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• Molti storici affermano che la nostra nozione di

eterossesualità non potrebbe essere condivisa

dai nostri antenati:

• Stati Uniti del XIX secolo, si credeva che gli

individui nascessero con un “istinto sessuale”,

una sorta di programma genetico per procreare:

questo istinto era eterosessuale ed orientato alla

procreazione.

• un istinto riproduttivo.

• Essere normale sessualmente significava

essere orientato alla riproduzione allo stesso

modo in cui avere fame significa essere guidati

a mangiare.

L’eterosessualità indicava un impulso

riproduttivo, non semplicemente

un’attrazione sessuale, era un impulso o

comportamento, di sicuro non un’identità.

Pertanto tutti coloro che cercavano

piacere sessuale nell’altro sesso erano

considerati anormali. Chiamiamo

eterosessualità, il desiderio sessuale per il

sesso opposto, ciò che i vittoriani, per

esempio, consideravano una perversione

come la sodomia o l’adulterio.

• In più non esisteva alcuna nozione di

eterosessuale come quella categoria di

persona da contrapporre all’omosessuale

• non poteva esistere la nozione di

eterosessuale come identità distinta.

• Il termine eterosessuale apparve nella

letteratura medica introno al 1890 e veniva

definito come identità basata sulla

attrazione sessuale per il sesso opposto. Il

punto chiave è che il desiderio

eterosessuale era slegato dal concetto

di procreazione.

• Il sesso normale era definito come

attrazione erotica eterosessuale; il sesso

anormale come attrazione erotica

omosessuale.

• Il concetto di eterosessuale ha preso

forma e significato in relazione al concetto

di omosessuale: entrambi i termini

indicavano un desiderio sessuale non

collegato alla riproduzione che era la

base per l’identità personale.

All’inizio del XX secolo, studiosi e persone comuni

iniziarono a definire l’identità delle persone

rispetto al fatto che fossero attratte dallo stesso

sesso o dal sesso opposto.

Perché l’eterosessualità da istinto riproduttivo

viene ad indicare un desiderio sessuale e

un’identità?

1. crisi delle identità di genere dell’inizio del

ventesimo secolo.

2. Uomini e donne che prima occupano ruoli

sociali diversi, si ritrovano a scambiarsi i ruoli,

3. mutamenti interni alla forza lavoro, alla richiesta

di nuovi diritti, al ruolo attivo all’interno delle

riforme sociali.

È chiaro che identità di genere sfumate

dovessero essere riportate ad una

configurazione dicotomica attraverso

l’enfasi sulla eterosessualità quali

naturale, giusta, normale: in modo da

vedere le differenze tra uomini e donne

come naturali e necessarie.

Asserire che l’eterosessualità è essenziale e

naturale per sopravvivere e per un ordine

sociale stabile significava legittimare i

ruoli di genere maschile a detrimento di

quelli femminili.

Asserire un’identità eterosessuale divenne

sinonimo di esibizione di un’identità di genere

normale

L’eterosessualità fu associata con il nucleo

identitario dell’individuo e il significato principale

centrato sull’attrazione verso il sesso opposto.

creazione di una cultura dell’omofobia:

appena l’eterosessualità divenne modalità

per dimostrare un’identità di genere e

sessuale “normale”, l’omosessualità ne

rappresentò il polo dallo status deviante.

Stigmatizzazione dell’attrazione sessuale

verso una persona dello stesso sesso

allontanamento dall’ideale culturale di

genere fu considerato segno di

omosessualità

il risultato fu che uomini e donne avevano

paura ad esibire tratti di genere che si

discostassero dalle norme di uomo

mascolino e donna femminile

un sistema di STRATIFICAZIONE

SESSUALE che in maniera assai

aggressiva rinforzava l’eterosessualità

come norma il cui obiettivo principale era

quello di sostenere un ordine di genere

assai fragile.

Costruzione del nemico

UN PECCATO

UN CRIMINE

UNA MALATTIA

COSTRUZIONI MEDICHE E

PSICHIATRICHE

[Ricordate?]

“[…] ci sono gli esibizionisti di Lasègue, i

feticisti di Binet, gli zoofili e zooerasti di

Krafft-Ebing, gli automonosessualisti di

Rohleder; ci saranno i missoscopofili, i

ginecomasti, i presbiofili, gli invertiti

sessoestetici e le donne dispareuniste”

(Foucault, 1999:43).

1887: esibizionismo

1887: Binet conia il termine feticismo

1890: sadismo e masochismo

1896 Karoly Maria Benkert conia il termine

“omosessualità”

Studi della psichiatria nell’Ottocento

Diagnosi ed eziologia:

l’omosessualità è descritta e/o definita come

una tara cerebrale (Charcot e Magnan,

1882), una forma di pazzia degenerativa

(Kraeplin, 1883), o una psicosi (Forel,

1906), una inversione (Westphal, 1870),

una quadro di personalità criminale

(Lombroso, 1876; Tardieu, 1862)

Obiettivo di ricerca e tecniche terapeutiche

L’obiettivo conoscitivo è la scoperta

dell’agente causale della malattia, spesso

ricondotto a componenti somatiche e/o

anatomiche legate a un malfunzionamento

del sistema nervoso periferico

(Mantegazza, 1886) o a componenti

embriologiche connesse al sistema

nervoso centrale (Krafft-Ebing, 1886;

Chevalier, 1885; Moll, 1893)

TECNICHE TERAPEUTICHE

Contenimento manicomiale (Westphal, 1870)

Idroterapiae bromuro (Charcot, Magnan, 1882)

Dieta ed esercizi fisici (Kraeplin, 1883)

Cauterizzazione del clitoride (Lombroso, 1885)

Ipnoterapia e matrimonio (Shrenc Notzing, 1892)

Rapporti sessuali con prostitute (Tanzi, 1905)

Trattamento psicoanalitico

Elettroshock

Somministrazione di droghe nauseabonde

Terapia ormonale

Lobotomia (Ultimo caso negli 1951 negli USA)

• Essenzializzare?

• Sessuologia e criminologia

• Fascismo (Benadusi)

• Lombroso (estratti da Uomo dleinquente)

OMOSESSUALITÀ E FASCISMO

• Penalmente perseguibile, prima dell’unità, solo in alcuni Stati

• Depenalizzazione con l’entrata in vigore del codice Zanardelli nel

1889,

• l’omosessualità in Italia non è menzionata tra i reati nemmeno nella

legislazione fascista del codice Rocco.

• La scelta “permissiva” dei nostri legislatori, nonostante le richieste

contrarie di molti giuristi, rientra nel solco della tradizione italiana e

cattolica: il metodo di repressione più efficace è il silenzio, la

negazione della stessa esistenza dell’omosessualità.

• “patto” non scritto tra Stato e omosessuali: lo Stato garantisce agli

omosessuali una relativa impunità alla loro sessualità, purché

clandestina; in cambio è sicuro di non veder contestato

pubblicamente il modello di vita eterosessuale (Giovanni Dall’Orto)

• difficoltà che ha incontrato in Italia il movimento per i diritti degli

omosessuali.

• Lo Stato, concepito come organismo non solo giuridico,

ma anche etico, si fa tutore della morale pubblica, invade

la vita privata, impone un’immagine di “uomo nuovo”,

maschio, virile, potente con la conseguente denigrazione

del controtipo, femmineo, impotente, imbelle.

• gli uomini che non aderiscono a questa mascolinità

diventano i nemici della società stessa, un pericolo per la

nazione.

• uomo maschio e aggressivo (futuristi, nazionalisti e

dannunziani), accentuazione tra normalità e anormalità,

che classifica persone, azioni e comportamenti e con

l’aiuto della medicina, del diritto e dei precetti della

religione procede verso la prevenzione e la repressione

di ogni forma di devianza.

• In questo contesto a subire la repressione più umiliante sono gli

omosessuali più visibili, gli “effeminati” e i travestiti, i cui

atteggiamenti violano lo stereotipo del maschio virile, forte e rude.

• vittime degli strumenti repressivi che il fascismo mette in atto, senza

bisogno di una legge apposita, dalla diffida all’ammonizione al

confino di polizia, fino al carcere al manicomio.

• La liberazione dal nazifascismo non è infatti liberazione di tutti. Gli

omosessuali sono esclusi dall’euforia che caratterizza la società

italiana del dopoguerra, non partecipano alla voglia di raccontare le

esperienze vissute, al bisogno di discontinuità, alla volontà di

pensare in un modo diverso il futuro.

