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La disciplina della stampa nella

Costituzione italiana

La stampa ex art. 21 Cost.

Divieto di interventi preventivi:

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Sequestro solo come strumento repressivo e riserva di legge:

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per

i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la

legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

Sequestro effettuato dalla polizia solo in casi urgenti, con convalida giudiziaria successiva:

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità

giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria,

che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo

di ogni effetto.

Pubblicità sul finanziamento dei periodici e riserva di legge:

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento

della stampa periodica.

Limiti e riserva di legge:

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon

costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Cosa si intende per “stampa”?

Qualsiasi prodotto dell’attività editoriale (giornali, riviste, manifesti,

volantini etc.).

La legge sulla stampa (n. 47/1948) definisce come stampato «tutte le

riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o

fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione».

Comunque, in generale la normativa fa una distinzione fra stampa

periodica e stampa non periodica (ad esempio in relazione all’obbligo

di registrazione oppure al sostegno economico pubblico).

Cosa si intende per “autorizzazione”?

AUTORIZZAZIONI = provvedimenti preventivi che, rimessi al potere

discrezionale dell’autorità amministrativa, potrebbero eventualmente impedire la

pubblicazione degli scritti destinati al pubblico, come ad esempio di giornali e i

periodici (Corte costituzionale, sentenza n. 31/1957).

Cosa si intende per “censura”?

CENSURA = istituto tipo del diritto pubblico, secondo cui gli organi dello Stato

[...] esercitano autoritativamente un controllo preventivo sulla stampa, adottato con

provvedimento contenente un giudizio sulla manifestazione del pensiero rimesso

alla Pubblica Amministrazione (Corte costituzionale, sentenze n. 159/1970 e

93/1972).

Entrambi sono provvedimenti di tipo preventivo, a differenza del sequestro, che è

un provvedimento successivo.

Il divieto di autorizzazioni e censure è costituzionalmente garantito per la sola

stampa, e non per gli altri mezzi di comunicazione.

La giurisprudenza costituzionale su autorizzazioni e censure

Nelle sentenze n. 159/1970 e n. 93/1972 la Corte ha esaminato la questione della c. d.

“censura degli edicolanti”: «la cernita imposta ai rivenditori di giornali [...] non realizza

certamente una forma di censura costituzionalmente illegittima. [...] i rivenditori di

pubblicazioni periodiche non sono tenuti all’esame integrale e dettagliato delle stesse, prima

di esporle in vendita, ma soddisfano il precetto loro imposto qualora, anche in rapporto al

carattere della singola pubblicazione, ne esaminino almeno i titoli e le immagini più

appariscenti ...».

Nella sentenza n. 31/1957 la Corte ha stabilito che l’obbligo per la stampa periodica di

registrazione presso il Tribunale non è assimilabile all’autorizzazione amministrativa vietata

dall’art. 21 Cost. in quanto «la registrazione é disposta in seguito all'accertamento della

rispondenza tra una situazione di fatto e le norme legislative. Ma non vi é margine di

discrezionalità per l'organo competente ad emettere il provvedimento, poiché, come si é

ricordato, l'autorità giudiziaria verificata la regolarità dei documenti, ordina l'iscrizione».

Nella sentenza n. 38/1961 la Corte ha stabilito che la licenza di polizia per l’esercizio

dell’arte tipografica non è assimilabile ad una autorizzazione vietata ex art. 21 Cost. poiché

«oggetto dell'autorizzazione é non già la diffusione del proprio pensiero con i mezzi offerti

dall'arte tipografica e dalle arti affini, ma l'esercizio di queste arti, delle quali é oggetto

soltanto la riproduzione in numero illimitato di esemplari che contengano la manifestazione

di un'opinione o di un pensiero quale si voglia».

Il sequestro

Strumento soltanto successivo (repressivo), sottoposto a riserva di

giurisdizione e a riserva di legge assoluta e rinforzata, poiché è applicabile

solo in due casi:

1. nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi;

2. nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei

responsabili.

