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Foto aerea dell’area della Pietra di Bismantova

(Appennino reggiano, anno 1990)

Carta geologica schematica dell’area della Pietra di Bismantova (Appen-

nino reggiano): si notino le fratturazioni pervasive sulla Pietra e le grandi

frane per colata-scivolamento ai bordi (da Conti & Tosatti, 1994)

Espansioni laterali in roccia con cuneo di abbassamento centrale:

movimenti gravitativi alla Pietra di Bismantova (Appennino reggiano)

Placca calcarenitica dei Calcari di San Marino, sulla quale sorge il

borgo di San Leo (RN), poggiante sulle Argille Varicolori (Val Marec-

chia - Appennino romagnolo)

La placca di San Leo: confronto tra un’incisione del XVII secolo

e la situazione attuale lungo la rupe sottostante al forte. Notare la

scomparsa di un grosso blocco aggettante di roccia.

La placca di San Leo: la zona di contatto tra calcari e argille.

Notare il vistoso bulge frontale dovuto al rigonfiamento viscoso

delle argille sottostanti per l’elevato carico litostatico (Conti &

Tosatti, 1991)

Muro di contenimento costruito a sostegno della base della

placca di San Leo: notare come il rifluimento delle argille di

base abbia scavalcato il muro stesso

Veduta generale della placca di San Leo: notare il vistoso

ribassamento della parte centrale dove sorge il campanile

della pieve

Schematizzazione delle tipologie principali delle DGPV in

ammassi rocciosi costituiti da rocce lapidee omogenee:

a) scivolamenti di roccia in blocco; b) colata di roccia;

c) espansioni laterali (da Sorriso Valvo, 1984)

Sackung: modelli schematici dell’evoluzione di DGPV in ammassi

rocciosi costituiti da rocce lapidee omogenee: 1) piani di taglio; 2)

detrito medio-grossolano; 3) ghiaie (da Beck, 1967)

Stereogrammi dell’evoluzione di fenomeni di rock spreading: (a) in

un ammasso roccioso omogeneo e (b) in formazioni lapidee fragili

sovrastanti ad unità duttili (da Pasuto & Soldati, 1996)

Esempio di sovrapposizione di complessi a comportamento rigido su

complessi a comportamento duttile: I Lastoni di Formin (Ampezzano).

1) Dolomia Cassiana e Dolomia di Dürrenstein; 2) Formazione di San

Cassiano. Il fenomeno è di tipo espansione laterale e scivolamento di

roccia in blocco (da Menotti et al., 1990)

L’antica cittadella Inca di Machu Picchu (Perù): le linee rosse

delimitano blocchi rocciosi smembrati soggetti a frane per

scivolamento multiplo che minacciano la conservazione di

questo importante sito archeologico (da Sassa, 2000)

Sackung: altro modello schematico di deformazione in roccia

lapidea con diversi piani di rottura e abbassamenti differenziali

Esempio di “Sackung” nell’Appennino settentrionale: la frana di

Monte Barigazzo in Val di Ceno (provincia di Parma)

“Trench” o avvallamento doliniforme (forma pseudo-

carsica) dovuto a DGPV sul Monte Barigazzo (PR)

Una volta delimitato il corpo di frana

(litosoma) dal punto di vista areale, al fine di

identificarne la struttura sub-superficiale e

quindi tutti gli elementi atti a caratterizzarlo

(presenza di discontinuità, abbassamenti del

suolo, spostamenti e deformazioni della su-

perficie del versante ecc.), si attuano le se-

guenti operazioni:

• posizionamento di capisaldi topografici, i cui

spostamenti sono misurabili tramite rilevamenti ese-

guiti con GPS o con teodoliti, che permettono di

visualizzare le modificazioni plano-altimetriche dei

versanti;

• studio geofisico, con l’utilizzo di metodi geosismici

e geoelettrici, che consentirà la misurazione indiretta

dei parametri elastici dei corpi rocciosi coinvolti nel

fenomeno franoso ed una valutazione della profondità

della superficie di scivolamento sulla base della

velocità delle onde sismiche dei diversi strati;

• studio geotecnico di laboratorio delle

caratteristiche fisico-meccaniche degli ammassi

terrosi coinvolti con determinazione dei parametri di

resistenza al taglio (φ e c) nelle diverse condizioni di

drenaggio.

