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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti:
- imposta di registro: C. Cass. nn. 16743/10, 16745/10, 7334/08
- imposta sul reddito delle persone fisiche e giuridiche: C. Cass. n. 21482/07
- imposta... Vedi di più

Esame di Diritto Tributario docente Prof. A. Turchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-2010, n. 16743 02/02/11 17:10

inammissibile.

Invero in tema di contenzioso tributario, una volta che l'appello avverso la

sentenza della commissione provinciale era stato proposto soltanto

dall'ufficio periferico dell'agenzia delle entrate, succeduta a titolo

particolare nel diritto controverso al Ministero delle finanze nel corso del

giudizio di primo grado, e il contribuente aveva accettato il contraddittorio

nei confronti del solo nuovo soggetto processuale, il relativo rapporto si

svolgeva soltanto nei confronti dell'agenzia delle entrate, che ha

personalità giuridica ai sensi del D.Lgs. n. 330 del 1999, e che era

divenuta operativa dal 1.1.2001 a norma del D.M. 28 dicembre 2000,

senza che il dante causa Ministero delle finanze fosse stato evocato in

giudizio, l'unico soggetto legittimato a proporre ricorso per cassazione

avverso la sentenza della commissione tributaria regionale allora era

solamente l'agenzia delle entrate. Pertanto il ricorso proposto dal Ministero

deve essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione (V. pure

Cass. Sentenze n. 18394 del 2004, n. 19072 del 2003).

Ciò premesso, col motivo addotto a sostegno del ricorso la ricorrente

agenzia deduce violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del

1986, art. 57, comma 4, nonchè contraddittoria motivazione circa un

punto decisivo della controversia, con riferimento all'art. 360 c.p.c., nn. 3

e 5, in quanto la commissione tributaria regionale non considerava che

l'istituto venditore era debitore solidale dell'imposta assieme alla società

acquirente del bene, e quindi sia la sentenza del giudice di primo grado

non impugnata e che perciò faceva stato, e con la quale la opposizione

della seconda era stata rigettata, sia il mancato condono proposto da essa

non potevano avere efficacia impeditiva della pretesa fiscale azionata nei

confronti del primo, non potendosi ritenere che essa scaturisse da fatto

imputabile all'acquirente, bensì all'accertamento originario divenuto

definitivo.

La censura è fondata.

La CTR osservava che la sentenza di rigetto relativa alla impugnativa

dell'avviso di accertamento e il mancato condono richiesto dalla

Immobiliare Puecher erano fatti ascrivibili solo a questa, e siccome la

pretesa dell'ufficio scaturiva da essi allora non poteva essere azionata nei

riguardi dell'istituto diocesano.

L'assunto non è esatto.

Infatti il venditore e l'acquirente sono tenuti in solido nei confronti della

amministrazione finanziaria al pagamento dell'imposta di registro, come

espressamente prevede il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 634, art. 55, fermo

restando, ovviamente, l'obbligo del compratore di rivalere il venditore a

norma dell'art. 1475 c.c., ove l'amministrazione finanziaria abbia ottenuto

quest'ultimo pagamento. Pertanto l'amministrazione può rivolgersi

indifferentemente a tutte le parti per ottenere il pagamento dell'imposta,

senza che il venditore o l'acquirente possano invocare il "beneficium

excussionis". Tuttavia va precisato che solo qualora la pretesa tributaria

riguardi la imposta liquidata a seguito di istanza di condono presentata

dall'acquirente, l'amministrazione finanziaria non può richiederne il

pagamento anche al venditore, atteso che questa, ai sensi del D.P.R. n.

634 del 1972, art. 55, comma 4, grava unicamente su quest'ultimo,

trattandosi di imposta complementare dovuta per un fatto imputabile

soltanto ad una delle parti contraenti (V. pure Cass. Sentenze n. 5106 del

22/05/1998, n. 195 del 1995). Nella specie il condono non era stato

applicato, e l'impugnativa dell'accertamento era stata rigettata, come è

pacifico tra le parti, sicchè questo era divenuto definitivo, senza che la

pretesa erariale fosse dipesa da un comportamento della Puecher, bensì

scaturiva "ex lege" dal contratto stipulato da ambo le parti.

Ne deriva che il ricorso dell'agenzia va accolto, con conseguente

cassazione della sentenza impugnata senza rinvio, posto che la causa può

essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 1, atteso che non

occorrono ulteriori accertamenti di fatto, sicchè va rigettato il ricorso

introduttivo del contribuente istituto diocesano.

