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Risorse culturali ed ambientali - Profili di politica economica Appunti scolastici Premium

Negli ultimi anni con l'acutizzarsi del problema ecologico, l'ambiente naturale ha cominciato ad essere visto nella veste di risorsa scarsa; inoltre il livello del degrado ambientale ha reso chiaro come sarebbe stato impossibile continuare su una strada che avrebbe condotto al disastro ecologico e che era quindi giunto il momento di pensare uno sviluppo compatibile... Vedi di più

Esame di Economia del territorio docente Prof. D. Marino

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L’accettabilità di una politica di road-pricing diventa così un problema centrale.

In questa ottica, anche le politiche di regolazione e controllo, normalmente considerate a

minor impatto distributivo, finiscono con l’influenzare le scelte di ed i diritti di scelta dei

singoli cittadini (contribuenti locali e non, nel caso in questione). La regolazione non può

essere discriminante ed impone così vincoli a coloro che, in teoria, subiscono danni dal

passaggio marittimo nelle condizioni attuali. Anche in questo caso, la definizione stessa del

problema risulta ardua e questa considerazione suggerisce ancora una volta di praticare un

mix di politiche al fine di compensare in modo il più possibile equo i perdenti delle due forme

di intervento.

In conclusione, i problemi di pricing riguardano la possibilità di definire in effetti un

mercato per l’uso delle infrastrutture di trasporto che sono normalmente viste come dei beni

pubblici. L’applicazione di strumenti di tariffazione non si presenta agevole come in altri casi

di public utilities. Laddove esistono monopoli o forti poteri di mercato, ovvero laddove la

capacità produttiva è abbondantemente superiore alla domanda, la tariffazione a costi medi è

agevole. Nel caso della presenza di congestione, la tariffazione a costi marginali permette di

razionare il mercato e di ottimizzare le scelte. In realtà, lo strumento alternativo è quello

dell’aumento della capacità.

L’aumento della capacità ha però, nel caso del traffico, la contro-indicazione di creare

potenzialmente un effetto negativo se con esso aumenta anche il traffico. Allora la

congestione ha due segni difficilmente distinguibili: uno è quello di indurre maggiore

inquinamento per il rallentamento del traffico ed i tempi di attesa, specie in ambito urbano,

mentre la minor congestione potrebbe attirare su quella direttrice e modalità più traffico a

causa del minor traffico esistente.

Nel caso in questione, trattandosi di passaggio, si potrebbe pensare ad una invarianza

del traffico ad aumento di capacità, essendo da un lato abbastanza limitato nel tempo il

problema della congestione e, dall’altro, piuttosto complesso l’insieme di motivazioni che

spingono a decidere per la modalità di trasporto stradale piuttosto che quella ferroviaria.

5 .- I problemi connessi all’uso di strumenti economici nelle politiche dei trasporti:

alcune conclusioni

Di seguito proviamo a riassumere gli aspetti di policy discussi, facendo evidenziare i

problemi da essi posti.

Il conflitto tra i meccanismi di mercato ed il ruolo dello Stato in economia trova nel

caso dei trasporti un contesto di applicazione particolarmente interessante. La superiorità del

mercato confligge con l’evidenza dei fallimenti dello stesso. Allo stesso tempo, la possibilità

di sbagliare dello Stato nel tentativo di sanare i fallimenti di mercato introducendo incentivi

19

“errati” è piuttosto forte ed è proprio nel contesto dei trasporti che parecchi casi di questi

fallimenti sono evidenti.

I tradizionali strumenti economici di policy, distinti in strumenti di regolazione e

20

controllo ed in strumenti di pricing , possono essere notoriamente implementati assegnando

ad agenzie private i segmenti di mercato da creare ovvero applicando gli strumenti propri

delle imprese (es. proprio i prezzi).

Un primo tipo di considerazioni riguarda notoriamente la natura del bene

“infrastruttura”. Esso è normalmente inteso come un bene pubblico, ma in realtà si tratta di un

bene di club (gli utilizzatori dell’infrastruttura). Tra l’altro, proprio il caso della congestione

fa venire meno l’ipotesi di considerarlo come un bene non-rivale.

E’ noto ancora come il trasporto crei esternalità a causa del fatto che i diritti di proprietà

non sono definiti. I costi esterni del trasporto riguardano la perdita di risorse umane e naturali;

la creazione di congestione che riguarda i fruitori stessi della strutture e gli effetti di reciproca

interazione riguardanti gli schemi di produzione e consumo.

Le politiche di regolazione consistono in:

- proibizione all’entrata in zone specifiche del territorio per automobili e mezzi pesanti;

- rafforzamento del trasporto ferroviario come alternativa a quello stradale;

- controllo dell’entrata sul mercato attraverso il sistema delle concessioni per bus, taxi e

mezzi pesanti;

- introduzione di standard per gli autoveicoli con riguardo alle emissioni;

- assegnazione di diritti di proprietà (accesso) ai residenti in area congestionate.

19 OECD, 1992, Market and Government Failures in Environmental management, the case of transport, Paris

20 OECD, 1991, Environmental policy: how to apply economic instruments, Paris

La tendenza a ridurre le politiche di regolazione è dovuta alla necessità di non provocare

distorsioni nel sistema delle preferenze. Anche altre giustificazioni sono state apportate:

tipicamente, viene detto, la regolazione induce più che all’innovazione all’elusione delle

regole.

I prezzi invece regolerebbero il mercato in modo più opportuno, essendo dei segnalatori

di scarsità. In questi casi, l’attività di trasporto non è vietata, ma si induce ad un cambiamento

dei comportamenti in relazione ai costi al margine. I comportamenti di consumo, di

produzione e, per esempio, di localizzazione abitativa o di attività produttive sono indotti ad

adattarsi ai nuovi sistemi di prezzo. Ma è l’individuo a decidere come sulla base del proprio

sistema di preferenze.

Diverse controindicazioni sono state suggerite rispetto al conflitto tra regolazione e

pricing, una buona sintesi induce a sostenere un’ipotesi di mix.

Il soggetto istituzionale che deve implementare la politica può avere in teoria

caratteristiche diverse: può essere puramente pubblico o puramente privato ovvero pubblico

con un atteggiamento da impresa privata. Specie nel pricing, è necessaria confidenza con il

sistema dei prezzi, piuttosto difficile da acquisire e consolidare. Si ricorda a proposito

l’esperienza recente delle authorities su alcune utilities. Allo stesso modo, la regolazione si

adatta più al soggetto pubblico, poiché si basa su obiettivi socialmente rilevanti da doversi

fissare prima e raggiungere poi con politiche opportune.

L’implementazione delle politiche di regolazione e pricing dipende dalle disponibilità di

opportuna strumentazione tecnica, che appare però sempre meno un problema.

Infine, occorre ricordare gli ostacoli che esistono all’implementazione della

strumentazione economica per affrontare il problema dell’inquinamento. In primo luogo,

possono presentarsi tentazioni di free-riding rispetto ai costi esterni. Normalmente, esse si

giustificano con problemi redistributivi, ma in realtà rivelano conflitti potenziali tra

utilizzatori, che non intendono pagare, e non-utilizzatori. I problemi di redistribuzione pure

esistono, ma vanno indagati sistema per sistema: esistono paesi con un finanziamento

completo dei costi esterni da parte del club degli utilizzatori, ma con forte “cross-

subsidization” tra soggetti con caratteristiche di produzione e consumo diversi.

Alcuni ostacoli sono indotti dalla particolare struttura delle relazioni tra utilizzatori e

settore pubblico. Il bene “infrastruttura di trasporto” è un “bene di club”, ma se viene regolato

come un bene pubblico si possono generare comportamenti di rent seeking. Il settore pubblico

non soddisfa la domanda, ma non si introducono strumenti di pricing che potrebbero generare

vantaggi significativi.

Un’ulteriore questione riguarda la eccessiva valutazione delle esternalità positive del

trasporto e delle infrastrutture di trasporto. Questa valutazione riguarda l’offerta di

infrastrutture, ma non l’uso che, al contrario genera costi esterni. Non ci sarebbe così alcun

21

motivo per ridurre la pressione fiscale sul trasporto per un motivo di questo tipo .

21 Si veda Rothengatter W. , 1991, “Deregulating the European railway Industry: Theoretical Background and

Practical Consequences”, Transportation Research, 25

Cap.4 – BENI PUBBLICI, FREE RIDER E COMPORTAMENTO STRATEGICO

§ 1- I beni pubblici

I beni pubblici sono definiti come quei beni che godono delle proprietà di non escludibilità e

di non rivalità. Non escludibilità significa che non è possibile impedirne l’accesso ad altri

soggetti, non rivalità significa che il consumo da parte di uno o più individui non riduce le

possibilità di consumo da parte degli altri.

In altre parole, le caratteristiche dei beni pubblici sono: il loro consumo è non competitivo o

non rivale (cioè il godimento da parte di un individuo in più non comporta alcun costo

aggiuntivo); il fatto di essere non appropriabili o non esclusivi (risulta molto costoso preclu-

22

dere ad altri individui la possibilità di goderne) .

