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Italia (2009/2010)

1. ISTRUZIONE E FORMAZIONE INIZIALE: ORGANIZZAZIONE,

FINANZIAMENTO E ASSICURAZIONE DI QUALITÀ

1.1 Organizzazione del sistema di istruzione e formazione iniziale

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27

S C U O L A D E L L' I N FA N Z I A S C U O L A P R I MA R I A SCUOLA LICEI UNIVERSITÁ / POLITECNICI / AFAM

S E CO N DA R I A

DI PRIMO GRADO L I C E O A R T I S T I CO

I S T I T U TO D 'A R T E / P R O F E S S I O N A L E I S T R U Z I O N E E F O R MA Z I O N E T E C N I C A S U P E R I O R E

I S T I T U TO T E C N I CO

F O R MA Z I O N E P R O F E S S I O N A L E D I B A S E

Secondario inferiore

Preprimario non scolastico CITE 0

– CITE 4

Post-secondario non superiore –

(responsabilità di un ministero generale CITE 2

(preprofessionale compreso)

diverso da quello dell’istruzione) Istruzione superiore CITE 5B

Secondario inferiore

Preprimario scolastico CITE 0

– Istruzione superiore CITE 5A

(responsabilità del ministero dell’istruzione) professionale CITE 2

– Tempo parziale o

Secondario superiore generale

Primario CITE 1 CITE 3

– – alternanza scuola/lavoro

Secondario superiore professionale CITE 3

– >> Studi all'estero

(continuità tra CITE 1 e CITE 2)

Struttura unica Anno complementare

Istruzione obbligatoria a tempo parziale

Istruzione obbligatoria a tempo pieno CITE 0 CITE 1 CITE 2

Esperienza lavorativa obbligatoria + durata

-/n/- Corrispondenza con i livelli CITE:

Il sistema educativo italiano è organizzato nel modo seguente:

 Scuola dell’infanzia (età: da 3 a 6 anni di età), non obbligatoria, che prevede una durata di 3

anni;

 Primo ciclo di istruzione, suddiviso in scuola primaria (età: da 6 a 11 anni di età), che prevede

una durata di 5 anni, e in scuola secondaria di primo grado (età: da 11 a 14 anni), che dura 3

anni;

 Secondo ciclo di istruzione, costituito da: scuola secondaria di secondo grado (età: da 14 a 19

anni di età), della durata di 5 anni. Appartengono a questo percorso i licei, gli istituti tecnici, gli

istituti professionali e gli istituti d’arte (istituti professionali e istituti d’arte offrono anche

percorsi triennali); e formazione professionale iniziale di competenza regionale, della durata di

3 anni, rivolta ai giovani che hanno concluso il primo ciclo di istruzione;

 Istruzione e formazione post-secondaria non superiore, che si svolge nell’ambito del sistema

di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e che offre percorsi IFTS e corsi degli

Istituti Tecnici Superiori (ITS);

 Istruzione superiore, costituita da istruzione superiore universitaria e non-universitaria. Il

sistema di istruzione superiore è articolato in istituti statali e non-statali.

L’istruzione obbligatoria prevede una durata di 10 anni (fino a 16 anni di età), e comprende il primo

ciclo di istruzione e i primi due anni della scuola secondaria di secondo grado o dei percorsi triennali di

istruzione e formazione professionali di competenza regionale. L’obbligo può essere assolto nelle

scuole statali o nelle scuole paritarie. Inoltre, tutti hanno il diritto/dovere di istruzione e formazione per

almeno 12 anni (all’interno del sistema di istruzione) o, comunque, fino al conseguimento di una

qualifica professionale (all’interno del sistema di istruzione e formazione professionale) entro il 18°

anno di età (legge n.53/2003).

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Istruzione non statale

L’articolo 33 della Costituzione italiana sancisce il diritto di persone fisiche e giuridiche di istituire

scuole e istituti di istruzione senza oneri per lo Stato. La Legge 3 febbraio 2006, n.27 ha stabilito che

le scuole non statali siano ricondotte alle due tipologie di scuole paritarie (vale a dire scuole che

hanno chiesto e ottenuto la parità e che sono entrate a far parte del sistema nazionale) e di scuole

non paritarie, che non possono rilasciare titoli di studio aventi valore legale, né intermedi, né finali.

Per quanto riguarda l’istruzione superiore, vi sono tre tipi di istituti non statali:

1) istituti nell’ambito del settore artistico, il cui gestore può essere un ente locale o un soggetto

meramente privato;

2) istituti per la formazione dei mediatori linguistici: scuole superiori per interpreti e traduttori (SSIT),

attualmente denominate Scuole Superiori per Mediatori Linguistici (SSML);

3) università e altri istituti di istruzione superiore.

1.2 Distribuzione delle responsabilità

In seguito all’insediamento del nuovo Governo nel maggio 2008, in particolare con il DPR n.17 del 20

gennaio 2009, il Ministero dell’istruzione e il Ministero dell’università sono stati riorganizzati in un unico

ministero, denominato Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (cfr. introduzione).

La Pubblica Amministrazione italiana è stata per lungo tempo caratterizzata da un’organizzazione

centralizzata; in seguito, con la legge del 15 marzo 1997, n. 59, sono state conferite a Regioni,

Province, Comuni e Comunità Montane tutte le funzioni e i compiti amministrativi esercitati da

qualunque organo dello Stato, tranne quelle connesse alle materie espressamente riservate allo

Stato. I conseguenti provvedimenti delegati hanno concesso alle scuole, a decorrere dall’anno

scolastico 2000/2001, un’ampia autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e di

sviluppo. L’autonomia delle scuole è esercitata nell’ambito di un quadro generale di riferimento

stabilito dal MIUR, in modo da garantire il carattere unitario del sistema di istruzione.

A livello di istruzione superiore, in base al regolamento del 3 novembre 1999, n.509 in materia di

autonomia universitaria, emanato in applicazione della legge n.127/1997, tutte le università e gli istituti

universitari sono enti autonomi, sia dal punto di vista della gestione amministrativo-finanziaria, sia dal

punto di vista della didattica e della ricerca scientifica.

In attuazione del Patto per il Lavoro del 1996 è stata emanata la legge n.196 del 1997, che ha avviato

un profondo processo di rinnovamento e riqualificazione del sistema di formazione professionale.

Questo processo è confluito, in seguito, nella Riforma del titolo V della Costituzione del 2001, che ha

conferito alle Regioni potestà legislativa esclusiva in materia di formazione professionale.

Infine, nell’ottica della riprogettazione dell’offerta formativa, l’art.69 della legge 17 maggio 1999, n.144

ha istituito il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), volto all’ampliamento

dell’offerta formativa destinata ai giovani e agli adulti, occupati e non occupati. In base a tale

normativa, le Regioni programmano l'istituzione dei corsi dell'IFTS che sono realizzati con modalità

che garantiscono l'integrazione tra sistemi formativi, sulla base di linee guida definite dal Comitato

Nazionale e approvate dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Amministrazione generale a livello nazionale

L’amministrazione generale a livello nazionale nel settore dell’istruzione è affidata al Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR):

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a) per quanto riguarda l’istruzione scolastica, il Ministero svolge le proprie funzioni nelle seguenti

aree: l’organizzazione generale dell’istruzione scolastica; gli ordinamenti e i programmi scolastici;

lo stato giuridico del personale; la definizione dei criteri e dei parametri per l’organizzazione della

rete scolastica; la determinazione delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato e del

personale alle scuole; la valutazione del sistema scolastico; l’individuazione degli obiettivi e degli

standard formativi in materia di istruzione superiore, ecc.;

b) per quanto riguarda l’istruzione superiore e la ricerca, il Ministero svolge funzioni nelle seguenti

aree: la programmazione degli interventi sul sistema universitario e degli enti di ricerca; l’indirizzo

e il coordinamento, la normazione generale e il finanziamento sia del settore universitario che

non-universitario (sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale – AFAM); il monitoraggio e la

valutazione; l’armonizzazione europea e l’integrazione internazionale del sistema universitario e

del sistema AFAM; la razionalizzazione delle condizioni di accesso all’istruzione universitaria e al

settore AFAM; la valorizzazione e il sostegno della ricerca, ecc.

Amministrazione generale a livello locale

L’Amministrazione locale è attualmente suddivisa in due livelli: provinciale e comunale, con

competenze diverse per materie e livelli di scuola.

L’Ufficio Scolastico Provinciale (ex – CSA/Centro Servizi Amministrativi) si configura soltanto come

un’articolazione interna degli Uffici Scolastici Regionali, priva quindi di una propria autonomia

operativa, sicché, come organo di amministrazione a livello provinciale, resta soltanto l’Assessorato

alla Pubblica Istruzione della Provincia. A livello comunale non vi sono uffici periferici del Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR).

Il MIUR prevede un’organizzazione periferica costituita dagli Uffici scolastici regionali (USR) di livello

dirigenziale generale, che sono centri autonomi di responsabilità amministrativa, e che esercitano le

funzioni statali residuali, non trasferite alle Regioni e alle scuole, nonché le funzioni relative ai rapporti

con le Regioni e gli enti locali, le Università e le agenzie formative. A livello di amministrazione

regionale operano gli Assessorati alla Istruzione e Formazione (che possono assumere denominazioni

diverse nelle varie Regioni).

L’Assessorato ha competenze in materia di programmazione dell’offerta formativa integrata tra

istruzione e formazione professionale; programmazione della rete scolastica, sulla base dei piani

provinciali; determinazione del calendario scolastico; contributi alle scuole non statali. Ulteriore

competenza è quella relativa alla formazione professionale. La competenza regionale comprende

quindi gli interventi volti al primo inserimento, compresa la formazione tecnico-professionale superiore,

il perfezionamento e la riqualificazione professionale, la formazione continua, ecc. Le principali

competenze delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale, possono anche essere

ulteriormente delegate alle Province e ai Comuni, secondo una tendenza che vuole riservare alle

Regioni funzioni di indirizzo, programmazione e controllo e sempre meno funzioni di gestione.

Non esiste un’amministrazione a livello regionale per l’istruzione superiore.

Amministrazione e gestione - Istituti di istruzione scolastica e superiore

In ogni scuola, le funzioni di gestione e di direzione vengono svolte dal Consiglio di circolo (per le

scuole dell’infanzia e primarie) o dal Consiglio di istituto (per le scuole secondarie) e dal Dirigente

scolastico.

Il Consiglio di circolo e il Consiglio di istituto sono responsabili delle questioni di bilancio,

dell’organizzazione e pianificazione delle attività scolastiche. Nell’ottica dell’autonomia, ogni istituto

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scolastico predispone il Piano dell’Offerta Formativa (POF), che è il documento fondamentale

costitutivo dell’identità culturale e progettuale della scuola; lo stesso viene elaborato dal Collegio dei

docenti sulla base degli indirizzi generali definiti dal Consiglio di circolo o dal Consiglio di istituto,

tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e,

per le scuole secondarie superiori, dagli studenti. Esso è approvato dal Consiglio di circolo o dal

Consiglio di istituto.

Il Dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell’istituzione, ne ha la rappresentanza legale, è

responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Spettano

al Dirigente autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse e a tal fine è

suo il compito di promuovere gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi.

Con l’anno scolastico 2000/2001, il responsabile amministrativo ha assunto la denominazione di

Direttore dei servizi generali e amministrativi. Esso sovrintende, con autonomia operativa, nell’ambito

delle direttive di massima impartite dal Dirigente dell’istituzione scolastica e degli obiettivi assegnati, ai

servizi amministrativi e ai servizi generali dell’istruzione scolastica, coordinando il relativo personale.

Il Collegio dei docenti elabora la programmazione didattica ed educativa di ogni anno scolastico, e in

particolare il Piano dell’Offerta Formativa. Valuta periodicamente l’andamento complessivo dell’azione

didattica, per verificarne l’efficacia in relazione agli obiettivi programmati, proponendo, se necessario,

misure per il suo miglioramento.

