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Art.7. 1. Il ricorso dev'essere notificato tanto all'autorità dalla quale è emanato l'atto o provvedimento

impugnato, quanto alle persone alle quali l'atto o provvedimento medesimo direttamente si riferisce.

Art.8. 1. La notificazione si eseguisce per mezzo di ufficiale giudiziario o di messo comunale con la consegna

della copia del ricorso e con le forme indicate nell'art. 3.

Art.9. Ove nessuno si trovi nell'abitazione, o in caso di rifiuto di ricevere il ricorso che si notifica, l'ufficiale

giudiziario o il messo comunale lascia avviso, in carta libera, affisso alla porta della abitazione e deposita la

copia dell'atto nella casa comunale o la consegna al Sindaco o a chi ne fa le veci o all'impiegato delegato a

ricevere gli atti giudiziari. Delle eseguite operazioni l'ufficiale giudiziario o il messo fa attestazione

sull'originale e sulla copia.

Art.10. Se il ricorso devesi notificare a chi non ha residenza, domicilio o dimora conosciuta, la notificazione si

fa mediante la pubblicazione di un sunto del ricorso nel foglio degli annunzi della Provincia ove ha sede

l'autorità che emise il provvedimento e nella Gazzetta Ufficiale del Regno.

Art.11. Se il ricorso devesi notificare a chi non ha residenza, domicilio o dimora nel Regno, ne è consegnata

copia al Ministero Pubblico presso il tribunale civile di Roma.

Il Ministero Pubblico, dato atto della consegna, trasmette la copia suddetta al Ministero degli affari esteri.

Qualora la persona a cui si deve notificare il ricorso abbia nello Stato un procuratore generale, il ricorso può

essere notificato a questo.

Art.12. Per i militari di terra o di mare, e per le persone loro assimilate per legge, la notificazione, quando non

possa farsi in persona propria, si eseguisce negli altri modi indicati nell'art. 3, e una copia del ricorso e dell'atto

di notificazione deve essere inoltre consegnata al Pubblico Ministero presso il Tribunale del luogo nella cui

circoscrizione risiede l'autorità dalla quale è emanato l'atto o provvedimento impugnato.

Il segretario della Procura regia rilascia ricevuta della detta copia, e il Procuratore del Re la trasmette al

comandante della divisione militare o del dipartimento marittimo in cui detti militari o assimilati prestano

servizio, per la consegna all'interessato.

Art.13. Per le autorità e gli enti morali la consegna si fa ai loro rappresentanti od a chi è autorizzato a ricevere

le notificazioni: per gli incapaci, a chi ne è legittimo rappresentante, e per coloro che hanno limitata

l'amministrazione dei beni o non possono stare in giudizio senza l'autorizzazione altrui, alla persona e a chi

deve assisterla.

Art.14. Quando la notificazione del ricorso nei modi ordinari sia sommamente difficile per il numero delle

persone da chiamarsi in giudizio, il Presidente della sezione adita può disporre che sia fatta per pubblici

proclami autorizzando il ricorrente a far inserire, nel foglio degli annunzi della Provincia ove ha sede l'autorità

che emise il provvedimento e nella Gazzetta Ufficiale del Regno, un sunto del ricorso e le sue conclusioni, con

le cautele consigliate dalle circostanze, e designando, se sia possibile, alcuni fra gli interessati ai quali la

notificazione debba farsi nei modi ordinari.

Art.15. 1. Quando le parti che abbiano interesse ad opporsi al ricorso siano più, la domanda si deve proporre

contro tutte. Se la domanda sia proposta contro alcune soltanto delle parti interessate ad opporsi, il giudizio si

deve integrare con la notificazione del ricorso alle altre.

2. L'integrazione del giudizio non è applicabile nel caso in cui, per omessa notificazione del ricorso all'autorità

dalla quale emana l'atto o il provvedimento impugnato o per altro motivo, il ricorso debba essere dichiarato

senz'altro irricevibile.

Art.16. 1. La sezione nell'ordinare l'integrazione del giudizio, indica le persone a cui il ricorso deve notificarsi,

e, ove ne sia il caso, autorizza la notificazione per pubblici proclami. Stabilisce inoltre un termine entro cui

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deve effettuarsi la notificazione del ricorso e il deposito del medesimo nella segreteria, insieme con la prova

dell'eseguita notificazione.

Art.17. 1. Il ricorso è nullo:

1) se manchi la sottoscrizione richiesta dall'art. 6;

2) se, per la inosservanza delle altre norme prescritte nel suddetto articolo, vi sia incertezza assoluta sulle

persone o sull'oggetto della domanda.

2. Se il ricorso contenga altre irregolarità, la sezione può ordinare che sia rinnovato entro un termine che

stabilirà nella sua ordinanza.

3. La comparizione dell'intimato sana la nullità e la irregolarità dell'atto, salvo i diritti acquisiti anteriormente

alla comparizione.

Art.18. 1. L'originale ricorso con la prova della eseguita notificazione, con l'atto di notificazione della decisione

amministrativa, con il mandato speciale nel caso previsto dall'art. 27 [35] della legge e con i documenti sui

quali il ricorso si fonda, deve essere depositato nella segreteria della sezione competente nelle ore in cui,

secondo il regolamento, deve stare aperta.

2. Il termine stabilito dall'art. 28, 3° capoverso della legge [36], per fare il deposito, s'intende scaduto nel

momento in cui si chiude la segreteria della sezione, nell'ultimo giorno del termine, ancorché festivo.

3. L'ufficio della segreteria delle sezioni giurisdizionali e dell'adunanza plenaria è aperto al pubblico dalle ore

dieci alle sedici. Nei giorni festivi si chiude alle dodici.

4. Il segretario, ricevuto il ricorso ne fa annotazione in apposito registro e ne rilascia dichiarazione, se richiesta.

5. Quando le persone cui fu notificato il ricorso siano più, il termine per fare il deposito comincia a decorrere

dal giorno in cui fu eseguita l'ultima notificazione.

Art.19. 1. La mancanza del deposito del provvedimento impugnato non importa decadenza se dipenda

dall'impossibilità di produrlo a causa del rifiuto dell'amministrazione alla domanda di rilascio della copia di

esso. Il rifiuto dell'amministrazione dev'essere fatto constare con verbale di ufficiale giudiziario, da depositarsi

insieme col ricorso, nei modi e nel termine indicati nell'articolo precedente.

Art.20. 1. Il decreto di abbreviazione o di proroga del termine, nei sensi dell'art. 30 [38] della legge, è fatto in

fine della domanda, e deve essere notificato all'autorità e agli interessati.

Art.21. L'interessato, o l'avvocato che lo rappresenta, deve notificare che il deposito è stato eseguito nei modi

di legge al Ministero dal quale dipende l'autorità il cui provvedimento è stato impugnato.

La notifica si fa per mezzo di un usciere del Consiglio di Stato entro il termine di tre giorni dall'eseguito

deposito.

Quando la notifica predetta non sia stata eseguita, il Presidente della sezione adita assegna un termine perché

l'interessato, o l'avvocato che lo rappresenta, vi provveda.

Art.22. Il termine fissato nella prima parte dell'art. 29 [37] della legge per la presentazione di memorie od

istanze, e per la produzione di documenti, può essere prorogato, sopra domanda delle parti, dal Presidente della

sezione adita nei casi di necessità o di pubblico interesse.

Art.23. Il segretario, a richiesta delle parti interessate, o degli avvocati eletti, comunica loro, per semplice

ispezione, tutti gli atti del giudizio, sui quali essi possono prendere note appunti.

Art.24. 1. Chiunque presenta un ricorso o una domanda in sede giurisdizionale, deve consegnare tanti fogli di

carta col bollo prescritto, quanti ne vengano dal segretario reputati necessari per l'atto richiesto e per quelli che

ne possono essere la conseguenza.

2. Il segretario rilascia all'interessato ricevuta dell'eseguito deposito.

3. Nel caso di dissenso sulla quantità del deposito, decide il Presidente della sezione . 30

Art.25. 1. La insufficienza del deposito che in fatto si constatasse, non dispensa il segretario dall'obbligo di

scrivere immediatamente l'originale della decisione o del provvedimento, salvo però in lui il diritto al rimborso

contro le parti o l'avvocato, mediante ordine di pagamento da rilasciarsi dal Presidente della sezione.

TITOLO II Della istruzione

Art.26. Le sezioni giurisdizionali possono richiedere all'amministrazione e ordinare alle parti di produrre quegli

atti e documenti che credono necessari per la decisione della controversia.

Possono pure richiedere che l'amministrazione faccia eseguire nuove verificazioni, fissando il termine entro cui

dev'essere depositata la relazione.

Le parti sono, a cura dell'amministrazione, avvisate, almeno cinque giorni prima, del luogo, del giorno e dell'ora

in cui si eseguiranno le verificazioni.

Art.27. 1. La sezione quinta può assumere testimoni, eseguire ispezioni, ordinare perizie e fare tutte le altre

indagini che possono condurre alla scoperta della verità, coi poteri attribuiti al magistrato dal codice di

procedura civile e con le relative sanzioni.

Art.28. 1. Se una delle parti domanda l'assunzione di un mezzo istruttorio e le altre aderiscono, il Presidente,

qualora ne riconosca l'opportunità, dà atto alle parti della domanda ed emette le disposizioni che occorrono per

l'esecuzione.

2. Nelle vertenze elettorali, indipendentemente dall'accordo delle parti, le Prefetture, su semplice richiesta del

Presidente della sezione quinta, devono trasmettere i verbali delle elezioni, le schede contestate e gli altri

documenti che possono occorrere al giudizio.

Art.29. Il Presidente o la sezione, nell'ammettere i mezzi istruttori, stabilisce i termini da osservare ed i modi

con cui debbono seguire, applicando, per quanto è possibile, le disposizioni del codice di procedura civile.

Art.30. Per l'esecuzione dei mezzi istruttori di cui nel capoverso dell'art. 36 [44] della legge, è delegato uno dei

componenti della sezione, il quale procede con l'assistenza del segretario, che redige i relativi verbali.

Se il luogo in cui devesi eseguire il mezzo istruttorio è fuori della capitale, la sezione può delegare uno dei

consiglieri di Prefettura, o un magistrato il quale è assistito da un segretario di quell'ufficio.

Se il mezzo istruttorio debba eseguirsi fuori del Regno, la richiesta deve farsi nelle forme diplomatiche.

Art.31. 1. Per l'esecuzione di perizie, la sezione incarica uno o più funzionari tecnici dello Stato.

Art.32. Il consigliere a cui sono commessi mezzi istruttori deve fare notificare, cinque giorni prima, alle parti

stesse il giorno, l'ora ed il luogo delle operazioni.

Art.33. La surrogazione del consigliere delegato, o la nomina di altro consigliere che debba sostituirlo in

qualche atto relativo all'esecuzione della prova è fatto con provvedimento del Presidente, ancorché la

delegazione abbia avuto luogo per decisione.

Art.34. Ove i mezzi istruttori ordinati d'ufficio importino spese, queste debbono essere anticipate dalla parte

ricorrente. In tal caso, la sezione intima al ricorrente il deposito della somma approssimativamente necessaria

all'uopo.

Se i mezzi istruttori siano invece ordinati in seguito ad istanza di parte, questa è tenuta ad eseguire il deposito.

Questo deve sempre essere fatto nella segreteria.

Qualora la somma non risulti sufficiente, non si provvede sul ricorso fino a che le parti interessate non provino

d'aver eseguito l'integrale pagamento della somma occorrente.

Se la parte cui spetta di fare il deposito non l'abbia fatto o l'abbia fatto insufficiente, è in facoltà della parte

contraria, ove non preferisca anticipare le spese, di fare prefiggere un termine, decorso il quale la sezione

decide allo stato degli atti. 31

Art.35. 1. Dopo la notificazione fatta alle parti ed all'amministrazione a cura del segretario che l'istruttoria

ordinata è stata eseguita e che i relativi atti rimangono nella segreteria a loro disposizione, le parti stesse o

l'amministrazione devono presentare la domanda di fissazione di udienza per la discussione del ricorso.

TITOLO III Delle domande incidentali e del ricorso incidentale

Art.36. 1. Le domande di sospensione della esecuzione dell'atto amministrativo, qualora non siano proposte nel

ricorso, devono farsi mediante istanza diretta alla sezione giurisdizionale, a cui fu presentato il ricorso,

notificata agli interessati ed all'amministrazione e depositata nella segreteria.

2. L'amministrazione e le parti interessate possono, entro dieci giorni dalla notifica, depositare e trasmettere

memorie od istanze alla segreteria.

3. Il Presidente può abbreviare il termine.

4. Su tali domande la sezione pronuncia nella prima udienza dopo spirato il termine.

5. La domanda di sospensione può essere presentata per la prima volta anche all'adunanza plenaria, la quale

provvede o in linea preliminare o contemporaneamente alla decisione della questione di competenza.

Art.37. 1. Chi ha un interesse nella contestazione può intervenirvi.

2. L'intervento è proposto con domanda diretta alla sezione adita. La domanda deve contenere le ragioni, con la

produzione dei documenti giustificativi, e dev'essere sottoscritta dalle parti e dall'avvocato, o dal solo avvocato

munito di mandato speciale.

Art.38. 1. La domanda d'intervento è notificata alle parti nel rispettivo domicilio di elezione ed all'autorità che

ha emanato l'atto impugnato, e deve essere depositata in segreteria entro dieci giorni successivi a quello della

notificazione.

Art.39. 1. Nel termine di dieci giorni dalla notificazione dell'intervento gli interessati e l'amministrazione

possono presentare e trasmettere memorie e documenti.

Art.40. 1. L'intervento ha luogo nello stato in cui si trova la contestazione.

Art.41. Chi deduce la falsità di un documento deve provare che sia stata già proposta la querela di falso, o

domandare la prefissione di un termine entro cui possa proporla innanzi al Tribunale competente.

Art.42. 1. Qualora la contestazione possa essere decisa indipendentemente dal documento del quale è dedotta la

falsità, la sezione pronuncia sulla controversia principale.

2. La decide pure dopo che sia trascorso il termine prefisso a norma dell'articolo precedente, senza che siano

stati compiuti gli atti prescritti dal codice di procedura civile, fino alla proposta della querela.

3. Proposta la querela, la sezione sospende la decisione fino al termine del giudizio di falso.

Art.43. Terminato il giudizio di falso, la parte che ha dedotto la falsità deve, entro trenta giorni dalla

pubblicazione della sentenza, depositarne copia nella segreteria sotto pena, se è il ricorrente, della decadenza

del ricorso.

Art.44. Nel termine di dieci giorni successivi a quello assegnato pel deposito del ricorso incidentale, l'autorità e

il ricorrente principale possono presentare memorie, fare istanze e produrre i documenti che ritengono

opportuni.

TITOLO IV Dell'abbandono del ricorso e della rinuncia

Art.45. La perenzione del ricorso opera di diritto e può essere rilevata anche di ufficio.

Nel caso di perenzione, ciascuna delle parti sopporta le proprie spese nel giudizio perento. 32

Art.46. 1. In qualunque stadio della controversia si può rinunciare al ricorso mediante dichiarazione sottoscritta

dalla parte o dall'avvocato, munito di mandato speciale e depositato nella segreteria, o mediante dichiarazione

verbale, di cui è steso processo.

2. Il rinunziante deve pagare le spese degli atti di procedura compiuti.

3. La rinunzia dev'essere notificata alla controparte, eccetto il caso in cui sia fatta oralmente all'udienza.

TITOLO V Della ricusazione

Art.47. Le cause che danno luogo alla ricusazione dei giudici od alla loro astensione, secondo il codice di

procedura civile, sono applicabili ai componenti delle sezioni giurisdizionali e dell'adunanza plenaria.

Art.48. La ricusazione si propone, almeno tre giorni prima dell'udienza designata, con domanda diretta al

Presidente della sezione adita o dell'adunanza plenaria, quando sono noti i consiglieri o referendari che devono

prendere parte all'udienza; in caso contrario, può proporsi oralmente all'udienza medesima prima della

discussione.

La domanda deve indicare i motivi ed i mezzi di prova ed essere firmata dalla parte o dall'avvocato munito di

mandato speciale.

Quando si tratti di ricusare il funzionario delegato per l'esecuzione di un mezzo istruttorio, la ricusazione deve

farsi entro tre giorni da quello in cui fu pubblicata la decisione o il provvedimento di delegazione. In caso di

urgenza, il Presidente può provvedere alla surrogazione con altro funzionario.

Art.49. Il segretario dà immediata comunicazione della domanda al funzionario ricusato, il quale, in fine di

essa, deve fare la risposta sulla sussistenza dei motivi.

Art.50. 1. La sezione o l'adunanza plenaria, in camera di consiglio decide sulla domanda.

2. Se la domanda è rigettata, la parte che l'ha proposta è condannata con la stessa decisione a una sanzione

amministrativa, che può estendersi fino a lire 30.000.

3. La sanzione amministrativa non è applicabile se la domanda è proposta dall'amministrazione.

4. La ricusazione o l'astensione non hanno effetto sugli atti anteriori.

TITOLO VI Delle udienze e della decisione

Art.51. 1. Il segretario, ricevuta la domanda di fissazione dell'udienza per la discussione del ricorso, ne fa

annotazione in apposito registro e ne rilascia dichiarazione, se richiesta. Indi presenta la domanda stessa col

ricorso, il contro-ricorso, il ricorso incidentale, le carte e i documenti al Presidente della sezione il quale nomina

il relatore ed assegna il giorno dell'udienza.

2. Nello stesso decreto di fissazione di udienza il Presidente può, ad istanza di parte o d'ufficio, dichiarare il

ricorso urgente.

Art.52. Se alcuna delle parti, o la pubblica amministrazione, chieda che per ragione di connessione due ricorsi

siano uniti e venga provveduto su di essi con una sola decisione, la sezione, udite le parti interessate, può

ordinarne l'unione. Il Presidente può, anche quando non sia stata chiesta l'unione, ordinare d'ufficio che i due

ricorsi siano chiamati alla stessa udienza, affinché la sezione possa giudicare della loro connessione e, ove si

faccia luogo alla riunione, pronunciare sui due ricorsi con una sola decisione.

Art.53. 1. La determinazione del giorno dell'udienza ha luogo secondo l'ordine d'iscrizione delle domande nel

registro indicato nell'art. 51.

2. I ricorsi urgenti hanno la precedenza, osservato l'ordine d'iscrizione nel registro predetto.

Art.54. 1. Otto giorni almeno prima della udienza stabilita, il segretario ne dà avviso alle parti, nel domicilio

eletto, ed al Ministero da cui dipende l'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato.

Art.55. Il ricorso nel giorno stabilito è deciso, ancorché non intervengano le parti né i loro avvocati. 33

Art.56. All'udienza assiste il segretario della sezione.

I ricorsi sono chiamati all'udienza dal Presidente secondo l'ordine stabilito nell'estratto del ruolo di udienza,

mantenuta la precedenza agli urgenti.

È però in facoltà del Presidente di variare parzialmente per gravi ragioni, l'ordine di chiamata dei ricorsi.

Dell'uso di tale facoltà e dei motivi della variazione è fatta menzione nel foglio di udienza.

Il relatore espone i fatti che sono fondamento del ricorso e delle conclusioni, nelle quali si riassumono gli atti,

le istanze e le eccezioni prodotte dalle parti.

Art.57. 1. Se nel giorno stabilito per l'udienza, questa non potesse tenersi, la spedizione dei ricorsi s'intende

rimandata al primo giorno di udienza immediatamente successiva.

Art.58. Il Presidente dirige le udienze e può limitare la discussione alle questioni fondamentali del ricorso.

Mantiene il buon ordine, e quanto prescrive dev'essere immediatamente eseguito.

Art.59. È applicabile per le udienze delle sezioni giurisdizionali l'art. 355 del codice di procedura civile.

Art.60. Il Presidente, per gravi motivi di ordine pubblico, può richiedere l'intervento della forza pubblica.

Art.61. 1. La sezione, dopo la discussione, pronuncia la decisione.

2. La pronunciazione della decisione può essere differita ad una delle prossime udienze.

Art.62. 1. Non possono concorrere alla decisione se non quei consiglieri e referendari che hanno assistito alla

discussione.

Art.63. 1. La decisione si pronuncia in camera di consiglio con l'intervento dei soli votanti.

2. Il Presidente raccoglie i voti.

3. Il primo a votare è il relatore, poi il meno anziano in ordine di nomina, e così continuando sino a chi

presiede.

Art.64. È applicabile alle decisioni delle sezioni giurisdizionali l'art. 359 del codice di procedura civile.

Art.65. 1. La decisione si pronuncia in nome del Re e deve contenere:

1) la indicazione del nome e cognome delle parti e dei loro avvocati;

2) il tenore delle domande;

3) una succinta esposizione dei motivi di fatto e di diritto;

4) il dispositivo;

5) l'ordine che la decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa;

6) la indicazione del giorno, mese, anno e luogo in cui la decisione è pronunciata;

7) la sottoscrizione dei consiglieri che hanno pronunziata la decisione, con l'indicazione dell'estensore e la

firma del segretario.

Art.66. La decisione non può più essere modificata quando è sottoscritta dai votanti.

Art.67. 1. La decisione, nella sola parte dispositiva, è pubblicata dal segretario non più tardi della prima

udienza successiva al giorno in cui fu sottoscritta.

Art.68. 1. La decisione contiene la condanna delle parti soccombenti alle spese, che vengono liquidate nella

decisione stessa o dall'estensore.

2. Nella tassazione non si comprendono le spese degli atti riconosciuti superflui.

3. Le spese possono essere compensate in tutto o in parte, ove concorrano giusti motivi.

4. Quando la tassazione è fatta dall'estensore della decisione, l'ordinanza ha forza di sentenza in forma

esecutiva. 34

5. La parte che intende proporre reclamo contro la tassazione fatta dall'estensore, deve presentarlo nel termine

di tre giorni alla segreteria della sezione.

6. Questa provvede in camera di consiglio.

Art.69. 1. Per gli affari da decidersi in camera di consiglio il Presidente nomina il relatore e fissa il giorno per

la relazione, dopo la quale la sezione pronuncia.

TITOLO VII Dell'adunanza plenaria

Art.70. Al principio di ogni anno, sono designati, con decreto reale, due consiglieri supplenti per l'eventuale

sostituzione nell'adunanza plenaria dei consiglieri assenti od impediti. I consiglieri supplenti sono scelti uno

per ciascuna delle due sezioni giurisdizionali.

Ove manchi il Presidente supplisce il consigliere anziano.

Art.71. 1. Quando, a termini dell'art. 37, terzo capoverso, [45] della legge, una delle due sezioni giurisdizionali

invia la controversia all'adunanza plenaria, il segretario della sezione rimette gli atti del ricorso, insieme con la

analoga ordinanza, al segretario incaricato di assistere all'adunanza plenaria.

Art.72. 1. Il segretario dell'adunanza plenaria, ricevuta l'ordinanza con gli atti del ricorso, ne fa annotazione in

apposito registro e la presenta al Presidente, il quale nomina il relatore ed assegna il giorno dell'udienza per la

discussione.

2. Otto giorni almeno prima dell'udienza stabilita per la discussione, il segretario ne dà avviso alle parti, nel

domicilio eletto, ed al Ministero da cui dipende l'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato.

Art.73. 1. L'adunanza plenaria, quando si pronunzia a termini e per gli effetti dell'art. 37 della legge, terzo

capoverso, [45] decide in tutte le altre questioni della controversia.

Art.74. Quando una medesima controversia, o controversie fra loro connesse, siano state promosse innanzi ad

entrambe le sezioni, l'amministrazione e le parti, finché non sia stata pronunziata la decisione definitiva,

possono promuovere il regolamento di competenza con istanza al Presidente dell'adunanza plenaria.

Art.75. Il Presidente dell'adunanza plenaria ordina che l'istanza sia notificata alle altre parti, affinché

possano presentare le loro deduzioni e stabilisce i termini per la notificazione dell'istanza e del decreto e per la

presentazione delle deduzioni.

Con lo stesso decreto ordina la sospensione della procedura dei ricorsi finché non sia regolata la competenza .

Art.76. Quando ambedue le sezioni si siano dichiarate competenti o incompetenti a conoscere di ricorsi contro

lo stesso provvedimento, senza che sia stata ancora pronunziata decisione definitiva sulla controversia, si fa

luogo al regolamento della competenza, sopra domanda di parte o dell'autorità di cui s'impugna il

provvedimento, nei modi stabiliti dagli articoli precedenti.

Art.77. Trascorsi i termini indicati nell'articolo 75, il Presidente dell'adunanza plenaria fissa l'udienza per la

discussione.