• Le loro vite rimangono clandestine: una storia e delle storie ancora

da ricostruire

• “I pederasti, spesso anch’essi di grande coltura

ed ingegno (impiegati, maestri), hanno, […], uno

strano bisogno di associarsi, in molti, al delitto, e

di formare delle vere congreghe, in cui si

riconoscono, al solo sguardo, anche viaggiando

in paese straniero. Noi non sappiamo

comprendere, né crederemmo, […], come quegli

amori infami possano rimescolarsi a tanto

romanticismo o misticismo. Eppure i loro

attentati quasi ami si concentrano su un

individuo solo, spesso invece fra molti, e quasi

contemporaneamente.

Meno strano è vedere come questi rei, se delle classi

elevate, amino i lavori ed i vestiti femminei, e gli uniformi,

e l’andar carichi di gioielli, col collo scoperto e coi capelli

arricciati, e come associno alle prave abitudini anche dei

gusti squisiti per l’arte , e facciano raccolte di quadri, di

fiori, di statue e di profumi, quasi richiamando, per

atavismo, insieme coi vizi i gusti dell’antica Grecia; essi

sono onesti per lo più, e conscii di essere colpevoli

anche innanzi a se stessi, lottano a lungo colle infami

inclinazioni, le rimpiangono, deplorano e nascondono.

Quelli però delle infime classi amano il sudiciume,

preferiscono a’ profumi odori schifosi, affettano

soprannomi femminei, e sono lo stromento di furti più

audaci, dei più atroci assassinii, e di ricatti speciali […].”

Cesare Lombroso, L’Uomo delinquente, vol.I “Delinquente nato e pazzo

morale”, 1889, Torino, pp.452-453.

Possiamo allora rispondere ai

seguenti quesiti

• Quali sono i significati sociali del sesso?

• Come si diventa attori “sessuati”?

• Come vengono identificati e costruiti i

“problemi sessuali” (nel senso del

comportamento “patologico” e delle

problematiche relative al sesso)?

• Quando qualcosa di sessuale diventa

problematico? Cosa sono i problemi sessuali

e come li definiamo?

Sessualità determinata dalla biologia,

sessualità costruita socialmente?

Modelli culturali legati a genere e sesso

come fenomeni dinamici

Stereotipi connessi al modello femminile

(anni Sessanta)

Non usano parole aspre e sgradevoli

Parlano molto

Hanno tatto

Sono gentili

Sono molto attente ai sentimenti altrui

Sono molto religiose

Sono molto interessate alla propria immagine

Sono precise e accurate

Sono molto tranquille

Hanno un forte bisogno di sicurezza

Amano l’arte e la letteratura

Esprimono con facilità sentimenti di tenerezza

Stereotipi connessi al modello maschile

(anni Sessanta)

Sono molto aggressivi e indipendenti

Non sono per nulla emotivi

Nascondono quasi sempre le proprie emozioni

Sono molto obiettivi

Non si fanno influenzare facilmente

Sono autorevoli

Amano la matematica e le scienze

Non sono facile preda di crisi

Sono molto attivi, competitivi, logici

Si dedicano ai piaceri della vita

Sono bravi negli affari

Sono molto diretti

Stereotipi connessi al modello maschile

(anni Sessanta)

Sono avventurosi

Riescono facilmente a prendere decisioni

Non piangono

Si comportano da leader

Credono molto in se stessi

Esercitano senza sensi di colpa l’aggressività

Sono molto ambiziosi

Separano facilmente i sentimenti dalle idee

Non sono per nulla dipendenti

Non si preoccupano della loro immagine

Pensano che gli uomini siano superiori alle donne

Parlano senza pudori di sesso con altri uomini

Barbie, 1967 con swimsuit

Barbie, la “numero uno” Ken versus Blaine

Barbie e Blaine, 2004 viso contemporaneo, capelli lunghi,

ma in toni più attuali: castano chiaro, rosso ramato

e biondo con le mèches. Come i capelli di Blaine

Le società e le culture posseggono una

propria configurazione sessuale e

forniscono pertanto modelli di condotta

sessuale specifici e definiti culturalmente,

nonché repertori di senso comune e

discorsi specialistici sulla sessualità.

Le società controllano i corpi monitorando

anche la sessualità, o definendo alcune

pratiche sessuali come moralmente

desiderabili ed altre come abiette, o

ancora classificando i comportamenti

sessuali, definendo forme di

stratificazioni corporee

l’erotismo postmoderno libero dai vincoli

della riproduzione e dell’esclusività e dai

legami amorosi si lancia verso ogni forma

di sperimentazione

Le bio-tecnologie riproduttive e

anticoncezionali non sganciano soltanto la

sessualità dalla procreazione, ma

riconfigurano l’ontologia medesima della

sessualità, ridefinendo le categorie

sessuali, gli status, le relazioni giuridiche, i

corpi, le stesse categorie del maschile e

del femminile

Caratteri principali

• disancoraggio dal binomio (tutto) moderno di

“sessualità-riproduzione”

• proliferano piuttosto sotto forma di scelte, di stili di vita,

sganciate dall’idea di una “natura” sessuale.

• I processi di individualizzazione e di de-

tradizionalizzazione hanno lasciato spazio

all’espressione di nuove sessualità ma anche di nuove

“soggettività” sessuali

• processi di “de-naturalizzazione del sesso”, a

progettualità riflessive dell’identità e della sessualità

• Le scelte individuali, nella tarda modernità,

definiscono e strutturano l’identità sessuale,

sganciando la sessualità medesima dai confini e

dai limiti dettati dagli imperativi culturali

eterosessuali, monogami, riproduttivi.

• pluralismo sessuale, “un pluralismo erotico e un

ethos della tolleranza”, la possibilità di

sperimentazione e la molteplicità di scelte.

• etica sessuale come sfera per il piacere e l’auto-

espressione, la scelta erotica, la

sperimentazione e la diversità.

Il cambiamento principale consiste in una

mutata moralità che, centrata dapprima

sull’atto sessuale, focalizza adesso sui

contesti comunicativi: se la relazione e lo

scambio erotici siano consensuali e

reciproci, se implicano rispetto reciproco e

responsabilità, aprendo le riflessioni verso

concetti quali “pluralismo erotico” ed “etica

della tolleranza”.

• Sfera pubblica ottocentesca

• Sfera pubblica postmoderna

Carol si riscatterà dalla sua condizione di

donna frustrata grazie ad una mutazione

sorprendente che la dota di un pene

Bull si scoprirà nel cavo popliteo del

ginocchio sinistro una vagina, vivrà il ruolo

del “sedotto abbandonato” e del “ragazzo

padre”.

Will Self (1994), Misto maschio [1992], Feltrinelli, Milano

“Io venni tirata fuori, sculacciata e lavata, in

quest’ordine. Dopo avermi avvolta in una

coperta mi esposero tra altri sei bebè, quattro

maschi e due femmine, tutti quanti,diversamente

da me, muniti del cartellino giusto. sono stato,

come Tiresia, prima una cosa e poi un’altra.

Schernita dalle compagne di classe, trattata

come una cavia dai medici, palpata dagli

specialisti e studiata dagli esperti…non avevo

compito ancora sedici anni quando lasciai il mio

corpo per occuparne un altro…

Jeffrey Eugenides, Middlesex

Tratto da Cirus Rinaldi e Claudio Cappotto (a cura di) (2003), Fuori dalla città

invisibile, Palermo, pag. 55

La costruzione sociale dei corpi

• Che significa costruire i corpi?

• In che senso partecipiamo attivamente alla

costruzione dei nostri corpi?

• In che termini siamo corpi sessuati (gendered

bodies)?

• Il sesso ed il genere sono costruiti socialmente?

• Sesso e genere sono inseparabili?

• In che termini corpi, sessi, generi ed

orientamenti sessuali sono definibili come

“fenomeni sociali”?

SESSO GENERE

• Categorizzazione • Interpretazione

delle persone in culturale del sesso

“maschi” e “femmine”

sulla base di • Aspettative

caratteristiche comportamentali

biologiche associate un maschio

e una femmina

appropriati

Tratto da Cirus Rinaldi e Claudio Cappotto (a cura di) (2003), Fuori dalla città

invisibile, Palermo, pag. 55

La medicalizzazione del XIX°

secolo:

da peccato a malattia

• 1869: invenzione dell’ “omosessuale”

(Kertbeny)

• Gli psichiatri classificano l'omosessualità

come disturbo mentale

• 1886: Psychopathia Sexualis (von Krafft

Ebing—teoria degenerativa)

Psicoanalisi

•  1905: Tre saggi sulla sessualità di

S.Freud (inversione)

•  Si oppone alla teoria degenerativa

•  “La nevrosi è il negativo della

perversione”

•  “Arresto dello sviluppo”- non proprio una

malattia, ma neppure una condizione

normale

Seconda metà del XX° secolo

La psicoanalisi dopo Freud

• Gli psicoanalisti ridefiniscono l'omosessualità

• come “perversione”

• Rado (1940): L'omosessualità rappresenta un

evitamento ansioso dell'altro sesso.

