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Sicilia nella stampa

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento propone un'interessante excursus riguardo la rappresentazione della Sicilia nei giornali locali e nazionali.... Vedi di più

Esame di Sociologia della Devianza docente Prof. C. Rinaldi

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ESTRATTO DOCUMENTO

i due poli finora rimasto latente, ora ha raggiunto livelli allarmanti. Vengono riportate le

dichiarazioni dei deputati di Forza Italia che sollecitano un intervento del presidente del

consiglio Amato, per riconoscere agli autotrasportatori in lotta tutto ciò che è possibile

concedere loro e sbloccare una situazione ormai drammatica. Si riportano alcune delle

repliche dei senatori siciliani dei Ds:

“Il Polo la smetta di soffiare sul fuoco di una protesta minoritaria e si assuma le sue gravi

responsabilità nella gestione del governo della Regione Siciliana”[6-10-2000]

“ Di questo comportamento suicida stanno infatti pagando le spese i cittadini e gli operatori

economici di tutta l’isola.”[6-10-2000]

Viene sottolineata la posizione dell’On. Scozzari del Ppi, che anche se deputato del

centrosinistra, è su posizioni diverse da quelle espresse dai senatori diessini e chiede:

“un attenzione particolare per le legittime e fondate richieste dei camionisti siciliani”[6-10-

2000]

La Sicilia si contraddistingue altresì avere enfatizzato il ruolo dei prefetti nel facilitare le

mediazioni tra le istituzioni. Emerge la tradizionale figura istituzionale del Prefetto come

autorità che in nome dello stato interviene per risolvere le controversie locali. Una figura

istituzionale a cui le parti attribuiscono fiducia perché in grado di mediare fra gli individui in

vista di un bene comune e che compensa la sfiducia nella capacità dei Siciliani di

autogovernarsi:

“Soltanto ieri sera, con la mediazione del prefetto di Catania, Blonda, e dell’assessore

regionale ai Trasporti, Rotella, si è aperto un varco” [3-10-2000]

“Problemi complessi, come si vede, che necessitano di una soluzione complessa. «Stasera -

riassume infine il prefetto Blonda - si sono valutate le proposte, già note, provenienti dagli

autostrasportatori e dalla committenza”[La Sicilia 4/10/2000]

Ma la richiesta di defiscalizzazione viene inquadrata dal quotidiano non come un fatto

contingente, ma legata a quel sogno energetico siciliano che segue un andamento oscillante .

84

Il caro petrolio di questo periodo ha fatto riesplodere il sogno coltivato da almeno

cinquant’anni:

“Ora siamo di nuovo in piena febbre, alimentata anche dallo stesso governo regionale in

contrapposizione con quello nazionale. Ente vertenza Ragusa, Unione petrolifera siciliana,

autotrasportatori, pescatori, tutti insieme ad agitare la rivendicazione della defiscalizzazione

dei prodotti petroliferi. Ma è necessario capire, oggettivamente, quanto la febbre e il sogno

corrispondano alla realtà.”[6-10-2000]

Il 7 ottobre, il giorno dopo l’incontro tra il ministro Bersani e il governo regionale, tutti i

quotidiani esaminati riportano la notizia dell’esito dell’incontro ma con sfumature differenti.

Se per il Giornale di Sicilia l’esito dell’incontro viene presentato come una vittoria poiché il

governo nazionale ha accettato l’80% delle richieste degli autotrasportatori, per La Sicilia si è

trattato di un fallimento:

“Fallisce l’incontro tra il ministro dei Trasporti, Pierluigi Bersani, ed i rappresentanti del

Governo regionale siciliano in merito ai problemi degli autotrasportatori dell’isola. Il blocco

dopo sette giorni resta in vigore.”[7-10-2000]

“Tensione alle stelle tra autotrasportatori e forze dell’ordine…Con i 130 miliardi del governo

ci compriamo le caramelle…” [7-10-2000]

Viene evidenziata la polemica tra gli autotrasportatori e i media decidono la strategia del

silenzio stampa :

“Basta con voi non ci parliamo più. E non scattate fotografie, non ci servite a niente!” [7-10-

2000]

“Smobilita il furgoncino per le dirette televisive di Telecolor, i cameraman non accendono

nemmeno le telecamere, i fotografi, si nascondono le macchine sotto i giubbotti.” [7-10-2000]

Il quotidiano mette in risalto la posizione del governo regionale che rivendica il suo ruolo di

mediatore per ottenere visibilità politica: 85

“Abbiamo svolto una mediazione politica difficile e delicata, abbiamo ottenuto per gli

autotrasportatori notevoli vantaggi. Se manterrete il blocco, sarete voi a violare gli impegni e

non ci sarà più nessuna mediazione possibile.”[7-10-2000]

Nei giorni successivi il giornale dà spazio alla voce dei protagonisti della vicenda, delusi e

rassegnati. Alla rabbia si sostituisce presto un senso di impotenza per il quasi fallimento della

protesta, portata avanti da un movimento che finisce per frammentarsi e non percepisce il suo

problema come un “problema politico”:

“A noi non ci interessano i politici, il nostro non è un problema politico, noi vogliamo solo

lavorare in pace, senza essere strumentalizzati da nessuno. Il nostro è un sindacato libero e

deve restare così. I politici in questo clima elettorale litighino pure tra di loro, ma non sulla

nostra pelle”. [Dichiarazione del leader dell’Aias Richichi, 9-10-2000]

“La libera uscita è finita, torno da mia moglie. Ma non scriva il mio nome, altrimenti anche

domani notte dormirò fuori”. [Dichiarazione di uno dei protagonisti, 9-10-2000]

Il ritorno alla normalità assume il carattere dell’eccezionalità, della straordinarietà. Il giornale

pone in evidenza l’apertura domenicale del mercato di Fanello (Vittoria), presentandola come

un fatto di normale straordinarietà. L’utilizzo della categoria bipolare straordinario-normale,

per la costruzione dello stereotipo della Sicilia che va avanti per straordinarietà, ricorre anche

nella rappresentazione dell’ambiguità dell’azione politica del governo regionale. L’immagine

rappresentata è quella di una Sicilia in cui tutto si riduce ad emergenza e dove il ripristino

della normalità è soggetto all’intervento straordinario:

“Danni ingenti, anzi ingentissimi, per i quali – rivela il sindaco di Vittoria – chiederemo un

intervento straordinario, un decreto salva aziende, al governo regionale, che in tutta questa

vicenda ha svolto un ruolo ambiguo che più ambiguo non si può.” [9-10-2000]

L’ultimo giorno in cui il giornale tratta l’avvenimento, viene posto in evidenza il “tam tam” di

voci allarmistiche che ha suscitato un ingiustificato clima di panico e una assurda corsa

all’accaparramento di carburante, pur non esistendo alcuna oggettiva situazione di emergenza:

“Probabilmente le voci saranno state alimentate anche dall’ipotesi di uno sciopero nazionale

dei gestori di distributori di benzina: ma l’agitazione è stata scongiurata ieri da un vertice al

86

ministero dell’Industria in cui il governo ha accettato di azzerare il piano di riforma della rete.

Quindi i disagi ci sono ancora ma soltanto per colpa di queste voci del tutto infondate.” [11-

10-2000]

L’immagine rappresentata è quella di una Sicilia terra di disordine dove si agisce sulla base

del sentito dire, della indeterminatezza delle fonti, e non delle conoscenze e

dell’informazione, la fiducia è posta sul passaparola:

“Non si sa come sia nato questo «passaparola» sta di fatto che, pur non esistendo alcuna

emergenza, di fatto la gente sta creando a suo danno, situazioni di emergenza”.

La rappresentazione dellos sciopero degli autotrasportatori ne Il Sole 24-ore

Di Giuseppe Intilla e Cirus Rinaldi

Dall’elaborazione effettuata sui dati dell’indagine Audipress il lettore tipo siciliano del

quotidiano “Il Sole 24 Ore” è prevalentemente maschio con valori superiori rispetto alle altre

testate (79,4%), di età compresa tra i 25 e i 54 anni, in possesso di titolo di studio superiore

(in particolare diploma e laurea) con valori che raggiungono quasi il 90% dei lettori. La

readership del quotidiano appartiene inoltre ad una classe socio-economica medio-alta ed la

maggior parte dei lettori si concentra nelle città grandi e medie.

Nel protocollo di ricerca ci si è orientati nella determinazione dell’importanza spaziale

dell’articolo nella sua collocazione nel quotidiano, della sua posizione rispetto ai quadranti

della pagina e dello spazio occupato dall’articolo nella pagina: la ricognizione della

composizione della pagina e della posizione dell’articolo nella pagina è utile al fine di

esplicitare le scelte informative del giornale e di evidenziarne le cariche emotive (Murialdi,

1975, Come si legge un giornale, da verificare).

Rispetto agli items selezionati nel protocollo, Il Sole 24 Ore ha seguito la vicenda nei giorni

27

che vanno dal 3 all’11 ottobre, con picchi d’attenzione concentrati l’8 ottobre : l’enfasi sulla

27 Ciò è dovuto principalmente alla trattazione dell’articolo in prima pagina e al suo rinvio per approfondimenti

all’interno del quotidiano; in tali circostanze particolare attenzione è stata rivolta ai temi dell’ordine pubblico e

della tutela della legalità, argomenti poco dibattuti dalla testata in questione. 87

vicenda è verificabile anche attraverso la posizione dell’articolo nel quotidiano (la trattazione

è anticipata nell’intervallo di pagina 6-10) e la disposizione spaziale all’interno della pagina

(quadranti alti della pagina, spesso spalla e apertura).

Il Sole 24 Ore si distingue altresì per un registro discorsivo che si caratterizza per il taglio

prevalentemente resocontivo e valutativo, come riportato nella figura 3.

e

Resocontivo Emotivo Narrativo Valutativo

+++ ++

+

Figura 3 Registro discorsivo prevalente - Il Sole 24ore

Il quotidiano in esame si differenzia inoltre per le strategie di titolazione degli articoli,

titolazione che come ricordato svolge il ruolo di anticipazione del contenuto (Spedicato,

2000): le tecniche di costruzione dei titoli prediligono principalmente la descrizione della

scena con limitati riferimenti al parlato, così come riportato nella seguente selezione di titoli:

“Dilaga la protesta dei tir al sud – A Catania blocchi delle strade”

[3/10/2000]

La protesta dell’autotrasporto – si estende il blocco dei tir: scarseggiano carburanti e alcuni

generi alimentari

“Emergenza rifornimenti in Sicilia” [4/10/2000]

La protesta dei tir – Terminato l’assedio alla fiat di Melfi

“In Sicilia una tregua armata, i camionisti attendono Bersani”

[5-10-2000]

La protesta dell’autotrasporto – Persi ricavi per 100 mld, 8 mila addetti in cig 88

“In Sicilia Imprese ostaggio dei tir” [6-10-2000]

Si allargano i blocchi stradali nonostante un’intesa tra governo e Regione per sgravi da 130

mld.

“Linea dura dei tir in Sicilia” [7-10-2000]

Schiarita dopo una lunga giornata di incontri in prefettura

“Sicilia, si allenta il blocco dei tir ma restano disagi e polemiche”

[8-10-2000]

Vertenza autotrasporto – Accordo alla prefettura di Catania con i vertici dei Manifestanti

Sicilia, i tir allentano l’assedio [8-10-2000]

Imprese siciliane, 1000 mld di danni dal blocco dei tir

[10-10-2000]

La regione agevolerà le Pmi

Trasporti, costi ridotti in Sicilia [11-10-2000]

Il quotidiano nella rappresentazione di attori e spazi di influenza attribuisce particolare

rilevanza agli attori politici (rappresentanti del governo nazionale e regionale; rappresentanti

dei comuni; rappresentati dei partiti e sindacalisti), ai manifestanti e alle organizzazioni in

rappresentanza degli interessi. Le sfere di competenza degli attori indicati sono

prevalentemente ritagliate all’interno di contesti politici e economici.

Rispetto ai temi di natura politica si focalizza particolarmente sulla questione della de-

fiscalizzazione dei prodotti petroliferi che costituisce tra l’altro il cavallo di battaglia del

fronte della protesta.

Viene evidenziata la polemica scatenatasi tra la Regione siciliana e l’UPS (Unione dei comuni

petroliferi siciliani), questi ultimi rivendicano la loro esclusività e legittimità nel condurre la

89

trattativa con il governo nazionale e accusano il governo regionale di voler cavalcare la

protesta:

“Finora siamo stati ignorati, e adesso che la protesta prende quota e in Parlamento

provvedimenti che concedono agevolazioni fiscali ad imprese e famiglie stanno per andare in

porto, il governo Lenza, vuole metterci il cappello” [Dichiarazione di Giorgio Sortino,

Amministratore delegato dell’UPS, 3/10/2000]

Il governo regionale risponde all’accusa e si pone come l’unica istituzione legittima a guidare

non solo la protesta ma anche a convogliarne gli interessi in campo, riassumendo in se stesso

l’autorità di rappresentanza.

Il quotidiano in esame pone la prospettiva delle fazioni in contrapposizione, con particolare

riferimento alla definizione delle leadership e alla loro lotta per la visibilità: si configurerebbe

pertanto un inattivismo dipendente in larga misura più che dalla fragile e debole

identificazione di obiettivi e sinergie, dal costume diffuso di fare ricorso a politiche della

sponsorizzazione e a “primogeniture”. Si consideri la posizione di Drago, all’interno di un

virgolettato sapientemente posizionato, in risposta alle rivendicazioni dell’UPS

“Siamo, alle solite […]. È la dimostrazione, del perché la Sicilia non ha mai ottenuto nulla

nelle vertenze con lo Stato. Invece di pensare a rinsaldare il fronte per raggiungere l’obiettivo,

si è alla ricerca di primogeniture” [replica di Giuseppe Drago, 3/10/2000]

Il fronte della protesta si allarga a più soggetti collettivi e a diverse categorie (marinai ed

armatori) che sposano le ragioni dei manifestanti ed insieme si rimpolpa l’elenco delle pretese

e delle rivendicazioni (agli sgravi sui prodotti petroliferi si aggiungono la revisione delle

tariffe assicurative, la riduzione dei pedaggi autostradali e dei biglietti dei traghetti).

Alle lagnanze dovute ad ingiuste corvèes che disegnano un gruppo, quello dei manifestanti,

facilmente in preda al vittimismo

“L’insularità è un costo derivante dalla marginalità geografica: lo Stato deve farsene carico,

da soli, non possiamo sostenerlo più […]. Paghiamo tutto più caro, non ce la facciamo più, il

nostro è un mestiere usurante, ci serve la solidarietà e la comprensione di tutti per vincere una

battagli” [Richichi, presidente dell’AIAS, Associazione delle imprese autotrasportatori

siciliani, 4/10/2000] 90

si associano l’intransigenza e il vittimismo del governo regionale

“Siamo stanchi di essere la pattumiera d’Italia […] da noi si estrae il 40% del petrolio e si

raffina il 50% della benzina, che serve a far camminare macchine e mezzi degli italiani. Se il

governo nazionale non riconoscerà il nostro contributo e lo stato di disagio ambientale, il

governo regionale è disposto a fare le barricate” [Rotella, Assessore regionale ai trasporti,

5/10/2000].

Nella politica isolana viene individuata una particolare propensione a forme autolesioniste che

si concretizzano in inerzia e intransigenza insieme

“Un danno che qualcuno comincia a stimare nell’ordine di alcune decine di miliardi. Un

prezzo, che, però, a quanto sembra, la Sicilia è disposta a pagare, pur di ottenere ciò che

chiede. Dimenticandosi, però, che la Regione Siciliana, che non perde occasione per ricordare

alla Stato le prerogative del proprio statuto, ha strumenti e fondi per cominciare a fare

qualcosa” [Commento del giornalista, 4/10/2000].

In virtù del preciso taglio tematico del quotidiano, i rappresentanti delle categorie produttive

svolgono funzione di terzietà rispetto agli attori direttamente coinvolti, ovvero istituzioni e

manifestanti.

Se in un primo momento essi riconoscono la legittimità delle richieste degli autotrasportatori

“La protesta degli autotrasportatori è anche la protesta delle industrie siciliane”

[Dichiarazione di Costanzo, Presidente di Assindustria di Palermo, 4/10/2000]

In un secondo momento ne prendono le distanze

“Le rivendicazioni sono giuste, ma i mezzi sono sbagliati […] il problema del caro gasolio e

dell’alleggerimento del fisco sui prodotti petroliferi immessi al consumo devono essere

affrontati non nella piazza ma al tavolo con Stato e Regione” [Dichiarazione di Puglisi,

presidente di Confindustria Sicilia, 06/10/2000]. 91

Tuttavia anche la presente categoria non sembra immune dalla sindrome di vittimismo che

affliggerebbe politici e manifestanti

“Se il blocco dei tir fosse avvenuto nel nord, probabilmente la reazione delle istituzioni e del

paese sarebbe stata meno tardiva e superficiale” [Costanzo, presidente Assindustria Palermo,

6/10/2000].

Il Sole 24 ore ha presentato una Sicilia in cui classe dirigente (politici ed imprenditori) appare

debole e frammentata. Sembra utile, in questo caso, leggere l’intera rappresentazione

attraverso il filtro categoriale del particolarismo versus l’interesse comune applicabile

all’immagine dei siciliani incapaci di perseguire obiettivi comuni tra disfattismo e

individualismo.

Considerando le strategie rappresentative utilizzate, il quotidiano ha dato spazio agli attori

istituzionali e delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi con campi di competenza

direttamente discriminabili e riconoscibili, individuando chiaramente l’attore e la sua sfera

d’azione.

Lo status socio-culturale della readership del quotidiano sembra confermato dal tenore dei

temi e dei registri discorsivi degli articoli esaminati, Il Sole 24 ore, a differenza de “la

Repubblica”, quotidiano a questo affine per composizione di lettori, non sembra orientato ad

una visione soggettivizzante della realtà quanto ad una sua rappresentazione oggettiva, legata

più verosimilmente alla fascia di consumatori/lettori ( le categorie produttive) cui il

quotidiano si rivolge prevalentemente. 92

La strage di Vittoria nei quotidiani nazionali e locali.

di Loriana Cavaleri

Introduzione

È un’opinione abbastanza consolidata quella per cui la Sicilia, stimolerebbe l’attenzione dei

giornali, della televisione, ma anche del cinema e della letteratura, soprattutto attraverso

eventi che hanno principalmente a che fare con il malaffare, la malavita organizzata, i delitti

d’onore e vicende simili. Sarebbe, cioè, nelle pagine di cronaca nera (in riferimento al mondo

dell’informazione cartacea, che qui più in particolare ci interessa approfondire), che l’Isola

verrebbe maggiormente nominata e raccontata (Bevilacqua 1993).

Stesso genere di riflessione ha, anche, in parte ispirato, come si esplicita nell’introduzione,

una recente ricerca sull’Immagine della Sicilia nella stampa quotidiana, di cui questo lavoro

rappresenta una continuazione.

Il caso di cui parleremo in queste pagine ha a che fare proprio con questa tipologia di eventi.

Si tratta, infatti, di una strage di mafia, la cui notizia, nelle settimane immediatamente

successive all’accaduto, ha riempito le pagine dei quotidiani nazionali e locali. Lo scopo di

questo lavoro non è stato, però, quello di individuare quanto di questa vicenda i giornali

abbiano parlato, rispetto, per esempio, ad episodi di altro genere; piuttosto, l’interesse

93

dell’analisi è stato quello di comprendere come lo abbiano fatto, attraverso la ricerca delle

immagini, delle metafore, insomma delle rappresentazioni, da loro utilizzate per costruire la

notizia.

Il presupposto, infatti, dal quale questo lavoro parte è che la storia della Sicilia e dell’intero

Meridione, più che qualsiasi altra parte d’Italia, sia stata fortemente condizionata dalle

rappresentazioni offerte su di essa (Gribaudi, ).

La tesi dell’arretratezza, del “familismo amorale” (????), del clientelismo come elemento

tradizionale che ha impedito il sorgere delle forme organizzative proprie della politica

moderna, ma anche del Mezzogiorno come un tutto unico, omogeneo ed indifferenziato al suo

interno, sono solo alcune delle tesi che più incisivamente hanno dominato il dibattito

accademico e intellettuale sulle cose Meridionali [Catanzaro 1983]. Tesi, che oltre a

influenzare pesantemente le scelte politiche del paese, hanno anche prodotto una sorta di

“vizio epistemologico”, che ha condizionato gli sguardi sul Mezzogiorno, vincolandoli in

impostazioni concentrate più sugli ostacoli da superare che sulle risorse interne da valorizzare

[Mutti 1998].

Coscienti, dunque, di quanto le rappresentazioni sul Mezzogiorno abbiano finito per diventare

stereotipi, bende sugli occhi dei suoi osservatori, la finalità dell’analisi qui proposta, è stata

quella di comprendere se negli articoli che i giornalisti hanno dedicato alla strage di Vittoria,

sia possibile individuare uno scarto da queste raffigurazioni, una visione più matura e

consapevole della complessità delle vicende siciliane.

Presentazione del caso e del corpus analizzato

Come abbiamo già accennato, il fatto di cronaca sul quale abbiamo condotto l’analisi si

riferisce ad un episodio di mafia, che, in particolare, non ha come protagonista di sfondo la

famigerata “Cosa Nostra”, ma la meno nota “Stidda”.

