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Perché quegli uomini dispersi e rozzi, e perciò facili alla guerra, si abituassero alla tranquillità e ai

piaceri della vita, li esortava privatamente e li aiutava pubblicamente a costruire templi, fori, piazze,

a

case, lodando i più pronti e riprendendo i più pigri, in modo tale che diveniva necessario per loro fare

gara per ottenere questo onore. E già cominciava a fare istruire nelle arti liberali i figli dei maggiorenti, e

dimostrava la sua preferenza per l’ingegno dei Britanni piuttosto che per lo studio dei Galli. Tanto che

di acquisire la sua eloquenza. E

quelli che fino a poco prima rifiutavano la lingua di Roma, cercavano ora

di seguito si cominciò a pregiare il nostro modo di vestire e si videro in giro sempre più toghe; e a poco a

poco si passò alle lusinghe dei vizi, ai portici, ai bagni, alle raffinatezze dei banchetti.

E nel finale, Tacito anticipa il discorso anti‐romano di Calcago: E tutto questo gli ingenui chiamano

civiltà (humanitas), mentre non era che un aspetto della servitù.

Anche Strabone afferma che i Turditani hanno girato completamente lo sguardo verso Roma

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e hanno scelto la dolcezza e la vita in città, rinunciando alla guerra e al saccheggio a vantaggio

di attività pacifiche come l’agricoltura e il commercio. Egli ritiene che questo processo sia

possibile in base al fatto che la barbarie sia uno stato non definitivo e superabile.

Tacito e Virgilio rivelano una coscienza politica della romanizzazione (seppure

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Soprattutto

mirata alle sole élites), un’adesione spontanea ai costumi romani per condividerne i vantaggi

e, soprattutto, le modalità della romanizzazione attraverso un procedimento quasi fisso:

creazione di un’infrastruttura militare e politica

(guarnigioni, strade, centri amministrativi)

colonizzazione

(insediamento di veterani o civili italici o già “romanizzati”)

pacificazione

4 S , Geogr., III 2,15.

TRABO

5 T ., Agric., 21.

AC

6 V ., Aen., 851-853: tu regere imperio populos, Romane, memento / haec tibi erunt artes pacique imponere morem / parcere

ERG

subiectis et debellare superbos.

Già gli antichi ne hanno dunque consapevolezza, ed il processo è in effetti indubitabile (vd.

infrastrutture, lingua, sistema giuridico, sistema politico‐amministrativo che fa coesistere pluralità di

popoli e culture).

Sfondo ideologico del termine “romanizzazione”

Come abbiamo visto, è evidente già in antico il dubbio sulla legittimità ad esportare un modello che si

pretende superiore, soprattutto quando questo è fatto con le armi o per coprire una politica che oggi

definiremmo imperialistica.

Quest alla base dell’elaborazione del concetto di “romanizzazione”

e visioni differenziate stanno ,

che rimonta alla fine del XIX secolo pende l’ombra delle esperienze

, e su cui

termine moderno

coloniali europee e della mancanza di termini affini nelle lingue classiche .

7

Le visioni contrapposte che il concetto di romanizzazione esprime possono riassumersi in due filoni

generali:

1) La costituzione di un impero presuppone la vittoria militare sulle popolazioni e la conquista

territoriale, con conseguenti eccidi, distruzioni materiali e morali. La matrice violenta non può

essere riscattata da una successiva riorganizzazione e pacificazione, anche se i vinti se ne

avvantaggiano. Per i Romani, infatti, la guerra resta sempre lo strumento di competizione

politica e la preda bellica la base dell’accumulo di ricchezza. In questa visione la

romanizzazione è un processo che impone modelli di organizzazione sociale e valori culturali

propri dei Romani, ossia è un processo di omologazione e di assimilazione.

nei confronti di popolazioni “barbare”,

2) La romanizzazione è un processo di civilizzazione

rappresentando il beneficio della pace e dell’ordine che il dominio romano ha assicurato per

lungo tempo a tutto il mondo antico. Se ne apprezza la tenacia, il senso della patria, la

religiosità, lo spirito giuridico, la clemenza nei confronti dei vinti. In questa visione, la fase di

conquista è nettamente separata dal riordinamento politico‐amministrativo; si mettono in

evidenza gli effetti positivi sulla vita morale e materiale dei vinti, gli interventi romani sui

territori, la capacità di assimilazione politica dei Romani e la disponibilità a concedere la

cittadinanza (fino a Caracalla 212 d.C.: estensione della cittadinanza a quasi tutti gli abitanti

dell’Impero).

7 Il termine romanitas usato da Tertulliano, in effetti, non abbraccia interamente la complessità semantica di quello moderno:

T ., De Pall. 4,1: Quid, nunc, si est romanitas omni salus, nec honestis tamen modis ad Graios estis (scil. voi Cartaginesi).