Il riferimento ai “delitti” significa che non si può procede a sequestro per

motivi civilistici (Corte costituzionale, sentenze n. 122/1970 e 60/1976).

I casi in cui si può procede a sequestro sono previsti da varie leggi (non una

sola):

1. artt. 3 e 16 della legge 47/1948: violazione delle norme sulla registrazione e

sull’indicazione dei responsabili;

2. d. l. 561/1946: stampati osceni o contrari alla pubblica decenza;

3. art. 8 della l. 645/1952: stampa periodica che faccia apologia del fascismo.

4. Art. 161 l. 633/1941 sul diritto d’autore: opere che violino il diritto di utilizzazione.

La procedura urgente (4° comma art. 1 Cost.) è applicabile solo nel caso di

La giurisprudenza costituzionale sul sequestro

Sent. n. 122/1970 (sequestro operato al fine di far cessare l’abuso di immagine altrui):

Nel caso in esame, il sequestro preventivo é ammissibile solo quando la pubblicazione

dell'immagine attraverso la stampa integri la fattispecie prevista dall'art. 528 c.p. (pubblicazioni

oscene), perché solo in tal caso si tratterebbe di un delitto per il quale espressamente la legge

vigente autorizzi il provvedimento.

Sent. n. 82/1975 (sequestro di pellicola cinematografica oscena):

Il sequestro, quale strumento di prevenzione diretto a tutelare il buon costume, può trovare

fondamento costituzionale nell'art. 21, u.c., Cost. quando venga disposto prima di una sentenza

di proscioglimento oppure quando sia tenuto fermo in caso di sentenza di condanna, ma non ha

più ragione d'essere e va quindi revocato se la decisione emessa dal giudice, sebbene gravata

d'appello, abbia accertato l'assenza di antigiuridicità nella condotta dell'imputato e la non

oscenità del bene sequestrato.

Sent. n. 4/1972 (sequestro per apologia di fascismo):

La formula dell'articolo 21 (legge sulla stampa) non é così univoca da potersene argomentare la

volontà di introdurre una riserva qualificata di legge, potendo invece venire interpretata come

indicativa del complesso delle norme riguardanti la materia, anche all'infuori della loro riunione

formale in unica sede. Stesse conclusioni nella sent. n. 60/1976 (sequestro per violazione di

norme sul diritto d’autore).

La trasparenza delle fonti di finanziamento (art. 21 Cost., V)

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano

resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

In origine, i costituenti erano preoccupati del rischio di

introduzione di inammissibili poteri di controllo da parte dello

Stato sulle fonti di entrata dei giornali.

Inoltre, la trasparenza delle fonti di finanziamento era percepita

come possibilità per il cittadino di comprendere i condizionamenti

economici cui le testate giornalistiche erano sottoposte e quindi la

loro linea editoriale.

Più recentemente, la norma è stata utilizzata come fondamento per

la disciplina antitrust dei mezzi di comunicazione, intesa come

garanzia del loro pluralismo.

La legge 8 febbraio 1948, n. 47

Emanata dall’Assemblea costituente prima del suo scioglimento.

•Avrebbe dovuto essere la “legge sulla stampa” di cui all’art. 21

Cost., ma costituisce solo un’attuazione iniziale del progetto.

• Obbligo di indicare nello stampato luogo, anno, generalità dello

stampatore, dell’editore e del direttore responsabile.

• Rimane la figura del direttore responsabile, ma non è più necessario

il riconoscimento prefettizio (vedi slide successiva).

• Obbligo di deposito di copie dello stampato presso la Prefettura.

• E’ reato solo l’omissione della registrazione e dell’indicazione dei

responsabili (editore, stampatore, direttore): questi sono i delitti di cui

parla l’art. 21 Cost.

La legge 8 febbraio 1948, n. 47 (segue)

Abolizione dell’autorizzazione prefettizia, ma solo obbligo di

registrazione presso il tribunale competente per territorio dei

quotidiani e periodici.

