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primo grado o la pubblicazione del dispositivo della

sentenza di primo grado in caso di decisione del merito

all'udienza cautelare ovvero fino alla pronuncia di detti

provvedimenti se successiva. L'effetto sospensivo sulla

stipula del contratto cessa quando, in sede di esame della

domanda cautelare, il giudice si dichiara incompetente ai

sensi dell'articolo 14, comma 4, del codice del processo

amministrativo o fissa con ordinanza la data di discussione

del merito senza concedere misure cautelari o rinvia al

giudizio di merito l'esame della domanda cautelare, con il

consenso delle parti, da intendersi quale implicita

rinuncia all'immediato esame della domanda cautelare.

11. Il contratto e' sottoposto alla condizione

sospensiva dell'esito positivo dell'eventuale approvazione

e degli altri controlli previsti dalle norme proprie delle

stazioni appaltanti o degli enti aggiudicatori.

12. L'esecuzione del contratto puo' avere inizio solo

dopo che lo stesso e' divenuto efficace, salvo che, in casi

di urgenza, la stazione appaltante o l'ente aggiudicatore

ne chieda l'esecuzione anticipata, nei modi e alle

condizioni previste dal regolamento.

13. Il contratto e' stipulato mediante atto pubblico

notarile, o mediante forma pubblica amministrativa a cura

dell'Ufficiale rogante dell'amministrazione aggiudicatrice,

ovvero mediante scrittura privata, nonche' in forma

elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione

appaltante.».

- Si riporta il testo dell'articolo 79 bis del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163:

«Art. 79 bis. Avviso volontario per la trasparenza

preventiva. (art. 44, comma 1, lett. h), l. n. 88 del 2009;

art. 3 bis, direttiva 89/665/CEE e art. 3 bis, direttiva

92/13/CEE, come modificati dalla direttiva 2007/66/CE)

1. L'avviso volontario per la trasparenza preventiva il

cui formato e' stabilito, per i contratti di rilevanza

comunitaria, dalla Commissione europea secondo la procedura

di consultazione di cui all'articolo 3-ter, paragrafo 2,

della direttiva 89/665/CE e di cui all'articolo 3-ter,

paragrafo 2, della direttiva 92/13/CE, contiene le seguenti

informazioni:

a) denominazione e recapito della stazione appaltante;

b) descrizione dell'oggetto del contratto;

c) motivazione della decisione della stazione

appaltante di affidare il contratto senza la previa

pubblicazione di un bando di gara nella Gazzetta Ufficiale

dell'Unione europea o nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica italiana, rispettivamente per i contratti di

rilevanza comunitaria e per quelli sotto soglia;

d) denominazione e recapito dell'operatore economico a

favore del quale e' avvenuta l'aggiudicazione definitiva;

e) se del caso, qualunque altra informazione ritenuta

utile dalla stazione appaltante.».

Nota all'art. 124

- Si riporta il testo dell'articolo 1227 cod. civ.:

« Art. 1227. Concorso del fatto colposo del creditore.

Se il fatto colposo del creditore ha concorso a

cagionare il danno, il risarcimento e' diminuito secondo la

gravita' della colpa e l'entita' delle conseguenze che ne

sono derivate.

Il risarcimento non e' dovuto per i danni che il

creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria

diligenza.».

Note all'art. 125

Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 («Codice

dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e

forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e

2004/18/CE») e' pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 2 maggio

2006, n. 100.

- Si riporta il testo dell'articolo 140 del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163:

«Art. 140. Procedure di affidamento in caso di

fallimento dell'esecutore o risoluzione del contratto per

grave inadempimento dell'esecutore. (art. 5, commi 12 bis,

ter, quater, quinquies, d.l. n. 35 del 2005)

1. Le stazioni appaltanti prevedono nel bando di gara

che, in caso di fallimento dell'appaltatore o di

risoluzione del contratto per grave inadempimento del

medesimo, potranno interpellare progressivamente i soggetti

che hanno partecipato all'originaria procedura di gara,

risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare

un nuovo contratto per l'affidamento del completamento dei

lavori. Si procede all'interpello a partire dal soggetto

che ha formulato la prima migliore offerta, sino al quinto

migliore offerente, escluso l'originario aggiudicatario.

2. L'affidamento avviene alle medesime condizioni gia'

proposte dall'originario aggiudicatario in sede in offerta.

3. - 4.(abrogati) > > .

Note all'art. 133

- Si riporta il testo dell'articolo 115 del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 :

«Art. 115. Adeguamenti dei prezzi. (art. 6, comma 4, l.

n. 537 del 1993)

1. Tutti i contratti ad esecuzione periodica o

continuativa relativi a servizi o forniture debbono recare

una clausola di revisione periodica del prezzo. La

revisione viene operata sulla base di una istruttoria

condotta dai dirigenti responsabili dell'acquisizione di

beni e servizi sulla base dei dati di cui all'art. 7, comma

4, lettera c) e comma 5.».

- Si riporta il testo dell'articolo 133 del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163:

«Art. 133. Termini di adempimento, penali, adeguamento

dei prezzi. (art. 26, l. n. 109 del 1994)

1. In caso di ritardo nella emissione dei certificati

di pagamento o dei titoli di spesa relativi agli acconti e

alla rata di saldo rispetto alle condizioni ed ai termini

stabiliti dal contratto, che non devono comunque superare

quelli fissati dal regolamento di cui all'art. 5, spettano

all'esecutore dei lavori gli interessi, legali e moratori,

quest'ultimi nella misura accertata annualmente con decreto

del Ministro delle infrastrutture e del trasporto, di

concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,

ferma restando la sua facolta', trascorsi i termini di cui

sopra o, nel caso in cui l'ammontare delle rate di acconto,

per le quali non sia stato tempestivamente emesso il

certificato o il titolo di spesa, raggiunga il quarto

dell'importo netto contrattuale, di agire ai sensi

dell'articolo 1460 del codice civile, ovvero, previa

costituzione in mora dell'amministrazione aggiudicatrice e

trascorsi sessanta giorni dalla data della costituzione

stessa, di promuovere il giudizio arbitrale per la

dichiarazione di risoluzione del contratto.

1-bis. Fermi i vigenti divieti di anticipazione del

prezzo, il bando di gara puo' individuare i materiali da

costruzione per i quali i contratti, nei limiti delle

risorse disponibili e imputabili all'acquisto dei

materiali, prevedono le modalita' e i tempi di pagamento

degli stessi, ferma restando l'applicazione dei prezzi

contrattuali ovvero dei prezzi elementari desunti dagli

stessi, previa presentazione da parte dell'esecutore di

fattura o altro documento comprovanti il loro acquisto

nella tipologia e quantita' necessaria per l'esecuzione del

contratto e la loro destinazione allo specifico contratto,

previa accettazione dei materiali da parte del direttore

dei lavori, a condizione comunque che il responsabile del

procedimento abbia accertato l'effettivo inizio dei lavori

e che l'esecuzione degli stessi proceda conformemente al

cronoprogramma Per tali materiali non si applicano le

disposizioni di cui al comma 3, nonche' ai commi da 4 a 7

per variazioni in aumento. Il pagamento dei materiali da

costruzione e' subordinato alla costituzione di garanzia

fideiussoria bancaria o assicurativa di importo pari al

pagamento maggiorato del tasso di interesse legale

applicato al periodo necessario al recupero del pagamento

stesso secondo il cronoprogramma dei lavori. La garanzia e'

immediatamente escussa dal committente in caso di

inadempimento dell'affidatario dei lavori, ovvero nel caso

di interruzione dei lavori e/o non completamento dell'opera

per cause non imputabili al committente. L'importo della

garanzia e' gradualmente ed automaticamente ridotto nel

corso dei lavori, in rapporto al progressivo recupero del

pagamento da parte delle stazioni appaltanti. Da tale norma

non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza

pubblica.

2. Per i lavori pubblici affidati dalle stazioni

appaltanti non si puo' procedere alla revisione dei prezzi

e non si applica il comma 1 dell'art. 1664 del codice

civile.

3. Per i lavori di cui al comma 2 si applica il prezzo

chiuso, consistente nel prezzo dei lavori al netto del

ribasso d'asta, aumentato di una percentuale da applicarsi,

nel caso in cui la differenza tra tasso di inflazione reale

e il tasso di inflazione programmato nell'anno precedente

sia superiore al 2 per cento, all'importo dei lavori ancora

da eseguire per ogni anno intero previsto per l'ultimazione

dei lavori stessi. Tale percentuale e' fissata, con decreto

del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da

emanare entro il 31 marzo di ogni anno, nella misura

eccedente la predetta percentuale del 2 per cento.

3-bis. A pena di decadenza, l'appaltatore presenta alla

stazione appaltante l'istanza di applicazione del prezzo

chiuso, ai sensi del comma 3, entro 60 giorni dalla data di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

italiana del decreto ministeriale di cui al medesimo comma

3. 4. In deroga a quanto previsto dal comma 2, qualora il

prezzo di singoli materiali da costruzione, per effetto di

circostanze eccezionali, subisca variazioni in aumento o in

diminuzione, superiori al 10 per cento rispetto al prezzo

rilevato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

nell'anno di presentazione dell'offerta con il decreto di

cui al comma 6, si fa luogo a compensazioni, in aumento o

in diminuzione, per la percentuale eccedente il 10 per

cento e nel limite delle risorse di cui al comma 7.

5. La compensazione e' determinata applicando la

percentuale di variazione che eccede il 10 per cento al

prezzo dei singoli materiali da costruzione impiegati nelle

lavorazioni contabilizzate nell'anno solare precedente al

decreto di cui al comma 6 nelle quantita' accertate dal

direttore dei lavori.

6. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,

entro il 31 marzo di ogni anno, rileva con proprio decreto

le variazioni percentuali annuali dei singoli prezzi dei

materiali da costruzione piu' significativi.

6-bis. A pena di decadenza, l'appaltatore presenta alla

stazione appaltante l'istanza di compensazione, ai sensi

del comma 4, entro sessanta giorni dalla data di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

italiana del decreto ministeriale di cui al comma 6.

7. Per le finalita' di cui al comma 4 si possono

utilizzare le somme appositamente accantonate per

imprevisti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza

pubblica, nel quadro economico di ogni intervento, in

misura non inferiore all'1 per cento del totale

dell'importo dei lavori, fatte salve le somme relative agli

impegni contrattuali gia' assunti, nonche' le eventuali

ulteriori somme a disposizione della stazione appaltante

per lo stesso intervento nei limiti della relativa

autorizzazione di spesa. Possono altresi' essere utilizzate

le somme derivanti da ribassi d'asta, qualora non ne sia

prevista una diversa destinazione sulla base delle norme

vigenti, nonche' le somme disponibili relative ad altri

interventi ultimati di competenza dei soggetti

aggiudicatori nei limiti della residua spesa autorizzata;

l'utilizzo di tali somme deve essere autorizzato dal CIPE,

qualora gli interventi siano stati finanziati dal CIPE

stesso.

8. Le stazioni appaltanti provvedono ad aggiornare

annualmente i propri prezzari, con particolare riferimento

alle voci di elenco correlate a quei prodotti destinati

alle costruzioni, che siano stati soggetti a significative

variazioni di prezzo legate a particolari condizioni di

mercato. I prezzari cessano di avere validita' il 31

dicembre di ogni anno e possono essere transitoriamente

utilizzati fino al 30 giugno dell'anno successivo per i

progetti a base di gara la cui approvazione sia intervenuta

entro tale data. In caso di inadempienza da parte dei

predetti soggetti, i prezzari possono essere aggiornati

dalle competenti articolazioni territoriali del Ministero

delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con le

regioni interessate.

9. I progettisti e gli esecutori di lavori pubblici

sono soggetti a penali per il ritardato adempimento dei

loro obblighi contrattuali. L'entita' delle penali e le

modalita' di versamento sono disciplinate dal

regolamento.».

- La legge 14 novembre 1995, n. 481 («Norme per la

concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica

utilita'. Istituzione delle Autorita' di regolazione dei

servizi di pubblica utilita'») e' pubblicata in Gazz. Uff.,

S.O., 18 novembre 1995, n. 270.

- Si riporta il testo dell'articolo 326 del decreto

legislativo 7 settembre 2005, n. 209 («Codice delle

assicurazioni private», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 13

ottobre 2005, n. 239), cosi' come modificato, al comma 7,

dall'articolo 3, comma 18, dell'allegato 4 del presente

decreto:

«Art.326.Procedura di applicazione delle sanzioni

amministrative pecuniarie.

1. L'ISVAP, ad eccezione dei casi di assoluta mancanza

di pregiudizio per il tempestivo esercizio delle funzioni

di vigilanza o per gli interessi degli assicurati e degli

altri aventi diritto a prestazioni assicurative, nel

termine di centoventi giorni dall'accertamento

dell'infrazione, ovvero nel termine di centottanta per i

soggetti residenti all'estero, provvede alla contestazione

degli addebiti nei confronti dei possibili responsabili

della violazione. Limitatamente alle violazioni di cui agli

articoli 148 e 149 e fermo quanto previsto ai commi 2 e 3,

la procedura puo' essere sospesa dall'ISVAP fino a novanta

giorni qualora l'impresa dimostri che sono in corso

accertamenti dovuti ad un fondato sospetto di frode. Alla

scadenza del periodo di sospensione senza che l'impresa

abbia proposto querela o denuncia, riprende a decorrere il

termine di cui ai commi 2 e 3. La proposizione della

querela o della denuncia sospende la procedura. La sentenza

o il diverso provvedimento del giudice che decide il

procedimento penale estingue la violazione.

2. Al di fuori dei casi previsti dall'articolo 328,

comma 1, entro i successivi sessanta giorni le parti del

procedimento possono provvedere al pagamento nella misura

piu' favorevole fra la terza parte del massimo ed il doppio

del minimo della pena edittale. Il pagamento estingue la

violazione.

3. Quando le parti non effettuino il pagamento in

misura ridotta o nei casi in cui tale facolta' non e'

prevista, possono proporre, nel termine di cui al comma 2,

reclamo avverso la contestazione degli addebiti e chiedere

l'audizione dinnanzi alla Commissione consultiva sui

procedimenti sanzionatori.

4. La Commissione consultiva, nominata dal Ministro

delle attivita' produttive, e' composta da un magistrato,

anche in pensione, con qualifica non inferiore a

consigliere della Corte di cassazione o qualifiche

equivalenti ovvero da un docente universitario di ruolo,

anche a riposo, che la presiede, e da un dirigente del

Ministero delle attivita' produttive ed un dirigente

dell'ISVAP. Il mandato ha durata quadriennale ed e'

rinnovabile per una sola volta. E' stabilita con

regolamento del Ministro delle attivita' produttive, nel

rispetto dei principi del giusto procedimento, la procedura

dinanzi alla Commissione consultiva e il regime di

incompatibilita' dei componenti. La Commissione consultiva

opera presso l'ISVAP, che provvede alle spese per il suo

funzionamento ed al compenso dei componenti.

5. A seguito dell'esercizio della facolta' di reclamo

di cui al comma 3, la Commissione consultiva acquisisce le

risultanze istruttorie, esamina gli scritti difensivi e

dispone l'audizione, alla quale le parti possono

partecipare anche con l'assistenza di avvocati ed esperti

di fiducia. Se non ritiene provata la violazione, la

Commissione consultiva puo' disporre l'archiviazione della

contestazione o chiedere l'integrazione delle risultanze

istruttorie. Se, invece, ritiene provata la violazione,

trasmette al Ministro delle attivita' produttive la

proposta motivata di determinazione della sanzione

amministrativa pecuniaria, avuto riguardo anche

all'eventuale attenuazione o eliminazione delle conseguenze

dannose ed all'adozione di misure idonee a prevenire la

ripetizione della violazione. Si applicano, inoltre, gli

articoli 8, 8-bis e 11 della legge 24 novembre 1981, n.

689. 6. Il Ministero delle attivita' produttive, sulle

risultanze della proposta della Commissione consultiva o ad

istanza dell'ISVAP in assenza di reclamo, decide la

sanzione con decreto dirigenziale, che viene

successivamente comunicato dall'ISVAP alle parti del

procedimento.

7. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo. I ricorsi sono notificati anche all'ISVAP,

che provvede alla difesa in giudizio con propri legali.

8. I decreti ministeriali, che infliggono le sanzioni

pecuniarie, e le sentenze dei giudici amministrativi che

decidono i ricorsi sono pubblicati nel Bollettino

dell'ISVAP. Il Ministero delle attivita' produttive, su

richiesta dell'ISVAP, tenuto conto della violazione e degli

interessi coinvolti, puo' stabilire modalita' ulteriori per

dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le relative

spese a carico dell'autore della violazione.».

- Si riporta il testo dell'articolo 37 del decreto

legislativo 8 luglio 2003, n. 188 («Attuazione della

direttiva 2001/12/CE, della direttiva 2001/13/CE e della

direttiva 2001/14/CE in materia ferroviaria», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 24 luglio 2003, n. 170), cosi' come

modificato dall'articolo 4, comma 1, n. 27, dell'allegato

4: «Art. 37.Organismo di regolazione.

1. L'organismo di regolazione indicato all'articolo 30

della direttiva 2001/14/CE e' il Ministero delle

infrastrutture e dei trasporti o sue articolazioni. Esso

vigila sulla concorrenza nei mercati dei servizi ferroviari

e agisce in piena indipendenza sul piano organizzativo,

giuridico, decisionale e della strategia finanziaria,

dall'organismo preposto alla determinazione dei canoni di

accesso all'infrastruttura, dall'organismo preposto

all'assegnazione della capacita' e dai richiedenti,

conformandosi ai principi di cui al presente articolo. E'

inoltre funzionalmente indipendente da qualsiasi autorita'

competente preposta all'aggiudicazione di un contratto di

servizio pubblico.

1-bis. Ai fini di cui al comma 1, all'ufficio del

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che svolge

le funzioni di organismo di regolazione sono assegnate le

risorse umane, strumentali e finanziarie necessarie per lo

svolgimento dei propri compiti, nell'ambito delle risorse

stanziate nel bilancio di previsione della spesa del

predetto Ministero.

2. L'organismo di regolazione collabora con gli

organismi degli altri Paesi membri della Comunita' europea,

scambiando informazioni sulle proprie attivita', nonche'

sui principi e le prassi decisionali adottati, al fine di

coordinare i rispettivi principi decisionali in ambito

comunitario.

3. Salvo quanto previsto dall'articolo 29 in tema di

vertenze relative all'assegnazione della capacita' di

infrastruttura, ogni richiedente ha il diritto di adire

l'organismo di regolazione se ritiene di essere stato

vittima di un trattamento ingiusto, di discriminazioni o di

qualsiasi altro pregiudizio, in particolare avverso

decisioni prese dal gestore dell'infrastruttura o

eventualmente dall'impresa ferroviaria in relazione a

quanto segue:

a) prospetto informativo della rete;

b) procedura di assegnazione della capacita' di

infrastruttura e relativo esito;

c) sistema di imposizione dei canoni di accesso

all'infrastruttura ferroviaria e dei corrispettivi per i

servizi di cui all'articolo 20;

d) livello o struttura dei canoni per l'utilizzo

dell'infrastruttura e dei corrispettivi per i servizi di

cui all'articolo 20;

e) accordi per l'accesso di cui all'articolo 6 del

presente decreto;

f) [controllo del rispetto delle norme e degli standard

di sicurezza].

4. L'organismo di regolazione, nell'ambito dei propri

compiti istituzionali, ha facolta' di chiedere al gestore

dell'infrastruttura, ai richiedenti e a qualsiasi altra

parte interessata, tutte le informazioni che ritiene utili,

in particolare al fine di poter garantire che i canoni per

l'accesso all'infrastruttura ed i corrispettivi per la

fornitura dei servizi di cui all'articolo 20, applicati dal

gestore dell'infrastruttura, siano conformi a quanto

previsto dal presente decreto e non siano discriminatori.

Le informazioni devono essere fornite senza indebiti

ritardi.

5. Con riferimento alle attivita' di cui al comma 3,

l'organismo di regolazione decide sulla base di un ricorso

o eventualmente d'ufficio e adotta le misure necessarie

volte a porre rimedio entro due mesi dal ricevimento di

tutte le informazioni necessarie. Fatto salvo il comma 7,

la decisione dell'organismo di regolazione e' vincolante

per tutte le parti cui e' destinata.

6. In caso di ricorso contro un rifiuto di concessione

di capacita' di infrastruttura o contro le condizioni di

una proposta di assegnazione di capacita', l'organismo di

regolazione puo' concludere che non e' necessario

modificare la decisione del gestore dell'infrastruttura o

che, invece, essa deve essere modificata secondo gli

orientamenti precisati dall'organismo stesso.

6-bis. L'organismo di regolazione, osservando, in

quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I,

sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689,

provvede:

a) in caso di accertate violazioni della disciplina

relativa all'accesso ed all'utilizzo dell'infrastruttura

ferroviaria e dei servizi connessi, ad irrogare una

sanzione amministrativa pecuniaria fino ad un massimo

dell'uno per cento del fatturato relativo ai proventi da

mercato realizzato dal soggetto autore della violazione

nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente all'accertamento

della violazione stessa e, comunque, non superiore a euro

1.000.000;

b) in caso di inottemperanza ai propri ordini e

prescrizioni, ad irrogare una sanzione amministrativa

pecuniaria da euro 100.000 ad euro 500.000;

c) qualora i destinatari di una richiesta

dell'organismo non forniscano le informazioni o forniscano

informazioni inesatte, fuorvianti o incomplete, ovvero

senza giustificato motivo non forniscano le informazioni

nel termine stabilito, ad irrogare una sanzione

amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000;

d) in caso di reiterazione delle violazioni di cui alle

lettere a), b) e c), ad irrogare una sanzione fino al

doppio della sanzione massima prevista per ogni violazione.

7. (abrogato)

8. Il presente articolo non comporta nuovi o maggiori

oneri per la finanza pubblica.».

- Per il testo dell'articolo 5 della legge 25 febbraio

1992, n. 225 cosi' come modificato, dall'articolo 3, comma

5, dell'allegato 4 del presente decreto, si vedano le note

all'articolo 119 dell'allegato 1.

Nota all'art. 134

- Si riporta il testo dell'articolo 8 della legge 21

novembre 1962, n. 161 («Revisione dei film e dei lavori

teatrali», pubblicata in Gazz. Uff. 28 aprile 1962, n.

109):

«Art. 8. Ricorso al Consiglio di Stato.

Il ricorso al Consiglio di Stato in sede

giurisdizionale e' ammesso nei modi di legge.

Il Consiglio di Stato decide pronunciando anche nel

merito.

I termini di cui agli articoli 36 e 37 del testo unico

26 giugno 1924, n. 1054, sono ridotti a meta'.

L'udienza di discussione e' fissata d'ufficio entro 30

giorni dalla scadenza del termine per il deposito del

ricorso, e la decisione deve essere pubblicata entro dieci

giorni dalla udienza di discussione.

Quando il Consiglio di Stato pronunzia nel merito, la

decisione, se favorevole alla concessione del nulla-osta,

tiene luogo di questo a tutti gli effetti e senza altre

formalita'.».

Note all'art. 135

- Si riporta il testo dell'articolo 17 della legge 24

marzo 1958, n. 195 («Norme sulla Costituzione e sul

funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura»,

pubblicata in Gazz. Uff. 27 marzo 1958, n. 75), cosi' come

modificato dall'articolo 3, comma 1, dell'allegato 4 del

presente decreto:

«Art. 17.Forma dei provvedimenti.

Tutti i provvedimenti riguardanti i magistrati sono

adottati, in conformita' delle deliberazioni del Consiglio

superiore, con decreto del Presidente della Repubblica

controfirmato dal Ministro, ovvero, nei casi stabiliti

dalla legge, con decreto del Ministro per la grazia e

giustizia. Per quanto concerne i compensi speciali previsti

dall'art. 6 del decreto legislativo 27 giugno 1946, n. 19,

i provvedimenti sono adottati di concerto con il Ministro

per il tesoro.

La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.

Contro i provvedimenti in materia disciplinare, e'

ammesso ricorso alle sezioni unite della Corte suprema di

cassazione. Il ricorso ha effetto sospensivo del

provvedimento impugnato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 104 del decreto

legislativo 1° settembre 1993, n. 385 («Testo unico delle

leggi in materia bancaria e creditizia», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 30 settembre 1993, n. 230):

«Art. 104.Competenze giurisdizionali.

1. Quando la capogruppo sia sottoposta ad

amministrazione straordinaria o a liquidazione coatta

amministrativa, per l'azione revocatoria prevista dall'art.

99, comma 5, nonche' per tutte le controversie fra le

societa' del gruppo e' competente il tribunale nella cui

circoscrizione ha la sede legale la capogruppo.

2. Quando la capogruppo sia sottoposta ad

amministrazione straordinaria o a liquidazione coatta

amministrativa, per i ricorsi avverso i provvedimenti

amministrativi concernenti o comunque connessi alle

procedure di amministrazione straordinaria e di

liquidazione coatta amministrativa della capogruppo e delle

societa' del gruppo e' competente il tribunale

amministrativo regionale con sede a Roma.».

- Si riporta il testo dell'articolo 2 del decreto legge

31 maggio 1994, n. 332 («Norme per l'accelerazione delle

procedure di dismissione di partecipazioni dello Stato e

degli enti pubblici in societa' per azioni», pubblicato

nella Gazz. Uff. giugno 1994, n. 126):

«Art. 2.Poteri speciali.

1. Tra le societa' controllate direttamente o

indirettamente dallo Stato operanti nel settore della

difesa, dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle fonti

di energia, e degli altri pubblici servizi, sono

individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri, adottato su proposta del Ministro dell'economia e

finanze, di intesa con il Ministro delle attivita'

produttive, nonche' con i Ministri competenti per settore,

previa comunicazione alle competenti Commissioni

parlamentari, quelle nei cui statuti, prima di ogni atto

che determini la perdita del controllo, deve essere

introdotta con deliberazione dell'assemblea straordinaria

una clausola che attribuisca al Ministro dell'economia e

delle finanze la titolarita' di uno o piu' dei seguenti

poteri speciali da esercitare di intesa con il Ministro

delle attivita' produttive:

a) opposizione all'assunzione, da parte dei soggetti

nei confronti dei quali opera il limite al possesso

azionario di cui all'articolo 3, di partecipazioni

rilevanti, per tali intendendosi quelle che rappresentano

almeno la ventesima parte del capitale sociale

rappresentato da azioni con diritto di voto nelle assemblee

ordinarie o la percentuale minore fissata dal Ministro

dell'economia e delle finanze con proprio decreto.

L'opposizione deve essere espressa entro dieci giorni dalla

data della comunicazione che deve essere effettuata dagli

amministratori al momento della richiesta di iscrizione nel

libro soci, qualora il Ministro ritenga che l'operazione

rechi pregiudizio agli interessi vitali dello Stato. Nelle

more di decorrenza del termine per l'esercizio del potere

di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi

contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle

azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, sono

sospesi. In caso di esercizio del potere di opposizione,

attraverso provvedimento debitamente motivato in relazione

al concreto pregiudizio arrecato dall'operazione agli

interessi vitali dello Stato, il cessionario non puo'

esercitare i diritti di voto e comunque quelli aventi

contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle

azioni che rappresentano la partecipazione rilevante e

dovra' cedere le stesse azioni entro un anno. In caso di

mancata ottemperanza il tribunale, su richiesta del

Ministro dell'economia e delle finanze, ordina la vendita

delle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante

secondo le procedure di cui all'articolo 2359-ter del

codice civile. Il provvedimento di esercizio del potere di

opposizione e' impugnabile entro sessanta giorni dal

cessionario innanzi al tribunale amministrativo regionale

del Lazio;

b) opposizione alla conclusione di patti o accordi di

cui all'articolo 122 del testo unico di cui al decreto

legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nel caso in cui vi sia

rappresentata almeno la ventesima parte del capitale

sociale costituito da azioni con diritto di voto

nell'assemblea ordinaria o la percentuale minore fissata

dal Ministro dell'economia e delle finanze con proprio

decreto. Ai fini dell'esercizio del potere di opposizione

la CONSOB informa il Ministro dell'economia e delle finanze

dei patti e degli accordi rilevanti ai sensi del presente

articolo di cui abbia avuto comunicazione in base al citato

articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo

n. 58 del 1998. Il potere di opposizione deve essere

esercitato entro dieci giorni dalla data della

comunicazione effettuata dalla CONSOB. Nelle more di

decorrenza del termine per l'esercizio del potere di

opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi

contenuto diverso da quello patrimoniale dei soci aderenti

al patto sono sospesi. In caso di emanazione del

provvedimento di opposizione, debitamente motivato in

relazione al concreto pregiudizio arrecato dai suddetti

accordi o patti agli interessi vitali dello Stato, gli

accordi sono inefficaci. Qualora dal comportamento in

assemblea dei soci sindacali si desuma il mantenimento

degli impegni assunti con l'adesione ai patti di cui al

citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto

legislativo n. 58 del 1998, le delibere assunte con il voto

determinante dei soci stessi sono impugnabili. Il

provvedimento di esercizio del potere di opposizione e'

impugnabile entro sessanta giorni dai soci aderenti ai

patti o agli accordi innanzi al tribunale amministrativo

regionale del Lazio;

c) veto, debitamente motivato in relazione al concreto

pregiudizio arrecato agli interessi vitali dello Stato,

all'adozione delle delibere di scioglimento della societa',

di trasferimento dell'azienda, di fusione, di scissione, di

trasferimento della sede sociale all'estero, di cambiamento

dell'oggetto sociale, di modifica dello statuto che

sopprimono o modificano i poteri di cui al presente

articolo. Il provvedimento di esercizio del potere di veto

e' impugnabile entro sessanta giorni dai soci dissenzienti

innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio;

d) nomina di un amministratore senza diritto di voto.

1-bis. Il contenuto della clausola che attribuisce i

poteri speciali e' individuato con decreto del Ministro del

tesoro, di concerto con i Ministri del bilancio e della

programmazione economica, e dell'industria, del commercio e

dell'artigianato.

2. Ai soci dissenzienti dalle deliberazioni che

introducono i poteri speciali di cui al comma 1, lettera

c), spetta il diritto di recesso ai sensi dell'articolo

2437 del codice civile.

3. Le disposizioni del presente articolo si applicano

anche alle societa' controllate, direttamente o

indirettamente da enti pubblici, anche territoriali ed

economici, operanti nel settore dei trasporti e degli altri

servizi pubblici e individuate con provvedimento dell'ente

pubblico partecipante, al quale verranno riservati altresi'

i poteri previsti al comma 1».

- La legge 30 luglio 1994, n. 474 («Conversione in

legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 1994,

n. 332, recante norme per l'accelerazione delle procedure

di dismissione di partecipazioni dello Stato e degli enti

pubblici in societa' per azioni ») e' pubblicata in Gazz.

Uff. 30 luglio 1994, n. 177.

- Si riporta il testo dell'articolo 20 del decreto

legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 («Attuazione della

direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini

dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di

soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri»,

pubblicato in Gazz. Uff. 27 marzo 2007, n. 72):

«Art. 20.Limitazioni al diritto di ingresso e di

soggiorno.

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 21, il diritto

di ingresso e soggiorno dei cittadini dell'Unione o dei

loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, puo'

essere limitato con apposito provvedimento solo per: motivi

di sicurezza dello Stato; motivi imperativi di pubblica

sicurezza; altri motivi di ordine pubblico o di pubblica

sicurezza.

2. I motivi di sicurezza dello Stato sussistono anche

quando la persona da allontanare appartiene ad una delle

categorie di cui all'articolo 18 della legge 22 maggio

1975, n. 152, ovvero vi sono fondati motivi di ritenere che

la sua permanenza nel territorio dello Stato possa in

qualsiasi modo agevolare organizzazioni o attivita'

terroristiche, anche internazionali.

3. I motivi imperativi di pubblica sicurezza sussistono

quando la persona da allontanare abbia tenuto comportamenti

che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave

ai diritti fondamentali della persona ovvero

all'incolumita' pubblica, rendendo urgente l'allontanamento

perche' la sua ulteriore permanenza sul territorio e'

incompatibile con la civile e sicura convivenza. Ai fini

dell'adozione del provvedimento, si tiene conto anche di

eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o

straniero, per uno o piu' delitti non colposi, consumati o

tentati, contro la vita o l'incolumita' della persona, o

per uno o piu' delitti corrispondenti alle fattispecie

indicate nell'articolo 8 della legge 22 aprile 2005, n. 69,

di eventuali ipotesi di applicazione della pena su

richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di procedura

penale per i medesimi delitti, ovvero dell'appartenenza a

taluna delle categorie di cui all'articolo 1 della legge 27

dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, o di

cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e

successive modificazioni, nonche' di misure di prevenzione

o di provvedimenti di allontanamento disposti da autorita'

straniere.

