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Dispense Economia dello Sviluppo a.a. 2009/10 Docente: Andrea Billi

Ineguaglianza

Al pari della povertà, anche l’ineguaglianza è concetto fondamentale per l’economia

dello sviluppo. A differenza della povertà l’ineguaglianza non ha un connotato

assoluto, poiché è necessariamente definita dalla relazione fra più soggetti.

L’ineguaglianza è legata anche a fattori extra-economici quali, ad esempio, l’assetto

sociale e il grado di tolleranza politica nei confronti dell’ineguaglianza

Sono in parte dovute a ciò due rilevanti caratteristiche dell’ineguaglianza. La prima è

che l’ineguaglianza ha la caratteristica di essere piuttosto persistente; le sperequazioni

nella distribuzione del reddito e delle risorse tendono a conservarsi ed è molto difficile

che si abbiano radicali cambiamenti in breve tempo. La seconda è che l’ineguaglianza

varia molto da paese a paese, con considerevoli differenze anche fra paesi che sono a

livelli simili di sviluppo economico.

Soprattutto negli ultimi decenni, l’ineguaglianza, sia fra paesi che all’interno dello

stesso paese, è stato spesso considerato argomento meritevole di grande attenzione,

tanto dal punto di vista teorico, quanto politico. L’importanza del tema non è dovuta

solo all’interesse per l’ineguaglianza in quanto tale (poiché forti sperequazioni delle

risorse sono considerate socialmente e politicamente negative), ma anche per le

conseguenze negative che l’ineguaglianza può avere sia sulla povertà che sulla crescita.

Per quanto riguarda la povertà, si deve tenere in considerazione che, laddove i redditi

pro-capite non sono elevati, una maggiore ineguaglianza acuisce il problema della

povertà, creando un assetto sociale nel quale un ristretto numero di persone gode delle

limitate risorse a disposizione, mentre larghi strati della popolazione versano in

condizione di povertà. Quindi l’ineguaglianza, pur essendo un concetto diverso da

quello della povertà, incide su quest’ultima nella misura in cui una cattiva

distribuzione delle risorse può aggravare i problemi di povertà di un’economia.

In riferimento alla crescita, diversi studi hanno dimostrato che un elevato grado di

ineguaglianza riduce le potenzialità di crescita del sistema economico nel suo

complesso, finendo per sottoutilizzare le risorse umane e non che sarebbero

teoricamente disponibili.

Per tutte queste ragioni l’economia dello sviluppo si è spesso interrogata sul ruolo che

l’ineguaglianza ha all’interno del processo di sviluppo.

Ineguaglianza e sviluppo

Quale è il legame fra l’ineguaglianza e lo sviluppo? Un maggiore grado di sviluppo

porta maggiori o minori livelli di ineguaglianza? Un’ipotesi molto nota a questo

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riguardo è quella formulata da Kuznets. In breve l’idea di Kuznets è la seguente.

Ridotti livelli di sviluppo economico sarebbero caratterizzati da ridotti livelli di

ineguaglianza. Una volta che inizia il processo di sviluppo, l’ineguaglianza tenderebbe

a crescere, per poi ridursi nuovamente in una fase più matura della crescita.

Tale ipotesi è stata formulata da Kutnets a partire da una verifica empirica condotta su

un campione di paesi e che metteva in relazione i livelli di ineguaglianza da una parte

e quelli di sviluppo dall’altra. Il livello di sviluppo era misurato dal reddito pro-capite,

mentre il livello di ineguaglianza dal coefficiente di Gini (il coefficiente di Gini varia fra

0 e 1 e, maggiore è il suo valore, maggiore è l’ineguaglianza).

Nella sua analisi empirica Kutnets trovò che l’ineguaglianza era piuttosto ridotta nei

paesi a basso reddito e nei paesi ad alto reddito, mentre era più alta nei paesi a medio

reddito. Di qui la sua ipotesi per la quale nelle prime fasi dello sviluppo – quando un

paese passa da ridotti livelli di reddito a livelli medi di reddito – l’ineguaglianza tende

a crescere; successivamente, in una fase più matura dello sviluppo – nella quale si

compie la transizione da paese a medio reddito a paese ad alto reddito –

l’ineguaglianza dovrebbe decrescere e torna ai livelli pre-sviluppo (Figura 1).

L’ipotesi di Kutnets teorizza, quindi, una relazione fra lo sviluppo economico e

l’andamento dell’ineguaglianza. Quella descritta da Kutnets è una storia a lieto fine: la

crescita dell’ineguaglianza sarebbe un prezzo pagato temporaneamente durante il

processo di sviluppo, un effetto indesiderato che tenderebbe a sparire man mano che lo

sviluppo procede.