Il Consiglio di intersezione (per la scuola dell’infanzia), il Consiglio di interclasse (per la scuola

primaria) e il Consiglio di classe (per la scuola secondaria) impostano la programmazione educativa e

didattica della classe, ne verificano l’andamento didattico e disciplinare, assumono iniziative di

innovazione di recupero e di sostegno e procedono alla valutazione periodica e finale degli alunni.

Per quanto riguarda gli istituti di istruzione superiore, le università sono legalmente rappresentate dal

Rettore, scelto da e tra i professori. Il Rettore attua le decisioni prese dal Senato Accademico, un

organo collegiale con competenze decisionali per quanto riguarda le questioni didattico-scientifiche di

interesse generale, e dal Consiglio di amministrazione, il consiglio responsabile della gestione

amministrativa, economica e finanziaria dell’università.

Ogni università è articolata in un certo numero di facoltà, che sono le unità organiche delle attività

amministrative e delle attività didattico-scientifiche. All’interno di queste il Consiglio di facoltà svolge

funzioni di programmazione e coordinamento dell’attività didattica.

I dipartimenti promuovono le attività di ricerca in un dato ambito di studio; hanno struttura propria e

autonomia finanziaria e di gestione. Il Consiglio di dipartimento prende decisioni in materia di attività di

ricerca e di insegnamento.

Organi consultivi e di partecipazione

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione è l’organo consultivo del Ministero a livello centrale

(n.416/1974), che assiste il Ministro nella programmazione e verifica della politica scolastica.

Inoltre, sempre a livello centrale, operano l’INVALSI (Istituto Nazionale per la valutazione del sistema

di istruzione) e l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, istituita dalla legge

finanziaria 2007 al posto dei soppressi Indire (Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e

la ricerca educativa) e gli Irre (Istituti regionali di ricerca educativa).

L’agenzia di riferimento per le attività di ricerca, i monitoraggi sui percorsi formativi, le politiche e la

governance dei sistemi e l’assistenza tecnica alle Regioni è l’ISFOL (Istituto per lo sviluppo della

formazione professionale dei lavoratori).

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L’organo di consulenza più importante a livello di istruzione universitaria è il Consiglio Universitario

Nazionale (CUN), del quale fanno parte i rappresentanti delle varie categorie del personale

universitario e degli studenti. Il CUN formula pareri e proposte sulla programmazione universitaria,

sull’approvazione dei regolamenti didattici d’ateneo, sul reclutamento dei professori e dei ricercatori.

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) è l’organo di consulenza che esercita un

ruolo propulsivo finalizzato alla migliore gestione dell’ordinamento didattico e della ricerca scientifica.

Gli studenti hanno il loro organo di partecipazione nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari

(CNSU), con compiti consultivi e propositivi su materie di interesse generale per l’università.

1.3 Finanziamenti

La legge n.59 del 15 marzo 1997, mentre attribuisce alle scuole l’autonomia didattica, organizzativa, di

ricerca, sperimentazione e sviluppo, non concede l’autonomia finanziaria. Pertanto, come stabilisce

l’art.21, 5° comma della suddetta legge, la dotazione finanziaria essenziale è costituita

dall’assegnazione da parte dello Stato di fondi per il funzionamento amministrativo e didattico, che si

suddivide in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa. Tale dotazione è attribuita senza

altro vincolo di destinazione che quello dell’utilizzazione prioritaria per lo svolgimento dell’attività di

istruzione, di formazione e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e indirizzo di scuola.

Lo Stato provvede direttamente al finanziamento amministrativo e didattico della scuola, le Regioni

provvedono alla fornitura di servizi e assistenza in favore degli alunni (mense, trasporti, libri di testo

nella scuola primaria, sussidi ai meno abbienti, assistenza sociosanitaria); le Province e i Comuni

possono fornire assistenza e servizi su delega delle Regioni.

L’iscrizione e la frequenza dell’istruzione obbligatoria sono gratuite. Per il livello prescolare, pur non

obbligatorio, non sono richieste tasse di frequenza, mentre per il secondario superiore sono richiesti

tasse di iscrizione, tasse di esame e contributi per il funzionamento dei laboratori.

Lo Stato finanzia le università attraverso tre fondi previsti nel bilancio dello Stato, da suddividere tra gli

atenei: il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), il Fondo per l’edilizia universitaria

e le grandi attrezzature scientifiche (FEU) e il Fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema

universitario (FPS).

1.4 Assicurazione di qualità

Le modalità di valutazione degli istituti di istruzione sono essenzialmente di due tipologie: interna ed

esterna.

La valutazione interna degli istituti scolastici è regolamentata dalla Carta dei Servizi Scolastici

(DPCM/1995) e dal Regolamento sull’autonomia (DPR 275/1999), che incoraggiano la pratica

dell’autovalutazione. La Carta dei Servizi Scolastici individua tre aree di qualità (didattica,

amministrativa, ambientale), definisce per ogni area fattori di qualità e standard, prevede le modalità di

autovalutazione del servizio (rilevazione di elementi tramite questionari rivolti ai genitori, al personale

e agli studenti).

Per quanto riguarda la valutazione esterna delle scuole, la legge 176/2007 affida all’Invalsi, in quanto

ente preposto al Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione

(istituito dalla legge delega n.53/2003) il compito di effettuare le rilevazioni necessarie per la

valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole. Il controllo di regolarità amministrativa e

contabile, invece, è affidato al Collegio dei revisori dei conti.

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Il sistema di istruzione, a livello nazionale, viene valutato dall’INVALSI (Istituto Nazionale per la

VAlutazione del Sistema dell’Istruzione, riordinato con il DL n.286 del 2004) attraverso il Servizio

nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione. I livelli di apprendimento

raggiunti dagli alunni vengono analizzati attraverso le rilevazioni effettuate annualmente dall’INVALSI.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha stabilito i piani d’azione triennale e

annuale relativi alle attività di valutazione che dovranno essere svolti dall’Invalsi a partire dall’a.s.

2008/2009. Attualmente, nell’ambito del piano di azione triennale, l’Invalsi è impegnato nella

realizzazione del progetto di ricerca ValSIS (Valutazione di sistema e delle scuole) che si svilupperà

nell’arco di tre anni (fino al 2011) nella prospettiva di creare un quadro di riferimento unitario per la

valutazione sia del sistema di istruzione che delle scuole.

Inoltre, il piano triennale stabilito dal MIUR prevede che, al fine della valutazione di sistema, l’Invalsi

predisponga un rapporto annuale sulla scuola che deve contenere indicatori su aspetti sia quantitativi

(rapporto domanda/offerta, risorse, ecc.) che qualitativi (analisi degli esiti degli esami di Stato, esiti di

indagini nazionali e internazionali, ecc.).

Nei prossimi tre anni, l’Invalsi sarà impegnato sia sul fronte della valutazione del sistema di istruzione,

che su quello della valutazione delle scuole, del personale e degli apprendimenti degli studenti. A

livello universitario, le profonde trasformazioni intervenute nel sistema e, in particolare, l’ampliamento

dell’autonomia didattica e il nuovo modello curricolare, hanno portato alla ridefinizione degli organismi

istituzionali di valutazione dell’istruzione universitaria. Infatti, la legge n.370 del 19 ottobre 1999 ha

delineato la nuova architettura del sistema di valutazione, definendo ruolo e funzioni di due organismi,

uno (il nucleo di valutazione) già esistente ma tutto interno al singolo ateneo e l’altro (Comitato

nazionale per la valutazione del sistema universitario – CNVSU) di nuova creazione, esterno al

sistema universitario. Il sistema di istruzione superiore non-universitaria (Afam), elevato a sistema di

livello universitario con la legge n.508 del 21 dicembre 1999, viene valutato dallo stesso organismo

responsabile della garanzia della qualità dell’istruzione superiore universitaria.

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2. EDUCAZIONE PREPRIMARIA

L’educazione preprimaria viene attuata nella scuola dell’infanzia che ha durata triennale ed è rivolta ai

bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni. La scuola dell’infanzia è compresa nel sistema educativo di

istruzione e formazione, ma non ha carattere obbligatorio. Le scuole dell’infanzia sono miste e

possono essere collocate nello stesso edificio della scuola primaria o in un edificio autonomo. La

scuola dell’infanzia è l’unico tipo di istituzione scolastica a livello prescolare, nel settore statale e in

quello non statale.

Gli istituti di educazione preprimaria statali sono posti sotto la responsabilità del Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che ne delega la gestione alle autorità locali

competenti in materia di istruzione. Poiché l’istituzione delle scuole dell’infanzia statali non riesce a

soddisfare la richiesta, le scuole non statali (sia private che comunali) ricevono sovvenzioni dallo

Stato, a condizione che vengano osservate determinate condizioni ritenute essenziali per il

funzionamento delle stesse. Alle sovvenzioni statali sono da aggiungere i finanziamenti, diretti alle

scuole o indiretti attraverso le famiglie degli alunni, previsti dalle leggi regionali.

Nel 1968, con la legge n. 444 che istituiva le scuole materne statali, lo Stato ha assunto la completa

responsabilità nell’educazione prescolare. Inoltre, con la legge n.444 l’educazione preprimaria assume

una completa autonomia didattica pur in rapporto di continuità con l’istruzione primaria.

La materia è stata completamente riformata con il Decreto Legislativo n. 59 del 2004, emanato in

attuazione della legge delega n. 53 del 2003 di riforma dell’intero sistema di istruzione e formazione.

Ai sensi della riforma, la scuola dell’infanzia (questa la nuova denominazione) di durata triennale, ha

come obiettivo “l’educazione e lo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale

delle bambine e dei bambini (…)” assicurando anche una continuità educativa con i servizi

dell’infanzia e con la scuola. La scuola materna viene inserita a pieno titolo nel sistema educativo con

la denominazione di scuola dell’infanzia.

2.1 Condizioni di ammissione

Possono iscriversi alla scuola dell’infanzia le bambine e i bambini che hanno compiuto 3 anni entro il

31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento. A partire dall’anno scolastico 2009/2010, sarà

possibile iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono 3 anni entro il 30 aprile dell’anno

scolastico di riferimento.

La scelta della scuola da parte delle famiglie è libera; tuttavia, nelle scuole statali, limitazioni possono

essere stabilite in relazione alle capacità ricettive delle strutture edilizie o agli organici assegnati alle

singole scuole dall’Amministrazione scolastica.

2.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

Le scuole dell’infanzia dipendono amministrativamente da una Direzione didattica.

Le istituzioni scolastiche, nell’ambito della loro autonomia organizzativa e didattica, hanno il compito di

definire, sulla base dei progetti educativi, i quadri orario settimanali e giornalieri compatibili con le

risorse di organico assegnate e con le prevalenti richieste delle famiglie. Il Consiglio di circolo o il

Consiglio di istituto è competente a stabilire l’orario di inizio e di termine delle attività giornaliere,

nonché i giorni settimanali di lezione, che non possono essere inferiori a 5.

All’interno della prevista fascia oraria complessiva (875-1700 ore annuali), possono essere delineati, a

titolo indicativo, modelli orario che vanno da un servizio minimo attivato per la sola fascia anti-

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meridiana di 25 ore settimanali, ad un servizio medio di 40 ore e ad un servizio massimo di 50 ore

settimanali.

Dal 1° settembre 2000, con l’entrata in vigore dell’autonomia, le singole scuole hanno un’ampia

discrezionalità didattica e organizzativa, avendo così la possibilità di organizzare le attività scolastiche

in maniera flessibile. Le attività didattiche si svolgono nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 30

giugno. L’art. 3, 2° comma, del Decreto Legislativo n.59 del 2004 prevede un orario di funzionamento

calcolato su base annuale, compreso tra 875 e 1700 ore, con periodi di vacanza a Natale, Pasqua e in

estate.

Le scuole sono suddivise in 3 sezioni corrispondenti all’età dei bambini. Alla sezione afferiscono

bambini della stessa età (di tre, quattro e cinque anni), tuttavia le sezioni possono essere formate

anche da bambini di età diverse. L’attribuzione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche ha

confermato la libertà di scelta organizzativa delle scuole in relazione alla formazione dei gruppi di

alunni. Nei piccoli centri, una scuola può avere un’unica sezione per i bambini di tutte le età.

