Che materia stai cercando?

Sentenze straniere in Italia Appunti scolastici Premium

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo dell'ordinanza n. 14201 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2008.... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

in Foro it., 2009, I, 1568

I

CORTE DI CASSAZIONE; sezioni unite civili; ordinanza, 29-05-2008, n. 14201; Pres. Carbone,

Rel. Morelli, P.M. Ciccolo (concl. parz. diff.); Repubblica federale di Germania (Avv. Accolti Gil)

c. Pres. cons. ministri (Avv. dello Stato), Marocco e altri (Avv. Bozza); Daimlerchrysler AG (Avv.

Cavasola, Bortolotti, Ceirano, Martinetti) e altri.

Giurisdizione civile – Stato straniero – Domanda di risarcimento del danno e indennizzo –

Crimini contro l’umanità – Immunità – Esclusione

Deve essere dichiarata la giurisdizione civile del giudice italiano in rapporto a una domanda di

risarcimento del danno e di indennizzo proposta nei confronti di uno Stato straniero per fatti che

siano configurabili come crimini contro l’umanità, non potendo essere in tal caso invocata la

norma consuetudinaria internazionale che sancisce l’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile

di un altro Stato, né fatte valere le disposizioni contenute nei trattati di pace del 10 febbraio 1947 e

del 2 giugno 1961 (nella specie, la corte ha riconosciuto la giurisdizione italiana nei confronti della

Repubblica federale tedesca per i danni subiti dai cittadini italiani, deportati in Germania dopo l’8

settembre 1943 e costretti al lavoro forzato al servizio dell’industria bellica tedesca). (1)

II

CORTE DI CASSAZIONE; sezioni unite civili; sentenza, 29-05-2008, n. 14199; Pres. Carbone,

Est. Morelli, P.M. Martone (concl. diff.); Repubblica federale di Germania (Avv. Dossena) c.

Amministrazione regionale della Vojotia - Grecia (Avv. Lau, Stamoulis). Conferma App. Firenze

20 marzo 2007.

Delibazione delle sentenze straniere ed esecuzione di atti di autorità straniere — Sentenza

straniera passata in giudicato — Riconoscimento — Autorizzazione all’esecuzione forzata

dello Stato di emissione — Necessità — Esclusione

Delibazione delle sentenze straniere ed esecuzione di atti di autorità straniere – Sentenza di

condanna di uno Stato estero – Crimini contro l’umanità – Riconoscimento – Ordine pubblico

– Contrasto – Esclusione

Il riconoscimento di una sentenza straniera ai fini della sua esecuzione sul territorio nazionale non è

impedito, quando essa sia passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunziata,

dalla circostanza che l’ordinamento straniero preveda che l’espropriazione nei confronti di uno

Stato estero non possa aver luogo senza la preventiva autorizzazione del ministero della giustizia,

attenendo tale requisito alla fase di concreta esecuzione e non invece all’acquisizione dell’efficacia

esecutiva all’estero.(2)

Non contrasta con l’ordine pubblico interno il riconoscimento del capo di una sentenza straniera di

condanna alle spese, inscindibilmente connesso con altro capo che abbia accolto la domanda di

indennizzo proposta dagli eredi delle vittime civili di una strage compiuta in Grecia dall’esercito

tedesco durante la seconda guerra mondiale, posto che il principio dell’immunità dalla

giurisdizione civile degli Stati stranieri rispetto agli atti iure imperii non si estende ai crimini

contro l’umanità. (3) I

Fatto e diritto. — Ritenuto che — in relazione ad una causa di risarcimento danni e per indennizzo

ex art. 2041 c.c., instaurata, davanti al Tribunale di Torino, nei confronti, rispettivamente, della

in Foro it., 2009, I, 1568

Repubblica federale di Germania e della Daimlerchrysler, da Giovanni Mantelli ed altri cittadini

italiani che, deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943, erano stati costretti al lavoro forzato al

servizio dell’industria bellica del Reich — la stessa Repubblica federale di Germania con ricorso

illustrato anche con memoria e resistito dagli intimati, ha proposto regolamento preventivo, per

sentir dichiarare il difetto di giurisdizione, nei suoi confronti, del giudice italiano;

— che si è costituita la Daimlerchrysler con proposizione a sua volta di ricorso incidentale che, ex

art. 335 c.p.c., va riunito a quello principale;

— che si è costituita anche la presidenza del consiglio dei ministri;

— che il p.g., nella sua requisitoria scritta, ha concluso per il difetto di giurisdizione del giudice

italiano nei confronti della Repubblica federale di Germania.