Si tratta della cosiddetta “Strage di Vittoria”, avvenuta il 2 Gennaio 1999, quando due killer,

armati di pistola, entrano in un bar di una stazione di servizio alle porte del paese e uccidono

cinque giovani. Da quanto stabilito dalle indagini, però, solo tre delle vittime rappresentavano

i veri obiettivi, di quello che si è poi rivelato un regolamento di conti tra due clan mafiosi: i

Piscopo e i Dominante. I tre appartenevano alla seconda delle due famiglie e, più nello

specifico, il più anziano di loro, il trentatreenne Angelo Mirabella, si avviava a diventarne il

boss. 94

Il corpus dell’analisi è costituito da ottantasette articoli, apparsi su cinque quotidiani nazionali

e locali, nel periodo che va dal 3 al 18 gennaio 1999:

Tab.1 Articoli presi in esame per quotidiano

Quotidiani Numero articoli

Giornale di Sicilia 43

La Sicilia 18

la Repubblica 17

Il Sole 24-ore 5

Il Giornale 4

Totale 87

L’analisi del materiale raccolto, ha seguito una metodologia qualitativa e si è avvalsa

dell’ausilio del software Atlas.ti, per la scelta e la gestione dei frammenti tratti dagli articoli.

Nello specifico, si è trattato di decostruire i testi, selezionando e concettualizzando alcune

citazioni, poi raggruppate in macro categorie.

Il software ha permesso inoltre di rintracciare la frequenza degli articoli assegnati per macro e

28

sotto categorie e di visualizzarne la mappa semantica .

I relativi output sono mostrati, rispettivamente, nelle Tabelle 2 e 3:

Tab. 2 Frequenza della macro e sotto categorie

CONTRADDIZIONI 15

Luce e lutto 3

Sviluppo e mafia 13

Giovani e mafia 14

La mafia attrae perché promette guadagni 7

LA MAFIA O LE MAFIE 13

La mafia come qualcosa di morto e resuscitato 7

Continuità e quotidianità della mafia 4

CAMBIAMENTO 14

Senso di disillusione 2

Potenzialità bloccate 1

Le speranze del cambiamento 6

28 Per una descrizione del software si rinvia alla nota metodologica. 95

Familismo 5

I pochi che lottano 3

Chi lotta rischia la vita 2

LE PAURE 14

Omertà 10

LE RESPONSABILITA’ DELLO STATO 13

Lo Stato sa che deve rassicurare 4

Inadeguatezza e arretratezza dei mezzi di polizia e

giudiziari 5

Tab. 3 Mappa semantica delle macro e sotto categorie 96 97

CONTRADDIZIONI

“Chi scelse di battezzare “Caronte” uno dei traghetti che fanno la spola fra la sponda calabra e la

sicula, avrà agito senza malizia, per uno sfoggio di memoria classica o, addirittura, per

scaramanzia. Certo è che, senza volere, ha finito col ricordare al turista che, non solo sta varcando

le soglie di un Paradiso, ma anche di un luogo d’ombra e di pena. È qui al cimento di questa

contraddizione, che la Sicilia vi aspetta (...). Nel rapporto fra queste due voci, nel loro incontro e

scontro, consonanza e dissonanza, sta il segreto doloroso e la ricchezza della nostra terra”

(Gesualdo Bufalino, La luce e il lutto, Sellerio, Palermo, 1990).

“Luce e lutto”

L'immagine della Sicilia come terra di contraddizioni è riscontrabile in molti degli articoli

analizzati, che però si distinguono per i diversi ossimori proposti.

Nel Giornale di Sicilia, per esempio, la metafora più frequente appare quella del contrasto tra la vita

(rappresentata dai frutti che crescono in questa terra) e la morte; tra la luce, il chiarore del cielo

siciliano e l’atmosfera buia, creata dal lutto per i giovani uccisi. Se il contrasto tra morte e bellezza

non è inedito tra le figure usate per rappresentare la Sicilia, nel caso di Vittoria, questo sembra

presentarsi con più forza perché, le terre della Sicilia orientale, oltre che essere belle sono anche

“floride”:

“È una cappa quella che opprime questa terra di luce e di lutto (...) cinque morti ammazzati. Si è

consumata la prima strage di mafia del 99 a Vittoria. La città dei primaticci e dell'oro verde” (GdS

3-Gen.-1999)

“A Vittoria la paura e la rassegnazione sono sentimenti diffusi, nella città che nel giro di pochi

decenni ha messo su una fortuna con l'agricoltura, con tutte le profonde contraddizioni che ciò

comporta, l'imperativo categorico è fare ricchezza”(GdS 14-Gen.-1999).

“Sviluppo e mafia”

Il risalto dato alle capacità produttive del vittorese, è interpretabile come segno che i cronisti

siciliani hanno maturato l’abbandono della tesi-stereotipo dell’arretratezza, quella per cui l’intero

1

mezzogiorno italiano sarebbe privo di qualsiasi tipo di risorsa e quindi costretto in un’eterna ed

atavica condizione di ritardo e sottosviluppo, e che si dispongono, invece, ad uno sguardo capace di

cogliere e valorizzare le eventuali potenzialità di crescita economica della Sicilia. Leggendo gli

articoli relativi alla strage di Vittoria, infatti, balza immediatamente agli occhi la frequenza con cui

si parla di “sviluppo”. Ma è proprio dalla constatazione di tale sviluppo che emerge, nelle parole

dei giornalisti o dei soggetti da loro intervistati, un’altra delle contraddizioni più spesso incontrate

negli articoli: quella tra sviluppo e mafia. Contraddizione, che viene espressa sia attraverso un

linguaggio simbolico, come, per esempio, nel caso de la Repubblica e del Giornale di Sicilia:

“Vittoria, città del ragusano famosa una volta per i suoi campi di terra buona e profumata, città di

quell’altra Sicilia, dove un tempo non esistevano uomini di rispetto”(la Repubblica 3- Gen. - 1999)

“Vittoria, 'l'Emilia degli Iblei, il polo ortofrutticolo Siciliano da cui partono le primizie per le

tavole di tutta Europa, la capitale delle serre dove crescono piante e fiori distribuiti fino in Olanda

e in Francia, dove un giro d'affari che si stima intorno a 550 miliardi ha attirato le "attenzioni" dei

gruppi criminali più feroci della Sicilia orientale. Benvenuti nel paese che ha inaugurato la

cronaca nera del '99 con una strage spaventosa. Benvenuti nella città dove crescono, nascono e

muoiono anche i fiori del male i cui miasmi sopraffanno il delicato profumo delle rose che qui

vengono coltivate a migliaia”.(GdS 4- Gen.-1999)

“Vittoria, una città fra “oro” e mafia” (GdS 14-Gen.-1999)

sia attraverso un linguaggio, potremmo dire, più specialistico, che si pone ad un macro livello di

osservazione, che utilizza, per esempio, gli strumenti di analisi della sociologia economica.

L’esempio più esplicativo, in questa direzione, è ovviamente offerto dal Sole24ore, che per sua

natura ha questa vocazione:

“Siamo, nel caso analizzato, in un territorio a "economia cattiva": nel senso che vi convivono una

fiorente economia legale (sericoltura con tecnologia avanzata) sostenuta da meccanismi "normali"

di assistenza e con un presunto giro d'affari pari a 1.200 miliardi l'anno. E un altrettanto

consistente processo di accumulazione illecita (si calcola che il traffico di droga e il racket

assicurino alle "famiglie" del posto 400 miliardi l'anno). Sarebbe puerile, a questo punto, non

pensare a infiltrazioni, tra le due economie(...) in un territorio nel quale la mafia insegue e allo

stesso tempo produce flussi di ricchezza” (Il Sole 24-ore 5-Gen.-1999) 2

Uno sviluppo contraddittorio, quindi, perchè alla ricchezza si associa delinquenza e criminalità,

perché la ricchezza non è, in questo caso, uno strumento di emancipazione. Lo sviluppo del

vittorese viene, quindi, rappresentato come uno sviluppo “handicappato”, che se può contare su

risorse economiche, non è sostenuto ed, allo stesso tempo, non libera risorse culturali:

“alla velocità con cui sono stati fatti i soldi non è seguita un altrettanto veloce crescita culturale.

Basti pensare che a Vittoria esiste ancora una sola libreria. A Vittoria, dove il teatro è chiuso da

quattro anni, di cultura se ne respira poca.”(GdS 14-Gen-1999).

È interessante a questo punto notare che l’accostamento tra Sviluppo e Mafia cambia tono e

argomentazioni, quando nei giornali a parlare sono gli attori politici, per esempio D’Alema su la

Repubblica. L’allora Presidente del Consiglio, infatti, sembra volere proprio dissimulare quel nesso

contraddittorio tra Sviluppo e Mafia rimarcato dai giornalisti:

“ «Bisogna raccontare il Sud per quel che è» - dice D’Alema - «senza diffondere paura e

un’immagine falsa di noi stessi». La realtà è che «non siamo travolti dalla mafia. Dobbiamo dirlo,

altrimenti non verrà nessun imprenditore a investire». Lo Stato «ha riconquistato ampie aree del

Mezzogiorno a condizioni di sicurezza» tanto che oggi «gli imprenditori, non solo la Fiat ma tante

piccole imprese, investono nel Sud»”

GIOVANI E MAFIA

Come abbiamo già detto, il riferimento al legame sviluppo - mafia - ricchezza - è rintracciabile in

diversi articoli ed è, addirittura, all’interno di tale triangolo che molti giornalisti cercano la

spiegazione di quello che viene rappresentato come il tratto distintivo e più allarmante della strage

avvenuta a Vittoria il 2 Gennaio del 99, cioè, la giovanissima età delle vittime:

“Cinque manichini. Disarticolati. Pieni di sangue. E di proiettili. Il défilé degli orrori di mafia. (...)

Tutti giovani. Claudio Motta aveva 21 anni; Salvatore Ottone 19; Emanuele Nobile, 23 anni;

Rosario Salerno, 27 anni; Angelo Mirabella, 33 anni”(GdS 3-Gen.-1999) 3

“Sono tutti ragazzi tra i venti e i trenta anni. Tutti vestiti alla stesso modo. Maglioni pesanti e

giubbotti di jeans.” (La Repubblica 3-Gen.-1999)

“Un inferno di fuoco che ha visto cadere sotto una gragnuola di proiettili ben cinque giovani (...)

Un'esecuzione in piena regola, per punire uno sgarro e dare una lezione esemplare ad un gruppo di

ragazzi eccessivamente intraprendenti” (Il Giornale 3- Gen.-1999).

Per quali strade e motivazioni un giovane vittorese diventa un affiliato è, quindi, uno dei temi più

frequenti sui quali si concentrano molti articoli, che individuano nella capacità della mafia di

assicurare status e ruolo, soldi facili e rispetto, la spiegazione più convincente.

“Angelo Mirabella il più anziano delle cinque vittime del bar che avrebbe preso le redini della

cosca di Vittoria e tentato di farsi strada nel mondo della criminalità organizzata. Gestendo traffici

di droga ed estorsioni, tentando di farsi una posizione con gli «affari sporchi» e di accumulare

danaro con i metodi della malavita. Perché i soldi a Vittoria si vedono, la ricchezza prodotta dalle

serre è sotto gli occhi di tutti. E con il danaro si può anche avere rispetto, si può uscire da una

condizione di miseria e ristrettezza e farsi una nuova vita.”(Gds 4-Gen.-1999).

“Cercano il potere col mitra in mano” (la Repubblica 3-Gen.-1999)

Sempre in questa direzione, appare particolarmente interessante un articolo de La Sicilia, in cui ad

essere chiamato in causa è il tema del disagio giovanile. Ciò che colpisce è che la relazione tra

“giovani e mafia” sembra equiparata ad una qualsiasi forma di delinquenza giovanile e spiegata

attraverso il venir meno del ruolo educativo della famiglia, cioè con una spiegazione che potrebbe

adattarsi anche a comportamenti devianti attuati al di fuori del territorio siciliano e non per forza di

matrice mafiosa. Anche questa rappresentazione può essere interpretata come superamento di

alcune tesi-stereotipo del meridionalismo tradizionale, che ponevano il Mezzogiorno, quindi anche

la Sicilia, in una collocazione periferica, impermeabile ed indifferente a qualsiasi processo di

mutamento (anche culturale) proprio del Nord (centro, secondo queste tesi, dello sviluppo e della

modernizzazione italiana). Ma se è plausibile che l’istituzione famiglia entri in crisi anche in

Sicilia, stupisce però non trovare alcun accenno, in nessuno degli articoli dedicati a questo tema,

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alla possibilità che sia proprio dalla rete parentale che i giovani ereditano quel capitele culturale e

sociale che ne facilita l’ingresso negli ambienti mafiosi:

“Sono i giovani del disagio. Quelli che attuano comportamenti «fuori dalle norme», che vivono

nell'incertezza e nel dubbio. Saltano le lezioni a scuola, innescano meccanismi di fuga, di rifiuto e

di comportamenti devianti. Sognano una vita da boss, da eroe negativo. I giovani del disagio e

della devianza vivono per strada (...) la delinquenza minorile, a volte, è un modo di rispondere a

forme di sofferenza esistenziale (...) La causa sociale più evidente della criminalità minorile è

identificabile nella famiglia che tradisce il suo ruolo privilegiato dell'educazione del minore” (La

Sicilia 4-Gen.-1999).

CAMBIAMENTO

“Cambiamento” è un altro dei codici individuati, all’interno dei quali sono stati, con più frequenza,

ricondotti diversi frammenti di testo, quotations, per utilizzare il linguaggio del software utilizzato.

Il parlare di cambiamento in Sicilia, non è un argomento di natura inedita, anche se, alcuni degli

articoli analizzati, sembrano volere, consapevolmente, rimandare un’immagine incoraggiante, che si

discosta dallo stereotipo gattopardiano del cambiare per non cambiare:

“Fino a qualche tempo fa, forse, più di un siciliano poteva pateticamente immedesimarsi nel

principe che «finge di cambiare per non cambiare». Ora no, ora non più. Ora il gioco è davvero

finito. Ed è finita una cultura. Non la Sicilia.” (Il Sole24ore 13-Gen.-1999)

“Sappiamo bene che tutto questo non basta nell’isola dello spreco, della chiacchiera e

dell’autocompiacimento collettivo. Ma sappiamo pure che è il tono che fa la musica e il tono è

cambiato” (Il Sole24ore 13-Gen.-1999)

I frammenti appena riportati sono tratti da una lettera aperta, apparsa su Il Sole 24-ore, sottoscritta

da esponenti del mondo della cultura, dell’università e dell’economia. È interessante, allora,

notare che nel Giornale di Sicilia, quando a parlare sono altri attori locali (un imprenditore, un

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sacerdote, una maestra elementare, un amministratore), la prospettiva sul “cambiamento” muta,

facendo emergere immagini pregne di disincanto, disillusione e rassegnazione:

“Di 'fulmine a ciel sereno' parla Riccardo Santamaria. È un imprenditore, produce cassette di

legno per l'imballaggio di frutta, che è rimasto vittima, tra il '92 e il '94, di una serie

impressionante di attentati. La sua colpa? Non avere pagato gli esattori del pizzo, non essersi

piegato alla loro volontà, denunciando tutto. 'Da allora molte cose sono cambiate - spiega - gli

imprenditori non sono più quelli di una volta, hanno voglia di riscatto'. Ma al momento questo

cambiamento non s'è visto se - come spiegano in commissariato - Santamaria resta l'unico che ha

osato rompere il muro dell'omertà” (GdS 4-Gen.-1999).

“L'inquietudine è una morsa che si 'legge' nel volto tirato degli amministratori, nell'omelia gonfia

di disincanto di un prete di frontiera, nel ragionamento doloroso come un rimorso di una maestra

elementare e nelle parole piene di sgomento di un imprenditore che quattro anni fa osò sfidare il

racket ottenendo in cambio cinque attentati alla segheria e un agguato al quale scampò

miracolosamente.” (GdS 4-Gen.-1999).

“Nelle parole dell'assessore c'è la rabbia di chi lavora senza sosta per aiutare i giovani, per

alimentare la speranza di una società più giusta e meno violenta che però vede sfumare ogni sogno,

ogni speranza dalla furia di due pistole automatiche che hanno affermato la supremazia

dell'oltraggio, della sopraffazione, del cieco sopruso mafioso”. (GdS 4-Gen.-1999).

LE SPERANZE DEL CAMBIAMENTO: I GIOVANI E LE DONNE

Nello stesso tempo, è nel Giornale di Sicilia, più che in qualsiasi altra testata, che vengono indicati i

soggetti che possono incarnare la forza motrice del mutamento. Ricompaiono, così, i giovani ed

entrano in scena le donne:

“Ho in mente un grande concerto per i giovani di Vittoria, perché la rinascita deve partire da

loro.” (GdS 9- Gen.-1999)

“Ma anche se il terrore stempera i sentimenti e induce a comportamenti prudenti, queste donne

hanno dentro la voglia di ribellarsi, di voltare pagina e fare in modo che qualcosa finalmente possa

cambiare Nelle parole delle madri sembra essersi insediato il seme della collaborazione con chi sta

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in prima linea nella lotta alle cosche, un desiderio potente di far in modo che a ragazzi poco più

che ventenni come i loro non tocchi la terribile sorte di essere faldati sotto i colpi dei killer (...) A

Vittoria i segnali della collaborazione ci sono: c'è una donna alla quale hanno ammazzato il figlio

alcuni mesi fa che ha intrapreso un cammino che sembra promettere frutti, e da ieri c'è un'altra

madre che ha mostrato disponibilità a confidare i segreti che negli ultimi anni l'hanno fatta stare in

pena per il «sangue del mio sangue», che è stato ammazzato al bar della pompa di benzina Esso.”

(GdS 4- Gen.-1999)

L’immagine della “madre siciliana” rievoca, senz’altro, la retorica cinematografica in cui le mamme

del sud sono le uniche ad avere senso di giustizia e coraggio. Nonostante ciò, il GdS

problematicizza le reazioni dei cittadini, che appaiono da un lato mossi dalla voglia di diventare,

anche collettivamente, soggetti attivi, dall’altro frenati dalla paura e dalla rassegnazione:

“Una coscienza collettiva Vittoria non sembra averla anche se l’ultima manifestazione

antimafia viene considerata un segnale di risveglio (...) Vittoria però ha ancora paura, aspetta di

essere incoraggiata per spazzare via la rassegnazione e il terrore di essere in balia della mafia”

(GdS 14 - Gen. - 1999).

LE PAURE

In realtà, negli articoli presi in considerazione, si parla più di paura che di coraggio. È interessante

notare che anche la paura sia legata spesso alla produzione di ricchezza del Vittorese e agli interessi

che la mafia ha su questa:

“Ma la gente ha paura, ha anche paura di spendere e investire, di far vedere agli altri di aver

acquisito ricchezza, di aver denaro da spendere”(GdS 14 Gen. - 1999)

Originali appaiono, anche, alcuni commenti apparsi su la Repubblica, in cui ad avere paura non

sono i “normali” cittadini, ma gli stessi mafiosi:

“Alcuni suoi parenti sono stati uccisi, altri in questi giorni sono nascosti. Hanno paura” (La

Repubblica 5-Gen. - 1999) 7

OMERTA’

Come è facile immaginare, la paura si accompagna all’omertà. Mentre le testate locali, il Giornale

di Sicilia e La Sicilia, non dedicano molto spazio a questo tema, la Repubblica, Il Giornale e Il Sole

24-ore lo menzionano spesso:

“Il primo poliziotto che arriva al distributore vede la faccia di un uomo che sa di essere vivo solo

per miracolo. E' Sebastiano, il barman. E' il testimone che non testimonierà niente. (...)E mentre lui

non fiatava, il sindaco di Vittoria Francesco Aiello lanciava l'appello disperato alla sua città: «Chi

sa parli, chi ha visto denunci». Ci sono altri due testimoni della strage, due impiegati del

distributore. Anche loro non parlano (...) Come da copione nessuno dei superstiti sembra aver visto

niente ” (La Repubblica 3- Gen.-1999)

“Questa partita si chiude se chi sa non chiude gli occhi. La gente deve parlare, collaborare

con le forze dell’ordine e i magistrati” (Il Giornale 5- Gen. - 1999).

“Sarà interessante seguire le reazioni della comunità, ancora incerta a leggere i commenti,

tra voglia di denunce o rifugio poi nel valore dell'omertà. Osservando appunto la tipologia di

comportamento scelto potrà capirsi, quasi come in un esperimento in un laboratorio, come e

perchè un'economia legale possa convivere con una illegale in un ambito geografico relativamente

circoscritto”.(Il Sole 24ore 5- Gen-199).

LA MAFIA O LE MAFIE

Dallo specifico fatto di cronaca, sul quale abbiamo concentrato la nostra attenzione, si potrebbero

avviare almeno due distinti lavori di analisi dei quotidiani: uno dedicato, appunto, all’immagine

della Sicilia, l’altro esclusivamente dedito alla rappresentazione della mafia, che quasi si impone

come la vera protagonista della storia.

Il caso studiato si presenta, tra l’altro, come particolarmente stimolante e per il luogo geografico

nel quale avviene la strage (non Palermo, bensì Vittoria) e per l’organizzazione mafiosa mandante

degli omicidi (la Stidda e non Cosa Nostra).

