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Sanzioni non penali Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti riguardo le sanzioni non penali:
- imposte sul reddito di persone fisiche e giuridiche: Cass. n. 16069/10
- tributi locali:... Vedi di più

Esame di Diritto Tributario docente Prof. A. Turchi

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-2010, n. 20872 03/03/11 17:05

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-

2010, n. 20872 IMPOSTE E TASSE IN GENERE - TRIBUTI LOCALI

Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-2010, n. 20872

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» Newsletter La società Impresa Idea Edile s.r.l. proponeva ricorso avverso l'avviso di

accertamento e liquidazione della maggior imposta richiesta dal Comune di

Castelnuovo Rangone per l'ICI relativa all'anno 1999 con riferimento a

diversi appezzamenti di terreno,in parte agricolo ed in parte edificabile.

CREDITS Eccepiva il vizio di motivazione dell'atto impugnato e ne chiedeva

l'annullamento nonchè la disapplicazione delle relative sanzioni. Il Comune

resisteva. La Commissione Tributaria Provinciale dichiarava non dovute le

sanzioni e rigettava nel resto.

La relativa sentenza veniva impugnata dal Comune, che insisteva sulla

legittimità delle sanzioni irrogate; la società controdeduceva sul punto e

proponeva ricorso incidentale con riferimento ai vizi di motivazione

dell'atto impugnato ed alla inidoneità dei documenti depositati dal Comune

in riferimento all'onere probatorio sullo stesso gravante.

La Commissione Tributaria Regionale con la sentenza indicata in epigrafe

respingeva gli appelli e confermava la decisione di primo grado.

Contro tale sentenza ricorre con motivo unico il Comune; la contribuente

controdeduce e deposita ricorso incidentale fondato su di un unico motivo.

Motivi della decisione

Devesi disporre, innanzitutto, la riunione del ricorso principale e di quello

incidentale, ai sensi dell'art. 335 c.p.c., comma 5.

Nel ricorso principale il Comune ha dedotto, con motivo unico, la

violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 5 e 10 e

del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 59 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8

(art. 360 c.p.c., n. 3). Lamenta che i giudici di merito, dichiarando non

applicabili ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8, le sanzioni

amministrative, hanno dato un'erronea interpretazione di tale norma non

tenendo in debito conto: - che l'accertamento ICI non presuppone che sia

preventivamente attribuito il valore al suolo per metro quadro (in quanto il

D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 59 attribuisce in tal senso una mera facoltà ai

Comuni), ma piuttosto che vi sia il rispetto dei parametri di cui al D.Lgs. n.

504 del 1992, art. 5; che da tanto consegue la mancanza di un'obiettiva

incertezza sulla portata della norma da applicare e quindi la mancanza di

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 08-10-2010, n. 20872 03/03/11 17:05

cause di non punibilità.

Tanto viene contrastato dalla contribuente che rileva come, stante la

situazione di obiettiva incertezza sul valore venale dei terreni in assenza di

una preventiva deliberazione del Comune sul valore al mq. delle aree

edificabili, si debba ritenere l'inesistenza dell'elemento soggettivo, inteso

come condotta non solo cosciente e volontaria ma anche colpevole,

elemento necessario ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997 per l'irrogazione

della sanzione; eccepisce inoltre sia la violazione del D.Lgs. n. 472 del

1997, art. 12 per avere il Comune, avanzando le medesime pretese per gli

anni da 1997 al 2001, applicato il cumulo materiale, anzichè quello

giuridico; sia la mancata individuazione dell'autore materiale al quale

irrogare la sanzione, ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997 applicabile ratione

temporis.

La società inoltre, in via incidentale, lamenta con motivo unico, la

violazione e falsa applicazione dell'art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, art. 118

disp. att. c.p.c., e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4 (in

relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3) nonchè il vizio della motivazione su di un

fatto controverso e decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5). Ritiene infatti che la

motivazione dell'impugnata sentenza sia meramente apparente,

limitandosi a rinviare per relationem a quella di primo grado senza nè

indicare nè vagliare criticamente le censure mosse.

Tale ultima censura, da esaminare in via logica prioritariamente, a

prescindere dai profili di inammissibilità è infondata. Questa Corte ha già

affermato (Cass. N. 15483 del 2008, Rv. 603367; 16981 del 2006, Rv

591943; 2268 del 2006, Rv 586571; 1539 del 2003, Rv 560219) "E

legittima la motivazione "per relationem" della sentenza pronunciata in

sede di gravame, purchè il giudice d'appello facendo proprie le

argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le

ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di

impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile

attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto.

Deve viceversa essere cassata la sentenza d'appello allorquando la

laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera

adesione, non consenta in alcun modo di ritenere che all'affermazione di

condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto

attraverso l'esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame".

Nel caso di specie il giudice di appello ha affermato: "Rileva la

commissione di concordare pienamente con quanto motivato e deciso dai

primi giudici e di dovere pertanto confermare la decisione appellata.

Infatti avendo i primi giudici convalidato i valori accertati il contribuente

poteva comunque dimostrare la non congruità degli stessi. Purtroppo

nessun elemento di prova o dimostrazione di ciò è stato addotto e

pertanto nel punto l'appello va respinto." Con tale motivazione il giudice

dell'appello esprime, anche se in modo sintetico, le ragioni, cioè la

mancanza di una valida contestazione da parte dell'appellante, per le quali

ritiene di confermare la sentenza di primo grado.

Nè tanto viene correttamente contestato dallo stesso ricorso per

Cassazione, al riguardo sfornito della necessaria autosufficienza.

Con lo stesso si censura la sentenza di secondo grado sia per la ritenuta

congruità della motivazione dell'atto impositivo, che non aveva tenuto

conto della situazione di fatto e giuridica dei terreni in ciascun anno di

accertamento (in particolare: se esisteva una concessione edilizia, se le

aree erano già inserite in un piano particolareggiato, se le aree erano solo

inserite in un P.R.G., tutti elementi rilevanti per determinare il valore

dell'area secondo i criteri espressamente indicati dal D.Lgs. n. 504 del

1992, art. 5);

sia per aver ritenuto assolto l'onere probatorio attraverso i documenti

depositati dal Comune nel corso del giudizio.

In verità questa Corte ha costantemente affermato (Cass. n. 15952 dei

17/07/2007; Cass. n. 6542/2004; Cass. n. 10330/2003) "Il ricorso per

cassazione - per il principio di autosufficienza - deve contenere in sè tutti

gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione

della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario, tenute dal Prof. Alessandro Turchi nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta i seguenti argomenti riguardo le sanzioni non penali:
- imposte sul reddito di persone fisiche e giuridiche: Cass. n. 16069/10
- tributi locali: Cass. n. 20872/10


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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