• La registrazione ha solo fine certificativo e il Tribunale non ha

poteri discrezionali, ma accerta solo la regolarità della

documentazione presentata (Corte costituzionale, sentenza n.

13/1957).

• Mancata revisione della disciplina penalistica dei reati a mezzo

stampa.

• Presenti alcune disposizioni integrative dell’art. 528 c. p. su tutela

dei minori da pubblicazioni oscene o raccapriccianti.

• Introdotto l’istituto della rettifica, da compiersi entro termini brevi e

con lo stesso rilievo tipografico della notizia.

Excursus: la responsabilità del direttore della testata

Corte costituzionale, sentenza n. 3/1956:

Quesito: la responsabilità del direttore di giornale, quale la configura

l'art. 57, n. 1, c. p., rappresenta un caso di responsabilità personale

oppure un caso di responsabilità per fatto altrui?

Infatti, l’art. 27 Cost. precisa che «la responsabilità penale è

personale».

Soluzione: il direttore risponde per fatto proprio a titolo di colpa

(omissione di controllo) e quindi la sua responsabilità viene meno per

caso fortuito, forza maggiore, costringimento fisico o errore

invincibile. (segue ...)

La responsabilità del direttore della testata (segue)

Legge n. 127/1958, che ha modificato l’art. 57 c.p., che ora recita:

«Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso,

il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul

contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col

mezzo dalla pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un

reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non

eccedente un terzo».

La stessa legge ha introdotto anche l’art. 57 bis c. p.:

«Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si

applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile,

ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile».

Secondo l’art. 58 c. p., inoltre, rubricato “stampa clandestina”:

« Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state

osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa

periodica e non periodica».

La procedibilità dei reati a mezzo stampa (art. 58 bis c. p.)

«Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela,

istanza o richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre

articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.

La querela, l'istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-

direttore responsabile, l'editore o lo stampatore, ha effetto anche nei

confronti dell'autore della pubblicazione per il reato da questo

commesso.

Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se

è necessaria una autorizzazione di procedimento per il reato

commesso dall'autore della pubblicazione, fino a quando

l'autorizzazione non è concessa. Questa disposizione non si applica se

l'autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali

dell'autore della pubblicazione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa

La disciplina del t. u. di pubblica sicurezza (1931) e del codice penale

sui reati a mezzo stampa restava invariata.

Azione riformatrice della Corte costituzionale:

• Dichiarato illegittimo l’art. 553 c. p. che puniva la propaganda di pratiche

anticoncezionali (sent. 49/1971), basandosi sul concetto di evoluzione del costume.

• Varie sentenze (a partire dalla 9/1965) che circoscrivono il concetto di buon

costume alla sfera del pudore sessuale.

• Ritenuto conforme a costituzione l’istituto dell’autorizzazione all’esercizio

dell’arte tipografica: è legato all’esercizio di un’attività economica e non alla libera

manifestazione del pensiero (sent. 38/1961). Ora abrogato dall’art. 16 del d.lgs.

112/1998.

• Dichiarato illegittimo l’art. 272 c.p. nella parte in cui puniva la propaganda diretta

a distruggere o a deprimere il sentimento nazionale (sent. 87/1966): «Non trattasi

quindi di propaganda che ha finalità illecite, e pertanto qualsiasi limitazione di essa

contrasta con la libertà garantita dall'art. 21 della Costituzione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa (segue)

Sono rimasti a lungo nel codice penale varie fattispecie di reati (anche) a mezzo stampa:

- Diffamazione

- Propaganda antinazionale e sovversiva Le pene, in alcuni casi, sono

aggravate se il reato è

- Divulgazione di notizie coperte da segreto di Stato commesso “pubblicamente”,

- Offesa e vilipendio delle pubbliche istituzioni cioè ad esempio a mezzo

- Offese al sentimento religioso stampa (art. 266 c. p., u. c.)

