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La responsabilità del direttore della testata (segue)

Legge n. 127/1958, che ha modificato l’art. 57 c.p., che ora recita:

«Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso,

il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul

contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col

mezzo dalla pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un

reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non

eccedente un terzo».

La stessa legge ha introdotto anche l’art. 57 bis c. p.:

«Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si

applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile,

ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile».

Secondo l’art. 58 c. p., inoltre, rubricato “stampa clandestina”:

« Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state

osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa

periodica e non periodica».

La procedibilità dei reati a mezzo stampa (art. 58 bis c. p.)

«Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela,

istanza o richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre

articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.

La querela, l'istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-

direttore responsabile, l'editore o lo stampatore, ha effetto anche nei

confronti dell'autore della pubblicazione per il reato da questo

commesso.

Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se

è necessaria una autorizzazione di procedimento per il reato

commesso dall'autore della pubblicazione, fino a quando

l'autorizzazione non è concessa. Questa disposizione non si applica se

l'autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali

dell'autore della pubblicazione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa

La disciplina del t. u. di pubblica sicurezza (1931) e del codice penale

sui reati a mezzo stampa restava invariata.

Azione riformatrice della Corte costituzionale:

• Dichiarato illegittimo l’art. 553 c. p. che puniva la propaganda di pratiche

anticoncezionali (sent. 49/1971), basandosi sul concetto di evoluzione del costume.

• Varie sentenze (a partire dalla 9/1965) che circoscrivono il concetto di buon

costume alla sfera del pudore sessuale.

• Ritenuto conforme a costituzione l’istituto dell’autorizzazione all’esercizio

dell’arte tipografica: è legato all’esercizio di un’attività economica e non alla libera

manifestazione del pensiero (sent. 38/1961). Ora abrogato dall’art. 16 del d.lgs.

112/1998.

• Dichiarato illegittimo l’art. 272 c.p. nella parte in cui puniva la propaganda diretta

a distruggere o a deprimere il sentimento nazionale (sent. 87/1966): «Non trattasi

quindi di propaganda che ha finalità illecite, e pertanto qualsiasi limitazione di essa

contrasta con la libertà garantita dall'art. 21 della Costituzione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa (segue)

Sono rimasti a lungo nel codice penale varie fattispecie di reati (anche) a mezzo stampa:

- Diffamazione

- Propaganda antinazionale e sovversiva Le pene, in alcuni casi, sono

aggravate se il reato è

- Divulgazione di notizie coperte da segreto di Stato commesso “pubblicamente”,

- Offesa e vilipendio delle pubbliche istituzioni cioè ad esempio a mezzo

- Offese al sentimento religioso stampa (art. 266 c. p., u. c.)

- Apologia di reato

- Istigazione a delinquere e a disubbidire alle leggi

Molti di questi reati sono qualificati “contro l’ordine pubblico”, concetto estraneo alla

Costituzione, anche se “salvato” in alcune pronunce della Corte come “ordine legale su cui

poggia la convivenza sociale”.

La l. 205/1999 ha abrogato varie fattispecie di reati di opinione, fra cui quello di “pubblica

istigazione e apologia” e quello di “eccitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni,

delle leggi o degli atti dell’Autorità”.

Altri reati di opinione sono stati abrogati dalla l. 85/2006, fra cui le offese al sentimento

religioso, oppure puniti più lievemente.

Attenzione alla differenza fra “reati di stampa” e “reati a mezzo

di stampa”!!

I “reati di stampa” possono essere esclusivamente commessi da colui che scrive,

trattandosi per lo più di violazioni della legge sulla stampa (es. il reato di stampa

clandestina, le false dichiarazioni nella registrazione dei periodici, l’asportazione,

la distruzione ed il deterioramento degli stampati). Si tratta generalmente di reati

a contenuto omissivo.

I “reati a mezzo di stampa”, invece, sono reati che possono essere commessi da

chiunque, non esclusivamente attraverso la stampa (es. la diffamazione, che può

essere perpetrata sia parlando con gli amici sia scrivendo sulle colonne di un

periodico). Se però sono commessi attraverso la stampa, ciò ne rappresenta una

aggravante.

La distinzione rileva ai fini dell’individuazione della responsabilità penale del

direttore della testata e anche agli effetti della forma del procedimento penale (ex

art. 21 della l. 47/1948 è per i reati a mezzo della stampa quella del rito

direttissimo, ove il pubblico ministero cita a giudizio l’imputato senza dover

passare attraverso il filtro dell’udienza preliminare).

La stampa come attività economica

La stampa non è solo un mezzo di manifestazione del pensiero ex art. 21

Cost., ma anche un’attività economica ex art. 41 Cost.:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica

pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

In base a questo si giustifica la normativa:

- che tutela il giornalista nei confronti dell’indirizzo editoriale del direttore

di testata;

- che prescrive la responsabilità penale dell’editore;

- che prevede forme di sostegno economico alle imprese editrici;

- che detta regole antitrust per il sistema dei mezzi di comunicazione.