4. I provvedimenti di allontanamento sono adottati nel

rispetto del principio di proporzionalita' e non possono

essere motivati da ragioni di ordine economico, ne' da

ragioni estranee ai comportamenti individuali

dell'interessato che rappresentino una minaccia concreta e

attuale all'ordine pubblico o alla pubblica sicurezza.

L'esistenza di condanne penali non giustifica di per se'

l'adozione di tali provvedimenti.

5. Nell'adottare un provvedimento di allontanamento, si

tiene conto della durata del soggiorno in Italia

dell'interessato, della sua eta', della sua situazione

familiare e economica, del suo stato di salute, della sua

integrazione sociale e culturale nel territorio nazionale e

dell'importanza dei suoi legami con il Paese di origine.

6. I titolari del diritto di soggiorno permanente di

cui all'articolo 14 possono essere allontanati dal

territorio nazionale solo per motivi di sicurezza dello

Stato, per motivi imperativi di pubblica sicurezza o per

altri gravi motivi di ordine pubblico o di pubblica

sicurezza.

7. I beneficiari del diritto di soggiorno che hanno

soggiornato nel territorio nazionale nei precedenti dieci

anni o che siano minorenni possono essere allontanati solo

per motivi di sicurezza dello Stato o per motivi imperativi

di pubblica sicurezza, salvo l'allontanamento sia

necessario nell'interesse stesso del minore, secondo quanto

previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo del 20

novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176.

8. Le malattie o le infermita' che possono giustificare

limitazioni alla liberta' di circolazione nel territorio

nazionale sono solo quelle con potenziale epidemico

individuate dall'Organizzazione mondiale della sanita',

nonche' altre malattie infettive o parassitarie contagiose,

sempreche' siano oggetto di disposizioni di protezione che

si applicano ai cittadini italiani. Le malattie che

insorgono successivamente all'ingresso nel territorio

nazionale non possono giustificare l'allontanamento.

9. Il Ministro dell'interno adotta i provvedimenti di

allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza

dei soggetti di cui al comma 7, nonche' i provvedimenti di

allontanamento per motivi di ordine pubblico o di sicurezza

dello Stato. Negli altri casi, i provvedimenti di

allontanamento sono adottati dal prefetto del luogo di

residenza o dimora del destinatario.

10. I provvedimenti di allontanamento sono motivati,

salvo che vi ostino motivi attinenti alla sicurezza dello

Stato. Se il destinatario non comprende la lingua italiana,

il provvedimento e' accompagnato da una traduzione del suo

contenuto, anche mediante appositi formulari,

sufficientemente dettagliati, redatti in una lingua a lui

comprensibile o, se cio' non e' possibile per

indisponibilita' di personale idoneo alla traduzione del

provvedimento in tale lingua, comunque in una delle lingue

francese, inglese, spagnola o tedesca, secondo la

preferenza indicata dall'interessato. Il provvedimento e'

notificato all'interessato e riporta le modalita' di

impugnazione e, salvo quanto previsto al comma 11, indica

il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale

che non puo' essere inferiore ad un mese dalla data della

notifica e, nei casi di comprovata urgenza, puo' essere

ridotto a dieci giorni. Il provvedimento indica anche la

durata del divieto di reingresso che non puo' essere

superiore a dieci anni nei casi di allontanamento per i

motivi di sicurezza dello Stato e a cinque anni negli altri

casi.

11. Il provvedimento di allontanamento per motivi di

sicurezza dello Stato e per motivi imperativi di pubblica

sicurezza e' immediatamente eseguito dal questore e si

applicano le disposizioni di cui all'articolo 13, comma

5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

12. Nei casi di cui al comma 10, se il destinatario del

provvedimento di allontanamento si trattiene oltre il

termine fissato, il questore dispone l'esecuzione immediata

del provvedimento di allontanamento dell'interessato dal

territorio nazionale. Si applicano, per la convalida del

provvedimento del questore, le disposizioni del comma 11.

13. Il destinatario del provvedimento di allontanamento

puo' presentare domanda di revoca del divieto di reingresso

dopo che, dall'esecuzione del provvedimento, sia decorsa

almeno la meta' della durata del divieto, e in ogni caso

decorsi tre anni. Nella domanda devono essere addotti gli

argomenti intesi a dimostrare l'avvenuto oggettivo

mutamento delle circostanze che hanno motivato la decisione

di vietarne il reingresso nel territorio nazionale. Sulla

domanda, entro sei mesi dalla sua presentazione, decide con

atto motivato l'autorita' che ha emanato il provvedimento

di allontanamento. Durante l'esame della domanda

l'interessato non ha diritto di ingresso nel territorio

nazionale.

14. Il destinatario del provvedimento di allontanamento

che rientra nel territorio nazionale in violazione del

divieto di reingresso, e' punito con la reclusione fino a

due anni, nell'ipotesi di allontanamento per motivi di

sicurezza dello Stato, ovvero fino ad un anno, nelle altre

ipotesi. Il giudice puo' sostituire la pena della

reclusione con la misura dell'allontanamento immediato con

divieto di reingresso nel territorio nazionale, per un

periodo da cinque a dieci anni. L'allontanamento e'

immediatamente eseguito dal questore, anche se la sentenza

non e' definitiva.

15. Si applica la pena detentiva della reclusione fino

a tre anni in caso di reingresso nel territorio nazionale

in violazione della misura dell'allontanamento disposta ai

sensi del comma 14, secondo periodo.

16. Nei casi di cui ai commi 14 e 15 si procede con

rito direttissimo. In caso di condanna, salvo che il

giudice provveda ai sensi del comma 14, secondo periodo, e'

sempre adottato un nuovo provvedimento di allontanamento

immediatamente esecutivo, al quale si applicano le norme

del comma 11.

17. I provvedimenti di allontanamento di cui al

presente articolo sono adottati tenendo conto anche delle

segnalazioni motivate del sindaco del luogo di residenza o

di dimora del destinatario del provvedimento.».

- Il decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109

(«Misure per prevenire, contrastare e reprimere il

finanziamento del terrorismo e l'attivita' dei Paesi che

minacciano la pace e la sicurezza internazionale, in

attuazione della direttiva 2005/60/CE») e' pubblicato in

Gazz. Uff. 26 luglio 2007, n. 172.

Il decreto legge 4 febbraio 2010, n. 4 («Istituzione

dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la

destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla

criminalita' organizzata»)e' pubblicato in Gazz. Uff. 4

febbraio 2010, n. 28.

La legge 31 marzo 2010, n. 50 («Conversione in legge,

con modificazioni, del decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4,

recante istituzione dell'Agenzia nazionale per

l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e

confiscati alla criminalita' organizzata») e' pubblicata in

Gazz. Uff. 3 aprile 2010, n. 78.

- Si riporta il testo dell'articolo 142 del decreto

legislativo 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle

leggi sull'ordinamento degli enti locali», pubblicata in

Gazz. Uff., S.O., 28 settembre 2000, n. 227):

«Art. 142. (Rimozione e sospensione di amministratori

locali.) - 1. Con decreto del Ministro dell'interno il

sindaco, il presidente della provincia, i presidenti dei

consorzi e delle comunita' montane, i componenti dei

consigli e delle giunte, i presidenti dei consigli

circoscrizionali possono essere rimossi quando compiano

atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti

violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.

1-bis. Nei territori in cui vige lo stato di emergenza

nel settore dello smaltimento dei rifiuti dichiarato ai

sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in caso di

grave inosservanza degli obblighi posti a carico delle

province inerenti alla programmazione ed organizzazione del

recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello

provinciale ed alla individuazione delle zone idonee alla

localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei

rifiuti, ovvero in caso di grave inosservanza di specifici

obblighi posti a carico dei comuni inerenti alla disciplina

delle modalita' del servizio di raccolta e trasporto dei

rifiuti urbani, della raccolta differenziata, della

promozione del recupero delle diverse frazioni di rifiuti,

della raccolta e trasporto dei rifiuti primari di

imballaggio ai sensi degli articoli 197 e 198 del decreto

legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche come precisati

dalle ordinanze di protezione civile, il Sottosegretario di

Stato delegato alla gestione dell'emergenza assegna

all'ente interessato un congruo termine perentorio per

adottare i provvedimenti dovuti o necessari; decorso

inutilmente tale termine, su proposta motivata del medesimo

Sottosegretario, con decreto del Ministro dell'interno

possono essere rimossi il sindaco, il presidente della

provincia o i componenti dei consigli e delle giunte.

2. In attesa del decreto, il prefetto puo' sospendere

gli amministratori di cui al comma 1 qualora sussistano

motivi di grave e urgente necessita'.

3. Sono fatte salve le disposizioni dettate dagli

articoli 58 e 59.».

- Si riporta il testo dell'articolo 143 del cit.

decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267:

«Art.143. Scioglimento dei consigli comunali e

provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di

condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilita'

dei dirigenti e dipendenti.

1. Fuori dai casi previsti dall'articolo 141, i

consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche

a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo

59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti

elementi su collegamenti diretti o indiretti con la

criminalita' organizzata di tipo mafioso o similare degli

amministratori di cui all'articolo 77, comma 2, ovvero su

forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare

un'alterazione del procedimento di formazione della

volonta' degli organi elettivi ed amministrativi e da

compromettere il buon andamento o l'imparzialita' delle

amministrazioni comunali e provinciali, nonche' il regolare

funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che

risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio

per lo stato della sicurezza pubblica.

2. Al fine di verificare la sussistenza degli elementi

di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario

comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti

ed ai dipendenti dell'ente locale, il prefetto competente

per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di

norma promuovendo l'accesso presso l'ente interessato. In

tal caso, il prefetto nomina una commissione d'indagine,

composta da tre funzionari della pubblica amministrazione,

attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di

accertamento di cui e' titolare per delega del Ministro

dell'interno ai sensi dell'articolo 2, comma 2-quater, del

decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Entro

tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per

un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione

termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie

conclusioni.

3. Entro il termine di quarantacinque giorni dal

deposito delle conclusioni della commissione d'indagine,

ovvero quando abbia comunque diversamente acquisito gli

elementi di cui al comma 1 ovvero in ordine alla

sussistenza di forme di condizionamento degli organi

amministrativi ed elettivi, il prefetto, sentito il

comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica

integrato con la partecipazione del procuratore della

Repubblica competente per territorio, invia al Ministro

dell'interno una relazione nella quale si da' conto della

eventuale sussistenza degli elementi di cui al comma 1

anche con riferimento al segretario comunale o provinciale,

al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti

dell'ente locale. Nella relazione sono, altresi', indicati

gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai

fenomeni di compromissione o interferenza con la

criminalita' organizzata o comunque connotati da

condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Nei casi

in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al

presente articolo o per eventi connessi sia pendente

procedimento penale, il prefetto puo' richiedere

preventivamente informazioni al procuratore della

Repubblica competente, il quale, in deroga all'articolo 329

del codice di procedura penale, comunica tutte le

informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per

le esigenze del procedimento.

4. Lo scioglimento di cui al comma 1 e' disposto con

decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del

Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio

dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della

relazione di cui al comma 3, ed e' immediatamente trasmesso

alle Camere. Nella proposta di scioglimento sono indicati

in modo analitico le anomalie riscontrate ed i

provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli

effetti piu' gravi e pregiudizievoli per l'interesse

pubblico; la proposta indica, altresi', gli amministratori

ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa

allo scioglimento. Lo scioglimento del consiglio comunale o

provinciale comporta la cessazione dalla carica di

consigliere, di sindaco, di presidente della provincia, di

componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico

comunque connesso alle cariche ricoperte, anche se

diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di

ordinamento e funzionamento degli organi predetti.

5. Anche nei casi in cui non sia disposto lo

scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la

sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con

riferimento al segretario comunale o provinciale, al

direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a

qualunque titolo dell'ente locale, con decreto del Ministro

dell'interno, su proposta del prefetto, e' adottato ogni

provvedimento utile a far cessare immediatamente il

pregiudizio in atto e ricondurre alla normalita' la vita

amministrativa dell'ente, ivi inclusa la sospensione

dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad

altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del

procedimento disciplinare da parte dell'autorita'

competente.

6. A decorrere dalla data di pubblicazione del decreto

di scioglimento sono risolti di diritto gli incarichi di

cui all'articolo 110, nonche' gli incarichi di revisore dei

conti e i rapporti di consulenza e di collaborazione

coordinata e continuativa che non siano stati rinnovati

dalla commissione straordinaria di cui all'articolo 144

entro quarantacinque giorni dal suo insediamento.

7. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo

scioglimento o l'adozione di altri provvedimenti di cui al

comma 5, il Ministro dell'interno, entro tre mesi dalla

trasmissione della relazione di cui al comma 3, emana

comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui

da' conto degli esiti dell'attivita' di accertamento. Le

modalita' di pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso

di insussistenza dei presupposti per la proposta di

scioglimento sono disciplinate dal Ministro dell'interno

con proprio decreto.

8. Se dalla relazione prefettizia emergono concreti,

univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra singoli

amministratori e la criminalita' organizzata di tipo

mafioso, il Ministro dell'interno trasmette la relazione di

cui al comma 3 all'autorita' giudiziaria competente per

territorio, ai fini dell'applicazione delle misure di

prevenzione previste nei confronti dei soggetti di cui

all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575.

9. Il decreto di scioglimento e' pubblicato nella

Gazzetta Ufficiale. Al decreto sono allegate la proposta

del Ministro dell'interno e la relazione del prefetto,

salvo che il Consiglio dei ministri disponga di mantenere

la riservatezza su parti della proposta o della relazione

nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.

10. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti

per un periodo da dodici mesi a diciotto mesi prorogabili

fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi

eccezionali, dandone comunicazione alle Commissioni

parlamentari competenti, al fine di assicurare il regolare

funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni,

nel rispetto dei principi di imparzialita' e di buon

andamento dell'azione amministrativa. Le elezioni degli

organi sciolti ai sensi del presente articolo si svolgono

in occasione del turno annuale ordinario di cui

all'articolo 1 della legge 7 giugno 1991, n. 182, e

successive modificazioni. Nel caso in cui la scadenza della

durata dello scioglimento cada nel secondo semestre

dell'anno, le elezioni si svolgono in un turno

straordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15

ottobre e il 15 dicembre. La data delle elezioni e' fissata

ai sensi dell'articolo 3 della citata legge n. 182 del

1991, e successive modificazioni. L'eventuale provvedimento

di proroga della durata dello scioglimento e' adottato non

oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di

scadenza della durata dello scioglimento stesso, osservando

le procedure e le modalita' stabilite nel comma 4.

11. Fatta salva ogni altra misura interdittiva ed

accessoria eventualmente prevista, gli amministratori

responsabili delle condotte che hanno dato causa allo

scioglimento di cui al presente articolo non possono essere

candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e

circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui

territorio si trova l'ente interessato dallo scioglimento,

limitatamente al primo turno elettorale successivo allo

scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilita' sia

dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della

dichiarazione d'incandidabilita' il Ministro dell'interno

invia senza ritardo la proposta di scioglimento di cui al

comma 4 al tribunale competente per territorio, che valuta

la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con

riferimento agli amministratori indicati nella proposta

stessa. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure

di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di

procedura civile.

12. Quando ricorrono motivi di urgente necessita', il

prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende

gli organi dalla carica ricoperta, nonche' da ogni altro

incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria

amministrazione dell'ente mediante invio di commissari. La

sospensione non puo' eccedere la durata di sessanta giorni

e il termine del decreto di cui al comma 10 decorre dalla

data del provvedimento di sospensione.

13. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli

organi, a norma del presente articolo, quando sussistono le

condizioni indicate nel comma 1, ancorche' ricorrano le

situazioni previste dall'articolo 141.».

Allegato 2

Nota all'articolo 2

- Si riporta il testo dell'articolo 45 disp. att.

cod.proc.civ.:

«Art. 45. Forma delle comunicazioni del cancelliere.

Il biglietto, col quale il cancelliere esegue le

comunicazioni a norma dell'articolo 136 del codice, si

compone di due parti uguali una delle quali deve essere

consegnata al destinatario e l'altra deve essere conservata

nel fascicolo d'ufficio.

Esse contengono in ogni caso l'indicazione dell'ufficio

giudiziario, della sezione alla quale la causa e'

assegnata, dell'istruttore se e' nominato, del numero del

ruolo generale sotto il quale l'affare e' iscritto e del

ruolo dell'istruttore e il nome delle parti.

Nella parte che viene inserita nel fascicolo d'ufficio

deve essere stesa la relazione di notificazione

dell'ufficiale giudiziario o scritta la ricevuta del

destinatario. Se l'ufficiale giudiziario si avvale del

servizio postale, il cancelliere conserva nel fascicolo

d'ufficio anche la ricevuta della raccomandata.».

Nota all'articolo 3

- Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri

8 gennaio 1999, n. 52 («Regolamento recante norme per la

tenuta in forma automatizzata dei registri cartacei presso

il Consiglio di Stato e i tribunali amministrativi

regionali») e' pubblicato in Gazz. Uff. 9 marzo 1999, n.

56. Nota all'articolo 12

- Si riporta il testo dell'articolo 147 delle disp.

att. cod. proc. pen.:

«Art. 147. (Riprese audiovisive dei dibattimenti) - 1.

Ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca, il giudice

con ordinanza, se le parti consentono, puo' autorizzare in

tutto o in parte la ripresa fotografica, fonografica o

audiovisiva ovvero la trasmissione radiofonica o televisiva

del dibattimento, purche' non ne derivi pregiudizio al

sereno e regolare svolgimento dell'udienza o alla

decisione.

2. L'autorizzazione puo' essere data anche senza il

consenso delle parti quando sussiste un interesse sociale

particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento.

3. Anche quando autorizza la ripresa o la trasmissione

a norma dei commi 1 e 2, il presidente vieta la ripresa

delle immagini di parti, testimoni, periti, consulenti

tecnici, interpreti e di ogni altro soggetto che deve

essere presente, se i medesimi non vi consentono o la legge

ne fa divieto.

4. Non possono in ogni caso essere autorizzate le

riprese o le trasmissioni dei dibattimenti che si svolgono

a porte chiuse a norma dell'articolo 472 commi 1, 2 e 4 del

codice.».

Nota all'articolo 15

- Si riporta il testo dell'articolo 1, comma 309, della

legge 30 dicembre 2004, n. 311 («Disposizioni per la

formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato

(legge finanziaria 2005)», pubblicata in Gazz. Uff., S.O.,

31 dicembre 2004, n. 306):

«Comma 309. Il maggior gettito derivante

dall'applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 306

a 308 e' versato al bilancio dello Stato, per essere

riassegnato allo stato di previsione del Ministero della

giustizia per il pagamento di debiti pregressi nonche' per

l'adeguamento delle spese di funzionamento degli uffici

giudiziari e allo stato di previsione del Ministero

dell'economia e delle finanze per le spese riguardanti il

funzionamento del Consiglio di Stato e dei tribunali

amministrativi regionali, ivi comprese quelle occorrenti

per incentivare progetti speciali per lo smaltimento

dell'arretrato e per il miglior funzionamento del processo

amministrativo».

Allegato 4

Note all'articolo 1

- La legge 24 gennaio 1979, n.18 («Elezione dei membri

del Parlamento europeo spettanti all'Italia», e' pubblicata

in Gazz. Uff. 30 gennaio 1979, n. 29.

- Si riporta il testo dell'articolo 46 della cit. legge

24 gennaio 1979, n.18, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 46. L'Ufficio elettorale nazionale comunica alla

segreteria del Parlamento europeo le surrogazioni disposte

in base alle sentenze che abbiano deciso irrevocabilmente

le controversie sulla incompatibilita' ed ineleggibilita'

degli eletti. > > .

Note all'articolo 2

- Il decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio

1960, n. 570 («Testo unico delle leggi per la composizione

e l'elezione degli organi delle Amministrazioni

comunali»,e' pubblicato nella Gazz. Uff., S.O., 23 giugno

1960, n. 152).

- Si riporta il testo dell'articolo 84 del citato

decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n.

570, come modificato dall'articolo 2, comma 1,

dell'allegato 4:

«Art. 84. Il Tribunale, la Corte di appello e la Corte

di cassazione, quando accolgono i ricorsi correggono il

risultato delle elezioni e sostituiscono ai candidati

illegalmente proclamati, coloro che hanno diritto di

esserlo.

Le sentenze e le decisioni devono essere immediatamente

comunicate al sindaco, che subito ne cura la notificazione,

senza spese, agli interessati. Eguale comunicazione deve

essere data al prefetto.

L'esecuzione delle sentenze emesse dal tribunale civile

resta sospesa in pendenza di ricorso alla Corte di

appello.».

- Si riporta il testo dell'articolo 21 della legge 5

agosto 1962, n. 1257 («Norme per l'elezione del Consiglio

regionale della Valle d'Aosta», pubblicata in Gazz. Uff. 24

agosto 1962, n. 213), come modificato dal presente decreto:

« Art. 21.Ricorso amministrativo contro l'elezione dei

consiglieri.

Contro l'elezione dei consiglieri regionali e' ammesso

ricorso amministrativo al Consiglio regionale in materia di

eleggibilita'. Il ricorso deve essere presentato alla

segreteria del Consiglio entro 15 giorni dalla

proclamazione; entro lo stesso termine il ricorso, a cura

di chi lo ha proposto, deve essere giudiziariamente

notificato alla parte che vi ha interesse, la quale ha 10

giorni per rispondere.

Il Consiglio regionale deve deliberare su i ricorsi

amministrativi presentati entro 60 giorni dalla loro

presentazione; quando non vi provveda entro detto termine,

sono ammessi direttamente i ricorsi giurisdizionali

previsti dagli articoli 22 e 23.

La deliberazione deve essere nel giorno successivo

depositata nella segreteria del Consiglio e deve essere

notificata entro cinque giorni agli interessati.».

- Si riporta il testo dell'articolo 24 della citata

legge 5 agosto 1962, n. 1257, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 24.Poteri di correzione e di sostituzione del

Consiglio regionale e della Corte di appello.

Il Consiglio regionale e la Corte d'appello di Torino,

quando accolgano i ricorsi loro presentati, correggono

secondo i casi i risultati delle elezioni e sostituiscono

ai candidati illegalmente proclamati coloro che hanno

diritto di esserlo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 30 della citata

legge 5 agosto 1962, n. 1257, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 30. Ricorso giurisdizionale in materia di

incompatibilita'.

Quando il Consiglio regionale non provveda nei termini

prescritti ad adottare i provvedimenti previsti dall'art.

28 e dall'art. 29, e' ammesso ricorso giurisdizionale alla

Corte di appello di Torino che, quando occorre, contesta

l'incompatibilita', chiede al consigliere regionale di

esercitare l'opzione e ne pronuncia la decadenza.

Contro le deliberazioni del Consiglio regionale in

materia di incompatibilita' e' ammesso, entro trenta giorni

dalla notifica, ricorso giurisdizionale alla Corte di

appello di Torino che provvede e giudica con i poteri ad

esso attribuiti dal comma precedente.».

- Si riporta il testo dell'articolo 31 della cit. legge

5 agosto 1962, n. 1257, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 31. Sostituzione dei consiglieri regionali

decaduti.

Quando il Consiglio regionale e la Corte d'appello di

Torino pronunciano la decadenza di un consigliere regionale

ai sensi degli artt. 25, 26, 27, 28, 29 e 30, provvedono a

sostituirlo con chi vi ha diritto.».

- Si riporta il testo dell'articolo 33 della cit. legge

5 agosto 1962, n. 1257, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 33. Norme sui ricorsi.

Ai ricorsi alla Corte di appello di Torino previsti

dalla presente legge si applicano, per quanto non

diversamente stabilito, le disposizioni del titolo IV della

legge 7 ottobre 1947, n. 1058 .

Ai ricorsi amministrativi e giurisdizionali di cui agli

articoli precedenti si applica inoltre la disposizione

dell'art. 40 della legge citata.

I ricorsi giurisdizionali alla Corte di appello di

Torino sospendono di diritto le deliberazioni del Consiglio

regionale contro le quali i ricorsi stessi sono

presentati.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 della legge 23

dicembre 1966, n. 1147 («Modificazioni alle norme sul

contenzioso elettorale amministrativo», pubblicata in Gazz.

Uff. 31 dicembre 1966, n. 329), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 3. Nei giudizi elettorali davanti agli organi di

giurisdizione ordinaria non e' necessario il ministero di

procuratore o di avvocato.

Tutti gli atti relativi ai procedimenti amministrativi

o giudiziari in materia elettorale sono redatti in carta

libera, e sono esenti dalla tassa di registro, dal deposito

per il ricorso in Cassazione, e dalle spese di

cancelleria.».

- Si riporta il testo dell'articolo 7 della cit. legge

23 dicembre 1966, n. 1147, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 7. L'articolo 2 della legge 18 maggio 1951, n.

328, e' abrogato.

Le norme contenute nei precedenti articoli e

nell'articolo 75 del testo unico approvato con decreto del

Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, si

applicano altresi' per i Consigli provinciali, sia per

quanto riguarda la materia relativa all'ineleggibilita',

alla decadenza, all'incompatibilita' dei consiglieri

provinciali. Le azioni popolari e le impugnative consentite

a qualsiasi elettore del Comune per quanto concerne

elezioni comunali, sono consentite a qualsiasi cittadino

elettore della Provincia per quanto concerne le elezioni

provinciali. Le attribuzioni conferite da tali norme al

Consiglio comunale, si intendono devolute al Consiglio

provinciale; quelle devolute al sindaco si intendono

devolute al presidente della Giunta provinciale.

La tutela contro le operazioni per l'elezione dei

consiglieri provinciali, successive all'emanazione del

decreto di convocazione dei comizi, e' disciplinata dalle

disposizioni dettate dal codice del processo

amministrativo.

Per tutte le questioni e le controversie deferite alla

magistratura ordinaria e' competente, in prima istanza, il

Tribunale nella cui circoscrizione territoriale e' compreso

il capoluogo della Provincia.».

- L'articolo 8 della cit. legge 23 dicembre 1966, n.

1147, abrogato dal presente decreto, recava: < < Norme

transitorie > > .

- Si riporta il testo dell'articolo 19 della legge 17

febbraio 1968, n. 108 («Norme per l'elezione dei Consigli

regionali delle Regioni a statuto normale», pubblicata in

Gazz. Uff. 6 marzo 1968, n. 61), come modificato dal

presente decreto:

«Art.19. Ricorsi.

Per i ricorsi in materia di eleggibilita' e decadenza

si osservano le norme di cui agli articoli 1, 3, 4 e 5

della legge 23 dicembre 1966, n. 1147.

Le azioni popolari e le impugnative previste per

qualsiasi elettore del comune dai predetti articoli sono

consentite a qualsiasi elettore della regione nonche' al

Commissario del governo.

Per tutte le questioni e le controversie deferite alla

magistratura ordinaria, e' competente, in prima istanza, il

tribunale del capoluogo della regione.

La tutela in materia di operazioni per l'elezione dei

consiglieri regionali, successive all'emanazione del

decreto di convocazione dei comizi, e' disciplinata dalle

disposizioni dettate dal codice del processo

amministrativo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 31 del decreto del

Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 («Testo

unico delle leggi per la composizione e l'elezione degli

organi delle Amministrazioni comunali», pubblicato in Gazz.

Uff., S.O., 23 giugno 1960, n. 152), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 31. (T.U. 5 aprile 1951, n. 203, art. 29). - Le

decisioni di cui all'articolo precedente devono essere

immediatamente comunicate al Sindaco, per la preparazione

del manifesto con le liste dei candidati di cui all'art.

27, n. 3, e per l'affissione all'albo pretorio ed in altri

luoghi pubblici, da effettuarsi entro l'ottavo giorno

precedente l'elezione.

Analoga immediata comunicazione dev'essere fatta al

Prefetto per la stampa delle schede, nelle quali i

candidati saranno elencati secondo l'ordine risultato dal

sorteggio.».

- Si riporta il testo dell'articolo 34 del citato

decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n.

570,come modificato dal presente decreto:

«Art. 34. (T.U. 5 aprile 1951, n. 203, art. 33, e Legge

23 marzo 1956, n. 136, art. 21). - Le decisioni di cui

all'articolo precedente devono essere immediatamente

comunicate al Sindaco per la preparazione del manifesto con

le liste dei candidati di cui all'art. 27, n. 3, e per

l'affissione all'albo pretorio ed in altri luoghi pubblici,

da effettuarsi entro l'ottavo giorno precedente l'elezione.

Analoga immediata comunicazione deve essere fatta al

Prefetto per la stampa delle schede nelle quali le liste

saranno riportate secondo l'ordine risultato dal

sorteggio.».

- Si riporta il testo dell'articolo 17 della legge 8

marzo 1951, n. 122 («Norme per l'elezione dei Consigli

provinciali», pubblicata in Gazz. Uff. 13 marzo 1951, n.

60),come modificato dal presente decreto:

«Art. 17. Compiute le operazioni relative all'esame ed

all'ammissione dei gruppi di candidati presentati,

l'Ufficio elettorale centrale:

1) procede, per mezzo della Prefettura, alla stampa,

per ogni collegio, del manifesto coi nomi dei candidati ed

i relativi contrassegni, con un numero progressivo

assegnato ai gruppi mediante sorteggio, da effettuarsi alla

presenza dei delegati dei gruppi dei candidati, di cui al

quarto comma dell'art. 14, appositamente convocati, ed

all'invio di esso ai sindaci dei comuni della provincia, i

quali ne cureranno l'affissione all'albo pretorio e in

altri luoghi pubblici entro l'ottavo giorno antecedente

quello della votazione;

2) trasmette immediatamente alla prefettura, per la

stampa delle schede di ciascun collegio, le generalita' dei

relativi candidati e i loro contrassegni, con un numero

progressivo assegnato ai gruppi mediante sorteggio da

effettuarsi alla presenza dei delegati dei gruppi dei

candidati di cui al quarto comma dell'articolo 14,

appositamente convocati.

Le schede, di carta consistente, di tipo unico e di

identico colore, sono fornite a cura del Ministero

dell'interno, con le caratteristiche essenziali del modello

descritto nelle tabelle E ed F allegate alla legge 23 marzo

1956, n. 136. I contrassegni sono riprodotti sulle schede

di votazione con i colori dei contrassegni depositati ai

sensi dell'articolo 14.

Le schede devono pervenire agli Uffici elettorali di

sezione debitamente piegate.».

- Si riporta il testo dell'articolo 11 della legge 17

febbraio 1968, n. 108 («Norme per l'elezione dei Consigli

regionali delle Regioni a statuto normale», pubblicata in

Gazz. Uff. 6 narzo 1968, n. 61), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 11. Operazioni dell'Ufficio centrale

circoscrizionale conseguenti alle decisioni sull'ammissione

delle liste - Manifesto con le liste dei candidati e schede

per la votazione.

L'ufficio centrale circoscrizionale, non appena scaduto

il termine stabilito per la presentazione dei ricorsi, o,

nel caso in cui sia stato presentato reclamo, non appena

ricevuta la comunicazione della decisione dell'Ufficio

centrale regionale, compie le seguenti operazioni:

1) assegna un numero progressivo a ciascuna lista

ammessa, mediante sorteggio da effettuarsi alla presenza

dei delegati di lista, di cui all'ultimo comma

dell'articolo 9, appositamente convocati;

2) assegna un numero ai singoli candidati di ciascuna

lista, secondo l'ordine in cui vi sono iscritti;

3) comunica ai delegati di lista le definitive

determinazioni adottate;

4) procede, per mezzo della prefettura, alla stampa del

manifesto con le liste dei candidati ed i relativi

contrassegni, secondo l'ordine risultante dal sorteggio, ed

all'invio di esso ai sindaci dei comuni della provincia, i

quali ne curano l'affissione all'albo pretorio ed in altri

luoghi pubblici entro l'ottavo giorno antecedente quello

della votazione;

5) trasmette immediatamente alla prefettura le liste

definitive con i relativi contrassegni, per la stampa delle

schede nelle quali i contrassegni saranno riportati secondo

l'ordine risultato dal sorteggio.

Le schede sono fornite a cura del Ministero

dell'interno, con le caratteristiche essenziali del modello

descritto nelle tabelle A e B allegate alla presente

legge.».

Note all'articolo 3

- Per il testo dell'articolo 17, della legge 24 marzo

1958, n. 195, si vedano le note all'articolo 135

dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 2 della legge 7

agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di

procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai

documenti amministrativi», pubblicata in Gazz. Uff. 18

agosto 1990, n. 192), come modificato dal presente decreto:

«Art. 2. (Conclusione del procedimento) - 1. Ove il

procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza,

ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche

amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante

l'adozione di un provvedimento espresso.

