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Svolgimento del processo

Con sentenza non definitiva del 17 dicembre 1999 - 27 gennaio 2000 il Tribunale di Roma

pronunciava lo scioglimento del matrimonio civile tra B. R. e M. B..

Avverso tale sentenza proponeva appello la B. dinanzi alla Corte di Appello di Roma,

denunciando il mancato accoglimento della propria eccezione pregiudiziale di

improponibilità della domanda di divorzio per essere stata la separazione consensuale

intervenuta tra i coniugi il 22 novembre 1993 ed omologata il successivo 27 novembre

frutto di un accordo simulatorio, teso unicamente alla risoluzione di problemi fiscali.

Con sentenza del 18 gennaio - 6 aprile 2001 detta Corte rigettava Ìimpugnazione,

osservando in motivazione che correttamente il primo giudice aveva ritenuto

l'inammissibilità dell'eccezione di simulazione, atteso che non poteva ritenersi applicabile

in via analogica alla fattispecie della separazione consensuale omologata la normativa di

cui all'art. 1414 c.c., dettata per disciplinare atti giuridici di contenuto patrimoniale, nè

esperibile la relativa azione di nullità con riguardo al complesso procedimento

giurisdizionale nel quale detta separazione si realizza, tenuto conto della peculiarità del

procedimento, delle richieste del pubblico ministero, della funzione attiva del presidente

del tribunale ai fini dell'accertamento della volontà delle parti e dell'espletamento del

tentativo di conciliazione, nonché dell'efficacia costitutiva dell'omologazione del collegio,

chiamato a svolgere un'opera di controllo sia sul piano della legittimità sia - nei termini di

cui al secondo comma dell'art. 158 c.c. - su quello del merito.

Appariva pertanto immune da censure la pronuncia dei primi giudici di inammissibilità sia

della prova testimoniale articolata dalla B. (comunque dedotta in violazione del divieto di

cui all'art. 2722 c.c.) sia dell'interrogatorio formale deferito al R. (peraltro vertente su

circostanza non decisiva) sulla sua proposta alla moglie di simulare la separazione per

motivi fiscali.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la B. deducendo due motivi.

Resiste con controricorso il R..

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

DIRITTO

Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione e-o falsa applicazione degli artt.

158 c.c. e 711 c.p.c., si deduce l'errore della Corte di Appello per aver escluso la

configurabilità della simulazione in relazione all'accordo di separazione consensuale: si

osserva al riguardo che entrambe le norme richiamate, disponendo che la separazione non

ha effetto senza l'omologazione del tribunale, non consentono di ricostruire l'accordo di

separazione come fattispecie complessa in cui l'intervento del tribunale si ponga quale

elemento costitutivo. Si rileva altresì che il negare ai coniugi la possibilità di far valere

l'invalidità dell'accordo comporterebbe una violazione dell'art. 24 Cost. e condurrebbe

all'assurdo logico e giuridico di dar luogo ad una sentenza di divorzio sulla base di una

separazione non voluta al momento in cui è stata apparentemente concordata. Si deduce

ancora che con l'escludere l'impugnabilità dell'accordo una volta omologato si finisce con il

confondere l'intesa con il successivo provvedimento giudiziale, negandole un autonomo

significato e riducendola a mero atto processuale, così confondendo anche i rimedi

esperibili contro il decreto di omologazione con quelli concernenti il negozio che il decreto

tende semplicemente a controllare.

La censura è infondata, ma la motivazione resa dalla Corte di Appello deve essere corretta

nei termini che saranno di seguito precisati.

La questione sollevata nel motivo di ricorso investe i delicati problemi relativi alla natura

giuridica dell'accordo che sorregge la separazione consensuale, al rapporto tra siffatto

accordo ed il decreto di omologazione, alla natura e funzione dell'intervento

giurisdizionale. Tali problemi hanno lungamente impegnato la dottrina e la giurisprudenza

di merito, anche per le implicazioni in ordine alla possibilità di revoca del consenso alla

separazione prima del provvedimento di omologazione, ed hanno trovato negli anni

soluzioni diverse, ritenendosi da alcuni, orientati per una impostazione pubblicistica

dell'istituto, che il consenso costituisca mero presupposto del provvedimento giudiziale,

cui va attribuito il ruolo di unico fatto costitutivo della separazione, configurandosi da altri

la separazione consensuale come fattispecie a formazione progressiva, nell'ambito della

quale consenso dei coniugi ed omologazione del tribunale costituiscono elementi parimenti

necessari e concorrenti per il conseguimento dello stato di coniuge separato, sostenendosi

ancora da altri, nell'ambito di una prospettiva privatistica della fattispecie, ispirata ad una

accentuata valorizzazione dell'autonomia dei coniugi, desunta dall'intero sistema delle

relazioni matrimoniali tracciato nella legge di riforma del diritto di famiglia, che la causa

della separazione sta nella volontà dei coniugi, mentre l'omologazione agisce come mera

condizione legale di efficacia dell'accordo.