Le sezioni sono istituite in rapporto agli alunni iscritti, il cui numero non è stabilito in maniera rigida, ma

varia in relazione a molteplici fattori, quali la presenza o meno di alunni disabili, le caratteristiche geo-

morfologiche del territorio, le condizioni economiche e di disagio sociale, le disponibilità delle dotazioni

organiche regionali. In linea generale, per quanto riguarda le scuole dell'infanzia, le sezioni sono

costituite da un numero massimo di 25 bambini e minimo di 15 con due insegnanti per sezione; nel

caso in cui siano presenti alunni disabili, il numero dei bambini non può superare i 20.

Il DPR 81/2009 ha stabilito nuovi livelli minimi e massimi di dimensione delle sezioni che, a partire

dall’a.s. 2009/2010, saranno di norma costituite da un minimo di 18 (invece di 15) a un massimo di 26

bambini (invece di 25). Solo per l’a.s. 2009/2010 il numero massimo di 25 bambini rimarrà invariato.

2.3 Curricolo

Con Decreto Legislativo n. 59 del 2004 sono state pubblicate le Indicazioni nazionali per i piani

personalizzati delle attività educative nelle scuole dell’infanzia. La revisione delle suddette Indicazioni

nazionali ha portato all’uscita, nel settembre 2007, delle nuove Indicazioni per il curricolo per la scuola

dell’infanzia e per il primo ciclo dell’istruzione, sperimentate per due anni scolastici (fino al 2008/2009).

Tuttavia, il DPR 89/2009 ha stabilito che, a partire dall’a.s. 2009/2010 saranno applicate le Indicazioni

nazionali previste dal decreto 59/2004, aggiornate dalle Indicazioni per il curricolo del 2007. Per un

periodo non superiore a tre anni (fino al 2011/2012), le attività svolte dalle scuole saranno oggetto di

monitoraggio da parte dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e dell’Istituto

nazionale di valutazione del sistema di istruzione. Gli esiti di questo monitoraggio potranno portare

all’eventuale revisione delle Indicazioni nazionali del 2004.

Le Indicazioni nazionali del 2004 fissano: gli obiettivi generali del processo formativo (rafforzamento

dell’identità personale, conquista dell’autonomia, sviluppo delle competenze); gli obiettivi specifici di

apprendimento, elencati sotto i titoli “il sé e l’altro”, “corpo, movimento, salute”, “fruizione e produzione

di messaggi”, “esplorare, conoscere e progettare”; i criteri per la scelta degli obiettivi formativi e la

formulazione dei piani personalizzati delle attività educative.

Le novità più significative delle Indicazioni del 2007 rispetto a quelle del 2004 riguardano, ad esempio,

la reintroduzione dei ‘campi di esperienza’ quali articolazioni basilari del curricolo, la decisioni di non

indicare né modelli di progettazione e di valutazione né vincoli organizzativi, e di proporre solo alcuni

criteri metodologici di fondo per la costruzione dell’ambiente di apprendimento.

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2.4 Valutazione

Nella scuola dell’infanzia, l’osservazione occasionale e sistematica dei bambini e la documentazione

della loro attività consentono di cogliere e valutare le loro esigenze, e di adattare le proposte

educative alla qualità e quantità delle loro risposte e di condividerle con le loro famiglie. La scuola

dell’infanzia ha, infatti, il compito di individuare processi formativi che consentano ad ogni allievo di

dare il meglio delle proprie capacità. La valutazione dei livelli di sviluppo prevede: un momento

iniziale, che delinea le capacità in entrata, dei momenti interni alle sequenze didattiche che ‘calibrano’

le proposte educative e i percorsi di apprendimento in base alle necessità; una verifica degli esiti

formativi, della qualità educativo-didattica e del significato dell’esperienza scolastica.

2.5 Insegnanti

La legge di riforma n.53/2003 e il successivo Decreto Legislativo n.227/2005 avevano previsto nuove

procedure per la formazione iniziale e per il reclutamento degli insegnanti. Tuttavia, la norma

contenuta nella legge n.53/2003 e il relativo Decreto sono stati abrogati dalla legge n.244/2007 (legge

finanziaria 2008) che ha comunque previsto anche la revisione delle modalità di formazione iniziale e

reclutamento dei docenti da adottarsi con Decreto Ministeriale.

Il Decreto Ministeriale di riorganizzazione della materia è, al momento, in discussione e non è

possibile ad oggi fornire informazioni dettagliate sul contenuto della nuova normativa. In linea

generale, lo schema di Decreto sulle modalità di formazione iniziale degli insegnanti prevede, per

l'insegnamento a tutti i livelli scolastici, la formazione universitaria della durata complessiva di 5 anni

(laurea magistrale): per gli insegnanti dei livelli preprimario e primario, si prevede la laurea magistrale

ottenuta con un percorso di studi di 5 anni a ciclo unico; per gli insegnanti della scuola secondaria di

primo e di secondo grado, si prevede un corso di laurea magistrale di 2 anni (successivi alla laurea

triennale) seguiti da un anno di tirocinio.

2.6 Dati statistici

Scuole statali – Anno scolastico 2008/2009

Rapporto alunni/docente 11,6

Rapporto alunni/sezioni 22,9

Alunni 978.302

Personale docente 88.342

Scuole 13.624

Sezioni 42.419

Fonti: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i

Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', Tavola A (pag.VIII) e Tavola B3 (pag.X), e

'Sedi, alunni, classi, dotazioni organiche del personale della scuola statale. Situazione di organico di diritto, a.s.

2008-2009' (p. XVI).

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 15/65

Italia (2009/2010)

3. ISTRUZIONE PRIMARIA

La scuola primaria è stata completamente riformata con il Decreto Legislativo n.59 del 19 febbraio

2004, emanato in attuazione della legge delega n.53 del 28 marzo 2003, di riforma dell’intero sistema

di istruzione e formazione.

In base alla nuova organizzazione, il primo ciclo di istruzione, della durata complessiva di 8 anni, è

costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado, che costituiscono il primo

segmento in cui si realizza il diritto/dovere all’istruzione e formazione. Pur nella unità del ciclo, si

conferma la specificità dei due momenti della scuola primaria e della scuola secondaria di primo

grado.

La scuola primaria è obbligatoria, ha la durata di 5 anni (da 6 a 11 anni di età) ed è articolata in un

primo anno di raccordo con la scuola dell’infanzia e in due bienni successivi. L’istruzione primaria si

svolge presso scuole statali e non statali legalmente riconosciute.

L'iscrizione e la frequenza (obbligatoria) sono gratuite nella scuola statale, paritaria o parificata. I libri

di testo sono forniti gratuitamente dai Comuni a tutti gli alunni. I servizi di trasporto e mensa sono

gestiti sempre dai Comuni, ma sono richiesti contributi alle famiglie, salvo eventuali esoneri. La

possibilità di fornire aiuti finanziari direttamente alle famiglie rientra nella competenza delle Regioni e

varia a seconda delle rispettive legislazioni; il supporto finanziario consiste in contributi di denaro sotto

forma di assegni o borse di studio, agevolazioni nel pagamento dei servizi di trasporto e di mensa fino

a raggiungere, per le categorie più deboli, l’esonero totale, e, infine, nell’acquisto dei sussidi didattici.

3.1 Condizioni di ammissione

Dall’a.s. 2009/2010, hanno l’obbligo di iscrizione al primo anno della scuola primaria le bambine e i

bambini che compiono i 6 anni entro il 31 dicembre, con possibilità di iscrizione anticipata per coloro

che li compiono entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. L’iscrizione anticipata è una

facoltà rimessa alle famiglie e risponde all’esigenza di affidare ad esse un ruolo decisivo nel percorso

formativo dei figli.

3.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

Generalmente, gli alunni sono divisi in classi omogenee per età. Nelle scuole più piccole, presenti

nelle località isolate, funzionano ancora le pluriclassi, cioè classi con bambini di età diverse

raggruppate in modo da costituire una sola classe dal punto di vista amministrativo. Questo fenomeno

riguarda un numero assai limitato di alunni.

Di norma, le classi sono costituite da un massimo di 25-27 alunni (20 in presenza di alunni con bisogni

educativi speciali) a un minimo di 10.

Le attività didattiche (lezioni, scrutini, attività di aggiornamento del personale) si svolgono nel periodo

compreso tra il 1° settembre ed il 30 giugno.

Il Decreto Legislativo n.59 del 2004 prevede le seguenti possibilità per l’organizzazione del tempo

scolastico:

orario obbligatorio di 891 ore annuali, corrispondenti a una media di 27 ore settimanali;

- orario obbligatorio + orario delle attività facoltative e opzionali (99 ore annue, corrispondenti a una

- media di 3 ore settimanali), per un totale di 30 ore settimanali, non comprensive della mensa;

orario distribuito in 40 ore settimanali (tempo pieno), comprensivo del tempo da dedicare alla

- mensa.

16/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Dall’a.s. 2009/2010, nelle prime classi della scuola primaria, accanto ai modelli già esistenti, viene

introdotto un nuovo modello orario di 24 ore settimanali con l’impiego di un solo insegnante per

classe. Il nuovo regime si applicherà gradualmente a tutte le classi successive che, fino ad

esaurimento, funzioneranno secondo i modelli orari attualmente applicati (Legge 169/2008 e DPR

89/2009).

L'organizzazione dei tempi scolastici è rimessa all'autonomia decisionale delle singole scuole.

3.3 Curricolo

Il Decreto Legislativo n. 59 del 2004, emanato in attuazione della legge di riforma del sistema

educativo nazionale, ha sostituito i programmi in vigore dal 1985 con le Indicazioni Nazionali per i

Piani di Studio Personalizzati allegate al decreto stesso.

All’inizio del 2007 è stata avviata la procedura di revisione delle suddette Indicazioni, che ha portato lo

scorso settembre 2007 all’uscita delle nuove Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per

il primo ciclo dell’istruzione. (cfr. paragrafo 2.3. per ulteriori informazioni).

Per quanto riguarda la scuola primaria, le discipline sono: italiano, inglese, storia, geografia,

matematica, scienze, tecnologia e informatica, musica, arte e immagine, scienze motorie e sportive,

religione cattolica. Un elemento di novità è costituito dalla generalizzazione dell’insegnamento della

lingua inglese e dell’alfabetizzazione tecnologica e informatica.

Nel Decreto non è indicato il numero di ore da dedicare all’insegnamento né delle discipline né delle

educazioni.

Le scuole hanno autonomia di scelta per quanto riguarda l’utilizzo dei materiali didattici e dei libri di

testo.

3.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

Nella scuola primaria, la valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni avviene su

base periodica e annuale ed è svolta dai docenti responsabili delle attività educative e didattiche, ai

quali è affidata anche la valutazione dei periodi biennali ai fini del passaggio al periodo successivo e la

certificazione delle competenze acquisite.

Non è previsto un esame finale al termine della scuola primaria, dal momento che questa costituisce,

insieme alla scuola secondaria di primo grado, un unico ciclo di istruzione, denominato ‘primo ciclo’.

La Costituzione italiana prevede che gli esami finali si tengano al termine di ciascun ciclo di istruzione.

Pertanto, il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado avviene a seguito di

semplice valutazione finale, al termine del secondo biennio di istruzione primaria. All’interno dei

periodi biennali, l’eventuale non ammissione alla classe successiva deve essere presa dagli

insegnanti all’unanimità e per motivi eccezionali e motivati.

Dall’a.s. 2008/2009, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli alunni nelle singole

discipline avviene con l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi. Il comportamento viene,

invece, valutato attraverso un giudizio espresso nelle forme (analitica o sintetica) deliberate dal

Collegio dei docenti della scuola.

