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Italia (2009/2010)

Dall’a.s. 2009/2010, nelle prime classi della scuola primaria, accanto ai modelli già esistenti, viene

introdotto un nuovo modello orario di 24 ore settimanali con l’impiego di un solo insegnante per

classe. Il nuovo regime si applicherà gradualmente a tutte le classi successive che, fino ad

esaurimento, funzioneranno secondo i modelli orari attualmente applicati (Legge 169/2008 e DPR

89/2009).

L'organizzazione dei tempi scolastici è rimessa all'autonomia decisionale delle singole scuole.

3.3 Curricolo

Il Decreto Legislativo n. 59 del 2004, emanato in attuazione della legge di riforma del sistema

educativo nazionale, ha sostituito i programmi in vigore dal 1985 con le Indicazioni Nazionali per i

Piani di Studio Personalizzati allegate al decreto stesso.

All’inizio del 2007 è stata avviata la procedura di revisione delle suddette Indicazioni, che ha portato lo

scorso settembre 2007 all’uscita delle nuove Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per

il primo ciclo dell’istruzione. (cfr. paragrafo 2.3. per ulteriori informazioni).

Per quanto riguarda la scuola primaria, le discipline sono: italiano, inglese, storia, geografia,

matematica, scienze, tecnologia e informatica, musica, arte e immagine, scienze motorie e sportive,

religione cattolica. Un elemento di novità è costituito dalla generalizzazione dell’insegnamento della

lingua inglese e dell’alfabetizzazione tecnologica e informatica.

Nel Decreto non è indicato il numero di ore da dedicare all’insegnamento né delle discipline né delle

educazioni.

Le scuole hanno autonomia di scelta per quanto riguarda l’utilizzo dei materiali didattici e dei libri di

testo.

3.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

Nella scuola primaria, la valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni avviene su

base periodica e annuale ed è svolta dai docenti responsabili delle attività educative e didattiche, ai

quali è affidata anche la valutazione dei periodi biennali ai fini del passaggio al periodo successivo e la

certificazione delle competenze acquisite.

Non è previsto un esame finale al termine della scuola primaria, dal momento che questa costituisce,

insieme alla scuola secondaria di primo grado, un unico ciclo di istruzione, denominato ‘primo ciclo’.

La Costituzione italiana prevede che gli esami finali si tengano al termine di ciascun ciclo di istruzione.

Pertanto, il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado avviene a seguito di

semplice valutazione finale, al termine del secondo biennio di istruzione primaria. All’interno dei

periodi biennali, l’eventuale non ammissione alla classe successiva deve essere presa dagli

insegnanti all’unanimità e per motivi eccezionali e motivati.

Dall’a.s. 2008/2009, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli alunni nelle singole

discipline avviene con l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi. Il comportamento viene,

invece, valutato attraverso un giudizio espresso nelle forme (analitica o sintetica) deliberate dal

Collegio dei docenti della scuola.

3.5 Orientamento e servizi di consulenza

Nella scuola primaria l’orientamento ha una funzione educativa, in quanto finalizzato a promuovere

nell’alunno la costruzione dell’identità e lo sviluppo dell’autonomia. Nella direttiva ministeriale n. 487

del 6 agosto 1997 si afferma che l’orientamento “si esplica in un insieme di attività che mirano a

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formare e potenziare le capacità delle studentesse e degli studenti di conoscere se stessi, l’ambiente

in cui vivono, i mutamenti culturali e socio-economici, le offerte formative, affinché possano essere

protagonisti di un personale progetto di vita” ed è quindi ”parte integrante dei curricoli di studio sin

dalla scuola dell'infanzia” nonché “attività istituzionale delle scuole di ogni ordine e grado”.

3.6 Insegnanti

Cfr.2.5.

3.7 Dati statistici

Scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

Rapporto alunni/docente 10,5

Rapporto alunni/sezioni 18,8

Alunni 2.571.627

Personale docente 261.079

Scuole 15.950

Classi 137.095

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la

Statistica e i Sistemi informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', tavola A (pag.VIII) e

tavola B3 (pag.X). Per il dato ‘rapporto alunni/docente’ (pag.170), e per il dato ‘rapporto alunni/sezioni’

(pag.102).

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4. ISTRUZIONE SECONDARIA E FORMAZIONE PROFESSIONALE INIZIALE DI

PRIMO LIVELLO

4.1 Istruzione secondaria

Il sistema educativo di istruzione e formazione si articola, in base alla legge di riforma n.53 del 28

marzo 2003, nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo comprensivo della scuola primaria e della

scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo comprensivo del sistema dei licei e del

sistema dell’istruzione e della formazione professionale. In particolare, la scuola secondaria di primo e

di secondo grado è stata riformata dalla legge 53/2003 e dai successivi decreti attuativi, per quanto

riguarda la durata dell’obbligo di istruzione, la riforma del secondo ciclo di istruzione e per alcuni

aspetti organizzativi e curricolari della scuola secondaria di primo grado.

La stessa legge ha, inoltre, introdotto il diritto-dovere di istruzione e formazione per almeno 12 anni, a

partire dai 6 anni di età. Il diritto-dovere si realizza all’interno del sistema di istruzione o, comunque,

sino al conseguimento di una qualifica all’interno del sistema di istruzione e formazione professionale

entro il 18° anno di età. Tuttavia, resta l’obbligo di istruzione per la durata di 10 anni (dai 6 ai 16 anni

di età).

Oltre alla ben nota legge di riforma n.53/2003, presentiamo qui di seguito, parte della normativa che

ha interessato l’istruzione secondaria inferiore e superiore in questi ultimi anni:

 La Legge n.296 del 27 dicembre 2006 (Legge finanziaria 2007) ha previsto l’elevamento a

dieci anni dell’obbligo di istruzione a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008, e a 16 anni

dell’età per l’accesso al mondo del lavoro; il Regolamento è stato emanato con DM

n.139/2007;

 La Legge n.1 dell’11 gennaio 2007 ha introdotto il nuovo esame di Stato conclusivo dei corsi

di studio di istruzione secondaria superiore;

 La Legge n.133 del 6 agosto 2008 ha previsto la riforma dei licei e la riforma degli istituti

tecnici e professionali, i cui Regolamenti sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri

rispettivamente il 12 giugno e il 28 maggio 2009. Si attende l’emanazione dei relativi DPR per

l’entrata in vigore dei suddetti regolamenti;

 Il DPR n.89 del 20 marzo 2009 dispone la revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo

e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione a partire dall’a.s. 2009/2010

(come previsto dalla legge n.133 del 2008);

 Il DPR n.122 del 22 giugno 2009 dispone il coordinamento delle norme vigenti in materia di

valutazione degli alunni del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo

grado. Il Regolamento avrà applicazione dall’a.s. 2009/2010.

L’istruzione secondaria è articolata in due distinti livelli: il livello secondario inferiore è costituito dalla

scuola secondaria di primo grado, della durata di 3 anni (da 11 a 14 anni di età), mentre il livello

secondario superiore, denominato secondo ciclo di istruzione, è costituito dall’istruzione secondaria

superiore (di competenza dello Stato) e dall’istruzione e formazione professionale (di competenza

delle Regioni).

L’istruzione secondaria superiore di competenza statale si svolge nei licei, negli istituti tecnici, negli

istituti professionali e negli istituti d’arte; la durata degli studi nei licei e negli istituti tecnici prevede 5

anni (da 14 a 19 anni). Il liceo artistico, invece, prevede un percorso di 4 anni più un eventuale anno

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integrativo, mentre gli istituti professionali e gli istituti d’arte possono prevedere una durata di 3 o 5

anni.

L’istruzione è obbligatoria fino a 16 anni. Gli ultimi due anni di istruzione obbligatoria coprono il primo

biennio della scuola secondaria superiore. L’obbligo può essere assolto in tutti i percorsi del livello

secondario superiore.

L’iscrizione e la frequenza sono gratuite nelle scuole del livello secondario inferiore, che è compreso

nell’istruzione obbligatoria mentre i costi per l’acquisto dei libri di testo sono a carico delle famiglie.

Tasse di iscrizione e frequenza sono richieste solo nelle scuole secondarie di secondo grado; tuttavia,

gli studenti che si iscrivono al primo e secondo anno degli istituti di istruzione secondaria superiore

sono esonerati, dal momento che rientrano nell’obbligo di istruzione. In base al reddito familiare si può

essere esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche.

Aiuti finanziari sono previsti dallo Stato e dalle Regioni. Lo Stato prevede borse di studio, sotto forma

di detrazione fiscale delle spese, per le famiglie in condizioni disagiate; gli aiuti delle Regioni

consistono, ad esempio, in contributi per l’acquisto di libri, in offerta gratuita o semigratuita di mensa e

trasporto, ecc.

ISTRUZIONE SECONDARIA INFERIORE (SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO)

In base alla riforma del sistema scolastico introdotta con la legge 53/2003 e il successivo Decreto

Legislativo 59/2004, il livello di istruzione secondaria inferiore, prima denominato scuola media,

assume ora il nome di scuola secondaria di I grado e costituisce, a conclusione della scuola primaria,

il secondo segmento in cui si articola il primo ciclo di istruzione. Inoltre, costituisce il primo segmento,

insieme alla scuola primaria, in cui si realizza il diritto/dovere dell’istruzione e formazione.

L’istruzione secondaria di primo grado ‘è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio e di

rafforzamento delle attitudini all’interazione sociale; […] è caratterizzata dalla diversificazione didattica

e metodologica, in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo; […] sviluppa progressivamente

le competenze e le capacità di scelta corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi […]; aiuta ad

orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione.’ (Decreto Legislativo 59/2004).

La scuola secondaria di I grado ha una durata complessiva di tre anni e si articola in un primo biennio

e in un terzo anno di orientamento e raccordo con il secondo ciclo di istruzione. Frequentano la scuola

secondaria di I grado gli alunni di età compresa fra 11 e 14 anni di età.

L’istruzione secondaria di I grado si svolge sia nelle scuole pubbliche che in quelle private paritarie.

ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE (SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO)

In seguito alla già citata riforma dell’istruzione (L. 53/2003), l'istruzione secondaria superiore

rappresenta il secondo ciclo dell'istruzione, costituito dal sistema dei licei (artistico, classico,

economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane), e dal sistema

dell'istruzione e della formazione professionale. In attesa dell’applicazione della riforma dei licei e della

riforma degli istituti tecnici e professionali, a partire dall’a.s. 2010/2011, si descrive qui di seguito

l’attuale organizzazione dell’istruzione secondaria inferiore e superiore.

Le scuole che appartengono all’istruzione secondaria superiore di tipo generale sono: liceo classico,

liceo scientifico, liceo artistico e liceo socio-psico-pedagogico; gli istituti, invece, che afferiscono

all’istruzione secondaria superiore di tipo professionale sono: istituti tecnici, istituti professionali, e

istituti d’arte.

Agli istituti elencati si aggiunge il liceo linguistico, che funziona formalmente in alcune scuole paritarie,

mentre nelle scuole statali è stato introdotto in forma sperimentale (Progetto Brocca, C.M. n.27/1991).

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Tali tipi di scuole secondarie superiori sono frequentate da alunni tra i 14 e i 19 anni di età.

