Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Distensione in epoca giolittiana

Legge 278/1906

• Il giudice può autorizzare il sequestro degli stampati solo dopo

l’accertamento della responsabilità penale e l’emanazione di una

sentenza di condanna a carico del responsabile

• Sequestro preventivo, sempre ordinato dal giudice, solo per

stampati contrari al buon costume o non depositati

• Abolita la licenza di polizia per l’esercizio dell’arte tipografica

(resta solo quella per l’affissione e distribuzione di stampati)

Recrudescenza durante il primo conflitto mondiale

Legge 83/1915 e r. d. 675/1915

• L’esecutivo può vietare la pubblicazione di ogni notizia di

carattere militare

• Il Prefetto può sequestrare le pubblicazioni non rispettose

divieto

• Facoltà di sottoporre preventivamente gli stampati al Prefetto al

fine di evitare il sequestro gradatamente ciò venne

interpretato come un obbligo e si avviò quindi una forma di

censura preventiva Il periodo fascista

• Tendenza ad interpretare restrittivamente tutti i diritti di libertà

• Tendenza al controllo da parte del governo di ogni attività

• Graduale acquisizione della consapevolezza del nesso fra comunicazione

e politica

• D. l. 3288/1923 convertito in legge 2309/1925:

Il gerente responsabile deve essere direttamente coinvolto nella gestione

del periodico (direttore o uno dei principali redattori); la sua nomina è

sottoposta a riconoscimento prefettizio ed è revocabile dal Prefetto; egli

non deve essere un parlamentare (per evitare che fosse protetto

dall’istituto dell’immunità parlamentare).

Il gerente aveva responsabilità oggettiva per stampa periodica e

responsabilità sussidiaria per stampa non periodica. (segue ...)

Il periodo fascista (segue dalla slide precedente)

• D. l. 1081/1924 convertito in l. 2307/1925:

Ampi poteri discrezionali all’autorità di P. S. in materia di sequestro;

possibilità per il Prefetto di diffidare il gerente responsabile, di revocarlo e

di rendere impossibile la nomina di un nuovo gerente, determinando così

la chiusura della testata.

• Legge 2307/1925 e r. d. 384/1928:

Istituzione dell’Albo dei giornalisti. L’Ordine non venne mai istituito e le

sue funzioni furono esercitate dal sindacato nazionale fascista dei

giornalisti

Con la legge 1307/1925 1925 il gerente viene sostituito dal direttore

responsabile, nominato dalla Corte d’Appello responsabilità

oggettiva per fatto altrui

Il periodo fascista: i reati a mezzo stampa

• Il Codice Rocco (1930) ingloba tutti i reati a mezzo stampa (prima

erano in parte nel Codice Zanardelli e in parte nell’Editto sulla Stampa).

• La responsabilità oggettiva grava sul direttore responsabile dei periodi

e sull’autore (o, se ignoto, sull’editore o stampatore) delle pubblicazioni

non periodiche.

• Arricchimento delle fattispecie criminose nelle quali la stampa

costituisce elemento essenziale del reato o circostanza aggravante:

tali reati, ad eccezione di quello di “diffamazione” sono considerati lesivi della “personalità

interna e internazionale dello Stato (vilipendio, istigazione, apologia etc.) e di fatto servivano a

reprimere ogni forma di dissenso politico.

• Leggi di pubblica sicurezza del 1926 e del 1931:

recuperata la licenza per l’esercizio dell’arte tipografica; istituita licenza di polizia per

affissioni cinematografiche e per comunicazioni parlate; possibilità per l’autorità di pubblica

sicurezza di operare il sequestro preventivo in modo totalmente discrezionale, a prescindere

dall’accertamento giudiziario della responsabilità penale o persino della sua presunzione.

Il periodo fascista: gli interventi di sostegno economico

• Sostegno economico alle imprese editoriali attraverso l’Ente nazionale

cellulosa e carta (legge 1453/1935): contribuiti dapprima alle case

editrici per l’acquisto di carta, poi anche alle cartiere nazionali.

• Nel 1935 viene istituito il ministero per la Stampa, che nel 1937 diventa

Ministero per la Cultura popolare.

