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il nuovo potere sospensivo del giudice dell’opposizione ...

tela più attenuata, ma pur sempre presente, si registrava anche con riguardo

alle espropriazioni mobiliari, per le quali l’art. 580 c.p.c. disponeva che se, in

linea generale, l’opposizione non sospendeva l’esecuzione o la continuazione

del pignoramento, ciò invece avveniva qualora il titolo esecutivo fosse stato

costituito da una sentenza contumaciale (6). Anche il codice di commercio e,

successivamente, la l. camb. (7), stabilivano che l’opposizione al precetto

cambiario non sospendeva l’esecuzione, ma che il giudice poteva, ad istanza

dell’opponente, sospendere in tutto o in parte gli atti esecutivi, previo versa-

mento di una cauzione.

Per altro verso, l’impossibilità, a fronte della disciplina disegnata dal le-

gislatore del Quaranta, di ottenere un provvedimento sospensivo prima del-

l’inizio dell’esecuzione in senso stretto, si risolveva in una disparità di tratta-

mento rispetto al caso di vera e propria impugnazione del titolo esecutivo, in

cui il giudice può pronunciare un’inibitoria processuale, con conseguente so-

spensione dell’efficacia esecutiva del titolo stesso (8).

I tentativi di superare tale discrasia ed estendere detta possibilità anche

all’opposizione a precetto, sostenendo che «il giudice davanti al quale è im-

pugnato il titolo esecutivo» di cui all’art. 623 c.p.c. fosse anche il giudice del-

l’opposizione all’esecuzione (9), sono falliti, atteso che tale rimedio non è as-

similabile ad un’impugnazione del titolo esecutivo (10), essendo questa sem-

plicemente finalizzata ad evitare che, nonostante l’accertamento del diritto

del creditore cristallizzato nel titolo, l’esecuzione produca conseguenze ini-

que per svariate ragioni, eventualmente anche successive alla formazione

del titolo medesimo nel caso della c.d. opposizione di merito (11).

In tale contesto, era stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale la

questione di legittimità del combinato disposto degli artt. 615, 623 e 624 c.p.c.,

ma la Consulta in tre distinte occasioni, pur riconoscendo l’esigenza di tutela,

aveva escluso l’ammissibilità della questione circa il summenzionato quadro

normativo, poiché materia riservata alla discrezionalità del legislatore (12).

(6) C. Furno, op. cit., 19 ss.; G. Scarselli, La condanna con riserva, Milano 1989,

265 ss.; F.P. Luiso, op. loc. cit.

(7) V. art. 64 l. camb., non abrogato neppure dopo l’entrata in vigore del Codice del

1940. Cfr. M. Bove, op. cit., 298.

(8) M. Bove, op. cit., 295 ss.

(9) S. Satta, Commentario al Codice di procedura civile, Milano 1965, vol. III, 501;

F.P. Luiso, op. loc. cit.

(10) C. Furno, op. cit., 75 ss.; M. Bove, op. cit., 296; A.A. Romano, op. loc. ult. cit.

(11) C. Mandrioli, op. cit., 174 ss.

(12) Corte cost. 27 maggio 1992, n. 234, in Foro it. 1993, I, 51; in termini Corte

cost. 19 marzo 1996, n. 81, in Foro it. 1996, I, 1924, con nota critica di E. Fabiani, Op-

posizione a precetto e sospensione dell’esecuzione, il quale censura la decisione, dal sapore

davvero pilatesco, della Consulta, pur a fronte di una riconosciuta esigenza di tutela din-

82 rivista di diritto processuale

La giurisprudenza di legittimità (13) e, sulla scia, anche di merito (14)

aveva trovato un’ulteriore via per ovviare alla lacuna legislativa, enunciando

la possibilità per il debitore di ottenere la sospensione dell’efficacia esecutiva

del titolo prima del pignoramento, mediante il ricorso al rimedio cautelare ati-

pico, in mancanza di un rimedio ad hoc.

De jure condendo, già in passato, nel progetto elaborato dalla commis-

sione Tarzia e, successivamente, anche nel d.d.l Castelli «Modifiche urgenti

al codice di procedura civile», erano state avanzate proposte di modifica atte

ad attribuire al giudice dell’opposizione a precetto uno specifico potere so-

spensivo, che hanno trovato effettiva attuazione con la l. 14 maggio 2005,

n. 80 e la menzionata aggiunta al primo comma dell’art. 615 c.p.c.