Va, quindi fatta una distinzione fra beni collettivi e beni pubblici. E’ sicuramente vero che la

maggior parte dei beni collettivi possono essere considerati beni pubblici. Vi sono però alcuni

beni che sono nello stesso tempo dei beni collettivi per quanti fanno parte di un dato gruppo, e

beni privati per quanti fanno parte di un altro gruppo, poiché è possibile impedire a certi

individui, ma non ad altri, di farne uso. Si prenda ad esempio una partita di calcio, la quale

costituisce un bene collettivo per tutti coloro che vivono in alti edifici che si affacciano sul

campo, ma per tutti coloro i quali possono vederla solo acquistando biglietti per un posto

nello stadio la considerano come un bene privato. Questi beni sono definiti beni di Club.

Come Head ha tuttavia dimostrato, non è necessario che l’esclusione sia tecnicamente

impossibile; occorre solo che essa sia molto costosa.

Quanto alla non rivalità, il caso estremo potrebbe essere il bene pubblico puro alla Samuelson,

ossia un bene per il quale il consumo addizionale da parte di un individuo non diminuisce

23

l’ammontare a disposizione degli altri .

22 Di conseguenza, risulta difficile se non impossibile praticare un prezzo per l’utilizzo di beni non escludibili,

ovvero è possibile usufruire di tali beni senza effettuare un pagamento diretto.

Sulla definizione e l’importanza dei beni pubblici si vedano JOHN G. HEAD, Public

23

Goods and Public Policy, in “Public Finance”, vol. XVII, n. 3, 1962, pp. 197-219; R.

MUSGRAVE, The Theory of Public Finance, McGraw-Hill, New York 1959; P.A.

SAMUELSON, The Pure Theory of Public Expenditure, Diagrammatic Exposition of A

Theory of Public Expenditure, e Aspects of Public Expenditure Theories, nella “Review of

Economica and Statistics”, XXXVI, 1954, pp. 387-390, XXXVII, 1955, pp. 350-356 e XL,

1958, pp. 332-338.

L’esempio classico di bene pubblico è la difesa nazionale: una volta che una nazione sia

protetta dal rischio di un’invasione straniera, non vi sono costi ulteriori a estendere il

beneficio, mentre sarebbe difficile e costoso precluderne il godimento a qualcuno.

Le bellezze paesaggistiche sono un altro esempio di bene pubblico. Ogni individuo può

godere di questo bene e il suo piacere non preclude a nessun’altro la possibilità di fare

altrettanto; anzi escludere qualcuno comporterebbe un costo anche elevato.

24

I beni pubblici puri sono quelli per i quali i costi marginali di fornirlo a una persona in più

sono rigorosamente nulli ed è impossibile escludere qualcuno dal suo godimento. Molti beni

pubblici che lo stato fornisce non sono beni pubblici puri in questo senso. E’ possibile, ma

relativamente costoso, escludere da (o far pagare per) l’uso di una strada di grande

comunicazione; il costo marginale sarebbe molto piccolo, ma non nullo.

25

La figura 1 presenta alcuni esempi di beni pubblici, puri e non. Essa mostra la “facilità di

esclusione ” sull’asse orizzontale e il “costo (marginale) di un individuo in più che usa il

bene” lungo l’asse verticale. L’angolo in basso a sinistra rappresenta un bene pubblico puro.

• •

Costo strade congestionate Beni privati puri

Marginale

dell’uso •Beni •

pubblici puri: protezione antincendio

difesa nazionale facilità di esclusione

Figura 1- beni forniti dallo stato.

Come già detto i beni pubblici puri sono caratterizzati da consumo non competitivo (il costo

marginale di un individuo aggiuntivo che goda del bene è zero) e non esclusivo (il costo di

escludere un individuo dal godere il bene è proibitivamente alto). I beni forniti dal settore

pubblico differiscono nel grado in cui presentano queste due proprietà.

Solo la difesa nazionale si avvicina a un bene pubblico puro. Strade di grande comunicazione

24 Il costo marginale è la variazione (incremento) del costo totale derivante dalla variazione della quantità.

25 La figura è tratta dal libro Principi di Microeconomia, 1998, J.E. STIGLITZ.

non congestionate sono un altro esempio, anche se in geenerale le infrastrutrtire di trasporto

prima o poi sono soggette a congetsione. L’angolo in alto a destra rappresenta un bene privato

puro (servizi sanitari o istruzione), dove il costo di esclusione è basso e il costo marginale di

un individuo in più che usi il bene è elevato.

Vi sono quindi molti beni che non sono beni pubblici puri, perché presentano qualche

limitazione dell’una o dell’altra proprietà.

Alcuni sono totalmente non rivali, ma presentano problemi sul versante della non

escludibilità. Per esempio, durante i periodi di scarso traffico, l’attraversamento di un ponte è

non rivale in quanto un automobile aggiuntiva sul ponte non riduce la velocità delle altre

autovetture. Tuttavia l’attraversamento di un ponte è escludibile in quanto i responsabili della

gestione del ponte possono limitarne l’uso. I segnali televisivi sono un esempio analogo: una

volta che i segnali sono stati trasmessi, il costo marginale di rendere disponibile la

trasmissione a un consumatore aggiuntivo è zero e il bene è non rivale. Tuttavia, i segnali

televisivi possono essere resi escludibili mediante una loro codificazione e l’imposizione di

un pagamento per ottenere il codice che decodifichi i segnali stessi (PAY TV).

Alcuni beni sono totalmente non escludibili ma presentano problemi di non rivalità. L’aria

pulita rappresenta un esempio di tale tipo di beni nel caso in cui le emissioni nocive di una

fabbrica influiscano negativamente sulla qualità dell’aria e sulla capacità degli individui di

goderne. Un oceano o un grande lago sono beni non escludibili, ma la pesca che vi si pratica è

rivale in quanto impone dei costi sugli altri soggetti: più pesce viene pescato, meno ne resta

disponibile per gli altri.

. Molti beni che vengono forniti pubblicamente sono rivali o escludibili o entrambi. Per

esempio, l’istruzione secondaria è rivale rispetto al consumo; infatti il costo marginale per

istruire un ulteriore ragazzo è positivo, in quanto gli altri ragazzi ricevono meno attenzione al

crescere della dimensione della classe. Parimenti, la fissazione di una retta scolastica può

privare alcuni ragazzi dell’istruzione. L’educazione pubblica viene fornita

dall’amministrazione locale perché comporta esternalità positive e non perché si tratti di un

bene pubblico.

Infine si consideri la gestione di un parco nazionale. Una parte del pubblico può essere esclusa

dall’usufruire del parco innalzando le tariffe d’ingresso e di campeggio; l’uso del parco è

anche rivale, in quanto in condizioni di affollamento, l’ingresso nel parco di un’automobile

aggiuntiva può ridurre i benefici che gli altri traggono da esso.

La protezione contro gli incendi è un bene dal quale l’esclusione è relativamente semplice: gli

individui che si rifiutassero di contribuire al mantenimento dei vigili del fuoco potrebbero

semplicemente non essere soccorsi in caso di incendio. Ma la protezione contro l’incendio è

assimilabile a un bene pubblico in quanto il costo marginale di coprire una persona in più è

basso poiché, i vigili del fuoco impiegano la maggior parte del tempo nell’attesa delle

chiamate e non a spegnere incendi, per cui la protezione di un individuo in più ha pochi costi

26

aggiuntivi .

Sui mercati privati vi è una offerta insufficiente di beni pubblici. Se, per tornare all’esempio

del faro, vi fosse un solo grande armatore interessato al suo uso, egli valuterebbe i costi e i

benefici della sua costruzione e deciderebbe di conseguenza. Ma se oltre a lui anche altri

armatori più piccoli avessero bisogno del faro, la situazione diventerebbe più complessa. Il

grande armatore continuerebbe a tenere in conto solo i suoi propri benefici e finanzierebbe la

costruzione solo in presenza di un vantaggio economico. I piccoli armatori invece non

avrebbero convenienza, singolarmente presi, ad affrontare le spese dell’opera; questa

diventerebbe desiderabile solo se i benefici complessivi che essi ne riceverebbero superassero

i costi.

Il Governo ha un importante vantaggio rispetto ai privati cittadini in merito al problema dei

beni pubblici. Essi hanno il potere di obbligare i cittadini a pagarli. E’ vero che vi potrebbe

essere un qualche livello di produzione di beni pubblici — fari, parchi stradali, persino servizi

di polizia e di protezione civile e antincendio — anche in assenza di intervento pubblico, ma

la società ne guadagnerebbe se il livello di produzione aumentasse e i cittadini fossero

obbligati a pagare l’aumentato livello di servizi pubblici attraverso le imposte.

§1.2 - Fornitura di un bene pubblico

Supponiamo che due persone che vivono nello stesso appartamento, A e B, decidano se

acquistare o no un bene che, per il suo utilizzo (es. un potente stereo collocato nel centro della

Solo nella rara evenienza in cui due o più incendi scoppino simultaneamente vi sarà un

26

costo significativo nell’estendere la protezione a una persona in più.

casa) lo configura come un bene pubblico invece che privato, e si vuole determinare quando è

vantaggioso per i due individui l’acquisto del bene.

Indichiamo con w e w la ricchezza iniziale dei due individui, con g e g i rispettivi

A B A B

contributi per l’acquisto del bene e con x e x la parte rimanente della loro ricchezza, che può

A B

essere spesa per altri consumi. I vincoli di bilancio sono quindi

x +g =w

A A A

x + g =w

B B B

Supponiamo che il bene costi C dollari così che, per acquistarlo, la somma dei due contributi

deve essere almeno pari a C, cioè:

≥C

g + g

A B

Questa equazione ci dice che i due individui possono acquistare il bene se pagano C.