2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i

provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un

termine diverso, i procedimenti amministrativi di

competenza delle amministrazioni statali e degli enti

pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di

trenta giorni.

3. Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio

dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3,

della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei

Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la

pubblica amministrazione e l'innovazione e per la

semplificazione normativa, sono individuati i termini non

superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi

i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.

Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri

ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro

i quali devono concludersi i procedimenti di propria

competenza.

4. Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilita'

dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione

amministrativa, della natura degli interessi pubblici

tutelati e della particolare complessita' del procedimento,

sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per

la conclusione dei procedimenti di competenza delle

amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i

decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche

dei Ministri per la pubblica amministrazione e

l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa

deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi

previsti non possono comunque superare i centottanta

giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto

della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti

l'immigrazione.

5. Fatto salvo quanto previsto da specifiche

disposizioni normative, le autorita' di garanzia e di

vigilanza disciplinano, in conformita' ai propri

ordinamenti, i termini di conclusione dei procedimenti di

rispettiva competenza.

6. I termini per la conclusione del procedimento

decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio o dal

ricevimento della domanda, se il procedimento e' ad

iniziativa di parte.

7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i

termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo

possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo

non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di

informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o

qualita' non attestati in documenti gia' in possesso

dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili

presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le

disposizioni dell'articolo 14, comma 2.

8. La tutela in materia di silenzio

dell'amministrazione e' disciplinata dal codice del

processo amministrativo.

9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini

costituisce elemento di valutazione della responsabilita'

dirigenziale.».

- Si riporta il testo dell'articolo 15 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 15 (Accordi fra pubbliche amministrazioni) - 1.

Anche al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 14,

le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra

loro accordi per disciplinare lo svolgimento in

collaborazione di attivita' di interesse comune.

2. Per detti accordi si osservano, in quanto

applicabili, le disposizioni previste dall'articolo 11,

commi 2 e 3.».

- Si riporta il testo dell'articolo 25 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 25. (Modalita' di esercizio del diritto di

accesso e ricorsi).- 1. Il diritto di accesso si esercita

mediante esame ed estrazione di copia dei documenti

amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla

presente legge. L'esame dei documenti e' gratuito. Il

rilascio di copia e' subordinato soltanto al rimborso del

costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in

materia di bollo, nonche' i diritti di ricerca e di visura.

2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere

motivata. Essa deve essere rivolta all'amministrazione che

ha formato il documento o che lo detiene stabilmente.

3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione

dell'accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti

dall'articolo 24 e debbono essere motivati.

4. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta,

questa si intende respinta. In caso di diniego

dell'accesso, espresso o tacito, o di differimento dello

stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il richiedente

puo' presentare ricorso al tribunale amministrativo

regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello

stesso termine e nei confronti degli atti delle

amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al

difensore civico competente per ambito territoriale, ove

costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione.

Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza

e' attribuita al difensore civico competente per l'ambito

territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli

atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello

Stato tale richiesta e' inoltrata presso la Commissione per

l'accesso di cui all'articolo 27 nonche' presso

l'amministrazione resistente. Il difensore civico o la

Commissione per l'accesso si pronunciano entro trenta

giorni dalla presentazione dell'istanza. Scaduto

infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende

respinto. Se il difensore civico o la Commissione per

l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il

differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano

all'autorita' disponente. Se questa non emana il

provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal

ricevimento della comunicazione del difensore civico o

della Commissione, l'accesso e' consentito. Qualora il

richiedente l'accesso si sia rivolto al difensore civico o

alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre

dalla data di ricevimento, da parte del richiedente,

dell'esito della sua istanza al difensore civico o alla

Commissione stessa. Se l'accesso e' negato o differito per

motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a

soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante

per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia

entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso

inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un

procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo

I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003,

n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del

medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al

trattamento pubblico di dati personali da parte di una

pubblica amministrazione, interessi l'accesso ai documenti

amministrativi, il Garante per la protezione dei dati

personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante,

della Commissione per l'accesso ai documenti

amministrativi. La richiesta di parere sospende il termine

per la pronuncia del Garante sino all'acquisizione del

parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso

inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria

decisione.

5. Le controversie relative all'accesso ai documenti

amministrativi sono disciplinate dal codice del processo

amministrativo.

5-bis. Nei giudizi in materia di accesso, le parti

possono stare in giudizio personalmente senza l'assistenza

del difensore. L'amministrazione puo' essere rappresentata

e difesa da un proprio dipendente, purche' in possesso

della qualifica di dirigente, autorizzato dal

rappresentante legale dell'ente.

6. Il giudice amministrativo, sussistendone i

presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti.

». - Si riporta il testo dell'articolo 33 della legge 10

ottobre 1990, n. 287 («Norme per la tutela della

concorrenza e del mercato», pubblicata in Gazz. Uff. 13

ottobre 1990, n. 240), come modificato dal presente

decreto:

«Art. 33. (Competenza giurisdizionale).- 1. La tutela

giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e'

disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2. Le azioni di nullita' e di risarcimento del danno,

nonche' i ricorsi intesi ad ottenere provvedimenti di

urgenza in relazione alla violazione delle disposizioni di

cui ai titoli dal I al IV sono promossi davanti alla corte

d'appello competente per territorio.».

- Si riporta il testo dell'articolo 10 del decreto

legge 15 gennaio 1991, n. 8 («Nuove norme in materia di

sequestri di persona a scopo di estorsione e per la

protezione dei testimoni di giustizia, nonche' per la

protezione e il trattamento sanzionatorio di coloro che

collaborano con la giustizia», pubblicato in Gazz. Uff. 15

gennaio 1991, n. 12), come modificato dal presente decreto:

«Art. 10. Commissione centrale per la definizione e

applicazione delle speciali misure di protezione.

1.(abrogato).

2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto

con il Ministro della giustizia, sentiti i Ministri

interessati, e' istituita una commissione centrale per la

definizione e applicazione delle speciali misure di

protezione.

2-bis. La commissione centrale e' composta da un

Sottosegretario di Stato all'interno che la presiede, da

due magistrati e da cinque funzionari e ufficiali. I

componenti della commissione diversi dal presidente sono

preferibilmente scelti tra coloro che hanno maturato

specifiche esperienze nel settore e che siano in possesso

di cognizioni relative alle attuali tendenze della

criminalita' organizzata, ma che non sono addetti ad uffici

che svolgono attivita' di investigazione, di indagine

preliminare sui fatti o procedimenti relativi alla

criminalita' organizzata di tipo mafioso o

terroristico-eversivo.

2-ter. Sono coperti dal segreto di ufficio, oltre alla

proposta di cui all'articolo 11, tutti gli atti e i

provvedimenti comunque pervenuti alla commissione centrale,

gli atti e i provvedimenti della commissione stessa, salvi

gli estratti essenziali e le attivita' svolte per

l'attuazione delle misure di protezione. Agli atti e ai

provvedimenti della commissione, salvi gli estratti

essenziali che devono essere comunicati a organi diversi da

quelli preposti all'attuazione delle speciali misure di

protezione, si applicano altresi' le norme per la tenuta e

la circolazione degli atti classificati, con classifica di

segretezza adeguata al contenuto di ciascun atto.

2-quater. Per lo svolgimento dei compiti di segreteria

e di istruttoria, la commissione centrale si avvale

dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle

Forze di polizia. Per lo svolgimento dei compiti di

istruttoria, la commissione puo' avvalersi anche del

Servizio centrale di protezione di cui all'articolo 14.

2-quinquies. La tutela avverso i provvedimenti della

commissione centrale con cui vengono applicate, modificate

o revocate le speciali misure di protezione anche se di

tipo urgente o provvisorio a norma dell'articolo 13, comma

1, e' disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2-sexies.(abrogato).

2-septies. (abrogato)

2-octies. (abrogato).

2-nonies. Con decreto del Ministro dell'interno, di

concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,

vengono stabilite le modalita' di corresponsione dei

gettoni di presenza ai componenti della commissione

centrale ed al personale chiamato a partecipare con compiti

di segreteria e di istruttoria alle riunioni della medesima

commissione. All'onere derivante dall'attuazione del

presente comma, determinato nella misura massima di 42.000

euro per l'anno 2002 e di 100.000 euro annui a decorrere

dall'anno 2003, si provvede mediante corrispondente

riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio

triennale 2002-2004, nell'ambito dell'unita' previsionale

di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di

previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per

l'anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando

l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

3. (abrogato).».

- La legge 15 marzo 1991, n. 82 («Conversione in legge,

con modificazioni, del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8,

recante nuove misure in materia di sequestri di persona a

scopo di estorsione e per la protezione di coloro che

collaborano con la giustizia») e' pubblicata in Gazz. Uff.

16 marzo 1991, n. 64.

- Per l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225

(«Istituzione del Servizio nazionale della protezione

civile», pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 17 marzo 1992, n.

64), si vedano le note all' articolo 119 dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 2 della legge 14

novembre 1995, n. 481 («Norme per la concorrenza e la

regolazione dei servizi di pubblica utilita'. Istituzione

delle Autorita' di regolazione dei servizi di pubblica

utilita'», pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 18 novembre

1995, n. 270), come modificato dal presente decreto:

«Art. 2. (Istituzione delle Autorita' per i servizi di

pubblica utilita') - 1. Sono istituite le Autorita' di

regolazione di servizi di pubblica utilita', competenti,

rispettivamente, per l'energia elettrica e il gas e per le

telecomunicazioni. Tenuto conto del quadro complessivo del

sistema delle comunicazioni, all'Autorita' per le

telecomunicazioni potranno essere attribuite competenze su

altri aspetti di tale sistema.

2. Le disposizioni del presente articolo costituiscono

principi generali cui si ispira la normativa relativa alle

Autorita'.

3. Al fine di consentire una equilibrata distribuzione

sul territorio italiano degli organismi pubblici che

svolgono funzioni di carattere nazionale, piu' Autorita'

per i servizi pubblici non possono avere sede nella

medesima citta'.

4. La disciplina e la composizione di ciascuna

Autorita' sono definite da normative particolari che

tengono conto delle specificita' di ciascun settore sulla

base dei principi generali del presente articolo. La

presente legge disciplina nell'articolo 3 il settore

dell'energia elettrica e del gas. Gli altri settori saranno

disciplinati con appositi provvedimenti legislativi.

5. Le Autorita' operano in piena autonomia e con

indipendenza di giudizio e di valutazione; esse sono

preposte alla regolazione e al controllo del settore di

propria competenza. Per i settori dell'energia elettrica e

del gas, al fine di tutelare i clienti finali e di

garantire mercati effettivamente concorrenziali, le

competenze ricomprendono tutte le attivita' della relativa

filiera.

6. Le Autorita', in quanto autorita' nazionali

competenti per la regolazione e il controllo, svolgono

attivita' consultiva e di segnalazione al Governo nelle

materie di propria competenza anche ai fini della

definizione, del recepimento e della attuazione della

normativa comunitaria.

7. Ciascuna Autorita' e' organo collegiale costituito

dal presidente e da due membri, nominati con decreto del

Presidente della Repubblica, previa deliberazione del

Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente.

Le designazioni effettuate dal Governo sono previamente

sottoposte al parere delle competenti Commissioni

parlamentari. In nessun caso le nomine possono essere

effettuate in mancanza del parere favorevole espresso dalle

predette Commissioni a maggioranza dei due terzi dei

componenti. Le medesime Commissioni possono procedere

all'audizione delle persone designate. In sede di prima

attuazione della presente legge le Commissioni parlamentari

si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta del

parere; decorso tale termine il parere viene espresso a

maggioranza assoluta.

8. I componenti di ciascuna Autorita' sono scelti fra

persone dotate di alta e riconosciuta professionalita' e

competenza nel settore; durano in carica sette anni e non

possono essere confermati. A pena di decadenza essi non

possono esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna

attivita' professionale o di consulenza, essere

amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati

ne' ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura,

ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei

partiti politici ne' avere interessi diretti o indiretti

nelle imprese operanti nel settore di competenza della

medesima Autorita'. I dipendenti delle amministrazioni

pubbliche sono collocati fuori ruolo per l'intera durata

dell'incarico.

9. Per almeno quattro anni dalla cessazione

dell'incarico i componenti delle Autorita' non possono

intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di

collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese

operanti nel settore di competenza; la violazione di tale

divieto e' punita, salvo che il fatto costituisca reato,

con una sanzione pecuniaria pari, nel minimo, alla maggiore

somma tra 50 milioni di lire e l'importo del corrispettivo

percepito e, nel massimo, alla maggiore somma tra 500

milioni di lire e l'importo del corrispettivo percepito.

All'imprenditore che abbia violato tale divieto si applica

la sanzione amministrativa pecuniaria pari allo 0,5 per

cento del fatturato e, comunque, non inferiore a 300

milioni di lire e non superiore a 200 miliardi di lire, e,

nei casi piu' gravi o quando il comportamento illecito sia

stato reiterato, la revoca dell'atto concessivo o

autorizzativo. I valori di tali sanzione sono rivalutati

secondo il tasso di variazione annuo dei prezzi al consumo

per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall'ISTAT.

10. I componenti e i funzionari delle Autorita',

nell'esercizio delle funzioni, sono pubblici ufficiali e

sono tenuti al segreto d'ufficio. Fatta salva la riserva

all'organo collegiale di adottare i provvedimenti nelle

materie di cui al comma 12, per garantire la

responsabilita' e l'autonomia nello svolgimento delle

procedure istruttorie, ai sensi della legge 7 agosto 1990,

n. 241 , e successive modificazioni, e del decreto

legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e successive

modificazioni, si applicano i principi riguardanti

l'individuazione e le funzioni del responsabile del

procedimento, nonche' quelli relativi alla distinzione tra

funzioni di indirizzo e controllo, attribuite agli organi

di vertice, e quelli concernenti le funzioni di gestione

attribuite ai dirigenti.

11. Le indennita' spettanti ai componenti le Autorita'

sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio

dei ministri, su proposta del Ministro del tesoro.

12. Ciascuna Autorita' nel perseguire le finalita' di

cui all'articolo 1 svolge le seguenti funzioni:

a) formula osservazioni e proposte da trasmettere al

Governo e al Parlamento sui servizi da assoggettare a

regime di concessione o di autorizzazione e sulle relative

forme di mercato, nei limiti delle leggi esistenti,

proponendo al Governo le modifiche normative e

regolamentari necessarie in relazione alle dinamiche

tecnologiche, alle condizioni di mercato ed all'evoluzione

delle normative comunitarie;

b) propone i Ministri competenti gli schemi per il

rinnovo nonche' per eventuali variazioni dei singoli atti

di concessione o di autorizzazione, delle convenzioni e dei

contratti di programma;

c) controlla che le condizioni e le modalita' di

accesso per i soggetti esercenti i servizi, comunque

stabilite, siano attuate nel rispetto dei principi della

concorrenza e della trasparenza, anche in riferimento alle

singole voci di costo, anche al fine di prevedere l'obbligo

di prestare il servizio in condizioni di eguaglianza, in

modo che tutte le ragionevoli esigenze degli utenti siano

(continuazione) soddisfatte, ivi comprese quelle degli anziani e dei

disabili, garantendo altresi' il rispetto: dell'ambiente,

la sicurezza degli impianti e la salute degli addetti;

d) propone la modifica delle clausole delle concessioni

e delle convenzioni, ivi comprese quelle relative

all'esercizio in esclusiva, delle autorizzazioni, dei

contratti di programma in essere e delle condizioni di

svolgimento dei servizi, ove cio' sia richiesto

dall'andamento del mercato o dalle ragionevoli esigenze

degli utenti, definendo altresi' le condizioni

tecnico-economiche di accesso e di interconnessione alle

reti, ove previsti dalla normativa vigente;

e) stabilisce e aggiorna, in relazione all'andamento

del mercato, la tariffa base, i parametri e gli altri

elementi di riferimento per determinare le tariffe di cui

ai commi 17,18 e 19, nonche' le modalita' per il recupero

dei costi eventualmente sostenuti nell'interesse generale

in modo da assicurare la qualita', l'efficienza del

servizio e l'adeguata diffusione del medesimo sul

territorio nazionale, nonche' la realizzazione degli

obiettivi generali di carattere sociale, di tutela

ambientale e di uso efficiente delle risorse di cui al

comma 1 dell'articolo 1, tenendo separato dalla tariffa

qualsiasi tributo od onere improprio; verifica la

conformita' ai criteri di cui alla presente lettera delle

proposte di aggiornamento delle tariffe annualmente

presentate e si pronuncia, sentiti eventualmente i soggetti

esercenti il servizio, entro novanta giorni dal ricevimento

della proposta; qualora la pronuncia non intervenga entro

tale termine, le tariffe si intendono verificate

positivamente;

f) emana le direttive per la separazione contabile e

amministrativa e verifica i costi delle singole prestazioni

per assicurare, tra l'altro, la loro corretta

disaggregazione e imputazione per funzione svolta, per area

geografica e per categoria di utenza evidenziando

separatamente gli oneri conseguenti alla fornitura del

servizio universale definito dalla convenzione, provvedendo

quindi al confronto tra essi e i costi analoghi in altri

Paesi, assicurando la pubblicizzazione dei dati;

g) controlla lo svolgimento dei servizi con poteri di

ispezione, di accesso, di acquisizione della documentazione

e delle notizie utili, determinando altresi' i casi di

indennizzo automatico da parte del soggetto esercente il

servizio nei confronti dell'utente ove il medesimo soggetto

non rispetti le clausole contrattuali o eroghi il servizio

con livelli qualitativi inferiori a quelli stabiliti nel

regolamento di servizio di cui al comma 37, nel contratto

di programma ovvero ai sensi della lettera h);

h) emana le direttive concernenti la produzione e

l'erogazione dei servizi da parte dei soggetti esercenti i

servizi medesimi, definendo in particolare i livelli

generali di qualita' riferiti al complesso delle

prestazioni e i livelli specifici di qualita' riferiti alla

singola prestazione da garantire all'utente, sentiti i

soggetti esercenti il servizio e i rappresentanti degli

utenti e dei consumatori, eventualmente differenziandoli

per settore e tipo di prestazione; tali determinazioni

producono gli effetti di cui al comma 37;

i) assicura la piu' ampia pubblicita' delle condizioni

dei servizi; studia l'evoluzione del settore e dei singoli

servizi, anche per modificare condizioni tecniche,

giuridiche ed economiche relative allo svolgimento o

all'erogazione dei medesimi; promuove iniziative volte a

migliorare le modalita' di erogazione dei servizi; presenta

annualmente al Parlamento e al Presidente del Consiglio dei

ministri una relazione sullo stato dei servizi e

sull'attivita' svolta;

l) pubblicizza e diffonde la conoscenza delle

condizioni di svolgimento dei servizi al fine di garantire

la massima trasparenza, la concorrenzialita' dell'offerta e

la possibilita' di migliori scelte da parte degli utenti

intermedi o finali;

m) valuta reclami, istanze e segnalazioni presentate

dagli utenti o dai consumatori, singoli o associati, in

ordine al rispetto dei livelli qualitativi e tariffari da

parte dei soggetti esercenti il servizio nei confronti dei

quali interviene imponendo, ove opportuno, modifiche alle

modalita' di esercizio degli stessi ovvero procedendo alla

revisione del regolamento di servizio di cui al comma 37;

n) verifica la congruita' delle misure adottate dai

soggetti esercenti il servizio al fine di assicurare la

parita' di trattamento tra gli utenti, garantire la

continuita' della prestazione dei servizi, verificare

periodicamente la qualita' e l'efficacia delle prestazioni

all'uopo acquisendo anche la valutazione degli utenti,

garantire ogni informazione circa le modalita' di

prestazione dei servizi e i relativi livelli qualitativi,

consentire a utenti e consumatori il piu' agevole accesso

agli uffici aperti al pubblico, ridurre il numero degli

adempimenti richiesti agli utenti semplificando le

procedure per l'erogazione del servizio, assicurare la

sollecita risposta a reclami, istanze e segnalazioni nel

rispetto dei livelli qualitativi e tariffari;

o) propone al Ministro competente la sospensione o la

decadenza della concessione per i casi in cui tali

provvedimenti siano consentiti dall'ordinamento;

p) controlla che ciascun soggetto esercente il servizio

adotti, in base alla direttiva sui principi dell'erogazione

dei servizi pubblici del Presidente del Consiglio dei

ministri del 27 gennaio 1994, pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale n. 43 del 22 febbraio 1994, una carta di servizio

pubblico con indicazione di standards dei singoli servizi e

ne verifica il rispetto.

13. Il Ministro competente, se respinge le proposte di

cui alle lettere b), d) e o) del comma 12, chiede

all'Autorita' una nuova proposta e indica esplicitamente i

principi e i criteri previsti dalla presente legge ai quali

attenersi. Il Ministro competente, qualora non intenda

accogliere la seconda proposta dell'Autorita', propone al

Presidente del Consiglio dei ministri di decidere, previa

deliberazione del Consiglio dei ministri, in difformita'

esclusivamente per gravi e rilevanti motivi di utilita'

generale.

14. A ciascuna Autorita' sono trasferite tutte le

funzioni amministrative esercitate da organi statali e da

altri enti e amministrazioni pubblici, anche a ordinamento

autonomo, relative alle sue attribuzioni. Fino alla data di

entrata in vigore dei regolamenti di cui al comma 28, il

Ministro competente continua comunque ad esercitare le

funzioni in precedenza ad esso attribuite dalla normativa

vigente. Sono fatte salve le funzioni di indirizzo nel

settore spettanti al Governo e le attribuzioni riservate

alle autonomie locali.

15. Nelle province autonome di Trento e di Bolzano si

applicano gli articoli 12 e 13 del testo unico approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972,

n. 670, e le relative norme di attuazione contenute nel

decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n.

381, e nel decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo

1977, n. 235.

16. Nella regione Valle d'Aosta si applicano le norme

contenute negli articoli 7, 8, 9 e 10 dello statuto

speciale, approvato con legge costituzionale 26 febbraio

1948, n. 4.

17. Ai fini della presente legge si intendono per

tariffe i prezzi massimi unitari dei servizi al netto delle

imposte.

18. Salvo quanto previsto dall'articolo 3 e unitamente

ad altri criteri di analisi e valutazioni, i parametri di

cui al comma 12, lettera e), che l'Autorita' fissa per la

determinazione della tariffa con il metodo del price-cap,

inteso come limite massimo della variazione di prezzo

vincolata per un periodo pluriennale, sono i seguenti:

a) tasso di variazione medio annuo riferito ai dodici

mesi precedenti dei prezzi al consumo per le famiglie di

operai e impiegati rilevato dall'ISTAT;

b) obiettivo di variazione del tasso annuale di

produttivita', prefissato per un periodo almeno triennale.

19. Ai fini di cui al comma 18 si fa altresi'

riferimento ai seguenti elementi:

a) recupero di qualita' del servizio rispetto a

standards prefissati per un periodo almeno triennale;

b) costi derivanti da eventi imprevedibili ed

eccezionali, da mutamenti del quadro normativo o dalla

variazione degli obblighi relativi al servizio universale;

c) costi derivanti dall'adozione di interventi volti al

controllo e alla gestione della domanda attraverso l'uso

efficiente delle risorse.

20. Per lo svolgimento delle proprie funzioni, ciascuna

Autorita':

a) richiede, ai soggetti esercenti il servizio,

informazioni e documenti sulle loro attivita';

b) effettua controlli in ordine al rispetto degli atti

di cui ai commi 36 e 37;

c) irroga, salvo che il fatto costituisca reato, in

caso di inosservanza dei propri provvedimenti o in caso di

mancata ottemperanza da parte dei soggetti esercenti il

servizio, alle richieste di informazioni o a quelle

connesse all'effettuazione dei controlli, ovvero nel caso

in cui le informazioni e i documenti acquisiti non siano

veritieri, sanzioni amministrative pecuniarie non inferiori

nel minimo a euro 2.500 e non superiori nel massimo a lire

300 miliardi; in caso di reiterazione delle violazioni ha

la facolta', qualora cio' non comprometta la fruibilita'

del servizio da parte degli utenti, di sospendere

l'attivita' di impresa fino a 6 mesi ovvero proporre al

Ministro competente la sospensione o la decadenza della

concessione;

d) ordina al soggetto esercente il servizio la

cessazione di comportamenti lesivi dei diritti degli

utenti, imponendo, ai sensi del comma 12, lettera g),

l'obbligo di corrispondere un indennizzo;

e) puo' adottare, nell'ambito della procedura di

conciliazione o di arbitrato, provvedimenti temporanei

diretti a garantire la continuita' dell'erogazione del

servizio ovvero a far cessare forme di abuso o di scorretto

funzionamento da parte del soggetto esercente il servizio.

21. Il Governo, nell'ambito del documento di

programmazione economico-finanziaria, indica alle Autorita'

il quadro di esigenze di sviluppo dei servizi di pubblica

utilita' che corrispondono agli interessi generali del

Paese.

22. Le pubbliche amministrazioni e le imprese sono

tenute a fornire alle Autorita', oltre a notizie e

informazioni, la collaborazione per l'adempimento delle

loro funzioni.

23. Le Autorita' disciplinano, ai sensi del capo III

della legge 7 agosto 1990, n. 241, con proprio regolamento,

da adottare entro novanta giorni dall'avvenuta nomina,

audizioni periodiche delle formazioni associative nelle

quali i consumatori e gli utenti siano organizzati. Nel

medesimo regolamento sono altresi' disciplinati audizioni

periodiche delle associazioni ambientaliste, delle

associazioni sindacali delle imprese e dei lavoratori e lo

svolgimento di rilevazioni sulla soddisfazione degli utenti

e sull'efficacia dei servizi.

24. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, con uno o piu' regolamenti

emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23

agosto 1988, n. 400, sono definiti:

a) le procedure relative alle attivita' svolte dalle

Autorita' idonee a garantire agli interessati la piena

conoscenza degli atti istruttori, il contraddittorio, in

forma scritta e orale, e la verbalizzazione;

b) i criteri, le condizioni, i termini e le modalita'

per l'esperimento di procedure di conciliazione o di

arbitrato in contraddittorio presso le Autorita' nei casi

di controversie insorte tra utenti e soggetti esercenti il

servizio, prevedendo altresi' i casi in cui tali procedure

di conciliazione o di arbitrato possano essere rimesse in

prima istanza alle commissioni arbitrali e conciliative

istituite presso le camere di commercio, industria,

artigianato e agricoltura, ai sensi dell'articolo 2, comma

4, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580. Fino

alla scadenza del termine fissato per la presentazione

delle istanze di conciliazione o di deferimento agli

arbitri, sono sospesi i termini per il ricorso in sede

giurisdizionale che, se proposto, e' improcedibile. Il

verbale di conciliazione o la decisione arbitrale

costituiscono titolo esecutivo.

25. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.

26. La pubblicita' di atti e procedimenti delle

Autorita' e' assicurata anche attraverso un apposito

bollettino pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei

ministri.

27. Ciascuna Autorita' ha autonomia organizzativa,

contabile e amministrativa. Il bilancio preventivo e il

rendiconto della gestione, soggetto al controllo della

Corte dei conti, sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

28. Ciascuna Autorita', con propri regolamenti,

definisce, entro trenta giorni dalla sua costituzione, le

norme concernenti l'organizzazione interna e il

funzionamento, la pianta organica del personale di ruolo,

che non puo' eccedere le centoventi unita', l'ordinamento

delle carriere, nonche', in base ai criteri fissati dal

contratto collettivo di lavoro in vigore per l'Autorita'

garante della concorrenza e del mercato e tenuto conto

delle specifiche esigenze funzionali e organizzative, il

trattamento giuridico ed economico del personale. Alle

Autorita' non si applicano le disposizioni di cui al D.Lgs.

3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, fatto

salvo quanto previsto dal comma 10 del presente articolo.

29. Il regolamento del personale di ruolo previsto

nella pianta organica di ciascuna Autorita' avviene

mediante pubblico concorso, ad eccezione delle categorie

per le quali sono previste assunzioni in base all'articolo

16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive

modificazioni. In sede di prima attuazione della presente

legge ciascuna Autorita' provvede mediante apposita

selezione anche nell'ambito del personale dipendente da

pubbliche amministrazioni in possesso delle competenze e

dei requisiti di professionalita' ed esperienza richiesti

per l'espletamento delle singole funzioni e tale da

garantire la massima neutralita' e imparzialita' comunque

nella misura massima del 50 per cento dei posti previsti

nella pianta organica.

30. Ciascuna autorita' puo' assumere, in numero non

superiore a sessanta unita', dipendenti con contratto a

tempo determinato di durata non superiore a due anni

nonche' esperti e collaboratori esterni, in numero non

superiore a dieci, per specifici obiettivi e contenuti

professionali, con contratti a tempo determinato di durata

non superiore a due anni che possono essere rinnovati per

non piu' di due volte.

31. Il personale dipendente in servizio anche in forza

di contratto a tempo determinato presso le Autorita' non

puo' assumere altro impiego o incarico ne' esercitare altra

attivita' professionale, anche se a carattere occasionale.

Esso, inoltre, non puo' avere interessi diretti o indiretti

nelle imprese del settore. La violazione di tali divieti

costituisce causa di decadenza dall'impiego ed e' punita,

ove il fatto non costituisca reato, con una sanzione

amministrativa pecuniaria pari, nel minimo, a 5 milioni di

lire, e, nel massimo, alla maggior somma tra 50 milioni di

lire e l'importo del corrispettivo percepito.

32. Entro novanta giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, sono emanati, ai sensi

dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.

400, uno o piu' regolamenti volti a trasferire le ulteriori

competenze connesse a quelle attribuite alle Autorita'

dalla presente legge nonche' a riorganizzare o a sopprimere

gli uffici e a rivedere le piante organiche delle

amministrazioni pubbliche interessate dalla applicazione

della presente legge e cessano le competenze esercitate in

materia dal Comitato interministeriale per la

programmazione economica. A decorrere dalla data di entrata

in vigore dei regolamenti di cui al presente comma sono

abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che

disciplinano gli uffici soppressi riorganizzati. I

regolamenti indicano le disposizioni abrogate ai sensi del

precedente periodo.

33. Le Autorita', con riferimento agli atti e ai

comportamenti delle imprese operanti nei settori sottoposti

al loro controllo, segnalano all'Autorita' garante della

concorrenza e del mercato la sussistenza di ipotesi di

violazione delle disposizioni della legge 10 ottobre 1990,

n. 287.

34. Per le materie attinenti alla tutela della

concorrenza, l'Autorita' garante della concorrenza e del

mercato esprime parere obbligatorio entro il termine di 30

giorni alle amministrazioni pubbliche competenti in ordine

alla definizione delle concessioni, dei contratti di

servizio e degli altri strumenti di regolazione

dell'esercizio dei servizi nazionali.

35. Le concessioni rilasciate nei settori di cui al

comma 1, la cui durata non puo' essere superiore ad anni

quaranta, possono essere onerose, con le eccezioni previste

dalla normativa vigente.

36. L'esercizio del servizio in concessione e'

disciplinato da convenzioni ed eventuali contratti di

programma stipulati tra l'amministrazione concedente e il

soggetto esercente il servizio, nei quali sono definiti, in

particolare, l'indicazione degli obiettivi generali, degli

scopi specifici e degli obblighi reciproci da perseguire

nello svolgimento del servizio; le procedure di controllo e

le sanzioni in caso di inadempimento; le modalita' e le

procedure di indennizzo automatico nonche' le modalita' di

aggiornamento, revisione e rinnovo del contratto di

programma o della convenzione.

37. Il soggetto esercente il servizio predispone un

regolamento di servizio nel rispetto dei principi di cui

alla presente legge e di quanto stabilito negli atti di cui

al comma 36. Le determinazioni delle Autorita' di cui al

comma 12, lettera h), costituiscono modifica o integrazione

del regolamento di servizio.

38. All'onere derivante dall'istituzione e dal

funzionamento delle Autorita', determinato in lire 3

miliardi per il 1995 e in lire 20 miliardi, per ciascuna

Autorita', a decorrere dal 1996, si provvede:

a) per il 1995, mediante corrispondente riduzione dello

stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale

1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del

Ministero del tesoro per l'anno 1995 all'uopo parzialmente

utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero

dell'industria, del commercio e dell'artigianato;

b) a decorrere dal 1996, mediante contributo di importo

non superiore all'uno per mille dei ricavi dell'ultimo

esercizio, versato dai soggetti esercenti il servizio

stesso; il contributo e' versato entro il 31 luglio di ogni

anno nella misura e secondo le modalita' stabilite con

decreto del Ministro delle finanze emanato, di concerto con

il Ministro del tesoro, entro trenta giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge.