Il sostegno economico alla

stampa

Il sostegno economico alla stampa

Negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della

Costituzione, permane il meccanismo di integrazione del prezzo della carta

(legato all’istituto del prezzo amministrato dei quotidiani) ad opera

dell’Ente nazionale cellulosa e carta (istituito con l. 1453/1935), e si

aggiungono altre agevolazioni fiscali e riduzioni tariffarie alle imprese

editoriali.

L’Ente cellulosa e carta è stato posto in liquidazione con l. 595/1994.

Tale impostazione non muta con la l. 168/1956 (Provvidenze per la stampa).

Muta invece con la l. 1063/1971 (Provvidenze a favore dell’editoria

giornalistica):

• oltre all’integrazione del prezzo della carta, spettano alle imprese editrici anche

contributi straordinari finanziati dal bilancio statale, assegnati in modo

inversamente proporzionale alla quantità di carta utilizzata l’anno precedente (così

vengono agevolate le imprese editoriali minori);

• inoltre, forme di credito agevolato per le imprese editoriali.

Il sostegno economico alla stampa con la legge 172/1975

Si inizia a comprendere il nesso fra sostegno alla stampa e pluralismo

dell’informazione!

• Potenziamento delle forme di credito agevolato;

• allargamento dei soggetti beneficiari del contributo statale straordinario

(es. anche agenzie di stampa, giornali italiani all’estero, periodici non

quotidiani di vario contenuto);

• istituzione di commissione tecnica incaricata di verificare la sussistenza

dei requisiti per accedere al contributo statale;

• obbligo di trasparenza finanziaria (bilancio-tipo) per le imprese che

intendono accedere ai contributi;

• creazione del Registro nazionale della stampa quotidiana e periodica e

delle agenzie di stampa.

Il sostegno economico alla stampa con la legge 416/1981, con

modifiche ed integrazioni successive

(leggi n. 67/1987, 250/1990, 595/1994, 549/1995, 650/1996)

L’obiettivo che si intende raggiungere è quello di porre il settore

della stampa in una condizione economica di autosufficienza nel

giro di cinque anni, riducendo progressivamente l’erogazione di

contributi diretti a carattere assistenzialistico e sviluppando, invece,

il sistema della contribuzione indiretta.

Il sostegno economico alla stampa: i contributi diretti

Contributi diretti alle imprese editoriali, a carattere transitorio e legati alla

permanenza per altri 5 anni del prezzo amministrato dei quotidiani:

- contributo fisso per ogni copia stampata, decrescente con l’aumento della tiratura;

- contributo a favore delle imprese editrici di periodici, inversamente proporzionale alla

quantità di carta utilizzata;

- contributo per le pubblicazioni di elevato valore culturale (apposita commissione, che si

basa sui criteri formulati dal Governo);

- contributo per le pubblicazioni italiane all’estero (ripartito con criteri decisi dal Governo);

- contributo per le agenzie di stampa.

Il prezzo amministrato dei quotidiani era stato deciso nel 1947 come

misura transitoria, prorogata varie volte. La l. 67/1987 ha decretato la fine

dell’istituto a partire dal 1988.

La l. 67/1987 ha anche stabilito l’obbligo per le amministrazioni pubbliche

di destinare il 50% delle spese sostenute per la pubblicità ai quotidiani e

periodici.

I contributi diretti: segue

Con le leggi 67/1987 e 250/1990 si riduce l’area dei beneficiari dei

contributi diretti. Ora possono usufruirne solo:

- imprese “di particolare valore” (cioè es. quelle senza fini di lucro

oppure legate a minoranze linguistiche oppure che editano quotidiani

o periodici organi di forze politiche rappresentate in Parlamento);

(oltre al contributo fisso, spetta loro un contributo variabile calcolato sulla

tiratura media giornaliera e un rimborso di una certa percentuale dei costi

risultanti in bilancio)

- imprese che editano giornali e riviste italiani pubblicati e/o diffusi

all’estero (contributo annuo complessivo di 2 milioni di euro);

- imprese che editano pubblicazioni “di particolare valore culturale”,

con scarsi introiti pubblicitari (2 milioni di euro annui);

- imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche,

fondazioni o enti morali senza scopo di lucro.

I contributi diretti: le critiche alla disciplina vigente

1. Il parametro “imprese cooperative senza scopo di lucro” è

effettivamente idoneo per individuare le imprese meritevoli

di sostegno? Infatti, esso lascia fuori le piccole imprese

locali che però perseguono scopo di lucro.

2. In base a quali criteri si può stabilire l’elevato valore

culturale delle pubblicazioni?

