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a) dalla pace di Lodi (1454) alla discesa di Carlo VIII, dall’equilibrio di Lorenzo il Magnifico alla

fine dell’indipendenza italiana;

b) durante le guerre d’Italia, dipendenza assoluta da Francia e Spagna;

c) con la Pace di Cateau-Cambrésis l’Italia entra nei secoli bui dell’egemonia spagnola.

Tra XIV e XV emergono con evidenza le difficoltà nella formazione di un sistema politico

peninsulare. Queste difficoltà erano state in parte aggravate dalla pace di Lodi. I 5 potenti della

penisola: Milano, Venezia, Firenze, Stato della Chiesa e Regno di Napoli avevano esercitato un

controllo vigile sulla “libertà d’Italia”: cioè la sopravvivenza del sistema dell’equilibrio politico

capace di fermare qualsiasi mira di potenze straniere sul territorio italiano. Alla fine del 400 questo

sistema entrava in crisi. Nei primi del 500 il predominio sull’Italia è considerato il problema

centrale, le parti in gioco sono 2: Milano e il Regno di Napoli. Queste nel sistema degli Stati italiani

sono anche i punti più deboli: non possono contare né sul principio del legittimismo dinastico, né

su una signoria locale (come Firenze), né su una struttura aristocratica o oligarchica (come

Venezia). Ma vi erano anche dei punti forti quali il Ducato di Savoia, lo Stato della Chiesa,

Venezia, ma nessuno di questi poteva realizzare una supremazia riconosciuta. Permaneva quindi il

divario tra l’Italia e le altre potenze europee nella disponibilità di strumenti politici e militari.

Paragrafo 3.2: La spedizione di Carlo VIII e la fine dell’indipendenza del Regno di Napoli:

Rapidità e facilità: sono le 2 caratteristiche assunte dalla spedizione di Carlo VIII in Italia. Il ducato

di Milano era uno dei deboli del sistema degli stati italiani. Dopo l’uccisione di Galeazzo Maria

Sforza in una congiura nobiliare nel 1476, i poteri passano al figlio Gian Galeazzo II, ma di fatto

governò lo zio Ludovico Sforza detto “il Moro”, che nel 1494 fece assassinare il nipote e si

proclamò duca. Gian Galeazzo aveva sposato Isabella, figlia del re di Napoli Ferrante D’Aragona.

La situazione instabile, la non legittimità del suo potere, le mire degli Aragonesi sul ducato e la

necessità di stringere una alleanza con il sovrano di una potenza straniera, lo spinsero ad allearsi

con Carlo VIII nel 1492. Essa era necessaria al Moro anche per consolidare il suo potere di principe

territoriale nell’area padana. Per questo e per far fronte alla minaccia aragonese il Moro chiamò in

soccorso il re di Francia e lo invitò a far valere le su aspirazioni angioine sul Regno di Napoli. La

preparazione politico-diplomatica fu molto curata da Carlo VIII in tutti i suoi dettagli. Innanzitutto

doveva assicurarsi la neutralità della Spagna e dell’Inghilterra. Papa Alessandro VI Borgia cercava

di creare, attraverso il figlio Cesare, un forte stato nell’Italia centrale e aveva grande bisogno

dell’appoggio di una potenza straniera. Venezia avrebbe potuto trarre vantaggio e, a sua volta,

aspirava a nuove conquiste territoriali grazie all’intervento straniero in Italia. L’identità del paese

come nazione e patria era completamente assente nella cultura e nella mentalità collettiva.

