

erano rivolti al completamento della Reconquista, consolidamento delle conquiste Africane, la

politica italiana.

Paragrafo 1.3: “Cristoforo Colombo”

Colombo intraprende la via della navigazione a seguito di mercanti genovesi. Dal 1479 si stabilisce

in Portogallo, Toscanelli (geografo umanista fiorentino) lo convince della sfericità della terra. Il

progetto di Colombo è di raggiungere le Indie Orientali partendo dalle coste Atlantiche dell’Europa:

una rotta esattamente antitetica a quella effettuata da Marco Polo via terra. Presenta il progetto a

Giovanni II, re del Portogallo: la risposta del sovrano è negativa. Due gli ostacoli: le perplessità del

re sulla fondatezza del progetto e la difficoltà di investire energie al di fuori della strategia africana

dell’espansione portoghese. Colombo si rivolge allora a Isabella di Castiglia e a Ferdinando il

Cattolico. Il 1° contatto nel 1486 dà esito negativo per le ristrettezze finanziarie e gli impegni della

corona. Il 2° contatto nel 1491 dà esito positivo. È la vigilia della vittoria di Granada (1492), cioè

del completamento della Reconquista, della definitiva liberazione della Spagna dai Mori. Gran parte

dei soldi necessari per la spedizione vengono anticipati da Francesco Pinelli e da banchieri

fiorentini. La prima spedizione effettuata con 3 caravelle: Santa Maria (comandata da Colombo),

Pinta (Varez)e Nina (Pinzon). Il 12/10/1492 dopo una tormentatissima navigazione iniziata il 3

agosto, Colombo avvista finalmente terra. Crede di essere arrivato in Cina o in Giappone, invece

arriva all’isola di Guanahanì, ribattezzata San Salvador, nelle Bahamas. È l’OTRO MUNDO. La

scoperta è importantissima e al suo ritorno in Spagna Colombo è oggetto di onori e festeggiamenti.

La seconda spedizione dopo pochi mesi è di proporzioni più grandi, in vista dell’oro. I suoi uomini

sono molti Hildagos, ossia cavalieri che non godevano di alcun titolo nobiliare e che avevano

partecipato alla Riconquista; pochi borghesi, molti artigiani e contadini che volevano arricchirsi,

cambiare status sociale e diventare signori con vassalli, servi e maggiordomi. L’impresa di

Colombo serviva a dare un senso a gruppi della società spagnola che si sentivano frustati ed

emarginati: nelle Indie avrebbero potuto essere qualcuno. La delusione per la Corona e per molti di

questi uomini è forte dopo la seconda spedizione. Il risultato è solo un piccolo carico di schiavi.

Riesce tuttavia ad ottenere l’autorizzazione ad una terza spedizione. Nel 1498 parte con sole sei

navi. Il bottino è cospicuo: oro, perle e preziosi. Ancor più importanti la scoperta di altre terre. Nei

viaggi precedenti Colombo ha raggiunto il Messico. Ora tocca le coste dell’America latina. Intanto

la gestione della conquista si fa difficile. La base più importante nel Nuovo Mondo, Santo

Domingo, è in ebollizione: disordini, violenze, epidemie. Colombo fu accusato di corruzione, fu

incarcerato nel 1500 e inviato in catene in Spagna. Isabella interviene e lo libera, gli affida

un’ultima spedizione in cui egli si spinge ancora più a sud ma fu costretto a tornare in Spagna dove

muore il 20/05/1506 abbandonato da tutti.