Già da una prima lettura, infatti, sembra quasi che la mafia che ha colpito a Vittoria (la Stidda) non

abbia una specificità propria. Tanto che, per descriverla, si cercano paragoni o la si definisce in

negativo rispetto a Cosa Nostra: 8

“Le bande fanno strage di ragazzi alla maniera dei sicari di Al Capone: con lo stesso stile, con la

stessa ferocia, la Stidda - quella mafia che non è Cosa Nostra ma una specie di sua succursale -

uccide cinque giovani a Vittoria, città del Ragusano famosa una volta per i suoi campi di terra

buona e profumata, città di quell'altra Sicilia, dove un tempo non esistevano "uomini di rispetto"”

(la Repubblica 3-Gen.-1999)

In particolare, appare interessante evidenziare che la differenza con Cosa Nostra emerge,

soprattutto, dal modo in cui è aggettivata la Stidda:

“ferocia, l'efferatezza, la barbarie” (GdS 3-Gen.-1999)

“Belve, sono belve. Uccidono senza pietà chiunque passi per la loro strada” (GdS 6-Gen.-1999)

“E cinque morti che "parlano". Cinque balordi di un ceppo di mafia che qui chiamano "il clan

Carbonaro-Dominante", pezzenti della mala, metà pastori e metà trafficanti, estorsori per

necessità, gente capace di scannare un bambino anche per 200mila lire.” (la Repubblica 3-Gen.-

1999)

“Ma più ne arrestano di questi balordi della Stidda, più ne spuntano. Sempre nuovi, sempre più

giovani, sempre più feroci.” (la Repubblica 3-Gen.-1999)

con un lessico cioè che tende, sembra consapevolmente, ad attribuire alla Stidda una

caratterizzazione maggiormente malvagia e selvaggia, come se la Stidda, paragonata appunto molto

spesso ad una belva, fosse più irrazionale, più assente di regole o limiti, più anarchicamente

efferata:

“Stiddari, cioè mafiosi senza pedigree.” (la Repubblica 4-Gen.-1999)

“La mafia di queste parti è un blob, non ha forma precisa, cambia sempre. Oggi è così, domani

chissà. I nemici di ieri, dopo un mese potrebbero diventare anche gli alleati più fedeli. E' senza

regole la Stidda. E' Stidda proprio per questo. Sono imprevedibili i suoi affiliati.” (la Repubblica 4-

Gen.-1999) 9

“Cosa nostra a Palermo è orientata su interessi per i quali si è disposti a uccidere, certo, ma solo

se non se ne può proprio fare a meno” (la Repubblica 3-Gen.-1999)

Per concludere, vogliamo brevemente soffermarci sulle reazioni manifestate dalla stampa a quella

che è stata soprannominata la strage di capodanno. In particolare, sono stati individuati due codici

che ben esemplificano, a nostro parere, tali reazioni: il primo è “La mafia come qualcosa di morto e

resuscitato”, il secondo “Continuità e quotidianità della mafia”.

Gli articoli tratti dal GdS, si collocano maggiormente nel primo codice, descrivendo spesso con

stupore la strage di Vittoria, come se celassero la sensazione che la mafia, non avendo più compiuto

azioni eclatanti, fosse qualcosa di ormai scomparso:

“un Capodanno di sangue che rievoca antichi spettri” (GdS 4-Gen.-1999)

“La bestia ferita, insomma, sta avendo un sussulto di violenza, un estremo atto di sovversione

interno per stabilire - ancora una volta - che no, il fiore del male non è morto, ma anzi è ancora

vivo e vegeto e capace di praticare lo sterminio nella città ancora in clima natalizio.” (GdS 4-

Gen.1999)

“La città ha di nuovo paura. La terribile scia di sangue che sembrava cancellata dalla memoria

della gente torna alla ribalta.” (GdS 3-Gen.-1999)

Il Sole 24-ore e la Repubblica, invece, tendono a sottolineare maggiormente un agire mafioso

“normale”, che non si manifesta soltanto nella straordinarietà delle azioni eclatanti:

“Il triangolo Gela-Vittoria- Niscemi, è da anni una vera e propria polveriera. Ogni notte si spara e

si compiono danneggiamenti contro commercianti ed imprenditori che continuano ad essere vittime

del racket delle estorsioni, sia dagli stiddari che da Cosa Nostra. Ogni anno in quel triangolo ci

sono oltre 100 0 tra attentati e danneggiamenti e decine di omicidi che passano inosservati. Ogni

notte c'è un falò, ogni notte bruciano negozi, automobili. Ogni notte saltano saracinesche.” (la

Repubblica 3 Gen.-1999)

“Ancora, c'è un modello di criminalità mafiosa che evidentemente, ne pentiti, ne retate, ne controlli

riescono a mettere in crisi, probabilmente perchè coltiva contatti con altre organizzazione di altre

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criminalità e la politica, ma li esclude a differenza della mafia trasversale, con gli enti

amministrativi, mantenendo quindi una sua sostanziale visibilità.” (Il Sole 24-ore 5 Gen.-1999)

L’isola che non c’è

di Franco Nicastro

Per oltre venti anni la Sicilia ha trovato spazio nei giornali attraverso la cronaca. L’attenzione dei

media è stata concentrata soprattutto sui fatti di mafia, sulle stragi, sui processi, e sul dibattito

politico che da queste vicende ha tratto continuamente spunto e alimento. Non poteva essere

diversamente: tanto dilaganti e devastanti erano stati i fenomeni criminali da richiedere uno sforzo

di copertura mediatica supplementare.

Ma se all’inizio erano stati l’emergenza e l’incalzare degli eventi a dettare la cifra del linguaggio

giornalistico, con il tempo la cronaca ha mantenuto una sua centralità. Così non sono cambiati,

almeno in modo significativo, né l’approccio stilistico né la tecnica quando non sono state più e

solo le stragi gli eventi da trattare.

Da qualche anno l’egemonia informativa sulla mafia è diventata meno assillante e invasiva. Altri

temi hanno nel frattempo guadagnato posti nella gerarchia delle notizie. È perfino ricomparsa

l’informazione politica, che sembrava non riguardare più la Sicilia da quando il tema

dell’autonomia aveva perso la sua originaria rilevanza. A ridestare l’interesse per il caso siciliano

sono stati prima i ribaltoni e i controribaltoni che hanno caratterizzato alla Regione lo scorcio finale

della passata legislatura, poi la crescita dilagante del centrodestra che nelle politiche del 2001 ha

fatto il pieno dei collegi con uno stupefacente 61 a zero e infine la rinascita e il ritorno della

Democrazia cristiana con il suo apparato di uomini, metodi e clientele che sembrava ormai

consegnato alla memoria di una stagione lontana.

Tutte queste vicende si iscrivono, in una dimensione tutt’altro che marginale, in uno scenario

politico nazionale. Soprattutto l’esito delle elezioni del 2001 che ha contribuito alla larga

affermazione della Casa delle libertà. Sarebbe stato dunque logico attendersi dai media la

sperimentazione di una costruzione di realtà coerente con la rilevanza dei processi politici siciliani.

E invece, alla resa dei conti, tutti hanno continuato a proporre, chi più chi meno, il modello di

un’informazione condizionata dalle routine produttive, dagli stereotipi, dai luoghi comuni, dalla

superficialità. I giornali siciliani sono quelli che, ovviamente, hanno prodotto un copertura

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maggiore in termini quantitativi. Ma si sono mantenuti all’interno dello schema espositivo

tradizionale: preponderanza della cronaca, misurato ricorso alle interviste dosate secondo una logica

equilibrista (si sente una campagna e si corre subito ad ascoltare l’altra) , scarsa propensione a un

approccio valutativo. Con l’eccezione dell’edizione palermitana di Repubblica, che ha puntato su

un’informazione più schierata e meno paludata, nei giornali siciliani la modalità descrittiva della

cronaca ha fatto premio sull’analisi. Non per questo si può dire che l’informazione abbia aumentato

la sua distanza dal Palazzo. Secondo tradizione, la propensione filogovernativa dei giornali siciliani

si è ripetuta con tutte le maggioranze del momento.

Sulle testate nazionali l’interesse verso la Sicilia politica ha continuato a essere rapsodico e

guidato da fiammate improvvise: si è in sostanza acceso solo quando l’evento costituiva “notizia” e

si è spento appena è cessata l’eco o si è attenuato l’effetto sul quadro politico nazionale. Così è

puntualmente accaduto con l’elezione di un ex comunista, Angelo Capodicasa, alla presidenza della

Regione. Ma le note dominanti sono state quella del folclore (la somiglianza con Saddam Hussein,

soprattutto) e l’immagine del ribaltone tracciata attraverso il tipico armamentario degli stereotipi

che descrivono la Sicilia come metafora di laboratori politici, anticipatrice di svolte nazionali, luogo

ideale di sperimentazioni coraggiose.

Varie interviste al personaggio non hanno aggiunto nulla a quello che la cronaca aveva già

raccontato. E quando qualcuno ha cercato di approfondire l’analisi di ciò che era accaduto alla

Regione è balenata l’idea originale di leggere l’attualità richiamando il passato. Si è così “scoperta”

una riedizione del governo Milazzo con un’operazione di memoria e un parallelo storico-politico

che hanno reso l’analisi più confusa e inadeguata. Anche agli osservatori più navigati è sfuggito il

fatto che mentre il caso Milazzo era il frutto di una rivolta autonomista contro Roma, nell’elezione

di Capodicasa era accaduto proprio il contrario: a Roma erano maturate le condizioni per rovesciare

la maggioranza di centrodestra in Sicilia e formare un governo omologo a quello che guidava il

Paese.

Ecco cosa può accadere quando, deviando dai tranquilli binari della cronaca, si ricorre a criteri

valutativi più impegnativi per ricostruire l’immagine della Sicilia. E comunque, per restare

all’informazione politica, i media accendono di regola i riflettori sulla Sicilia solo quando non se ne

può fare a meno, soprattutto durante le campagne elettorali. Lo schema è da molti anni, ormai,

sempre lo stesso. La grande testata nazionale manda un inviato per un viaggio attraverso gli scenari

politici del momento. Il resoconto è attento a cogliere temi e aspetti salienti della competizione con

preferenza per la personalizzazione del confronto, che nel sistema maggioritario trova un terreno

ideale. Si interrogano i “sensori” politici per trarre indicazioni sugli orientamenti di voto. Passate le

elezioni, il grande inviato intervista il personaggio premiato dalle urne (o penalizzato) per fargli

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commentare i risultati con l’occhio rivolto sempre a Roma. E tutto finisce a quel punto. Perché il

giornale torni a occuparsi della Sicilia bisognerà aspettare un evento imprevisto oppure un’altra

occasione elettorale.

L’immagine della Sicilia continuerà intanto a essere affidata al linguaggio della cronaca e a una

routine giornalistica che informa poco pur comunicando molto. È un po’ quello che si è verificato in

occasione della strage del 2 gennaio 1999 a Vittoria. I giornali siciliani hanno scommesso tutto

ancora sul dato quantitativo. Hanno riempito le pagine di nomi, notizie sugli schieramenti in campo,

dettagli sulle indagini ma quasi nessuno ha saputo ricostruire il quadro degli interessi e soprattutto

le radici di un fenomeno criminale che ha cercato di inquinare il tessuto civile e politico di Vittoria

(uno dei boss di spicco era anche capo di una formazione politica locale) e assediato una delle aree

più sviluppate del Mezzogiorno. La mafia e le mafie hanno trovato alimento negli elementi di forte

contraddizione della città: elevata crescita economica e alto tasso di disoccupazione; ricchezza

diffusa e sacche di emarginazione sociale; grande sensibilità democratica e litigiosità politica

esasperata. Solo al Giornale di Sicilia può essere riconosciuto un contributo di conoscenza in più e

un tentativo apprezzabile di rilanciare l’urlo disperato di una madre (“farò i nomi”) e gli appelli del

sindaco e del questore per spezzare l’omertà. Ma, oltre questi sprazzi improvvisi di giornalismo

civile, la cronaca non si è spinta. E anzi ha sottovalutato la mobilitazione e la risposta della società

civile che ha organizzato una fiaccolata per fare sentire la voce dell’altra Vittoria: quella che

respinge il ricatto mafioso e reclama il diritto di vivere nella sua onesta industriosità. Le immagini

della manifestazione sono passati certo nei telegiornali ma come corredo spettacolare. I giornali non

hanno fatto neppure questo, e hanno quasi ignorato il valore della risposta popolare: si sono lette

poche righe anche in quei giornali come il Corriere della Sera che pure avevano seguito, con

puntualità inappuntabile, la cronaca della strage. Ma lo avevano fatto senza memoria, dimenticando

per esempio che sul caso Vittoria c’erano già stati due rapporti degli alti commissari Emanuele De

Francesco (anni Ottanta) e Domenico Sica (anni Novanta) e un’indagine della Commissione

antimafia.

Da tutte queste attività investigative emerge una presenza della mafia a Vittoria fin dagli anni

Sessanta. Il processo di radicamento territoriale e di infiltrazione nel tessuto economico non era

dunque recente ed era stato ricostruito fino all’esplosione della guerra per l’egemonia criminale tra

il gruppo legato a “Cosa nostra” e l’ala più spietata della “stidda”.

I giornali hanno però seguito il filone della cronaca e trascurato, se non addirittura ignorato, tutto

il resto. Hanno cercato di spiegare la stretta relazione tra economia sviluppata e criminalità. E lì si

sono fermati perché non avevano altri strumenti di analisi. 13

Il caso dello sciopero dei Tir offre un altro esempio di informazione che si muove tra la

superficialità e lo stereotipo. Per capire che si trattava di un affare serio e gravido di conseguenze

pesanti per l’economia e la vita sociale di milioni di cittadini i giornali hanno impiegato qualche

giorno. Hanno atteso che l’agitazione assumesse forme esasperate e che un’intera regione venisse

messa in ginocchio. Ma le cronache non si sono pressoché occupate delle cause dello sciopero e dei

suoi obiettivi: ottenere concessioni che apparivano semplicemente dei privilegi. E hanno insistito su

alcuni elementi fortemente spettacolari: le code estenuanti davanti alle pompe di benzina, le proteste

degli utenti, il blocco dei collegamenti. Non il fatto ma l’emergenza diventava, nella routine

produttiva dei giornali, l’unico elemento suscettibile di essere trattato secondo i criteri della

notiziabilità.

Il comportamento dei media nei tre casi siciliani rivela in conclusione un limite di fondo.

L’immagine della Sicilia viene rielaborata, interpretata e diffusa attraverso la forma espositiva e il

linguaggio della cronaca. C’è un ricorso costante e massiccio al resoconto stereotipato che ha un

corto respiro informativo e prevale sul giornalismo di approfondimento del quale non si vedono

molte tracce. In una forma paradigmatica l’informazione dalla e sulla Sicilia riflette i caratteri più

diffusi del giornalismo di oggi che non anticipa ma insegue gli eventi, li racconta ma non sa

proporre chiavi interpretative. È un giornalismo senza memoria e privo di strumenti di analisi:

perciò comunica i fatti senza accrescerne il livello di conoscenza. E finisce per trasmettere

un’immagine della Sicilia che, se non è falsa, non è neppure quella reale.

LA SICILIA NELL’ERA DELLE METANEWS

di Guido Fiorito

Al tempo delle televisioni, la filosofia che sottointende la realizzazione del giornale a stampa è

mutata profondamente. Oggi, nelle riunioni quotidiane dei responsabili di settore di ogni redazione,

al Giornale di Sicilia come nelle altre testate, in cui si decide quali argomenti trattare, gran parte

delle notizie è data già per scontata nelle mente dei lettori. Prima dell’esistenza della televisione, la

notizia era sostanzialmente l’annuncio di un fatto ignoto ai più; in secondo luogo il racconto di ciò

che era successo, con la descrizione di tutti i particolari. Oggi, in un giornale cartaceo, il giornalista

svolge spesso un compito che, semplificando, definirei di metanews-making, cioè di produrre

informazione poco nota (metanews) sul tema offerto dalle “novità già note” (news). E’ cresciuta la

cosiddetta informazione di servizio: schede, grafici, riassunti di leggi e di procedure utili per un

lettore che ha sempre meno tempo per leggere un giornale in concorrenza con televisioni e

computer. Anche queste sono metanews: informazione di informazione. 14

Rimangono, quasi tutte in ambito locale, una serie di news esclusive, che vengono dal giornale

trattate con il metodo tradizionale, e cioè annunciate e raccontate. Ma se si pesa la quantità

d’informazione totale prodotta da un giornale stampato, le metanews oggi superano di gran lunga le

news. E d’altra parte cos’è internet se non una gigantesca rete di metanews? Il rischio è che nei

media, a furia di guardare al mondo delle metanews, si perda completamente la strada che porta alle

news. E se la produzione di news fosse delegata solo a fonti ufficiali il pericolo per la democrazia

sarebbe grande. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano. Inoltre, resta aperto il tema

dell’ordinaria confusione tra news e metanews, che si ridurrebbe se ciascun articolo rivelasse la

propria fonte (o fonti): ciò succede di rado, talvolta non è facile da realizzare per i tempi stretti di

produzione di un quotidiano, e, in qualche caso, per mantenere segreto l’informatore, non è

addirittura possibile.

Addentrarsi nell’immagine della Sicilia nella stampa quotidiana significa occuparsi soprattutto di

metanews. Produrre questi studi (che sono meta-metanews), operando come egregiamente è stato

fatto con strumenti sociologici e semiotici nella prima parte della ricerca, fa luce sulle visioni che i

media cartacei trasmettono, più o meno consapevolmente, contribuendo alla concezione del mondo

che elabora ciascun lettore. La strage di Vittoria, l’elezione di Capodicasa e lo sciopero dei Tir, i

tre avvenimenti scelti per la seconda parte della ricerca, sono fatti eclatanti, lanciati in tempo reale

da radio e soprattutto tv, ed erano già noti alla gran parte dei lettori quando questi prendevano in

mano il giornale.

Nell’esaminare le notizie, i giornalisti ricoprono un ruolo in cui scartano quelle non considerate

interessanti (Kurt Lewin: il redattore come gatekeeper, colui che apre o chiude la porta ad una

informazione) e valutano lo spazio da destinare a quelle ammesse alla pubblicazione. Quando si

tratta di occuparsi di news già note, quindi di produrre metanews, il ruolo del giornalista diventa

maggiormente attivo, viene rafforzato il carattere intellettuale della sua opera e le scelte tengono

conto con maggior forza della linea politico-culturale del giornale.

Ciò è verificabile sulle pagine del Giornale di Sicilia, il mio giornale, per esempio riguardo alla

strage di Vittoria che occupò il titolo di apertura della prima pagina per quattro giorni di seguito. La

ricerca e produzione di metanews seguì le seguenti direzioni: la rottura dell’omertà; l’insufficienza

di uomini e mezzi nella lotta alla mafia e la reazione dello stato; l’immagine della Sicilia dopo la

strage. Il primo giorno, l’edizione del 3 gennaio 1999, la prima pagina apre con il fatto e l’unico

sottotitolo è dedicato al tema della rottura dell’omertà: “L’urlo di una madre:/Farò io i nomi”. Il

giorno successivo, il titolo di apertura del giornale in prima pagina è: “Caccia ai killer/spuntano i

testimoni”. Poco sotto un articolo di fondo di Ettore Serio dal titolo “Il coraggio/contro l’omertà”. 15

Quanto all’immagine della Sicilia, nei giorni seguenti, il Giornale di Sicilia ospiterà due interviste

di tono opposto. Il fotografo Oliviero Toscani sosterrà che l’immagine resta negativa: “Voi tendete

sempre a giustificare tutto, invece dovreste essere voi a combattere la mafia sul serio”. Michelle

Padovani, autrice di un libro-intervista a Giovanni Falcone, sosterrà, al contrario: “E’ pazzesco

affermare che in Sicilia niente è cambiato”.

Nello studiare come si forma l’immagine della Sicilia va guardato il punto di osservazione. Ciò

provoca differenti contenuti della parola Sicilia: chi guarda dall’esterno, tende a vedere l’isola come

una monade, un oggetto indivisibile; chi la guarda dall’interno, tende a rappresentarla come

l’insieme dei suoi abitanti. Dall’esterno si cerca l’immagine della Sicilia o, se volete, del Siciliano

(un concetto astratto); dall’interno quella dei siciliani. Nel primo caso il rischio è che la visione sia

manichea, dove “tutto è male” prevale spesso su “tutto è bene”. Chi sta nell’isola vede invece la

Sicilia come l’insieme di immagini diverse di tante persone e quindi tende a promuovere, o

comunque a cercare, la parte buona dei siciliani. Qui il rischio è, al contrario, di far prevalere

un’immagine tutta positiva, altrettanto falsa di quella totalmente negativa. Ancora dall’intervista di

Toscani: “A Corleone ho lavorato con persone serie, tante. Ragazzi fantastici, esemplari, solo che

quando si vive nella spazzatura ci si sporca e loro sono attorniati da spazzatura”. La tesi è che

siccome in Sicilia esiste la mafia, ma anche un’”architettura sbagliata” e “progetti sbagliati”, il

siciliano non possa che essere contagiato dal morbo. La visione dall’interno dell’Isola, così come

emerge anche dalle pagine del Giornale di Sicilia nel caso della strage di Vittoria, è al contrario che

il morbo esista ma che non tutti siano i contagiati. Così, nell’edizione del 9 gennaio, il “Giornale di

Sicilia”, come altri quotidiani, può descrivere la grande fiaccolata a Vittoria contro la mafia con

“una partecipazione oltre le aspettative” e gli umori contraddittori dei familiari delle due vittime

innocenti del massacro, semplificati in un occhiello dalle frasi: “La violenza non uccide la

speranza” e “Forse la gente non cambierà le cose”.

Tra la visione pessimistica espressa dal principe di Salina al piemontese Chevalley ne “Il

Gattopardo” (“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere

perfetti”) e la profezia ottimistica non realizzata dello scrittore René Bazin in visita in Sicilia nel

1891 (“Si potrà intuire cosa sia la mafia nella vita siciliana: un tratto di antichi costumi, una forma

romanzesca della criminalità, ancora viva, già meno comune, destinata probabilmente a scomparire

come il grande brigantaggio”) c’è oggi una realtà siciliana che è compito dei media raccontare ogni

giorno senza pregiudizi. Ci siamo riusciti? Ricerche puntuali come questa sull’immagine, o meglio

le immagini, della Sicilia ci aiutano a capirlo. 16

L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE:

DALL'ARTICOLO ALLA SCENEGGIATURA

di Marco Centorrino

Il lavoro di ricerca proposto in questo capitolo, prende spunto da una prima constatazione. L'ipotesi

di partenza, infatti, consisteva nel verificare le differenze nella rappresentazione dell'elezione di

Angelo Capodicasa a presidente della Regione siciliana, tra la stampa nazionale e quella locale.

