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S.r.l. artigiana - Autonomia statutaria

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2007.
Il documento riporta l'intervento del Prof. Maurizio Sciuto al Convegno del 26/01/2007. La relazione si occupa di analizzare i rapporti tra lo statuto, i conferimenti,... Vedi di più

Esame di Diritto Commerciale docente Prof. L. Salamone

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Maurizio Sciuto – Autonomia statutaria e coefficienti di personalizzazione della quota

effettivamente il fattore produttivo prevalente nell’ambito di tale processo; e se –

ancora a monte – debba ritenersi che quest’ultimo requisito (previsto dagli artt. 2, co.

1 e 3 co. 2) valga (come pure a me sembrerebbe) anche per l’impresa artigiana

costituita in forma di s.r.l. pluripersonale, o se invece per essa valgano soltanto i

requisiti specificamente ed autonomamente previsti dall’art. 5, comma 3, della legge

quadro; ebbene tutti questi interrogativi non mi sembrano riguardare, per mia fortuna,

il tema dell’autonomia statutaria e poi delle possibilità di personalizzare la quota.

Col tema dell’autonomia statutaria hanno invece a che vedere due altri requisiti

espressamente previsti dal citato art. 5, comma 3: la necessità che i soci che prestano

il proprio prevalente lavoro nel processo produttivo (diciamo i “soci artigiani”)

detengano la “maggioranza nonché poi “la

del capitale sociale”, maggioranza degli

organi deliberanti della società”.

Certo, anche l’accertamento della sussistenza di tali requisiti dipenderà da

un’indagine in fatto, qual è quella volta ad identificare, a monte, chi possa definirsi

“socio artigiano”. Ma è anche evidente che in tal caso una conclusione non potrà

trarsi se non apprezzando la posizione che quei soci rivestono nella società a stregua

delle disposizioni statutarie. In ogni caso, comunque, la circostanza che anche tali

requisiti dipendano, oltre che da ciò che sta scritto nell’atto costitutivo, ancor prima

dalla mutevole realtà extrastatutaria, conduce ad escludere (un po’ come per alcuni

può ritenersi rispetto alla s.p.a. quotata) che la “s.r.l. artigiana” sia un tipo societario a

sé stante, ben potendo una s.r.l. guadagnare, perdere e riguadagnare la qualifica di

artigiana senza che il suo statuto necessiti della minima modifica. Il che comunque

non esclude che l’autonomia statutaria possa sentire il bisogno di occuparsi di tali

eventualità, per prevenirle o rimediarvi.

1.3 – Elementi normativi rilevanti.

Riassumendo, quindi, andrò ad occuparmi essenzialmente – nella prospettiva

dell’autonomia statutaria della s.r.l. artigiana – delle previsioni statutarie in grado di

condizionare l’esserci o non dei requisiti che esigono la detenzione, da parte dei soci

artigiani, della “maggioranza e della “maggioranza

del capitale” degli organi

sociali”.

Per restare nel campo dei “coefficienti (e anche

di personalizzazione della quota”

per non invadere il campo tematico assegnato ad altri), inoltre, la riflessione dovrà

limitarsi a studiare come un tale condizionamento possa realizzarsi avvalendosi,

principalmente, di due facoltà che la nuova disciplina della s.r.l. ha concesso

all’autonomia statutaria nel conformare, “personalizzandola”, la partecipazione del

socio in deroga alle regole dispositive: la possibilità di riconoscere ai soci una quota

la possibilità di attribuire a

di partecipazione non proporzionale al conferimento;

singoli soci, personalmente individuati, diritti particolari riguardanti

l’amministrazione della società o la distribuzione degli utili.

Questi almeno sembrano i principali coefficienti di personalizzazione della

partecipazione sociale. però, pure occorrerà interrogarsi circa

Al di là di ciò,

l’ammissibilità dell’attribuzione di che potrebbero

altri “diritti particolari”

personalizzare la partecipazione; nonché poi – benché per definizione il tema non

coinvolga direttamente l’autonoma statutaria – circa la capacità di eventuali accordi

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Maurizio Sciuto – Autonomia statutaria e coefficienti di personalizzazione della quota

di neutralizzare quelle condizioni di “artigianalità” che pure, a termini di

parasociali

statuto, sembrerebbero sussistere.

2. Alterazione statutaria della proporzionalità fra conferimento e

partecipazione.

Dunque, fra i traguardi maggiormente conclamati della riforma della s.r.l. e delle

società di capitali in genere, v’è – come noto – la possibilità per l’atto costitutivo di

prevedere che “le partecipazioni dei soci [siano] determinate in misura [non]

E ciò proprio allo scopo di far sì che le

proporzionale al conferimento”.

partecipazioni attribuite ai soci possano essere piuttosto proporzionate al valore

convenzionalmente attribuito al contributo (anche d’opera) di ciascun socio al

successo dell’affare sociale, anziché al valore imputabile al capitale sociale.

