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Statuto Regione Toscana - C. Cost. n. 372/04

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto degli Enti Locali, tenute dalla Prof. ssa Luisa Torchia nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 372 del 2004 della Corte Costituzionale relativa a diverse questioni di legittimità... Vedi di più

Esame di Diritto degli Enti Locali docente Prof. L. Torchia

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ESTRATTO DOCUMENTO

SENTENZA n. 0372 del 2004

[dispositivi] [massime]

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Presidente Valerio ONIDA

Giudice Carlo MEZZANOTTE

Guido NEPPI MODONA

Piero Alberto CAPOTOSTI

Annibale MARINI

Franco BILE

Giovanni Maria FLICK

Francesco AMIRANTE

Ugo DE SIERVO

Romano VACCARELLA

Paolo MADDALENA

Alfio FINOCCHIARO

Alfonso QUARANTA

Franco GALLO

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 3, comma 6; 4, comma 1, lettere

h), l), m), n), o), p); 32, comma 2; 54, commi 1 e 3; 63, comma 2; 64, comma 2; 70,

comma 1; 75, comma 4, dello statuto della Regione Toscana, approvato in prima

deliberazione il 6 maggio 2004 e, in seconda deliberazione, il 19 luglio 2004, pubblicato

nel Bollettino Ufficiale della Regione n. 27 del 26 luglio 2004, promosso con ricorso del

Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 9 agosto 2004, depositato in

Cancelleria il 12 successivo ed iscritto al n. 83 del registro ricorsi 2004.

Visto l'atto di costituzione della Regione Toscana; udito nell'udienza pubblica del 16

novembre 2004 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti;

uditi l'avvocato dello Stato Giorgio D'Amato per il Presidente del Consiglio dei ministri

e l'avv. Stefano Grassi per la Regione Toscana.

Ritenuto in fatto

1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 9 agosto 2004,

depositato il successivo 12 agosto 2004, ha sollevato questione di legittimità

costituzionale degli articoli 3, comma 6; 4, comma 1, lettere h), l), m), n), o), p); 32,

comma 2; 54, commi 1 e 3; 63, comma 2; 64, comma 2; 70, comma 1; 75, comma 4,

dello statuto della Regione Toscana, approvato in prima deliberazione il 6 maggio 2004

e, in seconda deliberazione, il 19 luglio 2004, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della

Regione n. 27 del 26 luglio 2004, in riferimento agli articoli 2, 3, 5, 24, 29, 48, 97, 113,

114, 117, secondo comma, lettere e), f), i), l), p), s), terzo, quinto e sesto comma, 118,

121, 122, 123, 138 della Costituzione.

1.1. - L'art. 3, comma 6, dello statuto impugnato stabilisce che <<la Regione promuove,

nel rispetto dei principi costituzionali, l'estensione del diritto di voto agli immigrati>>.

Questa norma, secondo il ricorrente, si porrebbe in contrasto con il principio

costituzionale che riserva ai cittadini l'elettorato attivo (art. 48 della Costituzione) e non

sarebbe finalisticamente rispettosa delle attribuzioni costituzionali dello Stato, in quanto

il potere di revisione costituzionale è riservato al Parlamento nazionale (art. 138 della

Costituzione). Inoltre, violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettere f) e p), della

Costituzione, in virtù del quale spetta allo Stato la competenza legislativa esclusiva nella

materia elettorale concernente gli organi statali e degli enti locali, nonché l'art. 121,

secondo comma, della Costituzione, poiché limiterebbe il potere di iniziativa legislativa

del Consiglio regionale. 1.2. - L'art. 4, comma 1, lettera h), dello statuto in esame

dispone che la Regione persegue, tra le finalità prioritarie, <<il riconoscimento delle

altre forme di convivenza>> con previsione che, ad avviso della difesa erariale, potrebbe

costituire la base statutaria di future norme regionali recanti una disciplina dei rapporti

tra conviventi lesiva della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di

"cittadinanza, stato civile e anagrafi" e di "ordinamento civile" (art. 117, secondo

comma, lettere i) e l), Cost.)

