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Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative {PAGE }

6. People will eat better and enjoy better health

There is a strong correlation between economic growth, rising income levels,

• and caloric intake

The story of Japanese and Koreans in the 1960s, 1970s, and 1980s.

• China now poised for a 30% increase in caloric intake in coming 20 years.

• Also, richer societies eat more meat, so demand for animal feed increases

• rapidly.

Food Demand Rises with per capita income

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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7. Demand for natural resources will grow; put strain on the environment

Oil demand projected to grow 50% in the next 20 years

• But China cannot use oil as U.S. and Europe do

• Growing demands for steel, aluminum, copper, minerals, water

• Pressing need for alternate fuels, new transportation technology

Steel Production, Millions of tons

Sources: International Iron and Steel Institute, Japan Iron and Steel Federation, Barra-

clough: Steelmaking, Hogan: The Economic History of the Iron and Steel Industry in the

U.S, Hudson & Sadler: The International Steel Industry

World CO2 Emissions Are Rising and Asia is the Biggest Polluter

Source: Energy Information Agency, U.S. Department of Energy

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative {PAGE }

8. “New Energy Equation”: 4 New Forces Reshaping Energy Views

Economic forces (higher prices, state oil companies)

• Growing foreign policy concerns (Iran, Venezuela)

• Energy security (Persian Gulf, etc.)

• Environmental concerns/global warming.

9. New global industry structures emerging

Winners: big companies and small companies

• Network of small companies inter-linked with big companies

• New “business ecosystems” flourishing, separated by distance, but linked by

• email, computer networks, video conferences.

10. Management shifts from art to science

More complex business systems cannot be run by “gut instinct.”

• Good managers will take scientific approach to running businesses and even

• family farms

Need improved technology and statistical control systems to run institutions.

Key Energy Policy Initiatives for Biofuels in the U.S.

President George W. Bush (State of the Union)

• Set mandatory fuels standard to require 35 billion gallons of renewable and

• alternative fuels in 2017

Securing America’s Future Energy (SAFE)

• Require 10% annual increases in the production of Flex-Fuel Vehicles so that

• all major production models are compatible with rich ethanol blends by 2015.

Hillary Clinton (National Press Club, May 23, 2006)

• Accelerate the spread of ethanol to half of the nation’s gas stations by 2015 by

• offering a 50% tax credit for station owners who install ethanol pumps.

Barack Obama (Chicago, April 3, 2006)

• Make every new car in America flex-fuel within a decade (if installed before

• the decade is up, provide $100 tax credit) – Offer consumers 35 cents tax credit

for every gallon of E85.

Key Energy Policy Initiatives for Biofuels in the EU

European Commission (Strategic European Energy Review)

• Proposes 20% of energy requirements come from renewable energy

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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Biofuels to make up 10% of vehicle fuels by 2020

• Develop more sustainable biofuels

• Italy (Budget 2007)

• New quota of 180,000 tonnes of biodiesel

• French President Jacques Chirac

• 10% of French fuel production to come from vegetables by 2015.

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What Does the Future Hold?

2 billion people soon will eat better, consume more calories of food – positive

• market potential

Biggest potential, however, is biofuel development. Has been boosted by

• farmer-friendly agricultural policies.

As biofuel volumes ramp up, many challenges:

• Subsidy costs getting more expensive

• Demand driving up food prices – political reactions

• Pressure for global trade flows in biofuels, fewer tariffs, trade barriers

• Over time underlying economics and efficiency will determine winners and

• losers.

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

{PAGE } Capitolo 11

Politica Ambientale della U.E.

Quadro delle Politiche Ambientali

La metà della superficie dell’Unione europea (UE) è adibita all’agricoltura. Ciò è sufficiente a dimostrare

l’importanza che l’attività agricola riveste per l’ambiente naturale dell’UE. L’interazione fra agricoltura e natura è

profonda. Nel corso dei secoli l’agricoltura ha contribuito alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà

di habitat seminaturali di elevato pregio. Al giorno d’oggi sono proprio questi habitat che plasmano la

maggioranza dei paesaggi dell’UE ed ospitano molte specie della sua ricca fauna selvatica. L’agricoltura è inoltre

fonte di reddito per una comunità rurale diversificata che non soltanto rappresenta un bene insostituibile della

cultura europea ma svolge anche un ruolo fondamentale nel preservare l’equilibrio dell’ambiente.