3. – A fronte dello scarno dettato legislativo, occorre interrogarsi sulla

reale natura del potere sospensivo e del relativo provvedimento previsto dal-

l’art. 615, co. 1, c.p.c., al fine di correttamente collocarlo nel quadro dei prov-

vedimenti sospensivi in materia di esecuzione. A tale scopo è necessario

prendere le mosse dagli elementi che emergono dal diritto positivo e che, è

bene chiarirlo subito, sono decisamente esigui.

Si inizi con il prendere in considerazione ciò che il legislatore esprime.

Di immediata evidenza è la diversa formulazione utilizzata nell’art. 615,

co. 1, rispetto all’art. 624 c.p.c.: si parla di sospensione dell’efficacia esecu-

tiva del titolo, anziché di sospensione della procedura esecutiva.

Del pari, differente è l’organo competente a pronunciare la sospensione,

ossia il giudice dell’opposizione a precetto – preposto a decidere un procedi-

nanzi alla palese lacuna legislativa. Con riguardo ad una questione di legittimità sollevata

in merito anche all’art. 64 l. camb., v. Corte cost. 28 dicembre 1990, n. 587, in Riv. dir.

proc. 1993, 317 ss. con nota adesiva di M. Fabbri, Sonspensione dell’esecuzione cambiaria

e cauzione, in cui l’autore prende atto dell’impossibilità materiale della Corte, dopo avere

considerato ammissibile la sospensione dell’esecuzione prima dell’inizio di questa con ri-

guardo alla l. camb., di pronunciarsi sull’analoga problematica in relazione agli artt. 615,

623 e 624 c.p.c., in quanto la Corte non era stata investita anche di tale questione.

(13) Cass. 8 febbraio 2000, n. 1372; Cass. 23 febbraio 2000, n. 2051, in Foro it.

2000, I, 1934 e in Riv. dir. proc. 2002, con nota adesiva di R. Metafora, Considerazioni

in tema di sospensione dell’esecuzione e provvedimenti d’urgenza in pendenza di opposi-

zione a precetto; Cass. 22 marzo 2001, n. 4107, in Giur. it. 2002, 504, con nota di C. On-

niboni, Provvedimento d’urgenza e sospensione dell’atto di precetto, descrittiva degli

orientamenti vigenti in argomento e sostanzialmente adesiva alla pronuncia annotata.

(14) Trib. Parma, 26 marzo 2002, in Foro it. 2002, I, 2518. Si segnala, in particolare,

Trib. Rovigo, 19 aprile 2005, in Corriere giur. 2005, 1715, con nota adesiva di C. Onni-

boni, La sospensione del processo esecutivo fra norme vigenti e norme di futura applica-

zione, decisione che ha ritenuto abnorme il provvedimento d’urgenza con cui il debitore

aveva ottenuto la sospensione dell’esecuzione, anziché l’inibitoria nei confronti del credi-

tore a procedere a pignoramento. 83

il nuovo potere sospensivo del giudice dell’opposizione ...

mento di cognizione che costituisce una parentesi distinta, seppure collegata,

rispetto alla procedura esecutiva –, piuttosto che il giudice dell’esecuzione.

Nulla, invece, con specifico riferimento alla fattispecie di cui all’art.

615, co. 1., c.p.c. è esplicitamente precisato dal legislatore quanto al momen-

to esatto in cui l’istanza di sospensione deve essere vagliata dal giudice e ai

possibili rimedi impugnatori contro il relativo provvedimento di accoglimen-

to o di rigetto.

Ed invero, sia l’art. 624 c.p.c., in tema di sospensione per opposizione

all’esecuzione, sia l’art. 616 c.p.c. in punto di provvedimenti sul giudizio di

cognizione introdotto dall’opposizione, nonostante gli sforzi compiuti con la

novella del febbraio 2006 (15), non hanno definitivamente chiarito le questio-

ni e lasciano tuttora ampio margine per ritenere che le due norme si riferisca-

no esclusivamente alla diversa ipotesi di sospensione ad esecuzione già con-

cretamente iniziata.

Circa il frettoloso e non ben riuscito coordinamento tra gli artt. 615 e

624 c.p.c. è stato prontamente enunciato che, ad litteram, i primi due comma

dell’art. 624 c.p.c. concernono direttamente la sola sospensione richiesta in

sede di opposizione dopo il pignoramento (16).