La norma violerebbe, inoltre, l'art. 123 della Costituzione, ed il limite della <<armonia

con la Costituzione>>, qualora con essa si <<intenda affermare qualcosa di diverso dal

semplice rilievo sociale e dalla conseguente giuridica dignita>> della convivenza tra

uomo e donna fuori del vincolo matrimoniale, ovvero si <<intenda affermare siffatti

valori con riguardo ad unioni libere e relazioni tra soggetti del medesimo sesso>>, in

contrasto con i principi costituzionali, in relazione a situazioni divergenti dal modello del

rapporto coniugale, estranee al contenuto delle garanzie fissate dall'art. 29 della

Costituzione, non riconducibili alla sfera di protezione dell'art. 2 della Costituzione.

La norma si porrebbe in contrasto anche con l'art. 123 della Costituzione, in quanto

avrebbe un contenuto estraneo ed eccedente rispetto a quello configurabile quale

"contenuto necessario" dello statuto, non esprimerebbe un interesse proprio della

comunità regionale e neppure avrebbe contenuto meramente programmatorio, violando

altresì il principio fondamentale di unità (art. 5 della Costituzione) e realizzando una

ingiustificata disparità di trattamento, in contrasto con l'art. 3 della Costituzione. 1.3. -

L'art. 4, comma 1, lettere l) e m), dello statuto in esame stabilisce che la Regione

persegue, tra le finalità prioritarie, <<il rispetto dell'equilibrio ecologico, la tutela

dell'ambiente e del patrimonio culturale, la conservazione della biodiversita, la

promozione della cultura del rispetto degli animali>> (lettera l), nonché <<la tutela e la

valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico>> (lettera m). Secondo il

ricorrente, la norma violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione,

che riserva allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di tutela

dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, in quanto prevede la tutela

dell'ambiente e la tutela dei beni culturali. La lettera m) recherebbe vulnus anche all'art.

118, comma terzo, della Costituzione, che riserva alla legge statale la disciplina di forme

di intesa e di coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

1.4. - L'art. 4, comma 1, lettere n), o) e p), dello statuto della Regione Toscana stabilisce

quali finalità prioritarie: <<la promozione dello sviluppo economico e di un contesto

favorevole alla competitività delle imprese, basato sull'innovazione, la ricerca e la

formazione, nel rispetto dei principi di coesione sociale e di sostenibilità dell'ambiente>>

(lettera n); <<la valorizzazione della libertà di iniziativa economica pubblica e privata,

del ruolo e della responsabilità sociale delle imprese>> (lettera o); <<la promozione

della cooperazione come strumento di democrazia economica e di sviluppo sociale,

favorendone il potenziamento con i mezzi più idonei>> (lettera p).

Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, queste norme avrebbero lo scopo di

offrire una base statutaria a future leggi regionali in contrasto con la competenza

legislativa esclusiva dello Stato nella materia della <<tutela della concorrenza>>

(art.117, secondo comma, lettera e), della Costituzione) e lesive, in riferimento al settore

della cooperazione, <<inteso come disciplina delle diverse forme e tipologie>> di

quest'ultima, della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di

<<ordinamento civile>> (art.117, secondo comma, lettera l), della Costituzione).

1.5. - L'art. 32, comma 2, dello statuto in esame, disponendo che <<il programma di

governo è approvato entro dieci giorni dalla sua illustrazione>>, secondo la difesa

erariale, non sarebbe coerente con l'elezione diretta del Presidente della Giunta

regionale, poiché l'approvazione consiliare del programma di governo -predisposto ed

attuato dal Presidente ai sensi dell'art. 34 dello statuto- instaurerebbe, irragionevolmente

e contraddittoriamente, tra Presidente e Consiglio regionale, un rapporto diverso rispetto

a quello conseguente all'elezione a suffragio universale e diretto del vertice

dell'esecutivo prevista dal comma quinto dell'art. 122 della Costituzione.