Dopo la prima spedizione di Colombo si posero due problemi: la legittimazione della conquista e

l’esigenza di rinegoziare il trattato di Alcáçova: ossia la definizione delle aree di influenza di

Spagna e Portogallo. Nel 1493 con la bolla Inter Cetera, Papa Alessandro VI Borgia, assegnava alla

Corona di Castiglia “ogni isola o terraferma, scoperta o ancora da scoprire, avvistata o non ancora

avvistata, che non fossero ancora di un altro re o principe cristiano”. Arrivava dunque la

legittimazione dell’occupazione e il via libera per le future espansioni. Tale bolla decreta la linea di

demarcazione tra territori spagnoli e portoghesi nei territori d'oltreoceano. Tutto ciò che sta ad est

della linea alessandrina è territorio del Portogallo, quello ad ovest è della Spagna. Tale linea così

tracciata dà in pratica alla Spagna la possibilità di dominio su tutto il nuovo mondo. Ma il

Portogallo non era d’accordo con tale divisione. Nel 1494 il trattato di Tordesillas definiva le zone

di influenza della Spagna e Portogallo. La storiografia spagnola ha sostenuto che questa nuova

divisione era più favorevole al Portogallo; essa in realtà salvaguardava i principali interessi delle

due potenze: l’impero commerciale portoghese sulla rotta della circumnavigazione dell’Africa e

l’impero coloniale spagnolo, verso il Nuovo Mondo. Era la seconda tappa della spartizione del

globo, destinata a scatenare in breve tempo il malcontento delle altre grandi potenze europee e la

conflittualità internazionale.

Paragrafo 1.4: “Dalla scoperta alla conquista: l’espansione portoghese”.

Dopo l’avventura di Colombo e il trattato di Tordesillas vanno disegnandosi le grandi direttrici

dell’espansione transoceanica. Le prime due, quelle portoghesi, sono: la via delle Indie orientali e la

progressiva scoperta del Brasile. Partito nel 1497 Vasco de Gama doppia il capo di Buona

Speranza, attraversa il Mozambico e l’Africa orientale musulmana, nel 1498 è a Calicut (India).

Torna con un carico pieno di spezie. Dopo un altro viaggio di Vasco de Gama, il Portogallo entra

nella politica indiana. Nel 1519-22 Ferdinando Magellano, navigatore portoghese al servizio della

Spagna, costeggia l’America meridionale, supera lo stretto (che rappresenta il più importante

passaggio naturale tra l'Oceano Pacifico e Atlantico, ma è considerato una rotta difficile da

percorrere a causa del clima inospitale e della strettezza) che porterà il suo nome, si avventura nel

nuovo oceano Pacifico e raggiunge le isole Filippine dove muore ucciso dagli indigeni (fase eroica

delle spedizioni e delle conquiste).

La più grande risorsa dell’economia del vecchio mondo è il commercio delle spezie. La Corona

Portoghese ne possiede il monopolio, ma non è in grado di gestirne la distribuzione dei prodotti

esportati soprattutto nell’Europa settentrionale. Un’innovazione radicale nella struttura dell’impero

portoghese è rappresentata dalla conquista del Brasile. L’Inghilterra è interessata alla parte

settentrionale dell’America. A spingere il Portogallo verso la colonizzazione dell’America

meridionale sono le aspirazioni della Francia, proprio per contrastarle il Portogallo crea

insediamenti militari in Brasile. Ma il periodo di prosperità durerà poco. Le attività primarie non

sono in grado di soddisfare le esigenze della popolazione in aumento. Il Portogallo è dipendente dal

Baltico, dalla Francia, dal Nordafrica.

“L’espansione spagnola”.

L’altra grande direttrice dell’espansione transoceanica è quella spagnola. È soprattutto con la

spedizione nel Messico del 1519 di Cortès che l’impero ispano-americano compie un grande salto

di qualità. Un impero e una civiltà vengono distrutti. Si dà inizio ad un’azione sistematica di

conquista che in circa 50 anni sottometterà tutte le principali civiltà del nuovo mondo. Cortès riesce

a sconfiggere gli Aztechi, li sottomise, massacra tutti i principali locali, reprime rivolte, bombarda,

semina il terrore. La fase finale della conquista fu eseguita da Pizzarro e De Almagro che

attaccano l’impero inca, in Perù. Le brutalità e le violenze sono superiori a quelle commesse da

Cortès: raggiri, stermini di popolazioni e stragi. Lo spirito dei conquistatori consiste nel “servire

Dio e il re e anche diventare ricchi”. A spingere questi uomini è la fede missionaria, la loro forza sta

nell’incrollabile convinzione della superiorità della civiltà. Gli uomini di Cortès sono castigliani che

vogliono la ricchezza attraverso la guerra, feudi, vassalli, titoli e fama.