Terminata la raccolta dei materiali, tuttavia, ci si è accorti come l'enorme squilibrio quantitativo tra

gli organi d'informazione siciliani e quelli d'oltre Stretto rendeva impossibile questo tipo di lavoro.

Tutto ciò, quindi, ancor prima di addentrarsi nella ricerca, può suggerire una riflessione sulla

tematica della "notiziabilità" di eventi politici. L'analisi, ovviamente, va riferita al 1998 - al periodo,

cioè, su cui si concentra la nostra osservazione - anche se, in generale, riteniamo che il panorama

abbia subito negli anni successivi delle variazioni limitate.

Gli Enti "periferici" rispetto alle istituzioni politiche più importanti, infatti, sembrano assumere

un'importanza assolutamente relativa nell'agenda della stampa quotidiana nazionale. Nonostante

essi vengano sovente indicati - il caso dell'Ars è emblematico - come laboratori politici, riescono a

varcare la soglia della "notiziabilità" nazionale solo in chiave di cronaca senza che ciò, almeno nel

caso preso in esame, consenta di portare alla ribalta leader locali o tematiche di respiro meno ampio.

Quanto detto - ma qui, è bene sottolinearlo, ci muoviamo puramente nel campo delle riflessioni, non

avallate da alcun dato scientifico - è indicativo, ad esempio, nel momento in cui i riflettori sono

accesi sulla tematica della devolution. Nella realtà mediatica, in base a quanto argomentato, anche

tale dibattito - facendo sempre riferimento alla rappresentazione della stampa nazionale - viene

decontestualizzato, a dimostrazione di due livelli d'interesse differente riguardo a ciò che viene

discusso nei palazzi della politica e quello che, invece, viene dibattuto nei Palazzi per antonomasia

(Camera e Senato) e dai leader nazionalmente riconosciuti. La discussione locale o regionale, in

altre parole, assume una valenza esclusivamente quando approda a Roma o nel momento in cui

viene veicolata da attori politici di primissimo livello. Ciò può sembrare perfettamente logico, ma -

a nostro avviso - il meccanismo finisce con l'influire fortemente sui contenuti. La

"nazionalizzazione" dell'argomento, in altri termini, comporta un lavoro di packaging, di

sincretismo, di omogeneizzazione che provoca la perdita dei significati originari. In questo contesto,

le pagine di cronaca cittadina che negli ultimi anni i maggiori quotidiani hanno deciso di inserire

nelle proprie edizioni (La Repubblica è, probabilmente, l'esempio più calzante) sono uno strumento

17

utile per correggere il circolo vizioso al quale si è accennato, pur se vanno tenuti presenti alcuni

limiti, come, paradossalmente, l'eccessivo livello di localizzazione delle iniziative, che finisce per

renderle poco competitive fuori dalla città di riferimento. Per soffermarci sull'esperienza siciliana de

La Repubblica, possiamo notare come l'edizione palermitana tratti solo marginalmente le realtà

orientali dell'isola, quasi a riproporre ad un livello micro la problematica sulla soglia della

"notiziabilità" regionale-locale. Non si riesce a trovare, insomma, un giusto punto di equilibrio, in

grado di distribuire equamente le fonti d'informazione.

La ricerca proposta, pur se - come detto - non sarà incentrata su questo punto di vista, presenta

comunque - vedremo successivamente - degli spunti riferibili a questa premessa.

Al di là della disamina inerente la differenziazione tra locale e nazionale, si è deciso di procedere

nell'analisi della rappresentazione dell'evento, prendendo come punto di riferimento essenzialmente

le maggiori testate siciliane (Giornale di Sicilia, La Repubblica edizione di Palermo, La Sicilia).

L'elezione di Capodicasa, primo presidente dei Ds all'Ars, avvenuta nel novembre 1998, infatti si

presta, in ogni caso, ad una serie di importanti verifiche, visto che costituisce uno degli ultimi atti

politici ispirati al vecchio sistema elettorale. E, considerato che alcuni dei componenti dello staff di

ricerca che hanno dato vita a questo lavoro, si erano precedentemente concentrati sulla

rappresentazione delle elezioni dirette dei sindaci di Palermo, Catania e Messina, avvenute

pressoché nello stesso periodo, l'approdo dell'osservazione può essere costituito proprio da un

paragone tra il comportamento mediatico di fronte ad un appuntamento che coinvolge la

cittadinanza in prima persona ed un altro che, invece, la riguarda solo indirettamente, visto che la

nomina di Capodicasa viene stabilita esclusivamente dall'Assemblea regionale.

I MEDIA E LA POLIS

Tra la fine del '97 e l'estate del '98, come anticipato, gran parte degli elettori siciliani vennero

chiamati alle urne per il rinnovo, tra l'altro, delle amministrazioni comunali. La rappresentazione

delle consultazioni a Palermo, Catania e Messina, operata dai maggiori quotidiani regionali, venne

29

monitorata (Carzo, 2001), principalmente con una tecnica di analisi testuale computerizzata .

Nella fase centrale dello studio, si indagò sul come e quanto i giornali avessero trattato determinate

tematiche (dalla politica, all'economia, ai problemi locali). Ne emerse un quadro sostanzialmente in

controtendenza rispetto ai modelli di americanizzazione della politica italiana, che sembravano

essersi affermati con la discesa in campo di Berlusconi nel '94 (Abruzzese, 1994; Mancini, 1996;

Mazzoleni, 1998; Bentivegna, 2001). Pochissimi gli spazi per la personalizzazione della

consultazione, molti di più quelli dedicati al dibattito politico con risvolti nazionali (in particolare,

29 Dal punto di vista metodologico, si è cercato soprattutto di affinare una tecnica quali-quantitativa. Per un

approfondimento su tale tematica, si veda Trobia (2001) 18

sulla creazione del terzo polo). Una rappresentazione sostanzialmente piatta, più simile a un

30

monologo che ad una recita vera e propria, dove il preannunciato confronto diretto tra i candidati

scompariva. Un quadro diametralmente opposto rispetto alla diffusa convinzione di una

comunicazione politica che pervasivamente attraverso i media e la rete modifica atteggiamenti e

31

comportamenti di voto .

Uno dei dati - a nostro giudizio - maggiormente rilevanti di quella ricerca scaturì da un'ulteriore

analisi delle categorie individuate. All'interno dei corpus testuali, infatti, le parole chiave che

delineavano tali insiemi risultavano sempre ben distanti dai nomi degli aspiranti alla sindacatura.

Tutto ciò portò alla conclusione che i veri 'attori' di quelle campagne furono proprio i giornali, i

32

quali non sembrarono limitarsi semplicemente a uno schema di agenda setting , cercando di

orientare il dibattito e di coinvolgere nella discussione l'Opinione pubblica. Furono, infatti, gli stessi

media a porre le domande ed a fornire le relative risposte, relegando i candidati sullo sfondo e

limitandosi quasi esclusivamente ad appuntare date e luoghi dei comizi in cui questi ultimi erano

coinvolti.

Un secondo risultato degno di attenzione, è quello relativo proprio al rapporto fra

politica e giornali. Si è parlato, in questo caso, di una sorta di circuito metamediatico,

nel quale i giornali parlano dei politici che parlano dei giornali. La tendenza rilevata è

quella per cui i quotidiani si occupano 'in prima persona' di stabilire e discutere i temi e i

problemi della campagna elettorale, occupandosi dei candidati a livello delle loro

strategie comunicative (i movimenti, i comizi, le 'apparizioni' per le vie della città) e

delle loro 'biografie'. Così, temi importanti quali il lavoro, l'economia e soprattutto i

problemi locali (traffico, territorio, cultura) o passano in secondo piano ovvero vengono

trattati direttamente dai quotidiani senza passare per i politici (locali). (Carzo, 2001,

141).

Un panorama, come vedremo, abbastanza lontano dalla rappresentazione - ben più romanzata - di

quanto accaduto alcuni mesi dopo all'Ars, che, tuttavia, presenta un importante punto di contatto: la

nazionalizzazione della politica nella rappresentazione giornalistica, evidentemente specchio di un

sistema in cui, contrariamente a quanto veniva previsto negli anni '90, i candidati - le elezioni

amministrative siciliane del 2003 costituiscono un ulteriore esempio - finiscono sempre con l'essere

30 A margine della ricerca sulle tematiche, venne anche eseguita una verifica sul rispetto della par condicio. Si notò così

come, in tutte e tre le città prese in esame (Palermo, Catania e Messina), gli articoli in cui erano coinvolti direttamente i

candidati facevano essenzialmente riferimento solo ai principali esponenti del centrodestra e del centrosinistra, mentre

agli schieramenti minori erano dedicati spazi ridotti.

31 Tale tesi sembra trovare riscontro anche in altri studi effettuati in Italia. A tal proposito si veda, ad esempio,

Bechelloni e Sorrentino (1997)

32 Sull'argomento si veda, tra gli altri, Shaw (1979) 19

scelti nelle segreterie romane e agiscono come diretta emanazione del partito. Lo schema del leader,

preminente rispetto alla sigla, sembra quindi arenarsi o, per lo meno, ridursi alla figura di un leader

nazionale, senza trovare un'applicazione localistica significativa.

IL MODELLO DEL CORO

La metodologia adottata prende spunto dal modello socio-semiotico disegnato da Landowski

(1989), per indagare sull'identità degli attori che si distribuiscono nello spazio scenico della politica.

L'autore francese, nel proprio lavoro, ha usato lo schema del teatro greco come punto di riferimento.

Nei teatri greci, infatti, tra il logheion (dove recitano gli attori) e il koilon (dove sono stipati gli

spettatori) vi è la zona dell’orchestra (dove generalmente viene situato il coro). Tale posizione

scenografica intermedia rispecchia la funzione di mediazione esercitata dal coro all’interno della

rappresentazione tragica: da un lato, come gli spettatori, il coro osserva e commenta quel che

accade sulla scena; da un altro lato, come gli attori, pur senza vivere le peripezie tragiche in prima

persona, partecipa all’azione scenica spesso determinandone lo svolgimento. Il coro è

(relativamente) attivo agli occhi degli spettatori, che assistono alle sue perfomances, ma

(relativamente) passivo rispetto agli attori veri e propri, che vengono osservati da esso; è

personaggio pur senza essere eroe, testimone senza essere spettatore.

Il coro assume insomma nella rappresentazione tragica antica un ruolo molto simile a

quello che viene svolto, all’interno della struttura narrativa profonda, dall’attante detto

Destinante, figura che, all’inizio della storia, fornisce al soggetto-eroe i valori mediante

i quali agire e, alla fine, giudica il suo operato sulla base di quegli stessi valori.

(Marrone, 2002: 66)

Ma se questa funzione di manipolazione e di sanzione esercitata dal coro è resa possibile, è perché

al suo interno si staglia un personaggio che prende la parola per lui: il corifeo. È grazie al corifeo

che, da un lato, gli spettatori vengono edotti su quel che accade sulla scena e, dall’altro, gli eroi

tragici vengono informati di quel che il pubblico pensa del loro operato.

Per Landowski, lo scenario politico è strutturato in maniera pressoché similare: tra governanti

(attori) e governati (pubblico), si pone l'Opinione pubblica:

Pur senza identificarsi né con i governanti né i governati, l’Opinione pubblica è – nel

discorso politico e sulla politica – una specie di personaggio fittizio che fa conoscere

agli uni le esigenze del pubblico e al contempo spiega agli altri il significato delle azioni

della classe politica. (Marrone, 2002: 67) 20

Su un livello ipotetico-deduttivo l'impianto appena descritto sembra di facile applicazione. Tuttavia,

vanno presi in attenta considerazione i contesti ai quali si fa riferimento. Già nella ricerca sulle

elezioni amministrative siciliane del '97-'98, ad esempio, appariva chiaro - al di là dell'assenza di

confronto diretto tra i candidati - come il pubblico rimanesse estraneo al dibattito. Era, ovviamente,

destinatario della narrazione, ispirata a sua volta alle mosse degli 'attori-candidati'. Tuttavia, l'analisi

dei contenuti ha rivelato come il vero 'copione' della rappresentazione scaturisse dall'opera di

mediazione, che non vedeva direttamente coinvolto un oggetto di natura "immaginaria" quale

l'Opinione pubblica, bensì i mass-media in prima persona. Tant'è che in più di un'occasione, l'unico

confronto diretto che si registrò fu quello tra i candidati e le testate locali.

Nella ricerca sulla nomina di Capodicasa, quindi, l'elemento dell'Opinione pubblica viene sostituito

dal "soggetto mass-media", interpretato nella doppia veste di corifeo e regista, ferme restando le

posizioni degli attori e degli spettatori. Tutto ciò, naturalmente, richiama la problematica del

rapporto di forza tra attori politici e mezzi di comunicazione, riaprendo il dilemma del 'chi riesce a

controllare chi?'. Rimanendo all'interno della metafora utilizzata, il corifeo è realmente in grado di

indirizzare totalmente quanto avviene sul palcoscenico? Veste contemporaneamente, cioè, anche le

vesti di regista?

Una risposta a questi interrogativi può venire dal lavoro di Ralph Negrine (1994), che ha esaminato

la relazione tra politica e mezzi di comunicazione in Gran Bretagna. In particolare, Negrine si

sofferma sugli aspetti simbiotici di tale rapporto. Lo studioso inglese ribadisce l'idea che il rapporto

tra media e politica è indispensabile per entrambi: ognuno “sfama” l'altro; ognuno informa l'altro e

le azioni di entrambi fanno parte di una strategia comune. In questo quadro, però, i media sono

comunque in grado di agire autonomamente, proprio perché lo squilibrio relazionale è a loro

vantaggio. Se la simbiosi s'interrompe, in sostanza, ad avere la peggio generalmente sono i politici.

Ciò viene enunciato esclusivamente a livello teorico, perché dal punto di vista pratico tale

interruzione si verifica assai raramente. E quando un giornale o un'emittente televisiva cessa di

avere rapporti con un determinato gruppo politico, ciò significa che contemporaneamente si è

avvicinata ad un'altra fazione e lo schema, quindi, rimane immutato. E' anche vero, però, che in

caso di contrasto i media sono pronti a fare valere il loro maggiore 'peso'. Sempre con riferimento al

panorama britannico - per citare uno degli esempi meno conosciuti - si pensi a quanto accaduto nel

1982, quando Lady Diana venne fotografata in bikini, alle Bahamas, durante la gravidanza. La

Famiglia Reale si ribellò, definendo 'di pessimo gusto' la scelta degli editori del Sun e del Daily

Star, che avevano pubblicato quelle foto. La Regina convocò addirittura un incontro con i

responsabili dei giornali, per chiedere maggiore rispetto. L'editore del Sun, tuttavia, rifiutò di

21

partecipare alla riunione e, anzi, quando il suo giornale “si scusò” per l'accaduto, ripubblicò le

fotografie incriminate, sotto un titolo ironico: 'Non lo faremo più!'.

IL "COPIONE" DELLA NOMINA DI CAPODICASA

Iniziamo, quindi, a riorganizzare il materiale inerente la rappresentazione della crisi all'Ars, raccolto

attraverso una rassegna stampa nell'arco di venti giorni, che ha riguardato tre testate regionali

(Giornale di Sicilia, Repubblica Palermo e La Sicilia) e quattro nazionali (Il Giornale, La Stampa, Il

33

Sole 24 Ore e La Repubblica) . Destrutturando titoli e articoli, abbiamo organizzato un testo

narrativo.

L' : "Il ciclone Udr 'ribalta' le giunte regionali" (S24O, 06/11/98).

ANTEFATTO

La causa scatenante che porta alla caduta del precedente Governo regionale, interessa anche

alcuni organi d'informazione nazionale, tant'è che la rassegna si apre proprio con un articolo de Il

Sole 24 Ore. Tale interesse, tuttavia, andrà scemando nei giorni seguenti, quando la parte

dominante verrà rivestita proprio dai giornali regionali.

La Sicilia è la prima regione dove si è registrata la crisi, dovuta ad un disimpegno dell'Udr dalle

giunte di centrodestra. Tutto ciò viene spiegato agli spettatori da più voci, così come verificheremo

in tutto il resto della narrazione. Il coro e gli attori si dividono la scena, tracciando tra loro un'ideale

linea di demarcazione contrassegnata dal discorso virgolettato (le battute degli attori). Tale

considerazione, naturalmente, si presta ad un'osservazione di fondo, dato che, in pratica, le battute

degli attori politici risultano comunque mediate dai giornalisti. Tuttavia, dato che il nostro obiettivo

è puntato non sulla comunicazione politica, bensì sulla rappresentazione che di essa viene offerta al

pubblico, assumiamo come valido tale distinguo, ritenendo che la differenziazione tra il "parlato"

del coro e quello degli attori venga recepita dagli stessi spettatori (lettori) nella fase di encoding

proprio attraverso il virgolettato:

Lo scorso mese, infatti, il cossighiano Giuseppe Drago (ex Ccd) si è dimesso da

presidente della giunta. E proprio in questi giorni è entrata nel vivo la trattativa tra i

vertici regionali di Udr e Centro-sinistra per dar vita alla nuova giunta. Si lavora per

realizzare anche nell'isola un esecutivo modellato sulla maggioranza che sostiene a

Roma il governo D'Alema. L'Udr, che con i suoi 16 deputati sarebbe il partito di

maggioranza relativa della costituenda coalizione, rivendica per l'uscente Drago la

presidenza della Regione, ma dal Centro-sinistra chiedono «segnali; di discontinuità

rispetto al passato» (S24O, 06/11/98).

33 I quotidiani vengono indicati con le seguenti sigle: GDS= Giornale di Sicilia; RP= La Repubblica edizione di

Palermo; LS= La Sicilia; ST= La Stampa; IG= Il Giornale; S24O= Il Sole 24 Ore; RN= La Repubblica edizione

nazionale. 22

Il primo personaggio ad entrare in scena è Massimo Grillo, coordinatore siciliano del partito. La sua

posizione appare determinante, sin dalla prima battuta:

«Non soltanto siamo il partito con più parlamentari regionali della nuova maggioranza,

ma in questa fase di bipolarismo imperfetto riteniamo di non dovere dare troppa

visibilità alle sinistre» (S24O, 06/11/98).

Angelo Sanza, responsabile per gli Enti locali dell'Udr, allarga il quadro e ne puntualizza ancora

meglio i contenuti:

«Ma in Sicilia l'approdo a un Centro-sinistra sembra inevitabile. Li però la situazione è

diversa. Il sistema elettorale per la Regione siciliana è di tipo proporzionale, per cui

parlare di ribaltoni sarebbe del tutto fuori luogo. In Sicilia, poi, ci sono state elezioni da

poco e noi dobbiamo assicurare un governo forte e duraturo» (S24O, 06/11/98).

Lentamente fanno il proprio ingresso sul palcoscenico anche nuovi personaggi, alcuni dei quali

reciteranno da semplici comparse, mentre altri finiranno con il rivestire il ruolo di protagonisti. La

soluzione finale, tra l'altro, viene anticipata immediatamente dal coro, ma il nome di Capodicasa,

dopo una rapida apparizione, rimarrà "congelato" per lungo tempo.

Già perché, alla fine, ad una presidenza diessina potrebbe dare il via libera anche

Giuseppe Drago, Nel caso in cui il suo partito decidesse di tenerlo in panchina e di fare

il pieno di assessorati (RP, 07/11/98).

In questo momento, comunque, è sempre Grillo a dettare le prime regole del gioco. E' lui ad avere

in mano - almeno in apparenza - le sorti della crisi:

«Se non ci sono le condizioni per trovare un'intesa sul miglior nome che possiamo

esprimere tutti insieme, allora si torna alle regole della politica. Cioè alla scelta affidata

ai partiti maggiori» (RP, 07/11/98).

«II progetto dell'Udr è di creare aree moderate distinte dalla sinistra. Non è detto che in

Sicilia si debba procedere a fare un governo fotocopia dì quello nazionale, ma si

possono tentare altre strade per fare divenire la nostra Regione un laboratorio politico. Il

presidente della Regione deve essere scelto da forze politiche siciliane e non da altre»

(LS, 08/11/98).

Accanto a Grillo, anche altri rappresentanti locali del partito, i quali però continuano a osservare da

una posizione defilata dell'"accampamento". Nuccio Cusmano, ad esempio, "alle ventuno risponde

al telefono nella sua abitazione di Sciacca" (GDS, 09/11/98). E' il coro a proporre i nomi dei

23

possibili "eroi" ai quali sarà affidato il ripristino degli equilibri iniziali, mentre lui si limita ad

avallarli:

«Noi, in prima battuta, rivendichiamo la presidenza, perché alla Regione siamo stati gli

artefici di una svolta difficile e in questa fase abbiamo bisogno di un'adeguata

rappresentanza». Il nome su cui punta ufficialmente l'Udr è ancora quello del capo della

giunta dimissionario Giuseppe Drago. «Se sorgessero difficoltà, siamo pronti a proporre

un altro nome». Quale? Candidati autorevoli sono Cuffaro, Leanza, D'Andrea e

Manzullo. Ma alla fine, su richiesta del centrosinistra, l'Udr è pure disponibile a cedere

la poltrona: «Se Ds e Popolari reclamassero la presidenza, con motivazioni convincenti,

non ci metteremmo di traverso. Perché abbiamo già stretto un accordo politico, e per

nessuna ragione lo facciamo saltare in aria» (GDS, 09/11/98).

