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in comune. Nello stato di natura gli uomini sono in guerra gli uni contro gli altri: bisogna dunque

uscire dallo status naturalis e passare a quello civilis.

Uno dei temi cardine della riflessione politica e pilastro della modernità: il potere politico non ha

bisogno solo del dominio, ma occorre il CONSENSO, cioè tra chi governa e chi è sottomesso c’è

bisogno di un patto, di un contratto che sia a garanzia della pace e della sicurezza sociale.

Naturalmente la titolarità del potere spetta ancora al monarca, che, in quasi tutti gli stati europei, è

tale per diritto divino. Ne consegue che l’assolutismo è la teoria e la pratica dominante. Ma sia il

giusnaturalismo che queste nuove teorie sviluppatesi nel 17 secolo, gettano le basi per la nascita del

liberalismo moderno. Alla fine del secolo, JOHN LOCKE elabora una nuova teoria della sovranità:

l’unica fonte della sovranità è il popolo, che delega il potere al sovrano e può revocare la delega

quando questi non fa osservare i diritti naturali fondamentali dell’individuo ossia la libertà,

uguaglianza, il diritto di proprietà, il rispetto per le persone. Per Locke bisogna separare

l’elaborazione delle leggi dalla loro esecuzione, l’assemblea legislativa deve essere diversa

dall’organo esecutivo. Si fa strada il principio di tolleranza e la separazione tra potere civile,

politico e religioso.

In Italia è Antonio Serra, intellettuale del mezzogiorno, che nel 1613, dischiude orizzonti nuovi per

una più adeguata comprensione dei fatti economici. La sua opera, Breve trattato sulle cause che

possono far abbandonare i regni d’oro e d’argento dove non sono miniere, è importante per due

motivi:

è un quadro lucido di condizioni socio-economiche di un paese alla periferia dello sviluppo quale il

regno di Napoli;

non analizza la situazione solo a livello tecnico, ma la elabora anche a livello teorico, riuscendo a

cogliere alcune tra le cause di arretratezza del sud. Scrive che “i napoletani sono poco industriosi e

che non commerciano né con i paesi fuori dell’Italia, né con l’Italia stessa; in più manca la

produzione delle manifatture, i grandi negozi e la supervisione di chi governa”.

Egli capisce che l’industria può essere più produttiva dell’agricoltura e che la buona disponibilità

dell’oro e argento deriva dalla prosperità dell’economia e non viceversa.

Per rivoluzione scientifica del 600 si intende che in questo secolo sono avvenuti profondi

mutamenti:

nella cosmologia, cioè concezione dell’universo;

nel metodo della ricerca e della conoscenza;

nella figura professionale dello scienziato;

nell’articolazione disciplinare del sapere scientifico.

È con Galileo che la teoria copernicana, eliocentrica si diffonde in Europa. Essa è all’origine dello

scontro tra fede e ragione perché le concezioni di Copernico e Galileo sono in antitesi con la

dottrina ufficiale della chiesa cattolica, che identifica nelle sacre scritture i fondamenti del sistema

tolemaico. Nel 1633 comincia davanti al Sant’Uffizio dell’inquisizione il processo a Galileo. Per la

chiesa la parola rivelata è la fonte di legittimità del sapere scientifico. Per Galileo la natura, non può

contraddire le Sacre scritture perché entrambe opere di Dio. Bisogna solo imparare a leggere ed

interpretare la Bibbia attraverso la natura, ricercando la verità con metodo scientifico. Questa è la

frattura col mondo ecclesiastico. Galileo fu costretto ad abiurare (1633) ed imprigionato. La sua

pena sarà poi trasformata negli arresti presso la sua casa, dove morì dopo 9 anni. Sarà solo nel 1992,

ad ottobre, che papa Giovanni Paolo II, riabiliterà Galileo e gli riconoscerà i suoi grandi meriti.

