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Rischio Idrogeologico Appunti scolastici Premium

In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Criteri e tecniche per la manutenzione del territorio ai fini della prevenzione del rischio idrogeologico. Il contributo del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio alla manutenzione estensiva del territorio dei bacini idrografici nell’ambito del rapporto interinale per la difesa... Vedi di più

Esame di Restauro del territorio docente Prof. E. Uccellini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Tali interventi possono venire realizzati con le piante da sole od in

abbinamento con altri materiali quali il legno, il pietrame, le reti zincate, i

geotessili, le biostuoie etc.

Le finalità di tali interventi sono principalmente quattro:

• tecnico-funzionale: di risoluzione di problemi tecnici come per esempio il

consolidamento di una sponda fluviale o la stabilizzazione di un versante in

frana;

• naturalistico-ecologica: non di semplice “ripristino a verde”, ma di

realizzazione delle condizioni ecologiche di base per l’innesco dei processi

tendenti verso ecosistemi evoluti con il massimo di biodiversità

• estetico-paesaggistica: di reinserimento delle opere nel paesaggio naturale

• economica: in quanto opere spesso competitive rispetto a quelle tradizionali

Foto 38 - Regimazione idraulica con briglie in legname e pietrame, grate vive e palificate

vive nel P. Nazionale del Vesuvio (NA)

L’Ingegneria Naturalistica è una disciplina trasversale che:

• affronta i problemi progettuali con una visione sistemica

• pur avendo le sue radici nelle classiche sistemazioni idraulico-forestali, ha

sviluppato un suo spazio scientifico-culturale autonomo 48

• privilegia l’attenzione al particolare del piccolo intervento piuttosto che

alla grande opera, nella cognizione che l’obiettivo, ad esempio la

sistemazione di una frana, si ottiene con una sommatoria di semplici

interventi a bassa invasività

L’ingegneria naturalistica è nata in tempi remoti e si è sviluppata

particolarmente nell’immediato dopoguerra nei paesi dell’arco alpino

(Austria e Svizzera).

Le esperienze italiane, dapprima concentrate nelle regioni

settentrionali ( Alto-Adige, Trentino, Veneto, Friuli, Piemonte, Lombardia,

Emilia Romagna, Liguria) si sono poi estese a quelle centro-meridionali.

In Alto Adige, in particolare, opera da decenni l'Azienda speciale per la

regolazione dei corsi d'acqua e la difesa del suolo, al cui interno circa 50

tecnici ed operai dipendenti dell'amministrazione provinciale sono

specializzati negli interventi di I.N..

Foto 39 - Sistema di briglie con tecniche di ingegneria naturalistica. Tarvisio (UD)

Molte Regioni hanno approvato norme sull’ingegneria naturalistica

(in allegato) ed elaborato manuali tecnici (Emilia Romagna, Veneto,

Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio); il Gruppo Interregionale

Recuperi Ambientali I.N. (R.A.I.N.) e la Regione Lazio hanno, inoltre,

realizzato video sull'I.N.

Oltre alle varie iniziative delle Regioni va ricordata l’attenzione del

Ministero dell’Ambiente alle tecniche di I.N., fin all’inizio degli anni ’90,

49

che si è tradotta nella pubblicazione di testi e nella creazione di strutture per

il controllo di progetti di opere pubbliche:

• Pubblicazione del testo “Opere di Ingegneria Naturalistica sulle sponde;

tecniche costruttive ed esempi nel cantone di Berna”( 1993).

• Pubblicazione delle “Linee guida per Capitolati speciali per interventi di

Ingegneria Naturalistica e lavori di opere a verde” (luglio 1995 –

aggiornamento Sett. 1997).

• Attività della Commissione VIA nel settore delle opere di mitigazione con

tecniche di I.N., con notevoli ricadute sulle opere pubbliche e con effetto di

moltiplicatore nei confronti degli altri Enti pubblici.

• Attività della Segreteria Tecnica Difesa del Suolo con prospettive di

incidenza sulle sistemazioni del dissesto idrogeologico per la realizzazione

di opere a compatibilità ambientale

Foto 40 - Palificata viva Roma in fase di costruzione. Cà i Fabbri (PS) 50

Le piante: il materiale da costruzione vivo

In un progetto di I.N. la capacità antierosiva e di consolidamento

viene affidata, in ultima analisi alle piante vive che possono essere

impiegate in varie forme quali semi, piante radicate, zolle, rizomi, talee.

Nella scelta delle specie da utilizzare, tra quelle autoctone appartenenti

alla serie della vegetazione potenziale regionale, coerenti dal punto di vista

ecologico con l'ambiente circostante, vanno individuate quelle che

presentano le migliori caratteristiche biotecniche, cioè con un apparato

radicale profondo ed esteso, che crescono più velocemente e garantiscono

nel tempo la protezione ed il consolidamento del suolo .

Le specie legnose (le sole idonee per gli interventi di stabilizzazione o

consolidamento) più adatte a operare in stazioni con caratteristiche

ecologiche difficili, sono gli arbusti pionieri autoctoni con apparati radicali

estesi e ramificati in grado di consolidare il substrato fino ad uno spessore

medio di circa 1,5-2 metri; a tale azione puntuale o lineare di

consolidamento va unita un’azione di protezione antierosiva areale del

pendio tramite l’inerbimento.

Foto 41 - Apparato radicale di Salix purpurea. Cà i Fabbri (PS) 51

Le maggiori esperienze di utilizzo delle tecniche di ingegneria

naturalistica sono state fatte nelle regioni dell’arco alpino caratterizzate da

un clima più mesofilo (più fresco, più umido e con estati senza grossi stress

idrici) di quello mediterraneo e quindi con situazioni ecologiche più

favorevoli all’attecchimento delle piante.

Ne deriva la necessità di maggiori accorgimenti nella scelta delle

specie vegetali per gli interventi di ingegneria naturalistica in ambito

mediterraneo tramite idonee analisi floristiche e vegetazionali, in quanto le

specie autoctone di comune impiego e maggiormente reperibili nei vivai non

sempre garantiscono l’attecchimento nelle condizioni ecologiche difficili

mediterranee.

Emerge quindi la esigenza della disponibilità di specie xerofile

mediterranee erbacee, arbustive ed arboree, che non sempre il mercato

vivaistico pubblico o privato è in grado di soddisfare.

Tale esigenza vale ancor più per le aree protette ove va garantita, per il

pericolo dell’inquinamento genetico, la provenienza delle specie impiegate

tramite la raccolta dal selvatico e la riproduzione delle specie in idonei

vivai distribuiti sul territorio per fasce altitudinali.

Foto 42 - Sistemazione di versante calanchivo con tecniche di I.N. Monte Aquilone (RI)

Nelle tabelle 9 e 10 vengono riportati gli elenchi delle specie arboree ed

arbustive autoctone comuni della flora italiana con l’indicazione della forma

biologica (Pscap: fanerofite scapose, NP: nanofanerofite Pcaesp: fanerofite

cespitose Plian fanerofite lianose) e del tipo corologico. Tale elenco è stato

ottenuto elaborando i dati della Flora d’Italia di Pignatti con apposito

52

software (Petraroli, Cornelini e Petrella, 1993), selezionando le forme

biologiche riferibili agli alberi ed agli arbusti e eliminando i corotipi ad

ampia distribuzione.

Tali elenchi comprendono le entità floristiche arboree ed arbustive di

potenziale impiego nelle varie regioni italiane negli interventi di

rimboschimento, di rinaturazione e di ingegneria naturalistica, dopo attenta

verifica della loro coerenza floristica ed ecologica e possono essere un

riferimento per una produzione vivaistica mirata.

Le tecniche di ingegneria naturalistica

I settori d'intervento dell’ingegneria naturalistica vanno dal controllo del

dissesto idrogeologico con il consolidamento dei versanti e le sistemazioni

idrauliche, al recupero delle aree degradate, alle opere di minimazione

dell'impatto ambientale e di rinaturazione in genere ed, in particolare:

• sistemazioni di versante antierosive, stabilizzanti e consolidanti

• sistemazioni idrauliche e rinaturalizzazione di zone umide;

• aree di espansione e briglie di ritenuta

• sistemazioni costiere e dunali;

Foto 43 - Interventi antierosivi superficiali: trapianto di zolle erbacee. Millesimo(SV) 53

• creazione di ecosistemi filtro;

• creazione di vasche di depurazione di acque provenienti dallo scolo delle

acque bianche stradali;

• mitigazione degli impatti di infrastrutture lineari (rivegetazione delle

scarpate, dei rilevati, delle aree residuali);

• mitigazione dell’inquinamento acustico tramite realizzazione di fasce

vegetate o barriere antirumore verdi;

• riduzione dell’inquinamento atmosferico con fasce filtro vegetate;

• rivegetazione di versanti rocciosi (cave, scarpate stradali, imbocchi di

gallerie, versanti rocciosi in genere) e delle ex discariche;

• creazione di opere di mitigazione per la fauna (sovrappassi e sottopassi,

zone di tutela, rampe di risalita per pesci, ecc.);

Foto 44 - Regimazione idraulica superficiale con brigliette vive. Millesimo (SV) 54

Le tecniche di I.N. censite nelle Linee guida per capitolati speciali per

interventi di ingegneria naturalistica del Ministero dell’Ambiente (in allegato )

si dividono essenzialmente in:

Interventi antierosivi di rivestimento

Consistono essenzialmente nella protezione superficiale del suolo

dall'azione erosiva degli agenti atmosferici in abbinamento all'azione della

gravità, con particolare riferimento alle acque dilavanti.

Su una scarpata in pendenza o su terreni erodibili è da sempre

riconosciuta l'azione antierosiva delle specie erbacee che, pur non

scendendo molto in profondità con l'apparato radicale, creano tuttavia le

condizioni per lo smorzamento dell'energia cinetica dell'acqua e per

l'evoluzione dell'ecosistema. Oltre alle semine ed all’idrosemina si

utilizzano, per raggiungere l’obiettivo progettuale, biostoie, stuoie

sintetiche, rivestimenti vegetativi con reti metalliche, etc.

Foto 45 - Terra rinforzata rinverdita sulla sponda del canale di Mergozzo (VB)

Interventi stabilizzanti

Le tecniche stabilizzanti trovano applicazione, in abbinamento con quelle

antierosive , nei casi in cui è richiesto un ancoraggio dello strato superficiale

del terreno al substrato stabile. Le piante impiegate devono avere apparati

55

radicali più profondi ed estesi delle specie erbacee e, quindi, sono adatte le

specie arbustive

Tali tecniche (gradonate vive, fascinate vive , cordonate vive, etc.)

utilizzano le piante radicate pioniere con idonee caratteristiche biotecniche

e, nelle situazioni ecologicamente compatibili, le talee delle specie a

riproduzione vegetativa come le tamerici o i salici, arrivando ad interessare

con le radici un strato di terreno profondo al massimo di 2 m..

Interventi combinati di consolidamento

Costituiscono in molti casi un'alternativa alle opere di sostegno in grigio ed

impiegano, oltre alle piante, materiali non viventi che devono assicurare la

resistenza meccanica della struttura in attesa della crescita della parte viva .

Si va dall'uso dei tronchi in legno come nella palificata viva, alle terre

rinforzate con geotessili ed armature metalliche, ai massi in roccia con

impianto di talee nelle fessure, comuni nei corsi d'acqua montani.

Foto 46 - Interventi di rinaturazione sulle golene del canale di Mergozzo (VB) 56

Tab. 9 - ELENCO INDICATIVO DELLE SPECIE ARBOREE AUTOCTONE

COMUNI DELLA FLORA ITALIANA ( Cornelini, Palmeri, Sauli, 2002) DI

POTENZIALE IMPIEGO NEGLI INTERVENTI DI

RINATURALIZZAZIONE E DI INGEGNERIA NATURALISTICA

F.BIOLOGICA TIPO COROLOGICO

ABIES ALBA MILLER P SCAP OROF. S-EUROP.

ACER CAMPESTRE L. P SCAP EUROP.-CAUCAS.

ACER OBTUSATUM W. ET K. P SCAP SE-EUROP.

ACER PSEUDOPLATANUS L. P SCAP EUROP.-CAUCAS.

ALNUS CORDATA (LOISEL.) DESF. P SCAP ENDEM.

ALNUS GLUTINOSA (L.) GAERTNER P SCAP PALEOTEMP.

ALNUS INCANA (L.) MOENCH P SCAP CIRCUMBOR.

BETULA AETNENSIS RAFIN. P SCAP ENDEM.

BETULA PENDULA ROTH P SCAP EUROSIB.

CARPINUS BETULUS L. P SCAP EUROP.-CAUCAS.

CASTANEA SATIVA MILLER P SCAP SE-EUROP.

CELTIS AUSTRALIS L. P SCAP EURIMEDIT.

CERCIS SILIQUASTRUM L. P SCAP S-EUROP.-SUDSIB.

CHAMAEROPS HUMILIS L. P SCAP W-STENOMEDIT.

FAGUS SYLVATICA L. P SCAP CENTRO-EUROP.

FRAXINUS EXCELSIOR L. P SCAP EUROP.-CAUCAS.

FRAXINUS ORNUS L. P SCAP S-EUROP.-SUDSIB.

LARIX DECIDUA MILLER P SCAP OROF. CENTRO-EUROP.

MALUS SYLVESTRIS MILLER P SCAP CENTRO-EUROP.

OSTRYA CARPINIFOLIA SCOP. P SCAP CIRCUMBOR

PICEA EXCELSA (LAM.) LINK P SCAP EUROSIB.

PINUS CEMBRA L. P SCAP EUROSIB.

PINUS HALEPENSIS MILLER P SCAP STENOMEDIT.

PINUS LARICIO POIRET P SCAP ENDEM.

PINUS NIGRA P SCAP NE-EURIMEDIT

PINUS PINASTER AITON P SCAP W-STENOMEDIT.

PINUS SYLVESTRIS L. P SCAP EURASIAT.

PINUS UNCINATA MILLER P SCAP NW-MEDIT.-MONT.

PIRUS PYRASTER BURGSD. P SCAP EURASIAT.

POPULUS ALBA L. P SCAP PALEOTEMP.

POPULUS NIGRA L. P SCAP PALEOTEMP.

POPULUS TREMULA L. P SCAP EUROSIB.

PRUNUS AVIUM L. P SCAP PONTICA

PRUNUS COCOMILIA TEN. P SCAP NE-MEDIT.-MONT.

QUERCUS CERRIS L. P SCAP N-EURIMEDIT.

QUERCUS FRAINETTO TEN. P SCAP SE-EUROP.

QUERCUS ILEX L. P SCAP STENOMEDIT.

QUERCUS PETRAEA (MATTUSCHKA) LIEBL. P SCAP EUROP.

QUERCUS PUBESCENS WILLD. P SCAP SE-EUROP

QUERCUS ROBUR L. P SCAP EUROP.-CAUCAS.

QUERCUS SUBER L. P SCAP W-EURIMEDIT.

QUERCUS TROJANA WEBB P SCAP NE-STENOMEDIT.

SALIX ALBA L. P SCAP PALEOTEMP.

SORBUS DOMESTICA L. P SCAP EURIMEDIT.

TAXUS BACCATA L. P SCAP PALEOTEMP.