Gli schieramenti sembrano affilare le armi per darsi battaglia. Tuttavia, viene immediatamente

chiarito che non si assisterà ad un singolo conflitto (centrodestra contro centrosinistra), bensì ad uno

scontro più complesso, visto che all'interno delle stesse coalizioni ci sono più "anime":

Se Forza Italia continua a tendere la mano ai cossighiani, dalle parti di An - invece - già

ci si attrezzano per la guerra (RP, 07/11/98).

Da un lato il forzista Gianfranco Miccichè, il quale tenta di ricucire lo strappo, rivolgendosi

indirettamente a Cossiga:

«Mastella e compagni stanno usando Cossiga come utile idiota per liberarsi dagli annosi

e pesanti scheletri, per mezzo di un ipocrita apparentamento a sinistra».

Dall'altro Guido Virzì (An), boccia la nascente alleanza alla Regione definendola "alleanza impura",

bolla i moderati "come fumo nel vento" e invita il presidente della Provincia, Francesco Musotto, ad

«imitare il suo collega dì Messina, Buzzanca, che ha estromesso gli assessori dell'Udr

dalla sua giunta» (RP, 07/11/98).

L'ex minoranza, invece, si trova a fare i conti con i dubbi de La Rete. Orlando - che entra sul

palcoscenico solo per mezzo delle battute recitate dai suoi compagni di partito - si oppone a un

governo copia di quello nazionale: "avrebbe una maggioranza risicata, e sarebbe una tentazione per

i poteri occulti e criminali". Il sindaco di Palermo propone la candidatura alla presidenza di Franco

Piro (GDS, 09/11/98). Di contro:

Piro e Nuccio invitano a non enfatizzare le parole del presidente [del partito, Orlando,

nda]: «Non vuole buttare a mare quanto fatto finora afferma il neocoordinatore

nazionale». Più esplicito il coordinatore regionale Gaspare Nuccio: «Quella di Orlanto è 24

una opinione rispettabilissima ma personale. Noi continuiamo a lavorare per dare un

governo alla Regione». (GDS, 09/11/98).

L'antefatto si conclude con la richiesta, inutile, di un intervento esterno per sanare la situazione: "Il

Polo chiede a Scalfaro di fermare i ribaltoni" (IG, 09/11/98).

L : "Maxi-zuffa sul presidente" (RP, 10/11/98)

A GUERRA COMINCIA

Ci si avvia alla prima votazione in aula - che causerà la bocciatura di alcuni candidati - ed alla

tematica dei contrasti politici (interni ed esterni), se ne affiancano di nuove.

Le forze in campo, innanzitutto, vengono rappresentate dal coro come giocatori d'azzardo che si

fronteggiano in una partita estenuante e rischiosa. E, così come in ogni gioco, c'è spazio anche per

pronostici e scaramanzie.

Alle cinque del pomeriggio, la sala riunioni del gruppo Ds aII’Ars ha l’aspetto

spiegazzato di una bisca dopo una notte di poker e chemin : Angelo Capodicasa ha la

camicia aperta sul collo, Vladimiro Crisafulli ha la faccia torva e il segretario regionale

Mario Bolognari fa fatica a tenere alto il morale della truppa. E’ il momento cruciale di

questa lunghissima vigilia. (RP, 11/11/98)

Partita a poker con l'Ulivo. «Speriamo che non prendano la proposta come una

provocazione», afferma a mezzogiorno Massimo Grillo, avviandosi all'incontro con

l'Ulivo. (GDS, 12/11/98)

Invero, ieri, al di là delle designazioni fatte e disfatte, la giornata è stata caratterizzata

dalla paura. I candidati probabili, veri o civetta, sapevano che sarebbero andati al

massacro. (LS, 12/11/98)

Giuseppe Drago aveva annunciato: «Stasera, in aula ci arrivo da candidato alla

presidenza della Regione». Non è stato così, ma la sua partita se l'è giocata fino in

fondo. (RP, 12/11/98)

Quando su Palazzo dei Normanni sono già scese le prime ombre della sera, al segretario

diessino Mario Bolognari viene un sospetto: «Che abbia attirato il malocchio? », dice il

professore, che aveva scorto i presagi di un governo di svolta nella data fissata per la

nascita, l'11 novembre, estate di San Martino. S. Martino, niente festa. (GDS, 12/11/98)

la seduta è rinviata a martedì 17, ore 17. Udr e centrosinistra toccano ferro. (GDS,

12/11/98) 25

Lo scontro politico (tra e all'interno delle forze politiche), come detto, resta la linea guida, la

tematica di fondo del "romanzo" e in questi giorni si "arricchisce" grazie ai nomi dei papabili "eroi",

i quali "impersonificano" i partiti che rappresentano:

Nel pomeriggio sono cominciate le consultazioni all'interno dell'Udr per il nome da

proporre: Giuseppe D'Andrea e Totò Cuffaro in prima fila. Uno dei due, probabilmente,

si addosserà il compito di gestire il ribaltone di Sicilia. E' Grillo a confermarlo.

«Diciamo che hanno il 40 per cento di possibilità ciascuno - aggiunge il deputato

udierrino Nicolò Nicolosi -. II restante venti per cento lo darei a Vincenzino Leanza».

(GDS, 10/11/98)

[Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Francesco Forgione] annuncia la

sua opposizione a colpi di slogan: «Leanza? A volte ritornano. Cuffaro? E chi lo sposta?

D'Andrea? Le seconde file al potere». (GDS, 12/11/98)

In casa della Quercia serpeggiano le prime delusioni. Forse meglio amarezze. La

delusione, infatti, è conseguenza di inappagate illusioni. E si può veramente credere che

i Ds si erano illusi della malleabilità dell’Udr e degli ex democristiani in genere? Se si,

sarebbero stati ingenui. E poi. dai, anche loro sono alquanto vaccinati. (LS, 10/11/98)

Dietro la porta chiusa il giovane segretario regionale dell'Udr, Massimo Grillo, sta

spiegando agli alleati che lui ha tutte le intenzioni di conservare al suo partito la

presidenza della Regione. E che, probabilmente, potrebbe spendere per quella poltrona i

nomi di Giuseppe D'Andrea, Totò Cuffaro o Vincenzo Leanza. Al di qua della porta, il

neo coordinatore nazionale della Rete, Franco Piro, prima avverte sul fatto che «nel

programma di governo ci sono ancora molte cose da chiarire: a partire dalle riforme

istituzionali», poi intravede ostacoli pressoché insormontabili ad una candidatura

cossighiana per palazzo d'Orleans: «Mi pare chiaro che uno dei requisiti che deve avere

il nuovo presidente è quello di garantire discontinuità con le giunte precedenti». (RP,

10/11/98)

La soluzione finale viene addirittura annunciata dal coro e subito smentita. Tutto ciò alla fine - a

nostro avviso - aggiungerà valenza alla figura di Capodicasa. Proprio perché la sua candidatura

appare improbabile, quando si concretizzerà creerà una sorpresa ancora maggiore:

Insomma il veto di qualche forza minore (i cossuttiani non hanno mai nascosto di

preferire un presidente diessino) potrebbe rilanciare una candidatura del centrosinistra.

In questo caso tornerebbe in ballo Angelo Capodicasa. Ma appare un'ipotesi poco

quotata. (GDS, 10/11/98) 26

Sullo sfondo, i tormenti di un protagonista, Massimo Grillo, e del suo partito ("Il mal di pancia tra i

cossighiani di Sicilia", GDS, 10/11/02) che stanno per uscire di scena e per lasciare la ribalta

principale ad altri personaggi e schieramenti, avendo inutilmente cercato un nome che riuscisse ad

incontrare il consenso necessario da parte degli alleati. I dissidi tra le direzioni nazionali dei partiti e

le segreterie regionali riferiti dal coro, tra l'altro, sembrano fare da "scenografia" alle mosse di

Grillo:

«Se i vertici nazionali vogliono imporre una loro soluzione alla crisi, sono pronto a

lasciare il partito». Grillo svela una frattura all'interno dell'Udr: Cardinale e Cusumano

sarebbero disponibili a cedere la Presidenza ai Ds, lui il tormentato Massimo è convinto

che non si debba mollare. «Siamo stati Protagonisti di una svolta, se cedessimo anche la

guida del governo a sinistra cosa racconteremo agli elettori?". Il discorso, in realtà, è più

ampio, e Massimo l'ha anticipato Sabato al congresso della Rete. L'invito è quello «di

giocare la partita della crisi esclusivamente a Palermo». (GDS, 10/11/98)

Grillo, pronto a dimettersi se «a Roma non rispetteranno l'autonomia del partito». (RP,

10/11/98)

Quest'ultimo articolo citato, tra l'altro, è corredato da tre foto che appaiono come un'icona della

situazione. Accanto a Grillo (a sinistra), che ha un'espressione pensierosa, infatti, c'è il raggiante

leader dei Ds siciliani, Mario Bolognari (al centro), e il capo dell'opposizione, Gianfranco Miccichè

(a destra), imbronciato (foto 1).

Foto 1 27

La Repubblica edizione di Palermo, 10/11/98

Per il coro è il momento di dedicare a Grillo un ultimo ritratto:

Massimo Grillo, coordinatore siciliano dell'Udr e grande amico del ministro delle Poste

Salvatore Cardinale e del sottosegretario al Tesoro Nuccio Cusumano, sottolinea che

nessuno può sostenere che la crisi l'abbiano aperta loro e quindi di ribaltone non si

tratta. Deputato a Montecitorio dopo una fulminea ascesa in Regione, Grillo è il deus ex

machina di tutta l'operazione e i bene informati assicurano si sia sviluppata a Roma

nelle stanze e nelle circostanze più favorevoli. (ST, 10/11/98)

E' un balletto interminabile, ma a menare le danze sono soprattutto quelli dell'Udr. Il

giovane segretario regionale dei cossighiani, Massimo Grillo, per esempio, ha

cominciato la giornata col piede sbagliato. Era a Roma (dove aveva partecipato alla

riunione del gruppo parlamentare con i big del partito), ma ieri mattina il portiere del

suo albergo si è dimenticato di svegliarlo. Cosi prima di salire sull'aereo che doveva

riportarlo a Palermo, è riuscito a malapena a dire al segretario dei Ds, Mario Bolognari,

che il primo nome proposto dall'Udr era quello di Giuseppe Drago.

La prima mano della partita dunque, durava davvero poco: il tempo per Grillo di sentirsi

dire da tutti gli alleati che «Drago non garantisce la necessaria discontinuità con i

governi precedenti». (RP, 12/11/98)

All'indecisione della futura maggioranza, fanno da contraltare i "dispetti" del Polo, che innanzitutto

cerca di sfruttare la propria posizione sino alla fine ("Ultime poltrone alla corte del Polo. La

morente giunta Drago conferma i manager Asl e vara nomine. RP, 11/11/98) e, poi, cala sul tavolo

le proprie carte facendo saltare il voto. Così, l'appuntamento in aula che appariva decisivo, si

trasforma in un'imboscata - con tanto di vittime - e offre nuovi spunti per la prosecuzione della

narrazione:

Nulla di fatto ieri all'Ars per l'elezione del presidente della Regione: l'astensione in

blocco dei deputati del Polo - in polemica con il «governo del ribaltone» - ha fatto

mancare il quorum dei due terzi necessario perché fosse valida la votazione. (LS,

12/11/98)

L'ecatombe dei candidati eccellenti. Cronaca di dodici ore che hanno diviso, lacerato e

poi ricompattato il centrosinistra siciliano. Cuffaro dice no, D'Andrea si ritira, Spagna

bocciato... (RP, 12/11/98) 28

Dalle macerie, tuttavia, compare il nuovo protagonista. Una contromossa che sembra vanificare la

strategia del Polo:

Il nome di Giuseppe Drago viene proposto e bocciato due volte. Quello di Fausto

Spagna resta nell'aria per il breve spazio di una decina di minuti. Totò Cuffaro si ritira

prima di finire nel tritacarne, mentre Giuseppe D'Andrea non riesce ad assaporare

neppure per un attimo l'ebbrezza di sentirsi in corsa per la presidenza della Regione. La

giornata decisiva per la soluzione della crisi divora un candidato a Palazzo d'Orleans

dopo l'altro: fino ad approdare a quello del diessino Angelo Capodicasa. (RP, 12/11/98)

«Pensavo fosse difficile, certo non fino a questo punto» osserva Bolognari. Il quale

assieme ai leader degli altri partiti del centro sinistra, si è visto costretto a bocciare due

candidati alla presidenza (Giuseppe Drago e Fausto Spagna) ed ha assistito a distanza

alla rinuncia di un terzo, il più accreditato nel pomeriggio: Totò Cuffaro. Fino

all'epilogo al fotofinish, il ritorno di fiamma del presidente uscente Drago fra lo stupore

dei volti dell'Ulivo. La votazione notturna sul nome del diessino Capodicasa. (GDS,

12/11/98)

Per Nuccio [La Rete] la presidenza-Capodicasa è «la migliore per un governo di svolta

che punti alla riforma». (GDS, 12/11/98)

Il finale è tutto per Angelo Capodicasa, al quale il viene dedicato un "primo piano" in cui, oltre a

ricostruirne la carriera politica, si cerca di offrire al pubblico anche qualche retroscena della sua vita

privata (vengono pure pubblicate le prime foto, recuperate in archivio):

Angelo Capodicasa è nato a Joppolo Giancaxio, in provincia di Agrigento, il 9

novembre del 1949. Ha conseguito il diploma di maturità classica ed è iscritto

all'Università, alla facoltà di Lettere e Filosofia. È un grande appassionato di calcio:

tanto da essere soprannominato l'"Antognoni" di Joppolo. (GDS, 12/11/98)

Dal corifeo, tuttavia, non sembra levarsi esclusivamente il racconto e la spiegazione degli eventi,

ma - direttamente e indirettamente - c'è anche una presa di coscienza sugli eventi che si susseguono.

Il coro, insomma, comincia a valutare ciò che sta accadendo. Giudizi e commenti si riscontrano,

innanzitutto, nella lettura degli editoriali:

Ma la richiesta più pressante per lo sviluppo economico [della Sicilia] non riguarda

l'infrastrutturazione, la sicurezza, la fiscalità di vantaggio, la sburocratizzazione, la

maggiore flessibilità salariale o l'innovazione tecnologica. Tutti interventi fondamentali! 29

No Niente di tutto questo. La innovazione più importante che va portata avanti è quella

che porta alla stabilità dei governi. (GDS, 10/11/98)

Mi fermo qui. Ho voluto dire soltanto che quando si fanno le riforme esse andrebbero

meditate un po' meglio e la loro stesura andrebbe sottoposta preliminarmente ad un

comitato di esperti, fermo restando la facoltà del potere politico di decidere in un senso

o nell'altro. In fondo non si tratta di una qualsiasi legge che, magari scritta in maniera

sbagliata, può essere modificata il giorno dopo. (LS, 11/11/98)

Viene, altresì, dato risalto agli appelli di gruppi e associazioni, "spettatori privilegiati" di quanto sta

accadendo e rappresentanti dell'intera platea, ai quali - secondo il modello habermassiano - viene

dato accesso alla sfera pubblica:

Hanno preso carta e penna, hanno messo in campo la loro statura culturale e hanno

chiesto alla Regione di voltare pagina sulla gestione dei beni culturali, scegliendo un

assessore all'altezza. Vincenzo Consolo, Gioacchino Lanza, Vittorio Alliata, Ludovico

Correo e altri intellettuali, imprenditori e amministratori siciliani hanno rivolto un

appello al ministro dei Beni culturali, al presidente dell'Ars e a tutti i partiti politici

affinché per il nuovo governo regionaIe sia scelto un assessore in grado di avviare una

profonda riforma della politica culturale. (RP, 10/11/98)

[I sindacati confederali] prendono atto del «fallimento della formula di centrodestra» e

chiedono un «esecutivo di svolta, in grado di aprire la stagione delle riforme». (GDS,

11/11/98)

Riforme, scende in campo l'associazione dei Comuni. L'Anci Sicilia ha invitato tutti i

Comuni dell'isola a sottoscrivere la petizione promossa da Cia, Coldiretti e dalle forze

sindacali regionali per chiedere all'Ars e al parlamento nazionale la modifica dello

Statuto della Regione Siciliana introducendo l'elezione diretta del presidente della

Regione. (GDS, 11/11/98)

Infine, i giudizi compaiono tra le righe degli articoli di cronaca:

Palermo abbandona del tutto, l’ultima parola spetta davvero a Roma. In ossequio

all’autonomia... (RP, 11/11/98)

Il ministro Cardinale si lancia invece in un sibillino: «La politica non è un circo!».

Quello che sta avvenendo nella "sua" Sicilia, però, lo ricorda parecchio. II consiglio

regionale va alla nottata della sarabanda finale. Quando, al circo, escono fuori i clown.

(IG, 12/11/98) 30

Il resto, come diceva una volta Costanzo, è vita. Anzi lo sarebbe. A Palazzo dei

Normanni, purtroppo, non c'è neanche questa. (LS, 12/11/98)

Si può notare, però, come il coro non rivesta pienamente il ruolo del destinante (ovvero di colui il

quale attribuisce i valori all'inizio della storia e giudica la fine della narrazione stessa proprio in

base a quei valori). Le critiche, non sembrano avere un obiettivo, ma piovono indifferentemente sui

due schieramenti. Non ci sono attori particolarmente sgraditi: è la recita nel suo complesso a destare

perplessità. Gli interventi, da un lato, appaiono come una richiesta di accelerare il ritmo, di alzare il

livello delle battute; dall'altro, costituiscono un invito al pubblico a non assopirsi, contribuiscono ad

aumentarne le aspettative che gli attori dovranno soddisfare.

L ' : "L'accordo c'è, e reggerà..." (RP, 13/11/98)

A COMPARSA DELL EROE

Si registra un piccolo salto narrativo, legato ad una problematica tecnica: l'accordo sul nome di

Capodicasa giunge nella nottata di giorno 11. Giorno 12, come visto, i quotidiani riescono,

eccezion fatta per il Giornale di Sicilia, a riportare solo gli esiti delle prime votazioni. Il 13 la

notizia è ormai "vecchia" e quindi, soprattutto nei titoli, ci si concentra soprattutto sui commenti.

La definitiva entrata sulla scena dell'"eroe" fa intravedere una possibile soluzione della vicenda. Per

Capodicasa arriva anche l'"investitura degli Dei romani", anche se occorrerà superare gli ultimi

ostacoli i quali - seguendo il filo conduttore della narrazione - sono sia interni, che esterni alla

coalizione.

Innanzitutto, però, va in scena l'ingresso dell'"eroe" ed è soprattutto il coro ad occuparsene:

Forse è un risarcimento della Storia. Angelo Capodicasa, cinque anni fa, rompeva con

Botteghe Oscure per far passare in Sicilia il primo governo di centrosinistra, sotto la

guida di Pippo Campione. Oggi Capodicasa attende di diventare il primo comunista a

Palazzo d'Orleans. Lui, il diessino di Joppolo Giancaxio, uomo di partito all'antica e

grande mediatore, ricorda le sofferenze di allora e le piccole soddisfazioni di oggi. […]

Nella prima intervista da candidato ufficiale alla presidenza (se da oggi a martedì,

giorno del voto d'Aula, non ci saranno altri scossoni nella maggioranza), il diessino coi

baffi - come D'Alema: fin troppi gliel'hanno fatto notare - invita il Polo al dialogo

proprio sulle riforme, parla del risanamento dei conti come obiettivo prioritario. (GDS,

13/11/98)

Un "eroe popolare", alla "portata di tutti", che - nelle foto del giorno (foto - non appare in giacca

2)

e cravatta, bensì in calzoncini e maglietta da calcio, seduto in panchina. 31

Foto 2

Giornale di Sicilia, 13/11/98

Ma, soprattutto, secondo il coro occorre ribadire come egli agisca, a livello terreno, con il placet

delle "divinità":

nel suo studio, ieri mattina, ha squillato spesso il telefono. Ed è arrivato

l'incoraggiamento dei vertici dei Ds, da quel Pietro Folena al quale succedette sulla

poltrona di segretario regionale, al presidente della Camera Luciano Violante: «Adesso

fate le riforme». (GDS, 13/11/98)

Uno dei primi a telefonare per fargli gli auguri è stato Luciano Violante. Subito dopo,

sono arrivati i complimenti di Pietro Folena. Il primo giorno da candidato alla 32

presidenza della Regione, per Angelo Capodicasa è cominciata con telefonate che

suonano come assicurazioni romane sulla tenuta del patto firmato a Palermo. Quanto

basta perché, davanti al primo caffè della giornata, lui mostri ottimismo sulla

dell'accordo fino a martedì prossimo, giorno in cui l'Ars dovrebbe eleggerlo alla guida

di Palazzo d'Orleans. (RP, 13/11/98)

Gli antagonisti (soprattutto quelli appartenenti allo schieramento del Polo), però, non si danno per

vinti e in primo luogo lanciano i propri strali e sembrano preparasi in vista dello scontro finale:

«Udr e Ds? Mi fanno un po' pena: i loro rappresentanti dovranno spiegare ai figli di

avere tradito un'ideale in cambio di un tozzo di potere». Gianfranco Miccichè,

coordinatore regionale di Forza Italia esprime tutta la sua rabbia per il ribaltone di

Sicilia. «[…] Noi facciamo politica. E denunciamo un governo non voluto dalla gente.

