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Baumann e la modernità liquida

Modernità pesante legata a un territorio, modernità liquida svincolata dalle sovranità

-Globalizzazione = compressione del tempo e dello spazio che divide gli individui in due categorie

operando una stratificazione sociale su scala planetaria tra ricchi e globalizzati e poveri e localizzati.

Globalizzati: possibilità di movimento fisico e virtuale

Localizzati: stanzialità forzata

Cause e conseguenze:

sviluppi della tecnica nei campi del trasporto e dell’informazione riducono le distanze e

garantiscono mobilità senza precedenti;

si crea una nuova élite mondiale fondata sulla mobilità (élite mobili). I localizzati sono

ineluttabilmente legati al territorio.

I globalizzati vivono nel tempo e annullano lo spazio, i localizzati vivono nello spazio e non

possono controllare il tempo.

Per Baumann essere localizzati nel mondo contemporaneo equivale a degrado e

inferiorità sociale

I proprietari assenti

-le nuove élite fondate sulla mobilità sono indipendenti dai poteri territoriali e non hanno

responsabilità nei confronti della dimensione locale.

-Nella modernità pesante esisteva un rapporto tra capitale e lavoro locale, tra hardware,

ricchezza e territorio; nella modernità liquida questa relazione è spezzata

- Le nuove élite mobili sono deresponsabilizzate potendo investire ovunque, spostando i capitali

a seconda della convenienza, e sfuggendo al potenziale conflitto con le comunità locali.

B & B: rischio e incertezza

Bauman e il catalogo delle paure moderne: l'immigrato,

l'inadeguatezza, la flessibilità, l'assenza di nuoce sensazioni.

L'abbattimento della protezione sociale per le classi meno abbienti.

Libertà, differenza e solidarietà.

Transitorietà e fugacità di ogni aspetto della vita nella modernità

liquida. Società di esseri anonimi e fugaci. Fine delle istituzioni garanti

della certezza: scuola, ospedale, esercito – le certezze non vengono

più dall'esterno ma devono essere cercate dall'individuo

I sette aspetti della globalizzazione del rischio

1. intensità – rischio letale per tutta l'umanità (es. guerra nucleare)

2. aumento eventi contingenti per l'individuo (es. div. Mondiale del lav.)

3. rischio da natura socializzata (sapere applicato all'ambiente)

4. rischio istituzionalizzato (es. i mercati di investimento)

5. consapevolezza del rischio: le lacune sono colmabili solo col sapere

6. essenza diffusa del rischio: rischi noti collettivamente a molti indiv.

7. limiti del sapere esperto: nessun sistema è in grado di prevenire

completamente i rischi che genera.

Società del rischio e comunicazione del rischio

- La comunicazione di crisi è una variabile fondamentale: la captazione

del consenso e la partecipazione informata sono cruciali.

-la confusione tra inquinamento e rischi di incidente è un elemento

cruciale della preoccupazione diffusa per il degrado ambientale

- aumento della domanda di informazione sulle ricadute ambientali

della tecnologia connesso a eventi chiari (Chernobyl, Fukushima,

Bhopal) e timori legati alla sfiducia nella scienza

- richiesta di maggiore partecipazione nelle localistiche, rivolta a attori

politici globali e locali

- richiesta di una più equa ripartizione di rischi e benefici mobilitazione

e effetto nimby

Società del rischio e comunicazione di crisi ed emergenza

- dilagante sfiducia verso le istituzioni in materia di sviluppo,

tecnologia e ambiente

- La comunicazione del rischio tende a enfatizzare le questioni

ambientali con propensione solo allarmistica e raramente informativa

- il termine “rischioso” è eccessivamente dipendente da fattori culturali

e poco contestualizzato e sottoposto ad analisi informative

La sociologia della crisi

- distinzione importante: a) disastro = calamità naturale, imprevista e

improvvisa che colpendo un sistema sociale produce un danno

osservabile; b) emergenza = si riferisce a eventi repentini, ma

prevedibili, sia legati alla natura che all'uomo che, perdurando

generano una crisi.