TILIA CORDATA MILLER P SCAP EUROP.-CAUCAS. 57

Foto 47 – Crataegus monogyna (biancospino )

Tab. 10 - ELENCO INDICATIVO DELLE SPECIE ARBUSTIVE

AUTOCTONE COMUNI DELLA FLORA ITALIANA ( Cornelini, Palmeri,

Sauli, 2002) DI POTENZIALE IMPIEGO NEGLI INTERVENTI DI

RINATURALIZZAZIONE E DI INGEGNERIA NATURALISTICA

F.BIOLOGICA TIPO COROLOGICO

ACER MONSPESSULANUM L. P CAESP EURIMEDIT.

ALNUS VIRIDIS (CHAIX) DC. P CAESP (CIRCUM.)ART.ALP.

AMELANCHIER OVALIS MEDICUS P CAESP MEDIT.-MONT.

ANAGYRIS FOETIDA L. P CAESP S-STENOMEDIT.

ARBUTUS UNEDO L. P CAESP STENOMEDIT.

ARTEMISIA ARBORESCENS L. NP S-STENOMEDIT.

ASPARAGUS ALBUS L. NP W-STENOMEDIT.

ATRIPLEX HALIMUS L. P CAESP STENOMEDIT.-ATL.

BERBERIS AETNENSIS PRESL NP ENDEM.

BERBERIS VULGARIS L. NP EURASIAT.

BUPLEURUM FRUTICOSUM L. NP STENOMEDIT.

CALICOTOME SPINOSA (L.) LINK P CAESP STENOMEDIT.

CALICOTOME VILLOSA (POIRET) LINK P CAESP STENOMEDIT.

CAPPARIS OVATA DESF. NP STENOMEDIT.

CARPINUS ORIENTALIS MILLER P CAESP PONTICA

CISTUS ALBIDUS L. NP W-STENOMEDIT. 58

CISTUS CORSICUS LOISEL. NP ENDEM.

CISTUS CRETICUS L. NP W-STENOMEDIT.

CISTUS INCANUS L. NP STENOMEDIT.

CISTUS MONSPELIENSIS L. NP STENOMEDIT.

CISTUS SALVIFOLIUS L. NP STENOMEDIT.

COLUTEA ARBORESCENS L. P CAESP EURIMEDIT.

CORIARIA MYRTIFOLIA L. NP W-EURIMEDIT.

CORNUS MAS L. P CAESP S-EUROP.-SUDSIB.

CORNUS SANGUINEA L. P CAESP EURASIAT.

CORONILLA EMERUS L. NP CENTRO-EUROP.

CORYLUS AVELLANA L. P CAESP EUROP.-CAUCAS.

COTINUS COGGYGRIA SCOP. NP S-EUROP.-SUDSIB.

COTONEASTER INTEGERRIMUS MEDICUS NP EURASIAT.

COTONEASTER NEBRODENSIS (GUSS.) KOCH NP S-EUROP.-SUDSIB.

CRATAEGUS LACINIATA UCRIA P CAESP S-STENOMEDIT.

CRATAEGUS MONOGYNA JACQ. P CAESP PALEOTEMP.

CYTISUS SCOPARIUS (L.) LINK P CAESP EUROP.

CYTISUS SESSILIFOLIUS L. P CAESP OROF. SW-EUROP.

CYTISUS VILLOSUS POURRET P CAESP W-STENOMEDIT.

ERICA ARBOREA L. P CAESP STENOMEDIT.

ERICA MULTIFLORA L. NP STENOMEDIT.

ERICA SCOPARIA L. P CAESP W-STENOMEDIT.

Foto 48 – Cornus sanguinea( sanguinello ) 59

EUONYMUS EUROPAEUS L. P CAESP EURASIAT.

FRANGULA ALNUS MILLER P CAESP EUROP.-CAUCAS.

GENISTA AETNENSIS (BIV.) DC. P CAESP ENDEM.

GENISTA CORSICA (LOISEL.) DC. NP ENDEM.

HIPPOPHAE RHAMNOIDES L. P CAESP EURASIAT.

HYPERICUM ANDROSAEMUM L. NP W-EURIMEDIT.

HYPERICUM HIRCINUM L. NP STENOMEDIT.

ILEX AQUIFOLIUM L. P CAESP EURIMEDIT.

JUNIPERUS COMMUNIS L. P CAESP CIRCUMBOR.

JUNIPERUS HEMISPHAERICA PRESL NP MEDIT.-MONT.

JUNIPERUS NANA WILLD. NP EURASIAT.

JUNIPERUS OXYCEDRUS L. P CAESP EURIMEDIT.

JUNIPERUS PHOENICEA L. P CAESP EURIMEDIT.

LABURNUM ALPINUM (MILLER) BERCHTOLD ET PREP CAESP OROF. S-EUROP.

LABURNUM ANAGYROIDES MEDICUS P CAESP S-EUROP.-SUDSIB.

LAURUS NOBILIS L. P CAESP STENOMEDIT.

LAVANDULA STOECHAS L. NP STENOMEDIT.

LEMBOTROPIS NIGRICANS (L.) GRISEB. NP S-EUROP.-SUDSIB.

LIGUSTRUM VULGARE L. NP EUROP.-CAUCAS.

LONICERA ALPIGENA L. P CAESP OROF. S-EUROP.

LONICERA CAPRIFOLIUM L. P LIAN S-EUROP.-SUDSIB.

LONICERA ETRUSCA SANTI P LIAN EURIMEDIT.

LONICERA IMPLEXA AITON P LIAN STENOMEDIT.

LONICERA NIGRA L. P CAESP OROF. S-EUROP.

LONICERA XYLOSTEUM L. P CAESP EUROP.-CAUCAS.

MESPILUS GERMANICA L. P CAESP S-EUROP.-SUDSIB.

MYRTUS COMMUNIS L. P CAESP STENOMEDIT.

NERIUM OLEANDER L. P CAESP S-STENOMEDIT.

OLEA EUROPAEA L. P CAESP STENOMEDIT.

OSYRIS ALBA L. NP EURIMEDIT.

PALIURUS SPINA CHRISTI MILLER P CAESP SE-EUROP.

PHILLYREA ANGUSTIFOLIA L. P CAESP W-STENOMEDIT.

PHILLYREA LATIFOLIA L. P CAESP STENOMEDIT.

PINUS MUGO TURRA P CAESP OROF-EURASIAT

PIRUS AMYGDALIFORMIS VILL. P CAESP STENOMEDIT.

PISTACIA LENTISCUS L. P CAESP S-STENOMEDIT.

PISTACIA TEREBINTHUS L. P CAESP EURIMEDIT.

PRUNUS MAHALEB L. P CAESP S-EUROP.-SUDSIB.

PRUNUS SPINOSA L. P CAESP EUROP.-CAUCAS.

PYRACANTHA COCCINEA ROEMER P CAESP STENOMEDIT.

RHAMNUS ALATERNUS L. P CAESP EURIMEDIT.

RHAMNUS CATHARTICUS L. P CAESP S-EUROP.-SUDSIB.

RHODODENDRON HIRSUTUM L. NP ENDEM. ALP.

RIBES UVA CRISPA L. NP EURASIAT.

ROSA ARVENSIS HUDSON NP S-STENOMEDIT.

ROSA CANINA L. NP PALEOTEMP.

ROSA DUMALIS BECHST. NP EUROP.-CAUCAS.

ROSA PENDULINA L. NP S-EUROP.-SUDSIB.

ROSA RUBIGINOSA L. NP EURASIAT.

ROSA RUBRIFOLIA VILL. NP OROF. S-EUROP.

ROSA SEMPERVIRENS L. NP STENOMEDIT.

ROSA SICULA TRATT. NP MEDIT.-MONT.

ROSA TOMENTOSA SM. NP S-EUROP.-SUDSIB.

ROSA VILLOSA L. NP S-EUROP.-SUDSIB.

ROSMARINUS OFFICINALIS L. NP STENOMEDIT.

RUBUS CAESIUS L. NP EURASIAT. 60

RUBUS CANESCENS DC. NP N-EURIMEDIT.

RUBUS IDAEUS L. NP CIRCUMBOR.

RUBUS INCANESCENS BERTOL. NP W-EUROP. (ATL.)

RUMEX LUNARIA L. NP S-STENOMEDIT.

SALIX APPENDICULATA VILL. P CAESP CENTRO-EUROP.

SALIX CAPREA L. P CAESP EURASIAT.

SALIX CINEREA L. P CAESP PALEOTEMP.

SALIX ELEAGNOS SCOP. P CAESP OROF. S-EUROP.

SALIX FOETIDA SCHLEICHER NP ENDEM. ALP.

SALIX GLABRA SCOP. NP NE-MEDIT.-MONT.

SALIX MYRSINIFOLIA SALISB. NP EUROSIB.

SALIX PEDICELLATA DESF. P CAESP STENOMEDIT.

SALIX PURPUREA L. P CAESP EURASIAT

SALIX TRIANDRA L. P CAESP EUROSIB.

SALIX VIMINALIS L. P CAESP EUROSIB.

SALIX WALDSTEINIANA WILLD. NP OROF. E-ALP.-CARPAT.

SALSOLA VERTICILLATA SCHOUSBOE NP S-STENOMEDIT.

SAMBUCUS NIGRA L. P CAESP EUROP.-CAUCAS.

SAMBUCUS RACEMOSA L. P CAESP OROF. S-EUROP.

SANTOLINA CORSICA JORDAN ET FOURR. NP ENDEM.

SANTOLINA INSULARIS (GENNARI) ARRIGONI NP ENDEM.

SOLANUM DULCAMARA L. NP PALEOTEMP.

SORBUS ARIA (L.) CRANTZ P CAESP PALEOTEMP.

SORBUS AUCUPARIA L. P CAESP EUROP.

SORBUS CHAMAEMESPILUS (L.) CRANTZ NP OROF. S-EUROP.

SORBUS TORMINALIS (L.) CRANTZ P CAESP PALEOTEMP.

SPARTIUM JUNCEUM L. P CAESP EURIMEDIT.

STYRAX OFFICINALIS L. P CAESP NE-STENOMEDIT.

TAMARIX AFRICANA POIRET P CAESP W-STENOMEDIT.

TAMARIX GALLICA L. P CAESP W-STENOMEDIT.

TELINE MONSPESSULANA (L.) KOCH P CAESP STENOMEDIT.

ULEX EUROPAEUS L. P CAESP SUBATLANT.

ULMUS MINOR MILLER P CAESP EUROP.-CAUCAS.

VIBURNUM LANTANA L. P CAESP CENTRO-EUROP.

VIBURNUM TINUS L. P CAESP STENOMEDIT. 61

Foto 49 – Salix purpurea (salice rosso)

8. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Autorita' di Bacino del Fiume Po

Progetto Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico 1999

Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico 2001

Programma di rilancio degli Interventi di Manutenzione 1998

Deliberazione 10 maggio 1995 . Approvazione piano stralcio interventi

ripristino idraulico

Documentazione Convegno Comitato di consultazione Autorità di Bacino Po

“La manutenzione ordinaria del territorio” Torino 9 marzo 2001

Autorita' di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave,

Brenta-Bacchiglione

Progetto Piano Stralcio per l’assetto idrogeologico - 2001

Programma di Manutenzione Idraulica e Forestale nell'ambito degli

ecosistemi fluviali- 1993.

Direttive per la manutenzione idraulica e forestale – 1993

Autorita’ di Bacino del Fiume Adige

Piano Straordinario Ottobre 1999

Progetto Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico 2001

Autorita' di Bacino del Fiume Arno

Piano Straordinario 1999

Progetto Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico 2001

Autorita' di Bacino del Fiume Tevere

Piano Straordinario 1999

Progetto Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico 2001

Linee guida per la manutenzione dei corsi d’acqua, 2001

Autorita' di Bacino dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno

Piano Straordinario Ottobre 1999 62

Gruppo 183 1998 - La manutenzione nel governo del territorio

Ingegneria naturalistica

AA:VV. 1990 - Tecniche di bioingegneria naturalistica negli interventi di recupero

ambientale. Acer n.6

Opere di ingegneria naturalistica sulle sponde, tecniche costruttive ed esempi nel

cantone di Berna, 1993.

Ministero dell'ambiente, Servizio Valutazione Impatto Ambientale, Informazione

ai cittadini e per la Relazione sullo Stato dell'Ambiente, Roma (trad. da Zeh et Al.,

1988)

Carbonari, Mezzanotte-Tecniche naturalistiche nella sistemazione del territorio,

Prov. Autonoma di Trento, Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale,

Trento 1993.

Cornelini, Palmeri, Sauli , 2002 - Le piante legnose autoctone comuni in Italia

Acer, in stampa

Regione Emilia Romagna e Regione Veneto, 1993

Manuale tecnico di ingegneria naturalistica

Regione Lazio, 2002

Manuale tecnico di ingegneria naturalistica per le sistemazioni idrauliche

Regione Liguria , 1997 - Opere e tecniche di ingegneria naturalistica e recupero

ambientale

Regione Lombardia, 2000 – Quaderno delle opere tipo di ingegneria

naturalistica

Regione Toscana, 2000 “Principi e linee guida per l’ingegneria naturalistica -

volume 1,Processi territoriali e criteri metodologici”

.

Regione Toscana, 2001- “Principi e linee guida per l’ingegneria naturalistica

volume 2, Sviluppo e applicazioni in Toscana”

Sauli G., Siben (a cura di) 1992. Tecniche di rinaturazione e di ingegneria

naturalistica: esperienze europee Patron Edit, Quarto lnferiore (BO)

Schiechtl H. M.. Bioingegneria forestale Edizioni Castaldi. Feltre 1991 63

Schiechtl H. M., Stern R. Ingegneria naturalistica, manuale delle opere in terra,

Edizioni Castaldi. Feltre 1992

Schiechtl H. M., Stern R. Ingegneria naturalistica, manuale delle costruzioni

idrauliche, Edizioni Castaldi. Feltre 1992

Zeh H., Tecniche di Ingegneria naturalistica. 1993 Il Verde Editoriale, Milano, 1997

Incendi

Prov.Roma Ass.Agric. WWF Lazio - Come proteggere il bosco:

Prevenzione dagli incendi e ripristino ambientale di Roberto Cavalensi

Gisotti, Benedini , 2000 - Il dissesto idrogeologico:

Effetti degli incendi sulla vegetazione di Raniero Massoni Novelli

Carocci Edit.

Pignatti, 1995 - Ecologia vegetale:

Ecologia del fuoco di Manuela De Lillis

Le successioni di Sandro Pignatti UTET Edit.

Pignatti, 1998 - I boschi d’Italia. UTET Edit. 64

ALLEGATI 65

NORMATIVA DI RIFERIMENTO SULLA MANUTENZIONE

Art.3.