I legami esistenti fra la ricchezza dell’ambiente naturale e le pratiche agricole sono complessi. Mentre la

salvaguardia di molti habitat di grande pregio in Europa è affidata all’agricoltura estensiva, dalla quale dipende

anche la sopravvivenza di una grande varietà di animali selvatici, le pratiche agricole possono anche incidere

negativamente sulle risorse naturali.

L’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, la frammentazione degli habitat e la scomparsa della fauna

selvatica possono essere frutto di pratiche agricole e di un utilizzo della terra inappropriati. È per questa ragione

che le politiche dell’UE, segnatamente la politica agricola comune (PAC), miranosempre più a prevenire i rischi di

degrado ambientale, incoraggiando al tempo stesso gli agricoltori a continuare a svolgere un ruolo positivo nella

salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente grazie a misure mirate di sviluppo rurale e contribuendo a garantire la

redditività dell’agricoltura nelle diverse regioni dell’UE.

Il presente dossier d’informazione illustra il significativo contributo apportato dalla PAC alla sostenibilità

ambientale (Sezione 1) e il ruolo svolto da altre misure politiche e normative nel coadiuvare l’UE ad uniformarsi

agli scopi ed agli obiettivi globali di sostenibilità ambientale (Sezione 2). Alcune delle principali tappe figurano nel

riquadro n. 1.

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La politica agricola a favore dell’ambiente

L’agricoltura è un’attività il cui significato trascende la produzione pura e semplice di generi alimentari. Durante

l’intera catena produttiva si verificano processi che possono ripercuotersi sull’ambiente naturale. Ad esempio,

l’uso eccessivo di antiparassitari e di fertilizzanti, pratiche inadatte di bonifica o di irrigazione, come pure un alto

grado di meccanizzazione o un utilizzo improprio della terra possono portare al degrado ambientale.

L’abbandono delle attività agricole, tuttavia, può anche mettere a repentaglio il patrimonio ambientale dell’UE in

quanto rischiano di scomparire gli habitat seminaturali, nonché la biodiversità ed il paesaggio ad essi correlati. La

PAC cerca di tener conto di questi fattori.

Il processo d’integrazione degli obiettivi ambientali nella politica agricola ha avuto inizio negli anni ’80. Da

allora, la PAC ha man mano subito una serie di adeguamenti che le hanno consentito di contribuire in modo più

efficace agli obiettivi di sostenibilità. Uno degli obiettivi della PAC è quello di aiutare l’agricoltura a svolgere il suo

ruolo multifunzionale nella società attraverso la produzione di alimenti sicuri e sani, l’aiuto allo sviluppo

sostenibile delle zone rurali, la protezione e la promozione dell’ambiente agricolo e della sua biodiversità. La

comunicazione della Commissione europea del 1999 «Orientamenti per un’agricoltura sostenibile» sottolineava

l’importanza di integrare la problematica ambientale nella PAC. La riforma PAC del 2003 è il passo più recente in

questa direzione.

«Per una PAC più verde»

Negli anni ’90 due sono le principali riforme della PAC che hanno tenuto in sempre maggiore considerazione

l’importanza dell’aspetto ambientale dell’agricoltura.

Le riforme del 1992 hanno segnato una svolta nella politica agricola dell’UE, non da ultimo, in termini di

integrazione della problematica ambientale. I prezzi garantiti per i cereali e le carni bovine hanno subito una

riduzione ed i limiti di produzione sono rimasti stazionari o sono addirittura aumentati per alcuni prodotti. Sono

stati introdotti gli aiuti diretti agli agricoltori. Sono state adottate alcune importanti misure ad hoc per incoraggiare

un tipo di agricoltura rispettoso dell’ambiente quali, ad esempio, il regolamento agroambientale (cfr. riquadro 2

per ulteriori particolari) e l’introduzione dei premi all’estensificazione corrisposti ai produttori di carni bovine

chechiedono aiuti finanziari per basse densità di bovini. «Agenda

La riforma PAC del 1999 – che si iscrive nel pacchetto di riforme comunitarie 2000» – ha portato

avanti tali iniziative. Oltre a continuare a riformare la politica di sostegno del mercato, essa ha riorganizzato la

PAC in due settori di attività:

• politica di mercato (denominata «primo pilastro» della PAC);

• sviluppo sostenibile delle zone rurali (o «secondo pilastro»).