Quanto alle spese dell'intero giudizio, sussistono giusti motivi per

compensare quelle inerenti al rapporto del Ministero con l'intimato, mentre

le altre relative all'agenzia seguono la soccombenza, e vengono liquidate

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-2010, n. 16743 02/02/11 17:10

come in dispositivo. P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso del Ministero dell'economia e

delle finanze, e compensa le relative spese; accoglie quello dell'agenzia;

cassa la sentenza impugnata, e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso

introduttivo, e condanna l'intimato al rimborso delle altre (spese)

dell'intero giudizio, che liquida, quanto a quelle di ciascun grado di merito,

in complessivi Euro 1.044,79 (millequarantaquattro/79), di cui Euro

397,67 per diritti, ed Euro 648,67 (seicentoquarantotto/76) per onorari, e

per il presente in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 1.500,00

(millecinquecento/00) per onorario, oltre a quelle generali ed agli accessori

di legge.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-2010, n. 16745 02/02/11 17:12

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-

2010, n. 16745 IMPOSTA REGISTRO

Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-2010, n. 16745

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» Newsletter Con ricorso alla commissione tributaria provinciale di Milano P.P.

proponeva opposizione avverso l'avviso di liquidazione che l'ufficio del

registro gli aveva fatto notificare per il pagamento dell'imposta di

registrazione della sentenza emessa da quel tribunale nel 1996 per

CREDITS responsabilità inerente alla gestione della società Fiprim posta in

liquidazione coatta amministrativa.

Esponeva che l'atto impositivo era infondato, sul presupposto che egli non

doveva rispondere del debito d'imposta gravante invece sulla parte

soccombente, mentre invece egli era stato mandato assolto da qualunque

addebito.

Instauratosi il contraddittorio, l'ufficio eccepiva l'infondatezza del ricorso

introduttivo, giacche si trattava di obbligazione solidale inerente all'atto

giudiziario nella sua interezza.

Quella commissione lo rigettava.

Avverso la relativa decisione il contribuente proponeva appello, cui

l'agenzia delle entrate resisteva, dinanzi alla commissione tributaria

regionale della Lombardia, la quale accoglieva il gravame, sul presupposto

che non si trattava di responsabilità solidale verso il fisco, dovendo invece

l'imposta essere pagata dalla parte soccombente.

Contro questa pronuncia il Ministero e l'agenzia hanno proposto ricorso per

cassazione, affidandolo ad un unico motivo.

P. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Col motivo addotto a sostegno del ricorso i ricorrenti deducono violazione

e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 21, 37 e 57 e art. 8

Tariffa parte prima ad esso allegata, con riferimento all'art. 360 c.p.c., n.

3, in quanto in ogni caso il contribuente è tenuto a pagare l'imposta, salvo

l'eventuale azione di regresso nei riguardi di altra parte, posto che non

può farsi differenza tra vincitore o soccombente nelle parti del processo,

per l'esigenza pratica del fisco di realizzare il proprio credito nei confronti

di chicchessia tra le medesime, trattandosi poi di regolamento a parte nel

rapporto interno tra gl'interessati.

La CTR osservava che la sentenza emessa dal tribunale non comportava il

pagamento dell'imposta di registrazione anche a carico di P., sul

presupposto che egli era stato assolto dalla pretesa avanzata dalla

controparte nel processo civile, in cui invece altro soggetto era rimasto

soccombente.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 16-07-2010, n. 16745 02/02/11 17:12

L'assunto è corretto.

Appare opportuno premettere che l'obbligo solidale del pagamento delle

spese di registrazione della sentenza è posto a carico delle parti del

processo in applicazione della speciale normativa tributaria, che lo

prevede, a prescindere dall'esito favorevole o meno di esso per quella

incisa, la quale semmai ha il diritto di regresso nei rapporti interni, e nel

rispetto della disposizione dell'art. 1298 cod. civ., u.c., secondo cui le parti

di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente; se poi con

la medesima si è disposta la compensazione di quelle giudiziali, esse vanno

accreditate all'erogante in ragione della metà. Tale diritto poi si differenzia

rispetto a quello al rimborso delle spese processuali ed è esercitabile

autonomamente, con la conseguenza che esso è configurabile anche

quando quest'ultimo sia escluso a cagione della totale compensazione (Cfr.

anche Cass. Sentenze n. 2500 del 21/02/2001, n. 11324 del 18/12/1996).