•  Bieber et al. (1962): Costellazioni familiari

patologiche “causano” l'omosessualità. Dichiarato

il 27% di “guarigioni”.

• Socarides (1968): L'omosessualità è una

nevrosi. Dichiarato il 35% di “guarigioni” (1995).

Seconda metà del XX° secolo

La ricerca in sessuologia

• Spostamento verso una visione

dell'omosessualità come “variante

normale” della sessualità umana (analogia

con i mancini)

• 1948 e 1953: Rapporto Kinsey

• 1957: Evelyn Hooker

1973: la decisione dell' APA

• 1969 La rivolta di Stonewall (NYC)

come inizio del moderno movimento

gay per i diritti civili

Eventi che hanno portato

alla decisione APA del 1973

• Dopo Stonewall, la “psichiatria” viene

identificata come “il nemico”.

•  1970, 1971: Gli attivisti gay “irrompono”

nei meeting APA.

•  1971: Primo panel APA con gay non-

pazienti.

•  1972: Dr. H. Anonymous

Dr. H Anonymous (John Fryer,

MD)

Dr.H Anonymous

• “. . . Come psichiatri omosessuali, dobbiamo sapere

dove stare e cosa fare per raggiungere i nostri obiettivi.

Se il nostro obiettivo è una posizione accademica, una

posizione economica pari a quella dei nostri colleghi, o

l'ammissione a un istituto psicoanalitico, dobbiamo

essere sicuri che nessuno, in una posizione di potere,

sia a conoscenza del nostro orientamento sessuale o

identità di genere. Come un nero di pelle chiara che

sceglie di vivere come un bianco, anche noi non

possiamo mostrarci con i nostri veri amici - la nostra

famiglia omosessuale - altrimenti il nostro segreto verrà

svelato e la nostra rovina sarà sancita . . . .”

John Fryer, MD

La decisione APA del 1973

• 1972-73: Le commissioni scientifiche passano in

rassegna gli studi di sessuologia ritenuti più

scientifici.

•  1973: Il Board of Trustees dell’APA rimuove

l’“omosessualità” dal DSM-II.

•  1974: Petizione degli psicoanalisti per la

revoca della decisione del Board attraverso un

referendum tra i soci.

•  Il 58% dei 10,000 soci APA vota a favore della

decisione del Board.

Position Statement APA, 1974

• Dal momento che, l'omosessualità non implica di

per sé impedimenti nel giudizio, stabilità,

affidabilità, o in generale nelle capacità sociali o

professionali, l'APA deplora ogni forma di

discriminazione contro l'omosessualità, pubblica

e privata, in ogni contesto, sul lavoro, in casa,

negli uffici pubblici, e dichiara che in nessun

caso gli omosessuali vanno considerati in modo

diverso dagli altri per quanto riguarda giudizio,

capacità e affidabilità …

• Inoltre [l'APA] sostiene e raccomanda la

promulgazione di leggi sui diritti civili a livello

locale, statale e federale che garantiscano ai

cittadini omosessuali la stessa protezione ora

garantita agli altri cittadini sulla base di razza,

credo religioso, colore, ecc. Ancora [l'APA]

sostiene e raccomanda l'abrogazione di tutte le

leggi discriminatorie nei riguardi di atti

omosessuali compiuti tra adulti consenzienti.

L'omosessualità nel DSM

•  DSM-I (1952): Disturbo Sociopatico di Personalità

•  DSM--II (1968): Deviazione Sessuale

•  1973: L'omosessualità “per se” è espunta dal DSM-II e

sostituita dal “Disturbo dell'Orientamento Sessuale”

•  DSM-III (1980): Omosessualità Egodistonica (EDH)

•  DSM-III-R (1987): VIene espunta l'EDH

•  DSM-IV (1994) e DSM-IV-TR (2000): Disturbo

Sessuale NAS

• 3. Persistente e marcato disagio riguardo l'orientamento

sessuale

SOCIOLOGIE DELLE OMOSESSUALITÀ

• Molti sociologi della devianza e criminologi hanno

utilizzato l’omosessualità come concetto con cui

confrontarsi, come categoria euristica, immediatamente

disponibile.

• Le opere classiche di sociologia (della devianza)

proliferano di ripetuti riferimenti alle devianze sessuali, e

alla sessualità come sfera della trasgressione e della

perversione potenziale.

• Questo perché probabilmente sin dalle sue origini, la

sociologia si è occupata del normale accadere delle

cose ovvero dei “fatti” normali, usuali, tipici. La sociologia

della devianza invece ha rivolto la propria attenzione a

tutti quei fenomeni inusuali, anormali, atipici con la

preoccupazione di normalizzarli.

• Le diverse posizioni e prospettive non sono mai

state mai neutrali

• Indicazione esplicita o implicita del patologico

ora per frenarne gli effetti di disgregazione

(Durkheim), ora per adattarlo o accomodarlo (i

concetto di “adaptment” o “adjustment” già in

uso presso i teorici della Scuola di Chicago), ed

infine, per sanzionarlo in vista dell’integrazione

(il funzionalismo parsonsiano: in definitiva

“normalizzarlo” per sbarazzarsene, cfr. Matza,

trad. it. 1969).

• citare didascalicamente il caso dell’omosessualità come

esempio di comportamento deviante

• Omosessualità: tema mai esplorato quale dimensione e

categoria interpretativa autonoma, apparendo invece un

divertissement, un caso esplicativo all’interno della loro

carriera scientifica.

• Altri, come avremo modo di osservare, considereranno

lo studio dell’omosessualità una diminutio capitis

all’interno della loro produzione intellettuale, altri ancora

persino un danno.

• Ma interessenza notare come proprio i sociologi della

devianza furono tra i primi a produrre istanze assai

significative relativamente alle (omo)sessualità (Irvine,

2003: 438).

Omosessualità tra patologia e riforma: i primi

studi sociologicamente rilevanti

• lavori di F. S. Brockman (1902) e G. Stanley Hall

(1908).

• intenti e finalità riformistici, ammantati di fede

religiosa e votati alla ricerca empirica (di matrice

positivista)

• educazione sessuale delle giovani generazioni

in grado si di soddisfare la curiosità legata al

ruolo sessuale ma che frenasse ogni stimolo ed

interesse nella pratica della sessualità

• igienismo sociale di derivazione vittoriana, promuovevano

l’educazione sessuale quale metodo per ridurre l’attività

sessuale.

• Resta chiaramente estromessa l’attenzione per il desiderio e

l’attrazione verso lo stesso sesso perché patologizzato.

• Il primo studio su attrazione e desiderio per lo stesso sesso

viene condotto nel 1920 da Katharine Bement Davis su un

campione di 2.200 donne sposate e single dell’upper middle

class americana. Davis a differenza dei predecessori non

aveva una formazione psicologica o psichiatrica, aveva un

Ph.D. in economia politica conseguito presso l’Università di

Chicago, dove aveva seguito anche i corsi di W.I.Thomas

(Erickses, 1999: 30).

• Sensibile verso la ricerca empatica riuscì ad includere il tema

dell’autoerotismo e della masturbazione, conquistandosi la

fiducia delle intervistate, e scoprì come gran parte delle donne

non solo fosse dotata di istinto ed impulso sessuale, aspetti

assai trascurati e stereotipati nelle ricerche precedenti, ma

che le donne erano in grado e mettevano in atto pratiche

sessuali, la masturbazione e il sesso tra di loro, anche in

assenza di un partner maschile.

• Relativamente al tema dell’omosessualità maschile è il

lavoro dello psichiatra Lilburn Merrill (1918)

• un “campione” di cento ragazzi (dai sette ai diciassette

anni) non appartenenti alla classe media e, pertanto, non

rappresentativi della sessualità “normale”, proprio al fine

di avvertire dei pericoli insiti nell’adozione di istinti

sessuali patologici.