A questo punto entrano in gioco i diversi valori attribuiti al servizio fornito dal bene. Questi

valori possono essere determinati chiedendo a ciascuno quanto sarebbe disposto a pagare per

27

usare il bene, a questo scopo si utilizza il concetto di prezzo di riserva . 28

Condizione necessaria affinché l’acquisto del bene costituisca un miglioramento paretiano il

contributo di ciascun individuo all’acquisto del televisore deve essere inferiore alla sua

disponibilità a pagare per acquistarlo, cioè:

>g

r A A

>g

r B B

Se un consumatore può comprare un bene ad un prezzo inferiore al prezzo massimo che egli è

disposto a pagare, tale acquisto è, per lui, vantaggioso. Di conseguenza, la condizione

secondo la quale il prezzo di riserva è superiore al contributo al costo indica semplicemente

che si ha un miglioramento paretiano quando ciascun individuo può acquistare i servizi del

bene ad un prezzo inferiore al prezzo massimo che egli è disposto a pagare.

Il prezzo di riserva dell’individuo A è il prezzo massimo che questi sarebbe disposto a

27

pagare per avere il televisore: cioè quel prezzo, r , in corrispondenza del quale per l’individuo

A

i è indifferente pagare r ed avere il bene, oppure non averlo. Analogamente abbiamo il prezzo

A

di riserva dell’individuo B. Notiamo che, in generale, il prezzo di riserva di ciascun individuo

dipende dalla sua ricchezza: il prezzo massimo che un individuo è disposto a pagare dipende,

in una certa misura, da quanto egli è in grado di pagare.

28 Ricordiamo che un’allocazione è Pareto-efficiente se non vi è modo di aumentare la soddisfazione di entrambi

gli individui. Un’allocazione è invece Pareto inefficiente se esiste un modo per aumentare la soddisfazione di

entrambi.

Di conseguenza, se la disponibilità a pagare di ciascun individuo supera il suo contributo al

costo, la somma delle disponibilità a pagare è superiore al costo del bene, cioè:

>

r +r g +g = C

A B A B

Questa è una condizione sufficiente perché l’acquisto del bene rappresenti un miglioramento

paretiano. Se tale condizione è soddisfatta, esiste qualche schema di pagamento tale che

29

l’acquisto del bene pubblico aumenti la soddisfazione di entrambi gli individui .

L’esempio fatto era riferito ad un bene discreto e la decisione associata era del tipo

acquistare/non acquistare. Molte decisioni però non sono dicotomiche, acquistare/non

acquistare, ma concerno la scelta della quantità di bene pubblico che deve essere fornita.

La condizione di ottimo per questo problema è che la somma dei valori assoluti dei saggi

marginali di sostituzione tra il bene privato e quello pubblico per i due consumatori sia uguale

al costo marginale del bene pubblico, cioè:

MRS + MRS MC(G)

A B =

Infatti, il saggio marginale di sostituzione misura la disponibilità marginale a pagare un’unità

addizionale di bene pubblico. In questo caso, la condizione di efficienza indica semplicemente

che la somma della disponibilità marginale a pagare deve essere uguale al costo marginale di

un’unità addizionale del bene pubblico.

Nel caso di un bene disponibile in quantità discrete (caso Acquisto/non acquisto) abbiamo

visto che la condizione di efficienza richiedeva che la somma delle disponibilità a pagare

fosse almeno uguale al costo. Nel caso in esame, dove il bene pubblico può essere fornito a

livelli diversi, la condizione di efficienza richiede che la somma delle disponibilità marginali

Questa condizione ha alcune implicazioni. In primo luogo, notiamo che la condizione in

29

base alla quale l’acquisto del bene pubblico può essere definito un miglioramento paretiano

dipende solo dalla disponibilità a pagare di ciascun individuo e dal costo totale. Se la somma

dei prezzi di riserva è superiore al costo del televisore, esisterà sempre uno schema di

pagamento tale che la soddisfazione di entrambi gli individui sarà maggiore qualora

acquistino il bene pubblico.In secondo luogo, l’acquisto del bene pubblico sarà Pareto-

efficiente o no a seconda della distribuzione iniziale della ricchezza (w ; w ). Questo perché,

A B

in generale, i prezzi di riserva rA e rB dipendono dalla distribuzione della ricchezza. Infatti, è

possibile che per alcune distribuzioni rA rB > C, e per altre rA rB < C. In generale, il fatto

+ +

che un bene pubblico venga reso disponibile o no dipende dalla distribuzione della ricchezza,

anche se, in casi particolari, può non dipenderne. Per esempio, nel caso di preferenze quasi-

lineari i prezzi di riserva non dipendono dalla quantità di ricchezza e di conseguenza

nemmeno la disponibilità ottimale del bene pubblico dipende da essa, almeno per certi livelli

di ricchezza (è sempre necessario che la disponibilità a pagare sia inferiore all’effettiva

possibilità di farlo).

a pagare sia uguale al costo marginale in corrispondenza della quantità ottima del bene

pubblico. Infatti, se la somma della disponibilità marginale ad acquistare il bene pubblico

fosse maggiore del costo marginale, sarebbe conveniente fornire una maggiore quantità del

bene pubblico.

Confrontando la condizione di efficienza relativa ad un bene pubblico con quella ottenuta per

un bene privato, possiamo notare che nel caso di un bene privato, il saggio marginale di

sostituzione (o disponibilità marginale a pagare) di ciascun individuo deve essere uguale al

costo marginale e ciascun individuo può consumare una quantità diversa, ma, al margine, tutti

devono attribuirgli lo stesso valore (altrimenti vi sarebbe la possibilità di ulteriori scambi);

nel caso di un bene pubblico, invece, è la somma dei saggi marginali di sostituzione che deve

essere uguale al costo marginale poichè ciascun individuo consuma la stessa quantità, e

ciascuno può attribuire, al margine, un valore diverso. 30

La condizione di efficienza relativa ad un bene pubblico è rappresentata nella figura 2 .

L’allocazione efficiente del bene pubblico si avrà nel punto in cui la somma dei saggi

marginali di sostituzione è uguale al costo marginale.

MRS MC

MRS

2

MRS

1 G* G

§ 2- Il problema del free rider: l’analisi microeconomica

Abbiamo visto che, se la somma delle disponibilità marginali a pagare supera il costo

dell’acquisto del bene pubblico, l’allocazione del bene è efficiente, ma ciò non significa

necessariamente che gli individui decideranno di acquistare il bene poiché tale scelta dipende

dal modo in cui essi si mettono d’accordo nel prendere le decisioni comuni.

30 La fig. è tratta dal testo Microeconomia, di H.R VARIAN p.561, cas. ed. Cafoscarina 1993

Infatti, è possibile che le due persone cooperino e dichiarino il valore che attribuiscono al

bene, accordandosi per decidere se acquistarlo o meno; ma in certe circostanze è possibile che

essi non siano incentivati a dichiarare il vero, cioè entrambi gli individui rifiutano di

contribuire, nella speranza che l’altro si decida ad acquistare da solo il bene.

31

Volendo fare un esempio numerico del problema dell’acquisto del bene discreto che

abbiamo visto in precedenza, si suppone che ciascun individuo disponga di una ricchezza di

32

$500, che ciascuno valuti il bene $100, e che il costo dello stesso sia $150 . Inoltre, si

suppone che una delle due persone non possa impedire all’altra di ascoltare la musica, e che

ciascuno dei due voglia decidere indipendentemente se comprare o no lo stereo. La matrice

payoff di questo gioco è rappresentata nella Tabella seguente:

Giocatore B

Acquistare Non acquistare

Giocatore A Acquistare -50 ; -50 -50 ; 100

100 ; -50 0 ; 0

Non acquistare

Se consideriamo la decisione di uno dei due individui, es. il giocatore A, notiamo che se

acquista il bene, ottiene un beneficio pari a $100 e paga il costo di $150, con un beneficio

netto uguale a -50. D’altra parte, se il giocatore A acquista il bene, il giocatore B può usarlo

gratis, ottenendo un beneficio pari a $100. Questo gioco presenta una soluzione di equilibrio

con strategia dominante, in cui nessuno dei due giocatori acquista il bene. Se A decide di

acquistarlo, B ha tutto l’interesse a fare il free rider, cioè ad ascoltare la musica senza aver

contribuito in alcun modo all’acquisto dello stereo. Se invece A decide di non acquistarlo, B

33

ha ovviamente interesse a non acquistarlo a sua volta .

31 L’es. è tratto dal testo Microeconomia, di H.R VARIAN op.cit.

32 Poiché la somma dei prezzi di riserva eccede il costo, l’acquisto del bene è Pareto-efficiente.

Questa situazione è simile, ma non uguale, a quella del dilemma del prigioniero. Nel caso

33

del dilemma del prigioniero la strategia che massimizza l’utilità complessiva dei giocatori

prevede che entrambi i giocatori compiano la stessa scelta, mentre in questo caso la strategia

che massimizza l’utilità complessiva prevede che uno dei due acquisti lo stereo (che sarà poi

usato da entrambi).