Capisaldi topografici tarati per la lettura degli sposta-

menti plano-altimetrici superficiali di un corpo di frana

I capisaldi vengono regolarmente traguardati tramite strumenti

per misure di precisione quali il teodolite (nella foto)

Metodi geofisici per l’esplorazione del sottosuolo: 1) interpretazione

delle dromocrone ottenute in un profilo sismico a rifrazione; 2) appa-

recchiatura per log fisici in sondaggio. Questi ultimi, utilizzando infor-

mazioni elettriche, nucleari ed acustiche, permettono di definire le pro-

prietà fisiche del terreno quali densità, porosità, saturazione ecc.

(A) (B)

La determinazione dei parametri di resistenza al taglio è

effettuata in laboratorio tramite l’apparecchio di taglio

di Casagrande (A) o l’apparecchio triassiale (B) yearly yearly

hydrographic raingauge average

altitude average of

area basin station rainfall

(m) rainy days

raingauge station location (1921-'50) (1921-'50)

( )

mm

Parma 784 1852* 121*

BOSCO CENTRALE 44°27' N 2°25' W 635 1346* 103*

MARRA 44°28' N 2° 24' W 1050 1259 81

MUSIARA SUP. 44°30' N 2°17' W 630 1158* 70*

PETRIGNACOLA 44°30' N 2°20' W 620 988* 68*

CAMPORA DI SASSO 44°31' N 2°11' W

Enza 1139 2548* 144*

PADULI DIGA 44°21' N 2°19' W 468 1206* 101*

SELVANIZZA 44°26' N 2°13' W 1001 2357 105

RIMAGNA 44°23' N 2°18' W 850 1228 93

RAMISETO 44°25' N 2°11' W 575 1170* 103*

ISOLA DI PALANZANO 44°26' N 2°17' W 590 842 79

VEDRIANO 44°31' N 2°03' W 730 1120 80

CASTELNUOVO MONTI 44°26' N 2°03' W 330 912* 55*

VETTO 44°29' N 2°07' W

emilia Secchia 300 824 73

MONTESTEFANO 44°22' N 1°49' W 497 1171 58

PRIGNANO 44°26' N 1°46' W 830 1543 89

COLLAGNA 44°21' N 2°11' W 928 1440 108

LIGONCHIO 44°19' N 2°06' W 1520 2719 129

FOCE RADICI 44°13' N 1°58' W 1209 1845 127

PIANDELAGOTTI 44°13' N 1°55' W 1024 1854 109

CIVAGO 44°14' N 1°56' W

Panaro 1150 2078 104

TAGLIOLE 44°10' N 1°51' W 943 1405 86

FIUMALBO 44°11' N 1°48' W 761 1554 71

PIEVEPELAGO 44°12' N 1°50' W 1224 1422 117

BARIGAZZO 44°16' N 1°48' W 1020 1267 110

SESTOLA 44°14' N 1°41' W 800 798 87

GAIATO 44°17' N 1°36' W 935 2191 112

FELLICAROLO 44°11' N 1°42' W 936 2365 123

SEGA DI OSPITALE 44°10' N 1°39' W 841 956 77

MONTESE 44°16' N 1°31' W

M agra 1140 1540** 112**

PASSO DEL CERRETO 44°18' N 2°14' W

lunigiana 494 1604**

IERA 44°20' N 2°25' W 385 1364**

ARLIA 44°16' N 2°19' W 836 1355**

TURANO 44°15' N 2°18' W 250 1634 101

BAGNONE 44°19' N 2°27' W 237 1640 106

PONTREMOLI 44°22' N 2°34' W 133 1819 91

VILLAFRANCA LUNIG. 44°18' N 2°30' W

Serchio

La maggior parte delle frane si mette in movi- 642 1315 107

SILLANO 44°13' N 2°09' W 1040 1587 101

CAPANNE DI SILLANO 44°15' N 2°08' W

garfagnana 500 1412 103

VILLA COLLEMANDINA 44°10' N 2°03' W 276 1755 110

CASTELNUOVO GARF. 44°07' N 2°02' W

mento in seguito a precipitazioni intense e/o 186 1997*

GALLICANO 44°04' N 2°01' W 334 1523 98

PONTECOSI 44°08' N 2°04' W 370 1626 106

BARGA 44°04' N 1°58' W 1340 2524 121

BOSCOLUNGO 44°08' N 1°47' W

prolungate. È pertanto di fondamentale impor- 685 2104 107

CUTIGLIANO 44°05' N 1°41' W 625 1633 110

S. MARCELLO PIST. 44°03' N 1°40'W

* values are calculated over 1931-1960 period ** values over 1944-1973 period

tanza consultare i dati pluviometrici misurati in

stazioni meteoclimatiche prossime all’area di

frana. • perforazioni, che permettono il prelievo di campioni

e che, tramite prove di laboratorio, consentiranno di