L.183/89 Le attività di programmazione, pianificazione e di attuazione degli interventi destinati

a realizzare le finalità dell’art.1 curano in particolare:

a) la sistemazione, la conservazione, ed il recupero del suolo nei bacini idrografici,

con interventi idrogeologici, idraulici, idraulico-forestali, idraulico-agrari, silvo-

pastorali, di forestazione e di bonifica, anche attraverso processi di recupero

naturalistico, botanico e faunistico

……

m) la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere e degli impianti nel settore

e la conservazione dei beni

Art.21.2

I programmi triennali debbono destinare una quota non inferiore al 15% degli

stanziamenti complessivamente a:

a)interventi di manutenzione ordinaria delle opere, degli impianti e dei beni,

compresi mezzi, attrezzature e materiali dei cantieri officina e dei magazzini idraulici;

b) svolgimento dei servizio di polizia idraulica,……..

c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino, svolgimento studi,…..

d) adeguamento e potenziamento funzionale, tecnico e scientifico dei servizi tecnici

nazionali

5.2 Criteri generali di valutazione delle priorità

DPCM 23.3.90 Atto ……..

di indirizzo e a) per interventi devono intendersi tanto la realizzazione di opere quanto azioni

coordinamento ai finalizzate al ripristino o al mantenimento di condizioni di equilibrio naturale e di

fini della legittimo e razionale uso delle risorse…….., nonché azioni di prevenzione e

elaborazione e della controllo

adozione degli b) il bacino andrà considerato nel suo complesso……e prevedendo interventi

schemi previsionali orientati non solo alla difesa delle calamità quali eventi macroscopici ed

e programmatici di istantanei, ma anche finaliz zati alla salvaguardia della dinamica evolutiva del

cui all’art.31 della contesto fisico naturale, da condizionare esclusivamente ad un appropriato uso del

L.183/89 territorio e comunque improntata al risanamento, tutela e ripristino della struttura

ambientale caratteristica…

c) la scelta tipologica dell’intervento…., ma soprattutto privilegiando quelle a

minore impatto ambientale.

d) Il superamento delle situazioni di dissesto e/o degrado dovrà essere conseguito

ove possibile, mediante il ripristino o il riequilibrio delle condizioni naturali

preesistenti……

e) saranno privilegiati interventi di manutenzione e di completamento e/o

amplamento delle opere rientranti nelle tipologie di cui al paragrafo 5.4 ( ….,

riforestazione, idraulica forestale, ..recupero naturalistico botanico,…..etc.)

DPR 14 aprile 1993 Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modalità per la

redazione dei programmi di manutenzione idraulica e forestale.

3.3Proposte di intervento e priorità

DPR 18 luglio 1995

Approvazione atto …..Nell’elencazione degli interventi strutturali sono considerati anche quelli rivolti

indirizzo e alla manutenzione ed al ripristino della funzionalità delle opere esistenti………

coordinamento

concernente i criteri

per la redazione dei

piani di bacino 66

Art.1.2

DL 180/98 Il Comitato dei Ministri definisce………i programmi di interventi urgenti, anche

attraverso azioni di manutenzione dei bacini idrografici, per la riduzione del rischio

idrogeologico tenendo conto dei programmi già in essere da parte delle Autorità di

Bacino di rilievo nazionale e dei piani straordinari….

Art.3

DPR 27 luglio 1999 Nell’ambito delle somme di cui all’art.2 le Autorità di Bacino e le regioni possono

destinare una quota non superiore al 10% delle somme assegnate alle attività volte alla

predisposizione dei piani di bacino e dei relativi piani stralcio

Art.2.3

DL 279/2000 I soggetti di cui al comma4 *provvedono ad effettuare, entro la data di cui al comma

1, nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, una ricognizione sullo stato di

conservazione delle opere eseguite per la sistemazione dei versanti, indicando le

esigenze di carattere manutentorio finalizzate a costruire un diffuso sistema di

protezione idrogeologica, con conseguente miglioramento generalizzato delle

condizioni di rischio soprattutto a beneficio dei territori di pianura.

*Le regioni d’intesa con le province, con la collaborazione dei provveditorati alle

opere pubbliche, del Corpo Forestale dello Stato, dei comuni, degli uffici tecnici

erariali, degli altri uffici regionali aventi competenza nel settore idrogeologico, delle

comunità montane, dei consorzi di bonifica, delle strutture dei commissari straordinari

per gli interventi di sistemazione idrogeologica e per l’emergenza rifiuti. Il

coordinamento delle attività è svolto dall’Autorità di Bacino competente……

Art.16 Attività di progettazione

L 109/94 e succ. 5. ……il progetto esecutivo deve altresì essere corredato da apposito piano di

Merloni ter manutenzione dell’opera e delle sue parti………

Art.19 sistemi di realizzazione dei lavori pubblici

5. E’ in facoltà …stipulare a misura……i contratti di appalto relativi a manutenzione,

restauro e beni archeologici

5bis……….L’esecuzione dei lavori può prescindere dall’avvenuta redazione e

approvazione del progetto esecutivo qualora si tratti di lavori di manutenzione o scavi

archeologici

Art.15 disposizioni preliminari la progettazione

Regolamento 8. i progetti sono redatti considerando anche il contesto in cui l’intervento si inserisce

attuativo Merloni in modo che esso non pregiudichi l’accessibilità, l’utilizzo e la manutenzione delle

DPR 554/99 opere degli impianti e dei servizi esistenti.

Art.35 documenti progetto esecutivo

Il progetto esecutivo è composto dai seguenti documenti:

…piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti…

art.40

Piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti

…………….

Art.154 Contabilità dei lavori di manutenzione 67

MOZIONE PER IL FINANZIAMENTO DEGLI INTERVENTI DI DIFESA DEL SUOLO E

MANUTENZIONE DEL TERRITORIO NEL PROGRAMMA GLOBALE DI SVILUPPO

DEI QCS 2000-2006

La realizzazione del Programma Globale di Sviluppo programma di manutenzione del territorio e delle opere

cofinanziato dai fondi strutturali 2000-2006 costituisce idraulico forestali e agrarie con investimenti di circa

una occasione fondamentale per il rilancio socio- 5000 miliardi nel periodo 2000-2006, che dovrà essere

economico delle regioni meridionali. volto:

I diffusi dissesti idrogeologici, che caratterizzano una - al miglioramento della funzionalità idraulica dei

elevata porzione delle regioni obiettivo 1, uniti alla suoli forestali nel territorio montano e collinare, con

carenza di strumenti di pianificazione territoriale di tali particolare riferimento alla forestazione, al

aree rendono particolarmente delicata la scelta degli recupero, manutenzione e rinaturalizzazione delle

interventi infrastrutturali e insediativi da realizzare con superfici boscate;

le ingenti risorse finanziarie mobilitate dal predetto - alla regimazione e rinaturalizzazione della rete

programma (80.000 miliardi di lire in sei anni). minuta di deflusso superficiale;

Per garantire, da un lato, che le nuove opere siano - alla forestazione su estese superfici, secondo

realizzate in aree per quanto possibile esenti da rischi di corrette pratiche selvicolturali, che si integrino con

alluvioni e frane e, dall’altro, che le nuove realizzazioni l’uso dei suoli favorendo pratiche agricole e

non aggravino situazioni di rischio già presenti, è zootecniche sostenibili e la residenza o

necessario accompagnare il Programma Globale di reinstallazione in loco di nuclei familiari;

Sviluppo con un adeguato piano di interventi volto a - all’incentivazione di attività agricolo-forestali e

garantire la messa in sicurezza delle aree a rischio pastorali collaboranti o compatibili con la difesa del

idrogeologico nel rispetto dei tempi e delle procedure suolo, con particolare riferimento agli interventi

previste dalla legge sulla difesa del suolo (L. n. 183/89) sulle superfici erbacee del territorio montano e

e dal recente decreto legge n. 180/98 convertito con la collinare, adeguamento dell’attività agricolo-

legge 267/98. pastorale ai fini della resistenza all’erosione dei

suoli.

La messa in sicurezza del territorio non rappresenta solo

una necessità, ma è anche una grande occasione di - interventi di manutenzione degli alvei e di

sviluppo e di occupazione, soprattutto per i giovani con recupero, anche naturalistico, del reticolo

diversi livelli di specializzazione, alla quale andrebbe idrografico gestito dai consorzi idraulici e di

destinata una quota significativa delle risorse finanziarie bonifica.

rese disponibili dai fondi strutturali. Questo programma risulta d’importanza fondamentale

per affermare e realizzare uno sviluppo socio

Le strategie di intervento nel settore Difesa Suolo sono economico sostenibile, mediante una politica d’uso del

state delineate dal Ministero dei Lavori Pubblici e dal suolo che concorra in modo efficace alla riduzione del

Ministero dell’Ambiente, d’intesa con le altre rischio idrogeologico, utilizzando un sistema realmente

amministrazioni centrali e con il partenariato economico integrato di interventi di difesa attiva del suolo

e sociale, al termine dei lavori del tavolo Settoriale, (interventi di forestazione, ingegneria naturalistica, etc.

istituito ai sensi della Delibera CIPE 22.12.1998. programmati sulla base di indagini conoscitive e

cartografie tematiche di rischio geomorfologico e

Nell’ambito dell’apposito rapporto interinale è stato idrologico) e di programmati usi del suolo, che

previsto, tra i diversi obiettivi specifici, quello relativo comprenda anche opportune azioni di manutenzione dei

al “recupero della funzionalità dei sistemi naturali e territori utilizzati a fini agricoli e pastorali, soprattutto in

delle aree agricole, a scala di bacino, nei territori di aree collinari e montane da realizzarsi attraverso le

montagna, collina e pianura”. norme definite dalla legge sulla montagna 97/94 che

incentiva e facilita il ricorso alla cooperazione

Si ritiene indispensabile che una consistente parte soprattutto da parte dei giovani.

(dell’ordine del 50%) degli investimenti destinati alla

difesa del suolo siano utilizzati per la realizzazione del Le Amministrazioni ed i rappresentanti del partenariato

predetto obiettivo ed in particolare per gli interventi di che sottoscrivono il presente documento richiedono che

manutenzione del territorio e delle opere idraulico nei “programmi operativi delle Regioni si dia adeguato

forestali ed idraulico agrarie realizzate nel passato ed risalto alle azioni essenziali per una politica della difesa

oggi spesso in grave stato di abbandono. del suolo, basata su una visione complessiva degli

ecosistemi naturali, secondo lo schema delineato dal

Il Ministero dell’Ambiente, d’accordo con il Ministero documento tecnico allegato”

delle Politiche agricole, il Corpo Forestale dello Stato e

con la collaborazione dell’UNCEM e dell’ANBI ha

predisposto, per le Regioni dell’obiettivo 1, un 68

ELENCO LEGGI CON RIFERIMENTI ALL’INGEGNERIA NATURALISTICA

(Fonte AIPIN, 2000)

L. 25 luglio 1904 n°523 “Testo unico sulle opere idrauliche”

L. 18 maggio 1989 n°183 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del

suolo”

L. 2 maggio 1990 n° 102 “Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina ...”

DPR 14 aprile 1993 “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modalità per la

redazione dei programmi di manutenzione idraulica e forestale”

L. 8 ottobre 1997 n° 344 “Disposizioni per lo sviluppo e la qualificazione degli interventi e

dell’occupazione in campo ambientale”

L. 2 ottobre 1997 n° 345 “Finanziamenti per opere e interventi di viabilità, infrastrutture, di difesa del

suolo, nonchè per la salvaguardia di Venezia”

D.L. 11 giugno 1998 n°180 “Misure urge nti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle

zone colpite da disastri franosi nella Regione Campania”

Testo coordinato D.L. 11 febbraio 1994 n° 109 “Legge quadro coordinata con le modifiche introdotte dal

Ddl A.S. 2288 in materia di lavori pubblici. (Merloni Ter 1998)

D 4 febbraio 1999 “Attuazione dei programmi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico, di cui

gli articoli 1, comma 2, e 8, comma 2, del D.L. n°180, convertito, con

modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n°267”

D.P.R. 2 settembre 1999 “Regolamento recante norme tecniche concernenti gli studi di impatto

ambientale per alcune categorie di opere”

D. L.vo 11 maggio 1999, n° 152 “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento

della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane”

articolo 1, lettera d; articolo 3, comma 6; articolo 41, comma 1; Allegato 1

D.P.R. 21 dicembre 1999, n°554 “Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori

pubblici 11 febbraio 1994, n°109, e successive modificazioni”

Regione Piemonte

• L.R. 2 novembre 1982 n°32 “Criteri tecnici per l’individuazione ed il recupero delle aree

degradate e per la sistemazione e rinaturalizzazione di sponde ed alvei fluviali e lacustri,

procedura amministrativa per la concessione di contributi regionali”

Regione Liguria

• L.R. n° 9 dd 28 gennaio 1993 “Organizzazione regionale della difesa del suolo in applicazione

della L. n° 183 dd 18 maggio 1989”

Regione Emilia-Romagna

• D.G.R. n°3939 dd 6 settembre 1994 “Direttiva concernente criteri progettuali per l’attuazione

degli interventi in materia di difesa del suolo nel territorio della Regione Emilia-Romagna”

Regione Veneto

• D.G.R. n° 4003 dd 30 agosto 1994 “Circolare Regionale inerente gli interventi di manutenzione

nei corsi d’acqua: aspetti tecnici ed ambientali”

Regione Friuli- Venezia Giulia

• Circ. n°7 dd 22 marzo 1994 “La tutela del corso d’acqua: indicazioni e criteri per la formazione

degli strumenti urbanistici comunali - contenuti ed elementi nel PRGC; linee guida e

documentazioni progettuali finalizzate al rilascio e l’autorizzazione paesaggistica”

Regione Lombardia

• D.G.R. n° 32 dd 26 settembre 1992 “Approvazione dei criteri per l’esercizio della subdelega, da

parte dei Comuni, delle funzioni amministrative ex L 29 giugno 1939 n° 1497”

• D.G.R. n° 6/6586 dd 19 dicembre 1995 “Direttiva concernente criteri ed indirizzi per

l’attuazione degli interventi di I.N. sul territorio della Regione”

• aprile 1996 Programma Regionale di Sviluppo 5.1.5 “Riequilibrio delle condizioni ambientali

attraverso la rinaturalizzazione e il recupero ambientale con l’impiego di tecniche di I.N.”

• D.G.R. n°6/29567 dd 1 luglio 1997 “Direttiva sull’impiego dei materiali vegetali vivi negli

interventi di I.N. in Lombardia”

• D.G.R. n°6/48740 dd 29 febbraio 2000 Approvazione direttiva “Quaderno opere tipo di

ingegneria naturalistica”

Regione Toscana

• L.R. n° 56 dd 7 marzo 1995 “Istituzione dell’agenzia regionale per la protezione ambientale

della Toscana”

• L.R. n° 56 dd 6 aprile 2000 “Norme per la consevazione e la tutela degli habitat naturali e

seminaturali, della flora e della fauna selvatiche - Modifiche alla L.R. n° 7 dd 23 gennaio 1998 e

L.R. n°49 dd 11 aprile 1995”

• C.R. n°155 dd 20 maggio 1997 “Criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di

difesa idrogeologica”

Regione Umbria

• L.R. dd 27 gennaio 1999 “Piano Urbanistico Territoriale”

Regione Marche

• Circ. n°1 dd 23 gennaio 1997 “Criteri ed indirizzi per l’attuazione di interventi in ambito fluviale

nel territorio della Regione Marche”

Regione Lazio

• Circ. “Criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa del suolo nel

territorio della regione Lazio” rif. LR n°60/90 Polizia idraulica e T.U. Opere idrauliche 523/1904

• Delibera 4340 del 28 maggio 1996 sui criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in

materia di difesa del suolo

LINEE GUIDA PER CAPITOLATI SPECIALI

PER INTERVENTI DI INGEGNERIA NATURALISTICA

Del Ministero dell’Ambiente

Commissione VIA

Prestampa AIPIN s e t t e m b r e 1 9 9 7

1. Interventi di semina e stadio vegetazionale di riferimento,

rivestimenti delle caratteristiche geolitologiche e

geomorfologiche, pedologiche,

microclimatiche floristiche e

1.1 Semina a spaglio vegetazionali della stazione ed è in

2

genere tra i 30 e 60 g/m .