Un vero ribaltone, perché almeno al Parlamento nazionale l'Ulivo aveva vinto le

elezioni A Roma solo l'Udr ha tradito, qui è diverso. È molto peggio». (GDS, 13/11/98)

In serata il coordinatore di An Guido Lo Porto prende carta e penna per dire che «siamo

ancora in tempo per impedire il governo fotocopia e per costituire un forte patto per la

Sicilia». Speranze affidate a un'ultima scialuppa di salvataggio: ma il timone è ormai

passato di mano. (RP, 13/11/98)

Resta lì, Drago, messo di traverso sulla strada del governo-fotocopia. confortato dalla

telefonata mattutina di Leoluca Orlando, dal sostegno (pare) anche di Enzo Bianco,

dall'appoggio dichiarato del forzista Gianfranco Micciché (GDS, 13/11/98)

Drago, dunque, ci prova. Prima ha mandato messaggi al Polo, poi fatto il diavolo a

quattro nel gruppo parlamentare dell'Udr per impedire una candidatura alternativa alla

sua, adesso agita il fantasma degli "arrabbiati" dell'Udr che potrebbero far saltare

l'accordo già raggiunto sul nome di Capodicasa. […] Drago, dunque, lancia l'ultimo

assalto: ma rischia di voltarsi indietro e non trovare più le truppe. (RP, 13/11/98)

I contrasti interni, che pure permangono, sembrano tuttavia affievolirsi in vista di ciò che

comincia ad apparirci come la battaglia decisiva. La grande alleanza viene anche sancita da un

patto sugli assessorati:

L'ultima giornata di trattative ha scavato un solco profondissimo tra il presidente della

Regione uscente [Drago] e il giovane segretario regionale dei cossighiani. […] A sentire

Grillo, dunque Capodicasa può dormire sonni tranquilli. Anche perché, a sigillo

dell'accordo che ha portato alla sua candidatura c'è un sostanzioso patto sulle poltrone: 33

l'Udr prende cinque assessorati.

[…] Già, perché se c'è chi è pronto a scommettere che al fianco di Drago nel suo ultimo

assalto si muove il sindaco di Palermo Leoluca Orlando (che ha già bocciato al

congresso della Rete l'ipotesi di governo-fotocopia), dalle parti dell'Udr arrivano solo

giuramenti di fedeltà al nuovo accordo di centrosinistra (RP, 13/11/98)

A margine, i "regolamenti di conti" tra le file della coalizione che sembra inesorabilmente avviata

sulla strada della sconfitta:

Nel mirino ci sono i "traditori" dell'Udr, ovviamente, alleati fino a poco tempo fa alla

Regione e tuttora nelle giunte di centrodestra di molti enti locali. Ha deciso di non

perdere tempo, il coordinatore regionale di Forza Italia, Gianfranco Micciché, e

all'indomani della chiusura delle trattative che porteranno il diessino Capodicasa alla

guida del governo tira le prime somme: «Chiederò agli altri segretari del Polo di

convocare con me una riunione con tutti i sindaci e i presidenti delle province di

centrodestra per dare il via all'operazione che ci costringono a fare». Guai a chiamarla

"epurazione": ma a conti fatti di questo si tratta. (RP, 13/11/98)

Descritto quanto sta accadendo, il coro non fa mancare un proprio giudizio e, ancora una volta,

critica indifferentemente vincitori e vinti.

La crisi politica e il clima di incertezza sulla futura maggioranza hanno scoraggiato i

gruppi finanziari nazionali ed internazionali che non sembrano più interessati a stipulare

con la Regione l'emissione sul mercato di un nuovo prestito obbligazionario. (LS,

13/11/98)

La politica, sosteneva Paul Valéry è l'arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che

la riguarda. E in Sicilia più che altrove. C'è una diga alzata tra il Palazzo e gli elettori,

l'unica, forse collaudata e perfettamente funzionante nell'isola.

[…] Il risultato è che tra poco più di due anni - miracoli esclusi- si andrà a votare col

preistorico proporzionale che l'Assemblea regionale resterà blindata a vita e che i

novanta di oggi, bevitori del Santo Graal, si garantiranno la rielezione d'ufficio. (GDS,

13/11/98)

L : "Regione, il Polo rilancia le larghe intese: Capodicasa guidi un

A NEGOZIAZIONE DELLA RESA

governo di tutti" (GDS, 16/11/98)

Comincia una breve fase di negoziazione, prima della consacrazione dell'"eroe". Sullo sfondo,

compaiono le strategie decisive in vista dello scontro finale e continua ad aleggiare la figura di

Orlando, il quale inizialmente era stato presentato come avversario di Capodicasa, mentre adesso

34

sembra poter vestire i panni del mediatore pronto, in ogni caso, a non interferire sul verdetto

conclusivo (senza, comunque, comparire mai in scena in prima persona).

La trattativa sembra giocarsi attorno a una definizione chiave: "larghe intese". In sostanza, la

possibilità di azzerare quanto accaduto e di evitare l'ultimo conflitto:

L'ultimo tentativo del Polo, l'ultimo attacco al govemo-fotocopia sta in un appello che i

leader regionale di Forza Italia, An e Ccd lanciano al termine di un vertice domenicale.

«Larghe intese per salvare la Sicilia», è lo slogan. (GDS, 16/11/98)

La lettera di Drago a Capodicasa, candidato designato alla presidenza, sulla formazione

di un governo delle larghe intese, ha riaperto il dibattito politico. Lo ha confermato ieri

il sindaco di Palermo Orlando che, dall'interno del Centrosinistra, ha concordato con

l'iniziativa di Drago. «E il Polo»? Questo interrogativo è di Orlando. La risposta è

arrivata dal Ccd D'Onofrio, che nella risposta di Capodicasa non vede un rifiuto netto

alle larghe intese. […] Da qui l'iniziativa del parlamentare del Ccd di rivolgere «un

appello formale a tutti i gruppi parlamentari presenti in Ars e ai rispettivi leader di

partito, perché prima del voto di martedì si incontrino per valutare con grande serenità,

severità e compostezza la possibilità di dar vita ad un governo di larghe intese».

Anche dai socialisti arrivano sollecitazioni in tal senso. (LS, 15/11/98)

Casse vuote, quattrini appena sufficienti per qualche altro stipendio, e credibilità

finanziaria pari a zero fanno presto a cadere nel calderone della crisi politica. Coglie

l’occasione al volo il presidente della Regione uscente, Giuseppe Drago, che

all’indomani della conferenza stampa con la quale il suo assessore al Bilancio Tricoli

lancia l’allarme si prende la briga di smorzare i toni, ma solo per rilanciare un’ultima

volta la sua proposta. Quella di un governo "ad ampia base parlamentare". (RP,

15/11/98)

A questo punto, però, il centrosinistra ha capito che la propria posizione è solida. Non

soltanto, quindi, rifiuta la mediazione, ma riesce anche a ricompattarsi in maniera quasi

definitiva in vista dell'ultimo atto.

[…] c'è da mettere in cascina voti necessari a parare i colpi di possibili franchi tiratori.

Cosi, Capodicasa si mette immediatamente in movimento. Prima tappa, l'incontro a

Palazzo d'Orleans con Giuseppe Drago («Lui chiede di allargare la maggioranza

parlamentare, ma io sono espressione della maggioranza che mi ha candidato" non sono

decisioni che posso prendere io»). (RP, 13/11/98) 35

L’ennesimo no alle larghe intese, semmai ce ne fosse ancora bisogno, giunge a stretto

giro di posta addirittura dalla Rete, di fatto l’unico gruppo parlamentare sul quale le

indicazioni di Orlando avrebbero potuto sortire un qualche effetto. Niente da fare: parla

II coordinatore Gaspare Nuccio per dire che la possibilità di una riuscita di un governo

istituzionale o di larghe intese sognato da Drago ha ormai una percentuale

statisticamente non rilevabile. Cioè nulla. (RP, 15/11/98)

Lui [Capodicasa] dice di «non volere rinunciare a esprimere la propria idea, che è quella

di un esecutivo a termine per una nuova fase costituente. Anche se so - continua il

sindaco di Palermo - che i margini di affermazione della mia tesi sono praticamente

nulli. In ogni caso, Capodicasa avrà un alleato fedele e convinto...».

Insomma, Orlando dissente (e oggi lo dirà al segretario nazionale dei Ds Walter

Veltroni) ma non ha nessuna intenzione di mettersi di traverso. (GDS, 16/11/98)

Il Polo, naturalmente, non abbandonerà le armi, ma cercare di ostacolare gli avversari fino

all'ultimo, tant'è che parallelamente agli appelli sulle "larghe intese", sembra portare avanti la

battaglia dei numeri, di fronte alla quale gli "scudieri" di Capodicasa combattono in difesa del

proprio "cavaliere"

Restano, però, i dubbi sollevati dal forzista Fleres sulla validità del ciclo di votazioni di

mercoledì scorso. Il diessino Silvestro sostiene che vi sono dei precedenti e richiama le

votazioni del marzo 1980 quando al primo scrutinio parteciparono 50 deputati (erano

assenti i Dc per fare mancare il numero prescritto di presenze) e poi si passò

regolarmente al secondo ciclo da cui scaturì l'elezione di Calogero Lo Giudice. Fleres

replica che allora si procedette allo spoglio e si completò il ciclo delle tre votazioni, ora

ci si è fermati alla seconda. Quindi propone la convocazione della Commissione

regolamento, assicurando che la sua non è una posizione politica, ma di rispetto delle

norme. (LS, 15/11/98)

Salvino Caputo di An, sostiene che, in base allo Statuto, anche alla seconda

convocazione, il centrosinistra deve poter contare su 60 deputati, ovvero i due terzi dei

parlamentari eletti.

La replica dell'altro fronte è affidata al diessino Gioacchino Silvestro. Anche lui si rifà

allo Statuto e sostiene che martedì, per eleggere il presidente, «occorre la validità della

seduta e la maggioranza assoluta, qualunque sia il numero dei votanti».

Entrambi i parlamentari si sono rivolti al presidente dell'Ars Nicola Cristaldi perché

garantisca la regolarità della seduta. (GDS, 15/11/98) 36

Capodicasa, nel frattempo, può cominciare a "recitare il copione" del presidente e ad esporre

il proprio programma. Tutto ciò, in attesa dell'"incoronazione" ed a fronte di una nuova, più

difficile battaglia - la gestione della Regione - che dovrà affrontare dopo avere vinto quella

per la sua elezione:

Parla il presidente in pectore: «Le riforme entro l'estate». […] Tra i principali impegni il

varo delle nuove regole elettorali in sei mesi. […] «I rapporti con l'opposizione?

Proporremo un patto costituente». […] «Articolisti, le leggi attuali insufficienti:

studieremo un ventaglio di soluzioni» (GDS, 13/11/98)

In mezzo alle prime trattative da candidato presidente, però piomba su Capodicasa la

notizia che la prima gara tra le banche per un mutuo da mille e 50 miliardi da prestare

alla Regione è andata deserta. (RP, 13/11/98)

Prima che il sipario si abbassi, il richiamo del coro - questa volta affidato esclusivamente agli

"spettatori privilegiati" - è puntuale:

[Il presidente della Confindustria siciliana, Giuseppe Puglisi, afferma:] «Alla Sicilia non

serve un altro governo risicato o pasticciato, che tiri a campare, tra veti ed opposizioni,

ancora per qualche mese. Non ci interessano le formule e le coloriture politiche o

l'appartenenza di coloro che saranno chiamati a gestire iniziative e programmi che

possano traghettare la Regione fuori dalla secche in cui è insabbiata da molto tempo».

(LS, 17/11/98)

I : "[Gianfranco Zanna, deputato regionale Ds]: «Il porco è dentro»" (GDS,

L PRIMO SCONTRO

18/11/98)

In realtà, Capodicasa è chiamato ad un duplice scontro: da un lato deve ottenere, anche di fronte

al nemico, quella consacrazione che, fino ad ora, era arrivata soltanto in via ufficiosa. Inoltre, la

"missione" finale dovrà essere quella di portare in trionfo le proprie truppe. In entrambi i casi, il

nemico ha preparato insidiose imboscate.

La narrazione, comincia appunto dall'elezione del nuovo presidente e si divide su più livelli

(rintracciabili soprattutto il giorno successivo alla votazione). Innanzitutto, i fatti raccontati da un

narratore esterno, mettendo in risalto le mosse strategiche del centrosinistra, che sono servite ad

aggirare l'opposizione ed a vincere la prima battaglia, e quelle del centrodestra, rivelatesi inutili:

Il capogruppo dei Ds mette nel carniere 45 consensi, uno in più del quorum, cinque in

meno di quanti erano a disposizione della coalizione formata da centrosinistra e Udr. In

sostanza, sono stati cinque i franchi tiratori. Ma Capodicasa ce l'ha fatta, e non a caso 37

nel suo primo discorso da presidente ha voluto ringraziare Rifondazione Comunista.

Solo grazie alla mossa dei tre bertinottiani - che non hanno partecipato al voto facendo

abbassare il quorum - il ribaltone di Sicilia ha avuto luogo.

[…] Il Polo, per smascherare i franchi tiratori nel centrosinistra («ma anche nel nostro

schieramento», ammette il leader di An Guido Lo Porto) rinuncia ad un unico candidato

di bandiera e chiede ai propri deputati di votare ciascuno per sé. (GDS, 18/11/98)

Il regolamento dell'Ars è curioso: infatti, se i tre deputati di Rifondazione piuttosto che

assentarsi, si fossero astenuti, il quorum sarebbe rimasto di 46 voti e Capodicasa al

primo scrutinio non sarebbe stato eletto. Si può ben dire che è stata una giravolta, anche

se il segretario regionale Forgione ha dichiarato che il suo gruppo non voterà la fiducia

al nuovo governo Centrosinistra-Udr. (LS, 18/11/98)

In secondo luogo, gli stessi fatti vissuti puntando l'obiettivo su alcuni dei personaggi che

hanno riempito la scena dell'elezione:

Lui, Drago, fino all'ultimo ha taciuto, non aprendo bocca neanche nel corso della

riunione dell'Udr terminata a ridosso della seduta d'Aula. Poi a Sala d'Ercole fa ampi

gesti rivolti ai giornalisti: «Voto Capodicasa, come mi chiede l'Udr». E alla fine: «Ho

fatto fino in fondo al mio dovere». Ma nessuno è disposto a giurare che non è un bluff.

(GDS, 18/11/98)

«Il porco è dentro». Alle dieci del mattino Gianfranco Zanna, deputato diessino,

giovane e in carriera, è felice come una Pasqua, se ne frega dei riti scaramantici e

scommette così, con questa frase ad effetto, sull'elezione di Angelino Capodicasa.

(GDS, 18/11/98)

Il segretario regionale di Rifondazione comunista Francesco Forgione (che aveva

deciso in mattinata la linea da seguire) mette subito il dito nella piaga: «II presidente

della Regione nasce senza una reale maggioranza, condizionato dai neo democristiani.

Noi abbiamo messo a nudo l'imboscata dei franchi tiratori, non abbiamo applaudito

l'elezione di Capodicasa, ma abbiamo goduto delle facce nere tra i banchi del Polo e

anche nelle file della nuova maggioranza». (RP, 18/11/98)

La parte centrale, in questa fase, è però costituita da un approfondito (dopo le prime

descrizioni dei giorni precedenti) ritratto dell'"eroe" - sia sotto l'aspetto professionale, che

sotto quello strettamente personale - e delle sue mosse nel corso della giornata decisiva. La

narrazione è affidata sia a voci interne, che esterne alla scena. Si parte dall'immagine: 38

Abito grigio e cravatta blu, a far storcere il naso all'ex segretario Angela Bottari -

presentatasi per l'occasione a Palazzo - erano state già in mattinata le scarpe con suola in

gomma, e poi quella camicia azzurra con bottoni al colletto, anziché bianca. Un "look

poco presidenziale". (RP, 18/11/98)

.Indossa già il vestito grigio da presidente, la solita camicia azzurra ed una cravatta blu a

disegnini bianchi. Cravatta che sostituirà nel pomeriggio con una sempre blu, ma con un

altro disegno: margheritine multicolori. «È più bella, lo fa più allegro», giura Roberta. la

sua segretaria.

[…] Animale a sangue freddo, Capodicasa. Dalla sua faccia che potrebbe benissimo

essere confusa con quella di Saddam Hussein o, più recentemente, anche con quella di

Ocalan, il leader del partito dei curdi («Che ci posso fare?, vuol dire che ho origini

mediterranee»), non trapela nulla. (GDS, 18/11/98)

Si passa, poi, alla descrizione della giornata, vissuta con l'obiettivo puntato sul protagonista:

Il non ancora presidente legge un titolo («È l'ora di Capodicasa») e si ritrova vittima di

quel riflesso condizionato che gli fa mettere immediatamente le mani in tasca. Mossa

che ripeterà più di una volta quando, tra l'una e le due del pomeriggio, deve sottoporsi

alle domande di due giornalisti televisivi.

[…] Arrivano i primi dall'Agrigentino, ma non da Joppolo Giancaxio, suo paese; «Noi

siamo gente seria», assicura il non ancora presidente prima di andare a mangiare

qualcosa. E qualcosa è anche troppo: due panini con prosciutto consumati in piedi nella

bouvette.

[…] Gli ultimi minuti d'attesa si consumano in Aula. Capodicasa sente la conta, ma fa

finta di niente. Poi, al quarantaduesimo ed ultimo voto, scoppia l'applauso e concede le

guance ai baci degli alleati e tiene le mani bene in vista: a quel punto era inutile

rimetterle in tasca. (GDS, 18/11/98)

Commosso mai, da freddo "animale" politico qual è. Emozionato - al massimo - ma solo

un attimo dopo il quarantacinquesimo voto, quando il sempre fedele Mirello Crisafulli

gli è balzato addosso con un abbraccio a dir poco caloroso.

[…] Solo una cosa infatti è riuscita a dargli davvero fastidio nelle ore che precedevano

l''elezione: le domande dei tanti - soprattutto cronisti - che gli chiedevano come ci si

sente da presidente della Regione, o meglio da "primo comunista a Palazzo d'Orleans".

A quel punto non resisteva e, prima di andare in onda in una delle molteplici dirette a

ora di pranzo, si lasciava andare ad un plateale scongiuro, ripetuto - all'occorrenza - nel 39

corso dell'intera giornata. Perché Angelo Capodicasa è fatto così, glaciale e razionale in

politica quanto sanguigno e spontaneo smessi i panni del parlamentare. (RP, 18/11/98)

Si risolve anche il "dilemma Orlando", dal quale arriva la prima telefonata di auguri:

Le prime congratulazioni per la pur risicata elezione a presidente della Regione, Angelo

Capodicasa le ha ricevute da Leoluca Orlando. Era appena finito lo scrutinio delle

schede. infatti, quando ha squillato il cellulare di Manlio Mele che lo ha subito passato a

Capodicasa. Una breve conversazione e forse anche una sollecitazione a rilanciare le

larghe intese. (LS, 18/11/98)

Quindi, la descrizione "politica", ideologica e culturale di Capodicasa, dalla quale emerge l'etichetta

di "primo ex comunista a ricoprire la carica di presidente" (RN, 18/11/98)

Guarda una scheda biografica che una tv privata manda in giro per l'etere e interviene

per correggerla: «Non sono laureato, anche se mi manca solo la tesi». Ed ancora: «Non

è vero che sono stato un migliorista, io stavo con Occhetto». (GDS, 18/11/98)

«Un comunista d'altri tempi», dicono di questo quarantanovenne, chierichetto di lungo

corso alla Chiesa madre di Joppolo Giancaxio, nell'Agrigentino, in quell'oratorio

scenario di mitiche partite a calcio col parroco. Il vero cruccio è una laurea in Lettere e

Filosofìa mai conseguita per i troppi impegni parlamentari che gli hanno impedito di

superare l'ultimo ostacolo: la tesi. La sua passione, insospettabile, per le religioni. «Un

interesse squisitamente culturale - spiegava ieri -. Ebbene sì, studio le religioni,

ovviamente anche quella cattolica. E per ora mi sto appassionando alla figura storica di

Gesù». Anche perché ateo, va detto, Capodicasa non lo è, e neanche "agnostico" a

volerla dire tutta: «Cattocomunista? Mi sembra un'esagerazione. Diciamo che una mia

idea del soprannaturale me la sono fatta». (RP, 18/11/98)

Le foto pubblicate contribuiscono a rafforzare tali descrizioni e le immagini dei giorni precedenti.

Così, Capodicasa viene ritratto bambino con i compagni della squadra di calcio (foto durante

3),

uno dei primi comizi e nel corso di un viaggio in Africa in compagnia del regista Tornatore. 40

Foto 3

Giornale di Sicilia, 18/11/98

Infine, la famiglia e gli amici:

I suoi sostenitori agrigentini continuano ad arrivare a frotte. L'ex deputato regionale

Lillo Gueli, che oggi fa il sindaco di Campobello di Licata, gli ha portato due pullman

pieni e facendo una sorta di "miracolo delle sardine", ha pigiato oltre centocinquanta

persone nella Sala del Duca di Montalto.

E la moglie? Paola Falco, avvocato, ha preferito restare ad Agrigento perché aveva da

lavorare. E i due figli? Quelli stanno a Palermo studiano medicina e Palazzo dei

Normanni non è poi tanto lontano. Macché. Arriva solo Emanuele, 23 anni, ma non può

assistere al rito dell'Aula perché ha preferito indossare jeans e maglione al posso della 41

giacca e della cravatta. Giovanni, 24 anni, nato il primo aprile del 1975, ha preferito

continuare a studiare. «Ma non scriva che non ce ne frega niente - giura Emanuele -

perché non è vero. In famiglia siamo tutti inquadrati» . Prego? «Si, inquadrati, nel senso

che tutti e quattro siamo iscritti al partito e militanti. […]».

E si scopre che papà Capodicasa è uno all'antica. Quando sta a Palermo - e cioè quasi

sempre - vive con i due figli in una casa che sta al Cep, all'estrema periferia di Palermo

e che lì continuerà a stare anche quando sarà l'autoblù della presidenza che già da oggi

lo andrà a prendere. E ai figli ha comprato la macchina solo da poco. Fino ad un paio di

anni fa, per andare all'università, dovevano prendere due autobus. (GDS, 18/11/98)

A Joppolo c'è ancora "papà Capodicasa". I cittadini di Joppolo hanno appreso la notizia

con molta euforia. Nei bar, nei circoli per le strade non si parlava d'altro: l'elezione era

l'argomento del giorno, un evento molto importante non solo per Joppolo, ma anche per

i suoi abitanti.