Due sono i principali strumenti legislativi che hanno reso possibile l’integrazione della problematica ambientale

nelle riforme PAC del 1999. Il primo, noto come «regolamento orizzontale» (in quanto si applica a tutti gli aiuti

diretti previsti a norma della PAC), stabilisce che nell’applicazione delle misure del primo pilastro si tenga conto

degli obiettivi ambientali; l’altro, denominato «regolamento sullo sviluppo rurale», consolida le misure

agroambientali esistenti integrandole con altre, includendo in tal modo il secondo pilastro della PAC

I concetti basilari del nuovo approccio sono: la «condizionalità», il «sostegno diretto ai redditi», la «buona

pratica agricola» e la «modulazione» (cfr. spiegazioni nel riquadro n. 3).

Agenda 2000 ribadisce che i regimi agroambientali sono obbligatori per gli Stati membri, mentre sono

facoltativi per gli agricoltori e stabiliti su base contrattuale.

Gli Stati membri, del resto, sono tenuti ad includere codici di buona pratica agricola nei loro piani di sviluppo

rurale (nel quadro del secondo pilastro).

La PAC e l’ambiente in futuro

La riforma PAC del 2003 fa fare un salto di qualità all’integrazione ambientale. La riforma introduce il

disaccoppiamento della maggior parte degli aiuti diretti dalla produzione. Ciò si traduce nella riduzione di molti

degli incentivi accordati alla produzione intensiva, che sono stati all’origine dell’aumento dei rischi ambientali.

La condizionalità e la modulazione diventano obbligatori e quest’ultima consente un ulteriore aumento dei

fondi disponibili per finanziare misure a titolo del secondo pilastro. La condizionalità obbligatoria si fonda su un

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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sistema di norme europee vincolanti in materia di ambiente, sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali

a livello delle aziende agricole. I beneficiari di aiuti diretti saranno inoltre tenuti a mantenere tutte le superfici

agricole in buone condizioni dal punto di vista sia agricolo che ambientale.

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Zone svantaggiate più verdi

Le zone svantaggiate sono zone dell’UE in cui le condizioni fisiche e naturali sono all’origine di una bassa

produttività agricola. Il 56% dei terreni agricoli dell’UE è definito zona svantaggiata (cifre del 1998). L’UE

riconosce la necessità di adoperarsi in modo particolare per sostenere gli agricoltori delle zone svantaggiate in

considerazione del ruolo vitale – sia dal punto di vista ambientale che sociale – che essi svolgono nelle suddette

aree.

Il sistema di versare indennità compensative agli agricoltori e di offrire loro condizioni favorevoli in materia di

aiuti agli investimenti, messo in atto da molto tempo proprio in riconoscimento dei suddetti svantaggi naturali, è

stato rafforzato nell’Agenda 2000 ed inserito nel quadro delle misure di sviluppo rurale. Uno degli obiettivi

fondamentali del sistema consiste nel garantire il sussistere delle attività agricole nelle zone svantaggiate, allo

scopo di preservare la bellezza dei paesaggi e gli habitat che costituiscono un bene prezioso dal punto di vista

ambientale.

Le indennità compensative di cui godono le zone svantaggiate vengono ormai corrisposte in funzione della

superficie e non della produzione. Questo cambiamento, introdotto con Agenda 2000, mette fine agli incentivi ad

un’agricoltura intensiva e contribuisce ad evitare ripercussioni negative sull’ambiente, quali un eccessivo

sfruttamento dei pascoli. Il versamento degli aiuti alle zone svantaggiate è subordinato al rispetto, da parte degli

agricoltori, di talune condizioni di ordine ambientale; per poter beneficiare dei suddetti aiuti essi devono mettere

in atto buone pratiche agricole compatibili con la necessità di tutelare l’ambiente e di salvaguardare il paesaggio.