Tuttavia l’evoluzione sia dei paesi in via di sviluppo, sia quella delle economie

sviluppate, non hanno confermato tale ipotesi. In particolare bisogna rilevare che la

curva di Kutnets è una misurazione cross-section (ossia presa su diversi Paesi in uno

stesso istante di tempo) a partire dalla quale si elabora una teoria time-series (ossia che

descrive l’andamento di un solo paese nel corso del tempo). I numerosi tentativi

successivamente fatti per sottoporre a nuova verifica empirica l’ipotesi di Kutnets non

hanno fornito risultati che potessero dare luogo ad un diffuso consenso.

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Figura 1: Curva ad “U rovesciata” di Kutnets.

Ineguaglianza

(coefficiente di Gini) Reddito

pro-capite

Reddito Reddito Reddito

basso medio alto

L’ipotesi della “U rovesciata” (dalla forma del grafico di Kutnets) ha avuto larga

diffusione, forse anche perché poteva rappresentare un valido tentativo di rispondere

ad una tema estremamente rilevante, ossia quello della relazione (ammesso che ne

esista una) fra lo sviluppo economico e la distruzione delle risorse all’interno di un

data società.

L’ipotesi di Kutnets ha, in un certo modo, ha anche lasciato un’eredità culturale che va

oltre la validità dell’ipotesi stessa; infatti, ha contribuito a diffondere l’idea che un

percorso di sviluppo ottimale, oltre a garantire la crescita economica, deve anche tenere

in considerazione l’evoluzione della distribuzione del reddito.

Ineguaglianza e povertà

Come detto in precedenza, un elevato grado di ineguaglianza è poco tollerato sia a

livello politico che morale. Inoltre, vari contributi (fra i quali quello di Kutnets) hanno

contribuito a diffondere l’idea che lo sviluppo economico, per essere tale, deve anche

migliorare la distruzione del reddito (o quantomeno non portare a peggioramenti

dell’ineguaglianza). Infine, è stato dimostrato che un elevato grado di sperequazione

dei redditi riduce le potenzialità di crescita del sistema economico, considerato nel suo

complesso e, quindi, reca danno alla società nel suo complesso, riducendone le

potenzialità di sviluppo. Ma oltre a tutto ciò, il principale motivo per cui

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l’ineguaglianza è particolarmente rilevante in un’ottica di sviluppo, è la relazione fra

l’ineguaglianza e la povertà.

Ineguaglianza e povertà sono certamente concetti molto diversi fra loro, sia a livello

teorico che pratico e non è detto che le due coesistano. Si possono avere contesti nei

quali ad una forte sperequazione dei redditi non corrisponde un elevate povertà (in

ragione di un elevato reddito pro-capite). Allo stesso modo, si possono avere casi nei

quali vi è u ridotto grado di ineguaglianza ma, in ragione della scarsità di risorse, c’è

anche un’elevata povertà.

Tuttavia, fatta salva la distinzione fra i due concetti, è necessario porre in evidenza

come l’ineguaglianza possa avere un ruolo cruciale nella riduzione della povertà e

come, soprattutto, possa incrementare o ridurre (e, al limite, annullare) i positivi effetti

che la crescita economica ha sulla riduzione della povertà. Dei grafici ci aiuteranno ad

illustrare la relazione fra e l’ineguaglianza e la riduzione della povertà.

Nella Figura 2 è rappresentata una distribuzione tipica del reddito di un paese: la

distribuzione ha le caratteristiche di una curva gaussiana, nella quale gli eventi vicini

alla media sono più frequenti, mentre gli eventi estremi (le cosiddette “code” della

distribuzione) sono più rari.

L’altezza della curva sull’asse verticale identifica il numero di casi (ossia numero di

persone che hanno un determinato reddito), mentre l’asse orizzontale rappresenta il

reddito pro-capite (cresce andando da sinistra verso destra: a sinistra ci sono i poveri, a

destra i ricchi, al centro le presone del ceto medio)

La curva è più alta in prossimità dei valori centrali del reddito e più bassa in

corrispondenza dei valori molto alti e molto bassi del reddito pro-capite. Ciò equivale a

dire che ci troviamo in presenza di una popolazione in cui vi è un ceto medio

maggioritario (persone che hanno un reddito pro-capite vicino alla media nazionale) e

vi sono pochi poveri (coda sinistra) e pochi ricchi (coda destra). La linea della povertà

sarà identificata da un certo reddito al di sotto del quale si è considerati poveri; l’area

compresa fra la curva e la linea della povertà identifica la percentuale di poveri che vi

sono in quella determinata popolazione. 15

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Figura 2: Distribuzione del reddito, linea della povertà e porzione di popolazione

che vive al di sotto della linea della povertà.