- l'emergenza non è solo il contrario della normalità (a volte può

tramutarsi nella normalità) - può esistere sia a livello micro che macro

anche se la sociologia si occupa di emergenze di massa – il carattere

dell'emergenza consente lo sviluppo del crisis management

- accezioni di emergenza: frequentista, se riferita ad un evento ad alta

probabilità di manifestazione – non normale, se riferita ad un evento

raro

La sociologia della crisi e il contesto culturale

- gli effetti della crisi sono già insiti nel sistema sociale colpito (es. terremoto in

California o in Italia) cambiando la quota di vulnerabilità da contesto a

contesto. La prevenzione dovrebbe proprio ridurre tale quota.

- Es. di vulnerabilità nella differenza tra curva della domanda di sostegno e

risposta in campo sanitario in situazioni di emergenza (modello a onde). La

capacità di resistere a onde di domanda in successione è fondamentale per

soddisfare la crescita dei bisogni nel tempo (es. trasferimento in ospedali

circostanti di vittime dopo un terremoto)

- Rischio = Danno * probab/tempo formula gravata da linearità nel rapporto tra

danno e intensità

- Rischio = Probab * Intensità * Vulnerabilità formula che tiene conto delle

condizioni di risposta sistemica

La prevenzione, un'azione sociale, consente di ridefinire il concetto di rischio

La prevenzione e la risposta sistemica

- Modello di Thom: quando la crisi diventa catastrofe si ha una

mutazione morfogenetica che cambia in modo sostanziale il

sistema colpito (es. il nucleare in Giappone dopo il disastro di

Fukushima). Il crisis management DEVE tentare di ridurre al

massimo questo effetto. - E' molto difficile sul piano empirico

verificare quando e come si producono cambiamenti sostanziali –

Difficile identificare fattori chiave che consentano di descrivere il

fenomeno

Thom, tuttavia evidenzia: a) fare ogni sforzo possibile per evitare

cambiamenti morfogenetici b) fare attenzione a delle conseguenze

che possono essere positive (rafforzamento della coesione) per il

sistema sociale colpito

Morin addirittura ha auspicato la nascita della crisiologia come

branca sociologica specifica capace di studiare i mutamenti

sociali avviati da crisi o catastrofi

Sociologia e crisi

- La crisi come contenitore cognitivo specifico in cui i meccanismi

“di sempre” non hanno più valore.

- Morin e la doppia faccia della crisi: risk of regression and chance

of progression

In sintesi:

1. concetti di emergenza e vulnerabilità cruciali.

2. il modello a onde dell'emergenza è impiegato per valutare le

capacità di risposta di un sistema

3. Il modello di Thom e la crisiologia di Morin invitano ad

approfondire le indagini empiriche sulla crisi per valutare i

mutamenti in un sistema sociale colpito

4. la gestione della comunicazione di crisi è fondamentale sia

come strumento informativo sia come strumento formativo e di

prevenzione

Rischio, emergenza e comunicazione

- Il ruolo dei media: mantenere le opzioni disponibili all’interno di un

ventaglio previsto dai mass media (agenda setting)

