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ESTRATTO DOCUMENTO

uditi l’avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei

ministri e l’avvocato Franco Mastragostino per la Regione Emilia­Romagna.

Ritenuto in fatto

1. – Con ricorso, notificato il 23 luglio 2004 e depositato in cancelleria il 30

luglio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso

dall’Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli articoli 12, 13 e 14 della legge

della Regione Emilia­Romagna 24 maggio 2004, n. 11 (Sviluppo regionale della

società dell’informazione), pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia­

Romagna n. 65 del 25 maggio 2004, in relazione all’art. 117, secondo comma, lettere

l), m) r),

e e sesto comma della Costituzione, nonché ai principi della legislazione

statale in materia di protezione dei dati personali.

In particolare, il citato art. 12 prevede che, ferma restando l’applicazione delle norme

privacy,

a tutela della «l’insieme delle informazioni acquisite o prodotte nell’esercizio

di pubbliche funzioni» costituisce patrimonio comune per le attività istituzionali delle

pubbliche amministrazioni e degli enti, o associazioni o soggetti privati che operano in

ambito regionale per finalità di interesse pubblico, disponendo inoltre che questo

patrimonio sia aperto al libero utilizzo di soggetti terzi, con forme e modalità di

carattere tecnico disciplinate dalla Giunta regionale. La disposizione in esame

prevede, inoltre, che con regolamento regionale sia disciplinata la cessione a privati

ed enti pubblici economici dei dati costitutivi del patrimonio informativo pubblico,

stabilendo altresì un obbligo sia delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici,

sia delle associazioni e dei soggetti privati che operano in ambito regionale per

finalità di interesse pubblico, di «fornire la disponibilità dei dati contenuti nei propri

sistemi informativi nei limiti previsti dal decreto legislativo n. 196 del 2003».

L’Avvocatura dello Stato ritiene del tutto generico il richiamo, contenuto nel medesimo

art. 12, al rispetto dei limiti di cui al d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di

protezione dei dati personali), e dei principî fondamentali posti dalla legislazione

statale in materia, nonché dei livelli di tutela previsti nel citato decreto.

La disciplina della protezione dei dati personali, secondo la difesa erariale,

sarebbe riconducibile alla conformazione dei diritti fondamentali della persona il cui

livello di tutela «non può che essere uniforme sul territorio nazionale», anche in

coerenza con atti internazionali quali la Convenzione di Strasburgo del 28 gennaio

1981, n. 108 ratificata con la legge 21 febbraio 1989, n. 98 (Ratifica ed esecuzione

della Convenzione n. 108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento

automatizzato di dati di carattere personale, adottata a Strasburgo il 28 gennaio

1981), e con la direttiva n. 95/46/CE del 24 ottobre 1995 (Direttiva del Parlamento

europeo e del Consiglio relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al

trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati).

Sarebbe quindi esclusa la configurabilità, in materia di protezione dei dati personali,

di una qualsiasi competenza regionale, sussistendo, invece, la potestà legislativa

l), m) r)

esclusiva dello Stato, in base all’art. 117, secondo comma, lettere e della

Costituzione.

La previsione, contenuta nella disposizione censurata, di una generale

condivisione delle informazioni ai fini della formazione di un patrimonio informativo

comune di supporto alle varie attività di soggetti pubblici e privati che operano in

ambito regionale per ogni diversa finalità di interesse pubblico, e l’apertura di tale

patrimonio alla disponibilità ed al libero utilizzo di soggetti terzi, estranei ad attività di

interesse pubblico, secondo il ricorrente, contrasterebbero con l’art. 11 del predetto

decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il quale dispone che la raccolta e la

registrazione dei dati sia fatta «per scopi determinati ed espliciti», e che «siano

pertinenti e non eccedenti rispetto alle specifiche finalità per le quali sono raccolti e

siano conservati per un periodo di tempo non superiore a quello necessario per gli

scopi per i quali sono stati raccolti».

La previsione della emanazione di un regolamento regionale per la disciplina

della cessione dei dati a privati e a soggetti pubblici economici contrasterebbe con

l’art. 117, sesto comma, della Costituzione, trattandosi di materia rientrante nella

potestà legislativa esclusiva dello Stato. L’art. 12 della legge regionale n. 11 del 2004

violerebbe, altresì, l’art. 19, terzo comma, del d.lgs. n. 196 del 2003, secondo il quale

la comunicazione di dati personali da parte di un soggetto pubblico a privati o ad enti

pubblici economici, e la diffusione da parte di un soggetto pubblico, sono ammesse

solo se previste da una norma di legge o di regolamento, “da intendere”, secondo

l’Avvocatura dello Stato, come fonti di livello statale.

2. – Oggetto di censura governativa sono anche le disposizioni contenute

negli artt. 13 e 14 della legge della Regione Emilia­Romagna n. 11 del 2004, che

disciplinano rispettivamente il Sistema informativo regionale (SIR) e la realizzazione

da parte della Regione di progetti integrati volti «all’accrescimento e alla

valorizzazione del patrimonio pubblico di conoscenze».