• L’evidenza empirica lo porta a coniare il concetto di

“sessualismo” (sexualism), “un funzionamento abituale,

patologico del meccanismo sessuale”, associando, di

fatto, l’incapacità di controllare gli impulsi sessuali, e

pertanto i comportamenti omosessuali, a carenze

educative, a condizioni ambientali e sociali sfavorevoli,

equiparando l’omosessualità alla delinquenza (Ericksen,

ibid.: 32-34).

• Soggetti dichiaratamente gay e lesbiche furono

coinvolti in analisi mediche e psichiatriche

condotte a New York dalla famosa “Committee

for the sudy of sex variants”.

• Robert Latou Dickinson, ginecologo, impegnato

nello studio delle relazioni matrimoniali e delle

storie mediche e sessuali delle sue pazienti (che

nel 1935 formò di fatto il gruppo di ricerca),

George Henry, professore al Cornell University

Medical Center e già presidente della

Psychiatric Society di New York, e da Lewis

Terman, professore di psicologia alla Stanford

University.

• Tra i tre, George Henry aveva nei confronti

dell’omosessualità un approccio simpatetico ma

tuttavia, al pari di Terman (Terman, 1938;

Terman e Cox Miles, 1936), raffigurava gli

omosessuali come soggetti anormali

caratterizzati da confusione di genere e tratti

associati al sesso opposto (la femminilità per gli

uomini e la maschilità per le donne).

• L’interesse espresso da questi studiosi per

l’omosessualità veniva motivato dalla minaccia

che questa costituiva nei confronti del

e del controllo delle nascite.

matrimonio[1]

• [

• Jan Gay, ovvero Helen Reitman[2], americana

di origini tedesche, che aveva collaborato alle

ricerche di Dickinson raccogliendo più di

trecento storie di lesbiche nell’arco di dieci anni,

sia durante la sua permanenza a Berlino (dove

si forma presso l’Istituto per la Scienza sessuale

“Magnus Hirschfeld), che nei suoi viaggi a

Parigi, Londra e, poi, a New York.

• A questa si aggiungerà Thomas Painter nel

1934, laureatosi presso la Union Theological

Seminary, interessato alla prostituzione

maschile e che, come la Gay, era alla ricerca di

fondi e della sponsorizzazione da parte di

un’equipe medica.

• I risultati del voluminoso studio, nelle intenzioni dichiarate dei loro

autori, volevano servire tuttavia ad evidenziare necessari “sexual

adjustments” per integrare i soggetti all’interno del contesto sociale.

• Il lavoro di Henry, in particolare, comprende resoconti, forniti in

prima persona, tratti dalle interviste cliniche ai quali seguivano le

sue analisi ed esami medici (test della maschilinità/femminilità).

Venne fornita una prospettiva multidimensionale dell’omosessualità

che includeva una serie di spiegazioni ed ipotesi, dalle influenze

ereditarie (in realtà trovò ben poco) ai processi educativi e di

socializzazione all’interno dei contesti familiari (considerò soprattutto

delle cause nelle figure materne poco corrispondenti al ruolo

femminile e in quelle paterne poco aderenti a comportamenti di

genere maschili).

• I soggetti omosessuali venivano considerati come individui

inadeguati alle convenzioni e alle norme sociali, interrotti nel

loro sviluppo psicologico, vittime di genitorialità inadeguate e

di famiglie in crisi a cause dei repentini mutamenti sociali in

atto (Minton, ibid.: 42).

• L’approccio paternalistico e pur decriminalizzante

dell’omosessualità, non impedì a Henry di

esprimere il proprio pessimismo relativamente

all’inserimento degli omosessuali all’interno del

contesto sociale:

• se da un alto era compito del medico rendere la

società più tollerante e proteggere gli omosessuali

dagli effetti discriminatori dell’apparato

giuspenalistico, dall’altra lato toccava proprio alla

professione medica fornire agli omosessuali

indicazione per controllare la propria sessualità al

fine di conformarsi, e pertanto di adeguarsi (adjust)

alle convezioni sociali in uso (Minton, ibid.: 45).

Questa critica era ancora più pungente nei

confronti di coloro i quali non mostravano alcun

desiderio di cambiare.

• Depatologizzazione involontaria della

omosessualità che non finiva per essere

considerata una malattia tout court, ma piuttosto

un problema di adeguamento sociale, ovvero di

adattabilità alle norme e alle convenzioni sociali.

• In tal senso l’omosessualità inizia ad assumere

connotazioni sociali perché minaccia nei

confronti dell’adattamento eterosessuale e

forma di inabilità nei confronti della riproduzione

sociale, della costituzione familiare e

dell’educazione della prole.

La città come laboratorio sessuale »: La Scuola

di Chicago

• Ai teorici della scuola di Chicago vanno riconosciuti

innanzitutto dei meriti ben precisino dei primi è quello di

aver contribuito alla istituzionalizzazione della disciplina;

• di avere individuato precisi metodi di analisi, in

particolare di tipo qualitativo, sebbene le pratiche di

ricerca e le metodologie che le sottendono furono

lasciate alla libera intraprendenza del ricercatore e

pertanto “lo spiccato pluralismo metodologico che

caratterizza la Scuola di Chicago non era quindi la

conseguenza di una scelta consapevole” (Gobo, 2001:

35).

• La Scuola di Chicago ha innalzato ad oggetto di indagine realtà e

dinamiche sociali fino ad allora marginalizzate, categorie sociali che

erano rimaste escluse dalle precedenti analisi sociali: in tal modo il

loro intento riformatore, faceva della patologia sociale e dei problemi

sociali oggetti da risolvere praticamente (Pitch, 1975).

• I fenomeni sociali sono stati trattati ecologicamente: hanno voluto

individuare una corrispondenza tra fenomeno sociale e sua

collocazione ambientale secondo linee interpretative più pertinenti

ad una sorta di etologia umana.

• Sono state altresì individuati, secondo uno sviluppo processuale, le

dinamiche sociali e i problemi sociali, accostandovisi con una

visione multifattoriale delle cause .

• Il contesto urbano diventa locus privilegiato dell’analisi, nelle parole

di Park “la città, in breve, esalta quel che vi è di buono e di cattivo

nella natura umana. È forse questo il fatto che, più di ogni altro,

giustifica l’opinione di chi vorrebbe fare della città un laboratorio o

una clinica in cui la natura umana e i processi sociali possono

essere studiati più utilmente e più proficuamente”. “Con l’andare del

tempo ogni zona, ogni quartiere della città assume alcune

caratteristiche proprie dei suoi abitanti. Ciascuna delle sue aree si

colora inevitabilmente del modo d’essere delle persone che ci

vivono” (Park in Rauty, 1995: 19; 5, enfasi mia).

• Le relazioni osservate consistono nelle

unità elementari del gruppo, come ad

esempio le relazioni di vicinato: dinamica

spontanea delle forme organizzative ed

espressione della sedimentazione di

antagonismi razziali e interessi di classe,

delle “anormalità” sessuali degli immigrati,

dei neri, degli omosessuali e di ogni altro

coinvolto nei processi di modernizzazione

e di industrializzazione.

• I luoghi acquistano il carattere dei loro abitanti e gli

abitanti caricano simbolicamente i loro luoghi: riuscire a

leggerne le mappe significa scoprire che “lo status

dell’individuo è determinato in misura considerevole da

simboli convenzionali”, decodificare tali simboli porta a

leggere i legami intimi che gli attori tessono con la realtà

cittadina nella rappresentazione di se stessi e delle altre

antroposfere cittadine.

• I divergenti dalle norme convenzionali, auto-

segregandosi spontaneamente “non solo in relazione ai

propri interessi, ma anche ai propri gusti o al proprio

temperamento” (Park, ibid.:17), creano delle regioni

morali, espressioni normali della vita naturale di una

città: lo studio della devianza diventa specificazione della

dinamiche urbane e dunque inserita nei più vasti

interessi per la sociologia urbana (Melossi, 1996: 140

ss.).

• Gli interventi della scuola erano di fatto mirati a processi

di intervento e riforma sociale, in un contesto urbano in

rapida crescita dovuta ai massicci flussi migratori degli

anni Venti e Trenta. I principali problemi posti erano di

integrazione culturale e di controllo sociale.

• La mancata integrazione si presenta sottoforma di

disorganizzazione sociale ovvero la “diminuzione

dell’influenza delle regole sociali di comportamento

esistenti sui membri individuali del gruppo. Questa

diminuzione può avere innumerevoli gradi che vanno

dall’infrazione isolata di una regola particolare da parte

di un individuo fino ad una decadenza generale di tutte

le istituzioni del gruppo” (Thomas e Znaniecki, in Rauty

1995: 30, corsivo nel testo).