Rivestimento di superfici di

scarpata mediante spargimento

manuale a spaglio di idonea miscela 1.3 Semina a paglia e bitume

di sementi e di eventuali concimanti

organici e/o inorganici in quantità e Rivestimento di superfici povere

qualità opportunamente individuate. di sostanza organica mediante:

La composizione della miscela e - spargimento manuale di paglia a

la quantità di sementi per metro fibra lunga a formare uno strato

quadro sono stabilite in funzione del continuo di 2-4 cm di spessore;

contesto ambientale ovvero delle - semina a spaglio con miscela di

caratteristiche geolitologiche e specie idonea alle condizioni

geomorfologiche, pedologiche, locali;

microclimatiche floristiche e - spargimento di concimanti

vegetazionali della stazione (in organici ed inorganici;

genere valgono quantità da 30 a 60 - bitumatura a freddo mediante

2

g/m ). La provenienza delle sementi soluzione idrobituminosa

e germinabilità dovranno essere spruzzata a pressione atta a

certificate. formare una pellicola protettiva e

di fissaggio della paglia e dei

semi.

1.2 Semina con fiorume La composizione della miscela e

2

la qualità di sementi per m sono

Rivestimento di superfici di stabilite in funzione del contesto

scarpata mediante lo spargimento ambientale ovvero delle condizioni

manuale a spaglio di fiorume edafiche, microclimatiche e dello

(ovvero miscuglio naturale di stadio vegetazionale di riferimento

2

sementi derivato da fienagione su (in genere si prevedono 30-40 g/m ).

prati stabiliti naturali dell’area La provenienza e germinabilità delle

d’intervento) e di eventuali sementi dovranno essere certificate.

concimanti organici e/o inorganici in

quantità e qualità opportunamente

individuate. 1.4 Idrosemina

2

La quantità di fiorume per m è

stabilita in funzione del contesto Rivestimento di superfici

ambientale ovvero delle condizioni mediante spargimento meccanico a

edafiche, microclimatiche e dello mezzo di idroseminatrice a

pressione atta a garantire l'irrorazione a distanza e con

l’irrorazione a distanza e con diametro degli ugelli tali e tipo di

diametro degli ugelli e tipo di pompa da non lesionare i semi e

pompa tale da non lesionare i semi e consentire lo spargimento omogeneo

consentire lo spargimento omogeneo dei materiali.

dei materiali. L'idrosemina a spessore contiene:

L’idrosemina contiene: - miscela di sementi idonea alle

- miscela di sementi idonea alle condizioni locali in quantità

2

condizioni locali; minima di 30 g/m ;

- collante in quantità idonea al - mulch, ovvero fibra organica

fissaggio dei semi e alla (paglia, torba bionda, torba scura,

creazione di una pellicola cellulosa, sfarinati, ecc.) in

antierosiva sulla superficie del quantità opportune (in genere

2

terreno, senza inibire la crescita e 200-500 g/m ) da suddividersi in

favorendo il trattenimento due o più passate;

dell’acqua nel terreno nelle fasi - collante in qualità e quantità

iniziali di sviluppo; idonea al fissaggio dei semi e del

- concime organico e/o inorganico; mulch, senza inibire la crescita e

- acqua in quantità idonea alle favorendo il trattenimento

diluizioni richieste; dell'acqua nelle fasi iniziali di

- altri ammendanti e inoculi. sviluppo;

La composizione della miscela e - concime organico e/o inorganico;

la quantità di sementi per metro - acqua in quantità idonea alle

quadro sono stabilite in funzione del diluizioni richieste;

contesto ambientale ovvero delle - altri ammendanti ed inoculi.

condizioni edafiche, La composizione del mulch come

microclimatiche e dello stadio quella della miscela e la quantità per

2

vegetazionale di riferimento, delle m sono stabilite in funzione del

caratteristiche geolitologiche e contesto ambientale ovvero delle

geomorfologiche, pedologiche, condizioni edafiche,

microclimatiche floristiche e microclimatiche e dello stadio

vegetazionali (in genere si vegetazionale di riferimento, delle

2

prevedono 30-40 g/m ). La caratteristiche geolitologiche e

provenienza e germinabilità delle geomorfologiche, pedologiche,

sementi dovrnno essere certificate e microclimatiche floristiche e

la loro miscelazione con le altre vegetazionali. La provenienza e

compone nti dell’idrosemina dovrà germinabilità delle sementi e la loro

avvenire in loco, onde evitare miscelazione con le altre

fenomeni di stratificazione componenti dovranno essere

gravitativa dei semi all’interno della certificate; la miscelazione dovrà

cisterna. avvenire in loco onde evitare

fenomeni di stratificazione

gravitativa dei semi all’interno della

1.5 Idrosemina a spessore cisterna.

Rivestimento di superfici

mediante spargimento meccanico di 1.6 Semina a strato con

uno o due strati di idrosemina a terriccio

spessore (mulch) da eseguire a

mezzo di idroseminatrice a Rivestimento di scarpate,

pressione atta a garantire substrati minerali privi di copertura

organica, strutture in terra rinforzata accessibili ad una normale

o rivestimenti vegetativi con georeti piantagione e consentano la

tridimensionali e reti metalliche, su germinazione e la crescita delle

pendenze sino al verticale, mediante stesse.

spruzzata di miscela di terriccio La semente costituita da semi

artificiale composto da: terriccio a grossi, come le ghiande o le

matrice sabbiosa, compost a fibra nocciole, deve essere eventualmente

organica, carbonati e silicati, eseguita in distinte fasi lavorative,

minerali argillosi, polimeri ritentori possibilmente a mano.

idrici, fertilizzanti e concimanti Dovranno essere impiegate

organici, collanti e miscela di specie autoctone di provenienza

sementi in quantità minima di 50 locale raccolte dal selvatico,

2

g/m . corredate da certificazione di

La composizione del terriccio origine.

come quella della miscela e la

quantità per metro quadro vanno

stabilite in funzione del contesto 1.8 Biotessile in juta (geojuta)

ambientale ovvero delle condizioni

edafiche, microclimatiche e dello Rivestimento di scarpate

stadio vegetazionale di riferimento, mediante stesura di un biotessile

delle caratteristiche geolitologiche e biodegradabile in juta, a maglia

geomorfologiche, pedologiche, aperta di minimo 1x1 cm, peso non

2

microclimatiche floristiche e inferiore a 250 g/m e fissaggio della

vegetazionali. La provenienza e stessa mediante interro in testa e al

germinabilità delle sementi e la loro piede e picchettature con staffe o

miscelazione con le altre picchetti in ferro acciaioso o in

componenti dovranno essere legno, in quantità e di qualità tali da

certificate; la miscelazione dovrà garantire la stabilità e l’aderenza

avvenire in loco, onde evitare della stuoia sino ad accrescimento

fenomeni di stratificazione avvenuto del cotico erboso.

gravitativa dei semi all’interno della La posa del rivestimento dovrà

cisterna. avvenire su scarpate stabili

La spruzzata del composto precedentemente regolarizzate e

avverrà in una o più fasi a seconda liberate da radici.

del substrato mediante idonea Nei casi di stesura per fasce

macchina a pressione, previa parallele dovrà essere garantita la

miscelazione dei componenti atta a continuità mediante sormonti laterali

garantire l’omogeneità e la plasticità di almeno 10 cm.

del prodotto e con sistema di Tali rivestimenti devono essere

pompaggio che mantenga l’integrità sempre abbinati ad una semina, con

delle sementi. le modalità di cui ai punti

precedenti, e possono essere seguiti

1.7 Semina di piante legnose dalla messa a dimora di specie

arbustive autoctone, corredate da

Separatamente o in aggiunta ai certificazione di origine, previa

miscugli di semi di piante erbacee di opportuna esecuzione di tagli a

cui ai punti precedenti, potranno croce nel rivestimento.

essere inseriti nelle idrosemine

anche semi di specie legnose in

genere arbustive ove le condizioni di 1.9 Biostuoia in paglia

intervento siano difficilmente 2

Rivestimento di scarpate preseminato con minimo 40 g/m di

mediante stesura di una biostuoia in miscela di sementi, e fissaggio dello

paglia di grammatura minima 300 stesso mediante interro in testa ed al

2

g/m , montato su supporto in rete piede e picchettature con staffe o

fotossidabile e biodegradabile di picchetti in ferro acciaioso o legno,

maglia minima 1x1 cm o su carta in quantità e di qualità tali da

cucita con filo sintetico garantire la stabilità e l’aderenza

biodegradabile o in fibra vegetale, della biostuoia sino ad

eventualmente preseminata con accrescimento avvenuto del cotico

2

minimo 40 g/m di miscela di erboso.

sementi, e fissaggio dello stesso La posa del rivestimento dovrà

mediante interro in testa ed al piede avvenire su scarpate stabili

e picchettatura con staffe o picchetti precedentemente regolarizzate e

in ferro acciaioso o legno, in liberate da radici.

quantità e di qualità tali da garantire Nei casi di stesura per fasce

la stabilità e l’aderenza della parallele dovrà essere garantita la

biostuoia sino ad accrescimento continuità mediante sormonti laterali

avvenuto del cotico erboso. di almeno 10 cm.

La posa del rivestimento dovrà Tali rivestimenti, se non

avvenire su scarpate stabili preseminati, devono essere abbinati

precedentemente regolarizzate e ad una semina, con le modalità di

liberate da radici. cui agli articoli precedenti, e

Nei casi di stesura per fasce possono essere seguiti dalla messa a

parallele dovrà essere garantita la dimora di specie arbustive autoctone

continuità mediante sormonti laterali corredate da certificazione di

di almeno 10 cm. origine. Nel caso di biostuoia

Tali rivestimenti, se non preseminata dovrà essere certificata

preseminati, devono essere abbinati la miscela utilizzata e la provenienza

ad una semina, con le modalità di e germinabilità delle sementi.

cui agli articoli precedenti, e

possono essere seguiti dalla messa a

dimora di specie arbustive autoctone 1.11 Biostuoia in cocco e

corredate da certificazione di paglia

origine. Nel caso di biostuoia

preseminata dovrà essere certificata Rivestimento di scarpate

la miscela utilizzata e la provenienza mediante la stesura di una biostuoia

e germinabilità delle sementi. biodegradabile in fibre miste di

paglia e cocco, in percentuali

variabili a seconda del prodotto con

1.10 Biostuoia in cocco quantitativo in paglia non inferiore

al 40 % e di grammatura

Rivestimento di scarpate complessiva non inferiore a 300

2

mediante stesura di una biostuoia g/m , eventualmente preseminata

2

biodegradabile in fibra di cocco, di con minimo 40 g/m di miscela di

2

grammatura minima 300 g/m , sementi e/o preconcimata con

montata su un supporto in rete ammendanti migliorativi delle

sintetica fotossidabile e caratteristiche fisico- idrologiche ed

biodegradabile di maglia minima organiche; fissaggio della stessa

1x1 cm o su carta cucita con filo mediante interro in testa e al piede e

sintetico biodegradabile o in fibra picchettature con staffe o picchetti

vegetale, eventualmente in ferro acciaioso o legno, in

quantità e di qualità tali da garantire continuità mediante sormonti laterali

la stabilità e l’aderenza della di almeno 10 cm.

biostuoia sino ad accrescimento del Tali rivestimenti devono essere

cotico erboso. abbinati ad una semina, con le

La posa del rivestimento dovrà modalità di cui ai punti precedenti, e

avvenire su scarpate stabili possono essere seguiti dalla messa a

precedentemente regolarizzate e dimora di specie arbustive autoctone

liberate da radici. corredate da certificazione di

Nei casi di stesura per fasce origine, previa opportuna esecuzione

parallele dovrà essere garantita la di tagli a croce nel rivestimento.

continuità mediante sormonti laterali

di almeno 10 cm.

Tali rivestimenti, se non 1.13 Biofeltro in fibre miste

preseminati, devono essere abbinati

ad una semina, con le modalità di Rivestimento di scarpate

cui ai punti precedenti, e possono mediante stesura di un biofeltro

essere seguiti dalla messa a dimora biodegradabile in fibre miste di

di specie arbustive autoctone paglia, cocco e juta, sisal, cotone,

corredate da certificazione di ecc., in percentuali variabili a

origine, previa opportuna esecuzione seconda del prodotto e di

2

di tagli a croce nel rivestimento. grammatura minima di 300 g/m ,

Nel caso di biostuoia preseminata eventualmente preseminate con

2

dovrà essere certificata la miscela minimo 40 g/m di miscela di

utilizzata e la provenienza e sementi e/o preconcimato con

germinabilità delle sementi. ammendanti migliorativi delle

caratteristiche fisico- idrologiche ed

organiche; fissaggio dello stesso

1.12 Biostuoia in trucioli di mediante interro in testa e al piede e

legno picchettature con staffe o picchetti

in ferro acciaioso o legno, in

Rivestimento di scarpate quantità e di qualità tali da garantire

mediante stesura di una biostuoia in la stabilità e l’aderenza del biofeltro

trucioli di legno, di grammatura sino ad accrescimento avvenuto del

2

minima 300 g/m , legati assieme e cotico erboso.

trattenuti mediante una reticella La posa del rivestimento dovrà

sintetica foto-ossidabile e avvenire su scarpate stabili

biodegradabile di maglia minima precedentemente regolarizzate e

1x1 cm; fissaggio dello stesso liberate da radici.

mediante interro in testa e al piede e Nei casi di stesura per fasce

picchettature con staffe o picchetti parallele dovrà essere garantita la

in ferro acciaioso o legno, in continuità mediante sormonti laterali

quantità e di qualità tali da garantire di almeno 10 cm.

la stabilità e l’aderenza del biofeltro Tali rivestimenti, se non

sino ad accrescimento avvenuto del preseminati, devono essere abbinati

cotico erboso. ad una semina, con le modalità di

La posa del rivestimento dovrà cui ai punti precedenti, e possono

avvenire su scarpate stabili essere seguiti dalla messa a dimora

precedentemente regolarizzate e di specie arbustive autoctone

liberate da radici. corredate da certificazione di

Nei casi di stesura per fasce origine, previa opportuna esecuzione

parallele dovrà essere garantita la di tagli a croce nel rivestimento.