3.5 Orientamento e servizi di consulenza

Nella scuola primaria l’orientamento ha una funzione educativa, in quanto finalizzato a promuovere

nell’alunno la costruzione dell’identità e lo sviluppo dell’autonomia. Nella direttiva ministeriale n. 487

del 6 agosto 1997 si afferma che l’orientamento “si esplica in un insieme di attività che mirano a

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 17/65

Italia (2009/2010)

formare e potenziare le capacità delle studentesse e degli studenti di conoscere se stessi, l’ambiente

in cui vivono, i mutamenti culturali e socio-economici, le offerte formative, affinché possano essere

protagonisti di un personale progetto di vita” ed è quindi ”parte integrante dei curricoli di studio sin

dalla scuola dell'infanzia” nonché “attività istituzionale delle scuole di ogni ordine e grado”.

3.6 Insegnanti

Cfr.2.5.

3.7 Dati statistici

Scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

Rapporto alunni/docente 10,5

Rapporto alunni/sezioni 18,8

Alunni 2.571.627

Personale docente 261.079

Scuole 15.950

Classi 137.095

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la

Statistica e i Sistemi informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', tavola A (pag.VIII) e

tavola B3 (pag.X). Per il dato ‘rapporto alunni/docente’ (pag.170), e per il dato ‘rapporto alunni/sezioni’

(pag.102).

18/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

4. ISTRUZIONE SECONDARIA E FORMAZIONE PROFESSIONALE INIZIALE DI

PRIMO LIVELLO

4.1 Istruzione secondaria

Il sistema educativo di istruzione e formazione si articola, in base alla legge di riforma n.53 del 28

marzo 2003, nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo comprensivo della scuola primaria e della

scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo comprensivo del sistema dei licei e del

sistema dell’istruzione e della formazione professionale. In particolare, la scuola secondaria di primo e

di secondo grado è stata riformata dalla legge 53/2003 e dai successivi decreti attuativi, per quanto

riguarda la durata dell’obbligo di istruzione, la riforma del secondo ciclo di istruzione e per alcuni

aspetti organizzativi e curricolari della scuola secondaria di primo grado.

La stessa legge ha, inoltre, introdotto il diritto-dovere di istruzione e formazione per almeno 12 anni, a

partire dai 6 anni di età. Il diritto-dovere si realizza all’interno del sistema di istruzione o, comunque,

sino al conseguimento di una qualifica all’interno del sistema di istruzione e formazione professionale

entro il 18° anno di età. Tuttavia, resta l’obbligo di istruzione per la durata di 10 anni (dai 6 ai 16 anni

di età).

Oltre alla ben nota legge di riforma n.53/2003, presentiamo qui di seguito, parte della normativa che

ha interessato l’istruzione secondaria inferiore e superiore in questi ultimi anni:

 La Legge n.296 del 27 dicembre 2006 (Legge finanziaria 2007) ha previsto l’elevamento a

dieci anni dell’obbligo di istruzione a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008, e a 16 anni

dell’età per l’accesso al mondo del lavoro; il Regolamento è stato emanato con DM

n.139/2007;

 La Legge n.1 dell’11 gennaio 2007 ha introdotto il nuovo esame di Stato conclusivo dei corsi

di studio di istruzione secondaria superiore;

 La Legge n.133 del 6 agosto 2008 ha previsto la riforma dei licei e la riforma degli istituti

tecnici e professionali, i cui Regolamenti sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri

rispettivamente il 12 giugno e il 28 maggio 2009. Si attende l’emanazione dei relativi DPR per

l’entrata in vigore dei suddetti regolamenti;

 Il DPR n.89 del 20 marzo 2009 dispone la revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo

e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione a partire dall’a.s. 2009/2010

(come previsto dalla legge n.133 del 2008);

 Il DPR n.122 del 22 giugno 2009 dispone il coordinamento delle norme vigenti in materia di

valutazione degli alunni del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo

grado. Il Regolamento avrà applicazione dall’a.s. 2009/2010.

L’istruzione secondaria è articolata in due distinti livelli: il livello secondario inferiore è costituito dalla

scuola secondaria di primo grado, della durata di 3 anni (da 11 a 14 anni di età), mentre il livello

secondario superiore, denominato secondo ciclo di istruzione, è costituito dall’istruzione secondaria

superiore (di competenza dello Stato) e dall’istruzione e formazione professionale (di competenza

delle Regioni).

L’istruzione secondaria superiore di competenza statale si svolge nei licei, negli istituti tecnici, negli

istituti professionali e negli istituti d’arte; la durata degli studi nei licei e negli istituti tecnici prevede 5

anni (da 14 a 19 anni). Il liceo artistico, invece, prevede un percorso di 4 anni più un eventuale anno

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 19/65

Italia (2009/2010)

integrativo, mentre gli istituti professionali e gli istituti d’arte possono prevedere una durata di 3 o 5

anni.

L’istruzione è obbligatoria fino a 16 anni. Gli ultimi due anni di istruzione obbligatoria coprono il primo

biennio della scuola secondaria superiore. L’obbligo può essere assolto in tutti i percorsi del livello

secondario superiore.

L’iscrizione e la frequenza sono gratuite nelle scuole del livello secondario inferiore, che è compreso

nell’istruzione obbligatoria mentre i costi per l’acquisto dei libri di testo sono a carico delle famiglie.

Tasse di iscrizione e frequenza sono richieste solo nelle scuole secondarie di secondo grado; tuttavia,

gli studenti che si iscrivono al primo e secondo anno degli istituti di istruzione secondaria superiore

sono esonerati, dal momento che rientrano nell’obbligo di istruzione. In base al reddito familiare si può

essere esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche.

Aiuti finanziari sono previsti dallo Stato e dalle Regioni. Lo Stato prevede borse di studio, sotto forma

di detrazione fiscale delle spese, per le famiglie in condizioni disagiate; gli aiuti delle Regioni

consistono, ad esempio, in contributi per l’acquisto di libri, in offerta gratuita o semigratuita di mensa e

trasporto, ecc.

ISTRUZIONE SECONDARIA INFERIORE (SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO)

In base alla riforma del sistema scolastico introdotta con la legge 53/2003 e il successivo Decreto

Legislativo 59/2004, il livello di istruzione secondaria inferiore, prima denominato scuola media,

assume ora il nome di scuola secondaria di I grado e costituisce, a conclusione della scuola primaria,

il secondo segmento in cui si articola il primo ciclo di istruzione. Inoltre, costituisce il primo segmento,

insieme alla scuola primaria, in cui si realizza il diritto/dovere dell’istruzione e formazione.

L’istruzione secondaria di primo grado ‘è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio e di

rafforzamento delle attitudini all’interazione sociale; […] è caratterizzata dalla diversificazione didattica

e metodologica, in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo; […] sviluppa progressivamente

le competenze e le capacità di scelta corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi […]; aiuta ad

orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione.’ (Decreto Legislativo 59/2004).

La scuola secondaria di I grado ha una durata complessiva di tre anni e si articola in un primo biennio

e in un terzo anno di orientamento e raccordo con il secondo ciclo di istruzione. Frequentano la scuola

secondaria di I grado gli alunni di età compresa fra 11 e 14 anni di età.

L’istruzione secondaria di I grado si svolge sia nelle scuole pubbliche che in quelle private paritarie.

ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE (SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO)

In seguito alla già citata riforma dell’istruzione (L. 53/2003), l'istruzione secondaria superiore

rappresenta il secondo ciclo dell'istruzione, costituito dal sistema dei licei (artistico, classico,

economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane), e dal sistema

dell'istruzione e della formazione professionale. In attesa dell’applicazione della riforma dei licei e della

riforma degli istituti tecnici e professionali, a partire dall’a.s. 2010/2011, si descrive qui di seguito

l’attuale organizzazione dell’istruzione secondaria inferiore e superiore.

Le scuole che appartengono all’istruzione secondaria superiore di tipo generale sono: liceo classico,

liceo scientifico, liceo artistico e liceo socio-psico-pedagogico; gli istituti, invece, che afferiscono

all’istruzione secondaria superiore di tipo professionale sono: istituti tecnici, istituti professionali, e

istituti d’arte.

Agli istituti elencati si aggiunge il liceo linguistico, che funziona formalmente in alcune scuole paritarie,

mentre nelle scuole statali è stato introdotto in forma sperimentale (Progetto Brocca, C.M. n.27/1991).

20/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Tali tipi di scuole secondarie superiori sono frequentate da alunni tra i 14 e i 19 anni di età.

L’obiettivo generale dell’istruzione liceale è quello di preparare gli alunni agli studi universitari e alle

altre forme di istruzione post-secondaria, mentre l’istruzione liceale artistica ha per fine quello di

impartire l’insegnamento dell’arte.

Il Liceo classico e il Liceo scientifico hanno una struttura unitaria (durata quinquennale), pur nella

distinzione in un biennio e in un triennio. Nel Liceo classico, l’impostazione degli studi ha carattere

prevalentemente classico-umanistico, mentre il Liceo scientifico accentua la preparazione scientifica,

soprattutto nel triennio finale.

Lo scopo principale dell’istruzione secondaria superiore di tipo professionale è quello di offrire la

specifica preparazione teorico-pratica per l’esercizio di mansioni qualificate (istruzione professionale),

la preparazione all’esercizio di funzioni tecniche e amministrative in alcuni settori (istruzione tecnica),

e la preparazione al lavoro e alla produzione artistica (istruzione artistica), in vari settori e con

particolare attenzione alle esigenze del mercato del lavoro locale.

Tale tipo di istruzione viene impartita negli Istituti tecnici, negli Istituti professionali e negli Istituti d’arte.

Vi sono diversi tipi di Istituti tecnici: agrario, commerciale, turistico, geometri, industriale, periti

aziendali e corrispondenti in lingue estere, nautico, aeronautico e per le attività sociali. Ognuno di

questi offre più indirizzi e specializzazioni. I corsi si dividono in due cicli, un biennio e un triennio, ma

non esiste esame fra l’uno e l’altro ciclo; i programmi sono uguali nel biennio e si differenziano nel

triennio con riferimento alle specializzazioni.

Gli Istituti professionali sono ripartiti in settori e indirizzi di durata triennale: agrario, industria e

artigianato, servizi, sanitario ausiliario e settore atipico. In ogni settore sono previsti più indirizzi,

corrispondenti alle più significative aree di professionalità. Tali istituti possono organizzare corsi serali.

L’istituto d’arte ha lo scopo di preparare gli alunni al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle

tradizioni delle industrie e delle materie proprie del luogo. Gli indirizzi ordinamentali sono circa 40 e

riguardano molti settori: stampa e incisioni, tessuti e decorazioni, oreficeria, metalli, mobili, ceramica,

pittura, vetro, scenotecnica, ecc.

4.1.1 Condizioni di ammissione

Istruzione secondaria inferiore

Hanno l’obbligo di iscrizione alla scuola secondaria di primo grado gli alunni che sono in possesso

dell’attestato finale di ammissione rilasciato a conclusione della scuola primaria. Gli alunni delle scuole

statali o paritarie non devono sostenere alcun esame conclusivo per passare dalla scuola primaria alla

scuola secondaria di primo grado, in quanto gli esami vengono sostenuti solo a conclusione di ogni

ciclo di istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e professionale

Devono iscriversi alle scuole del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione coloro che

hanno superato l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione e che sono in possesso del

relativo diploma. L’obbligo di istruzione dura complessivamente 10 anni e si conclude al termine del

secondo anno di istruzione secondaria superiore.

4.1.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici

Istruzione secondaria inferiore

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 21/65

Italia (2009/2010)

La scuola secondaria di primo grado ha la durata di 3 anni e si articola in un periodo didattico biennale

e in un terzo anno che ha la finalità di consolidare il percorso disciplinare e di rafforzare l’orientamento

e il raccordo con il secondo ciclo, al fine di consentire una scelta ragionata della prosecuzione degli

studi. In generale, la scuola secondaria di primo grado è frequentata da ragazzi a partire dagli 11 anni

di età. Gli alunni vengono divisi nelle classi in base all’età. Il DPR 81/2009 ha stabilito nuovi livelli

minimi e massimi di dimensione delle classi: le prime classi della scuola secondaria di primo grado da

un minimo di 18 (invece di 15) a un massimo di 27 (invece di 25 anche per l’a.s. 2009/2010). In una

classe ci sono più insegnanti specialisti, che insegnano una materia o più materie. Le lezioni iniziano il

1° settembre e si concludono il 15 giugno, con date differenziate per Regione, con periodi di vacanza

a Natale, Pasqua e in estate.