3. Il finanziamento ai giornali di partito (oggi è possibile un

solo periodico ufficiale per ciascun partito) non rischia

piuttosto di tradursi in una forma di finanziamento

pubblico ai partiti politici?

I giornali di partito (1)

• Fin dalla legge 25 febbraio 1987, n. 67 , viene corrisposto un

contributo "alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso

esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti

politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento".

• Con le modifiche intervenute con la Finanziaria del 1999, secondo

l'art. 3 legge 7 agosto 1990, n. 250 , i contributi sono corrisposti "alle

imprese editrici di quotidiani o periodici che, oltre che attraverso

esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali

di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una

delle Camere o nel Parlamento europeo avendo almeno un

rappresentante in un ramo del Parlamento italiano, nell'anno di

riferimento dei contributi nei limiti delle disponibilità dello

stanziamento di bilancio”.

I giornali di partito (2)

• Con la Finanziaria del 2001 (legge 23 dicembre 2000, n. 388), per accedere

ai contributi diretti gli organi di partito o movimento politico debbono:

1. costituirsi in cooperative, il cui oggetto sociale sia costituito esclusivamente

dalla edizione di quotidiani o periodici organi di movimenti politici;

2. far certificare il bilancio da una società di revisione, editare testate con una

diffusione formalmente certificata pari ad almeno il 25 per cento della

tiratura complessiva se nazionali ovvero almeno al 40 per cento se locali;

3. prevedere nello statuto il divieto di distribuzione degli utili nell'esercizio di

riscossione dei contributi e nei cinque successivi.

• Ovviamente, gli organi di partito hanno accesso anche ai contributi indiretti

previsti per tutti gli altri giornali e periodici.

Il sostegno economico alla stampa: i contributi indiretti

Contributi indiretti per imprese impegnate in ristrutturazione tecnico-

economica:

- contributi in conto interesse derivanti da Fondo speciale istituito presso la Presidenza del

Consiglio, concessi su deliberazione di un comitato di nomina governativa;

-finanziamenti agevolati mediante un apposito fondo governativo per le agevolazioni di

credito;

- credito di imposta pari al 10% della spesa sostenuta per l’acquisto della carta;

- agevolazioni tariffarie (telefono, posta ...) e agevolazioni fiscali (dal 1995, IVA al 4%), da

cui però sono escluse le pubblicazioni pornografiche e quelle che includono pubblicità per

più del 45% dello stampato (compresa pubblicità redazionale o inserti separati);

- mutuo agevolato per imprese editrici di elevato valore culturale mediante un apposito

fondo ministeriale;

- accesso alla Cassa integrazione guadagni e speciale indennità integrativa di fine rapporto

per dipendenti delle imprese editoriali che perdono il posto a causa di crisi dell’impresa.

I contributi indiretti (segue)

Dal 1990 l’entità dei contributi indiretti è aumentata, l’area dei beneficiari è stata

allargata (anche editoria libraria) ed è scomparsa la distinzione fra pubblicazioni

di particolare valore culturale e le altre.

Parallelamente è stato stabilito un tetto massimo per gli introiti pubblicitari (vedi

slides successive).

Il sostegno economico alla stampa con la legge 62/2001

Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali

La legge istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri

(Dipartimento per l’informazione e l’editoria) un apposito fondo per le

agevolazioni di credito (finanziamenti decennali) per imprese editoriali

impegnate in ristrutturazione economico-produttiva.

Porzioni del fondo sono specificamente destinate ad imprese di piccole dimensioni,

ad imprese in forma cooperativa, ad imprese impegnate nella diffusione della lettura in

Italia o delle opere italiane all’estero.

La legge prevede anche regole relative alla trasparenza degli assetti

societari delle imprese editoriali.

Inoltre, la legge fornisce una nuova definizione di prodotto editoriale:

«... il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto

informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni

presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora

o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici» (art. 1, comma 1).

La legge 62/2001 e le pubblicazioni telematiche

La nuova definizione di prodotto editoriale comporta l’estensione anche

all’editoria on-line delle norme sulle indicazioni obbligatorie e sull’obbligo di

registrazione delle testate, come pure la disciplina del sequestro degli stampati.

L’art. 1, comma 3 della legge, infatti estendeva l’obbligo di registrazione e di

indicazione dei responsabili anche al prodotto editoriali on-line «diffuso al

pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente

elemento identificativo del prodotto».

Problemi:

1) Come identificare la periodicità per le pubblicazioni on-line?

2) Come fare per le indicazioni obbligatorie, ad es. il luogo di pubblicazione?

3) Come considerare l’informazione on-line libera, cioè di natura non

professionale/professionistica? Chi sarebbe ad esempio, in tal caso, il direttore responsabile?