Nel caso di biofeltro preseminato parallele dovrà essere garantita la

dovrà essere certificata la miscela continuità mediante sormonti laterali

utilizzata e la provenienza e di almeno 10 cm.

germinabilità delle sementi. Tali rivestimenti devono essere

abbinati ad una semina, con le

modalità di cui ai punti precedenti, e

1.14 Biotessile in cocco (sin. possono essere seguiti dalla messa a

stuoia di cocco) dimora di specie arbustive autoctone

corredate da certificazione di

Rivestimento di scarpate origine, previa opportuna esecuzione

mediante stesura di stuoia di tagli a croce nel rivestimento.

biodegradabile in fibra di cocco o

sisal di grammatura minima 250

2

g/m e maglia minima 1x1 cm; 1.16 Biostuoia tridimensionale

fissaggio dello stesso mediante in cocco

interro in testa e al piede e

picchettature con staffe o picchetti Rivestimento di scarpate

in ferro acciaioso o legno, in mediante stesura di una biostuoia a

quantità e di qualità tali da garantire struttura tridimensionale di cocco di

2

la stabilità e l’aderenza della stuoia grammatura minima 800g/m ;

sino ad accrescimento avvenuto del fissaggio della stessa mediante

cotico erboso. interro alle estremità in apposito

Nei casi di stesura per fasce solco per almeno 50 cm e

parallele dovrà essere garantita la picchettature con staffe o picchetti

continuità mediante sormonti laterali in ferro acciaioso o legno, in

di almeno 10 cm. quantità e di qualità tali da garantire

Tali rivestimenti devono essere la stabilità e l’aderenza della

abbinati ad una semina, con le geostuoia sino ad accrescimento

modalità di cui ai punti precedenti, e avvenuto del cotico erboso.

possono essere seguiti dalla messa a Nei casi di stesura per fasce

dimora di specie arbustive autoctone parallele dovrà essere garantita la

corredate da certificazione di continuità mediante sormonti laterali

origine, previa opportuna esecuzione di almeno 10 cm.

di tagli a croce nel rivestimento. Tali rivestimenti vanno

preferibilmente abbinati ad un

intasamento con uno strato di

1.15 Biorete di cocco terreno vegetale e ad una semina,

con le modalità di cui ai punti

Rivestimento di scarpate precedenti, e possono essere seguiti

mediante stesura di una biorete in dalla messa a dimora di specie

fibra di cocco di grammatura arbustive autoctone corredate da

2

minima 200 g/m e maglia minima certificazione di origine, previa

5x5 cm; fissaggio della stessa opportuna esecuzione di tagli a

mediante interro in testa e al piede e croce nel rivestimento.

picchettature con staffe o picchetti

in metallo o legno, in quantità e di

qualità tali da garantire la stabilità e 1.17 Geostuoia tridimensionale

l’aderenza della stuoia sino ad in materiale sintetico

accrescimento avvenuto del cotico

erboso. a) Nylon

Nei casi di stesura per fasce b) Polipropilene

c) Polietilene di canali e corsi d’acqua, ecc.)

d) Polietilene ad alta mediante stesura di geostuoia

densità tridimensionale in materiale

sintetico (nylon, polipropilene,

Rivestimento di scarpate polietilene e polietilene ad alta

mediante stesura di geostuoia densità a seconda del prodotto) di

tridimensionale in materiale almeno 18 mm di spessore,

sintetico (nylon, polipropilene, resistenza a trazione non inferiore a

polietilene e polietilene ad alta 2.0 kN/m e grado di vuoto non

densità a seconda del prodotto) di inferiore al 90 %; fissaggio della

spessore minimo 8 mm e grado di stessa mediante interro alle estremità

vuoto non inferiore al 90%; in apposito solco per almeno 50 cm

fissaggio della stessa mediante e picchettature con staffe metalliche

interro alle estremità in apposito di diametro minimo 8 mm, in

solco per almeno 50 cm e quantità tali da garantire la stabilità

picchettature con staffe o picchetti e l’aderenza della geostuia sino ad

in ferro o legno in quantità tali da accrescimento avvenuto del cotico

garantire la stabilità e l’aderenza erboso.

della geostuoia sino ad Dovrà essere accurato il fissaggio

accrescimento avvenuto del cotico di eventuali fasce parallele di

erboso. georete tenendo conto in particolare

Nei casi di stesura per fasce della direzione del flusso.

parallele dovrà essere garantita la Tale rivestimento sarà intasato

continuità mediante sormonti laterali con uno spessore di ghiaino e

di almeno 10 cm. bitumato a freddo in almeno due

Tali rivestimenti devono essere passate ghiaia/bitume alternate con

sempre abbinati ad un intasamento peso complessivo non inferiore a 15

2

con uno strato di terreno vegetale e Kg/m e dovrà sempre essere

ad una semina, con le modalità di abbinato ad una semina in doppia

cui ai punti precedenti, e possono passata, che preceda e segua

essere seguiti dalla messa a dimora l’intasamento e la bitumazione, con

di specie arbustive autoctone le modalità di cui ai punti

corredate da certificazione di precedenti.

origine, previa opportuna esecuzione Possono essere eseguiti, a

di tagli a croce nel rivestimento. posteriori, dei tagli a croce per la

messa a dimora di specie arbustive

autoctone corredate da certificazione

1.18 Geostuoia tridimensionale di origine.

in materiale sintetico

bitumata in opera a 1.19 Geostuoia tridimensionale

freddo in materiale sintetico

prebitumata

a) Nylon industrialmente a caldo

b) Polipropilene

c) Polietilene

d) Polietilene ad alta Rivestimento di superfici

densità spondali con lavorazione in presenza

d’acqua (canalette, fossi di guardia,

Rivestimento di superfici canali e corsi d’acqua) mediante

generalmente a contatto con l’acqua stesura di geostuoia tridimensionale

(canalette, fossi di guardia, sponde in materiale sintetico (nylon) di

almeno 18 mm di spessore; la apribili a fisarmonica e collegate tra

geostuoia avente resistenza a loro a formare una struttura

trazione non inferiore a 2.5 kN/m, tridimensionale a celle circa

temperatura di fusione non inferiore esagonali. La posa delle geocelle

a 215°C intasata industrialmente a dovrà avvenire su scarpate stabili

caldo con una miscela permeabile precedentemente regolarizzate e

pietrisco/bitume/additivi dovrà avere liberate da radici, pietre, ecc.

una permebilità sotto battente I pannelli andranno fissati in

idraulico di 10 cm non inferiore a trincea in sommità con picchetti di

-2

10 m/s ed un peso complessivo non ferro acciaioso sagomati ad “U” e

2

inferiore a 20 kg/m ; fissaggio della lunghezza 40-50 cm in quantità

stessa mediante interro alle estremità minima di 1 ogni 2 celle. Ulteriori

in apposito solco per almeno 50 cm ancoraggi saranno efettuati lungo il

e picchettature con staffe metalliche pendio in ragione di almeno due

2

di diametro oppotuno ed in quantità ancoraggi/m .

tali da garantire stabilità ed aderenza Effettuate la posa si procederà al

della geostuoia sino ad completo riempimento con terreno

accrescimento avvenuto del cotico vegetale e quindi alla semina con le

erboso. modalità di cui ai punti precedenti.

Tale rivestimento deve essere Tale rivestimento va di regola

sempre abbinato ad una semina, che abbinato con la messa a dimora di

precede la stesura della geostuoia, di specie arbustive autoctone in zolla

2

minimo 40 g/m di semente con le corredate da certificazione di origine

modalità di cui ai punti precedenti. o per talea con prelievo in loco dal

Una idrosemina a spessore di selvatico.

rincalzo dovrà essere eseguita anche

sopra la georete ove la prima semina

sia avvenuta in periodo stagionale 1.21 Rete metallica a doppia

sfavorevole. Possono inoltre essere torsione

eseguiti, a posteriori, dei tagli a

croce per la messa a dimora di a) Zincata

specie arbustive autoctone corredate b) Zincata e plastificata

da certificazione di origine. Dovrà

essere accurato il fissaggio di Rivestimento di superfici in rocce

eventuali fasce parallele di georete sciolte o compatte più o meno

in particolare tenendo conto della degradate superficialmente,

direzione del flusso. mediante stesura di rete metallica a

doppia torsione di maglia minima

6x8 cm e filo di diametro minimo

2,2 mm. Il tutto debitamente teso ed

ancorato al substrato. L’ancoraggio

1.20 Geocelle a nido d’ape in sarà a mezzo di chiodi in tondino di

materiale sintetico ferro acciaioso, ad aderenza

migliorata di diametro minimo 14

a) Non tessuto poliestere mm, aventi lunghezza infissa non

b) Polietilene estruso inferiore a 40 cm e con l’estremità

libera sagomata ad “U” o comunque

Protezione di scarpate in terra adatta per il fissaggio della rete,

mediante struttura sintetica a inclusa eventuale perforazione e

geocelle a nido d’ape costituita da boiaccatura con miscela acqua e

strisce di altezza da 10 a 20 cm cemento e compreso il fissaggio in

testa e al piede a mezzo fune biostuoia che verrà picchettata a

d’acciaio; il tutto nelle quantità tali monte, mentre i teli verranno stesi

da garantire la stabilità e l’aderenza verticalmente uno vicino all’altro

della rete. Nel caso di rocce con una sovrapposizione di circa 5-

particolarmente friabili verranno 10 cm onde evitare l’erosione fra le

operate delle legature in fune fasce.

d’acciaio anche tra i chiodi lungo la La picchettatura in scarpata sarà

2

superficie, a miglioramento in ragione di 1-2 picchetti/m ; gli

dell’aderenza delle rete al substrato. stessi saranno metallici a forma di

Nei casi di stesura per fasce cambretta o a T, formati con tondino

parallele dovrà essere garantita la d’acciaio del ø di 6 mm e della

continuità mediante cuciture con filo lunghezza di 20 cm.

di ferro zincato/plastificato di Successivamente verrà fissata al

diametro uguale al filo della rete. terreno la rete metallica: essa verrà

Tale rivestimento va in genere picchettata a monte e lungo le fasce

abbinato con idrosemina a spessore con picchetti d’acciaio a T, della

o con semina a strato, con le lunghezza di 50-100 cm dello

modalità di cui ai punti precedenti. spessore di 12-14 mm (in funzione

della consistenza del terreno di

posa); la picchettatura sulla rete

1.22 Rivestimento vegetativo in metallica sarà in ragione di 1-2

2

rete metallica a doppia picchetti/m a seconda della

torsione zincata (e regolarità della superfice del terreno,

plastificata) e biofeltri - inclusa eventuale perforazione e

biostuoie boiaccatura con miscela acqua e

cemento, compreso il fissaggio in

a) in paglia testa e al piede a mezzo fune

b) in cocco d’acciaio; il tutto nelle quantità tali

c) in fibre miste da garantire la stabilità e l’aderenza

d) in trucioli di legno della rete alla scarpata. Nel caso di

rocce particolarmente friabili

Rivestimento di superfici in rocce verranno operate delle legature in

sciolte o compatte più o meno fune d’acciaio anche tra i chiodi

degradate superficialmente, lungo la superficie a miglioramento

mediante stesura di biotessili di dell’aderenza delle rete al substrato.

2

grammatura minima 300 g/m , Tale rivestimento va in genere

eventualmente preseminati e abbinato con un’idrosemina a mulch

preconcimati, cuciti con punti in filo a forte spessore realizzata con le

di ferro zincato ad una rete metallica modalità descritte agli articoli

a doppia torsione di maglia minima precedenti, prima della posa del

6x8 cm e filo di diametro minimo rivestimento.

2,2 mm.

Le superfici da trattare per il

rivestimento dovranno essere 1.23 Rivestimento vegetativo

liberate da radici, pietre, ecc. ed in rete metallica a doppia

eventuali svuoti andranno riempiti in torsione e geostuoia

modo da ottenere una superficie tridimensionale

uniforme affinchè la biostuoia e la

rete metallica possano adagiarsi a) in rete zincata

perfettamente al suolo. b) in rete zincata e

Prima si stenderà sulla pendice la plastificata

c) in geocomposito friabili verranno operate delle

legature in fune d’acciaio anche tra i

Rivestimento di scarpate in chiodi lungo la superficie a

terreno molto ripide soggette a miglioramento dell’aderenza della

fenomeni di erosione accelerata rete al substrato.

mediante stuoia tridimensionale di Tale rivestimento va in genere

spessore minimo 10 mm, di massa abbinato con un’idrosemina a mulch

2

areica minima pari a 300 g/m ed a forte spessore realizzata in

una rete metallica a doppia zincatura maniera da intasare completamente

e doppia torsione, ø 2,7 mm maglia lo spessore della rete

6x8 cm. tridimensionale.

Le superfici da trattare per il

rivestimento dovranno essere

liberate da radici, pietre, ecc. ed 1.24 Rivestimento vegetativo a

eventuali svuoti andranno riempiti in materasso

modo da ottenere una superficie preconfezionato in rete

uniforme affinchè la biostuoia e la metallica a doppia

rete metallica possano adagiarsi torsione zincata (e

perfettamente al suolo. plastificata) con:

Prima si stenderà sulla pendice la

rete tridimensionale che verrà a) Geostuoie

picchettata a monte, mentre i teli tridimensionali in materiale

verranno stesi verticalmente uno sintetico

vicino all’altro con una b) Biostuoie - Biofeltri

sovrapposizione di circa 5-10 cm (paglia, cocco, fibre miste)

onde evitare l’erosione fra le fasce.

La picchettatura in scarpata sarà La struttura è costituita da

2

in ragione di 1-2 picchetti per m ; gabbioni di rete metallica di

gli stessi saranno metallici a forma 1,00x2,00x0,23 m rivestiti sul fronte

di cambretta o a T, formati con esterno con geostuoia

tondino d’acciaio del ø di 6 mm e tridimensionale e biostuoie, sul

della lunghezza di 20 cm. dorso e sui lati con altre georeti o

Successivamente verrà fissata al stuoie di contenimento sintetiche o

terreno la rete metallica: essa verrà in fibra vegetale. Il materasso viene

picchettata a monte e lungo le fasce riempito con un miscuglio di terreno

con picchetti d’acciaio a T, della vegetale locale, addittivato con

lunghezza di 50-100 cm dello opportuni ammendanti a seconda

spessore di 12-14 mm (in funzione delle caratteristiche fisiche ed

della consistenza del terreno di organiche (sabbia, compost di

posa); la picchettatura sulla rete corteccia, inerte leggero, polimeri

metallica sarà in ragione di 1-2 per lo stoccaggio dell’acqua,

2

picchetti per m a seconda della concimanti, ecc.).

regolarità della superficie del La struttura viene realizzata in

terreno, inclusa eventuale loco e sollevata a macchina sul

perforazione e boiaccatura con fronte roccioso, dove viene

miscela acqua e cemento e agganciata a due barre metalliche di

compreso il fissaggio in testa e al diametro minimo 24 mm,

piede a mezzo fune d’acciaio; il preventivamente ubicate mediante

tutto nelle quantità tali da garantire perforazione perpendicolare agli

la stabilità e l’aderenza della rete. strati rocciosi.