Considerazioni analoghe si possono spendere anche per il disposto del-

l’art. 616 c.p.c., il quale è dedicato ai provvedimenti che il giudice dell’ese-

cuzione deve porre in essere nel momento in cui è portata alla sua conoscen-

za la proposizione dell’opposizione all’esecuzione: atteso che un giudice del-

l’esecuzione può esistere solo ad esecuzione già iniziata, anche in tal caso la

norma non può che riferirsi alla sola opposizione incardinata dopo il primo

atto di esecuzione in senso stretto (17).

In un siffatto contesto normativo, si ha la sensazione che il legislatore,

dopo avere introdotto un potere sospensivo anche in capo al giudice dell’op-

posizione a precetto ed averne sommariamente definito il contenuto in termi-

ni di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, non abbia avuto il corag-

gio, o forse la volontà, di prendere una posizione definita sulla natura – e an-

che su molti altri aspetti – dell’istituto, lasciando tale compito alla perizia del-

l’interprete e della giurisprudenza.

(15) In particolare, con l’omissione del riferimento al solo secondo comma dell’art.

615 in seno all’art. 624, co. 1, c.p.c.

(16) Cosı̀, A.A. Romano, op. loc. cit. Contra R. Oriani, op. cit., 50, il quale reputa

che tale norma si riferisce anche all’opposizione a precetto, ma è in ogni caso costretto a

riconoscere la pessima fattura dell’art. 624 c.p.c., che chiama in causa il giudice dell’ese-

cuzione, là dove nell’ipotesi di cui all’art. 615, co. 1, c.p.c. è il giudice dell’opposizione ad

avere il potere sospensivo. La questione interpretativa sull’effettiva portata dell’art. 624

c.p.c., pertanto, è ancora apertissima.

(17) Cfr. M. Bove, op. cit., 289.

84 rivista di diritto processuale

È, peraltro, possibile, trarre utili indicazioni affrontando la questione

sotto il profilo logico-sistematico.

L’art. 615, co. 1. c.p.c., prescrivendo la sospensione dell’efficacia ese-

cutiva del titolo, utilizza un lessico che riecheggia quello adoperato per le

ipotesi di sospensione della forza esecutiva dei titoli di formazione giudiziale

in sede di impugnazione di merito degli stessi (artt. 283, 351, 373, 401, 431,

447 bis, 407, 649, 668 c.p.c.).

La fattispecie di cui all’art. 615. co. 1 c.p.c., non potrebbe essere,

tuttavia, più diversa. Le doglianze che il debitore può fare valere dinanzi

al giudice dell’impugnazione di merito non sono assolutamente coinci-

denti con quelle che sono oggetto dell’opposizione a precetto, con cui

possono essere invocate solo circostanze attinenti alla esistenza del titolo,

alla idoneità dello stesso a fondare un certo tipo di esecuzione e/o a fon-

darla nei confronti di quel determinato soggetto oppure a fare valere fatti

successivi al giudicato o comunque non deducibili in sede di impugnazio-

ne di merito (18).

Se, dunque, il provvedimento sospensivo del giudice dell’opposizione a

precetto non può essere assimilato ad un’inibitoria processuale, occorre do-

mandarsi quale sia il suo effettivo contenuto, questione correlata anche al

quesito circa la sua natura.

A ben vedere, rispetto alla decisione che è richiesta al giudice dell’op-

posizione, il provvedimento sospensivo si pone in posizione di strumentalità

in vista della fruttuosità della pronuncia conclusiva del procedimento di co-

gnizione instaurato. Precisamente, il provvedimento sospensivo ex art. 615,

co. 1, c.p.c. anticipa gli effetti della (sperata) sentenza di accoglimento del-

l’opposizione all’esecuzione, il cui scopo precipuo non è quello di contestare

nel merito il diritto rappresentato nel titolo esecutivo, quanto, appunto, neu-

tralizzare la forza esecutiva di quest’ultimo. In sostanza, il giudice dell’oppo-

sizione a precetto è stato dotato di un potere cautelare di gestione interinale

del titolo esecutivo e, cosı̀, di inibizione della sua efficacia, al fine di tutelare

il contrapposto interesse del debitore opponente rispetto a quello del creditore

opposto in pendenza dell’opposizione all’esecuzione (19).