L’obiettivo generale dell’istruzione liceale è quello di preparare gli alunni agli studi universitari e alle

altre forme di istruzione post-secondaria, mentre l’istruzione liceale artistica ha per fine quello di

impartire l’insegnamento dell’arte.

Il Liceo classico e il Liceo scientifico hanno una struttura unitaria (durata quinquennale), pur nella

distinzione in un biennio e in un triennio. Nel Liceo classico, l’impostazione degli studi ha carattere

prevalentemente classico-umanistico, mentre il Liceo scientifico accentua la preparazione scientifica,

soprattutto nel triennio finale.

Lo scopo principale dell’istruzione secondaria superiore di tipo professionale è quello di offrire la

specifica preparazione teorico-pratica per l’esercizio di mansioni qualificate (istruzione professionale),

la preparazione all’esercizio di funzioni tecniche e amministrative in alcuni settori (istruzione tecnica),

e la preparazione al lavoro e alla produzione artistica (istruzione artistica), in vari settori e con

particolare attenzione alle esigenze del mercato del lavoro locale.

Tale tipo di istruzione viene impartita negli Istituti tecnici, negli Istituti professionali e negli Istituti d’arte.

Vi sono diversi tipi di Istituti tecnici: agrario, commerciale, turistico, geometri, industriale, periti

aziendali e corrispondenti in lingue estere, nautico, aeronautico e per le attività sociali. Ognuno di

questi offre più indirizzi e specializzazioni. I corsi si dividono in due cicli, un biennio e un triennio, ma

non esiste esame fra l’uno e l’altro ciclo; i programmi sono uguali nel biennio e si differenziano nel

triennio con riferimento alle specializzazioni.

Gli Istituti professionali sono ripartiti in settori e indirizzi di durata triennale: agrario, industria e

artigianato, servizi, sanitario ausiliario e settore atipico. In ogni settore sono previsti più indirizzi,

corrispondenti alle più significative aree di professionalità. Tali istituti possono organizzare corsi serali.

L’istituto d’arte ha lo scopo di preparare gli alunni al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle

tradizioni delle industrie e delle materie proprie del luogo. Gli indirizzi ordinamentali sono circa 40 e

riguardano molti settori: stampa e incisioni, tessuti e decorazioni, oreficeria, metalli, mobili, ceramica,

pittura, vetro, scenotecnica, ecc.

4.1.1 Condizioni di ammissione

Istruzione secondaria inferiore

Hanno l’obbligo di iscrizione alla scuola secondaria di primo grado gli alunni che sono in possesso

dell’attestato finale di ammissione rilasciato a conclusione della scuola primaria. Gli alunni delle scuole

statali o paritarie non devono sostenere alcun esame conclusivo per passare dalla scuola primaria alla

scuola secondaria di primo grado, in quanto gli esami vengono sostenuti solo a conclusione di ogni

ciclo di istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e professionale

Devono iscriversi alle scuole del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione coloro che

hanno superato l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione e che sono in possesso del

relativo diploma. L’obbligo di istruzione dura complessivamente 10 anni e si conclude al termine del

secondo anno di istruzione secondaria superiore.

4.1.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

Istruzione secondaria inferiore

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La scuola secondaria di primo grado ha la durata di 3 anni e si articola in un periodo didattico biennale

e in un terzo anno che ha la finalità di consolidare il percorso disciplinare e di rafforzare l’orientamento

e il raccordo con il secondo ciclo, al fine di consentire una scelta ragionata della prosecuzione degli

studi. In generale, la scuola secondaria di primo grado è frequentata da ragazzi a partire dagli 11 anni

di età. Gli alunni vengono divisi nelle classi in base all’età. Il DPR 81/2009 ha stabilito nuovi livelli

minimi e massimi di dimensione delle classi: le prime classi della scuola secondaria di primo grado da

un minimo di 18 (invece di 15) a un massimo di 27 (invece di 25 anche per l’a.s. 2009/2010). In una

classe ci sono più insegnanti specialisti, che insegnano una materia o più materie. Le lezioni iniziano il

1° settembre e si concludono il 15 giugno, con date differenziate per Regione, con periodi di vacanza

a Natale, Pasqua e in estate.

A livello secondario inferiore il monte ore viene stabilito su base annua. In base al DPR 89/2009,

l’orario obbligatorio annuale è di 990 ore, pari a 30 ore settimanali (29 ore più 1 ora per attività di

approfondimento in materie letterarie), che comprendono la quota riservata alle Regioni e

all’autonomia delle scuole. Nelle classi a tempo prolungato, l’orario settimanale sarà mediamente di

36 ore o, in via eccezionale, di 40 ore comprensive del tempo destinato alla mensa.

Istruzione secondaria superiore

Quasi tutti gli istituti di istruzione secondaria superiore sono distinti in un biennio e un triennio. Il

biennio è frequentato da ragazzi dai 14 ai 16 anni di età, il triennio da ragazzi fra i 16 e i 19 anni di età.

In generale, nelle scuole secondarie superiori le classi devono avere, nel primo anno, non meno di 25

e non più di 28 studenti; negli anni successivi le classi non possono avere meno di 20 studenti.

A questo livello di istruzione, l’orario è stabilito su base settimanale; gli orari sono molto diversi a

seconda del numero delle discipline previste dai corsi di studio dei diversi indirizzi e dell’orario di

insegnamento a loro riservato. Per i dettagli sulla distribuzione oraria per materia, cfr. capitolo 4.3.

4.1.3 Curricolo

Istruzione secondaria inferiore

La legge di riforma (n.53/2003) e il successivo Decreto di attuazione 59/2004, hanno previsto per la

scuola secondaria di I grado, come per la scuola primaria, la sostituzione dei vecchi programmi di

studio con i piani di studio personalizzati contenuti nelle Indicazioni Nazionali allegate al Decreto

stesso. All’inizio del 2007 è stata avviata la procedura di revisione delle suddette Indicazioni, che ha

portato lo scorso settembre 2007 all’uscita delle nuove Indicazioni per il curricolo per la scuola

dell’infanzia e per il primo ciclo dell’istruzione, introdotte in via sperimentale per il biennio 2007/2008 e

2008/2009. A partire dall’a.s. 2009/2010 saranno, invece, applicate le Indicazioni Nazionali,

aggiornate dalle Indicazioni per il curricolo del 2007. Nei prossimi tre anni scolastici, le attività svolte

dalle scuole saranno oggetto di monitoraggio da parte dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo

dell’autonomia scolastica e dell’Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione; gli esiti del

monitoraggio potranno portare alla revisione delle Indicazioni Nazionali del 2004 (DPR 89/2009).

Nella scuola secondaria di primo grado il curricolo è definito attraverso le Indicazioni Nazionali. Le

discipline per le quali sono definiti gli obiettivi specifici di apprendimento per la scuola secondaria di I

grado sono: religione (facoltativa), italiano, inglese, seconda lingua comunitaria, storia, geografia,

matematica, scienze e tecnologia, informatica, musica, arte e immagine, scienze motorie e sportive.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale

La riorganizzazione dei licei e degli istituti tecnici e professionali è uno degli aspetti della legge di

riforma, che attualmente è in discussione. La riforma prevede la riorganizzazione dell’attuale percorso

liceale (liceo classico, liceo scientifico, liceo artistico, liceo linguistico e liceo socio-psico-pedagogico)

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Italia (2009/2010)

in 6 licei: classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale e coreutica, delle scienze umane. La

riforma dell’istruzione e formazione professionale prevede, invece, il riordino degli istituti tecnici e

professionali, attualmente molto frammentati. Gli istituti tecnici offriranno percorsi in 2 settori: il settore

economico articolato in 2 indirizzi, e il settore tecnologico, articolato in 9 indirizzi. Gli istituti

professionali offriranno percorsi in 2 settori: il settore dei servizi, articolato in 5 indirizzi, e il settore

industria e artigianato, che prevede un indirizzo.

L’applicazione della riforma è prevista a partire dall’a.s. 2010/2011, pertanto verranno descritti qui di

seguito i quadri orari attualmente in vigore.

Nel Liceo classico, il quadro orario di riferimento è il seguente:

MATERIA Ginnasio Liceo classico

IV V I II III

Lingua e lettere italiane 5 5 4 4 4

Lingua e lettere latine 5 5 4 4 4

Lingua e lettere greche 4 4 3 3 3

Lingua e letteratura straniera 4 4 -- -- --

Storia 2 2 3 3 3

Geografia 2 2 -- -- --

Filosofia -- -- 3 3 3

Scienze naturali, chimica e geografia -- -- 4 3 2

Matematica 2 2 3 2 2

Fisica -- -- -- 2 3

Storia dell’arte -- -- 1 1 2

Religione 1 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2 2

27 27 28 28 29

L’ora di religione è facoltativa.

Nel Liceo scientifico, il quadro orario settimanale è il seguente:

MATERIA Liceo scientifico

I II III IV V

Lingua e lettere italiane 4 4 4 3 4

Lingua e lettere latine 4 5 4 4 3

Lingua e letteratura straniera 3 4 3 3 4

Storia 3 2 2 2 3

Geografia 2 -- -- -- --

Filosofia -- -- 2 3 3

Scienze naturali, chimica e geografia -- 2 3 3 2

Fisica -- -- 2 3 3

Matematica 5 4 3 3 3

Disegno 1 3 2 2 2

Religione 1 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2 2

25 27 28 29 30

L’ora di religione è facoltativa.

Il Liceo artistico offre agli alunni un insegnamento specializzato in ambito artistico, in particolare, in

pittura, scultura, scenografia, architettura.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 23/65

Italia (2009/2010)

Il corso ha durata quadriennale e si divide in due sezioni: una per lo studio delle arti figurative e la

scenografia e l’altra per lo studio dell’architettura. Il primo ciclo biennale, è identico per entrambe le

sezioni; nel secondo ciclo, il numero di ore di materie artistiche è diverso. La prima sezione permette

l’accesso all’Accademia di Belle Arti; la seconda alla facoltà di architettura. Qualora gli alunni seguano

il quinto anno integrativo, ottengono il certificato di fine studi dell’istruzione artistica secondaria

superiore, che permette l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

Utilizzando lo strumento della sperimentazione, ormai quasi tutti i licei artistici hanno un corso di studi

di durata quinquennale al termine del quale è possibile l’iscrizione all’università senza la necessità di

frequentare il corso integrativo.

Nel Liceo artistico le discipline obbligatorie si dividono in materie generali e in materie artistiche,

secondo il seguente quadro orario: Anno Anno

Anno Anno 3° 4°

1° 2° Sez. Sez.

Sez. Sez.

II II

I I

MATERIE ARTISTICHE

Figura disegnata 10 6 8 4 8 4

Ornato disegnato 10 6 8 4 8 4

Figura modellata -- 4 4 4

Ornato modellato -- 4 4 4

Disegno geometrico 4 3 -- --

Prospettiva -- -- 4 4

Elem. di architettura -- 2 4 4

Anatomia -- -- 2 2

24 25 34 26 34 26

MATERIE DI CULTURA

Letteratura e storia 3 3 4 4

Storia dell’arte 2 2 2 3

Matematica e fisica 4 4 -- 4 -- 5

Scienze naturali, chimica e geografia 3 3 -- 2 -- --

Religione 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2

15 15 9 15 10 15

L’ora di religione è facoltativa.