39.(abrogato)

40. Le somme di cui al comma 38, lettera b), afferenti

all'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni e

all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas sono versate

direttamente ai bilanci dei predetti enti.

41. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare,

con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. >

> - Si riporta il testo dell'articolo 13 del decreto

legislativo 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle

disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e

norme sulla condizione dello straniero», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 18 agosto 1998, n. 191), come modificato

dal presente decreto:

«Art. 13. Espulsione amministrativa. (Legge 6 marzo

1998, n. 40, art. 11)

1. Per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello

Stato, il Ministro dell'interno puo' disporre l'espulsione

dello straniero anche non residente nel territorio dello

Stato, dandone preventiva notizia al Presidente del

Consiglio dei Ministri e al Ministro degli affari esteri.

2. L'espulsione e' disposta dal prefetto quando lo

straniero:

a) e' entrato nel territorio dello Stato sottraendosi

ai controlli di frontiera e non e' stato respinto ai sensi

dell'articolo 10;

b) si e' trattenuto nel territorio dello Stato in

assenza della comunicazione di cui all'articolo 27, comma

1-bis, o senza aver richiesto il permesso di soggiorno nei

termini prescritti, salvo che il ritardo sia dipeso da

forza maggiore, ovvero quando il permesso di soggiorno e'

stato revocato o annullato, ovvero e' scaduto da piu' di

sessanta giorni e non e' stato chiesto il rinnovo;

c) appartiene a taluna delle categorie indicate

nell'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come

sostituto dall'articolo 2 della legge 3 agosto 1988, n.

327, o nell'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575,

come sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre

1982, n. 646.

2-bis. Nell'adottare il provvedimento di espulsione ai

sensi del comma 2, lettere a) e b), nei confronti dello

straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento

familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi

dell'articolo 29, si tiene anche conto della natura e della

effettivita' dei vincoli familiari dell'interessato, della

durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonche'

dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con

il suo Paese d'origine.

3. L'espulsione e' disposta in ogni caso con decreto

motivato immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a

gravame o impugnativa da parte dell'interessato. Quando lo

straniero e' sottoposto a procedimento penale e non si

trova in stato di custodia cautelare in carcere, il

questore, prima di eseguire l'espulsione, richiede il nulla

osta all'autorita' giudiziaria, che puo' negarlo solo in

presenza di inderogabili esigenze processuali valutate in

relazione all'accertamento della responsabilita' di

eventuali concorrenti nel reato o imputati in procedimenti

per reati connessi, e all'interesse della persona offesa.

In tal caso l'esecuzione del provvedimento e' sospesa fino

a quando l'autorita' giudiziaria comunica la cessazione

delle esigenze processuali. Il questore, ottenuto il nulla

osta, provvede all'espulsione con le modalita' di cui al

comma 4. Il nulla osta si intende concesso qualora

l'autorita' giudiziaria non provveda entro sette giorni

dalla data di ricevimento della richiesta. In attesa della

decisione sulla richiesta di nulla osta, il questore puo'

adottare la misura del trattenimento presso un centro di

identificazione ed espulsione, ai sensi dell'articolo 14.

3-bis. Nel caso di arresto in flagranza o di fermo, il

giudice rilascia il nulla osta all'atto della convalida,

salvo che applichi la misura della custodia cautelare in

carcere ai sensi dell'articolo 391, comma 5, del codice di

procedura penale, o che ricorra una delle ragioni per le

quali il nulla osta puo' essere negato ai sensi del comma

3. 3-ter. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano

anche allo straniero sottoposto a procedimento penale, dopo

che sia stata revocata o dichiarata estinta per qualsiasi

ragione la misura della custodia cautelare in carcere

applicata nei suoi confronti. Il giudice, con lo stesso

provvedimento con il quale revoca o dichiara l'estinzione

della misura, decide sul rilascio del nulla osta

all'esecuzione dell'espulsione. Il provvedimento e'

immediatamente comunicato al questore.

3-quater. Nei casi previsti dai commi 3, 3-bis e 3-ter,

il giudice, acquisita la prova dell'avvenuta espulsione, se

non e' ancora stato emesso il provvedimento che dispone il

giudizio, pronuncia sentenza di non luogo a procedere. E'

sempre disposta la confisca delle cose indicate nel secondo

comma dell'articolo 240 del codice penale. Si applicano le

disposizioni di cui ai commi 13, 13-bis, 13-ter e 14.

3-quinquies. Se lo straniero espulso rientra

illegalmente nel territorio dello Stato prima del termine

previsto dal comma 14 ovvero, se di durata superiore, prima

del termine di prescrizione del reato piu' grave per il

quale si era proceduto nei suoi confronti, si applica

l'articolo 345 del codice di procedura penale. Se lo

straniero era stato scarcerato per decorrenza dei termini

di durata massima della custodia cautelare, quest'ultima e'

ripristinata a norma dell'articolo 307 del codice di

procedura penale.

3-sexies. (abrogato).

4. L'espulsione e' sempre eseguita dal questore con

accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica

ad eccezione dei casi di cui al comma 5.

5. Nei confronti dello straniero che si e' trattenuto

nel territorio dello Stato quando il permesso di soggiorno

e' scaduto di validita' da piu' di sessanta giorni e non ne

e' stato chiesto il rinnovo, l'espulsione contiene

l'intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il

termine di quindici giorni. Il questore dispone

l'accompagnamento immediato alla frontiera dello straniero,

qualora il prefetto rilevi il concreto pericolo che

quest'ultimo si sottragga all'esecuzione del provvedimento.

5-bis. Nei casi previsti ai commi 4 e 5 il questore

comunica immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore

dalla sua adozione, al giudice di pace territorialmente

competente il provvedimento con il quale e' disposto

l'accompagnamento alla frontiera. L'esecuzione del

provvedimento del questore di allontanamento dal territorio

nazionale e' sospesa fino alla decisione sulla convalida.

L'udienza per la convalida si svolge in camera di consiglio

con la partecipazione necessaria di un difensore

tempestivamente avvertito. L'interessato e' anch'esso

tempestivamente informato e condotto nel luogo in cui il

giudice tiene l'udienza. Si applicano le disposizioni di

cui al sesto e al settimo periodo del comma 8, in quanto

compatibili. Il giudice provvede alla convalida, con

decreto motivato, entro le quarantotto ore successive,

verificata l'osservanza dei termini, la sussistenza dei

requisiti previsti dal presente articolo e sentito

l'interessato, se comparso. In attesa della definizione del

procedimento di convalida, lo straniero espulso e'

trattenuto in uno dei centri di identificazione ed

espulsione, di cui all'articolo 14, salvo che il

procedimento possa essere definito nel luogo in cui e'

stato adottato il provvedimento di allontanamento anche

prima del trasferimento in uno dei centri disponibili.

Quando la convalida e' concessa, il provvedimento di

accompagnamento alla frontiera diventa esecutivo. Se la

convalida non e' concessa ovvero non e' osservato il

termine per la decisione, il provvedimento del questore

perde ogni effetto. Avverso il decreto di convalida e'

proponibile ricorso per cassazione. Il relativo ricorso non

sospende l'esecuzione dell'allontanamento dal territorio

nazionale. Il termine di quarantotto ore entro il quale il

giudice di pace deve provvedere alla convalida decorre dal

momento della comunicazione del provvedimento alla

cancelleria.

5-ter. Al fine di assicurare la tempestivita' del

procedimento di convalida dei provvedimenti di cui ai commi

4 e 5, ed all'articolo 14, comma 1, le questure forniscono

al giudice di pace, nei limiti delle risorse disponibili,

il supporto occorrente e la disponibilita' di un locale

idoneo.

6. (abrogato).

7. Il decreto di espulsione e il provvedimento di cui

al comma 1 dell'articolo 14, nonche' ogni altro atto

concernente l'ingresso, il soggiorno e l'espulsione, sono

comunicati all'interessato unitamente all'indicazione delle

modalita' di impugnazione e ad una traduzione in una lingua

da lui conosciuta, ovvero, ove non sia possibile, in lingua

francese, inglese o spagnola.

8. Avverso il decreto di espulsione puo' essere

presentato unicamente il ricorso al giudice di pace del

luogo in cui ha sede l'autorita' che ha disposto

l'espulsione. Il termine e' di sessanta giorni dalla data

del provvedimento di espulsione. Il giudice di pace

accoglie o rigetta il ricorso, decidendo con unico

provvedimento adottato, in ogni caso, entro venti giorni

dalla data di deposito del ricorso. Il ricorso di cui al

presente comma puo' essere sottoscritto anche

personalmente, ed e' presentato anche per il tramite della

rappresentanza diplomatica o consolare italiana nel Paese

di destinazione. La sottoscrizione del ricorso, da parte

della persona interessata, e' autenticata dai funzionari

delle rappresentanze diplomatiche o consolari che

provvedono a certificarne l'autenticita' e ne curano

l'inoltro all'autorita' giudiziaria. Lo straniero e'

ammesso all'assistenza legale da parte di un patrocinatore

legale di fiducia munito di procura speciale rilasciata

avanti all'autorita' consolare. Lo straniero e' altresi'

ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato, e,

qualora sia sprovvisto di un difensore, e' assistito da un

difensore designato dal giudice nell'ambito dei soggetti

iscritti nella tabella di cui all'articolo 29 delle norme

di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di

procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio

1989, n. 271, nonche', ove necessario, da un interprete.

9. (abrogato).

10. (abrogato).

11. Contro il decreto ministeriale di cui al comma 1 la

tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e'

disciplinata dal codice del processo amministrativo.

12. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 19, lo

straniero espulso e' rinviato allo Stato di appartenenza,

ovvero, quando cio' non sia possibile, allo Stato di

provenienza.

13. Lo straniero espulso non puo' rientrare nel

territorio dello Stato senza una speciale autorizzazione

del Ministro dell'interno. In caso di trasgressione lo

straniero e' punito con la reclusione da uno a quattro anni

ed e' nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla

frontiera. La disposizione di cui al primo periodo del

presente comma non si applica nei confronti dello straniero

gia' espulso ai sensi dell'articolo 13, comma 2, lettere a)

e b), per il quale e' stato autorizzato il

ricongiungimento, ai sensi dell'articolo 29.

13-bis. Nel caso di espulsione disposta dal giudice, il

trasgressore del divieto di reingresso e' punito con la

reclusione da uno a quattro anni. Allo straniero che, gia'

denunciato per il reato di cui al comma 13 ed espulso,

abbia fatto reingresso sul territorio nazionale si applica

la pena della reclusione da uno a cinque anni.

13-ter. Per i reati previsti dai commi 13 e 13-bis e'

obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto anche fuori

dei casi di flagranza e si procede con rito direttissimo.

14. Salvo che sia diversamente disposto, il divieto di

cui al comma 13 opera per un periodo di dieci anni. Nel

decreto di espulsione puo' essere previsto un termine piu'

breve, in ogni caso non inferiore a cinque anni, tenuto

conto della complessiva condotta tenuta dall'interessato

nel periodo di permanenza in Italia.

15. Le disposizioni di cui al comma 5 non si applicano

allo straniero che dimostri sulla base di elementi

obiettivi di essere giunto nel territorio dello Stato prima

della data di entrata in vigore della legge 6 marzo 1998,

n. 40. In tal caso, il questore puo' adottare la misura di

cui all'articolo 14, comma 1.

16. L'onere derivante dal comma 10 del presente

articolo e' valutato in lire 4 miliardi per l'anno 1997 e

in lire 8 miliardi annui a decorrere dall'anno 1998.».

- Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 31

luglio 1997, n. 249 («Istituzione dell'Autorita' per le

garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle

telecomunicazioni e radiotelevisivo», pubblicata in Gazz.

Uff., S.O., 31 luglio 1997, n. 177), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 1. (Autorita' per le garanzie nelle

comunicazioni).- 1. E' istituita l'Autorita' per le

garanzie nelle comunicazioni, di seguito denominata

«Autorita'», la quale opera in piena autonomia e con

indipendenza di giudizio e di valutazione.

2. Ferme restando le attribuzioni di cui al

decreto-legge 1° dicembre 1993, n. 487, convertito, con

modificazioni, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71, il

Ministero delle poste e delle telecomunicazioni assume la

denominazione di «Ministero delle comunicazioni».

3. Sono organi dell'Autorita' il presidente, la

commissione per le infrastrutture e le reti, la commissione

per i servizi e i prodotti e il consiglio. Ciascuna

commissione e' organo collegiale costituito dal presidente

dell'Autorita' e da quattro commissari. Il consiglio e'

costituito dal presidente e da tutti i commissari. Il

Senato della Repubblica e la Camera dei deputati eleggono

quattro commissari ciascuno, i quali vengono nominati con

decreto del Presidente della Repubblica. Ciascun senatore e

ciascun deputato esprime il voto indicando due nominativi,

uno per la commissione per le infrastrutture e le reti,

l'altro per la commissione per i servizi e i prodotti. In

caso di morte, di dimissioni o di impedimento di un

commissario, la Camera competente procede all'elezione di

un nuovo commissario che resta in carica fino alla scadenza

ordinaria del mandato dei componenti l'Autorita'. Al

commissario che subentri quando mancano meno di tre anni

alla predetta scadenza ordinaria non si applica il divieto

di conferma di cui all'articolo 2, comma 8, della legge 14

novembre 1995, n. 481. Il presidente dell'Autorita' e'

nominato con decreto del Presidente della Repubblica su

proposta del Presidente del Consiglio dei ministri d'intesa

con il Ministro delle comunicazioni. La designazione del

nominativo del presidente dell'Autorita' e' previamente

sottoposta al parere delle competenti Commissioni

parlamentari ai sensi dell'articolo 2 della legge 14

novembre 1995, n. 481.

4. La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale

e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi verifica il

rispetto delle norme previste dagli articoli 1 e 4 della

legge 14 aprile 1975, n. 103, dalla legge 25 giugno 1993,

n. 206, e dall'articolo 1 del decreto-legge 23 ottobre

1996, n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23

dicembre 1996, n. 650.

5. Ai componenti dell'Autorita' si applicano le

disposizioni di cui all'articolo 2, commi 8, 9, 10 e 11,

della legge 14 novembre 1995, n. 481.

6. Le competenze dell'Autorita' sono cosi' individuate:

a) la commissione per le infrastrutture e le reti

esercita le seguenti funzioni:

1) esprime parere al Ministero delle comunicazioni

sullo schema del piano nazionale di ripartizione delle

frequenze da approvare con decreto del Ministro delle

comunicazioni, sentiti gli organismi di cui al comma 3

dell'articolo 3 della legge 6 agosto 1990, n. 223,

indicando le frequenze destinate al servizio di protezione

civile, in particolare per quanto riguarda le

organizzazioni di volontariato e il Corpo nazionale del

soccorso alpino;

2) elabora, avvalendosi anche degli organi del

Ministero delle comunicazioni e sentite la concessionaria

pubblica e le associazioni a carattere nazionale dei

titolari di emittenti o reti private nel rispetto del piano

nazionale di ripartizione delle frequenze, i piani di

assegnazione delle frequenze, comprese quelle da assegnare

alle strutture di protezione civile ai sensi dell'articolo

11 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in particolare per

quanto riguarda le organizzazioni di volontariato e il

Corpo nazionale del soccorso alpino, e li approva, con

esclusione delle bande attribuite in uso esclusivo al

Ministero della difesa che provvede alle relative

assegnazioni. Per quanto concerne le bande in

compartecipazione con il Ministero della difesa,

l'Autorita' provvede al previo coordinamento con il

medesimo;

3) definisce, fermo restando quanto previsto

dall'articolo 15 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, le

misure di sicurezza delle comunicazioni e promuove

l'intervento degli organi del Ministero delle comunicazioni

per l'eliminazione delle interferenze elettromagnetiche,

anche attraverso la modificazione di impianti, sempreche'

conformi all'equilibrio dei piani di assegnazione;

4) sentito il parere del Ministero delle comunicazioni

e nel rispetto della normativa comunitaria, determina gli

standard per i decodificatori in modo da favorire la

fruibilita' del servizio;

5) cura la tenuta del registro degli operatori di

comunicazione al quale si devono iscrivere in virtu' della

presente legge i soggetti destinatari di concessione ovvero

di autorizzazione in base alla vigente normativa da parte

dell'Autorita' o delle amministrazioni competenti, le

imprese concessionarie di pubblicita' da trasmettere

mediante impianti radiofonici o televisivi o da diffondere

su giornali quotidiani o periodici, le imprese di

produzione e distribuzione dei programmi radiofonici e

televisivi, nonche' le imprese editrici di giornali

quotidiani, di periodici o riviste e le agenzie di stampa

di carattere nazionale, nonche' le imprese fornitrici di

servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa

l'editoria elettronica e digitale; nel registro sono

altresi' censite le infrastrutture di diffusione operanti

nel territorio nazionale. L'Autorita' adotta apposito

regolamento per l'organizzazione e la tenuta del registro e

per la definizione dei criteri di individuazione dei

soggetti tenuti all'iscrizione diversi da quelli gia'

iscritti al registro alla data di entrata in vigore della

presente legge;

6) dalla data di entrata in vigore del regolamento di

cui al numero 5) sono abrogate tutte le disposizioni

concernenti la tenuta e l'organizzazione del Registro

nazionale della stampa e del Registro nazionale delle

imprese radiotelevisive contenute nella legge 5 agosto

1981, n. 416, e successive modificazioni, e nella legge 6

agosto 1990, n. 223, nonche' nei regolamenti di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1982, n.

268, al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio

1983, n. 49, e al decreto del Presidente della Repubblica

27 marzo 1992, n. 255. Gli atti relativi ai registri di cui

al presente numero esistenti presso l'ufficio del Garante

per la radiodiffusione e l'editoria sono trasferiti

all'Autorita' ai fini di quanto previsto dal numero 5);

7) definisce criteri obiettivi e trasparenti, anche con

riferimento alle tariffe massime, per l'interconnessione e

per l'accesso alle infrastrutture di telecomunicazione

secondo criteri di non discriminazione;

8) regola le relazioni tra gestori e utilizzatori delle

infrastrutture di telecomunicazioni e verifica che i

gestori di infrastrutture di telecomunicazioni garantiscano

i diritti di interconnessione e di accesso alle

infrastrutture ai soggetti che gestiscono reti ovvero

offrono servizi di telecomunicazione; promuove accordi

tecnologici tra gli operatori del settore per evitare la

proliferazione di impianti tecnici di trasmissione sul

territorio;

9) sentite le parti interessate, dirime le controversie

in tema di interconnessione e accesso alle infrastrutture

di telecomunicazione entro novanta giorni dalla notifica

della controversia;

10) riceve periodicamente un'informativa dai gestori

del servizio pubblico di telecomunicazioni sui casi di

interruzione del servizio agli utenti, formulando eventuali

indirizzi sulle modalita' di interruzione. Gli utenti

interessati possono proporre ricorso all'Autorita' avverso

le interruzioni del servizio, nei casi previsti da un

apposito regolamento definito dalla stessa Autorita';

11) individua, in conformita' alla normativa

comunitaria, alle leggi, ai regolamenti e in particolare a

quanto previsto nell'articolo 5, comma 5, l'ambito

oggettivo e soggettivo degli eventuali obblighi di servizio

universale e le modalita' di determinazione e ripartizione

del relativo costo, e ne propone le eventuali

modificazioni;

12) promuove l'interconnessione dei sistemi nazionali

di telecomunicazione con quelli di altri Paesi;

13) determina, sentiti i soggetti interessati che ne

facciano richiesta, i criteri di definizione dei piani di

numerazione nazionale delle reti e dei servizi di

telecomunicazione, basati su criteri di obiettivita',

trasparenza, non discriminazione, equita' e tempestivita';

14) interviene nelle controversie tra l'ente gestore

del servizio di telecomunicazioni e gli utenti privati;

15) vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con

la salute umana e verifica che tali tetti, anche per

effetto congiunto di piu' emissioni elettromagnetiche, non

vengano superati, anche avvalendosi degli organi periferici

del Ministero delle comunicazioni. Il rispetto di tali

indici rappresenta condizione obbligatoria per le licenze o

le concessioni all'installazione di apparati con emissioni

elettromagnetiche. Il Ministero dell'ambiente, d'intesa con

il Ministero della sanita' e con il Ministero delle

comunicazioni, sentiti l'Istituto superiore di sanita' e

l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA),

fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al presente

numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie;

b) la commissione per i servizi e i prodotti:

1) vigila sulla conformita' alle prescrizioni della

legge dei servizi e dei prodotti che sono forniti da

ciascun operatore destinatario di concessione ovvero di

autorizzazione in base alla vigente normativa promuovendo

l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi

di telecomunicazioni;

2) emana direttive concernenti i livelli generali di

qualita' dei servizi e per l'adozione, da parte di ciascun

gestore, di una carta del servizio recante l'indicazione di

standard minimi per ogni comparto di attivita';

3) vigila sulle modalita' di distribuzione dei servizi

e dei prodotti, inclusa la pubblicita' in qualunque forma

diffusa, fatte salve le competenze attribuite dalla legge a

diverse autorita', e puo' emanare regolamenti, nel rispetto

delle norme dell'Unione europea, per la disciplina delle

relazioni tra gestori di reti fisse e mobili e operatori

che svolgono attivita' di rivendita di servizi di

telecomunicazioni;

4) assicura il rispetto dei periodi minimi che debbono

trascorrere per l'utilizzazione delle opere audiovisive da

parte dei diversi servizi a partire dalla data di edizione

di ciascuna opera, in osservanza della normativa vigente,

tenuto conto anche di eventuali diversi accordi tra

produttori;

4-bis) svolge i compiti attribuiti dall'articolo

182-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive

modificazioni;

5) in materia di pubblicita' sotto qualsiasi forma e di

televendite, emana i regolamenti attuativi delle

disposizioni di legge e regola l'interazione organizzata

tra il fornitore del prodotto o servizio o il gestore di

rete e l'utente, che comporti acquisizione di informazioni

dall'utente, nonche' l'utilizzazione delle informazioni

relative agli utenti;

6) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo

delle norme in materia di tutela dei minori anche tenendo

conto dei codici di autoregolamentazione relativi al

rapporto tra televisione e minori e degli indirizzi della

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la

vigilanza dei servizi radiotelevisivi. In caso di

inosservanza delle norme in materia di tutela dei minori,

ivi comprese quelle previste dal Codice di

autoregolamentazione TV e minori approvato il 29 novembre

2002, e successive modificazioni, la Commissione per i

servizi e i prodotti dell'Autorita' delibera l'irrogazione

delle sanzioni previste dall'articolo 31 della legge 6

agosto 1990, n. 223. Le sanzioni si applicano anche se il

fatto costituisce reato e indipendentemente dall'azione

penale. Alle sanzioni inflitte sia dall'Autorita' che dal

Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione

TV e minori viene data adeguata pubblicita' e la emittente

sanzionata ne deve dare notizia nei notiziari diffusi in

ore di massimo o di buon ascolto;

7) vigila sul rispetto della tutela delle minoranze

linguistiche riconosciute nell'ambito del settore delle

comunicazioni di massa;

8) verifica il rispetto nel settore radiotelevisivo

delle norme in materia di diritto di rettifica;

9) garantisce l'applicazione delle disposizioni vigenti

sulla propaganda, sulla pubblicita' e sull'informazione

politica nonche' l'osservanza delle norme in materia di

equita' di trattamento e di parita' di accesso nelle

pubblicazioni e nella trasmissione di informazione e di

propaganda elettorale ed emana le norme di attuazione;

10) propone al Ministero delle comunicazioni lo schema

della convenzione annessa alla concessione del servizio

pubblico radiotelevisivo e verifica l'attuazione degli

obblighi previsti nella suddetta convenzione e in tutte le

altre che vengono stipulate tra concessionaria del servizio

pubblico e amministrazioni pubbliche. La Commissione

parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei

servizi radiotelevisivi esprime parere obbligatorio entro

trenta giorni sullo schema di convenzione e sul contratto

di servizio con la concessionaria del servizio pubblico;

inoltre, vigila in ordine all'attuazione delle finalita'

del predetto servizio pubblico;

11) cura le rilevazioni degli indici di ascolto e di

diffusione dei diversi mezzi di comunicazione; vigila sulla

correttezza delle indagini sugli indici di ascolto e di

diffusione dei diversi mezzi di comunicazione rilevati da

altri soggetti, effettuando verifiche sulla congruita'

delle metodologie utilizzate e riscontri sulla veridicita'

dei dati pubblicati, nonche' sui monitoraggi delle

trasmissioni televisive e sull'operato delle imprese che

svolgono le indagini; la manipolazione dei dati tramite

metodologie consapevolmente errate ovvero tramite la

consapevole utilizzazione di dati falsi e' punita ai sensi

dell'articolo 476, primo comma, del codice penale; laddove

la rilevazione degli indici di ascolto non risponda a

criteri universalistici del campionamento rispetto alla

popolazione o ai mezzi interessati, l'Autorita' puo'

provvedere ad effettuare le rilevazioni necessarie;

12) verifica che la pubblicazione e la diffusione dei

sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa siano

effettuate rispettando i criteri contenuti nell'apposito

regolamento che essa stessa provvede ad emanare;

13) effettua il monitoraggio delle trasmissioni

radiotelevisive, anche avvalendosi degli ispettorati

territoriali del Ministero delle comunicazioni;

14) applica le sanzioni previste dall'articolo 31 della

legge 6 agosto 1990, n. 223;

15) favorisce l'integrazione delle tecnologie e

dell'offerta di servizi di comunicazioni;

c) il consiglio:

1) segnala al Governo l'opportunita' di interventi,

anche legislativi, in relazione alle innovazioni

tecnologiche ed all'evoluzione, sul piano interno ed

internazionale, del settore delle comunicazioni;

2) garantisce l'applicazione delle norme legislative

sull'accesso ai mezzi e alle infrastrutture di

comunicazione, anche attraverso la predisposizione di

specifici regolamenti;

3) promuove ricerche e studi in materia di innovazione

tecnologica e di sviluppo nel settore delle comunicazioni e

dei servizi multimediali, anche avvalendosi dell'Istituto

superiore delle poste e delle telecomunicazioni, che viene

riordinato in «Istituto superiore delle comunicazioni e

delle tecnologie dell'informazione», ai sensi dell'articolo

12, comma 1, lettera b), del decreto-legge 1° dicembre

1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29

gennaio 1994, n. 71;

4) adotta i regolamenti di cui al comma 9 e i

provvedimenti di cui ai commi 11 e 12;

5) adotta le disposizioni attuative del regolamento di

cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre

1996, n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23

dicembre 1996, n. 650, sui criteri e sulle modalita' per il

rilascio delle licenze e delle autorizzazioni e per la

determinazione dei relativi contributi, nonche' il

regolamento sui criteri e sulle modalita' di rilascio delle

concessioni e delle autorizzazioni in materia

radiotelevisiva e per la determinazione dei relativi canoni

e contributi;

6) propone al Ministero delle comunicazioni i

disciplinari per il rilascio delle concessioni e delle

autorizzazioni in materia radiotelevisiva sulla base dei

regolamenti approvati dallo stesso consiglio;

7) verifica i bilanci ed i dati relativi alle attivita'

ed alla proprieta' dei soggetti autorizzati o concessionari

del servizio radiotelevisivo, secondo modalita' stabilite

con regolamento;

8) accerta la effettiva sussistenza di posizioni

dominanti nel settore radiotelevisivo e comunque vietate ai

sensi della presente legge e adotta i conseguenti

provvedimenti;

9) assume le funzioni e le competenze assegnate al

Garante per la radiodiffusione e l'editoria, escluse le

funzioni in precedenza assegnate al Garante ai sensi del

comma 1 dell'articolo 20 della legge 10 ottobre 1990, n.

287, che e' abrogato;

10) accerta la mancata osservanza, da parte della

societa' concessionaria del servizio radiotelevisivo

pubblico, degli indirizzi formulati dalla Commissione

parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei

servizi radiotelevisivi ai sensi degli articoli 1 e 4 della

legge 14 aprile 1975, n. 103 , e richiede alla

concessionaria stessa l'attivazione dei procedimenti

disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti

dei dirigenti responsabili;

11) esprime, entro trenta giorni dal ricevimento della

relativa documentazione, parere obbligatorio sui

provvedimenti, riguardanti operatori del settore delle

comunicazioni, predisposti dall'Autorita' garante della

concorrenza e del mercato in applicazione degli articoli 2,

3, 4 e 6 della L. 10 ottobre 1990, n. 287; decorso tale

termine i provvedimenti sono adottati anche in mancanza di

detto parere;

12) entro il 30 giugno di ogni anno presenta al

Presidente del Consiglio dei ministri per la trasmissione

al Parlamento una relazione sull'attivita' svolta

dall'Autorita' e sui programmi di lavoro; la relazione

contiene, fra l'altro, dati e rendiconti relativi ai

settori di competenza, in particolare per quanto attiene

allo sviluppo tecnologico, alle risorse, ai redditi e ai

capitali, alla diffusione potenziale ed effettiva, agli

ascolti e alle letture rilevate, alla pluralita' delle

opinioni presenti nel sistema informativo, alle

partecipazioni incrociate tra radio, televisione, stampa

quotidiana, stampa periodica e altri mezzi di comunicazione

a livello nazionale e comunitario;

13) autorizza i trasferimenti di proprieta' delle

societa' che esercitano l'attivita' radiotelevisiva

previsti dalla legge;

14) esercita tutte le altre funzioni e poteri previsti

nella legge 14 novembre 1995, n. 481, nonche' tutte le

altre funzioni dell'Autorita' non espressamente attribuite

alla commissione per le infrastrutture e le reti e alla

commissione per i servizi e i prodotti.

7. Le competenze indicate al comma 6 possono essere

ridistribuite con il regolamento di organizzazione

dell'Autorita' di cui al comma 9.

8. La separazione contabile e amministrativa, cui sono

tenute le imprese operanti nel settore destinatarie di

concessioni o autorizzazioni, deve consentire

l'evidenziazione dei corrispettivi per l'accesso e

l'interconnessione alle infrastrutture di

telecomunicazione, l'evidenziazione degli oneri relativi al

servizio universale e quella dell'attivita' di

installazione e gestione delle infrastrutture separata da

quella di fornitura del servizio e la verifica

dell'insussistenza di sussidi incrociati e di pratiche

discriminatorie. La separazione contabile deve essere

attuata nel termine previsto dal regolamento di cui

all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996,

n. 545, convertito, con modificazioni, dalla legge 23

dicembre 1996, n. 650. Le imprese operanti nel settore

delle telecomunicazioni pubblicano entro due mesi

dall'approvazione del bilancio un documento riassuntivo dei

dati di bilancio, con l'evidenziazione degli elementi di

cui al presente comma.

9. L'Autorita', entro novanta giorni dal primo

insediamento, adotta un regolamento concernente

l'organizzazione e il funzionamento, i bilanci, i

rendiconti e la gestione delle spese, anche in deroga alle

disposizioni sulla contabilita' generale dello Stato,

nonche' il trattamento giuridico ed economico del personale

addetto, sulla base della disciplina contenuta nella legge

14 novembre 1995, n. 481, prevedendo le modalita' di

svolgimento dei concorsi e le procedure per l'immissione

nel ruolo del personale assunto con contratto a tempo

determinato ai sensi del comma 18. L'Autorita' provvede

all'autonoma gestione delle spese per il proprio

funzionamento nei limiti del fondo stanziato a tale scopo

nel bilancio dello Stato ed iscritto in apposito capitolo

dello stato di previsione della spesa del Ministero del

tesoro. L'Autorita' adotta regolamenti sulle modalita'

operative e comportamentali del personale, dei dirigenti e

dei componenti della Autorita' attraverso l'emanazione di

un documento denominato Codice etico dell'Autorita' per le

garanzie nelle comunicazioni. Tutte le delibere ed i

regolamenti di cui al presente comma sono adottati

dall'Autorita' con il voto favorevole della maggioranza

assoluta dei suoi componenti.

10. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici

o privati, nonche' i portatori di interessi diffusi

costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare

un pregiudizio dal provvedimento, hanno facolta' di

denunziare violazioni di norme di competenza dell'Autorita'

e di intervenire nei procedimenti.

11. L'Autorita' disciplina con propri provvedimenti le

modalita' per la soluzione non giurisdizionale delle

controversie che possono insorgere fra utenti o categorie

di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di

licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di

licenze tra loro. Per le predette controversie, individuate

con provvedimenti dell'Autorita', non puo' proporsi ricorso

in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito

un tentativo obbligatorio di conciliazione da ultimare

entro trenta giorni dalla proposizione dell'istanza

all'Autorita'. A tal fine, i termini per agire in sede

giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine

per la conclusione del procedimento di conciliazione.