Agenda 2000 ha inoltre aggiunto alle zone svantaggiate le «zone soggette a vincoli ambientali», nelle quali gli

agricoltori sono soggetti a vincoli per quanto riguarda l’utilizzo agricolo. La misura si incentra sulle zone prese in

considerazione da Natura 2000. Nel 2002, il contributo UE per le zone svantaggiate e per quelle soggette a vincoli

ambientali ammontava a 924 milioni di euro (ossia il 21% circa della spesa del FEAOG-garanzia destinata allo

sviluppo rurale). La mappa n. 1 illustra la situazione delle zone svantaggiate nel 1997 (anno della rilevazione più

recente).

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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Figura { SEQ Figura \* ARABIC }

Attività silvicole

L’imboschimento dei terreni agricoli è diventato parte integrante della politica agricola. La silvicoltura, se

correttamente gestita, può avere un impatto significativo e positivo sul paesaggio naturale e sulla biodiversità. I

boschi contribuiscono anche a controbilanciare l’«effetto serra» e la minaccia del surriscaldamento del pianeta. La

gestione delle foreste costituisce inoltre una fonte alternativa di reddito e di occupazione per le zone rurali,

soprattutto nelle terre più marginali. Agenda 2000 ha potenziato gli incentivi finanziari agli agricoltori che

convertono terreni agricoli in zone boschive. La PAC sostiene anche il miglioramento dello stato delle foreste,

l’attuazione di misure di tutela contro gli incendi boschivi e l’erezione di barriere frangivento (importanti nel

contrastare l’erosione del suolo). Gli obiettivi principali sono il mantenimento della stabilità ecologica dei boschi e

la ricostituzione di quelli danneggiati.

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L’agricoltura e le principali tematiche ambientali

La politica di integrazione della dimensione ambientale nella PAC rientra in un più vasto processo inteso ad

affrontare preoccupazioni ambientali a livello locale, regionale, nazionale e addirittura mondiale. Tali

preoccupazioni riguardano il cambiamento climatico, l’inquinamento provocato da nitrati e antiparassitari, la

salvaguardia del suolo, la gestione delle risorse idriche e la conservazione della biodiversità. Queste tematiche

sono intimamente correlate e il processo di integrazione di Cardiff ammette l’importanza dell’integrazione

orizzontale di tutte le politiche settoriali dell’UE.

L’agricoltura e il cambiamento climatico (Protocollo di

Kyoto dell’ONU - 1997)

L’agricoltura accresce i problemi dei gas a effetto serra (GHG). Vero è, tuttavia, che essa potrebbe anche

contribuire a fornire soluzioni alle sfide dell’UE in materia di cambiamento climatico. Nel marzo 2000, la

Commissione ha lanciato il programma europeo per il cambiamento climatico . Esso contiene piani relativi al

3

modo in cui l’UE manterrà gli impegni assunti nel protocollo di Kyoto per ridurre entro il 2012 le emissioni di

GHG dell’8%. Tre sono le principali fonti di emissioni GHG causate dall’agricoltura:

• Emissioni di N2O (ossido di azoto) dal suolo, ascrivibili principalmente all’utilizzo di concimi azotati;

• Emissioni di CH4 (metano) dovute alla fermentazione enterica – il 41% di tutte le emissioni di CH4 nell’UE

proviene dal settore agricolo;

• Emissioni di CH4 e di N2O dovute alla gestione del letame.

I gruppi di lavoro della Commissione sull’agricoltura e sui cosiddetti «carbon sinks», o «serbatoi di carbonio»

(connessi ai terreni agricoli ed alla silvicoltura) stanno valutando quali possano essere gli strumenti più efficaci per

affrontare i problemi dei GHG nel settore agricolo, nonché il modo in cui l’agricoltura potrebbe incidere

positivamente sulla soluzione di altri problemi. Fra le misure che vengono prese in considerazione ricordiamo:

incoraggiare l’utilizzo di fertilizzanti più efficaci per ridurne l’uso complessivo, processo già avviato nel quadro

dell’esistente legislazione sui nitrati [la direttiva comunitaria sui nitrati ]; introdurre il compostaggio e taluni

4

miglioramenti nei sistemi di digestione anaerobica (ad esempio per la produzione di biogas) per risolvere il

problema dei sottoprodotti e dei materiali di scarto biodegradabili; dare nuova enfasi alla produzione della

biomassa, alla lavorazione del terreno basata su principi di tutela dell’ambiente e all’agricoltura biologica.