Premesso, in limine, che il regolamento preventivo di giurisdizione deve ritenersi ammissibile

relativamente alle questioni sulla sussistenza o meno della giurisdizione italiana nei confronti di

soggetti stranieri, senza che vi osti la circostanza che l’art. 37 c.p.c. — così come modificato

dall’art. 73 l. n. 218 del 1995, che ne ha abrogato il 2° comma — menzioni il difetto di

giurisdizione del giudice ordinario nei soli confronti della pubblica amministrazione o dei giudici

speciali, giacché il rinvio recettizio operato dall’art. 41 c.p.c. all’art. 37 stesso codice per la

determinazione del campo di applicazione del regolamento di giurisdizione deve intendersi ora

riferito anche all’art. 11 stessa l. n. 218 del 1995, che disciplina, appunto, la rilevabilità del difetto

di giurisdizione del giudice italiano (così, sez. un. 24 marzo 2006, n. 6585, Foro it., Rep. 2006, voce

Giurisdizione civile, n. 261);

— che neppure osta, all’ammissibilità del presente ricorso, il fatto che esso non si concluda con la

formulazione di specifici quesiti di diritto, stante la già chiarita non riferibilità dell’art. 366 bis c.p.c.

che tale formulazione conclusiva prescrive per i motivi di cassazione — allo strumento del

regolamento preventivo di cui all’art. 41 c.p.c., il quale non costituisce un mezzo di impugnazione,

bensì uno strumento apprestato per consentire alle parti di ottenere, già nel corso del procedimento

di primo grado — e a condizione che la causa non sia stata ancora decisa né nel merito, né su

questioni processuali — una pronuncia definitiva sulla giurisdizione (cfr. sez. un. 22059/07, id.,

2008, I, 116, e successive conformi).

Rilevato che, a sostegno dell’eccepito difetto di giurisdizione del giudice italiano, la ricorrente

Repubblica federale di Germania, in particolare, sostiene che:

— con l’art. 77, 4° comma, del trattato di pace del 10 febbraio 1947 (d.leg.c.p.s. 28 novembre 1947

n. 1430) l’Italia avrebbe rinunciato a suo nome e a nome dei cittadini italiani, a qualsiasi domanda

di risarcimento nei confronti della Germania e i cittadini germanici pendente alla data dell’8 maggio

1945, con la sola eccezione di quelle relative a diritti acquisiti prima del 1° settembre 1939;

— ogni problema in ordine all’applicabilità del detto trattato anche alla Repubblica federale di

Germania (che non vi aveva partecipato) dovrebbe intendersi superata dal successivo accordo

stipulato con la Repubblica italiana a Bonn il successivo 2 giugno 1961 «per il regolamento di

alcune questioni di carattere patrimoniale economico e finanziario» (reso esecutivo con il d.p.r. n.

1263 del 14 aprile 1962) con il quale il governo italiano aveva dichiarato «che sono definite tutte le

rivendicazioni ... di persone fisiche e giuridiche italiane ... derivanti da diritti o ragioni sorti nel

periodo tra il 1° settembre e l’8 maggio 1945, assumendo l’impegno a tener «indenne la Repubblica

federale di Germania da ogni eventuale azione o altra pretesa legale»;

— a seguito di detto accordo, la Repubblica italiana, con il d.p.r. n. 2043 del 6 ottobre 1963 aveva

provveduto alla ripartizione della somma ricevuta anche in favore dei «lavoratori non volontari»;

— la cognizione, in ordine alla presente controversia, del giudice italiano sarebbe comunque

esclusa dal principio (universalmente accettato e rientrante, in quanto preesistente — v. Corte cost.

2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2009, I, 1568

n. 48 del 1979, id., 1979, I, 1644 — nella previsione dell’art. 10, 1° comma, Cost.) dell’immunità

degli Stati per gli atti espressione della loro sovranità, costantemente affermato dalle sezioni unite

della corte (v., da ultimo, sez. un. n. 11225 del 2005, id., 2005, I, 3046, con riferimento al caso dei

«bond argentini»), eccetto che nell’unica decisione — dalla repubblica ricorrente fermamente

criticata — n. 5044 del 2004 (id., 2007, I, 936), con la quale, in una fattispecie analoga a quella in

esame, l’applicazione del suddetto principio è stata negata sul rilievo, in sintesi, che il rispetto dei

diritti inviolabili della persona umana avrebbe assunto il valore di principio fondamentale

dell’ordinamento internazionale, riducendo la portata e l’ambito di altri principî ai quali tale

ordinamento si è tradizionalmente ispirato, quale quello sulla «sovrana uguaglianza» degli Stati, cui

si collega il riconoscimento dell’immunità statale dalla giurisdizione civile straniera.