Anche se uno dei due individui acquista il bene ed entrambi i giocatori lo usano, si può avere

un miglioramento paretiano semplicemente facendo in modo che il giocatore che non

34

contribuisce versi una somma all’altro giocatore .

Questa soluzione è relativamente semplice, ma possono sorgere problemi più complicati di

free riding nel caso della ripartizione di altri beni pubblici e con più di due individui, poiché

vi sono più persone nei cui confronti ciascuno può comportarsi da free rider. Lasciare che

siano gli altri a contribuire o a fare tutto un lavoro è una scelta ottima dal punto di vista

individuale, ma non è Pareto-efficiente dal punto di vista sociale.

L’esempio precedente sottolinea un aspetto importante dell’argomento in questione, e cioè

l’interazione strategica tra i due giocatori.

Se, infatti, volessimo considerare le decisioni di quanto contribuire all’acquisto di un bene

pubblico (considerando una dotazione iniziale w per ciascuno, che rappresenti anche il

consumo del bene privato), vediamo che l’individuo A deve prevedere quale sarà il contributo

dell’individuo B (supponiamo che l’individuo B offra un qualche contributo positivo, g ), e

B

inoltre che l’individuo B formuli una congettura circa il contributo dell’individuo A. Si avrà

35

un equilibrio quando ciascuno dei due offre un contributo ottimale, data la scelta dell’altro .

Se entrambi gli individui acquistano entrambi i beni, la condizione di ottimo è la consueta : il

saggio marginale di sostituzione tra bene pubblico e bene privato deve essere uguale a 1 per

ciascun consumatore, cioè:

A B

MRS = 1

A

MRS = 1

B

Bene curva di Bene retta di bilancio

Se l’individuo B acquista il bene pubblico, e ne acquista una quantità tale che il saggio

Pubblico indifferenza pubblico di B

di A curva di

marginale di sostituzione sia uguale ad 1, tuttavia, egli può pensare che il contributo versato

indifferenza

dall’individuo A sia sufficiente e che, quindi, un suo contributo non sia necessario, e di

di B

G = g inclinazione = -1 G

conseguenza, decidere di non contribuire affatto.

A 36

Ciò è rappresentato nella Fig. 3 . inclinazione =

= - 1

x A WA WA=XA

Il versamento di una somma qualsiasi tra $50 e $100 darà luogo in questo esempio a un

34 bene privato bene privato

miglioramento paretiano.

35 Questo è l’equilibrio di Nash.

36 La fig. è tratta dal testo Microeconomia, di H.R VARIAN p. 567, op. cit.

Figura 3-Il problema del free rider. L’individuo A contribuisce, mentre

l’individuo B si comporta da free rider.

Se sull’asse orizzontale è indicato il consumo di ciascun individuo, su quello verticale il suo

consumo pubblico; la “dotazione” di ciascun individuo corrisponde alla sua ricchezza, W , ed

i

al contributo al bene pubblico dell’altro individuo, poiché tale contributo rappresenta la

quantità disponibile del bene pubblico nel caso in cui egli decida di non contribuire. Nella

Figura 3 A, per esempio, il contributo all’acquisto del bene pubblico è versato solo

dall’individuo A, e quindi g = G. In questo caso, la dotazione dell’individuo B consiste nella

A

sua ricchezza, w , e nella quantità del bene pubblico, G — poiché l’individuo B consuma il

B

bene pubblico anche se non vi contribuisce. Dato che l’individuo B non può ridurre la

quantità del bene pubblico, ma solo aumentarla, il suo vincolo di bilancio è rappresentato

dalla linea più marcata della Figura 3 B. Data la forma della curva di indifferenza

dell’individuo B, dal suo punto di vista comportarsi da free rider e consumare interamente la

propria dotazione rappresenta la scelta ottimale, come si vede nella figura.

Questo è quindi un esempio di free riding: dato che un bene pubblico è consumato da tutti in

uguale quantità, il fatto che un individuo contribuisca al bene pubblico tenderà a ridurre i

contributi degli altri. Così, la quantità del bene pubblico fornita in corrispondenza di un

equilibrio volontario sarà, in generale, di molto inferiore rispetto a quella efficiente.

§3-Comportamento strategico, interdipendenza e impostazione probabilistica del problema

del free rider.

Da un punto di vista microeconomico è opportuno tenere accuratamente distinto il

comportamento di un individuo quando si trova a far parte di un piccolo gruppo e il

comportamento dello stesso individuo in un gruppo ampio. Nei due casi l’atteggiamento

razionale dell’individuo sarà notevolmente diverso. La differenza sta nel sosto del

coordinamento.

Nell’ambito di un piccolo gruppo ciascuno scambista potenziale è spinto a comportarsi

strategicamente e a contrattare nel tentativo di assicurarsi termini di scambio nettamente più

favorevoli. Contemporaneamente egli cercherà di promuovere il consenso generale in modo

da assicurarsi i vantaggi derivanti dai riconosciuti guadagni reciproci; lo scambista tende cioè,

tramite il suo comportamento, a modificare quello degli altri scambisti del gruppo. Egli

tenterà di prevedere il più esattamente possibile la reazione degli altri alla sua azione e quindi

sceglierà la combinazione di azione e di prevista reazione che massimizza l’utilità attesa. Egli

si trova cioè chiaramente nella posizione di un giocatore e potrà deliberatamente adottare un

comportamento strategico “antisociale” pur riconoscendo che un comportamento di mutua

cooperazione può assicurare dei vantaggi reciproci. L’individuo troverà vantaggioso

nascondere le sue “ vere preferenze” e mostrare invece falsi indizi circa queste ultime alle

parti avversarie.

Un individuo che fa parte di un vasto gruppo caratterizzato dalla generale interdipendenza tra

tutti i suoi membri non si aspetta di influenzare con il suo comportamento quello degli altri

individui. Non si comporterà quindi in maniera strategica, non contratterà, non “giocherà” .

Al contrario egli adeguerà il suo comportamento a quello degli altri intesi come un tutto senza

ritenere che il loro comportamento possa cambiare. L’individuo accetta il complesso delle

azioni altrui come parametro delle proprie decisioni, come parte, per così dire, della natura

che lo circonda che egli non considera affatto soggetta a variazioni direttamente o

indirettamente dovute al suo comportamento.

In un modello a molti individui il singolo considera così limitata l’influenza della sua azione

in relazione alla totalità di azioni poste in essere dal gruppo entro cui egli opera, da non

ritenere possibile alcun effetto rilevante sui risultati complessivi. L’individuo ritiene

giustamente che sia meglio ignorare le reazioni degli altri (intesi singolarmente o come

sottogruppo) a un suo possibile comportamento “antisociale”.

Da quanto detto, quindi, risulta che le motivazioni psicologiche sono diverse nelle due

situazioni. In un piccolo gruppo l’individuo riconosce ai rapporti di interdipendenza un

carattere specifico e personale, è direttamente conscio delle rivalità esistenti e (in situazioni in

cui vi siano più di due individui) sarà spinto a partecipare a delle coalizioni. L’individuo sarà

conscio della maggiore produttività derivante da una azione congiunta con uno o più individui

e di fronte a ogni altro individuo del gruppo egli proverà insieme un senso di competizione e

di cooperazione. In una situazione in cui siano presenti molti individui tutto ciò scompare.

L’individuo riconoscerà l’interdipendenza reciproca tra tutti i membri del gruppo ad un livello

in un certo senso logico e analitico. Egli non riterrà produttivo, come invece avverrebbe in un

piccolo gruppo, formare coalizioni con altri, non si considererà in stato di competizione o di

cooperazione con gli altri, le relazioni di interdipendenza non verranno personalizzate; non vi

sarà motivo di contrattare per ottenere termini di scambio più favorevoli in quanto, per

ciascun individuo, tali termini sono fissati dall’esterno. L’eliminazione delle possibilità di

contrattazione ha tuttavia il suo rovescio in quanto non si tenderà neppure a promuovere gli

“scambi”. In un piccolo gruppo l’individuo è spinto sia a iniziare lo scambio sia a contrattare

sulle condizioni di esso.

In un vasto gruppo in cui l’interdipendenza è generale e non può essere ridotta a delle

relazioni interindividuali il comportamento che porta allo scambio e alla contrattazione tende

ad essere eliminato. In un ampio gruppo gli individui ritengono razionale agire in maniera

indipendente a dispetto del fatto che il risultato complessivo delle azioni individuali

indipendenti sia non ottimale per ciascuna e per tutte le persone del gruppo e che ciò sia

esplicitamente riconosciuto.

Un aspetto importante di questa interdipendenza è, quindi, quello che riguarda di come

l’individuo consideri le probabilità di influenzare, con il suo comportamento, l’atteggiamento

degli altri. Consideriamo in primo luogo una comunità di mille persone in cui sia a tutti

largamente noto che un bene pubblico costituito da una attrezzatura fissa comporterebbe, se

costruito, un beneficio di dieci dollari pro-capite cioè di diecimila dollari complessivi e che

sia altresì noto che il costo dell’attrezzatura è di cinquemila dollari.

Ogni individuo si trova di fronte alla seguente alternativa di scelte: (a) partecipare al costo

congiunto dell’impresa, (b) non parteciparvi.