[…] «Sono veramente contento dell'elezione di Capodicasa, - commenta il farmacista

del paese -. Da 14 anni, ormai risiedo in questo comune e spero che il neo presidente

non si dimentichi di noi». (LS, 18/11/98)

Sul palcoscenico, tuttavia, rimane uno spazio riservato agli sconfitti che continuano a contestare il

verdetto finale:

Per il momento, però, da destra arriva la rabbia di Gianfranco Micciché: «Con rabbia

prendiamo atto che la volontà elettorale dei siciliani è stata umiliata, che il pidiessino

non ha una maggioranza d'aula e che solo con l'aiuto dei rifondatori del comunismo si è

arrivati all'elezione del presidente». E la delusione del leader Ccd Francesco D'Onofrio:

«Non credo che Capodicasa abbia motivi per essere contento. Il risultato di oggi è la

risposta al suo atteggiamento superbo: gli avevamo proposto le larghe intese ha risposto

no. Resta valida la nostra proposta, ma adesso prescinde dalla presidenza di

Capodicasa». (RP, 18/11/98)

Tuona il coordinatore regionale di Forza Italia, Gianfranco Miccichè: «Ci faremo carico

della rabbia dei siciliani truffati nel loro voto, […]». (IG, 18/11/98)

Il commento che chiude questa fase della narrazione è improntato sull'usuale richiamo a tutti gli

attori in scena, soprattutto in relazione ai programmi futuri e, come in altri casi, è affidato sia allo

stesso coro, che a personaggi esterni:

Gli entusiasmi del Centrosinistra, l'imbarazzo dell'Udr e la rabbia del Polo sono bollori

momentanei, soggetti a sgonfiarsi al primo impatto con la realtà. La parata di vecchie e 42

nuove leve di ex comunisti a Palazzo dei Normanni è pure comprensibile. Più che di

politica, sa di umano. È uguale alla parata che diede spettacolo, nel luglio di due anni or

sono, quando gli ex missini confluiti in An, per la prima volta, conquistarono il più alto

seggio di Sala d'Ercole. Ma al di là delle debolezze umane, la gestione della cosa

pubblica ha le sue regole. E queste in democrazia dicono inequivocabilmente che più

degli accordi politici delle coalizioni, contano i numeri che ne sono espressione. (LS,

18/11/98)

E del resto sarebbe davvero inutile restituire la parola agli elettori senza una modifica

della legge elettorale, principale responsabile col suo meccanismo puramente

proporzionale, di questa situazione di difficoltà. (LS, 19/11/98)

[…] una legge che recepisca tutta la normativa che l’Italia si è data per entrare in

Europa; dalla Bassanini alla legge sugli appalti. Si metterebbe in moto un grande

processo di modernizzazione. (RP, 19/11/98)

La routine narrativa sembra sottolineare un tranquillo approdo della vicenda verso l'agognato lieto

fine. Come vedremo, tuttavia, ci sarà un'ultima, decisiva prova da superare e, così, l'orizzonte torna

momentaneamente ad offuscarsi:

Capodicasa ha accettato subito e senza riserva la carica di presidente della Regione,

mentre ha chiesto un rinvio a venerdì per l'elezione degli assessori. Nell'Udr, a questo

proposito, sarebbe stato scelto un criterio diverso da quello trapelato nei giorni scorsi.

Sarebbe stato stabilito che le province in cui gli udierrini hanno una carica di governo o

di partito, resteranno fuori dalla Giunta. (LS, 18/11/98)

Tre caselle su dodici sono state riempite, almeno ufficialmente. Ma l'accordo

complessivo è tutt'altro che facile. E una richiesta dell'Udr rischia di far saltare l'intera

manovra: il sottosegretario Nuccio Cusumano e il coordinatore regionale Massimo

Grillo sono tornati a battere sul tasto del posto in più: cinque assessori non bastano ai

cossighiani […] (GDS, 19/11/98)

«Si, abbiamo salvato il governo, ma inconsapevolmente. E comunque non accadrà più».

[…] il segretario regionale del Prc, annuncia che l'opposizione d'ora in poi sarà «netta e

convinta». A partire dall'elezione degli ascessori - oggi ogni bertinottiano voterà per se

stesso - per continuare con il programma: «Diremo no, chiaramente». (GDS, 20/11/98)

Il presidente della regione, Angelo Capodicasa. sta alla finestra: «Cercherò di rispettare

le competenze e professionalità nella assegnazione delle deleghe». (RP, 19/11/98) 43

Arriva il giorno del nuovo governo ma i giochi sono tutt'altro che fatti nella

maggioranza. La squadra degli assessori è pronta solo per un terzo. (GDS, 20/11/98)

Nel filone dei commenti, s'inserisce anche un editoriale de "Il Sole 24 Ore" (20/11/98), in cui si

chiede la nomina di un commissario per arrivare al risanamento finanziario della Regione: "Difficile

che il nuovo esecutivo metta ordine nei conti". Ma, lo stesso Capodicasa scende in campo per

respingere la proposta, sfruttando una sorta di meccanismo metamediatico in cui le testate locali

parlano di ciò che è stato scritto dal quotidiano economico nazionale:

[Capodicasa:] «Allarme esagerato» (GDS, 21/11/03)

Un articolo pubblicato venerdì dal "Sole 24 Ore" aveva questo titolo: «Se in Sicilia

arrivasse un Commissario». Una provocazione? Può darsi, scrive Antonio Calabrò, ma

prevista dallo Statuto regionale. Una gara per un prestito di 1.700 miliardi è andata

deserta perché «le banche non si fidano più della Regione come debitrice di tranquilla

solvibilità». (RP, 22/11/98)

Frattanto, l'ultimo, vero, insidioso nemico comincia a prendere forma:

[…] i franchi tiratori, naturalmente, che qui sono tra i più rinomati del mondo e che

dopo aver fatto mancare i voti al presidente (che però ce l'ha fatta lo stesso per

procurato abbandono d'aula da parte dei rifondatori dell'isola, anch'essi specialissimi)

hanno in pugno la situazione. E la stringeranno a piacimento, dovendo votare (o

impiombare) nei prossimi giorni nome dopo nome, assessore dopo assessore. (ST,

19/11/98)

Viene riproposta la tematica del gioco d'azzardo - "Assessori all'ultima roulette" (RP, 20/11/98) - e

si ricrea la suspance degli eventi precedenti che nella rappresentazione cancella la convinzione del

raggiungimento di una situazione d'equilibrio:

Probabilmente, gli ultimi nodi saranno sciolti prima dell'inizio delle operazioni di voto.

In caso contrario, potrebbero tornare i franchi tiratori, che hanno già fatto capolino per

l'elezione del presidente della Regione, ma in modo molto più massiccio. (GDS,

20/11/98)

L : " E' difficile, in questi casi, fare il calcolo dei franchi tiratori " (LS,

A BATTAGLIA FINALE

21/11/98)

L'atto decisivo della narrazione vede protagonista non solo il neo presidente, ma anche il suo

"esercito" (la nuova Giunta) che deve essere portato "in salvo", sfuggendo alle imboscate dei

44

"franchi tiratori". L'evento si svolge in piena notte (per questo, nelle cronache, si ritrova diluito in

due giornate) e solo l'apparire dell'alba consacrerà il lieto fine, dopo gli ultimi colpi di scena che

rischiano di azzerare la vicenda.

La cronaca di quanto si verifica in aula, si accavalla con i "primi piani" dei protagonisti:

È una lunga notte per l'Assemblea regionale, una notte storica. La notte del parto

travagliato del governo di centrosinistra, la notte delle sconfitte e delle rivincite, dei

rimpianti e delle piccole vendette, delle amarezze e della solitudine. (GDS, 21/11/98)

Finisce con tre soli assessori eletti al primo turno: Totò Cuffaro che raccoglie 48 voti,

Vincenzo Lo Giudice e Antonio Papania che ne prendono 46 ciascuno. Dopo il flop,

frenetiche consultazioni nella maggioranza, poi la decisione: Capodicasa decide di

andare avanti o di affrontare il secondo turno di votazione. Che va avanti fino a notte

fonda. (RP, 21/11/98)

«Io l'avevo detto», sogghigna Giuseppe Drago all'una di notte, il presidente uscente che

non si era voluto inchinare alla logica del governo-fotocopia, stava per assaporare la

rivincita, ma al terzo tentativo il centrosinistra ce la fa e Capodicasa si ritrova con una

giunta. Sembrava fatta, ma alle tre di notte il colpo di scena: le schede scrutinate erano

una in più dei deputati. Tutto da rifare. Sfiorata la rissa. E a Palazzo dei Normanni le

luci sono rimaste accese fino all'alba.

[…] Quand'è già notte fonda, si parte con il ballottaggio, mentre rimbalzano le voci su

possibili dimissioni-lampo di Capodicasa. (GDS, 21/11/98)

L'esito della votazione ha letteralmente lasciato di stucco i settori della maggioranza,

mentre da quelli del Polo si gridava «dimissioni, dimissioni». E' difficile, in questi casi,

fare il calcolo dei franchi tiratori, ma pare evidente che ve ne sono stati almeno dieci.

(LS, 21/11/98)

La prima passerella dei volti che raccontano il travaglio di questa notte è alla bouvette, a

cavallo tra la prima e la seconda votazione. Sciamano via mesti i parenti dei candidati

che hanno avuto ben poco da applaudire, qua e la fanno capolino i deputati. Tra una

fetta di pan d'arancia e un wafer - tutto quello che è rimasto per rimediare a un pasto che

irrimediabilmente salterà - c'è posto per un commento. L'argomento preferito? I franchi

tiratori, ovviamente. «Ma li conosciamo tutti, benissimo», dicono in molti.

Il retino Franco Pìro arriva di corsa, si volta appena per un saluto veloce. Poi si lamenta:

«Non mi avete lasciato nulla da mangiare?».

Chi sorride è Nino Croce, forzista, ex assessore ai Beni culturali. Divora a falcate un 45

corridoio, alza le braccia al cielo, agita le mani. Non riesce a trattenere l'entusiasmo. E

grida: «Abbiamo vinto, vittoria su tutti i fronti». Gli occhi si illuminano come a dire al

centrosinistra che in aula si contorce sui numeri che non tornano: «Ve l'avevamo detto.

Eravate avvisati». […] Dietro le sue spalle scivola il diessino Gioacchino Silvestro che

gli sussurra in un orecchio: «Parto travagliato, governo fortunato». Una speranza. (GDS,

21/11/98)

Vengono anche individuati, tra i possibili futuri assessori, i comprimari più valorosi del "generale

Capodicasa":

Nato a Gela, 47 anni, cresciuto nella Termini Imerese "dominata" dallo stabilimento

Fiat, l'attuale coordinatore nazionale della Rete ha una storia che si legge attraverso i

numeri. Nel corso della sua prima esperienza a Palazzo dei Normanni (eletto nell'86

nelle liste di Dp) firmò 575 interrogazioni e 102 interpellanze. Nel '91 venne rieletto,

stavolta neIIe file della Rete e in 51 anni produsse 1144 interrogazioni, 233

interpellanze, 47 mozioni e 30 ordini del giorno. E, in più, il record delle presenze: su

353 sedute dell'Assemblea dal '91 ai '96, Piro ne ha saltate solo tre. E tutte per "impegni

connessi all'attività parlamentare". Insomma, se c'è uno Stakanov nella politica siciliana

questo è Franco Piro. (RP, 21/11/98)

I ' : "Nasce (a fatica) la giunta siciliana" (S24O, 22/11/98)

L TRIONFO DELL EROE

La tensione si scioglie con il sorgere del sole, quando i franchi tiratori cedono, stremati:

Il governo nasce in un'alba che stempera tensioni e veleni, che allontana l'incubo dei

franchi tiratori, che cancella le paure del centrosinistra, che sfuma l'esultanza del Polo.

Il governo nasce alla quarta votazione, quando manca una manciata di minuti alle sei.

(GDS, 22/11/98)

[…] il diessino Gioacchino Silvestro con saggezza messinese annunciava «parto

travagliato, governo fortunato» […] (RP, 22/11/98)

Quando il sole sorge davvero, però, dall'urna di sala d'Ercole salta fuori la sorpresa:

Giuseppe Drago e Enzo Guarnera (retino dissidente che aveva annunciato il suo voto

contrario alla gran parte degli assessori) dormono nei loro letti, a sala d'Ercole i franchi

tiratori hanno deposto le armi e dalle schede spuntano fuori uno ad uno i nomi dei nove

assessori che mancavano per completare la squadra di Capodicasa. Per il presidente e la

sua maggioranza è la fine di una pericolosissima corsa sul filo. (RP, 22/11/98) 46

Il lieto fine si completa con l'immagine della nuova Giunta che si mette immediatamente a lavoro:

All'alba nella prima riunione della giunta, seguita all'elezione, è stata approntata una

variazione di bilancio per assegnare 15 miliardi ai lavoratori forestali, uno dei tanti

rivoli della spesa regionale per impiegare migliaia di disoccupati. (RP, 22/11/98)

È già al lavoro la nuova giunta regionale siciliana, presieduta dal diessino Angelo

Capodicasa, ma per riuscire a eleggere i 12 assessori ci sono volute ben 11 ore d'Aula e

quattro votazioni. Un percorso accidentato sotto il tiro incrociato delle opposizioni e con

le imboscate dei "franchi tiratori''. (S24O, 22/11/98)

La "colonna sonora" che accompagna i "titoli di coda" è costituita sia dalle voci degli sconfitti, sia

dai commenti dei giornali. Entrambi sembrano pronti a ricominciare - nelle vesti di attori e narratori

- una nuova storia:

[…]Ovviamente Micciché e Lo Porto non ammetteranno neanche sotto tortura di aver

perso su tutta la linea. Il coordinatore siciliano parla anzi di una «vittoria di Pirro» del

centrosinistra. Ma vi hanno fatto cappottare o no? «Non abbiamo cappottato, ci hanno

solo tamponato, ma non vanno da nessuna parte perché non hanno i voti per governare»,

risponde stizzito Lo Porto. (RP, 22/11/98)

Dure intanto le critiche dell'opposizione. Per il leader del Polo, Silvio Berlusconi, «la

nascita della nuova giunta siciliana grazie al ribaltone dell'Udr è uno scandalo». «Siamo

fuori dalla democrazia - ha affermato - e questo modo di fare politica è antidemocratico

e immorale». (S24O, 22/11/98)

Nasce un nuovo governo in Sicilia. Il cinquantaduesimo in mezzo secolo. Un'anomalia,

E nasce male. (GDS, 22/11/99)

LA STRUTTURA NARRATIVA: LA CRISI POLITICA COME UN FILM D'AZIONE

Ordinati gli elementi raccolti, proviamo anche a comprendere quale tipo di struttura narrativa

emerge.

La divisione in "capitoli" (o "atti") della rappresentazione della crisi politica alla Regione ci

fornisce una prima indicazione. Ogni "capitolo" da noi individuato, infatti, può essere letto in

chiave di funzione, termine con il quale Vladimir Propp indicò: "l’operato di un personaggio

determinato dal punto di vista del suo significato per lo svolgimento della vicenda" (Propp, 1988:

27). Osservando il testo narrativo sotto questa prospettiva, l’attenzione viene quindi focalizzata su

"che cosa" fanno i personaggi e non su "chi fa" e "come fa". 47

Inoltre, all'interno dei singoli "capitoli" è possibile rintracciare una serie di contesti - o frame -

ricorrenti, così come sottolineato nelle pagine precedenti:

tale tematica presenta anche un "sottoframe". In ogni

Lo scontro tra due formazioni:

− formazione, infatti, esiste un conflitto interno.

la crisi dell'Ars appare rappresentata su due livelli. Da un lato,

Lo scontro su un doppio livello:

− infatti, ci viene raccontato ciò che avviene a Palermo, dall'altro le decisioni prese dalle

segreterie nazionali dei partiti, a Roma. Le decisioni romane, tuttavia, sembrano avere una

preminenza su quelle locali, tanto da farci pensare a un contesto "terreno" (locale) ed a un

livello "divino" (nazionale) in cui si indirizzano e si consacrano le azioni "terrene".

le azioni dei vari attori, lette in chiave interazionista, richiamano il

L'interazione strategica:

− modello disegnato da Erving Goffman (1969), secondo il quale l’azione strategica è

esplicitamente volta al perseguimento del successo di scopi particolari, senza alcun ideale di

"intesa" tra gli attori sociali coinvolti. Nell’azione strategica ogni individuo cerca il successo,

rischia la sconfitta ma spesso è costretto ad onorevoli compromessi. L’interazione strategica,

infatti, può portare sia alla piena realizzazione d’interessi di parte, sia al conflitto (col rischio

della sconfitta) sia alla negoziazione. Quest’ultima certamente non è l’intesa a cui fa

riferimento Habermas (1981) nell'ambito della teoria dell'agire comunicativo, ma produce forme

concrete di compromesso, attraverso concessioni fatte alla controparte. Mentre perseguono i

propri interessi strategici, e proprio perché lo fanno, gli individui trasformano/modificano il

contesto/situazione rispetto cui interagiscono, e ne risultano, a loro volta, modificati.

E, proprio in base a quanto scritto, possiamo affermare che sul piano

sociopolitico l'affermazione del centrosinistra all'Ars andrebbe interpretata più come il frutto di

una negoziazione, che non come il risultato di un conflitto, nonostante dalla narrazione emerga

un'immagine differente. A nostro avviso, ciò va spiegato con la tendenza alla drammatizzazione

tipica del linguaggio massmediatico, alla quale fa da contraltare una realtà ben diversa. Lo

"scontro finale" prospettato dai quotidiani presi in esame, in chiave politica è una "semplice"

alternanza. Gli sconfitti perdono la ribalta, ma non vengono cacciati dal palcoscenico. Prova ne

sia il fatto che, a cinque anni di distanza e dopo l'approvazione della tanto invocata riforma

elettorale, molti dei nomi che compaiono nel testo narrativo sono ancora protagonisti

dell'attività dell'Ars. sovente utilizzato nelle cronache giornalistiche prese in esame, il gioco

Il gioco d'azzardo:

− d'azzardo costituisce per Goffman una delle metafore che servono a comprendere l'interazione

strategica. E' un frame che, da un lato, rafforza il contesto precedente (l'interazione strategica,

appunto) e, dall'altro, mette in evidenza le mosse e i calcoli che, sul piano narrativo, animano il

48

conflitto (mentre dal punto di vista sociopolitico - come detto - servono a raggiungere la

negoziazione). Contribuisce alla drammatizzazione dell'evento: l'elezione del Governo regionale

come una partita a poker, al termine della quale chi è rimasto senza dote deve alzarsi. Nella

realtà, tutti i giocatori resteranno seduti al tavolo e chi ha vinto potrà sì decidere nuove regole,

ma non cambiare avversari.

Riflettendo sulla struttura narrativa e tralasciando i contenuti sociopolitici dell'evento preso in

esame, riteniamo che il testo dell'elezione del Governo Capodicasa rispecchi un particolare genere

massmediatico. I risultati dell'analisi, infatti, paiono richiamare il copione di un film d'azione.

34

Soffermiamoci su questo aspetto, prendendo come esempio xXx , il film di Rob Cohen - che ha

come protagonisti Vin Diesel e Asia Argento - presentato appunto come uno degli action movie più

spettacolari degli ultimi anni. Il film, pur presentando più funzioni rispetto al testo inerente la crisi

all'Ars, offre delle importanti analogie, che possiamo osservare nel dettaglio:

sia nel testo che abbiamo definito "il copione della nomina di Capodicasa", che in

Antefatto:

− xXx la scena iniziale è costituita dalla rottura di una situazione di equilibrio. Da un lato un

omicidio, dall'altro il disimpegno dell'Udr che causa il ribaltone. Da qui, una situazione di

tensione. E' il momento in cui compaiono i primi personaggi: Samuel L. Jackson (dirigente del

NSA, ente nazionale per la sicurezza) e Massimo Grillo (segretario regionale dell'Udr), pronti a

reclutare un eroe per ripristinare l'equilibrio iniziale.

si delineano gli schieramenti: il governo degli Stati Uniti contro una

La guerra comincia:

− banda formata da ex soldati sovietici; centrodestra contrapposto al centrosinistra. Durante lo

svolgimento della trama, tuttavia, emergerà anche quel secondo livello di scontro -

terreno/divino - del quale abbiamo parlato: in xXx il bene si contrappone al male, nel "copione

della nomina di Capodicasa" la crisi regionale appare un evento importante per mantenere gli

equilibri politici nazionali. Si studiano strategie e, come in un gioco d'azzardo, si mettono in atto

le prime mosse per smascherare gli avversari. All'interno delle forze contendenti, però, non c'è

piena unità d'intenti. la "salvezza" viene affidata a un "insospettabile". La NSA sceglie Vin

La comparsa dell'eroe:

− Diesel, il quale non è un poliziotto, ma proprio per questo motivo può infiltrarsi meglio tra gli

avversari. All'Ars, invece, viene candidato un Ds, partito rimasto estraneo alla contesa tra l'Udr

e il Polo e, inoltre, partito che fino a quel momento non ha mai espresso un presidente della

Regione. Anche nella rappresentazione iconografica sono due eroi popolari, che fanno effetto

proprio perché paiono scardinare gli stereotipi comuni agli spettatori: il non-poliziotto, pieno di

tatuaggi e sostenitore del "libero pensiero in libero Stato", e il non-presidente, da sempre sui

34 Usa-Repubblica Ceca, 2002, Columbia Tristar. Distribuito nei cinema italiani a partire dal 31/10/02. 49

banchi dell'opposizione e ritratto in tenuta da calcio piuttosto che in giacca e cravatta, in Africa

con un regista invece che a Roma in compagnia di un leader del centrosinistra. In questa fase,

appaiono chiari i contrasti interni agli schieramenti: Vin Diesel non sempre esegue gli ordini

governativi, mentre tra i criminali della banda si annidano delle spie; i Ds non trovano subito il

pieno consenso della coalizione e il Polo sembra disgregarsi.

si cerca di trattare la resa, per evitare lo scontro finale. E',

La negoziazione prima del conflitto:

− in realtà, una finta negoziazione, visto che i Ds, così come Vin Diesel, sanno che sono in

vantaggio e non conviene loro lasciare ulteriori spazi di manovra agli avversari.

si arriva ad un primo, atteso conflitto, il cui esito sembra scontato. L'eroe,

Il primo scontro:

− infatti, trionfa battendo facilmente gli avversari. Vin Diesel distrugge la fortezza nemica, con

l'aiuto di un piccolo esercito, mentre Capodicasa raggiunge il quorum e viene nominato

presidente. I vincitori si ricompattano e lo spettatore sembra essere guidato verso il lieto fine che

segnerà la fine del conflitto e il ripristino della normalità: Vin Diesel sembra pronto a tornare

negli Stati Uniti portandosi appresso Asia Argento, il nuovo Governo regionale appare pronto

per mettersi a lavoro.

improvvisamente, però, l'ultimo "colpo di scena": i criminali, seppur in fin

La battaglia finale:

− di vita, sono riusciti a lanciare un ordigno che distruggerà il mondo; Capodicasa deve superare

l'imboscata dei franchi tiratori per ottenere l'elezione della nuova Giunta. L'eroe, a questo punto,

da l'impressione di non farcela e di morire: Vin Diesel rimane sott'acqua nei pressi del ponte S.