Il Liceo socio-psico-pedagogico rappresenta la sperimentazione dei soppressi Istituti magistrali,

pertanto non esiste per questa tipologia di licei un corso ordinamentale. Nella versione ‘Progetto

Brocca’ sono previste 34 ore settimanali per tutte e cinque le classi e le seguenti discipline: religione o

attività alternative (facoltative), italiano, storia, latino, lingua straniera, matematica, geografia, scienze

della Terra, musica, diritto ed economia, storia dell’arte, filosofia, pedagogia, sociologia, legislazione

sociale, metodologia della ricerca socio-pedagogica, fisica, chimica, biologia, educazione fisica.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

A partire dal 1998, in base all’articolo 21 della legge n.59 del 1997, che ha introdotto l’autonomia

scolastica, è stata data facoltà alle scuole di determinare i curricoli in modo che vi siano comprese le

discipline fondamentali, quelle che integrano obbligatoriamente il curricolo o quelle aggiuntive

facoltative.

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Riguardo ai metodi, il docente è libero di sceglierli, in rapporto, comunque, alla programmazione sia

individuale che collegiale, che individua finalità, contenuti e metodologie più appropriate alla classe e

al singolo alunno.

Istruzione secondaria superiore di tipo professionale

Nel corso del primo ciclo di durata biennale, il curricolo degli Istituti tecnici comprende le seguenti

materie comuni a tutte le specializzazioni: italiano, storia, chimica e geografia, lingua straniera,

matematica, fisica, scienze naturali, educazione fisica, religione o materia alternativa (facoltativa).

L’unica differenza consiste nelle materie di indirizzo e nelle esercitazioni pratiche svolte nei vari

indirizzi.

Anche nel triennio superiore, le materie generali, sono comuni a tutte le specializzazioni; le altre

discipline variano in rapporto agli indirizzi specifici. Una parte importante del curricolo viene dedicata a

esercitazioni pratiche, con un orientamento specifico.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

Riguardo al curricolo dell’Istituto professionale, nel primo triennio (triennio di qualifica) si insegnano

materie comuni a tutti i corsi e materie differenziate a seconda dell’indirizzo prescelto.

Le materie comuni (area comune) a tutte le sezioni, per un totale di 22 ore settimanali nel primo

biennio e di 12/15 ore nel terzo anno, sono: italiano, storia, lingua straniera, diritto ed economia,

matematica ed informatica, scienze della terra e biologia, educazione fisica, religione (facoltativa). Vi

sono, inoltre, materie specifiche (area di indirizzo) per ogni specializzazione e rispettive tecnologie,

pari a 14 ore settimanali nel primo biennio e a 21/24 ore nel terzo anno. Sono disponibili anche 4 ore

da programmare in autonomia (area di approfondimento) e finalizzate all’accoglienza, all’orientamento

o al sostegno e recupero degli svantaggi. La gestione dell’area di approfondimento è affidata alla

programmazione autonoma di ciascun istituto, in vista del conseguimento degli obiettivi generali

individuati; il Collegio dei docenti individua le attività dell’area di approfondimento, considerando

anche possibili collegamenti operativi con le realtà territoriali per accentuare il carattere di

orientamento pratico del settore professionale.

Dopo aver conseguito la qualifica a seguito di esito positivo della frequenza del primo triennio, gli

studenti possono: accedere al mondo del lavoro; iscriversi ai corsi biennali post-qualifica per il

conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo professionale; frequentare

successivi moduli realizzati anche nella scuola in convenzione con la Regione per il conseguimento di

un secondo e più elevato livello di qualifica.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

Riguardo alle metodologie, esse vengono adattate agli obiettivi propri di ciascun indirizzo di

specializzazione e alle esigenze economico-sociali del territorio, cercando, tuttavia, di sviluppare una

professionalità polivalente, che è la base per ogni successiva specializzazione.

L’attività pratica deve costituire un’esperienza che consente di seguire i processi produttivi tipici del

settore di riferimento.

Anche nell’Istituto d’arte le materie si dividono in materie generali obbligatorie (generali e artistiche) e

discipline artistiche, opzionali in base all’indirizzo prescelto.

Le discipline di cultura generale sono: italiano, storia, storia dell’arte, matematica, fisica, scienze

naturali, chimica e geografia. A queste si aggiungono le discipline tecniche e le attività di laboratorio

che cambiano secondo la specializzazione.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 25/65

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L’ora di religione o l’attività alternativa è facoltativa. L’orario minimo settimanale è generalmente di 36

ore, talvolta elevato a 44 ore.

Le ore di lezione, divise in cinque o sei giorni settimanali, variano a seconda dell’indirizzo prescelto.

Riguardo ai metodi, questi sono scelti dai singoli docenti in rapporto alla programmazione individuale

e collegiale e, in queste scuole, si basano prevalentemente sulle attività di laboratorio.

4.1.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

Istruzione secondaria inferiore

Ai fini della validità dell’anno scolastico è necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte orario

annuale obbligatorio o comprensivo delle ore opzionali.

La valutazione periodica (alla fine del trimestre o del quadrimestre) e annuale degli apprendimenti e

del comportamento degli alunni, la certificazione delle competenze acquisite e la valutazione

dell’esame conclusivo del primo ciclo sono affidate ai docenti della classe.

La valutazione periodica e annuale e la certificazione delle competenze sono effettuate con

l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi (6/10 corrisponde ad una valutazione sufficiente).

Per essere ammessi all’anno successivo è necessario, oltre alla frequenza minima richiesta, avere

ottenuto un voto uguale o superiore a 6/10 in ciascuna materia e nel comportamento. Il voto è

attribuito dagli insegnanti riuniti nel Consiglio di classe.

Al termine del terzo anno della scuola secondaria di I grado gli alunni sostengono l’esame di Stato

conclusivo del primo ciclo di istruzione, che prevede tre prove scritte, un colloquio orale e una prova

scritta di carattere nazionale. L’esame è superato con esito positivo se la valutazione complessiva è

uguale o superiore a 6/10. Al superamento dell’Esame di Stato, che costituisce il titolo per

l’ammissione al secondo ciclo di istruzione, viene rilasciato il Diploma di licenza conclusiva del primo

ciclo di istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale

La valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli studenti avviene a cadenza trimestrale

o quadrimestrale sulla base dei risultati ottenuti dagli studenti durante l’anno nelle varie forme di

verifica adottate; la valutazione viene svolta dal Consiglio di classe, e viene espressa in punteggi

decimali, positivi da 6 a 10 e negativi da 0 a 5.

Per essere ammessi all’anno successivo, è necessario avere ottenuto una votazione uguale o

superiore a 6/10 in ciascuna materia e nel comportamento. Se il voto in una o più materie è inferiore,

l’ammissione viene sospesa e lo studente deve recuperare le lacune entro l’inizio dell’anno scolastico

successivo. Se lo studente ottiene la sufficienza nella verifica effettuata prima dell’inizio dell’anno

scolastico, è ammesso all’anno successivo.

Alla fine della scuola secondaria di secondo grado, sia generale che tecnica e professionale, gli alunni

sostengono un esame di Stato per conseguire il certificato di fine studi secondari superiori.

Per essere ammessi all’esame di Stato è necessario che la media dei voti ottenuti in tutte le materie,

compreso il comportamento, e il voto nel comportamento siano uguali o superiori a 6/10.

La Legge n.1 dell’11 gennaio 2007 ha introdotto il nuovo esame di Stato conclusivo dei corsi di studio

di istruzione secondaria superiore.

26/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Vengono ammessi all’esame tutti gli studenti che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso. Gli esami

comprendono due prove scritte, stabilite dal Ministero dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca,

una terza prova, predisposta dalla commissione di esame, istituita presso la scuola, e un colloquio. In

base alla legge n.1/2007 la composizione delle commissioni giudicatrici è stata modificata: sono

adesso previsti 3 docenti interni della classe e 3 esterni, oltre al presidente esterno. La valutazione

finale è espressa con un voto in centesimi. Per superare l’esame, il candidato deve riportare un voto

minimo di 60/100. L’andamento generale degli studi, attribuito a ciascuno degli ultimi tre anni della

scuola secondaria superiore, permette all’alunno di usufruire di un credito scolastico che, dall’a.s.

2009/2010 vale fino a 25 punti. Al superamento dell’esame vengono rilasciati un diploma e un

certificato. Il certificato attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi, le materie e gli insegnamenti

compresi nel curricolo oltre alla relativa durata oraria complessiva, la votazione riportata nelle prove

scritte e nel colloquio il credito scolastico e i crediti formativi documentati. Il credito formativo si

riferisce alle esperienze acquisite dall’alunno al di fuori della scuola in ambiti e settori della società

civile. Sono i Consigli di classe che stabiliscono i criteri di valutazione di tali crediti.

Diploma e certificato sono redatti in quattro lingue comunitarie al fine di renderne possibile la lettura

nei paesi dell’UE.

La legge, infine, ha istituito presso l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione un

Osservatorio nazionale con il compito di monitorare, verificare e valutare la nuova disciplina degli

esami di Stato e di costituire un supporto permanente per le commissioni di esame per quanto

riguarda la predisposizione della terza prova scritta.

Istruzione secondaria superiore di tipo professionale

Per quel che riguarda i criteri e le modalità di valutazione, anche per gli Istituti tecnici e professionali, e

per gli Istituti d’arte vale quanto detto al par. 4.4.2.

Negli istituti professionali e negli istituti d’arte, gli studenti conseguono una prima qualifica dopo tre

anni di corso, ai quali possono essere aggiunti ulteriori due anni di studio per ottenere una qualifica di

livello secondario superiore.

Negli Istituti professionali e negli Istituti d’arte, sono previsti rispettivamente l’esame di qualifica e

l’esame di licenza di maestro d’arte, che si svolgono alla fine dei corsi triennali. Il diploma che si

ottiene con questo esame permette l’accesso diretto al mondo del lavoro, l’iscrizione ai corsi biennali

post-qualifica per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore e la frequenza di

successivi moduli realizzati anche nella scuola in convenzione con la Regione per il conseguimento di

un secondo e più elevato livello di qualifica.

4.1.5 Orientamento e servizi di consulenza

Istruzione secondaria inferiore

L’orientamento rientra nei compiti fondamentali della scuola secondaria di primo grado. Il terzo anno è

dedicato all’approfondimento degli apprendimenti e all’orientamento e raccordo con il secondo ciclo di

istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e di tipo professionale

Varie sono le attività di orientamento, prevalentemente a carattere informativo, che vengono realizzate

negli ultimi due anni di scuola secondaria superiore.

Le iniziative sono molteplici in relazione all’indirizzo del corso nel quale vengono programmate e della

realtà socio-economica e culturale del territorio in cui opera l’istituto scolastico, dei fondi e delle

attrezzature di cui può disporre, provenienti non solo dal Ministero, ma anche da aziende, associazioni

di industriali, artigiani, professionisti, banche locali, ecc.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 27/65

Italia (2009/2010)

Le attività di orientamento sono svolte secondo le più diverse modalità che variano da scuola a scuola

e di anno in anno, in quanto manca una figura istituzionalmente preposta a tale compito.