12. I provvedimenti dell'Autorita' definiscono le

procedure relative ai criteri minimi adottati dalle

istituzioni dell'Unione europea per la regolamentazione

delle procedure non giurisdizionali a tutela dei

consumatori e degli utenti. I criteri individuati

dall'Autorita' nella definizione delle predette procedure

costituiscono principi per la definizione delle

controversie che le parti concordino di deferire ad

arbitri.

13. L'Autorita' si avvale degli organi del Ministero

delle comunicazioni e degli organi del Ministero

dell'interno per la sicurezza e la regolarita' dei servizi

di telecomunicazioni nonche' degli organi e delle

istituzioni di cui puo' attualmente avvalersi, secondo le

norme vigenti, il Garante per la radiodiffusione e

l'editoria. Riconoscendo le esigenze di decentramento sul

territorio al fine di assicurare le necessarie funzioni di

governo, di garanzia e di controllo in tema di

comunicazione, sono funzionalmente organi dell'Autorita' i

comitati regionali per le comunicazioni, che possono

istituirsi con leggi regionali entro sei mesi

dall'insediamento, ai quali sono altresi' attribuite le

competenze attualmente svolte dai comitati regionali

radiotelevisivi. L'Autorita', d'intesa con la Conferenza

permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome di Trento e di Bolzano, individua gli

indirizzi generali relativi ai requisiti richiesti ai

componenti, ai criteri di incompatibilita' degli stessi, ai

modi organizzativi e di finanziamento dei comitati. Entro

il termine di cui al secondo periodo e in caso di

inadempienza le funzioni dei comitati regionali per le

comunicazioni sono assicurate dai comitati regionali

radiotelevisivi operanti. L'Autorita' d'intesa con la

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le

regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

adotta un regolamento per definire le materie di sua

competenza che possono essere delegate ai comitati

regionali per le comunicazioni. Nell'esplicazione delle

funzioni l'Autorita' puo' richiedere la consulenza di

soggetti o organismi di riconosciuta indipendenza e

competenza. Le comunicazioni dirette all'Autorita' sono

esenti da bollo. L'Autorita' si coordina con i preposti

organi dei Ministeri della difesa e dell'interno per gli

aspetti di comune interesse.

14. Il reclutamento del personale di ruolo dei comitati

regionali per le comunicazioni avviene prioritariamente

mediante le procedure di mobilita' previste dall'articolo

4, comma 2, del decreto-legge 12 maggio 1995, n. 163,

convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 1995,

n. 273, per il personale in ruolo del Ministero delle poste

e delle telecomunicazioni che, alla data di entrata in

vigore della presente legge, risulti applicato al relativo

ispettorato territoriale. Analoga priorita' e' riconosciuta

al personale in posizione di comando dall'Ente poste

italiane presso gli stessi ispettorati territoriali, nei

limiti della dotazione organica del Ministero, stabilita

dal decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 540, i cui effetti

sono stati fatti salvi dalla legge 23 dicembre 1996, n.

650. 15. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto

con il Ministro delle comunicazioni e con il Ministro del

tesoro, sono determinati le strutture, il personale ed i

mezzi di cui si avvale il servizio di polizia delle

telecomunicazioni, nei limiti delle dotazioni organiche del

personale del Ministero dell'interno e degli stanziamenti

iscritti nello stato di previsione dello stesso Ministero,

rubrica sicurezza pubblica. Con decreto del Ministro delle

finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, con il

Ministro delle comunicazioni e con il Ministro del tesoro,

sono determinati le strutture, il personale e i mezzi della

Guardia di finanza per i compiti d'istituto nello specifico

settore della radiodiffusione e dell'editoria.

16. (abrogato).

17. E' istituito il ruolo organico del personale

dipendente dell'Autorita' nel limite di duecentosessanta

unita'. Alla definitiva determinazione della pianta

organica si procede con decreto del Presidente del

Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle

comunicazioni di concerto con il Ministro del tesoro e con

il Ministro per la funzione pubblica, su parere conforme

dell'Autorita', in base alla rilevazione dei carichi di

lavoro, anche mediante il ricorso alle procedure di

mobilita' previste dalla normativa vigente e

compatibilmente con gli stanziamenti ordinari di bilancio

previsti per il funzionamento dell'Autorita'.

18. L'Autorita', in aggiunta al personale di ruolo,

puo' assumere direttamente dipendenti con contratto a tempo

determinato, disciplinato dalle norme di diritto privato,

in numero non superiore a sessanta unita', con le modalita'

previste dall'articolo 2, comma 30, della legge 14 novembre

1995, n. 481.

19. L'Autorita' puo' avvalersi, per motivate esigenze,

di dipendenti dello Stato o di altre amministrazioni

pubbliche o di enti pubblici collocati in posizione di

fuori ruolo nelle forme previste dai rispettivi

ordinamenti, ovvero in aspettativa ai sensi dell'articolo

13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, e successive modificazioni, in numero non

superiore, complessivamente, a trenta unita' e per non

oltre il 20 per cento delle qualifiche dirigenziali,

lasciando non coperto un corrispondente numero di posti di

ruolo. Al personale di cui al presente comma e' corrisposta

l'indennita' prevista dall'articolo 41 del decreto del

Presidente della Repubblica 10 luglio 1991, n. 231.

20. In sede di prima attuazione della presente legge

l'Autorita' puo' provvedere al reclutamento del personale

di ruolo, nella misura massima del 50 per cento dei posti

disponibili nella pianta organica, mediante apposita

selezione proporzionalmente alle funzioni ed alle

competenze trasferite nell'ambito del personale dipendente

dal Ministero delle comunicazioni e dall'Ufficio del

Garante per la radiodiffusione e l'editoria purche' in

possesso delle competenze e dei requisiti di

professionalita' ed esperienza richiesti per l'espletamento

delle singole funzioni.

21. All'Autorita' si applicano le disposizioni di cui

all'articolo 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481, non

derogate dalle disposizioni della presente legge. Le

disposizioni del comma 9, limitatamente alla deroga alle

norme sulla contabilita' generale dello Stato, nonche' dei

commi 16 e 19 del presente articolo si applicano anche alle

altre Autorita' istituite dalla legge 14 novembre 1995, n.

481, senza oneri a carico dello Stato.

22. Con effetto dalla data di entrata in vigore del

regolamento di organizzazione previsto dal comma 9 del

presente articolo, sono abrogati i commi 1, 2, 3, 4, 5, 12

e 13 dell'articolo 6 della legge 6 agosto 1990, n. 223,

nonche' il secondo comma dell'articolo 8 della legge 5

agosto 1981, n. 416. Con effetto dalla data di entrata in

vigore delle norme di cui ai commi 11 e 12 del presente

articolo sono abrogati i commi 7 e 8 dell'articolo 6 della

legge 6 agosto 1990, n. 223. E abrogata altresi' ogni norma

incompatibile con le disposizioni della presente legge.

Dalla data del suo insediamento l'Autorita' subentra nei

procedimenti amministrativi e giurisdizionali e nella

titolarita' dei rapporti attivi e passivi facenti capo al

Garante per la radiodiffusione e l'editoria.

23. Entro novanta giorni dalla data di entrata in

vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle

comunicazioni, sono emanati uno o piu' regolamenti, ai

sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto

1988, n. 400, per individuare le competenze trasferite,

coordinare le funzioni dell'Autorita' con quelle delle

pubbliche amministrazioni interessate dal trasferimento di

competenze, riorganizzare o sopprimere gli uffici di dette

amministrazioni e rivedere le relative piante organiche. A

decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti

sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari

che disciplinano gli uffici soppressi o riorganizzati,

indicate nei regolamenti stessi.

24. (abrogato).

25. Fino all'entrata in funzione dell'Autorita' il

Ministero delle comunicazioni svolge le funzioni attribuite

all'Autorita' dalla presente legge, salvo quelle attribuite

al Garante per la radiodiffusione e l'editoria, anche ai

fini di quanto previsto dall'articolo 1-bis del

decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474.

26. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.

27. (abrogato).

28. E' istituito presso l'Autorita' un Consiglio

nazionale degli utenti, composto da esperti designati dalle

associazioni rappresentative delle varie categorie degli

utenti dei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi

fra persone particolarmente qualificate in campo giuridico,

sociologico, psicologico, pedagogico, educativo e

massmediale, che si sono distinte nella affermazione dei

diritti e della dignita' della persona o delle particolari

esigenze di tutela dei minori. Il Consiglio nazionale degli

utenti esprime pareri e formula proposte all'Autorita', al

Parlamento e al Governo e a tutti gli organismi pubblici e

privati, che hanno competenza in materia audiovisiva o

svolgono attivita' in questi settori su tutte le questioni

concernenti la salvaguardia dei diritti e le legittime

esigenze dei cittadini, quali soggetti attivi del processo

comunicativo, promuovendo altresi' iniziative di confronto

e di dibattito su detti temi. Con proprio regolamento

l'Autorita' detta i criteri per la designazione,

l'organizzazione e il funzionamento del Consiglio nazionale

degli utenti e fissa il numero dei suoi componenti, il

quale non deve essere superiore a undici. I pareri e le

proposte che attengono alla tutela dei diritti di cui

all'articolo 1, comma 1, della legge 31 dicembre 1996, n.

675, sono trasmessi al Garante per la protezione dei dati

personali.

29. I soggetti che nelle comunicazioni richieste

dall'Autorita' espongono dati contabili o fatti concernenti

l'esercizio della propria attivita' non rispondenti al

vero, sono puniti con le pene previste dall'articolo 2621

del codice civile.

30. I soggetti che non provvedono, nei termini e con le

modalita' prescritti, alla comunicazione dei documenti, dei

dati e delle notizie richiesti dall'Autorita' sono puniti

con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un

milione a lire duecento milioni irrogata dalla stessa

Autorita'.

31. I soggetti che non ottemperano agli ordini e alle

diffide dell'Autorita', impartiti ai sensi della presente

legge, sono puniti con la sanzione amministrativa

pecuniaria da lire venti milioni a lire cinquecento

milioni. Se l'inottemperanza riguarda provvedimenti

adottati in ordine alla violazione delle norme sulle

posizioni dominanti, si applica a ciascun soggetto

interessato una sanzione amministrativa pecuniaria non

inferiore al 2 per cento e non superiore al 5 per cento del

fatturato realizzato dallo stesso soggetto nell'ultimo

esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della

contestazione. Le sanzioni amministrative pecuniarie

previste dal presente comma sono irrogate dall'Autorita'.

32. Nei casi previsti dai commi 29, 30 e 31, se la

violazione e' di particolare gravita' o reiterata, puo'

essere disposta nei confronti del titolare di licenza o

autorizzazione o concessione anche la sospensione

dell'attivita', per un periodo non superiore ai sei mesi,

ovvero la revoca.».

- Il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno

2001, n. 325 («Testo unico delle disposizioni legislative

in materia di espropriazione per pubblica utilita'. (Testo

B) > > ) e' pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 16 agosto 2001,

n. 189.

- Il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno

2001, n. 327 («Testo unico delle disposizioni legislative

in materia di espropriazione per pubblica utilita'. (Testo

A)») e' pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 16 agosto 2001, n.

189. - Si riporta il testo dell'articolo 13 del decreto del

Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 («Testo

unico delle disposizioni legislative e regolamentari in

materia di spese di giustizia. (Testo A)», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 15 giugno 2002, n. 139), come modificato

dal presente decreto:

«Art. 13. (Importi).- 1. Il contributo unificato e'

dovuto nei seguenti importi:

a) euro 30 per i processi di valore fino a 1.100 euro;

b) euro 70 per i processi di valore superiore a euro

1.100 e fino a euro 5.200 e per i processi di volontaria

giurisdizione, nonche' per i processi speciali di cui al

libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura

civile;

c) euro 170 per i processi di valore superiore a euro

5.200 e fino a euro 26.000 e per i processi contenziosi di

valore indeterminabile di competenza esclusiva del giudice

di pace;

d) euro 340 per i processi di valore superiore a euro

26.000 e fino a euro 52.000 e per i processi civili e

amministrativi di valore indeterminabile;

e) euro 500 per i processi di valore superiore a euro

52.000 e fino a euro 260.000;

f) euro 800 per i processi di valore superiore a euro

260.000 e fino a euro 520.000;

g) euro 1.110 per i processi di valore superiore a euro

520.000.

2. Per i processi di esecuzione immobiliare il

contributo dovuto e' pari a euro 200. Per gli altri

processi esecutivi lo stesso importo e' ridotto della

meta'. Per i processi esecutivi mobiliari di valore

inferiore a 2.500 euro il contributo dovuto e' pari a euro

30. Per i processi di opposizione agli atti esecutivi il

contributo dovuto e' pari a euro 120.

2-bis. Fuori dei casi previsti dall'articolo 10, comma

6-bis, per i processi dinanzi alla Corte di cassazione,

oltre al contributo unificato, e' dovuto un importo pari

all'imposta fissa di registrazione dei provvedimenti

giudiziari.

3. Il contributo e' ridotto alla meta' per i processi

speciali previsti nel libro IV, titolo I, del codice di

procedura civile, compreso il giudizio di opposizione a

decreto ingiuntivo e di opposizione alla sentenza

dichiarativa di fallimento. Ai fini del contributo dovuto,

il valore dei processi di sfratto per morosita' si

determina in base all'importo dei canoni non corrisposti

alla data di notifica dell'atto di citazione per la

convalida e quello dei processi di finita locazione si

determina in base all'ammontare del canone per ogni anno.

4.(abrogato).

5. Per la procedura fallimentare, che e' la procedura

dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura, il

contributo dovuto e' pari a euro 672.

6. Se manca la dichiarazione di cui all'articolo 14, il

processo si presume del valore indicato al comma 1, lettera

g). 6- bis. Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali

amministrativi regionali e al Consiglio di Stato il

contributo dovuto e' di euro 500; per i ricorsi previsti

dall'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034,

per quelli previsti dall'articolo 25, comma 5, della legge

7 agosto 1990, n. 241, per i ricorsi aventi ad oggetto il

diritto di cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di

ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di

esecuzione nella sentenza o di ottemperanza del giudicato

il contributo dovuto e' di euro 250; per i ricorsi cui si

applica il rito abbreviato comune a determinate materie

previsto dal Libro IV, Titolo V, Capo I del codice del

processo amministrativo, nonche' da altre disposizioni che

richiamino il citato rito, il contributo dovuto e' di euro

1.000; per i ricorsi in materia di procedure di affidamento

di lavori, servizi e forniture, ivi compresi quelli per

motivi aggiunti e quelli incidentali contenenti domande

nuove, nonche' di provvedimenti delle Autorita', il

contributo dovuto e' di euro 2.000. L'onere relativo al

pagamento dei suddetti contributi e' dovuto in ogni caso

dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione

giudiziale delle spese e anche se essa non si e' costituita

in giudizio. Ai fini predetti, la soccombenza si determina

con il passaggio in giudicato della sentenza. Non e' dovuto

alcun contributo per i ricorsi previsti dall'articolo 25

della citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di

accesso alle informazioni di cui al decreto legislativo 19

agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva

2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione

ambientale. Per ricorsi si intendono quello principale,

quello incidentale e i motivi aggiunti che introducono

domande nuove.

6- ter. Il maggior gettito derivante dall'applicazione

delle disposizioni di cui al comma 6- bis e' versato al

bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato di

previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per

le spese riguardanti il funzionamento del Consiglio di

Stato e dei Tribunali amministrativi regionali.».

- Il decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 («Codice

delle comunicazioni elettroniche») e' pubblicato in Gazz.

Uff., S.O., 15 settembre 2003, n. 214.

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto legge

19 agosto 2003, n. 220 («Disposizioni urgenti in materia di

giustizia sportiva», pubblicato in Gazz. Uff. 20 agosto

2003, n. 192), come modificato dal presente decreto:

«Art. 3. (Norme sulla giurisdizione e disciplina

transitoria).- 1. Esauriti i gradi della giustizia sportiva

e ferma restando la giurisdizione del giudice ordinario sui

rapporti patrimoniali tra societa', associazioni e atleti,

ogni altra controversia avente ad oggetto atti del Comitato

olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive

non riservata agli organi di giustizia dell'ordinamento

sportivo ai sensi dell'articolo 2, e' disciplinata dal

codice del processo amministrativo. In ogni caso e' fatto

salvo quanto eventualmente stabilito dalle clausole

compromissorie previste dagli statuti e dai regolamenti del

Comitato olimpico nazionale italiano e delle Federazioni

sportive di cui all'articolo 2, comma 2, nonche' quelle

inserite nei contratti di cui all'articolo 4 della legge 23

marzo 1981, n. 91.

2. (abrogato).

3. (abrogato).

4. (abrogato).

5.(abrogato). » .

- La legge 17 ottobre 2003, n. 280 («Conversione in

legge, con modificazioni, del D.L. 19 agosto 2003, n. 220,

recante disposizioni urgenti in materia di giustizia

sportiva») e' pubblicata in Gazz. Uff. 18 ottobre 2003, n.

243. - Il decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 396

(«Testo unico delle disposizioni legislative in materia di

debito pubblico (Testo B)») e' pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 9 marzo 2004, n. 57.

- Il decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 398

(«Testo unico delle disposizioni legislative in materia di

debito pubblico (Testo A)») e' pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 9 marzo 2004, n. 57.

- Si riporta il testo dell'articolo 142 del decreto

legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 («Codice della

proprieta' industriale, a norma dell'articolo 15 della L.

12 dicembre 2002, n. 273», pubblicato in Gazz. Uff., S.O.,

4 marzo 2005, n. 52), come modificato dal presente decreto:

«Art. 142. (Decreto di espropriazione).- 1.

L'espropriazione viene disposta per decreto del Presidente

della Repubblica, su proposta del Ministro competente, di

concerto con i Ministri delle attivita' produttive e

dell'economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei

ministri, se il provvedimento interessa la difesa militare

del Paese o, negli altri casi, la Commissione dei ricorsi.

2. Il decreto di espropriazione nell'interesse della

difesa militare del Paese, quando viene emanato prima della

stampa dell'attestato di brevettazione o di registrazione,

puo' contenere l'obbligo e stabilire la durata del segreto

sull'oggetto del titolo di proprieta' industriale.

3. La violazione del segreto e' punita ai sensi

dell'articolo 262 del codice penale.

4. Nel decreto di espropriazione e' fissata

l'indennita' spettante al titolare del diritto di

proprieta' industriale, determinata sulla base del valore

di mercato dell'invenzione, sentita la Commissione dei

ricorsi.

5. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto

legislativo 7 marzo 2005, n. 82 («Codice

dell'amministrazione digitale», pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 16 maggio 2005, n. 112), modificato dal presente

decreto:

«Art. 3.(Diritto all'uso delle tecnologie).- 1. I

cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed

ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle

comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i

gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto

previsto nel presente codice.

1-bis. Il principio di cui al comma 1 si applica alle

amministrazioni regionali e locali nei limiti delle risorse

tecnologiche ed organizzative disponibili e nel rispetto

della loro autonomia normativa.

1-ter. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 326 del decreto

legislativo 7 settembre 2005, n. 209 («Codice delle

assicurazioni private», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 13

ottobre 2005, n. 239) come modificato dal presente decreto:

«Art 326. (Procedura di applicazione delle sanzioni

amministrative pecuniarie). 1. L'ISVAP, ad eccezione dei

casi di assoluta mancanza di pregiudizio per il tempestivo

esercizio delle funzioni di vigilanza o per gli interessi

degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni

assicurative, nel termine di centoventi giorni

dall'accertamento dell'infrazione, ovvero nel termine di

centottanta per i soggetti residenti all'estero, provvede

alla contestazione degli addebiti nei confronti dei

possibili responsabili della violazione. Limitatamente alle

violazioni di cui agli articoli 148 e 149 e fermo quanto

previsto ai commi 2 e 3, la procedura puo' essere sospesa

dall'ISVAP fino a novanta giorni qualora l'impresa dimostri

che sono in corso accertamenti dovuti ad un fondato

sospetto di frode. Alla scadenza del periodo di sospensione

senza che l'impresa abbia proposto querela o denuncia,

riprende a decorrere il termine di cui ai commi 2 e 3. La

proposizione della querela o della denuncia sospende la

procedura. La sentenza o il diverso provvedimento del

giudice che decide il procedimento penale estingue la

violazione.

2. Al di fuori dei casi previsti dall'articolo 328,

comma 1, entro i successivi sessanta giorni le parti del

procedimento possono provvedere al pagamento nella misura

piu' favorevole fra la terza parte del massimo ed il doppio

del minimo della pena edittale. Il pagamento estingue la

violazione.

3. Quando le parti non effettuino il pagamento in

misura ridotta o nei casi in cui tale facolta' non e'

prevista, possono proporre, nel termine di cui al comma 2,

reclamo avverso la contestazione degli addebiti e chiedere

l'audizione dinnanzi alla Commissione consultiva sui

procedimenti sanzionatori.

4. La Commissione consultiva, nominata dal Ministro

delle attivita' produttive, e' composta da un magistrato,

anche in pensione, con qualifica non inferiore a

consigliere della Corte di cassazione o qualifiche

equivalenti ovvero da un docente universitario di ruolo,

anche a riposo, che la presiede, e da un dirigente del

Ministero delle attivita' produttive ed un dirigente

dell'ISVAP. Il mandato ha durata quadriennale ed e'

rinnovabile per una sola volta. E' stabilita con

regolamento del Ministro delle attivita' produttive, nel

rispetto dei principi del giusto procedimento, la procedura

dinanzi alla Commissione consultiva e il regime di

incompatibilita' dei componenti. La Commissione consultiva

opera presso l'ISVAP, che provvede alle spese per il suo

funzionamento ed al compenso dei componenti.

5. A seguito dell'esercizio della facolta' di reclamo

di cui al comma 3, la Commissione consultiva acquisisce le

risultanze istruttorie, esamina gli scritti difensivi e

dispone l'audizione, alla quale le parti possono

partecipare anche con l'assistenza di avvocati ed esperti

di fiducia. Se non ritiene provata la violazione, la

Commissione consultiva puo' disporre l'archiviazione della

contestazione o chiedere l'integrazione delle risultanze

istruttorie. Se, invece, ritiene provata la violazione,

trasmette al Ministro delle attivita' produttive la

proposta motivata di determinazione della sanzione

amministrativa pecuniaria, avuto riguardo anche

all'eventuale attenuazione o eliminazione delle conseguenze

dannose ed all'adozione di misure idonee a prevenire la

ripetizione della violazione. Si applicano, inoltre, gli

articoli 8, 8-bis e 11 della legge 24 novembre 1981, n.

689. 6. Il Ministero delle attivita' produttive, sulle

risultanze della proposta della Commissione consultiva o ad

istanza dell'ISVAP in assenza di reclamo, decide la

sanzione con decreto dirigenziale, che viene

successivamente comunicato dall'ISVAP alle parti del

procedimento.

7. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo. I ricorsi sono notificati anche all'ISVAP,

che provvede alla difesa in giudizio con propri legali.

8. I decreti ministeriali, che infliggono le sanzioni

pecuniarie, e le sentenze dei giudici amministrativi che

decidono i ricorsi sono pubblicati nel Bollettino

dell'ISVAP. Il Ministero delle attivita' produttive, su

richiesta dell'ISVAP, tenuto conto della violazione e degli

interessi coinvolti, puo' stabilire modalita' ulteriori per

dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le relative

spese a carico dell'autore della violazione.».

- Per il testo dell'articolo 11 del decreto legislativo

12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici

relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle

direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE», pubblicato in Gazz.

Uff., S.O., 2 maggio 2006, n. 100), si vedano le note all'

articolo 121 dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 243 bis del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come modificato

dal presente decreto:

«Art. 243 bis. Informativa in ordine all'intento di

proporre ricorso giurisdizionale. (art. 44, comma 3, lett.

b) e d), l. n. 88 del 2009; art. 1, paragrafo 4, direttiva

89/665/CEE e art. 1, paragrafo 4, direttiva 92/13/CEE come

modificati dalla direttiva 2007/66/CE)

1. Nelle materie di cui all'articolo 244, comma 1, i

soggetti che intendono proporre un ricorso giurisdizionale

informano le stazioni appaltanti della presunta violazione

e della intenzione di proporre un ricorso giurisdizionale.

2. L'informazione di cui al comma 1 e' fatta mediante

comunicazione scritta e sottoscritta dall'interessato, o da

un suo rappresentante, che reca una sintetica e sommaria

indicazione dei presunti vizi di illegittimita' e dei

motivi di ricorso che si intendono articolare in giudizio,

salva in ogni caso la facolta' di proporre in giudizio

motivi diversi o ulteriori. L'interessato puo' avvalersi

dell'assistenza di un difensore. La comunicazione puo'

essere presentata fino a quando l'interessato non abbia

notificato un ricorso giurisdizionale. L'informazione e'

diretta al responsabile del procedimento. La comunicazione

prevista dal presente comma puo' essere effettuata anche

oralmente nel corso di una seduta pubblica della

commissione di gara ed e' inserita nel verbale della seduta

e comunicata immediatamente al responsabile del

procedimento a cura della commissione di gara.

3. L'informativa di cui al presente articolo non

impedisce l'ulteriore corso del procedimento di gara, ne'

il decorso del termine dilatorio per la stipulazione del

contratto, fissato dall'articolo 11, comma 10, ne' il

decorso del termine per la proposizione del ricorso

giurisdizionale.

4. La stazione appaltante, entro quindici giorni dalla

comunicazione di cui al comma 1, comunica le proprie

determinazioni in ordine ai motivi indicati

dall'interessato, stabilendo se intervenire o meno in

autotutela. L'inerzia equivale a diniego di autotutela.

5. L'omissione della comunicazione di cui al comma 1 e

l'inerzia della stazione appaltante costituiscono

comportamenti valutabili, ai fini della decisione sulle

spese di giudizio, nonche' ai sensi dell'articolo 1227 del

codice civile.

6. Il diniego totale o parziale di autotutela, espresso

o tacito, e' impugnabile solo unitamente all'atto cui si

riferisce, ovvero, se quest'ultimo e' gia' stato impugnato,

con motivi aggiunti.».

- Si riporta il testo dell'articolo 22 del decreto

legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 («Attuazione della

direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini

dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di

soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri»,

pubblicato in Gazz. Uff. 27 marzo 2007, n. 72), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 22. (Ricorsi avverso i provvedimenti di

allontanamento).- 1. Avverso i provvedimenti di

allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato o per

motivi di ordine pubblico di cui all'articolo 20, comma 1,

la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo

e' disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2. Avverso il provvedimento di allontanamento per

motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di

pubblica sicurezza e per i motivi di cui all'articolo 21

puo' essere presentato ricorso entro venti giorni dalla

notifica, a pena di inammissibilita', al tribunale

ordinario in composizione monocratica in cui ha sede

l'autorita' che lo ha adottato. La parte puo' stare in

giudizio personalmente.

3. I ricorsi di cui ai commi 1 e 2, sottoscritti

personalmente dall'interessato, possono essere presentati

anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o

consolare italiana; in tale caso l'autenticazione della

sottoscrizione e l'inoltro all'autorita' giudiziaria

italiana sono effettuati dai funzionari della

rappresentanza. La procura speciale al patrocinante legale

e' rilasciata avanti all'autorita' consolare, presso cui

sono eseguite le comunicazioni relative al procedimento.

4. I ricorsi di cui ai commi 1 e 2 possono essere

accompagnati da una istanza di sospensione

dell'esecutorieta' del provvedimento di allontanamento.

Fino all'esito dell'istanza di cui al presente comma,

l'efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa,

salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una

precedente decisione giudiziale ovvero sia fondato su

motivi di sicurezza dello Stato o su motivi imperativi di

pubblica sicurezza.

5. Sul ricorso di cui al comma 2, il tribunale decide a

norma degli articoli 737, e seguenti, del codice di

procedura civile. Qualora i tempi del procedimento

dovessero superare il termine entro il quale l'interessato

deve lasciare il territorio nazionale ed e' stata

presentata istanza di sospensione ai sensi del comma 4, il

giudice decide con priorita' sulla stessa prima della

scadenza del termine fissato per l'allontanamento.

6. Al cittadino comunitario o al suo familiare,

qualunque sia la sua cittadinanza, cui e' stata negata la

sospensione del provvedimento di allontanamento sono

consentiti, a domanda, l'ingresso ed il soggiorno nel

territorio nazionale per partecipare al procedimento di

ricorso, salvo che la sua presenza possa procurare gravi

turbative o grave pericolo all'ordine pubblico o alla

sicurezza pubblica. L'autorizzazione e' rilasciata dal

questore anche per il tramite di una rappresentanza

diplomatica o consolare su documentata richiesta

dell'interessato.

7. Nel caso in cui il ricorso e' respinto,

l'interessato presente sul territorio dello Stato deve

lasciare immediatamente il territorio nazionale.».

- Si riporta il testo dell'articolo 14 del decreto

legislativo 22 giugno 2007, n. 109 («Misure per prevenire,

contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e

l'attivita' dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza

internazionale, in attuazione della direttiva 2005/60/CE»,

pubblicato in Gazz. Uff. 26 luglio 2007, n. 172), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 14.(Strumenti di tutela).- 1. Avverso i

provvedimenti previsti dal presente decreto la tutela

giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e'

disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2. Qualora nel corso dell'esame del ricorso si evidenzi

che la decisione dello stesso dipende dalla cognizione di

atti per i quali sussiste il segreto dell'indagine o il

segreto di Stato, il procedimento e' sospeso fino a quando

l'atto o i contenuti essenziali dello stesso non possono

essere comunicati al tribunale amministrativo. Qualora la

sospensione si protragga per un tempo superiore a due anni,

il tribunale amministrativo puo' fissare un termine entro

il quale il Comitato e' tenuto a produrre nuovi elementi

per la decisione o a revocare il provvedimento impugnato.

Decorso il predetto termine, il tribunale amministrativo

decide allo stato degli atti.».

- Per i riferimenti alla legge 3 agosto 2007, n. 124 si

vedano le note all' articolo 119 dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 54 del decreto

legge 25 giugno 2008, n. 112 («Disposizioni urgenti per lo

sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita',

la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione

tributaria», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 25 giugno

2008, n. 147), come modificato dal presente decreto:

«Art. 54.(Accelerazione del processo amministrativo).-

1. All'articolo 9, comma 2, della legge 21 luglio 2000, n.

205, le parole «dieci anni» sono sostituite con le

seguenti: «cinque anni».

2. La domanda di equa riparazione non e' proponibile se

nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si

assume essersi verificata la violazione di cui all'articolo

2, comma 1, della legge 24 marzo 2001, n. 89, non e' stata

presentata l'istanza di prelievo di cui all'articolo 81,

comma 1, del codice del processo amministrativo, ne' con

riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione.

3. Alla legge 27 aprile 1982, n. 186, sono apportate le

seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, secondo comma, le parole: «: le

prime tre con funzioni consultive e le altre con funzioni

giurisdizionali» sono sostituite dalle parole: «con

funzioni consultive o giurisdizionali, oltre alla sezione

normativa istituita dall'articolo 17, comma 28, della legge

15 maggio 1997, n. 127»;

b) all'articolo 1, dopo il quarto comma e' aggiunto il

seguente: «Il Presidente del Consiglio di Stato, con

proprio provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il

Consiglio di Presidenza, individua le sezioni che svolgono

funzioni giurisdizionali e consultive, determina le

rispettive materie di competenza e la composizione, nonche'

la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi

dell'articolo 5, primo comma.»;

c)(abrogato);

d)(abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 9 del decreto legge

4 febbraio 2010, n. 4 («Istituzione dell'Agenzia nazionale

per l'amministrazione e la destinazione dei beni

sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata»,

pubblicato in Gazz. Uff. 4 febbraio 2010, n. 28), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 9. (Foro esclusivo).- 1. Avverso i provvedimenti

previsti dal presente decreto la tutela giurisdizionale

davanti al giudice amministrativo e' disciplinata dal

codice del processo amministrativo.

2. Nelle controversie di cui al comma 1, l'Agenzia e'

domiciliata presso l'Avvocatura generale dello Stato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 1940 del decreto

legislativo 16 marzo 2010, n. 66 («Codice dell'ordinamento

militare», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 8 maggio 2010,

n. 106), come modificato dal presente decreto:

«Art. 1940.(Ricorsi amministrativi e giurisdizionali).-

1. Avverso i provvedimenti adottati in materia di leva e'

ammesso ricorso gerarchico, ai sensi del decreto

legislativo 24 novembre 1971, n. 1199, alla Direzione

generale della previdenza militare, della leva e del

collocamento al lavoro dei volontari congedati. E' salva la

facolta' dell'interessato di adire direttamente l'autorita'

giudiziaria competente ai sensi del comma 2.