Tale ultima posizione appare condivisa dalla più recente giurisprudenza di legittimità,

orientata nel senso che la separazione trova la sua unica fonte nel consenso manifestato

dai coniugi dinanzi al presidente del tribunale e che la successiva omologazione è

unicamente diretta ad attribuire efficacia dall'esterno all'accordo di separazione,

assumendo la funzione di condizione sospensiva della produzione degli effetti delle

pattuizioni stipulate tra i coniugi, già integranti un negozio giuridico perfetto ed autonomo.

A fondamento di detto orientamento - che deve essere in questa sede riaffermato - si è

richiamato il chiaro tenore letterale del primo comma dell'art. 158 c.c. e del quarto comma

dell'art. 711 c.p.c., che espressamente riferiscono al momento della efficacia il decreto di

omologazione della separazione fondata sul solo consenso del coniugi, e si è tratto

ulteriore argomento dalla limitazione posta dal secondo comma dell'art. 158 c.c.,

introdotto dalla legge di riforma del diritto di famiglia, ai poteri del giudice nella fase di

controllo: si e pertanto rilevato che l'accordo tra i coniugi costituisce l'elemento fondante

della condizione di coniugi separati e del regolamento dei loro rapporti, mentre il

provvedimento di omologazione svolge la funzione di controllare la compatibilità della

convenzione rispetto alle norme cogenti ed ai principi di ordine pubblico, nonché di

compiere la più pregnante indagine circa la conformità delle condizioni relative

all'affidamento ed al mantenimento dei minori al loro interesse, e quindi di imprimere

efficacia giuridica all'accordo stesso (Cass. 2001 n. 3390, in motiv.; 1997 n. 9287; 1995

n. 2700; 1990 n. 8712; 1985 n. 1208; 1984 n. 14).

In tale prospettiva questa Suprema Corte ha in più occasioni qualificato l'accordo di

separazione come atto essenzialmente negoziale, espressione della capacità dei coniugi di

autodeterminarsi responsabilmente, tanto da definirlo, riprendendo una efficace

espressione della dottrina, come uno dei momenti di più significativa emersione della

negozialità nel diritto di famiglia (cosi Cass. 1994 n. 657; 1993 n. 2270; v. altresi, sulla

definizione della separazione consensuale come negozio di diritto familiare, Cass. 1997 n.

4306; 1991 n. 2788; nonché la più remota Cass. 1978 n. 4277, che nel ricondurre

Ìaccordo alla categoria dei negozi o convenzioni di diritto familiare ha osservato che esso

rispecchia un originario e sostanziale parallelismo di interessi e volontà, concretantesi

nell'intendimento di vivere separati nella convinzione di un comune vantaggio di una

scelta siffatta e nella condivisa esigenza di garantire il mantenimento delle condizioni

necessarie per il rispetto degli interessi generali e di quelli della prole).

Una linea di tendenza nel senso del riconoscimento del pieno dispiegarsi della negozialità

dei coniugi e dell'espansione della sfera di operatività dell'autonomia privata anche in

relazione ai negozi di diritto familiare è peraltro chiaramente ravvisabile nella

giurisprudenza di questa sezione orientata a riconoscere, entro determinati e penetranti

limiti ed in termini differenziati, la validità degli accordi non trasfusi nell'accordo

omologato e di quelli successivi all'omologazione (v., tra le altre, Cass. 1998 n.5829; 1997

n. 7029; 1994 n. 4657; 1994 n. 657, cit.; 1993 n. 2270, cit.; 1991 n. 2788, cit.).

Posta la distinzione tra consenso alla separazione, quale concorde volontà delle parti di

separarsi legalmente, e accordo sulle condizioni della separazione, secondo le chiare

indicazioni contenute nei commi 1 e 2 dell'art. 158 c.c. e nei commi 3 e 5 dell'art. 711

c.p.c. e limitata l'indagine, ai fini che interessano il presente giudizio, all'accordo di

separazione in senso stretto, ritiene la Corte che non vi sia ragione di dubitare della

natura negoziale dell'atto che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale,

atteso che in tale accordo si dispiega pienamente l'autonomia dei coniugi e la loro


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni del Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 17607 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2003.
La pronuncia analizza i seguenti argomenti: separazione consensuale dei coniugi, accordo di separazione omologato, impugnazione per simulazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di Famiglia e delle Successioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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