Il ricorrente ritiene evidente il contrasto di tali previsioni con l’art. 117,

r),

secondo comma, lettera della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza

sul coordinamento informativo dei dati dell’amministrazione statale, regionale e

locale.

Ad avviso dell’Avvocatura, ciascun sistema informativo, strumentale all’esercizio di

competenze distinte, si caratterizzerebbe per funzioni e procedure diverse e per il

trattamento dei dati con forme e modalità differenti che non sarebbero suscettibili di

interscambio al di fuori delle condizioni e delle cautele previste dalla normativa statale

volta al fine di evitare la messa in pericolo dei diritti inviolabili garantiti dall’art. 2 Cost.

L’interscambio di diversi sistemi informativi previsto dalla legge della Regione

Emilia­Romagna avverrebbe invece al di fuori delle regole fissate dal Codice nei

diversi settori. In particolare, la prevista collaborazione anche delle aziende sanitarie

per l’immissione ed il trattamento dei dati a scala regionale e locale, nonché per

l’alimentazione e l’aggiornamento dei flussi informativi (art. 13), e la realizzazione con

il sistema delle aziende sanitarie di supporti e procedure informatiche per l’estrazione

automatica da archivi ed il trattamento dei dati necessari ad integrare le basi

informative del SIR (art. 14), sarebbero previste in modo generico ed indiscriminato.

Non vi sarebbe, infatti, «alcuna particolare considerazione dei dati sensibili (di cui

d)

all’art. 4, comma 1, lettera del d.lgs. 196 del 2003)» e ciò sarebbe in contrasto con

gli artt. 20, 21 e 22 del d.lgs n. 196 del 2003, «che ne consentono il trattamento solo

se autorizzato da espressa disposizione di legge statale nella quale siano precisati i

tipi di dati trattabili, le operazioni eseguibili e le specifiche finalità di rilevante interesse

pubblico perseguite (…) e, per i soggetti pubblici, lo limitano ai dati indispensabili per

svolgere attività istituzionali».

Relativamente all’art. 14, il quale per la realizzazione di supporti e procedure

informatiche richiama l’accordo quadro stipulato tra Ministero della sanità, Regioni e

Province autonome per lo sviluppo del nuovo sistema informativo sanitario nazionale

(Accordo del 22 febbraio 2001, avente durata triennale), la difesa erariale osserva

che i «requisiti funzionali di massima indicati nell’art. 3 dell’accordo non potrebbero

essere che quelli definiti nel dettaglio dallo Stato, in base alle sopravvenute previsioni

della legge costituzionale n. 3 del 2001, così come è rimessa allo Stato la definizione

del quadro normativo cui fa riferimento l’art. 4 dello stesso accordo».

3. – In data 28 luglio 2004 si è costituita la Regione Emilia­Romagna,

chiedendo che sia dichiarata l’inammissibilità e l’infondatezza della questione, e

riservandosi di presentare successiva memoria, nella quale esplicitare le proprie

ragioni. 4. – In prossimità dell’udienza pubblica la Regione Emilia­Romagna ha

presentato una memoria nella quale premette che le censure governative appaiono

muovere da una impostazione non corretta circa le prerogative regionali esercitabili ai

fini del “coordinamento informativo statistico e informatico” dei dati

dell’amministrazione regionale e locale e paiono essere caratterizzate inoltre da «un

eccessivo formalismo che porta ad intravedere lesioni dei principî fondamentali fissati

dalla normativa statale anche dove il legislatore regionale si è invece ad essa

espressamente richiamato».

In particolare, la difesa della Regione ritiene che il coordinamento informatico

sia materia “trasversale”; si tratterebbe di una competenza di scopo, nel senso che la

r)

lettera dell’art. 117, secondo comma, della Costituzione collega a quella materia

una finalità del cui raggiungimento lo Stato si fa carico. Le Regioni, partendo dalle

proprie materie, potrebbero dettare norme interferenti con i predetti ambiti trasversali

e, sia pure nel rispetto delle norme di principio e di uniformità fissate dalla normativa

statale, potrebbero adottare misure ulteriori in materie di propria competenza

intrecciate con la competenza esclusiva statale. Le norme regionali oggetto di

censura, prevedendo forme di coordinamento, di organizzazione e sviluppo dei

sistemi informativi statistici e informatici, sempre secondo la difesa della Regione, in

quanto «strumentali rispetto a materie tipicamente regionali quali “l’organizzazione

degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione” ovvero il “sostegno

all’innovazione per i settori produttivi”» sarebbero da ritenere «pienamente giustificate

quanto al titolo di competenza e legittimazione, più in generale perché strumentali a

tutte le funzioni di programmazione, di coordinamento finanziario e di costruzione del

sistema amministrativo regionale e locale».

Con l’art. 12 la Regione vorrebbe semplicemente «agevolare la costituzione

di un patrimonio informativo pubblico, rimuovendo gli ostacoli tecnici e giuridici alla

condivisione delle informazioni fra pubbliche amministrazioni e fra i soggetti che ne

abbiano diritto. Ciò ovviamente, nel rispetto dei limiti dettati dalla disciplina in materia

di trattamento dei dati personali». Quindi la interconnessione fra le banche dati non

implicherebbe «che automaticamente tutte le informazioni siano allora condivise e

che esse siano, pertanto, visibili da chiunque».