1.6. - Il ricorrente censura l'art. 54, commi 1 e 3, dello statuto della Regione Toscana

nelle parti in cui dispone che <<tutti hanno diritto di accedere senza obbligo di

motivazione ai documenti amministrativi>> (comma 1) ed esclude l'obbligo della

motivazione per gli atti amministrativi <<meramente esecutivi>>, in quanto queste

norme si porrebbero in contrasto: con i principi costituzionali di efficienza e trasparenza

(art. 97 della Costituzione), permettendo un controllo non filtrato dell'attività

dell'amministrazione, non giustificato dall'esigenza di protezione di interessi

giuridicamente rilevanti; con il principio di effettività della tutela contro gli atti

dell'amministrazione, poiché ostacolerebbero la tutela giurisdizionale dei diritti e degli

interessi legittimi da parte dei controinteressati, in violazione degli artt. 24 e 113 della

Costituzione; con l'art. 3 della Costituzione, poiché dalla differenza di disciplina nelle

diverse regioni deriverebbe una tutela non omogenea delle situazioni giuridiche

soggettive. 1.7. - L'art. 63, comma 2, dello statuto in oggetto stabilisce che <<la legge,

nei casi in cui risultino specifiche esigenze unitarie, può disciplinare l'organizzazione e

lo svolgimento delle funzioni conferite per assicurare requisiti essenziali di

uniformita>>.

Secondo la difesa erariale, la norma vulnera sia l'art. 117, sesto comma, della

Costituzione, che riserva alla potestà regolamentare degli enti locali la disciplina

dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni amministrative ad essi attribuite,

sia l'art. 118 della Costituzione, in quanto eventuali esigenze di esercizio unitario delle

funzioni, in virtù del principio di sussidiarieta, giustificherebbero esclusivamente il

mantenimento di determinate funzioni legislative al livello di governo regionale, non già

l'attribuzione delle predette all'ente locale e la contestuale espropriazione di quest'ultimo

dei poteri allo stesso spettanti per regolamentarne l'organizzazione ed il funzionamento.

Inoltre, la disposizione violerebbe l'art. 114 della Costituzione ed il principio di leale

collaborazione nell'esercizio di compiti amministrativi che interessano più enti fra quelli

considerati, in modo equiordinato, nella norma costituzionale.

1.8. - L'art. 64, comma 2, dello statuto della Regione Toscana, disponendo che <<la

legge disciplina, limitatamente ai profili coperti da riserva di legge, i tributi propri degli

enti locali, salva la potestà degli enti di istituirli>>, ad avviso del ricorrente,

sottenderebbe margini di autonomia regionale più ampi di quelli stabiliti dall'art. 119

della Costituzione, i cui limiti non sono stati richiamati, prefigurando, <<direttamente ed

immediatamente>>, relativamente alla disciplina dei tributi degli enti locali, <<un

determinato rapporto tra fonti normative (legge regionale, per la parte coperta da riserva

di legge, e normativa locale, per quanto concerne l'istituzione e gli altri aspetti non

coperti da riserva di legge) che è invece solo uno di quelli possibili, costituzionalmente

rimessi alle valutazioni ed alle scelte del legislatore nazionale nel momento in cui darà

attuazione all'art. 119 Cost.>>.

1.9. - L'art. 70, comma 1, dello statuto in esame stabilisce che <<gli organi di governo e

il consiglio partecipano, nei modi previsti dalla legge, alle decisioni dirette alla

formazione e attuazione degli atti comunitari nelle materie di competenza regionale>>.

La difesa erariale sostiene che la norma violerebbe l'art. 117, quinto comma, della

Costituzione, in virtù del quale la partecipazione delle Regioni alla formazione ed

attuazione degli atti comunitari deve avvenire secondo le norme stabilite dalla legge

statale.

1.10. - L'art. 75, comma 1, dello statuto della Regione Toscana disciplina il referendum

abrogativo, disponendo, al comma 4, che <<la proposta di abrogazione soggetta a

referendum è approvata se partecipa alla votazione la maggioranza dei votanti alle

ultime elezioni regionali e se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi>>.