A livello secondario inferiore il monte ore viene stabilito su base annua. In base al DPR 89/2009,

l’orario obbligatorio annuale è di 990 ore, pari a 30 ore settimanali (29 ore più 1 ora per attività di

approfondimento in materie letterarie), che comprendono la quota riservata alle Regioni e

all’autonomia delle scuole. Nelle classi a tempo prolungato, l’orario settimanale sarà mediamente di

36 ore o, in via eccezionale, di 40 ore comprensive del tempo destinato alla mensa.

Istruzione secondaria superiore

Quasi tutti gli istituti di istruzione secondaria superiore sono distinti in un biennio e un triennio. Il

biennio è frequentato da ragazzi dai 14 ai 16 anni di età, il triennio da ragazzi fra i 16 e i 19 anni di età.

In generale, nelle scuole secondarie superiori le classi devono avere, nel primo anno, non meno di 25

e non più di 28 studenti; negli anni successivi le classi non possono avere meno di 20 studenti.

A questo livello di istruzione, l’orario è stabilito su base settimanale; gli orari sono molto diversi a

seconda del numero delle discipline previste dai corsi di studio dei diversi indirizzi e dell’orario di

insegnamento a loro riservato. Per i dettagli sulla distribuzione oraria per materia, cfr. capitolo 4.3.

4.1.3 Curricolo

Istruzione secondaria inferiore

La legge di riforma (n.53/2003) e il successivo Decreto di attuazione 59/2004, hanno previsto per la

scuola secondaria di I grado, come per la scuola primaria, la sostituzione dei vecchi programmi di

studio con i piani di studio personalizzati contenuti nelle Indicazioni Nazionali allegate al Decreto

stesso. All’inizio del 2007 è stata avviata la procedura di revisione delle suddette Indicazioni, che ha

portato lo scorso settembre 2007 all’uscita delle nuove Indicazioni per il curricolo per la scuola

dell’infanzia e per il primo ciclo dell’istruzione, introdotte in via sperimentale per il biennio 2007/2008 e

2008/2009. A partire dall’a.s. 2009/2010 saranno, invece, applicate le Indicazioni Nazionali,

aggiornate dalle Indicazioni per il curricolo del 2007. Nei prossimi tre anni scolastici, le attività svolte

dalle scuole saranno oggetto di monitoraggio da parte dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo

dell’autonomia scolastica e dell’Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione; gli esiti del

monitoraggio potranno portare alla revisione delle Indicazioni Nazionali del 2004 (DPR 89/2009).

Nella scuola secondaria di primo grado il curricolo è definito attraverso le Indicazioni Nazionali. Le

discipline per le quali sono definiti gli obiettivi specifici di apprendimento per la scuola secondaria di I

grado sono: religione (facoltativa), italiano, inglese, seconda lingua comunitaria, storia, geografia,

matematica, scienze e tecnologia, informatica, musica, arte e immagine, scienze motorie e sportive.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale

La riorganizzazione dei licei e degli istituti tecnici e professionali è uno degli aspetti della legge di

riforma, che attualmente è in discussione. La riforma prevede la riorganizzazione dell’attuale percorso

liceale (liceo classico, liceo scientifico, liceo artistico, liceo linguistico e liceo socio-psico-pedagogico)

22/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

in 6 licei: classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale e coreutica, delle scienze umane. La

riforma dell’istruzione e formazione professionale prevede, invece, il riordino degli istituti tecnici e

professionali, attualmente molto frammentati. Gli istituti tecnici offriranno percorsi in 2 settori: il settore

economico articolato in 2 indirizzi, e il settore tecnologico, articolato in 9 indirizzi. Gli istituti

professionali offriranno percorsi in 2 settori: il settore dei servizi, articolato in 5 indirizzi, e il settore

industria e artigianato, che prevede un indirizzo.

L’applicazione della riforma è prevista a partire dall’a.s. 2010/2011, pertanto verranno descritti qui di

seguito i quadri orari attualmente in vigore.

Nel Liceo classico, il quadro orario di riferimento è il seguente:

MATERIA Ginnasio Liceo classico

IV V I II III

Lingua e lettere italiane 5 5 4 4 4

Lingua e lettere latine 5 5 4 4 4

Lingua e lettere greche 4 4 3 3 3

Lingua e letteratura straniera 4 4 -- -- --

Storia 2 2 3 3 3

Geografia 2 2 -- -- --

Filosofia -- -- 3 3 3

Scienze naturali, chimica e geografia -- -- 4 3 2

Matematica 2 2 3 2 2

Fisica -- -- -- 2 3

Storia dell’arte -- -- 1 1 2

Religione 1 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2 2

27 27 28 28 29

L’ora di religione è facoltativa.

Nel Liceo scientifico, il quadro orario settimanale è il seguente:

MATERIA Liceo scientifico

I II III IV V

Lingua e lettere italiane 4 4 4 3 4

Lingua e lettere latine 4 5 4 4 3

Lingua e letteratura straniera 3 4 3 3 4

Storia 3 2 2 2 3

Geografia 2 -- -- -- --

Filosofia -- -- 2 3 3

Scienze naturali, chimica e geografia -- 2 3 3 2

Fisica -- -- 2 3 3

Matematica 5 4 3 3 3

Disegno 1 3 2 2 2

Religione 1 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2 2

25 27 28 29 30

L’ora di religione è facoltativa.

Il Liceo artistico offre agli alunni un insegnamento specializzato in ambito artistico, in particolare, in

pittura, scultura, scenografia, architettura.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 23/65

Italia (2009/2010)

Il corso ha durata quadriennale e si divide in due sezioni: una per lo studio delle arti figurative e la

scenografia e l’altra per lo studio dell’architettura. Il primo ciclo biennale, è identico per entrambe le

sezioni; nel secondo ciclo, il numero di ore di materie artistiche è diverso. La prima sezione permette

l’accesso all’Accademia di Belle Arti; la seconda alla facoltà di architettura. Qualora gli alunni seguano

il quinto anno integrativo, ottengono il certificato di fine studi dell’istruzione artistica secondaria

superiore, che permette l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

Utilizzando lo strumento della sperimentazione, ormai quasi tutti i licei artistici hanno un corso di studi

di durata quinquennale al termine del quale è possibile l’iscrizione all’università senza la necessità di

frequentare il corso integrativo.

Nel Liceo artistico le discipline obbligatorie si dividono in materie generali e in materie artistiche,

secondo il seguente quadro orario: Anno Anno

Anno Anno 3° 4°

1° 2° Sez. Sez.

Sez. Sez.

II II

I I

MATERIE ARTISTICHE

Figura disegnata 10 6 8 4 8 4

Ornato disegnato 10 6 8 4 8 4

Figura modellata -- 4 4 4

Ornato modellato -- 4 4 4

Disegno geometrico 4 3 -- --

Prospettiva -- -- 4 4

Elem. di architettura -- 2 4 4

Anatomia -- -- 2 2

24 25 34 26 34 26

MATERIE DI CULTURA

Letteratura e storia 3 3 4 4

Storia dell’arte 2 2 2 3

Matematica e fisica 4 4 -- 4 -- 5

Scienze naturali, chimica e geografia 3 3 -- 2 -- --

Religione 1 1 1 1

Educazione fisica 2 2 2 2

15 15 9 15 10 15

L’ora di religione è facoltativa.

Il Liceo socio-psico-pedagogico rappresenta la sperimentazione dei soppressi Istituti magistrali,

pertanto non esiste per questa tipologia di licei un corso ordinamentale. Nella versione ‘Progetto

Brocca’ sono previste 34 ore settimanali per tutte e cinque le classi e le seguenti discipline: religione o

attività alternative (facoltative), italiano, storia, latino, lingua straniera, matematica, geografia, scienze

della Terra, musica, diritto ed economia, storia dell’arte, filosofia, pedagogia, sociologia, legislazione

sociale, metodologia della ricerca socio-pedagogica, fisica, chimica, biologia, educazione fisica.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

A partire dal 1998, in base all’articolo 21 della legge n.59 del 1997, che ha introdotto l’autonomia

scolastica, è stata data facoltà alle scuole di determinare i curricoli in modo che vi siano comprese le

discipline fondamentali, quelle che integrano obbligatoriamente il curricolo o quelle aggiuntive

facoltative.

24/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Riguardo ai metodi, il docente è libero di sceglierli, in rapporto, comunque, alla programmazione sia

individuale che collegiale, che individua finalità, contenuti e metodologie più appropriate alla classe e

al singolo alunno.

Istruzione secondaria superiore di tipo professionale

Nel corso del primo ciclo di durata biennale, il curricolo degli Istituti tecnici comprende le seguenti

materie comuni a tutte le specializzazioni: italiano, storia, chimica e geografia, lingua straniera,

matematica, fisica, scienze naturali, educazione fisica, religione o materia alternativa (facoltativa).

L’unica differenza consiste nelle materie di indirizzo e nelle esercitazioni pratiche svolte nei vari

indirizzi.

Anche nel triennio superiore, le materie generali, sono comuni a tutte le specializzazioni; le altre

discipline variano in rapporto agli indirizzi specifici. Una parte importante del curricolo viene dedicata a

esercitazioni pratiche, con un orientamento specifico.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

Riguardo al curricolo dell’Istituto professionale, nel primo triennio (triennio di qualifica) si insegnano

materie comuni a tutti i corsi e materie differenziate a seconda dell’indirizzo prescelto.

Le materie comuni (area comune) a tutte le sezioni, per un totale di 22 ore settimanali nel primo

biennio e di 12/15 ore nel terzo anno, sono: italiano, storia, lingua straniera, diritto ed economia,

matematica ed informatica, scienze della terra e biologia, educazione fisica, religione (facoltativa). Vi

sono, inoltre, materie specifiche (area di indirizzo) per ogni specializzazione e rispettive tecnologie,

pari a 14 ore settimanali nel primo biennio e a 21/24 ore nel terzo anno. Sono disponibili anche 4 ore

da programmare in autonomia (area di approfondimento) e finalizzate all’accoglienza, all’orientamento

o al sostegno e recupero degli svantaggi. La gestione dell’area di approfondimento è affidata alla

programmazione autonoma di ciascun istituto, in vista del conseguimento degli obiettivi generali

individuati; il Collegio dei docenti individua le attività dell’area di approfondimento, considerando

anche possibili collegamenti operativi con le realtà territoriali per accentuare il carattere di

orientamento pratico del settore professionale.

Dopo aver conseguito la qualifica a seguito di esito positivo della frequenza del primo triennio, gli

studenti possono: accedere al mondo del lavoro; iscriversi ai corsi biennali post-qualifica per il

conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore a indirizzo professionale; frequentare

successivi moduli realizzati anche nella scuola in convenzione con la Regione per il conseguimento di

un secondo e più elevato livello di qualifica.

All’interno della stessa classe, le materie vengono insegnate a tutti allo stesso livello.

Riguardo alle metodologie, esse vengono adattate agli obiettivi propri di ciascun indirizzo di

specializzazione e alle esigenze economico-sociali del territorio, cercando, tuttavia, di sviluppare una

professionalità polivalente, che è la base per ogni successiva specializzazione.

L’attività pratica deve costituire un’esperienza che consente di seguire i processi produttivi tipici del

settore di riferimento.

Anche nell’Istituto d’arte le materie si dividono in materie generali obbligatorie (generali e artistiche) e

discipline artistiche, opzionali in base all’indirizzo prescelto.