• il concetto di ordine (leggi: ordinato) – dalla prima scuola

di Chicago sino agli anni cinquanta – fosse applicabile

solo ai non “devianti” (e quindi la classe media) mentre

il mondo degli immorali e dei “devianti” (e pertanto delle

classi inferiori) era il luogo del disordine e del caos

(Warren, 2003).

• I lavori principali sui “tipi sessuali non

normativi” (tesi di dottorato, M.A., note

etnografiche o semplicemente storie di vita

raccolte e trascritte) sono per lo più non

pubblicati e sono raccolti nella Regenstein

Library dell’Università di Chicago e nel

Fondo Ernest W. Burgess del Special

Collections Research Center della stessa

biblioteca (Heap, 2003: 458, n.5

• I primi lavori ruotano intorno a ricerche commissionate

da organi istituzionali sulla prostituzione e il sesso

commercializzato. La Vice Commission of Chicago, che

aveva coinvolto tra gli altri anche William I. Thomas[1] e

Charles R. Henderson, individuava zone della città

dedita al sesso illegale, comunità nonché tipologie:

immigrati, prostitute professioniste o occasionali,

sfruttatori (panders), travestiti (female impersonators) e

“sex perverts” (Heap, 2003: 460).

• Thomas prese le distanze dalle ricerche della

Commissione criticandone gli ideologismi (la monogamia

della classe media è valore superiore rispetto alle

pratiche e alle norme sessuali della working-class) che

non permettevano di comprendere quanto pratiche e

sistemi di valori dipendessero fortemente dalle mutevoli

condizioni sociali ed economiche (Heap, 2003: 460-462).

• Nella prima metà degli anni venti altri due

esponenti famosi, Nels Anderson e Paul

G.Cressey, si misurarono con lo studio delle

pratiche (omo)sessuali nelle ricerche che

condussero all’interno della JPA (Juvenile

Protective Association) osservando come i

gruppi di giovani avessero dei luoghi di incontro,

usassero un proprio gergo (argot) non

comprendibile agli altri e come circolassero

anche pubblicazioni clandestine

• le pratiche omosessuali diventavano assai

comuni tra uomini e ragazzi nei vicoli, nei parchi

e nei quartieri della città (Heap, 2003: 464).

• È uno studente, Earle W. Bruce[1], che per redigere la sua tesi per

primo individua un “mondo sociale di omosessuali” radicato nel Near

North Side di Chicago, un “mondo” in cui gli omosessuali “avevano il

loro particolare status, partecipavano ad attività comuni, dove

potevano esprimersi nel loro modo particolare senza essere inibiti

da un mondo ostile” (Bruce, 1942: 11, cit. in Heap, 2003: 467).

Tuttavia l’associazione dell’omosessualità e di pratiche sessuali

specifiche a configurazioni urbane determinate finì di fatto per

essenzializzarne le identità degli avventori e le pratiche[2],

ascrivendo alle categorie caratteristiche specifiche,

sovrastimandone la coesione e l’uniformità e trascurando come il

fenomeno e la sua rappresentazione fosse influenzato da processi

sociali (più vasti e generali). Ben presto si osservò come, per

esempio, anche la letteratura popolare e di massa (romanzi con

protagonisti gay e lesbiche) potesse avere un effetto sulle culture

sessuali e sulle rappresentazioni della omosessualità della Chicago

degli anni Trenta (“Survey of rental and retail book outlets” cit. in

Heap, 2003: 471).

• A questo primo lavoro esplorativo Bruce non fece seguire uno

studio etnografico più vasto, come era accaduto per le

ricerche di altri suoi colleghi, e si limitò semplicemente ad uno

studio psico-sociologico dei tratti di personalità degli uomini

omosessuali, integrando le storie di vita raccolte con test

psicologici, analisi dell’attività onirica ed anche

occasionalmente con l’ipnosi, tentando di individuare i

problemi che gli omosessuali incontravano nella loro vita

urbana (Heap, 2003: 482).

• Di particolare interesse la gestione delle identità nei due

“mondi”, quello omosessuale e quello eterosessuale, e le

strategie identitarie messe in atto per potere appartenere ad

entrambi.

• Come riporta Heap, l’equazione tra caratteristiche del gruppo

sociale e configurazione urbana era talmente dogmatica che

portava il professore Burgess nel suo corso di patologia

sociale ad assegnare tra le domanda a risposta chiusa

(vero/falso) la seguente: “In large cities, homosexual

individuals tend to congregate rather than remain separate

from each other” (Burgess, 1938: 2, cit. in Heap, 2003: 467).

• La ricerca della Scuola di Chicago sulle

sessualità non normative ha provato come

sessualità e soggettività fossero prodotto delle

interazioni sociali e come, sia l’omosessualità e

l’eterosessualità, potessero essere pienamente

comprese solo se analizzate come fenomeni

culturali (Burgess, 1934: 147 cit. in Heap, 2003:

477) dipendenti dalla definizione della situazione

quale processo interattivo tra aspettative e

reazioni sociali.

• Gli studi pionieristici si dovettero tuttavia

scontrare con la realtà della discriminazione

sociale (anche all’interno dei contesti

accademici).

• due casi in particolare che scossero l’Università

di Chicago: quello di Paul Goodman del

Department of English e di Cecil Smith,

professore presso il Department of Music.

Entrambi furono investiti dallo “scandalo” relativo

alla loro omosessualità, ragione per cui furono

licenziati ed allontanati

• Chad Heap sostiene che l’evento frenò

l’interesse di ricercatori e studiosi ad occuparsi

delle sessualità non normative per la paura di

essere identificati con i propri temi di ricerca

(Heap, 2003: 481).

• Lo studio delle omosessualità a Chicago

sarà abbandonato per una trentina di anni,

solo a partire dalla fine degli anni

Cinquanta e dei primi anni Sessanta si

ritornerà a studiare le pratiche sessuali

“non normative”

Dis-funzioni: l’analisi funzionalista

• i ruoli sessuali sono determinati biologicamente e sono

complementari per uomo e donna al fine di comporre

l’unità familiare coniugale, unità minima funzionale

all’integrazione del sistema sociale nella sua

complessità.

• La dicotomia dei ruoli sessuali struttura l’unità familiare:

la dimensione “strumentale” e le sue funzioni

implementate dal maschio sono finalizzate al

raggiungimento degli scopi e pertanto alle connessioni

tra famiglia e società più generalmente intesa;

• il ruolo “espressivo” incarnato dalla femmina intercetta la

funzione dell’integrazione, declinata però nella struttura

interna e nelle funzioni prettamente familiari

(domestiche).

• L’unità familiare il cui obiettivo è la riproduzione sociale

prepara i propri membri ad una adeguata partecipazione

nel contesto sociale trasmettendo insieme ai ruoli

sessuali appropriati le funzioni sociali corrispondenti

(maschile/strumentale; femminile/espressivo).

• La vita e la stabilità delle relazioni sociali dipendono

dunque da una corretta socializzazione dei propri

membri, iscritta tra l’altro (ineluttabilmente), proprio nella

biologia degli individui.

• Le donne, nello specifico, possono avere figli e allevarli,

agli uomini questo è “naturalmente” vietato. Le donne,

pertanto, sono meglio adeguate, sono “fatte” per un

ruolo espressivo; al contrario, gli uomini che mancano di

una sistema riproduttivo pari a quello femminile, sono

portati per ruoli strumentali.

• L’unità familiare è funzionale alle

necessità sociali nel momento in cui il

ruolo femminile è “anchored primarily in

the internal affairs of the family, as wife,

mother and manager of the household”

mentre quello maschile è “anchored in the

occupational world, in his job and through

it by his status-giving and income-earning

functions for the family” (Parsons e Bales,

1955, pp.14-15).

• La complementarietà dei ruoli, per Parsons, non può che

determinare una unità che si sviluppa armonicamente:

ogni disfunzione non più che minare alla base questo

equilibrio “primigenio”.

• Non è un caso che Parsons affermi che la proibizione

dell’omosessualità sia finalizzata al rafforzamento delle

differenziazioni di ruolo (Parsons e Bales, ibid.: 103) e,

pertanto, necessaria alla sopravvivenza del sistema e

dei suoi equilibri.

• In un lavoro precedente, Age and Sex in the Social

Structure of the United States, del 1942 usa la stessa

logica dicotomica per spiegare i tassi di delinquenza

giovanili maggiormente diffusi tra i maschi. Afferma

infatti che le ragazze sono relativamente più docili dei

maschi e si conformano più facilmente alle aspettative

degli adulti, mentre i ragazzi mostrano comportamenti

recalcitranti e sfidano l’autorità e le aspettative degli

adulti (Parsons, 1942: 605).