Orbene, ciò posto, nel caso di specie l'amministrazione non fa questione

attinente al segmento del rapporto inerente esclusivamente a P., ma

incentra l'oggetto della pretesa addirittura su tutto il provvedimento,

avente più capi autonomi corrispondenti ai numerosi soggetti, nei cui

confronti la società finanziaria attrice aveva avanzato la richiesta di

risarcimento, che era stata rigettata nei confronti del contribuente, per il

quale il relativo rapporto non poteva che essere connotato da autonomia

rispetto alle altre diverse posizioni dei soggetti pure coinvolti. Infatti anche

in base alla più accreditata giurisprudenza di questa Corte, che via via è

andata sempre più consolidandosi, l'obbligazione solidale posta a carico

delle parti in causa per l'imposta di registro, ai sensi del D.P.R. 26 aprile

1986, n. 131, art. 57, circa il pagamento di quella dovuta in relazione ad

una sentenza emessa in presenza di pluralità di parti in caso di

litisconsorzio facoltativo, come nella specie, non grava indiscriminatamente

su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento unico. Infatti in

tale ipotesi -diversamente dal litisconsorzio necessario - pur nell'identità

delle questioni, permane l'autonomia dei rispettivi titoli, dei rapporti

giuridici e delle singole "causae petendi", con la conseguenza che le cause,

per loro natura scindibili, restano distinte. Dunque, poichè l'imposta non

colpisce la sentenza in quanto tale, ma il rapporto racchiuso in essa, quale

indice di capacità contributiva, il presupposto della solidarietà non può

essere individuato nella mera situazione processuale del soggetto che, pur

avendo partecipato al giudizio, sia rimasto totalmente estraneo al rapporto

considerato nella sentenza, con la conseguenza che il vincolo di solidarietà

resta escluso nei confronti dei soggetti estranei al medesimo (V. pure

Cass. Sentenze n. 14112 dell'11.6.2010, n. 16891 del 21/07/2009). Il

ricorso perciò deve essere rigettato.

Quanto alle spese del giudizio, esse seguono la soccombenza, e vengono

liquidate come in dispositivo. P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso, e condanna i ricorrenti in solido al rimborso

delle spese a favore del controricorrente, e che liquida in complessivi Euro

2.700,00(duemilasettecento/00), di cui Euro 200,00 per esborsi, ed Euro

2.500,00 per onorario, oltre a quelle generali ed agli accessori di legge.

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Cass. civ. Sez. II, 12-10-2007, n. 21482 02/02/11 17:10

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Cass. civ. Sez. II, 12-10-2007,

n. 21482 IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE -

IMPOSTE E TASSE IN GEN.

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» Newsletter Con sentenza del 14.12.1999 il Tribunale di Siena dichiarava suddivisa tra

i tre condebitori N.L., N.S. e N.B. per l'ammontare di L. 19.388.000

ciascuno l'obbligazione da essi solidalmente contratta nei confronti

CREDITS dell'Amministrazione Finanziaria dello Stato per imposta di registro ed

INVIM dovute in forza della sentenza di divisione ereditaria dello stesso

Tribunale n. 54/1994 e del successivo sorteggio dei lotti del (OMISSIS);

accertava altresì l'obbligo di N.B. del pagamento di ogni sovratassa dopo il

27.10.1997.

A seguito di gravame da parte di N.B. cui resisteva N.L. mentre N.S.

restava contumace; la Corte di Appello di Firenze; con sentenza del

22.4.2002, in riforma della decisione di primo grado, ha escluso l'INVIM

dalla obbligazione tributaria suddivisa in parti uguali tra i condividenti ed

ha altresì escluso l'obbligo dell'appellante del pagamento di ogni

sovratassa successivamente al 27.10.1997.

Il Giudice di Appello, ritenuta la natura solidale dell'obbligazione dei

condividenti verso l'erario per l'imposta di registro relativa alla suddetta

sentenza di divisione ereditaria, ha conseguentemente affermato che

ciascuno degli obbligati era tenuto per l'intero nei confronti dell'erario, ed

ognuno di essi avrebbe dovuto e potuto provvedere al pagamento nel

termine fissato nell'avviso di liquidazione dell'imposta suddetta salvo il

diritto di regresso nei confronti degli altri creditori; ha poi rilevato che il

danno paventato era futuro ed incerto, non essendo risultato ancora alcun

pregiudizio per N.L. e per N.S. in dipendenza del mancato pagamento

dell'imposta in questione.