A questo riguardo il principale interrogativo che può porsi rispetto alla s.r.l. artigiana

concerne il requisito della da parte dei

detenzione della “maggioranza del capitale”

soci artigiani; e riguarda le ipotesi in cui essi abbiano complessivamente conferito

meno di quanto serva a liberare la metà del capitale sociale, ottenendo però quote

complessivamente superiori al 50%; ovvero, viceversa, abbiano conferito più di

quanto serva a liberare la metà del capitale sociale, ma abbiano poi ottenuto quote

complessivamente espressive di meno del 50%.

Si tratta quindi di stabilire il requisito della “maggioranza del capitale”, oggi,

se

debba concettualmente riferirsi alla “maggioranza dei conferimenti che hanno

ovvero alla “maggioranza Se insomma,

formato il capitale” delle quote attribuite”.

quando non ci sia proporzione, conti più l’investimento o il che

potere organizzativo

ne deriva.

Non v’è dubbio che, l’espressione “detenzione della maggioranza del

letteralmente,

capitale” induca più a pensare all’assetto che deriva dal concluso atto costitutivo (e

quindi alla che non alla vicenda attributiva che ne

maggioranza delle quote attribuite)

ha condizionato la conclusione (e quindi alla maggioranza dei conferimenti).

Tuttavia potrebbe legittimarsi per un paio di ragioni capaci di

qualche dubbio

propiziare, funzionalmente, anche una diversa interpretazione: essendo stato

(i)

previsto il requisito dalla detenzione della “maggioranza del capitale” da parte dei

soci artigiani in un momento (2001) in cui la quota attribuita ai soci era

necessariamente proporzionata al conferimento, ed in cui l’obiettivo perseguito era

probabilmente quello di tenere sotto controllo l’evoluzione capitalistica dell’impresa

artigiana, facendo sì che impiegando lo strumento della s.r.l. i soci artigiani

conservassero un preminente ruolo non solo in termini di “gestione” ma anche di

“rischio” dell’impresa (cfr. infatti l’art. 1, legge quadro), potrebbe ritenersi che il

requisito in questione sia stato autonomamente previsto con riferimento soprattutto al

profilo dell’investimento, anziché alla condizione di potere che ne derivava; anche

perché, tale condizione di potere, era (ed è) autonomamente prevista laddove si

richiedeva (e tuttora si richiede) che gli stessi soci artigiani detengano la maggioranza

degli organi deliberanti, fra cui certo l’organo assembleare in cui la detenzione della

maggioranza non avrebbe potuto non presupporre, già di per sé, quella del capitale;

d’altro canto, se è vero che parlare oggi di “maggioranza del capitale” in una s.r.l.

(ii) 3

Maurizio Sciuto – Autonomia statutaria e coefficienti di personalizzazione della quota

con riferimento alle quote possedute può essere un modo descrittivamente semplice,

se non altro nel solco dell’abitudine, per evocare il complesso delle partecipazioni

maggioritarie, è tuttavia anche vero che riferire tale maggioranza al “capitale” (che

come insegna l’esperienza delle azioni senza valore nominale è medio concettuale

assolutamente dispensabile) anziché ai diritti sociali da esse rappresentati (esprimibili

ad esempio in semplici termini percentuali) può sembrare una forzatura laddove si

consideri che:

è innanzitutto scomparso l’obbligo di esprimere statutariamente la consistenza

i) della quota in termini numerari;

come appena visto, la quota riconosciuta a ciascun socio può non essere

ii) al conferimento da lui effettuato, o per meglio dire

proporzionale al rapporto

fra il valore di quel conferimento e il capitale nominale (art. 2468, comma

secondo, secondo periodo; e non a caso non si parla più di “quota di

bensì di “quota

conferimento”, di partecipazione”);

che “in tutti i casi di riduzione del capitale per perdite è esclusa ogni

iii) modificazione delle quote di partecipazione e dei diritti spettanti ai soci” (art.

2482 − risultando quindi le quote insensibili al variare del capitale

quater),

nominale.

Tutto ciò potrebbe forse portare a parlare oggi delle quote di s.r.l. come di

E quindi, in definitiva, a rendere impropria

partecipazioni “senza valore nominale”.

un’equivalenza fra “maggioranza del capitale” e “maggioranza delle quote”.

un’interpretazione secondo cui – quando la regola della

Ciononostante,

proporzionalità sia stata derogata – sarebbe la e non la

maggioranza per quote

maggioranza per conferimenti effettuati a rilevare ai fini del requisito della

“detenzione della maggioranza del capitale”, si lascia preferire non soltanto per le

sopra esposte, ma anche perché, l’evidente ridondanza di tale

ragioni letterali

requisito rispetto a quello che esige comunque la detenzione da parte dei soci artigiani

della maggioranza degli organi deliberanti, si lascia forse spiegare, per

storicamente,

il fatto che entrambi i requisiti sono stati a suo tempo previsti dall’art. 5, comma 3,

della legge quadro, sulla falsariga di quanto già si prevedeva, precedentemente,

all’art. 6 comma 3 della medesima legge in tema di consorzi e società consortili,

anche in forma cooperativa, in cui partecipano imprese artigiane (insieme a quelle

industriali): enti, questi, rispetto ai quali – per ragioni che qui non possono essere

ricordate – distinguere fra maggioranza per numero dei soci e maggioranza negli

organi deliberanti poteva avere molto più senso che non distinguere, invece, per le

s.r.l., fra maggioranza del capitale e maggioranza assembleare.