La norma, in questa parte, secondo il ricorrente, violerebbe il principio di

ragionevolezza, in quanto la disciplina del principale strumento di democrazia diretta e

la valutazione del suo esito non risulterebbero connessi alla consistenza effettiva del

corpo elettorale, in base ad un corretto principio di democrazia partecipativa correlato a

quello del suffragio universale, bensì ad un dato casuale e contingente, privo di

significativita. Inoltre, non ragionevolmente la disposizione non terrebbe conto della

differente natura della consultazione referendaria rispetto alle elezioni regionali e del

diverso interesse che le due consultazioni popolari rivestono per il cittadino sia in

relazione al loro diverso oggetto (scelta dei rappresentanti negli organi legislativi ovvero

diretta decisione politica su problemi e discipline specifiche), sia in relazione alle diverse

modalità di espressione e di computo del voto nell'una e nell'altra consultazione.

Queste considerazioni, ad avviso della difesa erariale, sarebbero confortate dalla

constatazione che la linea di tendenza più recente dimostra che vi è un progressivo

aumento

dell'astensionismo elettorale, il quale <<potrebbe portare, sulla base della censurata

regola, all'inaccettabile ed antidemocratica conseguenza dell'abrogazione di un atto

normativo in base al voto di un'esigua minoranza del corpo elettorale>>.

Infine, la norma si porrebbe in contrasto con un principio costituzionale fondamentale,

qualificante la forma stessa dello Stato democratico, che imporrebbe di correlare la

validità della consultazione referendaria alla partecipazione ad essa della maggioranza

degli aventi diritto di cui all'art. 75 della Costituzione.

2 - La Regione Toscana, in persona del Presidente pro-tempore della Giunta regionale, si

è costituita nel giudizio, chiedendo che la Corte dichiari il ricorso inammissibile e

comunque infondato.

2.1. - La resistente, in linea generale, premette che la piena armonia delle disposizioni

censurate con le norme costituzionali sarebbe comprovata sia dal richiamo, implicito o

esplicito, che esse contengono ai principi costituzionali, indicati quali criteri per

individuare la loro portata, sia dalle norme di principio pure contenute nello statuto, non

considerate dal Governo e che invece costituirebbero il parametro ermeneutico da

utilizzare per la loro corretta interpretazione. Siffatte norme dimostrerebbero, quindi, che

lo statuto è conforme alla Costituzione ed ai principi fondamentali dell'ordinamento

costituzionale, <<nel quale si riconoscono le vocazioni e le tradizioni della comunità

regionale, con il proprio tessuto civico e sociale, con la capacità di accoglienza e la

vitalità solidale che accompagna lo sviluppo delle attività intellettuali e scientifiche>>.

Particolare importanza per la corretta interpretazione delle norme censurate avrebbe,

inoltre, la risoluzione approvata dal Consiglio regionale nella stessa seduta in cui, per la

seconda volta, è stato approvato lo statuto, in quanto essa ha chiarito la piena coerenza di

dette norme con i principi ed i valori della Costituzione ed ha offerto una risposta

ufficiale alle obiezioni informalmente sollevate dal Governo (risoluzione n. 51 del 19

luglio 2004).

2.2. - Relativamente alle prime quattro questioni sollevate dal Presidente del Consiglio

dei ministri, aventi ad oggetto norme che stabiliscono principi programmatici e finalità

prioritarie, la Regione sostiene che le stesse non implicherebbero una rivendicazione di

competenze.

Peraltro già gli statuti delle regioni di diritto comune adottati all'inizio degli anni settanta

contenevano norme recanti la fissazione di obiettivi e principi in base ai quali le

istituzioni e gli organi regionali concorrevano alla realizzazione dei diritti costituzionali,

positivamente scrutinate dalla Corte, in quanto giudicate espressive della <<presenza

politica>> della Regione in rapporto allo Stato ed anche alle altre Regioni, riguardo a

tutte le questioni di interesse della comunità regionale, anche in settori estranei alle

materie di propria competenza ed al di là del proprio territorio (sentenze n. 829 e n. 921

del 1988; sentenza n. 171 del 1999).

