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La probabilità “soggettiva”

È possibile effettuare diverse quantificazioni di probabilità dello

stesso evento (valutazioni del rischio)?

Quando si devono valutare i rischi connessi a sistemi tecnologici

complessi (centrali nucleari, industria petrolchimica) e alle loro

ripercussioni sull’ambiente e sulla salute, si ricorre normalmente

alle probabilità soggettive:

- perché mancano serie storiche di dati su cui costruire probabilità

oggettive esaurienti

- perché nella valutazione entrano elementi di conoscenza ed

esperienza personale, che spiegano differenti risultati.

La probabilità “soggettiva”

In questi casi, le discrepanze nell’analisi

del rischio (e nel calcolo della probabilità

ad esso connessa) possono essere

originate da:

- scelte tecniche contrastanti

- considerazioni di tipo psicologico,

culturale, sociale, etico e politico

amministrativo.

È indagando su queste ultime che si mette

in discussione la possibilità di una

univoca definizione del concetto di

rischio. La misurazione del rischio

In ogni valutazione del rischio entrano almeno quattro ordini di fattori:

1. Ambito

L’ambito fenomenico entro cui si intende condurre l’analisi dei rischi.

Ad esempio un contesto territoriale, un sistema socioeconomico o socio-tecnico

(per esempio un impianto produttivo) o un insieme di attività cui fare

riferimento come orizzonte all'interno del quale si concentra l'attenzione.

La misurazione del rischio

2. Probabilità

All’interno dell’ambito individuato, occorre

identificare la possibilità di accadimento di un

certo evento, al quale si cercherà di associare una

probabilità P di accadimento.

La possibilità di accadimento può essere espressa in

termini probabilistici, anche se non sempre

possibile a causa della complessità di certe

questioni, da cui derivano delle irriducibili

incertezze. La misurazione del rischio

2. Probabilità

Ad esempio, sulla base di serie storiche di

dati si può calcolare con una certa

precisione la probabilità di morti a causa

di incidenti stradali in un determinato

anno o ancora la probabilità di un guasto

ad una singola componente di un sistema

tecnologico.

Molto più problematico è invece

quantificare la probabilità di

malfunzionamento di un intero sistema

tecnologico.

La misurazione del rischio

2. Probabilità

Quindi il calcolo della probabilità di accadimento si rivela talvolta

insufficiente, particolarmente:

- quando si applica a sistemi complessi, le cui componenti sono

strettamente connesse e possono interagire tra loro in maniera

imprevista e imprevedibile

- quando si parla di fenomeni complessi, quali il cambiamento

climatico, o nuove tecnologie, quali l’ingegneria genetica.

Non a caso se gruppi di esperti distinti eseguono delle valutazioni

del rischio partendo dagli stessi dati, si possono produrre risultati

anche molto diversi, ma non per questo scorretti.

La misurazione del rischio

3. Magnitudo

Occorre poi descrivere le conseguenze

indesiderate che potrebbero essere causate

dagli eventi di cui sopra;

ad ogni conseguenza si cercherà di associare

una misurazione della gravità del danno atteso

(ovvero della sua magnitudo M).

La misurazione del rischio

3. Magnitudo

Il calcolo della magnitudo delle

conseguenze di un evento

potenzialmente dannoso, diventa

difficile

- quando l’evento non sia puntuale,

circoscritto nel tempo e nello spazio

- quando cioè non si tratta di perdere un

certo investimento finanziario o una

certa posta alla roulette

- ma si tratta di perdere la salute, la

propria vita, o le risorse naturali

indispensabili ad essa.

La misurazione del rischio

3. Magnitudo

In questi casi la difficoltà non è solo quella di quantificare le

conseguenze negative, ma prima ancora di concettualizzarle.

Alcune incertezze non sono riducibili ad espressioni numeriche,

perché toccano alcuni degli aspetti fondamentali della nostra vita

individuale e collettiva.

La misurazione del rischio

4. Fattore di utilità

Infine, l'analisi del rischio presuppone la presenza di criteri di

valore, che consentano di valutare:

- l’utilità delle attività potenzialmente rischiose

- l’indesiderabilità delle conseguenze attese

eventualmente distinguendo tra punti di vista di soggetti diversi

nello stabilire l'intensità tanto della prima, quanto della seconda.