4.1.6 Insegnanti e formatori

Istruzione secondaria inferiore e superiore (generale e professionale)

La legge di riforma n.53/2003 e il successivo Decreto Legislativo n.227/2005 avevano previsto nuove

procedure per la formazione iniziale e per il reclutamento degli insegnanti. Tuttavia, la norma

contenuta nella legge n.53/2003 e il relativo Decreto sono stati abrogati dalla legge n.244/2007 (legge

finanziaria 2008) che ha comunque previsto anche la revisione delle modalità di formazione iniziale e

reclutamento dei docenti da adottarsi con Decreto Ministeriale.

Il Decreto Ministeriale di riorganizzazione della materia è, al momento, in discussione e non è

possibile ad oggi fornire informazioni dettagliate sul contenuto della nuova normativa. In linea

generale, lo schema di Decreto sulle modalità di formazione iniziale degli insegnanti prevede, per

l'insegnamento a tutti i livelli scolastici, la formazione universitaria della durata complessiva di 5 anni

(laurea magistrale): per gli insegnanti dei livelli preprimario e primario, si prevede la laurea magistrale

ottenuta con un percorso di studi di 5 anni a ciclo unico; per gli insegnanti della scuola secondaria di

primo e di secondo grado, si prevede un corso di laurea magistrale di 2 anni (successivi alla laurea

triennale) seguiti da un anno di tirocinio. In particolare, per insegnare nelle scuole secondarie era

necessario essere in possesso della laurea, oltre alla formazione nelle scuole di specializzazione per

l’insegnamento secondario (SSIS). I corsi delle SSIS sono stati sospesi (Legge 133 del 6 agosto

2008). Non sono stati ancora definiti percorsi alternativi per il conseguimento dell’abilitazione.

Gli insegnanti sono specialisti e insegnano una materia o un raggruppamento di materie, ma

interagiscono con gli altri insegnanti in un’ottica interdisciplinare. Ogni insegnante viene assegnato ad

una o più classi. Gli insegnanti rimangono, in genere, con le stesse classi per tutta la durata dei corsi.

4.1.7 Dati statistici

Istruzione secondaria inferiore

Scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

Rapporto alunni/docente 10

Rapporto alunni/sezioni 21,3

Alunni 1.651.680

Personale docente 175.525

Scuole 7.099

Classi 77.645

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i

Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', Tavola A (pag.VIII) e Tavola B3 (pag.X). Per

il dato ‘Rapporto alunni/docente’ (pag.170), e per il dato ‘Rapporto alunni/classi’ (pag.102).

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e professionale

Alunni iscritti alle scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

28/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Licei classici 277.524

Licei scientifici 592.248

Licei artistici 41.528

Licei socio-psico-pedagogici 201.258

Istituti professionali 538.709

Istituti tecnici 862.349

Istituti d'arte 52.846

Totale 2.566.462

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i

Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', pp. 65-89.

Unità scolastiche, classi e docenti nella scuola secondaria di secondo grado, a.s. 2005/2006

Personale docente 241.173

Scuole 5.193

Classi 117.787

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e

i Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', Tavola A (pag. VIII) e Tavola B3 (pag.X).

4.2 Formazione professionale iniziale di primo livello

La formazione professionale ricade sotto la competenza delle Regioni anche attraverso la delega e il

trasferimento di funzioni e compiti alle Province. Allo Stato rimane il compito di determinare i livelli

minimi essenziali dell’offerta. Questo grazie alla legge quadro n.845/78, al più ampio contesto di

riforma della pubblica amministrazione, attuato con le c.d. leggi Bassanini (l. n. 59/97, dlgs. n. 469/97,

dlgs n. 112/98) e alla recente riforma del titolo V della Costituzione che conferisce alle Regioni potestà

legislativa esclusiva in materia di formazione professionale.

La Formazione Professionale Iniziale riguarda l’offerta di formazione destinata ai ragazzi 14-17enni e

viene realizzata dalle agenzie formative accreditate e dalle scuole coinvolte nei percorsi triennali di

istruzione e formazione professionale (IeFP) in base all’Accordo Stato-Regioni del 19 giugno 2003.

Tali percorsi devono avere durata almeno triennale, contenere discipline ed attività attinenti sia alla

formazione culturale generale sia alle aree professionali interessate e devono consentire il

conseguimento di una qualifica professionale riconosciuta a livello nazionale e corrispondente almeno

al II livello europeo (decisione del Consiglio 85/368/CEE), rilasciata dalle Regioni attraverso le

strutture formative accreditate che realizzano gli interventi.

La formazione iniziale include anche la formazione esterna per gli apprendisti minorenni (in diritto-

dovere all’istruzione e formazione di cui si parlerà a breve) organizzata dalle Regioni e dalle Province

attraverso moduli formativi brevi (120 ore annue professionalizzanti e 120 ore annue sulle

competenze di base).

Dal punto di vista dell’evoluzione del panorama normativo, per i giovani 14-17 enni, dal 1999 ad oggi

si è passati dall'obbligo scolastico (L.n. 9/99) e formativo (L. n. 144/99), all'attuale diritto/dovere

all'istruzione e formazione (L. n. 53/2003) per almeno 12 anni o fino al conseguimento di una qualifica

professionale entro il 18esimo anno di età. La legge n. 296/06 ha poi introdotto, a decorrere dall’anno

scolastico 2007/2008, l’innalzamento dell’obbligo di istruzione per almeno 10 anni, assolto il quale si

prosegue nel diritto-dovere all’istruzione e formazione. La Legge n. 133/2008 ha in seguito reso

ordinamentali i percorsi triennali di istruzione e formazione professionale (ex Accordo 19 giugno

2003), rendendoli uno dei canali in cui assolvere l’obbligo di istruzione dopo la scuola secondaria di I

grado.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 29/65

Italia (2009/2010)

I percorsi triennali sono stati realizzati a livello nazionale in integrazione tra agenzie formative

accreditate e scuole, con la titolarità, tuttavia, delle prime o delle seconde in base alle scelte,

realizzate a livello regionale, verso modelli di percorso più bilanciati sulla formazione professionale o

sulla scuola, con strutture, logiche e modalità di intervento spesso assai diversi ma con riferimenti

comuni nazionali. Rilasciano l’attestato di qualifica o il diploma scolastico.

Con il regolamento dell'obbligo di istruzione (decreto n. 139/2007) e il Documento tecnico sulle

competenze chiave del cittadino, da raggiungere alla fine dell'obbligo, l'Italia ha continuato il lavoro di

allineamento del sistema educativo alle politiche dettate in sede europea, garantendo a tutti gli allievi

in obbligo - quelli che lo assolvono nell'istruzione secondaria superiore, nei percorsi triennali gestiti

dalle scuole e nei triennali gestiti dalle agenzie accreditate- gli stessi obiettivi di apprendimento

generali. Vanno in questa direzione sia il decreto interministeriale del 29 novembre 2007 di definizione

dei criteri di qualità a cui devono rispondere le agenzie formative in cui si realizzano i percorsi

sperimentali di istruzione e formazione sia le Linee Guida del Ministero dell'Istruzione e della

Conferenza delle Regioni per l'attuazione dell'obbligo presso le scuole e le agenzie formative,

destinate a fornire indicazioni comuni per sostenere le modalità di apprendimento delle Competenze

chiave per il biennio, a prescindere dal canale prescelto.

Oltre il processo normativo che ha portato all'obbligo di istruzione/diritto-dovere, risulta significativo

anche il lavoro nato dalla collaborazione tra Stato e Regioni e Province autonome che ha prodotto, in

questi anni, una serie di tasselli che hanno connotato il sistema educativo per una sempre maggiore

flessibilità dei percorsi e possibilità di passaggi orizzontali e verticali all’interno e tra i sistemi della

scuola e della formazione professionale, al fine di prevenire l'abbandono e la dispersione scolastica e

formativa. Al riguardo, una serie di documenti nati in sede di Conferenza Unificata hanno introdotto

importanti novità quali la definizione di standard formativi delle competenze di base per i percorsi

triennali (del gennaio 2004 e sostituiti dalle Competenze chiave del cittadino contenute nel già citato

decreto n. 139/2007), e la definizione a livello nazionale degli standard minimi delle competenze

tecnico professionali di 14 figure professionali (ottobre 2006) e in seguito di ulteriori 5 figure (febbraio

2009). Queste 19 figure costituiscono il repertorio nazionale al quale ricondurre le qualifiche relative

ai percorsi di istruzione e formazione. In ultimo, sono stati introdotti dispositivi di certificazione

nazionali finali e intermedi e il riconoscimento dei crediti per favorire i passaggi tra i sistemi

dell'istruzione e della IeFP (ottobre 2004).

La formazione professionale iniziale, compresa la formazione esterna per l'apprendistato, viene

erogata da strutture di formazione professionale individuate dalle Regioni, attraverso l’accreditamento

ovvero l’atto con cui le Regioni riconoscono a un soggetto pubblico o privato la possibilità di erogare

formazione finanziata con risorse pubbliche. L’esigenza di definire standard minimi nazionali per gli

enti erogatori era già contenuta nella L. n. 845/78 e nella L. n. 196/97.

Tuttavia la prima architettura di un piano di accreditamento nazionale nasce con il D. 166/2001 che ha

portato tutte le strutture formative che desiderano realizzare interventi con risorse pubbliche a doversi

preventivamente accreditare rispetto a specifici requisiti in funzione di determinati servizi

formativi/orientativi.

L’Intesa recepisce in allegato il D.I. del 29/11/2007 del Ministero della pubblica istruzione e del

Ministero del lavoro con il quale si stabiliscono i criteri generali per l’accreditamento delle strutture

formative che realizzano percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP), i criteri per il riparto

dei contributi statali e le misure di sistema per l’attuazione dell’obbligo d’istruzione.

Per quanto riguarda l’apprendistato, il riferimento normativo è rappresentato dal Decreto attuativo

n.276/2003 della legge n.30/2003, che ha introdotto 3 tipologie di apprendistato tra cui quella

dell’apprendistato per espletamento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, che prevede una

durata di 3 anni.

30/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Per quanto riguarda l’aspetto normativo di questa misura, la regolamentazione dei profili formativi

dell’apprendistato per minorenni è rimessa alle Regioni e Province Autonome, d’intesa con i Ministeri

del Lavoro e dell’Istruzione, sentite le parti sociali.

In assenza di una regolamentazione regionale/provinciale in materia, il decreto prevede che la

precedente normativa nazionale rimanga in vigore anche per l’erogazione della formazione esterna

degli apprendisti minorenni. Il decreto prevede, infatti, per gli apprendisti minorenni l’obbligo di

partecipazione ai moduli di 120 ore di formazione esterna sulle competenze tecnico professionali e a

quelli aggiuntivi (di altre 120 ore) sulle competenze di base.

La recente legge n.296/2006 ha innalzato l’età per l’accesso al lavoro da 15 a 16 anni. L’assunzione

degli apprendisti prevede incentivi fiscali per le aziende.

