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Legge 15 marzo 1997, n°59 (Bassanini) "Delega al

Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle

regioni ed Enti Locali, per la riforma della P. A. e per la

semplificazione amministrativa", introduce formalmente

nell'ordinamento italiano il principio di sussidiarietà.

DIRITTO DI CITTADINANZA

La cittadinanza "è l'insieme dei diritti soggettivi che spettano a

tutti i cittadini in modo uguale indipendentemente dalla loro

posizione nel mercato, esclusivamente in relazione alla loro

appartenenza alla società-comunità democratiche".

(Sgritta, G.B., ed.NIS, Roma 1993)

"Politica Sociale e Cittadinanza",

I diritti di cittadinanza, inoltre "sono quelli che riguardano il

pieno esercizio di tutti gli altri diritti che consentono ai

soggetti, individuali e collettivi, la piena autonomia della

propria vita e del personale progetto di felicità, l'opportunità

di partecipare alla vita associata e civile e il diritto-dovere di

contribuire alla crescita della qualità della vita".

(Rizza, S. "La Città e i Cittadini".)

PRINCIPIO DI SUSSIDARIETA'

Il principio di sussidiarietà esprime la nozione di una

funzione subalterna, sussidiaria, che interviene solo

quando la funzione principale non raggiunge il risultato

assegnatole.

Paradigma ordinatore dei rapporti tra lo Stato, le

formazioni sociali a vari livelli considerati e gli

individui.

Criterio distributore delle competenze tra lo Stato e le

autonomie locali (sussidiarietà verticale)

L'idea della sussidiarietà acquista una specifica

rilevanza socio politica con l'Unione europea art.3 del

Trattato di Maastricht:

"La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le

sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal

presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva

competenza la Comunità interviene, secondo il principio

della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli

obiettivi dell'azione prevista non possano essere

sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono

dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti

dell'azione in questione, essere realizzati meglio a livello

comunitario. L'azione della Comunità non va al di là di

quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del

presente trattato ".

IL WELFARE STATE comprende politiche volte a garantire

la sicurezza sociale, l'istruzione, l'abitazione.

la sicurezza sociale

comprende a sua volta il settore

che garantisce da rischi come la vecchiaia,

previdenziale

l'invalidità, povertà, menomazione fisica.

l'assistenza è rivolta a fasce particolari di utenti come anziani,

portatori di handicaps, malati mentali, minori etc… e fornisce

prestazioni e servizi specifici.

previdenza sociale, assistenza, sanità, scuola e casa

costituiscono il nucleo centrale del sistema di Welfare in Italia

come nella maggior parte degli altri paesi; esistono poi altre

politiche connesse, come la politica fiscale e economica,

dell'occupazione, della famiglia e del lavoro, la politica

ambientale e territoriale.

Al fine di procedere ad una lettura attuale ed accurata

del mandato professionale dell'Assistente Sociale,

bisogna collocare la professione nel quadro

dell'evoluzione del W.S.

MA COSA SI INTENDE PER WELFARE STATE?

STATO DI BENESSERE, STATO ASSISTENZIALE, O STATO

SOCIALE.

IL WELFARE STATE È UNO STATO IN CUI SI USA IL

POTERE ORGANIZZATO IN TRE DIREZIONI:

a. garantendo un reddito minimo agli individui e alle famiglie

indipendentemente dal valore di mercato del loro lavoro.

b. mettendo singoli o famiglie in condizione di far fronte a

contingenze sociali (malattie, vecchiaia, disoccupazione) che

condurrebbero a crisi individuali e familiari.

c. assicurando che a tutti i cittadini siano offerti senza

distinzione di status o di classe, gli standards più alti in

relazione a una gamma riconosciuta di servizi sociali.

La Repubblica garantisce:

La qualità della vita;

• Le pari opportunità;

• La non discriminazione;

• I diritti di cittadinanza.

(Art.1) Legge 328 dell'8 novembre 2000.

Legge Quadro per la realizzazione del Sistema Integrato di

Interventi e Servizi Sociali.

DALLA CENTRALITÀ DEI RAPPORTI

ECONOMICI, ALLA CENTRALITÀ DEI RAPPORTI

UMANI.

PISTE DI RIFERIMENTO ( ).

ANNI '70/'80

a. Unità della persona e recupero dell'identità della stessa quale

soggetto prioritario dell'intervento.

a. Complementarietà dei ruoli professionali, ovvero superamento

del modello gerarchico rigido e articolato su criteri chiusi di

funzioni, mansioni, livelli e posizioni organiche, ovvero sia,

democratizzazione del rapporto professionale all'interno della

struttura ed all'esterno con l'utente al cui servizio si è preposti,

ricomposizione della decisione sociale di lavoro mediante

organizzazione orizzontale dello stesso (équipe per progetti).

b. Personalizzazione delle risposte privilegiando la priorità degli

aspetti umano-relazionali su quelli tecnico- strutturali.

c. Partecipazione dell'utenza alla formulazione e gestione dei

programmi di intervento per la realizzazione in particolare di un

corretto processo di valutazione in termini di efficacia e di

efficienza.

IL SISTEMA DEI SERVIZI ALLE PERSONE.