2. Avverso i provvedimenti in materia di leva e contro

quelli di decisione dei ricorsi gerarchici di cui al comma

1 la tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.

3. Spetta al giudice ordinario in sede civile la

giurisdizione quanto a:

a) questioni di cittadinanza, di domicilio e di eta';

b) diritti civili o di filiazione.

4. Spetta al giudice ordinario in sede penale la

giurisdizione quanto agli illeciti penali che non siano

espressamente attribuiti all'autorita' giudiziaria

militare.

5. Contro i provvedimenti di decisione dei ricorsi

gerarchici e contro i provvedimenti adottati dal Ministro

della difesa in materia di leva e' anche ammesso il ricorso

straordinario al Presidente della Repubblica ai sensi del

decreto legislativo n. 1199 del 1971.».

Note all'articolo 4

- Il regio decreto 17 agosto 1907, n. 638, abrogato dal

presente decreto, recava: «Testo unico delle leggi sul

Consiglio di Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 25

settembre 1907, n. 227.

Il regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, abrogato dal

presente decreto, recava: «Regolamento per la procedura

dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di

Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 25 settembre 1907, n.

227. - Il regio decreto 30 dicembre 1923, n. 2840, abrogato

dal presente decreto, recava: «Modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta

provinciale amministrativa in sede giurisdizionale» ed e'

pubblicato in Gazz. Uff. 8 gennaio 1924, n. 6.

- Si riporta il testo dell'articolo 33 del regio

decreto 26 giugno 1924, n. 1054 («Approvazione del testo

unico delle leggi sul Consiglio di Stato», pubblicato in

Gazz. Uff. 7 luglio 1924, n. 158), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 33. (Art. 25 del testo unico 17 agosto 1907, n.

638; art. 12 del R. decreto 30 dicembre 1923, n. 2840).

Negli affari che, a norma della presente legge, possono

formare oggetto di ricorso al Consiglio di Stato in sede

giurisdizionale, il Governo, avuto il parere della sezione

competente, non puo' richiedere, in via amministrativa,

l'esame del Consiglio di Stato in adunanza generale.».

- Il regio decreto 26 giugno 1924, n. 1058, abrogato

dal presente decreto, recava: «Approvazione del testo unico

delle leggi sulla Giunta provinciale amministrativa in sede

giurisdizionale» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 7 luglio

1924, n. 158.

- Si riporta il testo dell'articolo 58 del regio

decreto 8 gennaio 1931, n. 148 («Coordinamento delle norme

sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi del

lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del

personale delle ferrovie, tranvie e linee di navigazione

interna in regime di concessione)», pubblicato in Gazz.

Uff. 9 marzo 1931, n. 56), come modificato dal presente

decreto:

«Art. 58. Le decisioni del Consiglio di disciplina sono

definitive, e divengono esecutive dopo che l'azienda le ha

notificate all'agente. La notifica deve essere fatta entro

dieci giorni dalla data di comunicazione della decisione

all'azienda.

Contro le punizioni la cui decisione e' di competenza

del direttore o del capo servizio, l'agente punito puo'

ricorrere rispettivamente al Consiglio di amministrazione

dell'azienda od al direttore, purche' presenti il ricorso

per la via gerarchica entro 15 giorni da quello in cui gli

fu data partecipazione per iscritto del provvedimento

relativo. Nei casi previsti nei punti 5 e da 13 a 20

dell'art. 42 l'agente punito puo' ricorrere con le

modalita' di cui sopra al Consiglio di disciplina.

L'autorita' competente stabilisce caso per caso se e

quali nuove indagini siano necessarie per poter decidere

con piena cognizione di causa.

Il ricorso non sospende l'esecuzione del

provvedimento.».

- Il decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 642,

abrogato dal presente decreto, recava: «Provvedimenti per

accelerare i giudizi presso le sezioni giurisdizionali del

Consiglio di Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 11

giugno 1948, n. 134.

- La legge 21 dicembre 1950, n. 1018 («Modificazioni al

testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato»)e'

pubblicata in Gazz. Uff. 30 dicembre 1950, n. 298.

- La legge 21 novembre 1967, n. 1185 («Norme sui

passaporti») e' pubblicata in Gazz. Uff. 18 dicembre 1967,

n. 314.

- Si riporta il testo dell'articolo 40 della legge 6

dicembre 1971, n. 1034 («Istituzione dei tribunali

amministrativi regionali», pubblicata in Gazz. Uff. 13

dicembre 1971, n. 314), come modificato dal present

decreto:

«Art. 40. L'appello contro le sentenze di tale

tribunale e' portato al Consiglio di giustizia

amministrativa per la regione siciliana. Nulla e' innovato

nelle disposizioni che attualmente disciplinano detto

Consiglio.».

- Gli articoli 3, 4, 5, 12, 13, 30, 34, 37, 38 e 39 del

decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1973, n.

214 («Regolamento di esecuzione della L. 6 dicembre 1971,

n. 1034, istitutiva dei tribunali amministrativi

regionali», pubblicato in Gazz. Uff. 22 maggio 1973, n.

131), abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 3. Presidenza delle sezioni staccate. »

«Art. 4. Presidente del tribunale del Lazio. »

«Art. 5. Riparto dei magistrati amministrativi nel

tribunale del Lazio.»

«Art.12. Sorteggio.»

«Art. 13. Sede - Adunanze. »

«Art. 30. Calendario delle udienze. »

«Art. 34. Toghe e divise. »

«Art. 37. Consiglio di presidenza dei tribunali

amministrativi regionali. »

«Art. 38.Commissione per il sorteggio. »

«Art. 39. Trasmissione ricorsi. »

- L'articolo 6 della legge 20 marzo 1980, n. 75

(«Proroga del termine previsto dall'art. 1 della L. 6

dicembre 1979, n. 610, in materia di trattamento economico

del personale civile e militare dello Stato in servizio ed

in quiescenza; norme in materia di computo della

tredicesima mensilita' e di riliquidazione dell'indennita'

di buonuscita e norme di interpretazione e di attuazione

dell'art. 6 della L. 29 aprile 1976, numero 177, sul

trasferimento degli assegni vitalizi al Fondo sociale e

riapertura dei termini per la opzione», pubblicata in Gazz.

Uff. 21 marzo 1980, n. 80), abrogato dal presente decreto,

recava:

«Art. 6. Competenza dei tribunali amministrativi

regionali. »

- Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 27

aprile 1982, n. 186, («Ordinamento della giurisdizione

amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario

del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi

regionali», pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 29 aprile 1982,

n. 117), come modificato dal presente decreto:

«Art. 1. Composizione.

Il Consiglio di Stato e' composto dal presidente del

Consiglio di Stato, da presidenti di sezione e da

consiglieri di Stato, secondo la tabella A allegata alla

presente legge.

Il Consiglio di Stato si divide in sei sezioni con

funzioni consultive o giurisdizionali, oltre alla sezione

normativa istituita dall'articolo 17, comma 28, della legge

15 maggio 1997, n. 127.

Ciascuna sezione consultiva e' composta da due

presidenti, di cui uno titolare, e da almeno nove

consiglieri; ciascuna sezione giurisdizionale e' composta

da due presidenti, di cui uno titolare, e da almeno dodici

consiglieri.

Per le sezioni consultive del Consiglio di Stato le

deliberazioni sono valide se adottate con la presenza di

almeno quattro consiglieri.

Il Presidente del Consiglio di Stato, con proprio

provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il

Consiglio di Presidenza, individua le sezioni che svolgono

funzioni giurisdizionali e consultive, determina le

rispettive materie di competenza e la composizione, nonche'

la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi

dell'articolo 5, primo comma.».

- Gli articoli 5 e 55 della citata legge 27 aprile

1982, n. 186, abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 5. Adunanza plenaria. »

«Art. 55. Sottoscrizione e pubblicazione delle

sentenze. »

- Si riporta il testo dell'articolo 2 bis della legge 7

agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di

procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai

documenti amministrativi», pubblicata in Gazz. Uff. 18

agosto 1990, n. 192), come modificato dal presente decreto:

«Art. 2 bis. Conseguenze per il ritardo

dell'amministrazione nella conclusione del procedimento.

1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui

all'articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento

del danno ingiusto cagionato in conseguenza

dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di

conclusione del procedimento.

2.(abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 11 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 11. (Accordi integrativi o sostitutivi del

provvedimento). - 1. In accoglimento di osservazioni e

proposte presentate a norma dell'articolo 10,

l'amministrazione procedente puo' concludere, senza

pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel

perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli

interessati al fine di determinare il contenuto

discrezionale del provvedimento finale ovvero in

sostituzione di questo.

1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi

di cui al comma 1, il responsabile del procedimento puo'

predisporre un calendario di incontri cui invita,

separatamente o contestualmente, il destinatario del

provvedimento ed eventuali controinteressati.

2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono

essere stipulati, a pena di nullita', per atto scritto,

salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si

applicano, ove non diversamente previsto, i principi del

codice civile in materia di obbligazioni e contratti in

quanto compatibili.

3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono

soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.

4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse

l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,

salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un

indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi

verificatisi in danno del privato.

4-bis. A garanzia dell'imparzialita' e del buon

andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in

cui una pubblica amministrazione conclude accordi nelle

ipotesi previste al comma l, la stipulazione dell'accordo

e' preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe

competente per l'adozione del provvedimento.

5.(abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 19 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 19. (Dichiarazione di inizio attivita').- 1. Ogni

atto di autorizzazione, licenza, concessione non

costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato,

comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli

richieste per l'esercizio di attivita' imprenditoriale,

commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda

esclusivamente dall'accertamento dei requisiti e

presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto

generale e non sia previsto alcun limite o contingente

complessivo o specifici strumenti di programmazione

settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola

esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni

preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza,

all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza,

all'amministrazione della giustizia, alla amministrazione

delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di

acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, alla

tutela della salute e della pubblica incolumita', del

patrimonio culturale e paesaggistico e dell'ambiente,

nonche' degli atti imposti dalla normativa comunitaria, e'

sostituito da una dichiarazione dell'interessato corredata,

anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni

e delle attestazioni normativamente richieste.

L'amministrazione competente puo' richiedere informazioni o

certificazioni relative a fatti, stati o qualita' soltanto

qualora non siano attestati in documenti gia' in possesso

dell'amministrazione stessa o non siano direttamente

acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.

2. L'attivita' oggetto della dichiarazione puo' essere

iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione

della dichiarazione all'amministrazione competente;

contestualmente all'inizio dell'attivita', l'interessato ne

da' comunicazione all'amministrazione competente. Nel caso

in cui la dichiarazione di inizio attivita' abbia ad

oggetto l'esercizio di attivita' di cui al decreto

legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE,

l'attivita', ove non diversamente previsto, puo' essere

iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione

all'amministrazione competente.

3. L'amministrazione competente, in caso di accertata

carenza delle condizioni, modalita' e fatti legittimanti,

nel termine di trenta giorni dal ricevimento della

comunicazione di cui al comma 2, o, nei casi di cui

all'ultimo periodo del medesimo comma 2, nel termine di

trenta giorni dalla data della presentazione della

dichiarazione, adotta motivati provvedimenti di divieto di

prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi

effetti, salvo che, ove cio' sia possibile, l'interessato

provveda a conformare alla normativa vigente detta

attivita' ed i suoi effetti entro un termine fissato

dall'amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta

giorni. E' fatto comunque salvo il potere

dell'amministrazione competente di assumere determinazioni

in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies

e 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede

l'acquisizione di pareri di organi o enti appositi, il

termine per l'adozione dei provvedimenti di divieto di

prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi effetti

sono sospesi, fino all'acquisizione dei pareri, fino a un

massimo di trenta giorni, scaduti i quali l'amministrazione

puo' adottare i propri provvedimenti indipendentemente

dall'acquisizione del parere. Della sospensione e' data

comunicazione all'interessato.

4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che

prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3

per l'inizio dell'attivita' e per l'adozione da parte

dell'amministrazione competente di provvedimenti di divieto

di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi

effetti.

5. (abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 21 quinquies della

citata legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal

presente decreto:

«Art. 21quinquies. (Revoca del provvedimento).- 1. Per

sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso

di mutamento della situazione di fatto o di nuova

valutazione dell'interesse pubblico originario, il

provvedimento amministrativo ad efficacia durevole puo'

essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato

ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca

determina la inidoneita' del provvedimento revocato a

produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta

pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati,

l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro

indennizzo.

1-bis. Ove la revoca di un atto amministrativo ad

efficacia durevole o istantanea incida su rapporti

negoziali, l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli

interessati e' parametrato al solo danno emergente e tiene

conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilita' da

parte dei contraenti della contrarieta' dell'atto

amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico,

sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri

soggetti all'erronea valutazione della compatibilita' di

tale atto con l'interesse pubblico.

1-ter. Ove la revoca di un atto amministrativo ad

efficacia durevole o istantanea incida su rapporti

negoziali, l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli

interessati e' parametrato al solo danno emergente e tiene

conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilita' da

parte dei contraenti della contrarieta' dell'atto

amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico,

sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri

soggetti all'erronea valutazione della compatibilita' di

tale atto con l'interesse pubblico.».

- Si riporta il testo dell'articolo 21 septies della

citata legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal

presente decreto:

«Art.21 septies. Nullita' del provvedimento. - 1. E'

nullo il provvedimento amministrativo che manca degli

elementi essenziali, che e' viziato da difetto assoluto di

attribuzione, che e' stato adottato in violazione o

elusione del giudicato, nonche' negli altri casi

espressamente previsti dalla legge.

2. (abrogato)».

- Si riporta il testo dell'articolo 25 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 25. (Modalita' di esercizio del diritto di

accesso e ricorsi).- 1. Il diritto di accesso si esercita

mediante esame ed estrazione di copia dei documenti

amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla

presente legge. L'esame dei documenti e' gratuito. Il

rilascio di copia e' subordinato soltanto al rimborso del

costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in

materia di bollo, nonche' i diritti di ricerca e di visura.

2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere

motivata. Essa deve essere rivolta all'amministrazione che

ha formato il documento o che lo detiene stabilmente.

3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione

dell'accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti

dall'articolo 24 e debbono essere motivati.

4. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta,

questa si intende respinta. In caso di diniego

dell'accesso, espresso o tacito, o di differimento dello

stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il richiedente

puo' presentare ricorso al tribunale amministrativo

regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello

stesso termine e nei confronti degli atti delle

amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al

difensore civico competente per ambito territoriale, ove

costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione.

Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza

e' attribuita al difensore civico competente per l'ambito

territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli

atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello

Stato tale richiesta e' inoltrata presso la Commissione per

l'accesso di cui all'articolo 27 nonche' presso

l'amministrazione resistente. Il difensore civico o la

Commissione per l'accesso si pronunciano entro trenta

giorni dalla presentazione dell'istanza. Scaduto

infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende

respinto. Se il difensore civico o la Commissione per

l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il

differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano

all'autorita' disponente. Se questa non emana il

provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal

ricevimento della comunicazione del difensore civico o

della Commissione, l'accesso e' consentito. Qualora il

richiedente l'accesso si sia rivolto al difensore civico o

alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre

dalla data di ricevimento, da parte del richiedente,

dell'esito della sua istanza al difensore civico o alla

Commissione stessa. Se l'accesso e' negato o differito per

motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a

soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante

per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia

entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso

inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un

procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo

I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003,

n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del

medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al

trattamento pubblico di dati personali da parte di una

pubblica amministrazione, interessi l'accesso ai documenti

amministrativi, il Garante per la protezione dei dati

personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante,

della Commissione per l'accesso ai documenti

amministrativi. La richiesta di parere sospende il termine

per la pronuncia del Garante sino all'acquisizione del

parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso

inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria

decisione.

5. Contro le determinazioni amministrative concernenti

il diritto di accesso e nei casi previsti dal comma 4 e'

dato ricorso, nel termine di trenta giorni, al tribunale

amministrativo regionale, il quale decide in camera di

consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine

per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti

che ne abbiano fatto richiesta. In pendenza di un ricorso

presentato ai sensi della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e

successive modificazioni, il ricorso puo' essere proposto

con istanza presentata al presidente e depositata presso la

segreteria della sezione cui e' assegnato il ricorso,

previa notifica all'amministrazione o ai controinteressati,

e viene deciso con ordinanza istruttoria adottata in camera

di consiglio. La decisione del tribunale e' appellabile,

entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al

Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime

modalita' e negli stessi termini. Le controversie relative

all'accesso ai documenti amministrativi sono attribuite

alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

5-bis. (abrogato).

6. (abrogato)».

- Per il testo dell'articolo 10 del decreto legge 15

gennaio 1991, n. 8 si vedano le note all'articolo 3

dell'allegato 4.

- Si riporta il testo dell'articolo 6 della legge 11

agosto 1991, n. 266 («Legge-quadro sul volontariato»,

pubblicata in Gazz. Uff. 22 agosto 1991, n. 196), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 6. (Registri delle organizzazioni di volontariato

istituiti dalle regioni e dalle province autonome).- 1. Le

regioni e le province autonome disciplinano l'istituzione e

la tenuta dei registri generali delle organizzazioni di

volontariato.

2. L'iscrizione ai registri e' condizione necessaria

per accedere ai contributi pubblici nonche' per stipulare

le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni

fiscali, secondo le disposizioni di cui, rispettivamente,

agli articoli 7 e 8.

3. Hanno diritto ad essere iscritte nei registri le

organizzazioni di volontariato che abbiano i requisiti di

cui all'articolo 3 e che alleghino alla richiesta copia

dell'atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli

aderenti.

4. Le regioni e le province autonome determinano i

criteri per la revisione periodica dei registri, al fine di

verificare il permanere dei requisiti e l'effettivo

svolgimento dell'attivita' di volontariato da parte delle

organizzazioni iscritte. Le regioni e le province autonome

dispongono la cancellazione dal registro con provvedimento

motivato.

5. (abrogato).

6. Le regioni e le province autonome inviano ogni anno

copia aggiornata dei registri all'Osservatorio nazionale

per il volontariato, previsto dall'articolo 12.

7. Le organizzazioni iscritte nei registri sono tenute

alla conservazione della documentazione relativa alle

entrate di cui all'articolo 5, comma 1, con l'indicazione

nominativa dei soggetti eroganti.».

- Si riporta il testo dell'articolo 145 del decreto

legislativo 1 settembre 1993, n. 385 («Testo unico delle

leggi in materia bancaria e creditizia», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 30 settembre 1993, n. 230), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 145. (Procedura sanzionatoria).- 1. Per le

violazioni previste nel presente titolo cui e' applicabile

una sanzione amministrativa, la Banca d'Italia o l'UIC,

nell'ambito delle rispettive competenze, contestati gli

addebiti alle persone e alla banca, alla societa' o

all'ente interessati e valutate le deduzioni presentate

entro trenta giorni, tenuto conto del complesso delle

informazioni raccolte applicano le sanzioni con

provvedimento motivato.

2.(abrogato).

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni

previste dall'articolo 144, commi 3 e 4, e' pubblicato, per

estratto, entro il termine di trenta giorni dalla data di

notificazione, a cura e spese della banca, della societa' o

dell'ente al quale appartengono i responsabili delle

violazioni, su almeno due quotidiani a diffusione

nazionale, di cui uno economico. Il provvedimento di

applicazione delle altre sanzioni previste dal presente

titolo e' pubblicato per estratto sul bollettino previsto

dall'articolo 8.

4.(abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7.(abrogato).

8. (abrogato).

9. Alla riscossione delle sanzioni previste dal

presente titolo si provvede mediante ruolo secondo i

termini e le modalita' previsti dal decreto del Presidente

della Repubblica 23 settembre 1973, n. 602, come modificato

dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.

10. Le banche, le societa' o gli enti ai quali

appartengono i responsabili delle violazioni rispondono, in

solido con questi, del pagamento della sanzione e delle

spese di pubblicita' previste dal primo periodo del comma 3

e sono tenuti a esercitare il regresso verso i

responsabili.

11. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste

dal presente titolo non si applicano le disposizioni

contenute nell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n.

689.».

- Si riporta il testo dell'articolo 17 della legge 15

maggio 1997, n. 127 («Misure urgenti per lo snellimento

dell'attivita' amministrativa e dei procedimenti di

decisione e di controllo», pubblicata in Gazz. Uff. 17

maggio 1997, n. 113), come modificato dal presente decreto:

«Art. 17. Ulteriori disposizioni in materia di

semplificazione dell'attivita' amministrativa e di

snellimento dei procedimenti di decisione e di controllo.

1. Il comma 2-bis dell'articolo 14 della legge 7 agosto

1990, n.241, introdotto dall'articolo 2 dalla legge 24

dicembre 1993, n. 537,e' sostituito dal seguente:

"2-bis. Nella prima riunione della conferenza di

servizi le amministrazioni che vi partecipano stabiliscono

il termine entro cui e' possibile pervenire ad una

decisione. In caso di inutile decorso del termine

l'amministrazione indicente procede ai sensi dei commi3-bis

e 4".

2. Dopo il comma 3 dell'articolo 14 della legge 7

agosto 1990, n. 241, e' inserito il seguente: "3-bis. Nel

caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche nel

corso della conferenza, il proprio motivato dissenso,

l'amministrazione procedente puo' assumere la

determinazione di conclusione positiva del procedimento

dandone comunicazione al Presidente del Consiglio dei

ministri, ove l'amministrazione procedente o quella

dissenziente sia una amministrazione statale; negli altri

casi la comunicazione e' data al presidente della regione

ed ai sindaci. Il Presidente del Consiglio dei ministri,

previa delibera del Consiglio medesimo, o il presidente

della regione o i sindaci, previa delibera del consiglio

regionale o dei consigli comunali, entro trenta giorni

dalla ricezione della comunicazione, possono disporre la

sospensione della determinazione inviata; trascorso tale

termine, in assenza di sospensione, la determinazione e'

esecutiva". In caso di sospensione la conferenza puo',

entro trenta giorni, pervenire ad una decisione che tenga

conto delle osservazioni del Presidente del Consiglio dei

ministri. Decorsoinutilmente tale termine, la conferenza e'

sciolta.

3. Il comma 4 dell'articolo 14 della legge 7 agosto

1990, n. 241, e' sostituito dal seguente: "4. Qualora il

motivato dissenso alla conclusione del procedimento sia

espresso da una amministrazione preposta alla tutela

ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio

storico-artistico o alla tutela della salute dei cittadini,

l'amministrazione procedente puo' richiedere, purche' non

vi sia stata una precedente valutazione di impatto

ambientale negativa in base alle norme tecniche di cui al

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27

dicembre 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del

5 gennaio 1989, una determinazione di conclusione del

procedimento al Presidente del Consiglio dei ministri,

previa deliberazione del Consiglio dei Ministri".

4. Dopo il comma 4 dell'articolo 14 della legge 7

agosto 1990, n. 241, e' aggiunto il seguente: "Art. 4-bis.

La conferenza di servizi puo' essere convocata anche per

l'esame contestuale di interessi coinvolti in piu'

procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi

attivita' o risultati. In tal caso, la conferenza e'

indetta dalla amministrazione o, previa informale intesa,

da una delle amministrazioni che curano l'interesse

pubblico prevalente ovvero dall'amministrazione competente

a concludere il procedimento che cronologicamente deve

precedere gli altri connessi. L'indizione della conferenza

puo' essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione

coinvolta".

5. Dopo l'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.

241, e' inserito il seguente: "Art. 14-bis. - 1. Il ricorso

alla conferenza di servizi e' obbligatorio nei casi in cui

l'attivita' di programmazione, progettazione,

localizzazione, decisione o realizzazione di opere

pubbliche o programmi operativi di importo iniziale

complessivo superiore a lire 30 miliardi richieda

l'intervento di piu' amministrazioni o enti, anche

attraverso intese, concerti, nulla osta o assensi comunque

denominati, ovvero qualora si tratti di opere di interesse

statale o che interessino piu' regioni. La conferenza puo'

essere indetta anche dalla amministrazione preposta al

coordinamento in base alla disciplina vigente e puo' essere

richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta in

tale attivita'.

2. Nelle conferenze di servizi di cui al comma 1, la

decisione si considera adottata se, acquisita anche in sede

diversa ed anteriore alla conferenza di servizi una intesa

tra lo Stato e la regione o le regioni territorialmente

interessate, si esprimano a favore della determinazione i

rappresentanti di comuni o comunita' montane i cui

abitanti, secondo i dati dell'ultimo censimento ufficiale,

costituiscono la maggioranza di quelli delle collettivita'

locali complessivamente interessate dalla decisione stessa

e comunque i rappresentanti della maggioranza dei comuni o

delle comunita' montane interessate. Analoga regola vale

per i rappresentanti delle province".

6. Dopo l'articolo 14-bis della legge 7 agosto l990, n.

241, introdotto dal comma 5 del presente articolo, e'

inserito il seguente: "Art. 14-ter. - 1. La conferenza di

servizi di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente

della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, puo' essere

convocata prima o nel corso dell'accertamento di

conformita' di cui all'articolo 2 del predetto decreto.

Quando l'accertamento abbia dato esito positivo, la

conferenza approva i progetti entro trenta giorni dalla

convocazione.

2. La conferenza di cui al comma 1 e' indetta, per le

opere di interesse statale, dal Provveditore alle opere

pubbliche competente per territorio. Allo stesso organo

compete l'accertamento di cui all'articolo 2 del decreto

del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383,

salvo il caso di opere che interessano il territorio di

piu' regioni per il quale l'intesa viene accertata dai

competenti organi del Ministero dei lavori pubblici".

7. Dopo l'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n.

241, introdotto dal comma 6 del presente articolo, e'

inserito il seguente: "Art. 14-quater. - 1. Nei

procedimenti relativi ad opere per le quali sia intervenuta

la valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6

della legge 8 luglio 1986, n. 349, le disposizioni di cui

agli articoli 14, comma 4, 16, comma 3, e 17, comma 2, si

applicano alle sole amministrazioni preposte alla tutela

della salute dei cittadini, fermo restando quanto disposto

dall'articolo 3, comma 5, del decreto del Presidente della

Repubblica 18 aprile 1994, n. 383. Su proposta del Ministro

competente, del Ministro dell'ambiente o del Ministro per i

beni culturali e ambientali, la valutazione di impatto

ambientale puo' essere estesa, con decreto del Presidente

del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio

dei ministri, anche ad opere non appartenenti alle

categorie individuate ai sensi dell'articolo 6 della legge

8 luglio 1986, n. 349.

2. Per l'opera sottoposta a valutazione di impatto

ambientale, il provvedimento finale, adottato a conclusione

del relativo procedimento, e' pubblicato, a cura del

proponente, unitamente all'estratto della predetta

valutazione di impatto ambientale, nella Gazzetta Ufficiale

e su un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data della

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono i termini

per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte

dei soggetti interessati".

8. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267;

9. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267;

10. Le disposizioni di cui al comma 5-bis dell'articolo

27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, introdotto dal comma

8 del presente

articolo, si applicano, in quanto compatibili, agli

accordi di programma ed ai patti territoriali di cui

all'articolo 1 del decreto-legge 8 febbraio l995, n. 32,

convertito dalla legge 7 aprile 1995, n. 104, e successive

modificazioni, agli accordi di programma relativi agli

interventi previsti nei programmi e nei piani approvati

dalla Commissione di cui all'articolo 2 della legge 15

dicembre 1990, n. 396, nonche' alle sovvenzioni globali di

cui alla normativa comunitaria.

11. Le disposizioni di cui ai commi 2-bis, 3-bis e 4

dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241,

introdotte dal presente articolo, si applicano anche alle

altre conferenze di servizi previste dalle vigenti

disposizioni di legge.

12. Il comma 5 dell'articolo 12 della legge 12 giugno

1990, n. 146, e' sostituito dal seguente: "5. La

Commissione provvede all'autonoma gestione delle spese

relative al proprio funzionamento, nei limiti degli

stanziamenti previsti da un apposito fondo istituito a tale

scopo nel bilancio dello Stato. Il rendiconto della

gestione finanziaria e' soggetto al controllo della Corte

dei conti. Le norme dirette a disciplinare la gestione

delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla

contabilita' generale dello Stato, sono approvate con

decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi ai

sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto

1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei

ministri di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la

predetta Commissione".

13. Al comma 2 dell'articolo 12 della legge 12 giugno

1990, n. 146, dopo il primo periodo sono inseriti i

seguenti: "Alle dipendenze della Commissione e' posto,

altresi', un contingente, non superiore nel primo biennio a

diciotto unita', di dipendenti dello Stato e di altre

amministrazioni pubbliche, in posizione di comando,

determinato, su proposta della Commissione, con decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il

Ministro del tesoro. I dipendenti comandati conservano lo

stato giuridico e il trattamento economico delle

amministrazioni di provenienza, a carico di queste ultime".

14. Nel caso in cui disposizioni di legge o

regolamentari dispongano l'utilizzazione presso le

amministrazioni pubbliche di un contingente di personale in

posizione di fuori ruolo o di comando, le amministrazioni

di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di

fuori ruolo o di comando entro quindici giorni dalla

richiesta.

15. All'articolo 56, terzo comma, del testo unico delle

disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili

dello Stato, approvato con decreto del Presidente della

Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, la parola: "sentiti" e'

sostituita dalla seguente: "sentito"; le parole: "ed il

consiglio di amministrazione" sono soppresse.

16. All'articolo 58, terzo comma, del citato testo

unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica

10 gennaio 1957, n. 3, la parola: "sentiti" e' sostituita

dalla seguente: "sentito"; le parole: "ed il consiglio di

amministrazione" sono soppresse.

17. All'articolo 56 del citato testo unico approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio

1957, n. 3, e' aggiunto il seguente comma: "In attesa

dell'adozione del provvedimento di comando, puo' essere

concessa, dall'amministrazione di appartenenza, l'immediata

utilizzazione dell'impiegato presso l'amministrazione che

ha richiesto il comando".

18. Fino alla trasformazione in societa' per azioni

dell'Ente poste italiane, il personale dipendente dell'Ente

stesso puo' essere comandato presso le amministrazioni

pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto

legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. PERIODO ABROGATO DAL

D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267.

19. Presso l'Autorita' per l'informatica nella pubblica

amministrazione e' istituito un Centro tecnico, operante

con autonomia amministrativa e funzionale, sotto la

direzione e il controllo dell'Autorita' per l'assistenza ai

soggetti che utilizzano la Rete unitaria della pubblica

amministrazione. Con regolamento da emanarsi entro

centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della

legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati i compiti,

l'organizzazione ed il funzionamento del Centro medesimo.

Il Centro si avvale di personale assunto con contratto di

diritto privato, anche a tempo determinato, in numero non

superiore a cinquanta unita. In sede di prima applicazione

i compiti del Centro sono svolti dall'Autorita' per

l'informatica nella pubblica amministrazione. Dalla data di

entrata in vigore del regolamento di cui al presente comma,

il Centro subentra nei compiti dell'Autorita' inerenti

l'assistenza ai soggetti che utilizzano la Rete unitaria

della pubblica amministrazione, ivi inclusi i procedimenti

di gara ancora in corso. Gli oneri di funzionamento del

Centro gravano sulle disponibilita' gia' destinate al

finanziamento del progetto intersettoriale "Rete unitaria

della pubblica amministrazione" di cui all'articolo 2 del

decreto-legge 3 giugno 1996, n. 307, convertito dalla legge

30 luglio 1996, n. 400, da assegnare con le modalita' ivi

indicate nella misura ritenuta congrua dall'Autorita' per

l'informatica nella pubblica amministrazione in relazione

alla progressiva assunzione dei compiti ad esso attribuiti.

20. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 81, quarto

comma, del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, e dagli

articoli 29, 33, 35 e 194 del regio decreto 23 maggio 1924,

n. 827, nonche' dagli articoli 19 e seguenti del

regolamento approvato con decreto delPresidente della

Repubblica 30 novembre 1979, n. 718, in materia di

redazione e aggiornamento degli inventari, il valore dei

beni e delle apparecchiature di natura informatica, anche

destinati al funzionamento di sistemi informativi

complessi, s'intende ammortizzato nel termine massimo di

cinque anni dall'acquisto. Trascorso tale termine, il

valore d'inventario s'intende azzerato, anche se i beni

stessi risultino ancora suscettibili di utilizzazione.

21. I beni e le apparecchiature di cui al comma 20,

qualora siano divenuti inadeguati per la funzione a cui

erano destinati, sono alienati, ove possibile, a cura del

Provveditorato generale dello Stato, secondo il

procedimento previsto dall'articolo 35 del regio decreto 23

maggio 1924, n. 827. In caso di esito negativo del

procedimento di alienazione, i beni e le apparecchiature

stessi sonoassegnati in proprieta', a titolo gratuito, a

istituzioni scolastiche o ad associazioni o altri soggetti

non aventi fini di lucro che ne abbiano fatto richiesta,

ovvero sono distrutti, nel rispetto della vigente normativa

in materia di tutela ambientale.