Importante personaggio è anche Cartesio. Egli esalta la forza della ragione ed elogia il dubbio come

strumento per conoscere la verità. Elabora un metodo per la conoscenza della realtà che si basa su:

1)la mente deve essere guidata a esprimere giudizi sicuri e veri; 2)bisogna occuparsi solo di quegli

oggetti alla cui conoscenza appare adeguata alla nostro intelligenza; 3)si deve ricercare ciò che non

si può intuire; 4)il metodo è importante per la ricerca della verità; 5)metodo e intuito per salire i

gradini della conoscenza; 6)si parte dalle cose semplici,e studiare relazione tra loro; 7)l’universo è

una macchina che funziona secondo leggi determinate.

La scienza è dunque opera della ragione e il suo mondo è autonomo rispetto a quello della fede.

Newton poi ragionando sui fondamenti galileani scopre la legge gravitazionale, Boyle fonda la

chimica moderna.

Ci sono diverse interpretazioni sull’origine del termine Barocco: alcuni pensano derivi da Barrueco,

parola spagnola che indica una pietra dalle forme irregolari, altri dalla figura retorica chiamata

baroco. Il termine ha assunto il significato di stravagante, bizzarro. Varie fasi della storia del

concetto:1a fase nella prima metà del 700 dove bollano con questo termine le cadute estetiche, i

valori negativi; una 2a fase tardo ottocentesca che vede una crisi dei valori in varie aree; 3a fase nei

primi secoli della modernità come età di transizione tra Rinascimento e Illuminismo.

Oggi questo termine ha finito per assumere pari dignità rispetto a Rinascimento ed Illuminismo:

Barocco vuole offrire una connotazione più generale dell’epoca storica compresa fra il tardo

rinascimento ed il primo illuminismo. È difficile identificarne i caratteri che compongono questa

cultura, i suoi modi di rappresentazione sono tanti; il focus si sposta dall’essere all’apparire, il

mondo viene concepito come impressione ed esperienza. Il senso più profondo del barocco è la

coscienza dei conflitti, dei mutamenti che stanno avvenendo ed investono l’essere dell’uomo.

Il monopolio della formazione scolastica secondaria nell’Europa cattolica del 600 è esercitato dai

gesuiti: il loro modello degli studi è alla base della formazione di tutte le classi dirigenti degli stati

europei. In molte città ci sono istituti per soli nobili, dove appunto educano questo ceto all’esercizio

del potere. Alla fine del 500 è andato sviluppandosi un nuovo modello di organizzazione degli

intellettuali l’accademia, che rappresenta il bisogno degli intellettuali di riconoscersi e ritrovarsi, di

comunicare esperienze e scoperte. I contenuti culturali sono spesso legati all’umanesimo retorico, a

problematiche letterarie, a dispute intorno ad argomenti che magari a noi possono sembrare vuoti,

ma è proprio qui, nelle accademie, che si dibattono i grandi temi per capire i mutamenti nei valori

del tempo: la questione della vera nobiltà, non più legata ad un titolo o alla conquista con le armi,

ma legata a virtù, al sapere, alla grande funzione che la letteratura e le arti svolgevano. Quindi,

l’accademia, come nuova struttura di produzione ed organizzazione della cultura, gioca un ruolo

importantissimo, perché è grazie ad essa che gli intellettuali cominciano a prendere coscienza della

loro funzione all’interno della società.

CAP 13 LE GUERRE EUROPEE.