La misurazione del rischio

La formula del rischio

Allo scopo di introdurre anche la considerazione degli aspetti

soggettivi, relativi alla valutazione dei vantaggi o danni attesi, la

formula del rischio è espressa in modo da comprendere anche un

fattore di utilità U.

Dunque la formula è

R = f (P, M, U)

La sociologia e la misurazione del rischio

Che fa?

Deve garantire che i criteri “oggettivi” assicurino un'adeguata

inclusione delle variabili relative ai sistemi sociali e alle diverse

categorie di soggetti coinvolti.

Tenere presente che:

- uno stesso progetto/impianto/azione possono manifestare e

generare benefici e costi che incidono in maniera diversa in vari

contesti territoriali

- una decisione trascina con sé rischi che, a parità di intensità e

probabilità, si manifestano in modo diverso in funzione delle

caratteristiche dei singoli contesti.

La sociologia e la misurazione del rischio

Presupporre che vi sia a priori una unanimità di giudizi su ciò che

è desiderabile e indesiderabile, in molte situazioni può comportare

non solo la parzialità della valutazione del rischio, ma anche il

moltiplicarsi delle occasioni di fraintendimento nel corso del

processo decisionale.

Ad esempio, tutti i soggetti coinvolti possono accettare di assumere

come punti di riferimento il principio del vantaggio economico e

quello della tutela ambientale,

ma possono discordare nel giudizio sulla priorità da assegnare

all'uno o all'altro o, anche, nelle modalità con cui applicarli.

La sociologia e la misurazione del rischio

Un secondo, più radicale tipo di conflitto può sorgere qualora vi sia

discordanza nella stessa scelta dei criteri, addirittura nei presupposti

culturali che giustificano tale scelta.

È possibile che sorga quello che Socco (1999) chiama il problema

del relativismo culturale nella valutazione degli effetti:

ad esempio, la comunità locale maggiormente coinvolta dal

progetto può ritenere grave il fatto che le proprie tradizioni siano

messe a repentaglio dalle trasformazioni indotte, mentre i

proponenti (o gli esperti) possono pensare che tali mutamenti

rappresentino una evoluzione positiva verso la modernità.

La sociologia e la misurazione del rischio

Questo problema assume una rilevanza particolare quando esistono

forti divari culturali tra coloro che propongono un’opera e le

popolazioni interessate, come è nel caso di progetti proposti da

soggetti provenienti da paesi occidentali ad elevato sviluppo, da

realizzarsi in contesti rurali di paesi in via di sviluppo, con forte

presenza di popolazioni native.

La dimensione delle preferenze e dei valori mostra dunque come il

concetto di rischio sia complesso e multidimensionale e non

riconducibile a semplici formule matematiche.

La sociologia e la misurazione del rischio

In sostanza le scienze sociali:

se da una parte non negano l’utilità del calcolo economico

quantitativo, quale strumento preliminare per interrogarsi sui

caratteri di un progetto da realizzare

dall’altra ritengono che una misura basata esclusivamente

sul calcolo economico – valore monetario delle risorse

sottratte e dei danni – al fine di risarcire delle “vittime” non sia

adeguata.

La sociologia e la misurazione del rischio

Basarsi solo su un calcolo economico quantitativo permette infatti

di determinare solo i costi diretti, tralasciando quelli indiretti,

scaricati sul contesto sociale e sulle comunità.

Quale deve essere quindi l’unità di misura da utilizzare per

valutare conseguenze e impatti? La maggior parte dei costi e dei

benefici non hanno un valore oggettivo equivalente a un prezzo di

mercato, ma hanno un valore sociale.

La sociologia e la misurazione del rischio

Per esempio la compensazione monetaria per la sottrazione dei terreni irrigui

di fondovalle a quelle comunità implicate nella costruzione di un bacino non

affronta il problema nella sua interezza.

Ci sarà una frattura nel sistema socio economico, in quanto il valore di

riferimento riguarda il modo di essere e di riprodursi di una comunità nel suo

insieme. =

?