• Può verificarsi inoltre che nei contesti moderni (e

soprattutto urbani), il padre possa assentarsi a causa

dello svolgimento del ruolo strumentale e che la madre si

ritrovi ad essere l’unico adulto significativo, l’unico

modello disponibile sia per il ragazzo che per la ragazza.

• Parsons sostiene che, mentre per questa ultima ciò è

normale e naturale, e può disporre del modello di

casalinga e di madre davanti ai suoi occhi, come segno

tangibile e facilmente comprensibile da una bambina che

si avvia verso l’apprendistato del ruolo femminile

funzionale; per il ragazzo si presenterebbe il rischio di

una identificazione con il ruolo materno e presto

scoprirebbe dell’inferiorità femminile rispetto ai maschi e

della vergogna rappresentata, una volta cresciuto,

dall’essere uguale ad una donna (Parsons, 1947: 171).

In tal senso il meccanismo di identificazione svolge

principalmente una funzione di integrazione (Johnson,

1960: 134).

• Ciò crea per il maschio, secondo Parsons, una

conseguente “ansia maschile” (masculine

anxiety) che sovente si risolve in forme di

“maschilità compulsiva” (compulsive

masculinity).

• Questo processo spiegherebbe il motivo per cui

i ragazzi si distanziano da tutto ciò che possa

avere a che fare con il femminile, ogni

comportamento che possa essere identificato

con il femminile: si impegnano in attività fisiche,

il cui l’antagonismo e la competizione possano

provare le caratteristiche biologiche della

maschilità, si distanziano anche dall’espressività

emotiva, devono mostrare di essere dei “duri” e

di “fare sul serio”.

• Secondo un processo chiaramente influenzato dalla

teoria psicoanalitica, la costruzione dell’identità

maschile, a dire di Parsons, è di tipo reattivo e difensivo

rispetto all’identificazione con il femminile, di

“compensazione e rispondenza” (Parsons, trad. it. 1996:

217-236). Per quanto riguarda invece il comportamento

deviante e criminale, i ragazzi sarebbero caratterizzati

da forti tendenze a comportamenti antisociali e distruttivi,

violenti, in contrasto con quanto previsto per le ragazze

(Parsons, ibid: 172).

• La maschilità viene interiorizzata dai soggetti durante le

fasi della socializzazione (di genere) e, in maniera

specifica, nel periodo adolescenziale: ciò spiegherebbe il

maggior grado di coinvolgimento in comportamenti

delinquenziali rispetto alle ragazze. Per queste ultime

non esisterebbe la possibilità di mettere in atto

comportamenti e pratiche maschili.

• [1] Parsons è fortemente influenzato dalla psicoanalisi, infatti il

capitolo VII de “Il Sistema sociale”, presenta una teoria assai

articolata del comportamento deviante (e dei meccanismi di

controllo sociale) che viene spiegato attraverso l'interazione di ego e

alter, i quali interagendo, ed avendo sviluppato tra loro un sistema

normativo valoriale e complementarietà delle aspettative possono a

causa di eventi (“elementi di disturbo”) sviluppare “tensioni” rispetto

a problemi di “adattamento”, alimentando di fatto ambivalenze

complementari all'interno dei rispettivi sistemi motivazionali (relativi

al ruolo e alla aspettative). La devianza pertanto mette crisi il

sistema normativo di orientamento ai valori, il sistema interattivo e la

conformità alle aspettative reciproche. Il controllo sociale sarà

finalizzato a risocializzare il deviante ad un comportamento

conforme: tra i diversi strumenti i controllo sociale non è un caso che

venga menzionata anche la psicoterapia come “prototipo dei

meccanismi di controllo sociale” (Parsons, trad. it. 1996: 310), anzi

tra i meccanismi di controllo è indicata come il più “radicale”, visto

che “Attraverso la psicoterapia, in maniera deliberata o meno, un

soggetto agente è esposto nel ruolo di malato a una situazione in

cui vengono impiegate forze le quali sono capaci di rompere il

circolo vizioso che produce la motivazione deviante” (Parsons, ibid.:

322) .

• L’ordine sociale, l’equilibrio, per Parsons, sono

effetti diretti e “naturali” del processo di

socializzazione che è in grado di riprodurre il

complesso valoriale caratteristico del sistema

culturale. Ogni disfunzione verrà inibita dal

controllo sociale quale processo equilibratore:

esso verrà agito in ogni caso di socializzazione

imperfetta o di cambiamento sociale repentino o

di ogni altro incidente ed imprevisto. Il corretto

funzionamento del sistema pertanto si sostanzia

nel corretto ordine di corrispondenza e di

identificazione nel ruolo di genere: le pressioni

sociali, normative e valoriali, sono pertanto

orientate verso l’identificazione appropriata,

corretta, giusta, normale.

• Un altro studioso funzionalista afferma,

problematizzano l’identificazione di genere

attraverso riferimenti a teorie fisiologiche e

psicologiche, che “l’interesse speciale nel sesso

opposto non è innato; neppure è l’interesse nel

sesso opposto la causa di identificazione con il

proprio sesso”: tuttavia rispetto alla

omosessualità la posizione assume tono di

assertività “il fallimento nel compiere le corrette

identificazione è una causa di omosessualità”

(Johnson, 1960: 128).

Uno sguardo alla “teoria sociale”: gli attivisti

ed il sapere “emancipativo” (1950-1980)

• ONE Institute fondato nel 1956.

• Motivi creazione:reazione alle pesanti discriminazioni di natura giuridica (nel

1950 gli atti di sodomia erano in America ovunque illegali), medico-

psichiatriche (l’omosessualità era patologia o devianza), alle condanne

morali e religiose.

• I gruppi di mutuo aiuto e le prime associazioni gay americane si raccolsero

intorno ad un gruppo chiamato “Knights of the clocks”, animato da Merton

Bird, afro-americano, che iniziò a coinvolgere persone omosessuali,

introducendo persino i temi di omosessualità interrazziale.

• Un secondo gruppo orientato, più marcatamente, verso temi di giustizia

sociale inerenti i diritti civili fu la famosa Mattachine Society animata da

Harry Hay che iniziò lavori di intenso dibattito culturale e politico intorno al

1950 a Los Angeles.

• Il Mattachine Discussion Group si smembrò più volte in gruppi differenti

raggiungendo la Bay Area, Oakland e San Francisco. Ufficialmente ONE

nacque il 29 novembre del 1952 nel “The Studio Bookshop” di Hollywood

Boulevard con l’obiettivo principale di fornire informazioni riguardo

l’omosessualità attraverso pubblicazioni di vario tipo, fornire servizi e

promuovere programmi educativi e ricerche anche in collaborazione con

altri soggetti (Legg, 1994).

• il contributo apportato da W. Dorr Legg[1], uno dei suoi

fondatori, il quale riuscì a partire dal 1981 ad ottenere le

necessarie autorizzazioni da parte del Department of

Education Office dello Stato della California per la

creazioni di corsi di laurea e di dottorato in “Homophile

studies”. La parte seconda del principale lavoro, di cui

discuteremo, contiene tra i vari temi (storia, psicologia,

diritto, religione, bilogia, antropologia, letteratura ed arti e

filosofia) anche una interessante sezione di sociologia

dell’omosessualità curata dagli studiosi e dagli studenti

del ONE. Secondo questi studi era possibile identificare

una minoranza omosessuale con una cultura specifica,

si trattava pertanto di legittimare una sociologia di una

subcultura sessuale definita[2].

[1] W. Dorr Legg era professore associato di sociologia,

extension division, California State University, Long

Beach.

• In realtà il lavoro dell’Istituto fu particolarmente attento

ed incisivo: infatti per preparare i corsi dell’anno 1959-60

su temi espressamente sociologici (“The homosexual in

American Society” o “Sociology of homosexuality”) si

procedette alla analisi e allo studio di più di un centinaio

di manuali di sociologia in uso, allora, presso le

università americane. Il risultato, assai intuibile, fu l’uso e

l’associazione dell’omosessualità ai temi della devianza

e della devianza sociale: essa era associata alla

prostituzione, all’abuso di droga, all’alcoolismo, ad altri

comportamenti antisociali e criminali (Legg, ibid.: 34).

• L’unica eccezione veniva rappresentata dal testo curato da Marshall B.