Art.78. 1. Sono applicabili all'adunanza plenaria le disposizioni degli artt. 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63,

64, 65, 66, 67, 68 e 69.

Art.79. Le decisioni pronunziate a norma dell'art. 37, terzo capoverso [45, primo capoverso], della legge, sono

pubblicate dalla sezione che ha rinviata la controversia all'adunanza plenaria, nella prima udienza successiva al

giorno in cui furono sottoscritte.

Le decisioni pronunziate a norma del quarto capoverso dello stesso articolo indicano la sezione presso la

quale devono essere pubblicate. La pubblicazione si fa nella prima udienza successiva al giorno in cui furono

sottoscritte. 35

Art.80. Pronunciata la decisione dell'adunanza plenaria il segretario dell'adunanza medesima rimette gli atti

alla sezione dichiarata competente .

TITOLO VIII Della revocazione

Art.81. 1. Le decisioni possono essere revocate su domanda delle parti:

1) se la decisione sia stata l'effetto del dolo di una delle parti a danno dell'altra;

2) se siasi giudicato sopra documenti stati riconosciuti o dichiarati falsi dopo la decisione, o che la parte

soccombente ignorasse essere stati riconosciuti o dichiarati falsi prima della decisione stessa;

3) se dopo la decisione siasi ricuperato un documento decisivo, il quale non siasi potuto produrre prima per

fatto della parte contraria;

4) se la decisione sia l'effetto di un errore di fatto, che risulti dagli atti e documenti della contestazione.

Vi è questo errore quando la decisione sia fondata sulla supposizione di un fatto, la cui verità è

incontrastabilmente esclusa, ovvero quando sia supposta la inesistenza di un fatto, la cui verità è positivamente

stabilita; e, tanto nell'uno quanto nell'altro caso, quando il fatto non sia un punto controverso, sul quale la

decisione abbia pronunciato.

5) se la decisione sia contraria ad altra precedente pronunziata fra le stesse parti, sul medesimo oggetto; purché

non abbia pronunciato anche sull'eccezione dedotta da quell'anteriore decisione.

Art.82. 1. La domanda di revocazione è diretta alla sezione che pronunziò la decisione od all'adunanza plenaria,

se la decisione fu da questa pronunziata, e deve essere notificata agli interessati nei modi stabiliti pei ricorsi,

entro il termine di sessanta glorni dalla pubblicazione della decisione.

2. Quando il titolo a cui si appoggia la domanda di revocazione sia uno di quelli indicati nei nn. 1, 2 e 3

dell'articolo precedente, il termine di sessanta giorni decorre da quello in cui la falsità, riconosciuta o dichiarata

prima della decisione, sia stata scoperta da chi propone la revocazione, oppure dal giorno in cui sia stata

riconosciuta o dichiarata, o il dolo sia stato scoperto, o il documento sia stato ricuperato; purché in questi casi vi

sia prova scritta da cui risulti il giorno della scoperta o della ricuperazione.

3. I termini sono aumentati nella misura indicata nel secondo capoverso dell'art. 28 [36] della legge, se l'istante

risiede all'estero.

Art.83. 1. La domanda dev'essere depositata in segreteria nei modi e nei termini stabiliti dall'art. 28 [36] della

legge, sotto pena di decadenza.

2. Nei termini e nei modi indicati nell'art. 20 [37] della legge, la parte contraria e la pubblica amministrazione

possono presentare nella segreteria memorie ed istanze e produrre documenti sull'ammissibilità della domanda.

Art.84. 1. Chi vuole agire per revocazione, eccettuata l'Amministrazione, deve provare, con quietanza del

ricevitore, di avere eseguito il deposito di lire cento.

2. Se la domanda è rigettata, il deposito resta acquisito all'erario.

Art.85. 1. La decisione che ammette la revocazione ordina la restituzione della somma depositata e rimette le

parti nello stato in cui erano prima della pronuncia della decisione revocata.

2. Quando lo stato della controversia lo permetta, si giudica con una sola decisione sull'ammissione della

domanda di revocazione e sul merito della controversia.

Art.86. 1. La domanda di revocazione non è ammessa contro la decisione pronunziata in sede di revocazione.

TITOLO IX Della notificazione e dell'esecuzione delle decisioni

Art.87. Le decisioni sono comunicate alle autorità cui riguardano, per mezzo del Ministero dal quale queste

dipendono ed a cui debbono essere tosto trasmesse dalla segreteria della sezione giudicante o da quella

dell'adunanza plenaria.

La notificazione delle decisioni ad istanza delle parti interessate deve essere fatta nelle forme stabilite per la

notificazione dei ricorsi. Quando però la notificazione alle parti è fatta a cura dell'amministrazione può aver

luogo nelle forme ammesse dai regolamenti amministrativi. 36

Art.88. L'esecuzione delle decisioni si fa in via amministrativa, eccetto che per la parte relativa alle spese.

Art.89. L'estratto della decisione in forma esecutiva, per la parte riguardante la condanna alle spese, non può

essere rilasciato se non a chi abbia diritto a tale pagamento, facendone menzione in fine sì dell'origine che

dell'estratto.

Questo deve essere intitolato in nome del Re e terminare con la formula stabilita nell'articolo 556 del codice di

procedura civile.

TITOLO X Della procedura per i ricorsi relativi all'art. 23, n. 5 [27, n. 4] della legge

Art.90. 1. I ricorsi, nei casi di cui all'art. 23, n. 5 [27, n. 4] della legge, si propongono con domanda diretta al

Presidente della quinta sezione.

2. Essi possono essere proposti finché duri l'azione di giudicato, ma non prima di trenta giorni da quello in cui

l'autorità amministrativa sia stata messa in mora di provvedere.

Art.91. 1. Il ricorso è depositato nella segreteria della quinta sezione con la copia del giudicato.

2. Il segretario ne dà immediata comunicazione al Ministero competente, il quale, entro venti giorni dalla

ricevuta comunicazione, può trasmettere le sue osservazioni alla segreteria.

3. Spirato il termine, il Presidente, in fine del ricorso, destina il consigliere per farne relazione alla sezione, nel

giorno che all'uopo designa.

TITOLO XI Disposizioni generali e transitorie

Art.92. La morte o il cangiamento di stato di una delle parti non sospende la procedura.

Art.93. 1. Ove occorra correggere omissioni od errori materiali, od aggiungere alcuna delle conclusioni, che,

presa dalle parti, non sia stata riferita nella decisione, ma risulti dai motivi che col dispositivo vi si è

provveduto, la domanda per la correzione deve esser fatta al collegio che pronunziò la decisione, il quale, sul

consenso delle parti, decreta, in camera di consiglio, la correzione richiesta.

2. In caso di dissenso delle parti, sulle domande di correzione pronuncia il collegio col procedimento ordinario.

3. Le correzioni si fanno in margine o in fine della decisione originale, con indicazione del decreto e della

decisione che le abbia ordinate.

Art.94. Pei ricorsi prodotti anteriormente alla promulgazione della L. 7 marzo 1907, n. 62, il Presidente ha

facoltà, nel primo triennio, di stabilire d'ufficio il giorno dell'udienza per la discussione. La determinazione del

giorno dell'udienza ha luogo secondo l'ordine del registro di cui all'art. 18, terzo capoverso.

Art.95. I giudizi rimasti sospesi per effetto dell'art. 41 della L. 2 giugno 1889, n. 6166, testo unico sul

Consiglio di Stato, in ordine ai quali debba ancora dalla Cassazione decidersi la questione di competenza,

possono essere riassunti innanzi alla sezione giuridisdizionale competente, su domanda di una delle parti o

della pubblica amministrazione.

La domanda dev'essere notificata, nei modi prescritti pei ricorsi, e depositata in segreteria insieme con la

prova dell'eseguita notificazione nel termine stabilito dal penultimo capoverso dell'art. 28 della legge.

Il Presidente della sezione, a cui fu presentata l'istanza, richiama d'ufficio gli atti precedentemente inviati alla

Corte di cassazione per decidere della competenza.

Art.96. Non è ammesso ricorso alle sezioni giurisdizionali contro gli atti o provvedimenti dell'autorità

amministrativa anteriori al giorno in cui è entrata in vigore la L. del 2 giugno 1889, n. 6166.

Art.97. Sono abrogate tutte le disposizioni contrarie al presente Regolamento, o che provvedono in ordine alle

materie sulle quali esso dispone.

Dopo il riferimento al regio-decreto. 17 agosto 1907, n. 638, tra parentesi quadra, è effettuato il riferimento al

regio-decreto 26 giugno 1924, n. 1054. 37

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

Della Repubblica Italiana.

Comma da ritenersi abrogato.

Comma da ritenersi abrogato.

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

V. l'art. 21, comma 1, del L. 1034/1971 , nella nuova formulazione di cui all'art. 1, comma 1, della L. 205/2000 .

V. art.12 della L. 205/2000.

Della Repubblica Italiana.

Nella Repubblica.

Della Repubblica.

Della Repubblica.

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

Della Repubblica Italiana.

V. art. 36, commi 4 e 5 del r.d. 1054/1924.

V. art. 71, r.d. 444/1942.

Tale articolo è da ritenersi abrogato a seguito della nuova formulazione dell'art. 21 della L. 1034 , conseguente

alla novellazione di cui all'art. 1 della L. 205/2000 .

V. art. 38, r.d. 1054/1924.

V. art. 42, r.d.1054/1924.

V. la sentenza della Corte costituzionale del 10 aprile 1987, n. 146, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità

costituzionale degli artt. 44, primo comma, del R.D. 26 giugno 1924, n. 1054, e 26, del R.D. 17 agosto 1907, n.

642, e 7, primo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, nei limiti in cui li richiama, nella parte in cui,

nelle controversie di impiego di dipendenti dello Stato e di enti, riservate alla giurisdizione esclusiva

amministrativa, non consentono l'esperimento dei mezzi istruttori previsti negli artt. 421, comma 2 a 4, 422,

424 e 425, del c.p.c. novellati in virtù della legge 11 agosto 1973, n. 533.

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

Tali espressioni sono da ritenersi abrogate dall'art.23, comma 5, L. 1034/1971 che non richiede l'accordo delle

parti per l'ordinanza istruttoria.

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

Della Repubblica.

V. art. 33, L. 1034/1971.

V. l'art. 39 r.d. 1054/1924; l'art. 2, d.lgs.642/1948 e l' art. 10 L.1018/1950;.

Termine modificato dall'art. 1, comma 4, della L. 205/2000 . Il termine precedente era di due giorni.

Il termine è stato modificato in venti giorni dall'art. 22, comma 3, L. 1034/1971.

V. art. 40 R.D.1054/1924.

V. l'art. 26, comma 7 e 27, comma 1, n. 1) L. 1034/1971 .

V. l'art. 26, comma 7, L. 1034/1971.

V. artt. 51 e 52 c.p.c.

V. art. 5, R.D. 28 maggio 1931, n. 601 e l'art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689. V. anche art. 3, L. 12 luglio

1961, n. 603, e l'art. 114, primo comma, della L. 24 novembre 1981, n. 689.

V. art. 1 del d.P.C.M. 52/1999. 38

Il termine deve ritenersi modificato in quaranta giorni a seguito dell'art. 23, comma 3, L. 1034/1971;

V. art. 10, r.d. 1054/1924 e art. 70, comma 2, R.D. 444/1942.

Art. 129 del codice di procedura civile del 1940.

Art. 276 del codice di procedura civile del 1940.

In nome del Popolo Italiano; v. art. 101 Cost. e 6, D.Lgs.C.P.S. 19 giugno 1946, n. 1.

La sottoscrizione del segretario non è più prevista dall'art. 55, comma 1, l. 186/1982 .

L'articolo deve ritenersi abrogato a seguito della nuova disciplina della pubblicazione di cui all'art. art. 55,

comma 2, primo periodo, L. 186/1982; V.anche art. 9, L. 21 dicembre 1950, n. 1018.

V. art. 27 L. 1034/1971.

Articolo tacitamente abrogato dall'art. 5 L. 186/1982.

V. d. lgs.642/1948 che ha istituito la sesta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato.

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato.

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Comma da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Articolo da ritenersi abrogato a norma del r.d. 30 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato) con il

quale è venuta meno la separazione di competenza tra le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

V. art. 28 della L. 1034/1971.

V. anche art. 395 del codice di procedura civile del 1940.

Tale articolo è da ritenersi abrogato essendo stato abrogato l'omologo articolo del codice di procedura civile

(398, comma 3) dall'art. 7 della legge 793/1977).

V. art. 9, L. 1018/1950.

Popolo Italiano.

V. art. 475 del codice di procedura civile del 1940.

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Con il regio-decreto 20 dicembre 1923, n. 2840 (recante modificazioni all'ordinamento del Consiglio di Stato e

della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale) è venuta meno la separazione di competenza tra

le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato

Articolo da ritenersi abrogato dall'art. 24 della L. 1034/1971.

Disposizione da considerarsi superata.

Disposizioni da considerarsi superate.

Disposizione da considerarsi superata. 39

RD 26/06/1924 n. 1054 (testo vigente)

R 26 1924, . 1054 ( G . U ., 7 , . 158). - A

EGIO DECRETO GIUGNO N IN AZZ FF LUGLIO N PPROVAZIONE DEL TESTO

C S (1).

UNICO DELLE LEGGI SUL ONSIGLIO DI TATO

(1) A decorrere dalla data di nomina del primo governo costituito a seguito delle prime elezioni politiche

successive all'entrata in vigore del d.lg. 30 luglio 1999, n. 300, le prefetture sono trasformate in uffici territoriali

del governo; il prefetto preposto a tale ufficio nel capoluogo della regione assume anche le funzioni di

commissario del governo (art. 11, d.lg. 300/1999, cit.).

Preambolo

(Omissis).

Articolo 1

[Il Consiglio di Stato si compone del Presidente, di cinque presidenti di sezione, di cinquanta consiglieri, di

un segretario generale, di due primi referendari, di tre referendari e di cinque segretari di sezione (1).

Il Presidente del Consiglio di Stato, i presidenti di sezione ed i consiglieri sono nominati per decreto [reale],

proposto dal Ministro per l'interno (2), dopo deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Le funzioni di segretario generale sono conferite per incarico, con decreto del Presidente del Consiglio di

Stato, ad un referendario o ad un primo referendario (3).

Ove le esigenze del servizio lo richiedano, il Presidente del Consiglio di Stato può conferire l'incarico ad un

consigliere (4).

Le promozioni al grado di primo referendario e le nomine a referendario hanno luogo in conformità

dell'articolo seguente (5)] (6).

---------------------------------------------------

(1) Vedi, ora, la tabella dei posti in organico allegata alla l. 21 dicembre 1950, n. 1018. Per il personale di

segreteria, vedi l. 10 aprile 1964, n. 193.

(2) Ora, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ex

r.d. 21 agosto 1931, n. 1030 e r.d.l. 16 maggio 1944, n. 136.

(3) Comma così sostituito dall'art. 4, l. 24 marzo 1932, n. 270.

(4) Comma aggiunto dall'art. 4, l. 24 marzo 1932, n. 270.

(5) Vedi il d.p.r. 29 settembre 1973, n. 579.

(6) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 2

[Le promozioni al grado di primo referendario hanno luogo per decreto [reale] e sono conferite, per merito

comparativo, previa designazione del Consiglio di presidenza, a referendari i quali abbiano almeno due anni di

anzianità di grado (1).

I posti di referendario al consiglio di Stato sono conferiti in base a concorso per titoli e per esame tra i

funzionari appartenenti alla amministrazione dello Stato, compresi quelli dei due rami del parlamento, di grado

non inferiore all'ottavo, appartenenti a carriere per l'ammissione alle quali sia richiesta la laurea in

giurisprudenza (2).

Con decreto del Ministro per l'interno (3) sono stabilite le modalità del concorso] (4).

----------------------------------------------------

(1) Ora, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ex

r.d. 21 agosto 1931, n. 1030 e r.d.l. 16 maggio 1944, n. 136.

(2) Comma così sostituito dall'art. 1, r.d. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88.

(3) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri, ex r.d. 21 agosto 1931, n. 1030.

(4) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 3

[Gli stipendi del personale indicato negli articoli precedenti sono determinati dalle tabelle annesse al R.D. 11

novembre 1923, n. 2395. 40

Il funzionario chiamato a coprire il posto di segretario generale al Consiglio di Stato, se è fornito di stipendio

superiore, conserva la differenza di stipendio a titolo di assegno personale, valutabile agli effetti della pensione

(1)] (2).

----------------------------------------------------

(1) Il presente comma deve intendersi abrogato per effetto della l. 24 marzo 1932, n. 270, di soppressione

della carica di segretario generale.

(2) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 4

[La metà dei posti che si rendono vacanti nel ruolo dei consiglieri di Stato, deve essere conferita al personale

della magistratura che abbia prestato non meno di quattro anni di effettivo servizio complessivamente nei gradi

di referendario e di primo referendario (1) (2)] (3).

----------------------------------------------------

(1) Vedi anche il d.p.r. 29 settembre 1973, n. 579.

(2) Articolo così sostituito dall'art. 4, r.d.l. 6 febbraio 1929, n. 478. Vedi anche 'art. 4, l. 21 dicembre 1950, n.

1018.

(3) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 5

[I presidenti e i consiglieri di Stato non possono essere rimossi, né sospesi, né collocati a riposo d'ufficio, né

allontanati in qualsivoglia altro modo, se non nei casi e con l'adempimento delle condizioni seguenti:

1) non possono essere destinati ad altro pubblico ufficio, se non con loro consenso;

2) non possono essere collocati a riposo di ufficio, se non quando, per infermità o per debolezza di mente,

non siano più in grado di adempiere convenientemente ai doveri della carica;

3) non possono essere sospesi, se non per negligenza nell'adempimento dei loro doveri o per irregolare e

censurabile condotta;

4) non possono essere rimossi dall'ufficio, se non quando abbiano ricusato di adempiere ad un dovere del

proprio ufficio imposto dalle leggi o dai regolamenti; quando abbiano dato prova di abituale negligenza,

ovvero, con fatti gravi, abbiano compromessa la loro riputazione personale o la dignità del collegio al quale

appartengono.

I provvedimenti preveduti nei paragrafi 2, 3 e 4 di questo articolo debbono essere emanati per decreto [reale],

sopra proposta motivata del Ministro per l'interno (1), udito il parere del Consiglio di Stato in adunanza

generale e dopo deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Il limite di età per il collocamento a riposo per il Presidente, dei presidenti di sezione, dei consiglieri del

Consiglio di Stato, è fissato al compimento degli anni settanta] (2).

----------------------------------------------------

(1) Ora, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ex

r.d. 21 agosto 1931, n. 1030 e r.d.l. 16 maggio 1944, n. 136

(2) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 6

[Oltre ai casi stabiliti per legge o regolamento i presidenti ed i consiglieri del Consiglio di Stato non possono

ricevere o accettare incarichi o missioni estranee alle normali loro attribuzioni se non per deliberazione del

Consiglio dei Ministri. Essi possono far parte anche di altri corpi consultivi della amministrazione centrale, ma

devono astenersi dal voto in tutti i casi nei quali debba essere udito anche il Consiglio di Stato, salvo che trattisi

dell'esame di schemi di norme legislative o regolamentari (1).

I Consiglieri di Stato destinati ad altri uffici o investiti di speciali incarichi o missioni, anche se collocati

fuori ruolo, potranno, in deroga ad ogni altra contraria disposizione, essere chiamati a partecipare ai lavori del

41

Consiglio di Stato, sempre che il Ministro per l'interno (2), udito il Consiglio di presidenza del Consiglio di

Stato, riconosca che non vi sia alcuna ragione di incompatibilità] (3).

----------------------------------------------------

(1) Comma così modificato dall'art. 1, r.d.l. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88.

(2) Ora, Presidente del Consiglio dei Ministri, ex r.d. 21 agosto 1931, n. 1030.

(3) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 7

[È addetto al Consiglio di Stato un personale di segreteria e un personale subalterno nel numero, nei gradi,

con le qualifiche e con gli stipendi indicati nelle tabelle allegate al R.D. 11 novembre 1923, n. 2395] (1).

----------------------------------------------------

(1) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 8

[I posti di segretario di sezione del Consiglio di Stato sono conferiti, su conforme proposta del consiglio di

Presidenza, agli impiegati dei gradi nono e decimo del ruolo del personale di segreteria, che siano provvisti del

titolo di studio prescritto per l'ammissione ai ruoli del gruppo B.

Qualora manchino impiegati del ruolo indicato che si trovino nelle condizioni in cui al precedente comma, i

detti posti di segretario di sezione sono conferiti per concorso fra impiegati di qualsiasi amministrazione

appartenenti ai ruoli del gruppo B, con le modalità che saranno stabilite mediante decreto del Ministro

dell'interno, di concerto con quello delle finanze] (1).

----------------------------------------------------

(1) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 9

[Il Consiglio di Stato si divide in cinque sezioni (1). Le prime tre sono consultive e trattano gli affari relativi

ai diversi Ministeri, secondo il riparto che sarà fissato annualmente con decreto [reale] (2).

Le altre due sezioni (1) costituiscono il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale. Il riparto dei ricorsi fra

esse è devoluto al Presidente del Consiglio di Stato con l'assistenza dei presidenti delle sezioni medesime.

Ogni sezione è presieduta dal Presidente proprio. Il Presidente del Consiglio di Stato presiede le adunanze

generali e le adunanze plenarie indicate nel secondo comma dell'art. 45, e può presiedere le sezioni consultive

nelle quali reputi intervenire] (3).

----------------------------------------------------

(1) La sesta sezione, con funzioni giurisdizionali, è stata istituita dal d.lg. 5 maggio 1948, n. 642. Inoltre, il

comma 28 dell'art. 17, l. 15 maggio 1997, n. 127, istituisce una sezione consultiva per l'esame degli schemi di

atti normativi per i quali il parere del Consiglio di Stato è prescritto per legge o è comunque richiesto

dall'amministrazione.

(2) Ora, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ex

r.d. 21 agosto 1931, n. 1030 e r.d.l. 16 maggio 1944, n. 136.

(3) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 10

[Ciascuna sezione si compone di un presidente e di non meno di sette consiglieri. Assiste alle adunanze o

alle udienze un segretario di sezione (1)] (2).

----------------------------------------------------

(1) Attualmente può assistere alle adunanze anche un altro dipendente appartenente al personale di segreteria,

designato annualmente dal Presidente del Consiglio di Stato. Vedi anche il secondo comma dell'art. 70, r.d. 21

aprile 1942, n. 444. 42

(2) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 11

[I primi referendari, i referendari e i segretari sono assegnati a ciascuna sezione con ordinanza del Presidente

del Consiglio di Stato] (1).

[A ciascuna delle sezioni giurisdizionali potranno essere destinati, quando occorre, anche più di uno fra primi

referendari e referendari] (1).

Tanto nelle sezioni consultive, quanto nelle giurisdizionali, i primi referendari e i referendari istruiscono gli

affari che sono solo commessi, e ne riferiscono alla sezione, e, quando ne sia il caso, al Consiglio in adunanza

generale. Ed hanno voto deliberativo, se siano relatori o vengano chiamati a supplire consiglieri assenti o

impediti.

----------------------------------------------------

(1) Comma da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 12

[Al principio di ogni anno sono designati, con decreto [reale] (1), il presidente e i consiglieri di ogni sezione,

in modo però che in ciascuna sezione giurisdizionale almeno due e non più di quattro consiglieri siano mutati

dalla composizione dell'anno precedente (2).

Ove manchi in qualche sezione il numero dei consiglieri necessario per deliberare, il Presidente del Consiglio

supplisce con consiglieri appartenenti ad altre sezioni] (3).

----------------------------------------------------

(1) Ora, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ex

r.d. 21 agosto 1931, n. 1030 e r.d.l. 16 maggio 1944, n. 136.

(2) Comma così sostituito dall'art. 1, r.d.l. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88.

(3) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato a seguito dell'entrata in vigore della l. 27 aprile 1982, n.

186.

Articolo 13

La direzione del personale e del servizio interno nonché la corrispondenza col Ministero (1), spettano al

Presidente.

----------------------------------------------------

(1) Ora, Presidenza del Consiglio dei ministri, ex r.d. 21 agosto 1931, n. 1030.

Articolo 14

Il Consiglio di Stato:

1) dà parere sopra le proposte di legge e sugli affari di ogni natura, pei quali sia interrogato dai Ministri;

2) formula quei progetti di legge ed i regolamenti che gli vengono commessi dal Governo.

Articolo 15

Quando il parere del Consiglio di Stato è richiesto per legge il decreto del Presidente della Repubblica o

ministeriale che ne consegue deve avere la formula "udito il parere del Consiglio di Stato".