22. Le disposizioni di cui all'articolo 12 della legge

5 luglio 1982, n. 441, si applicano anche al personale di

livello dirigenziale od equiparato di cui all'articolo 2,

commi 4 e 5, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.

29, e successive modificazioni, nonche' al personale

dirigenziale delle amministrazioni pubbliche. Per il

personale delle magistrature ordinaria, amministrativa,

contabile e militare le competenze attribuite dalla legge 5

luglio 1982, n. 441, alla Presidenza del Consiglio dei

ministri e al Presidente del Consiglio dei ministri sono

esercitate dai rispettivi organi di governo.

23. All'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 30

giugno 1994, n. 479, relativo alle attribuzioni dei

consigli di indirizzo e vigilanza degli enti pubblici di

assistenza e previdenza, il primo periodo e' sostituito dai

seguenti: "Il consiglio di indirizzo e vigilanza definisce

i programmi e individua le linee di indirizzo dell'ente;

elegge tra i rappresentanti dei lavoratori dipendenti il

proprio presidente; nell'ambito della programmazione

generale, determina gli obiettivi strategici pluriennali;

definisce, in sede di autoregolamentazione, la propria

organizzazione interna, nonche' le modalita' e le strutture

con cui esercitare le proprie funzioni, compresa quella di

vigilanza, per la quale puo' avvalersi anche dell'organo di

controllo interno, istituito ai sensi dell'articolo 20 del

decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive

modificazioni, per acquisire i dati e gli elementi relativi

alla realizzazione degli obiettivi e alla corretta ed

economica gestione delle risorse; emana le direttive di

carattere generale relative all'attivita' dell'ente;

approva in via definitiva il bilancio preventivo e il conto

consuntivo, nonche' i piani pluriennali e i criteri

generali dei piani di investimento e disinvestimento, entro

sessanta giorni dalla deliberazione del consiglio di

amministrazione; in caso di non concordanza tra i due

organi, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale

provvede all'approvazione definitiva. I componenti

dell'organo di controllo interno sono nominati dal

presidente dell'ente, d'intesa con il consiglio di

indirizzo e vigilanza".

24. I commi da 1 a 4 dell'articolo 16 della legge 7

agosto 1990, n. 241, sono sostituiti dai seguenti: "1. Gli

organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui

all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio

1993, n. 29, sono tenuti a rendere i pareri ad essi

obbligatoriamente richiesti entro quarantacinque giorni dal

ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti di

pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata

comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine

entro il quale il parere sara' reso.

2. In caso di decorrenza del termine senza che sia

stato comunicato il parere o senza che l'organo adito abbia

rappresentato esigenzeistruttorie, e' in facolta'

dell'amministrazione richiedente di procedere

indipendentemente dall'acquisizione del parere.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si

applicano in casodi pareri che debbano essere rilasciati da

amministrazioni prepostealla tutela ambientale,

paesaggistica, territoriale e della salutedei cittadini.

4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato

esigenzeistruttorie il termine di cui al comma 1 puo'

essere interrotto peruna sola volta e il parere deve essere

reso definitivamente entroquindici giorni dalla ricezione

degli elementi istruttori da partedelle amministrazioni

interessate".

25. Il parere del Consiglio di Stato e' richiesto in

viaobbligatoria:

a) per l'emanazione degli atti normativi del Governo e

deisingoli ministri, ai sensi dell'articolo 17 della legge

23 agosto1988, n. 400, nonche' per l'emanazione di testi

unici;

b) per la decisione dei ricorsi straordinari al

Presidente della Repubblica;

c) sugli schemi generali di contratti-tipo, accordi e

convenzioni predisposti da uno o piu' ministri.

25-bis. Le disposizioni della lettera c) del comma 25

non siapplicano alle fattispecie previste dall'articolo 2,

comma 203, dellalegge 23 dicembre 1996, n. 662.

26. E' abrogata ogni diversa disposizione di legge che

preveda ilparere del Consiglio di Stato in via

obbligatoria.

27. Fatti salvi i termini piu' brevi previsti per

legge, il parere del Consiglio di Stato e' reso nel termine

di quarantacinque giorni dal ricevimento della richiesta;

decorso il termine, l'amministrazione puo' procedere

indipendentemente dall'acquisizione del parere. Qualora,

per esigenze istruttorie, non possa essere rispettato il

termine di cui al presente comma, tale termine puo' essere

interrotto per una sola volta e il parere deve essere reso

definitivamente entro venti giorni dal ricevimento degli

elementi istruttori da parte delle amministrazioni

interessate.

28. E' istituita una sezione consultiva del Consiglio

di Stato per l'esame degli schemi di atti normativi per i

quali il parere del Consiglio di Stato e' prescritto per

legge o e' comunque richiesto dall'amministrazione. La

sezione esamina altresi', se richiesto dal Presidente del

Consiglio dei ministri, gli schemi di atti normativi

Dell'Unione europea. Il parere del Consiglio di Stato e'

sempre reso in adunanza generale per gli schemi di atti

legislativi e di regolamenti devoluti dalla sezione o dal

presidente del Consiglio di Stato a causa della loro

particolare importanza.

29. All'articolo 10 del testo unico delle disposizioni

sulla promulgazione delle leggi, sulla emanazione dei

decreti del Presidente della Repubblica e sulle

pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28

dicembre 1985, n. 1092, e' aggiunto, in fine, il seguente

comma: "3-bis. Al fine di agevolare la lettura di una

legge, decreto o altro atto normativo, i cui articoli

risultino di particolare complessita' in ragione

dell'elevato numero di commi, la Presidenza del Consiglio

dei ministri ne predispone, per la pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale, un testo corredato da sintetiche note a

margine, stampate in modo caratteristico, che indichino in

modo sommario il contenuto di singoli commi o di gruppi di

essi. Tale testo viene pubblicato in una data indicata

contestualmente alla pubblicazione della legge o dell'atto

normativo e, comunque, non oltre quindici giorni dalla

pubblicazione stessa".

30. I disegni di legge di conversione dei decreti-legge

presentati al Parlamento recano in allegato i testi

integrali delle norme espressamente modificate o abrogate.

31. Sono abrogati gli articoli 1, 2 e 3, comma 5, del

decreto legislativo 13 febbraio 1993, n. 40, come

modificati dal decreto legislativo 10 novembre 1993, n.

479, nonche' gli articoli 45, 46 e 48 della legge 8 giugno

1990, n. 142.

32. I1 controllo di legittimita' sugli atti

amministrativi della regione, esclusa ogni valutazione di

merito, si esercita esclusivamente sui regolamenti, esclusi

quelli attinenti all'autonomia organizzativa, funzionale e

contabile dei consigli regionali, nonche' sugli atti

costituenti adempimento degli obblighi derivanti

dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.

33.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

34.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

35.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

36. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

37. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267,

nella parte in cui si riferisce al controllo del comitato

regionale di controllo.

38. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

39; COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

40. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

41. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

42. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

43. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

44. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

45. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

46. Le associazioni di protezione ambientale a

carattere nazionale, individuate dal decreto del Ministro

dell'ambiente 20 febbraio 1987, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 1987, come modificato dal

decreto del Ministro dell'ambiente 17 febbraio 1995,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile

1995, possono, nei casi previsti dall'articolo 18 della

legge 8 luglio 1986, n. 349, impugnare davanti al giudice

amministrativo gli atti di competenza delle regioni, delle

province e dei comuni.

47. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 1995, n.

549, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma

5 dopo le parole "di personale del comparto sanita'", sono

inserite le seguenti: "di personale delle regioni e degli

enti locali, limitatamente agli enti che non versino nelle

situazioni strutturalmente deficitarie di cui all'articolo

45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e

successive modificazioni"; b) il secondo periodo del comma

10 e' sostituito dal seguente: "Il divieto non si applica

alle regioni, alle province autonome e agli enti locali che

non versino nelle situazioni strutturalmente deficitarie di

cui all'articolo 45 del decreto legislativo 30 dicembre

1992, n. 504, e successive modificazioni".

48. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

49. Agli enti locali che abbiano ottenuto, entro il 31

dicembre 1996, l'approvazione dell'ipotesi di bilancio

stabilmente riequilibrato, le disposizioni di cui

all'articolo 6 e al comma 47 del presente articolo si

applicano nei limiti stabiliti dall'articolo 1, comma 7,

della legge 28 dicembre 1995, n. 549

50. I comuni possono rideterminare attraverso

accorpamenti il numero e la localizzazione delle sezioni

elettorali, e possono prevederne l'ubicazione in edifici

pubblici anche non scolastici.

51. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

52. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

53. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

54. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

55. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

56. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

57. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

58. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

58-bis. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N.

267 59. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

60. Il comma 6 dell'articolo 1 del decreto-legge 31

maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 luglio 1994, n. 474, e' abrogato.

61. L'articolo 1 della legge 1 ottobre 1951, n. 1084,

e' abrogato.

62. Dopo il comma 4 dell'articolo 53 del decreto

legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e' aggiunto il

seguente: "4-bis. Le occupazioni non autorizzate di spazi

ed aree pubbliche con manufatti od opere di qualsiasi

natura possono essere rimosse e demolite d'ufficio dal

comune. Le spese per la rimozione sono poste a carico del

trasgressore".

63. Il consiglio comunale puo' determinare le

agevolazioni sino alla completa esenzione dal pagamento

della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche,

per le superfici e gli spazi gravati da canoni concessori

non ricognitori.

64. Fino all'entrata in vigore delle nuove disposizioni

previste dall'articolo 3, comma 143, lettera e), numero 1),

della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i comuni che non

abbiano dichiarato il dissesto e che non versino nelle

situazioni strutturalmente deficitarie di cui all'articolo

45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e

successive modificazioni, possono, con proprio regolamento,

non applicare le tasse sulle concessioni comunali di cui

all'articolo 8 del decreto-legge 10 novembre 1978, n. 702,

convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 1979,

n. 3, o modificarne le aliquote.

65. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

66. I beni ceduti ai sensi del comma 65 non possono

essere alienati nei venti anni successivi alla cessione.

67. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

69. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

70. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

71. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

72. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

73. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

74. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

75. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

76. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

77. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

78. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

78-bis. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

79. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

79-bis. Le somme dovute alla Scuola superiore

dell'amministrazione dell'interno in esecuzione delle

convenzioni stipulate ai sensi del presente articolo e di

quelle stipulate con enti pubblici o privati, nonche' le

somme derivanti dall'erogazione di prestazioni o di servizi

forniti dalla Scuola stessa sono versate all'entrata del

bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreti

del Ministro del tesoro, del bilancio e della

programmazione economica, all'unita' previsionale di base

dello stato di previsione del Ministero dell'interno

relativa alle spese per il funzionamento della Scuola. Le

medesime disposizioni si applicano, nel rispetto delle

procedure previste dai rispettivi ordinamenti, alle somme

derivanti da prestazioni fornite a terzi dalle altre scuole

delle amministrazioni centrali.

80. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

81. In sede di prima attuazione e comunque non oltre

sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge, e' istituito, a cura del Ministro

dell'interno, un albo provvisorio al quale sono iscritti,

in via transitoria, i segretari comunali e provinciali. Con

effetto dalla data di entrata in vigore della presente

legge si applicano le disposizioni di cui all'articolo

51-bis della legge 8 giugno 1990, n. 142, introdotto

dall'articolo 6, comma 10, della presente legge, e di cui

al comma 68 del presente articolo. A decorrere dal

sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in

vigore del regolamento di cui al comma 78 il sindaco e il

presidente della provincia possono nominare il segretario

scegliendolo tra gli iscritti all'albo. In sede di prima

attuazione della presente legge e fino all'entrata in

vigore del regolamento di cui al comma 78 non si applicano

le disposizioni di cui all'articolo 2, decimo comma, del

decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1972, n.

749, concernenti il divieto di trasferimento per almeno un

anno dalla sede di prima assegnazione dei segretari

comunali di qualifica iniziale.

82. Il regolamento di cui al comma 78 deve altresi'

stabilire una disciplina transitoria relativa a tutti gli

istituti necessari all'attuazione del nuovo ordinamento dei

segretari comunali e provinciali, nel rispetto delle

posizioni giuridiche ed economiche acquisite dai segretari

in servizio alla data di entrata in vigore della presente

legge. Le norme transitorie dovranno, altresi', prevedere

disposizioni che garantiscano il trasferimento presso altre

pubbliche amministrazioni dei segretari che ne facciano

richiesta. Entro trenta giorni dall'emanazione del

regolamento di cui al comma 78, e' consentito ai segretari

in servizio di ruolo di chiedere l'iscrizione ad apposita

sezione speciale dell'albo. I segretari che richiedano

l'iscrizione alla sezione speciale sono mantenuti nel ruolo

statale e trasferiti presso altre pubbliche

amministrazioni, con preferenza per quelle statali,

mantenendo ad esaurimento qualifica e trattamento economico

pensionabile in godimento. Le disposizioni di cui

all'articolo 22, comma 2, del decreto del Presidente della

Repubblica 17 gennaio 1990, n. 44, ed all'articolo 15 del

decreto-legge 24 novembre 1990, n. 344, convertito, con

modificazioni, dalla legge 23 gennaio 1991, n. 21, sono

abrogate.

83. Sino all'espletamento dei corsi di formazione e

reclutamento l'ammissione all'albo nel grado iniziale e'

disposta in favore dei vincitori e degli idonei dei

concorsi in via di espletamento ovvero dei vicesegretari

che ne facciano richiesta e che abbiano svolto per almeno

quattro anni le relative funzioni.

84. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

85. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

86. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

87. Con decreto del Presidente della Repubblica da

emanarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge

23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge, previo parere della

Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province

autonome di Trento e di Bolzano, nonche' delle associazioni

nazionali delle autonomie locali, e' disciplinata la

procedura per consentire alle regioni e agli enti locali e

ai loro consorzi di ricorrere a modalita' di riscossione

dei tributi nonche' di sanzioni o prestazioni di natura

pecuniaria in forma diretta, anche mediante strumenti

elettronici o informatici, ovvero tramite il sistema

bancario e postale.

88. Con proprio regolamento le regioni e gli enti

locali potranno altresi' stabilire limiti di esenzione per

versamenti e rimborsi di importi valutati di modica entita'

e dovuti all'ente interessato.

89. Dalla data di entrata in vigore del regolamento di

cui al comma 87 sono abrogate tutte le disposizioni che

escludono o limitano l'utilizzazione di sistemi di

pagamento a favore delle regioni e degli enti locali

diversi dalla carta moneta.

90. All'articolo 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo il primo periodo, e' inserito il

seguente: "Tali parcheggi possono essere realizzati, ad uso

esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree

pertinenziali esterne al fabbricato, purche' non in

contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto

dell'uso della superficie sovrastante e compatibilmente con

la tutela dei corpi idrici";

b) al comma 3, dopo le parole "sono approvate", sono

inserite le seguenti: "salvo che si tratti di proprieta'

non condominiale".

91. I regolamenti comunali e provinciali in materia di

termine, di responsabile del procedimento e di diritto di

accesso ai documenti, ove non gia' vigenti, sono adottati

entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della

presente legge. Decorso tale termine il comitato regionale

di controllo nomina un commissario per la loro adozione.

Resta fermo quanto disposto dall'articolo 7 della legge 8

giugno 1990, n. 142, e dagli articoli 22 e 23 della legge 7

agosto 1990, n. 241.

92. Fino all'approvazione del regolamento previsto

dall'articolo 7, comma 4, della legge 8 giugno 1990, n.

142, si applica la legge 7 agosto 1990, n. 241.

93. Alla revisione e semplificazione delle disposizioni

previste dalla legge 19 marzo 1980, n. 80, in materia di

disciplina delle vendite straordinarie e di liquidazione, e

successive modificazioni ed integrazioni, nonche' dal testo

unico delle leggi sui pesi e sulle misure nel Regno

d'Italia del 20 luglio 1890, n. 6991, approvato con regio

decreto 23 agosto 1890, n. 7088, e dal relativo regolamento

di attuazione approvato con regio decreto 31 gennaio 1909,

n. 242, si provvede, entro sei mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, secondo i criteri e le

modalita' previsti dall'articolo 4 e dall'articolo 20 della

legge 15 marzo 1997, n. 59.

94. Nell'ambito dell'ulteriore semplificazione,

prevista dall'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59,

dei procedimenti amministrativi di cui alle leggi 31 maggio

1965, n. 575, 19 marzo 1990, n. 55, 17 gennaio 1994, n. 47,

e al decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490, i

regolamenti individuano le disposizioni che pongono a

carico di persone fisiche, associazioni, imprese, societa'

e consorzi obblighi in materia di comunicazioni e

certificazioni, che si intendono abrogate ove gli obblighi

da esse previsti non siano piu' rilevanti ai fini della

lotta alla criminalita' organizzata.

95. L'ordinamento degli studi dei corsi universitari,

con esclusione del dottorato di ricerca, e' disciplinato

dagli atenei, con le modalita' di cui all'articolo 11,

commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, in

conformita' a criteri generali definiti, nel rispetto della

normativa comunitaria vigente in materia, sentiti il

Consiglio universitario nazionale e le Commissioni

parlamentari competenti, con uno o piu' decreti del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, di concerto con altri Ministri interessati,

limitatamente ai criteri relativi agli ordinamenti per i

quali il medesimo concerto e' previsto alla data di entrata

in vigore della presente legge, ovvero da disposizioni dei

commi da 96 a 119 del presente articolo. I decreti di cui

al presente comma determinano altresi':

a) con riferimento ai corsi di cui al presente comma,

accorpati per aree omogenee, la durata, . . . anche

eventualmente comprensiva del percorso formativo gia'

svolto, l'eventuale serialita' dei predetti corsi e dei

relativi titoli, gli obiettivi formativi qualificanti,

tenendo conto degli sbocchi occupazionali e della

spendibilita' a livello internazionale, nonche' la

previsione di nuove tipologie di corsi e di titoli

universitari, in aggiunta o in sostituzione a quelli

determinati dagli articoli 1, 2, 3, comma 1 e 4, comma 1,

della legge 19 novembre 1990, n. 341, anche modificando gli

ordinamenti e la durata di quelli di cui al decreto

legislativo 8 maggio 1998, n. 178, in corrispondenza di

attivita' didattiche di base, specialistiche, di

perfezionamento scientifico, di alta formazione permanente

e ricorrente;

b) modalita' e strumenti per lorientamento e per

favorire la mobilita' degli studenti, nonche' la piu' ampia

informazione sugli ordinamenti degli studi, anche

attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e

telematici;

c) modalita' di attivazione da parte di universita'

italiane, in collaborazione con atenei stranieri, dei corsi

universitari di cui al presente comma, nonche' di dottorati

di ricerca, anche in deroga alle disposizioni di cui al

Capo II del Titolo III del decreto del Presidente della

Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. 96. Con decreti del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, emanati sulla base di criteri di

semplificazione delle procedure e di armonizzazione con la

revisione degli ordinamenti di cui al comma 95, e' altresi'

rideterminata la disciplina concernente:

a) il riconoscimento delle scuole di cui alla legge 11

ottobre 1986, n. 697, l'attivazione dei corsi, il rilascio

e la valutazione dei relativi titoli;

b) il riconoscimento degli istituti di cui all'articolo

3, comma 1, della legge 18 febbraio 1989, n. 56, e la

valutazione dei titoli da essi rilasciati;

c) il differimento dei termini per la convalida dei

titoli di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto del

Presidente della Repubblica 5 luglio 1989, n. 280, e la

valutazione dei diplomi rilasciati entro il 31 dicembre

1996 dalle scuole di cui all'articolo 6 del decreto del

Presidente della Repubblica 15 gennaio 1987, n. 14, anche

ai fini dell'iscrizione al relativo albo professionale;

d) il riordino delle universita' per stranieri,

prevedendo anche casi specifici in base ai quali e'

consentito l'accesso a studenti italiani;

e) i professori a contratto di cui agli articoli 25 e

100 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, prevedendo apposite disposizioni in materia

di requisiti scientifici e professionali dei predetti

professori, di modalita' di impiego, nonche' di durata e di

rinnovabilita' dei contratti. 97. Le materie di cui

all'articolo 3, comma 6, e all'articolo 4, comma 4, della

legge 19 novembre 1990, n. 341, sono disciplinate con

decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, di concerto con altri Ministri

interessati.

98. I decreti di cui al comma 95 contengono altresi'

norme per la formazione degli insegnanti delle scuole della

regione Valle d'Aosta, delle province autonome di Trento e

di Bolzano, nonche' delle scuole in lingua slovena ai fini

di adeguarla alle particolari situazioni linguistiche. Ai

predetti fini le regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia

Giulia, nonche' le province autonome di Trento e di Bolzano

possono, sentiti i Ministeri dell'universita' e della

ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica

istruzione, stipulare apposite convenzioni con universita'

italiane e con quelle dei Paesi dell'area linguistica

francese, tedesca e slovena. Tali convenzioni disciplinano

il rilascio di titoli di studio universitari da parte delle

universita' nonche' le modalita' di finanziamento. La

stessa disciplina si applica ai diplomi di cui agli

articoli 2 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341.

99. Dalla data di entrata in vigore della presente

legge, si provvede, con uno o piu' decreti del Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

su proposta del Consiglio universitario nazionale, secondo

criteri di affinita' scientifica e didattica,

all'accorpamento e al successivo aggiornamento dei settori

scientifico-disciplinari, nell'ambito dei quali sono

raggruppati gli insegnamenti, anche al fine di stabilire la

pertinenza della titolarita' ai medesimi settori, nonche' i

raggruppamenti concorsuali.

100. Il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica presenta ogni tre anni al

Parlamento una relazione sullo stato degli ordinamenti

didattici universitari e sul loro rapporto con lo sviluppo

economico e produttivo, nonche' con l'evoluzione degli

indirizzi culturali e professionali.

101. In ogni universita' o istituto di istruzione

universitaria, nelle more dell'attuazione della disciplina

di cui al comma 95, si applicano gli ordinamenti didattici

vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge

fatta salva la facolta' per il Ministro dell'universita' e

della ricerca scientifica e tecnologica di autorizzare,

sperimentalmente e per una durata limitata, con proprio

decreto, previo parere del Consiglio universitario

nazionale (CUN), modifiche ai predetti ordinamenti ovvero

l'attivazione di corsi universitari, per i quali non

sussistano ordinamenti didattici alla data di entrata in

vigore della presente legge, purche' previsti nei piani di

sviluppo del sistema universitario e dagli strumenti

attuativi del regolamento di cui all'articolo 20, comma 8,

lettera a), della legge 15 marzo 1997, n. 59, ovvero per i

quali sia stato comunque acquisito il parere favorevole del

comitato regionale di coordinamento di cui all'articolo 3

del decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio

1998, n. 25. I regolamenti didattici di ateneo disciplinano

le modalita' e i criteri per il passaggio al nuovo

ordinamento, ferma restando la facolta' degli studenti

iscritti di completare i corsi di studio, ovvero di

transitare ai nuovi corsi previo riconoscimento, da parte

delle strutture didattiche competenti, degli esami

sostenuti con esito positivo.

102. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

103. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

104. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

105. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

106. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

107. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

108. In sede di prima applicazione della presente

(continuazione) legge, gli schemi dei decreti di cui al comma 106 sono

presentati al Parlamento entro trenta giorni dalla data di

entrata in vigore della legge stessa. Le elezioni per il

rinnovo del CUN hanno luogo entro sessanta giorni

dall'emanazione del decreto concernente le modalita' di

elezione.

109. Nel rispetto dell'equilibrio finanziario del

bilancio e dei principi di una corretta ed efficiente

gestione delle risorse economiche e strumentali, le materie

di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), numeri 2), 3),

4) e 5), della legge 23 ottobre 1992, n. 421, sono regolate

dalle universita, per quanto riguarda il personale tecnico

e amministrativo, secondo i propri ordinamenti. I relativi

atti regolamentari devono rispettare quanto stabilito dai

contratti collettivi di lavoro e sono soggetti al

procedimento di cui all'articolo 10 del decreto legislativo

3 febbraio 1993, n. 29.

110. Il contratto di lavoro del direttore

amministrativo, scelto tra dirigenti delle universita', di

altre amministrazioni pubbliche, ovvero anche fra estranei

alle amministrazioni pubbliche, e' a tempo determinato di

durata non superiore a cinque anni, rinnovabile. Si

applicano l'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 30

dicembre 1992, n. 502, in quanto compatibile, e l'articolo

20 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come

sostituito dall'articolo 6 del decreto legislativo 18

novembre 1993, n. 470; la relazione di cui al comma 1 di

detto articolo e' presentata al rettore e da questi

trasmessa al consiglio di amministrazione e al senato

accademico. In prima applicazione il contratto di lavoro e'

stipulato con il direttore amministrativo in carica alla

data di entrata in vigore della presente legge per la

durata determinata dagli organi competenti dell'ateneo.

111. Le norme che disciplinano l'accesso al pubblico

impiego sono integrate, in sede degli accordi di comparto

previsti dall'articolo 51 del decreto legislativo 3

febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con le

modalita' di cui all'articolo 50 del medesimo decreto

legislativo, e successive modificazioni, al fine di tenere

in considerazione le professionalita' prodotte dai diplomi

universitari, dai diplomi di scuole dirette a fini

speciali, dai diplomi di laurea dai dottorati di ricerca e

dai diplomi delle scuole di specializzazione, nonche' dagli

altri titoli di cui al comma 95, lettera a).

112. Fino al riordino della disciplina relativa allo

stato giuridico dei professori universitari e del relativo

reclutamento, il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, con proprio decreto, definisce i

criteri per la chiamata diretta, da parte delle facolta',

di eminenti studiosi, non solo italiani, che occupino

analoga posizione in universita' straniere o che siano

insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito

internazionale. L'articolo 4 del decreto del Presidente

della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e' abrogato dalla

data di emanazione del predetto decreto.

113. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi

dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o

piu' decreti legislativi, sentite le competenti Commissioni

parlamentari, per modificare la disciplina del concorso per

l'accesso alla magistratura ordinaria, sulla base dei

seguenti principi e criteri direttivi: semplificazione

delle modalita' di svolgimento del concorso e introduzione

graduale, come condizione per l'ammissione al concorso,

dell'obbligo di conseguire un diploma (...) esclusivamente

presso scuole di specializzazione istituite nelle

universita', sedi delle facolta' di giurisprudenza.

114. Anche in deroga alle vigenti disposizioni relative

all'accesso alle professioni di avvocato e notaio, il

diploma di specializzazione di cui al comma 113

costituisce, nei termini che saranno definiti con decreto

del Ministro di grazia e giustizia, adottato di concerto

con il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, titolo valutabile ai fini del

compimento del relativo periodo di pratica. Con decreto del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, di concerto con il Ministro di grazia e

giustizia, sentiti i competenti ordini professionali, sono

definiti i criteri per la istituzione ed organizzazione

delle scuole di specializzazione di cui al comma 113, anche

prevedendo l'affidamento annuale degli insegnamenti a

contenuto professionale a magistrati, notai ed avvocati.

115. Il Governo, entro dodici mesi dalla data di

entrata in vigore della presente legge, e' delegato ad

emanare, previo parere delle competenti Commissioni

parlamentari, uno o piu' decreti legislativi, finalizzati

alla trasformazione degli attuali Istituti superiori di

educazione fisica (ISEF), sulla base dei seguenti principi

e criteri direttivi:

a) possibilita' di istituire facolta' o corsi di laurea

e di diploma in scienze motorie, con il concorso di altre

facolta' o dipartimenti, indicando i settori

scientifico-disciplinari caratterizzanti;

b) determinazione delle procedure per l'individuazione

sul territorio, in modo programmato e tenuto conto della

localizzazione degli attuali ISEF, delle sedi delle

facolta' di scienze motorie, anche in deroga alle

disposizioni vigenti in materia di programmazione

universitaria;

c) possibilita' di attivare le facolta' anche mediante

specifiche convenzioni con gli ISEF pareggiati per

l'utilizzo delle strutture e del personale, nonche' per il

mantenimento dei contributi finanziari dei soggetti

promotori degli ISEF predetti;

d) trasformazione dell'ISEF statale di Roma in istituto

universitario autonomo o in facolta' di uno degli atenei

romani, con il conseguente subentro in tutti i rapporti

giuridici attivi e passivi facenti capo al medesimo ISEF e

con l'inquadramento del personale non docente nei ruoli e

nelle qualifiche universitarie;

e) mantenimento, ad esaurimento e a domanda, delle

funzioni didattiche e del trattamento economico complessivo

in godimento per i docenti non universitari in servizio

alla data di entrata in vigore della presente legge presso

l'ISEF di Roma e gli ISEF pareggiati, i quali abbiano

svolto attivita' di insegnamento in posizione di comando,

distacco o incarico per almeno un triennio, con esclusione

dall'equiparazione ai professori universitari di ruolo

anche ai fini della valutazione del servizio pregresso e

senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato;

f) mantenimento, ad esaurimento e a domanda, anche in

altra sede nei casi diversi dalle convenzioni di cui alla

lettera c), delle funzioni e del trattamento economico

complessivo in godimento per il personale

tecnico-amministrativo in servizio alla data di entrata in

vigore della presente legge presso gli ISEF pareggiati,

senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato;

g) valutazione dei titoli conseguiti ai sensi

dell'ordinamento vigente alla data di entrata in vigore

della presente legge, nonche' previsione delle modalita' di

passaggio dal medesimo ordinamento a quello previsto dai

decreti legislativi di cui al presente comma;

h) previsione della possibilita', per le facolta'

universitarie di cui al presente comma, di sottoscrivere

convenzioni con il Comitato olimpico nazionale italiano

(CONI) per l'attuazione di programmi di ricerca scientifica

per corsi di aggiornamento e di specializzazione, nonche'

per l'uso di strutture e attrezzature.

116. All'articolo 9, comma 4, della legge 19 novembre

1990, n. 341, le parole: "per i quali sia prevista" sono

sostituite dalle seguenti: "universitari, anche a quelli

per i quali l'atto emanato dal Ministro preveda".

117. Fino al riordino degli Istituti superiori per le

industrie artistiche, dei Conservatori di musica, degli

Istituti musicali pareggiati, degli Istituti superiori di

educazione fisica, i diplomi conseguiti presso le predette

istituzioni costituiscono titolo valido per l'ammissione

alla scuola di specializzazione di cui all'articolo 4,

comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, per gli

indirizzi comprendenti le classi di abilitazione

all'insegnamento cui gli stessi danno accesso in base alla

normativa vigente. Nell'organizzazione delle corrispondenti

attivita' didattiche, le universita' potranno stipulare

apposite convenzioni con le predette istituzioni e, per

quanto riguarda in particolare l'educazione musicale, con

le scuole di didattica della musica.

118. Il comma 2 dell'articolo 1 della legge 12 febbraio

1992, n. 188, e' sostituito dal seguente: "2. I cittadini

italiani che hanno conseguito un titolo accademico

austriaco sono ammessi con riserva a tutti i concorsi

banditi da amministrazioni pubbliche nonche' agli esami di

Stato e ai tirocini pratici post lauream e sono iscritti

con riserva negli albi professionali, in attesa della

dichiarazione di cui al comma 1".

119. Sono abrogate le disposizioni incompatibili con i

commi da 95 a 118 del presente articolo ed in particolare i

commi 3, 4, 5 e 7 dell'articolo 3, il comma 3 dell'articolo

4, i commi 1, 2 e 3 dell'articolo 9, l'articolo 10, ad

eccezione del comma 9, e l'articolo 14 della legge 19

novembre 1990, n. 341, nonche' gli articoli 65 e 67 del

decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.