ricavare i parametri geotecnici dei terreni necessari

alla valutazione e ai calcoli relativi alla stabilità del

versante. Esse consentono inoltre di tracciare le sezioni

geologiche necessarie per accertare e descrivere la

struttura geologica del versante, evidenziando

soprattutto i livelli con caratteristiche geotecniche

scadenti. A tal fine, è opportuno che esse siano

posizionate lungo allineamenti che permettano la

costruzione di sezioni il più possibile rispondenti alla

realtà.

• prove penetrometriche statiche, consistono nell’in-

figgere nel terreno una punta conica a velocità costan-

te, misurando lo sforzo (q ) necessario per la pene-

c

trazione del cono.

Carotieri con campionatore semplice e

doppio per sondaggi a rotazione con

fluido di perforazione

Carote di rocce argillose Carote di rocce flyschioidi estratte

estratte da un corpo di frana da un substrato roccioso

Estrusore, per estrarre le

carote dai tubi di sondaggio

Il metodo dell’archetto a filo armonico: 1) archetto; 2) superficie

di taglio in argilla; 3) superficie di taglio in limo; 4) superficie di

taglio in sabbia; 5) superficie di taglio in limo argilloso; 6) super-

ficie di taglio in argilla limosa

Punta conica, manicotto e asta di infissione di

penetrometro statico modello olandese Gouda

Penetrometro statico mon-

Manometri di controllo della tato su autocarro e fissato

pressione nel penetrometro al terreno

statico

• piezometri, che permettono di ricostruire le modalità di deflusso

delle acque sotterranee, e di ricavare indicazioni circa i rapporti fra

innalzamento o abbassamento della falda acquifera a seguito degli

eventuali movimenti registrati;

• inclinometri, che danno l’entità degli spostamenti dalla relazione:

∆ α

= L sin

dove L è la lunghezza del tratto percorso dallo strumento con

α;

inclinazione la loro funzione è quella di permettere di identificare

la profondità della superficie di rottura principale. Tale dato

consentirà inoltre di tarare i dati forniti dalle indagini geofisiche.

• estensimetri, che misurano i movimenti tra due punti, uno situato

nella parte superiore di un sondaggio ed un altro all’interno dello

stesso, al quale viene fissato con un ancoraggio. Gli spostamenti

sono misurati con metodi meccanici o elettrici.

Modelli di piezometri per diversi tipi di terreno

Inclinometro e tubo inclinometrico montato:

notare le guide a ruote per l’inserimento dello

strumento

Modelli di estensimetri ad acquisizione

automatica dei dati trincee drenanti

inclinometro 3

non più esistente zona monitoraggio

inclinometro 4 nicchie principali piezometrico

ale

zona soggetta ad inclinometro 2

p

i

interventi di riassetto c

in

r

idraulico-forestale p

na

a zona soggetta ad

fr

i

d interventi di riassetto

o

rp idraulico-forestale

inclinometro 1 Co

non più esistente scogliera

gabbionata in pietram e

Principali interventi di monitoraggio e di consolidamento su

un corpo di frana in argille (Frana di Ca’ di Malta, Bologna)

Localizzazione degli strumenti di monitoraggio piezometrico

ed inclinometrico nella frana di Ca’ di Malta (Bologna)

strada

terre rinforzate

opera di sostegno tirantature

intermedia

opera di sostegno micropali

e massicciata

antierosione

Torrente Silla

Letto Torrente Silla Detrito

Riempimento Terre Rinforzate Arenarie

Blocchi di Arenaria C.A. o c.l.s.