Nel caso di rocce particolarmente La superficie esterna può essere

preseminata (biofeltri) o venire precedenti. Segue la messa a dimora

idroseminata o seminata a spaglio di specie arbustive autoctone

con le modalità di cui ai punti corredate da certificazione di origine

precedenti. Segue la messa a dimora previo taglio di alcune maglie della

di specie arbustive autoctone rete, o per talee prelevate in loco

corredate da certificazione di origine mediante infissione a mazza.

previo taglio di alcune maglie della 1.26 Rivestimento vegetativo a

rete, o per talee prelevate in loco tasche in rete zincata e

mediante infissione a mazza. non tessuto o geostuoia

sintetica

1.25 Rivestimento vegetativo a a) a tasche singole

materasso confezionato in b) a tasche a strisce

opera in rete metallica a

doppia torsione zincata (e Rivestimento di scarpate in roccia

plastificata) e diaframmi di natura friabile o compatta con

con non tessuto, biofeltro inclinazione generalmente compresa

o geostuoia tra 40° e 55°, costituito da un

tridimensionale supporto in rete zincata a tasca

rivestita da un tessuto o stuoia

Rivestimento di scarpate d’acqua sintetica,di maglia minima 5x7 cm e

con struttura a materasso metallico diametro minimo del filo 1,5 mm,

in moduli di 2,00x4,00x0,23 m con debitamente tesa ed ancorata al

diaframmi ad interasse 1 m substrato a mezzo di chiodi in

realizzati con rete metallica a doppia tondino di ferro acciaioso, ad

torsione con maglia esagonale aderenza migliorata di diametro

minima 6x8 cm e filo di diametro minimo 14 mm, aventi lunghezza

minimo 2,2 mm. I materassi infissa non inferiore a 40 cm e con

verranno confezionati in opera. l’estremità libera sagomata ad “U” o

L’interno del modulo verrà rivestito comunque adatta per il fissaggio

con biofeltro di grammatura minima della rete, inclusa eventuale

2 perforazione e boiaccatura con

200 g/m fissato alla rete mediante miscela acqua e cemento, compreso

punti metallici; il materasso verrà il fissaggio in testa e al piede a

quindi riempito con adeguata mezzo fune d’acciaio, il tutto nelle

miscela di terreno vegetale o inerte quantità tali da garantire la stabilità

sciolto opportunamente ammendati e l’aderenza della rete. Nel caso di

e ricoperti da un biofeltro in fibra rocce particolarmente friabili

vegetale o una geostuoia verranno operate delle legature in

tridimensionale in materiale fune d’acciaio anche tra i chiodi

sintetico a cui verrà sovrapposto un lungo la superficie a miglioramento

telo di rete zincata con le medesime dell’aderenza della rete al substrato.

caratteristiche di cui sopra. La Nei casi di stesura delle tasche

preparazione e l’assemblaggio dei per fasce parallele dovrà essere

moduli avverrà con punti metallici garantita la continuità mediante

in acciaio zincato di 3 mm di cuciture con filo di ferro

diametro minimo, in modo da zincato/plastificato di diametro

costituire una struttura monolitica. uguale al filo della rete.

Il biofeltro può essere Su tale supporto verranno fissate

preseminato o idroseminato in loco mediante cucitura con punti

con le modalità di cui ai punti metallici singole tasche o tasche

disposte a strisce formate da rete specie arbustive autoctone in zolla

zincata di caratteristiche analoghe corredate da certificazione di origine

alla rete madre, rivestite in stuoie o o per talea con prelievo in loco dal

biofeltri o georeti in fibre vegetali a selvatico e una idrosemina con le

lunga durata o sintetici atti a modalità di cui ai punti precedenti.

trattenere l’inerte ed il terreno

vegetale consentendo la crescita 1.28 Chiodature nei terreni

delle piante.

Le tasche, aperte verso l’alto, L’esecuzione è articolata nelle

vengono riempite di terra vegetale seguenti fasi:

locale a matrice sabbiosa - scotico del terreno vegetale ed

eventualmente migliorata con idonei operazioni di pulizia e

ammendanti di natura fisica ed regolarizzazione dei fronti di

organica. Segue la messa a dimora scavo;

di specie arbustive autoctone in - esecuzione delle chiodature in

zolla corredate da certificazione di numero, spaziatura, lunghezza ed

origine o per talea con prelievo in inclinazione dei singoli elementi

loco dal selvatico e una idrosemina in funzione della geometria e

con le modalità di cui ai punti delle caratteristiche fisiche e

precedenti. meccaniche dei terreni

(profondità della superficie di

scivolamento, stratigrafia del

1.27 Rivestimento in griglia o sustrato), preferendo la

rete metallica ancorata e disposizione dei chiodi a

geotessuto e terriccio quinconce, il loro infittimento

nella parte centrale della massa

a) a materasso instabile e la loro direzione il più

b) a stuoia possibile ortogonale alla

superficie di rottura;

Rivestimento su rocce - posa in opera di geostuoie o

subverticali in rete metallica come ai biofeltri e loro fissaggio alle

punti precedenti o griglia in ferro chiodature;

acciaioso a maglia elettrosaldata di - posa in opera di eventuale rete

minimo 10x10 cm, foderate in metallica a doppia torsione

geostuoia sintetica eventualmente zincata ed eventualmente

abbinata a biofeltro in fibra vegetale plastificata;

di grammatura, maglia e resistenza a - intasamento delle stuoie o

trazione atte a garantire il biofeltri con terreno ed

trattenimento del terreno vegetale e idrosemina.

contemporaneamente la crescita

delle piante, incluso ancoraggio alla

roccia mediante chiodature in ferro

acciaioso di diametro minimo 18

mm infisse nella roccia previa

perforazione e boiaccatura per

almeno 40 cm e fissate all’estremità

della griglia in modo da consentire il

riempimento a tergo con terriccio

e/o garantire l’aderenza al substrato

roccioso.

Segue la messa a dimora di

2. Interventi stabilizzanti Fornitura e messa a dimora di

arbusti autoctoni da vivaio, con

2.1 Messa a dimora di talee certificazione di origine del seme, in

ragione di 1 esemplare ogni 3 ÷ 20

2

a) salici m aventi altezza minima compresa

b) tamerici tra 0,30 e 1,20 m, previa formazione

c) altre specie di buca con mezzi manuali o

meccanici di dimensioni prossime al

Fornitura e messa a dimora di volume radicale per la radice nuda o

talee legnose di specie arbustive dimensioni doppie nel caso di

idonee a questa modalità di trapianto fitocelle, vasetti o pani di terra.

vegetativo prelevate dal selvatico di Si intendono inclusi:

due o più anni di età, di ø da 1 a 5 - l'allontanamento dei materiali di

cm e lunghezza minima di 50 cm, risulta dello scavo se non idonei;

messe a dimora nel verso di crescita - il riporto di fibre organiche quali

previo taglio a punta e con paglia, torba, cellulosa, ecc. nella

disposizione perpendicolare o parte superiore del ricoprimento,

leggermente inclinata rispetto al non a contatto con le radici della

piano di scarpata. Le talee verranno pianta;

infisse a mazza di legno o con - il rincalzo con terreno vegetale

copritesta in legno, previa eventuale con eventuale invito per la

apertura di un foro con punta di raccolta d'acqua o l'opposto a

ferro, e sporgere al massimo per un seconda delle condizioni pedo-

quarto della loro lunghezza climatiche della stazione;

adottando, nel caso, un taglio netto - la pacciamatura in genere con

di potatura dopo l'infissione. dischi o biofeltri ad elevata

La densità di impianto dovrà compattezza o strato di corteccia

2

essere di 2 ÷ 10 talee per m a di resinose per evitare il

seconda delle necessità di soffocamento e la concorrenza

consolidamento. Le talee dovranno derivanti dalle specie erbacee.

essere prelevate, trasportate e Le piante a radice nuda potranno

stoccate in modo da conservare le essere trapiantate solo durante il

proprietà vegetative adottando i periodo di riposo vegetativo, mentre

provvedimenti cautelativi in per quelle in zolla, contenitore o

funzione delle condizioni climatiche fitocella il trapianto potrà essere

e dei tempi di cantiere. effettuato anche in altri periodi

La messa a dimora dovrà essere tenendo conto delle stagionalità

effettuata di preferenza nel periodo locali e con esclusione dei periodi di

invernale e a seconda delle estrema aridità estiva o gelo

condizioni stagionali anche in altri invernale.

periodi con esclusione del periodo di

fruttificazione. 2.3 Piantagione di alberi

2.2 Piantagione di arbusti a) a radice nuda

b) in zolla

a) a radice nuda c) in contenitore

b) in zolla d) in fitocella

c) in contenitore

d) in fitocella Fornitura e messa a dimora di

alberi autoctoni da vivaio, con dal prato esistente in quadrati di

certificazione di origine del seme, in 40x40 cm a spessore minimo di 5

ragione di 1 esemplare ogni 5 ÷ 30 cm; verranno utilizzate le superfici

2

m , aventi altezza minima compresa destinate comunque a distruzione

tra 0,50 e 1,50 m, previa formazione (es. tracciato stradale) prima

di buca con mezzi manua li o dell'intervento di spianamento e

meccanici di dimensioni prossime al scotico.

volume radicale per la radice nuda o Il trapianto potrà essere eseguito

doppie nel caso di fitocelle, vasetti o durante il periodo vegetativo e

pani di terra. l'eventuale stoccaggio avverrà con

Si intendono inclusi : mucchi di lunghezza massima di 1

- l'allontanamento dei materiali di m ed altezza massima di 0,60 m,

risulta dello scavo se non idonei; avendo cura di evitare il

- il riporto di fibre organiche quali dissecamento ed il soffocamento.

paglia, torba, cellulosa, ecc. nella La disposizione sul pendio

parte superiore del ricoprimento, avverrà a scacchiera o a strisce

non a contatto con le radici della avendo cura di riempire gli interstizi

pianta; con terreno vegetale e seminare il

- il rincalzo con terreno vegetale tutto. Le zolle verranno fissate con

con eventuale invito per la picchetti di ferro da 30 a 40 cm (uno

raccolta d'acqua o l'opposto a ogni 4-5 zolle) e, in caso di

seconda delle condizioni pedo- sollecitazioni particolari, con reti

climatiche della stazione; metalliche o sintetiche a maglia di

- la pacciamatura in genere con apertura non superiore a 15 cm.

biofeltri ad elevata compattezza

o strato di corteccia di resinose

per evitare il soffocamento e la 2.5 Trapianto dal selvatico di

concorrenza derivanti dalle intere ecocelle

specie erbacee;

- 1 o più pali tutori. Trapianto di intere porzioni di

2

Le piante a radice nuda potranno vegetazione autoctona di 0,5-1 m ,

essere trapiantate solo durante il con il terreno compenetrato dalle

periodo di riposo vegetativo, mentre radici. Attraverso lo spostamento di

per quelle in zolla, vasetto o un'intera comunità vivente si

fitocella il trapianto potrà essere possono creare delle isole verdi in

effettuato anche in altri periodi, aree prive di vegetazione; da questi

tenendo conto delle stagionalità punti isolati (ecocelle) partirà il

locali e con esclusione dei periodi di processo di colonizzazione dell'area.

estrema aridità estiva o gelo Il principale vantaggio di questo

invernale. tipo di intervento sta nel fatto che si

trapiantano contemporaneamente la

comunità vegetale - costituita da

2.4 Trapianto dal selvatico di piante erbacee, suffrutici e arbusti

zolle erbose singoli o a cespo - la pedofauna ed i

microrganismi del terreno (funghi e

Rivestimento protettivo di batteri) così importanti nei processi

scarpate mediante trapianto di zolle di decomposizione e di

erbose di prato polifita naturale di mineralizzazione della sostanza

stadio vegetazionale simile a quello organica.

potenziale della scarpata. Le zolle Il prelievo ed il trasporto

verranno ritagliate, previo sfalcio, verranno eseguiti a macchina e la

collocazione in aree a ciò

predisposte dovrà avvenire il più Prelievo dal selvatico di rizomi,

rapidamente possibile. stoloni e cespi di graminacee ed

L'attecchimento migliore si avrà altre specie idonee in pezzi di circa

durante lo stadio di riposo 10-15 cm e loro piantagione (per i

vegetativo. rizomi fittonanti ad es. Phragmites)

Il trapianto di ecocelle va per circa 4 cm o deposizione sul

effettuato in concomitanza di scavi, terreno sminuzzati od interi e

ad esempio minerari, che prevedono ricopertura con un leggero strato di

vaste superfici di scotico ed terreno vegetale per evitarne il

altrettante di ripristino. Le porzioni disseccamento.

di scarpata tra le ecocelle verranno Il trapianto va eseguito all'inizio

ricoperte di terreno vegetale che o al termine del periodo di riposo

verrà seminato con miscele normali, vegetativo in ragione di 3-5 pezzi

2

in attesa della ricolonizzazione da per m .

parte delle specie autoctone sia Tale tecnica va utilizzata per la

vegetali che animali contenute nelle riproduzione di specie non esistenti

ecocelle stesse. in commercio e di difficile

riproduzione per seme. La

moltiplicazione può essere

2.6 Tappeto erboso pronto effettuata anche tramite vivaio e

successivo trapianto, utilizzando

a) a rotolo contenitori a bivalve in cui vengono

b) a zolla inseriti frammenti di cespi dalle

graminacee selvatiche, che vengono

Rivestimento di scarpata o ritrapiantati dopo un ciclo di

sponda a bassa pendenza con cotico sviluppo nelle aree da colonizzare.

erboso pronto in genere a rotolo di

larghezza 0,3-0,4 m e di lunghezza

di 1,5-2 m, rasati a macchina, dallo 2.8 Copertura diffusa con

spessore di 2,5 - 4 cm, disposti a ramaglia viva

strisce verticali srotolate dall'alto

verso il basso, eventualmente fissate a) normale

con picchetti sui pendii più ripidi. b) armata

Il substrato va comunque rivestito

con uno strato di terreno vegetale o Rivestimento di sponda,

di humus sabbioso, per il miglior precedentemente rimodellata

attecchimento delle piante erbacee. mediante copertura con ramaglia

Le miscele impiegate per la viva con capacità di propagazione

produzione dei cotichi vanno vegetativa (Salici, Tamerici,

calibrate in funzione delle Myricaria, Ligustrum) con densità

condizioni di applicazione. Dopo la di 20-50 verghe o rami per metro, di

posa in opera i tappeti erbosi vanno lunghezza minima di 150 cm,

pressati o rullati. disposte perpendicolarmente alla

corrente, previa posa di paletti di

castagno o di larice infissi per

2.7 Trapianto di rizomi e di almeno 60 cm e sporgenti per 20 cm

cespi a file distanti 1 m e con interasse da

1 a 3 m a seconda della pressione

a) divisi idraulica. La parte inferiore dei rami

b) sminuzzati dovrà essere conficcata nel terreno o

nel fondo e lo strato inferiore dovrà seminterrata

coprire lo strato superiore con Stabilizzazione di pendio o

sormonto di almeno 30 cm. scarpata mediante viminata formata

La ramaglia verrà fissata ai da paletti di legno (larice, castagno,

paletti tramite filo di ferro, talee ecc.) di ø 3 ÷ 10 cm o di ferro ø 12

trasversali, fascine o graticciate e ÷ 14 mm, di lunghezza 80 ÷ 100 cm

ricoperta con uno sottile strato di infissi nel terreno lasciando una

terreno vegetale. La base della altezza fuori terra di 15 ÷ 30 cm,

sponda così ricoperta verrà alla distanza di 1 ÷ 3 m uno

consolidata con blocchi di pietrame dall'altro, intervallati ogni 30 cm da

eventualmente collocati in un fosso paletti o talee vive di 40-50 cm,

preventivamente realizzato. Tali collegati da verghe di salice vivo o

blocchi (di dimensioni minime di altra specie legnosa con capacità di

m3) propagazione vegetativa, con

0,2 potranno venir collegati con l'estremità conficcata nel terreno, di

una fune di acciaio (variante almeno 150 cm di lunghezza,

"armata") fissata a pali di legno o di intrecciate sui paletti principali e

ferro, onde consentire una maggior secondari e legate con filo di ferro

protezione al piede, pur conservando per un'altezza di 15 ÷ 25 cm fuori

una certa elasticità. Il periodo terra ed una parte interrata di

migliore di esecuzione è il tardo almeno 10 cm (l'infossamento ed il

autunno. contatto con il terreno consentono il

migliore attechimento e radicazione

delle piante).