Carlo a Praga, e viene compianto da Asia Argento che assiste alla scena dalla riva; Capodicasa

sembra sul punto di rassegnare le dimissioni. Poi, però, ricompare la luce: Vin Diesel riemerge,

mentre l'alba segna la sconfitta dei franchi tiratori all'Ars.

l'ultima inquadratura è dedicata ad una situazione di pace: Vin Diesel e

Il trionfo dell'eroe:

− Asia Argento amoreggiano in un'isola tropicale, Capodicasa può godersi il primo giorno da

presidente. Ma, si tratta di un finale cliffhanger, ovvero di un ponte che preannuncia una nuova

avventura. Così, la NSA richiama in missione Vin Diesel, distogliendolo dal suo flirt, mentre

Capodicasa dovrà affrontare una legislatura alla guida di un "governo nato male".

CONCLUSIONI

Rifacendoci alla comparazione con la ricerca inerente le elezioni amministrative siciliane (Carzo,

2001), possiamo ipotizzare che le modalità dell'elezione hanno finito con l'orientare la linea della

rappresentazione mediatica. Nel caso delle amministrative, evidentemente, i quotidiani presi in

esame si sono 'auto-investiti' del ruolo di protagonisti della campagna. Lo scontro e il confronto - in

nome dell'imparzialità - sono stati surrogati da un piatto monologo, i cui contenuti, più che sui reali

50

problemi del territorio, apparivano incentrati su tematiche politiche di ampio respiro e sui

'movimenti' dei leader nazionali.

Evidentemente, nel momento in cui, invece, l'Opinione pubblica ha finito con il perdere qualsiasi

ruolo attivo nell'ambito della consultazione - vista la modalità della nomina di Capodicasa - gli

stessi mass media, sgravati da ogni responsabilità diretta, hanno 'alzato i toni', creando una

narrazione appassionante, cercando continuamente di 'mettere a nudo' gli attori politici, senza però

rinunciare a una posizione preminente nell'ambito del racconto. Sullo sfondo, in entrambi i casi, la

constatazione di un sistema giornalistico concepito secondo una logica nazionale, probabilmente

non perfettamente in grado di adattarsi ad altre dimensioni.

ALLEGATI

LA READERSHIP di Giuseppe Intilla

7%

7% 41%

20% 25%

Il Giornale di Sicilia La Sicilia

La Repubblica locale La Repubblica nazionale

Il Sole 24ore

Figura 1. Distribuzione degli articoli esaminati. 51

Pagina 1

Pagina 2-5

Pagina 6-10

Pagina 11-oltre

Giornale di La Sicilia La La Il Sole 24ore

Sicilia repubblica Repubblica

locale nazionale

Figura 2. Posizione articolo nella pagina - nel periodo considerato.

1. Composizione della readership.

Le tabelle da 1 a 6 presentano, in sintesi, alcune delle principali differenze tra il

pubblico di lettori dei quattro quotidiani secondo l’indagine Audipress sulla stampa

quotidiana e periodica italiana. I dati riportati sono calcolati sulla rilevazione del primo

semestre del 1999, e sono relativi ai lettori nel giorno medio delle testate più lette nella

regione Sicilia. Nelle tabelle sono riportati i dati delle testate scelte come oggetto della

nostra indagine.

Tab. 1. Lettori nel giorno medio: analisi per sesso Analisi per sesso

Lettori nel giorno medio Uomini Donne Totale adulti

Valore Valore Valore Valore Valore Valore

assoluto % assoluto % assoluto %

Il Giornale di Sicilia 66,7 173 33,3 521 100

348

La Sicilia 358 74 26 100

126 484 52

69,4 30,6 100

La Repubblica 100 44 144

79,4 20,6 63 100

Il Sole 24Ore 50 13

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

Tutti i quotidiani considerati presentano una composizione del proprio pubblico

fortemente sbilanciata sugli uomini, che rappresentano il 79,4% del totale per il Sole

24ore, la maggiore percentuale di donne, sempre sul totale dei lettori, è del Giornale di

Sicilia con il 33,3 % sul totale dei suoi lettori.

Per quanto riguarda le classi di età, i dati indicano che tutte le testate oggetto

d’indagine presentano una maggiore percentuale di lettori nel cluster che raggruppa le

fasce comprese tra i 25 e i 54 anni.

Sotto questo profilo non emergono differenze rilevanti tra i quotidiani esaminati.

Tab. 2. Lettori nel giorno medio: analisi per classe d’età.

Analisi per classe d’età

Lettori nel giorno medio Il Giornale di La Sicilia La Repubblica Il Sole 24Ore

Sicilia

valore 20 20 2 0

14-17 anni assoluto 3,8 4,1 1,4 0

valore %

valore 93 57 11 5

18-24 anni assoluto 17,9 11,8 7,6 8,1

valore %

valore 124 92 34 18

25-34 anni assoluto 23,8 19 23,6 29,1

valore %

valore 108 117 42 17

35-44 anni assoluto 20,8 24,2 29,2 27,4

valore %

valore 86 83 28 17

45-54 anni assoluto 53

16,5 17,1 19,5 27,4

valore %

valore 48 67 15 3

55-64 anni assoluto 9,2 13,8 10,4 4,8

valore %

valore 41 48 12 2

oltre i 64 anni assoluto 8 9,9 8,3 3,2

valore %

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

Le differenze tra le testate risultano tuttavia ben più marcate se dagli indicatori di

genere ed età si passa ad altre e più sensibili categorie: l’analisi per titolo di studio dei

lettori, per categoria socio-economica e socio-professionale.

Tra le differenze più significative nella readership delle tre testate, è da segnalare

l’alta incidenza dei laureati sul totale dei lettori di Repubblica. I due quotidiani

regionali, registrano, nella composizione del proprio pubblico la maggiore presenza di

titoli di studio sino alla licenza della scuola media inferiore; rispettivamente il 50% per

il Giornale di Sicilia e i 51,5% per il quotidiano La Sicilia.

Tab. 3. Lettori nel giorno medio: analisi per titolo di studio

Analisi per titolo di studio

Lettori nel giorno medio Il Giornale La Sicilia La Repubblica Il Sole 24Ore

di Sicilia

valore 46 34 28 11

Laurea assoluto

valore % 8,8 7 19,3 17,5

valore 214 201 82 44

Diploma assoluto

valore % 41,2 41,5 56,6 69,8 54

valore 175 151 30 7

Licenza assoluto

media valore % 33,7 31,2 20,7 11,1

valore 73 85 3 1

Licenza assoluto

elementare valore % 14 17,6 2,1 1,6

valore 12 13 2 0

Nessun titolo assoluto

valore % 2,7 1,3

2,3 0

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

L’area sociale d’insediamento dei quattro quotidiani registra differenze significative

anche quando l’indagine Audipress scompone l’universo dei lettori secondo la loro

appartenenza a classi socio-economiche risultanti dall’intreccio di indicatori relativi alla

disponibilità di reddito personale e familiare ed alla tipologia di consumi.

Le non marcate differenze fra i quotidiani per diffusione nella classe socio-

economica indicata come “media” non dovrebbero portare ad una sottovalutazione delle

altre e più rilevanti articolazioni nella composizione del pubblico: i due quotidiani

regionali risultano essere più diffusi tra le classi socio-economiche medio-inferiore ed

inferiore rispetto ai due quotidiani nazionali. Considerando la categorie classe sociale

“medio-inferiore”, è evidente lo scarto tra il 22,3% del pubblico del Giornale di Sicilia e

il 3,2% del pubblico del Sole 24Ore.

Tab. 4. Lettori nel giorno medio: analisi per classe socio-economica

Analisi per classe socio-economica

Lettori nel giorno medio Il Giornale di La Sicilia La Repubblica Il Sole 24Ore

Sicilia

valore 6 6 0 2

Superiore assoluto

valore % 1,1 1,2 0 3,2 55

valore 83 62 41 19

Medio assoluto

superiore valore % 16 12,8 28,3 30,1

valore 285 304 93 40

Media assoluto

valore % 54,8 62,7 64,1 63,5

valore 116 92 10 2

Medio assoluto

inferiore valore % 22,3 19 6,9 3,2

valore 30 21 1 0

Inferiore assoluto

valore % 5,7 4,3 0,7 0

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

Nell’indagine Audipress, la variabile “categoria socio-professionale” presenta come

la categoria precedente delle differenze tra le diverse testate.

Il Sole 24Ore presenta una percentuale maggiore del suo pubblico tra i ceti superiori

(questa categoria comprende imprenditori, liberi professionisti, dirigenti e possidenti).

La Repubblica e il Giornale di Sicilia condividono la leadership tra i ceti intellettuali

(docenti e studenti); mentre La Sicilia è il quotidiano più letto tra gli operai.

Tab. 5. Lettori nel giorno medio: analisi per classe socio-professionale

Analisi per categoria socio-professionale

Lettori nel giorno medio Il Giornale di La Sicilia La Repubblica Il Sole 24Ore

Sicilia

valore 35 27 15 18

assoluto

Ceti superiori valore % 7,4 6,1 11,1 30

valore 167 172 55 24

assoluto

Ceti medi valore % 35,2 38,9 40,7 40

valore

Agricoltori 0 0 0 0

assoluto 56

valore % 0 0 0 0

valore 20 22 11 3

assoluto

Docenti valore % 4,2 5 8,2 5

valore 73 45 14 7

assoluto

Studenti valore % 15,4 10,2 10,4 11,7

valore 45 63 12 2

assoluto

Operai valore % 9,5 14,2 8,9 3,3

valore 5 6 0 0

assoluto

Braccianti valore % 1,1 1,4 0 0

valore 129 107 28 6

assoluto

Pensionati valore % 27,2 24,2 20,7 10

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

Infine nella tabella 6, viene proposta una analisi del pubblico per ampiezza dei centri

abitati. La bassa percentuale riportata dal Giornale di Sicilia nella categoria che

considera i centri abitati tra i 100 mila e i 250 mila abitanti, è da considerare un fatto

contingente. Infatti appartengono a questa categoria le due città di Messina e Siracusa,

dove per tradizione culturale il quotidiano Catanese La Sicilia è più diffuso.

Tab. 6. Lettori nel giorno medio: analisi per ampiezza dei centri abitati

Analisi per ampiezza centri abitati

Lettori nel giorno medio Il Giornale di La Sicilia La Repubblica Il Sole 24Ore

Sicilia

valore 110 80 26 5

Fino a 10 assoluto

mila abitanti valore % 21,2 16,5 17,9 8,1

valore 102 181 41 19

10-30 mila assoluto 57

abitanti valore % 19,6 37,4 28,3 30,6

valore 98 103 18 9

30-100 mila assoluto

abitanti valore % 18,9 21,3 12,4 14,5

valore 6 34 12 5

100-250 mila assoluto

abitanti valore % 1,1 7 8,3 8,1

valore 204 86 48 24

Oltre 250 assoluto

mila abitanti valore % 39,2 17,8 33,1 38,7

Fonte: elaborazione propria su dati Audipress 1999. Valori assoluti x 1000.

L’analisi della composizione del pubblico di una testata si presenta dunque come un

elemento di sfondo nella comprensione dei meccanismi di elaborazione dei criteri di

notiziabilità e rilevanza adottati dalle redazioni, un elemento che sebbene non sia

esplicitamente posto alla base delle procedure redazionali, contribuisce tuttavia ad

orientare l’organizzazione del sapere di senso comune di cui i giornalisti sono interpreti.

NOTA METODOLOGICA E PROTOCOLLO DI RICERCA

di Cirus Rinaldi

1. La rappresentazione dello sciopero degli autotrasportatori sui quotidiani locali

e nazionali

Il corpus considerato è composto da 150 articoli pubblicati tra il 1 e l’11 ottobre 2000

dai seguenti quotidiani locali e nazionali: Giornale di Sicilia, La Sicilia, la Repubblica

(edizione nazionale e locale), Il Sole 24-ore.

Con il termine articolo abbiamo inteso un unità d’analisi riferibile sia a testi di ampie

dimensioni che a quelli di ridotte dimensioni (colonne, trafiletti, editoriali).

Il corpus testuale analizzato è composto in percentuale come indicato nella figura 1: 58

6%

6% 34%

17% 37%

Il Giornale di Sicilia La Sicilia

La Repubblica locale La Repubblica nazionale

Il Sole 24ore

Figura 1. Distribuzione degli articoli esaminati.

La ricerca si è concentrata principalmente su due aspetti del documento-notizia: “(a) il

processo, il contesto e la significatività del documento e (b) il modo in cui il documento

aiuta a definire la situazione e a chiarire il significato per il membro dell’audience”

(Altheide, 2000:20), confermando un approccio di tipo processuale e relazionale nello

studio dei vari testi. L’analisi utilizzata è di tipo testuale.

Nell’analisi del testo si è proceduto attraverso una griglia analitica (in allegato) che ci ha

permesso di descrivere le caratteristiche di ogni articolo: gli elementi distintivi del testo

in questione (innanzitutto la titolazione; il virgolettato presente); l’importanza spaziale

dell’articolo nella sua collocazione nel quotidiano, della sua posizione rispetto ai

quadranti della pagina e dello spazio occupato dall’articolo nella pagina.

Tali informazioni ci sono sembrate indispensabili per valutare la composizione della

pagina e della posizione dell’articolo nella pagina al fine di esplicitare le scelte

informative del giornale e di evidenziarne le cariche emotive (Murialdi, 1975).

Si è valutata altresì la presenza di commenti di tipo visuale, con l’obiettivo di

considerare non solo l’uso di immagini e foto, ma anche la presenza di testi schematici

o di grafici di informazione (infographics): con tali informazioni è stato possibile

valutare le relazioni tra testo ed immagini e i valori connotativi di queste ultime rispetto

ai temi trattati.

La griglia comprende anche una parte dedicata alla registrazione dei contenuti e delle

categorie sui quali verte la costruzione della rappresentazione giornalistica: la funzione

di questa sezione è l’individuazione di forme stereotipate di rappresentazione. 59

L’ultima sezione della griglia è relativa registro discorsivo prevalente con la possibilità

di esprimerne in gradi l’intensità. In tal modo è stato possibile prestare attenzione allo

35

stile lessicale (analisi parole scelte per descrivere i fenomeni) e alle figure retoriche

utilizzate (metafore; similitudine; ironia; eufemismi) nonché ai luoghi comuni.

Questa ultima sezione è funzionale all’analisi dei principali meccanismi discorsivi

implicati nella riproduzione di stereotipi: dai contenuti della produzione narrativa e

discorsiva alle modalità con cui i contenuti vengono utilizzati, attraverso l’esplicitazione

e la disamina di repertori interpretativi fondati su forme di conoscenza mediata

(generalizzazione, astrazione, decontestualizzazione).

In una seconda fase si è proceduto con la costruzione di una super-griglia che potesse

permetterci di sintetizzare, anche visivamente, le informazioni raccolte con la griglia.

Nella elaborazione della super-griglia per l’identificazione e l’elaborazione dei profili

abbiamo tenuto conto dei principali nodi tematici ed interpretativi emersi (temi o micro-

frames) e, ad un metalivello superiore, dei frames e dei processi di framing utilizzati dai

giornalisti (e per esteso dalle testate), intendendo con questi ultimi le cornici

interpretative entro cui prende corpo ed è focalizzato un determinato evento e pertanto

le modalità attraverso le quali verrà discusso ed individuato.

Rispetto ai temi (o mini-frames) si sono considerati lo spazio, il ruolo e la qualità della

36

rappresentazione dei principali attori coinvolti nella narrazione e nelle strutture

argomentative, in particolare:

a) manifestanti;

b) governo locale (politica locale);

c) governo nazionale (politica nazionale);

d) forze dell’ordine;

e) categorie produttive e professionali;

35 “Espressioni abusate e inutili dal punto di vista dell’informatività (“a livello di”);Espressioni figurative logorate

dall’uso (“l’occhio del ciclone”; “cavalcando la tigre”); Espressioni inadeguate rispetto al contesto perché appartenenti

ad ambiti discorsivi diversi (“pole position” – sport; “immaginario collettivo”- teorie psico-sociologiche); Slogan, che

condensano ampie assunzioni ideologiche, banalizzandole (“Chiesa è bello”); Espressioni eccessivamente astratte

(“tematiche di fondo”; “porre in essere”; “attivarsi”; “discriminare fra diversi contesti”); Espressioni che , oltre ad

essere abusate, introducono un eccesso inutile di concretezza rispetto al contesto in cui si trovano (“zoccolo duro”; gatta

da pelare”; “patata bollente”); Espressioni passe-partout (“discorso valido”); Eccessi di intensità (“delirante”;

“assurdo”); Espressioni soggette a mode che en estendono troppo l’uso (“praticamente”; “territorio”; “degrado”)” Cfr

Maria Pia Pozzato, “Dall’antilingua al linguaggio efficace”, in R.Grandi, La comunicazione pubblica. Teorie, casi,

profili normativi, Carocci, Roma, 2001, pag.286.

36 Chi parla/Chi fanno parlare? E Come? (Vd van Dijk che parla di interfaccia cognitiva (Ideologies in political

discorse on immigration, relazione presentata alla Conferenza internazionale, “New directions in comparative research

on racism and xenophobia”, Utrecht, 23-25 aprile; ovvero le credenze, le conoscenze, gli obiettivi di colui che

parla)/contesto oggettivo e contesto soggettivo 60

f) cittadini.

Attraverso la disamina dei frames, abbiamo cercato di ricostruire i parametri e le

modalità attraverso le quali, negli articoli, si è discusso e sviluppata la vicenda degli

autotrasportatori. Abbiamo individuato le seguenti dimensioni:

a) Argomento per discutere di problemi politici

b) Argomento per discutere di problemi economici

c) Problema sociale

d) Problema di ordine pubblico

e) Problema culturale

Attraverso tali procedure è stato possibile costruire dei profili e classificarli in base alla

tipologia binaria proposta da Landowski (1990), distinguendo tra forme oggettivanti di

narrativizzazione della quotidianità e forme soggettivanti che passano attraverso la

discorsivizzazione del mondo (Landowski, 1990: 226). Se nella prima tipologia

abbaimo compreso quei giornali caratterizzati da resocontività e registro cronachistico,

nel secondo gruppo abbiamo compreso quelli distinguibili per alta emotività,

drammatizzazione e narratività.

Anche i titoli sono stato oggetto della nostra analisi: essi infatti sono mezzi strategici di

anticipazione del contenuto (Spedicato, 2000). Di questi ultimi si sono considerate le

tecniche di costruzione, indicandone, ove rilevante, la grammatica corrispondente

(titolazione cronachistico-indicativa; titolazione drammatica-brillante; titolazione

informativa/emotiva; se descrivono la scena, il personaggio, il dialogo o il parlato).

Nell’analisi non abbiamo privilegiato singole parole quanto piuttosto i modelli

discorsivi associati alla rappresentazione della vicenda e, per metonimia, della Sicilia.

Infatti “[la rappresentazione è un segno, o un insieme organizzato di segni; […], si può

definire la rappresentazione come un’immagine “costruita” a partire da una selezione,

ricombinazione e anche simulazione di elementi della realtà in vista di uno scambio

comunicativo tra un enunciatore ed un enunciatario” (Giaccardi, 1994: 112).

Nell’individuazione dei temi pertinenti no ci siamo attenuti alla presentazione della

vicenda per se, questa infatti non implicitamente significativa, ma lo diventa nel

momento in cui l’azione che viene rappresentata è parte di una serie di azioni o uno

scenario (Altheide, 2000: 291).

Non abbiamo utilizzato un metodo deduttivo classico, considerando categorie pre-

costruite nell’analisi dei dati bensì un approccio di tipo induttivo (Fairclough, 1995), 61


PAGINE

167

PESO

2.20 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento propone un'interessante excursus riguardo la rappresentazione della Sicilia nei giornali locali e nazionali. Oltre a commenti e retroscena storici vengono riportate anche immagini e articoli presi dalla stampa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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