Schema progettuale adottato per la frana di Monteacuto (Bologna):

tirantature in acciaio in rinforzo all’opera sostegno al piede e per l’opera a

mezza costa. 88 micropali di fondazione per l’opera di sostegno a mezza costa

con lunghezza media di 16 m (terre rinforzate tipo Terramesh)

Consolidamento strutturale con pali, tirantature ed opere di sostegno in cemento

armato, con una serie di contromisure a vocazione paesaggistico-ambientale costi-

tuite da mascheramenti in terre rinforzate e da impianti vegetali (Frana di Monte-

acuto, area di pre-Parco del Corno alle Scale, Bologna)

a) Paratia fondata su pali con schermo di pozzi drenati a monte; b) Perforazione dei

fori per i tiranti in corrispondenza del cordolo del muro; c) Intervento ultimato; d)

Batteria di dreni sub-orizzontali; e) Pozzo di grande diametro in costruzione; f) Fasi

di ultimazione della batteria di dreni sub-orizzontali all’interno del grande pozzo

Frane consolidate nell’Appennino reggiano: a) frana di Acquabona dopo la

riprofilatura del versante e la quasi completa rivegetazione delle scarpate; b) frana

di Magliatica (si osservano le paratie e gli schemi di pozzi drenanti nella parte alta

della frana); c) frana di Ca’ Lita, paratie nella scarpata secondaria

Nuove tecniche applicate allo studio delle frane

Fra le nuove tecniche utilizzate per la misura e il

monitoraggio degli spostamenti di un corpo di frana è

attualmente molto utilizzata l’Interferometria. Tale

tecnica consiste nel combinare due o più input di un

particolare tipo – nel nostro caso i segnali di un Radar

ad Apertura Sintetica (SAR) – per elaborare un’imma-

gine basata sulla combinazione delle due sorgenti di

acquisizione dati. Le misurazioni interferometriche

possono essere eseguite sia da terra che dallo spazio

tramite satellite. In questo modo vengono registrati in

tempo reale spostamenti dell’ordine del centimetro,

consentendo di attivare uno stato di allerta tempestivo

per fare fronte a un incombente rischio di frana.

Tecniche impiegate

Interferometria SAR da satellite

Interferometria SAR da

 GPS differenziale (D-GPS)

 Cavi coassiali TDR

 gli impulsi sono inviati da un satellite

DInSAR:

alla superficie terrestre

DInSAR: Generalità

T

Tempo T +∆t

tempo

0 0

R R = R

1 1 2

∆ r

1’ acquisizione 2’ acquisizione Frana di Laion

(Francia)

Permette di misurare da satellite

deformazioni del terreno con

accuratezza sub-centimetrica

DInSAR: Immagini SAR

Rappresentano l’ampiezza del segnale retrodiffuso;

 foreshortening, layover, shadow

Distorsioni geometriche:

 Azimuth (Az) -

ack

gy

b

er

f

o

en

ity

tens ed

er

In att

sc

Frana del Vajont layover

Sl a nt ra

(R) ng

e

Range shadow

Elevation Ground range

DInSAR: Interferometrie differenziali

Mappe degli spostamenti (cella di 20 m) misurati lungo la l.o.s. del satellite con accuratezza sub-centimetrica

 

Frana di

Castagnola (SP)

Banche dati GIS

 Banche dati GIS

Schema della banca dati

GPS differenziale Realiz

 zazion

e di

misur

e

topog

rafich

precisioni orizzontali

 e di

fino a millimetriche, precis

verticali centimetriche; ione

diverse modalità di

 su

acquisizione. singol

i

capisa

ldi,

media

GPS differenziale

Possibilità di acquisizione dati in quattro modalità differenti:

1. Metodo statico: comporta tempi di acquisizione lunghi (>30’) e

precisioni elevate (±0.5 cm + 1 mm/km);

2. Metodo cinematico: un ricevitore viene tenuto fisso e l’altro

spostato su altri punti di misura ottenendo precisioni pari a ±1-5

cm + 1-5 mm/km;

stop and go:

3. Metodo il ricevitore mobile staziona sui punti di

misura per pochi secondi. Precisione: ±1 cm + 1 mm/km;

stop and go,

4. Metodo statico veloce: simile allo ma con collega-

mento radio tra i due ricevitori che permette il calcolo in tempo

reale della posizione.

Cavi TDR: Generalità

La tecnologia TDR fu sviluppata negli anni ‘50 nel campo delle

telecomunicazioni per localizzare la rottura dei cavi sotterranei.