Inoltre, sostiene la resistente, la Corte ha anche già riconosciuta la legittimità

costituzionale di norme analoghe a quelle in esame, recate da uno statuto regionale

approvato ai sensi del nuovo art. 123 della Costituzione (sentenza n. 2 del 2004). A suo

avviso, le norme oggetto delle prime quattro questioni di legittimità costituzionale sono

appunto qualificabili come meramente <<programmatiche>>, sicché le censure in esame

sarebbero infondate e comunque inammissibili nella parte in cui prospettano la lesione di

competenze legislative dello Stato che le norme impugnate, per la loro natura e per i loro

contenuti, non potrebbero vulnerare.

2.3. - La Regione contesta la fondatezza delle censure concernenti l'art. 3, comma 6,

dello statuto, sostenendo che la norma non violerebbe la riserva ai cittadini dell'elettorato

attivo, poiché prevede soltanto la promozione dell'estensione del diritto di voto agli

immigrati <<nel rispetto dei principi costituzionali>>, quindi in relazione a deliberazioni

o ad elezioni non necessariamente riferibili alle elezioni degli organismi rappresentativi.

D'altronde, lo stesso legislatore statale ha riconosciuto il diritto dello straniero,

regolarmente soggiornante in Italia da almeno sei anni e titolare di permesso di

soggiorno rinnovabile, di <<partecipare alla vita pubblica locale, esercitando anche

l'elettorato quando previsto dall'ordinamento ed in armonia con le previsioni del capitolo

C della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello

locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992>> (art.9, comma 4, lettera d), del decreto

legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante "Testo unico delle disposizioni concernenti la

disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero"). La Carta di

Strasburgo, ratificata e recepita con la legge statale 8 marzo 1994, n. 203 (Ratifica ed

esecuzione della convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a

livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992, limitatamente ai capitoli A) e B),

prevede infatti l'impegno degli Stati aderenti a <<concedere il diritto di voto e di

eleggibilità alle elezioni locali ad ogni residente straniero, a condizione che questi

soddisfi alle stesse condizioni di quelle prescritte per i cittadini ed inoltre che abbia

risieduto legalmente ed abitualmente nello Stato in questione nei cinque anni precedenti

le elezioni>> (art. 6, capitolo C, Carta di Strasburgo). Secondo la resistente, la norma in

questione non implicherebbe peraltro alcuna rivendicazione di competenza in detta

materia, e neppure vincolerebbe in alcun modo l'autonomia del Consiglio regionale nel

proporre disegni di legge al Parlamento. 2.4. - Le censure concernenti l'art. 4, comma 1,

lettera h), dello statuto, ad avviso del Presidente della Giunta regionale, sarebbero

inammissibili, in quanto frutto di una interpretazione in contrasto con la sua lettera e con

la sua ratio e peraltro smentita dalla risoluzione consiliare del 19 luglio 2004. La

contestata genericità della formulazione della disposizione sarebbe, infatti, giustificata

dall'esigenza di rispettare i principi costituzionali, evitando qualsiasi equiparazione alla

famiglia fondata sul matrimonio di convivenze prive della copertura costituzionale

attribuita alla famiglia legittima, sicché la norma permetterebbe esclusivamente la tutela

di quelle forme stabili di convivenza per le quali le leggi statali (ad esempio gli artt. 4 e 5

del d.P.R. 30 maggio 1989, n. 223, recante Approvazione del nuovo regolamento

anagrafico della popolazione residente, ovvero l'art. 2 del decreto legislativo 3 maggio

2000, n. 130, recante "Disposizioni correttive ed integrative del d. lgs. 31 marzo 1998, n.