L’apparato militare di Carlo era il più moderno e sviluppato nell’Europa del tempo. Il successo

della spedizione di Carlo fu dovuto anche alla sua netta superiorità militare. In pochi mesi il re

attraversò l’Italia, avanzava rapidamente verso Firenze senza trovare resistenza. Il successore di

Lorenzo il Magnifico, Piero de’ Medici, provocò, con il suo atteggiamento di totale soggezione a

Carlo VIII, la ribellione dei fiorentini, che lo cacciarono da Firenze e la proclamarono repubblica. A

dicembre Carlo entra a Roma e prosegue fino al Regno di Napoli. Dopo la morte di Ferrante

d’Aragona, il figlio Alfonso aveva provveduto a contrastare i progetti francesi di invasione del

Regno di Napoli. Aveva mandato inviati a Milano, Venezia, Firenze, aveva stretto legame con il

papato, aveva persino sollecitato aiuti dai turchi, dagli spagnoli e dagli Asbrurgo. Fortificazioni,

progetti di intervento militare a Genova, in Lombardia e Romagna avevano dimostrato che Alfonso

non era totalmente impreparato di fronte al pericolo francese. Ma non aveva le doti e le capacità

politiche, tattiche e strategiche del padre. Al principio del 1495 Alfonso abdicava a favore del figlio

Ferdinando II, detto Ferrandino. Carlo ebbe poco tempo per svolgere a Napoli una vera e propria

azione militare, cercò soprattutto consensi tra gli strati borghesi e artigiani. A tale scopo confermò

tutti i privilegi delle potenti corporazioni della lana e seta, e allargò il potere della rappresentanza

popolare. Il 31 marzo 1495 era stata firmata a Venezia un’alleanza antifrancese, formata da Venezia

stessa, da Ludovico il Moro, da papa Alessandro VI, da Massimiliano d’Asburgo, da Ferdinando II

d’Aragona che era dovuto fuggire da Napoli con tutta la corte, dai Re Cattolici. Nella battaglia di

Fornovo gli alleati cercarono di impedire, senza successo, la ritirata di Carlo VIII. Era comunque la

fine della sua spedizione in Italia. Il 7 Luglio Ferrandino riconquista il Regno di Napoli, ma la

restaurazione aragonese fu carica di problemi; l’assedio ai castelli si protrasse per mesi, il regno

visse in uno stato di tensione. Per controbilanciare il potere dell’aristocrazia, la Corona favorì

l’ascesa delle componenti popolari. Nel 1495 muore Ferrandino; erede al trono lo zio Federico.

Iniziava un nuovo corso politico, fondato sul ridimensionamento del potere dei popolari, su un

compromesso di interessi tra la Corona e la feudalità del Mezzogiorno e l’anno seguente ci fu una

tregua tra Francia, Spagna e Stati italiani e Federico veniva incoronato a Capua. Nel 1498 Carlo

VIII moriva; il suo successo, Luigi XII, riprese il progetto di conquista di Milano. Stabilì inoltre

degli accordi con Venezia e con il papa Alessandro VI Borgia, incoraggiato a creare per il figlio

Cesare un principato per l’Italia centrale. Luigi XII rivendicava anche una discendenza, quindi titoli

di legittimità su Milano. Dopo la conquista di Milano, puntava su Napoli. Poteva scegliere tra 2

opzioni: accogliere la proposta di Federico, cioè conservare il Regno di Napoli come feudo della

Francia o spartirlo tra Francia e Spagna (ipotesi già elaborata ai tempi di Carlo VIII). Dopo il

trattato di Granada tra Francia e Spagna, si passò alla spartizione del Regno di Napoli; Luigi XII

otteneva la metà settentrionale del napoletano e Ferdinando il Cattolico la Puglia e la Calabria. Ma

l’equilibrio raggiunto era precario. Vi era l’impossibilità di far coincidere gli interessi francesi con

quelli spagnoli. Per Ferdinando il Cattolico Napoli era troppo importante; utilizzò tutte le risorse per

associare il Regno di Napoli al nuovo impero spagnolo: la strategia matrimoniale, l’alleanza con il

pontefice, l’intesa con Luigi XII, la spartizione con il trattato di Granada. Nel 1500 con la battaglia

di Cerignola l’esercito francese è sconfitto. La conquista spagnola del regno di Napoli veniva

coronata dalla giornata del Garigliano del 1503. Le truppe italo-spagnole coglievano il nemico di

sorpresa, l’impiego della fanteria era più articolato. Era la genesi della guerra moderna, l’inizio di

una lunga dominazione straniera nel Mezzogiorno d’Italia che sarebbe durata oltre 2secoli.