• Nel 1940 viene istituito l’Ente Stampa, alle dipendenze del Ministero,

per la comunicazione politica del regime (garantire l’omogeneità e il

coordinamento fra i mezzi di informazione)

_____________________________________

Finalità:

1. Sostegno all’industria nazionale nel periodo autarchico

2. Controllo della stampa periodica e della comunicazione politica

L’immediato dopoguerra (periodo costituzionale transitorio)

• D. l. 727/1943: limitazioni ai passaggi di proprietà di imprese editoriali

beneficiarie di sovvenzioni statali (per scoraggiare l’ingresso nell’editoria di

soggetti contrari al mutamento di regime)

• D. l. 13/1944: obbligo di previa autorizzazione prefettizia per le

pubblicazioni periodiche riportanti notizie o opinioni politiche. Violazioni

sanzionate con il sequestro e con il divieto di proseguire la pubblicazione.

• D. l. 561/1946: abolito il sequestro preventivo ad opera dell’autorità di p.

s. (sequestro solo repressivo, per decisione del giudice, solo per comprovata

commissione di un reato a mezzo stampa); il sequestro preventivo resta solo

per violazioni al buon costume e propaganda mezzi anticoncezionali.

• Con vari interventi legislativi fra il 1944 e il 1946 viene abolito il

Ministero per la cultura popolare e viene istituito presso la Presidenza del

Consiglio il Sottosegreteriato per la stampa e l’informazione.

La disciplina della stampa nella

Costituzione italiana

La stampa ex art. 21 Cost.

Divieto di interventi preventivi:

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Sequestro solo come strumento repressivo e riserva di legge:

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per

i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la

legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

Sequestro effettuato dalla polizia solo in casi urgenti, con convalida giudiziaria successiva:

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità

giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria,

che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo

di ogni effetto.

Pubblicità sul finanziamento dei periodici e riserva di legge:

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento

della stampa periodica.

Limiti e riserva di legge:

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon

costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Cosa si intende per “stampa”?

Qualsiasi prodotto dell’attività editoriale (giornali, riviste, manifesti,

volantini etc.).

La legge sulla stampa (n. 47/1948) definisce come stampato «tutte le

riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o

fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione».

Comunque, in generale la normativa fa una distinzione fra stampa

periodica e stampa non periodica (ad esempio in relazione all’obbligo

di registrazione oppure al sostegno economico pubblico).

Cosa si intende per “autorizzazione”?

AUTORIZZAZIONI = provvedimenti preventivi che, rimessi al potere

discrezionale dell’autorità amministrativa, potrebbero eventualmente impedire la

pubblicazione degli scritti destinati al pubblico, come ad esempio di giornali e i

periodici (Corte costituzionale, sentenza n. 31/1957).

Cosa si intende per “censura”?

CENSURA = istituto tipo del diritto pubblico, secondo cui gli organi dello Stato

[...] esercitano autoritativamente un controllo preventivo sulla stampa, adottato con

provvedimento contenente un giudizio sulla manifestazione del pensiero rimesso

alla Pubblica Amministrazione (Corte costituzionale, sentenze n. 159/1970 e

93/1972).

Entrambi sono provvedimenti di tipo preventivo, a differenza del sequestro, che è

un provvedimento successivo.

Il divieto di autorizzazioni e censure è costituzionalmente garantito per la sola

stampa, e non per gli altri mezzi di comunicazione.

La giurisprudenza costituzionale su autorizzazioni e censure

Nelle sentenze n. 159/1970 e n. 93/1972 la Corte ha esaminato la questione della c. d.

“censura degli edicolanti”: «la cernita imposta ai rivenditori di giornali [...] non realizza

certamente una forma di censura costituzionalmente illegittima. [...] i rivenditori di

pubblicazioni periodiche non sono tenuti all’esame integrale e dettagliato delle stesse, prima

di esporle in vendita, ma soddisfano il precetto loro imposto qualora, anche in rapporto al

carattere della singola pubblicazione, ne esaminino almeno i titoli e le immagini più

appariscenti ...».