109 in materia di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti

che richiedono prestazioni sociali agevolate") e regionali prevedono il riconoscimento

della fruizione dei diritti sociali, sempre che le norme sull'ordinamento costituzionale e

quelle sull'ordinamento civile lo consentano.

Inoltre, secondo la Regione Toscana, il riconoscimento di altre forme di convivenza si

collegherebbe con il riconoscimento della persona umana e della sua capacità di effettiva

partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (artt. 2 e 3 della

Costituzione).

2.5. - Ad avviso della resistente, l'art. 4, comma 1, lettere l) e m), dello statuto,

individuando quali finalità prioritarie da perseguire quelle della <<tutela dell'ambiente e

del patrimonio naturale>>, nonché della <<tutela e valorizzazione del patrimonio

storico, artistico e paesaggistico>>, non farebbe altro che indicare un compito prioritario

della Regione, nell'ambito delle competenze legislative ed amministrative attribuite alla

Regione, senza rivendicare competenze legislative e regolamentari dello Stato. Le

finalità fissate dalla lettera l) riguarderebbero materie trasversali rispetto a numerose

competenze regionali e comunque -relativamente alla tutela dell'ambiente e

dell'ecosistema, di competenza del legislatore statale- presupporrebbero la

collaborazione e la cooperazione di tutti i livelli di governo per il raggiungimento di

risultati che definiscono lo spirito ed i valori fondamentali del nostro ordinamento.

Per analoghe considerazioni, secondo la Regione Toscana, sarebbero infondate le

censure concernenti la lettera m), poiché la tutela del patrimonio storico ed artistico,

spettante alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, deve essere << attuata anche

e soprattutto con la piena collaborazione delle Regioni>>.

2.6. - Le finalità indicate nell'art. 4, comma 1, lettere n), o) e p), dello statuto non

porrebbero in discussione la competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia

della tutela della concorrenza, ma, ad avviso del Presidente della Giunta regionale,

riguarderebbero settori di competenza regionale quali la promozione delle attività

economiche locali legate alle materie di competenza regionale concorrente e residuale di

cui all'art. 117, commi terzo e quarto, della Costituzione.

L'obiettivo della promozione della cooperazione come strumento di democrazia

economica e di sviluppo sociale sarebbe, inoltre, coerente con i principi relativi ai

rapporti economici fissati dall'art. 45 della Costituzione, e non violerebbe la competenza

legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile, in quanto le leggi

regionali possono perseguire le finalità indicate dalla norma statutaria nell'osservanza

della disciplina civilistica e di quella comunque regolante le società cooperative

contenuta nelle leggi dello Stato.

2.7. - L'impugnazione dell'art. 32, comma 2, dello statuto, secondo la Regione Toscana,

sarebbe infondata, poiché l'assenza di conseguenze giuridiche nel caso di mancata

approvazione del programma di governo da parte del Consiglio regionale sarebbe

coerente con la forma di governo scelta dallo statuto, caratterizzata dall'elezione diretta

del Presidente della Giunta regionale.

L'approvazione del programma di governo da parte del Consiglio regionale non

inciderebbe, infatti, sulla posizione e sul ruolo del Presidente, il quale potrebbe

comunque nominare i membri della Giunta anche in mancanza dell'approvazione nel

termine di dieci giorni del programma, mentre la Giunta regionale potrebbe essere

obbligata alle dimissioni solo nel caso di approvazione della mozione di sfiducia prevista

dall'art. 33, comma 3.

2.8. - Ad avviso della resistente, l'impugnazione dell'art. 54, commi 1 e 3, dello statuto

sarebbe inammissibile in quanto con essa sono state censurate due distinte disposizioni,

senza individuare con chiarezza le questioni a ciascuna riferibili. Nel merito, le censure

sarebbero comunque infondate, in quanto il diritto di accesso ai documenti

amministrativi senza motivazione costituirebbe un principio rispettoso delle norme

costituzionali che impongono l'imparzialità e la trasparenza della pubblica

amministrazione (artt. 3 e 97 della Costituzione), per alcuni casi già anche stabilito dal

legislatore statale (art. 3 del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 39, recante