(18) G.L. Barreca, op. cit., § 2; A.M. Soldi, in Bucci-Soldi, Le nuove riforme del

processo civile, Padova 2006, 414.

(19) C. Onniboni, op. cit., 1718, svolge considerazioni analoghe, ma di segno con-

trario, con riguardo al provvedimento sospensivo del giudice dell’esecuzione, sostenendo

che detto istituto, nonostante la previsione d’impugnabilità con il reclamo cautelare alla

stregua del nuovo art. 624 c.p.c., continua a mantenere natura di mero atto esecutivo e

non di provvedimento cautelare, posto che unico effetto di tale pronuncia è quello di im-

pedire il compimento di atti esecutivi ulteriori, senza che la medesima abbia effetti ablatori

dell’efficacia esecutiva del titolo. Mi pare, invece, che detti effetti (provvisoriamente) abla-

tori dell’efficacia esecutiva del titolo siano proprio l’oggetto cui si mira, in via di cautelare

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il nuovo potere sospensivo del giudice dell’opposizione ...

Tale soluzione è perfettamente in linea con quelle che erano state indi-

cate come le ragioni poste a giustificazione del progetto elaborato a suo tem-

po dalla Commissione Tarzia e prontamente individuate dai commentatori di

allora, secondo cui il potere cautelare in capo al giudice dell’opposizione a

precetto si configura come un imprescindibile ammennicolo della tutela giu-

risdizionale, in assenza del quale la garanzia di cui all’art. 24 Cost. non sa-

rebbe pienamente assicurata (20).

Ed, anzi, ad ulteriore conferma di quanto poco sopra enunciato, già

allora si affermava anche che il riconoscimento della tutelabilità dell’inte-

resse del debitore a che il proprio patrimonio non subisca vincoli costitui-

sce opportuno bilanciamento del contrapposto potere del creditore di agire

per l’esecuzione forzata (21), cosicché il titolo esecutivo non è più quel

quid che consente al creditore di aggredire il patrimonio dell’esecutato

a prescindere dalla reazione da costui posta in essere, bensı̀ quel quid

che ciò permette solo se, dopo che il debitore si sia opposto, il giudice del-

l’opposizione abbia rifiutato la tutela cautelare della sospensione dell’ese-

cutività (22).

L’impostazione qui proposta inizia, tra l’altro, ad essere condivisa dalle

prime pronunce di merito pubblicate. In particolare, il Tribunale di Trapa-

ni (23), pur rigettando nel caso sottoposto al suo esame l’istanza di concessio-

ne della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, in diritto ha enunciato

che detta misura ha funzione anticipatoria del giudizio di merito, cioè della

causa di opposizione all’esecuzione.

Anche la giurisprudenza della S.C., con riguardo ad un’opposizione a

precetto originariamente incardinata prima della vigenza della l. 14 maggio

2005, n. 80, poi impugnata in grado di appello e quindi con ricorso per cas-

sazione, in sede di tale ultimo gravame, ha colto l’occasione di fare il punto

della situazione con riferimento alla normativa nel frattempo entrata in vi-

gore e con peculiare riguardo alla natura del provvedimento ex art. 615, co.

ed anticipata, con il provvedimento sospensivo chiesto al giudice dell’opposizione a pre-

cetto: sicché il ragionamento dell’autrice può ben essere riproposto, in termini perfettamen-

te rovesciati, con riferimento all’istituto di cui all’art. 615, co. 1, c.p.c. Sul contenuto anti-

cipatorio del provvedimento ex art. 615, co. 1, c.p.c. cfr. anche A.A. Romano, op. cit., § 5.

(20) Cosı̀ R. Vaccarella, Le linee essenziali del processo esecutivo secondo il proget-

to della commissione Tarzia, in Riv. dir. proc. 1998, 369 ss. Nella stessa scia R. Oriani, op.

cit., 7; M. Bove, op. cit., 298 ss.

(21) Esigenza tanto più stringente dal momento in cui, nell’attuale quadro disegnato

dalla recente riforma, è stato ampliato il novero dei titoli esecutivi stragiudiziali, in cui

manca un preventivo accertamento del diritto da parte di un giudice. Cfr. M. Bove, Il titolo

esecutivo, in G. Balena-M. Bove, op. cit., 126 e spec. Id., Le opposizioni, cit., 298 ss.