La sociologia e la misurazione del rischio

Quando si misura la probabilità che una

decisione possa generare dei rischi, occorre

impostare il problema su:

- la contestualizzazione e la delimitazione

dell’ambito in cui collocare il rischio

- l’analisi della percezione e

dell’accettabilità sociale del rischio

- la multidisciplinarietà nell’affrontare le

problematiche che derivano dalla decisione

- il coinvolgimento dei soggetti sociali

interessati, attraverso la comunicazione e la

partecipazione.

La sociologia e la misurazione del rischio

Questo modo di operare, che non fornisce una risposta definitiva alle catene

causali e all’impatto di un intervento su un sistema sociale, consente tuttavia di

agire in un ambito di consapevolezza.

La percezione del rischio

La spinta iniziale per gli studi sulla percezione del rischio deriva essenzialmente

dalla necessità di capire perché alcune tecnologie (per esempio quella nucleare)

suscitino così forti obiezioni nell’opinione pubblica.

L’ipotesi interpretativa di politici e tecnici in principio era molto grossolana, così

come la proposta di soluzione:

La gente non capisce la matematica, la statistica, le probabilità.

Diamo loro i numeri esatti, spieghiamo loro che si tratta di dati oggettivi, ed

elimineremo le loro irrazionali paure,

l’avversione verso innovazioni tecnologiche sicure,

come dimostrano i risultati dei nostri calcoli.

In pratica si tratta di convincere la gente ad accettare certi rischi sulla base della

loro ridotta probabilità di verificarsi.

La percezione del rischio

All’inizio degli anni ‘70 si riteneva che:

l’analisi dei rischi dovesse consistere

nell’applicazione, da parte di esperti, di

procedure di routine basate su un

presupposto di causalità lineare,

di conseguenza per la gestione dei rischi, le

indicazioni sarebbero derivate dai risultati

di tale analisi.

La percezione del rischio

Invece il «rischio» si rivela come un costrutto

concettuale in cui entrano una molteplicità di

aspetti il cui peso relativo varia in diversi

individui, gruppi, aree geografiche.

La “gente comune” costruisce i propri

atteggiamenti e giudizi attraverso percorsi

interpretativi che sono certamente distinti da quelli

degli “esperti”, ma non per questo devono essere

etichettati come irrazionali.

Proviamo a disegnare un “profilo di rischio”,

individuando le variabili che influenzano la

percezione. La percezione del rischio

Tali variabili possono essere:

La volontarietà o meno

dell'esposizione:

la gente tende a trovare

inaccettabili rischi a cui è stata

esposta contro la propria volontà

o a propria insaputa.

La percezione del rischio

La distribuzione di rischi e benefici:

quando i primi ricadono su alcuni, mentre

dei secondi si avvantaggino altri (o tutti).

L’insorgere di molte comunità locali

contro l'installazione di linee elettriche e

antenne per la telefonia mobile costituisce

un buon esempio di questo tipo di

atteggiamento.

La percezione del rischio

Il controllo che si ritiene di

avere (direttamente o

indirettamente) su una

situazione/azione che comporti

l’esposizione ad un potenziale

danno.

A prescindere dalle statistiche

di mortalità per incidenti,

essere alla guida della propria

auto conferisce un controllo

maggiore sul mezzo di

trasporto che volare su un

aeroplano di linea.

La percezione del rischio

La conoscenza, sia scientifica sia

personale:

la gente sembra essere

maggiormente disposta a convivere

con rischi che le sono familiari, o

perché ampiamente studiati dagli

esperti, o perché in qualche modo

rientrano nel suo «panorama

cognitivo».

Si pensi a quanti abitano senza

eccessive preoccupazioni in una

zona sismica, sulle pendici di un

vulcano, o accanto ad un impianto

chimico o una centrale nucleare.

La percezione del rischio

Fenomeni naturali o attività umane: i danni

derivanti da fenomeni naturali sono più

facilmente accettati di quelli causati da attività

umane.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia dell'Ambiente e del Territorio, tenute dal Prof. Benedetto Meloni nell'anno accademico 2008.
Il documento analizza il rischio ambientale dal punto di vista delle probabilità.
Parole chiave: calcolo del rischio, probabilità oggettiva, probabilità soggettiva, magnitudo, fattore di utilità, relativismo culturale, percezione e comunicazione del rischio, ruolo della sociologia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'Ambiente e del Territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Meloni Benedetto.

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