Le discipline di cultura generale sono: italiano, storia, storia dell’arte, matematica, fisica, scienze

naturali, chimica e geografia. A queste si aggiungono le discipline tecniche e le attività di laboratorio

che cambiano secondo la specializzazione.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 25/65

Italia (2009/2010)

L’ora di religione o l’attività alternativa è facoltativa. L’orario minimo settimanale è generalmente di 36

ore, talvolta elevato a 44 ore.

Le ore di lezione, divise in cinque o sei giorni settimanali, variano a seconda dell’indirizzo prescelto.

Riguardo ai metodi, questi sono scelti dai singoli docenti in rapporto alla programmazione individuale

e collegiale e, in queste scuole, si basano prevalentemente sulle attività di laboratorio.

4.1.4 Valutazione, passaggio di classe e certificazione

Istruzione secondaria inferiore

Ai fini della validità dell’anno scolastico è necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte orario

annuale obbligatorio o comprensivo delle ore opzionali.

La valutazione periodica (alla fine del trimestre o del quadrimestre) e annuale degli apprendimenti e

del comportamento degli alunni, la certificazione delle competenze acquisite e la valutazione

dell’esame conclusivo del primo ciclo sono affidate ai docenti della classe.

La valutazione periodica e annuale e la certificazione delle competenze sono effettuate con

l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi (6/10 corrisponde ad una valutazione sufficiente).

Per essere ammessi all’anno successivo è necessario, oltre alla frequenza minima richiesta, avere

ottenuto un voto uguale o superiore a 6/10 in ciascuna materia e nel comportamento. Il voto è

attribuito dagli insegnanti riuniti nel Consiglio di classe.

Al termine del terzo anno della scuola secondaria di I grado gli alunni sostengono l’esame di Stato

conclusivo del primo ciclo di istruzione, che prevede tre prove scritte, un colloquio orale e una prova

scritta di carattere nazionale. L’esame è superato con esito positivo se la valutazione complessiva è

uguale o superiore a 6/10. Al superamento dell’Esame di Stato, che costituisce il titolo per

l’ammissione al secondo ciclo di istruzione, viene rilasciato il Diploma di licenza conclusiva del primo

ciclo di istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale

La valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli studenti avviene a cadenza trimestrale

o quadrimestrale sulla base dei risultati ottenuti dagli studenti durante l’anno nelle varie forme di

verifica adottate; la valutazione viene svolta dal Consiglio di classe, e viene espressa in punteggi

decimali, positivi da 6 a 10 e negativi da 0 a 5.

Per essere ammessi all’anno successivo, è necessario avere ottenuto una votazione uguale o

superiore a 6/10 in ciascuna materia e nel comportamento. Se il voto in una o più materie è inferiore,

l’ammissione viene sospesa e lo studente deve recuperare le lacune entro l’inizio dell’anno scolastico

successivo. Se lo studente ottiene la sufficienza nella verifica effettuata prima dell’inizio dell’anno

scolastico, è ammesso all’anno successivo.

Alla fine della scuola secondaria di secondo grado, sia generale che tecnica e professionale, gli alunni

sostengono un esame di Stato per conseguire il certificato di fine studi secondari superiori.

Per essere ammessi all’esame di Stato è necessario che la media dei voti ottenuti in tutte le materie,

compreso il comportamento, e il voto nel comportamento siano uguali o superiori a 6/10.

La Legge n.1 dell’11 gennaio 2007 ha introdotto il nuovo esame di Stato conclusivo dei corsi di studio

di istruzione secondaria superiore.

26/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Vengono ammessi all’esame tutti gli studenti che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso. Gli esami

comprendono due prove scritte, stabilite dal Ministero dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca,

una terza prova, predisposta dalla commissione di esame, istituita presso la scuola, e un colloquio. In

base alla legge n.1/2007 la composizione delle commissioni giudicatrici è stata modificata: sono

adesso previsti 3 docenti interni della classe e 3 esterni, oltre al presidente esterno. La valutazione

finale è espressa con un voto in centesimi. Per superare l’esame, il candidato deve riportare un voto

minimo di 60/100. L’andamento generale degli studi, attribuito a ciascuno degli ultimi tre anni della

scuola secondaria superiore, permette all’alunno di usufruire di un credito scolastico che, dall’a.s.

2009/2010 vale fino a 25 punti. Al superamento dell’esame vengono rilasciati un diploma e un

certificato. Il certificato attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi, le materie e gli insegnamenti

compresi nel curricolo oltre alla relativa durata oraria complessiva, la votazione riportata nelle prove

scritte e nel colloquio il credito scolastico e i crediti formativi documentati. Il credito formativo si

riferisce alle esperienze acquisite dall’alunno al di fuori della scuola in ambiti e settori della società

civile. Sono i Consigli di classe che stabiliscono i criteri di valutazione di tali crediti.

Diploma e certificato sono redatti in quattro lingue comunitarie al fine di renderne possibile la lettura

nei paesi dell’UE.

La legge, infine, ha istituito presso l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione un

Osservatorio nazionale con il compito di monitorare, verificare e valutare la nuova disciplina degli

esami di Stato e di costituire un supporto permanente per le commissioni di esame per quanto

riguarda la predisposizione della terza prova scritta.

Istruzione secondaria superiore di tipo professionale

Per quel che riguarda i criteri e le modalità di valutazione, anche per gli Istituti tecnici e professionali, e

per gli Istituti d’arte vale quanto detto al par. 4.4.2.

Negli istituti professionali e negli istituti d’arte, gli studenti conseguono una prima qualifica dopo tre

anni di corso, ai quali possono essere aggiunti ulteriori due anni di studio per ottenere una qualifica di

livello secondario superiore.

Negli Istituti professionali e negli Istituti d’arte, sono previsti rispettivamente l’esame di qualifica e

l’esame di licenza di maestro d’arte, che si svolgono alla fine dei corsi triennali. Il diploma che si

ottiene con questo esame permette l’accesso diretto al mondo del lavoro, l’iscrizione ai corsi biennali

post-qualifica per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore e la frequenza di

successivi moduli realizzati anche nella scuola in convenzione con la Regione per il conseguimento di

un secondo e più elevato livello di qualifica.

4.1.5 Orientamento e servizi di consulenza

Istruzione secondaria inferiore

L’orientamento rientra nei compiti fondamentali della scuola secondaria di primo grado. Il terzo anno è

dedicato all’approfondimento degli apprendimenti e all’orientamento e raccordo con il secondo ciclo di

istruzione.

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e di tipo professionale

Varie sono le attività di orientamento, prevalentemente a carattere informativo, che vengono realizzate

negli ultimi due anni di scuola secondaria superiore.

Le iniziative sono molteplici in relazione all’indirizzo del corso nel quale vengono programmate e della

realtà socio-economica e culturale del territorio in cui opera l’istituto scolastico, dei fondi e delle

attrezzature di cui può disporre, provenienti non solo dal Ministero, ma anche da aziende, associazioni

di industriali, artigiani, professionisti, banche locali, ecc.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 27/65

Italia (2009/2010)

Le attività di orientamento sono svolte secondo le più diverse modalità che variano da scuola a scuola

e di anno in anno, in quanto manca una figura istituzionalmente preposta a tale compito.

4.1.6 Insegnanti e formatori

Istruzione secondaria inferiore e superiore (generale e professionale)

La legge di riforma n.53/2003 e il successivo Decreto Legislativo n.227/2005 avevano previsto nuove

procedure per la formazione iniziale e per il reclutamento degli insegnanti. Tuttavia, la norma

contenuta nella legge n.53/2003 e il relativo Decreto sono stati abrogati dalla legge n.244/2007 (legge

finanziaria 2008) che ha comunque previsto anche la revisione delle modalità di formazione iniziale e

reclutamento dei docenti da adottarsi con Decreto Ministeriale.

Il Decreto Ministeriale di riorganizzazione della materia è, al momento, in discussione e non è

possibile ad oggi fornire informazioni dettagliate sul contenuto della nuova normativa. In linea

generale, lo schema di Decreto sulle modalità di formazione iniziale degli insegnanti prevede, per

l'insegnamento a tutti i livelli scolastici, la formazione universitaria della durata complessiva di 5 anni

(laurea magistrale): per gli insegnanti dei livelli preprimario e primario, si prevede la laurea magistrale

ottenuta con un percorso di studi di 5 anni a ciclo unico; per gli insegnanti della scuola secondaria di

primo e di secondo grado, si prevede un corso di laurea magistrale di 2 anni (successivi alla laurea

triennale) seguiti da un anno di tirocinio. In particolare, per insegnare nelle scuole secondarie era

necessario essere in possesso della laurea, oltre alla formazione nelle scuole di specializzazione per

l’insegnamento secondario (SSIS). I corsi delle SSIS sono stati sospesi (Legge 133 del 6 agosto

2008). Non sono stati ancora definiti percorsi alternativi per il conseguimento dell’abilitazione.

Gli insegnanti sono specialisti e insegnano una materia o un raggruppamento di materie, ma

interagiscono con gli altri insegnanti in un’ottica interdisciplinare. Ogni insegnante viene assegnato ad

una o più classi. Gli insegnanti rimangono, in genere, con le stesse classi per tutta la durata dei corsi.

4.1.7 Dati statistici

Istruzione secondaria inferiore

Scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

Rapporto alunni/docente 10

Rapporto alunni/sezioni 21,3

Alunni 1.651.680

Personale docente 175.525

Scuole 7.099

Classi 77.645

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i

Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', Tavola A (pag.VIII) e Tavola B3 (pag.X). Per

il dato ‘Rapporto alunni/docente’ (pag.170), e per il dato ‘Rapporto alunni/classi’ (pag.102).

Istruzione secondaria superiore di tipo generale e professionale

Alunni iscritti alle scuole statali - Anno scolastico 2008/2009

28/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Licei classici 277.524

Licei scientifici 592.248

Licei artistici 41.528

Licei socio-psico-pedagogici 201.258

Istituti professionali 538.709

Istituti tecnici 862.349

Istituti d'arte 52.846

Totale 2.566.462

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e i

Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', pp. 65-89.

Unità scolastiche, classi e docenti nella scuola secondaria di secondo grado, a.s. 2005/2006

Personale docente 241.173

Scuole 5.193

Classi 117.787

Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi, la Statistica e

i Sistemi Informativi 'La scuola statale: sintesi dei dati a.s. 2008/2009', Tavola A (pag. VIII) e Tavola B3 (pag.X).

4.2 Formazione professionale iniziale di primo livello

La formazione professionale ricade sotto la competenza delle Regioni anche attraverso la delega e il

trasferimento di funzioni e compiti alle Province. Allo Stato rimane il compito di determinare i livelli

minimi essenziali dell’offerta. Questo grazie alla legge quadro n.845/78, al più ampio contesto di

riforma della pubblica amministrazione, attuato con le c.d. leggi Bassanini (l. n. 59/97, dlgs. n. 469/97,

dlgs n. 112/98) e alla recente riforma del titolo V della Costituzione che conferisce alle Regioni potestà

legislativa esclusiva in materia di formazione professionale.

La Formazione Professionale Iniziale riguarda l’offerta di formazione destinata ai ragazzi 14-17enni e

viene realizzata dalle agenzie formative accreditate e dalle scuole coinvolte nei percorsi triennali di

istruzione e formazione professionale (IeFP) in base all’Accordo Stato-Regioni del 19 giugno 2003.

Tali percorsi devono avere durata almeno triennale, contenere discipline ed attività attinenti sia alla

formazione culturale generale sia alle aree professionali interessate e devono consentire il

conseguimento di una qualifica professionale riconosciuta a livello nazionale e corrispondente almeno

al II livello europeo (decisione del Consiglio 85/368/CEE), rilasciata dalle Regioni attraverso le

strutture formative accreditate che realizzano gli interventi.

La formazione iniziale include anche la formazione esterna per gli apprendisti minorenni (in diritto-

dovere all’istruzione e formazione di cui si parlerà a breve) organizzata dalle Regioni e dalle Province

attraverso moduli formativi brevi (120 ore annue professionalizzanti e 120 ore annue sulle

competenze di base).