(22) R. Vaccarella, op. cit., 370.

(23) Trib. Trapani, 21 giugno 2006, redazione Giuffré, Juris data.

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1, c.p.c., nuovo testo. I giudici di legittimità hanno espressamente ricono-

sciuto che tale ultima norma è stata modificata al precipuo fine di colmare

il vuoto di tutela cautelare che si aveva a fronte della lettera dell’art. 623

c.p.c., non novellato, che prevedeva unicamente la possibilità di sospendere

un processo esecutivo già iniziato, ed hanno enunciato che la sospensione

prevista dal periodo aggiunto al primo comma dell’art. 615 c.p.c. integra un

provvedimento cautelare, soggetto al regime generale di questi provvedi-

menti (24).

4. – Si è dunque cosı̀ delineata la natura del potere sospensivo in capo al

giudice dell’opposizione a precetto e del relativo provvedimento. Rimane,

ora, da precisare meglio quale sia il contenuto concreto del medesimo. Può

essere utile, a tale scopo, ripercorrere brevemente gli approdi cui erano per-

venute la dottrina e la giurisprudenza formatesi sotto l’orientamento favore-

vole, prima della riforma, alla concessione della tutela cautelare d’urgenza, in

difetto di un provvedimento tipico.

Si individuano tre possibili alternative.

La prima corrente di pensiero reputava che il provvedimento cautelare

avesse ad oggetto un’inibitoria in personam, ossia nei confronti dell’opposto,

a porre in essere qualsivoglia attività di aggressione del patrimonio del debitore

e, quindi, nel caso dell’espropriazione, a procedere con il pignoramento (25).

Il secondo indirizzo riteneva che con il provvedimento d’urgenza si ot-

tenesse l’effetto di paralizzare l’efficacia del precetto, quale atto collocantesi

prima dell’inizio dell’esecuzione vera e propria, ma con carattere di necessità

ai fini di quest’ultima (26).

Il terzo ed ultimo orientamento, di matrice giurisprudenziale, si esprime-

va genericamente in termini di sospensione della vis esecutiva del titolo (27).

Alla luce dell’attuale riforma dell’art. 615, co. 1, c.p.c. il secondo degli

indirizzi interpretativi testé citati non può essere senza dubbio più richiamato,

poiché la lettera della legge è tassativa nel prescrivere che è l’efficacia del

titolo esecutivo ad essere sospesa e non quella del precetto e poiché, per altro

verso, detta interpretazione non pare conclusiva, atteso che – anche paraliz-

zata l’efficacia di un precetto – non sembra vi siano ragioni ostative a che il

creditore proceda a notificare un nuovo precetto, dal momento che l’efficacia

esecutiva del titolo non sarebbe intaccata. La situazione non sarebbe diversa

da quella che si crea allorché il primo atto di esecuzione in senso stretto non

(24) Cass. 10 marzo 2006, n. 5368.

(25) F. Danovi, Note sui rapporti tra opposizione a precetto, sospensione e inibito-

ria dell’esecuzione, in Riv. esec. forzata 2003, 262.

(26) C. Onniboni, Provvedimento d’urgenza e sospensione dell’atto di precetto,

cit., 506.

(27) Cass. 13 maggio 2003, n. 7296. 87

il nuovo potere sospensivo del giudice dell’opposizione ...

sia posto in essere nel termine di legge, con perdita di efficacia del precetto

notificato, con possibilità di procedere ad una nuova notificazione dell’atto

preparatorio sulla base del medesimo titolo.

Il terzo orientamento menzionato è certamente quello che più si avvicina

alla soluzione oggi fatta propria dal legislatore, seppure è talmente generico

da non definire in maniera esauriente il contenuto del provvedimento.

Un approccio più pragmatico e puntuale è ascrivibile alla prima sintesi

interpretativa richiamata, che pare, peraltro, perfettamente compatibile con la

tesi della sospensione della vis esecutiva del titolo e, anzi, ne specifica la so-

stanza.