Rilevato altresì che, nell’odierno ricorso, ad ulteriore conforto della tesi della permanente validità

del principio dell’immunità dalla giurisdizione civile dello Stato straniero per gli atti iure imperii:

— si richiamano recenti pronunzie di altre corti supreme europee. Quali, in particolare, le decisioni

17 settembre 2002 della Corte suprema greca, 26 giugno 2003 della Corte federale di cassazione

tedesca, 16 dicembre 2003 della Corte di cassazione francese, 14 giugno 2006 della House of Lords

(in causa Jones v. Ministry Interior Al-Maulaka Al-Arabine AS Saudise and others, id., 2008, IV,

512);

— si riporta una sentenza del 2002 della Superior Court of Justice dell’Ontario (in causa Houshang

Bouyari);

— si richiamano pure arresti della Corte europea dei diritti dell’uomo (21 novembre 2001, Al-

Adsami e governo Regno unito Gran Bretagna e Irlanda del nord, id., Rep. 2002, voce Diritti

politici e civili, nn. 139, 143, 146; 12 dicembre 2002 Kalogeropoulou ec. c. Grecia e Germania; 14

dicembre 2006 Markovic c. Italia, id., 2007, IV, 125);

— si precisa, inoltre, che le decisioni delle corti degli Stati uniti citate nella sentenza 5044/04, in

quanto fondate su un’espressa previsione normativa (emendamento del 1996 al Foreign Sovereign

Immunities Act del 1976) riguardano esclusivamente gli Stati sponsor del terrorismo, mentre in

numerose altre decisioni statunitensi è stato riaffermato il tradizionale principio di immunità.

Considerato che, però, non valgono, in primo luogo, ad escludere la giurisdizione del giudice

italiano le disposizioni contenute nei trattati del 1947 e del 1961 prima richiamati, atteso:

— che così come formulate, le medesime si riferiscono ai rapporti di diritto sostanziale e non alla

giurisdizione (spettando al giudice eventualmente adìto decidere nel merito in ordine alle domande

oggetto della rinuncia e, in primo luogo, alla data di acquisizione del diritto);

— che diversamente opinando non si spiegherebbe l’impegno assunto dalla Repubblica italiana di

«tener indenne la Repubblica federale di Germania da ogni eventuale azione o altra pretesa legale»,

né il fatto che la stessa Repubblica federale di Germania abbia istituito, con il concorso delle

imprese tedesche che si erano avvalse del lavoro dei deportati, una fondazione («Memoria

responsabilità e futuro») anche per assicurare un indennizzo alle vittime;

— che il prospettato difetto di giurisdizione del tribunale adìto neppure può dirsi implicato dai

principî di diritto internazionale in tema di immunità degli Stati dalla giurisdizione civile;

— che, per tal profilo, le decisioni delle corti supreme, nazionali ed europea richiamate dalla

ricorrente non altro stanno a dimostrare che ciò di cui queste sezioni unite, con la sentenza n. 5044

del 2004, si erano dichiarate già «consapevoli»: il fatto, vale a dire, che non esista, allo stato, una

sicura ed esplicita consuetudine internazionale per cui il principio dell’immunità dello Stato

straniero dalla giurisdizione civile per gli atti dal medesimo compiuti iure imperii (tra i quali

innegabilmente rientrano anche quelli, in particolare, relativi alla conduzione delle attività belliche:

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

7

PESO

459.14 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce il testo dell'ordinanza n. 14201 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2008. La Corte ha stabilito la giurisdizione italiana civile nelle controversie sul risarcimento danni chiesto allo Stato della Germania per i crimini subiti da un soggetto nella seconda guerra mondiale.
Si riporta anche il testo della sentenza n. 14199 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione emessa nel 2008 che stabilisce l'efficacia delle sentenze straniere a prescindere dall'autorizzazione all'esecuzione e esclude l'immunità giurisdizionale civile degli Stati in tema di crimini contro l'umanità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa