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Rorario e Cureau De La Chambre

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e tratta il pensiero di Gerolamo Rorario e di Marin Cureau De La Chambre come viene esposto nel "Trattato sulla conoscenza degli animali".

Esame di Storia del pensiero scientifico docente Prof. N. Allocca

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II Quod Animalia Bruta Ratione utantur melius Homine di Gerolamo

Rorario, costruito su fonti di varia provenienza (su Plinio, su Plutarco,

su Virgilio, su Cicerone ecc.) ma anche su un'aneddotica spicciola deri-

vante talvolta dall'esperienza personale dell'autore, ha fini moraIistici in

senso lato e tende alla dimostrazione di posizioni, anche politiche, assolu-

tamente personali. Emblematiche, a questo proposito, sono la descrizione

della repubblica delle api, che diventa occasione per la polemica nei con-

fronti di una politica italiana di piccoli «reguli », e l'elencazione delle

virtù mediche degli animali, che diventa spunto per !'invettiva, del resto

consueta in quegli anni, nei confronti della medicina.

II Quod Animalia sembra allora la testimonianza più evidente di quel-

la considerazione del mondo animale come semplice proiezione del mondo

umano che è tipica della primissima fase della querelle. Ma non è solo

questo. E' possibile infatti rinvenire nelle sue righe una visione globale

di schietta marca antiaristotelica e antiscolastica che consente una sua

collocazione sulla linea della filosofia rinascimentale dei Telesio e dei

Campanella. Questa visione si manifesta in almeno due ambiti: nel vago

animismo che fa da sfondo all'intera operetta - «anche le cose inani-

mate sentono ciò che è nocivo: il legno sente il fuoco e si contrae. la

terra sente i pali di recinzione o le viti e si sottrae; le cose inanimate sen-

tono anche ciò che è propizio e lo accolgono» - e nel rifiuto di identi-

ficare la ragione con l'anima. Proprio da quest'ultimo punto derivano le

conseguenze più significative sia in ordine alla nozione di ragione, sia

in ordine alla razionalità animale. La ragione perde la funzione di «es-

senza» per diventare «metodo» teso alla realizzazione di precisi obiet-

tivi. Proprio per questo essa non è più prerogativa umana ma funzione

utile a tutti gli esseri viventi che vogliono inserirsi nella realtà.

Questi aspetti del Quod Animalia e queste caratterizzazioni del mon·

do animale assurto a modello globale di comportamento per l'uomo, giu-

stificano la fortuna di Rorario in ambiente libertino.

Autore di una Oratio pro Muribus adversus Nicolai Bosti edictum

(Augustae Rethicae 1648) e, tra l'altro. di sei dialoghi di ispirazione lucia-

nea, Gerolamo Rorario nacque nel 1485 a Pordenone, quando ancora que-

sta città apparteneva al dominio degli austriaci. Ciò spiega i soggiorni del

giovane Gerolamo alla corte di Massimiliano d'Asburgo e la fedeltà da lui

sempre mostrata a Ferdinando e a Carlo V. L'occasione, ironicamente sot-

tolineata da Bayle nella voce Rorarius del Dictionnaire, da cui avrebbe

preso spunto Rorario per la composizione del Quod Animalia (la necessità

di dimostrare l'irragionevolezza di quanti ritenevano Carlo V inferiore

agli Ottoni e a Federico Barbarossa) è soltanto la manifestazione este-

riore di una devozione durata tutta la vita. Inviato da Massimiliano alla

corte papale, vi ebbe da Leone X il titolo di protonotario apostolico

« lO;

iniziava così una brillante carriera che l'avrebbe visto, intorno al 1522,

segretario apostolico, per nomina forse di Alessandro VI e nunzio aposto-

lico sotto Clemente VII. In tale veste compì in quegli anni tumultuosi del-

la Riforma numerose missioni in Germania (1525), in Boemia (1527), in

Ungheria (1535),in Polonia (1539) e di nuovo in Ungheria. Tornato a Porde-

none non fu egli stesso esente da sospetti di eresia per l'amicizia con Pier

Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria e nunzio pontificio passato poi ai

protestanti. A Pordenone morì nel 1556.

II Quod Animalia Bruta Ratione utantur melius Homine, scritto pro-

babilmente nel 1539,venne nel 1648pubblicato da Gabriel Naude (libertino

componente del gruppo della Tétrade) che ne modificò il titolo eliminan-

done un prudenziale saepe che limitava la tesi generale dell'operetta. Si è

già detto della sua fortuna e della sua funzione di primo atto di una di-

sputa secolare. Basti qui ricordare, accanto alle prime due edizioni (Pa-

risiis 1648, Amstelaedami 1664), l'edizione di Helmstadt (1728) curata da

Giorgio Enrico Ribovius che la annotò e la fece seguire da una Dissertatio

historico-philosophica de Anima Brutorum in cui confutava la tesi di

Rorario.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allocca Nunzio.

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