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libertario: mettere al centro l'educazione. Nel 1983 infatti progetta di mettere un

computer in ogni scuola e riesce ad ottenerlo grazie a un aiuto dello Stato della

California. L'idea che trascinava Jobs era quella di far innamorare i giovani di un

computer:

And that's what Apple stood for. That was one of the things. The other thing was a little

bit further back in time. One of the things that built Apple II's was schools buying Apple

II's; but even so there was about only 10% of the schools that even had one computer

in them in 1979 I think it was. When I grew up I was lucky because I was in Silicon

Valley. When I was ten or eleven I saw my first computer. It was down at NASA Ames

(Research Center). I didn't see the computer, I saw a terminal and it was theoretically a

computer on the other end of the wire. I fell in love with it. I saw my first desktop

computer at Hewlett-Packard which was called the 9100A. It was the first desktop in

the world. It ran BASIC and APL I think. I fell in love with it. And I thought, looking at

these statistics in 1979, I thought if there was just one computer in every school, some

of the kids would find it. It will change their life. We saw the rate at which this was

happening and the rate at which the school bureaucracies were deciding to buy a

computer for the school and it was real slow. We realized that a whole generation of

kids was going to go through the school before they even got their first computer so we

thought the kids can't wait. We wanted to donate a computer to every school in

America.

[…] However, fortunately something unique happened. California thought this was such

a good idea they came to us and said "You don't have to do a thing. We're going to

pass a bill that says 'Since you operate in the State of California and pay California Tax,

we're going to pass this bill that says that if the federal bill doesn't pass, then you get

the tax break in California'. You can do it in California, which is ten thousand schools".

So we did. We gave away ten thousand computers in the State of California. We got a

whole bunch of the software companies to give away software. We trained teachers for

free and monitored this thing over the next few years. It was phenomenal. One of my

great experiences and one of my biggest regrets was that really tried to do this on a

national level and got so close.

L’idea di spingere sul lato educational l'inserimento dei computer rifletteva entrambi

gli aspetti, da un lato l'idea di far innamorare del computer i giovani e metter loro in

mano tutte le potenzialità dell'innovazione, dall'altro fidelizzare al marchio

consumatori in erba, che poi diventati adulti avrebbero continuato a preferirlo, se non

altro per ragioni sentimentali.

Quando Jobs esce da Apple nel 1985 fa due cose parallelamente molto importanti.

Innanzitutto fonda NEXT, un'azienda che si propone di produrre macchine potenti, ma

basate su interfacce usabili da inserire nel mondo della ricerca scientifica o delle alte

sfere del business. Jobs si accorse a quel punto che non poteva tenere tutto in casa,

hardware e software, e dopo averci provato e non aver avuto successo conservò solo

il software e fece funzionare al meglio le tre cose che aveva visto alla Xerox. Fu una di

queste macchine che ospitò il progetto del web al CERN di Ginevra, in possesso di Tim

Berners-Lee, quindi pur non avendo avuto molto successo era nelle mani delle

persone che realizzarono la successiva rivoluzione telematica, quella della rete. 4

Jobs comprese immediatamente il valore del Web rispetto allo sviluppo della

comunicazione. Nel 1995 agli albori del suo sviluppo dichiarò che “The Web is the

missing piece of the puzzle which is really going to power that vision[the computer as

a communication device] much farther forward.”

Egli riteneva che il Web avrebbe cancellato strati di intermediari (probabilmente

comprendeva che ne avrebbe creati di nuovi e che avrebbe potuto essere lui uno di

quelli) e che Microsoft non avrebbe potuto controllarlo, perché l'investimento

governativo lo avrebbe proibito. Era convinto che questo fosse un nuovo capitolo

dell'egemonia culturale della California nel mondo della comunicazione dei computer e

riteneva che questo fosse un passaggio positivo rispetto alla sua caratteristica di

globalizzazione:

So I do expect the Web to be a worldwide phenomenon, distributed fairly broadly. But

right now I think it's a U.S. phenomenon that's moving to be global, and one which is

very concentrated in certain pockets, such as California.

Questo passaggio meriterebbe una maggiore riflessione, perché probabilmente illustra

una verità ma non necessariamente una verità positiva. L'egemonia culturale

americana e in particolare californiana sulla rete può avere, ha avuto e potrebbe

ancora portare molti guasti nel processo della mondializzazione delle pratiche di

connessione. L'evoluzione del Web 2.0 e della seconda giovinezza di Jobs alla Apple ne

sono una conseguenza.

Oltre all'interesse per l'aspetto educational, sempre nella logica dell'ambivalenza

caratteristica del personaggio, troviamo quello dell'entertainment. Non solo i computer

Apple sono quelli sempre più attenti alle esigenze dei creativi che costituiscono una

nicchia che lo ha sempre preferito, ma i computer Apple erano quelli sempre più

all'avanguardia nell'ambito della multimedialità. Jobs rileva da George Lucas la Pixar

una azienda di animazione computerizzata e la porta al successo nel 1995 con Toy

Story nel 1995.