- Apologia di reato

- Istigazione a delinquere e a disubbidire alle leggi

Molti di questi reati sono qualificati “contro l’ordine pubblico”, concetto estraneo alla

Costituzione, anche se “salvato” in alcune pronunce della Corte come “ordine legale su cui

poggia la convivenza sociale”.

La l. 205/1999 ha abrogato varie fattispecie di reati di opinione, fra cui quello di “pubblica

istigazione e apologia” e quello di “eccitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni,

delle leggi o degli atti dell’Autorità”.

Altri reati di opinione sono stati abrogati dalla l. 85/2006, fra cui le offese al sentimento

religioso, oppure puniti più lievemente.

Attenzione alla differenza fra “reati di stampa” e “reati a mezzo

di stampa”!!

I “reati di stampa” possono essere esclusivamente commessi da colui che scrive,

trattandosi per lo più di violazioni della legge sulla stampa (es. il reato di stampa

clandestina, le false dichiarazioni nella registrazione dei periodici, l’asportazione,

la distruzione ed il deterioramento degli stampati). Si tratta generalmente di reati

a contenuto omissivo.

I “reati a mezzo di stampa”, invece, sono reati che possono essere commessi da

chiunque, non esclusivamente attraverso la stampa (es. la diffamazione, che può

essere perpetrata sia parlando con gli amici sia scrivendo sulle colonne di un

periodico). Se però sono commessi attraverso la stampa, ciò ne rappresenta una

aggravante.

La distinzione rileva ai fini dell’individuazione della responsabilità penale del

direttore della testata e anche agli effetti della forma del procedimento penale (ex

art. 21 della l. 47/1948 è per i reati a mezzo della stampa quella del rito

direttissimo, ove il pubblico ministero cita a giudizio l’imputato senza dover

passare attraverso il filtro dell’udienza preliminare).

La stampa come attività economica

La stampa non è solo un mezzo di manifestazione del pensiero ex art. 21

Cost., ma anche un’attività economica ex art. 41 Cost.:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica

pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

In base a questo si giustifica la normativa:

- che tutela il giornalista nei confronti dell’indirizzo editoriale del direttore

di testata;

- che prescrive la responsabilità penale dell’editore;

- che prevede forme di sostegno economico alle imprese editrici;

- che detta regole antitrust per il sistema dei mezzi di comunicazione.

Il sostegno economico alla

stampa

Il sostegno economico alla stampa

Negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della

Costituzione, permane il meccanismo di integrazione del prezzo della carta

(legato all’istituto del prezzo amministrato dei quotidiani) ad opera

dell’Ente nazionale cellulosa e carta (istituito con l. 1453/1935), e si

aggiungono altre agevolazioni fiscali e riduzioni tariffarie alle imprese

editoriali.

L’Ente cellulosa e carta è stato posto in liquidazione con l. 595/1994.

Tale impostazione non muta con la l. 168/1956 (Provvidenze per la stampa).

Muta invece con la l. 1063/1971 (Provvidenze a favore dell’editoria

giornalistica):

• oltre all’integrazione del prezzo della carta, spettano alle imprese editrici anche

contributi straordinari finanziati dal bilancio statale, assegnati in modo

inversamente proporzionale alla quantità di carta utilizzata l’anno precedente (così

vengono agevolate le imprese editoriali minori);

• inoltre, forme di credito agevolato per le imprese editoriali.

Il sostegno economico alla stampa con la legge 172/1975

Si inizia a comprendere il nesso fra sostegno alla stampa e pluralismo

dell’informazione!

• Potenziamento delle forme di credito agevolato;

• allargamento dei soggetti beneficiari del contributo statale straordinario

(es. anche agenzie di stampa, giornali italiani all’estero, periodici non

quotidiani di vario contenuto);

• istituzione di commissione tecnica incaricata di verificare la sussistenza

dei requisiti per accedere al contributo statale;

• obbligo di trasparenza finanziaria (bilancio-tipo) per le imprese che

intendono accedere ai contributi;

• creazione del Registro nazionale della stampa quotidiana e periodica e

delle agenzie di stampa.