Paragrafo 3.3: Savonarola e Borgia

In Italia dopo la cacciata dei Medici da Firenze e la costituzione della repubblica, ruolo importante

nel nuovo sistema di governo era assunta dal frate domenicano “Savonarola”; spinto da una fede

profonda vuole attuare una radicale renovatio cristiana e combattere contro la politica temporale dei

papi, più che pontefici, governanti corrotti e immortali. Savonarola aveva trasferito i valori cristiani

della fratellanza e dell’uguaglianza anche al campo delle relazioni politiche. Erano state abolite le

imposte, era stato fondato un Monte di Pietà per l’assistenza ai più bisognosi; il potere dei

sostenitori di Savonarola era aumentato e si esercitava in tutti gli aspetti della vita. Presto si

organizzarono gruppi di oppositori: nacquero i Palleschi che volevano il ritorno dei Medici. A

favorire il successo dei gruppi coalizzati contro il frate fu anche la sua scomunica lanciata dal papa.

Savonarola continua la sua campagna contro i vizi della Chiesa, il partito dei Medici lo fa arrestare,

processare per eresia, impiccare e poi ardere in Piazza della Signoria insieme a due suoi fedelissimi,

concludendo così la stagione della repubblica fiorentina. “Cesare Borgia” aveva l’ambizioso

progetto di eliminare le piccole signorie locali e di annetterle allo Stato della Chiesa, conquistare

l’intera Toscana e creare un vasto complesso politico nell’Italia centrale. Di questo tentativo Cesare

Borgia riuscì a realizzare solo la prima parte. Il piano di espansione dei borgia fu troncato dalla

morte di Alessandro VI Borgia e dall’elezione del nuovo papa, Giulio II della Rovere, acerrimo

nemico di Borgia.

Paragrafo 3.4: Francesi, Spagnoli nella penisola.

L’elezione di Giulio II rappresentava una svolta sia nella storia del potere pontifico, sia nel rapporto

tra il sistema degli stati italiani e le potenze europee. Seppe sviluppare una politica estera aggressiva

e costruire intorno a sé forse il più imponente sistema di alleanze del tempo. Promosse il

consolidamento della monarchia papale e una politica di centralizzazione del potere. Si impegna a

riordinare i territori dello Stato della Chiesa, facendo nuove annessioni e scacciando i signori di

Romagna. Ciò lo fece scontrare con Venezia. Giulio II allora promosse nel 1508 la Lega di

Cambrai in funzione antiveneziana, riuscendo a mettere insieme avversari come Luigi XII,

Massimiliano d’Asburgo e Ferdinando il cattolico e a sconfiggere l’esercito veneziano. Con

sorpresa si assistette alla ripresa veneziana. Il problema politico tornava a essere la supremazia

francese nell’Italia settentrionale. Giulio II nel 1512 si rese protagonista di una lega antifrancese

(Lega Santa), cui aderirono Ferdinando il cattolico, la Confederazione svizzera e persino Venezia.

Nella Battaglia di Ravenna riuscirono a vincere le truppe della lega e i francesi dovettero lasciare

Milano. A Firenze, dopo 18anni di esilio, rientravano i Medici. Poco era cambiato nel sistema degli

Stati italiani: lo Stato della Chiesa e Venezia continuavano a essere gli elementi più forti del

sistema. Francesco I, successo a Luigi XII, si preoccupa di riconquistare la Lombarda e ci riesce

nella battaglia di Marignano. Nel 1516 con la Pace di Noyon si attribuisce alla Spagna il Regno di

Napoli e alla Francia il Ducato di Milano.

Paragrafo 3.5: L’Impero di Carlo V.