Clinard, Sociology of deviant Behavior (Rhinehart & Co., New York) del

1957, recensito da Merritt Thompson[1] (il quale usa lo pseudonimo di “Dr.

M.M”). Il lavoro dell’istituto si rivela ben più interessante perché oltre ad

offrire una “sociologia della sociologia” degli anni Cinquanta e Sessanta,

analizzava il lavoro teorico e gli apparati analitico-concettuali utilizzati

confrontandoli con l’esperienza diretta dei propri membri e studenti. Si

studiavano i dati “ufficiali” confrontandoli con note raccolte sul campo, con

le proprie esperienze personali e con le storie di vita (abbondanti e

disponibili), mettendo in atto un’indicazione assai cara al pragmatismo di

John Dewey “portare la teoria nell’esperienza di vita degli studenti” (Legg,

ibid.: 35).

• [1] Merritt Thompson (1958), A sociologist looks at homosexuality: a

criticism o a current sociological text, in “ONE Institute Quarterly of

Homophile Studies”, I(2): 48-49. La recensione fu spedita al prof. Clinard il

quale rispose sorpreso ed espresse “la propria perplessità che nessuna

attenzione fosse stata prestata ad un intero volume mentre tanta su poche

pagine concernenti l’omosessualità” (Legg, op.cit.: 35).

• Il lavoro di Thompson pertanto si concentrò sul

concetto di “rilevanza” (Schutz, trad. it. 1975),

una “sociologia della rilevanza” fondata a livello

dell’esperienza, in grado di porre degli

interrogativi che non potevano più essere

analizzati con le generalizzazioni degli studi

sociologici (funzionalisti): chi è omosessuale?

Che significato ha veramente la scala di Kinsey?

Il comportamento omosessuale può essere

osservato attraverso l’analisti funzionalista?

Esiste una “comunità” omosessuale? (Legg,

ibid.: 35-36).

• La recensione di Thompson mette il luce alcuni

aspetti essenziali della miopia sociologica

relativamente allo studio dell’omosessualità, si

lamenta l’analisi dei fenomeni devianti (e tra

questi quello dell’omosessuale come “sexual

offender”) solo come fenomeno negativo, e non

come epifenomeno del mutamento sociale,

vengono criticati altresì i residui positivisti e

innatisti nell’analisi e spiegazione del

comportamento deviante e criminale.

Ma è W. Dorr Legg che, tra la primavera del 1962 e

l’inverno del 1963, propone alcune dispense e poi degli

articoli più compiuti che sarebbero dovuti rientrare a fare

parte di una manuale, ad uso dei corsi dell’Istituto,

intitolato “The sociology of homosexuality”

In questo lavoro si evidenzia la dipendenza delle ricerche

degli scienziati sociali nei confronti della letteratura

medica e della teoria psicologica e il disinteresse

mostrato per il tema dell’omosessualità all’interno delle

teorizzazioni generali.

Egli aggiunge inoltre che tutta la teoria sociale è costruita

su quanto definisce “the heterosexual assumption”, il

presupposto eterosessuale, attraverso il quale si

definisce astoricamente e staticamente l’equilibrio

sociale e suggerisce la necessità d nuove formulazioni

che non tengano conto esclusivamente della

popolazione omosessuale ma anche delle relazioni di

questa con la società più vasta (Legg, ibid.: 124).

Nel 1969 Julian Underwood presenta uno

studio su “388 maschi omosessuali nord-

americani”, ne discutono, tra gli altri,

Richard Green, psichiatra e direttore della

Gender Identity Clinic della UCLA, e Barry

Dank, allora Assistant Professor di

sociologia presso il California State

College di Long Beach.

• Lavoro nello spirito critico degli “homophile

studies” e a reclutare una mole non indifferente

di soggetti dichiaratamente omosessuali.

• dati strutturali e aspetti soggettivi (pertanto

insieme ad età, istruzione, carriera lavorativa,

reddito, storie di ricoveri psichiatrici, dati relativi

ai rapporti con la giustizia, arresti e frequenza

delle attività sessuali furono analizzati anche

preferenze nel ruolo sessuale, identificazione di

genere, reti amicali, attitudini e valori civili e

religiosi, stile di vita).

• studio condotto nello spirito dell’attivista ma utile

a problematizzare alcuni rappresentazioni in uso

nella teoria sociologica dominante.

• Altri corsi sulla sociologia del

comportamento sessuale furono offerti dal

1971 al 1973 e videro coinvolti W. Dorr

Legg e un altro membro dell’istituto,

Howard Franklin con l’assistenza di Evelyn

Hooker della UCLA. All’inizio degli anni

Ottanta una serie di corsi sui concetti

teorici della sociologia dell’omosessualità

e dei metodi di ricerca sociale furono

impartiti da Laud Humpreys e collaboratori

(in particolare Brian Miller[2]).

Sympathy fot the queer: breve excursus

sugli approcci « empatici »

• Il complesso di prospettive, da non potersi

considerare unitario, determinò quello che

Greenberg chiama “humanizing effect”

(Greenberg, 1988: 465) che portò a considerare,

ad apprezzare e comprendere gli altri mondi

sociali. Attraverso un’impostazione “naturalista”

di indagine sociologica, con strategie di natura

empatica e di rivalutazione, di apprezzamento

(appreciation) vengono criticati gli assiomi della

ricerca positivo-determinista.

• La prospettiva naturalistica si contrappone ai

determinismi e ai riduzionismi del positivismo e

delle correnti teoriche interessate all’eziologia

del crimine piuttosto che alla comprensione dei

fenomeni

• essa si fonda su una fenomenologia del

comportamento deviante che incita il ricercatore

“[…] a mantenersi fedele alla natura del

fenomeno che viene studiato e analizzato”

(Matza, trad. it. 1976: 19).

• per Matza il soggetto è soggetto attivo,

costruttore di significati, libero nella volontà al

punto tale che, alcuni studiosi definiscono la sua

impostazione teorica determinismo debole (soft

determinism) (Forti, 2000: 502).

• Ciò significa innanzitutto rivalutare le interpretazione

che della “devianza” forniscono i loro stessi autori, è una

visione “dal di dentro”, rivalutare l’oggetto dell’analisi

considerando altresì lo strumento, gli strumenti, che in

questa nuova stagione della ricerca sociologica sono

generalmente tratti dalla procedure di ricerca qualitativa.

Attraverso l’osservazione, la raccolta di storie di vita

piuttosto che rispetto alle tecniche di survey si possono

cogliere i caratteri intimi dei fenomeni, perché “[…]

proprio l’atto di scrivere o di riferire obbliga l’autore

ad una interpretazione del mondo e interpretare è

vagliare” (Matza, ibid.: 24).

• La Nuova Sociologia della Devianza negli anni

Sessanta e Settanta inizia a focalizzare sugli

aspetti soggettivi della vita sociale attraverso

metodi empatici e naturalistici.

• Sulla scorta dell’interazionismo simbolico e sui

suoi principi fondamentali (definizione della

situazione, etc.) l’identità dei soggetti non veniva

ascritta tout court ai comportamenti messi in

atto, alle condotte, quanto piuttosto alla propria

definizione di sé.

• Vanno incontro a questo risultato, per esempio, i

contributi di Reiss (1962), Gerassi(1966) e

Humphreys (1970).

• Lo studio di Reiss ripercorre alcune caratteristiche classiche di

quella che alcuni hanno chiamato la seconda scuola di Chicago

(Fine, 1995).

• Il tema è strutturato attraverso l’suo di dati qualitativi molto vicino

agli insegnamenti di Hughes , spaziando dalle etnografie dei potenti

a quelle dell’underworld, particolarmente eterogeneo e prolifico

(Galliher, 1995: 178).

• I “giovani delinquenti” della ricerca di Reiss sviluppano un sistema

normativo che li isola dall’auto-percezione di sé come omosessuali;

si tratta di una rappresentazione di attori sociali e soggetti attivi che

lottano contro l’etichetta e che cercano di neutralizzarne l’impatto.

• Becker nel suo Outsiders fa esplicito riferimento alla ricerca di Reiss

e mette in evidenza, soprattutto, i processi di allentamento

dell’amplificazione della devianza: i ragazzi intervistati da Reiss, i

peers, non diventano omosessuali. Perché? Se vengono arrestati

sono considerati dai poliziotti gli sfruttati benché siano gli sfruttatori

ed il sesso è mezzo per raggiungere finalità pecuniarie; le stesse

pratiche sessuali prevedono solo l’atto penetrativo (e dunque il ruolo

insertivo) e non sono mai messe in atto ricavare piacere o tenerezza

(Becker, trad.it. 2003: 53). È persino possibile che gli stessi peer

puniscano coloro i quali non osservino queste regole.