Articolo 16

Il voto del Consiglio di Stato è richiesto:

1) sopra tutte le proposte di regolamenti che per l'art. 1, n. 7, del R.D. 14 novembre 1901, n. 466, sono

soggetti all'approvazione del Consiglio dei Ministri;

2) sulla esecuzione delle provvisioni ecclesiastiche, per le quali occorre il decreto del Presidente della

Repubblica;

3) sopra tutti i coordinamenti in testi unici di leggi o di regolamenti, salvo che non sia diversamente

stabilito per legge; 43

4) sui ricorsi fatti al Presidente della Repubblica contro la legittimità dei provvedimenti amministrativi, sui

quali siano esaurite o non possano proporsi domande di riparazione in via gerarchica (1);

5) sulle convenzioni o sui contratti da approvarsi per legge (2), o che importino impegni finanziari che non

trovano riscontro in impegni regolarmente assunti per legge;

6) in tutti gli altri casi in cui sia richiesto per legge.

Nei casi previsti al n. 4 di questo articolo, quando il provvedimento sia contrario al parere del Consiglio di

Stato, deve farsi constare dal decreto del Presidente della Repubblica che è stato pure udito il Consiglio dei

ministri.

I ricorsi indicati al n. 4 del comma primo, non sono più ammessi dopo 180 giorni da quello in cui il ricorrente

ebbe comunicazione del provvedimento: e devono essere notificati all'autorità che abbia emesso il

provvedimento e a chi vi abbia interesse diretto nei modi stabiliti dal regolamento (3).

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(1) Vedi anche gli artt. 1 e 2, l. 31 gennaio 1926, n. 100.

(2) Vedi, ora, il d.p.r. 24 novembre 1971, n. 1199.

(3) Vedi anche gli artt. 47, 60 e 61, r.d. 21 aprile 1942, n. 444.

Articolo 17

Il Consiglio di Stato, per l'esame degli affari sui quali è richiesto il suo parere, delibera in adunanza generale

di tutti i suoi componenti o diviso per sezioni.

Articolo 18

Le adunanze generali sono convocate e presiedute dal Presidente del Consiglio e vi assiste il segretario

generale.

Articolo 19

[A render valide le deliberazioni, tanto nelle adunanze generali, quanto nelle adunanze di sezione, è

necessaria la presenza almeno della metà del numero dei consiglieri che compongono il Consiglio o la sezione]

(1).

(1) Articolo da ritenersi implicitamente abrogato dall'art. 1, l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 20

Le deliberazioni si prendono a maggioranza assoluta di voti. In caso di parità, il voto del Presidente ha la

preponderanza.

Articolo 21

I Ministri possono intervenire, per gli affari consultivi, alle adunanze generali del Consiglio ed a quelle delle

sezioni; o delegare Commissari per dare speciali informazioni sugli affari da trattarsi, o per manifestare gli

intendimenti del Ministro sopra nuove leggi e regolamenti, dei quali sia commessa al Consiglio la

compilazione.

Articolo 22

È in facoltà del Presidente, quando il Consiglio sia chiamato a dar parere sopra affari di natura mista o

indeterminata, di formare Commissioni speciali, scegliendone i consiglieri nelle sezioni.

Potrà anche aggiungere alla sezione incaricata di esaminare determinati affari alcuni membri di altre sezioni,

i quali, però, in questi casi, non hanno che voto consultivo.

In caso di assenza o d'impedimento di membri di una sezione il Presidente può provvisoriamente destinare a

supplirli quelli di un'altra sezione.

Articolo 23

Dal regolamento del servizio interno sono determinati gli affari che debbono essere trattati dalle sezioni, cui

spettano, e quelli in adunanza generale. 44

È sempre in facoltà del Ministro di esigere che dati affari siano trattati in adunanza generale, salvo il disposto

dell'art. 33.

Articolo 24

Le proposte di leggi e di regolamenti, dopo essere state studiate e preparate nella sezione alla quale per loro

natura appartengono, o nelle Commissioni speciali, sono esaminate e discusse in adunanza generale.

Articolo 25

Avuto il parere di una sezione, il Ministro può, salve le disposizioni dell'art. 33, richiedere al Presidente che

l'affare sia riproposto all'esame dell'intero Consiglio e discusso in adunanza generale.

Articolo 26

Spetta al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale di decidere sui ricorsi per incompetenza, per eccesso di

potere o per violazione di legge, contro atti e provvedimenti di un'autorità amministrativa o di un corpo

amministrativo deliberante, che abbiano per oggetto un interesse d'individui o di enti morali giuridici; quando i

ricorsi medesimi non siano di competenza dell'autorità giudiziaria, né si tratti di materia spettante alla

giurisdizione od alle attribuzioni contenziose di corpi o collegi speciali.

Il ricorso, che non implichi incompetenza od eccesso di potere, non è ammesso contro le decisioni le quali

concernano controversie doganali oppure questioni sulla leva militare (1) (2).

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(1) La Corte costituzionale, con sentenza 24 giugno 1958, n. 40, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del

presente comma, limitatamente alle "controversie doganali".

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 29 aprile 1987, n. 18, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del

presente articolo nella parte in cui, nelle controversie di impiego di dipendenti dello Stato e di enti riservate alla

giurisdizione esclusiva amministrativa, non consentono l'esperimento dei mezzi istruttori previsti negli artt.

421, commi da 2 a 4, 422, 424 e 425, c.p.c., novellati in virtù della l. 11 agosto 1973, n. 533.

Articolo 27

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale decide pronunciando anche in merito:

1) dei sequestri di temporalità, dei provvedimenti concernenti le attribuzioni rispettive delle podestà civili

ed ecclesiastiche, e degli atti provvisionali di sicurezza generale relativi a questa materia;

2) dei ricorsi per contestazioni fra Comuni di diverse Province per l'applicazione della tassa istituita dalla

L. 11 agosto 1870, n. 5784, allegato O (1);

3) dei ricorsi per contestazioni sui confini di Comuni o di Province (2);

4) dei ricorsi diretti ad ottenere l'adempimento dell'obbligo dell'autorità amministrativa di conformarsi, in

quanto riguarda il caso deciso, al giudicato dei Tribunali che abbia riconosciuto la lesione di un diritto civile o

politico;

5) dei ricorsi in materia di consorzi per strade, le quali tocchino il territorio di più Province;

6) dei ricorsi contro il diniego dell'autorizzazione a stare in giudizio ad enti morali giuridici, sottoposti alla

tutela della pubblica amministrazione;

7) dei ricorsi sopra tutte le questioni che per leggi speciali non peranco abrogate nelle diverse Province

della Repubblica siano state di competenza dei Consigli e delle Consulte di Stato;

8) dei ricorsi contro il decreto emanato dal Prefetto per provvedere, ai termini del terzo capoverso dell'art.

132 della legge comunale e provinciale, T.U. 4 febbraio 1915, n. 148, all'amministrazione della proprietà od

attività patrimoniali delle frazioni o agli interessi dei parrocchiani, che fossero in opposizione con quelli del

Comune o di altre frazioni del medesimo;

9) dei ricorsi in materia di consorzi per opere idrauliche per le quali provvede lo Stato in concorso delle

Province e degli enti interessati, o alle quali concorre lo Stato nell'interesse generale;

10) dei ricorsi in materia di concorso di spesa per opere di bonifica di prima categoria costruite dallo Stato

direttamente o per sua concessione da enti o privati, nonché in materia di consorzi per opere di bonifica della

stessa categoria, ai termini dell'art. 56, comma primo e secondo del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3256;

11) dei ricorsi intorno alla classificazione delle strade provinciali e comunali; 45

12) dei ricorsi contro provvedimenti della pubblica amministrazione in merito ad opere di privato

interesse, esistenti o che potessero occorrere, attorno alle strade nazionali, od alla costruzione o riparazione dei

muri od altri sostegni attorno alle strade medesime;

13) dei ricorsi contro i provvedimenti del Prefetto e contro le deliberazioni in materia di apertura,

ricostruzione o manutenzione delle strade comunali e provinciali;

14) dei ricorsi contro le deliberazioni in materia di pedaggi sui ponti e sulle strade provinciali e comunali;

15) dei ricorsi contro provvedimenti ordinati dal Prefetto a norma di quanto è prescritto nell'art. 378 della

L. 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, sui lavori pubblici, relativi ad opere pubbliche delle Province e dello

Stato, eccettuati quelli indicati nella 2ª parte della lettera b) dell'art. 70 del R.D.L. 9 ottobre 1919, n. 2161 (3);

16) dei ricorsi contro le decisioni pronunziate dalle giunte provinciali amministrative in sede

giurisdizionale nei casi in cui le giunte stesse esercitano giurisdizione anche nel merito (4);

17) dei ricorsi relativi a tutte le controversie, che da qualsiasi legge generale o speciale siano deferite alla

giurisdizione del Consiglio di Stato anche per il merito.

Nulla è innovato, anche per le materie prevedute in questo articolo, alle disposizioni delle leggi vigenti, per

quanto riguarda la competenza giudiziaria.

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(1) Vedi anche l'art. 289, r.d. 14 settembre 1931, n. 1175.

(2) Vedi anche l'art. 267, r.d. 3 marzo 1934, n. 383.

(3) Vedi, ora, art. 143, r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775.

(4) Ora decisioni dei Tribunali amministrativi regionali, ex art. 28, l. 6 dicembre 1971, n. 1034. Vedi anche

gli artt. 1 e 4, r.d. 26 giugno 1924, n. 1058.

Articolo 28

Nelle materie in cui il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale non ha competenza esclusiva ai sensi

dell'articolo seguente, esso è autorizzato a decidere di tutte le questioni pregiudiziali od incidentali relative a

diritti la cui risoluzione sia necessaria per pronunciare sulla questione principale di sua competenza.

Su dette questioni pregiudiziali e incidentali, tuttavia, la efficacia della cosa giudicata rimane limitata alla

questione principale decisa nel caso.

Restano sempre in esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria l'incidente di falso, e le questioni

concernenti lo stato e la capacità di privati individui, salvo che si tratti della capacità a stare in giudizio.

Articolo 29

Sono attribuiti all'esclusiva giurisdizione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale:

1) i ricorsi relativi al rapporto d'impiego prodotti dagli impiegati dello Stato, degli enti od istituti pubblici

sottoposti a tutela od anche a sola vigilanza dell'amministrazione centrale dello Stato o da agenti di ferrovie e

tramvie concesse all'industria privata ai sensi dell'art. 15 del R.D.L. 19 ottobre 1923, n. 2311 (1), quando non si

tratti di materia spettante alla giurisdizione della Corte dei conti o a quella di altri corpi o collegi speciali;

2) i ricorsi contro i provvedimenti che autorizzano o negano la fondazione di istituzioni pubbliche di

beneficenza, o di istituzioni pubbliche di istruzione e di educazione, o che ne approvano o modificano gli

statuti;

3) i ricorsi relativi al concentramento, al raggruppamento, alla fusione, alla trasformazione, alla

costituzione in consorzio o alla federazione delle istituzioni pubbliche indicate nel numero precedente o ad esse

equiparate a norma dell'art. 91 della L. 17 luglio 1890, n. 6972;

4) le controversie tra lo Stato ed i suoi creditori riguardanti la interpretazione dei contratti di prestito

pubblico, delle leggi relative a tali prestiti e delle altre sul debito pubblico; nonché le controversie indicate

nell'art. 14 della L. 27 aprile 1885, n. 3048;

5) i ricorsi circa la competenza passiva delle spese ritenute rispettivamente obbligatorie per lo Stato, per la

Provincia e per il Comune, ai termini delle leggi vigenti in materia di sanità pubblica;

6) i ricorsi in materia di spedalità e di ricovero degli inabili al lavoro;

7) le controversie relative alle spese per gli alienati previste dall'art. 7 (primo comma) della L. 14 febbraio

1904, n. 36; 46

8) i ricorsi contro il decreto del Prefetto che, in seguito al reclamo di parte o d'ufficio, abbia provveduto

per regolare o vietare l'esercizio d'industrie insalubri o pericolose ai termini degli artt. 32, 33 e 34 della legge

sulla pubblica sicurezza 30 giugno 1889, n. 6144 (2), e dell'art. 68 della legge sanitaria, T.U. 1° agosto 1907, n.

636 (3);

9) [i ricorsi contro le decisioni delle giunte provinciali amministrative emesse in materia di loro esclusiva

giurisdizione] (4).

I ricorsi previsti dai nn. 1, 6 e 7 del presente articolo sono ammessi soltanto per incompetenza, per eccesso di

potere o per violazione di legge.

Su quelli previsti dai nn. 2, 3, 4, 5, 8 e 9, il Consiglio di Stato pronunzia anche in merito, [salvo pei ricorsi di

cui al n. 9 quanto è disposto in contrario dal secondo comma dell'art. 22 del testo unico delle leggi sulla giunta

provinciale amministrativa in sede giurisdizionale] (4).

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(1) Vedi anche l'l'art. 10, r.d. 8 gennaio 1931, n. 148 e la l. 24 maggio 1952, n. 628.

(2) Ora, artt. 64 e 65, r.d. 18 giugno 1931, n. 773.

(3) Ora, artt. 216 e 217, r.d. 27 luglio 1934, n. 1265.

(4) Le giunte provinciali amministrative sono state soppresse con l'istituzione dei Tribunali amministrativi

regionali. Pertanto il ricorso è attualmente riferito a questi ultimi.

Articolo 30

Nelle materie deferite alla esclusiva giurisdizione del Consiglio di Stato, questo conosce anche di tutte le

questioni relative a diritti.

Restano, tuttavia, sempre riservate all'autorità giudiziaria ordinaria le questioni attinenti a diritti patrimoniali

conseguenziali alla pronunzia di legittimità dell'atto o provvedimento contro cui si ricorre, nonché le questioni

pregiudiziali concernenti lo Stato e la capacità dei privati individui, salvo che si tratti della capacità di stare in

giudizio, e la risoluzione dell'incidente di falso.

Articolo 31

Il ricorso al consiglio di Stato in sede giurisdizionale non è ammesso se trattasi di atti o provvedimenti

emanati dal governo nello esercizio del potere politico.(1)

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(1) Penultimo comma degli artt. 22 e 23 del T.U. 17 agosto 1907, n. 638)

Articolo 32

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale pronunzia sui ricorsi attribuiti alla sua competenza, a norma dei

precedenti articoli, con decisioni motivate, in conformità delle leggi che regolano la materia cui si riferisce

l'oggetto del ricorso, in quanto non siano contrarie alle disposizioni della presente legge.

Articolo 33

Negli affari che, a norma della presente legge, possono formare oggetto di ricorso al Consiglio di Stato in

sede giurisdizionale, il Governo, avuto il parere della sezione competente, non può richiedere, in via

amministrativa, l'esame del Consiglio di Stato in adunanza generale.

Col preventivo assenso scritto di coloro ai quali il provvedimento direttamente si riferisce, può invece

provocare la decisione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale. Ma se essi si rifiutino, si intenderà che vi

abbiano rinunziato (1).

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(1) Vedi anche l'art. 17, comma 26, l. 15 maggio 1997, n. 127.

Articolo 34

Quando la legge non prescrive altrimenti, il ricorso al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale non è

ammesso se non contro il provvedimento definitivo, emanato in sede amministrativa, sul ricorso presentato in

via gerarchica, salva la facoltà dell'assegnazione di un breve termine per riprodurre all'autorità gerarchica

competente il ricorso proposto, per errore ritenuto scusabile contro provvedimenti non definitivi (1). 47

Tale ricorso non è più ammesso, quando contro il provvedimento definitivo, siasi presentato ricorso al

Presidente della Repubblica in sede amministrativa, secondo la legge vigente (2).

Tuttavia quando il provvedimento si riferisce direttamente ad altri interessati, il ricorso al Presidente della

Repubblica non può essere proposto se non siano decorsi i termini per impugnare il provvedimento stesso in

sede giurisdizionale; ovvero quando nessuno degli interessati abbia dichiarato, entro quindici giorni dalla

ricevuta comunicazione del ricorso al Presidente della Repubblica, di fare opposizione. In caso contrario il

giudizio avrà luogo in sede giurisdizionale (2).

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(1) Comma così sostituito dall'art. 1, r.d.l. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 1° febbraio1964, n. 1, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del

presente comma, in quanto il procedimento per la proposizione e la risoluzione del ricorso straordinario al

Presidente della Repubblica non assicura ai controinteressati la possibilità della tutela giurisdizionale.

Articolo 35

I ricorsi presentati al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sono sottoscritti dalle parti ricorrenti o da una

di esse e firmati da un avvocato ammesso al patrocinio in Corte di cassazione. Se la parte non ha sottoscritto,

l'avvocato che firma in suo nome deve essere munito di mandato speciale.

Il ricorrente, che non abbia eletto, nel ricorso, domicilio in Roma, si intenderà averlo eletto, per gli atti e gli

effetti del ricorso, presso la segreteria del Consiglio di Stato.

Articolo 36

Fuori dei casi nei quali i termini siano fissati dalle leggi speciali, relative alla materia del ricorso, il termine

per ricorrere al consiglio di Stato in sede giurisdizionale è di giorni sessanta (1) dalla data in cui la decisione

amministrativa sia stata notificata nelle forme e nei modi stabiliti dal regolamento, o dalla data in cui risulti che

l'interessato ne ha avuta piena cognizione. Se il ricorrente ha dichiarato di accettare, a norma dell'art. 33, che

l'affare sia proposto alla decisione del consiglio di Stato. Il termine è di giorni trenta dalla data della

dichiarazione (2).

Il ricorso è diretto al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale e deve essere, nei termini suddetti, notificato

tanto all'autorità dalla quale è emanato l'atto o il provvedimento impugnato, quanto alle persone, alle quali l'atto

o il provvedimento direttamente si riferisce, salvo la possibilità di rinnovare o integrare la notificazione,

secondo le norme da stabilirsi col regolamento, nei casi di errore che dalla sezione sia ritenuto scusabile (2).

I termini per ricorrere e per controricorrere sono aumentati di 30 giorni, se le parti o alcune di esse, risiedono

in altro Stato d'Europa, e di 90, se risiedono fuori d'Europa.

L'originale ricorso, con la prova delle eseguite notificazioni e coi documenti sui quali si fonda, deve essere

dal ricorrente, entro 30 giorni successivi alle notificazioni medesime, depositato, insieme all'atto o

provvedimento impugnato, nella segreteria del Consiglio di Stato.

I termini ed i modi prescritti in quest'articolo per la notificazione ed il deposito del ricorso debbono

osservarsi a pena di decadenza.

----------------------------------------------------

(1) Per i ricorsi di appello contro le decisioni della G.P.A. in tema di spese facoltative e sovrimposte

comunali e provinciali, il termine è ridotto a 30 giorni (artt. 306 e 316, r.d. 3 marzo 1934, n. 383).

(2) Comma così sostituito dall'art. 1, r.d.l. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88.

Articolo 37

Nel termine di 30 giorni successivi a quello assegnato per il deposito del ricorso, l'autorità e le parti, alle

quali il ricorso fosse stato notificato, possono presentare memorie, fare istanze, produrre documenti, e anche un

ricorso incidentale, con le stesse forme prescritte per il ricorso (1).

La notificazione del ricorso incidentale sarà fatta nei modi prescritti per il ricorso principale, presso il

domicilio eletto, all'avvocato che ha firmato il ricorso stesso.

L'originale del ricorso incidentale, con la prova delle eseguite notificazioni e coi documenti, deve essere

depositato in segreteria nel termine di giorni 10.

Se colui che vuole produrre il ricorso incidentale risiede all'estero, il termine per la notificazione è aumentato

nella misura indicata al capoverso secondo dell'art. 36. 48

I termini e i modi prescritti nel presente articolo per la notificazione e il deposito del ricorso incidentale

debbono osservarsi a pena di decadenza.

Il ricorso incidentale non è efficace, se venga prodotto dopo che siasi rinunziato al ricorso principale, o se

questo venga dichiarato inammissibile, per essere stato proposto fuori termine.

(1) Vedi anche gli artt. 22 e 44, r.d. 17 agosto 1907, n. 642.

Articolo 38

Nei casi di urgenza, il Presidente del Consiglio di Stato può abbreviare i termini prescritti per il deposito del

ricorso stesso, per la presentazione e il deposito del ricorso incidentale.

Per gravi motivi può anche prorogarli.

Nell'uno e nell'altro caso, dovrà essere abbreviato o prorogato, in eguale misura, il termine per la

presentazione delle memorie e la produzione dei documenti relativi al ricorso principale e a quello incidentale

(1).

----------------------------------------------------

(1) Vedi anche l'art. 20, r.d. 17 agosto 1907, n. 642.

Articolo 39

I ricorsi in via contenziosa non hanno effetto sospensivo. Tuttavia la esecuzione dell'atto o del

provvedimento può essere sospesa per gravi ragioni, con decreto motivato dalla sezione sopra istanza del

ricorrente (1).

----------------------------------------------------

(1) Vedi anche l'art. 10, l. 21 dicembre 1950, n. 1018.

Articolo 40

Le parti in causa o la pubblica amministrazione dovranno domandare, con separate istanze, ai presidenti delle

sezioni contenziose, la fissazione dell'udienza per la discussione dei ricorsi.

I ricorsi si avranno per abbandonati, se per il corso di due anni (1) non sia fatto alcun atto di procedura (2).

----------------------------------------------------

(1) Termine così ridotto dall'art. 6, l. 21 dicembre 1950, n. 1018.

(2) Articolo così modificato dalla l. 8 febbraio 1925, n. 88.

Articolo 41

Nel giorno fissato per la discussione del ricorso, il consigliere incaricato fa, in udienza pubblica, la relazione

dell'affare. Dopo la relazione, se le parti si facciano rappresentare da un avvocato, questo può essere ammesso a

svolgere succintamente il proprio assunto.

L'autorità che ha emanato il provvedimento impugnato può farsi rappresentare dall'avvocatura erariale (1) o

da un Commissario scelto fra i direttori od ispettori generali dei Ministeri o tra i primi referendari o referendari

del Consiglio di Stato, che non siano addetti alla sezione.

La polizia delle udienze, l'ordine della discussione e delle deliberazioni e la pronunziazione delle decisioni

sono regolate dalle disposizioni del Codice di procedura civile.

Oltre i casi previsti in altre leggi, i ricorsi indicati al n. 6 dell'art. 27 e quelli indicati ai nn. 6 e 7 dell'art. 29

sono trattati e decisi in Camera di consiglio, sulle memorie delle parti.

----------------------------------------------------

(1) Ora, Avvocatura dello Stato.

Articolo 42

I ricorsi principali e incidentali, le memorie, gli atti e i documenti che si producono in sede giurisdizionale,

sono soggetti alle prescrizioni sancite nelle leggi sul bollo (1), per gli affari da trattarsi in sede di giustizia

amministrativa.

Gli originali delle decisioni e dei provvedimenti giurisdizionali di qualsivoglia natura emessi dal Consiglio di

Stato sono esenti da bollo, ma le parti ricorrenti sono obbligate a pagare all'ufficio del registro, senza riguardo

al numero dei fogli, una tassa di bollo di lire 3.000 (2) per ciascun ricorso principale e di lire 3.000 (2) per

49

ciascuna domanda incidentale di sospensione, salvo rimborso a carico delle parti soccombenti che siano

condannate alla rifusione delle spese. Le tasse suddette sono comprensive dell'addizionale.

La presentazione dei ricorsi principali, compresi quelli per revocazione, e delle domande di sospensione si ha

per non eseguita se non sia accompagnata dalla bolletta di ricevuta della tassa, indicata nel comma precedente.

In caso di inadempimento a tale prescrizione la sezione, cui sono stati rimessi i ricorsi, ne dichiara in Camera di

consiglio la decadenza.

La tassa è irripetibile anche in caso di rinunzia.

Gli atti indicati nel presente articolo non sono soggetti a tassa di registro.

----------------------------------------------------

(1) Vedi art. 20 della Tariffa allegata al d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 642.

(2) Importo così elevato dall'art. 4, l. 25 aprile 1957, n. 283. Vedi anche l'art. 240, d.lg. 19 febbraio 1998, n.

51.

Articolo 43

Le decisioni in sede giurisdizionale, salvo il disposto dell'art. 45, sono prese con l'intervento di sette votanti a

maggioranza assoluta di voti.

Non possono prendere parte alle decisioni i consiglieri che avessero concorso a dar parere, nella sezione

consultiva, sull'affare che forma oggetto di ricorso.