Nella sentenza n. 31/1957 la Corte ha stabilito che l’obbligo per la stampa periodica di

registrazione presso il Tribunale non è assimilabile all’autorizzazione amministrativa vietata

dall’art. 21 Cost. in quanto «la registrazione é disposta in seguito all'accertamento della

rispondenza tra una situazione di fatto e le norme legislative. Ma non vi é margine di

discrezionalità per l'organo competente ad emettere il provvedimento, poiché, come si é

ricordato, l'autorità giudiziaria verificata la regolarità dei documenti, ordina l'iscrizione».

Nella sentenza n. 38/1961 la Corte ha stabilito che la licenza di polizia per l’esercizio

dell’arte tipografica non è assimilabile ad una autorizzazione vietata ex art. 21 Cost. poiché

«oggetto dell'autorizzazione é non già la diffusione del proprio pensiero con i mezzi offerti

dall'arte tipografica e dalle arti affini, ma l'esercizio di queste arti, delle quali é oggetto

soltanto la riproduzione in numero illimitato di esemplari che contengano la manifestazione

di un'opinione o di un pensiero quale si voglia».

Il sequestro

Strumento soltanto successivo (repressivo), sottoposto a riserva di

giurisdizione e a riserva di legge assoluta e rinforzata, poiché è applicabile

solo in due casi:

1. nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi;

2. nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei

responsabili.

Il riferimento ai “delitti” significa che non si può procede a sequestro per

motivi civilistici (Corte costituzionale, sentenze n. 122/1970 e 60/1976).

I casi in cui si può procede a sequestro sono previsti da varie leggi (non una

sola):

1. artt. 3 e 16 della legge 47/1948: violazione delle norme sulla registrazione e

sull’indicazione dei responsabili;

2. d. l. 561/1946: stampati osceni o contrari alla pubblica decenza;

3. art. 8 della l. 645/1952: stampa periodica che faccia apologia del fascismo.

4. Art. 161 l. 633/1941 sul diritto d’autore: opere che violino il diritto di utilizzazione.

La procedura urgente (4° comma art. 1 Cost.) è applicabile solo nel caso di

La giurisprudenza costituzionale sul sequestro

Sent. n. 122/1970 (sequestro operato al fine di far cessare l’abuso di immagine altrui):

Nel caso in esame, il sequestro preventivo é ammissibile solo quando la pubblicazione

dell'immagine attraverso la stampa integri la fattispecie prevista dall'art. 528 c.p. (pubblicazioni

oscene), perché solo in tal caso si tratterebbe di un delitto per il quale espressamente la legge

vigente autorizzi il provvedimento.

Sent. n. 82/1975 (sequestro di pellicola cinematografica oscena):

Il sequestro, quale strumento di prevenzione diretto a tutelare il buon costume, può trovare

fondamento costituzionale nell'art. 21, u.c., Cost. quando venga disposto prima di una sentenza

di proscioglimento oppure quando sia tenuto fermo in caso di sentenza di condanna, ma non ha

più ragione d'essere e va quindi revocato se la decisione emessa dal giudice, sebbene gravata

d'appello, abbia accertato l'assenza di antigiuridicità nella condotta dell'imputato e la non

oscenità del bene sequestrato.

Sent. n. 4/1972 (sequestro per apologia di fascismo):

La formula dell'articolo 21 (legge sulla stampa) non é così univoca da potersene argomentare la

volontà di introdurre una riserva qualificata di legge, potendo invece venire interpretata come

indicativa del complesso delle norme riguardanti la materia, anche all'infuori della loro riunione

formale in unica sede. Stesse conclusioni nella sent. n. 60/1976 (sequestro per violazione di

norme sul diritto d’autore).

La trasparenza delle fonti di finanziamento (art. 21 Cost., V)

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano

resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

In origine, i costituenti erano preoccupati del rischio di

introduzione di inammissibili poteri di controllo da parte dello

Stato sulle fonti di entrata dei giornali.

Inoltre, la trasparenza delle fonti di finanziamento era percepita

come possibilità per il cittadino di comprendere i condizionamenti

economici cui le testate giornalistiche erano sottoposte e quindi la

loro linea editoriale.