Gerassi(1966)

Il lavoro, orientato al giornalismo riformista, si basa su

quanto accade il 2 novembre del 1955 nella piccolo città

di Boise, Idaho, in America. I giornali riportarono la

notizia dell’esistenza di una comunità omosessuale

sommersa e clandestine a cui erano seguiti dei fermi ma

anche sanzioni più gravi quali la prigione a vita.

• La notizia scosse l’intera nazione poiché il fantasma

dell’omosessualità incombeva su chiunque (erano stati

arresta anche uomini in vista e gente della classe media

della cittadina): minaccia per la stabilità sociale, l’ordine,

una grave minaccia per la famiglia tradizionale, un

attentato per l’educazione delle giovani generazioni.

• Le testimonianze e gli arresti avevano portato alla luce

una fitta rete informale di incontri presso le strade, le

stazioni di servizio, i bagni pubblici e causato un clima

da panico morale a cui seguì una dura campagna

politica di repressione penale politica del “vizio”.

TEAROOM TRADE (1970)

• tesi di dottorato, conseguita presso la

Washington University di Saint Louis, nel 1968

sul sesso impersonale tra uomini nelle latrine

pubbliche della medesima città

• Tearoom trade esce nel 1970 e vince il premio

“C. Wright Mills” dalla Society for the Study of

Social Problems.

• Si tratta di un lavoro assai controverso in

letteratura per questioni di ordine dentologico (in

realtà frainteso come dimostrano Galliher e

colleghi (Galliher et al., 2004)

• studiare l’organizzazione sociale delle relazioni

omosessuali impersonali e casuali e la

comunicazione tacita implicata in tali interazioni.

• Questi lavori, nello specifico, provano come ragazzi (ed uomini)

possano avere rapporti omosessuali senza per questo definirsi tali.

• Si tratta di strategie e razionalizzazioni, giustificazioni finalizzate

all’acquisizione di soldi o di piacere sganciato da ogni possibile

implicazione emotiva (tecniche di neutralizzazione).

• I sociologi del tempo erano pertanto interessati alle modalità

attraverso le quali si costruiscono e si mantengono, e sono regolate,

le identità (omosessuali) attraverso l’interazione con gli altri.

• Diventare omosessuale, così come diventare eterosessuale non

dipendono esclusivamente dagli impulsi o dal desiderio sessuali

(non sono né necessari né sufficienti) quanto piuttosto dalla

definizione del self.

• Sono svariate le ricerche, di questo periodo, soprattutto di tipo

qualitativo (tra le quali abbondano le etnografie sociali), le quali

forniscono dell’omosessualità – in quanto subcultura specifica –

informazioni relativi agli stili di vita, alle convenzioni e alla cultura, al

linguaggio e alle reti, alle istituzioni

• Nonostante la grande apertura alla ricerca sulla

omosessualità durante il corso degli anni 70 si

continuò a stigmatizzare non solo dei “devianti “

sessuali ma anche i ricercatori che si

occupavano di questo tema (Warren, 2003), i

quali erano identificati pubblicamente come

eterosessuali o costretti al silenzio riguardo le

proprie preferenze sessuali. Subivano pressioni

persino dal mondo gay (Warren, 2003: 505), il

pettegolezzo era assai diffuso tra la comunità

accademica e anche nei campus.

In Social pathology, opera del 1951, stupisce il

fatto che i suoi riferimenti all’omosessualità

siano assai circoscritti. L’omosessualità viene

citata come esempio di “devianza situazionale”

(situational deviation) e pertanto come forma di

“devianza compulsiva” nel caso in cui persone

dello stesso sesso, uomini in carcere, siano

privati del contatto con soggetti del sesso

opposto e la pratichino per tempi più o meno

limitati, per poi “tornare” a praticare forme più

convenzionali di sessualità

L’omosessualità come devianza situazionale

• Gresham M. Sykes nel brillante “The society of

captives”del 1958 (ripubblicato nel 2007), studio sulla

vita nelle carceri di massima sicurezza, analizza

all’interno del ruolo svolto dal gergo delle prigioni e fra i

detenuti, la costruzione di genere ed i relativi ruoli

sessuali.

• Individua tre categorie:

a) wolves (coloro i quali utilizzano i rapporti omosessuali

come atto meccanico di piacere fisico; non sono mossi

né dall’affetto né dalle emozioni);

b) punks (non mostrano segni di femminilità, ed altri

manierismi interpretabili come femminili, agiscono

perché sottomessi, per paura o in vista di una qualche

vantaggio più che per inclinazione personale);

c) fags (detenuti che esibiscono ruoli di genere femminili,

fanno sesso perché “gli piace”, perché “lo vogliono”).

(Sykes, 2007: 95-99).

• Nel capitolo VIII, della stessa opera, si fa

riferimento alla prostituzione, ma non

disdegna di citare le “devianze sessuali”:

l’omosessualità come forma di “patologia

sessuale” è tra quelle che riceve maggiore

pene e sanzioni sociali, una delle più

altamente stigmatizzate e quella che vede

il numero maggiori di praticanti; con una

subcultura specifica, gergo specifico e

organizzazione sociale distintiva legata

all’evoluzione dello stesso

comportamento.

• Howard Beckerinsiste da un lato sul rapporto tra comportante

“deviante” e sua visibilità pubblica, dall’altro sugli effetti relativi

alla riorganizzazione simbolica dell’identità del “deviante”

• la “devianza segreta”: gli omosessuali riescono a dissimulare

la loro “devianza” in presenza dei non devianti che

frequentano (Becker, trad. it. 2003: 38-39);

• il concetto di “status egemone”: l’“identificazione deviante

diventa quella che comanda sopra le altre”.

• Essere riconosciuto come omosessuale a lavoro non incide

sulle competenze lavorative ma può determinare

l’impossibilità a continuare quel lavoro (Becker, ibid.: 50); o

ancora, un omosessuale privato di una occupazione

rispettabile per la scoperta della sua devianza può scivolare in

occupazioni marginali non convenzionali in cui la sua

devianza non implica conseguenze (Becker, ibid: 51).

• Può accadere altresì che molte devianze creino difficoltà

perché non riescono a integrarsi alle aspettative riguardanti

altri settori della vita: l’omosessuale può essere messo in

difficoltà se deve provare prodezza eterosessuale, se viene

posta pressione sul matrimonio, (Becker, ibid: 52).

• La devianza, nella trattazione interazionista, è stabilizzazione di

etichette e stigma che si esplica in dinamiche processuali (tuttavia

non necessariamente definite in stadi).

• John I. Kitsuse a tal riguardo si esprime con le seguenti parole: “la

devianza può essere concepita come un processo attraverso il

quale i membri di un gruppo, di una comunità o di una società

a) interpretano un comportamento come deviante;

b) etichettano gli individui che si comportano in tal modo come

devianti di un particolare tipo e

c) riservano loro il trattamento considerato appropriato per tali

casi di devianza” (Kitsuse, trad. it. 1983: 150; corsivo mio)

Kitsuse pubblica Societal reaction to deviant behavior: problems of

theory and method in “Social Problems (9(3): 247-256) nel 1962 e fa

esplicito riferimento allo studio dell’omosessualità.

• Goffman: analisi del management delle configurazioni

identitarie e dell’uso “razionale” e strategico dell’identità,

e dei processi di stigmatizzazione.

• Stigma. Notes on the management of spoiled identity

• distinzione tra lo “screditato” e lo “screditabile”:

• Lo screditato: si tratta dell’attore sociale i cui segni della

stigmatizzazione sono immediatamente visibili o noti,

• lo screditabile: mette in atto strategie atte a controllare le

informazioni che potrebbero palesare o disvelare la sua

condizione.

• In breve, il discreditato “fronteggia le tensioni”, mentre lo

screditabile “deve amministrare l’informazione”

(Goffman, ibid.: 112). li attori sono pertanto coinvolti in

attività, routines e pratiche tese ad evitare le

“discrepanze” che potrebbero inficiare la coerenza di una

rappresentazione o performance identitaria specifica.


PAGINE

277

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2.40 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta le slides dell'intero corso tenuto dal professore nella facoltà di Scienze della Formazione. Tuttavia è utile perché spiega in modo schematico concetti quali: sesso, genere, orientamento sessuale, il desiderio, scripts, rapporti uomo-donna e omosessuali nelle viarie popolazioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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