Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Lo schema di adeguatezza

patrimoniale

Le autorità di Vigilanza (Banca d’Italia per il nostro

Paese) perseguono l’obiettivo di stabilità del

sistema bancario attraverso l’imposizione di

requisiti patrimoniali volti a limitare la

concentrazione dei rischi ed a garantire la

solvibilità e la liquidità delle banche.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 22

Lo schema di adeguatezza

patrimoniale – Pillar 1

L’attuale schema normativo, che va sotto il

Basilea II, prevede, nell’ambito del

nome di

pillar 1, specifici requisiti patrimoniali per

le tre forme di rischio:

• credito

• mercato

• operativo

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 23

Lo schema di adeguatezza patrimoniale –

Pillar 1

In particolare, deve essere soddisfatta la

seguente disequazione:

PV ≥ 8

%

n [ ]

( )

∑ + +

RWA RP RP x

12

.

5

i RM RO

=

1

i

dove:

PV = Patrimonio di Vigilanza

RWA = Risk Weighted Assets

RP = requisito patrimoniale per il rischio di mercato

RM

RP = requisito patrimoniale per il rischio operativo

RO

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 24

Lo schema di adeguatezza

patrimoniale – Pillar 2

Nell’ambito del pillar 2, vanno invece

quantificati, con adeguate metodologie, i rischi

addizionali:

• concentrazione

• tasso di interesse del banking book

• liquidità

• reputazionale

• strategico

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 25

Lo schema di adeguatezza

patrimoniale

In entrambi i pillars, se disponibili e giudicate

“robuste” dalla Vigilanza che ne autorizza

l’utilizzo, le banche che hanno adottato

l’approccio dei “modelli interni” applicano

metodologie di tipo Value at Risk per la

quantificazione dei rischi e, di conseguenza,

della dotazione patrimoniale

dell’intermediario.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 26

Lo schema di adeguatezza

patrimoniale

L’obiettivo è quello di giungere alla determinazione della

dotazione patrimoniale complessiva, che si ottiene

sommando ai requisiti patrimoniali del pillar 1 un

buffer per i rischi del pillar 2, che le banche devono

detenere. Buffer

Beneficio da

Capitale Capitale

diversificazi

economico economico

one

non diversificato

diversificato

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 27

Basilea III

La diagnosi delle cause della crisi dei mercati, scoppiata

nel settembre 2007 con i mutui subprime e culminata

con il fallimento della Lehman Brothers, ha portato

ad una revisione della regolamentazione bancaria

esistente (Basilea II) entrata in vigore solamente nel

2008.

Il nuovo accordo, che va sotto il nome di Basilea III,

entrerà in vigore all’inizio del 2013 e i nuovi livelli

potranno essere raggiunti gradualmente entro il 2015.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 28

Basilea III

Nel nuovo accordo si è intervenuti soprattutto sui

seguenti aspetti:

• rischio di liquidità

• qualità e quantità della dotazione patrimoniale

• esposizioni verso cartolarizzazioni e strumenti

finanziari complessi (sono stati resi più severi i

requisiti)

• rischi di mercato

• leva finanziaria

anticicliche

• misure

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 29

Basilea III – Rischio di liquidità

E’ stato sinora trascurato e caratterizzato da norme assai

diverse tra paesi, circostanza che ha generato

inefficienze e tensioni nei momenti di maggiore

pressione dei mercati. Per contenerlo sono state

proposte due regole:

1. liquidity coverage ratio, ossia la richiesta che le banche

mantengano uno stock di risorse liquide che consenta di

superare una fase di deflusso dei fondi della durata di 30

giorni senza ricorso al mercato o alla banca centrale;

2. net stable funding ratio, con l’obiettivo di evitare squilibri

strutturali nella composizione per scadenze delle attività e

passività di bilancio.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 30

Basilea III – Dotazione patrimoniale

La riforma richiede alle banche di detenere più capitale e di

migliorarne la qualità. Relativamente a quest’ultimo aspetto,

sono stati rivisti i criteri di considerazione dei cosiddetti

strumenti ibridi. requisito, pur restando invariato all’8%

Per quanto concerne il

quello complessivo, si è intervenuti sulla qualità con le

seguenti modifiche:

• il common equity, costituito da azioni ordinarie e riserve di

utili, dovrà essere pari ad almeno il 4.5%. Dal suo computo

andranno, inoltre, dedotte (gradualmente fino al 2018 quando

diverranno pienamente operative) le attività immateriali ed

altre poste attive di non agevole realizzo;