La centralità dell'entertainment associata con la rete porta Jobs a comprendere che è

possibile entrare con dei dispositivi nel mondo dell'entertainment.

A dicembre del 1996 Jobs rientra nella Apple prima come consulente poi come CEO

(amministratore delegato) ad interim e dal 2000 come CEO effettivo. Sono gli anni del

ritorno alla progettazione della bellezza: nascono iMac (1998), iBook (1999), e quelli

del meno fortunato Power Mac G4 Cube (2000) che però interromperà la produzione

nel giro di un anno.

Il fatto è che forse non c'è più spazio per la leadership nel mondo dei computer: troppi

concorrenti e troppe difficoltà. Ma Jobs tira fuori dal cilindro iPod (2001) che forse

proprio a causa della sua esperienza nel mondo dell'entertainment abbraccia una

nuova filosofia, la filosofia degli infodomestici, inaugurata dal guru dell’ergonomia e

della User Experience Donald Norman, consulente di Apple dal 1995 al 1998. Sempre

nella logica della semplificazione: perché avere oggetti che possono fare tutto quando

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si possono avere oggetti che fanno cose singole semplicemente? Dopo iPod è la volta

di iPhone (2007) e la leggenda narra di due progetti rimandati indietro perché Jobs

vuole che tutto funzioni con un solo bottone, e alla fine lo ottiene (non è un solo

bottone ma lo sembra attraverso l'interfaccia touch che è la successiva rivoluzione) la

prossima versione del telefono dovrebbe consentire anche un'interfaccia vocale. Nel

2010 nasce iPad lettore di libri ma anche molto di più.

In mezzo a questi nuovi oggetti c'è una nuova concezione della rete come uno spazio

protetto e abitato solo dalle applicazioni volute e approvate da Apple, anche se

prodotte dalla collettività. In questo Apple è subito pronta a sposare fino in fondo una

filosofia (che del resto l'ha sempre caratterizzata) di concentrarsi sul mondo chiuso

che produce valore aggiunto, entro un regime di protezione e di funzionalità voluti dal

marchio. Forse Jobs stava invecchiando o forse la filosofia libertaria è sempre solo una

maschera per il liberismo sfrenato, sia pure sotto le vesti della vocazione educational.

al computer in “every school”.

Molto si potrebbe dire su iPod, iTunes l'apertura di propri spazi commerciali e la

volontà di porsi come il nuovo intermediario dell'intrattenimento, dopo che il Web ha

distrutto gli altri, l'impressione è che della parabola si salvi solo la bellezza, e la

creatività, non tutta e non solo a fin di bene. L'idea che Microsoft in rete non ce la

possa fare, non equivale a dire nessuno ce la può fare. E allora che ne resta della

libertà negli spazi di applicazioni approvate da Apple, quando si oscura l'applicazione

di un giornalista satirico che con le sue vignette ha vinto il Pulitzer? Qual è la

differenza dell'occhio della Apple sui suoi dispositivi e lo sguardo del grande fratello

evocato nello spot anti IBM? Forse un po' di quelle tecniche tanto odiate nei nemici

(Microsoft e IBM) sono state introiettate e assimilate da un Jobs ormai adulto e

sofferente? Chissà la differenza può anche esserci, ma trovarla significa andare con la

lente di ingrandimento. Questi oggetti culto, bellissimi e con l'anima, sembrano un po'

l'infrazione del sogno di cambiare il mondo promesso al manager Pepsi e in qualche

modo fanno diventare anche Apple una specie di venditore di acqua zuccherata sia

pure ad alto valore aggiunto… e in bottiglie meravigliose.

Link ai materiali utilizzati e approfondimenti

http://allaboutstevejobs.com/

http://americanhistory.si.edu/collections/comphist/sj1.html

http://www.nytimes.com/interactive/2011/10/05/business/20111005jobs-life-

timeline.html

http://www.unita.it/tecnologia/steve-jobs-la-rockstar-digitale-1.339458

http://www.technologyreview.com/printer_friendly_article.aspx?id=18621 6


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo documento fa riferimento al corso di Logica e Comunicazione tenuto dal prof. Abrusci. L'autrice di questo documento spiega chi era Steve Jobs e perché i media di tutto il mondo gli abbiano dedicato questa grande attenzione. Sicuramente oltre ad aver attraversato la storia dell'informatica (fondò la Apple) proponendo prototipi non sempre di successo nel mercato, ma sempre all'avanguardia nella definizione dei desideri del mercato, Jobs è stato per molti versi un geniale innovatore e uomo di marketing.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di LOGICA E COMUNICAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Abrusci Vito Michele.

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