Aderendosi a tale interpretazione, allora, le che possono

conseguenze applicative

ricavarsene sono che:

- il requisito della “maggioranza del capitale” potrà dirsi realizzato quante volte

attraverso l’atto costitutivo si sia convenuto di riconoscere ai soci artigiani, che

complessivamente abbiano liberato meno della metà del capitale sociale, quote

complessivamente maggioritarie;

- una “maggioranza delle quote” da parte dei soci artigiani, del resto, sarebbe in

ogni caso indispensabile per disporre della maggioranza assembleare, se si

esclude la possibilità – come personalmente escluderei in ogni caso anche oggi,

dopo la riforma – di quote con diritto di voto più che proporzionale;

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Maurizio Sciuto – Autonomia statutaria e coefficienti di personalizzazione della quota

- in definitiva, il rischio di non conseguire o di perdere il riconoscimento della

qualifica artigiana della società, potrebbe materializzarsi quante volte i soci

artigiani, che pure abbiano complessivamente liberato più della metà del capitale

sociale, risultino titolari di partecipazioni complessivamente minoritarie.

3. Alterazione statutaria della proporzionalità fra quota di partecipazione e

diritti sociali.

3.1 I particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società.

Come che sia determinata la quota di partecipazione attribuita al socio (proporzionale

o non, cioè, al conferimento effettuato) una sua “personalizzazione” è poi possibile –

come noto – ad un secondo livello, riconoscendo a singoli soci “particolari” diritti

sociali.

Interessa poco, in questa sede, stabilire se l’attribuzione di questi particolari diritti

rappresenti una vera a propria deroga al normale principio di proporzionalità stabilito

fra quota e diritti sociali, ovvero se il principio possa ritenersi intatto considerando i

particolari come contrattualmente riconosciuti – per così dire – in aggiunta alla quota,

su un piano più individuale che corporativo; se insomma i diritti debbano considerarsi

“dentro” o “fuori” la quota oggettivamente intesa. Interessa poco, dicevo, non perché

si tratti di una questione di mero gusto ricostruttivo, ma perché è questione che

concretamente emerge solo nell’ambito delle dinamiche circolatorie della quota, e

non invece quando si tratti di stabilire la misura dei diritti sociali attualmente spettanti

ai diversi soci secondo l’atto costitutivo.

È su questo piano – statico – che piuttosto interessa verificare l’interazione fra i

particolari diritti, e in special modo quelli “riguardanti l’amministrazione della

e l’altro dei suaccennati requisiti al cui ricorrere la legge condiziona il

società”,

riconoscimento della qualifica artigiana della società, e cioè la “detenzione della

maggioranza degli organi deliberanti”.

Quanto alla o, più in generale, nell’àmbito

maggioranza nell’organo assembleare

delle decisioni dei soci – come che esse siano adottate – ho già espresso prima – e lo

ripeto ora pur senza dettagliata motivazione – la mia personale opinione secondo cui

in nessun caso il principio di proporzionalità fra quota e diritto di voto sarebbe

mi pare inderogabile, almeno nel suo tenore, la disposizione

alterabile: sia perché

(art. 2479, V co.) che prevede che “ogni socio ha diritto di partecipare alle decisioni,

e il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipazione” (diversamente è

tuttavia a dirsi per la cooperativa artigiana costituita in forma di s.r.l., stante

l’espresso disposto dell’art. 2538, IV co.); con molta difficoltà ricondurrei

sia perché

il diritto di voto, che pure normalmente viene presentato come “diritto

amministrativo”, alla categoria, ben più ristretta, di quei “diritti riguardanti

l’amministrazione” che la legge consente di attribuire in via particolare a specifici

soci. Sicché, su questo terreno, non mi pare che l’autonomia statutaria, data la

detenzione da parte dei soci artigiani della maggioranza del capitale, possa influire in

nessun modo sulla loro maggioranza nell’ambito delle “decisioni dei soci”. Quale poi

debba essere tale maggioranza – se meramente potenziale o comunque effettiva –

anche a seconda dei diversi coefficienti deliberativi di volta in volta necessari per

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2007.
Il documento riporta l'intervento del Prof. Maurizio Sciuto al Convegno del 26/01/2007. La relazione si occupa di analizzare i rapporti tra lo statuto, i conferimenti, la partecipazione societaria e i diritti sociali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Salamone Luigi.

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