Si veda la Figura 3. Se il reddito nazionale aumenta, in conseguenza dello sviluppo

. Se

economico e della conseguente crescita, aumenta anche il reddito medio pro-capite 3

la distribuzione del reddito resta invariata (e quindi non cambia il livello di

ineguaglianza) tutta la popolazione di sposta verso destra e, in conseguenza di ciò, si

ha una riduzione della percentuale di poveri. In questo caso gli effetti positivi della

crescita si sono diffusi a tutta la popolazione e una parte dei poveri ne ha beneficiato

uscendo dallo stato di povertà.

Un caso diverso è quello rappresentato nella Figura 4. In questo caso non si ha crescita

economica e quindi il reddito pro-capite non cambia (curva rossa). Tuttavia si ha una

modifica nella distribuzione del reddito: le risorse si distribuiscono in modo più

perequato e, da un lato cresce il numero di individui che ha un reddito vicino a quello

medio, dall’altro diminuiscono sia il numero dei poveri che dei ricchi. Come nel caso

precedente, anche stavolta abbiamo una riduzione della percentuale di poveri che,

però, non è dovuta ad una crescita economica, ma ad una redistribuzione del reddito.

Da ciò possiamo desumere che una migliore distribuzione del reddito può ridurre la

povertà, anche a parità di risorse disponibili (ossia in assenza di crescita economica).

Qui è particolarmente evidente il ruolo che l’ineguaglianza può avere nella lotta alla

povertà.

3 Stiamo assumendo che la crescita demografica sia inferiore a quella del reddito nazionale.

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Figura 3: Riduzione della percentuale di poveri per effetto della crescita economica

(crescita del reddito medio pro-capite).

Figura 4: Riduzione della percentuale di poveri per effetto di una migliore

distribuzione del reddito (senza crescita del reddito medio pro-capite).

Il caso più desiderabile è quello in cui gli effetti benefici della crescita economica si

associano a quelli derivanti da una migliore distribuzione del reddito. Tale caso è

illustrato dalla Figura 5. entrambi i fattori – crescita economica e minore

disuguaglianza – tendono a ridurre la percentuale di poveri e i due effetti si sommano.

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L’area in grigio rappresenta la riduzione di povertà dovuta alla crescita economica,

mentre l’area tratteggiata rappresenta la riduzione di povertà dovuta ad una

distribuzione più perequata del reddito.

Figura 5: Riduzione della percentuale di poveri per effetto, sia di un aumento del

reddito pro-capite, sia di una migliore distribuzione del reddito.

Ovviamente valgono anche i casi contrari. Una peggiore distribuzione del reddito

tende ad accrescere il numero di poveri e, in presenza di crescita economica può

ridurre (o al limite annullare) gli effetti di riduzione della povertà che deriverebbero

dall’aumento del reddito.

In conclusione, possiamo affermare che la distribuzione del reddito ha un ruolo

importante nella lotta alla povertà e che le strategie di sviluppo, per avere successo,

devono tenere in considerazione, non solo la crescita economica, ma anche il modo in

cui i benefici di tale crescita si distribuiscono all’interno di una data società.

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Indicatori di povertà e di ineguaglianza

Sia povertà che ineguaglianza, oltre ad essere studiate dal punto di vista teorico,

necessitano di essere misurate. Infatti, ogni valutazione sull’andamento dello sviluppo

necessita di dati e statistiche che permettano di dare indicazioni sulle evoluzioni di

sviluppo seguite dai vari paesi. Certamente le indicazioni di natura quantitativa non

possono da sole fornire un quadro esauriente dello sviluppo di un Paese; è altrettanto

vero, però, che qualsiasi valutazione sullo sviluppo non può fare a meno di dati e

statistiche.

Per poter raccogliere ed elaborare dati servono degli strumenti che siano in grado di

misurare, nel nostro caso, povertà e ineguaglianza. I due fenomeni non sono di facile

misurazione, sia perché includono anche componenti qualitative, sia per la complessità

dei fenomeni in esame. Nonostante ciò, esistono diverse misure della povertà e

dell’ineguaglianza e nelle pagine che seguono prenderemo in considerazione alcuni

indicatori che hanno ricevuto particolare diffusione e che forniscono indicazioni

fondamentali sui due fenomeni in esame.

Indicatori di ineguaglianza

Iniziamo con la misurazione dell’ineguaglianza che, certamente, pone meno problemi

rispetto alla misurazione della povertà.