L’autorità imperiale, elettiva, aveva realizzato nel corso del ‘400 una relativa concentrazione del

potere nelle basi territoriali degli Asburgo d’Austria. Massimiliano I D’Asburgo, re di Germania dal

1493, aveva ereditato le Fiandre dal matrimonio con Maria di Borgogna. Fece in modo che il

proprio figlio ed erede al trono, Filippo, detto il bello, prendesse in moglie Giovanna di Castiglia,

detta la Pazza, figlia di Ferdinando il Cattolico e Isabella di Castiglia. Ma iniziano a nascere

numerosi problemi: pezzi di impero si staccarono dal fragile edificio germanico ed entrarono in

conflitto con l’imperatore. Altro insuccesso di Massimiliano si ebbe in Ungheria. Un accordo

stabiliva il diritto degli Asburgo a succedere sul trono d’Ungheria in assenza di eredi della dinastia

Jagelloni: ma la nascita di Luigi vanificò i progetti dell’imperatore. Gli interessi italiani di

Massimiliano, malgrado un notevole impegno politico-militare contro Venezia a fianco di Giulio II,

non furono soddisfatti. Non ci furono vantaggi neppure dalla partecipazione militare alle guerre

d’Italia. Tuttavia la strategia matrimoniale di Massimiliano cambiarono nel corso del ‘500 lo

scenario politico mondiale. Nel 1500 da Filippo e Giovanna la Pazza, nasceva Carlo che diventava

erede delle Fiandre, dell’Austria, dei regni D’Aragona e Castiglia. Nel 1516 alla morte di

Ferdinando il Cattolico, Carlo venne proclamato re di Spagna, e fu incoronato imperatore ad

Aquisgrana. Carlo V aveva tutti i titoli per governare un Impero universale. Ferdinando aveva

completato prima di morire l’unificazione della Spagna annettendo Navarro che controllava il

passaggio tra Spagna e Francia. Castiglia però non accettò una condizione di dipendenza da una

dinastia nuova e straniera come gli Asburgo. Contraria alla candidatura di Carlo V all’impero era la

Francia. Carlo riuscì a cavarsela grazie ai principi tedeschi. Lo scontro tra Francia (Francesco I) e

Spagna (Carlo V) si ebbe nella Battaglia di Pavia nel 1525. Motivo della guerra: Possesso del

Ducato di Milano che per Carlo V aveva una importanza strategica poiché metteva in

comunicazione Germania e Spagna; per Francesco I era importante altrimenti la Francia sarebbe

stata soffocata territorialmente.

Paragrafo 3.6:Da Pavia a Cateau-Cambrèsis.

Nel 1525 sconfitto e catturato a Pavia, Francesco I è costretto a rinunciare a Milano. Al termine di

un anno di prigionia, il sovrano francese firma la pace con Carlo V. Nel 1526 col trattato di Madrid

Francesco I, in cambio della libertà, si impegna a concedere a Carlo V Milano e la Borgogna (ma

tornato in Francia disse che il trattato gli era stato estorto e di non volerlo rispettare, così la

Borgogna restò in mani francesi). Nel 1526 Francesco I riapre le ostilità alla testa di una nuova lega

santa, la Lega di Cognac, in cui riesce a coinvolgere l’Inghilterra di Enrico VIII, Venezia, Milano,

Genova, Firenze e il pontefice Clemente VII della famiglia Medici, in precedenza uno dei maggiori

sostenitori di Carlo V. Qualche iniziale vittoria nel milanese da parte delle truppe di Carlo V, di cui

l’imperatore si serve per impartire una severa lezione a Clemente VII. Le sue truppe entrarono a

Roma che fu distrutta dal rinnovamento protestante (SACCO DI ROMA del 1527). Nel 1529 col

Trattato di Barcellona stipulato tra Carlo V e il papa Clemente VII si sanciva che: il papa si

impegna ad incoronare Carlo V re d’Italia, in cambio Carlo V si impegna a reinserire i Medici a

Firenze, dove gli abitanti avevano ristabilito un governo repubblicano). Nel 1529 con la pace di