Più recentemente, la norma è stata utilizzata come fondamento per

la disciplina antitrust dei mezzi di comunicazione, intesa come

garanzia del loro pluralismo.

La legge 8 febbraio 1948, n. 47

Emanata dall’Assemblea costituente prima del suo scioglimento.

•Avrebbe dovuto essere la “legge sulla stampa” di cui all’art. 21

Cost., ma costituisce solo un’attuazione iniziale del progetto.

• Obbligo di indicare nello stampato luogo, anno, generalità dello

stampatore, dell’editore e del direttore responsabile.

• Rimane la figura del direttore responsabile, ma non è più necessario

il riconoscimento prefettizio (vedi slide successiva).

• Obbligo di deposito di copie dello stampato presso la Prefettura.

• E’ reato solo l’omissione della registrazione e dell’indicazione dei

responsabili (editore, stampatore, direttore): questi sono i delitti di cui

parla l’art. 21 Cost.

La legge 8 febbraio 1948, n. 47 (segue)

Abolizione dell’autorizzazione prefettizia, ma solo obbligo di

registrazione presso il tribunale competente per territorio dei

quotidiani e periodici.

• La registrazione ha solo fine certificativo e il Tribunale non ha

poteri discrezionali, ma accerta solo la regolarità della

documentazione presentata (Corte costituzionale, sentenza n.

13/1957).

• Mancata revisione della disciplina penalistica dei reati a mezzo

stampa.

• Presenti alcune disposizioni integrative dell’art. 528 c. p. su tutela

dei minori da pubblicazioni oscene o raccapriccianti.

• Introdotto l’istituto della rettifica, da compiersi entro termini brevi e

con lo stesso rilievo tipografico della notizia.

Excursus: la responsabilità del direttore della testata

Corte costituzionale, sentenza n. 3/1956:

Quesito: la responsabilità del direttore di giornale, quale la configura

l'art. 57, n. 1, c. p., rappresenta un caso di responsabilità personale

oppure un caso di responsabilità per fatto altrui?

Infatti, l’art. 27 Cost. precisa che «la responsabilità penale è

personale».

Soluzione: il direttore risponde per fatto proprio a titolo di colpa

(omissione di controllo) e quindi la sua responsabilità viene meno per

caso fortuito, forza maggiore, costringimento fisico o errore

invincibile. (segue ...)

La responsabilità del direttore della testata (segue)

Legge n. 127/1958, che ha modificato l’art. 57 c.p., che ora recita:

«Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso,

il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul

contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col

mezzo dalla pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un

reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non

eccedente un terzo».

La stessa legge ha introdotto anche l’art. 57 bis c. p.:

«Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si

applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile,

ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile».

Secondo l’art. 58 c. p., inoltre, rubricato “stampa clandestina”:

« Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state

osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa

periodica e non periodica».

La procedibilità dei reati a mezzo stampa (art. 58 bis c. p.)

«Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela,

istanza o richiesta, anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre

articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.

La querela, l'istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-

direttore responsabile, l'editore o lo stampatore, ha effetto anche nei

confronti dell'autore della pubblicazione per il reato da questo

commesso.

Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se

è necessaria una autorizzazione di procedimento per il reato

commesso dall'autore della pubblicazione, fino a quando

l'autorizzazione non è concessa. Questa disposizione non si applica se

l'autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali

dell'autore della pubblicazione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa

La disciplina del t. u. di pubblica sicurezza (1931) e del codice penale

sui reati a mezzo stampa restava invariata.

Azione riformatrice della Corte costituzionale:

• Dichiarato illegittimo l’art. 553 c. p. che puniva la propaganda di pratiche

anticoncezionali (sent. 49/1971), basandosi sul concetto di evoluzione del costume.

• Varie sentenze (a partire dalla 9/1965) che circoscrivono il concetto di buon

costume alla sfera del pudore sessuale.

• Ritenuto conforme a costituzione l’istituto dell’autorizzazione all’esercizio

dell’arte tipografica: è legato all’esercizio di un’attività economica e non alla libera

manifestazione del pensiero (sent. 38/1961). Ora abrogato dall’art. 16 del d.lgs.