• per il tier 1, costituito dagli strumenti di qualità primaria, il

requisito sale dall’attuale 4% al 6%.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 31

Basilea III – Rischi di mercato

Sono state avanzate proposte per aumentare la capacità

dei requisiti patrimoniali di catturare i rischi di

mercato e di controparte. Le nuove regole prevedono

la considerazione:

• di condizioni di stress per la stima dei parametri

chiave, VaR e correlazioni;

• del rischio di liquidità del portafoglio di trading; la

cui assenza ha portato ad una sottostima di quello

effettivo.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 32

Basilea III – Leva finanziaria

E’ stato introdotto uno strumento aggiuntivo, il leverage

ratio, al fine di impedire che le banche raggiungano

livelli eccessivi di indebitamento, in particolare

attraverso l’uso dei derivati.

L’indicatore rappresenta il requisito minimo di capitale

(Tier 1) che le banche dovranno detenere rispetto al

totale dell’attivo, in bilancio e fuori bilancio) non

ponderato per il rischio.

Anche per il leverage ratio, l’entrata in vigore sarà

graduale ed è previsto che diventi una regola vera e

propria soltanto a partire dal 2018.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 33

Basilea III – Misure anticicliche

Sono state, infine, previste una serie di misure

finalizzate a ridurre la prociclicità delle regole

prudenziali attraverso risorse patrimoniali superiori a

quelle minime (buffer) che prevedono:

• la prima, che le banche si dotino di un cuscinetto di

capitale al di sopra dei minimi regolamentari pari al

2,5% di common equity in rapporto all’attivo a

rischio;

• la seconda, un meccanismo di accumulo di risorse

patrimoniali nelle fasi di crescita eccessiva del

credito fino ad un massimo del 2,5% di common

equity in rapporto all’attivo a rischio.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 34

Basilea III – Misure anticicliche

Ciò significa che, a regime, il requisito

minimo delle banche non potrà mai

scendere al di sotto dell’8% ma potrà

arrivare fino al 13% in condizioni di ciclo

particolarmente positive.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 35

Risk Measurement

Panoramica sulle tecniche di

1 misurazione

delta-normal

L’approccio

2 La metodologia CreditMetrics™

3 per il rischio di credito

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 36

Panoramica sulle tecniche di

misurazione

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 37

Possibili approcci per il calcolo del VaR

Le metodologie più diffuse per il calcolo del VaR

sono due tipi:

• “Delta-normal” o parametriche, così chiamate

perché utilizzano fattori di sensibilità (duration,

beta, delta, ecc.) per la stima del rischio;

• “Full Valuation” o di simulazione, che possono

essere:

– historical simulation

– stress test

– Montecarlo

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 38

Delta-normal

L’approccio si basa sull’assunzione che i rendimenti

delle attività finanziarie si distribuiscano

normalmente e il rendimento dell’intero

portafoglio altro non è se non una combinazione

lineare di variabili normali che si distribuisce a

sua volta normalmente.

Il rischio è generato dalla combinazione di

fattori di rischio che

esposizioni lineari a diversi

si distribuiscono normalmente e dalla loro

covarianza.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 39

Historical simulation

Consiste nell’andare indietro nel tempo, ad esempio

gli ultimi 250 giorni, ed applicare i pesi correnti

alla serie dei rendimenti storici di quelle attività.

In questo modo viene ricostruita la storia del

rendimento del portafoglio e diventa possibile,

dopo aver ordinato le variazioni di valore in ordine

crescente (a partire, quindi, da quelle più negative)

individuare il valore che consente di isolare quelle

peggiori in base al percentile prescelto (95% o

99%).

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 40

Stress-tests

Questo metodo è esattamente l’opposto

dell’historical simulation; esamina gli effetti di

variazioni molto ampie nell’andamento delle

variabili finanziarie del portafoglio.