Articolo 44

Se la sezione, a cui è stato rimesso il ricorso riconosce che l'istruzione dell'affare è incompleta, o che i fatti

affermati nell'atto o provvedimento impugnato sono in contraddizione coi documenti, può richiedere

all'amministrazione interessata nuovi schiarimenti o documenti: ovvero ordinare all'amministrazione medesima

di fare nuove verificazioni, autorizzando le parti ad assistervi ed anche a produrre determinati documenti,

ovvero disporre consulenza tecnica (1) (2).

Nei giudizi di merito il Consiglio di Stato può inoltre ordinare qualunque altro mezzo istruttorio, nei modi

determinati dal regolamento di procedura.

La decisione sui mezzi istruttori, compresa la consulenza tecnica, è adottata dal presidente della sezione o da

un magistrato da lui delegato ovvero dal collegio mediante ordinanza con la quale è contestualmente fissata la

data della successiva udienza di trattazione del ricorso (3).

----------------------------------------------------

(1) Comma così modificato dall'art. 16, l. 21 luglio 2000, n. 205.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 10 aprile 1987, n. 146, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del

presente comma, nella parte in cui, nelle controversie di impiego di dipendenti dello Stato e di enti, riservate

alla giurisdizione esclusiva amministrativa, non consente l'esperimento dei mezzi istruttori previsti negli artt.

421, comma da 2 a 4, 422, 424 e 425, c.p.c. novellati in virtù della l. 11 agosto 1973, n. 533.

(3) Comma aggiunto dall'art. 1, r.d.l. 23 ottobre 1924, n. 1672, conv. in l. 8 febbraio 1925, n. 88 e così

sostituito dall'art. 1, l. 21 luglio 2000, n. 205.

Articolo 45

Se il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale riconosce infondato il ricorso, lo rigetta. Se accoglie il ricorso

per motivi di incompetenza annulla l'atto e rimette l'affare all'autorità competente. Se accoglie il ricorso per altri

motivi, nei casi previsti dall'art. 26 e dai nn. 1, 6 e 7, dell'art. 29, annulla l'atto o provvedimento, salvo gli

ulteriori provvedimenti dell'autorità amministrativa; e negli altri casi, ove non dichiari inammissibile il ricorso,

decide anche nel merito.

La sezione, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dar luogo a

contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o di ufficio può rimettere il ricorso

all'Adunanza plenaria (1).

Prima della decisione il Presidente del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti o d'ufficio può deferire

all'adunanza plenaria qualunque ricorso che renda necessaria la risoluzione di questioni di massima di

particolare importanza (1).

Le norme del procedimento sono determinate nel regolamento (2). 50

----------------------------------------------------

(1) Comma così sostituito dall'art. 5, l. 21 dicembre 1950, n. 1018.

(2) Vedi gli artt. 70-80, r.d. 17 agosto 1907, n. 642.

Articolo 46

Contro le decisioni delle sezioni è ammesso il ricorso di revocazione nei casi stabiliti dal Codice di procedura

civile.

Articolo 47

L'incompetenza per ragioni di materia può essere opposta e dichiarata in qualunque stato della causa. La

sezione, avanti la quale pende il ricorso, può dichiararla anche di ufficio.

Articolo 48

Le decisioni pronunziate in sede giurisdizionale possono, agli effetti della L. 31 marzo 1877, n. 3761, essere

impugnate con ricorso per cassazione. Tale ricorso tuttavia è proponibile soltanto per assoluto difetto di

giurisdizione del Consiglio di Stato.

Articolo 49

Dove le leggi speciali ammettono il ricorso alla IV sezione del Consiglio di Stato, il giudizio del Consiglio di

Stato in sede giurisdizionale deve intendersi limitato alla sola legittimità, e dove ammettono il ricorso alla V

sezione, deve intendersi che il giudizio predetto sia estensibile anche al merito.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Articolo 50

[Nella prima attuazione dell'organico approvato con R.D. 11 novembre 1923, n. 2395, i posti di primo

referendario al Consiglio di Stato saranno conferiti a scelta del Ministro dell'interno] (1).

(1) Le disposizioni di cui al presente articolo hanno ormai esaurito i loro effetti giuridici.

Articolo 51

[Agli attuali Presidente e presidenti di sezione del Consiglio di Stato sarà corrisposto, quando siano collocati

a riposo e sino al compimento dei settantatré anni di età, un assegno personale pari alla differenza fra lo

stipendio percepito prima dell'attuazione del R.D. 11 novembre 1923, n. 2395, aumentato dell'assegno

temporaneo mensile di cui al R.D. 12 novembre 1922, n. 1477 e dell'indennità di carica e la pensione] (1).

----------------------------------------------------

(1) Le disposizioni di cui al presente articolo hanno ormai esaurito i loro effetti giuridici.

Articolo 52

[Per il patrocinio dei ricorrenti presso il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale in quanto alle vertenze

riguardanti gli affari delle nuove Province, nulla è innovato a ciò che dispone l'art. 11 del R.D. 22 luglio 1920,

n. 1049.

Resta però fermo quanto è prescritto dall'ultimo capoverso dell'art. 34 circa la elezione del domicilio] (1).

----------------------------------------------------

(1) Le disposizioni di cui al presente articolo hanno ormai esaurito i loro effetti giuridici.

Articolo 53

[Con decreti del Presidente della Repubblica, a proposizione del Ministro per l'interno, sentito il Consiglio di

Stato, saranno determinate le norme del procedimento da seguirsi avanti al Consiglio di Stato e [alla Giunta

provinciale amministrativa] (1), in sede giurisdizionale, in quanto non siasi provveduto con la presente legge e

sarà provveduto altresì a quanto altro possa occorrere per la esecuzione della legge medesima] (2).

----------------------------------------------------

(1) Ora Tribunale amministrativo regionale.

(2) Le disposizioni di cui al presente articolo hanno ormai esaurito i loro effetti giuridici. 51

Articolo 54

Sono abrogate tutte le disposizioni contrarie alla presente legge.

Articolo 55

Un regolamento di servizio interno è approvato con decreto del Presidente della Repubblica.

Articolo 56

La presente legge andrà in vigore col 1° luglio 1924. 52

LEGGE 6 1971, . 1034 ( G . U ., 13 , . 314). - I

DICEMBRE N IN AZZ FF DICEMBRE N STITUZIONE DEI TRIBUNALI

(T.A.R.)(1).

AMMINISTRATIVI REGIONALI

(1) Per il regolamento di esecuzione della presente legge, vedi il D.P.R. 21 aprile 1973, n. 214.

Omissis.

TITOLO I

ISTITUZIONE E COMPETENZE DEI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI

Art. 1.

Sono istituiti tribunali amministrativi regionali, quali organi di giustizia amministrativa di primo grado.

Le loro circoscrizioni sono regionali e comprendono le province facenti parte delle singole regioni. Essi hanno

sede nei capoluoghi di regione.

Nelle regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzi, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia sono istituite

sezioni staccate, le cui sedi e le cui circoscrizioni saranno stabilite nelle norme di attuazione della presente

legge previste nell'articolo 52.

Una sezione staccata con ordinamento speciale è pure istituita nella regione Trentino-Alto Adige. Essa ha sede

a Bolzano e alla sua disciplina si provvede con altra legge.

Il tribunale amministrativo regionale del Lazio, oltre una sezione staccata, ha tre sezioni con sede a Roma (1).

(1) Il presente comma è stato modificato dall'articolo 1 del D.L. 18 maggio 2001, n. 179, non convertito in

legge nel termine di sessanta giorni.

Art. 2.

Il tribunale amministrativo regionale decide:

a) sui ricorsi già attribuiti dagli articoli 1 e 4 del testo unico approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n.

1058, e successive modificazioni, alla giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale;

b) sui ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere o per violazione di legge contro atti e provvedimenti

emessi:

1) dagli organi periferici dello Stato e degli enti pubblici a carattere ultraregionale, aventi sede nella

circoscrizione del tribunale amministrativo regionale;

2) dagli enti pubblici non territoriali aventi sede nella circoscrizione del tribunale amministrativo regionale e

che esclusivamente nei limiti della medesima esercitano la loro attività;

3) dagli enti pubblici territoriali compresi nella circoscrizione del tribunale amministrativo regionale.

Art. 3.

Sono devoluti alla competenza dei tribunali amministrativi regionali i ricorsi per incompetenza, eccesso di

potere o violazione di legge contro atti e provvedimenti emessi dagli organi centrali dello Stato e degli enti

pubblici a carattere ultraregionale.

Per gli atti emessi da organi centrali dello Stato o di enti pubblici a carattere ultraregionale, la cui efficacia è

limitata territorialmente alla circoscrizione del tribunale amministrativo regionale, e per quelli relativi a

pubblici dipendenti in servizio, alla data di emissione dell'atto, presso uffici aventi sede nella circoscrizione del

tribunale amministrativo regionale la competenza è del tribunale amministrativo regionale medesimo.

Negli altri casi, la competenza, per gli atti statali, è del tribunale amministrativo regionale con sede a Roma; per

gli atti degli enti pubblici a carattere ultraregionale è del tribunale amministrativo regionale nella cui

circoscrizione ha sede l'ente.

Art. 4.

Nelle materie indicate negli articoli 2 e 3 la competenza spetta ai tribunali amministrativi regionali per i ricorsi

aventi ad oggetto diritti ed interessi di persone fisiche o giuridiche, la cui tutela non sia attribuita all'autorità

giudiziaria ordinaria, o ad altri organi di giurisdizione. 53

Art. 5.

Sono devoluti alla competenza dei tribunali amministrativi regionali i ricorsi contro atti e provvedimenti relativi

a rapporti di concessione di beni pubblici. Si applicano, ai fini dell'individuazione del tribunale competente, il

secondo e il terzo comma dell'articolo 3 (1).

Resta salva la giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria per le controversie concernenti indennità, canoni

ed altri corrispettivi e quelle dei tribunali delle acque pubbliche e del tribunale superiore delle acque pubbliche,

nelle materie indicate negli articoli 140-144 del testo unico 11 dicembre 1933, n. 1775.

(1) Comma modificato dall'articolo 33 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dall'articolo 7 della

legge 21 luglio 2000, n. 205. La Corte costituzionale, con sentenza 17 luglio 2000, n. 292 (in Gazz. Uff., 19

luglio, n. 30), aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'originario testo del citato articolo 33.

Art. 6.

Il tribunale amministrativo regionale è competente a decidere sui ricorsi concernenti controversie in materia di

operazioni per le elezioni dei consigli comunali, provinciali e regionali.

Con la decisione dei ricorsi il tribunale amministrativo regionale esercita i poteri e adotta i provvedimenti di cui

all'articolo 84 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570,

modificato dalla legge 23 dicembre 1966, n. 1147.

Rimangono salve, per le azioni popolari e le impugnative consentite agli elettori, le norme dell'articolo 7 della

legge 23 dicembre 1966, n. 1147, e dell'articolo 19 della legge 17 febbraio 1968, n. 108.

Art. 7.

Il tribunale amministrativo regionale esercita giurisdizione di merito nei casi preveduti dall'articolo 27 del testo

unico 26 giugno 1924, n. 1054, ed in quelli previsti dall'articolo 1 del testo unico 26 giugno 1924, n. 1058 (1).

Il tribunale amministrativo regionale esercita giurisdizione esclusiva nei casi previsti dall'articolo 29 del testo

unico 26 giugno 1924, n. 1054, e in quelli previsti dall'articolo 4 del testo unico 26 giugno 1924, n. 1058, e

successive modificazioni, nonché nelle materie di cui all'articolo 5, primo comma, della presente legge.

Il tribunale amministrativo regionale, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni

relative all'eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri

diritti patrimoniali consequenziali. Restano riservate all'autorità giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali

concernenti lo stato e la capacità dei privati individui, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio, e la

risoluzione dell'incidente di falso (2).

Il tribunale amministrativo regionale giudica anche in merito nei casi previsti dall'articolo 29, numeri 2) , 3) , 4)

, 5) e 8) del testo unico 26 giugno 1924, n. 1054.

(1) La Corte costituzionale , con sentenza 10 aprile 1987, n. 146 (in Gazz. Uff., 29 aprile 1987, n. 18), ha

dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui, nelle controversie di impiego di

dipendenti dello Stato e di enti, riservate alla giurisdizione esclusiva amministrativa, non consente l'esperimento

dei mezzi istruttori previsti negli artt. 421, commi 2-4, 422, 424 e 425, del c.p.c. novellati in virtù della legge 11

agosto 1973, n. 533.

(2) Comma sostituito dall'articolo 35 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come modificato dall'articolo 7 della

legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 8.

Il tribunale amministrativo regionale, nelle materie in cui non ha competenza esclusiva, decide con efficacia

limitata di tutte le questioni pregiudiziali o incidentali relative a diritti, la cui risoluzione sia necessaria per

pronunciare sulla questione principale.

La risoluzione dell'incidente di falso e le questioni concernenti lo stato e la capacità dei privati individui restano

di esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio.

TITOLO II

COMPOSIZIONE DEI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI 54

Art. 9.

Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il

Consiglio di Presidenza dei tribunali amministrativi regionali, è nominato per ciascun tribunale amministrativo

regionale, all'inizio di ogni anno, il presidente, da scegliere tra i presidenti di sezione del Consiglio di Stato o

tra i consiglieri di Stato.

Con lo stesso decreto e con le medesime modalità sono nominati presso ciascun tribunale amministrativo

regionale non meno di cinque magistrati amministrativi regionali appartenenti al ruolo previsto dall'articolo 12.

Per i tribunali amministrativi regionali formati di più sezioni, nonché per le sezioni istituite nel tribunale

amministrativo regionale del Lazio deve essere sempre nominato un presidente di sezione del Consiglio di

Stato.

Art. 10.

Il tribunale amministrativo regionale decide con l'intervento del presidente e di due magistrati amministrativi

regionali.

In mancanza del presidente, il collegio è presieduto dal magistrato amministrativo più anziano.

Art. 11.

I presidenti di sezione del Consiglio di Stato sono destinati alla presidenza dei tribunali amministrativi regionali

con il loro consenso, ovvero all'atto del conseguimento della nomina.

I presidenti di sezione del Consiglio di Stato destinati a presiedere i tribunali amministrativi regionali cessano, a

domanda, da tale destinazione, secondo l'ordine di anzianità, e riassumono le loro funzioni in seno al Consiglio

di Stato, quando presso il Consiglio stesso si verificano vacanze nei posti di presidente di sezione. Per la

relativa sostituzione si procede nei modi previsti dal comma precedente.

I consiglieri di Stato possono essere destinati alla presidenza dei tribunali amministrativi regionali solo se

abbiano almeno due anni di anzianità e col loro consenso. Per le sedi che rimangono scoperte la destinazione

potrà avvenire d'ufficio, seguendo il criterio della minore anzianità di qualifica, tra i consiglieri che abbiano

almeno due anni di anzianità.

I consiglieri di Stato, a domanda, possono riassumere le loro funzioni presso il Consiglio di Stato non prima di

tre anni dalla loro destinazione. Possono continuare nella destinazione alla presidenza di un tribunale

amministrativo regionale anche se siano nominati presidenti di sezione del Consiglio di Stato.

Art. 12.

Per l'assolvimento delle funzioni previste dalla presente legge:

a) i posti di presidente di sezione di cui alla tabella A allegata alla legge 21 dicembre 1950, n. 1018, sono

aumentati di dieci unità;

b) i posti di consigliere di Stato della tabella medesima sono parimenti aumentati di quattordici unità;

c) è istituito il ruolo dei magistrati amministrativi regionali, secondo la tabella allegata alla presente legge.

Art. 13.

I magistrati amministrativi regionali si distinguono in consiglieri, primi referendari e referendari.

Per quanto non diversamente disposto dalla presente legge, ad essi sono estese le norme sullo stato giuridico e

sul trattamento economico del personale di corrispondente qualifica della magistratura del Consiglio di Stato,

nelle qualifiche corrispondenti di consigliere, primo referendario e referendario.

Per i magistrati amministrativi regionali il trasferimento ad altra sede può essere disposto, nelle forme indicate

dall'articolo 9 e su parere del Consiglio di Presidenza dei tribunali amministrativi regionali per una delle

seguenti ragioni:

a) su domanda;

b) in seguito ad avanzamento;

c) in seguito all'insorgere di una situazione di incompatibilità prevista dalla legge;

d) per variazione nel numero dei magistrati da assegnare ai vari tribunali.

I magistrati amministrativi regionali non possono essere in alcun caso chiamati ad esercitare funzioni o ad

espletare compiti diversi da quelli istituzionali. 55

Ad essi si estendono le altre cause di incompatibilità e le cause di ineleggibilità previste per i magistrati

ordinari.

Art. 14.

Le nomine a referendario sono conferite a seguito di concorso per titoli ed esami, al quale possono partecipare,

purché non abbiano superato il quarantacinquesimo anno di età:

1) i magistrati dell'ordine giudiziario, che abbiano conseguito la nomina ad aggiunto giudiziario, ed i magistrati

amministrativi e della giustizia militare di qualifica equiparata;

2) gli avvocati dello Stato e i procuratori dello Stato con qualifica non inferiore a sostituti procuratori dello

Stato;

3) i dipendenti dello Stato muniti della laurea in giurisprudenza, con qualifica non inferiore a direttore di

sezione e equiparata, con almeno cinque anni di effettivo servizio di ruolo nella carriera direttiva;

4) gli assistenti universitari di ruolo alle cattedre di materie giuridiche, con almeno 5 anni di servizio;

5) i dipendenti delle regioni, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, muniti della laurea in

giurisprudenza, che siano stati assunti attraverso concorsi pubblici ed abbiano almeno cinque anni di servizio

effettivo di ruolo nella carriera direttiva;

6) gli avvocati iscritti all'albo da otto anni (1);

7) i consiglieri regionali, provinciali e comunali, muniti della laurea in giurisprudenza, che abbiano esercitato

tali funzioni per almeno cinque anni;

8) gli ex componenti elettivi delle giunte provinciali amministrative, muniti di laurea in giurisprudenza, che

abbiano esercitato le funzioni per almeno cinque anni.

La commissione esaminatrice è nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ed è composta

da due consiglieri di Stato e da tre docenti universitari.

(1) Numero modificato dall'articolo 5 della legge 24 febbraio 1997, n. 27.

Art. 15.

Le nomine a primo referendario sono conferite ai referendari con almeno sei anni di effettivo servizio, per due

terzi mediante scrutinio per merito, comparativo e per un terzo secondo il turno di anzianità, previo giudizio di

idoneità.

Le nomine vengono disposte con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del

Consiglio dei Ministri.

Allo scrutinio per merito comparativo e al giudizio di idoneità provvede il Consiglio di Presidenza dei tribunali

amministrativi regionali.

Art. 16.

I consiglieri amministrativi regionali sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta

del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e su parere del

Consiglio di Presidenza dei tribunali amministrativi regionali.

I posti che si rendono vacanti nel ruolo dei consiglieri amministrativi regionali sono conferiti ai primi

referendari regionali, che abbiano prestato almeno sei anni di effettivo servizio nella qualifica.

Art. 17.

A decorrere dal 1° gennaio del quarto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, un

quarto dei posti che si rendano vacanti nel ruolo dei consiglieri di Stato è riservato ai consiglieri amministrativi

regionali con almeno quattro anni di effettivo servizio nella qualifica.

Il trasferimento di ruolo è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del

Consiglio dei Ministri, su parere del Consiglio di Presidenza dei tribunali amministrativi regionali.

Il magistrato trasferito conserva l'anzianità di carriera e di qualifica acquisita nel ruolo dei magistrati

amministrativi regionali, ed è collocato nel nuovo ruolo nel posto che gli spetta, secondo l'anzianità nell'ultima

qualifica già ricoperta. 56

Art. 18.

Presso ogni tribunale amministrativo regionale è costituito un ufficio di segreteria, diretto da un segretario

generale. I segretari generali sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su

designazione del Presidente del Consiglio di Stato:

a) tra i funzionari della carriera direttiva del personale di segreteria del Consiglio di Stato, con qualifica non

inferiore a direttore di segreteria;

b) tra i funzionari della carriera direttiva dell'amministrazione civile dell'interno, con qualifica non inferiore a

direttore di sezione.

Agli uffici di segreteria sono addetti impiegati della carriera direttiva, di concetto, esecutiva ed ausiliaria

dell'amministrazione civile dell'interno, nonché delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali delle

rispettive circoscrizioni, il cui numero e le cui qualifiche saranno stabilite, entro due mesi dall'entrata in vigore

della presente legge, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei

Ministri, di concerto con i Ministri per l'interno e per il tesoro. Nei limiti dell'organico determinato nelle forme

sopra indicate, agli uffici di segreteria può essere assegnato, col suo consenso, anche personale di ruolo di

segreteria del Consiglio di Stato.

I segretari generali e gli impiegati addetti agli uffici di segreteria sono collocati fuori del ruolo organico, cui

appartengono, per tutta la durata dell'ufficio, senza che siano lasciati scoperti nella qualifica iniziale dei ruoli

organici i posti di cui all'articolo 58, comma secondo, del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3.

Gli impiegati delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali sono destinati al tribunale amministrativo

regionale in posizione di comando, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d'intesa con le

amministrazioni interessate.

Entro cinque anni dall'entrata in vigore della presente legge sarà istituito con legge un ruolo organico del

personale di segreteria dei tribunali amministrativi regionali.

TITOLO III

NORME DI PROCEDURA

Art. 19.

Nei giudizi davanti ai tribunali amministrativi regionali, fino a quando non verrà emanata apposita legge sulla

procedura, si osservano le norme di procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato, in

quanto non contrastanti con la presente legge.

Per i giudizi davanti ai tribunali amministrativi regionali è obbligatorio il patrocinio di avvocato o di

procuratore legale (1).

Ai fini fiscali si applicano nei giudizi avanti ai tribunali amministrativi regionali le disposizioni già in vigore

per i giudizi dinanzi alla giunta provinciale amministrativa.

Per i giudizi in materia di operazioni elettorali, previsti dall'articolo 6, rimangono ferme le norme procedurali

contenute nella legge 23 dicembre 1966, n. 1147. Per essi non è necessario il ministero di procuratore o di

avvocato. Gli atti relativi sono redatti in carta libera e sono esenti dalla tassa di registro e dalle spese di

cancelleria (2).

(1) Comma modificato dall'articolo 299 del D. Lgs. 30 maggio 2002, n. 113 e dall'articolo 299 del D.P.R. 30

maggio 2002, n. 115 a decorrere dal 1° luglio 2002.

(2) A norma dell'articolo 3 della legge 24 febbraio 1997, n. 27, il termine "procuratore legale" contenuto nel

presente comma si intende sostituito con il termine "avvocato" .

Art. 20.

Nei casi in cui contro gli atti o provvedimenti emessi da organi periferici dello Stato o di enti pubblici a

carattere ultraregionale sia presentato ricorso in via gerarchica, il ricorso al tribunale amministrativo regionale è

proponibile contro la decisione sul ricorso gerarchico ed in mancanza, contro il provvedimento impugnato, se,

nel termine di novanta giorni, la pubblica amministrazione non abbia comunicato e notificato la decisione

all'interessato.

Se siano interessate più persone il ricorso al tribunale amministrativo regionale proposto da un interessato

esclude il ricorso gerarchico di tutti gli atti. Gli interessati, che abbiano già proposto o propongano ricorso

57

gerarchico, devono essere informati a cura dell'amministrazione dell'avvenuta presentazione del ricorso al

tribunale amministrativo regionale. Entro 30 giorni da tale comunicazione essi, se il loro ricorso gerarchico era

stato presentato in termine, possono ricorrere al tribunale amministrativo regionale.

Quando sia stato promosso ricorso al tribunale amministrativo regionale è escluso il ricorso straordinario al

Presidente della Repubblica.

Art. 21.

Il ricorso deve essere notificato tanto all'organo che ha emesso l'atto impugnato quanto ai controinteressati ai

quali l'atto direttamente si riferisce, o almeno ad alcuno tra essi, entro il termine di sessanta giorni da quello in

cui l'interessato ne abbia ricevuta la notifica, o ne abbia comunque avuta piena conoscenza, o, per gli atti di cui

non sia richiesta la notifica individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione, se questa

sia prevista da disposizioni di legge o di regolamento, salvo l'obbligo di integrare le notifiche con le ulteriori

notifiche agli altri controinteressati, che siano ordinate dal tribunale amministrativo regionale. Tutti i

provvedimenti adottati in pendenza del ricorso tra le stesse parti, connessi all'oggetto del ricorso stesso, sono

impugnati mediante proposizione di motivi aggiunti. [In pendenza di un ricorso l'impugnativa di cui

dall'articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241, può essere proposta con istanza presentata al

presidente e depositata presso la segreteria della sezione cui è assegnato il ricorso, previa notifica

all'amministrazione ed ai controinteressati, e viene decisa con ordinanza istruttoria adottata in camera di

consiglio] (1).