Se egli prevede che gli altri membri del gruppo contribuiranno in misura sufficiente a

finanziare il servizio gli converrà, ovviamente, non contribuire, se prevede che gli altri non

contribuiranno gli converrà ugualmente non contribuire dato che i benefici sono indivisibili.

Dato il grande numero di membri del gruppo l’individuo non ritiene di poter influenzare con

il suo comportamento quello degli altri. Che egli contribuisca o no le sue induzioni relative al

comportamento del gruppo non mutano. In tale situazione, indipendentemente da come egli

ritiene che si comporteranno gli altri, la scelta razionale dell’individuo dovrà essere quella di

comportarsi da free rider. E poiché tutti gli altri individui tenderanno ad agire nello stesso

modo il servizio non potrà essere costruito con i contributi volontari dei beneficiari futuri.

La semplice matrice della figura 4 può servire ad illustrare tale situazione. Nell’esempio

vengono attribuiti alle varie alternative che si pongono all’individuo valori diversi. I termini

tra parentesi indicano la probabilità di avverarsi attribuita a ciascun possibile modello di

comportamento degli “altri” ed è importante notare che tali probabilità non cambiano da una

riga all’altra. In tale caso ogni insieme di coefficienti di probabilità darebbe gli stessi risultati.

Il più alto valore atteso si troverà sempre nella riga intitolata “l’individuo non contribuisce”.

Figura 4 Gli altri Gli altri non

Contribuiscono contribuiscono Valore atteso

L’individuo contribuisce 0

$ 5 (• 5) - $ 5 (• 5)

L’individuo non contribuisce $ 5

$ 10 (• 5 ) 0 (• 5)

Questa situazione, molto plausibile in un a ampio gruppo, sarà invece molto diversa

nell’ambito di un piccolo gruppo. Date le stesse condizioni generali supponiamo ora che la

comunità sia composta di 10 persone, ciascuna delle quali si trova di fronte alla prospettiva di

un beneficio del valore di mille $ e di un costo di cinquecento. Come nell’altro caso tale

persona può contribuire o rifiutarsi; tuttavia, poiché in un piccolo gruppo le interrelazioni

reciproche sono presenti all’individuo, egli sa che, con il suo comportamento, può esercitare

una certa influenza sul comportamento degli altri membri del gruppo. Se egli non contribuisce

può crescere il numero oli probabilità che anche gli altri non contribuiscano e già questa

possibilità può bastare, per un individuo razionale, a determinare la sua partecipazione. Tale

situazione nello ambito di un piccolo gruppo è descritta nella figura 5. Si noti che le

probabilità attribuite variano da riga a riga e che l’individuo prevede che il suo

comportamento influirà su quello degli altri; è questa la ragione per cui, come appare

dall’esempio, il valore atteso è maggiore quando l’individuo dà il suo contributo. L’avverarsi

o meno di questo risultato dipenderà, ovviamente, dalle probabilità attribuite dall’individuo

alle diverse alternative. L’individuo può infatti ritenere che il suo contributo possa far dimi-

nuire invece di aumentare la probabilità che gli altri a loro volta contribuiscano. In questo

caso lo spostamento delle probabilità tra le due righe avverrebbe in senso contrario a quello

indicato nella figura 5. Ciò è dimostrato nella figura 6, da cui appare come il valore atteso per

l’individuo sia più alto nel caso che egli non contribuisca volontariamente al costo del bene

pubblico. In questo caso l’individuo agisce come un vero e proprio free rider e prevede che

gli altri compensino il suo comportamento antisociale. Che poi le altre condizioni siano quelle

della figura 5 o quelle della figura 6 dipenderà in parte dal potere di sanzione che il gruppo

esercita nei confronti dell’individuo. Infatti, nei piccoli gruppi, esisteranno molto

verosimilmente dei rapporti interpersonali e quindi la possibilità di escludere coloro che non

si adegueranno al comportamento del gruppo. Ciò indica come più probabile il verificarsi

della situazione descritta nella figura 5 rispetto a quella descritta nella figura 6.

Figura 5 Gli altri Gli altri non

Contribuiscono Contribuiscon Valore

o atteso

L’individuo contribuisce $ 300

$ 500 (• 8) - $ 500 (• 2)

L’individuo non contribuisce $ 200

$1000 (• 2) 0 (• 8)

Figura 6 Gli altri Gli altri non

Contribuiscono Contribuiscon Valore

o atteso

L’individuo contribuisce $ 100

$ 500 (• 6) - $500 (• 4)

L’individuo non contribuisce $ 900

$1000 (• 9) 0 (• 1)

L’impostazione probabilistica chiarisce le differenze nel comportamento individuale

nell’ambito di un vasto e di un piccolo gruppo. Non esiste, ovviamente, un sistema per

determinare a priori quale ampiezza deve avere il gruppo per poter causare un mutamento nel

comportamento individuale, il quale varierà da individuo a individuo anche nell’ambito di

uno stesso gruppo. Il limite critico e imposto da come l’individuo sente le relazioni personali

con le controparti. Le differenze di costumi, di tradizioni, di livello etico possono spostare i

confini tra comportamento di piccolo gruppo e comportamento di vasto gruppo. Questo

elemento è stato ovviamente riconosciuto dagli economisti così come è stato riconosciuto che

il numero di imprese necessarie ad assicurare la libera concorrenza varia largamente in

relazione al variare di molte altre variabili rilevanti.

§ 4- IL COMPORTAMENTO DEL FREE-RIDER E L’EFFETTO REFERENCE

Nel capitolo precedente abbiamo visto che (teoria classica del free-riding) dal momento che

un bene pubblico, una volta prodotto, è disponibile per il consumo di tutti i membri della

collettività, indipendentemente che essi abbiano contribuito o meno al suo finanziamento,

è interesse di ciascuno scaricare sul resto della comunità l’onere della produzione del

bene pubblico sottostimando la propria disponibilità marginale a pagare (willingness to

pay).

Più tecnicamente, ogni incremento del contributo della collettività genera sulla willingness to

pay individuale due classi di effetti: quelli di sostituzione, che tenderanno a ridurre il

contributo individuale in una proporzione esattamente uguale a quella di cui è aumentato il

contributo della comunità; e quelli di reddito, che tenderanno ad aumentare il contributo

individuale a seguito del fatto che l’incremento della quota di bene pubblico prodotta dal resto

della comunità aumenta la ricchezza in natura di ogni singolo individuo. Tuttavia, poiché tale

maggiore ricchezza si distribuisce sia sui beni privati che su quelli pubblici (almeno in ipotesi

di beni normali), l’incremento del contributo della comunità produrrà un risultato finale

negativo sulla disponibilità marginale a pagare del singolo individuo che tenderà quindi a

free-rider sul resto dei cittadini. 37

A questo punto, appare opportuno, considerare un lavoro , che cerca di risolvere alcune

incompatibilità tra teoria del free-rider con l’osservazione empirica, come ad es. il British

38

Museum . Nel caso in esame, infatti, i contributi dei visitatori, più che a donazioni alla

comunità in senso lato, sembrano corrispondere a veri e propri prezzi sostenuti per l’utilizzo

del bene pubblico. In sostanza, cioè, è proprio la nozione disponibilità marginale a pagare che

emerge da tali comportamenti ad essere in stridente contrasto con l’ipotesi di un vasto e

Bernasconi M., Marenzi A., “L’effetto del “reference” e la teoria del “free-rider”:

37

l’analisi diagrammatica”.

Entrando al British Museum di Londra, al posto delle familiari biglietterie con i prezzi

38

differenziati per categorie di turisti, un enorme recipiente di cristallo di forma esagonale

accoglie i visitatori. All’interno del cristallo fanno spicco monete e banconote, anche di

grosso taglio, lasciate da turisti di diverse nazionalità. In effetti, anche se sopra l’esagono un

avviso informa i visitatori che, se pure eventuali elargizioni volontarie saranno utilizzate per

le spese di gestione del museo, nessun prezzo è dovuto, pochi sono i turisti che, entrando nel

museo non si fermano a versare qualcosa.

generalizzato free-riding.

Ovviamente, ciò che rende rilevante l’esempio precedente è che una simile incompatibilità tra

teoria del free-rider col osservazione empirica è estendibile a numerosi altri beni pubblici (cfr.

Johansen, 1977 e Sugden, 1982).

In effetti, dato questo paradosso tra teoria del free-riding ed osservazione empirica, diversi

ricercatori hanno elaborato negli ultimi anni modelli dei beni pubblici che si prefiggono di

essere più consistenti della teoria classica con l’esperienza reale.

Il lavoro che stiamo considerando fornisce una soluzione del paradosso del free-rider,

introducendo nel modello di Samuelson il cosiddetto effetto di reference.

§ 5 -L’effetto del reference

Il termine effetto di reference è stato coniato negli anni recenti

dalla letteratura empirica per indicare un’evidenza che contraddice in modo sistematico una

fondamentale assunzione della teoria classica dell’utilità: quella che le preferenze degli

individui possano essere definite indipendentemente da termini di riferimento o, reference

contingenti. Tali reference, che tecnicamente corrispondono alle dotazioni iniziali dei beni —

o initial endowment — tendono tuttavia ad essere influenzati da altri fattori quali “le loro

aspirazioni, aspettative, il comportamento di altri agenti e le norme sociali che regolano la

39

vita della comunità” . 40

L’intuizione fondamentale di alcuni autori è che il nostro apparato percettivo si è abituato

alla valutazione di variazioni piuttosto che alla valutazione di grandezze assolute. Quando

reagiamo ad attributi quali la luminosità, il rumore, la temperatura, le esperienze passate e

presenti definiscono il livello di adattamento, o reference point, e gli stimoli sono percepiti in

relazione a questo reference.