Circa la presunta violazione della normativa sulla protezione dei dati

personali ed in particolare dei principî di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli

scopi per i quali i dati sono raccolti e trattati, fissati nel d.lgs. n. 196 del 2003, la difesa

regionale afferma che l’art. 12 impugnato prevede esplicitamente il rispetto delle

norme statali in materia di riservatezza e che da tale normativa quindi non potrebbero

discostarsi «il regolamento regionale e le direttive tecniche che dovranno essere

emanate con deliberazione di Giunta, ai sensi dell’art. 26 della medesima legge».

Per quanto concerne poi le censure mosse agli artt. 13 e 14 della legge

regionale n. 11 del 2004, la difesa regionale precisa che il mancato riferimento alla

categoria dei dati sensibili deriverebbe dal fatto che le norme in esame si occupano

solo di definire cosa sia il Sistema informativo regionale, senza che la condivisione

ipotizzata dei flussi informativi implichi l’automatica condivisione anche delle

informazioni detenute.

Pertanto, la partecipazione all’interno del predetto sistema informativo

regionale delle aziende sanitarie locali avverrebbe nel più assoluto rispetto delle

regole a tutela dei diversi tipi di dati personali, mentre la Regione svolgerebbe solo un

ruolo di “gestore tecnico del sistema”.

Considerato in diritto

1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità

costituzionale degli articoli 12, 13 e 14 della legge della Regione Emilia­Romagna 24

maggio 2004, n. 11 (Sviluppo regionale della società dell’informazione), per

l), m) r),

violazione dell’art. 117, secondo comma, lettere e e sesto comma, della

Costituzione, nonché dei principî della legislazione statale in materia di protezione dei

dati personali.

Secondo il ricorrente le norme impugnate violerebbero i citati parametri costituzionali

poiché in materia di tutela dei dati personali sarebbe riservata solo allo Stato la

potestà legislativa e regolamentare, dal momento che la legislazione a tutela dei dati

personali, derivata dal recepimento nell’ordinamento nazionale di atti internazionali e

comunitari, sarebbe riconducibile alla esclusiva competenza statale in tema di

“ordinamento civile” e di “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni

concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio

nazionale”, nonché a quella in tema di “coordinamento informativo statistico e

informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale”.

L’art. 12 della legge regionale contrasterebbe sotto molteplici profili con

quanto previsto negli artt. 11 e 19 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in

materia di protezione dei dati personali), e inoltre sarebbe illegittima la previsione di

un regolamento regionale in una materia di esclusiva competenza legislativa dello

Stato. Gli artt. 13 e 14 della legge regionale n. 11 del 2004, nel disciplinare il

sistema informativo regionale, contrasterebbero con l’art. 117, secondo comma,

r),

lettera della Costituzione che riconosce allo Stato la competenza esclusiva in tema

di “coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione

statale, regionale e locale” e con gli artt. 20, 21 e 22 del d.lgs. n. 196 del 2003 che

consentono il trattamento solo se autorizzato da espressa disposizione di legge

statale nella quale siano previsti i tipi di dati trattabili, le operazioni eseguibili e le

specifiche finalità di rilevante interesse pubblico perseguite, e per i soggetti pubblici lo

limitano ai dati indispensabili per svolgere attività istituzionali.

2. – Occorre in via preliminare prendere in considerazione il problema della

collocazione, rispetto al riparto di competenze fra Stato e Regioni di cui al Titolo V

della Costituzione, di una legislazione, quale quella censurata, incidente sulla tutela

dei dati personali.

Il d.lgs. n. 196 del 2003 attualmente vigente coordina in un testo unico la

normativa originata dal recepimento – mediante la legge 31 dicembre 1996, n. 675

(Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali) –

della direttiva n. 95/46/CE del 24 ottobre 1995 (Direttiva del Parlamento europeo e

del Consiglio, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei

dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati), nonché dalle successive

numerose integrazioni e modificazioni del richiamato testo legislativo sulla base della

legge 31 dicembre 1996, n. 676 (Delega al Governo in materia di tutela delle persone

e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali), e recepisce la direttiva

2002/58/CE del 12 luglio 2002 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio,

relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle

comunicazioni elettroniche), secondo quanto previsto dalla legge 24 marzo 2001, n.

127 (Differimento del termine per l’esercizio della delega prevista dalla legge 31

dicembre 1996, n. 676, in materia di trattamento dei dati personali), modificata

dall’art. 26 della legge 3 febbraio 2003, n. 14 (Disposizioni per l’adempimento di

obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee).


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 271 del 2005 della Corte Costituzionale. La pronuncia ha stabilito che la legge della Regione Emilia Romagna n. 11 del 2004 in tema di sistemi informativi regionali non lede la competenza esclusiva dello Stato in quanto è meramente attuativa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cardarelli Francesco.

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