Il ricorso, con la prova delle avvenute notifiche, e con copia del provvedimento impugnato, ove in possesso del

ricorrente, deve essere depositato nella segreteria del tribunale amministrativo regionale, entro trenta giorni

dall'ultima notifica. Nel termine stesso deve essere depositata copia del provvedimento impugnato, ove non

depositata con il ricorso, ovvero ove notificato o comunicato al ricorrente, e dei documenti di cui il ricorrente

intenda avvalersi in giudizio (1).

La mancata produzione della copia del provvedimento impugnato e della documentazione a sostegno del

ricorso non implica decadenza (1).

L'amministrazione, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di deposito del ricorso, deve produrre

l'eventuale provvedimento impugnato nonché gli atti e i documenti in base ai quali l'atto è stato emanato, quelli

in esso citati, e quelli che l'amministrazione ritiene utili al giudizio (1).

Dell'avvenuta produzione del provvedimento impugnato, nonché degli atti e dei documenti in base ai quali l'atto

è stato emanato, deve darsi comunicazione alle parti costituite (1).

Ove l'amministrazione non provveda all'adempimento, il presidente, ovvero un magistrato da lui delegato,

ordina, anche su istanza di parte, l'esibizione degli atti e dei documenti nel termine e nei modi opportuni (2).

Analogo provvedimento il Presidente ha il potere di adottare nei confronti di soggetti diversi

dall'amministrazione intimata per atti e documenti di cui ritenga necessaria l'esibizione in giudizio. In ogni

caso, qualora l'esibizione importi una spesa, essa deve essere anticipata dalla parte che ha proposto istanza per

l'acquisizione dei documenti.

Se il ricorrente, allegando un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall'esecuzione dell'atto impugnato,

ovvero dal comportamento inerte dell'amministrazione, durante il tempo necessario a giungere ad una decisione

sul ricorso, chiede l'emanazione di misure cautelari, compresa l'ingiunzione a pagare una somma, che appaiono,

secondo le circostanze, più idonee ad assicurare interinalmente gli effetti della decisione sul ricorso, il tribunale

amministrativo regionale si pronuncia sull'istanza con ordinanza emessa in camera di consiglio. Nel caso in cui

dall'esecuzione del provvedimento cautelare derivino effetti irreversibili il giudice amministrativo può altresì

disporre la prestazione di una cauzione, anche mediante fideiussione, cui subordinare la concessione o il

diniego della misura cautelare. La concessione o il diniego della misura cautelare non può essere subordinata a

cauzione quando la richiesta cautelare attenga ad interessi essenziali della persona quali il diritto alla salute, alla

integrità dell'ambiente, ovvero ad altri beni di primario rilievo costituzionale. L'ordinanza cautelare motiva in

ordine alla valutazione del pregiudizio allegato, ed indica i profili che, ad un sommario esame, inducono a una

ragionevole previsione sull'esito del ricorso. I difensori delle parti sono sentiti in camera di consiglio, ove ne

facciano richiesta (3) (4).

Prima della trattazione della domanda cautelare, in caso di estrema gravità ed urgenza, tale da non consentire

neppure la dilazione fino alla data della camera di consiglio, il ricorrente può, contestualmente alla domanda

58

cautelare o con separata istanza notificata alle controparti, chiedere al presidente del tribunale amministrativo

regionale, o della sezione cui il ricorso è assegnato, di disporre misure cautelari provvisorie. Il presidente

provvede con decreto motivato, anche in assenza di contraddittorio. Il decreto è efficace sino alla pronuncia del

collegio, cui l'istanza cautelare è sottoposta nella prima camera di consiglio utile. Le predette disposizioni si

applicano anche dinanzi al Consiglio di Stato, in caso di appello contro un'ordinanza cautelare e in caso di

domanda di sospensione della sentenza appellata (5).

In sede di decisione della domanda cautelare, il tribunale amministrativo regionale, accertata la completezza del

contraddittorio e dell'istruttoria ed ove ne ricorrano i presupposti, sentite sul punto le parti costituite, può

definire il giudizio nel merito a norma dell'articolo 26. Ove necessario, il tribunale amministrativo regionale

dispone l'integrazione del contraddittorio e fissa contestualmente la data della successiva trattazione del ricorso

a norma del comma undicesimo; adotta, ove ne sia il caso, le misure cautelari interinali (5).

Con l'ordinanza che rigetta la domanda cautelare o l'appello contro un'ordinanza cautelare ovvero li dichiara

inammissibili o irricevibili, il giudice può provvedere in via provvisoria sulle spese del procedimento cautelare

(5).

L'ordinanza del tribunale amministrativo regionale di accoglimento della richiesta cautelare comporta priorità

nella fissazione della data di trattazione del ricorso nel merito (5).

La domanda di revoca o modificazione delle misure cautelari concesse e la riproposizione della domanda

cautelare respinta sono ammissibili solo se motivate con riferimento a fatti sopravvenuti (5).

Nel caso in cui l'amministrazione non abbia prestato ottemperanza alle misure cautelari concesse, o vi abbia

adempiuto solo parzialmente, la parte interessata può, con istanza motivata e notificata alle altre parti, chiedere

al tribunale amministrativo regionale le opportune disposizioni attuative. Il tribunale amministrativo regionale

esercita i poteri inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato, di cui all'articolo 27, primo comma, numero

4), del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e

successive modificazioni, e dispone l'esecuzione dell'ordinanza cautelare indicandone le modalità e, ove

occorra, il soggetto che deve provvedere (5).

Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche nei giudizi avanti al Consiglio di Stato (6).

(1) Comma sostituito dall'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205 e, successivamente, modificato

dall'articolo 17 della legge 11 febbraio 2005, n. 15.

(2) Comma inserito dall'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(3) Comma sostituito dall'articolo 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(4) La Corte Costituzionale con sentenza 25 giugno 1985, n. 190 (in Gazz. Uff., 3 luglio 1985, n. 155-bis),

aveva dichiarato l'illegittimità costituizionale del testo originario del presente comma, nella parte in cui,

limitando l'intervento d'urgenza del giudice amministrativo alla sospensione dell'esecutività dell'atto impugnato,

non consente al giudice stesso di adottare nelle controversie patrimoniali in materia di pubblico impiego,

sottoposte alla sua giurisdizione esclusiva, i provvedimenti d'urgenza che appaiano secondo le circostanze più

idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito, le quante volte il ricorrente abbia

fondato motivo di temere che durante il tempo necessario alla prolazione della pronuncia di merito il suo diritto

sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile. Vedi inoltre l'articolo 4 della legge 4 maggio 1998,

n. 133.

(5) Comma aggiunto dall'articolo 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(6) Comma aggiunto dall'articolo 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205. Vedi inoltre l'articolo 3 del D.L. 27

luglio 2005 n.144, come modificato dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, in sede di conversione.

Art. 21-bis.

1. I ricorsi avverso il silenzio dell'amministrazione sono decisi in camera di consiglio, con sentenza

succintamente motivata, entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i

difensori delle parti che ne facciano richiesta. Nel caso che il collegio abbia disposto un'istruttoria, il ricorso è

deciso in camera di consiglio entro trenta giorni dalla data fissata per gli adempimenti istruttori. La decisione è

appellabile entro trenta giorni dalla notificazione o, in mancanza, entro novanta giorni dalla comunicazione

della pubblicazione. Nel giudizio d'appello si seguono le stesse regole.

2. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso di primo grado, il giudice amministrativo ordina

all'amministrazione di provvedere di norma entro un termine non superiore a trenta giorni. Qualora

59

l'amministrazione resti inadempiente oltre il detto termine, il giudice amministrativo, su richiesta di parte,

nomina un commissario che provveda in luogo della stessa.

3. All'atto dell'insediamento il commissario, preliminarmente all'emanazione del provvedimento da adottare in

via sostitutiva, accerta se anteriormente alla data dell'insediamento medesimo l'amministrazione abbia

provveduto, ancorché in data successiva al termine assegnato dal giudice amministrativo con la decisione

prevista dal comma 2 (1).

(1) Articolo aggiunto dall'articolo 2 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 22.

Nel termine di venti giorni successivi a quelli stabiliti per il deposito del ricorso, l'organo che ha emesso l'atto

impugnato e le altre parti interessate possono presentare memorie, fare istanze e produrre documenti. Può

essere anche proposto ricorso incidentale secondo le norme degli articoli 37 del testo unico approvato con regio

decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e 44 del regolamento di procedura avanti alle sezioni giurisdizionali del

Consiglio di Stato, approvato con regio decreto 17 agosto 1907, n. 642.

Chi ha interesse nella contestazione può intervenire con l'osservanza delle norme di cui agli articoli 37 e

seguenti del regolamento di procedura avanti alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato, in quanto non

contrastanti con la presente legge. La domanda di intervento è notificata alle parti nel rispettivo domicilio di

elezione ed all'organo che ha emanato l'atto impugnato e deve essere depositata in segreteria entro venti giorni

dalla data della notificazione.

Entro i successivi venti giorni le parti interessate e l'amministrazione possono presentare memorie, istanze e

documenti.

Art. 23.

La discussione del ricorso deve essere richiesta dal ricorrente ovvero dall'amministrazione o da altra parte

costituita con apposita istanza da presentarsi entro il termine massimo di due anni dal deposito del ricorso.

Il Presidente, sempre che sia decorso il termine di cui al primo comma dell'articolo 22, fissa con decreto

l'udienza per la discussione del ricorso.

Il decreto di fissazione è notificato, a cura dell'ufficio di segreteria, almeno quaranta giorni prima dell'udienza

fissata, sia al ricorrente che alle parti che si siano costituite in giudizio.

Le parti possono produrre documenti fino a venti giorni liberi anteriori al giorno fissato per l'udienza e

presentare memorie fino a dieci giorni.

Il Presidente dispone, ove occorra, gli incombenti istruttori.

L'istanza di fissazione d'udienza deve essere rinnovata dalle parti o dall'amministrazione dopo l'esecuzione

dell'istrutoria.

Se entro il termine per la fissazione dell'udienza l'amministrazione annulla o riforma l'atto impugnato in modo

conforme alla istanza del ricorrente, il tribunale amministrativo regionale dà atto della cessata materia del

contendere e provvede sulle spese.

I documenti e gli atti prodotti davanti al tribunale amministrativo regionale non possono essere ritirati dalle

parti prima che il giudizio sia definito con sentenza passata in giudicato e, nel caso di appello, sono trasmessi

senza indugio al giudice di secondo grado unitamente al fascicolo d'ufficio. Mediante ordinanza può altresì

essere disposta dal presidente della sezione, anche su istanza di parte, l'acquisizione dei documenti e degli atti e

mezzi istruttori già acquisiti dal giudice di primo grado. Nel caso di appello con richiesta di sospensione della

sentenza impugnata ovvero di impugnazione del provvedimento cautelare la parte ha diritto al rilascio di copia

conforme dei documenti e degli atti prodotti (1) (2).

Il presidente della sezione può, tuttavia, autorizzare la sostituzione degli eventuali documenti e atti esibiti in

originale con copia conforme degli stessi, predisposta a cura della segreteria su istanza motivata dalla parte

interessata (3).

Entro trenta giorni dalla data dell'iscrizione a ruolo del procedimento di appello avverso la sentenza la

segreteria comunica al giudice di primo grado l'avvenuta interposizione di appello e richiede la trasmissione del

fascicolo di primo grado (3). 60

(1) Comma aggiunto dall'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205 e successivamente modificato

dall'articolo 299 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 113 e dall'articolo 299 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, a

decorrere dal 1° luglio 2002.

(2) Per la nuova disciplina in materia di costo per il rilascio di copia conforme in casi particolari, vedi l'articolo

252 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

(3) Comma aggiunto dall'articolo 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 23-bis.

1. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano nei giudizi davanti agli organi di giustizia

amministrativa aventi ad oggetto:

a) i provvedimenti relativi a procedure di affidamento di incarichi di progettazione e di attività tecnico-

amministrative ad esse connesse;

b) i provvedimenti relativi alle procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di opere pubbliche o di

pubblica utilità, ivi compresi i bandi di gara e gli atti di esclusione dei concorrenti, nonché quelli relativi alle

procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate alle predette opere;

c) i provvedimenti relativi alle procedure di aggiudicazione, affidamento ed esecuzione di servizi pubblici e

forniture, ivi compresi i bandi di gara e gli atti di esclusione dei concorrenti;

d) i provvedimenti adottati dalle autorità amministrative indipendenti;

e) i provvedimenti relativi alle procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici, nonché

quelli relativi alla costituzione, modificazione o soppressione di società, aziende e istituzioni ai sensi

dell'articolo 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142;

f) i provvedimenti di nomina, adottati previa delibera del Consiglio dei ministri ai sensi della legge 23 agosto

1988, n. 400;

g) i provvedimenti di scioglimento degli enti locali e quelli connessi concernenti la formazione e il

funzionamento degli organi.

g-bis) i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 12, comma 3, della legge 29 dicembre 1993, n. 580 (1).

2. I termini processuali previsti sono ridotti alla metà, salvo quelli per la proposizione del ricorso.

3. Salva l'applicazione dell'articolo 26, quarto comma, il tribunale amministrativo regionale chiamato a

pronunciarsi sulla domanda cautelare, accertata la completezza del contraddittorio ovvero disposta

l'integrazione dello stesso ai sensi dell'articolo 21, se ritiene ad un primo esame che il ricorso evidenzi

l'illegittimità dell'atto impugnato e la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile, fissa con ordinanza la

data di discussione nel merito alla prima udienza successiva al termine di trenta giorni dalla data di deposito

dell'ordinanza. In caso di rigetto dell'istanza cautelare da parte del tribunale amministrativo regionale, ove il

Consiglio di Stato riformi l'ordinanza di primo grado, la pronunzia di appello è trasmessa al tribunale

amministrativo regionale per la fissazione dell'udienza di merito. In tale ipotesi, il termine di trenta giorni

decorre dalla data di ricevimento dell'ordinanza da parte della segreteria del tribunale amministrativo regionale

che ne dà avviso alle parti.

4. Nel giudizio cautelare di cui al comma 3 le parti possono depositare documenti entro il termine di quindici

giorni dal deposito o dal ricevimento delle ordinanze di cui al medesimo comma e possono depositare memorie

entro i successivi dieci giorni.

5. Con le ordinanze di cui al comma 3, in caso di estrema gravità ed urgenza, il tribunale amministrativo

regionale o il Consiglio di Stato possono disporre le opportune misure cautelari, enunciando i profili che, ad un

sommario esame, inducono a una ragionevole probabilità sul buon esito del ricorso.

6. Nei giudizi di cui al comma 1, il dispositivo della sentenza è pubblicato entro sette giorni dalla data

dell'udienza, mediante deposito in segreteria.

7. Il termine per la proposizione dell'appello avverso la sentenza del tribunale amministrativo regionale

pronunciata nei giudizi di cui al comma 1 è di trenta giorni dalla notificazione e di centoventi giorni dalla

pubblicazione della sentenza. La parte può, al fine di ottenere la sospensione dell'esecuzione della sentenza,

proporre appello nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione del dispositivo, con riserva dei motivi, da

proporre entro trenta giorni dalla notificazione ed entro centoventi giorni dalla comunicazione della

pubblicazione della sentenza. 61

8. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche davanti al Consiglio di Stato, in caso di domanda di

sospensione della sentenza appellata (2) (3).

(1) Lettera inserita dall'articolo 53, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n. 99

(2) Articolo aggiunto dall'articolo 4 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(3) Vedi inoltre l'articolo 13 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, come modificato dall'articolo 1 della legge 27

dicembre 2006, n. 296.

Art. 24.

La morte o la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti private o del suo rappresentante legale

o la cessazione di tale rappresentanza produce l'interruzione del processo secondo le norme degli articoli 299 e

seguenti del codice di procedura civile, in quanto applicabili. Se la parte è costituita a mezzo di un procuratore

o avvocato, il processo è interrotto dal giorno della morte, radiazione o sospensione del procuratore o

dell'avvocato stesso.

Il processo deve essere riassunto, a cura della parte più diligente, con apposito atto notificato a tutte le altre

parti, nel termine perentorio di sei mesi dalla conoscenza legale dell'evento interruttivo, acquisita mediante

dichiarazione, notificazione o certificazione; altrimenti, si estingue.

Art. 25.

I ricorsi si considerano abbandonati se nel corso di due anni non sia compiuto alcun atto di procedura.

Art. 26.

Il tribunale amministrativo regionale, ove ritenga irricevibile o inammissibile il ricorso, lo dichiara con

sentenza; se riconosce che il ricorso è infondato, lo rigetta con sentenza.

Se accoglie il ricorso per motivi di incompetenza, annulla l'atto e rimette l'affare all'autorità competente. Se

accoglie per altri motivi, annulla in tutto o in parte l'atto impugnato, e quando è investito di giurisdizione di

merito, può anche riformare l'atto o sostituirlo, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'autorità amministrativa.

Il tribunale amministrativo regionale nella materia relativa a diritti attribuiti alla sua competenza esclusiva e di

merito può condannare l'amministrazione al pagamento delle somme di cui risulti debitrice.

Nel caso in cui ravvisino la manifesta fondatezza ovvero la manifesta irricevibilità, inammissibilità,

improcedibilità o infondatezza del ricorso, il tribunale amministrativo regionale e il Consiglio di Stato decidono

con sentenza succintamente motivata. La motivazione della sentenza può consistere in un sintetico riferimento

al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo, ovvero, se del caso, ad un precedente conforme. In ogni caso, il

giudice provvede anche sulle spese di giudizio, applicando le norme del codice di procedura civile (1).

La decisione in forma semplificata è assunta, nel rispetto della completezza del contraddittorio, nella camera di

consiglio fissata per l'esame dell'istanza cautelare ovvero fissata d'ufficio a seguito dell'esame istruttorio

previsto dal secondo comma dell'articolo 44 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato con

regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive modificazioni (2).

Le decisioni in forma semplificata sono soggette alle medesime forme di impugnazione previste per le sentenze

(2).

La rinuncia al ricorso, la cessazione della materia del contendere, l'estinzione del giudizio e la perenzione sono

pronunciate, con decreto, dal presidente della sezione competente o da un magistrato da lui delegato. Il decreto

è depositato in segreteria, che ne dà formale comunicazione alle parti costituite. Nel termine di sessanta giorni

dalla comunicazione ciascuna delle parti costituite può proporre opposizione al collegio, con atto notificato a

tutte le altre parti e depositato presso la segreteria del giudice adìto entro dieci giorni dall'ultima notifica. Nei

trenta giorni successivi il collegio decide sulla opposizione in camera di consiglio, sentite le parti che ne

facciano richiesta, con ordinanza che, in caso di accoglimento della opposizione, dispone la reiscrizione del

ricorso nel ruolo ordinario. Nel caso di rigetto, le spese sono poste a carico dell'opponente e vengono liquidate

dal collegio nella stessa ordinanza, esclusa la possibilità di compensazione anche parziale. L'ordinanza è

depositata in segreteria, che ne dà comunicazione alle parti costituite. Avverso l'ordinanza che decide sulla

opposizione può essere proposto ricorso in appello. Il giudizio di appello procede secondo le regole ordinarie,

ridotti alla metà tutti i termini processuali (2) (3).

(1) Comma sostituito dall'articolo 9, comma 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205. 62

(2) Comma aggiunto dall'articolo 9, comma 1 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(3) A norma dell'articolo 9, comma 2 della legge 21 luglio 2000, n. 205, come modificato dall' articolo 54,

comma 1 del D.L. 25 giugno 2008, n.112, è previsto che, a cura della segreteria è notificato alle parti costituite,

dopo il decorso di cinque anni dalla data di deposito dei ricorsi, apposito avviso in virtù del quale è fatto onere

alle parti ricorrenti di presentare nuova istanza di fissazione dell'udienza con la firma delle parti entro sei mesi

dalla data di notifica dell'avviso medesimo.

Art. 27.

Si segue il procedimento in camera di consiglio:

1) per i giudizi per i quali si debba soltanto dare atto della rinuncia al ricorso o dichiarare la perenzione;

2) per i ricorsi per i quali le parti concordemente chiedono che sia dichiarata la cessazione della materia del

contendere;

3) per i ricorsi contro le decisioni del prefetto sulle controversie in materia di spedalità, previste dall'articolo 3

della legge 26 aprile 1954, n. 251, concernente modifica agli articoli 10, 34, 36 del regio decreto 30 dicembre

1923, n. 2841, e all'articolo 6 del testo unico approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1776;

4) per i ricorsi proposti ai sensi dell'articolo 27, n. 4, del testo unico approvato con regio decreto 26 giugno

1924, n. 1054.

Nei casi di cui ai numeri precedenti se una delle parti ne faccia richiesta il presidente ordina che il ricorso si

tratti in udienza pubblica.

Art. 28.

Contro le sentenze dei tribunali amministrativi è ammesso ricorso per revocazione, nei casi, nei modi e nei

termini previsti dagli articoli n. 395 e 396 del codice di procedura civile.

Contro le sentenze medesime è ammesso, altresì, ricorso al Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, da

proporre nel termine di giorni sessanta dalla ricevuta notificazione, osservato il disposto dell'articolo 330 del

codice di procedura civile.

Contro le ordinanze dei tribunali amministrativi regionali di cui all'articolo 21, commi settimo e seguenti, è

ammesso ricorso in appello, da proporre nel termine di sessanta giorni dalla notificazione dell'ordinanza,

ovvero di centoventi giorni dalla comunicazione del deposito dell'ordinanza stessa nella segreteria (1).

Nei casi nei quali i tribunali hanno competenza di merito o esclusiva, anche il Consiglio di Stato, nel decidere

in secondo grado, ha competenza di merito o esclusiva.

In ogni caso, il Consiglio di Stato in sede di appello esercita gli stessi poteri giurisdizionali di cognizione e di

decisione del giudice di primo grado (2) (3).

(1) Comma aggiunto dall'articolo 3 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 17 maggio 1995, n. 177 (in Gazz. Uff., 24 maggio, n. 22), ha

dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l'opposizione di terzo

ordinaria fra i mezzi di impugnazione delle sentenze del tribunale amministrativo regionale divenute giudicato.

(3) Vedi inoltre l'articolo 81 del D.P.R. 30 dicembre 2003, n. 398.

Art. 29.

Al giudizio di appello si applicano le norme che regolano il processo innanzi al Consiglio di Stato.

I ricorsi avverso le sentenze in materie di operazioni elettorali sono proposti entro il termine di venti giorni

dalla notifica della sentenza, per coloro nei cui confronti è obbligatoria la notifica; per gli altri cittadini elettori

nel termine di venti giorni decorrenti dall'ultimo giorno della pubblicazione della sentenza medesima nell'albo

pretorio del comune. Per questi ricorsi i termini procedurali previsti dalle norme richiamate nel primo comma

sono ridotti alla metà.

Sul ricorso il presidente fissa in via di urgenza l'udienza di discussione ed al conseguente giudizio si applicano

le norme procedurali di cui al primo comma del presente articolo, con tutti i termini ridotti alla metà.

Nel giudizio di appello si osservano le norme dell'articolo 24 sull'interruzione del processo e sulla sua

riassunzione. 63

Art. 30.

Il difetto di giurisdizione deve essere rilevato anche d'ufficio.

Avverso le sentenze dei tribunali amministrativi regionali, che affermano o negano la giurisdizione del giudice

amministrativo è ammesso il ricorso al Consiglio di Stato previsto dall'articolo 28.

Nei giudizi innanzi ai tribunali amministrativi è ammessa domanda di regolamento preventivo di giurisdizione a

norma dell'articolo 41 del codice di procedura civile. La proposizione di tale istanza non preclude l'esame della

domanda di sospensione del provvedimento impugnato (1) .

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 12 marzo 2007 , n. 77 ( in Gazz. Uff., 14 marzo 2007, n. 11), ha

dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede che gli effetti,

sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta a giudice privo di giurisdizione si conservino, a

seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione.

Art. 31.

Il resistente o qualsiasi interveniente nel giudizio innanzi al tribunale amministrativo regionale possono

eccepire l'incompetenza per territorio del tribunale adito indicando quello competente e chiedendo che la

relativa questione sia preventivamente decisa dal Consiglio di Stato. L'incompetenza per territorio non è

rilevabile d'ufficio.