- Il principio di bassa persuasione e forte rafforzamento delle opinioni vale

anche per la com. di emergenza

- Le reti personali importante ancoraggio alternativo ai media per la

costruzione delle cornici della realtà

- Il gruppo di riferimento è un importante mediatore tra comunicatori e

recettori (opinion leader) sulle questioni di crisi e di emergenza

- Doppio livello di comunicazione: a) fruitori si espongono solo a

messaggi in linea con le proprie convinzioni; b) la rete relazionale inizia a

sagomare credenze ed atteggiamenti modificando l’opinione dei soggetti

-

Importante ricostruire il quadro generale del quadro comunicativo della

popolazione

-

Goffman: la situazione è un luogo delimitato da barriere percettive in cui

media stabiliscono il rapporto tra percezione del rischio e situazione

oggettiva di crisi

Rischio, emergenza e comunicazione

- In situazioni di crisi e disagio, quando fonti concorrenti rimandano a

schemi non noti o insoliti, aumenta lo scarto fonte-ricevente generando

una via preferenziale per i messaggi concordi con la propria visione

- Nella comunicazione di emergenza il gatekeeper, come selettore di

notizie, è fondamentale influendo sulla gerarchizzazione delle notizie e

sulle possibilità di ‘cambio della prospettiva’.

- Costruzione di una ‘quasi-realtà’, che è manipolatoria e distorsiva della

realtà oggettiva, ma che resta il punto di riferimento per l’agire

individuale e collettivo.

Sistemi cognitivi e di orientamento nella crisi

-i bisogni di carattere emotivo-cognitivo: a) necessità di acquisire

informazioni – b) bisogno di allentare le tensioni sociali – c)

mantenimento dell’equilibrio cognitivo di riferimento.

- Dissonanza e disagio della crisi spingono il soggetto a cercare

vie di riduzione del disagio: a) attraverso suggerimenti – b) con

maggiore permeabilità rispetto ai messaggi dei media – c)

attribuendo significati ai messaggi in funzione della riduzione della

dissonanza.

- La conoscenza del processo di manipolazione, genesi,

veicolazione, acquisizione e rielaborazione dell’informazione è

fondamentale per il governo del management delle emergenze.

Media e percezione del rischio nella fase di allarme

- Fattori di maggiore impatto sulla percezione del rischio:

sperimentazione pregressa del fenomeno e valutazione dei riflessi

diretti dell'emergenza

L'esperienza comprende anche eventi: avvenuti in luoghi

considerati vicini – diretti a gruppi di riferimento dell'attore – su

cui si ha una memoria storica (es. terremoti, cicloni)

Variabili della percezione del rischio (White): magnitudo e

frequenza – consistenza e frequenza dell'esperienza – importanza

dell'emergenza per i propri interessi – fattori caratteriali personali

Nella fase di allarme i media sono fondamentali: dal 60 al 75%

definisce quale fonte primaria la radio e la TV (o l'unica fonte)

Media e percezione del rischio nella fase di allarme/2

Studi Usa: a) la radio canale più efficiente per la

-

comunicazione di allarme b) ricevente influenzato

soprattutto da esperienze pregresse (importanti anche

l'ambiente ove il recettore riceve il messaggio) c)

allarmi ripetuti senza eventi di emergenza neutralizzano

allarmi futuri d) importanti nel messaggio: contenuto

(chiarezza, precisione, univocità, consistenza contro la

sottostima) – frequenza (ripetizione del messaggio e

molteplicità di fonti rafforzano il messaggio)

La percezione del rischio

- Rischio Naturale o Sociale

- Rischio Naturale: passivo (stressore senza obiettivi mirati), attivo

(con obiettivi mirati, es. epidemia)

- La percezione individuale del rischio si basa sulle proprietà

percepite della fonte del rischio e della situazione.

- la percezione del rischio orienta il comportamento che verrà

attuato in base a: controllabilità, familiarità, specificità,

recuperabilità dei danni

- ogni attore sociale elabora il proprio grado di esposizione al

rischio.

- Le classifiche della percezione del rischio in (Drottz e Sjoberg) e

il confronto tra rischio reale (per numero di morti e danni

economici) e rischio percepito.