L’ulteriore sviluppo della biomassa agricola e rinnovabile potrebbe contribuire a ridurre le emissioni causate

dall’energia e dai trasporti, giovando al settore agricolo.

Le colture energetiche sono state prodotte su terreni messi a riposo ma si è ritenuto necessario ricorrere a

misure supplementari. Così, la riforma PAC del 2003 introduce un sistema di «credito energetico» che offre

incentivi finanziari agli agricoltori per produrre biomassa.

Nitrati

La direttiva comunitaria sui nitrati è stata introdotta nel 1991 con due obiettivi principali: diminuire

l’inquinamento delle acque causato dai nitrati provenienti da fonti agricole e prevenire ulteriore inquinamento. La

direttiva è gestita dagli Stati membri e comporta: controllo della qualità dell’acqua in relazione all’agricoltura;

designazione delle zone vulnerabili ai nitrati; definizione dei codici (volontari) di buona pratica agricola e delle

misure (obbligatorie) da attuare in programmi di azione destinati alle zone vulnerabili ai nitrati. Per tali zone, la

direttiva definisce anche un limite massimo di azoto proveniente dal letame che può essere cosparso per ettaro:

170 kg. N/ha per anno.

I codici di buona pratica agricola includono attività quali i periodi di applicazione, l’utilizzo di fertilizzanti

nelle zone site in prossimità di corsi d’acqua e su terreni in pendio, metodi di conservazione del letame, metodi di

spargimento, di rotazione delle colture nonché altre misure di gestione dei terreni. I programmi di azione devono

COM(2000) 88 def.

3 Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991 (GU L 375 del 31.12.1991)

4

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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prevedere misure obbligatorie relative a periodi di divieto dell’applicazione di determinati tipi di fertilizzanti,

capacità dei depositi per effluenti, limitazioni all’applicazione di fertilizzanti (su pendii ripidi; su terreni saturi

d’acqua, inondati, gelati o coperti di neve; nelle vicinanze di corsi d’acqua), nonché altre misure definite nei codici

di buona pratica agricola.

Le zone vulnerabili ai nitrati rappresentano circa il 37% della superficie complessiva dell’Europa dei 15 (1,2

milioni di km 2 su un totale di 3,7 milioni di km 2), cfr. mappa n. 2. L’applicazione della direttiva da parte degli

Stati membri è un processo di una certa complessità. Finora, solo una minoranza di Stati membri ha applicato

appieno la direttiva e la Commissione ha avviato diversi procedimenti di infrazione avverso gli Stati membri per

mancata applicazione. Abbinare la buona pratica agricola al rispetto delle norme vincolanti in materia di ambiente

(incluse quelle relative alla direttiva comunitaria sui nitrati), com’è stabilito nel quadro del secondo pilastro della

PAC, può contribuire al miglioramento dell’applicazione da parte degli Stati membri.

Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie che scaturiscono dall’applicazione della

direttiva sui nitrati rientra nel quadro delle misure sulla condizionalità rafforzata.

Antiparassitari

Gli antiparassitari adoperati in agricoltura sono generalmente definiti prodotti fitosanitari. Essi proteggono le

piante o i prodotti vegetali dai parassiti. Il loro uso è diffuso in agricoltura a causa dei vantaggi economici che se

ne traggono – per combattere i parassiti delle colture e ridurre la concorrenza delle erbe infestanti — migliorando

così la resa e garantendo la qualità, l’affidabilità e il prezzo del prodotto. Il ricorso agli antiparassitari, tuttavia,

comporta alcuni rischi poiché quasi tutti possiedono proprietà specifiche che possono renderli pericolosi per la