382. I regolamenti di cui all'articolo 20, comma 8, lettere

a) b ) e c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, entrano in

vigore il quindicesimo giorno successivo a quello di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

120. In deroga alle procedure di programmazione di cui

alla legge 7 agosto 1990, n. 245, e successive

modificazioni e integrazioni, e' consentita l'istituzione

di una universita' non statale nel territorio

rispettivamente della provincia autonoma di Bolzano e della

regione autonoma della Valle d'Aosta, promosse o gestite da

enti e da privati. L'autorizzazione, per le predette

istituzioni, al rilascio di titoli di studio universitari

aventi valore legale, e' concessa con decreto del Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

previa intesa rispettivamente con la provincia autonoma di

Bolzano e con la regione autonoma della Valle d'Aosta. Tali

decreti sono emanati sentito altresi' l'osservatorio per la

valutazione del sistema universitario in ordine alle

dotazioni didattiche, scientifiche, strumentali,

finanziarie, edilizie, nonche' concernenti l'organico del

personale docente, ricercatore e non docente. Possono

essere attivati, con modifica statutaria, nuovi corsi di

studi al cui termine sia previsto dagli ordinamenti vigenti

il rilascio di titoli aventi valore legale, quando i corsi

vengano istituiti nel territorio della provincia di Bolzano

e della regione autonoma della Valle d'Aosta. I contributi

dello Stato in relazione alle strutture didattiche e

scientifiche sono determinati annualmente con decreto del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, previa intesa rispettivamente con la provincia

autonoma di Bolzano e con la regione autonoma della Valle

d'Aosta, nell'ambito dell'apposito stanziamento di bilancio

previsto per le universita' non statali, nello stato di

previsione della spesa del Ministero dell'universita' e

della ricerca scientifica e tecnologica. Le funzioni

amministrative, relative agli atenei di cui al presente

comma, in particolare quelle concernenti gli statuti e i

regolamenti didattici, sono esercitate dal Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

previa intesa rispettivamente con la provincia autonoma di

Bolzano e con la regione autonoma della Valle d'Aosta.

121. Ai sensi dell'articolo 17 del testo unico delle

leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il

Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente

della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e' attribuita alla

provincia autonoma di Bolzano la potesta' di emanare norme

legislative in materia di finanziamento all'ateneo di cui

al comma 120 e di edilizia universitaria, ivi comprese la

scelta delle aree e l'acquisizione, anche mediante

esproprio, degli immobili necessari. A seguito

dell'emanazione delle predette norme la provincia

esercitera' le relative funzioni amministrative. Con

riferimento all'attribuzione alla regione autonoma della

Valle d'Aosta della potesta' legislativa nella materia di

cui al presente comma si procedera', successivamente al

decreto di autorizzazione di cui al comma 120, secondo

periodo, ai sensi dell'articolo 48-bis dello Statuto

speciale per la Valle d'Aosta, approvato con legge

costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, e successive

modificazioni.

122. L'universita' degli studi di Trento e gli atenei

di cui al comma 120 promuovono e sviluppano la

collaborazione scientifica con le universita' e con i

centri di ricerca degli altri Stati ed in particolare degli

Stati membri dell'Unione europea per le esigenze sia della

ricerca scientifica che dell'insegnamento. I relativi

accordi di collaborazione possono prevedere l'esecuzione di

corsi integrati di studio sia presso entrambe le

universita', sia presso una di esse, nonche' programmi di

ricerca congiunti. Le medesime universita' riconoscono la

validita' dei corsi seguiti ovvero delle parti dei piani di

studio svolti dagli studenti presso le universita' e

istituzioni universitarie estere, nonche' i titoli

accademici conseguiti al termine dei corsi integrati.

123. Gli accordi di collaborazione cui al comma 122,

qualora abbiano ad oggetto l'istituzione di corsi di

laurea, di diploma e di dottorato di ricerca, sono

comunicati al Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica entro trenta giorni dalla loro

stipulazione. Ove il Ministro non si opponga entro trenta

giorni dal ricevimento degli accordi predetti per motivi di

contrasto con la legge, con obblighi internazionali dello

Stato italiano o con i criteri contenuti nei decreti di cui

al comma 95, gli accordi medesimi divengono esecutivi.

124. Si applicano all'ateneo di cui al comma 120

istituito sul territorio della provincia autonoma di

Bolzano le disposizioni di cui agli articoli 170 e 332 del

testo unico delle leggi sull'istruzione superiore,

approvato con regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, e

successive modificazioni ed integrazioni, con esclusivo

riferimento ai gradi e ai titoli accademici rilasciati nei

Paesi aderenti all'Unione europea la cui equipollenza e'

direttamente riconosciuta, senza esami integrativi, nel

testo degli scambi di note in vigore tra la Repubblica

italiana e ciascuno Stato membro dell'Unione europea, anche

qualora nel predetto ateneo non siano attivate le

corrispondenti facolta'. Nel caso in cui i medesimi scambi

di note prevedano, per l'equipollenza di alcuni titoli e

gradi, esami integrativi, l'applicazione delle disposizioni

di cui al citato testo unico approvato con regio decreto n.

1592 del 1933 e' subordinata all'attivazione, presso

l'ateneo di cui al presente comma, dei corsi universitari

che fanno riferimento ai medesimi titoli e gradi.

125. I competenti organi dell'universita' degli studi

di Trento possono disporre la nomina a professore di prima

fascia, di associato ovvero di ricercatore, per chiamata

diretta, di studiosi che rivestano presso universita'

straniere qualifiche analoghe a quelle anzidette e previste

dall'ordinamento universitario italiano, nella misura

massima, per l'universita' di Trento, del trenta per cento

delle rispettive dotazioni organiche previste per ciascun

tipo di qualifica. La facolta' di nomina di cui al presente

comma si applica anche, nella misura massima

rispettivamente del cinquanta e del settanta per cento,

all'universita' istituita nel territorio della regione

autonoma della Valle d'Aosta e all'ateneo istituito nella

provincia autonoma di Bolzano; tali misure possono essere

ulteriormente derogate previa intesa con il Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica.

126. L'universita' degli studi di Trento e gli atenei

di cui al comma 120 possono istituire la facolta' di

scienza della formazione . . . . L'attivazione del corso di

laurea in scienze della formazione primaria e' subordinata

all'avvenuta soppressione dei corsi di studio ordinari

triennali e quadriennali rispettivamente della scuola

magistrale e degli istituti magistrali.

127. In sede di prima applicazione delle disposizioni

di cui al comma 95, lettera c), al fine di favorire la

realizzazione degli accordi di collaborazione

internazionale dell'universita' di Trento, volti al

conferimento del titolo di dottore di ricerca, nell'ambito

di programmi dell'Unione europea, il medesimo titolo e'

rilasciato dalla universita' di cui al presente comma,

limitatamente ai dottorati di cui e' sede amministrativa.

In tali casi la commissione di valutazione delle tesi di

dottorato, di cui all'articolo 73 del decreto del

Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e'

sostituita da una commissione nominata dal rettore,

composta da cinque esperti del settore, di cui almeno due

professori ordinari e un professore associato. Almeno due

componenti della commissione non devono appartenere alla

predetta universita'.

128. La provincia autonoma di Trento puo' disporre con

leggi provinciali, ai sensi dell'articolo 17 del testo

unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto

speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto

del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, la

concessione di contributi a favore dell'universita' degli

studi di Trento per lo sviluppo della ricerca scientifica e

per l'attuazione di specifici programmi e progetti

formativi.

129. Al secondo comma dell'articolo 44 della legge 14

agosto 1982, n. 590, la parola: "contestualmente" e'

sostituita dalle seguenti: "in correlazione".

130. L'ultimo periodo del comma 14 dell'articolo 8

della legge 2 gennaio 1997, n. 2, e' sostituito dai

seguenti: "Il collegio dei revisori e' composto da cinque

revisori ufficiali dei conti nominati d'intesa tra i

Presidenti delle due Camere, all'inizio di ciascuna

legislatura, e individuati tra gli iscritti nel registro

dei revisori contabili. Il mandato dei membri del collegio

non e' rinnovabile".

131.

132. I comuni possono, con provvedimento del sindaco,

conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle

violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o

delle societa' di gestione dei parcheggi, limitatamente

alle aree oggetto di concessione. La procedura

sanzionatoria amministrativa e l'organizzazione del

relativo servizio sono di competenza degli uffici o dei

comandi a cio' preposti. I gestori possono comunque

esercitare tutte le azioni necessarie al recupero delle

evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi

il rimborso delle spese e le penali.

133. Le funzioni di cui al comma 132 sono conferite

anche al personale ispettivo delle aziende esercenti il

trasporto pubblico di persone nelle forme previste dagli

articoli 22 e 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e

successive modificazioni. A tale personale sono inoltre

conferite, con le stesse modalita' di cui al primo periodo

del comma 132, le funzioni di prevenzione e accertamento in

materia di circolazione e sosta sulle corsie riservate al

trasporto pubblico ai sensi dell'articolo 6, comma 4,

lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

133-bis. Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo

17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su

proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previo

parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del

decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono

disciplinate le procedure per la autorizzazione alla

installazione ed esercizio di impianti per la rilevazione

degli accessi di veicoli ai centri storici e alle zone a

traffico limitato delle citta' ai fini dell'accertamento

delle violazioni delle disposizioni in tema di limitazione

del traffico veicolare e della irrogazione delle relative

sanzioni. Con lo stesso regolamento sono individuate le

finalita' perseguibili nella rilevazione e nella

utilizzazione dei dati, nonche' le categorie di soggetti

che possono accedere ai dati personali rilevati a mezzo

degli impianti.

134. Al comma 5 dell'articolo 5 della legge 7 marzo

1986, n. 65, la parola: "portano" e' sostituita dalle

seguenti: "possono, previa deliberazione in tal senso del

consiglio comunale, portare".

135. Per la stipula delle convenzioni di cui

all'articolo 5 della legge 15 dicembre 1972, n. 772, con i

comuni per il Ministero della difesa provvede il

rappresentante del Governo competente per territorio.

136. In attesa della nuova disciplina in materia di

ordinamento degli enti locali e degli istituti di

partecipazione popolare, e' consentito il contemporaneo

svolgimento delle consultazioni referendarie comunali con i

referendum abrogativi nazionali che dovranno svolgersi

nella primavera del 1997. Al fine di dare attuazione a tale

disposizione, si applicano le norme relative alle

consultazioni referendarie nazionali e quelle attuative che

verranno stabilite, anche in deroga al disposto

dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con

decreto del Ministro dell'interno. Con lo stesso decreto

sono determinati i criteri di ripartizione delle spese tra

gli enti interessati, in ragione del numero dei referendum

di competenza di ciascun ente.

137. Le disposizioni della presente legge si applicano

alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di

Trento e di Bolzano nei limiti e nel rispetto degli statuti

e delle norme di attuazione.

138. La presente legge entra in vigore il giorno

successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale della Repubblica italiana. ».

- Si riporta il testo dell'articolo 187 septies del

decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico

delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della L. 6

febbraio 1996, n. 52», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 26

marzo 1998, n. 71), come modificato dal presente decreto:

«Art. 187 septies. (Procedura sanzionatoria). -1. Le

sanzioni amministrative previste dal presente capo sono

applicate dalla CONSOB con provvedimento motivato, previa

contestazione degli addebiti agli interessati, da

effettuarsi entro centottanta giorni dall'accertamento

ovvero entro trecentosessanta giorni se l'interessato

risiede o ha la sede all'estero e valutate le deduzioni da

essi presentate nei successivi trenta giorni. Nello stesso

termine gli interessati possono altresi' chiedere di essere

sentiti personalmente.

2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi

del contraddittorio, della conoscenza degli atti

istruttori, della verbalizzazione nonche' della distinzione

tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie.

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e'

pubblicato per estratto nel Bollettino della CONSOB. Avuto

riguardo alla natura delle violazioni e degli interessi

coinvolti, possono essere stabilite dalla CONSOB modalita'

ulteriori per dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le

relative spese a carico dell'autore della violazione. La

CONSOB, anche dietro richiesta degli interessati, puo'

differire ovvero escludere, in tutto o in parte, la

pubblicazione del provvedimento, quando da questa possa

derivare grave pregiudizio alla integrita' del mercato

ovvero questa possa arrecare un danno sproporzionato alle

parti coinvolte.

4.(abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7. (abrogato).

8. (abrogato) .».

- Si riporta il testo dell'articolo 195 del cit.

decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, come

modificato dal presente decreto:

«Art. 195. (Procedura sanzionatoria). -1. Salvo quanto

previsto dall'articolo 196, le sanzioni amministrative

previste nel presente titolo sono applicate dalla Banca

d'Italia o dalla CONSOB, secondo le rispettive competenze,

con provvedimento motivato, previa contestazione degli

addebiti agli interessati, da effettuarsi entro centottanta

giorni dall'accertamento ovvero entro trecentosessanta

giorni se l'interessato risiede o ha la sede all'estero, e

valutate le deduzioni dagli stessi presentate nei

successivi trenta giorni.

2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi

del contraddittorio, della conoscenza degli atti

istruttori, della verbalizzazione nonche' della distinzione

tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie.

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e'

pubblicato per estratto nel Bollettino della Banca d'Italia

o della CONSOB. La Banca d'Italia o la CONSOB, tenuto conto

della natura della violazione e degli interessi coinvolti,

possono stabilire modalita' ulteriori per dare pubblicita'

al provvedimento, ponendo le relative spese a carico

dell'autore della violazione, ovvero escludere la

pubblicita' del provvedimento, quando la stessa possa

mettere gravemente a rischio i mercati finanziari o

arrecare un danno sproporzionato alle parti.

4. (abrogato).

5. (abrogato).

6.(abrogato).

7. (abrogato).

8. (abrogato).

9. Le societa' e gli enti ai quali appartengono gli

autori delle violazioni rispondono, in solido con questi,

del pagamento della sanzione e delle spese di pubblicita'

previste dal secondo periodo del comma 3 e sono tenuti ad

esercitare il diritto di regresso verso i responsabili.».

- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 («Nuove

disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di

lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione

nelle controversie di lavoro e di giurisdizione

amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11,

comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59») e' pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 8 aprile 1998, n. 82.

- Si riporta il testo dell'articolo 4 della legge 4

maggio 1998, n. 133, («Incentivi ai magistrati trasferiti

d'ufficio a sedi disagiate e introduzione delle tabelle

infradistrettuali», pubblicata in Gazz. Uff. 8 maggio 1998,

n. 105), come modificato dal presente decreto:

«Art.4. (Trasferimento d'ufficio). 1. Nell'articolo 4,

comma 1, ultimo periodo, della legge 16 ottobre 1991, n.

321, le parole: "o che vi abbiano assunto effettivo

servizio da meno di due anni, ne' quelli" sono sostituite

dalle seguenti: "Il magistrato assegnato o trasferito

d'ufficio, compresa la prima assegnazione di sede degli

uditori giudiziari, non puo' essere trasferito ad altra

sede prima di due anni dal giorno in cui ha assunto

effettivo possesso, salvo che ricorrano gravi motivi di

salute o gravi ragioni di servizio. Non possono essere

altresi' trasferiti i magistrati".

2. L'articolo 194 dell'ordinamento giudiziario,

approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come

sostituito dall'articolo 2 della legge 16 ottobre 1991, n.

321, e da ultimo modificato dall'articolo 2 della legge 8

novembre 1991, n. 356, e' sostituito dal seguente: "Art.

194 (Tramutamenti successivi). - 1. Il magistrato

destinato, per trasferimento o per conferimento di

funzioni, ad una sede da lui chiesta, non puo' essere

trasferito ad altre sedi o assegnato ad altre funzioni

prima di tre anni dal giorno in cui ha assunto effettivo

possesso dell'ufficio, salvo che ricorrano gravi motivi di

salute ovvero gravi ragioni di servizio o di famiglia".

3. (abrogato).

4. Nel secondo comma dell'articolo 13 della legge 2

aprile 1979, n. 97, come sostituito dall'articolo 6 della

legge 19 febbraio 1981, n. 27, dopo le parole: "trasferiti

d'ufficio" sono inserite le seguenti: "o comunque destinati

ad una sede di servizio per la quale non hanno proposto

domanda, ancorche' abbiano manifestato il consenso o la

disponibilita'".».

- Si riporta il testo dell'articolo 10 della legge 22

febbraio 2000, n. 28 («Disposizioni per la parita' di

accesso ai mezzi di informazione durante le campagne

elettorali e referendarie e per la comunicazione politica»,

pubblicata in Gazz. Uff. 22 febbraio 2000, n. 43), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 10. Provvedimenti e sanzioni. - 1. Le violazioni

delle disposizioni di cui alla presente legge, nonche' di

quelle emanate dalla Commissione e dall'Autorita' sono

perseguite d'ufficio da quest'ultima secondo le

disposizioni del presente articolo. Ciascun soggetto

politico interessato puo', comunque, denunciare tali

violazioni entro dieci giorni dal fatto. La denuncia e'

comunicata, anche a mezzo telefax:

a) all'Autorita';

b) all'emittente privata o all'editore presso cui e'

avvenuta la violazione;

c) al competente comitato regionale per le

comunicazioni ovvero, ove il predetto organo non sia ancora

costituito, al comitato regionale per i servizi

radiotelevisivi;

d) al gruppo della Guardia di finanza nella cui

competenza territoriale rientra il domicilio dell'emittente

o dell'editore. Il predetto gruppo della Guardia di finanza

provvede al ritiro delle registrazioni interessate dalla

comunicazione dell'Autorita' o dalla denuncia entro le

successive dodici ore.

2. L'Autorita', avvalendosi anche del competente

comitato regionale per le comunicazioni ovvero, ove il

predetto organo non sia ancora costituito, del comitato

regionale per i servizi radiotelevisivi, nonche' del

competente ispettorato territoriale del Ministero delle

comunicazioni e della Guardia di finanza, procede ad una

istruttoria sommaria e, contestati i fatti, anche a mezzo

telefax, sentiti gli interessati ed acquisite eventuali

controdeduzioni, da trasmettere entro ventiquattro ore

dalla contestazione, provvede senza indugio, e comunque

entro le quarantotto ore successive all'accertamento della

violazione o alla denuncia, in deroga ai termini e alle

modalita' procedimentali previste dalla legge 24 novembre

1981, n. 689.

3. In caso di violazione degli articoli 2, 4, commi 1 e

2, e 6, l'Autorita' ordina alle emittenti radiotelevisive

la trasmissione di programmi di comunicazione politica con

prevalente partecipazione dei soggetti politici che siano

stati direttamente danneggiati dalle violazioni.

4. In caso di violazione degli articoli 3 e 4, commi 3

e 4, l'Autorita' ordina all'emittente interessata, oltre

all'immediata sospensione delle trasmissioni programmate in

violazione della presente legge:

a) la messa a disposizione di spazi, a titolo gratuito

[o a pagamento], per la trasmissione di messaggi politici

autogestiti in favore dei soggetti danneggiati o

illegittimamente esclusi, in modo da ripristinare

l'equilibrio tra le forze politiche;

b) se del caso, il ripristino dell'equilibrio tra gli

spazi destinati ai messaggi e quelli destinati alla

comunicazione politica gratuita.

5. In caso di violazione dell'articolo 5, l'Autorita'

ordina all'emittente interessata la trasmissione di servizi

di informazione elettorale con prevalente partecipazione

dei soggetti politici che siano stati direttamente

danneggiati dalla violazione.

6. In caso di violazione dell'articolo 7, l'Autorita'

ordina all'editore interessato la messa a disposizione di

spazi di pubblicita' elettorale compensativa in favore dei

soggetti politici che ne siano stati illegittimamente

esclusi.

7. In caso di violazione dell'articolo 8, l'Autorita'

ordina all'emittente o all'editore interessato di

dichiarare tale circostanza sul mezzo di comunicazione che

ha diffuso il sondaggio con il medesimo rilievo, per fascia

oraria, collocazione e caratteristiche editoriali, con cui

i sondaggi stessi sono stati pubblicizzati.

8. Oltre a quanto previsto nei commi 3, 4, 5, 6 e 7,

l'Autorita' ordina:

a) la trasmissione o la pubblicazione, anche ripetuta a

seconda della gravita', di messaggi recanti l'indicazione

della violazione commessa;

b) ove necessario, la trasmissione o la pubblicazione,

anche ripetuta a seconda della gravita', di rettifiche,

alle quali e' dato un risalto non inferiore per fascia

oraria, collocazione e caratteristiche editoriali, della

comunicazione da rettificare.

9. L'Autorita' puo', inoltre, adottare anche ulteriori

provvedimenti d'urgenza al fine di ripristinare

l'equilibrio nell'accesso alla comunicazione politica.

10. (abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 11 quinquies della

citata legge 22 febbraio 2000, n. 28, come modificato dal

presente decreto:

«Art. 11 quinquies. Vigilanza e poteri dell'Autorita'.

- 1. L'Autorita' vigila sul rispetto dei principi contenuti

nel presente Capo e di quanto disposto nel codice di

autoregolamentazione di cui all'articolo 11-quater, nonche'

delle disposizioni regolamentari e attuative emanate

dall'Autorita' medesima.

2. In caso di accertamento, d'ufficio o su denuncia da

parte di soggetti politici interessati ovvero del Consiglio

nazionale degli utenti istituito presso l'Autorita', di

comportamenti in violazione del presente Capo o del codice

di autoregolamentazione di cui all'articolo 11-quater e

delle disposizioni regolamentari e attuative di cui al

comma 1, l'Autorita' adotta nei confronti dell'emittente

ogni provvedimento, anche in via d'urgenza, idoneo ad

eliminare gli effetti di tali comportamenti e puo'

ordinare, se del caso, la programmazione di trasmissioni a

carattere compensativo. Qualora non sia possibile ordinare

trasmissioni a carattere compensativo, l'Autorita' puo'

disporre la sospensione delle trasmissioni dell'emittente

per un periodo massimo di trenta giorni.

3. L'Autorita' verifica il rispetto dei propri

provvedimenti adottati in applicazione delle disposizioni

del presente Capo e, in caso di inottemperanza, irroga nei

confronti dell'emittente la sanzione amministrativa

pecuniaria da 1.000 euro a 20.000 euro.

4. (abrogato).».

- Gli articoli 1, 2, 4, 6, 7, 8, 11 e 12 della legge 21

luglio 2000, n. 205, («Disposizioni in materia di giustizia

amministrativa», pubblicata in Gazz. Uff. 26 luglio 2000,

n. 173), abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 1. Disposizioni sul processo amministrativo. »

«Art. 2. Ricorso avverso il silenzio

dell'amministrazione. »

«Art. 4. Disposizioni particolari sul processo in

determinate materie.»

«Art. 6. Disposizioni in materia di giurisdizione. »

«Art. 7. Modifiche al decreto legislativo 31 marzo

1998, n. 80.»

«Art. 8. Giurisdizione esclusiva.»

«Art. 11. Rinvio delle controversie al tribunale

amministrativo regionale.»

«Art. 12. Mezzi per l'effettuazione delle notifiche. »

- Si riporta il testo dell'articolo 3 della citata

legge 21 luglio 2000, n. 205, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 3. Disposizioni generali sul processo cautelare.

1.(abrogato).

2.(abrogato).

3.(abrogato).

4. Nell'ambito del ricorso straordinario al Presidente

della Repubblica puo' essere concessa, a richiesta del

ricorrente, ove siano allegati danni gravi e irreparabili

derivanti dall'esecuzione dell'atto, la sospensione

dell'atto medesimo. La sospensione e' disposta con atto

motivato del Ministero competente ai sensi dell'art. 8 del

decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971,

n. 1199, su conforme parere del Consiglio di Stato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 10 della legge 7

dicembre 2000, n. 383 («Disciplina delle associazioni di

promozione sociale», pubblicata in Gazz. Uff. 27 dicembre

2000, n. 300), come modificato dal presente decreto: «Art.

10. Ricorsi avverso i provvedimenti relativi alle

iscrizioni e alle cancellazioni.

1. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e

avverso i provvedimenti di cancellazione e' ammesso ricorso

in via amministrativa, nel caso si tratti di associazioni a

carattere nazionale, al Ministro per la solidarieta'

sociale, che decide previa acquisizione del parere

vincolante dell'Osservatorio nazionale di cui all'articolo

11; nel caso si tratti di associazioni che operano in

ambito regionale o nell'ambito delle province autonome di

Trento e di Bolzano, al presidente della giunta regionale o

provinciale, previa acquisizione del parere vincolante

dell'osservatorio regionale previsto dall'articolo 14.

2. (abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 45 del decreto

legislativo 6 giugno 2001, n. 378 («Disposizioni

legislative in materia edilizia. (Testo B)», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 20 ottobre 2001, n. 245), come modificato

dal presente decreto:

«Art.45. Norme relative all'azione penale. (legge 28

febbraio 1985, n. 47, art. 22) - 1. L'azione penale

relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finche'

non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di

sanatoria di cui all'articolo 36.

2. (abrogato).

3. Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire

estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme

urbanistiche vigenti. > >

- Si riporta il testo dell'articolo 45 del decreto

legislativo 6 giugno 2001, n. 380 («Testo unico delle

disposizioni legislative e regolamentari in materia

edilizia. (Testo A)», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 20

ottobre 2001, n. 245), come modificato dal presente

decreto:

«Art.45. Norme relative all'azione penale. (legge 28

febbraio 1985, n. 47, art. 22) - 1. L'azione penale

relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finche'

non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di

sanatoria di cui all'articolo 36.

2. (abrogato).

3. Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire

estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme

urbanistiche vigenti.».

- Per il testo dell'articolo 37 del decreto legislativo

8 luglio 2003, n. 188 si vedano le note all' articolo 133

dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 92 del decreto

legislativo 1 agosto 2003, n. 259 («Codice delle

comunicazioni elettroniche», pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 15 settembre 2003, n. 214), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 92. Servitu'. - 1. Fuori dei casi previsti

dall'articolo 91, le servitu' occorrenti al passaggio con

appoggio dei fili, cavi ed impianti connessi alle opere

considerate dall'articolo 90, sul suolo, nel sottosuolo o

sull'area soprastante, sono imposte, in mancanza del

consenso del proprietario ed anche se costituite su beni

demaniali, ai sensi del decreto del Presidente della

Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e della legge 1° agosto

2002, n. 166.

2. Se trattasi di demanio statale, il passaggio deve

essere consentito dall'autorita' competente ed e'

subordinato all'osservanza delle norme e delle condizioni

da stabilirsi in apposita convenzione.

3. La domanda, corredata dal progetto degli impianti e

del piano descrittivo dei luoghi, e' diretta all'autorita'

competente che, ove ne ricorrano le condizioni, impone la

servitu' richiesta e determina l'indennita' dovuta ai sensi

dell'articolo 44 del decreto del Presidente della

Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

4. La norma di cui al comma 3 e' integrata

dall'articolo 3, comma 3, della legge 1° agosto 2002, n.

166. 5. Contro il provvedimento di imposizione della

servitu' e' ammesso ricorso ai sensi dell'articolo 53 del

decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.

327. 6. Fermo restando quanto stabilito dal decreto del

Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, la

servitu' deve essere costituita in modo da riuscire la piu'

conveniente allo scopo e la meno pregiudizievole al fondo

servente, avuto riguardo alle condizioni delle proprieta'

vicine.

7. Il proprietario ha sempre facolta' di fare sul suo

fondo qualunque innovazione, ancorche' essa importi la

rimozione od il diverso collocamento degli impianti, dei

fili e dei cavi, ne' per questi deve alcuna indennita',

salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o

nel provvedimento amministrativo che costituisce la

servitu'.

8. Il proprietario che ha ricevuto una indennita' per

la servitu' impostagli, nel momento in cui ottiene di

essere liberato dalla medesima, e' tenuto al rimborso della

somma ricevuta, detratto l'equo compenso per l'onere gia'

subito.

9. (abrogato).».

- Per l'articolo 3 del decreto legge 19 agosto 2003, n.

220, si vedano le note sub articolo 3 dell'allegato 4.

- La legge 30 dicembre 2004, n. 311 («Disposizioni per

la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello

Stato (legge finanziaria 2005)») e' pubblicata in Gazz.

Uff., S.O., 31 dicembre 2004, n. 306.

- Si riporta il testo dell'articolo 2 sexies del

decreto legge 26 aprile 2005, n. 63 («Disposizioni urgenti

per lo sviluppo e la coesione territoriale, nonche' per la

tutela del diritto d'autore, e altre misure urgenti»,

pubblicato in Gazz. Uff. 27 aprile 2005, n. 96), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 2-sexies.Controversie relative ai prodotti

lattiero-caseari. - 1. (abrogato).

2. L'articolo 1, comma 551, della legge 30 dicembre

2004, n. 311, e' abrogato.

3. Tutti i giudizi civili, in ogni ordine e grado,

anche se instaurati in data antecedente alla promulgazione

della legge 30 dicembre 2004, n. 311, promossi avverso i

prelievi supplementari nel settore del latte e dei prodotti

lattiero-caseari prima della data di entrata in vigore

della legge di conversione del presente decreto, restano

devoluti alla competenza dei giudici ordinari.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto legge

27 luglio 2005, n. 144 («Misure urgenti per il contrasto

del terrorismo internazionale», pubblicato in Gazz. Uff. 27

luglio 2005, n. 173), come modificato dal presente decreto:

«Art. 3. Nuove norme in materia di espulsioni degli

stranieri per motivi di prevenzione del terrorismo.- 1.

Oltre a quanto previsto dagli articoli 9, comma 5, e 13,

comma 1, del decreto legislativo n. 286 del 1998 il

Ministro dell'interno o, su sua delega, il prefetto puo'

disporre l'espulsione dello straniero appartenente ad una

delle categorie di cui all'articolo 18 della legge 22

maggio 1975, n. 152, o nei cui confronti vi sono fondati

motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio

dello Stato possa in qualsiasi modo agevolare

organizzazioni o attivita' terroristiche, anche

internazionali.

2. Nei casi di cui al comma 1, il decreto di espulsione

e' immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame

o impugnativa da parte dell'interessato. L'esecuzione del

provvedimento e' disposta dal questore ed e' sottoposta

alla convalida da parte del tribunale in composizione

monocratica secondo le disposizioni di cui all'articolo 13,

comma 5-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998.

2-bis. Se il destinatario del provvedimento e'

sottoposto a procedimento penale, si applicano le

disposizioni di cui all'articolo 13, commi 3, 3-bis, 3-ter,

3-quater e 3-quinquies del decreto legislativo n. 286 del

1998.

3. Il prefetto puo' altresi' omettere, sospendere o

revocare il provvedimento di espulsione di cui all'articolo

13, comma 2, del decreto legislativo n. 286 del 1998,

informando preventivamente il Ministro dell'interno, quando

sussistono le condizioni per il rilascio del permesso di

soggiorno di cui all'articolo 2 del presente decreto,

ovvero quando sia necessario per l'acquisizione di notizie

concernenti la prevenzione di attivita' terroristiche,

ovvero per la prosecuzione delle indagini o delle attivita'

informative dirette alla individuazione o alla cattura dei

responsabili dei delitti commessi con finalita' di

terrorismo.

4. Contro i decreti di espulsione di cui al comma 1 e'

ammesso ricorso al tribunale amministrativo competente per

territorio. Il ricorso giurisdizionale in nessun caso puo'

sospendere l'esecuzione del provvedimento.

4-bis. (abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7. All'articolo 13 del decreto legislativo n. 286 del

1998, il comma 3-sexies e' abrogato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 27 del decreto

legislativo 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo,

a norma dell'articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229»,

pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 8 ottobre 2005, n. 235),

come modificato dal presente decreto:

«Art. 27. Tutela amministrativa e giurisdizionale. - 1.

L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, di

seguito denominata "Autorita'", esercita le attribuzioni

disciplinate dal presente articolo anche quale autorita'

competente per l'applicazione del regolamento 2006/2004/CE

del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre

2004, sulla cooperazione tra le autorita' nazionali

responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i

consumatori, nei limiti delle disposizioni di legge.

2. L'Autorita', d'ufficio o su istanza di ogni soggetto

o organizzazione che ne abbia interesse, inibisce la

continuazione delle pratiche commerciali scorrette e ne

elimina gli effetti. A tale fine, l'Autorita' si avvale dei

poteri investigativi ed esecutivi di cui al citato

regolamento 2006/2004/CE anche in relazione alle infrazioni

non transfrontaliere. Per lo svolgimento dei compiti di cui

al comma 1 l'Autorita' puo' avvalersi della Guardia di

finanza che agisce con i poteri ad essa attribuiti per

l'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e

dell'imposta sui redditi. L'intervento dell'Autorita' e'

indipendente dalla circostanza che i consumatori

interessati si trovino nel territorio dello Stato membro in

cui e' stabilito il professionista o in un altro Stato

membro.

3. L'Autorita' puo' disporre, con provvedimento

motivato, la sospensione provvisoria delle pratiche

commerciali scorrette, laddove sussiste particolare

urgenza. In ogni caso, comunica l'apertura dell'istruttoria

al professionista e, se il committente non e' conosciuto,

puo' richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso la

pratica commerciale ogni informazione idonea ad

identificarlo. L'Autorita' puo', altresi', richiedere a

imprese, enti o persone che ne siano in possesso le

informazioni ed i documenti rilevanti al fine

dell'accertamento dell'infrazione. Si applicano le

disposizioni previste dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4,

della legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. In caso di inottemperanza, senza giustificato

motivo, a quanto disposto dall'Autorita' ai sensi

dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n.

287, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa


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203

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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ferrara Leonardo.

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