Proprio tale conclusione appare condivisibile per quanto concerne la

normativa attualmente vigente (28). Il provvedimento cautelare atipico, og-

gi, è stato sostituito con quello tipico di cui all’art. 615, co. 1, c.p.c., ma il

contenuto dello stesso può essere ancora definito come un’inibitoria perso-

nale a porre in essere il pignoramento o, in generale, il primo atto di aggres-

sione del patrimonio. Una volta paralizzata in via cautelare ed anticipata la

forza esecutiva del titolo esecutivo, quest’ultimo non consente di porre più

in essere alcun atto esecutivo lesivo del patrimonio dell’esecutato, né in

conseguenza dell’atto di precetto notificato e che ha fatto sorgere l’interesse

a proporre l’opposizione, né di qualsiasi atto che il medesimo creditore vo-

lesse notificare nei riguardi del debitore sulla scorta del titolo, la cui effica-

cia esecutiva è stata sospesa.

Recentemente, è stato anche prospettato che con l’espressione «sospen-

sione dell’efficacia esecutiva del titolo» il legislatore è come se avesse detto

«sospensione dell’esecuzione forzata». Tale peculiare tesi si spiega tenendo

presente che il suo propugnatore appartiene al novero di coloro che reputano

l’esecuzione forzata iniziata già con la notificazione dell’atto di precetto e

considerano il primo atto di aggressione effettiva del patrimonio dell’esecu-

tato solo il principio dell’esecuzione in senso stretto (29).

La stessa, tuttavia, non appare scevra da censure in quanto decisamente

in contrasto con la lettera della legge e, soprattutto, con il granitico orienta-

mento alla cui stregua l’esecuzione forzata ha inizio solo con il primo atto di

aggressione del patrimonio del debitore, posto che l’atto di precetto non è ri-

(28) In tale senso, in sede di primo commento alla riforma, introdotta con la l. 14

maggio 2005, n. 80, dell’art. 615, co. 1. c.p.c., norma in parte qua non modificata dalla

l. 24 febbraio 2006, n. 52, R. Oriani, Titolo esecutivo, opposizioni, sospensione dell’ese-

cuzione, in Foro it. 2005, V, 109.

(29) M. Bove, op. ult. cit., 303 ss. L’autore riprende gli studi di C. Furno, op. cit., 72

ss., secondo cui ad esecuzione già iniziata la sospensione opera sul processo esecutivo ar-

restandone temporaneamente e provvisoriamente il corso, sicché una volta che il processo

esecutivo ha preso il via il problema non è più sospendere l’efficacia esecutiva del titolo,

bensı̀ fermare lo svolgimento del processo esecutivo.

88 rivista di diritto processuale

volto ad un giudice, né ad alcun organo giurisdizionale e non contiene per-

tanto la formulazione di alcuna domanda giudiziale (30).

5. – La qualificazione giuridica del provvedimento di cui all’art. 615, co.

1 c.p.c. come cautelare implica alcune conseguenze in ordine ai presupposti

per la sua concessione, che la norma individua nella sussistenza di «gravi

motivi» e che, secondo l’interpretazione qui prospettata, integrano il requisito

del periculum in mora.

È di immediata evidenza la diversità della locuzione utilizzata dal legi-

slatore in seno all’art. 615, co. 1, c.p.c. rispetto alla formulazione dell’art. 700

c.p.c. che parla, invero, di «pregiudizio imminente ed irreparabile». Vi è la

consapevolezza che l’art. 700 c.p.c., da un punto di vista letterale, richiede

qualcosa di più dei «gravi motivi» per la sua concessione, sicché sotto tale

profilo non sembra che si possano richiamare sic et simpliciter gli approdi

dottrinali e giurisprudenziali cui si era pervenuti allorché, prima della recente

riforma, si ricorreva al rimedio atipico per ottenere tutela in sede opposizione

a precetto (31).

Ciò nonostante, la tradizione interpretativa maturata in quegli anni

riecheggia in alcuni commenti e segnatamente nella posizione di chi ritiene

tutt’oggi valido l’insegnamento di Furno, secondo cui la gravità dei motivi

per cui è domandata la sospensione dipende anzitutto dalla fase processua-

le in cui l’esecuzione si trova (32), di modo che nella fase iniziale/prepa-

ratoria sarebbe da tutelare maggiormente l’interesse del creditore ad indi-

viduare e «bloccare» almeno qualche bene rispetto a quello del debito-

re (33), eccettuato il caso in cui il debitore opponente sia minacciato, per

l’appunto, da un «pregiudizio imminente ed irreparabile» (34): e dovrebbe

essere proprio questo il contenuto della valutazione dei gravi motivi com-

piuta dal giudice dell’opposizione a precetto secondo tale sintesi interpre-

tativa.