Quindi, il d. lgs. 70/2003 (art. 7) stabilisce che la registrazione delle testate

editoriali telematiche è obbligatoria solo per coloro che intendono avvalersi dei

contributi della l. 62/2001 (cioè credito agevolato e credito di imposta).

Il d. lgs. 112/2008 (art. 44) e la legge di conversione (n. 133/2008)

Prevede il riordino, con un regolamento di delegificazione, della

disciplina di erogazione dei contributi all'editoria.

Cosa cambia:

1) il tetto massimo di spesa per l’erogazione di contributi sarà quello

previsto nel bilancio dello Stato. Pertanto quello che prima era un diritto

soggettivo delle imprese ad accedere ai contributi, di anno in anno verrà

limitato (e in ipotesi, potrebbe perfino essere "cancellato") per esigenze di

bilancio pubblico;

2) per accedere ai contributi, sarà richiesta la prova dell'effettiva

distribuzione e messa in vendita della testata (al posto dell'attuale

dichiarazione relativa alla tiratura), che non dovrà essere inferiore al 15

per cento per i giornali nazionali e al 30 per quelli locali;

3) la clausola sull'"adeguata valorizzazione dell'occupazione professionale"

viene attuata imponendo che le cooperative che accedono ai contributi

siano costituite da soli giornalisti.

Il decreto “milleproroghe” (d.l. n. 247/2008, art. 41 bis)

• elimina il requisito della rappresentanza parlamentare per i

giornali organi di partito per i quotidiani che avevano

maturato il diritto ai contributi al 31 dicembre 2005;

• introduce il principio che le risorse stanziate nel bilancio

dello Stato per i contributo all'editoria vadano

prioritariamente destinate ai contributi diretti.

La repressione dei reati commessi tramite pubblicazioni on-line

L’art. 17 del d. lgs. n. 70/2003, che ha dato attuazione alla direttiva comunitaria 2000/31/CE

sulla società dell’informazione nel mercato interno, in materia di responsabilità dei fornitori

di servizi nella società dell’informazione stabilisce che «il prestatore non e' assoggettato ad

un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne' ad un

obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di

attività illecite».

Tuttavia, «il prestatore e' comunque tenuto:

a) ad informare senza indugio l'autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di

vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un

suo destinatario del servizio della società dell'informazione;

b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorità competenti, le informazioni in suo possesso

che consentano l'identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di

memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attività illecite».

Infine, «il prestatore e' civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui,

richiesto dall'autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito

prontamente per impedire l'accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza

del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale

assicura l'accesso, non ha provveduto ad informarne l'autorità competente».

Il ruolo delle Regioni nel settore della stampa

Accanto al sostegno statale alla stampa, si moltiplicano le forme

di intervento regionali, dopo che la Corte costituzionale ha

riconosciuto le loro competenze in materia di informazione, anche

in assenza di espliciti riferimenti nella Costituzione e negli

Statuti. (sentenze 348/1990 e 29/1996).

Infatti, l’informazione non è stata considerata una materia, ma una

“precondizione” per il corretto esercizio delle funzioni politiche

da parte delle istituzioni a tutti i livelli.

Con la riforma costituzionale del 2001, la materia “ordinamento

della comunicazione” figura fra quelle di competenza concorrente

fra Stato e Regioni (art. 117 Cost., comma 3).

Del ruolo delle Regioni nel settore dell’informazione si parlerà

in una lezione successiva.

La distribuzione e la vendita di quotidiani e periodici

In Italia non sono esistiti per lungo tempo sistemi di distribuzione alternativi a

quello della vendita (es. posta o distribuzione porta a porta) nelle edicole

autorizzate. Quindi i quotidiani hanno diffusione più scarsa che in altri paesi, dove

non esistono vincoli amministrativi del genere.

La legge 416/1981 stabilisce l’obbligo per le rivendite autorizzate di garantire a

parità di condizioni il servizio a tutte le testate che ne facciano richiesta. Spetta alle

Regioni la definizione di indirizzi generali per la localizzazione dei punti vendita e

ai Comuni la loro effettiva localizzazione.

La legge 108/1999 (Nuove norme in materia di punti vendita per la stampa

quotidiana e periodica) sperimenta per la prima volta altri possibili punti vendita

non esclusivi (librerie, bar, benzinai ...) e contiene una delega al Governo per il

riordino della materia.

Il d. lgs. 170/2001 (Riordino del sistema di diffusione della stampa quotidiana e

periodica) stabilisce che spetta alle Regioni rilasciare le autorizzazioni per punti

vendita esclusivi (le edicole) e non esclusivi (gli altri). Il rilascio delle autorizzazioni

deve avvenire in base alla densità della popolazione, delle caratteristiche urbane e

sociali della zona, dell’entità delle vendite, dall’esistenza di altri punti vendita.

La normativa antitrust


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Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIRITTO PUBBLICO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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