Il primo problema che la colonizzazione pone è l’organizzazione della conquista, l’individuazione

di un equilibro tra il riconoscimento del potere statale sui territori d’oltremare e la soddisfazione

delle aspettative dei conquistadores. Il 1° strumento del rapporto tra la Corona spagnola e i

conquistatori fu la licenza reale: in cambio di investimenti e servizi per la Corona, l’impresario

riceveva titoli, privilegi, autorizzazioni commerciali, fino al titolo di adelantado, che conferiva un

diritto di signoria non trasferito ma donato dal sovrano, un potere amministrativo e militare, a volte

il privilegio di fondare città e distribuire terre. Il re designava il comandante, l’adelantado, che in

genere era il 1° governatore delle terre conquistate. Non aveva comunque un’autorità assoluta sui

membri della spedizione: si doveva consultare con essi per prendere le decisioni più importanti,

anche per prevenire disordini, rivolte. Nominava, a sua volta, dei capitani per il comando delle

compagnie. Criteri di scelta erano lo stato sociale, l’amicizia, parentela con il capo-missione. Un

tentativo di razionalizzare e giustificare la conquista fu quello di farla accettare agli indigeni tramite

il requerimiento. In base ad esso gli indios dovevano riconoscere il papa come signore del mondo e

il re di castiglia come suo vicario, destinatario delle terre d’oltremare, offerte dal pontefice; solo se

gli Indios accettavano tali condizioni, venivano riconosciuti come leali vassalli. Il sistema non

funzionò; gli indios non potevano capire le sottigliezze del messaggio giuridico del requerimiento.

Quindi lo strumento più importante della colonizzazione fu l'encomienda, si trattava di

un’istiruzione casigliana medioevale: l’encomienda era una concessione temporanea fatta dalla

Corona a singoli soggetti, di diritti, di signoria su terre, città, castelli. L’assegnazione non

comportava alcun titolo di proprietà; L’Encomendero riceveva temporaneamente diritti di signoria

su un certo numero di Indios, in cambio di una loro sistemazione in comunità stabili, dotate di

Chiese e parroci. Per alcuni storici l’encomienda garantì agli Spagnoli i possedimenti americani,

per altri invece era qualcosa simile ad una signoria schiavista. Le comunità create dall’encomendero

non erano altro che prigioni di manodopera forzata. Tutti gli stoici sono d’accordo sul fatto che

l’encomienda non indebolì lo Stato spagnolo. Alla fine gli encomenderos furono posti sotto il rigido

controllo della Corona.

Anche il resto dell’Europa si impegnò nella conquista dell’America. L’Italia partì con esperti

viaggiatori e navigatori ma anche con uomini d’affari. L’Inghilterra cercò di invadere le conquiste

spagnole. L’idea dell’oro e il mito del meraviglioso erano i primi elementi che attiravano, ma ben

presto si sviluppa anche un sentimento di superiorità della civiltà europea.

Capitolo 2: “Rinascimento e Stato Moderno”.

Paragrafo 2.1 : “Le tre tappe del Rinascimento”.

Il periodo compreso tra il 15° e 17°secolo è chiamato Rinascimento; esso ha origini italiane ed è

caratterizzato da una forte carica di modernità in contrapposizione al medioevo. Esso rappresenta

cioè un’epoca di reali trasformazioni che investono gran parte dell’Europa. Si possono distinguere:

un’origine nel 14° secolo, al tempo di Petrarca; una maturità tra il 15°secolo e la prima metà del

16°; uno stadio finale nella seconda metà del ‘500. Le innovazioni non erano poche: il fiorire delle

arti, della letteratura, della scultura, ma soprattutto ci fu una nuova visione del mondo e dell’uomo

inteso come “individuo”. C’è un ritorno all’antico; il mondo classico diventa anche una guida per la

vita pratica. Nell’arco di questi due secoli e mezzo si sono avuti mutamenti culturali, economici,

sociali e politici. I mutamenti nella struttura politica fanno dello Stato la nuova forma di

organizzazione politica interna e internazionale.