Richiede la specificazione di uno scenario (motivo

per cui viene anche definito scenario analysis)

dove, ad esempio, si vanno a valutare gli effetti di

una variazione di 100 b.p. della curva dei

rendimenti, una svalutazione del 30% di una

divisa, ecc.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 41

Stress-tests (segue)

Le linee guida del Derivatives Policy Group prevedono

di simulare l’effetto di:

• shift parallelo della curva di ±100 bp

• twist della curva di ±25 bp

• variazione dell’indice azionario di ±10%

• movimenti delle valute di di ±6%

• variazione della volatilità di ±20%

Tutte le attività vengono rivalutate ai nuovi prezzi e,

ripetendo l’esercizio con diversi scenari, ad ognuno

dei quali viene assegnata una certa probabilità di

realizzazione, diventa possibile ottenere una

distribuzione del rendimento del portafoglio dalla

quale è possibile misurare il VaR.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 42

Metodo Montecarlo

A differenza della scenario anlaysis, nella quale la

formulazione degli scenari è sempre soggettiva, il

metodo Montecarlo copre un ampio spettro di

possibili valori delle variabili finanziarie e, altro

limite del metodo precedente, tiene conto delle

correlazioni esistenti.

Il metodo è simile a quello dell’historical simulation,

con la differenza che le variazioni di prezzo sono

create in maniera casuale con un procedimento di

tipo stocastico.

E’ senza dubbio il metodo migliore per la stima del

VaR.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 43

Il metodo del Value at Risk

L’obiettivo della misurazione è quello di ottenere un

valore numerico capace di esprimere in maniera

significativa il rischio assunto.

Poiché l’implementazione di un modello di VaR è un

processo che richiede notevoli investimenti in termini

di risorse sia umane sia tecnologiche, e poiché i costi

diventano tanto maggiori quanto più ci si sposta verso

soluzioni più sofisticate, la scelta di quale metodologia

adottare richiede una corretta valutazione del trade–off

tra significatività del risultato (precisione) e costi di

realizzazione e di gestione.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 44

delta-normal

L’approccio

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 45

Value at Risk delta normal

– L’approccio

Se si segue questo tipo di approccio, è necessario individuare i

cosiddetti fattori di rischio, cioè le variabili di mercato che

determinano la variazione di valore delle attività dei singoli

strumenti finanziari:

• tassi di interesse

• prezzi dei titoli azionari

• tassi di cambio

Ad esempio, una posizione su un titolo obbligazionario estero

viene suddivisa in due posizioni: una sul tasso di interesse

della valuta estera ed una in cambi spot sulla medesima

valuta.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 46

Il Value at Risk: problemi metodologici

I problemi metodologici da risolvere per utilizzare con

efficacia il VaR sono essenzialmente i seguenti:

• stima della volatilità;

• scelta dell’intervallo di confidenza;

• scelta dell’orizzonte temporale di riferimento;

• correlazioni tra le variabili di mercato.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 47

Il Value at Risk: stima della volatilità

Occorre determinare la variabilità del prezzo o, meglio, del

rendimento dell’attività in portafoglio intorno alla propria

variazione media.

Naturalmente ciò che occorre è la variabilità futura, non

determinabile con certezza.

I metodi che è possibile utilizzare sono essenzialmente due:

• volatilità storica: deviazione standard di rendimenti;