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento dei percorsi triennali, essi sono finanziati annualmente

dalle Regioni attraverso fondi nazionali erogati dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Istruzione

e fondi propri.

Relativamente all’apprendistato per il diritto-dovere all’istruzione e formazione, le attività formative

sono finanziate dal Ministero del lavoro con le risorse nazionali che vengono stanziate annualmente e

con quelle regionali.

Tutti i percorsi formativi per l’obbligo di istruzione/diritto-dovere sono quindi gratuiti per i giovani che vi

si iscrivono.

4.2.1 Condizioni di ammissione

I requisiti di ingresso ai percorsi triennali di istruzione e formazione professionale riguardano il

completamento della scuola secondaria di primo grado e, per l’iscrizione al I anno, in genere un’età

inferiore ai 15 anni. Per l’entrata dei giovani provenienti da altri percorsi nelle annualità successive (le

cosiddette passerelle), l’età consentita è inferiore ai 18 anni.

Per la formazione esterna degli apprendisti non esistono requisiti se non l'età che non può essere

inferiore ai 16 anni per effetto della L. n. 296/06; l’amministrazione regionale e/o provinciale deve

offrire i corsi attraverso la chiamata dei giovani da parte dei Servizi locali per l’Impiego.

4.2.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici 1

L’organizzazione e l'articolazione oraria dei percorsi triennali erogati dalle agenzie formative può

variare da Regione a Regione. Tuttavia in generale, gli allievi frequentano i percorsi triennali 5 o 6

giorni la settimana per circa 5-6 ore al giorno, scandite come a scuola, dalla pausa di metà mattinata

(ricreazione). Le lezioni dovrebbero iniziare a settembre, come le lezioni scolastiche, e finire a giugno-

luglio; tuttavia i tempi possono variare a livello territoriale, in base alla programmazione regionale e

alla disponibilità di finanziamenti stanziati annualmente dai Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione.

L’anno formativo può essere diviso in 2 quadrimestri o in 3 trimestri, scadenzati da forme di

registrazione del profitto e di informativa alle famiglie sul rendimento degli allievi.

La durata complessiva dei percorsi, caratterizzata da momenti di aula e stage presso le aziende, pur

variando territorialmente, è in media di circa 1.000 ore annue per un totale di circa 3.000 ore nel

triennio. Per gli allievi in situazione di handicap, e in genere per utenze con bisogni specifici, vengono

realizzati dalle Regioni anche percorsi di Formazione professionale annuali e biennali.

1 Come già detto, per quanto riguarda i percorsi triennali erogati dalle scuole, le modalità rispondono a quelle tradizionali del

sistema scolastico.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 31/65

Italia (2009/2010)

In tutti i percorsi triennali, fondamentale risulta la misura dello stage per la sua natura

professionalizzante che è peculiare del sistema di FP. La durata dello stage è determinata dalle

singole Regioni, anche in base alla qualifica da conseguire. Nel primo anno tuttavia si presenta in

genere di natura orientativa e si realizza attraverso visite guidate alle aziende del territorio; negli anni

successivi è di natura applicativa e formativa, gli allievi lavorano in azienda e la loro formazione è

coordinata e gestita dal tutor di stage, per l’ente di formazione, e dal tutor aziendale, per quanto

riguarda l’azienda ospitante. Lo stage (200 ore circa l’anno) viene distribuito in uno o due blocchi,

realizzati in genere dopo il I quadrimestre o il II trimestre dell’anno formativo. L’esperienza di stage

deve sempre prevedere periodi di rientro in aula per permettere la rielaborazione dell’esperienza

realizzata con i docenti del corso.

Le classi sono formate in genere da circa 20 giovani, anche se il limite massimo varia a seconda delle

Regioni. È opportuno, per la tenuta dei corsi e per questioni gestionali- amministrative, che il gruppo

classe non sia inferiore a un numero minimo di allievi (ad es.12 ). Ogni classe è formata in base

all’anno di iscrizione al corso (I, II e III anno) e in base alla denominazione della qualifica rilasciata al

termine dei percorsi (ad es. classe di I anno “Operatore servizi alla ristorazione”).

Oltre ai docenti,che insegnano la propria materia in più corsi anche di annualità diverse per la stessa

qualifica (es: insegnamento di matematica al I, II e/o III anno di “Operatore amministrativo

segretariale”), sono presenti anche altre figure professionali quali il tutor d’aula e il tutor di stage. Il

primo, con funzioni di coordinamento del processo di apprendimento-insegnamento all’interno

dell’ente; il secondo, con funzioni di organizzazione, gestione e coordinamento dello stage nelle fasi i

cui gli allievi sono chiamati all’esperienza di alternanza scuola-lavoro.

Per quanto riguarda la formazione esterna per gli apprendisti in diritto-dovere, come già anticipato, è

previsto l’obbligo di partecipare ad almeno 240 ore di formazione esterna, sulle competenze tecnico

professionali e su quelle di base.

Le 120 o 240 ore di formazione esterna in apprendistato possono essere variamente organizzate: gli

incontri possono svolgersi per blocchi tutti i giorni della settimana per metà giornata o giornata intera .

Più di frequente, una o due volte la settimana per metà o l’intera giornata, fino a coprire il monte orario

previsto.

4.2.3 Curricolo 2

Non esistono, per i percorsi triennali di IeFP erogati dalle agenzie formative , programmi di studio

nazionali a cui le strutture formative debbano riferirsi. Per programmare e realizzare l'intervento

formativo le strutture predispongono invece un progetto didattico, sulla base dell’analisi dei compiti e

delle competenze caratterizzanti la figura professionale obiettivo dell'intervento. È diffusa la

progettazione degli interventi articolata per moduli riconducibili alle competenze di base, trasversali,

tecnico-professionali.

Relativamente ai percorsi triennali svolti nelle agenzie formative, integrati con la scuola ma con

prevalenza di docenti della FP, il range delle ore complessive di formazione professionale può variare

territorialmente. La media è tuttavia di circa 1.000 ore l’anno. La ripartizione oraria non è

regolamentata a livello nazionale; tuttavia l’indicazione di massima che emerge dai monitoraggi

nazionali dell’ISFOL prevede che all’apprendimento delle competenze di base e trasversali si possa

destinare tra il 24 ed il 50 % del monte ore ; a quello delle competenze tecnico-professionali tra il 33 e

il 50 % ; alla personalizzazione e recupero tra il 5 e il 15 % ; allo stage tra l’8 e il 32 %. Relativamente

ai percorsi integrati, svolti a scuola, con prevalenza di docenti scolastici, le attività formative sono

svolte all’interno dell’orario normale di istituto, con la flessibilità curricolare (15 % del monte ore),

2 Si veda nota 3.

32/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

utilizzando eventuali ore di approfondimento degli Istituti professionali, per un totale generalmente non

eccedente le 310 ore annue.

Per quanto riguarda le competenze chiave per la cittadinanza o di base, il riferimento per la

elaborazione del curriculum è il Documento sulle competenze chiave per il cittadino, allegato al

regolamento sull’obbligo di istruzione (già citato Decreto MPI n. 139/2007), che gli allievi 14-16enni

devono acquisire nel biennio svolto sia negli enti formativi sia nella scuola. Il documento sulle

competenze chiave non sostituisce le programmazioni curricolari o le progettazioni di dettaglio dei

singoli corsi, rappresenta tuttavia una guida importante per quanto riguarda l’apprendimento-

3

, prevede

insegnamento di tali competenze. Esso infatti, richiamando le raccomandazioni europee

l’acquisizione di un insieme di obiettivi formativi riferiti ai seguenti “Assi culturali” (declinati in

competenze, abilità/capacità e conoscenze):

 asse dei linguaggi;

 asse matematico;

 asse scientifico-tecnologico;

 asse storico-sociale.

Questi sono accompagnati dalle seguenti competenze chiave quali:

 imparare ad imparare;

 progettare;

 comunicare;

 collaborare e partecipare;

 agire in modo autonomo e responsabile;

 risolvere problemi;

 individuare collegamenti e relazioni;

 acquisire ed interpretare informazioni.

Per quanto riguarda la progettazione degli obiettivi formativi relativi all’aspetto professionale, il

riferimento è l’Accordo Stato-Regioni del 5 febbraio 2009 (v. punto 4.2) che rappresenta il repertorio

nazionale delle qualifiche relative ai percorsi triennali. Per ogni figura sono riportate le attività che

deve saper svolgere e le competenze e abilità ad esse correlate.

Le metodologie didattiche utilizzate negli interventi formativi sono le più varie: lezione frontale,

simulazioni, giochi di ruolo, discussioni di gruppo, visite ad aziende, ecc. In particolare, si raccomanda

l'utilizzo di metodologie didattiche attive per facilitare l’apprendimento e rispondere alla necessità degli

allievi di apprendere attraverso la pratica anche contenuti e discipline teoriche. Lo stage, in questo

senso, è una misura molto gradita dagli studenti proprio per la sua capacità di rendere attuali e

concrete le conoscenze e le competenze apprese in aula (per lo stage v. 4.2.2).

Esistono libri di testo specifici per la formazione professionale curati da case editrici che pubblicano

anche i testi scolastici. I formatori sono liberi di predisporre dispense o di indicare i libri di testo che

ritengono opportuni.

3 L’ultimo riferimento è dato dala Raccomandazione europea del 18 dicembre 2006 sulle competenze chiave per

l’apprendimento permanente

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 33/65

Italia (2009/2010)

Riguardo alla formazione in apprendistato per il diritto-dovere, le ore di formazione esterna di tipo

tecnico professionale si riferiscono agli obiettivi formativi minimi relativi alle figure professionali di cui

l’apprendista intende acquisire la qualifica; per quanto riguarda invece i moduli aggiuntivi, il DI n.

152/2001 prevede che in uscita dalla formazione di almeno 3 anni l’apprendista raggiunga determinati

livelli di competenza linguistica (lingua italiana e lingua straniera), matematica e informatica. Questi

livelli rappresentano dunque i riferimenti per la progettazione del curricolo per le 120 ore formative.

La metodologia didattica ritenuta più adeguata alla formazione per l’apprendistato è quella basata

sull’imparare facendo e la didattica attiva, ad esempio il problem solving o il metodo per progetti. Tali

metodi fanno lavorare i giovani in gruppo, finalizzando il recupero delle competenze di base alla

realizzazione pratica di un servizio/prodotto da mostrare e far valutare all’esterno. Questo anche al

fine di aumentare la motivazione ad apprendere in giovani con carriere scolastiche precedenti non

lineari e spesso accidentate.

4.2.4 Valutazione, progressione e certificazione

I percorsi triennali gestiti dalle agenzie formative rilasciano a fine corso l’attestato di qualifica

professionale ed eventuali crediti per il passaggio al sistema dell’istruzione; quelli gestiti dalle scuole,

oltre al conseguimento del diploma previsto dall’ordinamento scolastico, mirano al conseguimento

dell’attestato di qualifica professionale o al riconoscimento dei crediti per il passaggio alla FP.

In questo contributo si considereranno i percorsi triennali erogati dalle agenzie formative: quelli erogati

dalle scuole rispondono alle modalità proprie del sistema della istruzione.

Nell'ambito della formazione iniziale il responsabile della valutazione degli apprendimenti è il

docente della materia e/o il tutor formativo.