Paragrafo 2.2: “Gli stati moderni e le nuove forme di politica”.

Quasi tutti gli stati europei hanno una organizzazione politica simile. Al vertice c’è il sovrano,

unico titolare del potere che proviene direttamente da Dio, giudice supremo e legislatore, assistito

nella sua attività da un Consiglio del Re. Un insieme di organismi amministra i diversi settori dello

stato chiamato moderno perchè presenta elementi nuovi rispetto alle organizzazioni politiche

medievali. La novità più eclatante fu la divisione tra la proprietà o titolarità del potere spettante al

sovrano e il suo esercizio affidato all’amministrazione. Si tratta di una forma di Stato assai

differente da quella affermatasi 2 o 3 secoli dopo: i poteri legislativo, esecutivo e giurisdizionale

non sono ancora distinti; c’è molta confusione tra le competenze dei diversi uffici; i confini tra

pubblico e privato sono ancora confusi e non ancora affermati. Si tratta di uno stato in cui esistono

ancora molti privilegi, infatti la Chiesa e la nobiltà feudale avevano tribunali separati da quelli

statale. I concetti di Stato moderno e Stato del Rinascimento indicano un’organizzazione del potere

diversa rispetto al medioevo, mentre Stato nazionale indica le entità politiche che corrispondono a

insiemi etnicamente e geograficamente omogenei. La formazione dello Stato nazionale si è avuta

nel XV secolo in Spagna, Inghilterra e Francia. Il 500 ha conosciuto altri 2 modelli di Stato:

l’autocrazia e il dispotismo. Il 1° rappresenta la centralizzazione statale russa, il 2° l’impero

ottomano. A metà del ‘500 in molti paesi europei si iniziò ad avvertire una crescita dei prezzi

rispetto ai primi anni del secolo ed a cambiare il rapporto tra domanda ed offerta; ciò fu attribuito

alla scoperta del nuovo mondo e ad una notevole crescita demografica. I contemporanei la

definirono: “rivoluzione dei prezzi”, cioè quando i metalli preziosi arrivarono in Europa, i prodotti

da acquistare erano pochi, così avendo a disposizione molta moneta e poche merci, quest’ultime

presero a salire di prezzo, visto che chi aveva più denaro era disposto ad acquistarle a qualunque

prezzo. Il fenomeno dell’urbanizzazione comincia a diventare ben visibile. Molta importanza

assume la cultura e la sua trasmissione. Il rinascimento si identifica con le grandi opere della pittura,

scultura e architettura, ma anche con il libro moderno. Venezia domina il mercato dei libri, con

Aldo Manuzio che pubblica la prima collana di tascabili in volgare e usa per la prima volta il

carattere corsivo. Il protagonista di tutti i libri di questo periodo è l’uomo, oggetto di una nuova

attenzione come individuo e come artefice di relazioni, di rapporti, come soggetto e oggetto di

comportamenti.

La Francia: Con la sconfitta di Carlo il Temerario nel 1477, la conquista della Borgogna ad opera

di Luigi XI e l’annessione della Provenza nel 1481 si compie l’unificazione geopolitica della

Francia. Il re in Francia è al vertice del sistema politico e tale potere ha alcune caratteristiche

feudali: è capo di una gerarchia di vassalli, conserva un legame personale e contrattuale con la

nazione. Tutte le province hanno un sistema di rappresentanza (Parlamenti e stati provinciali)

autonomo, ma in realtà non c’era una vera e propria autonomia in quanto tutti i decreti legislativi,

finanziari e a volte giudiziari provenivano dal re. Al vertice del sistema di governo, su cui reggeva

la monarchia francese, c’era il Consiglio del Re, formato dai grandi dignitari e dagli ufficiali della

corona. Durante il regno di Francesco I lo strumento reale sarà il consiglio degli affari, segreto,

formato da pochi consiglieri intimi del re, questi deliberano su tutte le questioni (politiche, militari,

finanziarie, amministrative). Altro gruppo alla fine del 400 saranno i maitres des requetis: utilizzati

dal re come suoi fedeli commissari per ispezionare e controllare le province, essi siedono nei

parlamenti e partecipano alle sedute del consiglio del re. Il consiglio si articolava in: una Sezione di