Le guerre della 1a metà del 500 erano state x il predominio europeo. La Pace di Cateau-Cambresis

aveva sancito la supremazia spagnola in Europa ed i motivi che resero possibile questa egemonia

furono:

 Disponibilità di grandi risorse finanziarie

 Forza degli eserciti

 Capacità di fronteggiare i turchi, all’epoca il nemico numero uno del Mediterraneo

 Strategie di governo dei territori nei regni italiani

 Alleanze politiche e matrimoni combinati per mantenere la situazione stabile

 Soprattutto gli altri stati europei erano ancora nella loro fase di formazione iniziale di stato

moderno, quindi troppo presi dai loro stessi problemi interni ed erano più disposti a stringere

alleanze piuttosto che a mettersi in primo piano sulla scena politica internazionale:

Francia= guerre di religione, Inghilterra elisabettiana= problemi interni di consolidamento del

potere, germania= dialettica tra principi e ceti territoriali. Alla fine del 500 lo scenario

internazionale presentava i primi segnali di novità: il pericolo turco si era allontanato, nasceva un

nuovo stato l’Olanda; l’Inghilterra blocca l’ascesa della Spagna sconfiggendo la sua Invincibile

Armata, in Francia sono finite le guerre di religione e si proietta ad essere la nuova dominatrice

dell’Europa, infine, il centro dell’economia europea diventa l’Atlantico. Nella seconda metà del 600

si intravede un’Europa multipolare in cui sono destinati a giocare un ruolo importante Inghilterra,

Prussia, Russia, Austria. Ed è proprio questa nuova Europa a contrastare l’egemonia della Francia

di Luigi XIV. L’equilibrio tra i grandi stati è “il principio fondamentale per la pace universale”,

come disse Vittorio Amedeo II.

LA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA(1702-14).

La pace di RYSWICK aveva concluso la guerra della lega di Augusta 1686/87 e bloccato le mire

espansionistiche di Luigi XIV (dovette cedere tutto tranne Strasburgo). La guerra di successione

spagnola si apre con la morte senza eredi di Carlo 2 D’Asburgo, dati gli stretti rapporti di parentela

della dinastia spagnola sia con la Francia (Luigi 14° aveva sposato la sorella di Carlo 2

(MariaTeresa) sia con gli asburgo d’Austria (Leopoldo 1d’Asburgo aveva sposato l’altra sorella

(Margherita)). Colpo di scena, alla lettura del testamento di Carlo II fu designato erede Filippo

d’Angiò, nipote di Luigi XIV che avrebbe assunto il nome di Filippo V. Una clausola importante

del testamento vietava a Filippo di unire la corona di spagna con quella francese. Ma il pericolo

della potenza franco-spagnola si fa sempre più concreto. A prendere iniziativa per lo schieramento

antifrancese fu l’Inghilterra, preoccupata che la Francia potesse impadronirsi del ricco mercato delle

indie spagnole. Un’intensa attività diplomatica condusse tra il 1701-2 alla formazione di una

coalizione anglo-austro-olandese e a cui aderì la Prussia. Sul fronte opposto Luigi XIV riuscì a far

aderire al blocco franco-spagnolo il duca di Savoia, il re del Portogallo, gli elettori della Polonia e la

Baviera. Un conflitto di vaste proporzioni scoppiò nel 1702. Nella prima fase della guerra fu

evidente la superiorità terrestre della Francia. Ma la superiorità della flotta anglo-olandese, impose

una svolta decisiva alla guerra. Vittorio Amedeo II di Savoia capì che il suo stato tra borboni di

Francia e di spagna avrebbe avuto una vita precaria, e operò un voltafaccia nel 1703 passando al

blocco antifrancese. Nella battaglia di Torino 1706 i francesi furono costretti ad abbandonare il

Piemonte e ad oltrepassare le Alpi. Nel 1707 le truppe austriache entravano a Napoli: finiva dopo

oltre 2 secoli la dominazione spagnola. Il generale inglese Churchill e quello austriaco, Eugenio di

Savoia, sconfiggevano i francesi nel Belgio. Il regno di Luigi XIV era attraversato dal malcontento.

Nel 1711 morì Giuseppe I d’Asburgo e salì al trono il fratello Carlo VI a regnare su Vienna.

