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umana e storica. Eccessiva ambizione? 3

Non crediamo, se – come alcuni filosofi hanno spiegato – la vecchia dicotomia

ermeneutica tra Spiegare e Comprendere non va più distribuita automaticamente nei due

campi antitetici delle Naturwissenschaften e delle Geisteswissenschaften¸ ma viene più

sottilmente articolata all’interno di ognuno dei due: non ci sono da un lato le cause, studiate

dalle scienze della natura, e dell’altro le ragioni, studiate dalle scienze dello spirito; non ci

sono da un lato i fatti, esaminati da rigorosi sguardi matematizzanti, e dall’altro i segni,

esperiti da empatie più o meno condivise; ci sono semmai complesse dialettiche interne, sia

alle discipline cosiddette esatte sia a quelle cosiddette umane, tra il momento della

spiegazione causale dei fatti e quello della comprensione razionale dei segni. E se per

l’ermeneutica, da questo punto di vista, la spiegazione è una mediazione obbligata per

giungere a una migliore comprensione del mondo, per la semiotica, al contrario, la

comprensione è un semplice effetto di superficie di una più profonda spiegazione dei fatti

umani e sociali. Detto in altri termini: laddove per il filosofo l’accostamento al mondo-

opera mira a renderne manifesto il senso, e per questo deve in qualche modo analizzarne le

forme costitutive, per il semiologo l’analisi del testo-mondo ha lo scopo precipuo di

svelarne l’articolazione di base, salvo poi, a cose fatte, metterne meglio in evidenza il senso.

Superando questo genere di dicotomie, la semiotica si configura insomma come un

programma di ricerca sul senso (secondo lo slogan: mettere il senso in condizioni di

significare) che non sta né dal lato della filosofia meditativa né da quello della scienza

rigorosa, né dal lato della pura teoria contemplativa né da quello della semplice applicazione

di modelli già dati a oggetti qualunque: essa distribuisce semmai il proprio lavoro su quattro

diversi livelli di ricerca, strettamente collegati fra loro.

(i) Al primo di questi livelli il lavoro semiotico è soprattutto analisi empirica di insiemi

significanti, incontro concreto con alcuni dati ricchi di senso di cui occorre rendere

conto; senza un qualche contatto diretto con il mondo sensibile e significativo,

nessuna scienza della significazione sarebbe possibile. Prima ancora di configurarsi

come una ipotesi generale sul funzionamento dei linguaggi e della comunicazione, la

semiotica fa propria l’esigenza fondamentale di una descrizione di quei linguaggi e di

quella comunicazione, e quindi di una valenza pragmatica del lavoro intellettuale.

(ii) Una tale analisi empirica, però, per avere reale efficacia esplicativa, ha bisogno di un

preciso metodo che permetta di dirigere verso quegli insiemi significanti uno sguardo

orientato, una ricognizione che vada alla ricerca di pertinenze prestabilite, che

trasformi cioè la primitiva percezione di una qualche presenza del senso in un vero e

proprio testo. L’analisi semiotica, da questo punto di vista, è analisi testuale poiché

riconfigura i dati sensibili da esaminare in termini di precise forme, ossia di processi

e sistemi di significazione. E la nozione di testo, in tal modo, non comprende

soltanto i testi propriamente detti, ossia i supporti materiali scritti di cui si

occupano i filologi, e nemmeno tutti i prodotti comunicativi di qualsiasi altro

linguaggio (gestuale, iconico, musicale etc.), ma, più in generale, qualsiasi porzione di

realtà significante che può venire studiata dalla metodologia semiotica, acquisendo

quei tratti formali di chiusura, coerenza, coesione, articolazione narrativa,

molteplicità di livelli etc. che si riscontrano con maggiore facilità nei testi

propriamente detti (ma che, a ben guardare, li eccedono).

(iii) Per far ciò, non tutti i metodi vanno bene. Piuttosto che avvicinarsi al testo con

modelli fra loro incomparabili o con categorie interpretative eteroclite, è necessario

che il metodo usato venga passato al vaglio di una teoria che faccia interagire

modelli e categorie, interdefinendoli fra loro. In tal modo, le categorie d’analisi

divengono concetti, riorganizzati in un quadro d’insieme che ne controlli non solo il

valore esplicativo rispetto al mondo ma anche il rigore teorico in sé: se l’analisi

deve essere efficace, è necessario che si fondi su una teoria determinata; tale teoria,

però, non viene fondata a priori, ma si basa a sua volta sull’esito di precedenti lavori

d’analisi. Il che impedisce qualsiasi forma di distinzione tra momento teorico

3 Cfr. Ricoeur (1990).

presunto puro e momento interpretativoche ne consegue più o meno

meccanicamente: l’analisi semiotica dei testi, infatti, non è il momento applicativo

di un metodo elaborato in precedenza, ma indica la direzione di una teoria a venire.