Stato, in un Consiglio “des Parties” ed un Consiglio delle Finanze; questo per garantire le

competenze in ciascun settore: politica, giudiziarie e finanziarie. Nel 1547 furono creati i 4 segretari

del re: responsabili dei 4dipartimenti in cui era diviso il regno; erano le persone su cui il re poteva

contare per l’esecuzione delle sue volontà.

L’Inghilterra: La monarchia inglese andava consolidandosi e restaurandosi alla fine della guerra

delle Due Rose. Grazie a Enrico VII Tudor la monarchia inglese, comprendente anche il Galles e

parte dell’Irlanda, riesce ad affermare la sua autorità. Combatte con successo i poteri residui dei

grandi feudatari, istituendo la “Camera Stellata”, cioè una sorta di tribunale per le cause contro le

famiglie feudali ribelli, e lo stesso sovrano permise a persone non nobili di ricoprire cariche

politiche e giudiziarie. Ma è soprattutto con Enrico VIII che si verifica una vera rivoluzione nel

governo: il centro dell’amministrazione è assunto dal 1° segretario e dal Consiglio Privato, sono

soppressi ineguaglianze costituzionali e speciali privilegi nel paese. L’artefice di questa rivoluzione

amministrativa è Thomas Cromwell che cerca di attuare il progetto della concentrazione del potere

nello Stato. La struttura e le funzioni del parlamento si differenziano dagli istituti simili presenti in

altri paesi europei. Vi sono 2 camere: quella dei Lord (ereditaria) che rappresentava la grande

nobiltà e dei Comuni (elettiva) che rappresentava la piccola nobiltà terriera, ceti non nobili e

coltivatori diretti. La funzione legislativa è riconosciuta al Parlamento; il riferimento dei

parlamentari è a una legge comune (Common Law), indipendente dal sovrano. Un’altra

caratteristica del governo inglese è costituita dall’autogoverno delle contee, affidato agli sceriffi,

nobili e ai giudici di pace. Si sviluppa nel ‘500 la teoria dei 2 corpi del re: oltre al corpo naturale,

mortale, soggetto alle malattie e alla vecchiaia, il sovrano è dotato di un corpo politico

incorruttibile, non soggetto a malattie, invecchiamento e morte. In questo secondo corpo, che passa

da un re all’altro, si concentra l’essenza della sovranità.

La Spagna: Nel 1469 Ferdinando (re di Sicilia ed erede al trono di Aragona) e Isabella (erede al

trono di Castiglia) si uniscono in matrimonio. Essi creano dalla loro unione le premesse per la

formazione dello Stato iberico. Sono soprattutto le condizioni interne ed internazionali a rendere

opportuno e conveniente un matrimonio tra Aragona e Castiglia. In seguito alla liberazione di

Granada che segnò il compimento della Reconquista cristiana, a Ferdinando e Isabella furono

concessi i titoli di “Re cattolici”, conservati anche dai loro successori. L’unione delle Corone sotto i

Re Cattolici riunì realtà diverse: il territorio Castigliano molto esteso ( tre volte quello aragonese),

con società ancora pastorale e densità di popolazione assai elevata; e l’Aragona che ha dato vita, nel

corso del tardo Medievo, al grande impero commerciale catalano-aragonese. Un sistema

rappresentativo più articolato rispetto a quello casigliano e a fondamento di quello aragonese sono:

le Cortes, cioè delle assemblee degli Ordini, dei Ceti, in Catalogna godono di potere legislativo. Nel

tardo medioevo i sovrani casigliani, a differenza di quelle aragonesi, non sono obbligati a convocare

le Cortes a scadenze regolari.