L'istanza deve essere proposta, a pena di decadenza, entro venti giorni dalla data di costituzione in giudizio.

Può essere proposta successivamente quando l'incompetenza territoriale del tribunale amministrativo regionale

risulti da atti depositati in giudizio, dei quali la parte che propone l'istanza non avesse prima conoscenza; in tal

caso l'istanza va proposta entro venti giorni dal deposito degli atti. L'istanza non è più ammessa quando il

ricorso sia passato in decisione.

L'istanza di regolamento di competenza si propone con ricorso notificato a tutte le parti in causa, che non vi

abbiano aderito.

Se tutte le parti siano d'accordo sulla remissione del ricorso ad altro tribunale amministrativo regionale, il

presidente cura, su loro istanza, la trasmissione d'ufficio degli atti del ricorso a tale tribunale regionale e ne dà

notizia alle parti, che debbono costituirsi davanti allo stesso entro venti giorni dalla comunicazione.

Negli altri casi il presidente fissa immediatamente la camera di consiglio per la sommaria delibazione del

regolamento di competenza proposto. Qualora il collegio, sentiti i difensori delle parti, rilevi, con decisione

semplificata, la manifesta infondatezza del regolamento di competenza, respinge l'istanza e provvede sulle

spese di giudizio; in caso contrario dispone che gli atti siano immediatamente trasmessi al Consiglio di Stato

(1).

Le parti alle quali è notificato il ricorso per regolamento di competenza possono, nei venti giorni successivi,

depositare nella segreteria del Consiglio di Stato memorie e documenti.

Sull'istanza il Consiglio di Stato provvede in camera di consiglio, sentiti i difensori delle parti, che ne abbiano

fatto richiesta, nella prima udienza successiva alla scadenza del termine di cui al precedente comma.

La decisione del Consiglio di Stato sulla competenza è vincolante per i tribunali amministrativi regionali.

L'incompetenza per territorio non costituisce motivo di impugnazione della decisione emessa dal tribunale

amministrativo regionale.

Quando l'istanza per il regolamento di competenza venga respinta, il Consiglio di Stato condanna alle spese

colui che ha presentato l'istanza.

Quando l'istanza di regolamento di competenza sia accolta, il ricorrente può riproporre l'istanza al tribunale

territorialmente competente entro trenta giorni dalla notifica della decisione di accoglimento.

(1) Comma sostituito dall'articolo 9 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 32.

Nei ricorsi da devolversi alle sezioni staccate previste dall'articolo 1, il deposito del ricorso con le modalità

indicate nell'articolo 21 e le operazioni successive vengono effettuate presso gli uffici della sezione staccata.

Le parti, che reputino che il ricorso debba essere deciso dal tribunale amministrativo regionale sedente nel

capoluogo, debbono eccepirlo all'atto della costituzione e comunque non oltre quarantacinque giorni dalla

notifica del ricorso. Il presidente del tribunale amministrativo regionale provvede sulla eccezione con ordinanza

motivata non impugnabile, udite le parti che ne facciano richiesta. 64

La decisione del ricorso da parte del tribunale amministrativo regionale sedente nel capoluogo anziché dalla

sezione staccata, o viceversa, non costituisce vizio di incompetenza della decisione.

Il disposto del secondo comma si applica anche nel caso in cui vengano proposti al tribunale regionale

amministrativo sedente nel capoluogo ricorsi che si reputano abbiano ad essere decisi dalla sezione staccata.

Art. 33.

Le sentenze dei tribunali amministrativi regionali sono esecutive.

Il ricorso in appello al Consiglio di Stato non sospende l'esecuzione della sentenza impugnata.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, su istanza di parte, qualora dall'esecuzione della sentenza possa derivare un

danno grave e irreparabile, può disporre, con ordinanza motivata emessa in camera di consiglio, che la

esecuzione sia sospesa.

Sull'istanza di sospensione il Consiglio di Stato provvede nella sua prima udienza successiva al deposito del

ricorso. I difensori delle parti devono essere sentiti in camera di consiglio, ove ne facciano richiesta.

Per l'esecuzione delle sentenze non sospese dal Consiglio di Stato il tribunale amministrativo regionale esercita

i poteri inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato di cui all'articolo 27, primo comma, numero 4), del

testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive

modificazioni (1).

(1) Comma aggiunto dall'articolo 10 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 34.

Nel giudizio di appello, se il Consiglio di Stato riconosce il difetto di giurisdizione o di competenza del

tribunale amministrativo regionale o la nullità del ricorso introduttivo del giudizio di prima istanza, o la

esistenza di cause impeditive o estintive del giudizio, annulla la decisione impugnata senza rinvio.

In caso di errore scusabile il Consiglio di Stato può rimettere in termini il ricorrente per proporre l'impugnativa

al giudice competente, che deve essere indicato nella sentenza del Consiglio di Stato, o per rinnovare la

notificazione del ricorso.

Art. 35.

Se il Consiglio di Stato accoglie il ricorso per difetto di procedura o per vizio di forma della decisione di primo

grado, annulla la sentenza impugnata e rinvia la controversia al tribunale amministrativo regionale.

Il rinvio ha luogo anche quando il Consiglio di Stato accoglie il ricorso contro la sentenza con la quale il

tribunale amministrativo regionale abbia dichiarato la propria incompetenza.

In ogni altro caso, il Consiglio di Stato decide sulla controversia.

In ogni caso di rinvio, il giudizio prosegue innanzi al tribunale amministrativo regionale, con fissazione

d'ufficio dell'udienza pubblica, da tenere entro trenta giorni dalla comunicazione della sentenza con la quale si

dispone il rinvio. Le parti possono depositare atti, documenti e memorie sino a tre giorni prima dell'udienza (1).

(1) Comma sostituito dall'articolo 11 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 36.

Contro le decisioni pronunziate dal Consiglio di Stato in secondo grado sono ammessi il ricorso per

revocazione, nei casi e nei termini previsti dall'articolo 396 del codice di procedura civile, e il ricorso in

cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione (1).

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 17 maggio 1995, n. 177 (in Gazz. Uff., 24 maggio, n. 22), ha

dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede l'opposizione di terzo

ordinaria fra i mezzi di impugnazione delle sentenze del Consiglio di Stato.

Art. 37.

I ricorsi diretti ad ottenere l'adempimento dell'obbligo dell'autorità amministrativa di conformarsi, in quanto

riguarda il caso deciso, al giudicato dell'autorità giudiziaria ordinaria, che abbia riconosciuto la lesione di un

diritto civile o politico, sono di competenza dei tribunali amministrativi regionali quando l'autorità

amministrativa chiamata a conformarsi sia un ente che eserciti la sua attività esclusivamente nei limiti della

circoscrizione del tribunale amministrativo regionale. 65

Resta ferma, negli altri casi, la competenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale.

Quando i ricorsi siano diretti ad ottenere lo adempimento dell'obbligo dell'autorità amministrativa di

conformarsi al giudicato degli organi di giustizia amministrativa, la competenza è del Consiglio di Stato o del

tribunale amministrativo regionale territorialmente competente secondo l'organo che ha emesso la decisione,

della cui esecuzione si tratta.

La competenza è peraltro del tribunale amministrativo regionale anche quando si tratti di decisione di tribunale

amministrativo regionale confermata dal Consiglio di Stato in sede di appello.

TITOLO IV

DISPOSIZIONI GENERALI E TRANSITORIE

Art. 38.

L'attribuzione ai tribunali amministrativi regionali della competenza prevista dall'articolo 2, lettera b) , numeri 1

e 2, nonché dagli articoli 3 e 5 della presente legge, ha effetto dopo tre mesi dalla data di insediamento dei

tribunali amministrativi regionali che sarà fissata a sensi del primo comma dell'articolo 43.

Per i giudizi promossi in tali materie anteriormente a tale data, rimane ferma l'attribuzione di competenza

prevista dalle norme attualmente in vigore.

Art. 39.

Fino a quando non sarà diversamente disciplinata la materia, nulla è innovato per quanto concerne l'attuale

competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria in materia di controversie dei dipendenti da enti pubblici

economici.

Art. 40.

Fino a quando non si procederà alla revisione dell'attuale sistema di giustizia amministrativa nella regione

siciliana, la competenza del tribunale amministrativo regionale istituito nella regione siciliana è limitata alle

materie indicate nell'articolo 2, lettera a) , e nell'articolo 6 della presente legge.

L'appello contro le sentenze di tale tribunale è portato al Consiglio di giustizia amministrativa per la regione

siciliana. Nulla è innovato nelle disposizioni che attualmente disciplinano detto Consiglio (1).

(1) La Corte costituzionale , con sentenza 12 marzo 1975, n. 61 (in Gazz. Uff., 20 marzo 1975, n. 77), , ha

dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui limita la competenza del tribunale

amministrativo regionale istituito nella regione siciliana alle materie indicate nell'art. 2, lettera a), e nell'art. 6

della legge medesima.

Art. 41.

Il tribunale amministrativo regionale con sede in Aosta è competente nelle materie indicate nella presente legge,

nonché in quelle attribuite alla competenza della giunta giurisdizionale amministrativa della Valle d'Aosta ai

sensi dell'articolo 2, numeri 1) e 2) , del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 15 novembre 1946,

n. 367, e successive modificazioni.

Art. 42.

Tutti i ricorsi pendenti presso qualsiasi autorità giurisdizionale alla data di entrata in vigore della presente legge

sono trasmessi d'ufficio alla segreteria del tribunale amministrativo regionale del capoluogo di regione entro 60

giorni dalla data di insediamento del tribunale.

I ricorsi proposti dopo l'entrata in vigore della presente legge e prima dell'entrata in funzione dei tribunali

amministrativi regionali, saranno, nei termini previsti, depositati nel capoluogo di regione presso la cancelleria

del tribunale la quale sarà tenuta a riceverli e a trasmetterli alla segreteria del tribunale amministrativo regionale

non appena questa entrerà in funzione.

Gli ulteriori termini cominceranno a decorrere dalla data di entrata in funzione dei tribunali amministrativi

regionali.

Le segreterie dei tribunali amministrativi regionali danno notizia della ricezione degli atti alle parti costituite. 66

Le parti che vi abbiano interesse dovranno, entro il termine perentorio di 60 giorni dalla ricezione dell'avviso

della segreteria, richiedere al presidente del tribunale amministrativo regionale che venga fissata l'udienza di

trattazione.

Art. 43.

L'insediamento dei tribunali amministrativi regionali avrà luogo entro sei mesi dall'entrata in vigore della

presente legge, in data che verrà fissata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente

del Consiglio dei Ministri.

Per non oltre sei mesi da tale data, i consiglieri, i primi referendari e i referendari potranno essere assegnati

contemporaneamente a due finitimi tribunali amministrativi regionali.

Il primo concorso a referendario previsto dall'articolo 14 dovrà essere bandito entro sei mesi dall'entrata in

vigore della presente legge.

Art. 44.

All'atto della entrata in vigore della presente legge sono indetti tre concorsi per soli titoli a 18 posti di

consiglieri, 27 posti di primi referendari e 15 di referendari per i tribunali amministrativi regionali.

A tali concorsi possono partecipare:

a) per consiglieri: i professori ordinari di materie giuridiche nelle università, i professori incaricati nelle stesse

con almeno otto anni di insegnamento e che appartengano all'ordine giudiziario ordinario ed amministrativo; i

magistrati amministrativi e quelli dell'ordine giudiziario, con qualifica non inferiore a consigliere d'appello o

equiparata; gli avvocati dello Stato con dodici anni di servizio; gli appartenenti alle carriere amministrative

direttive dello Stato, forniti di laurea in giurisprudenza, con qualifica non inferiore ad ispettore generale od

equiparata;

b) per primi referendari i giudici di tribunale od equiparati, nonché i funzionari dello Stato con qualifica non

inferiore a direttore di divisione od equiparati, forniti di laurea in giurisprudenza;

c) per referendari: i giudici aggiunti di tribunale od equiparati, nonché i direttori di sezione od equiparati, forniti

di laurea in giurisprudenza.

I posti messi a concorso sono riservati per non più di un terzo, rispettivamente in ciascuna delle tre qualifiche,

ai professori ordinari ed incaricati nelle università, ai magistrati con qualifica non inferiore a consigliere

d'appello ed agli avvocati dello Stato - per consigliere - ai giudici di tribunale od equiparati - per primo

referendario - ai giudici aggiunti di tribunale od equiparati - per referendario.

I posti residui e, comunque, non meno di due terzi di quelli messi a concorso sono riservati alle altre categorie

di cui al secondo comma, con la espressa riserva di un terzo in favore dei funzionari direttivi che abbiano fatto

parte delle giunte provinciali amministrative.

I tre concorsi verranno giudicati da una commissione nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri e composta da due consiglieri di Stato e da tre docenti universitari.

Art. 45.

Entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge saranno indetti, con decreto del Presidente del

Consiglio dei Ministri, tre concorsi per titoli ai seguenti posti di magistrato amministrativo regionale:

n. 18 posti di consigliere;

n. 27 posti di primo referendario;

n. 15 posti di referendario.

I tre concorsi saranno giudicati da una commissione nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri e composta da due consiglieri di Stato e da tre docenti universitari.

Il giudizio sui titoli sarà integrato da un colloquio, cui verranno ammessi i concorrenti i cui titoli saranno stati

meglio valutati, in numero non superiore al doppio dei posti messi a concorso.

La commissione espleterà i suoi lavori entro tre mesi.

Art. 46.

Ai concorsi a posti di consigliere, previsti nell'articolo precedente, sono ammessi a partecipare:

a) i professori di ruolo di materie giuridiche nelle università con almeno tre anni di insegnamento; 67

b) i magistrati dell'ordine giudiziario, i magistrati amministrativi e della giustizia militare, gli avvocati dello

Stato, con almeno sette anni di anzianità;

c) gli appartenenti alle carriere direttive amministrative dello Stato con qualifica non inferiore a ispettore

generale o equiparata;

d) i professori incaricati di materie giuridiche nelle università e i professori di ruolo di materie giuridiche negli

istituti tecnici con almeno quindici anni di insegnamento.

È prescritto il possesso di laurea in giurisprudenza.

Art. 47.

Ai concorsi a posti di primo referendario previsti nell'articolo 45 sono ammessi a partecipare:

a) i professori di ruolo di materie giuridiche nelle università;

b) i magistrati dell'ordine giudiziario, i magistrati amministrativi e della giustizia militare, gli avvocati dello

Stato, con almeno quattro anni di anzianità;

c) gli appartenenti alle carriere direttive amministrative dello Stato con qualifica non inferiore a direttore di

divisione o equiparata;

d) gli impiegati della carriera direttiva di segreteria del Consiglio di Stato con qualifica non inferiore a direttore

di segreteria;

e) i professori incaricati e aggregati e gli assistenti di ruolo di materie giuridiche nelle università e i professori

di ruolo di materie giuridiche negli istituti tecnici con almeno otto anni di insegnamento;

f) gli avvocati con almeno sei anni di iscrizione nell'albo professionale.

È prescritto il possesso di laurea in giurisprudenza.

Art. 48.

Ai concorsi a posti di referendario, previsti dall'articolo 45, sono ammessi coloro che siano in possesso di uno

dei requisiti indicati ai numeri 1) , 2) , 3) , 4) e 5) dell'articolo 11 della presente legge.

Art. 49.

Ai fini dell'esercizio delle attribuzioni ad esso conferite dalla presente legge, il Consiglio di Presidenza dei

tribunali amministrativi regionali è composto dal Presidente del Consiglio di Stato, dai due presidenti di sezione

del Consiglio di Stato più anziani, da due presidenti di tribunali amministrativi regionali e da quattro magistrati

amministrativi regionali sorteggiati ogni due anni e non confermabili immediatamente.

Il Consiglio di Presidenza è costituito con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente

del Consiglio dei Ministri (1).

(1) A norma dell'articolo 50 della legge 27 aprile 1982, n. 186, a decorrere dalla data di entrata in vigore della

medesima legge 186/1982, è soppresso il Consiglio di Presidenza dei tribunali amministrativi regionali, di cui

al presente articolo.

Art. 50.

I posti di consigliere di Stato disponibili alla data di entrata in vigore della presente legge, o che si renderanno

successivamente vacanti, sono riservati nel numero necessario per le nomine da conferire ai primi referendari e

referendari in servizio alla data medesima, al compimento del periodo stabilito dall'articolo 4 della legge 21

dicembre 1950, n. 1018.

I posti lasciati scoperti sono considerati posti di risulta ai fini delle nomine a referendario.

I primi referendari e referendari indicati nel primo comma, quando conseguiranno la nomina a consiglieri di

Stato, precederanno nel ruolo del Consiglio di Stato medesimo i consiglieri che vi saranno trasferiti ai sensi

dell'articolo 17 della presente legge.

I posti lasciati liberi dal personale di magistratura del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali,

collocati a riposo in applicazione dell'articolo 3 della legge 24 maggio 1970, n. 336, non sono portati in

diminuzione nella qualifica iniziale del rispettivo ruolo di appartenenza. 68

Art. 51.

I funzionari della carriera direttiva amministrativa dell'amministrazione civile dell'interno, già presidenti o

membri delle sezioni dei tribunali amministrativi per il contenzioso elettorale di cui alla legge 23 dicembre

1966, n. 1147, sono collocati, a decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, nella posizione di

soprannumero, nel ruolo di appartenenza.

Per il riassorbimento dei funzionari in soprannumero si osserva il disposto di cui all'articolo 5 della legge 19

ottobre 1959, n. 928.

Art. 52.

Con regolamenti da emanarsi entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente legge, saranno stabilite le

norme di attuazione e le modalità di svolgimento dei concorsi previsti dall'articolo 14.

Art. 53.

Le spese per il funzionamento dei tribunali amministrativi regionali, comprese quelle relative al personale di

segreteria appartenente ai ruoli delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali, nonché quelle per i

locali, il loro arredamento e la loro manutenzione sono a carico dello Stato e sono sostenute dai commissari del

Governo della regione o dalle autorità governative corrispondenti nelle regioni Sicilia, Sardegna e Valle

d'Aosta.

Ai presidenti di sezione e ai consiglieri di Stato destinati a presiedere tribunali amministrativi regionali diversi

da quello di Roma, nonché ai segretari generali dei tribunali medesimi, spetta, per i primi sei mesi, l'indennità

di missione intera.

Le spese di funzionamento dei tribunali amministrativi regionali gravano su un apposito capitolo dello stato di

previsione della spesa del Ministero del tesoro.

Art. 54.

All'onere derivante dall'applicazione della presente legge, valutato in lire 1.600 milioni per l'anno finanziario

1972, si provvede mediante riduzione degli stanziamenti iscritti al capitolo 3523 dello stato di previsione della

spesa del Ministero del tesoro.

Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

All.1

Tabella (1).

(1) Per le modifiche alla presente tabella vedi l'articolo 23 della legge 27 aprile 1982, n. 186. 69

DECRETO LEGISLATIVO 31 1998, . 80 ( S . . 65 G . U ., 8 , . 82). -

MARZO N IN UPPL ORDINARIO N ALLA AZZ FF APRILE N

N ,

UOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ORGANIZZAZIONE E DI RAPPORTI DI LAVORO NELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE DI

,

GIURISDIZIONE NELLE CONTROVERSIE DI LAVORO E DI GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA EMANATE IN ATTUAZIONE

' 11, 4, . 15 1997, . 59 (1).

DELL ARTICOLO COMMA DELLA L MARZO N

(1) L'articolo 72, comma 1, lettera bb), del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 ha abrogato il presente decreto ad

eccezione degli articoli da 33 a 42 e l'articolo 45, comma 18.

ARTICOLO 33

1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie in materia di

pubblici servizi, ivi compresi quelli afferenti alla vigilanza sul credito, sulle assicurazioni e sul mercato

mobiliare, al servizio farmaceutico, ai trasporti, alle telecomunicazioni e ai servizi di cui alla legge 14

novembre 1995, n. 481 (1) .

2. Tali controversie sono, in particolare, quelle:

a) concernenti la istituzione, modificazione o estinzione di soggetti gestori di pubblici servizi, ivi comprese le

aziende speciali, le istituzioni o le società di capitali anche di trasformazione urbana;

b) tra le amministrazioni pubbliche e i gestori comunque denominati di pubblici servizi;

c) in materia di vigilanza e di controllo nei confronti di gestori dei pubblici servizi;

d) aventi ad oggetto le procedure di affidamento di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture, svolte da

soggetti comunque tenuti alla applicazione delle norme comunitarie o della normativa nazionale o regionale;

e) riguardanti le attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di

pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e della pubblica

istruzione, con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie meramente

risarcitorie che riguardano il danno alla persona o a cose e delle controversie in materia di invalidità (2).

3. All'articolo 5, primo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, sono soppresse le parole: "o di servizi"

(3).

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 6 luglio 2004, n. 204, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma,

come sostituito dall'articolo 7, comma 1, lettera a), della legge 21 luglio 2000, n. 205, nella parte in cui prevede

che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo «tutte le controversie in materia di

pubblici servizi, ivi compresi quelli» anziché «le controversie in materia di pubblici servizi relative a

concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero

relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un

procedimento amministrativo disciplinato dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero ancora relative

all'affidamento di un pubblico servizio, ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché».

(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 6 luglio 2004, n. 204, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma,

come sostituito dall'articolo 7, comma 1, lettera a), della legge 21 luglio 2000, n. 205.

(3) Articolo sostituito dall'articolo 7, comma 1, lettera a) della legge 21 luglio 2000, n. 205. Precedentemente la

Corte costituzionale, con sentenza 17 luglio 2000, n. 292 aveva dichiarato l'illegittimita costituzionale del

comma 1 del presente articolo, nel testo precedente la modifica della legge 205/2000, nella parte in cui istituiva

una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di pubblici servizi, anzichè limitarsi ad

estendere in tale materia la giurisdizione del giudice amministrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti

patrimoniali conseguenziali, ivi comprese quelle relative al risarcimento del danno; con la medesima sentenza

aveva dichiarato l'illegittimita costituzionale dei commi 2 e 3 del presente articolo.

Art. 34.

1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto gli

atti, i provvedimenti e i comportamenti delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti alle stesse equiparati in

materia urbanistica ed edilizia (1) (2).

2. Agli effetti del presente decreto, la materia urbanistica concerne tutti gli aspetti dell'uso del territorio (2).

3. Nulla è innovato in ordine:

a) alla giurisdizione del tribunale superiore delle acque;

b) alla giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione

delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa (3). 70

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 6 luglio 2004, n. 204, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma,

come sostituito dall'articolo 7, comma 1, lettera b), della legge 21 luglio 2000, n. 205, nella parte in cui prevede

che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie aventi per oggetto «gli

atti, i provvedimenti e i comportamenti» anziché «gli atti e i provvedimenti» delle pubbliche amministrazioni e

dei soggetti alle stesse equiparati, in materia urbanistica ed edilizia.

(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 28 luglio 2004, n. 281 ha dichiarato l'illeggittimità del presente

comma nella parte in cui istituisce una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di edilizia

e urbanistica, anziché limitarsi ad estendere in tale materia la giurisdizione del giudice amministrativo alle

controversie aventi ad oggetto diritti patrimoniali consequenziali, ivi comprese quelle relative al risarcimento

del danno.

(3) Articolo sostituito dall'articolo 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205.

Art. 35.

1. Il giudice amministrativo, nelle controversie devolute alla sua giurisdizione esclusiva, dispone, anche

attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto.

2. Nei casi previsti dal comma 1, il giudice amministrativo può stabilire i criteri in base ai quali

l'amministrazione pubblica o il gestore del pubblico servizio devono proporre a favore dell'avente titolo il

pagamento di una somma entro un congruo termine. Se le parti non giungono ad un accordo, con il ricorso

previsto dall'articolo 27, primo comma, numero 4) , del testo unico approvato con regio decreto 26 giugno

1924, n. 1054, può essere chiesta la determinazione della somma dovuta.

3. Il giudice amministrativo, nelle controversie di cui al comma 1, può disporre l'assunzione dei mezzi di prova

previsti dal codice di procedura civile, nonché della consulenza tecnica d'ufficio, esclusi l'interrogatorio formale

e il giuramento. L'assunzione dei mezzi di prova e l'espletamento della consulenza tecnica d'ufficio sono

disciplinati, ove occorra, nel regolamento di cui al regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, tenendo conto della

specificità del processo amministrativo in relazione alle esigenze di celerità e concentrazione del giudizio.

4. Il primo periodo del terzo comma dell'art. 7 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, è sostituito dal seguente:

"Il tribunale amministrativo regionale, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni

relative all'eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri

diritti patrimoniali consequenziali.

