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Sentenza 17340 della Corte di Cassazione Appunti scolastici Premium

Materiale didattico per il corso di Diritto privato del mercato finanziario del prof. Gioacchino La Rocca. Trattasi del testo completo della sentenza numero 17340 del 25 giugno del 2008 della Corte di Cassazione riguardante un ricorso contro la Banca del Fucino in materia di strumenti finanziari e derivati.

Esame di Diritto privato del mercato finanziario docente Prof. G. La Rocca

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ESTRATTO DOCUMENTO

nell’ambito di un contratto di deposito e custodia con amministrazione dei titoli,

senza conferimento di poteri di gestione del patrimonio, per cui la banca risultava

IL FORO ITALIANO 1987 - febbraio 2009 (c) 2009 Zanichelli editore S.p.A. - Soc. Editrice de Il Foro Italiano

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vincolata alle istruzioni del cliente.

Secondo la corte territoriale, nella specie non è configurabile alcuna

responsabilità della banca, né ai sensi dell’art. 1710 c.c., né sotto il profilo della

violazione degli obblighi di diligenza e correttezza di cui agli art. 1175 e 1375 c.c.,

come richiamati dall’art. 21 del testo unico, avendo la banca adempiuto, nella

sostanza, a tali obblighi mediante adeguata informazione ai clienti e, nondimeno,

volontariamente disattesa.

3. - Per la cassazione della sentenza della corte d’appello il SIGNOR e l’SIGNORA

hanno proposto ricorso, con atto notificato il 10 maggio 2004, sulla base di due

motivi.

Ha resistito, con controricorso, la Banca del Fucino.

In prosSimità dell’udienza la banca ha depositato una memoria illustrativa.

Motivi della decisione.—1. - Con il primo motivo (violazione e falsa

applicazione, a norma dell’art. 360, n. 3, c.p.c., dell’art. 21 d.leg. 24 febbraio 1998

n. 58, e successive modifiche, e dell’art. 29 del regolamento Consob n. 11522), i

ricorrenti precisano che, con la proposta azione risarcitoria, essi, che avevano

sempre diretto i propri investimenti verso forme assolutamente non propense al

rischio capitale, hanno lamentato la mancata informazione da parte della banca al

momento in cui erano stati indotti ad acquistare titoli su mercati finanziari

sudamericani che, se da un lato offrivano la possibilità di potere effettuare

consistenti guadagni, dall’altro comportavano il rischio—poi verificatosi—di

veder ridotto in modo considerevole il capitale investito a causa della eccessiva

instabilità dei mercati.

Le operazioni suggerite dovevano ritenersi, a norma dell’art. 29 del regolamento

Consob n. 11522, assolutamente non adeguate alla tipologia dei clienti, avuto

riguardo alla loro propensione al risparmio e alla loro conoscenza degli strumenti

finanziari.

Tale disposizione regolamentare—si osserva—non ammette deroghe e non

potrebbe essere superata, come invece ha riconosciuto la corte di merito, da una

prova testimoniale (peraltro resa da soggetti a credibilità «ridotta» per essere

dipendenti della banca) che semplicemente riferisca sul fatto che vi è stata la dovuta

informazione.

Al contrario, tale circostanza deve risultare da elementi obiettivi previsti dalla

normativa regolamentare Consob: in particolare, dalla consegna del documento

informativo predisposto dalla banca (la c.d. scheda rischi).

2. - Il secondo mezzo denuncia insufficienza e contraddittorietà della

motivazione, ai sensi dell’art. 360, n. 5, c.p.c.

Con esso i ricorrenti si dolgono che la corte di merito abbia ritenuto che le

informazioni rese dai dipendenti si erano rivelate sufficienti a fornire tutti i

chiarimenti necessari per compiere operazioni finanziarie.

Se esiste un obbligo (quello della consegna della scheda rischi), esso non può

essere ignorato né sostituito da una informazione orale che, per quanto corretta, non

consente di superare il ragionevole dubbio in ordine alla sua recepibilità da parte del

cliente.

La corte si sarebbe «limitata a recepire le considerazioni già espresse dal primo

giudice in merito alla credibilità dei testi assunti, dimenticando di approfondire un

passaggio importante, quale quello legato alla data delle dimissioni del teste Di

Giacomo, che rendevano la sua testimonianza non contrastante con la

documentazione prodotta e, comunque, di dare un’adeguata motivazione sul

ragionamento logico-giuridico seguìto per accreditare i testi dipendenti della banca

anche se in contrasto con la disciplina dettata dal testo unico».