L'attuazione dei fini dello stato sociale, postula un integrazione

tra stato e società civile.

Attivazione di servizi rispondenti agli specifici vissuti e attese

degli stessi per una diversa qualità della vita individuale e

collettiva.

Rete di servizi come sistema aperto a cui tutte le espressioni

comunitarie partecipano con la propria specificità istituzionale,

funzionale e culturale per programmare, organizzare e gestire

risorse e risposte efficaci.

Centralità del ruolo della famiglia, come luogo privilegiato

della cura alla persona e della comunità locale, come ambito di

vita e di relazioni in cui le persone realizzano il proprio progetto

di vita.

La famiglia e la comunità territoriale diventano soggetti

dell'azione sociale giacché competenti nella lettura ed

interpretazione dei propri bisogni e problemi e "nutritivi" nella

ricerca di risorse/risposte più congruenti con la specificità

soggettiva dei vissuti e delle attese.

Rilevanza del diritto/dovere di partecipazione.

Rilevanza delle cooperative sociali del volontariato e più in

generale delle ONLUS (D.leg.vo 412/97 n°470) Organizzazioni

non lucrative di utilità sociale.

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1) funzioni e compiti del servizio sociale

2) Il servizio sociale professionale in

Italia (aspetti storici ed evolutivi)

3) Principi ispiratori, valori e

atteggiamenti professionali

4) Basi teoriche e procedimento

metodologico

ENTROPIA E BURN-OUT NEL LAVORO SOCIALE

La "burn-out syndrome" è quel processo perverso, che

(Maslach, 1992)

trasforma nel tempo ciò che prima dava piacere e interesse nella

professione, in altrettanti elementi di frustrazione.

Cortocircuito

Burn-out Entropia:

struttura che assorbe molte

energie e ne restituisce poche

all'ambiente, "struttura che

mangia più energia di quanta

ne metabolizza".

(Labos 1987)

Dicotomia tra essere e dover essere.

Sintomi tipici della diagnosi di burn-out:

senso di colpa;

♦ negativismo;

♦ isolamento e ritiro;

♦ rigidità di pensiero;

♦ sospetto e paranoia;

♦ alterazioni del tono dell'umore;

♦ perdita dell'ideale;

PROPOSTE PER FRONTEGGIARE IL FENOMENO DEL

BURN-OUT.

IL FENOMENO DEL BURN-OUT RELATIVO:

Al soggetto

terapia di sostegno singola o di gruppo;

♦ corsi di formazione;

♦ creazione di propri spazi creativi extra-lavoro.

All'organizzazione

creazione o rafforzamento di supervisione professionale

♦ all'interno dell'ambito lavorativo;

maggiori momenti di interscambio con il personale, onde

♦ evidenziare richieste e disservizi;

snellimento delle procedure burocratiche.

ALCUNE DELLE COSE CHE POSSIAMO FARE NOI, PER

CONTROLLARE IL NOSTRO STRESS PROFESSIONALE

ALL'INTERNO DELL'ORGANIZZAZIONE SONO:

se non è chiaro che cosa ci si aspetta da noi, dobbiamo

♦ chiederlo;

cercare di lavorare all'interno dell'organizzazione, con colleghi

♦ che hanno voglia di affrontare i loro problemi (alleanze

costruttive), piuttosto che, con chi si lamenta in continuazione

senza cercare di risolvere nulla; (Valetutti, 1980)

se vogliamo maggiore feed-back, dobbiamo chiederlo;

♦ non cercare di fare tutto da soli: se abbiamo bisogno di aiuto,

♦ dobbiamo chiederlo;

imparare a conoscere i nostri limiti e non impegnarci in cose per

♦ le quali non abbiamo la competenza necessaria;

divertirsi nel lavoro.

Se facciamo un lavoro serio, non significa che non possiamo

scherzare.

Mappa dei municipi nel Comune di Roma

Mappa delle ASL presenti nel territorio di Roma e provincia

ASL RM/A distretti sanitari: 1°- 2°- 3°- 4°

municipi: I - II - III - IV

Asl RM/B distretti sanitari: 1°- 2° - 3°- 4°

municipi: V - VII - VIII - X

Asl RM/C distretti sanitari: 6°- 9° - 11° - 12°

municipi: VI - IX - XI - XII

Asl RM/D distretti sanitari: 2°- 3° - 4°

municipi: XII - XV - XVI - Fiumicino

Asl RM/E distretti sanitari: 17°- 18°- 19°- 20°

municipi: XVII - XVIII - XIX - XX

Asl RM/F Civitavecchia

Asl RM/G Tivoli

Asl RM/H Albano Laziale


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Organizzazione del Servizio sociale, tenute dalla Prof.ssa Angelina Di Prinzio nell'anno accademico 2011 e tratta i seguenti argomenti:
[list]
Normativa di identificazione della professione;
Definizione di assistente sociale;
Servizio sociale: mandato sociale ed istituzionale;
Aspetti storici ed evolutivi del Servizio sociale in Italia;
Servizio sociale e Costituzione;
Cittadinanza;
Principio di sussidiarietà;

[/list]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale e sociologia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Di Prinzio Angelina.

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