Secondo altri orientamenti dottrinali, i gravi motivi comprendono la va-

lutazione del rischio che il soggetto intimato possa rendersi impossiden-

te (35), ma nella genericità della formula legale adottata, esiste spazio anche

(30) Cosı̀ C. Mandrioli, Precetto e inizio dell’esecuzione forzata, in Giur. it. 1954, I,

2, 825. Più recentemente cfr. A. Saletti, Processo esecutivo e prescrizione, Milano 1992,

31 ss., secondo cui la domanda esecutiva è la risultante di una fattispecie complessa di cui

il precetto è solo una delle varie componenti.

(31) G.L. Barreca, op. loc. cit.

(32) C. Furno, op. cit., 95 ss.

(33) Il quale, quando riceve la notificazione del precetto, ancora non ha subito alcu-

na concreta aggressione del proprio patrimonio.

(34) Cosı̀ M. Bove, op. ult. cit., 301.

(35) Cosı̀ R. Oriani, op. loc. ult. cit. 89

il nuovo potere sospensivo del giudice dell’opposizione ...

per reputare che gli stessi possono riferirsi pure alla sfera personale del debi-

tore e, anzi, la laconica locuzione utilizzata da legislatore sembrerebbe volu-

tamente lasciare margine per l’accoglimento di una pluralità di tesi interpre-

tative (36).

È, peraltro, assai probabile che, nell’evoluzione successiva, si assisterà

ad una progressiva uniformazione delle teorie volte a riempire di significato

l’espressione utilizzata dal legislatore in seno all’art, 615, co. 1, c.p.c., rispet-

to a quelle elaborate con riguardo alle ipotesi di sospensione ad esecuzione

già iniziata, di cui all’art. 624 c.p.c., atteso che il requisito dei «gravi motivi»

è comune anche ad esse e che, sul punto, tale ultima disposizione non è stata

modificata, con conseguente possibilità di rinviare all’elaborazione giurispru-

denziale formatasi su tale norma (37).

Rispetto alla sospensione contemplata dall’art. 624 c.p.c., l’art. 615

co. 1, c.p.c. non menziona la possibilità che il provvedimento possa essere

concesso dietro versamento di cauzione. Tale omissione deve valutarsi in

termini negativi poiché il ricorso a tale istituto potrebbe consentire un mi-

gliore contemperamento degli interessi contrapposti dell’opposto e del-

l’opponente da parte del giudice (38) e, quindi, una più completa e proficua

valutazione dell’effettiva gravità dei motivi posti a sostegno dell’istanza di

sospensione. Tale lacuna, peraltro, può essere facilmente colmata mediante

applicazione analogica della correlata disposizione contenuta nell’art. 624

c.p.c. (39).

6. – La qualificazione del provvedimento sospensivo di cui all’art. 615,

co. 1, c.p.c. come cautelare consente di risolvere una serie di questioni ulteriori.

Il primo quesito che si pone e che può trovare una soluzione mediante il

richiamo delle norme sul rito cautelare uniforme attiene alla possibilità che il

provvedimento sospensivo dell’efficacia del titolo esecutivo del precetto sia

chiesto ante causam e cioè prima che la causa di opposizione a precetto sia

incardinata (40).

La risposta, secondo un primo orientamento, è negativa. Facendo preva-

lere un esegesi prettamente letterale della norma, si ritiene che la possibilità

di proporre istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo presup-

ponga la necessaria pendenza dell’opposizione a precetto: dato il coordina-

mento dell’ultima parte dell’art. 615, co. 1, c.p.c. con il periodo precedente,

(36) Cfr. V. Amendolagine, Considerazioni a margine delle principali modifiche in-

trodotte in materia di esecuzione forzata, in www.judicium.it/news, § 4.

(37) Cfr. G.L. Barreca, op. loc. cit.

(38) M. Bove, op. loc. ult. cit.

(39) M. Bove, op. loc. ult. cit.

(40) R. Oriani, La sospensione, cit., 21 ss.; M. Bove, op. ult. cit., 307 ss.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile II, tenute dal Prof. Antonio Carratta nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce un articolo della Dott. ssa Francesca Locatelli in cui analizza il provvedimento di sospensione del giudice nell'opposizione al precetto: disciplina prima della riforma del 2009, natura, presupposti, impugnazione, applicazione altre norme del processo cautelare uniforme.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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