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- Che cosa è stato in pratica lo Sterminio?

- Esiste una spiegazione storico-sociale del perché sia avvenuto?

- A chi diamo la colpa? Di chi sono le responsabilità?

- Quali furono le responsabilità dei “non nazionalsocialisti”?

- Da cosa deriva la volontà di non vedere?

- Quali colpe possono essere attribuite agli stessi ebrei? 03/10/2007

Alcune definizioni:

OLOCAUSTO: termine più famoso e tuttora ricorrente, poiché usato nelle lingue anglosassoni:

Holocaust. In molti lo rifiutano e lo considerano offensivo per via del fatto che questo termine ha

un’origine sacra, e significa “sacrificio, grande incendio sacrificale”. Per cui usare questa parola è

come voler restituire un senso a quel gesto, come voler dare una dignità religiosa a quel massacro. Il

termine Olocausto è stato usato in ambito cristiano per definire il sacrificio dei fedeli.

SHOAH: termine ebraico che significa “grande catastrofe”: lo troviamo spesso anche nella Bibbia,

a volte è legato alla volontà di Dio. Perciò anche questa parola non è del tutto accettata, tuttavia

l’origine ebraica fa si che sia da alcuni considerata più accettabile del termine Olocausto. E’ il

termine comunemente usato nelle fonti tedesche che parlano di questo evento.

STERMINIO: è una alternativa spesso usata usata, anche da Primo Levi, per riferirsi al genocidio

degli ebrei.

MUSULMANO: termine indicante il prigioniero che si lascia morire, che cade in uno stato di apatia

per cui l’istinto di sopravvivenza sembra essere sopraffatto dalla necessità di morire per non soffrire

più le pene inflitte dalla fame e dalla violenza. E’ un termine nato nei lager, del quale non si

conosce con certezza l’etimologia (potrebbe riferirsi al fatalismo dei musulmani, a un modo di

pregare piegando ritmicamente il busto; alla parola tedesca Muschelmann, ovvero uomo-guscio).

Le lingue nordiche usano prevalentemente i termini holocaust (dan.; norv.) e förintelse (sved.); altri

termini legati alla Shoah sono:

- Sterminare/annientare

dan.: tilintetgøre/udrydde

norv.: tilintetgjøre/utdrydde

sved.: tillintetgöra/utrota

- Lager

dan.: lejr; -en

norv.: leir; -en

sved.: läger, -ret

- Campo di sterminio

dan.: udryddelseslejr

norv.: utdryddelsesleir

sved.: utrotningsläger

- Campo di concentramento

dan.: koncentrationslejr

norv.: koncentrasjonsleir

sved.: koncentrationsläger 8/10/2007

Fatti storici relativi alla Shoah: 3

Il progetto antisemita messo in pratica dai nazisti nasceva come una politica di progressivo

allontanamento degli ebrei: solo successivamente si giunse all’idea della cosidetta “soluzione

finale” (ted: Endlösung). Nel 1925 Hitler pubblica il suo libro Mein Kampf, dove enuncia le sue

teorie, per le quali, tra l’altro, egli identifica nella figura dell’Ebreo il “bacillo” e il mezzo di

contagio di una malattia che minaccia la “razza ariana”, un qualcosa di malvagio che bisogna

allontanare se non eliminare direttamente.

È difficile ipotizzare una sola ragione storica e sociale di questo tragico avvenimento;

tuttavia per, in qualche modo, rispondere alla seconda domanda che ci siamo posti come input

riflessivo, possiamo analizzare il periodo storico della I e II guerra mondiale per cercare di capire i

motivi che hanno condotto con lo Sterminio al culmine della tradizione di antisemitismo già in atto

da alcuni decenni.

L’urbanizzazione e l’industrializzazione del continente europeo, tipiche del sistema

economico moderno, hanno portato dopo la I guerra mondiale ad una forte e diffusa instabilità

economica (crollo della Borsa di Wall Street, 1929) e alla formazione di fragili democrazie, basti

pensare alla Repubblica di Weimar (1919-1933), nata subito dopo la grande guerra, e durata non più

di 14 anni. La situazione della Germania in particolare è molto precaria, a causa della grande perdita

e dei debiti accumulati dopo la fine della guerra. In questo clima il Nazismo e l’Antisemitismo non

fanno che crescere: l’ebreo diventa infatti, agli occhi dei nazisti e degli antisemiti, la

personificazione di un grande burattinaio che domina la scena economica, una specie di finanziere

mondiale che tiene il mondo intero nelle sue grinfie. Le tradizioni di cultura scritta, di impieghi nel

settore bancario, l’emergere nelle libere professioni e nel mondo della cultura (giornalismo…),

rendevano una buona parte degli ebrei abbastanza ricchi e benestanti: tuttavia ciò non vuol dire che

tutti gli ebrei fossero in una situazione così agiata. Fu facile quindi per Hitler e i suoi seguaci

trovare nella figura dell’ebreo il chiaro bersaglio che, se abbattuto, poteva eliminare i mali della

loro società per ritrovare finalmente la pace e l’equilibrio economico. Questo sarebbe stato solo il

primo passo verso il raggiungimento di una “razza superiore” completamente genuina e legata

ancora alle sue più vere tradizioni di vita agreste, finalmente incontaminate. Hitler voleva rendere la

Germania e l’intero Reich tedesco judenfrei, libero dagli ebrei.

Tappe storiche dell’ascesa di Hitler:

Nov. 1932: i nazionalsocialisti vincono le elezioni con il 33% dei voti.

Gen. 1933: Hitler cancelliere/primo ministro Colpo di Stato, fine della Repubblica di Weimar,

applicazione della Dittatura.

Mar. 1933: primo campo di concentramento Dachau , destinato agli oppositori politici.

Entusiasmo ed intimidazione convivono: iniziano le pratiche di schedatura degli ebrei.

La persuasione e l’entusiasmo che le teorie di Hitler scatenarono fra i tedeschi fu dovuta alla sempre

più vicina prospettiva di una società più stabile, ordinata, senza troppi problemi in qualsivoglia

ambito. Accanto a questo motivo si scagliò una feroce propaganda a tutti i livelli: esistevano

addirittura dei giochi di società (Juden raus) con lo scopo finale di ottenere la deportazione degli

ebrei! C’è da dire che i Nazisti, nel loro acceso entusiasmo, furono particolarmente astuti e bravi

nell’attuare i loro piani in modo da rendere lenta ma efficace la loro strategia di allontanamento

degli ebrei: a poco a poco essi stringevano la morsa attorno agli schedati separando da loro il

“bacillo”.

Dal punto di vista degli ebrei il piano di sterminio era avvertito in vari modi: c’era chi si

rendeva conto pienamente di ciò che stava succedendo e pensava a mettersi in salvo; ma c’era anche

chi in fondo sperava in un arresto di tale strategia e/o non accettava il fatto che si potesse compiere

davvero l’isolamento e di seguito lo sterminio. C’era anche chi nascondeva persino a se stesso il

fatto di essere ebreo, come ad ammettere che è una colpa, una caratteristica di cui vergognarsi,

confermando di conseguenza la teoria nazista (un esempio di questo atteggiamento si ha nel

racconto autobiografico della Edvardson, Bränt barn söker sig till elden, dove la madre, Elisabeth


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, letterature e studi interculturali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature nordiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ciaravolo Massimo.

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