La tecnica si basa sull’uso di cavi coassiali costituiti da un

materiale conduttore ricoperto da materiale dielettrico.

Cavi TDR: Particolari

Lungo il cavo viene inviato un segnale elettrico ed eventuali

alterazioni della geometria della sezione causano un cambiamento

nella impedenza che genera un’onda riflessa, misurata con un

oscilloscopio Le misure danno indicazioni sulla

distanza della anomalia e sulla

intensità della deformazione

Cavi TDR: Installazioni

Un esempio di frana a monitoraggio tecnologicamente avanzato: la

grande frana per scivolamento rotazionale e colata di Corvara in

Val Badia (BZ). Lunghezza: 3500 m; larghezza max: 1300 m;

profon-dità: 50-100 m; dislivello: 540 m; volume: 300 milioni m .

3

Ubicazione dei piezometri, degli inclinometri e dei cavi TDR

installati sulla frana di Corvara in Val Badia (Corsini et al.,

2005).

Rappresentazione dei vettori spostamento ottenuti tramite

misure GPS (Global Positioning System) sulla frana di

Corvara in Val Badia.

Rappresentazione delle aree attualmente soggette a defor-

mazioni gravitative (tonalità di rosso) tramite misure inter-

ferometriche da satellite sulla frana di Corvara in Val Badia.

Cronologia dei vari segmenti che costituiscono l’attuale cor-

po di frana di Corvara in Val Badia. Lo studio è stato con-

dotto analizzando reperti organici (tronchi d’albero inglobati

nella frana) tramite datazione al carbonio 14 ( C).

14

Le FRANE IN RELAZIONE A:

1) I TERREMOTI

2) LE ERUZIONI VULCANICHE

3) GLI EVENTI METEORICI ESTREMI

4) LE ATTIVITà ANTROPICHE

Frane e terremoti

La frana di Madison Canyon del 1959, Parco Nazionale di Yellowstone, attivata da un

terremoto di magnitudo 7,5 della scala Richter.

Il forte scuotimento sismico provocò lo scivolamento di ben 21 milioni di m di roccia,

3

terreno e alberi lungo il ripido fianco meridionale del Madison River Canyon.

28 campeggiatori furono travolti dalla gran massa di detriti e perirono.

La frana, inoltre, ostruì il letto del Madison River e formò un vasto lago di sbarramento.

Frane e terremoti

Valanga di neve e detrito roccioso sul

Nevado Huascarán in Perù, 1970.

Questo enorme movimento franoso fu

innescato da un forte terremoto che

seppellì completamente le città di Yungay

e Ranrahirca. Le vittime della valanga

furono 18.000, mentre il bilancio totale del

terremoto più la valanga fu di oltre 66.000

morti. Nella zona sorgente la valanga era

costituita da una massa di ghiaccio, neve

e roccia larga 950 m e lunga 1,6 km che

scivolò lungo il fianco del monte a una

velocità media di circa 160 km/h. Durante

il suo tragitto questa enorme massa di

materiali rimosse e trascinò con sé una

gran quantità di detrito glaciale, tanto che

quando raggiunse Yungay consisteva di

ben 78 milioni di m di ghiaccio, fango e

3

roccia.

(Servicio Aerofotográfico Nacionál de Peru)

INQUADRAMENTO SISMO-TETTONICO DELLA PENISOLA ITALIANA

Sono stati definiti tre distretti sismo-tettonici a partire dal settore interno della catena

appenninica fino al settore esterno (vale a dire dal Tirreno all’Adriatico).

1) Settore lungo il margine tirrenico: terremoti superficiali a bassa energia (magnitudo

mediamente inferiore a 5).

2) Settore centrale (asse della catena appenninica): terremoti di profondità media e

superficiale (magnitudo fino a 7) con prevalente meccanismo di faglia a scorrimento

verticale (dip-slip).

3) Settore orientale (fronte della catena sovrascorso sulla microplacca adriatica):

terremoti di intensità moderata (fino a magnitudo 6), con meccanismi di faglia inversa

(reverse) e, secondariamente, di faglia a scorrimento orizzontale (strike-slip).

