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Sanzioni non penali Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti riguardo le sanzioni non penali:
- imposte sul reddito di persone fisiche e giuridiche: Cass. n. 16069/10
- tributi locali:... Vedi di più

Esame di Diritto Tributario docente Prof. A. Turchi

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-2010, n. 16069 03/03/11 17:12

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-

2010, n. 16069

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-

2010, n. 20872 IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE -

IMPOSTE E TASSE IN GENERE - SOCIETA'

Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-2010, n. 16069

» Pagina principale Fatto Diritto P.Q.M.

» Sentenze

Ricerche Multiple

» Ricerca su tutte le opere Svolgimento del processo

» Ricerca per voci di classificazione L'Agenzia delle entrate impugna, con due motivi, la sentenza della

» Newsletter Commissione tributaria regionale del Veneto, indicata in epigrafe, che,

respingendo l'appello dell'Ufficio, ha confermato l'inapplicabilità della

sanzione pecuniaria per infedele dichiarazione al socio di una società di

persone, relativamente al proprio reddito di partecipazione - fermo il

CREDITS rigetto, nel merito, del ricorso, in ordine alla percezione di tale reddito. Nel

provvedimento ora impugnato si legge che "l'interpretazione dei primi

giudici trova pieno accoglimento da parte di questo collegio in quanto

ormai consolidata giurisprudenza ritiene che le penalità siano attribuibili

solo alla società, come giustamente asserito in prime cure, giudicandosi

invece che le pene pecuniarie siano comminate anche ai soci solo nella

eventualità che la dichiarazione dei redditi sia stata fatta successivamente

alla rettifica senza l'opportuno adeguamento della dichiarazione alle

imposte rettificate e, quindi, solo in questo caso, attribuibile ai soci

l'infedele dichiarazione".

Deducendo, col primo motivo, "violazione e falsa applicazione del D.P.R. n.

600 del 1973, art. 46 in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3", la ricorrente

contrasta, in diritto, l'impostazione del giudice a quo, espressamente

invocando Cass., 5^, 17492/2002, che ha affermato l'applicabilità delle

sanzioni al socio accomandante; col secondo motivo, enunciando il vizio di

"motivazione insufficiente ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5", essa critica il

richiamo, nel provvedimento impugnato, ad una presunta consolidata

giurisprudenza.

L'intimato non svolge attività difensiva.

Motivi della decisione

Si premette che, alla udienza di discussione del 3 dicembre 2009, su

preliminare richiesta della difesa della ricorrente, si è rinviata la

trattazione, per consentire - sulla scorta di apposita certificazione dell'Ente

Poste - di documentare la ricezione del ricorso, notificato appunto a mezzo

posta. Alla udienza odierna erroneamente si è dato atto della mancata

produzione di tale documentazione - onde, appunto, la richiesta del P.M. -

da parte dell'Avvocatura dello Stato, che, invece, aveva provveduto, già in

data 24 dicembre 2009, al deposito di copia conforme dell'atto, da cui

risulta il ritiro, in data 1 marzo 2008, del piego raccomandato da parte

dell'intimato. Onde, poichè la sentenza impugnata è stata depositata il 19

dicembre 2006 ed il ricorso è stato consegnato all'ufficiale giudiziario il 2

febbraio 2008 - e, dunque, nel rispetto del termine lungo -, risulta

positivamente dimostrata l'ammissibilità della impugnazione.

Ciò posto, il ricorso è fondato.

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 07-07-2010, n. 16069 03/03/11 17:12

Merita infatti risposta affermativa il quesito formulate, in relazione al primo

motivo - con assorbimento del seconde, in cui il dedotto vizio di

motivazione non assume autonomo rilievo, indipendentemente dalla

mancanza del c.d. momento di sintesi -, dalla ricorrente "dica la Corte se

al socio di una s.n.c. non sia mai applicabile una sanzione per infedele

dichiarazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 46 in quanto questi

non può che adeguarsi alla dichiarazione resa dalla società, ovvero se la

predetta sanzione sia ad esso applicabile per omesso o insufficiente

esercizio del potere di controllo sull'esattezza dei bilanci della società".

In senso positivo, a partire da Cass., Sez. un., 127 e 128/1993, si è

sempre espressa - contrariamente all'opinione (solo) affermata nella

sentenza impugnata - la giurisprudenza di legittimità (Cass., 1^,

4579/1994; 5^, 2699/2002, 19192/2006, 12177/2009), cui, in totale

mancanza di argomenti contrari, il collegio intende dare continuità.

Ed infatti, "il maggior reddito risultante dalla rettifica operata nei confronti

di una società di persone (nella fattispecie, società in nome collettivo), ed

imputato al socio ai fini dell'i.r.pe.f., a norma del D.P.R. n. 597 del 1973,

art. 5 (poi sostituito dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5), in

proporzione della relativa quota di partecipazione, comporta anche

l'applicazione allo stesso socio della sanzione per infedele dichiarazione

prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 6 in quanto ai soci di società di

persone è consentito il controllo dell'amministrazione sociale, e la verifica

dell'effettivo ammontare degli utili conseguiti. La sanzione non viene

quindi irrogata sulla base della mera volontarietà, in contrasto con

l'elemento della colpevolezza introdotto dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 5

consistendo la colpa, per i soci non amministratori, nell'omesso o

insufficiente esercizio del potere di controllo sullo svolgimento degli affari

sociali e di consultazione dei documenti contabili, e del diritto ad ottenere il

rendiconto dell'attività sociale, mentre la colpa, per i soci amministratori,

deriva dai poteri di gestione, direzione e controllo dell'attività sociale"

(Cass., 5^, 19192/2006 citata).

Di qui l'accoglimento del ricorso - dovendosi appena rammentare la

continuità normativa e l'identità di sanzione tra l'abrogato art. 46 citato,

comma 4, ed il sopravvenuto D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 1, comma 2 -

con la cassazione della sentenza impugnata e la pronunzia nel merito, non

essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto: pronunzia che è, come

ben si intende, di rigetto del ricorso introduttivo, anche sotto il profilo

sanzionatorio.

Le spese del giudizio di appello e della presente fase vanno poste, per il

criterio della soccombenza, a carico dell'intimato.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo

nel merito, rigetta integralmente - anche con riguardo alle sanzioni - il

ricorso introduttivo; condanna l'intimato alle spese del giudizio di appello e

della presente fase, liquidate, le prime, in Euro 2.000,00, di cui 800,00 per

diritti e 1.200,00 per onorario, e, le seconde, in Euro 4.200,00, di cui

200,00 per esborsi, con accessori di legge.

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti riguardo le sanzioni non penali:
- imposte sul reddito di persone fisiche e giuridiche: Cass. n. 16069/10
- tributi locali: Cass. n. 20872/10


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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