salute e l’ambiente se non se ne fa un uso appropriato. Gli effetti nocivi sulla salute sia umana che animale

possono derivare dall’esposizione diretta (come nel caso degli operai dell’industria di prodotti fitosanitari e degli

operatori che li applicano) e dall’esposizione indiretta (ad esempio attraverso i loro residui nei prodotti agricoli o

nell’acqua potabile, oppure dall’esposizione di astanti o di animali alle sostanze portate dal vento). Il suolo e

l’acqua possono essere inquinati tramite le sostanze portate dal vento, la dispersione di antiparassitari nel terreno

e la fuoriuscita dei medesimi durante o dopo le operazioni di pulitura delle attrezzature oppure anche attraverso

l’eliminazione non controllata dei medesimi. L’UE cerca di garantirne un uso corretto, ne disciplina l’utilizzo in

modo da minimizzarne l’impatto negativo sull’ambiente ed informa il pubblico sulle tematiche relative al loro uso

ed agli eventuali residui.

Esiste una normativa UE relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari, all’immissione sul mercato

dei biocidi e sulla fissazione delle quantità massime di residui negli alimenti. L’UE delibera anche in materia di

protezione della qualità delle acque in relazione agli antiparassitari. La direttiva quadro in materia di acque

istituisce un quadro integrato per la valutazione, il controllo e la gestione di tutte le acque di superficie e le acque

sotterranee in base al loro stato ecologico o chimico. La direttiva stabilisce che si prendano misure per ridurre od

eliminare le emissioni, gli scarichi e le perdite di sostanze pericolose, per la protezione delle acque di superficie.

Nel 2001 è stato redatto l’elenco di 33 sostanze prioritarie, 13 delle quali entravano a far parte della composizione

di prodotti fitosanitari.

Le misure agroambientali sono finalizzate a sostenere gli imprenditori agricoli che si impegnano ad annotare in

appositi registri l’impiego effettivo degli antiparassitari, a fare minor uso di questi ultimi nella protezione del

suolo, dell’acqua, dell’aria e della biodiversità, a ricorrere a tecniche integrate di gestione degli organismi nocivi

ed a riconvertirsi verso metodi di agricoltura biologica. Il sesto programma comunitario di azione in materia di

ambiente si concentra sulla necessità di incoraggiare gli agricoltori a cambiare il loro uso di prodotti fitosanitari.

La comunicazione della Commissione «Verso una strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi»

prosegue in tale direzione e suggerisce diverse misure possibili quali la definizione di piani nazionali per ridurre i

pericoli, i rischi e la dipendenza dalla lotta chimica.

In esito a consultazioni con le parti interessate, la Commissione presenterà proposte per una strategia atta a

migliorare l’uso degli antiparassitari nell’agricoltura. La condizionalità rafforzata, prevista dalla riforma PAC del

2003, include il rispetto delle norme obbligatorie derivanti dall’applicazione della normativa UE relativa

all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.

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Protezione del suolo

I processi di degrado del suolo quali la desertificazione, l’erosione, la diminuzione di materia organica presente

nel suolo, la contaminazione (ad esempio da metalli pesanti), l’impermeabilizzazione, la compattazione, la

diminuzione della biodiversità e la salinizzazione possono far sì che il suolo perda la capacità di adempiere alle

sue principali funzioni. Tali processi di degrado possono essere causati da pratiche agricole inadatte quali una

concimazione non equilibrata, un’eccessiva estrazione di acque sotterranee a fini di irrigazione, l’uso improprio di

antiparassitari, il ricorso a macchinari pesanti oppure il sovrappascolamento. Il degrado del suolo può essere

provocato anche dall’abbandono di talune pratiche agricole; ad esempio, una maggiore specializzazione verso la

coltura in pieno campo è stata spesso accompagnata dall’abbandono di sistemi tradizionali di rotazione delle

colture e concimazione con sovescio, pratiche che in passato hanno contribuito a ripristinare il contenuto di

materia organica del suolo.