5. Sono abrogati l'articolo 13 della legge 19 febbraio 1992, n. 142, e ogni altra disposizione che prevede la

devoluzione al giudice ordinario delle controversie sul risarcimento del danno conseguente all'annullamento di

atti amministrativi (1).

(1) Articolo sostituito dall'articolo 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205. 71

L 21 2000, . 205 ( G . U ., 26 , . 173).

EGGE LUGLIO N IN AZZ FF LUGLIO N

- D .

ISPOSIZIONI IN MATERIA DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

Preambolo

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

Il Presidente della Repubblica:

Promulga la seguente legge:

Articolo 1

Disposizioni sul processo amministrativo.

1. ( Omissis ). (1)

2. ( Omissis ). (2)

3. ( Omissis ). (3)

4. ( Omissis ). (4)

(1) Sostituisce i commi dal primo al quinto dell'art. 21 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

(2) Sostituisce il terzo comma dell'art. 44 del r.d. 26 giugno 1924, n. 1054.

(3) Aggiunge, in fine, tre commi all'art. 23 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

(4) Modifica l'art. 38 del r.d. 17 agosto 1907, n. 642.

Articolo 2

Ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Inserisce l'art. 21-bis, dopo l'art. 21 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

Articolo 3

Disposizioni generali sul processo cautelare.

1. ( Omissis ). (1)

2. ( Omissis ). (2)

3. Per l'impugnazione delle ordinanze già emanate alla data di entrata in vigore della presente legge il

termine di centoventi giorni decorre da quest'ultima data, sempre che ciò non comporti riapertura o

prolungamento del termine previsto dalla normativa anteriore.

4. Nell'ambito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica può essere concessa, a richiesta del

ricorrente, ove siano allegati danni gravi e irreparabili derivanti dall'esecuzione dell'atto, la sospensione dell'atto

medesimo. La sospensione è disposta con atto motivato del Ministero competente ai sensi dell'art. 8 del decreto

del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, su conforme parere del Consiglio di Stato.

(1) Sostituisce il settimo comma, inserendone altri otto, dell'art. 21 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

(2) Aggiunge un comma, dopo il secondo, all'art. 28 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

Articolo 4

Disposizioni particolari sul processo in determinate materie.

1. ( Omissis ). (1)

2. ( Omissis ). (2)

3. Nei giudizi ai sensi dell'art. 25, commi 5 e seguenti, della legge 7 agosto 1990, n. 241, il ricorrente può

stare in giudizio personalmente senza l'assistenza del difensore. L'amministrazione può essere rappresentata e

difesa da un proprio dipendente, purchè in possesso della qualifica di dirigente, autorizzato dal rappresentante

legale dell'ente.

(1) Inserisce l'art. 23-bis, dopo l'art. 23 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

(2) Abroga l'art. 19 del d.l. 25 marzo 1997, n. 67, conv., con modificazioni, in l. 23 maggio 1997, n. 135, e il

comma 27 dell'art. 1 della l. 31 luglio 1997, n. 249. 72

Articolo 5

Giudice unico delle pensioni.

1. In materia di ricorsi pensionistici, civili, militari e di guerra la Corte dei conti, in primo grado, giudica in

composizione monocratica, attraverso un magistrato assegnato alla sezione giurisdizionale regionale

competente per territorio, in funzione di giudice unico. In sede cautelare la Corte giudica sempre in

composizione collegiale.

2. Innanzi al giudice unico delle pensioni si applicano gli articoli 420, 421, 429, 430 e 431 del codice di

procedura civile.

3. Nel caso in cui il ricorrente risulti deceduto il giudice dichiara interrotto il giudizio e dispone la

comunicazione agli eredi ovvero la pubblicazione del relativo avviso nella Gazzetta Ufficiale , contenente i dati

anagrafici del ricorrente, il numero del ricorso e l'avvertenza che il giudizio deve essere riassunto entro il

termine di novanta giorni a pena di estinzione. Se nessuno degli eredi provvede a riassumere il giudizio entro

novanta giorni dalla pubblicazione del suddetto avviso il giudizio è dichiarato estinto. (1)

(1) Comma modificato dall'art. 299, d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, a decorrere dal 1° luglio 2002.

Articolo 6

Disposizioni in materia di giurisdizione.

1. Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie relative a

procedure di affidamento di lavori, servizi o forniture svolte da soggetti comunque tenuti, nella scelta del

contraente o del socio, all'applicazione della normativa comunitaria ovvero al rispetto dei procedimenti di

evidenza pubblica previsti dalla normativa statale o regionale.

2. Le controversie concernenti diritti soggettivi devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo

possono essere risolte mediante arbitrato rituale di diritto.

Articolo 7

Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80.

1. Al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, sono apportate le seguenti modificazioni:

a ) ( Omissis ). (1)

b ) ( Omissis ). (2)

c ) ( Omissis ). (3)

(1) Sostituisce l'art. 33 del d.lg. 31 marzo 1998, n. 80.

(2) Sostituisce l'art. 34 del d.lg. 31 marzo 1998, n. 80.

(3) Sostituisce l'art. 35 del d.lg. 31 marzo 1998, n. 80.

Articolo 8

Giurisdizione esclusiva.

1. Nelle controversie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, aventi ad oggetto

diritti soggettivi di natura patrimoniale, si applica il capo I del titolo I del libro IV del codice di procedura

civile. Per l'ingiunzione è competente il presidente o un magistrato da lui delegato. L'opposizione si propone

con ricorso.

2. Nelle controversie devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, aventi ad oggetti diritti

soggettivi di natura patrimoniale, il tribunale amministrativo regionale, su istanza di parte, dispone in via

provvisionale, con ordinanza provvisoriamente esecutiva, la condanna al pagamento di somme di denaro

quando, in ordine al credito azionato, ricorrono i presupposti di cui agli articoli 186- bis e 186- ter del codice di

procedura civile.

3. Al fine di cui al comma 2, il presidente del tribunale amministrativo regionale, ovvero il presidente della

sezione interna o della sezione distaccata, fissa su istanza di parte la discussione nella prima camera di consiglio

utile, e quando ciò non sia possibile, entro un termine di trenta giorni successivo al deposito del ricorso o

dell'istanza di parte se separata.

4. Il procedimento di cui ai commi 1 e 2 si applica anche al giudizio innanzi al Consiglio di Stato in sede di

appello. 73

Articolo 9

Decisioni in forma semplificata e perenzione dei ricorsi ultradecennali.

1. ( Omissis ). (1)

2. A cura della segreteria è notificato alle parti costituite, dopo il decorso di dieci anni dalla data di deposito

dei ricorsi, apposito avviso in virtù del quale è fatto onere alle parti ricorrenti di presentare nuova istanza di

fissazione dell'udienza con la firma delle parti entro sei mesi dalla data di notifica dell'avviso medesimo. I

ricorsi per i quali non sia stata presentata nuova domanda di fissazione vengono, dopo il decorso infruttuoso del

termine assegnato, dichiarati perenti con le modalità di cui all'ultimo comma dell'art. 26 della legge 6 dicembre

1971, n. 1034, introdotto dal comma 1 del presente articolo.

3. Le disposizioni concernenti le decisioni in forma semplificata e Ia perenzione dei ricorsi ultradecennali,

previste nei commi 1 e 2, si applicano anche ai giudizi innanzi alla Corte dei conti in materia di ricorsi

pensionistici, civili, militari e di guerra.

4. ( Omissis ). (2)

(1) Sostituisce l'ultimo comma, inserendone altri quattro, dell'art. 26 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

(2) Sostituisce il quinto comma dell'art. 31 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

Articolo 10

Esecuzione di sentenze non sospese dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei conti.

1. ( Omissis ). (1)

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel giudizio innanzi alle sezioni giurisdizionali

regionali della Corte dei conti per l'esecuzione delle sentenze emesse dalle sezioni medesime e non sospese

dalle sezioni giurisdizionali centrali d'appello della Corte dei conti; per l'esecuzione delle sentenze emesse da

queste ultime provvedono le stesse sezioni giurisdizionali centrali d'appello della Corte dei conti.

3. Ad eccezione di quanto disposto dall'art. 105, primo comma, del regolamento di procedura per i giudizi

innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, la disposizione di cui al

comma 1 si applica anche nei giudizi innanzi alle sezioni giurisdizionali centrali d'appello della Corte dei conti.

é abrogato l'art. 105, secondo comma, del citato regolamento approvato con regio decreto n. 1038 del 1933.

(1) Aggiunge un comma all'art. 33 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

Articolo 11

Rinvio delle controversie al tribunale amministrativo regionale.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Sostituisce il quarto comma dell'art. 35 della l. 6 dicembre 1971, n. 1034.

Articolo 12

Mezzi per l'effettuazione delle notifiche.

1. Il presidente del tribunale può disporre che la notifica del ricorso o di provvedimenti sia effettuata con

qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via telematica o telefax, ai sensi dell'art. 151 del codice di

procedura civile.

Articolo 13

Obbligo di permanenza nella sede di nomina per i presidenti di sezione del Consiglio di Stato e per i presidenti

dei tribunali amministrativi regionali.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Aggiunge un comma, dopo il quarto, all'art. 21 della l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 14

Aumento dell'organico dei magistrati e del personale amministrativo.

1. A decorrere dal 1° gennaio 2001, nella tabella A allegata alla legge 27 aprile 1982, n. 186, il numero dei

presidenti di sezione del Consiglio di Stato è aumentato di tre unità, quello dei consiglieri di Stato di dieci unità,

quello dei referendari dei tribunali amministrativi regionali di sessanta unità. 74

2. A decorrere dalla stessa data di cui al comma 1, la dotazione organica del personale amministrativo del

Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali e aumentata nella misura complessiva di quaranta

unità, da ripartire tra le sedi interessate dagli aumenti di cui al medesimo comma 1.

3. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di lire 16.600 milioni annue a decorrere

dall'anno 2001.

Articolo 15

Pubblicità dei pareri del Consiglio di Stato.

1. I pareri del Consiglio di Stato sono pubblici e recano l'indicazione del presidente del collegio e

dell'estensore.

Articolo 16

Integrazione dell'istruttoria mediante consulenza tecnica.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Modifica il primo comma dell'art. 44 del r.d. 26 giugno 1924, n. 1054.

Articolo 17

Ufficio del segretariato generale della giustizia amministrativa.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Sostituisce l'art. 4 della l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 18

Modificazione della composizione del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

1. ( Omissis ). (1)

2. In sede di prima applicazione, i componenti di cui all'art. 7, comma 1, lettera d ), della legge 27 aprile

1982, n. 186, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, entrano a far parte del consiglio di presidenza

in carica alla data di entrata in vigore della presente legge. Il mandato cessa alla scadenza del consiglio stesso.

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge si applicano, in quanto compatibili, al

consiglio di presidenza della Corte dei conti le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.

4. Per le finalità previste dal comma 1, è autorizzata la spesa di lire 470 milioni annue per l'anno 2000 e di

lire 940 milioni annue a decorrere dall'anno 2001.

(1) Sostituisce l'art. 7 della l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 19

Carichi di lavoro dei magistrati.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Aggiunge il numero 6-bis), primo comma, all'art. 13 della l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 20

Autonomia finanziaria del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali.

1. ( Omissis ). (1)

(1) Inserisce l'art. 53-bis, dopo l'art. 53 della l. 27 aprile 1982, n. 186.

Articolo 21

Estensione ai magistrati amministrativi della facoltà prevista dall'art. 7, comma 1, della legge 21 febbraio

1990, n. 36, per i magistrati dell'ordine giudiziario.

1. La disposizione contenuta nel comma 1 dell'art. 7 della legge 21 febbraio 1990, n. 36, si applica anche nei

confronti dei magistrati amministrativi di cui alla legge 27 aprile 1982, n. 186, nonchè dei magistrati della Corte

dei conti. 75

Articolo 22

Copertura finanziaria.

1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in lire 470 milioni per l'anno 2000 ed in

lire 17.540 milioni annue a decorrere dal 2001, si provvede mediante corrispondente riduzione dello

stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte

corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della

programmazione economica per l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 470 milioni per

l'anno 2000, l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;

quanto a lire 15.800 milioni per gli anni 2001 e 2002, l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro, del

bilancio e della programmazione economica; quanto a lire 31 milioni ed a lire 1.740 milioni, rispettivamente,

per gli anni 2001 e 2002, l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia; quanto a lire 639 milioni per

l'anno 2001 l'accantonamento relativo al Ministero dei trasporti e della navigazione; quanto a lire 1.070 milioni

per l'anno 2001 l'accantonamento relativo al Ministero delle politiche agricole e forestali.

2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con

propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 76

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 2002, . 115 ( S .

MAGGIO N IN UPPL ORDINARIO

. 126 G . U ., 15 , . 139). - T

N ALLA AZZ FF GIUGNO N ESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E

. (T.U. SPESE DI GIUSTIZIA)(Testo A).

REGOLAMENTARI IN MATERIA DI SPESE DI GIUSTIZIA

Art 13

………………………..

6-bis. Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato il contributo

dovuto è di euro 500; per i ricorsi previsti dall' articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 , per quelli

previsti dall' articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241 , per i ricorsi aventi ad oggetto il diritto di

cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di esecuzione della

sentenza o di ottemperanza del giudicato il contributo dovuto è di euro 250; per i ricorsi previsti dall’articolo

23-bis., comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, nonchè da altre disposizioni che richiamano il citato

articolo 23-bis, il contributo dovuto e` di euro 1.000; per i predetti ricorsi in materia di affidamento di lavori,

servizi e forniture, nonchè di provvedimenti delle Autorita`, il contributo dovuto e` di euro 2.000. L'onere

relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di

compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio. Ai fini predetti, la

soccombenza si determina con il passaggio in giudicato della sentenza. Non è dovuto alcun contributo per i

ricorsi previsti dall'articolo 25 della citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni

di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del

pubblico all'informazione ambientale (5) (6).

(5) Comma aggiunto dall'articolo 21 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223. Vedi, anche, il comma 4-bis del medesimo

articolo articolo 21.

(6) Comma modificato dall'articolo 1, comma 1307, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 77

L 27 1982, . 186 ( S . G . U ., 29 , . 117). - O

EGGE APRILE N IN UPPL ORDINARIO ALLA AZZ FF APRILE N RDINAMENTO

C

DELLA GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA E DEL PERSONALE DI SEGRETERIA ED AUSILIARIO DEL ONSIGLIO DI

S (1) (2).

TATO E DEI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI

TITOLO I

ORDINAMENTO DELLA GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA

CAPO I

CONSIGLIO DI STATO

Art.1

Composizione.

Il Consiglio di Stato è composto dal presidente del Consiglio di Stato, da presidenti di sezione e da consiglieri

di Stato, secondo la tabella A allegata alla presente legge.

Il Consiglio di Stato si divide in sei sezioni con funzioni consultive o giurisdizionali, oltre alla sezione

normativa istituita dall'articolo 17, comma 28, della legge 15 maggio 1997, n. 127 (1).

Ciascuna sezione consultiva è composta da due presidenti, di cui uno titolare, e da almeno nove consiglieri;

ciascuna sezione giurisdizionale è composta da due presidenti, di cui uno titolare, e da almeno dodici

consiglieri.

Per le sezioni consultive del Consiglio di Stato le deliberazioni sono valide se adottate con la presenza di

almeno quattro consiglieri; le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato pronunciano con l'intervento di uno

dei presidenti e di quattro consiglieri (2).

Il Presidente del Consiglio di Stato, con proprio provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il Consiglio di

Presidenza, individua le sezioni che svolgono funzioni giurisdizionali e consultive, determina le rispettive

materie di competenza e la composizione, nonché la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi

dell'articolo 5, primo comma (3).

(1) Comma modificato dall'articolo 54, comma 3, lettera a), del D.L. 25 giugno 2008, n.112, come modificato

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in sede di conversione.

(2) Vedi, anche, d.p.r. 25 novembre 1995, n. 580.

(3) Comma aggiunto dall'articolo 54, comma 3, lettera b), del D.L. 25 giugno 2008, n.112, come modificato

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in sede di conversione.

Art.2

Passaggio dalle sezioni consultive alle sezioni giurisdizionali.

Il presidente del Consiglio di Stato, all'inizio di ogni anno, stabilisce la composizione delle sezioni consultive e

delle sezioni giurisdizionali sulla base dei criteri fissati dal consiglio di presidenza anche per consentire

l'avvicendamento dei magistrati fra le sezioni consultive e le sezioni giurisdizionali, nonché l'avvicendamento

nell'ambito delle sezioni consultive e delle sezioni giurisdizionali.

I presidenti delle sezioni giurisdizionali determinano, all'inizio di ogni anno, il calendario delle udienze e,

all'inizio di ogni trimestre, la composizione dei collegi giudicanti, sulla base dei criteri fissati dal consiglio di

presidenza.

Qualora manchi in una sezione consultiva o in una sezione giurisdizionale il numero dei consiglieri necessario

per deliberare, il presidente del Consiglio di Stato provvede alla supplenza con consiglieri appartenenti

rispettivamente ad altre sezioni consultive o giurisdizionali.

Art.3

Adunanza generale.

L'adunanza generale del Consiglio di Stato è convocata dal presidente del Consiglio di Stato, che la presiede, ed

è composta da tutti i magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato.

Le funzioni di segretario sono svolte dal segretario generale del Consiglio di Stato o, in caso di sua assenza o

impedimento, dal consigliere di Stato meno anziano nella qualifica fra i presenti. 78

Art.4

Ufficio del segretariato generale della giustizia amministrativa.

1. L'ufficio del segretariato generale è composto dal segretario generale nonché, con competenza per i rispettivi

istituti, dal segretario delegato per il Consiglio di Stato e dal segretario delegato per i tribunali amministrativi

regionali.

2. Il segretario generale e i segretari delegati assistono il presidente del Consiglio di Stato nell'esercizio delle

sue funzioni e svolgono, ciascuno per le proprie competenze, gli altri compiti previsti dalle norme vigenti per il

segretario generale del Consiglio di Stato.

3. L'incarico di segretario generale è conferito ad un consigliere di Stato, con decreto del Presidente del

Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio di Stato, sentito il consiglio di presidenza.

4. Gli incarichi di segretario delegato sono conferiti dal presidente del Consiglio di Stato, sentito il consiglio di

presidenza, rispettivamente ad un consigliere di Stato e ad un consigliere di tribunale amministrativo regionale.

5. Gli incarichi, salvo provvedimento motivato di revoca, cessano al compimento di cinque anni dal

conferimento e non sono rinnovabili.

6. In caso di assenza o di impedimento, i segretari sono sostituiti, con provvedimento del presidente del

Consiglio di Stato, da altro magistrato incaricato di esercitarne temporaneamente le funzioni.

7. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede nei limiti degli ordinari stanziamenti di

bilancio (1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 17, l. 21 luglio 2000, n. 205.

Art.5

Adunanza plenaria.

L'adunanza plenaria è presieduta dal presidente del Consiglio di Stato ed è composta da dodici magistrati del

Consiglio di Stato scelti dal Presidente del Consiglio di Stato, sentito il Consiglio di Presidenza (1).

Con le medesime modalità sono designati i membri supplenti, [in modo da assicurare in ogni caso la presenza

di quattro consiglieri per ciascuna sezione giurisdizionale] (2).

In caso di assenza e di impedimento, il presidente del Consiglio di Stato è sostituito dal presidente di sezione

giurisdizionale più anziano nella qualifica; gli altri componenti dell'adunanza plenaria, in caso di assenza o di

impedimento, sono sostituiti dal magistrato più anziano nella qualifica della rispettiva sezione.

(1) Comma modificato dall'articolo 54, comma 3, lettera c), del D.L. 25 giugno 2008, n.112, come modificato

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in sede di conversione.

(2) Comma modificato dall'articolo 54, comma 3, lettera d), del D.L. 25 giugno 2008, n.112, come modificato

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in sede di conversione.

CAPO II

TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI

Art.6

Composizione dei tribunali amministrativi regionali.

I tribunali amministrativi regionali sono composti da: presidenti di tribunale, consiglieri, primi referendari e

referendari, secondo la tabella A allegata alla presente legge.

Ai consiglieri di tribunale amministrativo regionale possono essere conferite le funzioni di presidente di sezione

secondo quanto previsto al successivo comma quinto.

I tribunali amministrativi regionali possono essere divisi in più sezioni, ciascuna composta da non meno di

cinque magistrati.

Per l'istituzione di nuove sezioni staccate, in aggiunta a quelle previste dall'articolo 1, commi terzo, quarto e

quinto, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, si provvede mediante legge.

Nei tribunali divisi in sezioni, il presidente del tribunale presiede la prima sezione; le altre sezioni, ivi comprese

quelle staccate, sono presiedute da un consigliere di tribunale amministrativo regionale, al quale le funzioni di

presidente di sezione sono conferite, con il consenso, dal consiglio di presidenza, tenuto conto anche dell'ordine

risultante dal ruolo di anzianità. Tali funzioni cessano con il trasferimento ad altra sede o a domanda. Le sezioni

79

istituite nel tribunale amministrativo regionale del Lazio sono presiedute da presidenti di tribunale

amministrativo regionale.

I tribunali amministrativi regionali e le sezioni pronunciano con l'intervento del presidente e di due componenti.

Il presidente del tribunale amministrativo regionale, all'inizio di ogni anno, stabilisce il calendario delle udienze

e, all'inizio di ogni trimestre, la composizione dei collegi giudicanti, in base ai criteri di massima stabiliti dal

consiglio di presidenza.

Nei tribunali amministrativi regionali divisi in sezioni, il presidente del tribunale, all'inizio di ogni anno,

stabilisce la composizione di ciascuna sezione in base a criteri fissati dal consiglio di presidenza per assicurare

l'avvicendamento dei magistrati tra le sezioni stesse.

Il presidente di ciascuna sezione, all'inizio di ogni anno, stabilisce il calendario delle udienze e, all'inizio di ogni

trimestre, la composizione dei collegi giudicanti in base ai criteri di massima stabiliti dal consiglio di

presidenza.

In caso di assenza o di impedimento di magistrati, si applica l'articolo 7 del decreto del Presidente della

Repubblica 21 aprile 1973, n. 214.

In caso di assenza o di impedimento del presidente del tribunale amministrativo regionale o del presidente della

sezione del tribunale amministrativo regionale, ovvero in caso di vacanza temporanea, le funzioni di presidente

sono esercitate dal magistrato che ricopre la più elevata qualifica e, in caso di parità, dal più anziano nella

qualifica.

CAPO I

CONSIGLIO DI PRESIDENZA

Art.7

Composizione del consiglio di presidenza (1).

1. In attesa del generale riordino dell'ordinamento della giustizia amministrativa sulla base della unicità di

accesso e di carriera, con esclusione di automatismi collegati all'anzianità di servizio, il consiglio di presidenza

è costituito con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri.

Esso ha sede in Roma, presso il Consiglio di Stato, ed è composto:

a) dal presidente del Consiglio di Stato, che lo presiede;

b) da quattro magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato;

c) da sei magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali;

d) da quattro cittadini eletti, due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica a maggioranza

assoluta dei rispettivi componenti, tra i professori ordinari di università in materie giuridiche o gli avvocati con

venti anni di esercizio professionale;

e) da due magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato con funzioni di supplenti dei componenti di cui alla

lettera b);

f) da due magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali, con funzioni di supplenti dei

componenti di cui alla lettera c).

2. All'elezione dei componenti di cui alle lettere b) ed e) del comma 1, nonché di quelli di cui alle lettere c) e f)

del medesimo comma, partecipano, rispettivamente, i magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato e presso

i tribunali amministrativi regionali, senza distinzione di categoria, con voto personale, segreto e diretto.

3. I componenti elettivi durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

4. Omissis (2).

5. I componenti di cui al comma 1, lettera d), non possono esercitare alcuna attività suscettibile di interferire

con le funzioni del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali. Ad essi si applica il disposto

dell'articolo 12 della legge 13 aprile 1988, n. 117.

6. I membri supplenti partecipano alle sedute del consiglio di presidenza in caso di assenza o impedimento dei

componenti effettivi.

7. Il vice presidente, eletto dal consiglio tra i componenti di cui al comma 1, lettera d), sostituisce il presidente

ove questi sia assente o impedito.

8. In caso di parità prevale il voto del presidente.

(1) Articolo sostituito dall'articolo 18 della legge 21 luglio 2000, n. 205. 80

(2) Comma abrogato dall'articolo 1 del D.Lgs. 7 febbraio 2006, n. 62, che ha recepito le disposizioni di cui

all'articolo 2, comma 17 della legge 25 luglio 2005, n. 150.