Il sostegno economico alla stampa con la legge 416/1981, con

modifiche ed integrazioni successive

(leggi n. 67/1987, 250/1990, 595/1994, 549/1995, 650/1996)

L’obiettivo che si intende raggiungere è quello di porre il settore

della stampa in una condizione economica di autosufficienza nel

giro di cinque anni, riducendo progressivamente l’erogazione di

contributi diretti a carattere assistenzialistico e sviluppando, invece,

il sistema della contribuzione indiretta.

Il sostegno economico alla stampa: i contributi diretti

Contributi diretti alle imprese editoriali, a carattere transitorio e legati alla

permanenza per altri 5 anni del prezzo amministrato dei quotidiani:

- contributo fisso per ogni copia stampata, decrescente con l’aumento della tiratura;

- contributo a favore delle imprese editrici di periodici, inversamente proporzionale alla

quantità di carta utilizzata;

- contributo per le pubblicazioni di elevato valore culturale (apposita commissione, che si

basa sui criteri formulati dal Governo);

- contributo per le pubblicazioni italiane all’estero (ripartito con criteri decisi dal Governo);

- contributo per le agenzie di stampa.

Il prezzo amministrato dei quotidiani era stato deciso nel 1947 come

misura transitoria, prorogata varie volte. La l. 67/1987 ha decretato la fine

dell’istituto a partire dal 1988.

La l. 67/1987 ha anche stabilito l’obbligo per le amministrazioni pubbliche

di destinare il 50% delle spese sostenute per la pubblicità ai quotidiani e

periodici.

I contributi diretti: segue

Con le leggi 67/1987 e 250/1990 si riduce l’area dei beneficiari dei

contributi diretti. Ora possono usufruirne solo:

- imprese “di particolare valore” (cioè es. quelle senza fini di lucro

oppure legate a minoranze linguistiche oppure che editano quotidiani

o periodici organi di forze politiche rappresentate in Parlamento);

(oltre al contributo fisso, spetta loro un contributo variabile calcolato sulla

tiratura media giornaliera e un rimborso di una certa percentuale dei costi

risultanti in bilancio)

- imprese che editano giornali e riviste italiani pubblicati e/o diffusi

all’estero (contributo annuo complessivo di 2 milioni di euro);

- imprese che editano pubblicazioni “di particolare valore culturale”,

con scarsi introiti pubblicitari (2 milioni di euro annui);

- imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche,

fondazioni o enti morali senza scopo di lucro.

I contributi diretti: le critiche alla disciplina vigente

1. Il parametro “imprese cooperative senza scopo di lucro” è

effettivamente idoneo per individuare le imprese meritevoli

di sostegno? Infatti, esso lascia fuori le piccole imprese

locali che però perseguono scopo di lucro.

2. In base a quali criteri si può stabilire l’elevato valore

culturale delle pubblicazioni?

3. Il finanziamento ai giornali di partito (oggi è possibile un

solo periodico ufficiale per ciascun partito) non rischia

piuttosto di tradursi in una forma di finanziamento

pubblico ai partiti politici?

I giornali di partito (1)

• Fin dalla legge 25 febbraio 1987, n. 67 , viene corrisposto un

contributo "alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso

esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti

politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento".

• Con le modifiche intervenute con la Finanziaria del 1999, secondo

l'art. 3 legge 7 agosto 1990, n. 250 , i contributi sono corrisposti "alle

imprese editrici di quotidiani o periodici che, oltre che attraverso

esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali

di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una

delle Camere o nel Parlamento europeo avendo almeno un

rappresentante in un ramo del Parlamento italiano, nell'anno di

riferimento dei contributi nei limiti delle disponibilità dello

stanziamento di bilancio”.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIRITTO PUBBLICO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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