ERTULL

I cardini su cui si è impostata la contrapposizione sono:

Tradizione — Innovazione

Substrato — Nuovi coloni

Indigeno — Romano

Periferia — Centro

Resistenza — Autoromanizzazione

NON ROMANO ROMANO

VS

Oggi il termine “romanizzazione” continua ad essere impiegato, messo in discussione

ma è

poiché propone una visione prettamente romano‐centrica dell’evoluzione culturale.

Sono soprattutto gli studiosi anglosassoni che propongono nuovi termini per evidenziare

contatti e interazioni fra conquistati e conquistatori, entrambi portatori di culture distinte.

Il termine “creolization” ‐ nato anch’esso dall’esperienza coloniale inglese per indicare un

linguaggio misto uscito da due linguaggi ‐ viene esteso alla multiculturalità sociale, derivata

spesso da un adattamento accompagnato da resistenze.

Sono stati pertanto cercati nuovi schemi interpretativi, anche al di fuori del mondo romano

(come già il termine creolization stesso). Ad esempio, si è usato il termine creolization per la

religione galloromana paragonandola con la santeria cubana creata dal sincretismo tra

.

animismo e cristianesimo alla fine del XIX secolo

l’attenzione si alora è focalizzata sugli aspetti conflittuali e sulle forze

Nella discussione storica, t

centrifughe, fino ad arrivare ad un quadro in cui i romanizzati sono una minoranza in un

mondo di oppressi e ribelli.

In altri casi, il carattere aggressivo e intenzionale dell’imperialismo romano è stato rivisto alla

luce del bisogno di un interlocutore pronto a servire il vincitore in cambio di privilegi e

potere, soprattutto per quanto riguarda le élites. Questa adesione viene interpretata come

“autoromanizzazione”, che in contesti caratterizzati da culture locali evolute si caratterizza

come una superficiale “assimilazione”.

introd il concetto di “negoziazione” fra élites che, generata dal desiderio di

Si è anche otto

assicurarsi il potere e dalla necessità di Roma come arbitro nelle controversie locali, comporta

una mutazione culturale. Al di là del grado di acculturazione, questa adesione delle élites viene

letta come una vantaggiosa strategia di dominio sia per Roma sia per le élites stesse.

Il dibattito sulla romanizzazione può essere superato evidenziando la complessità di questo

processo, il cui esito è l’emergere di una cultura interamente nuova, dove si combinano

elementi del passato e frutti di una rivoluzione culturale nata prevalentemente con Augusto.

Inoltre, va sottolineato che anche la cultura romana è in via di costruzione e nasce

essa stessa

dalla combinazione di culture differenti, in particolare l’ellenismo.

In questo senso, la romanizzazione può essere definita in senso antropologico come un processo di

acculturazione = processo di cambiamento culturale dovuto al contatto duraturo tra gruppi

appartenenti a culture differenti, con conseguenti cambiamenti nella configurazione culturale

originaria di uno o entrambi i gruppi.

Il processo di acculturazione non è a senso unico e può essere parziale, ossia riguardare solo alcuni

cettazione “ esclusiva” di tutta l’ideologia

non

aspetti culturali. In altri termini, essa può essere un’ac

romana: ad esempio un romanizzato può venerare Giove ma bere birra; oppure alcune lingue

si estinguono presto (come l’etrusco), mentre altre sopravvivono in piena età bizantina (il

greco).

L’antropologia culturale individua quattro tipi di acculturazione:

1) assimilazione = un gruppo abbandona la propria cultura e cerca di assumere quella dominante;

2) separazione = il gruppo vuole mantenere la propria cultura ed avviene il rifiuto del contatto

con altri gruppi;

3) integrazione = viene mantenuta la propria cultura ma c'è scambio culturale con gli altri gruppi;

4) marginalità = il gruppo ha scarso interesse nel mantenimento della propria identità

culturale e rari contatti con altri gruppi. il tema

In questa complessità, si pongono vari filoni di ricerca, come ad esempio

dell’autoriconoscimento, ossia di come i “romanizzati” si riconoscono tali.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo materiale didattico per il corso di archeologia e storia dell'arte greca e romana tenuto dalla professoressa Sara Santoro riguarda i nodi concettuali del processo di romanizzazione. La romanizzazione avveniva attraverso un procedimento quasi fisso:
- creazione di un'infrastruttura militare e politica;
- colonizzazione;
- pacificazione.
Dal punto di vista ideologico, si trattava di un processo di omologazione, assimilazione e civilizzazione. Dal punto di vista antropologico, può essere definito come un processo di acculturazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e romana mod.A e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Santoro Sara.

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