Cambrai, detta delle due dame perché stipulata da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e

Margherita d’Austria, zia di Carlo V, si stabilisce che Carlo V rinuncia alle sue pretese sulla

Borgogna e Francesco I riconosce a Carlo V il possesso di Milano. Nel 1530, dopo il congresso di

Bologna (un incontro tra il papa e l’imperatore durato circa 4mesi), Carlo V é incoronato Re d'Italia

e imperatore del Sacro Romano Impero. Una fase della storia d’Italia si conclude, tutti gli Stati

minori riconoscevano il predomino spagnolo nella penisola. Ma i tentativi francesi di contestare il

primato spagnolo in Italia non si fanno attendere. Dopo la pace di Cambrai Francesco I attua una

politica di riamo e di consolidamento della difesa militare. Stipula 2 alleanze: la prima con il

nemico di Carlo V, i turchi di Solimano I il Magnifico; la seconda con un altro nemico

dell’imperatore, i principi luterani della Germania. Così riprendono le ostilità tra Francia e Spagna.

Il successore di Francesco I, Enrico II, continua la politica diplomatica e militare del padre. Sposta

il conflitto dall’Italia alla Germania dove era accesa la lotta tra cattolici e luterani. Enrico II offre

appoggio ai principi luterani ed in cambio occupa i tre vescovati imperiali, appartenente all’impero

ma abitate da una popolazione in prevalenza francese. Carlo V sconfitto dai principi protestanti è

costretto a firmare la pace di Augusta, dove riconosce la libertà di coscienza ai luterani e il libero

esercizio della nuova fede religiosa. Tale pace sancisce la divisione della Germania tra cattolici e

luterani; per la prima volta due forme di religione, la cattolica e la luterana, ottengono pari

riconoscimento legale. Nel 1556 Carlo V abdica dove aver diviso i suoi stati tra il figlio Filippo II e

il fratello minore Ferdinando I (vedi 6° capitolo). Nel 1557 ci fu la lotta tra Francia e l’impero:

Enrico II contro Filippo II (alleato con l’Inghilterra). L’esercito spagnolo riportò una vittoria sui

francesi. La pace venne ristabilita con il trattato di Cateau-Cambrésis (1559), che significò la

preponderanza spagnola in Italia, ma anche necessità di salvaguardare l’integrità degli stati

nazionali emersi tra il ‘400 e il ‘500 e l’impossibilità di dar vita nel cuore dell’Europa a un Impero

universale fondato sul potere del papa e su quello dell’imperatore.

Capitolo 4: “La Riforma Protestante”.

La Riforma protestante fu un movimento europeo che coinvolse persino paesi di forte tradizione

cattolica come Francia, Spagna e Italia. I promotori furono in maggioranza uomini di Chiesa:

Lutero (monaco agostiniano), Zwigli (sacerdote), Calvino (si avviò presto verso la carriera

ecclesiastica). La Riforma nacque dentro, e non fuori, l’istituzione ecclesiastica. Fu un moto di

reazione alla corruzione del clero, agli abusi ecclesiastici, al commercio delle indulgenze che

garantiva la liberazione delle anime dalla permanenza in purgatorio e denaro al tesoro della Chiesa.

Promotore della Riforma fu Lutero che denunciava la corruzione papale di Alessandro VI Borgia,

di Giulio II ecc. A differenza di Calvino, egli non ha lasciato un’opera sistematica dalla quale sia

possibile rilevare i fondamenti della sua dottrina. I suoi scritti sono occasionali. La sostanza del

problema di Lutero è la giustizia di Dio, quindi l’assoluta dipendenza dell’uomo da Dio e la

svalutazione di tutte le opere buone compiute dall’uomo. L’uomo è peccatore nella realtà della sua

condizione originaria e della vita quotidiana, ma è giusto nella fede in Dio. L’obiettivo di Lutero fu

espresso con la pubblicazione delle 95 tesi sulla porta della Chiesa di Wittenberg nel 1517. I tre

punti di partenza della Riforma luterana sono:

 Solo la fede salva, non le opere.