• volatilità implicita: con un processo di reverse

engineering, è possibile desumerla dal prezzo delle opzioni

quotate.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 48

Il Value at Risk: intervallo di confidenza

FTSE MIB - Andamento rendimenti Febbraio 2005-Marzo 2010

15,00% +10.87%

10,00%

5,00%

0,00%

-5,00% -8.6%

-10,00% 14-dic-09

14-dic-08 14-apr-09

14-dic-07 14-apr-08

14-dic-06 14-apr-07

14-dic-05 14-apr-06 14-ago-09

14-giu-09

14-apr-05 14-ago-08 14-ott-09

14-giu-08

14-ago-07 14-ott-08

14-giu-07

14-ago-06 14-ott-07

14-giu-06

14-ago-05 14-ott-06

14-giu-05 14-ott-05 14-feb-10

14-feb-09

14-feb-08

14-feb-07

14-feb-06

14-feb-05

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 49

Il Value at Risk: intervallo di confidenza

FTSE MIB - Distribuzione rendimenti

350

300 289

250 230

200 175

141

150 104

100 82

58 51

50 38 28

16 16 8

7 7

5 5 5 5

2 2 2 2 2 2

1 1 1 1 1 1 1

0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0 %

0% 0%

0%

% 0%

% %

0% 0% 0% 0%

0%

0% %

%

% % % % %

% %

0%

0% 0% 0% ,0

,0 ,0

,0 ,0

,0

,0 ,0 ,0 ,0 ,0

,0 ,0

1,

3, 0, 1, 2, 3,

2, 0, 7,

4, 5, 6, 8, 9, 13

-8 12

11

-9 10

-7 -6 -5 -4 -3 -2 -1

-1 -1 -1

-1

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 50

Il Value at Risk: intervallo di confidenza

Bund Future (Giugno 2010) - Andamento rendimenti Ottobre 2009-Marzo

2010

1,00%

0,80% +0.73%

0,60%

0,40%

0,20%

0,00%

-0,20%

-0,40%

-0,60% -0.78%

-0,80%

-1,00% 10

10

10

10

10

10

10

10

10

10

09

09

09

09

09

09

09

09

09

09

09 09

09

09

09

9 09

/0 3/

3/

2/

2/

2/

2/

1/

1/

1/

1/

2/

2/

2/

2/

2/

1/

1/

1/

1/

0/

0/

0/

0/

0/

9/

9/

9 /0

/0

/0

/0

/0

/0

/0

/0

/0

/0

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/1

/0

/0

/0 11

04

25

18

11

04

28

21

14

07

31

24

17

10

03

26

19

12

05

29

22

15

08

01

24

17

10 © 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 51

Il Value at Risk: intervallo di confidenza

Bund Future (Giugno 2010) - Distribuzione rendimenti

45

40

35

30

25

20

15

10

5

0 -1,10% -0,90% -0,70% -0,50% -0,30% -0,10% 0,10% 0,30% 0,50% 0,70% 0,90% 1,10%

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 52

Il Value at Risk: intervallo di confidenza

La scelta dell’intervallo di confidenza è funzione del grado di

avversione al rischio della banca, in quanto esprime il grado di

protezione contro movimenti avversi di mercato.

Il criterio è di tipo probabilistico e dipende dalla forma della

distribuzione della variabile considerata.

Nel caso di distribuzione normale, che può essere interamente

descritta dai soli parametri di media e deviazione standard, per

definire un intervallo di confidenza è sufficiente utilizzare un

multiplo della deviazione standard, secondo lo schema:

Livello di confidenza Deviazioni standard

99,5% 3,000

99% 2,323

97,5% 2,000

95% 1,650

90% 1.280

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 53

La scelta dell’orizzonte temporale

Occorre definire un periodo futuro (holding period o periodo di

detenzione) lungo il quale si misura la perdita potenziale. Da esso

dipende la stima della volatilità che sarà calcolata su variazioni di

ampiezza pari all’orizzonte prescelto.

I criteri che possono guidare la scelta sono:

• il grado di liquidità del mercato che determina il periodo

necessario alla liquidazione delle posizioni;

• la finalità dell’investimento, che dovrebbe prevedere hp molto

brevi per posizioni di trading speculativo a brevissimo e più

lunghi per posizioni di investimento.

• dimensione dell’esposizione, per gli effetti che una sua

liquidazione troppo repentina potrebbe avere sui prezzi di

mercato.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 54

La scelta dell’orizzonte temporale

Spesso non si hanno a disposizione serie storiche abbastanza

lunghe per poter effettuare delle stime della volatilità per

periodi di detenzione di una certa lunghezza.

metodo di traduzione, problema

Diventa allora necessario un

noto in econometria come time aggregation, che consiste nel

moltiplicare/dividere la volatilità calcolata con un certo passo,

per la radice quadrata del numero dei giorni di negoziazione

dell’intervallo di tempo prescelto. σ , su quella di

Per scalare, ad esempio, una volatilità giornaliera, G

σ

un periodo T più lungo, , avremo:

T

σ σ

= T

T G

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 55

La stima delle correlazioni

La stima del grado di correlazione fra variazioni dei prezzi di

attività diverse rappresenta l’ultimo problema di carattere

metodologico.

La somma dei singoli VaR, ovviamente, sovrastima il rischio

complessivo in quanto, se le attività non sono perfettamente

correlate positivamente, se cioè il coefficiente di

correlazione è minore di 1, si beneficia di un effetto

diversificazione che consente di ridurre il rischio

complessivo.

Per calcolare, infatti, il rischio connesso ad un portafoglio di

attività, occorre fare ricorso alla covarianza, che fornisce

una misura della relazione esistente tra due variabili.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 56

La stima delle correlazioni

La covarianza, tra due variabili a e b si ottiene come:

n

1 ∑

= − −

Cov (

a a )(

b b )

ab i i

n =

1

i

Una covarianza positiva indica che esse sono caratterizzate da

variazioni di segno uguali, entrambe al rialzo o al ribasso.