Zonazione sismogenetica dell’Emilia centrale

Frane ed eruzioni vulcaniche

In seguito all’improvvisa eruzione del vulcano Mount St. Helens (Washington), nel maggio

1980, si verificò la rapida fusione della neve e del ghiaccio accumulati lungo il fianco nord

del vulcano che, a loro volta, innescarono un vasto che si propagò velocemente fino

lahar

al fondovalle distruggendo ogni cosa lungo il suo cammino: 61 persone rimasero uccise.

N.B. Lahar è un termine indonesiano che significa “colata di detrito vulcanico”, ossia una colata calda o

fredda di fango piroclastico che frana sui fianchi di un vulcano; generalmente si tratta di cenere mista

ad acque meteoriche o di fusione glacionivale.

Frane ed eruzioni vulcaniche

Mount St. Helens (USA) prima e dopo l’immane devastazione causata dal

passaggio del e dall’esplosione vulcanica del 18 maggio 1980.

lahar

Frane ed eruzioni vulcaniche

In caso di ripresa dell’attività vulcanica da parte del Vesuvio, le colate piroclastiche che si

genererebbero potrebbero riattivare i depositi di versante formando grandi frane in un’area

caratterizzata da un’elevatissima densità abitativa. L’ultima eruzione si è avuta nel 1944.

Frane ed eventi meteorici

estremi

Valtellina (Lombardia),

settembre 1992: colata di de-

trito attivatasi su un vasto co-

noide alluvionale in seguito ad

intense precipitazioni.

Frane ed eventi meteorici estremi: smottamenti di terreno durante la

grande alluvione che colpì le Langhe (Piemonte) nell’autunno 1994. La

litologia è costituita da alternanze di argilliti e arenarie.

Frane ed eventi meteorici estremi

Colline delle Langhe (Piemonte), novembre 1994.

Frane ed eventi meteorici estremi

Campania, maggio 1998. Monte Toc

Frane e attività antropiche: La grande frana del Vajont lungo il fianco

settentrionale del Monte Toc (Friuli) che, abbattutasi nell’invaso della

diga del Vajont il 9 ottobre 1963, causò la morte di 1910 persone e la

completa distruzione di Longarone (Veneto), nella Valle del Piave.

Frane e attività antropiche: sezioni geologiche lungo il Monte Toc (Friuli) dal

quale il 9 ottobre 1963 si distaccò la grande frana per scivolamento planare

del Vajont (da Hendron & Patton, 1985).

Frane e attività antropiche: la diga ad arco del Vajont,

costruita nella gola del torrente omonimo. Quando fu

completata, nel 1960, era la più alta diga al mondo (262 m).

Frane e attività antropiche: la profonda gola del Vajont, lungo la quale si

incanalò l’enorme massa d’acqua (valutata a circa 40x10 m ) che, dopo

6 3

avere scavalcato la diga, si abbatté sulla valle del Piave distruggendo

Longarone e altri centri abitati.

Frane e attività antropiche:

Longarone prima e dopo la

distruzione del Vajont (1963) che

causò 1910 morti: il più grave

disastro di origine industriale in

Italia.

Colonna stratigrafica dei litotipi coinvolti nella frana del Vajont: in nero i

livelli argillosi di scollamento principale (da Hendron & Patton, 1985).

Frana del Vajont: stereogramma del versante del Monte Toc con

tipiche strutture di scollamento gravitativo lungo i livelli argillosi

(da Carloni & Mazzanti, 1964).

La base del bacino superiore

poggiava sui limi non

consolidati del bacino

inferiore

Frane e attività antropiche: le discariche della

miniera di fluorite di Prestavel in Val di Stava

(Trentino) in una foto del 1981.

I resti delle discariche

poco dopo il crollo Miniera di fluorite

Frane e attività antropiche: la colata di fango originatasi dal crollo

delle discariche minerarie di Prestavel, il 19 luglio 1985, che recò

enormi distruzioni alla Val di Stava causando la morte di 268 persone

(Chandler & Tosatti, 1995) Frane e attività antropiche: gli effetti

devastanti della colata di fango in Val di

Stava e i primi soccorsi (Tosatti, 2003)


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176

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6.17 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Geologia Applicata a cura del Dott. Giovanni Tosatti, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: la pericolosità e il rischio da frana; le cause dei movimenti franosi e la loro classificazione; gli interventi di prevenzione del rischio; lo studio di alcuni casi; le tecniche di studio, le rilevazioni GIS.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze geologiche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geologia Applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Tosatti Giovanni.

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