L’analisi, in altre parole, non è fine a se stessa, né tantomeno serve a esibire le

derive intellettuali di un’ermeneutica più o meno mascherata. Essa mira semmai alla

teoria generale del senso e della significazione: mettendo il senso in condizioni di

significare, essa dà luogo a nuove ipotesi teoriche e metodologiche, tracciando la

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strada per una loro parziale verifica. Da qui un celebre paragone : come l’etnologo,

di fronte alle culture altre, è portato a mettere in discussione se stesso e le proprie

categorie interpretative, allo stesso modo il semiologo, di fronte al testo, deve saper

abbandonare i propri sguardi stereotipi in nome di più efficaci strumenti di

descrizione e di comprensione. Il testo è il “selvaggio” del semiologo: le resistenze

che esso gli oppone si trasformano in stimoli per la ricerca ulteriore.

(iv) Occorre infine che i concetti, dopo essere stati interdefiniti teoricamente, vengano

passati al vaglio di una riflessione filosofica più ampia che ne valuti le conseguenze

epistemologiche, esercitando una sorta di controllo al vertice, instaurando cioè una

sorta di dialogo con altre forme di riflessione filosofica che s’esercitano sui

medesimi campi d’indagine. In questo senso, la semiotica è una filosofia del

linguaggio, ma di tipo molto particolare; si tratta, potremmo dire, una filosofia con

altri mezzi: non quelli della pura analisi concettuale, ma quelli di una analisi testuale

fondata metodologicamente e teoricamente.

Questi quattro livelli della semiotica, ovviamente, non sono separabili tra loro poiché, se

pure di natura diversa, fanno parte di un comune progetto di ricerca. La gerarchia fra essi è

di tipo logico, non valutativo, e non esclude anzi una necessaria circolarità: laddove l’analisi

empirica ha bisogno, oltre che di metodi adeguati, di nozioni teoriche che quei metodi

giustifichino, la riflessione epistemologica ha a sua volta bisogno del supporto testuale che la

ancori all’empiria. E così via: epistemologia, teoria, metodo e analisi empirica non possono

e non devono procedere autonomamente, pena la fallacia esplicativa e la mancanza di

comprensione dei fenomeni posti a oggetto del proprio sapere. Così come, per esempio è

del tutto inutile un’analisi semiotica delle passioni senza una parallela riflessione sui nessi tra

ragione, passione e azione, è assolutamente fuorviante una riflessione sulla sensorialità senza

alcuni chiarimenti concomitanti circa il tipo di esperienza percettiva a cui ci si sta riferendo,

l’immagine del corpo si presuppone o l’idea di cognizione che ne deriva. Uno degli scopi

della ricerca semiotica futura è infatti quello di cercare gli anelli mancanti che uniscono e

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organizzano questi quattro fondamentali livelli , di occupare gli interstizi e costruire dei

ponti tra momenti della ricerca che ancor oggi vengono spesso intesi in modo

pericolosamente autonomo.

Da qui l’idea di elaborare una Semiotica in nuce attraverso un’antologia di alcuni dei

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principali testi fondatori della disciplina. Più che proporre un ennesimo libro introduttivo –

col rischio di costruire più un anamorfico Manuale Cencelli della ricerca che uno reale

strumento didattico per gli studenti –, abbiamo preferito far parlare direttamente i testi,

ordinandoli per capitoli tematici e accompagnandoli con brevi presentazioni che mettano a

fuoco i principali problemi da essi trattati. Uno strumento di lavoro, quindi, non senza una

precisa idea della semiotica che implicitamente lo sorregge.

Ci sono infatti – schematizzando – due modi di intendere la semiotica. Il primo è quello

di pensarla come un campo di problemi di varia natura, con una qualche tangenza fra loro

ma sostanzialmente non traducibili in vista di una comune linea di ricerca: così, intorno al

tema generale del linguaggio e della comunicazione si agitano questioni di ineguale

4 Cfr. Greimas (1976).

5 Cfr. Fabbri (1998).

6 Dopo una prima fase pionieristica, in cui l’entusiasmo della ricerca sulla significazione ha

moltiplicato i libri introduttivi – come i celebri Barthes (1964) e Eco (1975) --, ecco adesso una nuova

ondata di testi che propongono sintesi della semiotica, a scopo prevalentemente didattico. Cfr. per es., in

lingua italiana, Marsciani-Zinna (1991), Bettetini-Cigada- …-… eds. (1999), Volli et al. (2000).


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Facchetti Giulio.

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