Un metodo molto diffuso per misurazione dell’ineguaglianza è quello della curva di

Lorenz. L’idea è semplice: la curva di Lorenz mette in relazione le porzioni di

popolazione con la quantità di ricchezza nazionale che esse detengono.

La curva è costruita all’interno di un quadrato nel quale sul lato inferiore si misura la

percentuale di popolazione, mentre sul lato destro la quantità di reddito. La

popolazione è ordinata dal più povero (sinistra) al più ricco (destra) e perciò, il primo

10% da sinistra, ad esempio, non indica un 10% generico della popolazione, bensì il

10% più povero. Si veda la Figura 6. 19

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Figura 6: Costruzione della curva di Lorenz.

70% Redditi

40%

10%

25% 80% 90%

Popolazione

In essa sono rappresentati tre punti: il primo indica che il 25% più povero della

popolazione ha il 10% del totale della ricchezza nazionale; il secondo punto indica che

l’80% più povero della popolazione ha il 40% del reddito nazionale; il terzo punto,

infine, rappresenta che il 90% più povero della popolazione ha il 70% del reddito

nazionale (tale punto indica anche, per sottrazione, che il 10% più ricco della

popolazione ha il 30% della ricchezza nazionale). Unendo tutti i punti si ottiene la

curva di Lorenz (Figura 7).

Figura 7: Curva di Lorenz. 70% Redditi

40%

10%

25% 80% 90%

Popolazione

Quanto più la curva è vicina alla diagonale del quadrato, tanto minore è

l’ineguaglianza; se tutti avessero lo stesso reddito, la curva di Lorenz coinciderebbe con

la diagonale del quadrato che, infatti, viene anche detta “retta di equi-distribuzione”.

Al contrario, quanto più la curva di Lorenz è vicina ai lati (inferiore e destro) del

quadrato, tanto maggiore è l’ineguaglianza.

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rappresentazione grafica

La curva di Lorenz ha l’indubbio vantaggio di fornire una

mediata del grado di ineguaglianza e dà anche informazioni utili su determinati

im

percentili di popolazione: si pensi ad affermazioni quali, ad esempio: “Il 10% per cento

più ricco della popolazione possiede il 40% della ricchezza nazionale”. Tuttavia, nel

fare i confronti fra due Paesi (o fra uno stesso Paese in due tempi differenti), la curva di

Lorenz ha due difetti. a in grado di dirci quale dei due Paesi ha una distruzione più

Il primo è, sebbene si

perequata del reddito, non è in grado di dirci di quanto. Ad esempio, nel caso della

s

Figura 8, possiamo affermare che l’ineguaglianza è maggiore nel Paese B rispetto al

Paese A (poiché la curva blu è più vicina alla retta di equi-distribuzione), ma non di

possiamo affermare di quanto (è doppia? è tripla?).

Figura 8: Confronti fra Paesi.

Paese A Paese B Lorenz è che, confrontando due Paesi,

Un secondo problema che si ha con la curva di

n

on sempre è in grado di stabilire in quale dei due vi sia il maggiore grado di

ineguaglianza. Si veda la Figura 9. In questo caso (a differenza di quello rappresentato

in Figura 8) non possiamo stabilire in quale dei due Paesi vi sia maggiore

ineguaglianza, poiché quando due curve di Lorenz si intersecano, non è possibile

stabilire quale delle due identifichi il maggiore grado di ineguaglianza.

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Figura 9: Confronti fra Paesi.

Paese C Paese D

Per ovviare ad entrambe queste lacune della curva di Lorenz, si fa uso di un

coefficiente che è calcolato proprio a partire dalla curva di Lorenz: il coefficiente di

Gini. Il metodo di calcolo del coefficiente di Gini è illustrato nella Figura 10.

Figura 10: Curva di Lorenz e coefficiente di Gini.

A

Area B

Area

La curva di Lorenz divide la metà del quadrato in due aree: l’area A, compresa fra

curva di Lorenz e la retta di equi-distribuzione; l’area B compresa fra la curva di

Lorenz e i lati inferiore e destro del quadrato.

Il coefficiente di Gini è dato dal rapporto fra l’area A e la somma delle due aree:

A

=

Gini

(1) +

A B 22


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo del Prof. Andrea Billi. Trattasi di dispense a cura del professore all'interno delle quali sono affrontati i seguenti argomenti: le caratteristiche del sottosviluppo, il concetto di povertà e le sue varie tipologie, il concetto di ineguaglianza ed il suo rapporto con povertà e sviluppo, i principali indicatori di povertà e ineguaglianza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Billi Andrea.

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