Si va inoltre sempre più diffondendo l’utilizzo del portfolio come strumento di raccolta sistematica delle

competenze acquisite attraverso la presentazione dei lavori realizzati, fornendo documentazione,

analisi, interpretazione e valutazioni. Il portfolio delle competenze permette di valutare non solo le

prestazioni ma anche i processi di apprendimento, le strategie messe in opera dal soggetto e i

progressi compiuti.

La valutazione degli apprendimenti viene realizzata in ingresso, in itinere e finale (esami di qualifica).

Questi ultimi vengono svolti alla fine dei 3 anni, con una commissione mista di docenti interni, esterni,

rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, esperti del mondo del

lavoro e rappresentanti della amministrazione regionale che rilascia la qualifica. La valutazione

avviene per materie, accompagnata, in alcuni percorsi, da una prova pratica o dalla discussione su un

prodotto realizzato dall’allievo durante il corso (valutazione autentica).

La valutazione è in trentesimi; a fine anno questi vengono trasformati in crediti che possono andare da

60 a 100. Dopo i tre anni, per l’accesso all’esame finale, vengono calcolati i crediti maturati nei tre

anni (da 180 a 300 ). La valutazione dell’esame finale, nel caso della qualifica conseguita nell’ente di

formazione, è in trentesimi. Per l’accesso all’esame finale di qualifica è di fondamentale importanza il

calcolo delle assenze degli allievi che non possono superare nel triennio il 20 % del monte ore totale o

il 30%, in caso di giustificati motivi, solo con l’accordo del Collegio docenti, l’organismo costituito da

tutti i formatori del corso.

Gli allievi valutano 1 o più volte l’anno, attraverso questionari di gradimento, la didattica dei docenti,

l’organizzazione del corso e la struttura. In alcuni enti, questo avviene all’interno di procedure

standardizzate relative al controllo di qualità.

Per quanto riguarda le certificazioni finalizzate alla mobilità dei percorsi, nel sistema di formazione

professionale, come da decreto n. 174/01, esse servono a garantire la trasparenza dei percorsi

34/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

formativi e il riconoscimento delle competenze acquisite dagli individui. La certificazione è finalizzata

al riconoscimento di titoli e qualifiche, per consentire l’inserimento o il reingresso nel sistema di

istruzione e formazione professionale. Le competenze certificate costituiscono credito formativo. Nel

caso in cui un allievo voglia cambiare percorso durante le attività formative, al riconoscimento del

credito provvede la struttura educativa che accoglie il soggetto anche in collaborazione con la struttura

di provenienza, attraverso una apposita commissione che decide in quale annualità di corso inserirlo.

La funzione della certificazione finale e intermedia è svolta dalle Regioni che disciplinano le

procedure di attuazione, tenuto conto degli standard minimi e delle tipologie certificatorie determinate

a livello nazionale.

Queste opportunità sono operative a partire dall’Accordo siglato il 28 ottobre del 2004 in Conferenza

Unificata che ha sancito la certificazione a validità nazionale finale e intermedia e il riconoscimento dei

crediti maturati nei percorsi formativi, anche al fine di favorire il passaggio tra i sistemi della istruzione

e della formazione (v. punto 4).

Il decreto interministeriale (Ministeri dell’istruzione e del lavoro) n. 86 del 2004 ha poi previsto, in

relazione al sopra citato Accordo, l’approvazione di due modelli di certificazione per il riconoscimento

dei crediti, ai fini del passaggio dalla FP e dall’apprendistato al sistema dell’istruzione.

Altro tassello significativo per favorire i passaggi tra sistemi è l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione

n. 87 del 2004, la quale riguarda il passaggio dal sistema della FP e dall’apprendistato al sistema

dell’istruzione, abolendo l’esame prima previsto e stabilendo che apposite Commissioni valutino le

certificazioni introdotte dal sopracitato decreto interministeriale n. 86 e attestino che il giovane abbia le

competenze adeguate per l’ammissione alla frequenza di una determinata classe dell’istituto a cui

abbia fatto richiesta.

Recentemente, con il decreto interministeriale del 10 ottobre 2005, è stato introdotto in Italia il libretto

formativo, come strumento di registrazione delle esperienze di studio e lavoro. Titolare del libretto

formativo è il soggetto, unico responsabile del suo aggiornamento, mentre a rilasciare il libretto sono

le Regioni e Province che tuttavia possono delegare anche altri soggetti. Nel 2006 il Libretto

Formativo è stato introdotto in via sperimentale solo in alcune Regioni e con modalità di applicazione

differenziate a livello territoriale ma secondo un piano di lavoro comune e condiviso. Al termine del

2006 si è considerata la opportunità di una più capillare diffusione e della messa a regime del Libretto

per tutti i cittadini che lo richiederanno. Sono ancora in fase di discussione due aspetti: le modalità di

compilazione e la natura della struttura deputata a certificare tale libretto e supportare la persona nella

compilazione.

In ultimo, riguardo alla possibilità di accedere a percorsi ulteriori di istruzione e formazione,

l’acquisizione della qualifica alla fine del III anno dei percorsi rende possibile l’iscrizione al IV anno di

specializzazione erogato solo da alcuni enti formativi e solo per alcune figure professionali; rende

possibile l’iscrizione al III o IV anno delle scuole secondarie superiori (soprattutto istituti tecnici e

professionali). Inoltre con la qualifica professionale di I livello è possibile iscriversi ai percorsi di

formazione professionale post qualifica o post diploma (cfr. cap.5) o essere assunti con un contratto di

apprendistato professionalizzante (per i giovani over 18 anni). Attraverso l’accertamento delle

competenze in entrata è inoltre possibile iscriversi ai percorsi degli IFTS (Istruzione e Formazione

Tecnica Superiore) (cfr. cap.5).

Per quanto riguarda l’apprendistato per i minorenni, la qualifica viene rilasciata dall’impresa alla

scadenza del contratto. La Formazione esterna per apprendisti prevede, come già detto, il

raggiungimento di determinati livelli di competenza in seguito alla frequenza dei moduli di 120 ore

annue sulle competenze di base. Il Decreto n.152/2001, come abbiamo visto precedentemente,

stabilisce che alla fine del percorso di apprendistato, le competenze di base acquisite dagli allievi

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 35/65

Italia (2009/2010)

dovranno essere accertate con prove di verifica riconosciute a livello nazionale. Queste prove,

attraverso indicatori relativi a scale internazionali, verificano il raggiungimento di determinati obiettivi

formativi in quattro aree di competenza : lingua italiana (riferimento al livello 3 della scala IALS-IALS-

,

International Adult Literacy Survey- Second Internatonal Adult Literacy Survey ); matematica

(riferimento al livello 3 della scala ALL-Adult Literacy Lifeskills survey); lingua straniera (riferimento al

livello 2 della scala ALTE-Association of Language Testers in Europe) ; informatica (riferimento ai

moduli della ECDL -European Computer Driving Licence). Le prove per l’italiano e la matematica sono

state elaborate dall’ISFOL nel 2001; quelle per la lingua straniera e l’informatica sono disponibili

presso gli enti certificatori diffusi nel territorio e le spese relative sono a carico della Regione.

4.2.5 Orientamento e servizi di consulenza

Le principali strutture deputate a orientare giovani e adulti nel mercato del lavoro, anche indirizzandoli

verso gli enti per gli interventi di formazione professionale, sono i Servizi per l'impiego territoriali. Si

tratta di strutture che sono organizzate a livello provinciale con una pluralità di sedi locali, che operano

nell'ambito di politiche attive del lavoro definite a livello regionale. I Servizi per l'impiego svolgono

funzioni di accoglienza, informazione, orientamento alle opportunità formative e lavorative presenti sul

territorio e di tutorato per i giovani in diritto-dovere non iscritti ad alcun percorso. Il ruolo dei Servizi per

l'impiego è infatti particolarmente rilevante nel caso dei giovani in diritto-dovere: i Servizi

contribuiscono infatti alla gestione dell'anagrafe dei giovani in merito al loro stato formativo e attivano

servizi di informazione, orientamento e tutoraggio al fine di controllare il fenomeno della dispersione.

Le anagrafi al momento si stanno ulteriormente ampliando anche se il processo appare ancora lento e

disomogeneo dal punto di vista territoriale.

Accanto ai Servizi per l'impiego, presso molte strutture di formazione professionale è attivo un servizio

di orientamento permanente che aiuta i giovani a formulare la scelta sul percorso da seguire, a

riorientarli nel caso volessero cambiare corso e a supportarli nella fase di inserimento nel mercato del

lavoro.

Altri centri di orientamento sono organizzati dai Comuni e dalle Provincie.

L’orientamento e l’accompagnamento al lavoro è anche presente nel curricolo dei percorsi triennali e

viene svolto da docenti/orientatori: l’orientamento è presente, con specifiche ore ad esso dedicate,

durante tutto il percorso, al fine di rilevare eventuali difficoltà del giovane dettate da una scelta

formativa iniziale rivelatasi inadatta, al fine di prevenire l’abbandono delle attività formative. Al terzo

anno dei percorsi è dedicato inoltre un monte orario specifico all’accompagnamento al lavoro che

consiste nell’offrire al giovane in uscita dai percorsi un bagaglio di conoscenze e competenze

adeguate ad affrontare le strategie di ricerca attiva del lavoro, ad acquisire le corrette modalità di

presentazione ad un colloquio e a redigere un buon curriculum vitae.

4.2.6 Formatori

I formatori della formazione professionale regionale sono dipendenti o collaboratori degli enti locali

(nel caso di strutture formative di proprietà delle amministrazioni pubbliche) o dei centri di formazione

privati. Esiste un albo regionale, ma mancano canali formali per l'accesso al ruolo. L'incarico è affidato

per chiamata e selezione o per appartenenza ad un albo.

I docenti dei percorsi triennali erogati dalle scuole sono quelli scolastici reclutati dallo Stato attraverso

le sue specifiche modalità (cfr. cap. 4.6).

Prima del decreto sugli standard di accreditamento delle strutture, in particolare quello degli enti che

realizzano percorsi triennali di IeFP in cui si assolve l’obbligo di istruzione e il diritto-dovere

all’istruzione e formazione (v. punto 4) , potevano insegnare negli enti persone esperte nel campo

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Italia (2009/2010)

professionale relativo alla qualifica del corso e persone con il diploma di scuola secondaria superiore

e laurea. Oggi, il decreto del 29 novembre 2007 sull’accreditamento delle strutture per i percorsi

dell’obbligo di istruzione prevede (art. 2, comma d) che i docenti siano in possesso dell’abilitazione

all’insegnamento per la scuola secondaria superiore o, in via transitoria, di personale in possesso di

un diploma di laurea inerente l’area di competenza e di una sufficiente esperienza, o, almeno, di un

diploma di scuola superiore e di una esperienza quinquennale.

Nel contratto collettivo di categoria sono definite le funzioni professionali in rapporto alle esigenze di

flessibilità del sistema della formazione professionale. Con il termine “formatori” si fa riferimento non

solo ai docenti, ma anche ai tutor formativi, ai quali sono affidati normalmente compiti di presidio

dell'aula.