La covarianza può anche essere espressa come:

σ σ ρ

=

Cov

ab a b a

,

b

σ ρ

Dove rappresenta la deviazione standard (volatilità) e il

a,b

coefficiente di correlazione fra le due variabili.

La varianza di più variabili è pari alla somma delle loro varianze

e del doppio delle covarianze tra esse.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 57

La stima delle correlazioni

Nel caso delle due variabili a e b avremo:

σ σ σ

+ = = + +

2 2

2

Var

(

a b

) 2

Cov

+

a b a b a ,

b

Sostituendo la Cov: σ σ σ σ σ ρ

+ = = + +

2 2

2

Var

(

a b

) 2

+

a b a b a b a

,

b

La volatilità unitaria sarà dunque data da:

σ σ σ σ σ ρ

= + +

2 2 2

+

a b a b a b a

,

b

Tenendo conto del peso (w) di ciascuna attività all’interno del

portafoglio, avremo:

σ σ σ σ σ ρ

= + +

2 2

2 2

w w 2

w w

+

a b a a a b a b a b a ,

b

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 58

La stima delle correlazioni

Nel caso di un portafoglio con 3 titoli, avremo:

σ σ σ σ σ σ ρ σ σ ρ σ σ ρ

= + + + + +

2 2

2 2 2 2

w w w 2

w w 2

w w 2

w w

+ +

a b c a a b b c c a b a b a ,

b b c b c b , c a c a c a , c

… e così via, per portafogli composti da un numero maggiore

di attività. La volatilità dipende dalla volatilità delle

singole componenti e dalle correlazioni, a due a due, fra

queste.

L’espressione per un portafoglio composto da n attività, può

dunque essere così sintetizzata (riutilizzando i termini di

covarianza): n n n

∑ ∑ ∑

σ σ σ

= +

2 2

w 2 w w

P i i i j ij

= = <

i 1 i 1 j i ασ

Il VaR, nell’ipotesi di normalità, sarà poi dato da .

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 59

La stima delle correlazioni

All’aumentare del numero di attività diventa problematico

considerare tutte le covarianze; è questo il motivo per cui

risulta più semplice ricorrere alle matrici. La varianza, in

questo caso, è data da: σ σ σ σ

   

2 ... w

1 12 13 1

n 1

   

. .

[ ]    

σ = ⋅ ⋅

2 w ...

w    

P 1 n .

.

   

σ σ σ σ 2

  w

 

...

  n

n

1 n 2 n 3 n

Σ

Indicando con la matrice delle varianze-covarianze, avremo

che la volatilità del portafoglio sarà data da:

σ = Σ

w ' w

P

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 60

La metodologia CreditMetrics™

per il rischio di credito

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 61

CreditMetrics™

Il modello

Le funzioni regolamentari per la determinazione del

requisito patrimoniale per le varie classi di prenditori,

sono formule “chiuse”, proxy del modello

TM , sviluppato da JP Morgan nel 1997

CrediMetrics

(data di pubblicazione dell’omonimo documento

tecnico).

L’obiettivo del modello è la valutazione del potenziale

impatto del peggioramento della qualità dei

sul market value del portafoglio crediti.

prenditori

Rispetto ad una singola posizione, il rischio consiste nella

possibilità che la controparte diventi insolvente oppure

che si verifichi un downgrading.

© 2011 Valutazione e finanziamento dei progetti Pagina 62


PAGINE

92

PESO

436.57 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Valutazione e finanziamento dei progetti del Prof. Alessandro Cataldo all'interno del quale è affrontato il tema della misura del rischio (risk measurement) ed in particolare: il concetto di rischio; il "Value at Risk"; la vigilanza prudenziale e i requisiti patrimoniali; lo schema di adeguatezza patrimoniale; l'approccio delta - normal; il modello Creditmetrics; il pricing e la misurazione delle performances.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in analisi economica delle istituzioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione e finanziamento dei progetti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cataldo Alessandro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Valutazione e finanziamento dei progetti

Metodi di capital budgeting
Dispensa
Contabilità economico - patrimoniale
Dispensa
Fondi di Ricchezza Sovrana - Pasca di Magliano
Dispensa
Matematica finanziaria - Consiglio
Dispensa