I Media comunicano la crisi

- Scanlon e Alldred – fasi della comunicazione di crisi

1. allo scoppio della crisi: ricerca informazioni, analisi archivi, invio

cronisti

2. creazione di un primo inquadramento del contesto di crisi

3. richiesta conferma e incontri alle fonti ufficiali

4. TV, radio e giornali hanno impostazioni e comportamenti diversi

5. fronti antagonisti tra corrispondenti locali e stranieri

6. media chiedono info specialmente su comunicazioni, trasporti e

risorse locali

7. i media operano per cicli su notizie di spicco e usano materiali meno

drammatici da usare come routine descrittiva

8. nei casi di gravi c'è condivisione di informazioni tra i reporter

9. ciò che è reputato dannoso difficilmente viene comunicato dai media

10. cooperazione dei media con le autorità su questioni per cui è

richiesta riservatezza

I Media comunicano la crisi

Altre tendenze:

- troppa enfasi sulle fasi acute e meno sulla importante situazione di

attenuazione

- organi nazionali: aspetti socio-economici – organi locali: dettagli di

cronaca e con riferimenti concreti all'emergenza (com. di servizio)

- priorità e diffusione delle notizie - componente esterna: aspettative dei

recettori secondo i media – componente interna: ottimizzazione del

know-how acquisito organizzando i messaggi in modo da comunicare

non più la routine del disastro ma solo fatti nuovi o interessanti anche

quando la crisi si protrae (es. Fukushima - guerra in Libia)

- Il cambio di prospettiva

- Primo cambio di prospettiva: La rottura dei codici di routine di

fronte alla crisi è il primo frame cognitivo generato dal recettore a

proposito di una crisi

- mano a mano che l'oggetto della crisi diviene noto e si

accumulano le informazioni l'evento inizia a essere 'esorcizzato'

e entrano in gioco narrazioni vicine, ma laterali rispetto all'evento

critico.

- Secondo cambio di prospettiva: all'aumento del disinteresse del

pubblico si torna verso la routinizzazione dei codici di

comunicazione

Il crisis management della comunicazione

- il crisis management è un processo necessario di gestione

dell'impatto, ma non è sostitutivo dei processi routinari di

riduzione della vulnerabilità. AL suo interno i media svolgono

un'azione basilare

- funzioni dei media: azione significativa di orientamento verso il

ritorno alla normalità; aiuto del sistema sociale colpito favorendo

i processi di integrazione

Il modello a onde e la comunicazione di crisi

- Processo di crisi: bisogni e domande che descrivono onde di

ampiezza diversa allontanandosi dall'istante dell'impatto.

- Aspetto cognitivo dell'emergenza: maggiori necessità di

informazione circolante; connesso al modello a onde: problemi

da carenza di dati e da eccesso di dati. Non è sufficiente fornire

dati: vanno presentati in modo adeguato alla domanda.

- le questioni immediate rispetto all'impatto: che cosa è

successo? Che cosa devo fare? La curva della domanda e della

risposta e il vuoto informativo.

- la comunicazione del rischio tende a generalizzare le issues

iniziali col passare del tempo

La catastrofe informativa

- la percezione dell'emergenza si basa su dati acquisiti (media) e il

modello cognitivo soggettivo (esperienza). Problemi complessi se la

rappresentazione della realtà dipende eccessivamente dai media.

- nell'emergenza l'attenzione verso le informazioni passate dai media è

acuita.

- la catastrofe comunicativa: l'evento catastrofico è percepito solo in base

ai messaggi dei media, anche da sistemi non colpiti direttamente

- es. Chernobyl: l'unica reale immagine di un disastro mai sperimentato

prima nella storia umana è stata quella dei media; la verità era astratta

poiché non erano presenti distruzioni osservabili e la causa di pericolo era

invisibile. Quando manca l'esperienza e la percezione è affidata solo alla

comunicazione si ha la catastrofe informativa.

Il modello generale del crisis management

- processo di definizione cognitiva dell'evento: canale esperienzale, canale

massmediatico. I dati sono elaborati e formano la “realtà” e l'”immagine”

dell'evento. Si crea un livello di “verità operazionale” che guida l'azione

nei confronti dell'emergenza

- necessità di modifica delle onde identificando le curve di domanda e

risposta: la cultura dell'emergenza abbatte preventivamente la domanda,

la capacità di gestione efficace della crisi aumenta la risposta.