Avverso tale sentenza N.L. ha proposto un ricorso articolato in due motivi

cui N.B. ha resistito con controricorso; N.S. non ha svolto attività difensiva

in questa sede. Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente, deducendo omessa o insufficiente

motivazione e violazione o falsa applicazione degli artt. 1292 - 1298 e

1299 c.c. in relazione agli artt. 1175 e 1176 c.c., censura la sentenza

impugnata per aver applicato le norme sulla solidarietà passiva in maniera

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Cass. civ. Sez. II, 12-10-2007, n. 21482 02/02/11 17:10

riduttiva ed errata, con riferimento soltanto alla disciplina dei rapporti tra

creditore e debitori solidali e non invece a quella relativa ai rapporti interni

tra questi ultimi; in particolare il richiamo alle esperibilità dell'azione di

regresso nei confronti degli altri debitori solidali da parte del debitore

solidale che ha pagato l'intero debito non tiene conto del fatto che ciascun

condebitore deve agire con correttezza, buona fede e diligenza mettendo a

disposizione degli altri condebitori sufficienti risorse, pari o superiori alla

sua quota di debiti, per evitare l'aggravamento della posizione comune.

Il ricorrente rileva poi che, mentre non era in contestazione che ciascuno

dei tre fratelli N. fosse obbligato per l'intero verso l'Amministrazione

Finanziaria dello Stato per tutte le voci di imposta da essa pretese,

occorreva invece accertare la responsabilità di N.B. nei confronti degli altri

due fratelli per l'inerte comportamento tenuto di fronte all'avviso di

liquidazione dell'imposta notificata dall'Ufficio del Registro di Siena.

Con il secondo motivo N.L., denunciando violazione o falsa applicazione

dell'art 115 c.p.c., comma 2, art. 278 c.p.c. e art. 2697 c.c. assume che

erroneamente il Giudice di Appello ha ritenuto insussistente allo stato il

danno subito dall'esponente e dal fratello N.S. a causa del comportamento

inadempiente del condebitore solidale N.B., posto che il danno derivante

dal mancato adempimento della imposizione fiscale era futuro ma non

incerto, posto che l'inadempimento al pagamento dei tributi comporta

l'iscrizione a ruolo presso il locale concessionario dei tributi con

conseguente imposizione di sovratasse e sanzioni o quantomeno di

interessi moratori.

Il ricorrente infine fa presente di aver già pagato in data 10.12.2001 la

somma di L. 30.431.213 (pari ad un terzo di quanto a quella data

solidalmente dovuta) a favore del SE.RI.T. - Concessione Banca M.P.S.

della Provincia di (OMISSIS), che invero accetta anche pagamenti parziali.

Le enunciate censure, da esaminare contestualmente in quanto connesse,

sono infondate.

La sentenza impugnata, premessa la natura solidale dell'obbligazine sorta

a carico dei tre fratelli N. nei confronti dell'erario riguardo all'imposta di

registro dovuta in base alla sentenza di divisione ereditaria del Tribunale di

Siena n. 54/1994, ha ritenuto che ciascuno degli obbligati era tenuto per

l'intero verso l'Amministrazione Finanziaria, ed avrebbe dovuto e potuto

provvedere al pagamento nel termine fissato nell'avviso di liquidazione

dell'imposta salvo il diritto di regresso ex art. 1299 c.c..

Tale convincimento è condivisibile in quanto conforme alla natura ed alle

finalità dell'obbligazione solidale passiva, tendente a rafforzare il vincolo

obbligatorio ed a garantire in maniera più efficace le ragioni del creditore,

consentendogli di ottenere l'adempimento dell'intera obbligazione da uno

qualsiasi dei condebitori, mentre la solidarietà passiva non ha alcuna

influenza nei rapporti interni tra condebitori solidali (Cass. 22.11.1985 n.

5802).

Pertanto, se da un lato il creditore può agire a sua discrezione nei

confronti dell'uno piuttosto che dell'altro dei condebitori per ottenere

l'intero soddisfacimento del suo credito, dall'altro lato ciascuno dei debitori

solidali può attivarsi per l'adempimento dell'intera obbligazione esercitando

poi il diritto di regresso ai sensi dell'art. 1299 c.c., comma 1; quindi nella

fattispecie ognuno dei tre fratelli avrebbe potuto e dovuto provvedere al

pagamento in favore dell'erario dell'intero debito di natura tributaria.