La formazione dei formatori è affidata alle Regioni ma è spesso realizzata con risorse proprie anche

direttamente dall’ente formativo che organizza seminari, corsi (anche a distanza) e convegni su

tematiche specifiche che rispondono ai fabbisogni professionali della classe docente.

Per quanto riguarda l'apprendistato, l’azienda deve individuare la figura del tutor aziendale come

principale responsabile del percorso di apprendimento sul lavoro. Il tutor aziendale deve possedere

determinati requisiti. È individuato dal datore di lavoro tra persone con un livello di inquadramento

contrattuale pari o superiore a quello che l'apprendista consegue alla fine del periodo di apprendistato;

deve svolgere attività lavorative coerenti con quelle dell'apprendista e possedere almeno tre anni di

esperienza lavorativa. Nel caso di imprese con meno di quindici dipendenti e di imprese artigiane, il

tutor aziendale può essere il titolare dell'impresa stessa, un socio o un familiare coadiuvante inserito

nell'attività d'impresa. Ciascun tutor aziendale può affiancare non più di cinque apprendisti.

I docenti dei percorsi formativi esterni all’azienda dell’apprendista (120/240 ore di formazione), lavorano

presso gli enti di formazione professionale accreditati ( vedi punto 4.6).

4.2.7 Dati statistici

Numero di allievi iscritti ai percorsi triennali gestiti dalle agenzie formative e dalle scuole (a.s.f 2004-

2005/2007-2008)

a.s.f. n. allievi

2004/2005 72.034

2005/2006 96.580

2006/2007 117.481

2007/2008 130.431

Fonte- ISFOL Area POFIP- Le misure per il successo formativo. VIII Rapporto di Monitoraggio del diritto-dovere,

2009.

Stato formativo dei giovani 14-17enni (a.s.f. 2007-2008)

Percorso educativo V.A. V %

Iscritti a scuola 2.080.148 88,7

Iscritti alle agenzie formative 102.297 4,4

Con contratto di apprendistato 41.028 1,7

Nessun percorso 121.070 5,2

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 37/65

Italia (2009/2010)

Totale 2.344.543 100,0

Fonte: Elaborazioni Isfol su dati MIUR, dati regionali, dati Istat - Le misure per il successo formativo. VIII Rapporto

di Monitoraggio ISFOL sul diritto-dovere, 2009

38/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

5. ISTRUZIONE E FORMAZIONE POST-SECONDARIA NON SUPERIORE

5.1 Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore

L’art.69 della legge 17 maggio 1999, n.144 e il seguente regolamento di attuazione adottato con

decreto interministeriale 31 ottobre 2000, n. 436 hanno istituito, nell’ambito del sistema di formazione

integrata superiore, il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS). Il sistema, ha lo

scopo di accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e di riqualificare chi è già in possesso

di un’esperienza lavorativa. Ciò avviene attraverso percorsi che hanno l’obiettivo di far conseguire a

giovani e adulti, occupati e non occupati, conoscenze culturali più specifiche e una formazione tecnica

e professionale approfondita e mirata.

La legge finanziaria 2007 (art. 1, comma 631) ha previsto la riorganizzazione del sistema IFTS, nel

quadro del potenziamento dell’alta formazione professionale e delle misure per valorizzare la filiera

tecnico-scientifica. Inoltre, con la L.40/2007 il sistema IFTS è stato ridefinito in ‘Istituti tecnici superiori’,

prevedendone la confluenza nei poli tecnico-professionali costituiti da istituti tecnici, istituti

professionali, strutture della formazione professionale accreditate e ,appunto, istituti tecnici superiori.

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2008 ha adottato le linee guida per

la riorganizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e la costituzione degli

Istituti tecnici superiori.

La recente riorganizzazione prevede le seguenti tipologie di intervento: l’offerta formativa e i

programmi di attività realizzati dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e l’offerta formativa riguardante i

percorsi IFTS.

Dal DPCM è prevista la costituzione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che si configurano come

fondazioni di partecipazione. I soggetti fondatori degli istituti tecnici superiori sono i seguenti, quale

standard organizzativo minimo: un istituto di istruzione secondaria superiore, statale o paritario, che

appartenga all’ordine tecnico o professionale, ubicato nella provincia sede della fondazione; una

struttura formativa accreditata dalla regione per l’alta formazione, ubicata nella provincia sede della

fondazione; un’impresa nel settore produttivo cui si riferisce l’istituto tecnico superiore; un dipartimento

scientifico o altro organismo nell’ambito della ricerca scientifica e tecnologica; un Ente locale (comune,

provincia, comunità montana, ecc).

I corsi IFTS sono gratuiti in quanto cofinanziati dal Ministero e dalle Regioni, ma possono essere

previsti anche finanziamenti privati.

5.1.1 Condizioni di ammissione

Ai corsi degli ITS e ai percorsi IFTS vengono ammessi giovani e adulti, occupati e non occupati, in

possesso del diploma di istruzione secondaria superiore. Inoltre, ai percorsi IFTS possono accedere

anche coloro che sono in possesso di un diploma professionale di tecnico, coloro che sono in

possesso dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali, e coloro che non sono in possesso del

diploma di istruzione secondaria superiore, previo accreditamento delle competenze acquisite in

precedenti percorsi di istruzione, formazione e lavoro successivi all’assolvimento dell’obbligo di

istruzione.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 39/65

Italia (2009/2010)

5.1.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

Ai corsi organizzati dagli ITS e ai percorsi IFTS accedono giovani e adulti. I corsi non sono organizzati

in base a gruppi di età. I corsi nell’ambito degli ITS hanno la durata di quattro semestri, per un totale di

1800/2000 ore e, per particolari figure, possono avere una durata superiore fino a un massimo di 6

semestri, mentre i percorsi IFTS prevedono una durata di due semestri per un totale di 800/1000 ore. I

percorsi IFTS sono progettati e gestiti da almeno quattro soggetti formativi: la scuola, la formazione

professionale, l’università, l’impresa o altro soggetto pubblico o privato, tra loro associati con atto

formale, anche in forma consortile.

5.1.3 Curricolo

Il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore (ITS e IFTS) è articolato in percorsi che hanno

l’obiettivo di formare figure professionali a livello post-secondario per rispondere alla domanda

proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato.

I curricoli dei percorsi fanno riferimento a competenze comuni, linguistiche, scientifiche e tecnologiche,

giuridiche ed economiche, organizzative, comunicative e relazionali, di differente livello, nonché a

competenze tecnico-professionali riguardanti la specifica figura di tecnico superiore, declinati in

relazione agli indicatori dell’Unione europea relativi ai titoli e alle qualifiche

I corsi realizzati dagli Istituti Tecnici Superiori hanno lo scopo di rispondere a fabbisogni formativi

diffusi sul territorio nazionale in riferimento a sei aree tecnologiche: efficienza energetica, mobilità

sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per

i beni e le attività culturali, e tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

I percorsi IFTS, invece, sono programmati dalle Regioni nell’ambito delle loro competenze esclusive in

materia di programmazione dell’offerta formativa.

In entrambi i percorsi, ciascun semestre si articola in ore di attività teorica, pratica e di laboratorio. I

percorsi destinati ai lavoratori occupati tengono conto dei loro impegni di lavoro nell’articolazione dei

tempi e delle modalità di svolgimento. Gli stage aziendali e i tirocini formativi sono obbligatori per il

30 % della durata del monte ore complessivo dei corsi.

5.1.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

I corsi promossi dagli Istituti Tecnici Superiori, ai fini del rilascio della certificazione da parte dell’istituto

tecnico o professionale (ente di riferimento dell’ITS), si concludono con verifiche finali delle

competenze acquisite, condotte da commissioni d’esame costituite in modo da assicurare la presenza

di rappresentanti della scuola, dell’università, della formazione professionale ed esperti del mondo del

lavoro.

I percorsi IFTS, invece, ai fini del rilascio della certificazione da parte delle Regioni, si concludono con

verifiche finali delle competenze acquisite condotte da commissioni d’esame composte come sopra.

Inoltre, le Regioni definiscono le modalità per la costituzione delle commissioni e le indicazioni

generali sia per la verifica finale delle competenze acquisite sia per la relativa certificazione, ai fini

della spendibilità dei titoli conseguiti a conclusione dei percorsi in ambito nazionale e dell’Unione

europea.

I percorsi degli Istituti Tecnici Superiori sono finalizzati al conseguimento di diplomi di tecnico

superiore, mentre i percorsi IFTS programmati dalle Regioni sono finalizzati al conseguimento di un

certificato di specializzazione tecnica superiore; entrambi costituiscono titolo per l’accesso ai pubblici

concorsi.

40/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Per credito formativo acquisito in entrambi i percorsi (ITS e IFTS) si intende l'insieme di competenze,

esito del percorso formativo che possono essere riconosciute nell'ambito di un percorso ulteriore di

formazione o di lavoro. Al riconoscimento del credito formativo acquisito provvede l'istituzione cui

accede l'interessato, considerando le caratteristiche del nuovo percorso. Il riconoscimento dei crediti

opera: al momento dell’accesso ai percorsi, all’interno dei percorsi, per abbreviare i percorsi e

facilitare gli eventuali passaggi ad altri percorsi del Sistema di istruzione e formazione post-secondaria

non superiore, e all’esterno dei percorsi (per facilitare il riconoscimento delle competenze acquisite nel

mondo del lavoro, nell’università o in altri sistemi formativi).

5.1.5 Orientamento e servizi di consulenza

Entrambi i tipi di percorsi sono accompagnati da misure a supporto della frequenza e del

conseguimento dei crediti formativi riconoscibili, delle certificazioni intermedie e finali e di inserimento

professionale.

5.1.6 Insegnanti e formatori

Per entrambi i percorsi, i docenti provengono per non meno del 50% dal mondo del lavoro con una

specifica esperienza professionale maturata nel settore per almeno cinque anni.

5.1.7 Dati statistici

Corsi finanziati dal 2000 al 2009, suddivisi per settore economico, nell'ambito dell'Istruzione e formazione

tecnica superiore (IFTS)

Settore N. corsi

Agricoltura 275

Ambiente 361

Assicurativo finanziario* 25

Beni Culturali 261

Edilizia 155

ICT 678

Manifatture 712

Trasporti 235

Turismo 526

Altro 372

Totale 3600

*le 9 figure facenti parte di questo settore sono state approvate dalla Conferenza unificata il 25 novembre 2004. Vengono quindi

utilizzate da quel momento in poi all'interno delle programmazioni regionali.

Fonte: Servizio IFTS - Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica (ex-Indire).

5.2 Formazione professionale iniziale di secondo livello

Le attività di formazione professionale di secondo livello sono rivolte a giovani che, come requisito

d’ingresso, abbiano conseguito un diploma di scuola secondaria superiore o la qualifica di I livello dei

percorsi triennali di istruzione e formazione professionale (cap. 4). Si tratta dunque di giovani che

abbiano assolto il diritto-dovere all’istruzione e formazione professionale (ex L. 296/2006). I corsi di II

livello, che qualificano e specializzano rispetto ad una figura professionale di riferimento, prevedono

una frequenza a tempo pieno nell’ente formativo accreditato che li gestisce e prevedono

obbligatoriamente lo svolgimento dello stage.