 Solo le S.S contiene tutte le verità di dio e non ha bisogno della tradizione e meditazione

della Chiesa.

 No ai 7sacramenti; libertà di culto e disciplina.

Contesta al papato il diritto di convocare i concili, la prerogativa di essere depositario della vera e

unica interpretazione delle sacre scritture. Elimina tutti quei sacramenti (cresima, penitenza, estrema

unzione, ordine sacro, matrimonio) che presuppongo la mediazione ecclesiastica tranne il battesimo

(che dona la grazia attraverso la fede) e l’eucarestia (in quanto memoria del sacrificio della croce).

Le tesi di Lutero si diffusero velocemente fino ad arrivare a Roma. Il 1° intervento della Chiesa è

del 1520: papa Leone X lo condanna minacciando la scomunica se entro 60 giorni egli non

ritrattava. Nel dicembre egli brucia la bolla nella piazza di Wittenberg. Nel gennaio una nuova bolla

papale pronuncia la sua scomunica. Intanto la dottrina luterana si diffonde in vaste aree della

Germania. Tutte le gerarchie e i ceti sociali ne sono coinvolti grazie alla semplicità del messaggio

luterano e alla sua duttilità tale da soddisfare bisogni e domande di soggetti tra loro assai diversi.

L’intervento ecclesiastico ha bisogno del supporto dell’ autorità politica. Nella Dieta di Worms

riunitasi alla presenza dell’imperatore Carlo V, avviene l’alleanza tra potere secolare ed

ecclesiastico per la repressione del riformatore, ma non raggiunge il suo fine. Lutero sostiene fino in

fondo la sua testimonianza di fede, rivendicando ancora la sua piena appartenenza alla Chiesa.

Temendo per l’incolumità di Lutero, il principe suo protettore, Federico il Saggio di Sassonia,

decide di provvedere alla sorveglianza del monaco durante il viaggio da Worms a Wittenberg. Il

monaco trova protezione nel castello di Wittenberg. È questo un periodo importante perché avviene

la traduzione del Nuovo Testamento. La Bibbia già esisteva in tedesco, la novità sta nell’efficacia

espressiva e linguistica della traduzione letterale. Nel 1524 Erasmo da Rotterdam pubblica l’opera

De libero arbitrio. L’anno successivo Lutero replica con De servo arbitrio. È la rottura fra i due più

grandi spiriti religiosi dell’epoca; è anche il segno della diversità di intendere il rapporto tra fede e

ragione. Il libero arbitrio di Erasmo è l’esaltazione della religione naturale. I suoi fondamenti sono:

unità e pacificazione cristiana attraverso la tolleranza, il primato della volontà dell’uomo di fare

bene e di evitare il male. Il servo arbitrio di Lutero è all’opposto l’esaltazione della religione

soprannaturale. I suoi fondamenti sono: l’assoluta certezza delle Sacre Scritture, della salvezza

attraverso la fede, l’impotenza della volontà umana, divergenza tra fede e ragione. Nel 1°decennio

del ‘500 la Germania è in fermento dal punto di vista non solo religioso ma anche sociale e politico.

I conflitti hanno un punto in comune: l’intreccio tra il rinnovamento dello spirito religioso,

promosso da Lutero e il programma di riforma politica. Influenzati dalle idee luterane, i leader dei

cavalieri accentuarono la rivolta contro la Chiesa di Roma, contro i beni del clero e cercarono di

formare una Germania imperiale, libera dal potere del papa, fondata sul primato della forza politica

dei cavalieri e sulla fine del potere della grande feudalità laica ed ecclesiastica. I cavalieri del medio

e alto Reno si coalizzarono contro l’arcivescovo di Treviri. Ma i principi protestanti si schierarono

con l’arcivescovo e sconfiggono i cavalieri. La grande feudalità e i principati territoriali escono

vincitori, mentre i cavalieri sono definitivamente vinti come forza politica. Più complessa è la

guerra dei contadini. L’obiettivo è abbattere la particolare struttura per ceti, caratteristica della