112/1998.

• Dichiarato illegittimo l’art. 272 c.p. nella parte in cui puniva la propaganda diretta

a distruggere o a deprimere il sentimento nazionale (sent. 87/1966): «Non trattasi

quindi di propaganda che ha finalità illecite, e pertanto qualsiasi limitazione di essa

contrasta con la libertà garantita dall'art. 21 della Costituzione».

La disciplina dei reati a mezzo stampa (segue)

Sono rimasti a lungo nel codice penale varie fattispecie di reati (anche) a mezzo stampa:

- Diffamazione

- Propaganda antinazionale e sovversiva Le pene, in alcuni casi, sono

aggravate se il reato è

- Divulgazione di notizie coperte da segreto di Stato commesso “pubblicamente”,

- Offesa e vilipendio delle pubbliche istituzioni cioè ad esempio a mezzo

- Offese al sentimento religioso stampa (art. 266 c. p., u. c.)

- Apologia di reato

- Istigazione a delinquere e a disubbidire alle leggi

Molti di questi reati sono qualificati “contro l’ordine pubblico”, concetto estraneo alla

Costituzione, anche se “salvato” in alcune pronunce della Corte come “ordine legale su cui

poggia la convivenza sociale”.

La l. 205/1999 ha abrogato varie fattispecie di reati di opinione, fra cui quello di “pubblica

istigazione e apologia” e quello di “eccitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni,

delle leggi o degli atti dell’Autorità”.

Altri reati di opinione sono stati abrogati dalla l. 85/2006, fra cui le offese al sentimento

religioso, oppure puniti più lievemente.

Attenzione alla differenza fra “reati di stampa” e “reati a mezzo

di stampa”!!

I “reati di stampa” possono essere esclusivamente commessi da colui che scrive,

trattandosi per lo più di violazioni della legge sulla stampa (es. il reato di stampa

clandestina, le false dichiarazioni nella registrazione dei periodici, l’asportazione,

la distruzione ed il deterioramento degli stampati). Si tratta generalmente di reati

a contenuto omissivo.

I “reati a mezzo di stampa”, invece, sono reati che possono essere commessi da

chiunque, non esclusivamente attraverso la stampa (es. la diffamazione, che può

essere perpetrata sia parlando con gli amici sia scrivendo sulle colonne di un

periodico). Se però sono commessi attraverso la stampa, ciò ne rappresenta una

aggravante.

La distinzione rileva ai fini dell’individuazione della responsabilità penale del

direttore della testata e anche agli effetti della forma del procedimento penale (ex

art. 21 della l. 47/1948 è per i reati a mezzo della stampa quella del rito

direttissimo, ove il pubblico ministero cita a giudizio l’imputato senza dover

passare attraverso il filtro dell’udienza preliminare).

La stampa come attività economica

La stampa non è solo un mezzo di manifestazione del pensiero ex art. 21

Cost., ma anche un’attività economica ex art. 41 Cost.:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica

pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

In base a questo si giustifica la normativa:

- che tutela il giornalista nei confronti dell’indirizzo editoriale del direttore

di testata;

- che prescrive la responsabilità penale dell’editore;

- che prevede forme di sostegno economico alle imprese editrici;

- che detta regole antitrust per il sistema dei mezzi di comunicazione.

Il sostegno economico alla

stampa


PAGINE

57

PESO

157.46 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa rifermento alla terza parte del corso di Teoria etica e regolamentazione del giornalismo tenuto dalla prof.ssa Allegri. L'argomento è la disciplina della stampa nelle varie fasi: quella pre-costituente, nella Costituzione italiana, il sostegno economico alla stampa e la normativa antitrust.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TEORIA ETICA E REGOLAMENTAZIONE DEL GIORNALISMO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Teoria etica e regolamentazione del giornalismo

Cattive Notizie - Roidi
Appunto
Giornalismo - Crisi e trasformazione
Dispensa
Giornalismo - Crisi
Dispensa
Diritto all'informazione
Dispensa