La Russia: Ivan III fu l’artefice dell’unità della Russia, liberata dai mongoli. Lo zar si sentiva erede

dell’impero Romano d’Oriente e dei sovrani bizantini. L’ideale politico di Ivan era “un’aristocrazia

ortodossa sinceramente cristiana” di tipo patriarcale benedetta nella sua missione dalla divina

provvidenza. Ma l’autocrazia era appunto un ideale. Nella realtà lo zar doveva far fronte alle forti

opposizioni dell’antica nobiltà feudale, i boiari. Lo zar crea organismi rappresentativi locali e affida

alla piccola nobiltà provinciale alcune funzioni di amministrazione della giustizia e di polizia. Per

contrastare e ridimensionare la potenza dei boiari, prima Ivan III e poi Ivan IV il terribile

distribuirono la terra alla nobiltà di servizio, cioè la piccola nobiltà. Ivan III concesse l’usufrutto

delle terre conquistate a questi nobili. Ivan IV trasformò l’usufrutto in diritto ereditario, concesse ai

nobili di servizio un’ampia zona equivalente alla metà dell’intero territorio e costruì con loro una

forza militare autonoma. Le conseguenze furono notevoli. Molti territori dell’antica nobiltà furono

espropriati con la forza e passarono alla piccola nobiltà di servizio. La centralizzazione del potere

corrisponde all’indebolimento dell’aristocrazia boiara.

La Germania: nel XVI secolo non appare come entità politica unitaria. Lo sviluppo statale ha avuto

luogo su 2 piani: quello dell’impero e quello degli Stati territoriali. Il 1° ha perso i 3 requisiti

medievali della sacralità, universalità e continuità. L’impero pur essendo elettivo è affidato agli

Asburgo. Il sistema politico imperiale presenta debolezza costituzionale. È assai scarso il potere che

l’imperatore riesce ad esercitare sui principi territoriali e sulle città. Per quanto riguarda il 2° piano

il processo di formazione dello stato si presenta condizionato dal rapporto tra principe e i ceti. La

costituzione per ceti è una struttura politica dualistica: da un lato il Consiglio del signore territoriale,

dall’altro la Dieta organismo rappresentativo dei ceti, della città, del clero. I ceti godono di ampi

poteri giudiziali, militari e finanziari. Nella 1° fase della formazione dello stato in Germania i ceti

avevano appoggiato il potere del principe sul piano centrale, ma l’avevano indebolito sul piano

locale. Nella 2° fase i ceti sono stati i partner indispensabili del principe nella formazione dello

stato.

L’Impero Ottomano: Nel 1453, con la conquista di Costantinopoli, comincia la 2° fase

dell’espansione turca. In meno di un secolo i turchi conquisteranno una vasta area dei Balcani. Il

XVI secolo rappresenta il secolo del maggiore sviluppo e del principio della crisi della potenza

ottomana. A metà 500 con Solimano I l’impero ottomano è il più potente del mondo; ma alla fine

del 500 quell’impero è in declino. La struttura dello Stato turco è assai diversa da quelle degli stati

europei: manca la proprietà privata; esistono 2 istituzioni parallele: quella di governo e quella

religiosa musulmana. Nei paesi dell’Islam non c’è separazione tra Chiesa e Stato; non esiste il

feudalesimo: i cavalieri musulmani ricevono dal sultano terra in cambio del servizio militare; lo

Stato ottomano comprende diverse etnie lasciate libere di mantenere in vita leggi e costumi

preesistenti. Nessun tentativo di unificazione.

Capitolo 3: “L’Italia nelle guerre per il predominio europeo”.

Paragrafo 3.1: “Il sistema degli Stati italiani”.

Nel 400 tre sono le grandi potenze in Europa: la Francia, la Spagna e l’Impero ottomano. Esse sono

organismi politici solidi, fondati sul consolidamento del potere monarchico, su una progressiva

unificazione nazionale e su una politica espansionistica verso l’esterno. Guerre, matrimoni e

alleanze diplomatiche sono gli strumenti della politica di potenza. Secondo la storiografia, la

vicenda politica italiana tra metà 400 e 500 attraversò 3 fasi:


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiorelli Vittoria.

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