Dal punto di vista dell’evoluzione del panorama normativo, per i giovani 14-17 enni, dal 1999 ad oggi

si è passati dall'obbligo scolastico (L.n. 9/99) e formativo (L. n. 144/99), all'attuale diritto/dovere

all'istruzione e formazione (L. n. 53/2003) per almeno 12 anni o fino al conseguimento di una qualifica

professionale entro il 18esimo anno di età. La legge n. 296/06 ha poi introdotto, a decorrere dall’anno

scolastico 2007/2008, l’innalzamento dell’obbligo di istruzione per almeno 10 anni, assolto il quale si

prosegue nel diritto-dovere all’istruzione e formazione. La Legge n. 133/2008 ha in seguito reso

ordinamentali i percorsi triennali di istruzione e formazione professionale (ex Accordo 19 giugno

2003), rendendoli uno dei canali in cui assolvere l’obbligo di istruzione dopo la scuola secondaria di I

grado.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 29/65

Italia (2009/2010)

I percorsi triennali sono stati realizzati a livello nazionale in integrazione tra agenzie formative

accreditate e scuole, con la titolarità, tuttavia, delle prime o delle seconde in base alle scelte,

realizzate a livello regionale, verso modelli di percorso più bilanciati sulla formazione professionale o

sulla scuola, con strutture, logiche e modalità di intervento spesso assai diversi ma con riferimenti

comuni nazionali. Rilasciano l’attestato di qualifica o il diploma scolastico.

Con il regolamento dell'obbligo di istruzione (decreto n. 139/2007) e il Documento tecnico sulle

competenze chiave del cittadino, da raggiungere alla fine dell'obbligo, l'Italia ha continuato il lavoro di

allineamento del sistema educativo alle politiche dettate in sede europea, garantendo a tutti gli allievi

in obbligo - quelli che lo assolvono nell'istruzione secondaria superiore, nei percorsi triennali gestiti

dalle scuole e nei triennali gestiti dalle agenzie accreditate- gli stessi obiettivi di apprendimento

generali. Vanno in questa direzione sia il decreto interministeriale del 29 novembre 2007 di definizione

dei criteri di qualità a cui devono rispondere le agenzie formative in cui si realizzano i percorsi

sperimentali di istruzione e formazione sia le Linee Guida del Ministero dell'Istruzione e della

Conferenza delle Regioni per l'attuazione dell'obbligo presso le scuole e le agenzie formative,

destinate a fornire indicazioni comuni per sostenere le modalità di apprendimento delle Competenze

chiave per il biennio, a prescindere dal canale prescelto.

Oltre il processo normativo che ha portato all'obbligo di istruzione/diritto-dovere, risulta significativo

anche il lavoro nato dalla collaborazione tra Stato e Regioni e Province autonome che ha prodotto, in

questi anni, una serie di tasselli che hanno connotato il sistema educativo per una sempre maggiore

flessibilità dei percorsi e possibilità di passaggi orizzontali e verticali all’interno e tra i sistemi della

scuola e della formazione professionale, al fine di prevenire l'abbandono e la dispersione scolastica e

formativa. Al riguardo, una serie di documenti nati in sede di Conferenza Unificata hanno introdotto

importanti novità quali la definizione di standard formativi delle competenze di base per i percorsi

triennali (del gennaio 2004 e sostituiti dalle Competenze chiave del cittadino contenute nel già citato

decreto n. 139/2007), e la definizione a livello nazionale degli standard minimi delle competenze

tecnico professionali di 14 figure professionali (ottobre 2006) e in seguito di ulteriori 5 figure (febbraio

2009). Queste 19 figure costituiscono il repertorio nazionale al quale ricondurre le qualifiche relative

ai percorsi di istruzione e formazione. In ultimo, sono stati introdotti dispositivi di certificazione

nazionali finali e intermedi e il riconoscimento dei crediti per favorire i passaggi tra i sistemi

dell'istruzione e della IeFP (ottobre 2004).

La formazione professionale iniziale, compresa la formazione esterna per l'apprendistato, viene

erogata da strutture di formazione professionale individuate dalle Regioni, attraverso l’accreditamento

ovvero l’atto con cui le Regioni riconoscono a un soggetto pubblico o privato la possibilità di erogare

formazione finanziata con risorse pubbliche. L’esigenza di definire standard minimi nazionali per gli

enti erogatori era già contenuta nella L. n. 845/78 e nella L. n. 196/97.

Tuttavia la prima architettura di un piano di accreditamento nazionale nasce con il D. 166/2001 che ha

portato tutte le strutture formative che desiderano realizzare interventi con risorse pubbliche a doversi

preventivamente accreditare rispetto a specifici requisiti in funzione di determinati servizi

formativi/orientativi.

L’Intesa recepisce in allegato il D.I. del 29/11/2007 del Ministero della pubblica istruzione e del

Ministero del lavoro con il quale si stabiliscono i criteri generali per l’accreditamento delle strutture

formative che realizzano percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP), i criteri per il riparto

dei contributi statali e le misure di sistema per l’attuazione dell’obbligo d’istruzione.

Per quanto riguarda l’apprendistato, il riferimento normativo è rappresentato dal Decreto attuativo

n.276/2003 della legge n.30/2003, che ha introdotto 3 tipologie di apprendistato tra cui quella

dell’apprendistato per espletamento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, che prevede una

durata di 3 anni.

30/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

Per quanto riguarda l’aspetto normativo di questa misura, la regolamentazione dei profili formativi

dell’apprendistato per minorenni è rimessa alle Regioni e Province Autonome, d’intesa con i Ministeri

del Lavoro e dell’Istruzione, sentite le parti sociali.

In assenza di una regolamentazione regionale/provinciale in materia, il decreto prevede che la

precedente normativa nazionale rimanga in vigore anche per l’erogazione della formazione esterna

degli apprendisti minorenni. Il decreto prevede, infatti, per gli apprendisti minorenni l’obbligo di

partecipazione ai moduli di 120 ore di formazione esterna sulle competenze tecnico professionali e a

quelli aggiuntivi (di altre 120 ore) sulle competenze di base.

La recente legge n.296/2006 ha innalzato l’età per l’accesso al lavoro da 15 a 16 anni. L’assunzione

degli apprendisti prevede incentivi fiscali per le aziende.

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento dei percorsi triennali, essi sono finanziati annualmente

dalle Regioni attraverso fondi nazionali erogati dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Istruzione

e fondi propri.

Relativamente all’apprendistato per il diritto-dovere all’istruzione e formazione, le attività formative

sono finanziate dal Ministero del lavoro con le risorse nazionali che vengono stanziate annualmente e

con quelle regionali.

Tutti i percorsi formativi per l’obbligo di istruzione/diritto-dovere sono quindi gratuiti per i giovani che vi

si iscrivono.

4.2.1 Condizioni di ammissione

I requisiti di ingresso ai percorsi triennali di istruzione e formazione professionale riguardano il

completamento della scuola secondaria di primo grado e, per l’iscrizione al I anno, in genere un’età

inferiore ai 15 anni. Per l’entrata dei giovani provenienti da altri percorsi nelle annualità successive (le

cosiddette passerelle), l’età consentita è inferiore ai 18 anni.

Per la formazione esterna degli apprendisti non esistono requisiti se non l'età che non può essere

inferiore ai 16 anni per effetto della L. n. 296/06; l’amministrazione regionale e/o provinciale deve

offrire i corsi attraverso la chiamata dei giovani da parte dei Servizi locali per l’Impiego.

4.2.2 Organizzazione dei tempi, gruppi e locali scolastici 1

L’organizzazione e l'articolazione oraria dei percorsi triennali erogati dalle agenzie formative può

variare da Regione a Regione. Tuttavia in generale, gli allievi frequentano i percorsi triennali 5 o 6

giorni la settimana per circa 5-6 ore al giorno, scandite come a scuola, dalla pausa di metà mattinata

(ricreazione). Le lezioni dovrebbero iniziare a settembre, come le lezioni scolastiche, e finire a giugno-

luglio; tuttavia i tempi possono variare a livello territoriale, in base alla programmazione regionale e

alla disponibilità di finanziamenti stanziati annualmente dai Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione.

L’anno formativo può essere diviso in 2 quadrimestri o in 3 trimestri, scadenzati da forme di

registrazione del profitto e di informativa alle famiglie sul rendimento degli allievi.

La durata complessiva dei percorsi, caratterizzata da momenti di aula e stage presso le aziende, pur

variando territorialmente, è in media di circa 1.000 ore annue per un totale di circa 3.000 ore nel

triennio. Per gli allievi in situazione di handicap, e in genere per utenze con bisogni specifici, vengono

realizzati dalle Regioni anche percorsi di Formazione professionale annuali e biennali.

1 Come già detto, per quanto riguarda i percorsi triennali erogati dalle scuole, le modalità rispondono a quelle tradizionali del

sistema scolastico.

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 31/65

Italia (2009/2010)

In tutti i percorsi triennali, fondamentale risulta la misura dello stage per la sua natura

professionalizzante che è peculiare del sistema di FP. La durata dello stage è determinata dalle

singole Regioni, anche in base alla qualifica da conseguire. Nel primo anno tuttavia si presenta in

genere di natura orientativa e si realizza attraverso visite guidate alle aziende del territorio; negli anni

successivi è di natura applicativa e formativa, gli allievi lavorano in azienda e la loro formazione è

coordinata e gestita dal tutor di stage, per l’ente di formazione, e dal tutor aziendale, per quanto

riguarda l’azienda ospitante. Lo stage (200 ore circa l’anno) viene distribuito in uno o due blocchi,

realizzati in genere dopo il I quadrimestre o il II trimestre dell’anno formativo. L’esperienza di stage

deve sempre prevedere periodi di rientro in aula per permettere la rielaborazione dell’esperienza

realizzata con i docenti del corso.

Le classi sono formate in genere da circa 20 giovani, anche se il limite massimo varia a seconda delle

Regioni. È opportuno, per la tenuta dei corsi e per questioni gestionali- amministrative, che il gruppo

classe non sia inferiore a un numero minimo di allievi (ad es.12 ). Ogni classe è formata in base

all’anno di iscrizione al corso (I, II e III anno) e in base alla denominazione della qualifica rilasciata al

termine dei percorsi (ad es. classe di I anno “Operatore servizi alla ristorazione”).

Oltre ai docenti,che insegnano la propria materia in più corsi anche di annualità diverse per la stessa

qualifica (es: insegnamento di matematica al I, II e/o III anno di “Operatore amministrativo

segretariale”), sono presenti anche altre figure professionali quali il tutor d’aula e il tutor di stage. Il

primo, con funzioni di coordinamento del processo di apprendimento-insegnamento all’interno

dell’ente; il secondo, con funzioni di organizzazione, gestione e coordinamento dello stage nelle fasi i

cui gli allievi sono chiamati all’esperienza di alternanza scuola-lavoro.

Per quanto riguarda la formazione esterna per gli apprendisti in diritto-dovere, come già anticipato, è

previsto l’obbligo di partecipare ad almeno 240 ore di formazione esterna, sulle competenze tecnico

professionali e su quelle di base.

Le 120 o 240 ore di formazione esterna in apprendistato possono essere variamente organizzate: gli

incontri possono svolgersi per blocchi tutti i giorni della settimana per metà giornata o giornata intera .

Più di frequente, una o due volte la settimana per metà o l’intera giornata, fino a coprire il monte orario

previsto.

4.2.3 Curricolo 2

Non esistono, per i percorsi triennali di IeFP erogati dalle agenzie formative , programmi di studio

nazionali a cui le strutture formative debbano riferirsi. Per programmare e realizzare l'intervento

formativo le strutture predispongono invece un progetto didattico, sulla base dell’analisi dei compiti e

delle competenze caratterizzanti la figura professionale obiettivo dell'intervento. È diffusa la

progettazione degli interventi articolata per moduli riconducibili alle competenze di base, trasversali,

tecnico-professionali.