La sentenza impugnata sarebbe inoltre contraddittoria. La corte d’appello, infatti,

dopo aver confermato che anche il disinvestimento deve essere preceduto da una

corretta informazione del cliente in ordine ai rischi connessi con l’operazione stessa,

ha ritenuto che sconsigliare l’operazione poteva essere sufficiente ad integrare la

corretta informazione richiesta dalla norma. I giudici del gravame, senza soffermarsi

sulla personalità dei clienti e sul loro grado culturale, avrebbero erroneamente

considerato che il semplice consiglio di non compiere l’operazione potesse sostituire

tutto il materiale informativo che la banca avrebbe dovuto consegnare.

3. - I due motivi—i quali, stante la loro stretta connessione, possono essere

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esaminati congiuntamente—sono fondati, nei termini di seguito precisati.

3.1. - Ai sensi dell’art. 21 t.u. delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria approvato con il d.leg. 24 febbraio 1998 n. 58 (che riproduce l’identica

disposizione già prevista dall’art. 17 d.leg. 23 luglio 1996 n. 415, recante il

recepimento, tra l’altro, della direttiva 93/22/Cee del 10 maggio 1993), nella

prestazione dei servizi e delle attività di investimento i soggetti abilitati devono

«acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano

sempre adeguatamente informati» (1° comma, lett. b).

Questa regola—nell’assoggettare la prestazione dei servizi di investimento ad

una disciplina diversa e più intensa rispetto a quella discendente dall’applicazione

delle regole di correttezza previste dal codice civile—impone all’operatore il

dovere sia di farsi parte attiva nella richiesta all’investitore di notizie circa la sua

esperienza e la sua situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e la

propensione al rischio, sia di informare adeguatamente il cliente, al fine di porre il

risparmiatore nella condizione di effettuare consapevoli e ragionate scelte di

investimento o disinvestimento.

Il duplice riferimento alle informazioni adeguate e necessarie e la direzione

dell’obbligo nei confronti del cliente inducono a ritenere che le informazioni

debbano essere modellate alla luce della particolarità del rapporto con l’investitore,

in modo da soddisfare le specifiche esigenze proprie di quel singolo rapporto.

L’obbligo di informazione nella prestazione dei servizi di investimento ha

ricevuto una specificazione di dettaglio nella disciplina regolamentare introdotta

dalla Consob: prima con la delibera 30 settembre 1997, n. 10943—applicabile

ratione temporis al momento dell’acquisto (maggio 1998) dei titoli Mexico dieci per

cento da cui è sorta la presente controversia—poi con la delibera 1° luglio 1998, n.

11522.

La disciplina regolamentare prevede tra l’altro:

—che l’intermediario autorizzato non può effettuare operazioni se non dopo aver

fornito all’investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle

implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia

necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o di disinvestimento (art.

5, 2° comma, della delibera Consob n. 10943; art. 28, 2° comma, della delibera

Consob n. 11522);

—che l’intermediario, quando riceve da un investitore disposizioni relative ad

un’operazione non adeguata, lo informa di tale circostanza e delle ragioni per cui

non è opportuno procedere alla sua esecuzione; e che qualora l’investitore intenda

comunque dare corso all’operazione, l’intermediario può eseguire l’operazione

stessa solo sulla base di un ordine impartito per iscritto (ovvero, nel caso di ordini

telefonici, registrato su nastro magnetico), in cui sia fatto esplicito riferimento alle

avvertenze ricevute (art. 6, 3° comma, della delibera n. 10943; art. 29, 3° comma,

della delibera n. 11522).

3.2. - Nella specie la corte d’appello ha escluso qualsiasi negligenza in capo alla

banca, rilevando che il funzionario addetto aveva informato il cliente del rischio

dell’operazione finanziaria de qua (acquisto e successivo disinvestimento delle

obbligazioni Mexico dieci per cento).

La motivazione contenuta nella sentenza impugnata è, al riguardo, insufficiente.

Al di là dell’aspetto relativo alla consegna o meno del documento sui rischi

generali degli investimenti in strumenti finanziari (adempimento che non era nella


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato del mercato finanziario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof La Rocca Gioacchino.

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