Sotto tale profilo, quindi, il richiamo del ricorrente alla domanda da lui

introdotta dinanzi al Tribunale di Siena nel primo grado del presente

giudizio con cui egli chiedeva accertarsi, secondo quanto dedotto nello

stesso ricorso, la quota di obbligazione gravante a suo carico nei rapporti

interni, non tiene conto del fatto che tale questione si pone soltanto

qualora uno dei condebitori abbia pagato l'intero debito; infatti solo in tale

ipotesi egli potrà agire in via di regresso verso gli altri debitori solidali per

ottenere le parti dell'intero debito di loro rispettiva spettanza, parti che, se

non risulta diversamente, si presumono uguali (art. 1298 c.c., comma 2).

Inoltre la sentenza impugnata ha altresì osservato che il danno lamentato

era futuro ed incerto, non essendo stato provato alcun pregiudizio a carico

di N.L. e di N.S. in conseguenza del mancato pagamento del suddetto

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Cass. civ. Sez. II, 12-10-2007, n. 21482 02/02/11 17:10

debito verso l'erario.

In proposito il ricorrente, nel prospettare come certo il danno derivante dal

pagamento tardivo del tributo dovuto, non considera che, in mancanza del

pagamento dell'intero debito da parte di uno dei creditori non sussiste

alcun pregiudizio concreto ed attuale che possa essere fatto valere nei

confronti degli altri debitori solidali.

Infine è appena il caso di rilevare l'inammissibilità di quel profilo di censura

con cui il ricorrente, assumendo per la prima volta di aver corrisposto in

data 10.12.2001 la somma di L. 30.431.213 (pari ad un terzo di quanto a

quella data solidalmente dovuto dai tre fratelli N.) in favore del SE.RI.T. -

Concessione Banca M.P.S. della Provincia di (OMISSIS), introduce in

questa sede di legittimità una questione di fatto nuova, come tale non

dibattuta nella precedente fase di merito.

Il ricorso deve quindi essere rigettato; ricorrono giusti motivi per

compensare interamente tra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa interamente tra le parti le spese di

giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2006.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2007

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 29-10-2010, n. 22132 02/02/11 17:11

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 29-10-

2010, n. 22132 IMPOSTA IPOTECARIA

Cass. civ. Sez. V, Sent., 29-10-2010, n. 22132

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» Newsletter C.G. ricorreva avverso l'avviso di liquidazione dell'imposta ipotecaria

dovuta sulla sentenza del tribunale di Roma 14.01.2000 che, a definizione

di una causa di divisione di un immobile, lo aveva attribuito a lui ed agli,

altri due convenuti imponendo loro il pagamento alla parte attrice del

CREDITS conguaglio di L. 5.226.666,667. Sosteneva che l'imposta avrebbe dovuto

calcolarsi "in ragione della quota di sua proprietà prima della stessa

sentenza in quanto il ricorrente era titolare di soli 2/15 del totale". Il

ricorso era accolto in primo grado ma respinto a seguito dell'appello

dell'Ufficio. Gli eredi del contribuente ricorrono per la cassazione della

sentenza della CTR del Lazio con un motivo. L'Ufficio resiste con

controricorso. Motivi della decisione

La CTR ha ritenuto legittimo l'avviso di liquidazione impugnato "soprattutto

in ragione dell'applicazione del principio generale del carattere della

responsabilità solidale dell'imposta dovuta dai convenuti".

Coi ricorso si deduce "violazione e falsa applicazione dei principi in tema di

criteri di ripartizione delle imposte ipotecarie e di registrazione dovute per

La divisione giudiziale di un immobile in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3.

Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sui punti decisivi della

controversia in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5".

Il ricorso non è inammissibile per violazione dell'art. 366 bis c.p.c., come

eccepito dall'Agenzia, perchè il quesito con cui il motivo si conclude,

ancorchè non stilato in forma interrogativa, come la norma non richiede,

sintetizza chiaramente la tesi del ricorrente, contraria a quella accolta dalla

sentenza impugnata: "che in caso di divisione giudiziale di un immobile le

imposte dovute a seguito di annotazione ipotecaria e registrazione

debbono essere calcolate in misura esattamente corrispondente alle

rispettive quote di proprietà assegnate ed attribuite a ciascuno dei

condividenti, non vertendosi in tema di obbligazioni solidali".

Il principio di diritto invocato è peraltro erroneo, perchè in contrasto col

chiaro disposto del D.Lgs. n. 347 del 1990, art. 11, che al secondo comma

precisa che al pagamento dell'imposta ipotecaria e catastale "sono ...

solidalmente tenuti tutti coloro nel cui interesse è stata richiesta la

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 29-10-2010, n. 22132 02/02/11 17:11

formalità o la voltura ...". La solidarietà si estende evidentemente

all'imposta calcolata sull'intero valore dell'atto sottoposto a registrazione

per ciascuno dei richiedenti o degli interessati.

La censura con la quale si denuncia "omessa, insufficiente e

contraddittoria motivazione sui punti decisivi della controversia in relazione

all'art. 360 c.p.c., n. 5" è palesemente inammissibile perchè non specifica i

fatti materiali il cui accertamento sarebbe stato mal motivato.

Il ricordo va dunque respinto, ed il ricorrente condannato al rimborso delle

spese del giudizio. P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti al rimborso delle spese del giudizio

di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari,

oltre spese generali ed accessori di legge.

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Cass. civ. Sez. V, 30-10-2007, n. 22918 02/02/11 17:12

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Cass. civ. Sez. V, 30-10-2007,

n. 22918 IMPOSTE E TASSE IN GEN. - NOTAIO ED ATTO NOTARILE -

PROCEDIMENTO CIVILE

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» Sentenze Fatto Diritto P.Q.M.

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» Newsletter Che D.L.M., notaio, impugnò dinanzi alla Commissione tributaria di primo

grado di Trento il rifiuto opposto dall'Agenzia delle entrate, Ufficio di

(OMISSIS), all'istanza di rimborso dell'imposta di registro asseritamene

CREDITS versata con aliquota superiore a quella dovuta, in sede di registrazione di

diversi atti di costituzione di servitù di elettrodotto a favore dell'ENEL;

che la Commissione adita accolse il ricorso e la decisione venne

confermata, con la sentenza indicata in epigrafe, dalla Commissione

tributaria di secondo grado di Trento;

che avverso tale sentenza propongono ricorso per Cassazione il Ministero

dell'economia e delle finanze e l'Agenzia delle entrate;

che il D. non si è costituito.

Motivi della decisione

Che va preliminarmente dichiarata l'inammissibilità, per difetto di

legittimazione, del ricorso proposto dal Ministero dell'economia e delle

finanze, il quale non è mai stato parte del giudizio di merito, instaurato,

dopo l'1 gennaio 2001, nei confronti dell'Ufficio periferico dell'Agenzia delle

entrate;

che la ricorrente Agenzia, con il primo motivo, denunciando "violazione e

falsa applicazione di norme di diritto con riferimento, in particolare, al

D.P.R. n. 131 del 1986, art. 77", nonchè vizio di motivazione, eccepisce il

difetto di legittimazione del notaio rogante a chiedere il rimborso di

somme versate in eccedenza; con il secondo motivo, censura, nel merito,

la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del citato D.P.R.

n. 131 del 1986, art. 1, comma 1, della tariffa allegata;

che è manifestamente fondato il primo, assorbente, motivo;

che, infatti, premesso che la legitimatio ad causam è elemento costitutivo

dell'azione il cui difetto può essere rilevato d'ufficio in ogni stato e grado

del procedimento, costituisce principio consolidato della giurisprudenza di

questa Corte, dal quale il Collegio non ravvisa motivi per discostarsi,

quello secondo cui, in tema di imposta di registro, il D.P.R. 26 aprile 1986,

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n. 131, art. 77, limita il diritto al rimborso delle somme corrisposte in

eccedenza al "contribuente" ed al "soggetto nei cui confronti la sanzione è

stata applicata", unici interessati alla corretta determinazione dell'imposta;

pertanto, il notaio rogante, che è estraneo al rapporto tributario ed è solo

un responsabile d'imposta - inteso, alla stregua dal D.P.R. 29 settembre

1973, n. 600, art. 64, comma 3, come soggetto obbligato al pagamento

dell'imposta per fatti e situazioni esclusivamente riferibili ad altri, verso i

quali ha diritto di rivalsa, e che, ai sensi del citato D.P.R. n. 131 del 1986,

art. 58, si surroga, per le somme pagate, in tutte le ragioni, azioni e

privilegi spettanti all'amministrazione finanziaria nei confronti dei

contraenti e può esperire procedimento di ingiunzione sulla base del

certificato dell'Ufficio attestante l'importo versato, senza che sia consentito

alle parti proporre opposizione fondata sul motivo che l'imposta non era

dovuta o era dovuta in misura inferiore - difetta della legitimatio ad

causam e non ha titolo per agire in giudizio per il rimborso della somma

asseritamente corrisposta in eccedenza (Cass. nn. 16390 del 2002, 19172

del 2004, 9439 del 2005, 4954 del 2006; cfr., anche, Cass. nn. 2644 del

1994 e 12066 del 1999);

che, in conclusione, va accolto il primo motivo di ricorso, assorbito il

secondo, la sentenza impugnata deve essere cassata senza rinvio (art.

382 c.p.c., comma 3, ultimo periodo) e va dichiarato inammissibile il

ricorso introduttivo del D.;

che sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese

dell'intero giudizio. P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso del Ministero dell'economia e

delle finanze. Accoglie il primo motivo di ricorso dell'Agenzia delle entrate,

assorbito il secondo, cassa senza rinvio la sentenza impugnata e dichiara

inammissibile il ricorso introduttivo.

Compensa le spese dell'intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2007.

Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2007

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Cass. civ. Sez. V, 21-12-2007, n. 27058 02/02/11 17:18

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Cass. civ. Sez. V, 21-12-2007,

n. 27058 IMPOSTA SUCCESSIONE E DONAZIONE - IMPOSTE E TASSE IN GEN.

Cass. civ. Sez. V, 21-12-2007, n. 27058

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» Newsletter A., S., G. ed G.E. hanno impugnato con due distinti ricorsi l'avviso di

rettifica loro notificato dall'Ufficio del Registro di Catania, in relazione al

valore dei beni caduti nella successione.

CREDITS La Commissione Tributaria di 1^ grado di Catania, pronunciando su uno

dei due ricorsi con sentenza 31/5/94 nei confronti del solo G. A., ha

diminuito il valore dei beni relitti. Tale sentenza non è stata impugnata.

Sull'altro ricorso è stata quindi emessa altra sentenza depositata in data

25 marzo 1996,la quale prendeva atto della presentazione di istanza di

definizione agevolata L. n. 886 del 1986, ex art. 11, con riduzione del

30%, dell'imponibile, presentata da G.G. ed E., senza nulla decidere nei

confronti di G.A. (che aveva presentato identica ma separata istanza di

definizione agevolata) il quale ha appellato, con due successivi atti, la

decisione del 1996, chiedendo l'estensione della definizione della

pendenza, come effettuata nei confronti delle altre coeredi ricorrenti.

Anche l'Ufficio ha proposto appello incidentale, eccependo l'intervenuto

giudicato del 1994 nei confronti di G. A..

La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia ha rigettato, con

sentenza 20 marzo 2000, entrambi gli appelli, sul presupposto

dell'impossibilità di estendere i benefici riconosciuti alle altre coeredi ad

G.A., per essere intervenuto nei confronti di quest'ultimo un giudicato.

G.A. chiede la cassazione di tale sentenza sulla base di due motivi,

adducendo altresì l'avvenuto pagamento di condono.

Vi è atto di costituzione da parte dell'Amministrazione Finanziaria.

Motivi della decisione

Col primo motivo si eccepisce la violazione degli artt. 1306, 1292 e 2909

c.c., nonchè del D.P.R. n. 637 del 1972, artt. 6 e 46, per la mancata

estensione ad un coobbligato solidale degli effetti favorevoli di atti svolti

dagli altri coobbligati.

Nella specie la decisione della Commissione Tributaria di primo grado di

Catania del 1994 era stata emessa inspiegabilmente nei confronti del solo

G.A. in pendenza di identico ricorso proposto dallo stesso G.A. unitamente

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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti:
- imposta di registro: C. Cass. nn. 16743/10, 16745/10, 7334/08
- imposta sul reddito delle persone fisiche e giuridiche: C. Cass. n. 21482/07
- imposta ipotecaria: C. Cass. n. 22132/10
- notaio e atto notarile: C. Cass. n. 22918/07
- Imposta su successioni e donazioni: C. Cass. n. 27058/07
- tributi locali: C. Cass. n. 5537/07
- IVA: C. Cass. n. 8782/09
- Intervento in causa e litisconsorzio: C. Cass. n. 1052/07


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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