Il sesto programma di azione in materia di ambiente sottolinea la necessità di una strategia UE relativa alla

protezione del suolo. Esso integrerebbe vari programmi nazionali di protezione del suolo che si concentrano sulle

esigenze specifiche delle condizioni topografiche e climatiche. La comunicazione della Commissione «Verso una

definisce gli elementi fondamentali dell’azione comunitaria per

strategia tematica per la protezione del suolo» 5

arginare il degrado del suolo. Essa definisce iniziative a livello nazionale, individuando le lacune che potrebbero

essere colmate a livello comunitario, oltre a delineare le possibili azioni, inclusa una nuova normativa sull’uso di

fanghi di depurazione in agricoltura e di compost, una proposta legislativa sul monitoraggio del suolo e relativo

scadenzario.

Le misure agroambientali offrono l’opportunità di favorire l’accumulo di materia organica nel suolo,

l’arricchimento della diversità biologica, la diminuzione dell’erosione del suolo, della contaminazione e della

compattazione. Dette misure includono aiuti all’agricoltura biologica, pratiche ecologiche di lavorazione del terre-

no, protezione e mantenimento delle terrazze, impiego più sicuro degli antiparassitari, gestione integrata delle

colture, gestione dei sistemi di pascolo a scarsa intensità, abbassamento della densità del bestiame ed uso del

compost certificato.

Con la riforma PAC del 2003, la condizionalità rafforzata comprende il rispetto dei criteri di buona pratica

agricola e delle condizioni ambientali finalizzate alla protezione del suolo dall’erosione ed al mantenimento della

materia organica nel suolo e della struttura del suolo.

Gestione delle risorse idriche

L’agricoltura attinge in misura significativa alle risorse idriche in Europa; l’uso a fini agricoli dell’acqua costituisce

infatti il 30% circa dell’utilizzo complessivo. Nella maggior parte dei paesi dell’Europa meridionale (dove

costituisce un elemento fondamentale) l’irrigazione rappresenta oltre il 60% dell’uso dell’acqua; negli Stati membri

settentrionali essa va da zero fino al 30% e oltre. La quantità di acqua adoperata a fini di irrigazione dipende da

fattori quali il clima, il tipo di coltura, le caratteristiche del suolo, la qualità dell’acqua, le pratiche di coltivazione

ed i metodi di irrigazione. Sia come aggiunta artificiale alla disponibilità naturale, sia come compensazione alla

variabilità stagionale delle piogge, l’irrigazione consente il miglioramento della produttività delle colture e la

diminuzione dei rischi associati a periodi di siccità, rendendo possibile la coltivazione di colture più redditizie.

Tuttavia, l’irrigazione è anche fonte di numerose preoccupazioni di carattere ambientale, quali l’eccessiva

estrazione di acqua dalle falde acquifere sotterranee, il fenomeno dell’erosione provocato dall’irrigazione, la

salinizzazione del suolo, l’alterazione di habitat seminaturali preesistenti e conseguenze secondarie dell’intensi-

ficazione della produzione agricola consentita dall’irrigazione.

Nel 2000, la Commissione ha adottato la comunicazione «politiche di tariffazione per una gestione più

. Tale comunicazione enuncia i principi fondamentali delle politiche idriche,

sostenibile delle riserve idriche» 6

senza dimenticare di promuovere l’utilizzo sostenibile delle risorse idriche. Essa sottolinea altresì la necessità che

le politiche di tariffazione dei servizi idrici riflettano l’intera gamma dei costi connessi alla fornitura e all’utilizzo

di acqua. Questo principio è stato inserito di pieno diritto nella direttiva quadro in materia di acque, la quale

richiede che gli Stati membri assicurino, al più tardi nel 2010, che le politiche di tariffazione dei srvizi idrici

COM(2002) 179 def.

5 COM(2000) 477 def.

6

Capitolo 10 - Ambiente ed energie alternative

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forniscano adeguati incentivi agli utenti affinché essi facciano ricorso alle risorse idriche in modo razionale e che i

vari settori economici contribuiscano al recupero dei costi dei servizi idrici, inclusi quelli relativi all’ambiente e alle

risorse.