Art.8

Ineleggibilità.

Non sono eleggibili al consiglio di presidenza i magistrati che, al momento della indizione delle elezioni, non

esercitano funzioni istituzionali.

Non possono essere eletti componenti del consiglio di presidenza, e sono altresì esclusi dal voto, i magistrati ai

quali sia stata inflitta, a seguito di giudizio disciplinare, una sanzione più grave dell'ammonimento.

Sono tuttavia eleggibili, ed hanno altresì diritto al voto, i magistrati sottoposti a censura, quando dalla data del

relativo provvedimento siano trascorsi almeno tre anni e non sia intervenuta altra sanzione disciplinare.

Art.9

Elezione del consiglio di presidenza e proclamazione degli eletti.

Per l'elezione dei componenti elettivi del consiglio di presidenza è istituito presso il Consiglio di Stato l'ufficio

elettorale nominato dal presidente del Consiglio di Stato e composto da un presidente di sezione del Consiglio

stesso o da un presidente di tribunale amministrativo regionale, che lo presiede, nonché dai due consiglieri più

anziani nella qualifica in servizio presso il Consiglio di Stato.

Le elezioni hanno luogo entro tre mesi dallo scadere del precedente consiglio e sono indette con decreto del

presidente del Consiglio di Stato, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale almeno trenta giorni prima della data

stabilita. Esse si svolgono in un giorno festivo dalle ore 9 alle ore 21.

Ciascun elettore può votare per un solo componente titolare e per un solo componente supplente; i voti

eventualmente espressi oltre tale numero sono nulli. Ai componenti elettivi si applica il comma 2-bis dell'

articolo 10 della legge 13 aprile 1988, n. 117 . In caso di dimissioni o di cessazione di uno o più membri elettivi

dall'incarico per qualsiasi causa nel corso del quadriennio, sono indette elezioni suppletive tra i magistrati

appartenenti al corrispondente gruppo elettorale per designare, per il restante periodo, il sostituto del membro

decaduto o dimessosi (1).

Le schede - distinte per ciascun gruppo elettorale - devono essere preventivamente controfirmate dai

componenti dell'ufficio elettorale, e devono essere riconsegnate chiuse dall'elettore.

Ultimate le votazioni, l'ufficio elettorale procede immediatamente allo spoglio delle schede e proclama eletti i

magistrati che nell'ambito di ciascun gruppo elettorale hanno riportato il maggior numero di voti. A parità di

voti, è eletto il più anziano di età.

(1) Comma modificato dall'articolo 1 del D.Lgs.7 febbraio 2006, n. 62, che ha recepito le disposizioni di cui

all'articolo 2, comma 17 della legge 25 luglio 2005, n. 150.

Art.10

Contestazioni e reclami.

L'ufficio elettorale decide a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto, nonché su

quelle relative alla validità delle schede, dandone atto nel verbale delle operazioni elettorali.

I reclami relativi alla eleggibilità e alle operazioni elettorali vanno indirizzati al consiglio di presidenza e

debbono pervenire alla segreteria di quest'ultimo entro il quindicesimo giorno successivo alla proclamazione

dei risultati. Essi non hanno effetto sospensivo.

Il consiglio di presidenza decide sui reclami nella sua prima adunanza.

Art.11

Scioglimento del consiglio di presidenza.

Il consiglio di presidenza, qualora ne sia impossibile il funzionamento, è sciolto con decreto del Presidente della

Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei

ministri.

Le nuove elezioni sono indette entro un mese dalla data di scioglimento. 81

Art.12

Validità delle deliberazioni e convocazioni.

Per la validità delle deliberazioni del consiglio di presidenza è necessaria la presenza di almeno nove

componenti.

Le deliberazioni sono prese a maggioranza e a voto palese; in caso di parità, prevale il voto del presidente.

Il consiglio delibera a scrutinio segreto sui provvedimenti riguardanti persone e lo stato giuridico dei magistrati.

Delibera altresì a scrutinio segreto su richiesta di almeno quattro componenti presenti.

Il consiglio di presidenza è convocato dal presidente o, in sua assenza, dal vice presidente, anche su richiesta di

almeno un terzo dei suoi componenti.

Art.13

Attribuzioni del consiglio di presidenza.

Il consiglio di presidenza:

1) verifica i titoli di ammissione dei componenti eletti dai magistrati e decide sui reclami attinenti alle elezioni;

2) disciplina con regolamento interno il funzionamento del consiglio;

3) formula proposte per l'adeguamento e l'ammodernamento delle strutture e dei servizi, sentiti i presidenti dei

tribunali amministrativi regionali;

4) predispone elementi per la redazione della relazione del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al

successivo articolo 31;

5) stabilisce i criteri di massima per la ripartizione degli affari consultivi e dei ricorsi rispettivamente tra le

sezioni consultive e tra quelle giurisdizionali del Consiglio di Stato;

6) stabilisce i criteri di massima per la ripartizione dei ricorsi nell'ambito dei tribunali divisi in sezioni;

6-bis) determina i criteri e le modalità per la fissazione dei carichi di lavoro dei magistrati (1).

Esso inoltre delibera:

1) sulle assunzioni, assegnazioni di sedi e di funzioni, trasferimenti, promozioni, conferimento di uffici direttivi

e su ogni altro provvedimento riguardante lo stato giuridico dei magistrati;

2) sui provvedimenti disciplinari riguardanti i magistrati;

3) sul conferimento ai magistrati stessi di incarichi estranei alle loro funzioni, in modo da assicurare un'equa

ripartizione sia degli incarichi, sia dei relativi compensi;

4) sulle piante organiche del personale di magistratura dei tribunali amministrativi regionali e sulla eventuale

divisione in sezioni dei tribunali stessi;

5) sulla dispensa, in casi eccezionali e per motivate ragioni, dalla osservanza dell'obbligo di cui al successivo

articolo 26, sempre che la assegnazione di sede non sia avvenuta a domanda;

6) sulle piante organiche del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali

amministrativi regionali, sentito il consiglio di amministrazione;

7) sui criteri per la formazione delle commissioni speciali;

8) sul collocamento fuori ruolo;

9) su ogni altra materia ad esso attribuita dalla legge.

I provvedimenti riguardanti lo stato giuridico dei magistrati sono adottati con decreto del Presidente della

Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. I provvedimenti di cui ai numeri 3), 5) e 7)

sono adottati con decreto del presidente del Consiglio di Stato; quelli di cui ai numeri 6) e 8) con decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri; quelli di cui al n. 4), nonché quelli di cui all'articolo 20, con decreto del

Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri.

Ai magistrati di cui alla presente legge si applica l'articolo 5 del testo unico 26 giugno 1924, n. 1054. Il parere

del Consiglio di Stato in adunanza generale è richiesto dal consiglio di presidenza.

Il consiglio di presidenza può disporre ispezioni sui servizi di segreteria del Consiglio di Stato e dei tribunali

amministrativi regionali, affidandone l'incarico ad uno dei suoi componenti.

(1) Numero aggiunto dall'art. 19, l. 21 luglio 2000, n. 205. 82

TITOLO II

PERSONALE DI MAGISTRATURA

CAPO I

DISTINZIONE PER FUNZIONI E QUALIFICHE

Art.14

Qualifiche.

I magistrati di cui alla presente legge si distinguono in:

1) presidente del Consiglio di Stato;

2) presidenti di sezione del Consiglio di Stato; presidenti di tribunale amministrativo regionale;

3) consiglieri di Stato;

4) consiglieri di tribunale amministrativo regionale, primi referendari e referendari.

Art.15

Funzioni dei magistrati amministrativi.

Sono magistrati con funzioni direttive quelli di cui ai numeri 1) e 2) dell'articolo precedente.

I magistrati di cui al n. 2) dell'articolo precedente escrcitano le loro funzioni presso il Consiglio di Stato o

presso i tribunali amministrativi regionali.

I magistrati di cui al n. 3) dell'articolo precedente esercitano funzioni giurisdizionali o consultive presso il

Consiglio di Stato.

I magistrati di cui al n. 4) dell'articolo precedente esercitano funzioni giurisdizionali presso i tribunali

amministrativi regionali.

I consiglieri di tribunale amministrativo regionale esercitano, altresì, le funzioni di presidente delle sezioni

staccate e di quelle previste dall'articolo 6, secondo e quinto comma, della presente legge.

CAPO II

AMMISSIONE IN SERVIZIO, PROGRESSIONE E RUOLI ORGANICI

Art.16

Ammissione alla magistratura amministrativa.

I posti di referendario del ruolo dei magistrati amministrativi sono conferiti in base a pubblico concorso per

titoli ed esami, al quale possono partecipare gli appartenenti alle categorie indicate nel primo comma

dell'articolo 14 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, che non abbiano superato il quarantacinquesimo anno di

età.

Il concorso è disciplinato dall'articolo 14 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e dal decreto del Presidente

della Repubblica 21 aprile 1973, n. 214.

La commissione esaminatrice è nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il

consiglio di presidenza, ed è composta da un presidente di sezione del Consiglio di Stato o qualifica equiparata,

che la presiede, da un consigliere di Stato, da un consigliere di tribunale amministrativo regionale e da due

professori universitari ordinari di materie giuridiche.

Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario dirigente del ruolo del personale di segreteria in servizio

presso il Consiglio di Stato.

Art.17

Nomina a primo referendario.

Le qualifiche di consigliere di tribunale amministrativo regionale, di primo referendario e di referendario sono

rese cumulative in un'unica dotazione organica.

I referendari, al compimento di quattro anni di anzianità nella qualifica, conseguono la nomina a primo

referendario, previo giudizio di non demerito espresso dal consiglio di presidenza e secondo l'ordine di

precedenza risultante dal ruolo di anzianità.

Alla nomina si provvede con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio

dei ministri. 83

La nomina produce effetti giuridici ed economici dal giorno in cui il magistrato ha maturato l'anzianità

prescritta.

Art.18

Nomina a consigliere di tribunale amministrativo regionale.

I primi referendari, al compimento di quattro anni di anzianità nella qualifica, conseguono la nomina a

consigliere di tribunale amministrativo regionale.

La nomina ha luogo previo giudizio di non demerito espresso dal consiglio di presidenza, e secondo l'ordine di

precedenza risultante dal ruolo di anzianità.

Alla nomina si provvede con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio

dei ministri.

La nomina produce effetti giuridici ed economici dal giorno in cui il magistrato ha maturato l'anzianità

prescritta.

Art.19

Nomina a consigliere di Stato.

I posti che si rendono vacanti nella qualifica di consigliere di Stato sono conferiti:

1) in ragione della metà, ai consiglieri di tribunale amministrativo regionale che ne facciano domanda e che

abbiano almeno quattro anni di effettivo servizio nella qualifica. La nomina ha luogo previo giudizio favorevole

espresso dal consiglio di presidenza a maggioranza dei suoi componenti, fermo restando il disposto di cui

all'articolo 12, primo comma, su proposta di una commissione formata dai componenti di cui al n. 2)

dell'articolo 7 e, tra i componenti di cui al n. 4) dello stesso articolo, da quello avente qualifica più elevata o, a

parità di qualifica, maggiore anzianità, in base alla valutazione dell'attività giurisdizionale svolta e dei titoli,

anche di carattere scientifico, presentati nonché dell'anzianità di servizio. I magistrati dichiarati idonei sono

nominati consiglieri di Stato, conservando, agli effetti del quarto comma dell'articolo 21, l'anzianità maturata

nella qualifica di consigliere di tribunale amministrativo regionale;

2) in ragione di un quarto, a professori universitari ordinari di materie giuridiche o ad avvocati che abbiano

almeno quindici anni di esercizio professionale e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, o

a dirigenti generali od equiparati dei Ministeri, degli organi costituzionali e delle altre amministrazioni

pubbliche nonché a magistrati con qualifica non inferiore a quella di magistrato di Corte d'appello o equiparata.

La nomina ha luogo con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri,

previo parere del consiglio di presidenza espresso come al precedente n. 1), contenente valutazioni di piena

idoneità all'esercizio delle funzioni di consigliere di Stato sulla base dell'attività e degli studi giuridico-

amministrativi compiuti e delle doti attitudinali e di carattere;

3) in ragione di un quarto, mediante concorso pubblico per titoli ed esami teorico-pratici, al quale possono

partecipare i magistrati dei tribunali amministrativi regionali con almeno un anno di anzianità, i magistrati

ordinari e militari con almeno quattro anni di anzianità, i magistrati della Corte dei conti, nonché gli avvocati

dello Stato con almeno un anno di anzianità, i funzionari della carriera direttiva del Senato della Repubblica e

della Camera dei deputati con almeno quattro anni di anzianità, nonché i funzionari delle Amministrazioni dello

Stato, anche ad ordinamento autonomo, e degli enti pubblici, con qualifica dirigenziale, appartenenti a carriere

per l'accesso alle quali sia richiesta la laurea in giurisprudenza. Il concorso è indetto dal presidente del

Consiglio di Stato nei primi quattro mesi dell'anno. I vincitori del concorso conseguono la nomina con

decorrenza dal 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui è indetto il concorso stesso (1) .

Con regolamento approvato dal Consiglio dei ministri, sentito il consiglio di presidenza, saranno stabilite le

norme di attuazione e le modalità di svolgimento del concorso. Nelle more dell'entrata in vigore del nuovo

regolamento, si continuano ad applicare gli articoli 3, 4, 5, 6 e 7 del regolamento 21 aprile 1942, n. 444 (2).

(1) Comma modificato dall'articolo 18 del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273.

(2) Vedi, ora, d.p.r. 17 gennaio 1983, n. 68. 84

Art.20

Posti vacanti.

I posti vacanti, che non siano coperti mediante le quote previste dall'articolo 19, possono essere portati in

aumento alle altre categorie, previa proposta del consiglio di presidenza, salvo riassorbimento negli anni

successivi.

Art.21

Nomina a presidente di sezione del Consiglio di Stato ed a presidente di tribunale amministrativo

regionale.

I consiglieri di Stato e i consiglieri di tribunale amministrativo regionale, al compimento di otto anni di

anzianità nelle rispettive qualifiche, conseguono la nomina alle qualifiche di cui al n. 2) del precedente articolo

14, nei limiti dei posti disponibili, previo giudizio di idoneità espresso dal consiglio di presidenza sulla base di

criteri predeterminati che tengano conto in ogni caso dell'attitudine all'ufficio direttivo e dell'anzianità di

servizio.

Sul conferimento delle funzioni e sull'assegnazione degli uffici di cui al comma precedente provvede il

consiglio di presidenza con il consenso degli interessati. Per i posti rimasti scoperti si provvede d'ufficio.

Limitatamente ai posti di presidente di sezione del Consiglio di Stato la nomina è riservata a coloro che hanno

prestato servizio per almeno due anni presso il Consiglio di Stato.

Limitatamente al conferimento della qualifica di presidente di tribunale amministrativo regionale viene

computata l'anzianità maturata nella qualifica di consigliere di tribunale amministrativo regionale.

La nomina a presidente di sezione del Consiglio di Stato e quella a presidente di tribunale amministrativo

regionale comportano l'obbligo, per il nominato, di permanere nella sede di assegnazione per un periodo non

inferiore a tre anni, salvo il caso di trasferimento d'ufficio disposto in applicazione delle norme in materia. Per

lo stesso periodo non è consentito il collocamento fuori ruolo del magistrato. La nomina può non essere

disposta nei confronti di magistrati il cui periodo di permanenza in servizio, fino al collocamento a riposo per

raggiunti limiti di età, sia inferiore a tre anni dalla data di conferimento dell'incarico (1).

I consiglieri di Stato e i consiglieri di tribunale amministrativo regionale, al compimento dell'anzianità di otto

anni nella qualifica, conseguono il trattamento economico inerente alla qualifica di magistrato di cassazione con

funzioni direttive superiori.

Nei confronti dei consiglieri di Stato in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, resta fermo,

ai fini della nomina alle qualifiche direttive, l'ordine di collocamento in ruolo esistente, anche in applicazione

dell'articolo 50, terzo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, alla data medesima. I consiglieri di Stato,

che non siano in possesso dell'anzianità prescritta dal primo comma, sono valutati, indipendentemente

dall'anzianità predetta, prima dei consiglieri che li seguono nel ruolo.

I magistrati del Consiglio di Stato e i magistrati dei tribunali amministrativi regionali possono rinunciare al

turno di conferimento delle funzioni direttive previste dal secondo comma del presente articolo; il conferimento

delle funzioni può essere disposto nei turni successivi, fermo il limite dei posti disponibili, con il consenso degli

interessati e con collocamento in ruolo nella stessa posizione che avrebbero occupato in mancanza di rinuncia.

(1) Comma aggiunto dall'art. 13, l. 21 luglio 2000, n. 205.

Art.22

Nomina del presidente del Consiglio di Stato.

Il presidente del Consiglio di Stato è nominato tra i magistrati che abbiano effettivamente esercitato per almeno

cinque anni funzioni direttive, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del

Consiglio dei ministri previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del consiglio di

presidenza.

In caso di vacanza del posto le funzioni del presidente del Consiglio di Stato sono esercitate dal presidente di

sezione del Consiglio di Stato più anziano nella qualifica.

La nomina del presidente del Consiglio di Stato ha luogo entro e non oltre trenta giorni dalla vacanza del posto.

85

Art.23

Ruolo dei magistrati amministrativi.

La tabella A allegata alla presente legge sostituisce la tabella organica del personale di magistratura del

Consiglio di Stato, allegata alla legge 21 dicembre 1950, n. 1018, e modificata dalla legge 6 dicembre 1971, n.

1034, nonché quella di cui all'articolo 12, lettera c), della suddetta legge n. 1034.

Nel ruolo del personale di magistratura sono collocati, secondo l'ordine seguente:

1) nella qualifica di presidente del Consiglio di Stato, il presidente del Consiglio di Stato;

2) nelle qualifiche di presidente di sezione del Consiglio di Stato ed equiparate, i magistrati del Consiglio di

Stato con qualifica di presidente di sezione;

3) nella qualifica di consigliere di Stato, anche in soprannumero, i consiglieri, i primi referendari e i referendari

del Consiglio di Stato. I predetti primi referendari e referendari sono nominati consiglieri di Stato a decorrere

dalla data di entrata in vigore della presente legge;

4) nella qualifica di consigliere di tribunale amministrativo regionale, i consiglieri di tribunale amministrativo

regionale;

5) nelle qualifiche di primo referendario e di referendario, i primi referendari e i referendari dei tribunali

amministrativi regionali.

I collocamenti in ruolo di cui al comma precedente sono effettuati sulla base dell'ordine di iscrizione nei ruoli di

provenienza e col riconoscimento delle anzianità di carriera e di qualifica acquisite.

Ai magistrati dei tribunali amministrativi regionali che alla data di entrata in vigore della presente legge

abbiano già conseguito la qualifica di consigliere di tribunale amministrativo regionale continua ad applicarsi la

disposizione di cui all'articolo 17 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034.

Salvo quanto previsto nel quarto comma del precedente articolo 21 i primi referendari e i referendari dei

tribunali amministrativi regionali in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano

all'atto della nomina a consigliere di Stato l'anzianità acquisita nella qualifica di consigliere di tribunale

amministrativo regionale, nel limite di cinque anni, fatta salva la valutazione degli effetti economici, e

prendono posto nel ruolo secondo la predetta anzianità.

Ai primi referendari, ai referendari del Consiglio di Stato ed ai consiglieri di Stato in possesso di tale qualifica

alla data dell'entrata in vigore della presente legge, che sarebbero superati nel ruolo dai primi referendari e dai

referendari dei tribunali amministrativi regionali per effetto dell'abbreviazione del periodo di anzianità prevista

dagli articoli 17, 18 e 50 della presente legge, è riconosciuta l'anticipazione della data della nomina, ai soli

effetti giuridici, sufficiente e necessaria ad evitare il predetto superamento. In nessun caso, però, i referendari e

i primi referendari del Consiglio di Stato, nominati consiglieri ai sensi del secondo comma, n. 3), del presente

articolo, possono conseguire la nomina alle qualifiche direttive se non abbiano effettivamente svolto funzioni di

istituto per almeno otto anni complessivi. Tale anticipazione della nomina non comporta il superamento in

ruolo dei consiglieri di tribunale amministrativo regionale in possesso di tale qualifica alla data di entrata in

vigore della presente legge.

Per i consiglieri di tribunale amministrativo regionale pervenuti a tale qualifica a norma dell'articolo 16,

secondo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, la retrodatazione della nomina prevista dall'articolo 51,

primo comma, della presente legge non comporta anteposizione in ruolo rispetto ai consiglieri di Stato che alla

data di entrata in vigore della presente legge godevano di una maggiore anzianità nella qualifica. A tal fine la

data della nomina di questi ultimi è anticipata, ai soli effetti giuridici, nella misura necessaria e sufficiente ad

evitare che i predetti consiglieri di tribunale amministrativo regionale li superino nel ruolo.

CAPO III

GARANZIE, INCOMPATIBILITÀ, TRATTAMENTO ECONOMICO

Art.24

Garanzie.

I magistrati amministrativi non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altra sede o

funzione se non a seguito di deliberazione del consiglio di presidenza, adottata o con il loro consenso o per i

motivi stabiliti dalla legge. 86

Art.25

Trasferimento d'ufficio.

I trasferimenti d'ufficio possono essere disposti esclusivamente nelle ipotesi e con i criteri stabiliti dalla legge.

Qualora un tribunale amministrativo regionale non possa funzionare per mancanza del numero di magistrati

necessari a formare il collegio giudicante, il consiglio di presidenza provvede mediante invio in missione, con il

loro consenso, di magistrati che prestano servizio presso altro tribunale. In difetto si provvede d'ufficio

nell'ambito dei tribunali più vicini, seguendo il criterio della minore anzianità nella qualifica.

I magistrati di cui al precedente comma continuano a prestare servizio presso il tribunale di provenienza ed

hanno diritto per tutta la durata dell'incarico alla indennità di missione intera.

Art.26

Obbligo di residenza.

I magistrati amministrativi hanno l'obbligo di risiedere stabilmente in un comune della regione ove ha sede

l'ufficio presso il quale esercitano le loro funzioni.

Art.27

Collocamento a riposo per limiti di età.

Si applicano ai magistrati amministrativi le disposizioni previste per i magistrati ordinari in materia di

collocamento a riposo per raggiunti limiti di età.

Art.28

Incompatibilità di funzioni.

Ai magistrati amministrativi si applicano, anche per quanto riguarda l'esercizio di compiti diversi da quelli

istituzionali e l'accettazione di incarichi di qualsiasi specie, le cause di incompatibilità e di ineleggibilità

previste per i magistrati ordinari.

È abrogato l'articolo 6 del regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e successive modificazioni.

Art.29

Collocamento fuori ruolo.

Il collocamento fuori ruolo può essere disposto soltanto per i magistrati che abbiano svolto funzioni di istituto

per almeno quattro anni.

Fermo restando il disposto di cui al quinto comma dell'articolo 2 della legge 21 dicembre 1950, n. 1018, la

permanenza fuori ruolo non può avere durata superiore a tre anni consecutivi e non è consentito, dopo il

triennio, un nuovo collocamento fuori ruolo se non dopo due anni di effettivo esercizio delle funzioni di istituto.

È consentito il collocamento fuori ruolo solo per lo svolgimento di funzioni giuridico-amministrative presso le

amministrazioni dello Stato, ovvero enti od organismi internazionali ai sensi della legge 27 luglio 1962. n.

1114.

In nessun caso è consentito il collocamento fuori ruolo dei magistrati oltre le 20 unità.

Art.30

Trattamento economico.

Si applicano ai magistrati amministrativi le norme di legge previste per i magistrati ordinari in materia di

trattamento economico onnicomprensivo, di prima sistemazione e di trasferimento, nonché di indennità di

missione.

CAPO IV

SORVEGLIANZA E DISCIPLINA

Art.31

Sorveglianza.

Il Presidente del Consiglio dei ministri esercita l'alta sorveglianza su tutti gli uffici e su tutti i magistrati e

riferisce annualmente al Parlamento con una relazione sullo stato della giustizia amministrativa e sugli incarichi

conferiti a norma del terzo comma del precedente articolo 29.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Amministrativo II, tenute dal Prof. Leonardo Ferrara nell'anno accademico 2010.
Il documento riporta il testo del materiale normativo che verrà usato nel corso, tra cui:
- Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali
- Trattato UE
- Costituzione Italiana
- legge abolizione del contenzioso amministrativo
- legge di istituzione dei TAR
- leggi che disciplinano il processo amministrativo
- leggi che si occupano della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ferrara Leonardo.

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