Germania; formare una federazione di leghe, ispirati al vangelo, al bene comune, all’amore cristiano

e fraterno; espropriare ecclesiastici e religiosi. Nel 1° intervento di Lutero, l’Esortazione alla pace,

la sua preoccupazione fondamentale è di mediare tra i contadini e i signori. Ai primi dice di non

abusare del nome di cristiano e di non servirsene come copertura alla loro ribellione: i contadini

devono obbedienza al re perché il Vangelo condanna qualsiasi forma di ribellione. Poi esorta i

signori a non abusare del proprio potere giurisdizionale. I principi seguono alla lettera i consigli di

Lutero. Dopo alcuni successi i contadini vengono sconfitti. Finisce così nel 1525 la Riforma come

movimento popolare e trionfa quella dei principi in Germania. Un’altra Riforma è quella delle

comunità nella Confederazione svizzera, promossa da Zwingli. Egli è l'uomo che ha rappresentato

la Riforma protestante nelle Svizzera. Conobbe tardi l'opera di Lutero, solamente nel 1518 quando

venne chiamato a Zurigo, ma in lui rimasero sempre molto forti le influenze umanistiche rispetto a

quelle luterane. La Riforma compiuta entro il 1525 ebbe alcuni passaggi chiave che furono:

rimozione delle "immagini" dalle chiese, l'eucarestia divenne non solo una cerimonia

commemorativa, ma presenza reale di Cristo: non attraverso il pane od il vino o attraverso il singolo

credente, ma attraverso tutta la comunità dei credenti. Egli riformò anche la società, facendo

esercitare alla collettività il peso della responsabilità nelle decisioni, fu il primo esempio di

democrazia applicata. La cosa più importante è che Zwingli voleva che laici e teologi si fondessero

in un'unica entità: cioè per lui la santità non era personale, ma comunitaria, ovvero per sentirsi

benedetti da Dio la comunità doveva rispondere con compattezza e con disciplina morale. Egli

ammette che con la disciplina morale il peccato possa essere liberato, cosa che Lutero non

concepiva. Questa liberazione secondo Zwingli permetteva all'uomo d'adempiere alla volontà di

Dio. Ben presto si trova in condizioni simili a quelle di Lutero, deve fare i conti da un lato con i

cattolici e dall’altro con l’ala sinistra della Riforma, rappresentata dagli anabattisti (così chiamati

perché predicano il battesimo degli adulti), che esigono una rigida disciplina comunitaria e una

Chiesa libera da ogni rapporto con l’autorità civile. Gli anabattisti furono perseguitati e in parte

distrutti. Calvino matura il suo distacco dalla Chiesa romana e inizia ad elaborare il progetto che

più gli sta a cuore: la nuova organizzazione della chiesa su basi politico-comunitarie. L’essenza

della Chiesa sta nella rivelazione della parola divina attraverso le Sacre Scritture. Come Lutero

anche lui abolisce la mediazione del clero. A differenza sua però Calvino accentua la dipendenza

assoluta dell’uomo da Dio attraverso la dottrina della predestinazione: “Dio non crea gli uomini

nella stessa condizione ma destina gli uni alla vita eterna e altri alla eterna dannazione”. Per Calvino

la Chiesa non è solo una comunità di fedeli ma anche di santi. Solo facendo parte della Chiesa si

rende visibile e comprensibile al cristiano il disegno della provvidenza divina. La Chiesa è un

grande organismo che mette in comunione reale il credente con Cristo attraverso la fede, la

preghiera, i sacramenti, in particolare l’eucarestia. Anche il potere politico ne faceva parte.