Nel quadro delle misure di sviluppo rurale (cfr. sezione 1), la PAC sostiene gli investimenti intesi a migliorare

lo stato delle infrastrutture di irrigazione e a consentire agli agricoltori di passare a tecniche di irrigazione più

efficienti (quali l’irrigazione a goccia) che richiedono l’estrazione di minori quantità d’acqua. Inoltre, i regimi

agroambientali includono impegni a ridurre i volumi di irrigazione e ad adottare tecniche di irrigazione più

efficaci.

Con la riforma PAC del 2003, il rispetto delle norme obbligatorie che scaturiscono dall’applicazione della

è inserito nel quadro della condizionalità rafforzata.

direttiva sulle acque sotterranee 7

Conservazione della biodiversità

Negli ultimi decenni, il tasso di diminuzione e persino di scomparsa di talune specie e relativi habitat, ecosistemi e

geni (in altri termini della biodiversità) è aumentato in tutto il mondo. Il mantenimento della biodiversità è un

elemento essenziale della sostenibilità a lungo termine dell’agricoltura. La Comunità europea è parte contraente

della convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, ratificata nel dicembre 1993. Nel 1998, l’UE ha adottato

una strategia comunitaria per la diversità biologica. L’obiettivo globale della strategia è risalire alle cause della

drastica riduzione o perdita di biodiversità. Nel marzo 2001, la Commissione ha adottato un piano d’azione a

. Ufficialmente lanciato dall’UE nel 2002, esso individua le priorità concrete

favore della biodiversità in agricoltura 8

all’interno della PAC per la conservazione della biodiversità e l’uso sostenibile, ad esempio in merito a: pro-

mozione di metodi estensivi di produzione; sviluppo di sane pratiche agricole che tengano conto della

biodiversità; gestione sostenibile delle risorse naturali inclusi fattori lineari (siepi, corridoi necessari alla fauna

selvatica); azioni finalizzate a preservare specie animali o varietà vegetali locali oppure minacciate; azioni mirate,

intese a conservare l’agro-biodiversità nei paesi dell’allargamento. Tutte queste misure devono godere del

sostegno della ricerca, della formazione e dell’istruzione. La riforma PAC del 2003 potenzia le misure intese a

conservare la biodiversità. Così, la condizionalità rafforzata includerà il rispetto delle norme obbligatorie derivanti

dall’applicazione della direttiva concernente la conservazione degli uccelli selvatici e della direttiva relativa alla

9

conservazione degli habitat e comprende i requisiti attinenti alla conservazione degli habitat. Inoltre, godranno

10

di sostegno rafforzato le aree soggette a vincoli ambientali derivanti dall’applicazione della direttiva concernente

la conservazione degli uccelli selvatici e della direttiva relativa alla conservazione degli habitat (Natura 2000).

Risorse genetiche in agricoltura

L’UE ha adottato alcune misure relative alla conservazione delle risorse genetiche. Il regolamento n. 1467/94 del

Consiglio, del 20 giugno 1994, concernente la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione delle

risorse genetiche in agricoltura, ha adottato un programma comunitario di azioni. Tale programma ha costituito la

risposta della Commissione alle risoluzioni del Parlamento europeo che avevano evidenziato il problema

dell’erosione genetica.

Organismi geneticamente modificati (OGM)

La legislazione UE relativa agli OGM è in vigore fin dai primi anni ’90 e tale quadro giuridico è stato man mano

sottoposto ad ampliamenti e miglioramenti. La legislazione specifica è finalizzata a tutelare la salute dei cittadini e

l’ambiente dando vita nel contempo ad un mercato unificato per la biotecnologia. Una parte significativa della

legislazione UE in materia di OGM comprende l’emissione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente.

Direttiva 80/68/CEE del Consiglio, concernente la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe

7

sostanze pericolose (GU L 20 del 26.1.1980).

COM (2001) 162 def.

8 Direttiva 79/409/CEE (GU L 103 del 25.4.1979).

9 Direttiva 92/43/CEE del Consiglio (GU L 206 del 22.7.1992).

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo sostenibile del prof. Antonio Piccinini all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: la sostenibilità ambientale, i cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale, i consumi energetici, le fonti di energia, i biocarburanti, la politica ambientale dell'Unione Europea ed il Protocollo di Kyoto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinini Antonio.

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