Va inoltre citata, per questo segmento educativo, anche la formazione per l’apprendistato

professionalizzante, che prevede formazione esterna (120 ore annue) o interna alla azienda e quella

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 41/65

Italia (2009/2010)

relativa all’apprendistato per l’acquisizione di un titolo di studio superiore; per questa combinazione di

lavoro/formazione l’apprendistato rappresenta un contratto di lavoro a “causa mista”. Le informazioni

sull’apprendistato e la formazione ad esso connessa si trovano nella apposita scheda. La formazione

esterna è demandata alle Regioni.

La competenza a istituire i corsi post diploma/post qualifica è delle Regioni, che li programmano

istituendo bandi regionali/provinciali e mirano a formare figure professionali con un alto grado di

specializzazione che risponda ai fabbisogni professionali del territorio. Rilasciano per questo il diploma

di qualifica superiore o, nei casi di corsi di breve durata, l’attestato di frequenza.

I corsi sono finanziati per la maggior parte dalle Regioni con il Fondo Sociale Europeo e risultano

quindi gratuiti per l’utenza.

5.2.1 Condizioni di ammissione

L’ammissione è generalmente a numero chiuso, poiché spesso la domanda è superiore all'offerta di

posti disponibili. Per questo è prevista una selezione d'ingresso basata su test o colloqui; talora sono

richiesti ulteriori requisiti specifici (ad es. un determinato diploma di scuola superiore) per la

partecipazione ad un corso.

Si tratta di corsi a tempo pieno, al termine dei quali i giovani conseguono una qualifica di II livello.

Particolare rilevanza riveste, in questi percorsi, la partecipazione ad esperienze di stage in impresa.

Tutte le informazioni sui corsi attivi e sulle modalità di accesso possono essere richieste agli

Assessorati alla formazione professionale di Regioni e Province, alle Agenzie regionali del lavoro, ai

Centri per l’impiego e presso gli Sportelli di Orientamento.

Di solito gli enti organizzatori pubblicano sulla stampa nazionale o locale un bando di partecipazione

per specificare tutte le informazioni relative ai corsi: requisiti di ammissione, documenti richiesti per

l’iscrizione, durata, programma, eventuale tirocinio in azienda, indennità di frequenza e figura

professionale in uscita.

Vi possono partecipare stranieri che soggiornino nel territorio di svolgimento del corso e abbiano

assolto la scuola obbligatoria in Italia o nel paese di origine.

5.2.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

L’attività di formazione professionale di II livello è rivolta a persone in possesso di diploma di scuola

media superiore o di qualifica di I livello e prevede percorsi di durata variabile, dalle 400 alle 1200 ore.

I corsi di secondo livello sono articolati su cicli brevi di durata annuale (400-600 ore) e, solo

raramente, biennale, e sono caratterizzati da una elevata progettualità in relazione ai fabbisogni

specifici del sistema produttivo locale. Il monte ore viene definito dalla Regione in base al profilo della

figura professionale in uscita, rispondente ai fabbisogni professionali del sistema produttivo locale.

La calendarizzazione delle attività è diversificata a livello regionale e locale, viene definita dal singolo

ente erogatore e può prevedere lezioni accorpate durante la settimana o distribuite nei mesi fino a

coprire il monte ore totale.

È parte integrante e obbligatoria, vista la natura professionalizzante dei corsi, lo stage organizzato

attraverso le aziende che preventivamente dovrebbero aderire al progetto e accogliere i corsisti. Sono

previsti anche moduli di FAD (Formazione a distanza).

42/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

In genere è previsto, in base ai finanziamenti, un numero massimo di corsisti (ad es. 20-23) e un

numero minimo (12) sotto il quale il corso non può essere avviato o, se avviato e in seguito ridotto per

l’abbandono dei corsisti, deve essere chiuso.

5.2.3 Curricolo

Il curriculum non è definito a livello nazionale ma a livello regionale e locale, visto che i corsi devono

necessariamente rispondere ai fabbisogni del territorio e delle aziende.

Il curriculum viene quindi elaborato dagli enti di formazione che erogano i corsi in base alla figura di

riferimento e alle competenze professionali che essa richiede. Tali competenze sono in genere

suddivise in competenze di base, trasversali e professionali. Alle prime rispondono le aree di

competenza in lingua italiana/straniera, l’area matematica e tecnologica e a quella informatica. Le

competenze trasversali si riferiscono in genere al saper lavorare in gruppo, saper risolvere problemi,

avere spirito di iniziativa e saper comunicare e che sono essenziali per qualunque tipo di figura

professionale. Le competenze professionali si riferiscono alle conoscenze/competenze per svolgere

l’attività professionale propria della figura di riferimento. Queste vengono rafforzate durante lo stage

che ha natura applicativa e formativa. Durante il tirocinio il tutor di stage coordina l’attività e sostiene il

tutor di stage dell’azienda a progettare il percorso di apprendimento sul luogo di lavoro.

I docenti sono quelli della struttura accreditata a svolgere questa tipologia di formazione. Sono docenti

dipendenti dell’ente e spesso anche docenti scelti tra gli esperti della materia e delle professioni.

Oltre alle lezioni frontali e seminariali, le metodologie didattiche più diffuse sono soprattutto quelle di

tipo attivo e multidisciplinare per trasmettere contenuti teorici e teorico/pratici, ma anche per mettere in

pratica acquisizioni atteggiamenti e dinamiche relazionali in contesti lavorativi specifici.

I materiali usati sono per lo più dispense del docente.

5.2.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

La valutazione può essere in itinere (formativa), realizzata attraverso le tradizionali modalità di

valutazione (questionari, prove scritte) alla fine di uno o più moduli di apprendimento; viene poi

realizzata alla fine del corso (sommativa) a seguito dell’esame finale svolto in presenza, oltre che dei

docenti designati dall’ente formativo, anche dei rappresentanti del mondo delle professioni (esperti e

sindacalisti), e della Regione.

Si è ammessi all’esame solo se la frequenza alle attività formative risulta di almeno 2/3 del monte ore

complessivo.

Viene rilasciato l’attestato di qualifica professionale valido per l’inserimento lavorativo o l’attestato di

frequenza con la certificazione delle competenze acquisite. La votazione della valutazione di esame

non è sempre obbligatoria.

Con tali percorsi si può accedere agli IFTS o all'apprendistato per il conseguimento di un diploma o di

un titolo di alta formazione. Nulla vieta continuare verticalmente ogni tipo di formazione/istruzione

superiore (si ricordi che all’università si accede tuttavia solo con il diploma si scuola secondaria

superiore).

5.2.5 Orientamento e servizi di consulenza

Cfr. punto 4.5.

È frequente, anche in questi corsi, l’inserimento nel programma del modulo di accompagnamento al

lavoro.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 43/65

Italia (2009/2010)

5.2.6 Insegnanti e formatori

Cfr. punto 4.6.

5.2.7 Dati statistici

Di seguito, si riportano i dati sui corsi /allievi riferiti alla formazione post diploma/post qualifica degli

anni 2005/2006 e 2006/2007, rilevati tramite le Regioni dall’ISFOL in base alla l. 845/1978.

Dati sul numero di corsi e allievi relativi alle attività di formazione di II livello (2005/2006-2006/2007)

Annualità N. corsi N. allievi

2005/2006 1.964 32.849

2006/2007 2.304 38.856

Fonte: Isfol - Rilevazione ai sensi della L. n. 845/78 (art. 20)

44/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Scheda apprendistato

L'apprendistato è un contratto di lavoro a causa mista che ha l'obiettivo di far conseguire a un giovane

una qualifica professionale. Tale istituto, ridefinito con la L. n. 196/97, è stato riformato dalla l. n.30/03

e dal relativo dlgs.276/03. Sono previste tre tipologie di apprendistato:

apprendistato per il diritto-dovere all’istruzione e formazione: possono essere assunti, in tutti i

- settori di attività, i giovani che abbiano compiuto 15 anni di età. Il contratto ha durata non

superiore a tre anni ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale (trattato nel

cap. 4);

apprendistato professionalizzante: possono essere assunti i soggetti di età compresa tra i diciotto

- e i ventinove anni. I contratti collettivi stabiliscono, in ragione del tipo di qualificazione da

conseguire, la durata del contratto che, comunque, non può essere inferiore a due anni e

superiore a sei. Viene, inoltre, prevista una quota di formazione dei giovani, sia interna che

esterna (mentre la vecchia L. n. 196/97 prevedeva la formazione esterna obbligatoria di 120 ore

annue di tipo professionalizzante);

apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione: per il

- conseguimento di un titolo di studio secondario, di titoli di studio universitari e della alta

formazione e per gli IFTS possono essere assunti in tutti i settori di attività i soggetti di età

compresa tra i diciotto e i ventinove anni.

Per tutte le tipologie di apprendistato la definizione dei profili formativi è demandata alle Regioni e alle

istituzioni coinvolte (Ministeri, parti sociali, università, in base alla tipologia di apprendistato). Al

contratto di lavoro deve essere allegato il Piano Formativo Individuale dell’apprendista il quale è il

documento contenente la programmazione dell’attività formativa che verrà svolta dall’apprendista per

tutta la durata del contratto. Deve, inoltre, essere presente un tutor che abbia la formazione e le

competenze adeguate per seguire il percorso del giovane all’interno dell’azienda. 4

Nel 2007, si rileva in Italia il più alto numero di occupati in apprendistato: 638.807 unità , di questi la

maggioranza assoluta (circa l’84%) con contratto di apprendistato professionalizzante (decreto

legislativo 276/2003) o comunque per giovani over 18 (secondo la vecchia L. n. 196/97), lì dove le

Regioni non hanno ancora regolamentato secondo la nuova legge. La quota di giovani che nel 2007

risultano inseriti in corsi di formazione pubblica si attesta, in crescita rispetto all’anno precedente, a

124.262 giovani, pari al 20,7% di occupati.

Relativamente alla terza tipologia di apprendistato (il cosiddetto apprendistato alto) che rappresenta la

vera novità per l’Italia, sono state avviate delle sperimentazioni promosse e finanziate dal Ministero

del lavoro in partnership con alcune Regioni. La sperimentazione ha coinvolto complessivamente un

migliaio di apprendisti e ha consentito di avviare la seguente offerte formativa : 49 corsi per

l’acquisizione di titoli di Master universitari; 7 corsi per l’acquisizione di certificazioni IFTS; 2 corsi di

alta formazione post-diploma; 2 corsi di laurea finanziati per diverse annualità;44 inserimenti

individuali in percorsi finalizzati all’acquisizione di titoli IFTS, di laurea (acquisizione di 60 crediti), di

master universitari.

4 ISFOL, Apprendistato: un sistema plurale. X Rapporto di monitoraggio, 2009. I dati qui proposti hanno come fonte questo

Rapporto.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 45/65


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Sistema formativo italiano, tenute dalla Prof.ssa Valeria Scalmato nell'anno accademico 2010 e analizza nel dettaglio il sistema di istruzione e formazione in Italia dall'educazione pre-primaria all'istruzione degli adulti e formazione professionale continua.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema formativo italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scalmato Valeria.

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