Cfr. Tversky e Kahneman, 1991, p. 1047. Il primo a descrivere un reference o endowment

39

effect è stato, pur senza usare esplicitamente questa terminologia, Markowitz (1952). In anni

più recenti, le considerazioni di Markowitz (1952) sono state riprese, approfondite e verificate

empiricamente da una serie di autori, tra cui Kahneman e Tversky (1979), Thaler (1980) e

Samuelson e Zeckhauser (1988).

40 Tversky e Kahneman (1991), in particolare, hanno mostrato che l’effetto di reference o endowment è rilevante

anche nel caso in cui si considerino preferenze rispetto a beni di consumo piuttosto che alla ricchezza finanziaria.

Applicando questa idea all’analisi del comportamento economico degli individui, questi

autori propongono una teoria in cui le preferenze rispetto ai beni di consumo sono definite in

riferimento alle variazioni, piuttosto che ai loro livelli finali, e soddisfano due ipotesi

comportamentali fondamentali:

a) avversioni alle perdite: una perdita, ovvero una variazione del bene che produce un

allontanamento dall’initial o reference endowment, produce una variazione di benessere

maggiore, in valore assoluto, di quella generata da un guadagno di uguale dimensione;

41

b) sensività decrescente: il valore marginale sia dei guadagni che delle perdite diminuisce

con l’aumento della loro distanza dalla dotazione iniziale (initial endowment).

Tuttavia, nella teoria del reference applicata al problema del free-rider, si utilizza solamente

l’ipotesi di sensitività decrescente.

Per comprendere più facilmente l’ipotesi di sensitività decrescente si può fare un esempio.

Si pensi ad un collezionista di francobolli che decide di destinare una certa somma di denaro

W all’acquisto di un’importante serie costituita da N emissioni diverse. Tutte le emissioni

hanno lo stesso valore da collezione W/N, che coincide anche con la disponibilità marginale a

pagare (willingness to pay) del nostro collezionista. Si supponga ora che, dopo alcune

ricerche, egli riesca ad acquistare 2/3 della serie, pagando proprio W/N per ogni francobollo.

A questo punto sorge spontaneamente la domanda di a quanto corrisponderebbe, dopo questo

acquisto, la nuova disponibilità marginale a pagare del collezionista per i francobolli

dell’ultimo terzo della serie?

Secondo la teoria classica dell’utilità, dal momento che prima dell’acquisto ogni francobollo

era stato valutato come uguale proporzione della somma W destinata all’acquisto di tutta la

serie, il fatto che 2/3 della serie siano ora in possesso del collezionista non aggiunge nessun

nuovo elemento che possa alterare i suoi precedenti programmi. In altre parole, l’acquisto dei

2/3 non può generare né effetti di reddito né effetti di sostituzione o di complementarietà tali

da modificare in senso positivo o negativo la disponibilità marginale a pagare

precedentemente dichiarata per ogni singolo francobollo e pari a W/N.

Tuttavia, si ritiene che, se si potesse effettivamente condurre un esperimento di questo tipo,

quasi certamente si verificherebbe una discrepanza tra la disponibilità marginale a pagare

dichiarata prima o dopo l’acquisto dei 2/3 della serie, con la seconda anche notevolmente

41 Nel lavoro che stiamo considerando si è rivolto l’attenzione alle sue implicazioni riguardo ai guadagni.

maggiore della prima. Evidentemente, il motivo di questa predizione è che, dopo l’acquisto di

parte della serie, sembra verosimile che i francobolli ancora mancanti assumano agli occhi del

collezionista un valore del tutto particolare. Sentendosi più vicino al suo obiettivo ultimo,

ovvero il possesso di tutta la serie, egli è ora pervaso dall’ansia di concludere il programma di

potenziamento della sua collezione di francobolli e questo lo conduce ad una revisione nel

senso di una maggiorazione della sua disponibilità marginale a pagare precedentemente

dichiarata.

L’aspirazione del collezionista a concludere la sua serie, oltre a consentire di illustrare

l’intuizione che sta alla base dell’ipotesi di sensitività decrescente, sembra possa anche avere

interessanti analogie con diversi fenomeni di contribuzione volontaria ai beni pubblici.

In effetti, il fatto che una caratteristica tipica di molti beni pubblici sia quella di presentarsi

come beni da acquisire in quantità e forme prestabilite, comporta che la contribuzione

volontaria per la loro produzione abbia valore solo se intesa come quota individuale per il

conseguimento di tutto il bene pubblico. Ma in questa prospettiva, l’assunzione di sensitività

decrescente, con la sua implicazione che più un progetto pubblico è in stato di avanzata

realizzazione maggiore è la disponibilità degli individui della comunità a finanziare il suo

completamento sembra possa avere una certa rilevanza. Infatti, ad esempio, la nostra

disponibilità a sovvenzionare gli ultimi 10 km di una ferrovia che colleghi la nostra città con

qualche centro che siamo abituati a frequentare e distante 50 km da noi, sarebbe diversa a

seconda che tale domanda ci fosse posta quando è del tutto ipotetico che si possa

effettivamente realizzare la costruzione dei primi 40 km o quando i lavori per costruire il

primo tratto sono già praticamente conclusi.

Molto probabilmente, proprio come nell’esempio del collezionista di francobolli, il fatto che

nel secondo caso la linea ferroviaria sia così vicina alla sua realizzazione, ci spingerebbe in

una predisposizione psicologica nei confronti della ferrovia del tutto particolare, tale da

42

stimolare positivamente la nostra disponibilità a contribuire per il suo completamento .

A questo proposito, gli autori, fanno notare che la domanda di sottoscrizioni private per la

42

produzione di diversi beni pubblici e per il finanziamento di istituzioni di carità è

generalmente espressa in una forma del tipo: “mancano solo tot soldi per realizzare il tal

progetto”, proprio come se si volesse stimolare esplicitamente l’insorgere di una

predisposizione da sensitività decrescente nei potenziali sottoscrittori. Inoltre, sottolineano

che non si debba ritenere che l’assunzione di sensitività decrescente sia rilevante solo per

“guadagni” che sono in qualche modo “parti mancanti” di un unico bene.

Così, il fatto che un bene pubblico sia già disponibile in una certa quantità può essere un

fattore capace di stimolare positivamente la disponibilità dei cittadini a finanziare

un’espansione del bene stesso. Ad esempio, i nostri contributi per il potenziamento della

biblioteca della nostra città saranno, maggiori quanto più ricca di volumi la biblioteca è in

partenza. In maniera simile, si ritiene, che non vi siano dubbi sul fatto che la preziosità delle

sue collezioni sia un fattore decisivo nello spiegare l’alta propensione a contribuire rivelata

dai visitatori del British Museum.

Questi esempi mostrano che la validità dell’assunzione di sensitività decrescente non è

subordinata al fatto che un “guadagno” corrisponda a una “parte mancante” — anche se tale

circostanza può certamente rafforzare le sue implicazioni — ma in maniera più generale, essa

richiede che la decisione di investire in un bene si misuri effettivamente in relazione alla sua

disponibilità iniziale, ovvero dal fatto che certi endowment rappresentino davvero dei

reference per l’individuo.

Se pure i reference corrispondono tecnicamente a initial endowment o status quo, tuttavia,

alla loro formazione concorrono altri fattori, quali: aspirazioni, aspettative, norme sociali,

morali, politiche o altro.

§ 6-Egoista sociale e esternalità psicologiche.

In molte situazioni, sebbene perfettamente consci dei vantaggi “economici” che potremmo

godere anteponendo i nostri interessi privati a quelli della società nel suo complesso, ci

troviamo tuttavia incapaci di agire in modo completamente egoistico. Di più, tale incapacità è

tanto maggiore quando vediamo anche “gli altri agenti” esserne affetti. In altre parole, è come

se i contributi degli altri agenti producessero “un’esternalità psicologica” positiva sulla nostra

propensione a contribuire.

E quest’ultimo aspetto di questa considerazione introspettiva ad essere in particolare contrasto

con l’ipotesi di razionalità classica, secondo cui, al contrario, tanto maggiore è quello che “gli

altri” fanno per la società, tanto minore sarà quello che faremo “noi stessi”.

Una simile incompatibilità tra predizioni teoriche e comportamenti individuali nei confronti

43

dell’interesse comune e, più in particolare, dei beni pubblici è stata notata da diversi autori .

In effetti, sono ormai disponibili numerosi modelli che risolvono in una maniera o nell’altra

43

tale inconsistenza. Tuttavia, un aspetto di tale letteratura che lascia alcuni dubbi è che ogni

La teoria dell’utilità dipendente dal reference affinché abbia davvero valore

predittivo/esplicativo, è necessario che un individuo valuti effettivamente i beni in termini di

variazioni dall’initial endowment; e perché questo avvenga bisogna che i beni in questione

siano caratterizzati da un forte spessore psicologico. Esso può essere generato da particolari

aspirazioni individuali, come risulta evidente nell’esempio del collezionista di francobolli, il

quale, dopo l’acquisto dell’ultima serie, rimira la propria collezione e considera quali altri

francobolli comprare per renderla ancora più preziosa.