2.9 Copertura diffusa con Le viminate verranno disposte sui

culmi di canna pendii a file parallele distanti da 1,2

a 2 m. Delle varianti sono costituite

Rivestimento di sponda, da file diagonali a formare rombi o

precedentemente modellata, in quadrati che aumentano la capacità

condizioni di bassa pendenza e velocità antierosiva e dalla disposizione

dell'acqua, con culmi di canna seminterrata in solchetti di 20 cm ca

(essenzialmente viene impiegata onde aumentare la percentuale di

Phragmites australis) in numero di 30- attechimento in substrati aridi e

60 culmi per metro, di lunghezza da 80 aumentare l’effetto

a 170 cm, disposti perpendicolarmente antiruscellamento.

alla corrente, con la parte inferiore a La messa in opera potrà avvenire

contatto con l'acqua (10-15 cm sotto il solo durante il periodo di riposo

livello medio). Il fissaggio avverrà vegetativo.

mediante paletti e filo di ferro in

analogia al punto precedente.

Il periodo migliore per il 2.11 Viminata viva spondale

rivestimento va da marzo a maggio

quando i giovani culmi hanno Stabilizzazione di sponda

raggiunto la grandezza indicata. mediante viminata formata da

paletti di legno (larice, castagno) di

2.10 Viminata viva ø 8 ÷ 15 cm, di lunghezza 100 ÷ 150

cm infissi a reggere la sponda per

a) Viminata viva una altezza fuori terra di 50 ÷ 80

b) Viminata viva con cm, alla distanza di 1 ÷ 3 m uno

disposizione romboidale dall'altro, collegati da verghe di

c) Viminata viva salice vivo o altra specie legnosa

con capacità di propagazione Nella variante con piantine le

vegetativa, di almeno 150 cm di fascinate potranno essere abbinate a

lunghezza, intrecciate sui paletti e piantagioni di idonee specie

legate con filo di ferro. Il contatto arbustive radicate in ragione di 1-2

con il terreno spondale consente il pezzi per metro avendo cura di

migliore attechimento e radicazione tracciare solchi più larghi (0,30 ÷

delle piante. 0,60 m) che vengono riempiti, dopo

Le viminate spondali verranno deposta la fascina con terreno

utilizzate su sponde di piccoli corsi vegetale o compost.

d'acqua per creare dei piccoli La messa in opera potrà avvenire

terrazzamenti o sostegni spondali in solo durante il periodo di riposo

genere ad una sola fila parallela alla vegetativo.

direzione del flusso e con la parte

interrata e più grossa delle verghe a

monte e l'intreccio a valle. 2.13 Fascinata viva drenante

La messa in opera potrà avvenire su pendio

solo durante il periodo di riposo

vegetativo. Costituzione di drenaggi con

fascine disposti lungo il percorso

più breve che seguirebbe l'acqua

2.12 Fascinata viva su pendio lungo il pendio con eventuali

diramazioni laterali per un

a) Fascinata viva su pendio prosciugamento diffuso. Le fascine

b) Fascinata viva su pendio saranno formate da verghe o rami

con piantine lunghi e diritti di piante legnose con

capacità di propagazione vegetativa,

Stabilizzazione di pendio su anche in combinazione con ramaglia

pendenze massime di 30°- 35° e con "morta" (ma non disseccata), che

necessità di drenaggio superficiale, viene posta nella parte bassa a

con fascinate vive, mediante scavo contatto con il terreno, disponendo

di un fosso di 0,3 ÷ 0,5 m di le parti grosse sempre dalla stessa

larghe zza ed uguale profondità, posa parte (in direzione opposta al

nei solchi di fascine di specie deflusso). Il tutto a costituire fascine

legnose con capacità di continue di ø 0,20 ÷ 0,60 m, legate

propagazione vegetativa (salici, ad intervalli di 50 cm con filo di

tamerici, ecc.), composte da 5-6 ferro ø 1,5 ÷ 3,0 mm e fissate in

verghe di ø minimo 1 cm con punti solchi di drenaggio predisposti

di legatura distanti circa 70 cm, lungo il pendio mediante paletti di

fissaggio con paletti di legno vivi o legno ø 8 ÷ 12 cm o di ferro ø 8 ÷

morti di almeno 60 cm e ø 5 cm o 14 mm, con eventuale rinforzo

con aste in ferro ø 8 - 14 mm, longitudinale con fili di ferro o

infilati attraverso la fascina o a corde di acciaio per evitare rotture

valle di essa, legati con filo di ferro, dovute ad eccessive sollecitazioni

il tutto ricoperto con uno sottile da trazione nei tratti più ripidi.

strato di terreno. Le file di fascine Per drenaggi di acque che si

saranno orizzontali (con funzione di trovano ad una profondità maggiore

immagazzinamento dell'acqua) o di 30 - 40 cm, verrà scavato un

avranno opportuna inclinazione (per fosso ad opportuna profondità che

aumentare la funzione di deflusso verrà riempito con pietrisco

laterale) e disteranno 1,5 ÷ 2 m l'una drenante, eventualmente

dall'altra. concomitante con un tubo di

drenaggio, per uno spessore di 20 ÷ l'alveo viene rivestito con massi di

60 cm, sormontato a sua volta da varia dimensione a rinforzo basale

una fascinata viva che raggiunge la della parte sommersa.

superficie. Altri abbinamenti

possono essere effettuati tra diverse

fascinate vive (superficiali) e 2.15 Fascinata sommersa

fascinate morte (sotterrate). I fossi

drenanti con fascinate andranno Protezione di sponda mediante

collegati ai collettori di sgrondo. una fascina costituita da legname

La messa in opera potrà avvenire morto di specie arbustive,

solo durante il periodo di riposo appesantita al centro con ghiaia o

vegetativo. pietrisco di ø 0,3 ÷ 0,6 m costruita

in posto e legata con filo di ferro ø

minimo 3 mm, nastro metallico o

2.14 Fascinata spondale viva tessuto sintetico, fissata con pali di

di specie legnose legno di minimo 0,6 - 1 m di

lunghezza o tondini metallici di

a) Fascinata spondale viva lunghezza variabile a seconda del

di specie legnose rinforzata substrato.

con massi La tecnica, adatta per protezione

di sponda nel tratto normalmente

Protezione del piede di sponda sommerso dal livello medio, va di

con fascinata viva in corsi d'acqua solito abbinata con strati di ramaglia

con portata relativamente costante e e fascine spondali vive nella parte a

il cui livello medio permetta che la contatto e fuori acqua.

fascina si trovi fuori dall'acqua per

almeno tre mesi durante il periodo

di vegetazione. 2.16 Fascinata spondale viva

Le fascine saranno costituite da con culmi di canna

rami vivi di specie legnose adatte

alla riproduzione vegetativa (salici, Stabilizzazione di sponda di

tamerici, miricaria) mescolati ad neoformazione da dragaggi a bassa

altre specie, avranno un ø da 0,20 a pendenza su substrati limoso-

0,50 cm legate con intervalli di 30 sabbiosi in aree lagunari o stagna nti

cm con filo di ferro di almeno 2 o soggette a moto ondoso di lieve

mm, e verranno poste in modo da entità mediante fascine di culmi di

sporgere per 1/2 ÷ 1/3, in un canna (Phragmites australis) di

fossatello predisposto al piede della 80÷120 cm di lunghezza e di ø di

sponda, su uno strato di rami che circa 10 cm legate con filo di ferro e

sporgeranno per almeno 50 cm da fissate al substrato con picchetti di

sotto la fascina fuori dall'acqua. legno o di ferro di 0,6-1 m, infossate

Le fascine verranno fissate ogni nel limo per circa 1/3-2/3 del

0,8 - 1 m con pali di salice vivi o diametro, disposte a file parallele

con barre in ferro e dovranno essere distanti 0,50 - 1,50 m.

rincalzate con terreno per garantire La messa in opera potrà avvenire

la crescita delle piante. preferibilmente quando i giovani

La messa in opera potrà avvenire culmi avranno raggiunto la citata

soltanto durante il periodo di riposo dimensione, di solito da marzo a

vegetativo. fine maggio.

Nella fascinata rinforzata sino

all'altezza della portata di magra

2.17 Cordonata viva doppio T) o di legno (ø 8-10 cm)

infissi nel pendio per minimo 1,70

Stabilizzazione di pendii anche m e sporgenti per 0,30 m.

molto ripidi e su terreni instabili Sul tondame verranno appoggiate

mediante le seguenti operazioni piantine di latifoglie a radice nuda

nell'ordine: ricoperte poi di terra o inserite

- formazione di banchine o piantine in zolla in piccoli solchi

terrazzamenti ad L orizzontali di ricavati a tergo dei tronchi.

larghezza minima di 35 - 50 cm,

con leggera contropendenza

(minimo 10°) distanti circa 2 - 3 2.19 Gradonata viva

m l'uno dall'altro, su cui si

dispone longitudinalmente dello a) con ramaglia viva di

stangame preferibilmente di salici, tamerici, ecc.

resinosa o di castagno con b) con latifoglie radicate

corteccia di ø 6 ÷ 12 cm, su due c) mista

file parallele, una verso l'esterno d) su rilevato

fissata con picchetti in legno o e) rinforzata

ferro e una verso l'interno dello

scavo; Stabilizzazione di pendii

- stesura di un letto di ramaglia in mediante scavo di gradoni o

preferenza di conifere sul fondo terrazzamenti con profondità in

dello scavo; genere di 0,5 ÷ 1 m con pendenza

- ricopertura con uno strato di verso l'interno di 5°-10° e del pari

terreno di circa 10 cm; contropendenza trasversale di

- collocazione a dimora di talee di almeno 10° e realizzazione di file

salice (od altra specie legnosa parallele dal basso verso l'alto con

con capacità di riproduzione interasse 1,5 ÷ 3 m, riempiendo la

vegetativa) in ragione di 10 ÷ 25 gradonata inferiore con il materiale

talee per metro, sporgenti verso di scavo di quella superiore.

l'esterno del pendio per almeno a): con messa a dimora in appoggio

10 - 20 cm; al gradonedi ramaglia con tutte le

- ricopertura del tutto con inerte ramificazioni di piante legnose

proveniente dallo scavo con capacità di riproduzione

superiore. vegetativa (Salici, Tamerici, ecc.)

La messa in opera della disposta in modo incrociato

cordonata potrà avvenire soltanto alternando le diverse specie e i

durante il periodo di riposo diversi diametri (età) dei rami. I

vegetativo. rami devono sporgere per almeno

1/4 della loro lunghezza e gli

interstizi tra i rami devono essere

2.18 Cordonata viva con piloti accuratamente intasati di terreno

per evitare eccessive circolazioni

Stabilizzazione di pendii con di aria e dissecamento.

cordonata costituita da tondame di b): con messa a dimora in appoggio

larice, altra resinosa o castagno di ø al gradone di piante radicate di

18-25 cm e lunghezza 3-4 m, latifoglie resistenti

appoggiato in orizzontale sul all'inghiaiamento e in grado di

pendio, su file con disposizione formare radici avventizie, di 2 - 3

alterna e distanti 2-3 m, fissato con anni, in ragione di 5 - 20 piante

piloti di ferro (a sezione tonda o a per metro, a seconda della specie,

ed aggiunta di terreno vegetale o - infissione di rami vivi di salice

paglia o compost di corteccia per attraverso la graticciata sul

il miglioramento delle condizioni fondo;

di crescita. Le piante dovranno - appesantimento con pietrame o

sporgere per almeno 1/3 della massi o pezzi di calcestruzzo o

loro lunghezza. legatura con filo di ferro di ø 3

c): vengono formate file alterne di mm.

gradonate con ramaglia e Durante le piene per la perdita di

gradonate con piantine radicate velocità dell'acqua verrà garantita la

con le modalità di cui alle deposizione di materiale trasportato

varianti a) e b). e l'intasamento graduale della

d): la messa a dimora della ramaglia graticciata.

viva avviene durante la I salici garantiranno a loro volta il

costruzione a strati dei rilevati rinverdimento iniziale e verranno in

(ad esempio stradali, ferroviari o seguito sostituiti da altri arbusti.

arginali). La ramaglia (10 - 30 L'opera andrà eseguita e

rami per metro) viene appoggiata reintegrata durante il periodo di

sul ciglio del rilevato, può avere riposo vegetativo, compatibilmente

lunghezza di 2 o più metri e con il livello dell'acqua.

viene ricoperta dallo strato

successivo del rilevato.

Indipendentemente dalla 2.21 Graticciata di ramaglia a

lunghezza i rami non dovranno strati

sporgere più di 25 cm dal

terreno. L'insieme funge anche da a) con piloti e ghiaia

terra rinforzata aumentando la b) con piloti e ghiaia

stabilità del rilevato. fascinate

e): viene utilizzato un rinforzo con

una striscia di carta catramata (od Stabilizzazione e ricostruzione di

altro materiale sintetico) a sponda in erosione mediante

rivestire orizzontalmente la parte costruzione a strati di 20 - 30 cm di

esterna del gradone per circa 30 ramaglia viva alternati con ghiaia o

cm. materiale di riempimento; il tutto

fissato con piloti in legno prima di

collocare lo strato succesivo. I rami

2.20 Graticciata di ramaglia vengono collocati a formare un

graticcio o vengono alternati a file

Stabilizzazione e ricostruzione di di fascinate (variante a) disposte ad

sponda in erosione mediante: angolo retto rispetto ai rami e lungo

- infissione di una fila di piloti in la direzione del flusso.

legno (ogni 2 - 3 m) lungo la Il profilo di sponda dovrà essere

linea di sponda che si intende rispettato senza che sporgano rami;

ricostituire; la parte sott'acqua rispetto alla

- deposizione a tergo dei piloti di portata media verrà consolidata con

ramaglia morta a strati (o interi massi da scogliera; la parte fuori

alberi sino a 20 cm di diametro) a acqua potrà essere picchettata con

formare una graticciata con le talee vive di salice.

cime dei rami sporgenti per 50 ÷ Anche in questo caso la

80 cm nel fiume e per uno scabrosità superficiale favorirà il

spessore sufficiente ad eguagliare deposito del trasporto solido mentre

il livello medio dell'acqua; i salici vivi consolideranno la

costruzione anche a lungo termine. La parte ubicata sotto il livello

Le numerose nicchie e interstizi medio dell'acqua andrà rivestita con

favoriranno lo sviluppo del massi da scogliera (se del caso

microzoobenthos. basati su geotessuto) o con fascine

morte. La ramaglia, eventualmente

disposta in obliquo rispetto alla

2.22 Graticciata in rete zincata corrente, andrà legata con molti

e stuoia punti di legatura e fissata con piloti

in funzione della pressione

a) sintetica idraulica.

b) biodegradabile La messa in opera potrà avvenire

solo durante il periodo di riposo

Formazione di graticciata vegetativo.

costituita da chiodature di sostegno

in tondino di ferro ad aderenza

migliorata diametro minimo 24 mm, 2.24 Palizzata viva

1 m di lunghezza di cui 40 cm

sporgenti, inclusa perforazione in Sistemazione a gradinata di

roccia, disposti a graticciata in solchi a "V" profondi e ripidi che

ragione di un pezzo ogni metro normalmente non portano acqua, in

lineare e collegate a fascia di rete terreni soffici ed a granulometria

zincata di maglia 8x10 e filo ø 2,7 fine (limo, argilla, sabbia) mediante

rivestita internamente in stuoia infissione nel terreno uno accanto

sintetica tridimensionale (a) o in all'altro, per 1/3 della loro

stuoia in fibra vegetale preseminata lunghezza, di pali vivi di specie

(b) rinforzata nella parte superiore legnose dotate di capacità

con un tondino di ferro ø 10 mm, vegetativa, di ø minimo 5 cm,

ripiegata ad L nella parte inferiore appuntiti in basso e tagliati diritti in

con un risvolto minimo di 20 cm alto, rispettando il verso di crescita.

incluse legature di fissaggio, I pali vivi verranno legati con filo

riempimento a tergo di terreno di ferro ø minimo di 2 mm ad un

vegetale e fornitura e messa a tronco trasversale, bene ammorsato

dimora di arbusti pionieri autoctoni. nelle pareti laterali del fosso. Sono

possibili luci non superiori ai 5 - 6

m ed altezze sino a 2 - 4 m.