- la robustezza del messaggio informativo dipende dalla capacità di

comunicare anche in situazione critica e dall'accettazione univoca da

parte di recettori molto differenti tra loro per condizione sociale, età,

status, ideologia, ecc. Il messaggio è robusto se non riorganizzato

soggettivamente dal frame cognitivo dei recettori

- poiché il controllo diretto dei media non è attuabile è necessario creare

centri informativi istituzionali (legittimati in periodi di normalità) che

possano interagire con i media per veicolare il messaggio (coesione e

concorrenza)

Il rapporto fonti istituzionali – media nelle emergenze

- tempo: le autorità hanno bisogno di tempo per elaborare le

informazioni, i media hanno bisogno di essere aggiornati senza

dilazioni temporali

- fonte: istituzioni preferiscono essere l'unica fonte, i media

preferiscono e cercano una pluralità di fonti

- responsabilità: le decisioni delle autorità hanno conseguenze

enormi sul piano politico ed economico, i media trascinano la

responsabilità solo sul piano socio-emotivo delle condizioni delle

vittime.

- conoscenza: istituzioni elaborano una visione complessiva e

complessa della situazione, i media ipersemplificano le

informazioni in base alle esigenze del pubblico

- priorità: media e autorità divergono sulle cose importanti da dire

al pubblico

- credibilità: gli errori delle autorità sono considerati atti disonesti

da parte dei media

Il rapporto istituzioni – pubblico nelle emergenze

- credibilità: la credibilità del messaggio dipende dalla percezione di

precisione, cura e legittimità degli attori e dei media che ne sono la fonte

- fiducia: risorsa di fonti di informazione che hanno guadagnato una

consistente reputazione nel tempo (e problema per le autorità che non lo

hanno meritato)

Il rapporto media – pubblico nelle emergenze

- comprensione: i media usano messaggi e codici già impiegati dal

pubblico

- attenzione: a fronte di un bisogno informativo complesso il

comunicatore deve gerarchizzare i dati scegliendo cosa ritiene rilevante

per il pubblico

- statuto di verità: crisi e incertezza amplificano la legittimazione per i

media quali fornitori indipendenti di dati

-funzioni specifiche dei media: bisogna tenere conto che selezione e

gerarchizzazione delle informazioni possono essere funzionali alla

struttura mediale più che alla crisi

Istituzioni e crisis management: i passi fondamentali

- acquisizione di un linguaggio comunicativo comprensibile: uso e

diffusione di un codice comunicativo comune (es. BCS)

- acquisizione di nuove capacità di relazione con il pubblico:

formazione di funzionari preposti alla strutturazione dei messaggi

e allo svolgimento di cerniera tra le autorità e i media

- stabilità dell'organizzazione e acquisizione delle professionalità:

evitare il rischio del 'fantasma' organizzativo

- routinizzazione del processo comunicativo: azione preventiva per

creare una 'subcultura della crisi' in grado di ridurre la vulnerabilità

Strumenti e strategie di comunicazione di emergenza

- fonti corrette e oneste

- informazioni specifiche

- messaggio basato su necessità del pubblico (cognitive e

operative), rischio contestualizzato, ambiente specifico

- informazioni non ridondanti e facili da selezionare

- rispettare i sentimenti e ammettere i limiti scientifici

- riconoscere le ricadute sociali dell'emergenza sul sistema colpito


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Società del rischio e responsabilità sociale tenuto dal prof. Anzera. Qui di seguito gli argomenti trattati: crisis management; Ulrich Beck e la società del rischio; Bauman e la modernità liquida; percezione del rischio; la comunicazione di crisi; la comunicazione di emergenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in biotecnologie farmaceutiche (I Facoltà di Medicina e Chirurgia e di Farmacia)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di SOCIETà DEL RISCHIO E RESPONSABILITà SOCIALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Anzera Giuseppe.

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