Ma può essere generato anche da aspirazioni collettive di vario tipo. Si è fatto riferimento

all’alto profilo culturale ed artistico che può rendere ragione dell’effetto di reference

nell’ambito, rispettivamente, delle donazioni ad una biblioteca o ad un museo come il British

Museum. “Ma più generalmente, la teoria del reference dependence è, secondo noi,

particolarmente adatta all’analisi dei beni pubblici proprio perché lo stesso fatto di essere

“pubblici” fa apparire tali beni agli occhi degli individui sotto una luce del tutto

44

particolare ”.

Altri esempi sono rappresentati da fenomeni di simpatia, solidarietà, tendenza all’imitazione o

anche all’invidia.

In ogni caso quello che conta è che tali situazioni psicologiche inducono gli individui a

considerare il contributo degli “altri” — che tecnicamente costituisce il nostro initial

endowement di bene pubblico come una sorta di termine di comparazione o una norma

sociale, in altre parole un reference, rispetto al quale commisurare la nostra personale

donazione.

In altri termini, l’applicazione dell’utilità dipendente dal reference in questo contesto

rappresenta un tentativo per comprendere in un apparato analitico generale quelle “esternalità

psicologiche” tipiche dei beni pubblici, che, se pure trascurate dal modello classico (Sa-

45

muelson, 1954, 1955), altri , hanno considerato in modelli particolari.

risoluzione è capace di caratterizzare solo alcune caratteristiche psicologiche della

contribuzione volontaria ai beni pubblici.

44 Così espressamente, Bernasconi M., Marenzi A., op.cit.

45 Sugden (1984), Andreoni (1989, 1990), Dawes e Thaler, (1988). 46

Nella teoria dell’utilità dipendente dal reference la correzione alle predizioni del modello del

free-rider ha una naturale derivazione nella deformazione che la mappa delle curve

d’indifferenza di ogni agente subisce a seguito del contributo del resto della comunità,

contribuzione che nell’interpretazione qui considerata, agisce come sorta di vincolo

47

psicologico, di origine sociale e morale, nei problemi di massimizzazione individuale .

§ 7-Contribuzione volontaria ai beni pubblici e effetto del reference: l’analisi grafica

L’analisi sopra esposta può essere illustrata facendo uso della tecnica diagrammatica più

48

moderna , la quale consente di identificare più esattamente la tendenza di un individuo a

free-rider con la pendenza della curva di Nash.

La fig. 7 illustra la domanda di bene pubblico G=g+G* di ciascun individuo nel piano (g,G*),

definito dal contributo individuale g e da quello della comunità G*.

Le curve indicate con I ,I ,I ,… sono le curve d’indifferenza nel caso della teoria dell’utilità

0 1 2 49

classica. La loro pendenza è data da p/TMS(Y,G)-1 , dove TMS(Y,G) è il tasso marginale di

sostituzione tra bene privato e bene pubblico.

Assunzioni standard circa la funzione di utilità, in particolare la quasi concavità, implicano

che la pendenza di tali curve d’indifferenza sia funzione crescente del contributo individuale

50

g .

Da ciò, chiaramente, il punto in cui p/TMS(Y,G) è uguale a 1 è il punto di minimo delle

curve d’indifferenza, dove il consumatore massimizza la propria utilità dato il contributo del

resto della comunità.

Figura 7

DDDDG

G* N N* *n

I I

n

Con “correzione del modello del free-rider” non si vuole ovviamente affermare che non

46 I I*

esiste un problema del free-rider ma semplicemente sottolineare, come ampiamente discusso

in letteratura (cfr. Johansen, 1977, Sugden, 1988; Dawes e Thaler 1988) che esso è meno

I I*

drammatico di quanto enfatizzato dall’analisi classica.

47 Cfr. Fig. 7 e 8.

48 *2

I I

Cfr. Cornes e Sandler (1984, 1986). 1

49 Cfr. Cornes e Sandler, 1984, nota 3

50 cfr. Cornes e Sandler, 1986, p. 72 *0

I =I

0

N g

La linea NN che congiunge i punti di minimo delle curve d’indifferenza è detta curva di

reazione dell’individuo, poiché riporta il migliore contributo individuale in risposta ai diversi

livelli di bene pubblico prodotti dal resto della comunità. La sua inclinazione negativa, che

come già osservato dipende dal fatto che sia il bene privato sia quello pubblico sono beni

normali, esprime la tendenza dell’individuo a free-rider sul resto della comunità.

51

Tralasciando l’aspetto prettamente matematico, è facile verificare che quando p/TMS(Y,G) è

*0 *1 *2

uguale a 1, le curve d’indifferenza derivate in presenza di reference dependence (I ,I ,I ,

…), hanno una pendenza diversa, dovuta all’effetto che una variazione del contributo della

comunità produce sul tasso marginale tra i due beni. Da ciò segue che in corrispondenza del

punto in cui il modello classico predice curve d’indifferenza al minimo, il modello con

reference dependence, viceversa, implica curve d’indifferenza con pendenza ancora negativa,

da cui ovviamente discende che l’ottimo sarà raggiunto in corrispondenza di un maggiore

contributo individuale e le curve di reazione avranno un’inclinazione minore.

Nella fig. 8 è mostrato il caso di una comunità formata da soli due individui: l’individuo A

che contribuisce al bene pubblico per g e l’individuo B che contribuisce per g . Ovviamente,

A B

il bene pubblico prodotto in questa economia sarà dato dalla somma g + g .

A B

Le linee NN e NN sono le curve di reazione per i due individui derivate, in conformità alla

A B

teoria dell’utilità classica, secondo la metodologia esposta in riferimento alla fig.7 (ovvero

51 cfr. Beniasconi-Marenzi, 1991.

considerando per ciascun individuo il punto di minimo delle curve d’indifferenza in

eA

corrispondenza dei diversi livelli di contribuzione del resto del la comunità). Il punto E=(g ,

eB

g ) è equilibrio (di Nash) nel senso che, in tale situazione, il contributo di A è la migliore

scelta in risposta alla migliore scelta di B e viceversa.

Come più sopra indicato, in presenza di reference dependence le curve di reazione si aprono

e*A e*B

verso l’esterno del diagramma (NN * e NN *), generando un equilibrio E*=(g ,g )

A B

caratterizzato da una maggiore produzione di bene pubblico rispetto all’analisi classica,

>

e*A e*B eA eB 52

essendo infatti g +g g ,g .

Figura 8 N*

A

N

A

N

B

f*B

g F* E*

e*B

g eB

g E *B

N N

B

N A

f*A eA e*A

g g g

Cap5. I beni culturali e ambientali come bene pubblico

§1 - I beni culturali e ambientali come bene pubblico.

I beni culturali e ambientali sono spesso fruiti dalla collettività in modo gratuito e

generalizzato. Vengono per questo ritenuti beni pubblici in quanto caratterizzati — per molti

aspetti ed entro certi livelli d’uso — dalla non-esclusione e dalla non-rivalità nel consumo. In

realtà, per alcuni beni o servizi, per la funzione ricreazionale, la non-rivalità nel consumo non

Questo risultato rimane valido anche nel caso in cui uno solo dei due individui sia affetto da

52 >

f*A f*B eA eB

reference dependence: individuo B con equilibrio in F*= g +g g ,g , nella fig. 8.

si mantiene inalterata all’aumentare del numero dei consumatori; può infatti accadere, a causa

di limiti della capacità fisica del bene, che insorgano fenomeni di interferenza fra i

53

consumatori, tali da provocare, talvolta, effetti di congestione . I beni culturali e ambientali

possono, inoltre, generare utilità multiple in quando producono più servizi. E’ il caso di un

palazzo storico che può essere abitato e, contemporaneamente, contribuire alla bellezza di una

piazza; di un bosco che produce legname e consente attività ricreative.

Può accadere che una parte di detti servizi sia appropriabile e quindi vendibile, realizzando,

almeno parzialmente, l’esclusione dal consumo: è il caso della visita a pagamento di parchi e

giardini recintati o di interni d’arte. Di conseguenza non è sempre possibile includere tali beni

e servizi nella categoria dei beni pubblici puri poiché essi presentano, in qualche misura,

l’escludibilità e\o la rivalità nel consumo. Tale escludibilità si verifica sia per limiti fisici del

bene (es. fenomeni di congestione), sia per motivi giuridici (es. servizi gestiti in concessione).

La mescolanza tra interessi pubblici e privati è quindi una connotazione comune a molti beni

culturali e ambientali. La loro valorizzazione può pertanto essere perseguita con modalità

differenti e dare luogo a rapporti diversi tra attività pubblica ed iniziativa privata.

§1.2 – Il trade-off tra efficienza, equità e bellezza (o artisticità) dei beni culturali e

ambientali.

Un ulteriore approfondimento dei beni culturali e ambientali si ottiene proprio indagando

sulla natura “artistica” di tali beni e sulle sue conseguenze. Essa implica, infatti, una “finalità

54

senza scopo” che non rientra né nelle categorie economiche (di massimizzazione di prodotto

o minimizzazione di costo), né in quelle morali (di libertà od uguaglianza). Il processo

decisionale è per questa ragione sottoposto ad un vincolo di trasformazione (o di trade-off)

inusuale tra efficienza, equità ed “artisticità” (o bellezza) del bene che viene qui esaminato

insieme con le sue conseguenze.