Iniziarono subito le trattative di pace che si conclusero a Utrecht (1713) e Rastadt (1714) che

mettono fine alla guerra di successione spagnola. In base alle condizioni del trattato, il nipote di

Luigi XIV, Filippo Duca d'Angiò, fu riconosciuto come Filippo V re di Spagna, in accordo con le

volontà di Carlo II di Spagna, ma l'impero europeo spagnolo fu diviso. La vera vincitrice del

conflitto fu l’Inghilterra. Conquistò possedimenti nell’America sett a spese della Francia e nel

mediterraneo a spese della Spagna. Filippo V fu riconosciuto re di Spagna ma dovette rinunciare in

perpetuo a rivendicare il trono francese. La Francia oltre a perdere a favore dell’Inghilterra territori

nell’America del nord, rinunciò ad ogni pretesa sulla Spagna. Cambiò la geografia politica

dell’Italia: tali trattati segnarono la fine del predominio spagnolo e l’inizio di quello asburgico che

si dimostrerà migliore. I perdenti, Francia e Spagna, avevano molti motivi di conflittualità tra di

loro, che presto si sarebbero trasformati in aperta ostilità. La spagna avrebbe cercato di recuperare i

domini perduti in Italia a spese dell’Austria. Le 2paci danno 1nuovo assetto all’europa,

privilegiando in particolare l’Austria e l’Inghilterra checompie un passo rilevante per il predominio

marittimo e coloniale.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra di successione spagnola, la dinastia

asburgica ottenne successi anche su un altro fronte, quello dei Balcani. In un altro scenario di

guerra, il Baltico, cambiò radicalmente la scena nell’arco di un ventennio. La Svezia aveva

conquistato l’egemonia dopo la pace di Oliva (1660) a conclusione della prima guerra del Nord,

dove 2 dei suoi antagonisti, la Polonia e la Danimarca si erano mostrati molto deboli, mentre la

Russia gettava le basi per un suo consolidamento. La 2a guerra del Nord (1721) combattuta da

Polonia, Danimarca e Russia contro la Svezia di Carlo XII, vide questa volta la Svezia che perdeva

il ruolo di grande potenza e la Russia di Pietro il grande che affermava la sua egemonia.

ASCESA DELLA RUSSIA: in Russia nasceva l’ultima e più duratura forma di assolutismo

europeo, a imprimere questa svolta fu Pietro I “il Grande” che mira a far uscire la Russia

dall’isolamento culturale in cui si trovava e cerca di farla diventare uno stato moderno forte ed

efficiente capace di entrare nello scenario internazionale in posizione di grande potenza. Nella

seconda metà del 600 la Russia si era trasformata sul piano economico e sociale. Nel 1671 Razin

era stato il leader della guerra contadina che tra i suoi obiettivi dichiarati aveva quello

dell’eliminazione della servitù della gleba, dei reclutamenti forzati e delle imposte. La rivolta era

stata repressa nel sangue e servi e contadini erano stati vincolati ancora di + alla terra con un

sistema rigido di leggi. Durante i primi anni del XVIII sec si verificò un notevole progresso della

produzione industriale, nacquero nuove manifatture nel settore metallurgico, tessile. Pietro favorì la

formazione di una nobiltà di servizio. Nel 1714 vietò lo smembramento delle proprietà terriere tra

eredi e ai nobili invece della terra offrì uno stipendio fisso. In sostanza fu lo stato di Pietro a

incentivare mutamenti nell’economia e nella società. La costruzione di nuove aziende industriali,

l’impiego di mano d’opera forzata, lo sfruttamento dei salariati… provocarono sommosse e rivolte

che furono duramente represse. Ma proprio queste rivolte resero lo stato autocratico russo ancor più

forte. Organizzò un esercito regolare con arruolamento forzato, la chiesa fu sottoposta al monarca.

Nel regolamento militare lo stato veniva definito “monarchia illimitata”, nel disegno di Pietro

c’erano soprattutto la sicurezza dei confini e l’indipendenza nazionale, e anche l’egemonia nel

baltico. Nel 1703 fondò San Pietroburgo sulle foci del Neva, che comunicava direttamente con il

golfo di Finlandia e quindi col mar Baltico. Qui nel 1715 lo zar trasferì la capitale del suo impero.