"Attuazione della direttiva 20/313/CEE, concernente la libertà di accesso alle

informazioni in materia di ambiente"), e sarebbe altresì coerente con i principi del diritto

comunitario, nel cui ambito il diritto di accesso ai documenti è riconosciuto a tutti senza

l'obbligo di dimostrare un interesse giuridicamente rilevante da tutelare. Peraltro, la

norma censurata prevedendo il diritto di accesso senza obbligo di motivazione, <<nel

rispetto degli interessi costituzionalmente tutelati e nei modi previsti dalla legge>>,

permetterebbe alla legge regionale di disciplinare il diritto di accesso in maniera da

assicurare l'osservanza dei principi che si assumono violati ed il rispetto dei diritti e degli

interessi legittimi di eventuali controinteressati, senza ledere la tutela giurisdizionale di

questi ultimi. Infine, la norma riguarderebbe i principi fondamentali di organizzazione e

funzionamento della Regione e, percio, avrebbe ad oggetto una materia riservata allo

statuto ai sensi dell'art. 123, primo comma, della Costituzione. 2.9. - Secondo la Regione

Toscana, le censure concernenti l'art. 63, comma 2, dello statuto sarebbero infondate, in

quanto l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, non recherebbe una riserva assoluta

di potestà regolamentare in favore degli enti locali, dal momento che siffatta potestà

deve essere esercitata nell'ambito delle leggi statali e regionali che ne assicurano i

requisiti minimi di uniformita, conformemente a quanto previsto dalle norme

costituzionali, come stabilito dall'art. 4, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131

(Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge cost. 18

ottobre 2001, n. 3), nel rispetto dell'esigenza di una razionale applicazione del criterio

flessibile della sussidiarietà enunciato dall'art. 118, primo comma, della Costituzione

(sentenza n. 43 del 2004; sentenze n.69 e n. 73 del 2004).

2.10. - L'art. 64, comma 2, dello statuto, ad avviso del Presidente della Giunta regionale,

non prefigurerebbe una disciplina dei tributi degli enti locali su due livelli che, di per se,

sia tale da escludere l'adozione di altre possibili impostazioni da parte della legislazione

di coordinamento che il Parlamento dovrà approvare, ai sensi dell'art. 119, secondo

comma, della Costituzione. La norma, con riferimento all'ipotesi di disciplina "a due

livelli", ammessa espressamente dalla Corte (sentenza n. 37 del 2004), prevederebbe

esclusivamente il rispetto del principio di salvaguardia dell'autonomia degli enti locali,

stabilendo che la legge regionale dovrà fare salva la potestà degli stessi enti locali di

istituire i tributi ed intervenire soltanto nell'ambito delle materie oggetto di riserva di

legge, con conseguente infondatezza dell'impugnazione della succitata norma.

2.11. - Secondo la Regione Toscana, l'art. 70, comma 1, dello statuto si limiterebbe a

stabilire un principio di riserva di legge regionale in relazione alle procedure interne

concernenti la disciplina della modalità di formazione della volontà degli organi

regionali in ordine alla partecipazione alla formazione degli atti comunitari, nel rispetto

delle norme di procedura dettate dallo Stato in conformità con l'art. 117, quinto comma,

della Costituzione, ed in coerenza con l'art. 5 della legge n. 131 del 2003. Pertanto, la

norma impugnata non violerebbe ne' la lettera ne' lo spirito dei parametri costituzionali

indicati dal ricorrente.

2.12. - Ad avviso della resistente, sarebbero infondate anche le censure concernenti l'art.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto degli Enti Locali, tenute dalla Prof. ssa Luisa Torchia nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 372 del 2004 della Corte Costituzionale relativa a diverse questioni di legittimità costituzionale dello Statuto della Toscana dichiarate inammissibili: voto agli immigrati, convivenza fuori dal matrimonio, biodiversità, patrimonio storico-paesaggistico, libertà di iniziativa economica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli Enti Locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Torchia Luisa.

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