2.23 Ribalta viva

Ricostruzione e stabilizzazione di

sponda mediante strati alterni di

ramaglia viva di Salici, Tamerici o

altra specie legnosa con capacità di

riproduzione vegetativa, disposti

perpendicolarmente alla linea di

sponda e fascine di salici, disposte

longitudinalmente alla sponda

stessa. Il modulo andrà ripetuto sino

a riempire l'erosione e raggiungere

l'altezza desiderata, completando la

costruzione con riempimento con

inerte a tergo delle fascine e sopra la

ramaglia.

3. Interventi combinati di 3.2 Palificata spondale con

consolidamento fascine vive

Consolidamento di sponde

3.1 Grata viva su scarpata subverticali mediante tondami di

resinosa o di castagno di ø 20 - 30

a) semplice cm e di almeno 3 m di lunghezza,

b) doppia infissi verticalmente per almeno 2/3

e addossati alla sponda stessa, dietro

Sostegno di scarpate e versanti in i quali vengono collocati tronchi

erosione molto ripidi con substrato orizzontali paralleli alla sponda

compatto (che non deve essere alternati ad altri tronchi di minimo 1

smosso) con grata in tondame di m di lunghezza inseriti nella sponda

larice, altra resinosa o castagno di ø in senso trasversale.

20 - 40 cm e lunghezza 2 - 5 m, I singoli tondami vengono fissati

fondata su un solco in terreno l'uno all'altro con chiodi in tondino

stabile o previa collocazione di un ø 14 mm. Gli interstizi tra i tondami

tronco longitudinale di base, con gli longitudinali vengono riempiti con

elementi verticali distanti 1 - 2 m e massi sino al livello di magra

quelli orizzontali, chiodati ai primi, dell'acqua. Negli interstizi

distanti da 0,40 a 1,00 m a seconda sovrastanti, vengono inserite fascine

dell'inclinazione del pendio (in di salice leggermente ricoperte di

genere si lavora su pendenze di 45° terreno per assicurare la radicazione

÷ 55°); fissaggio della grata al dei rami di salice. Dai salici si

substrato mediante picchetti di sviluppa una vegetazione arbustiva

legno di ø 8 - 10 cm e lunghezza 1 riparia con funzione naturalistica e

m, o di ferro di dimensioni idonee nel tempo anche statica mediante la

per sostenere la struttura; radicazione che va a sostituirsi al

riempimento con inerte terroso tondame destinato a marcire.

locale alternato a talee e ramaglia La struttura si presta anche alla

disposta a strati, in appoggio alle creazione di tane per ittiofauna

aste orizzontali con eventuale ricavando delle nicchie nella parte

supporto di una griglia metallica per sommersa sostenute da legname al

un miglior trattenimento del terreno. posto del pietrame di riempimento.

L'intera superficie verr‡ anche

seminata e in genere piantata con

arbusti autoctoni. 3.3 Palificata viva di sostegno

La grata può essere semplice

(variante a) o doppia (variante b) a a) a parete semplice

seconda della profondità e forma b) a parete doppia

dello scoscendimento. La c) spondale

radicazione delle piante si sostituirà

nel tempo alla funzione di Consolidamento di pendii franosi

consolidamento della struttura in con palificata in tondami di larice o

legname. castagno ø 20 ÷ 30 cm posti

L'altezza massima possibile per alternativamente in senso

le grate vive non supera in genere i longitudinale ed in senso

15 - 20 m. trasversale (l = 1,50 - 2,00 m) a

formare un castello in legname e

fissati tra di loro con chiodi in ferro geomorfologica (in genere si usa un

o tondini ø 14 mm; la palificata ø di 10 - 12 cm), tra le quali

andrà interrata con una pendenza del vengono introdotti sterpi secchi e

10% - 15% verso monte ed il fronte fascine sommerse; i pali saranno

avrà anche una pendenza del 30% - contraventati a coppie con filo di

50% per garantire la miglior crescita ferro ø 5 mm; all'interno del

delle piante; una fila di piloti potrà pacchetto potranno essere inserite

ulteriormente consolidare la talee di salice, nei casi di livelli

palificata alla base; l'intera struttura dell'acqua con scarsa variabilità; lo

verrà riempita con l'inerte ricavato sbarramento verrà disposto

dallo scavo e negli interstizi tra i parallelamente alla linea di sponda

tondami orizzontali verranno come frangiflusso per la creazione

collocate talee legnose di Salici, di tratti protetti, tutela di canneti e

Tamerici od altre specie adatte alla incremento di spazi vitali per la

riproduzione vegetativa nonché fauna acquatica.

piante radicate di specie arbustive

pioniere. Rami e piante dovranno

sporgere per 0,10-0,25 m dalla 3.5 Pennello vivo ad intreccio

palificata ed arrivare nella parte

posteriore sino al terreno naturale. Formazione di pennelli a partire

Gli interstizi tra i tondami vengono dalla riva e posizionati ad angolo

riempiti con massi sino al livello di retto, con inclinazione verso valle o

magra dell’argine verso monte rispetto alla direzione

a) a parete semplice: una sola fila del flusso, costituiti da pali di

orizzontale esterna di tronchi e lunghezza variabile (in genere 100 ÷

gli elementi più corti 150 cm e ø 5 ÷ 10 cm) disposti a file

perpendicolari al pendio sono singo le o multiple, sui quali

appuntiti ed inseriti nel pendio vengono intrecciati rami o verghe di

stesso. salice.

b) a parete doppia: fila di tronchi La struttura verrà posizionata in

longitudinali sia all'esterno che modo da determinare una riduzione

all'interno. La palificata potrà della forza erosiva dell'acqua,

essere realizzata per singoli tratti dell'erosione e al contempo un

non più alti di 1,5 - 2m. deposito del trasporto solido.

c) di difesa spondale: una fila di

massi posti al piede della

palificata, a contatto con l'acqua, 3.6 Traversa viva

legati con una fune di acciaio di ø

16 mm e ulteriormente fissati con a) in pietrame e talee

piloti in legno o in profilato b) in fascinate e talee

metallico di lunghezza di 2 m, c) in gabbionata cilindrica

infissi nel fondo per almeno 3/4 e talee

della lunghezza. Formazione di traverse costituite

da pettini o soglie nel tratto di

3.4 Sbarramento vivo golena in erosione partendo dalla

sponda erosa sino alla linea di

Formazione di sbarramenti sponda progettata, mediante scavo

costituiti da due file di pali di di solchi di circa 30 x 50 cm con

diametro e lunghezza proporzionale accumulo lato valle del materiale

alla situazione idraulica e scavato, infissione nel solco di rami

vivi di salice di 100 ÷ 150 cm di genere prelevato dall' alveo.

lunghezza rivolti verso valle con un Nella variante a) tutto è sostenuto

angolo di 45° - 60°, a formare una da file di pali, eventualmente infissi

barriera molto fitta e senza lacune; in precedenza, di dimensione e

consolidamento della ramaglia passo funzione del tipo di fondo e

mediante riempimento del solco a del livello dell' acqua. Nel caso di

monte con pietrame (variante a) o ricostruzione della linea spondale le

con fascine (variante b) o con punte dei rami dovranno terminare

gabbionate cilindriche (variante c) esattamente in corrispondenza della

poste con la parte superiore linea di sponda progettata. Il piede

all'altezza del livello medio della costruzione a strati verrà

dell'acqua. ulteriormente consolidato con

Particolare cura dovrà essere pietrame nel tratto di oscillazione

posta nella finitura delle due del livello dell' acqua.

estremità: la "testa" verso l'acqua Nella variante b) la struttura è

andrà costruita con rami di salice sostenuta da geotessuti a sacche

disposti a ventaglio attorno alla testa riempiti di tout-venant e alternati

in pietrame; la "radice" lato sponda, alla ramaglia. La sacca superiore

andrà impostata in profondità e viene ulteriormente piantata con

rialzando il coronamento. talee legnose di salice od altra specie

Per ottenere un'efficace difesa del idonea infisse verticalmente. Le

tratto in erosione ed un interramento caratteristiche di portanza e

nel tempo, andranno realizzate varie resistenza a trazione/taglio del

file di traverse disposte ad angolo geotessuto dovranno essere

retto rispetto al filone della corrente, dimensionate in funzione dei

tranne la prima a monte (angolo parametri statici ed idraulici.

acuto verso la corrente) e l'ultima a

valle (ango lo ottuso). Le traverse

verranno collocate a distanza di una 3.8 Rullo spondale con zolle

volta sino ad una volta e mezzo (pani) di canne

della loro lunghezza.

In caso di corsi d'acqua a forte a) in rete metallica

capacità erosiva il sistema di b) in georete sintetica

traverse vive andrà abbinato con

graticciate o con opere longitudinali Per il consolidamento di tratti di

lungo la futura linea di sponda. sponda in erosione di canali, corsi

d'acqua a bassa pendenza, laghi, con

limitate oscillazioni del livello

3.7 Repellente di ramaglia a dell'acqua, con trasporto solido

strati limitato a limi in sospensione, in

genere su substrati sabbioso- limosi

a) con sostegno in pali debolmente ghiaiosi, verrà realizzato

b) con sostegno in un rullo cilindrico in rete zincata

geotessile a sacche (plastificata se in presenza di acque

salmastre o salse) di maglia minima

Formazione di repellente di 8x10 cm, disposta a telo aperto di

ramaglia a strati con funzione di larghezza minima di 120 - 160 cm,

difesa sia longitudinale che in un solco predisposto di minimo

trasversale, costituita da un corpo di 40 x 40 cm, sostenuto da pali di

strati di fascine o di ramaglia legno verso l'esterno e sul fondo,

alternati con tout- venant ghiaioso in opportunamente dimensionati e

intercalati in funzione del substrato riempimento;

e dello sforzo; il telo viene riempito - copertura con ulteriore strato di

di tout- venant ghiaioso (pezzatura ramaglia;

80-120 mm) o sabbioso per i 2/3 - chiusura a rullo e cucitura con

inferiori (in tal caso la rete va filo di ferro (diametro minimo 2

rivestita con un geotessuto filtrante mm) con eventuale ausilio di

sintetico o in fibra vegetale o va mezzi d'opera per diametri vicini

adottata la georete sintetica). ad 1 m;

Nella variante b) sopra vengono - fissaggio del rullo mediante pali

collocati pani di canne ed altre d'acciaio di 1-3 m di lunghezza e

specie igrofile (Phragmites, Typha, ø 16-22 mm, battuti attraverso il

Schoenoplectus, Phalaris, Carex, rullo.

ecc.), il tutto verrà poi richiuso e

legato a cilindro con filo di ferro. La variante b) in rete metallica

Il rullo ad operazione conclusa potrà essere applicata solo in

dovrà sporgere per 5-10 cm sul presenza di inerte ghiaioso di

livello medio dell'acqua. riempimento di diametro superiore a

La lavorazione potrà avvenire 80-120 mm.

durante il periodo di riposo La difesa in rullo e ramaglia verrà

vegetativo, possibilmente in attuata su fondali limosi e fangosi

primavera prima della che male sopportano i carichi (es.

germogliazione. scogliera) e con fondi movimentati.

La collocazione avverrà nel periodo

di riposo vegetativo e in modo che

3.9 Rullo con ramaglia viva la ramaglia di base non si trovi

sott'acqua per oltre tre mesi in tale

a) in georete sintetica periodo.

b) in rete metallica

In analogia al punto precedente 3.10 Rullo spondale in fibra di

potranno venir realizzati rulli in cocco

geotessuto sintetico riempiti di tout-

venant ghiaioso o terroso abbinati a In analogia ai punti precedenti

ramaglia viva e morta di salici o potranno venir realizzati rulli in

altre specie con analoghe proprietà fibra biodegradabile, in genere in

vegetative, disposta a sostegno come cocco, costituiti da una rete in fibra

sottofondo al rullo e internamente ad sintetica o biodegradabile in cocco

esso nella parte periferica inferiore e di maglia massima 60x80 mm

superiore. riempiti in fibra di cocco naturale,

La lavorazione prevede: con fibre di 10-16 cm, di peso secco

- scavo di un basamento in per metro lineare di rullo tra 4 e 40

contropendenza al piede della Kg in funzione del ø da 20 a 60 cm,

sponda; con una resistenza a pressione di 1,3

2

- disposizione di ramaglia tonn/m ed una deformazione da 1,5

trasversalmente alla linea di a 3,5 cm in funzione del diametro se

flusso; sottoposti ad un peso di 80 Kg. I

- stesura della rete zincata o del rulli saranno a moduli cuciti lunghi

geotessile in teli larghi 2-4 m e da 3 a 6 m e cuciti con filo di nylon

lunghi secondo necessità; di ø di 5 mm e fissati al substrato

- rivestimento con ramaglia, con pali in legno di diametro e

ricarico del materiale da lughezza funzionali alle


PAGINE

111

PESO

3.36 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Criteri e tecniche per la manutenzione del territorio ai fini della prevenzione del rischio idrogeologico. Il contributo del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio alla manutenzione estensiva del territorio dei bacini idrografici nell’ambito del rapporto interinale per la difesa del suolo. Il concetto di manutenzione nei documenti delle Autorità di Bacino nazionali. Gli interventi di manutenzione nei piani delle Autorità di Bacino nazionali. Tipologie degli interventi di manutenzione. Criteri per la manutenzione del territorio a compatibilità ambientale. Il ruolo della vegetazione nella difesa del suolo. Le azioni di prevenzione in montagna e collina. Le sistemazioni agrarie collinari. La manutenzione del reticolo idrografico di pianura. La manutenzione del territorio nelle aree percorse da incendio. Le tecniche di ingegneria naturalistica per la manutenzione del territorio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Uccellini Eleonora.

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