CONTINUA NEL CAP.15

LA PRUSSIA: fu la nuova potenza emersa durante la guerra di successione spagnola. Federico I di

Brandeburgo, re nel 1701, raccolse l’eredità del padre Federico Guglielmo il fondatore dello stato

brandeburghese, riunì tutti i territori della famiglia Hohenzollern per formare lo stato prussiano. Il

centro dello stato era costituito dal Commissariato generale per la guerra. Aveva una politica

protezionista, puntava allo sviluppo delle industrie e delle attività urbane, apertura delle frontiere ai

protestanti stranieri che furono impiegati nelle officine per la lavorazione di ferro, rame e ottone,

maggiore presenza dello stato nel prelievo fiscale. Inoltre Federico I creò un efficiente esercito,

fondato su un corpo di ufficiali, che divenne leale servitore dello stato. Il suo successore, Federico

Guglielmo I, continuò sulla stessa scia, preoccupandosi soprattutto sull’addestramento ed il numero

dei suoi soldati, che erano arruolati attraverso la circoscrizione obbligatoria. A causa di questa

concentrazione sul solo esercito, la Prussia fu definita “universale caserma”, ed il suo re “re

sergente”. Le città e le campagna furono schiacciate dal peso degli Junker, ossia dei nobili dediti

soprattutto alle armi.

Dalla guerra della lega augusta a quella di successione polacca (1733), le potenze dell’Europa

occidentale, Inghilterra, Francia e Spagna, furono prese da problemi abbastanza simili. Tutt’e 3

furono assillate da questioni di successione: la Spagna con Carlo II, l’Inghilterra, e la Francia con

la morte di Luigi XIV. Ma vi sono anche problemi finanziari a causa delle guerre. Il 700 si apriva

annunciando identità storiche diverse: in Inghilt Guglielmo III di Orange fino ad arrivare a Giorgio

I di Hannover, in Francia Filippo di Orleans e in Spagna Filippo V.

L’INGHILTERRA: nel 1701 il Parlamento emana l’Act of Settlement, l’atto di successione, a

spengerlo fu il timore del ritorno di Giacomo 2 o di un suo erede e quindi il pericolo di

Restaurazione cattolica. Per questo escluse dalla successione i cattolici della famiglia Stuart,

ammette però le donne. Si specificava inoltre che il diritto alla nomina dell'erede al trono spettasse

non al monarca bensì al Parlamento. Dopo la morte di Guglielmo III d’Orange, salì al trono la 2a

figlia di Giacomo II, Anna di Danimarca che unificò Scozia e Inghilterra nel Regno Unito di Gran

Bretagna. Alla morte senza eredi di Anna il parlamento attribuì la corona a un discendente di

Giacomo I Stuart per parte di madre, Giorgio I (dinastia Hannover). Durante il suo regno si mostra

più preoccupato a difendere il proprio potere dalle rivendicazioni del figlio di Giacomo II,

pretendente al trono col il nome di Giacomo III, che non ad impegnarsi in imprese più o meno

avventurose in Europa. Uno schema della politica inglese si venne affermando dopo la rivoluzione

del 1688, una specie di divisione dei compiti: il parlamento e il governo si occupano della politica

interna e la corona della politica militare e estera. A complicare questo schema contribuì

l’opposizione tra i due partiti: tory e i whig, che condizionarono le scelte della monarchia

nell’ambito della politica estera. I Wigh erano i rappresentanti del ceto dei produttori, desideravano

che l’Inghilterra avesse un ruolo primario sulla scena mondiale. Fu il leader dei Whig, Robert

Walpole, conte di Oxford, a reggere dal 1721 la carica + importante della vita politica inglese,


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiorelli Vittoria.

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