A tale proposito di veda: SIGNORELLO G. (1986), La valutazione economica dei beni

53

ambientali, “Genio Rurale”, 9, pp. 21-35.

54 Definizione del Kant.

Infatti, i beni culturali e ambientali oltre alle caratteristiche cui in precedenza si è descritto,

hanno anche la caratteristica di essere beni complessi, cioè:

• il loro uso implica l’esercizio di più facoltà intellettuali e sensoriali (si vedono, si

ascoltano, si da spazio all’immaginazione ecc.);

• sono soggetti all’influenza della moda o possono creare moda (andare in un luogo

symbol);

• spesso diventano un simbolo di stato (si pensi alla torre di Pisa);

• possono provocare effetti di “dipendenza” (si torna frequentemente in un determinato

posto, ad es. “per ritrovare se stessi”);

• sono patrimonio di chi consuma oggi ma anche di chi potrebbe consumarlo in futuro (e

nel cui interesse esso deve essere pertanto preservato).

Tutti questi aspetti, sono originati da un attributo particolare: la natura “artistica” di tali beni.

Questa caratteristica comporta una coincidenza tra realtà e presunzione soggettiva dei

consumatori, e proprio questo aspetto lo rende un bene differente da qualsiasi altro.

Questo bene a “finalità senza scopo”, reale solo in quanto “desiderato” (o immaginato), non

deve essere dotato solamente delle due tradizionali dimensioni (quelle della efficienza

economica e della moralità), come tutti gli altri beni; ma ha uno spazio analitico

55

tridimensionale (fig. 4.1), poiché deve includere la bellezza o “esteticità” .

Ciascuna delle dimensioni dell’analisi può essere utilizzata per misurare un obiettivo

decisionale o essere un metro di giudizio della situazione attuale o prospettica del bene

culturale e ambientale (della minimizzazione dei suoi costi o massimizzazione del suo reddito

sociale lordo; della giustizia, od equità, della sua fruizione; della sua bellezza).

Così come avviene tra equità ed efficienza, si può supporre che vi sia un trade-off (o

scambio) tra efficienza ed “esteticità”. Il che non significa che ciò che è bello non possa

essere efficiente, ma semplicemente che si assuma che il massimo di “bellezza” non possa

coincidere con il massimo di efficienza e viceversa. Lo stesso si può dire del resto del rapporto

tra equità (od uguaglianza di accesso) e bellezza.

Anche in questo caso, come per lo scambio equità/efficienza, supponiamo che il vincolo (o

frontiera) di trade-off sia concavo verso l’origine, e cioè che le situazioni intermedie tra la

55 I filosofi dell’arte la chiamerebbero la sua “ermeticità”.

massima “esteticità” e la massima efficienza (od accessibilità/equità) siano ottenibili

scambiando l’un attributo con l’altro secondo una legge di rendimenti decrescenti.

All’inizio piccole concessioni in termini di accessibilità consentono grandi vantaggi in termini

di bellezza, ma via via che ci si avvicina al massimo estetico le concessioni in termini di

accessibilità/equità sono sempre più pesanti (fig. 4.1).

Efficienza (l’utile)

Esteticità Equità

(il bello) ( il giusto)

L’esistenza di questi trade-off comporta conseguenze decisionali spesso sgradite, infatti, ad

es. può darsi il caso che sia giusto consentire lo sviluppo di una nuova edilizia popolare per

soddisfare i bisogni degli abitanti più poveri nei centri storici e che sia efficiente che queste

abitazioni abbiano tetti in lamiera anziché in ardesia o in cotto; ma tutto ciò può però essere

considerato “brutto” (s’intende che la valutazione è soggettiva).

L’ottimizzazione del processo di produzione di scambio è così complicata da elementi

qualitativi ad elevatissima soggettività, che rendono la funzione di decisione collettiva che li

56

riguarda assai problematica. Es., di fronte ai mali che affliggono le città d’arte la risposta

prevalente sta nello stanziamento di sussidi al consumo, alla produzione, infatti, il

I1 tema del rapporto tra economia ed estetica è assimilabile in questo senso

56

metodologicamente a quello della relazione tra etica ed economia, applicando ad es. il criterio

di Pareto.

contenimento dell’offerta (o razionamento del mercato) non viene praticato perché la

soluzione è considerata immorale, lesiva dell’equità e della libertà dei singoli.

L’arte è un bene di tutti, non si può limitarne l’accesso. Esso, anzi, deve essere agevolato.

In assenza di limiti di equità distributiva (eguaglianza totale di accesso), l’incentivo a

consumare prodotto dal sussidio (che riduce sostanzialmente il prezzo del bene), spinge

all’estremo la congestione e mette in discussione lo stesso standard estetico.

Il rapporto tra politiche di intervento efficienti e politiche “giuste” è del resto altrettanto

conflittuale quanto la relazione tra equità e tutela di un livello artistico minimo. L’equità insita

nella pretesa pubblicità del patrimonio artistico (l’arte è di tutti e deve essere ugualmente di-

sponibile a tutti) si scontra di nuovo drammaticamente con i problemi della congestione

(l’arte di tutti rischia di diventare l’arte di nessuno) e con quelli della scarsità dei mezzi

finanziari.

La conservazione crea fabbisogno che a sua volta crea congestione, e quindi nuove esigenze

di conservazione.

Queste considerazioni, tuttavia, non portano a concludere che non vi sono soluzioni che

possano allentare questo trade-off, ma a considerare come la dimensione “estetica” entra in

gioco e costringe a constatare che massimi assoluti estetici ed etici non sono tra loro

compatibili. Per ottenere l’uno si deve rinunciare in qualche misura all’altro.

La natura “ideologica” dei massimi etici (“l’arte è di tutti”) rende difficile ogni decisione in

materia. Per migliorare la situazione è necessario o modificare gli strumenti di intervento su

cui le politiche si fondano, o gli ambiti in cui le decisioni relative si formano o il calcolo

stesso dei decisori (mutandone la cultura o l’atteggiamento rispetto ai costi e benefici esterni

del patrimonio artistico).

Cap.5. Irreversibilità ed irriproducibilità: l’approccio dell’economia delle risorse

1. Introduzione

Scopo del presente capitolo è quello di cercare di costruire una tassonomia delle possibili

politiche economiche in presenza di esternalità negative da inquinamento. I rimedi pubblici e

privati alle esternalità hanno una validità molto forte se vengono applicati in condizioni di

certezza, in assenza di costi di transazione e con effetti reversibili.

La presenza di irreversibilità e di incertezza cambia sostanzialmente la situazione e determina

condizioni diverse con le quali si deve confrontare il decisore pubblico.

Il nostro punto di vista nell'analisi economica del problema ambientale avrà come punto di

partenza il concetto di irreversibilità. Infatti, quando, gli effetti negativi sull'ambiente possono

essere corretti con interventi futuri allora il problema decisionale può essere ricondotto ad una

semplice analisi costi benefici, dove il costo sociale del degrado ambientale viene confrontato

con il costo sociale connesso con l’eliminazione del danno. Certamente permane un problema

di carattere microeconomico, legato alla corretta valutazione, per esempio con l'uso di prezzi

ombra, del costo sociale dell'esternalità, ma una volta che sia stata raggiunta una stima

sufficientemente accurata del danno, allora il problema decisionale appare estremamente

semplice.

Un modo di definire l’esternalità è ipotizzare che il costo sociale diverga da quello privato (di

produzione) ovvero il beneficio sociale diverga da quello privato (di consumo). Si assiste,

così, ad una delle forme di fallimento del mercato che la letteratura economica definisce

esternalità.

Si parla di esternalità come fallimento del mercato nel senso che le scelte degli individui sono

effettuate sulla base di prezzi e di costi che non riflettono il valore effettivo delle risorse

scambiate. E’ evidente che il costo sociale può essere superiore o inferiore al costo privato.

Sarà superiore nell’ipotesi in cui non tutti i costi di produzione vengono sostenuti dal

produttore e, conseguentemente, lo stesso nella determinazione della propria curva di offerta

non terrà conto di tali costi. Il costo privato, viceversa, sarà superiore al costo sociale nelle


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Negli ultimi anni con l'acutizzarsi del problema ecologico, l'ambiente naturale ha cominciato ad essere visto nella veste di risorsa scarsa; inoltre il livello del degrado ambientale ha reso chiaro come sarebbe stato impossibile continuare su una strada che avrebbe condotto al disastro ecologico e che era quindi giunto il momento di pensare uno sviluppo compatibile con le esigenze ambientali. Il terzo modo di concepire l'ambiente è dettato soprattutto dall'esigenza, avvertita dallo studioso dello sviluppo economico, di tornare a dare la giusta considerazione a fenomeni non strettamente economici ma ugualmente rilevanti quando si tratta di analizzare i mutamenti generali della società. Accanto quindi al concetto di ambiente come risorsa scarsa e come bene deteriorabile, si avverte dunque la necessità di considerare l'ambiente nella veste principale di contenitore unico dei fenomeni economici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Marino Domenico.

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