Relativamente ai percorsi triennali svolti nelle agenzie formative, integrati con la scuola ma con

prevalenza di docenti della FP, il range delle ore complessive di formazione professionale può variare

territorialmente. La media è tuttavia di circa 1.000 ore l’anno. La ripartizione oraria non è

regolamentata a livello nazionale; tuttavia l’indicazione di massima che emerge dai monitoraggi

nazionali dell’ISFOL prevede che all’apprendimento delle competenze di base e trasversali si possa

destinare tra il 24 ed il 50 % del monte ore ; a quello delle competenze tecnico-professionali tra il 33 e

il 50 % ; alla personalizzazione e recupero tra il 5 e il 15 % ; allo stage tra l’8 e il 32 %. Relativamente

ai percorsi integrati, svolti a scuola, con prevalenza di docenti scolastici, le attività formative sono

svolte all’interno dell’orario normale di istituto, con la flessibilità curricolare (15 % del monte ore),

2 Si veda nota 3.

32/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

utilizzando eventuali ore di approfondimento degli Istituti professionali, per un totale generalmente non

eccedente le 310 ore annue.

Per quanto riguarda le competenze chiave per la cittadinanza o di base, il riferimento per la

elaborazione del curriculum è il Documento sulle competenze chiave per il cittadino, allegato al

regolamento sull’obbligo di istruzione (già citato Decreto MPI n. 139/2007), che gli allievi 14-16enni

devono acquisire nel biennio svolto sia negli enti formativi sia nella scuola. Il documento sulle

competenze chiave non sostituisce le programmazioni curricolari o le progettazioni di dettaglio dei

singoli corsi, rappresenta tuttavia una guida importante per quanto riguarda l’apprendimento-

3

, prevede

insegnamento di tali competenze. Esso infatti, richiamando le raccomandazioni europee

l’acquisizione di un insieme di obiettivi formativi riferiti ai seguenti “Assi culturali” (declinati in

competenze, abilità/capacità e conoscenze):

 asse dei linguaggi;

 asse matematico;

 asse scientifico-tecnologico;

 asse storico-sociale.

Questi sono accompagnati dalle seguenti competenze chiave quali:

 imparare ad imparare;

 progettare;

 comunicare;

 collaborare e partecipare;

 agire in modo autonomo e responsabile;

 risolvere problemi;

 individuare collegamenti e relazioni;

 acquisire ed interpretare informazioni.

Per quanto riguarda la progettazione degli obiettivi formativi relativi all’aspetto professionale, il

riferimento è l’Accordo Stato-Regioni del 5 febbraio 2009 (v. punto 4.2) che rappresenta il repertorio

nazionale delle qualifiche relative ai percorsi triennali. Per ogni figura sono riportate le attività che

deve saper svolgere e le competenze e abilità ad esse correlate.

Le metodologie didattiche utilizzate negli interventi formativi sono le più varie: lezione frontale,

simulazioni, giochi di ruolo, discussioni di gruppo, visite ad aziende, ecc. In particolare, si raccomanda

l'utilizzo di metodologie didattiche attive per facilitare l’apprendimento e rispondere alla necessità degli

allievi di apprendere attraverso la pratica anche contenuti e discipline teoriche. Lo stage, in questo

senso, è una misura molto gradita dagli studenti proprio per la sua capacità di rendere attuali e

concrete le conoscenze e le competenze apprese in aula (per lo stage v. 4.2.2).

Esistono libri di testo specifici per la formazione professionale curati da case editrici che pubblicano

anche i testi scolastici. I formatori sono liberi di predisporre dispense o di indicare i libri di testo che

ritengono opportuni.

3 L’ultimo riferimento è dato dala Raccomandazione europea del 18 dicembre 2006 sulle competenze chiave per

l’apprendimento permanente

Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 33/65

Italia (2009/2010)

Riguardo alla formazione in apprendistato per il diritto-dovere, le ore di formazione esterna di tipo

tecnico professionale si riferiscono agli obiettivi formativi minimi relativi alle figure professionali di cui

l’apprendista intende acquisire la qualifica; per quanto riguarda invece i moduli aggiuntivi, il DI n.

152/2001 prevede che in uscita dalla formazione di almeno 3 anni l’apprendista raggiunga determinati

livelli di competenza linguistica (lingua italiana e lingua straniera), matematica e informatica. Questi

livelli rappresentano dunque i riferimenti per la progettazione del curricolo per le 120 ore formative.

La metodologia didattica ritenuta più adeguata alla formazione per l’apprendistato è quella basata

sull’imparare facendo e la didattica attiva, ad esempio il problem solving o il metodo per progetti. Tali

metodi fanno lavorare i giovani in gruppo, finalizzando il recupero delle competenze di base alla

realizzazione pratica di un servizio/prodotto da mostrare e far valutare all’esterno. Questo anche al

fine di aumentare la motivazione ad apprendere in giovani con carriere scolastiche precedenti non

lineari e spesso accidentate.

4.2.4 Valutazione, progressione e certificazione

I percorsi triennali gestiti dalle agenzie formative rilasciano a fine corso l’attestato di qualifica

professionale ed eventuali crediti per il passaggio al sistema dell’istruzione; quelli gestiti dalle scuole,

oltre al conseguimento del diploma previsto dall’ordinamento scolastico, mirano al conseguimento

dell’attestato di qualifica professionale o al riconoscimento dei crediti per il passaggio alla FP.

In questo contributo si considereranno i percorsi triennali erogati dalle agenzie formative: quelli erogati

dalle scuole rispondono alle modalità proprie del sistema della istruzione.

Nell'ambito della formazione iniziale il responsabile della valutazione degli apprendimenti è il

docente della materia e/o il tutor formativo.

Si va inoltre sempre più diffondendo l’utilizzo del portfolio come strumento di raccolta sistematica delle

competenze acquisite attraverso la presentazione dei lavori realizzati, fornendo documentazione,

analisi, interpretazione e valutazioni. Il portfolio delle competenze permette di valutare non solo le

prestazioni ma anche i processi di apprendimento, le strategie messe in opera dal soggetto e i

progressi compiuti.

La valutazione degli apprendimenti viene realizzata in ingresso, in itinere e finale (esami di qualifica).

Questi ultimi vengono svolti alla fine dei 3 anni, con una commissione mista di docenti interni, esterni,

rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, esperti del mondo del

lavoro e rappresentanti della amministrazione regionale che rilascia la qualifica. La valutazione

avviene per materie, accompagnata, in alcuni percorsi, da una prova pratica o dalla discussione su un

prodotto realizzato dall’allievo durante il corso (valutazione autentica).

La valutazione è in trentesimi; a fine anno questi vengono trasformati in crediti che possono andare da

60 a 100. Dopo i tre anni, per l’accesso all’esame finale, vengono calcolati i crediti maturati nei tre

anni (da 180 a 300 ). La valutazione dell’esame finale, nel caso della qualifica conseguita nell’ente di

formazione, è in trentesimi. Per l’accesso all’esame finale di qualifica è di fondamentale importanza il

calcolo delle assenze degli allievi che non possono superare nel triennio il 20 % del monte ore totale o

il 30%, in caso di giustificati motivi, solo con l’accordo del Collegio docenti, l’organismo costituito da

tutti i formatori del corso.

Gli allievi valutano 1 o più volte l’anno, attraverso questionari di gradimento, la didattica dei docenti,

l’organizzazione del corso e la struttura. In alcuni enti, questo avviene all’interno di procedure

standardizzate relative al controllo di qualità.

Per quanto riguarda le certificazioni finalizzate alla mobilità dei percorsi, nel sistema di formazione

professionale, come da decreto n. 174/01, esse servono a garantire la trasparenza dei percorsi

34/65 Strutture dei sistemi di istruzione e formazione in Europa

Italia (2009/2010)

formativi e il riconoscimento delle competenze acquisite dagli individui. La certificazione è finalizzata

al riconoscimento di titoli e qualifiche, per consentire l’inserimento o il reingresso nel sistema di

istruzione e formazione professionale. Le competenze certificate costituiscono credito formativo. Nel

caso in cui un allievo voglia cambiare percorso durante le attività formative, al riconoscimento del

credito provvede la struttura educativa che accoglie il soggetto anche in collaborazione con la struttura

di provenienza, attraverso una apposita commissione che decide in quale annualità di corso inserirlo.

La funzione della certificazione finale e intermedia è svolta dalle Regioni che disciplinano le

procedure di attuazione, tenuto conto degli standard minimi e delle tipologie certificatorie determinate

a livello nazionale.

Queste opportunità sono operative a partire dall’Accordo siglato il 28 ottobre del 2004 in Conferenza

Unificata che ha sancito la certificazione a validità nazionale finale e intermedia e il riconoscimento dei

crediti maturati nei percorsi formativi, anche al fine di favorire il passaggio tra i sistemi della istruzione

e della formazione (v. punto 4).

Il decreto interministeriale (Ministeri dell’istruzione e del lavoro) n. 86 del 2004 ha poi previsto, in

relazione al sopra citato Accordo, l’approvazione di due modelli di certificazione per il riconoscimento

dei crediti, ai fini del passaggio dalla FP e dall’apprendistato al sistema dell’istruzione.

Altro tassello significativo per favorire i passaggi tra sistemi è l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione

n. 87 del 2004, la quale riguarda il passaggio dal sistema della FP e dall’apprendistato al sistema

dell’istruzione, abolendo l’esame prima previsto e stabilendo che apposite Commissioni valutino le

certificazioni introdotte dal sopracitato decreto interministeriale n. 86 e attestino che il giovane abbia le

competenze adeguate per l’ammissione alla frequenza di una determinata classe dell’istituto a cui

abbia fatto richiesta.

Recentemente, con il decreto interministeriale del 10 ottobre 2005, è stato introdotto in Italia il libretto

formativo, come strumento di registrazione delle esperienze di studio e lavoro. Titolare del libretto

formativo è il soggetto, unico responsabile del suo aggiornamento, mentre a rilasciare il libretto sono

le Regioni e Province che tuttavia possono delegare anche altri soggetti. Nel 2006 il Libretto

Formativo è stato introdotto in via sperimentale solo in alcune Regioni e con modalità di applicazione

differenziate a livello territoriale ma secondo un piano di lavoro comune e condiviso. Al termine del

2006 si è considerata la opportunità di una più capillare diffusione e della messa a regime del Libretto

per tutti i cittadini che lo richiederanno. Sono ancora in fase di discussione due aspetti: le modalità di

compilazione e la natura della struttura deputata a certificare tale libretto e supportare la persona nella

compilazione.

In ultimo, riguardo alla possibilità di accedere a percorsi ulteriori di istruzione e formazione,

l’acquisizione della qualifica alla fine del III anno dei percorsi rende possibile l’iscrizione al IV anno di

specializzazione erogato solo da alcuni enti formativi e solo per alcune figure professionali; rende

possibile l’iscrizione al III o IV anno delle scuole secondarie superiori (soprattutto istituti tecnici e

professionali). Inoltre con la qualifica professionale di I livello è possibile iscriversi ai percorsi di

formazione professionale post qualifica o post diploma (cfr. cap.5) o essere assunti con un contratto di

apprendistato professionalizzante (per i giovani over 18 anni). Attraverso l’accertamento delle

competenze in entrata è inoltre possibile iscriversi ai percorsi degli IFTS (Istruzione e Formazione

Tecnica Superiore) (cfr. cap.5).

Per quanto riguarda l’apprendistato per i minorenni, la qualifica viene rilasciata dall’impresa alla

scadenza del contratto. La Formazione esterna per apprendisti prevede, come già detto, il

raggiungimento di determinati livelli di competenza in seguito alla frequenza dei moduli di 120 ore

annue sulle competenze di base. Il Decreto n.152/2001, come abbiamo visto precedentemente,

stabilisce che alla fine del percorso di apprendistato, le competenze di base acquisite dagli allievi

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Sistema formativo italiano, tenute dalla Prof.ssa Valeria Scalmato nell'anno accademico 2010 e analizza nel dettaglio il sistema di istruzione e formazione in Italia dall'educazione pre-primaria all'istruzione degli adulti e formazione professionale continua.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema formativo italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scalmato Valeria.

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