L’ordinamento ecclesiastico nel suo modello comprende 4 istituzioni: i pastori che predicano e

amministrano i sacramenti; i dottori che insegnano; i diaconi che badano all’assistenza; gli anziani

che si occupano della disciplina comunitaria. Come per Lutero, anche per Calvino le opere non

possono essere un mezzo per raggiungere la salvezza, ma per Calvino sono indispensabili come

segno dell’elezione divina, della predestinazione. Per l’uomo medioevale le opere buone erano un

premio di assicurazione dell’eternità (Weber); per l’uomo calvinista non assicurano la salvezza ma

liberano solo dall’ansia della salvezza. Per Lutero l’identità del cristiano è nella fede (credo ergo

sum: credo dunque sono), per Calvino è nella corrispondenza delle sue opere all’elezione divina

(ago ergo credo: opero perciò ho fede).

Due anni dopo la pubblicazione delle 95 tesi, Carlo V genera la Costituzione imperiale: in base ad

essa nessuno può essere messo al bando dall’impero senza processo. L’imperatore ha bisogno

dell’alleanza con i principi territoriali e con le città imperiali della Germania per la sua strategia

internazionale volta al Mediterraneo, dove deve fronteggiare i turchi e verso l’Italia dove è in guerra

contro i francesi per il predominio europeo. L'imperatore firmò l'editto di Worms, che condannava

Lutero come eretico, ma la definitiva soluzione della questione, proprio su proposta dell’imperatore,

è rinviata alla convocazione del Concilio. L’idea di Carlo V non è solo di temporeggiare ma

risponde anche al bisogno di una Riforma interna alla Chiesa. A conclusione della guerra dei

contadini, i principi cattolici della Germania meridionale stringono un’alleanza contro quelli

luterani. Questi a loro volta stabilisco un’analoga intesa. Gli stati luterani protestarono (da qui il

nome “protestanti”) e formarono un’ulteriore alleanza difensiva. La Germania è ormai spaccata in

due fronti, proprio negli anni in cui Carlo V è impegnato a ridefinire gli aspetti politici italiani. Il

nuovo tentativo di pacificazione è rappresentato dalla Dieta di Augusta del 1530. L’imperatore deve

pensare all’invasione dei turchi in Ungheria, ai suoi possedimenti spagnoli in Italia, non può

permettersi di aprire un conflitto con i protestanti. Ma il Concilio è continuamente rinviato; il papa

Paolo III cercò seriamente di migliorare la situazione ecclesiastica, per questo emise una bolla che

convocava un Concilio generale a Mantova. Sono questi gli anni in cui tra l’imperatore e i principi

protestanti si stabilisce un vero braccio di ferro e i tentativi di conciliazione falliscono. Nel 1542,

alla Dieta di Spira, i protestanti chiedono all’imperatore il riconoscimento ufficiale della loro

posizione in cambio degl’aiuti militari e finanziari contro i turchi. La guerra tra la lega e

l’imperatore scoppia nel 1546. Carlo V infligge una dura sconfitta alle forze protestanti. Ma negli

anni successivi le truppe imperiali sono battute; Carlo V viene sconfitto insieme dai protestanti, dai

turchi, dai francesi. Così nel 1555 Carlo è costretto a firmare la pace religiosa di Augusta. In base

ad essa è ammessa la libera scelta confessionale solo per gli Stati imperiali e per i loro principi, non

per i sudditi. A questi ultimi è concessa l’emigrazione in caso di non condivisione della religione

del principe. In sostanza con tale pace si mirava solo a raggiungere una pace duratura in campo

ecclesiastico e politico tra gli Stati dell’Impero di diversa confessione religiosa Il protestantesimo

era accettato come parte integrante dell’Impero tedesco e i principi protestanti vi erano ammessi con

gli stessi diritti dei principi cattolici. Con tale pace si ha quindi la divisione religiosa della

Germania. La Riforma religiosa in Inghilterra fu un momento-chiave nella formazione dello Stato

moderno inglese. Re Enrico VIII in un 1° momento aveva condannato gli scritti di Lutero. La difesa

dei 7 sacramenti contro il Riformatore, aveva fruttato a Enrico VIII il titolo di difensore della fede.


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
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A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiorelli Vittoria.

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